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Posts Tagged ‘clima’

Clima Analytics, Humboldt-Universität

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 agosto 2019

Lo studio, “ Estate tempo diventa più persistente in un mondo in C 2°”, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, mostra anche che limitare il riscaldamento globale a 1,5 ° C rispetto ai livelli pre-industriali, in linea con l’accordo di Parigi, sarebbe da evitare.
Questo è il primo studio a dimostrare che, rispetto al clima di oggi, la persistenza di periodi estivi relativamente caldi, asciutti e piovosi aumenterebbe nella zona temperata dell’emisfero nord, se le temperature globali aumentano di 1,5° C e 2° C rispetto ai livelli preindustriali. La maggiore persistenza di clima caldo combinato con il riscaldamento globale porterà ad ondate di calore molto più gravi in futuro. Impatti di questi estremi con clima caldo e secco presentano una grave incidenza per la salute, gli ecosistemi, l’agricoltura e l’economia. Non solo. Tendono a crescere significativamente più a lungo. Allo stesso modo, più giorni consecutivi di pioggia generano il rischio di gravi inondazioni.
Durante il 2018 l’onda di calore in Europa nei diversi periodi con tempo caldo e secco, per settimane, ha contribuito a perdite di rendimento di grano del 15 per cento in Germania. Negli Stati Uniti, negli ultimi 12 mesi, stanno vivendo settimane di continue piogge e allagamenti. Secondo lo studio, se il mondo si riscalda a 2° C rispetto ai livelli pre-industriali, la possibilità di periodi caldi della durata di due settimane aumenta del quattro per cento, rispetto al clima di oggi. Questo cambiamento sarebbe più pronunciato nella parte orientale del Nord America, dell’Europa centrale e dell’Asia settentrionale. I periodi di condizioni di caldo, che durano più di due settimane, sarebbero diventati il 10 per cento in più nel centro Nord America. I periodi di forti piogge aumenterebbero del 26 per cento in tutta la zona temperata settentrionale rispetto ad oggi. Lo studio si sofferma anche sui processi fisici che possono spiegare la maggiore persistenza del tempo perturbato. Man mano che il pianeta si riscalda “I modelli climatici mostrano un indebolimento sistematica dell’estate su larga scala comprese le tracce Jetstream e di tempesta. Le condizioni di caldo secco possono accumularsi sui continenti, ma anche la pioggia portando cicloni che possono persistere più a lungo in un luogo”, ha affermato l’autore Dim Coumou dalla Vrije Universiteit Amsterdam.

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Caro Governo del “Cambia-in-peggio”, ti riscriviamo…

Posted by fidest press agency su domenica, 28 luglio 2019

Lettera aperta promossa dal Coordinamento nazionale No TRIV e dal Campagna Stop TTIP/CETA Italia In occasione della marcia No TAV del 27 luglio a Chiomonte e da alcuni tra i movimenti sociali scesi in piazza a Roma lo scorso 23 maggio per il clima e contro le grandi opere inutili scrivono una nuova lettera aperta al governo del “Cambianiente”, rivelatosi, in pochi mesi “Cambia-in-peggio”. Nel testo, associazioni e movimenti  condannano gli “ingiustificabili passi indietro rispetto alle promesse elettorali”: dalla finta moratoria sulle trivellazioni in mare all’approvazione di tutti gli accordi di libero scambio su cui l’Italia è stata chiamata a rispondere dall’Europa, dal tradimento del referendum sull’acqua pubblica fino all’assenso a grandi opere controverse come il TAP e lo sdoganamento dei pesticidi. “L’inversione a U rispetto agli impegni presi – segnalano i firmatari – si è completata con il sì all’alta velocità Torino-Lione: un’opera che dovrebbe essere sospesa alla luce delle esigenze urgenti di riduzione delle emissioni climalteranti e del calo netto dei flussi commerciali sulla tratta”.La lettera si conclude con quattro richieste: una rivalutazione delle politiche strategie per l’Italia; un audit sul debito pubblico; la valutazione di impatto integrata degli accordi commerciali e la bocciatura di quelli in attesa di ratifica; il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima.
“Noi restiamo unite e uniti nel ribadire la necessità di una svolta radicale e di una riconversione ampia e profonda del sistema economico e sociale del nostro Paese, che intendiamo realizzare con tutta la forza di cui siamo capaci”, conclude il testo.

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Clima: l’Italia spende più di 19 miliardi di euro in incentivi ambientalmente dannosi

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

Clima e ambiente non sono mai state, se non in rare eccezioni, delle priorità per il nostro Paese, e lo dimostra anche il fatto che nel 2017 i sussidi ambientalmente dannosi sono aumentati rispetto all’anno precedente.Lo stima il Ministero dell’Ambiente, che ha recentemente pubblicato sul proprio sito il nuovo “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” uscito con oltre un anno di ritardo. Secondo i ricercatori, nel 2017 i sussidi “ambientalmente dannosi” hanno raggiunto quota 19,3 miliardi, di cui ben 16,8 miliardi destinati al settore fossile. Al contrario, i sussidi favorevoli all’ambiente sono 15,2 miliardi, mentre quelli “neutri” ammontano a quota 6,5 miliardi.Secondo la scorsa edizione del report, nel 2016 i sussidi ambientalmente dannosi erano stimati a 16,16 miliardi di euro: questo significa che l’Italia ha speso oltre 3 miliardi di euro in più per sostenere attività dannose per l’ambiente, al netto dei sussidi volti a ridurre l’impatto ambientale della nostra economia – rimasti sostanzialmente stabili.“Seppur con molto ritardo, abbiamo finalmente a disposizione il Catalogo preparato dal Ministero dell’Ambiente. L’ordine di grandezza della quantità dei sussidi
ambientalmente dannosi e in particolare di quelli destinati a sostenere i fossili era peraltro già nota e non c’è stata alcuna sorpresa ¬ dichiara il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante ¬ Ora però davvero non ci sono più scuse: è venuto il momento delle scelte politiche. Si sa tutto, si tratta di muoversi con decisione e fermezza verso un’economia low carbon, che seppur con la gradualità e l’attenzione necessaria alle sue implicazioni sociali, preveda la riduzione e infine l’eliminazione di tutti questi sussidi in modo da liberare risorse per detassare il lavoro e le imprese e sostenere davvero un’economia innovativa, circolare e densa di futuro”

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Clima: circa il 90% del peso delle malattie attribuibili al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

In occasione del secondo Global Strike for Future (oggi), l’UNICEF ricorda che i cambiamenti climatici hanno un impatto sproporzionato sui bambini e i giovani – circa il 90% del peso delle malattie attribuibili al cambiamento climatico ricade sui bambini sotto i 5 anni.I cambiamenti climatici comportano un aumento dell’impatto delle calamità sui più vulnerabili. Circa 530 milioni di bambini vivono in aree con una frequenza di inondazioni estremamente alta. Le inondazioni compromettono la fornitura di acqua sicura e danneggiano le strutture igienico-sanitarie, aumentando il rischio di diarrea e altre epidemie di malattie a cui i bambini sono più vulnerabili. Eventi meteorologici estremi, come una maggiore frequenza e intensità di siccità, inondazioni, ondate di calore e altre condizioni climatiche gravi, causano distruzione e contribuiscono alla crescente diffusione delle condizioni più letali per i bambini, come malnutrizione, malaria e diarrea.Anche l’inquinamento atmosferico è strettamente legato ai cambiamenti climatici. Circa 300 milioni di bambini vivono in aree in cui l’inquinamento atmosferico è almeno 6 volte maggiore rispetto ai limiti internazionali fissati dall’OMS, di conseguenza respirano aria tossica e ciò mette a rischio la loro salute e il loro sviluppo cerebrale.I cambiamenti climatici comportano inoltre un aumento dello stress idrico dei più vulnerabili. Circa 160 milioni di bambini vivono in aree ad alta o estremamente alta intensità di siccità, principalmente in Africa e Asia. La siccità può portare a cattivi raccolti e all’aumento del prezzo del cibo, che comporta insicurezza alimentare e deprivazione nutrizionale per i più poveri, che possono a loro volta avere un impatto lungo tutta la vita per i bambini.Il tempo sta per scadere: le ultime ricerche indicano che abbiamo solo meno di 11 anni per attuare i cambiamenti necessari ad evitare l’impatto peggiore dei cambiamenti climatici. Questa è la prima volta nella storia che una generazione globale di bambini crescerà in un mondo reso molto più pericoloso e incerto a causa dei cambiamenti climatici e della degradazione dell’ambiente. Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per ridurre le emissioni e l’inquinamento. Dobbiamo anche ridurre il rischio di calamità investendo nella preparazione alle emergenze e fare in modo che i servizi da cui dipendono i bambini siano resilienti ai cambiamenti climatici.I bambini e i giovani sono gli attori principali del cambiamento, la loro partecipazione e il loro coinvolgimento sono elementi fondamentali per la risposta collettiva globale ai cambiamenti climatici: secondo un sondaggio condotto dall’UNICEF fra più di 5.000 bambini e adolescenti in oltre 60 paesi, circa l’80% di loro considera i cambiamenti climatici la problematica più urgente che affrontano oggi. Sempre più bambini e giovani nel mondo stanno agendo, anche i governi devono fare la loro parte. sito web: http://www.unicef.it

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Greta Thunberg a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Roma Greenpeace invita tutte e tutti a scendere in piazza domani in occasione delle manifestazioni in difesa del clima e che vedranno la presenza a Roma, in Piazza del Popolo, di Greta Thunberg, la sedicenne svedese ispiratrice del movimento Fridays For Future.
«Migliaia di studentesse e di studenti stanno manifestando ormai da mesi in tutto il mondo, ponendo al centro del dibattito globale, con fantasia, spontaneità e determinazione, la sfida del secolo, ovvero i cambiamenti climatici», dichiara Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia. «Le richieste del movimento Fridays For Future poggiano su solide basi scientifiche, e sulle stesse basi dovrebbero poggiare i provvedimenti dei diversi governi, Italia compresa. Purtroppo, però, fino ad oggi la politica non ha dato ascolto alle indicazioni della scienza, e per questo è importante scendere domani in piazza per sostenere la protesta di studentesse e studenti», conclude.

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“Perseguire rendimenti positivi in un clima di incertezza”

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

A cura di Fred Jeanmaire, Gestore azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments. A fronte del ristagno della crescita e del calo delle aspettative d’inflazione nell’eurozona, i tassi d’interesse sono verosimilmente destinati a restare contenuti. Questo spiega perché i rendimenti delle obbligazioni core europee sono riscesi verso lo zero e perché i rendimenti della liquidità rimangono negativi.Per molti investitori, neppure rivolgersi al mercato azionario è una soluzione perfetta. Per quanto l’investimento in azioni abbia meriti indiscussi, la volatilità registrata alla fine del 2018 è stata inaccettabile.Ne consegue che gli investitori europei sono ancora alla ricerca di strategie in grado di conseguire performance positive e di offrire protezione dalla volatilità. Estraendo rendimenti sia dalla detenzione che dalla vendita allo scoperto di azioni, i fondi long/short alpha sono in grado di fornire risultati positivi in una varietà di condizioni economiche e di mercato. I loro portafogli di posizioni lunghe e corte offrono un’esposizione con una copertura naturale ai mercati finanziari.La strategia European Absolute Alpha di Columbia Threadneedle Investments investe in titoli growth di alta qualità caratterizzati da potere di prezzo e in grado di generare rendimenti elevati e sostenibili. Al contempo, assumiamo posizioni short su imprese con una debole posizione competitiva che sitraduce in una performance deludente, una debole generazione di cash flow e una crescita contenuta.Da oltre 10 anni usiamo il modello delle Cinque forze di Porter, intitolato all’omonimo professore di Harvard, come quadro di analisi per selezionare efficacemente le aziende con solide posizioni competitive, ma anche per individuare i candidati per la vendita allo scoperto che sono probabilmente destinati a sottoperformare. I mercati spesso si concentrano sulle tendenze a breve termine e ignorano le minacce a lungo termine per le imprese.Alla luce della ricerca sulle aziende europee, questi sono tempi proficui per la selezione dei titoli. Sul versante long del portafoglio, le turbolenze di mercato creano opportunità per acquistare azioni growth di grandi aziende che sono sottovalutate e offrono prospettive di crescita del capitale.Per quanto concerne lo short selling, diversi settori risentono di forze dirompenti che ne erodono la redditività e i corsi azionari.Raramente gli investitori europei hanno affrontato condizioni più impegnative di quelle attuali.Il rendimento del Bund decennale tedesco di riferimento è sceso a circa 10 punti base (pb) dopo essersi portato a 60 pb all’inizio del 2018 e le obbligazioni di tutta Europa offrono rendimenti trascurabili. Al contempo il tasso sui depositi presso la Banca centrale europea si attesta a -40 pb costringendo gli investitori a pagare per la comodità di detenere liquidità.Quanto alle azioni, la recente volatilità a breve termine è stata troppo pronunciata per alcuni investitori. Tra l’ottobre e il dicembre 2018 l’indice MSCI Europe ha ceduto quasi il 15% (Figura 1) a fronte dei crescenti timori per il rallentamento della crescita economica globale. Con un’esposizione netta media di appena il 30-40% ai mercati azionari, le strategie come la European Absolute Alpha dovrebbero evidenziare una volatilità nettamente minore.

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“2 gradi di meno. Capire i cambiamenti climatici per cambiare”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 aprile 2019

Torino. giovedi 11 aprile, dalle ore 15 alle 16, a Palazzo Cisterna in via Maria Vittoria 12 a Torino, si terrà il seminario tematico dal titolo: ”2 gradi di meno. Capire i cambiamenti climatici per cambiare”.
Una giornata di studi rivolta agli insegnanti di tutte le discipline e di ogni ordine e grado. Nella stessa occasione sarà presentata la mostra “24 manifesti per Cop 24” curata da Gianfranco Torri dell’Università di Torino, una selezione delle migliori immagini pervenute a “2 degrees-petition visuelle” (il cui progetto è visibile su http://2degrees-petition.com/the-project/), lanciata a livello internazionale durante i lavori della Conferenza mondiale per l’Ambiente di Katowice in Polonia nel dicembre del 2018. E’ stata prodotta e resa disponibile per le scuole dal Cidi di Torino, il Centro di Iniziativa Democratica per gli Insegnanti. Il seminario vedrà invece protagonisti Valentina Acordon, meteorologa e giornalista, Giovanni Damiani della Fondazione “A. Langher” di Trento, Francesco Remotti dell’Università di Torino, e Mauro Bubbico dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino.Tutte le iniziative della Conferenza della Scuola sono promosse e coordinate dal “Forum Educazione e Scuola” del Piemonte, in collaborazione con gli assessorati all’Istruzione di Regione, Comune e Città metropolitana di Torino, Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte, il Ce.Se.Di., la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e il Gruppo Abele.

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Clima: in Bangladesh a rischio le vite e il futuro di 19 milioni di bambini

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 aprile 2019

Secondo l’UNICEF le inondazioni, i cicloni e altri devastanti disastri ambientali legati al cambiamento climatico stanno minacciando le vite e il futuro di oltre 19 milioni di bambini in Bangladesh.Secondo il nuovo rapporto UNICEF “A Gathering Storm: Climate change clouds the future of children in Bangladesh” (“Una grande tempesta: il cambiamento climatico annebbia il futuro dei bambini in Banglades), anche se il Bangladesh ha sviluppato una grande resilienza, sono necessari maggiori risorse e programmi innovativi per evitare il pericolo del cambiamento climatico per i cittadini più giovani del paese.
Il rapporto sottolinea che la topografia pianeggiante del Bangladesh, la densità della popolazione e la debolezza delle infrastrutture, rendono il paese vulnerabile a forze potenti e imprevedibili che il cambiamento climatico sta aggravando. La minaccia è sentita dalle pianure soggette a inondazioni e siccità nel nord del paese, fino alla costa devastata da tempeste lungo il golfo del Bengala.In seguito a interviste condotte con famiglie, leader e funzionari delle comunità, l’UNICEF ha affermato che l’unione di eventi metereologici estremi – come inondazioni, temporali, cicloni e siccità – e fenomeni di lungo periodo direttamente legati al cambiamento climatico – come l’innalzamento dei livelli del mare e l’intrusione di acqua salata – stanno spingendo sempre più le famiglie verso povertà e sfollamenti. In questi casi, l’accesso dei bambini ai servizi scolastici e sanitari è gravemente interrotto.Tra i bambini maggiormente colpiti, circa 12 milioni vivono nei pressi di potenti sistemi fluviali che attraversano il Bangladesh e straripano regolarmente. La più ampia e recente inondazione del fiume Brahmaputra nel 2017 ha colpito almeno 480 cliniche sanitarie per le comunità e danneggiato circa 50.000 pozzi tubolari, essenziali per garantire acqua sicura alle comunità.Altri 4,5 milioni di bambini vivono in aree costiere regolarmente colpite da potenti cicloni, compreso circa mezzo milione di bambini rifugiati rohingya che vivono in fragili rifugi di bambù e plastica. Altri 3 milioni di bambini vivono nell’entroterra, dove le comunità agricole soffrono per l’ampliarsi dei periodi di siccità.Il rapporto mostra che il cambiamento climatico è un fattore chiave che sta spingendo la popolazione più povera del Bangladesh ad abbandonare le case e comunità e a provare a ricostruire la sua vita in altri luoghi. Molti si dirigono verso Dhaka e altre città più grandi, dove i bambini rischiano di cadere vittime di pericolose forme di lavoro e matrimoni precoci. Il rapporto cita ricerche che dimostrano che in Bangladesh ci sono già 6 milioni di migranti causati dal cambiamento climatico, un numero che potrebbe raddoppiare entro il 2050.“Quando le famiglie migrano dalle loro case nel paese a causa del cambiamento climatico, i bambini praticamente perdono la loro infanzia”, ha dichiarato Edouard Beigbeder, Rappresentante UNICEF in Bangladesh. “Nelle città affrontano pericoli, deprivazione e la pressione di lavorare nonostante il rischio di sfruttamento e abuso.”L’UNICEF ricorda che dagli inizi degli anni 90, investimenti e azioni – sui programmi di preparazione ai disastri e riduzione dei rischi – hanno reso le comunità vulnerabili in Bangladesh maggiormente resilienti ai pericoli causati da shock climatici. Per esempio, negli ultimi decenni, si è registrata una significativa riduzione dei tassi di mortalità dovuti a cicloni.Il rapporto chiede alla comunità internazionale e agli altri partner di supportare i governi ad attuare una serie di iniziative per proteggere i bambini dagli effetti del cambiamento climatico. Un esempio è la tecnologia promossa dall’UNICEF e altri partner grazie alla quale le comunità che vivono lungo le coste vengono aiutare a proteggere le scorte vitali di acqua potabile dall’intrusione di acqua salata dal mare. Il sistema – conosciuto come Managed Acquifer Recharge – è operativo in circa 75 comunità ed è pronto per essere portato su scala maggiore. http://www.unicef.it.

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Marcia per il clima

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Roma sabato 23 marzo corteo alle 14 da piazza della Repubblica.C’è un modo per difendere l’ambiente, il territorio e il paesaggio e contemporaneamente la salute degli abitanti ed è quello di rilanciare l’azione pubblica nel settore della salvaguardia ambientale, creando al contempo migliaia di posti di lavoro. Quei posti di lavoro che Cgil Cisl e Uil si ostinano a difendere nella realizzazione di tante opere inutili e dannose come la TAV, sono ben poca cosa rispetto ai tanti che si potrebbero creare per combattere il dissesto idrogeologico e prendersi cura dei luoghi in cui viviamo.
Perché questo sia possibile occorre smettere di affidare al sistema delle imprese la difesa dei nostri territori. L’ambiente e la salute messi nelle mani del mercato portano alla situazione nella quale siamo, in cui l’aumento dei disastri naturali è aggravato dalla gestione dei beni comuni per fini privatistici. E questo vale per le autostrade come per le ferrovie, vale per l’edilizia residenziale come per quella scolastica, vale per l’acqua come per l’energia.E vale anche per i boschi.
La gestione del patrimonio forestale pubblico, dei boschi e delle aree forestali private abbandonate di ogni tipo, deve essere affidata ad Agenzie multiservizi regionali, dotate di strutture tecniche ed operative adeguate. Dovranno essere queste Agenzie a provvedere alle attività di manutenzione del territorio, della vegetazione lungo i corsi d’acqua, del verde lungo la viabilità provinciale, provvedere allo spazzamento della neve l’inverno, alla creazione di cinture verdi periurbane, di impianti di fitodepurazione nei centri abitati, alle sistemazioni idraulico forestali e gestire il demanio silvo pastorale regionale, la rete dei vivai forestali regionali e le attività operative nelle aree protette regionali, a svolgere le attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, oltre ad assicurare la necessaria operatività alle attività di protezione civile durante le periodiche emergenze, che non si può pensare di affrontare solo con l’aiuto dei volontari.
Rimettere i temi ambientali sotto lo stretto controllo dell’ente pubblico ha la doppia finalità di assicurare che il bene comune della salvaguardia ambientale, della manutenzione del territorio e delle aree interne venga perseguito prima e al disopra di ogni interesse privatistico e promuovere attività ad alto impiego di manodopera con la finalità di aumentare l’occupazione stabile e combattere la marginalità sociale che nelle aree interne ha raggiunto percentuali altissime.
Fermare le grandi opere inutili significa anche concentrarsi sulla vera grande opera di cui c’è un enorme bisogno: un milione di alloggi popolari attraverso il riuso del patrimonio immobiliare abbandonato e l’utilizzo di quello sfitto.L’Italia è il paese in Europa con il minor numero di alloggi popolari rispetto all’insieme del patrimonio residenziale, appena il 3%. Germania, Francia, Spagna, ecc hanno il 20-30 o il 40% del patrimonio abitativo a disposizione dei settori popolari che non riescono a sostenere gli affitti da mercato.
Aumentare il patrimonio residenziale pubblico è una necessità che risponde all’emergere di un dramma sempre più diffuso, l’aumento vertiginoso della povertà. Che senso ha istituire un reddito se poi non si riesce ad assicurare una abitazione dignitosa per tutti?
La retorica delle grandi opere che porterebbero sviluppo e lavoro si infrange davanti all’evidenza di una ostinata contrarietà a mettere in campo un Piano straordinario per il rilancio dell’edilizia pubblica. Senza consumo di suolo si potrebbe rilanciare una fetta della nostra economia e realizzare l’unica grande opera fortemente condivisa da milioni di cittadini.

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Cosa sta facendo il governo su energia e clima?

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

Greenpeace prende atto di quanto ha dichiarato oggi alla Camera il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sull’importanza della sfida posta dai cambiamenti climatici, ma fa presente al capo di governo che l’Italia non sta facendo abbastanza su questo tema. «A gennaio il governo Conte ha presentato una bozza di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il cosiddetto PNIEC, non in linea con quanto indica la scienza per mantenere l’aumento di temperatura entro 1,5 gradi Celsius» dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «In questa proposta di PNIEC le energie rinnovabili, soprattutto quelle elettriche, vengono sottostimate mentre il gas viene messo al centro del modello energetico italiano per molti decenni a venire. Non è certo così che abbandoneremo i combustibili fossili, la principale causa dei cambiamenti climatici. Nel documento presentato dall’attuale esecutivo manca, inoltre, un piano per arrivare a emissioni nette zero entro il 2050, obiettivo indicato dalla scienza come fondamentale per rispettare gli Accordi di Parigi», conclude Iacoboni.Il Piano non è ancora in versione definitiva e a breve inizierà anche una fase di consultazioni pubbliche. Greenpeace, che presenterà le proprie osservazioni, richiede urgenti miglioramenti, altrimenti l’Italia non solo non farà la propria parte nella battaglia al riscaldamento globale, ma perderà anche il treno dello sviluppo economico citato dal Presidente Conte.

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Italia Nostra Lazio aderisce al Global Strike for Future e alla Marcia per il Clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Roma 23 marzo 2019. “Non si può aspettare oltre. Le emergenze ambientali sono sotto gli occhi di tutti: carenza idrica, innalzamento delle temperature, inquinamento atmosferico. Si tratta di una problematica della quale si devono tutti rendere consapevoli. La spinta che arriva dagli studenti va senz’altro sostenuta e rilanciata perché c’è necessità di mettere in atto nuove pratiche che prevedano la riduzione dei consumi e stili di vita improntati all’economia circolare”. Così Franco Medici, presidente di Italia Nostra Lazio motiva l’adesione all’evento odierno che sta coinvolgendo centinaia di migliaia di studenti in tutto il mondo e alla Marcia per il Clima.
“Italia Nostra – prosegue il presidente di Italia Nostra Lazio – da sessanta anni è impegnata nella tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, una attività di salvaguardia delle risorse ambientali e di sensibilizzazione verso pratiche quotidiane più rispettose del clima e dei cambiamenti climatici in atto. Ribadiamo inoltre – conclude Medici – che prima dell’approvazione di cosiddette grandi opere si facciano delle attente valutazione sui costi e benefici ambientali, non solo economici. Una delle nostre forti preoccupazioni riguarda inoltre la risorsa idrica sempre più carente nel mondo intero”.

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Anche Kyoto club in marcia per il clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

In tutto il mondo gli studenti scendono in piazza in occasione del Climate Strike, uno sciopero globale con cui chiedono ai Governi e a tutti gli adulti di agire seriamente e definitivamente per contrastare i cambiamenti climatici. Anche Kyoto Club in marcia per il clima.Per Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club “questa esplosione innescata dagli scioperi degli studenti in giro per il mondo deve tradursi in scelte politiche serie e radicali. Questo è il messaggio che ci hanno dato gli studenti”. Guarda il video commento di Gianni Silvestrini.

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Comitati ambientalisti verso la Marcia per il Clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Roma sabato 23 Marzo ore 14 piazza della Repubblica. Saranno presenti i comitati ambientalisti della Val di Susa, della Terra dei Fuochi, della Laguna di Venezia, del quartiere Tamburi di Taranto e della città di Roma, diversi attivisti locali del movimento Fridays For Future. Ogni comitato porterà un dono simbolico al Ministro Costa che rappresenti la sofferenza che la crisi climatica produce nei rispettivi territori, per denunciare l’insufficienza delle politiche adottate in tema ambientale anche al solo rispetto degli obiettivi degli Accordi di Parigi 2015.E’ ora di dare voce alle vittime dell’azione climalterante e inquinante, subita per scelte politiche troppo attente a favorire le imprese a discapito del diritto alla salute e alla tutela ambientale, da invertire immediatamente per la salvaguardia del pianeta.

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FIMA, incredibile errore de Il Messaggero sul clima

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 gennaio 2019

“Il freddo di questi giorni allontana i timori sul riscaldamento globale”. Siamo solo alla prima settimana di gennaio, ma con questo richiamo comparso giorni fa in prima pagina relativo alle notizie sull’ondata di gelo che ha colpito il paese, “Il Messaggero” di Roma forse si aggiudica già il premio 2019 per la disinformazione e la superficialità nel trattare i temi del cambiamento climatico e del riscaldamento globale.”Una topica davvero incredibile – osserva Roberto Giovannini, presidente di Fima, la Federazione italiana dei media ambientali – Era da anni, per fortuna, che non si leggevano più su un giornale italiano sciocchezze simili e confusione tra clima e meteo. Il riscaldamento globale si manifesta in un aumento delle temperature medie: l’aumento dell’intensità o della frequenza degli eventi meteo estremi è un sintomo del cambiamento climatico, che purtroppo è una realtà sempre più allarmante”.Secondo l’associazione che raccoglie i giornalisti e i comunicatori ambientali “il Messaggero di Roma, se non vuole continuare a fare brutte figure e disinformare i suoi lettori, farebbe meglio a utilizzare la professionalità dei tanti colleghi competenti sui temi del clima, dell’ambiente e della sostenibilità”.
La Federazione Italiana Media Ambientali (FIMA) è stata fondata il 24 aprile 2013 durante il “Festival internazionale del giornalismo” di Perugia. Ha lo scopo di promuovere e migliorare la comunicazione ambientale, diffondere la cultura della sostenibilità, anche in collaborazione con analoghe organizzazioni di altri paesi, concorrendo in questa maniera alla tutela e valorizzazione dell’ambiente.

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Solo 12 anni per salvare il clima del pianeta?

Posted by fidest press agency su martedì, 18 dicembre 2018

KATOWICE (POLONIA) Nonostante solo due mesi fa l’IPCC abbia lanciato un chiaro allarme, affermando che restano a disposizione solo dodici anni per salvare il clima del Pianeta, la COP24 di Katowice si è conclusa oggi senza nessun chiaro impegno a migliorare le azioni da intraprendere contro i cambiamenti climatici. Se è vero che la COP24 ha approvato un regolamento relativo all’applicazione dell’accordo di Parigi, a dispetto delle attese non è stato raggiunto alcun impegno collettivo chiaro per migliorare gli obiettivi di azione sul clima, i cosiddetti Nationally Determined Contributions (NDC).«Un anno di disastri climatici e il terribile monito lanciato dai migliori climatologi dovevano condurre a risultati molto più incisivi», afferma Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Invece i governi hanno deluso i cittadini e ignorato la scienza e i rischi che corrono le popolazioni più vulnerabili. Riconoscere l’urgenza di un aumento delle ambizioni, e adottare una serie di regole per l’azione per il clima, non è neanche lontanamente sufficiente allorquando intere nazioni rischiano di sparire».Greenpeace esorta i governi ad accelerare immediatamente le azioni volte a ridurre le emissioni di gas serra e a dimostrare di aver ascoltato le richieste che arrivano dalla società. Il rapporto del IPCC è un campanello d’allarme che richiede azioni urgenti all’altezza delle minacce.«Senza un’azione immediata, anche le regole più forti non ci porteranno da nessuna parte», continua Morgan. «Le persone si aspettavano azioni concrete da questa COP24, ma non è quello che emerge da quanto hanno deciso i governi. Ciò è moralmente inaccettabile e ora i leader globali dovranno farsi carico dell’indignazione delle persone e presentarsi al summit del Segretario generale delle Nazioni Unite, nel 2019, con obiettivi più ambiziosi sul clima».Secondo l’organizzazione ambientalista, questa COP ha confermato l’irresponsabile distanza tra i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici e coloro che continuano a bloccare un’azione decisa per il clima o che vergognosamente stanno agendo con lentezza.Tra le poche note positive di questo summit c’è, per Greenpeace, l’adozione di una serie di regole (il cosiddetto “rulebook”) che se supportato da ambizioni adeguate può contribuire alla difesa del clima.
«Se Parigi ha dettato la strada, il rulebook adottato da questa COP è la tabella di marcia per arrivarci», dichiara Li Shuo di Greenpeace East Asia. «Ora disponiamo di una guida con regole comuni vincolanti per la trasparenza e la revisione degli obiettivi, utili per garantire che le azioni sul clima possano essere confrontate e per tener conto delle preoccupazioni dei Paesi vulnerabili. Completare il regolamento non solo dimostra la volontà delle grandi economie emergenti di fare di più, ma fornisce un palese sostegno al multilateralismo. Un segnale chiaro che definire regole comuni è ancora possibile nonostante la turbolenta situazione geopolitica. Queste regole forniscono ora una spina dorsale all’accordo di Parigi», conclude Shuo.

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Summit sul clima in Polonia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 dicembre 2018

Katowice (Polonia) In apertura del Summit sul clima (COP24) in Polonia, Greenpeace ricorda l’allarme lanciato dalla comunità scientifica: abbiamo solo dodici anni per salvare il clima del nostro Pianeta. Per questo il Summit di Katowice non può che avere obiettivi ambiziosi.Quest’anno, il Summit sul Clima arriva sulla scia di avvertimenti chiarissimi lanciati dal Panel di scienziati dell’ONU sul Clima (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), dall’Organizzazione Meteorologica Internazionale (WMO) e dal Piano Ambientale dell’ONU (UNEP):
– Se l’incremento delle temperature dovesse continuare al ritmo corrente, il riscaldamento climatico dovrebbe superare la soglia di 1,5°C tra il 2030 e il 2052: ciò rende assolutamente urgente il taglio delle emissioni di gas serra;
– I livelli di CO2 hanno raggiunto valori record: la stima è di 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017: un valore che non si registrava in atmosfera negli ultimi 3/5 milioni di anni. Nel 2015 in atmosfera c’erano solo 400,1 ppm;
– Il 2018 sia avvia a essere il quarto anno più caldo di sempre: i venti anni più caldi sono stati tutti registrati negli ultimi 22 anni;
– Il rapporto “UNEP Emission Gap” rivela che i Paesi devono aumentare di cinque volte le riduzioni di emissioni di gas serra per centrare l’obiettivo 1,5°C.
A fronte di queste notizie negative ce ne sono però altre che ci danno speranze:
– L’Unione europea ha ripreso una forte leadership sul clima e ha proposto un obiettivo “emissioni zero” al 2050. Tuttavia, per restare entro 1,5°C questo obiettivo deve essere anticipato al 2040;
– I Capi di Stato di 18 Paesi europei, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, hanno firmato un appello che chiede a tutti i Paesi di rivedere i loro piani nazionali sul clima, alla luce delle ultime evidenze scientifiche;
– Governi regionali, città e aziende forniscono ai leader del Pianeta esempi sempre più forti di piani ambiziosi a difesa del clima. Ad esempio, poche settimane fa Generali Assicurazioni ha notevolmente migliorato la sua policy sul clima distanziandosi dal carbone.

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Il governo e la difesa del clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 novembre 2018

Greenpeace rivolge al governo italiano un urgente invito a fare chiarezza: l’organizzazione ambientalista chiede che venga espressa la posizione ufficiale dell’esecutivo in materia di cambiamenti climatici, e definito il livello di impegno del nostro Paese su questo fronte. Una chiarezza tanto più urgente visto che, tra meno di un mese, si aprirà in Polonia, a Katowice, la COP24, un’importante riunione della Conferenza ONU sul Clima.«Chi c’è al governo del Paese oggi? Abbiamo bisogno di saperlo, urgentemente», chiede Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Si tratta di una classe di governo che guarda al cambiamento climatico come un’assoluta priorità, su cui impegnare le energie del Paese, o di una compagine di scettici, o peggio di negazionisti, che persino dinanzi a tragedie come quelle di questi giorni non sa trovare una parola chiara per individuare le cause e definire impegni coerenti verso le soluzioni?».L’organizzazione ambientalista ricorda che la Lega di Matteo Salvini ha più volte negli anni espresso posizioni negazioniste in materia di cambiamenti climatici: votando una mozione in Parlamento, secondo cui il rapporto tra aumento delle temperature medie del Pianeta e concentrazione di gas serra non sarebbe ”affatto chiarito”; votando contro la ratifica dell’Accordo di Parigi all’Europarlamento (nel 2016); elogiando (per bocca dello stesso Salvini) il Trump che ritira gli Stati Uniti dallo stesso accordo sul clima; organizzando persino convegni per smentire ciò su cui oltre il 97 per cento della comunità scientifica internazionale concorda da anni.Greenpeace fa inoltre notare che molti temi all’ordine del giorno – sui cui negli anni passati il M5S, e in alcuni casi anche la Lega, avevano espresso posizioni nettissime (come Tap, trivelle, CETA) – sono chiaramente interconnessi e andrebbero affrontati prioritariamente nel quadro di una strategia di difesa del clima.«Questo non è un dibattito teorico o da salotto: parliamo di una minaccia che grava sulla vita delle persone, come sull’ambiente», continua Onufrio. «Salvini dica chiaramente e pubblicamente cosa pensa dei cambiamenti climatici e cosa pensa di fare sia per le misure di adattamento che per ridurre le emissioni, e lo faccia presto. Altrettanto faccia il Movimento 5 Stelle, che per anni a questo tema ha dedicato grande attenzione: le posizioni espresse in passato e le improvvide parole di queste ore del ministro dell’Interno non sono neppure causa di imbarazzo?», conclude.

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Rapporto delle Nazioni Unite sul clima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 ottobre 2018

E’ un punto di riferimento scientifico che valuta le prospettive di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C e mostra la necessità di un’azione urgente per il clima.
Approvato da 195 governi, il report sottolinea che oggi abbiamo l’opportunità, ancora e per poco, di modificare la china pericolosa su cui abbiamo posto il mondo come lo conosciamo. Il report speciale sul riscaldamento globale a 1,5 °C del Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), è stato chiesto proprio allo scopo di guidare i prossimi passi dei Governi sul clima.Il rapporto dimostra che mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 °C è più sicuro rispetto ai 2 °C in termini di impatti climatici e che l’aumento della temperatura globale a 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali porterebbe a conseguenze devastanti, fra cui l’innalzamento del livello del mare, la desertificazione di molti territori, la perdita di habitat e specie naturali e la diminuzione delle calotte glaciali, che avrebbero ripercussioni gravissime sulla nostra salute, sui mezzi di sussistenza, sulla sicurezza umana e sulla crescita economica. Il livello attuale di emissioni gas serra porterà a conseguenze peggiori del previsto, causando impatti irreversibili. Fra queste la perdita del patrimonio naturale, che danneggerebbe le persone, l’ambiente e le economie, spingendoci verso scenari nei quali l’adattamento sarebbe impossibile, con molte comunità costrette ad affrontare disastri e catastrofi. Il report IPCC evidenzia la necessità di un’azione urgente. Gli impegni finora assunti dai governi non sono sufficienti a limitare il riscaldamento a 2 °C, ancor meno a 1,5 °C, e più ritardiamo drastiche riduzioni delle emissioni, più le conseguenze saranno irreversibili e le soluzioni future saranno costose”. “Superando i 2 gradi centigradi di riscaldamento globale rispetto all’età preindustriale, potremmo vedere un cambiamento climatico inarrestabile”, conclude Cornelius.
Il rapporto dell’IPCC e il suo sommario per i decisori politici sono stati commissionati dai governi con l’Accordo sul Clima di Parigi, raggiunto nel 2015, quando è stato deciso di agire per limitare l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C e cercare di rimanere entro 1,5°C.
“I governi di tutto il mondo devono mostrare di comprendere cosa dicono loro gli scienziati e assumere il cambiamento climatico per quel che è, una questione vitale per l’umanità e per il pianeta come li conosciamo”. Il rapporto IPCC è il più importante testo scientifico sui cambiamenti climatici, realizzato per guidare il processo decisionale delle politiche governative.
Il WWF esorta i governi a intensificare e aumentare l’ambizione nei loro piani climatici nazionali entro il 2020, coerentemente con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale entro 1,5°C rispetto all’età preindustriale. L’appello è che i Paesi annuncino la revisione verso l’alto dei propri impegni in occasione del dialogo Talanoa alla XXIV Conferenza delle parti della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP24), che si terrà a dicembre a Katowice, in Polonia.
In occasione del lancio del rapporto IPCC, il WWF Italia ha lanciato una campagna per l’azione sul clima anche in Italia, a partire dalla richiesta al Governo italiano di attuare l’impegno a uscire del carbone entro il 2025 con i provvedimenti necessari. Sul sito dedicato è stato pubblicato un contatore che indica i giorni già trascorsi dalla decisione assunta con la Strategia Energetica Nazionale

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Tecnologie e clima cambiano il mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Più volte sono tornato, in questi ultimi anni, sullo stesso tema nel prospettare una società del domani capace di definirsi come tale a una sola condizione: quella di accettare il cambiamento da subito. Gli inizi del XX secolo sono stati segnati da una prorompente produzione industriale. Ora che siamo nel 2018 un’altra fase si sta per concretizzare. E’ dettata dalle tecnologie informatiche e dalle comunicazioni.
Non posso, da una parte, cogliere questi segnali e, dall’altra, disattenderli. Oggi si richiede una popolazione lavorativa ben informata, creativa e flessibile e dotata di conoscenze specifiche. Quando prospettai al Ministro del Lavoro, alcuni anni fa, un mio “progetto” inteso a rivoluzionare l’attuale sistema previdenziale e d’assistenza italiana e dimostrai che ciò si poteva realizzare in tempi diversi senza provocare eccessivi traumi, la risposta mi venne con una laconica lettera nella quale mi fu detto che i “tempi non erano maturi”.
Evidentemente la “miopia” del ministro, e di quanti come lui, stava nell’inconscio di chi temeva un salto nel buio, mentre sarebbe stato più facile gestire le cose che si sanno e che abbiamo consolidato nel tempo. Non era, tuttavia, solo il frutto di un’epoca. Basta pensare quanto è accaduto in Italia con il ventennio Berlusconiano frammisto a quello del centro sinistra, anche se quest’ultimo ha governato per brevi periodi. In circa vent’anni i governi che si sono succeduti, e persino l’attuale, dato dalle prime avvisaglie, che è una specie d’inciucio tra centro-destra e centro-sinistra, hanno svolto solo un ruolo: quello di fermare il tempo. (Riccardo Alfonso)

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Clima: tagli più ampi alle emissioni di CO2 e finanziamenti per l’innovazione a basse emissioni

Posted by fidest press agency su domenica, 4 febbraio 2018

Philippine climateStrasburgo 5-8 febbraio 2018, sessione plenaria parlamento europeo. Nuove regole UE per accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra, attraverso il Sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS) saranno sottoposte a votazione finale martedì. Il progetto di legge, sul quale c’è già un accordo informale con i ministri dell’UE, prevede che la quantità totale di emissioni che le imprese UE possono produrre, messe all’asta ogni anno nel sistema ETS, sia ridotta più rapidamente. Inoltre, la capacità della riserva di stabilità del mercato ETS verrebbe raddoppiata con lo scopo di eliminare le quote di emissioni in eccesso e quindi di non far crollarne il prezzo.Per promuovere l’innovazione a basse emissioni di carbonio, la legge istituirebbe un “fondo di modernizzazione” per contribuire a migliorare i sistemi energetici degli Stati membri a basso reddito e un “fondo di innovazione” per sostenere le energie rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e i progetti sull’innovazione a basse emissioni.Il sistema ETS dell’UE introduce una soglia massima alla quantità totale di gas a effetto serra che può essere emessa dai settori interessati dal sistema. All’interno di tale soglia, le imprese UE ricevono o acquistano “quote di emissioni” (ovvero permessi di emissione di CO2) che possono, se necessario, scambiare tra loro.La Commissione ha pubblicato il 15 luglio 2015 la sua proposta relativa alla fase IV dell’ETS. La proposta mira a conseguire l’obiettivo “minimo” UE di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% per il 2030, proteggendo allo stesso tempo l’industria europea dal rischio di “rilocalizzazione” (ovvero lo spostamento delle industrie inquinanti in Paesi terzi con limiti meno rigorosi) e promuovendo l’innovazione e la modernizzazione dell’industria e del settore energetico dell’UE nel corso dei dieci anni successivi al 2020.

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