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Posts Tagged ‘clima’

Bilancio UE 2020: sostenere la tutela del clima

Posted by fidest press agency su sabato, 26 ottobre 2019

Il PE ha adottato mercoledì la sua posizione sul bilancio del prossimo anno: “un punto di partenza solido per l’avvio della nuova generazione di programmi e di politiche dell’Unione”.Nel progetto di risoluzione, approvato con 529 voti a favore, 130 contrari e 43 astensioni, i deputati sottolineano come il bilancio UE 2020 sia l’ultimo del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) corrente e rappresenti quindi “l’ultima opportunità per l’Unione di realizzare gli impegni politici assunti per tale periodo, anche per quanto riguarda il raggiungimento dell’obiettivo climatico dell’UE”. Inoltre, il bilancio del 2020 dovrebbe preparare la strada per quello per il prossimo QFP 2021-2027.Il Parlamento ha rafforzato la proposta di bilancio presentata dalla Commissione, aggiungendo, complessivamente, più di 2 miliardi di euro per la tutela del clima. In più, ha previsto un aumento dei per l’Iniziativa per l’occupazione giovanile (YEI – Youth Employment Initiative), Erasmus+, le piccole e medie imprese (PMI), la ricerca, la digitalizzazione, la migrazione, la politica estera e gli aiuti umanitari.I deputati si sono impegnati a stanziare circa 171 miliardi di euro di bilancio (ciò che l’UE si impegna a investire nel 2020 o negli anni successivi, dato che i progetti e i programmi durano diversi anni), ossia un aumento di circa 2,7 miliardi di euro rispetto al progetto di bilancio della Commissione. Gli stanziamenti di pagamento per il 2020, invece, ossia ciò che sarà speso concretamente il prossimo anno, sono fissati a 159 miliardi di euro.

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L’UE non conseguirà la neutralità climatica entro il 2050 se non si prefiggerà obiettivi più ambiziosi in materia di clima ed energia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

Le città e le regioni europee considerano una priorità creare un Fondo per una transizione equa a favore delle regioni carbonifere che non sia compreso nelle risorse della politica di coesione, e sostengono l’obiettivo della Finlandia di concludere un accordo a livello dell’UE sulla neutralità climatica entro il 2050
In un momento in cui la nuova Commissione europea ha indicato i cambiamenti climatici e la decarbonizzazione come temi prioritari da affrontare nel quadro del futuro “Green Deal” europeo, il Comitato europeo delle regioni ha adottato una serie di pareri relativi all’agenda dell’UE per il clima, nei quali formula raccomandazioni sulle questioni della transizione verso l’energia pulita nelle regioni carbonifere e del coinvolgimento degli enti locali e regionali nella definizione dei piani nazionali per l’energia e il clima (PNEC) entro il 2030. In una sessione plenaria posta sotto il segno del futuro della politica di coesione, i membri si dichiarano a favore della creazione di un fondo a parte per le regioni carbonifere, avendo però cura di coinvolgere i governi locali e regionali nelle decisioni di investimento . Le città e le regioni europee intendono portare avanti la localizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e fanno presente che l’UE non conseguirà la neutralità climatica entro il 2050 se non si prefiggerà obiettivi in materia di clima ed energia più ambiziosi di quelli attuali.

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Decreto Clima, Kyoto Club: intervento positivo, ma limitato nelle risorse e negli ambiti

Posted by fidest press agency su domenica, 13 ottobre 2019

Positiva l’introduzione del buono mobilità e degli incentivi per i negozi che venderanno prodotti senza imballaggi. Ma secondo il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, serve la graduale eliminazione dei sussidi fossili.“Da un Decreto Clima ci si aspetterebbero grandi risorse (ricordiamo i 100 miliardi previsti in Germania) e azioni articolate su di una molteplicità di fronti. Quello del Ministero dell’Ambiente invece è un intervento limitato sia nelle risorse disponibili che negli ambiti di intervento” – dichiara il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, in merito al Decreto Clima approvato dal Consiglio dei ministri all’unanimità giovedì 10 ottobre.Secondo il Direttore “va sottolineata positivamente l’attenzione ai cambiamenti agli stili di vita che saranno indispensabili in uno scenario di decarbonizzazione. Come il buono mobilità che, invece delle vecchie rottamazioni mirate all’acquisto di nuove auto, prevede un sostegno per il trasporto pubblico e per l’acquisto di biciclette o l’incentivo per i negozi che venderanno prodotti sfusi per ridurre gli imballaggi”.La battaglia contro l’emergenza climatica, conclude Silvestrini, “non potrà essere in-fatti vinta solo grazie alle tecnologie green, ma dovrà prevedere anche cambiamenti comportamentali e forti interventi delle istituzioni (come la graduale riduzione dei sussidi ai fossili, che però è stata scorporata dal Decreto Clima)”.

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Cambiare il sistema non il clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere! «Il consumismo è uno dei principali artefici dei cambiamenti climatici – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – e il cambiamento delle abitudini di acquisto, inoculato come un veleno dalle multinazionali, ha portato la domenica ad essere un giorno come un altro. Un giorno che ha lasciato lo spazio dedicato allo sport, alla socialità, al riposo, e si è trasformato nel giorno più inquinante della settimana.» «E se da un lato i lavoratori hanno visto degradare le condizioni salariali e i diritti sono ormai disgregati – prosegue il rappresentante sindacale – i cittadini sono complici inconsapevoli di un sistema che li relega a consumatori h 24 sette giorni su sette e concorre all’inquinamento globale. Il Governo non può non tenere conto di questo problema e deve scegliere da che parte stare.» «E allora noi, dopo aver sfilato assieme a quell’immensa onda verde per le strade delle nostre città venerdì scorso, lanciamo Sundays for future: una domenica che rispetti l’ambiente e i lavoratori. Una giornata di consapevolezza che faccia riflettere chi pensa erroneamente che lo shopping sia un diritto e racconti il danno prodotto dalle multinazionali 7 giorni su 7.» – conclude Iacovone

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L’agricoltura e il decreto legge sul clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

I chiarimenti del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, in merito all’infondatezza di possibili penalizzazioni per gli agricoltori all’interno del Decreto Clima – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – costituiscono un passaggio essenziale per il coinvolgimento del primario nella salvaguardia e nella tutela dei territori.Come Confeuro – continua Tiso – abbiamo più volte rimarcato la necessità di creare una forte sinergia tra mondo agricolo e tutela ambientale; ed è per questo che accogliamo con soddisfazione non solo le parole del Ministro sull’assenza di penalizzazioni, ma anche quelle volte a precisare il ruolo decisivo che proprio gli operatori del comparto agroalimentare saranno chiamati a svolgere in qualità di alleati per questa nuova stagione.Pratiche come quelle legate alla creazione degli allevamenti intensivi vanno contrastate duramente anche perché estranee ai sistemi produttivi e valoriali alla base del primario. L’agricoltura – conclude Tiso – è tutt’altro; e si occupa di forestazione, manutenzione dei terreni e produzione di derrate salubri e genuine. E’ giunto il momento di ridare prestigio a quei tanti operatori agricoli che in questi anni sono stati spesso dimenticati e bistrattati e che invece, oggi più che mai, possono fare la differenza nel tentativo di salvare il pianeta.

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Clima, Mollicone (FdI): “Ambiente battaglia sovranista, ora dazi di civiltà per Cina e India”

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

“Riteniamo la battaglia ambientale un fronte principale, che la destra conduce da decenni nel nome di Paolo Colli, fondatore di FareVerde, a cui la Capitale ha appena dedicato un viale per il suo impegno a difesa dell’ambiente anticipando di un decennio la battaglia sulla sostenibilità fino all’estremo sacrificio. Il diritto ad un ambiente sano va inserito in Costituzione, come richiesto anche da una proposta di legge di iniziativa popolare dalle associazioni d’area con AmbienteVita come capofila fin dai primi anni 2000 e da noi con Fabio Rampelli nel corso delle passate legislature. Le situazioni più critiche sono quelle di Cina e India, arrivati a produrre rispettivamente poco più di 10 bilioni di tonnellate di Co2 e circa 2,5 bilioni, pari a un incremento del +208% e +155% registrato nel periodo compreso dal 2000 al 2018. L’Europa, invece, ha avuto un processo inverso. Chiediamo siano introdotti dazi di civiltà nei confronti dei prodotti importati da Stati che non rispettano gli standard occidentali di tutela dell’ambiente. Un vero sovranista tutela l’ambiente e la natura.”
Così il deputato FDI Federico Mollicone, responsabile Cultura e Innovazione del partito.

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Il 27 settembre è sciopero generale USB per il clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

L’Unione Sindacale di Base, aderendo allo sciopero globale per il clima, ha proclamato lo sciopero nazionale generale di tutte le categorie ed invita i propri iscritti e tutti i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione. Lo stato di emergenza nel quale il Pianeta Terra è entrato da diversi anni, a causa del surriscaldamento dovuto al crescente inquinamento atmosferico, non ha spinto finora ad invertire la rotta né su scala globale né a livello nazionale. I frequenti richiami di tanta parte della comunità scientifica rimangono inascoltati e vengono spesso accusati di allarmismo e catastrofismo. Ma l’intensificarsi di sempre maggiori catastrofi, solo apparentemente naturali, sta lì a dimostrarci che stiamo correndo verso il baratro e che le ripercussioni del crescente riscaldamento del pianeta sono destinate ad essere devastanti.Purtroppo la Terra è stata colonizzata dal capitalismo ed il sistema economico resta rigorosamente ancorato ad una logica di sfruttamento della natura e di progressiva concentrazione delle ricchezze nelle mani di sempre meno persone. La corsa forsennata al profitto, che ha portato alla creazione di una smisurata massa di capitale finanziario che agisce ormai al di fuori di qualsiasi logica di crescita equilibrata, è la causa fondamentale di una produzione inquinante ed incurante della salvaguardia degli equilibri del nostro ecosistema.Per millenni l’umanità ha vissuto in armonia con il proprio ambiente, ma dall’affermazione del capitalismo e poi del colonialismo e dell’imperialismo, il Pianeta è stato sottoposto ad una pressione crescente. Ora viviamo un’epoca di accelerazione geometrica del surriscaldamento.Il terzo sciopero globale è un grido d’allarme ma anche una chiamata ad agire. Aspettarsi che i governi, le grandi istituzioni finanziarie o le aziende multinazionali mettano in campo un cambiamento radicale del modello di sviluppo non ha senso. I lavoratori e le lavoratrici possono fare tanto. Fermare l’apparato produttivo del paese, interrompere l’attività economica, anche per un solo giorno, ma tutti assieme in tanta parte del Pianeta, con centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi che hanno avuto il merito di cominciare la mobilitazione globale, rappresenta una secchiata d’acqua gelida per chi non si è accorto di quello che sta succedendo.Lo sciopero, però, è solo l’inizio. C’è un complesso di politiche ambientali e, contemporaneamente, di lotta alle disuguaglianze sociali, che vanno agite tutti i giorni e sulle quali sarà molto importante concentrarsi già da quest’autunno.
L’Esecutivo nazionale dell’USB invita i propri delegati e iscritti ad organizzare assemblee ed incontri sui posti di lavoro e sul territorio per promuovere lo sciopero generale del 27 settembre ed allargare la partecipazione nella mobilitazione contro i veri responsabili dei cambiamenti climatici.

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Dal lago Ocrida preziose indicazioni sul clima futuro del Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 8 settembre 2019

Durante i periodi caldi del Quaternario (interglaciali) le precipitazioni invernali sono aumentate nella regione del nord mediterraneo, molto probabilmente a causa delle alte temperature della superficie marina ed effetti analoghi potrebbero verificarsi nel prossimo futuro a seguito del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane. È quanto afferma la ricerca internazionale Mediterranean winter rainfall in phase with African monsoons during the past 1.36 million years condotta nell’ambito dell’International Continental Drilling Program (ICDP) che vede tra i partner italiani l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), le Università di Pisa, Firenze, Bari, Reggio Emilia, Roma Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature.
Il lago di Ohrid è famoso per la sua eccezionale biodiversità, con oltre 300 specie animali e vegetali endemiche che non si trovano in altri luoghi del mondo.“Integrando diverse tecniche scientifiche siamo arrivati ad avere una comprensione ben vincolata dei cambiamenti climatici e ambientali registrati nei sedimenti. È emerso che il lago ha iniziato a formarsi 1.36 milioni di anni fa ed è esistito con continuità da allora”, prosegue Leonardo Sagnotti.La successione di sedimenti ha permesso quindi di ricostruire in dettaglio le variazioni climatiche e l’intera storia geologica del bacino lacustre.“I modelli di simulazione climatica indicano che durante gli intervalli interglaciali si è intensificata la ciclogenesi, la formazione di zone di bassa pressione atmosferica, sul mediterraneo occidentale, soprattutto nei mesi autunnali. Questa condizione è dovuta con buona probabilità alle alte temperature della superficie marina, che porta a precipitazioni considerevolmente maggiori nelle regioni che bordano la sponda nord del mediterraneo. Effetti analoghi potrebbero verificarsi nel prossimo futuro a seguito del riscaldamento climatico indotto dalle attività umane”.Il team di ricerca è stato guidato dal Prof. Bernd Wagner dell’Università di Colonia e coordinato per l’Italia dal Prof. Giovanni Zanchetta del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. “Considerando che le proiezioni climatiche per i prossimi decenni a cura dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) indicano vari scenari plausibili per il futuro del clima nella regione mediterranea, i nuovi risultati scientifici ottenuti con il progetto di perforazione del lago di Ocrida costituiscono un importante supporto per vincolare meglio i modelli di previsione dell’evoluzione climatica futura per il mediterraneo” conclude il ricercatore.

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Il 27 settembre Fridays For Future ha lanciato uno Sciopero Globale per il Clima

Posted by fidest press agency su domenica, 1 settembre 2019

Raccogliamo la sfida? C’è un grido di allarme che sta circolando per tutto il pianeta, lanciato dal movimento Fridays For Future, che denuncia lo stato di emergenza nel quale è entrata la Terra a causa del cambiamento climatico in atto e delle previsioni drammatiche diffuse da tempo da tanta parte della comunità scientifica. Con la Dichiarazione di Losanna dei primi di agosto il movimento ha proposto uno Sciopero Globale per il Clima nella settimana dal 20 al 27 settembre (in Italia venerdì 27) ed ha invitato alla mobilitazione.Questo grido rimbalza dentro il nostro paese mentre siamo alle prese con la crisi di governo innescata da Salvini i primi di agosto. Apparentemente le questioni ambientali sono dentro i programmi di entrambe le forze, Pd e M5S, che stanno negoziando la formazione del nuovo esecutivo. Zingaretti ha inserito il tema tra i 5 punti imprescindibili e Di Maio lo ha riproposto tra i 10 paletti presentati dai grillini. E, soprattutto, l’economia greenè uno dei capisaldi del programma della nuova Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leven.Le piazze piene di giovani che rispondono all’appello del movimento FFF hanno costretto a dare una riverniciatura di verde ai programmi di diversi partiti e istituzioni, e questo è senz’altro un piccolo ma importante risultato ottenuto dalla prime mobilitazioni. L’ecologismo e la salvaguardia del nostro ecosistema vengono letti come il possibile antidoto ideale e valoriale al nazionalismo xenofobo che si sta allargando in molti paesi, una sorta di rinascimento ideale dell’universalismo ed ugualitarismo che negli ultimi decenni sono stati costretti alla ritirata.Certo non può sfuggire il dato eclatante che solo alcune settimane fa il nostro Parlamento abbia votato a maggioranza schiacciante la mozione pro TAV, mostrando quanto sia forte in Italia il partito trasversale delle grandi opere, che ha una interpretazione assai preoccupante di economiagreen. Che poi è la stessa delle tecnocrazie europee. Secondo questa versione, il green è il campo sul quale convertire e concentrare gli investimenti economici dei prossimi anni, cercando di conciliare profitto e sviluppo con una riduzione dell’impatto ambientale. Verniciare di verde un sistema per lasciarne inalterata la sostanza.L’ipocrisia di governi e partiti che provano a presentarsi come radicali sostenitori dell’ambiente è un dato inevitabile, ma in questa fase segnala anche la difficoltà concreta nella quale si trovano i potenti a mantenere il consenso dentro un contesto nel quale aumentano sia le disuguaglianze sociali che le catastrofi naturali provocate dal peggioramento delle condizioni climatiche.Il grido lanciato da FFF e la proposta di sciopero globale obbligano il movimento dei lavoratori a scelte non semplici ma urgenti: la lotta alla precarietà, alla disoccupazione, ai bassi salari si può fare prescindendo da una battaglia generale per la salvaguardia dell’ambiente e della salute? Quando denunciamo l’aumento dei morti sul lavoro dovuto alla corsa sfrenata e cinica al massimo profitto, stiamo contestando una società in cui prevale esclusivamente l’interessa delle imprese private. Quando denunciamo l’impatto delle nuove tecnologie in termini di aumento delle malattie e dello stress sui lavoratori… Quando denunciamo il ritorno alla schiavitù in molti settori lavorativi, come l’agricoltura…Quando denunciamo la flessibilità selvaggia, la decontrattualizzazione, la perdita di ogni tutela… Il grido lanciato da FFF può dare una spinta al desiderio di cambiamento che c’è in chi è stanco di vivere di precarietà e di bassi salari e percepisce che intorno a sé le condizioni stanno cambiando, in peggio: per l’abbandono di interi territori, per l’incuria di infrastrutture e servizi, per le tante emergenze ecologiche che si accavallano martoriando zone e luoghi sempre meno protetti.Saldare i temi della salute e dell’ambiente a quelli del lavoro può rimettere in moto la società.

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Clima Analytics, Humboldt-Universität

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Lo studio, “ Estate tempo diventa più persistente in un mondo in C 2°”, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, mostra anche che limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C rispetto ai livelli pre-industriali, in linea con l’accordo di Parigi, sarebbe da evitare.
Questo è il primo studio a dimostrare che, rispetto al clima di oggi, la persistenza di periodi estivi relativamente caldi, asciutti e piovosi aumenterebbe nella zona temperata dell’emisfero nord, se le temperature globali aumentano di 1,5° C e 2° C rispetto ai livelli preindustriali. La maggiore persistenza di clima caldo combinato con il riscaldamento globale porterà ad ondate di calore molto più gravi in futuro. Impatti di questi estremi con clima caldo e secco presentano una grave incidenza per la salute, gli ecosistemi, l’agricoltura e l’economia. Non solo. Tendono a crescere significativamente più a lungo. Allo stesso modo, più giorni consecutivi di pioggia generano il rischio di gravi inondazioni.
Durante il 2018 l’onda di calore in Europa nei diversi periodi con tempo caldo e secco, per settimane, ha contribuito a perdite di rendimento di grano del 15 per cento in Germania. Negli Stati Uniti, negli ultimi 12 mesi, stanno vivendo settimane di continue piogge e allagamenti. Secondo lo studio, se il mondo si riscalda a 2° C rispetto ai livelli pre-industriali, la possibilità di periodi caldi della durata di due settimane aumenta del quattro per cento, rispetto al clima di oggi. Questo cambiamento sarebbe più pronunciato nella parte orientale del Nord America, dell’Europa centrale e dell’Asia settentrionale. I periodi di condizioni di caldo, che durano più di due settimane, sarebbero diventati il 10 per cento in più nel centro Nord America. I periodi di forti piogge aumenterebbero del 26 per cento in tutta la zona temperata settentrionale rispetto ad oggi. Lo studio si sofferma anche sui processi fisici che possono spiegare la maggiore persistenza del tempo perturbato. Man mano che il pianeta si riscalda “I modelli climatici mostrano un indebolimento sistematica dell’estate su larga scala comprese le tracce Jetstream e di tempesta. Le condizioni di caldo secco possono accumularsi sui continenti, ma anche la pioggia portando cicloni che possono persistere più a lungo in un luogo”, ha affermato l’autore Dim Coumou dalla Vrije Universiteit Amsterdam.

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Caro Governo del “Cambia-in-peggio”, ti riscriviamo…

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

Lettera aperta promossa dal Coordinamento nazionale No TRIV e dal Campagna Stop TTIP/CETA Italia In occasione della marcia No TAV del 27 luglio a Chiomonte e da alcuni tra i movimenti sociali scesi in piazza a Roma lo scorso 23 maggio per il clima e contro le grandi opere inutili scrivono una nuova lettera aperta al governo del “Cambianiente”, rivelatosi, in pochi mesi “Cambia-in-peggio”. Nel testo, associazioni e movimenti  condannano gli “ingiustificabili passi indietro rispetto alle promesse elettorali”: dalla finta moratoria sulle trivellazioni in mare all’approvazione di tutti gli accordi di libero scambio su cui l’Italia è stata chiamata a rispondere dall’Europa, dal tradimento del referendum sull’acqua pubblica fino all’assenso a grandi opere controverse come il TAP e lo sdoganamento dei pesticidi. “L’inversione a U rispetto agli impegni presi – segnalano i firmatari – si è completata con il sì all’alta velocità Torino-Lione: un’opera che dovrebbe essere sospesa alla luce delle esigenze urgenti di riduzione delle emissioni climalteranti e del calo netto dei flussi commerciali sulla tratta”.La lettera si conclude con quattro richieste: una rivalutazione delle politiche strategie per l’Italia; un audit sul debito pubblico; la valutazione di impatto integrata degli accordi commerciali e la bocciatura di quelli in attesa di ratifica; il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima.
“Noi restiamo unite e uniti nel ribadire la necessità di una svolta radicale e di una riconversione ampia e profonda del sistema economico e sociale del nostro Paese, che intendiamo realizzare con tutta la forza di cui siamo capaci”, conclude il testo.

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Clima: l’Italia spende più di 19 miliardi di euro in incentivi ambientalmente dannosi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Clima e ambiente non sono mai state, se non in rare eccezioni, delle priorità per il nostro Paese, e lo dimostra anche il fatto che nel 2017 i sussidi ambientalmente dannosi sono aumentati rispetto all’anno precedente.Lo stima il Ministero dell’Ambiente, che ha recentemente pubblicato sul proprio sito il nuovo “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” uscito con oltre un anno di ritardo. Secondo i ricercatori, nel 2017 i sussidi “ambientalmente dannosi” hanno raggiunto quota 19,3 miliardi, di cui ben 16,8 miliardi destinati al settore fossile. Al contrario, i sussidi favorevoli all’ambiente sono 15,2 miliardi, mentre quelli “neutri” ammontano a quota 6,5 miliardi.Secondo la scorsa edizione del report, nel 2016 i sussidi ambientalmente dannosi erano stimati a 16,16 miliardi di euro: questo significa che l’Italia ha speso oltre 3 miliardi di euro in più per sostenere attività dannose per l’ambiente, al netto dei sussidi volti a ridurre l’impatto ambientale della nostra economia – rimasti sostanzialmente stabili.“Seppur con molto ritardo, abbiamo finalmente a disposizione il Catalogo preparato dal Ministero dell’Ambiente. L’ordine di grandezza della quantità dei sussidi
ambientalmente dannosi e in particolare di quelli destinati a sostenere i fossili era peraltro già nota e non c’è stata alcuna sorpresa ¬ dichiara il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante ¬ Ora però davvero non ci sono più scuse: è venuto il momento delle scelte politiche. Si sa tutto, si tratta di muoversi con decisione e fermezza verso un’economia low carbon, che seppur con la gradualità e l’attenzione necessaria alle sue implicazioni sociali, preveda la riduzione e infine l’eliminazione di tutti questi sussidi in modo da liberare risorse per detassare il lavoro e le imprese e sostenere davvero un’economia innovativa, circolare e densa di futuro”

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Clima: circa il 90% del peso delle malattie attribuibili al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su martedì, 28 Mag 2019

In occasione del secondo Global Strike for Future (oggi), l’UNICEF ricorda che i cambiamenti climatici hanno un impatto sproporzionato sui bambini e i giovani – circa il 90% del peso delle malattie attribuibili al cambiamento climatico ricade sui bambini sotto i 5 anni.I cambiamenti climatici comportano un aumento dell’impatto delle calamità sui più vulnerabili. Circa 530 milioni di bambini vivono in aree con una frequenza di inondazioni estremamente alta. Le inondazioni compromettono la fornitura di acqua sicura e danneggiano le strutture igienico-sanitarie, aumentando il rischio di diarrea e altre epidemie di malattie a cui i bambini sono più vulnerabili. Eventi meteorologici estremi, come una maggiore frequenza e intensità di siccità, inondazioni, ondate di calore e altre condizioni climatiche gravi, causano distruzione e contribuiscono alla crescente diffusione delle condizioni più letali per i bambini, come malnutrizione, malaria e diarrea.Anche l’inquinamento atmosferico è strettamente legato ai cambiamenti climatici. Circa 300 milioni di bambini vivono in aree in cui l’inquinamento atmosferico è almeno 6 volte maggiore rispetto ai limiti internazionali fissati dall’OMS, di conseguenza respirano aria tossica e ciò mette a rischio la loro salute e il loro sviluppo cerebrale.I cambiamenti climatici comportano inoltre un aumento dello stress idrico dei più vulnerabili. Circa 160 milioni di bambini vivono in aree ad alta o estremamente alta intensità di siccità, principalmente in Africa e Asia. La siccità può portare a cattivi raccolti e all’aumento del prezzo del cibo, che comporta insicurezza alimentare e deprivazione nutrizionale per i più poveri, che possono a loro volta avere un impatto lungo tutta la vita per i bambini.Il tempo sta per scadere: le ultime ricerche indicano che abbiamo solo meno di 11 anni per attuare i cambiamenti necessari ad evitare l’impatto peggiore dei cambiamenti climatici. Questa è la prima volta nella storia che una generazione globale di bambini crescerà in un mondo reso molto più pericoloso e incerto a causa dei cambiamenti climatici e della degradazione dell’ambiente. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per ridurre le emissioni e l’inquinamento. Dobbiamo anche ridurre il rischio di calamità investendo nella preparazione alle emergenze e fare in modo che i servizi da cui dipendono i bambini siano resilienti ai cambiamenti climatici.I bambini e i giovani sono gli attori principali del cambiamento, la loro partecipazione e il loro coinvolgimento sono elementi fondamentali per la risposta collettiva globale ai cambiamenti climatici: secondo un sondaggio condotto dall’UNICEF fra più di 5.000 bambini e adolescenti in oltre 60 paesi, circa l’80% di loro considera i cambiamenti climatici la problematica più urgente che affrontano oggi. Sempre più bambini e giovani nel mondo stanno agendo, anche i governi devono fare la loro parte. sito web: http://www.unicef.it

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Greta Thunberg a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Roma Greenpeace invita tutte e tutti a scendere in piazza domani in occasione delle manifestazioni in difesa del clima e che vedranno la presenza a Roma, in Piazza del Popolo, di Greta Thunberg, la sedicenne svedese ispiratrice del movimento Fridays For Future.
«Migliaia di studentesse e di studenti stanno manifestando ormai da mesi in tutto il mondo, ponendo al centro del dibattito globale, con fantasia, spontaneità e determinazione, la sfida del secolo, ovvero i cambiamenti climatici», dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «Le richieste del movimento Fridays For Future poggiano su solide basi scientifiche, e sulle stesse basi dovrebbero poggiare i provvedimenti dei diversi governi, Italia compresa. Purtroppo, però, fino ad oggi la politica non ha dato ascolto alle indicazioni della scienza, e per questo è importante scendere domani in piazza per sostenere la protesta di studentesse e studenti», conclude.

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“Perseguire rendimenti positivi in un clima di incertezza”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

A cura di Fred Jeanmaire, Gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments. A fronte del ristagno della crescita e del calo delle aspettative d’inflazione nell’eurozona, i tassi d’interesse sono verosimilmente destinati a restare contenuti. Questo spiega perché i rendimenti delle obbligazioni core europee sono riscesi verso lo zero e perché i rendimenti della liquidità rimangono negativi.Per molti investitori, neppure rivolgersi al mercato azionario è una soluzione perfetta. Per quanto l’investimento in azioni abbia meriti indiscussi, la volatilità registrata alla fine del 2018 è stata inaccettabile.Ne consegue che gli investitori europei sono ancora alla ricerca di strategie in grado di conseguire performance positive e di offrire protezione dalla volatilità. Estraendo rendimenti sia dalla detenzione che dalla vendita allo scoperto di azioni, i fondi long/short alpha sono in grado di fornire risultati positivi in una varietà di condizioni economiche e di mercato. I loro portafogli di posizioni lunghe e corte offrono un’esposizione con una copertura naturale ai mercati finanziari.La strategia European Absolute Alpha di Columbia Threadneedle Investments investe in titoli growth di alta qualità caratterizzati da potere di prezzo e in grado di generare rendimenti elevati e sostenibili. Al contempo, assumiamo posizioni short su imprese con una debole posizione competitiva che sitraduce in una performance deludente, una debole generazione di cash flow e una crescita contenuta.Da oltre 10 anni usiamo il modello delle Cinque forze di Porter, intitolato all’omonimo professore di Harvard, come quadro di analisi per selezionare efficacemente le aziende con solide posizioni competitive, ma anche per individuare i candidati per la vendita allo scoperto che sono probabilmente destinati a sottoperformare. I mercati spesso si concentrano sulle tendenze a breve termine e ignorano le minacce a lungo termine per le imprese.Alla luce della ricerca sulle aziende europee, questi sono tempi proficui per la selezione dei titoli. Sul versante long del portafoglio, le turbolenze di mercato creano opportunità per acquistare azioni growth di grandi aziende che sono sottovalutate e offrono prospettive di crescita del capitale.Per quanto concerne lo short selling, diversi settori risentono di forze dirompenti che ne erodono la redditività e i corsi azionari.Raramente gli investitori europei hanno affrontato condizioni più impegnative di quelle attuali.Il rendimento del Bund decennale tedesco di riferimento è sceso a circa 10 punti base (pb) dopo essersi portato a 60 pb all’inizio del 2018 e le obbligazioni di tutta Europa offrono rendimenti trascurabili. Al contempo il tasso sui depositi presso la Banca centrale europea si attesta a -40 pb costringendo gli investitori a pagare per la comodità di detenere liquidità.Quanto alle azioni, la recente volatilità a breve termine è stata troppo pronunciata per alcuni investitori. Tra l’ottobre e il dicembre 2018 l’indice MSCI Europe ha ceduto quasi il 15% (Figura 1) a fronte dei crescenti timori per il rallentamento della crescita economica globale. Con un’esposizione netta media di appena il 30-40% ai mercati azionari, le strategie come la European Absolute Alpha dovrebbero evidenziare una volatilità nettamente minore.

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“2 gradi di meno. Capire i cambiamenti climatici per cambiare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Torino. giovedi 11 aprile, dalle ore 15 alle 16, a Palazzo Cisterna in via Maria Vittoria 12 a Torino, si terrà il seminario tematico dal titolo: ”2 gradi di meno. Capire i cambiamenti climatici per cambiare”.
Una giornata di studi rivolta agli insegnanti di tutte le discipline e di ogni ordine e grado. Nella stessa occasione sarà presentata la mostra “24 manifesti per Cop 24” curata da Gianfranco Torri dell’Università di Torino, una selezione delle migliori immagini pervenute a “2 degrees-petition visuelle” (il cui progetto è visibile su http://2degrees-petition.com/the-project/), lanciata a livello internazionale durante i lavori della Conferenza mondiale per l’Ambiente di Katowice in Polonia nel dicembre del 2018. E’ stata prodotta e resa disponibile per le scuole dal Cidi di Torino, il Centro di Iniziativa Democratica per gli Insegnanti. Il seminario vedrà invece protagonisti Valentina Acordon, meteorologa e giornalista, Giovanni Damiani della Fondazione “A. Langher” di Trento, Francesco Remotti dell’Università di Torino, e Mauro Bubbico dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino.Tutte le iniziative della Conferenza della Scuola sono promosse e coordinate dal “Forum Educazione e Scuola” del Piemonte, in collaborazione con gli assessorati all’Istruzione di Regione, Comune e Città metropolitana di Torino, Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, il Ce.Se.Di., la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e il Gruppo Abele.

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Clima: in Bangladesh a rischio le vite e il futuro di 19 milioni di bambini

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Secondo l’UNICEF le inondazioni, i cicloni e altri devastanti disastri ambientali legati al cambiamento climatico stanno minacciando le vite e il futuro di oltre 19 milioni di bambini in Bangladesh.Secondo il nuovo rapporto UNICEF “A Gathering Storm: Climate change clouds the future of children in Bangladesh” (“Una grande tempesta: il cambiamento climatico annebbia il futuro dei bambini in Banglades), anche se il Bangladesh ha sviluppato una grande resilienza, sono necessari maggiori risorse e programmi innovativi per evitare il pericolo del cambiamento climatico per i cittadini più giovani del paese.
Il rapporto sottolinea che la topografia pianeggiante del Bangladesh, la densità della popolazione e la debolezza delle infrastrutture, rendono il paese vulnerabile a forze potenti e imprevedibili che il cambiamento climatico sta aggravando. La minaccia è sentita dalle pianure soggette a inondazioni e siccità nel nord del paese, fino alla costa devastata da tempeste lungo il golfo del Bengala.In seguito a interviste condotte con famiglie, leader e funzionari delle comunità, l’UNICEF ha affermato che l’unione di eventi metereologici estremi – come inondazioni, temporali, cicloni e siccità – e fenomeni di lungo periodo direttamente legati al cambiamento climatico – come l’innalzamento dei livelli del mare e l’intrusione di acqua salata – stanno spingendo sempre più le famiglie verso povertà e sfollamenti. In questi casi, l’accesso dei bambini ai servizi scolastici e sanitari è gravemente interrotto.Tra i bambini maggiormente colpiti, circa 12 milioni vivono nei pressi di potenti sistemi fluviali che attraversano il Bangladesh e straripano regolarmente. La più ampia e recente inondazione del fiume Brahmaputra nel 2017 ha colpito almeno 480 cliniche sanitarie per le comunità e danneggiato circa 50.000 pozzi tubolari, essenziali per garantire acqua sicura alle comunità.Altri 4,5 milioni di bambini vivono in aree costiere regolarmente colpite da potenti cicloni, compreso circa mezzo milione di bambini rifugiati rohingya che vivono in fragili rifugi di bambù e plastica. Altri 3 milioni di bambini vivono nell’entroterra, dove le comunità agricole soffrono per l’ampliarsi dei periodi di siccità.Il rapporto mostra che il cambiamento climatico è un fattore chiave che sta spingendo la popolazione più povera del Bangladesh ad abbandonare le case e comunità e a provare a ricostruire la sua vita in altri luoghi. Molti si dirigono verso Dhaka e altre città più grandi, dove i bambini rischiano di cadere vittime di pericolose forme di lavoro e matrimoni precoci. Il rapporto cita ricerche che dimostrano che in Bangladesh ci sono già 6 milioni di migranti causati dal cambiamento climatico, un numero che potrebbe raddoppiare entro il 2050.“Quando le famiglie migrano dalle loro case nel paese a causa del cambiamento climatico, i bambini praticamente perdono la loro infanzia”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, Rappresentante UNICEF in Bangladesh. “Nelle città affrontano pericoli, deprivazione e la pressione di lavorare nonostante il rischio di sfruttamento e abuso.”L’UNICEF ricorda che dagli inizi degli anni 90, investimenti e azioni – sui programmi di preparazione ai disastri e riduzione dei rischi – hanno reso le comunità vulnerabili in Bangladesh maggiormente resilienti ai pericoli causati da shock climatici. Per esempio, negli ultimi decenni, si è registrata una significativa riduzione dei tassi di mortalità dovuti a cicloni.Il rapporto chiede alla comunità internazionale e agli altri partner di supportare i governi ad attuare una serie di iniziative per proteggere i bambini dagli effetti del cambiamento climatico. Un esempio è la tecnologia promossa dall’UNICEF e altri partner grazie alla quale le comunità che vivono lungo le coste vengono aiutare a proteggere le scorte vitali di acqua potabile dall’intrusione di acqua salata dal mare. Il sistema – conosciuto come Managed Acquifer Recharge – è operativo in circa 75 comunità ed è pronto per essere portato su scala maggiore. http://www.unicef.it.

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Marcia per il clima

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Roma sabato 23 marzo corteo alle 14 da piazza della Repubblica.C’è un modo per difendere l’ambiente, il territorio e il paesaggio e contemporaneamente la salute degli abitanti ed è quello di rilanciare l’azione pubblica nel settore della salvaguardia ambientale, creando al contempo migliaia di posti di lavoro. Quei posti di lavoro che Cgil Cisl e Uil si ostinano a difendere nella realizzazione di tante opere inutili e dannose come la TAV, sono ben poca cosa rispetto ai tanti che si potrebbero creare per combattere il dissesto idrogeologico e prendersi cura dei luoghi in cui viviamo.
Perché questo sia possibile occorre smettere di affidare al sistema delle imprese la difesa dei nostri territori. L’ambiente e la salute messi nelle mani del mercato portano alla situazione nella quale siamo, in cui l’aumento dei disastri naturali è aggravato dalla gestione dei beni comuni per fini privatistici. E questo vale per le autostrade come per le ferrovie, vale per l’edilizia residenziale come per quella scolastica, vale per l’acqua come per l’energia.E vale anche per i boschi.
La gestione del patrimonio forestale pubblico, dei boschi e delle aree forestali private abbandonate di ogni tipo, deve essere affidata ad Agenzie multiservizi regionali, dotate di strutture tecniche ed operative adeguate. Dovranno essere queste Agenzie a provvedere alle attività di manutenzione del territorio, della vegetazione lungo i corsi d’acqua, del verde lungo la viabilità provinciale, provvedere allo spazzamento della neve l’inverno, alla creazione di cinture verdi periurbane, di impianti di fitodepurazione nei centri abitati, alle sistemazioni idraulico forestali e gestire il demanio silvo pastorale regionale, la rete dei vivai forestali regionali e le attività operative nelle aree protette regionali, a svolgere le attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, oltre ad assicurare la necessaria operatività alle attività di protezione civile durante le periodiche emergenze, che non si può pensare di affrontare solo con l’aiuto dei volontari.
Rimettere i temi ambientali sotto lo stretto controllo dell’ente pubblico ha la doppia finalità di assicurare che il bene comune della salvaguardia ambientale, della manutenzione del territorio e delle aree interne venga perseguito prima e al disopra di ogni interesse privatistico e promuovere attività ad alto impiego di manodopera con la finalità di aumentare l’occupazione stabile e combattere la marginalità sociale che nelle aree interne ha raggiunto percentuali altissime.
Fermare le grandi opere inutili significa anche concentrarsi sulla vera grande opera di cui c’è un enorme bisogno: un milione di alloggi popolari attraverso il riuso del patrimonio immobiliare abbandonato e l’utilizzo di quello sfitto.L’Italia è il paese in Europa con il minor numero di alloggi popolari rispetto all’insieme del patrimonio residenziale, appena il 3%. Germania, Francia, Spagna, ecc hanno il 20-30 o il 40% del patrimonio abitativo a disposizione dei settori popolari che non riescono a sostenere gli affitti da mercato.
Aumentare il patrimonio residenziale pubblico è una necessità che risponde all’emergere di un dramma sempre più diffuso, l’aumento vertiginoso della povertà. Che senso ha istituire un reddito se poi non si riesce ad assicurare una abitazione dignitosa per tutti?
La retorica delle grandi opere che porterebbero sviluppo e lavoro si infrange davanti all’evidenza di una ostinata contrarietà a mettere in campo un Piano straordinario per il rilancio dell’edilizia pubblica. Senza consumo di suolo si potrebbe rilanciare una fetta della nostra economia e realizzare l’unica grande opera fortemente condivisa da milioni di cittadini.

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Cosa sta facendo il governo su energia e clima?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Greenpeace prende atto di quanto ha dichiarato oggi alla Camera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’importanza della sfida posta dai cambiamenti climatici, ma fa presente al capo di governo che l’Italia non sta facendo abbastanza su questo tema. «A gennaio il governo Conte ha presentato una bozza di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il cosiddetto PNIEC, non in linea con quanto indica la scienza per mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi Celsius» dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In questa proposta di PNIEC le energie rinnovabili, soprattutto quelle elettriche, vengono sottostimate mentre il gas viene messo al centro del modello energetico italiano per molti decenni a venire. Non è certo così che abbandoneremo i combustibili fossili, la principale causa dei cambiamenti climatici. Nel documento presentato dall’attuale esecutivo manca, inoltre, un piano per arrivare a emissioni nette zero entro il 2050, obiettivo indicato dalla scienza come fondamentale per rispettare gli Accordi di Parigi», conclude Iacoboni.Il Piano non è ancora in versione definitiva e a breve inizierà anche una fase di consultazioni pubbliche. Greenpeace, che presenterà le proprie osservazioni, richiede urgenti miglioramenti, altrimenti l’Italia non solo non farà la propria parte nella battaglia al riscaldamento globale, ma perderà anche il treno dello sviluppo economico citato dal Presidente Conte.

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Italia Nostra Lazio aderisce al Global Strike for Future e alla Marcia per il Clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Roma 23 marzo 2019. “Non si può aspettare oltre. Le emergenze ambientali sono sotto gli occhi di tutti: carenza idrica, innalzamento delle temperature, inquinamento atmosferico. Si tratta di una problematica della quale si devono tutti rendere consapevoli. La spinta che arriva dagli studenti va senz’altro sostenuta e rilanciata perché c’è necessità di mettere in atto nuove pratiche che prevedano la riduzione dei consumi e stili di vita improntati all’economia circolare”. Così Franco Medici, presidente di Italia Nostra Lazio motiva l’adesione all’evento odierno che sta coinvolgendo centinaia di migliaia di studenti in tutto il mondo e alla Marcia per il Clima.
“Italia Nostra – prosegue il presidente di Italia Nostra Lazio – da sessanta anni è impegnata nella tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, una attività di salvaguardia delle risorse ambientali e di sensibilizzazione verso pratiche quotidiane più rispettose del clima e dei cambiamenti climatici in atto. Ribadiamo inoltre – conclude Medici – che prima dell’approvazione di cosiddette grandi opere si facciano delle attente valutazione sui costi e benefici ambientali, non solo economici. Una delle nostre forti preoccupazioni riguarda inoltre la risorsa idrica sempre più carente nel mondo intero”.

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