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Posts Tagged ‘climatica’

Il nostro ultimo avvertimento Sei gradi di emergenza climatica di Mark Lynas

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

Collana Le terre. Fazi editore. Mark Lynas fornisce un vivido resoconto del futuro che attende la nostra Terra e la nostra civiltà nel caso in cui gli attuali tassi di incremento delle temperature globali persistano.E non è un bello spettacolo.Stiamo già vivendo un’emergenza climatica. Ma quanto possono peggiorare le cose? La civiltà collasserà? Abbiamo già superato il punto di non ritorno? Che tipo di futuro possono aspettarsi i nostri figli? Consultando rigorosamente i più recenti studi della climatologia, Mark Lynas esplora il corso che abbiamo tracciato per la Terra nel prossimo secolo e oltre. Grado per grado, Lynas delinea le probabili conseguenze del riscaldamento globale e della catastrofe climatica che ne deriverebbe. Con un grado in più – la situazione in cui ci troviamo ora – già le foreste della California e dell’Australia vengono divorate da incendi devastanti, mentre uragani mostruosi colpiscono le città costiere. Con due gradi in più, la calotta polare artica si scioglierà e le barriere coralline scompariranno dai tropici. Con tre gradi in più, il mondo inizierà a rimanere senza cibo, rischiando di condannare milioni di persone alla carestia. Con quattro gradi in più, vaste aree del globo diventeranno inabitabili per via del caldo, cancellando dalla mappa intere nazioni e trasformando miliardi di persone in rifugiati climatici. Con cinque gradi in più, il pianeta registrerà le temperature più alte degli ultimi 55 milioni di anni. Con sei gradi in più, infine, avrà luogo un’estinzione di massa senza precedenti, e quasi tutte le forme di vita rischieranno di scomparire dalla faccia della Terra. 259Pagine:480 Prezzo in libreria:€ 20 Prezzo E-Book:€ 9.99.

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La crisi climatica sta moltiplicando gli eventi meteorologici estremi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 dicembre 2020

Sono sempre più intensi e frequenti. Ma se un evento si ripete nella stessa località a distanza di sette anni e fa ancora più danni vuol dire che le istituzioni non sono state capaci di intervenire e liberare il torrente tombato e mettere in sicurezza il territorio. È quanto successo a Bitti, dove un altro evento meteo estremo, 7 anni fa, aveva provocato enormi danni, come dimostra questo servizio TV, con un’intervista all’allora sindaco (https://youtu.be/lLfNawMtTeQ)La tragedia di Bitti (dove al momento si contano tre vittime) costituiscono non solo un atto di accusa, ma anche l’ennesimo campanello di allarme per l’Italia intera: il cambiamento climatico agisce da moltiplicatore del rischio – tra ieri e oggi, tra Sardegna e Sicilia (ma l’allerta riguarda anche la Calabria e altre regioni meridionali) si registrata una tempesta di grandissima violenza.C’è bisogno di un cambio di passo nella gestione del territorio e per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici; per questo il WWF Italia ha redatto una proposta per “Riqualificare l’Italia” dove riafferma la necessità di una gestione del dissesto idrogeologico a livello di bacino idrografico e per avviare progetti di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela della natura e della biodiversità che le Regioni avrebbero dovuto avviare già da anni. Il Cambiamento climatico si “abbatte” su un territorio reso fragile e vulnerabile dall’incuria, dalla riduzione delle aree di esondazione naturale, dalla canalizzazione e dal tombamento dei nostri corsi d’acqua, tra le principali cause di questo disastro. Non ci si possono più permettere ritardi sia nell’azione di messa in sicurezza del territorio e di ripristino della salute degli ecosistemi e del corso naturale dei fiumi e torrenti, sia nel più ampio quadro del piano di adattamento al cambiamento climatico, per far fronte agli impatti resi inevitabili dai ritardi nel tagliare davvero e drasticamente le emissioni di CO2 e altri gas serra. Di fronte ad una situazione che diventa sempre più preoccupante per il moltiplicarsi degli eventi estremi legati al cambiamento climatico non possono esserci alibi: serve un’immediata assunzione di responsabilità nella corretta gestione del territorio che deve tenere conto del cambiamento climatico in atto che, purtroppo, ci metterà di fronte ad eventi sempre più frequenti e intensi. Perché come dimostra quello che è accaduto a Bitti se non si interviene i disastri si ripetono.

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Centro studi Africani una settimana di riflessione online sull’emergenza climatica

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

dal 9 al 13 novembre una settimana di riflessione online sul tema della diplomazia dell’acqua e la cultura della sostenibilità, focalizzando l’attenzione sul bacino del lago Ciad. Negli ultimi 40 anni la superficie del quarto grande bacino d’acqua dolce d’Africa si è ridotta del 90% a causa della terribile siccità che ha colpito la regione del Sahel. La prospettiva del progressivo prosciugamento del bacino condiviso da Ciad, Niger, Nigeria e Camerun, rischia di tradursi in un disastro ambientale e umanitario di proporzioni tali da minacciare ulteriormente la sicurezza alimentare dell’area, favorendo le migrazioni forzate. Questo progetto di CSA Centro studi africani nasce in collaborazione con l’IHE Delft Institute for Water Education (NL), il Centro Studi Politica Internazionale (CeSPI), l’Istituto Affari Internazionali (IAI) e Hydroaid, con il sostegno del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’ATO 3 Torinese. L’iniziativa prevede, esclusivamente on line ad accesso libero, una serie di appuntamenti multidisciplinari che stimolano la riflessione sull’emergenza climatica che investe uno dei territori chiave del Continente africano. L’intero convegno sarà in diretta sulle pagine Youtube e Facebook del Centro piemontese Studi Africani e successivamente disponibili sulle pagine dedicate sul sito http://www.csapiemonte.it

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PE: l’industria navale deve contribuire alla neutralità climatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

Brussels. Per decarbonizzare il trasporto marittimo, il Parlamento ha votato per includere le emissioni di CO2 del settore marittimo nel sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE.Con 520 voti favorevoli, 94 contrari e 77 astensioni, il Parlamento ha adottato mercoledì la sua posizione sulla proposta della Commissione per riformare il sistema UE per il monitoraggio, la comunicazione e la verifica delle emissioni di CO2 generate dal trasporto marittimo (il Regolamento UE MRV).I deputati concordano sulla necessità di allineare gli obblighi di comunicazione dell’UE e dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), così come proposto dalla Commissione, osservando tuttavia come l’IMO abbia compiuto progressi insufficienti per raggiungere un accordo sulle emissioni di gas a effetto serra (GHG).Hanno poi chiesto alla Commissione di esaminare l’integrità ambientale delle misure decise dall’IMO, anche alla luce degli obiettivi dell’accordo di Parigi. Secondo i deputati, è necessario con urgenza un ambizioso accordo globale sulle emissioni di gas serra provenienti dal trasporto marittimo.Il Parlamento chiede che le navi di stazza lorda pari o superiore a 5 000 tonnellate siano essere incluse nel sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE (ETS UE)Tuttavia, tali politiche di riduzione delle emissioni basate sul mercato non sono considerate sufficienti e si chiede alle compagnie di navigazione di ridurre di almeno il 40% le emissioni annue di CO2 per attività di trasporto entro il 2030.
I deputati chiedono un “Fondo per gli oceani” per il periodo 2022-2030, finanziato con i proventi della vendita all’asta delle quote nell’ambito dell’ETS, per rendere le navi più efficienti dal punto di vista energetico e per sostenere gli investimenti in tecnologie e infrastrutture innovative come i combustibili alternativi e i porti ecologici. Il 20% delle entrate del Fondo dovrebbe essere utilizzato per contribuire alla protezione, al ripristino e alla gestione efficiente degli ecosistemi marini colpiti dal riscaldamento globale.

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Strategia europea per l’idrogeno per raggiungere la neutralità climatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2020

Il Comitato europeo delle regioni ha adottato il parere Verso una tabella di marcia per l’idrogeno pulito – Il contributo degli enti locali e regionali a un’Europa climaticamente neutra . La relatrice è Birgit Honé (DE/PSE), ministra degli Affari federali ed europei e dello sviluppo regionale del Land Bassa Sassonia. Il parere presenta un’ampia gamma di misure legislative e non legislative specifiche per lo sviluppo di un’economia dell’idrogeno verde come elemento essenziale della decarbonizzazione, in particolare nell’industria e in alcuni settori dei trasporti. L’idrogeno rappresenta attualmente meno dell’1 % del consumo energetico dell’Europa e per la maggior parte non viene prodotto da fonti energetiche rinnovabili.Il Green Deal europeo deve essere un elemento chiave della ripresa europea post Covid-19, e l’idrogeno verde è una fonte energetica prioritaria per conseguire la neutralità climatica. Questo è il messaggio principale emerso dal dibattito sul parere sull’idrogeno pulito, condotto da Birgit Honé (DE/PSE) , ministra degli Affari federali ed europei e dello sviluppo regionale del Land Bassa Sassonia.Nell’ambito della nuova strategia industriale per l’Europa , il CdR esorta la Commissione a promuovere mercati di riferimento per le tecnologie e i sistemi dell’idrogeno verde, in particolare nei settori dell’acciaio, del cemento e della chimica, dove l’idrogeno verde è un’opzione fondamentale per la decarbonizzazione.Il CdR esorta vivamente la Commissione europea a sostenere lo sviluppo e l’attuazione di strategie e programmi regionali per le catene del valore e i poli dell’idrogeno verde, compresa una tabella di marcia integrata di misure legislative e non legislative volte a creare un mercato unico dell’UE per l’idrogeno verde, e obiettivi ambiziosi per stimolare la capacità di produzione. Il parere sottolinea il ruolo delle città e delle regioni come elementi propulsivi della ricerca e degli investimenti in questa tecnologia e invita a sostenere i progetti a favore dell’idrogeno a livello regionale.L’Assemblea delle città e delle regioni dell’UE invita la Commissione europea a creare un quadro giuridico per importanti progetti di comune interesse europeo nel campo dell’idrogeno verde e chiede agli Stati membri di utilizzare tale quadro per progetti di dimostrazione su vasta scala.I leader locali e regionali sostengono una revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia che allinei tale tassazione agli obiettivi del Green Deal europeo, e invitano gli Stati membri a ridurre la pressione fiscale sull’elettricità a basse emissioni di carbonio.Il CdR chiede di migliorare la dotazione finanziaria del programma che succederà all’impresa comune Celle a combustibile e idrogeno , in modo che possa sostenere un maggior numero di progetti dimostrativi e la cooperazione con il partenariato Valli europee dell’idrogeno , un’associazione europea dedicata, che comprende oltre 30 regioni di 13 paesi europei (fra cui Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria e la Provincia autonoma di Bolzano).A margine dell’adozione del parere si è svolto un dibattito ad alto livello sul Green Deal europeo, la strategia di crescita dell’UE volta a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il 15 giugno il CdR ha lanciato il gruppo di lavoro Il Green Deal a livello locale . Composto da 13 rappresentanti eletti a livello locale e regionale , ha l’obiettivo di trasformare il Green Deal in progetti concreti e finanziamenti diretti alle città e alle regioni per attuare sul campo la transizione sostenibile.

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I nuovi paradigmi della transizione climatica

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

Roma Giovedì 13 febbraio 2020 dalle ore 9,30 presso Spazio Europa (via IV novembre, 149) Kyoto Club, in collaborazione con il progetto Horizon 2020 EUCalc, organizza a Roma un convegno per celebrare l’Anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto. L’iniziativa sarà anche un’occasione per capire a che punto è il nostro Paese con le politiche sul clima e per riflettere su quali debbano essere le priorità ambientali per l’Italia e l’Europa, su come accelerare il processo di decarbonizzazione e sulle opportunità di una transizione sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Il convegno sarà inoltre trasmesso in streaming sulla home page di Kyoto Club.
Secondo le ultime rilevazioni del NOAA e della NASA, il 2019 è stato il secondo anno più caldo in assoluto, mentre il periodo 2015-2019 è stato il quinquennio più torrido di sempre. I cambiamenti climatici dovuti all’azione umana sono una realtà, e le vicende più recenti – in primis gli incendi che hanno sconvolto l’Australia nel mese di gennaio – sono la prova che se non abbandoniamo l’uso delle fonti fossili e non acceleriamo la decarbonizzazione, sarà molto difficile contenere l’aumento delle temperature “al di sotto dei 1,5-2 gradi centigradi” previsto dall’Accordo di Parigi.
Il dibattito sull’emergenza climatica, grazie anche all’attivismo dei movimenti per la giustizia climatica come Fridays for Future, è divenuto mainstream. A metà gennaio la Commissione europea ha presentato il nuovo Green deal che prevede un ambizioso piano di investimenti verdi per riconvertire l’economia: l’Unione ha dichiarato di puntare alla neutralità climatica entro il 2050. Il successivo voto di approvazione del Parlamento europeo, si è poi espresso per aumentare il target di taglio delle emissioni climalteranti al 2030 dal 40% previsto al 55%: un obiettivo molto più ambizioso rispetto a quello attuale.Nonostante l’attivismo di governi e Istituzioni, diversi studi hanno stimato che nello scorso anno le emissioni a livello globale sono aumentate: secondo l’Organizzazione metereologica mondiale (OMM) le concentrazioni medie globali di anidride carbonica hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018, rispetto a 405,5 parti per milione (ppm) nel 2017. Intanto il Governo italiano ha pubblicato la versione finale del Piano Nazionale Energia e Clima, che fissa gli obiettivi nazionali al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2. Ma il Piano è in linea con i target previsti?

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In siberia è emergenza climatica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 agosto 2019

Una squadra di Greenpeace Russia ha documentato i massicci incendi che stanno interessando la Grande foresta del Nord nella regione di Krasnoyarsk in Siberia.Nonostante le dichiarazioni delle autorità, l’intensità degli incendi non sta diminuendo e anzi, la distruzione di 4,3 milioni di ettari di foresta (una superficie equivalente a quella di Lombardia e Piemonte messi insieme) e l’emissione di oltre 166 milioni di tonnellate di anidride carbonica (più o meno quanto viene emesso in un anno da 36 milioni di auto), continua a minacciare il clima del Pianeta.Uno degli effetti collaterali di questa catastrofe è la produzione di “black carbon”, ovvero particelle nere che rischiano di finire nell’Artico e depositarsi sul ghiaccio riducendone l’albedo (il potere riflettente di una superficie) e facilitando così l’assorbimento di calore, contribuendo ulteriormente al riscaldamento globale.“Questi incendi avrebbero dovuto essere spenti immediatamente e invece sono stati ignorati. Ora la situazione è catastrofica e le conseguenze che avranno sul clima non sono una minaccia solo per la Russia, ma per l’intero Pianeta” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “La Russia dovrebbe fare di più per proteggere le proprie foreste, ad esempio fornendo finanziamenti sufficienti per la prevenzione e il monitoraggio degli incendi. La questione degli incendi che ogni anno consumano le foreste del mondo, come sta accadendo non solo in Russia ma anche in Indonesia, dovrebbe essere affrontata a livello internazionale durante i negoziati sul clima delle Nazioni Unite” conclude Borghi.
Ogni anno nella taiga si verificano alcuni incendi, ma le fiamme di questa estate hanno raggiunto dimensioni senza precedenti e molto probabilmente, a causa della situazione meteorologica, la situazione rimarrà catastrofica anche per le prossime due settimane.
In Russia, oltre il 90 per cento degli incendi avviene nelle cosiddette “zone di controllo”, ovvero aree in cui la legge non prevede che debbano essere spenti. Molti degli incendi che quest’anno stanno divampando nelle “zone di controllo” avrebbero potuto essere estinti in fase precoce, il che avrebbe ridotto significativamente l’area interessata dagli incendi e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.

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Come sconfiggere la crisi alimentare, sociale e climatica del mondo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Conferenza stampa 16 Ottobre (World Food Day 2018) h 11 Sala stampa Camera dei Deputati via della Missione 4. Il 16 ottobre si celebra il World Food Day 2018, ma non c’è molto da festeggiare. La Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) ci dice, infatti, che dal 2016 il numero delle persone che nel mondo ha fame è tornato ad aumentare: si stima che siano arrivate a 821 milioni – circa una persona al mondo su nove.
A Roma, in questi giorni, proprio presso la FAO, oltre 300 leader di organizzazioni contadine, donne, popoli indigeni, consumatori e associazioni, che rappresentano più di 12 milioni di abitanti del pianeta, provenienti da tutti i Paesi del mondo, stanno presentando il proprio Rapporto indipendente sull’applicazione delle Linee Guida volontarie per il diritto al cibo, lanciate nel 2004, e che avrebbero dovuto guidare i Governi nel combattere la fame nei propri territori.Ci sono sicuramente alcuni aspetti molto positivi favoriti dall’applicazione di queste Linee Guida: ad esempio negli anni successivi alla loro approvazione un numero significativo di Paesi (Kenya, Messico, Nepal, Bolivia, Egitto, Ecuador e altri) ha sancito il diritto al cibo e/o alla sovranità alimentare nelle proprie Costituzioni.D’altra parte però, esistono molte criticità ancora irrisolte: laddove ad esempio le Linee Guida riconoscono che i mercati integrati nei territori (a livello locale, nazionale e regionale) debbano essere sostenuti in quanto distribuiscono l’80% di tutto il cibo consumato nel mondo, ma nell’attuazione pratica accade ancora molto raramente, e quando accade viene considerato strategicamente complementare allo sviluppo industriale globale e intensivo.A questo si affianca poi la moltiplicazione da parte dell’Europa di trattati di liberalizzazione commerciale (come il CETA o gli EPA) con i propri principali partner economici, ricchi e poverissimi, che mettono la difesa della sovranità alimentare, dell’ambiente e dei diritti delle comunità in secondo piano rispetto agli interessi di poche grandi imprese a Nord e a Sud.
La conferenza stampa sarà l’occasione per ascoltare le voci dei rappresentanti delle organizzazioni italiane e internazionali, le loro denunce e proposte per sfamare il pianeta.
Tra gli invitati ci sono i gruppi politici che sostengono la campagna e i parlamentari di tutte le formazioni politiche.

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Giustizia sociale e climatica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 luglio 2010

Cancun. Prossimo appuntamento, la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico (COP 16) che si terrà nel prossimo dicembre a Cancun, in mezzo al percorso diversi appuntamenti per riattivarsi a mobilitarsi per cambiare modello di sviluppo e fermare il degrado sociale ed ambientale del pianeta, a cominciare dal prossimo 12 ottobre, giornata di azione globale per la giustizia sociale e climatica.
I movimenti sociali e le reti internazionali tra cui Climate Justice Now! protagonisti a Istanbul per il Forum Sociale Europeo in via di conclusione, hanno lanciato oggi un appello a tutti i soggetti sociali, i comitati, le reti, le organizzazioni di base ed i singoli cittadini per ricominciare a mobilitarsi di fronte ad una crisi economica, sociale ed ecologica senza precedenti, una chiamata che parte dagli stili di vita individuali, ma va a toccare i nostri modelli di produzione e consumo di cibo, beni materiali e immateriali, energia, i nostri modelli di vita nel loro complesso. Con l’obiettivo di porre rimedio, finalmente, al nostro debito ecologico con il resto del mondo.
Su http://www.fairwatch.splinder.com tutti gli aggiornamenti sul Forum Sociale di Istanbul e sui negoziati sul cambiamento climatico ed il commercio internazionale. Ulteriori aggiornamenti anche su http://www.worldsocialforum.info/

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