Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘climatici’

Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2022

Il progetto SAVEMEDCOASTS-2 (Sea level rise scenarios along the Mediterranean coasts), coordinato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e finanziato dalla Direzione Generale per la protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee (DG-ECHO), è presente al Forum Europeo di Protezione Civile.Tra i temi centrali del Forum, evento di incontro internazionale tra professionisti e decisori politici nell’ambito della protezione civile europea, la possibilità che nel prossimo futuro si verifichino eventi meteorologici estremi e la necessità di adattarsi ai nuovi potenziali rischi naturali. Tematiche, queste, di cui SAVEMEDCOASTS-2, nato nel 2019 come seconda fase del progetto SAVEMEDCOASTS, si è occupato ampiamente in questi anni offrendo una panoramica dei rischi connessi all’aumento del livello del mare indotto dai cambiamenti climatici e dalla subsidenza costiera nel Mediterraneo e fornendo proiezioni e scenari di aumento del livello marino fino al 2100.“Con SAVEMEDCOASTS-2 abbiamo concentrato gli sforzi sullo studio di alcuni dei principali delta fluviali e zone lagunari del Mediterraneo, dove la subsidenza naturale e antropica accelera gli effetti dell’ingressione marina, con conseguenti maggiori rischi di sommersione di tratti costieri ad alto valore naturale ed economico ed effetti a cascata sulle attività umane”, spiega Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e coordinatore del progetto. “Il nostro obiettivo è stato quello di aumentare la consapevolezza delle comunità costiere maggiormente esposte ai rischi di inondazione, i cui effetti attesi sono stati illustrati con delle mappe ad alta risoluzione che presenteremo anche qui a Bruxelles. Si tratta di strumenti importanti per i decisori politici, che possono così avere un supporto scientifico nella gestione consapevole delle coste”, conclude Anzidei.

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Cambiamenti climatici e povertà rurale

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2022

I leader mondiali chiedono investimenti urgenti e innovativi per aiutare le comunità rurali dei paesi più poveri del mondo ad adattarsi al cambiamento climatico. Parlando all’apertura della riunione annuale del Consiglio dei Governatori a cui partecipano 177 Stati membri del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) delle Nazioni Unite, i leader hanno sottolineato in particolare la vulnerabilità dei piccoli agricoltori ai gravi eventi meteorologici, come le tempeste che hanno devastato il Madagascar nelle ultime settimane uccidendo almeno 121 persone e distruggendo più di 176.000 ettari di terreno.In risposta alla minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per le popolazioni rurali, il Ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Daniele Franco, ha detto che quest’anno l’Italia aumenterà il suo impegno finanziario internazionale per far fronte ai cambiamenti climatici di tre volte, raggiungendo circa 1,5 miliardi di dollari all’anno fino al 2026. “Il cambiamento climatico, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità rappresentano una minaccia immediata per le risorse naturali, così come per la vita e i mezzi di sussistenza delle popolazioni rurali”, ha detto. E ha aggiunto: “I sistemi alimentari risentono fortemente degli shock climatici in rapido aumento. I loro effetti sono più gravi per le comunità rurali povere ed emarginate che pur essendo le più colpite, sono quelle che contribuiscono meno a tali fenomeni. Invertire queste tendenze richiede soluzioni innovative. Dobbiamo evitare che i progressi fatti all’interno dell’Agenda 2030 siano resi vani, a tal fine il Fondo svolge un ruolo chiave”.Nel suo discorso di apertura, il Presidente dell’IFAD, Gilbert F. Houngbo, ha sottolineato che i piccoli produttori sono colpiti duramente da una crisi che non hanno creato, eppure attualmente ricevono solo l’1,7% dei finanziamenti per il clima. Il cuore del problema è l’iniquità. Molte di queste soluzioni richiedono l’accesso alla finanza, secondo Sua Maestà Máxima Zorreguieta Cerruti d’Orange-Nassau, Regina dei Paesi Bassi, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la finanza inclusiva per lo sviluppo (UNSGSA). “L’agricoltura impiega due terzi delle popolazioni dell’Africa sub-sahariana e rappresenta quasi un terzo del PIL. Eppure i piccoli produttori rurali sono sistematicamente sotto finanziati – e lo sono ancora di più dopo la pandemia”, ha detto. “C’è un’opportunità per gli innovatori responsabili del settore privato di intervenire e contribuire a colmare il deficit di finanziamento globale di 170 miliardi di dollari, per aiutare i piccoli produttori ad avere accesso al credito e ai mercati”.Nel 2020, la fame nel mondo è aumentata in gran parte a causa del cambiamento climatico, della povertà e dell’impatto della pandemia da COVID-19. Una persona su 10 nel mondo oggi soffre la fame.Nei prossimi 3 anni, l’IFAD dedicherà almeno il 40% delle sue risorse principali ai finanziamenti per il clima. Attualmente sta mobilitando 500 milioni di dollari per il suo fondo climatico ASAP+ che vuole essere il più grande fondo per il clima dedicato ai piccoli produttori.

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COP26: un’opportunità per fissare obiettivi climatici più ambiziosi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile e Jess Williams, Analista investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Dopo l’ultimo summit, i paesi hanno inoltre compiuto straordinari progressi definendo gli obiettivi di azzeramento netto, pur non trattandosi di una componente formale dell’Accordo di Parigi (che richiede un aumento inferiore a 2 gradi con l’ambizione di fermarsi a 1,5 gradi). Contando anche l’adesione di Cina e Stati Uniti, si sono impegnati ad azzerare le emissioni nette i paesi che rappresentano il 70% delle emissioni globali. A confondere le cose, tuttavia, è il fatto che gli impegni di azzeramento netto non sempre si riflettono negli NDC nazionali. Anche l’Agenzia internazionale per l’energia (International Energy Agency, IEA) fa notare che questi obiettivi di zero emissioni nette non sono ancora avallati da politiche e misure di breve termine, e nel suo recente World Energy Outlook afferma che gli impegni climatici odierni consentono di raggiungere solo il 20% della riduzione delle emissioni entro il 2030 necessaria perché il pianeta possa conseguire lo zero netto entro il 2050. Ne consegue che sono necessari impegni ulteriori e più ambiziosi.Ciò sarà particolarmente rilevante per il settore energetico, in quanto quasi tutti gli obiettivi di zero netto provvisori dei mercati sviluppati prevedono di azzerare le emissioni di carbonio nei settori energetici entro il 2035. La COP26 si concentra inoltre sull’accelerazione dell’abbandono graduale del carbone. La COP26 rappresenta pertanto un’opportunità per i governi di stabilire obiettivi climatici più ambiziosi anche sul fronte delle politiche e degli investimenti, fornendo alle aziende maggiore certezza e trasparenza sugli impegni assunti per l’azzeramento netto. Si prevede che durante la COP26 i paesi sviluppati si assumeranno nuovi impegni in termini di finanziamenti per il clima e che concorderanno un piano concreto per erogare almeno USD 500 miliardi alle nazioni in via di sviluppo tra il 2020 e il 2024. Ma quand’anche si raggiungessero questi obiettivi, difficilmente sarebbero sufficienti. Secondo l’IEA, il rispetto degli impegni dell’Accordo di Parigi in termini di azzeramento netto nel 2050 richiede investimenti di circa USD 5.000 miliardi l’anno, ovvero USD 150.000 miliardi in 30 anni. La COP26 riuscirà a tenere fede a questa promessa? Alcuni sviluppi sembrano indicare se non altro un potenziamento dei finanziamenti. Lo scorso mese, il Presidente statunitense Joe Biden ha promesso di raddoppiare il suo contributo a USD 11,4 miliardi, ma sono fondi stanziati per il 2024 e non sono ancora stati approvati dal Congresso. Tutto ciò conta perché lo schema di negoziazione delle emissioni del Protocollo di Kyoto, il Clean Development Mechanism (CDM), viene visto dai più come un fallimento, e c’è il rischio concreto che l’Articolo 6 vada incontro alla stessa sorte. Piuttosto che promuovere obiettivi più ambiziosi, è opinione diffusa che gran parte delle riduzioni delle emissioni previste dal CDM sarebbe avvenuta comunque, o perché finanziariamente conveniente in assenza di crediti o perché obbligatoria per legge.Gli obiettivi di riduzione delle emissioni poco ambiziosi di Kyoto hanno lasciato molte nazioni con enormi surplus di crediti, pur non avendo conseguito una decarbonizzazione significativa. Un esempio di ciò è dato dalle nazioni dell’ex Unione Sovietica: questi paesi hanno superato gli obiettivi di riduzione delle emissioni in virtù del calo della produttività causato dalla recessione economica, e i crediti ottenuti per tale superamento sono perlopiù immotivati. Questo fenomeno, soprannominato “aria fritta” (“hot air”), è stato segnalato come un altro potenziale problema per l’Accordo di Parigi. Questa conferenza sul clima è la più attesa dopo quella di Parigi del 2015, pertanto la posta in gioco è alta. Tuttavia, i prodromi sono stati a dir poco contrastanti. Il fallimento del summit significherebbe altra incertezza e dunque altri ritardi nell’avanzamento della transizione energetica e nella mobilitazione della finanza verso gli investimenti verdi. Potrebbe inoltre incidere sui progressi delle politiche per il clima nazionali. Ad esempio, eventuali segnali di fallimento della COP26 potrebbero ridimensionare gli sforzi del Presidente Biden tesi ad implementare i suoi obiettivi climatici e far approvare la relativa legislazione negli Stati Uniti.

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Ninety One: occorre una sostenibilità di sostanza, non di numeri

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 ottobre 2021

Ninety One ha pubblicato il suo terzo rapporto annuale Global Environment Impact Report, che fornisce un’analisi dettagliata di ciò che chiamiamo “attribuzione di sostenibilità” per ogni azienda all’interno del portafoglio Global Environment – una valutazione del contributo di ciascuna azienda a un futuro più verde e più pulito, e insieme una prova dell’impatto ambientale positivo e una valutazione di altri aspetti legati ai fattori ESG.Gli effetti positivi dell’azione politica sul cambiamento climatico stanno iniziando a farsi sentire in più regioni, come dimostra il fatto che il 73% delle emissioni globali sia ora coperto da impegni nazionali verso il net zero. Inoltre, due importanti iniziative – la European Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), la Net Zero Asset Owners Alliance e l’Asset Managers Alliance – hanno migliorato lo scenario per gli investitori. Tuttavia, nonostante alcuni progressi nelle politiche, solo sei Paesi hanno effettivamente trasformato i loro impegni in leggi vincolanti e gli investimenti nella decarbonizzazione rimangono molto al di sotto di quanto richiesto, mentre continua ad aumentare, ogni anno, la “quantità” di decarbonizzazione necessaria per raggiungere il net zero. Ci sono stati miglioramenti nell’attività di reporting del rischio di carbonio delle società in portafoglio (emissioni di carbonio Scope 1, 2 e 3) e del suo impatto (carbonio evitato ), ma come previsto il tasso di miglioramento è rallentato. Quasi l’80% delle aziende ora riferisce le emissioni Scope 1 e 2, con il 40% che fornisce report e disclosure complete sul rischio di carbonio. Tre holding cinesi (Xinyi Solar, Wuxi Lead Intelligent e Sanhua Intelligent Controls) e NextEra Energy, il più grande fornitore mondiale di energia rinnovabile, hanno effettuato attività di reporting per la prima volta.Nell’ultimo anno, più di due terzi delle società in portafoglio hanno ridotto l’intensità delle emissioni Scope 1 e 2 e due terzi hanno aumentato il loro “carbonio evitato” assoluto. Inoltre, un terzo delle aziende ha ridotto l’intensità delle emissioni Scope 3. L’impegno proattivo con le aziende rimane vitale per aiutarle a comprendere le loro emissioni Scope 3 e, di conseguenza, a ridurre gli obiettivi. Attualmente, 14 delle 25 aziende in portafoglio hanno obiettivi espliciti di riduzione del carbonio e il 35% ha obiettivi approvati dall’iniziativa Science Based Targets (SBTi).Graeme Baker, Co Portfolio Manager della strategia Global Environment, ha dichiarato: “Mentre ci impegniamo ad allocare capitali verso società che crediamo stiano sviluppando prodotti e servizi che aiuteranno il mondo ad avvicinarsi il più possibile all’obiettivo degli 1,5 gradi, non crediamo di poter dire di vivere già in un mondo allineato a quegli obiettivi. Tutte le aziende fanno affidamento sulle comunità in cui operano per raggiungere i propri obiettivi climatici. Tuttavia, rimaniamo fiduciosi che inizieremo a vedere un maggior numero di azioni normative che ci consentiranno in futuro di poter dire che il mondo sarà finalmente allineato al target degli 1,5 gradi. Non sarebbe solo una grande notizia per il pianeta, ma riteniamo anche per le prospettive di crescita e rendimento delle nostre aziende”.

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Pompei si prepara ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2021

Nessun danno al patrimonio del sito di Pompei è stato rilevato a seguito del maltempo dei giorni scorsi che ha fatto scattare un’allerta meteo gialla in alcune zone della Campania, tra cui l’area vesuviana. Intanto, l’aumento di eventi meteorologici di forte intensità registrati negli ultimi anni e riconducibili a un più ampio contesto di cambiamenti climatici a livello globale, non vede inerti i funzionari del Parco Archeologico, che a causa della lunga storia degli scavi e della conformazione peculiare del patrimonio archeologico, presenta profili di particolare vulnerabilità.Nello specifico, il passaggio frequente tra estremi di siccità e piogge intense aumenta lo stress fisiologico a cui sono esposte le strutture millenarie. Con l’obiettivo di sviluppare soluzioni innovative per il monitoraggio del patrimonio, facendo leva anche su tecnologie avanzate, è stata firmata una convenzione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno.L’accordo prevede lo sviluppo di specifiche procedure e metodologie per lo screening delle condizioni di dissesto, ammaloramento e fragilità che possono determinare criticità o ridurre la sicurezza strutturale. Le attività di ricerca applicata saranno attuate anche mediante sviluppo di tesi e tirocini formativi.Si intende così integrare le attività di monitoraggio, manutenzione programmata e progettazione di nuovi interventi svolte dal personale del Parco con strumenti tecnologici in grado di indirizzare sempre meglio l’azione di tutela preventiva e manutenzione ordinaria.

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Commercialisti: Investimenti e cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2021

Attenzione puntata sulla Commissione europea che ha presentato una nuova norma europea per le obbligazioni verdi e una nuova strategia comune per la finanza sostenibile che definisce alcune iniziative per affrontare i cambiamenti climatici e le altre sfide ambientali, aumentando nel contempo gli investimenti, e l’inclusione delle piccole e medie imprese, nella transizione dell’UE verso un’economia sostenibile. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha pubblicato le raccomandazioni di riforma aggiornate per la regolamentazione dei servizi professionali alle imprese, inclusi i servizi contabili, le raccomandazioni riguardano le norme nazionali che disciplinano l’accesso a tali professioni e il loro esercizio, aspetti spesso identificati tra gli ostacoli più costanti per le imprese nel mercato unico. Dopo la prima emissione arrivata a metà giugno, la Commissione ha completato con successo la seconda e la terza emissione di bond per un totale di 25 miliardi di euro, destinati a coprire il fabbisogno di finanziamento per il Next Generation EU e sostenere la ripresa dell’Europa, sono quindi 45 i miliardi raccolti finora dall’esecutivo UE il cui obiettivo è raggiungere gli 80 miliardi entro l’anno.Tra gli altri temi analizzati dall’informativa dei commercialisti, il pacchetto di decisioni adottato dalla Commissione a sostegno della competitività e della capacità di innovazione dell’industria della difesa dell’UE. All’adozione del primo programma di lavoro annuale del Fondo europeo per la difesa (FED) fanno immediatamente seguito 23 inviti a presentare proposte per un totale di 1,2 miliardi di euro in finanziamenti dell’UE a sostegno di progetti collaborativi di ricerca e sviluppo nel settore della difesa. Nell’ambito del programma precursore del FED, il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), erano stati inoltre selezionati per un finanziamento 26 nuovi progetti, per una dotazione di oltre 158 milioni di euro. Infine un approfondimento sul nuovo rapporto OCSE su PMI e imprenditorialità esamina le misure adottate a sostegno delle piccole e medie imprese, analizza gli effetti a lungo termine della crisi ed evidenzia come i Paesi possono creare le condizioni per una ripresa più verde, sostenibile e inclusiva, la pandemia e le sue conseguenze hanno infatti rafforzato la resilienza delle PMI e creato nuove opportunità, attraverso le trasformazioni delle catene di valore globali, il rafforzamento di ecosistemi aziendali locali e la promozione verso la transizione verde e digitale.

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Disastri climatici

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2021

Mentre l’Europa vive spensierata i suoi campionati di calcio senza preoccuparsi della pandemia, notizie drammatiche irrompono dall’altro lato dell’Atlantico sul fronte del clima, aprendo un nuovo terreno di lotta, quasi a volerci ricordare che, dopo una storia fatta di guerre, l’umanità si trova ora di fronte a due guerre che potrebbero essere le ultime, e sollecitano a decisioni radicali. Della prima, la guerra atomica, sappiamo già da tempo che non potrebbe essere vinta. Per questo è stato solennemente stabilito e ripetuto fino al recente incontro dei “Due Grandi”, Biden e Putin a Ginevra, che non dovrà mai essere combattuta. Ma ora sappiamo che nemmeno la seconda potrà essere vinta, che non la vincerà nessuno. È la guerra climatica. Lo sappiamo da quando è giunta la notizia che Lytton, cittadina a 200 km da Vancouver in Canada, è in fiamme, la temperatura è giunta a 49,5 gradi, a fronte di un livello medio nello stesso periodo dell’anno di 24 gradi. Cinquecento sono i morti solo per questo, mentre a Verkhoyansk, nella Russia artica, si sono toccati, lo scorso 21 giugno, i 40 gradi. Analisti e scienziati di tutti i tipi hanno tirato fuori studi, rilevazioni e statistiche da cui si ricava che stia accadendo qualcosa di mai visto prima, qualcosa che non solo sembrava improbabile, ma del tutto impossibile secondo la climatologia passata. La Nasa ha diffuso uno studio da cui emerge che l’atmosfera terrestre ha immagazzinato una quantità “senza precedenti” di calore, raddoppiata in quasi quindici anni. La conclusione che se ne può trarre è che quell’aumento controllato del calore globale a cui era affidata la lotta al disastro ecologico incombente e su cui erano imbastite le strategie gradualiste come quelle adottate negli accordi di Parigi (che prevedevano perfino l’acquisto di quote di inquinamento aggiuntive da parte dei Paesi più ricchi) non è possibile, la battaglia è già stata perduta, ci sarebbe voluto un ribaltamento dei comportamenti collettivi, non una retorica riformista. I dolori sono oggi inevitabili Il problema politico che però oggi si pone è che, al contrario di quanto si può dire della guerra atomica, questa seconda guerra non può non essere combattuta, anzi proprio perché sconfitti dobbiamo decidere di assumercela come priorità assoluta, e dovremmo mettere nella seconda tutte le energie e le risorse che certamente investiremmo nella prima. Purtroppo però è proprio la risposta politica che manca. L’orgia degli incontri diplomatici delle ultime settimane, tanto esibita quanto inconcludente, lo dimostra. Lo schema proposto è sempre lo stesso, il mondo non è concepito come un sistema di soggetti in relazione tra loro di cui va organizzata al meglio la vita sulla terra, ma come una giungla appena un po’ civilizzata dopo l’invenzione hobbesiana dello Stato moderno, di cui va gestito il conflitto e in cui va coltivata l’inimicizia. Ciò non accade per caso. A monte c’è una cultura, che è quella intronizzata dall’Occidente, ed è la cultura dialettica, che sempre contempla due termini l’un contro l’altro armati, che in sé hanno la guerra come possibilità reale. È in questo schema che il “concerto delle Nazioni” che si è esibito nelle recenti rappresentazioni diplomatiche ha riproposto il conflitto Russia-Occidente come paradigma permanente, mentre già incombe il nuovo modello che introduce come obbligatoria, chissà perché, una conflittualità trilaterale che consacri come terzo nemico la Cina. L’intervista con cui il segretario di Stato americano Blinken è venuto a spiegare agli italiani la politica di Biden è stata chiarissima: con la Cina si potrà anche discutere di diritti umani, ciò che conta è che resti aperto il conflitto con lei in un mondo diviso. Invece il mondo è uno solo, La natura e la grazia ci chiamano a tutt’altra risposta, a un rovesciamento. Sarebbe piuttosto questo il momento di passare dalla dialettica all’armonia, da Hegel a Confucio, come del resto ci invitano a fare gli stessi cinesi, celebrando i cent’anni dalla fondazione del loro partito comunista e nonostante il pensiero di Mao. Sarebbe questo infatti il momento di passare dalla lotta per l’egemonia alla costruzione di un mondo inclusivo per tutti. Si può fare. È questo l’appello che viene da guerre che nessuno può più vincere, è questo l’appello che viene da papa Francesco e dai suoi fratelli di altre religioni che insieme ci stanno proponendo un’immagine inedita di un Dio che tutti unisce in sé nell’amore. E la politica e il diritto dovrebbero fare la loro parte, facendo dei popoli frantumati un solo popolo con una sola Costituzione in cui si possano riconoscere tutti. (fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Agricoltura: Cambiamenti climatici e parassiti

Posted by fidest press agency su sabato, 5 giugno 2021

L’agricoltura continua a soffrire dell’effetto combinato dei cambiamenti climatici e dell’incapacità della politica di affrontare i problemi alla radice – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Secondo l’ultimo rapporto diffuso dalla Fao, ogni anno fino al 40% della produzione mondiale va persa a causa dei parassiti, sempre più diffusi per via del riscaldamento globale. Il danno è enorme: i costi stimati delle malattie delle piante superano i 220 miliardi di euro, mentre il prezzo da pagare per gli insetti invasivi è di almeno 70 miliardi. Nonostante gli avvertimenti lanciati con cadenza regolare da scienziati e ricercatori, per risolvere i mali dell’agricoltura si continuano a rincorrere soluzioni che sono per lo più provvisorie – continua Tiso. Il diffuso ricorso ai pesticidi per rispondere alla sfide fitosanitarie può fornire solo un sollievo immediato. Risposte di questo tipo, inoltre, non sono prive di effetti collaterali e resteranno comunque parziali.Per ampliare la visione e aprire agli agricoltori nuove prospettive, è indispensabile superare l’approccio di tipo riduzionistico che si limita a cercare una soluzione specifica per ogni singolo problema. Per fare ciò è necessario adottare una strategia integrata, che si prenda veramente cura delle cause all’origine dei problemi del settore. In questo scenario, la rivoluzione agroecologica è l’unica scelta che può permettere di ottenere risultati duraturi a beneficio di produttori, consumatori e ambiente.

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Il PE investe 5,4 miliardi in progetti climatici e ambientali

Posted by fidest press agency su sabato, 1 Maggio 2021

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva l’accordo con i Paesi UE su LIFE, l’unico programma a livello UE dedicato esclusivamente all’ambiente e al clima. Entrerà in vigore retroattivamente dal 1° gennaio 2021.Il testo è stato approvato senza votazione perché non sono stati presentati emendamenti, secondo i termini della procedura legislativa ordinaria in seconda lettura.Il programma UE contribuirà a compiere il passaggio necessario verso un’economia ecologica, circolare, efficiente dal punto di vista energetico, a basse emissioni di carbonio e sostenibile per il clima, a proteggere e migliorare la qualità dell’ambiente e ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità.Il bilancio totale assegnato a LIFE nel compromesso sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 è di 5,4 miliardi di euro (prezzi correnti), di cui 3,5 miliardi di euro saranno destinati alle attività ambientali e 1,9 miliardi di euro all’azione per il clima.Per i finanziamenti, la Commissione dovrebbe dare la priorità ai progetti che, tra le altre cose, hanno un chiaro interesse transfrontaliero, il più alto potenziale di replicabilità e di adozione (nel settore pubblico o privato), o di mobilitare i maggiori investimenti. LIFE promuoverà anche l’uso di appalti pubblici verdi.Il programma contribuirà a rendere le azioni per il clima un aspetto fondamentale di tutte le politiche dell’UE e a raggiungere l’obiettivo generale di spendere almeno il 30% del bilancio dell’UE per gli obiettivi climatici. LIFE sosterrà anche molti progetti sulla biodiversità e contribuirà a spendere il 7,5% del bilancio annuale dell’UE per gli obiettivi della biodiversità dal 2024 e il 10% nel 2026 e nel 2027.La Commissione monitorerà e riferirà regolarmente sull’integrazione degli obiettivi del clima e della biodiversità, tracciando anche la spesa.

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I sindaci europei per fermare i cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2021

Nasce “Clima Comune”, la rete di sindaci a favore di StopGlobalWarming.eu, l’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa dall’attivista politico Marco Cappato che al raggiungimento di 1 milione di firme obbligherà la Commissione Europea a discutere della proposta di Carbon Tax, spostando la pressione fiscale dal lavoro alle emissioni di Co2, un’idea validata da ben 27 premi Nobel.Già oltre 60 le adesioni dei primi cittadini italiani a sostegno dell’iniziativa. Dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, di Milano, Giuseppe Sala, di Napoli Luigi De Magistris, ai sindaci di Bergamo, Giorgio Gori, Palermo, Leoluca Orlando, Firenze Dario Nardella (anche Presidente di Eurocities), Bari Antonio Decaro, Parma Federico Pizzarotti, Pesaro Matteo Ricci (anche Presidente di ALI-Autonomie Locali Italiane) e tanti altri. I sindaci promotori di StopGlobalWarming.eu hanno formalmente aderito alla campagna con una mozione locale, impegnandosi ad informare i cittadini sulla possibilità di firmare l’Iniziativa dei Cittadini Europei anche utilizzando il sito e gli spazi istituzionali del comune. “Clima Comune” in realtà ha già varcato i confini nazionali, dopo aver ottenuto anche la firma dei primi cittadini di sei città europee, tra cui Monaco, Francoforte, Dublino, Eindhoven e Dortmund.

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Usa, Rotta: “Con Biden lotta ai cambiamenti climatici più forte”

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

La lotta ai cambiamenti climatici si rafforza. Fra i primi atti che il presidente Biden firmerà ci sarà proprio il ritorno degli USA negli Accordi di Parigi sul Clima. Questo significa che l’Italia e la Ue ora hanno di nuovo un grande alleato in grado di spostare gli equilibri mondiali a favore di uno sviluppo sempre più sostenibile”, così Alessia Rotta presidente della commissione Ambiente della Camera.“È un segnale importante perché insieme potremo coinvolgere anche altri importanti Paesi nel progetto non più rinviabile di uno sviluppo che sia in grado contenere le emissioni nocive in atmosfera. Con Biden – continua Rotta – il Green New Deal diventa davvero possibile e con esso il consolidamento di un processo di profondo cambiamento nei modelli di produzione che dovrà avere al centro l’essere umano, la sua vita, la sua salute, e quindi l’ambiente in cui vive”.

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Cambiamenti climatici ed uso dei bacini

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2020

“Dobbiamo essere un Paese efficiente, dove non sia necessario un decennio per realizzare opere strategiche, altrimenti destinate ad essere obsolete ancor prima dell’inaugurazione; né deve essere generalizzato il modello di commissariamenti come per il ponte di Genova, perché è sufficiente avere regole e tempi certi, nonché il minimo necessario di burocrazia.” A richiamarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio (ANBI), intervenuto on-line alla presentazione del bilancio partecipato di “Romagna Acque – Società delle Fonti”. “Abituati al regolare succedersi delle stagioni con il loro corollario di piogge – prosegue il Presidente di ANBI – negli anni non sono stati costruiti invasi nel Nord Italia come invece è avvenuto nel Meridione. Oggi, però, sono cambiate le condizioni climatiche e non dobbiamo dare per scontato il consueto approvvigionamento idrico. Per questo, dobbiamo incrementare la resilienza delle nostre comunità, infrastrutturando il territorio anche dal punto di vista idraulico, superando la sindrome del Vajont come andiamo dicendo dal 2017, quando lanciammo, insieme all’allora Struttura di Missione #italiasicura, l’obbiettivo ventennale di 2.000 invasi medio-piccoli. Oggi il Piano ANBI per l’efficientamento della rete idraulica comprende, nel Nord Italia, 13 progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, per la realizzazione di altrettanti bacini per una capacità complessiva di 58.323.000 metri cubi; l’investimento previsto è di poco superiore ai 477 milioni di euro, capaci di garantire circa 2.400 posti di lavoro. Ci sono inoltre 4 invasi da completare e la necessità di liberare dall’interrimento altri 9 serbatoi, recuperando così un ulteriore capacità di accumulo idrico, pari a 4.237.500 metri cubi. Bisogna fare sinergia per ottimizzare le prossime risorse del Recovery Fund – conclude Vincenzi – Per questo, il nostro Piano prevede, nel quadro della transizione ecologica, che i futuri invasi siano ad uso plurimo e particolarmente attenti al rispetto ed alla valorizzazione del paesaggio e di fauna, flora e fiumi. Serve una nuova gestione della risorsa idrica nel segno della sostenibilità e per la quale è fondamentale il ruolo di regia, svolto dalle Autorità di Distretto Idrografico.”

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Il Presidente Sassoli al G7 Speaker’s Meeting sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Il Presidente del Parlamento europeo parteciperà alla riunione virtuale dei leader dei Parlamenti del G7 ospitata dalla Speaker del Congresso USA, Nancy Pelosi. Il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli parteciperà sabato 12 settembre dalle ore 13.00 alle ore 20.15 al G7 dei Presidenti dei Parlamenti. La riunione, virtualmente ospitata dalla Speaker del Congresso USA Nancy Pelosi, si svolgerà in remoto. David Sassoli prenderà la parola durante la cerimonia di apertura del “G7 Speaker Meeting” alle ore 13.00 e nel panel “Affrontare il Covid-19 e la crisi climatica per costruire un futuro più prospero, giusto ed eguale”, previsto per le ore 18.35 a porte chiuse. Nello stesso panel prenderanno la parola la Speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, il Presidente della Camera dei Deputati italiana Roberto Fico, Il Presidente della Camera dei Rappresentanti giapponese Tadamori Ōshima ed il Presidente del Bundestag tedesco Wolfgang Schäuble.

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Presentato il piano nazionale Anbi di adattamento ai cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

Suddiviso in 4 sezioni, raggruppa 3.869 progetti, perlopiù definitivi ed esecutivi, il Piano Nazionale per la Manutenzione Straordinaria e l’Infrastrutturazione di Opere per la Difesa Idrogeologica e la Raccolta delle Acque, redatto dall’ANBI e presentato dal suo Presidente, Francesco Vincenzi, in occasione della seconda giornata dell’Assemblea dell’ Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, quest’anno organizzata via streaming, in ottemperanza alle normative igienico-sanitarie anti Covid-19. L’ammontare complessivo dell’investimento previsto dal Piano ammonta a quasi 10.946 milioni di euro, in grado di garantire circa 54.700 posti di lavoro.La gran parte del Piano è dedicato alle Opere di Manutenzione Straordinaria per la Difesa Idrogeologica: sono 3.658 per un investimento di oltre 8.400 milioni di euro ed un’occupazione stimata in circa 42.000 unità. Il maggior numero di progetti (2015) interessa il Nord (Piemonte Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna), seguito dal Centro (1.224) e dal Sud (419).Il Sud Italia (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia) è però primo nella poco invidiabile classifica dei bacini da completare: sono 42, capaci di contenere 103.862.280 metri cubi d’acqua; per ultimarli servono oltre 565 milioni di euro con un’occupazione stimata in 2.826 unità. In tutto, le opere incomplete sono 66 (19 in Centro Italia e 5 al Nord), abbisognano di un investimento complessivo pari a circa 800 milioni di euro, con cui si garantiranno 4.000 posti di lavoro.
Il Meridione è, purtroppo, primo anche nel numero degli invasi bisognosi di manutenzione straordinaria a causa del progressivo interrimento: sono 45, la cui capacità complessiva (604.470.000 metri cubi) è ridotta dell’11,3% a causa di sedime, pari a 68.636.550 metri cubi; il costo per la rimozione del materiale è quantificato in 274,5 milioni di euro, capaci di garantire 1.372 posti di lavoro. In Italia sono complessivamente 90 i bacini (36 al Centro e 9 al Nord) condizionati dall’interrimento, che riduce del 10,7% la loro capacità; per ripulirli serviranno quasi 290 milioni di euro, che garantirebbero però 1.448 posti di lavoro.
Infine, nella sezione interessante i bacini di raccolta delle acque, il maggior numero di progetti (30) interessa il Nord Italia (capacità prevista: 100.345.000 metri cubi; investimento: ca.633 milioni di euro; 3.166 i posti di lavoro stimati); al Centro i progetti sono 17, mentre al Sud ne sono previsti 8. Per realizzare questi 55 interventi servono circa 1.455 milioni di euro, da cui dipenderebbero 7.276 posti di lavoro.“L’analisi dei dati – commenta il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi –conferma l’immagine di un’Italia a più velocità e con il Meridione, che vede risalire gli investimenti idrici più importanti al tempo della Cassa per il Mezzogiorno. Per questo, consci dei rischi derivanti dalla mancata infrastrutturazione del territorio al tempo dei cambiamenti climatici, chiediamo un vero Green New Deal per il nostro Paese, più determinazione nelle attività di contrasto all’estremizzazione degli eventi meteo, procedure esecutive più rapide ma non meno controllate, maggiori risorse destinate ad incrementare la capacità di resilienza dei territori e delle loro comunità.”

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La finanza nell’era dei cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

La Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato “The Green Swan”, Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici. Lo studio analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico. Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti. Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset “brown” rispetto a quelli “green” dovrebbero oggettivamente essere rivisti. Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità, ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici. Vi è poi la cosiddetta “finanza verde”, o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica. Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green. In merito, secondo la BRI, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia “de carbonizzata”.Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper “Il Cigno Verde”. Il nome si rifà forse al film americano “Black Swan” del 2010, ispirato dal balletto “Il lago dei cigni” del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici. Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto. Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento. Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.E’ opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo “vissuto”, tra gli altri, i crac della “bolla IT”, della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una “bolla verde”, questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. E’ facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo. (by Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Combattere i cambiamenti climatici e promuovere l’agroecologia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Significa far diventare gli agricoltori protagonisti del Green New Deal europeo – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, la nuova Pac non può che partire da chi vive ogni giorno la terra ed è in ultima analisi l’esecutore finale di tutte le politiche, le direttive e le leggi. Mentre i negoziati per la nuova politica agricola comune entrano nel vivo, è necessario mantenere alta l’ambizione ed evitare decisioni che piovano dall’alto, ascoltando le voci degli agricoltori per trovare risposte efficaci alle loro richieste – continua Tiso. Attendiamo indicazioni positive anche dalla presentazione della strategia per la biodiversità dell’Ue, in programma questo mese.Al recente Consiglio Ue per l’Agricoltura, la ministra Bellanova ha sottolineato che il Green New Deal “è un’occasione da non perdere” e che agricoltura e cibo di qualità sono parte della soluzione. Ma a Bruxelles persistono forti contraddizioni: la Corte dei conti europea ha avvertito che la Pac non può penalizzare la produzione biologica e quella che fa un uso ridotto di sostanze chimiche, raccomandando di inserire la lotta integrata ai parassiti come condizione per gli aiuti. Se c’è accordo sui principi, occorre lavorare per definire gli strumenti che li traducano in realtà senza più incertezze.

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Allo IUSS di Pavia il dottorato nazionale sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

La Scuola Superiore IUSS di Pavia ha recentemente deciso di orientare le attività di ricerca verso le grandi sfide che l’umanità deve affrontare per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per garantire lo sviluppo sostenibile. Sono temi per i quali è necessario mettere insieme competenze diverse fra loro e fra queste l’economia e il diritto, la scienza e l’ingegneria, la biologia e la medicina. Occorre fin da subito creare nuove competenze che sappiano comprendere la complessità dei fenomeni che governano le relazioni tra le attività dell’uomo e l’ambiente, tra le scelte politiche e le conseguenze sulla produzione industriale, tra il consumo del suolo e delle materie prime e le migrazioni.Per formare queste nuove figure la Scuola IUSS ha progettato un dottorato di ricerca nazionale che coinvolgerà molti Atenei italiani che contribuiranno con competenze specifiche a formare giovani laureati. Si tratta di un progetto che attiva due cicli di dottorato triennale con 60 borse di studio per ciclo, aperto alle università italiane sotto il coordinamento dello IUSS. Per il progetto il Ministro Fioramonti ha stanziato 3,9 milioni di euro sul fondo 2019 per le università. Il finanziamento assegnato allo IUSS coprirà i costi delle borse di dottorato e alcuni costi della ricerca e prevede un cofinanziamento da parte delle università partecipanti e di altri soggetti privati interessati alle sfide dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile.Il ruolo di guida nazionale che questo finanziamento conferisce allo IUSS su un tema di così importante prospettiva per il futuro e anche di forte impatto mediatico è certamente un riconoscimento della capacità dello IUSS di formare talenti e di guidare progetti ambiziosi e di rilevanza strategica per il Paese.

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Eurobarometro: protezione dei diritti umani in cima alla lista dei valori UE

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Diritti umani, libertà di parola e parità di genere i valori europei da salvaguardare. Il 52% degli intervistati considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente Il 59% è a favore del fatto che il proprio paese sia membro dell’UE.
L’Eurobarometro pubblicato martedì ha chiesto ai cittadini anche quale questione politica dovrebbe essere affrontata come una priorità dal Parlamento.Tradizionalmente, l’Eurobarometro autunnale chiede ai cittadini quale questione politica debba essere affrontata in via prioritaria dal Parlamento europeo. Per quanto riguarda i valori europei, una chiara maggioranza dei cittadini vede la protezione dei diritti umani nel mondo (48%), la libertà di parola (38%), l’uguaglianza di genere (38%) e la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE (33%) come i principali valori da preservare.Sebbene la classifica delle priorità mostri una variazione significativa tra i singoli Stati membri, per la prima volta il cambiamento climatico è in cima alla lista delle questioni importanti per i cittadini: quasi un terzo degli intervistati (32%) vuole che il Parlamento affronti la lotta ai cambiamenti climatici come priorità principale. La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale (31%), la lotta al terrorismo (24%) e la lotta alla disoccupazione (24%) sono le altre materie indicate come prioritarie.Anche in Italia la lotta ai cambiamenti climatici è salita nella scala delle priorità da affrontare, affiancando al secondo posto la necessità di sviluppare una politica comune di immigrazione e integrazione (25%). Un risultato secondo solo alla lotta alla disoccupazione giovanile e all’impegno per raggiungere la piena occupazione nella UE, considerati prioritari per il 37% degli italiani.
Nel corso dell’ultimo anno, le manifestazioni per il clima guidate dai giovani hanno mobilitato milioni di cittadini nell’UE e nel mondo. I dati dell’Eurobarometro riflettono questo trend: la maggioranza assoluta degli intervistati (52%) considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente, seguito dall’inquinamento atmosferico (35%), dall’inquinamento marittimo (31%), dalla deforestazione (28%) e dalla crescente quantità di rifiuti (28%). Inoltre, quasi sei europei su dieci ritengono che le proteste guidate dai giovani abbiano contribuito – tanto a livello europeo quanto a livello nazionale – al varo di nuove misure per affrontare l’emergenza climatica.Sei europei su dieci (59%) sono a favore della partecipazione del proprio paese all’UE
Con quasi sei europei su dieci (59%) a favore dell’appartenenza del loro Paese all’Unione europea, il sostegno dei cittadini all’UE si mantiene elevato per il terzo anno consecutivo. I risultati del sondaggio condotto nell’ottobre 2019 mostrano anche un aumento del livello di soddisfazione per il modo in cui la democrazia funziona nell’Unione: il 52% (+3 punti) degli europei condivide questo sentimento, sottolineando positivamente l’influenza esercitata dalle recenti elezioni europee e dalla maggiore affluenza degli elettori nel processo elettorale.I cittadini vorrebbero che il Parlamento svolgesse un ruolo più incisivo: il 58% degli intervistati chiede infatti un’Assemblea più influente. Si tratta di un aumento di 7 punti percentuali dalla primavera del 2019, arrivando a toccare il risultato più elevato dal 2007.
Una grande maggioranza desidera maggiori informazioni sull’UE
Infine, L’Eurobarometro offre alcune indicazioni su quali tipo di informazioni relative all’UE potrebbero interessare di più i cittadini e su come questi ultimi potrebbero essere maggiormente coinvolti nell’elaborazione delle politiche dell’Unione. In totale, tre quarti degli europei (77%) vorrebbero ricevere maggiori informazioni sulle attività delle istituzioni europee. Le conseguenze concrete della legislazione dell’UE a livello locale, regionale e nazionale, nonché le attività del Parlamento europeo e dei suoi membri sono tra i settori più rilevanti per i cittadini.

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Castelli: “Cambiamenti climatici condizionati da nostri comportamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Roma – “Negare i cambiamenti climatici, ed è avvenuto per oltre vent’anni, non investire sulla manutenzione del territorio e continuare a consentire la cemetificazione del suolo, sull’intero territorio nazionale, sono le tre cause dei disastri di questi giorni e dei mesi scorsi. La responsabilità è di una classe politica che ha anteposto motivi elettorali al futuro del nostro Paese e del pianeta. Lo ha detto bene ieri Luigi Di Maio.Negli ultimi decenni la politica ha rincorso troppo le situazioni emergenziali, tentando di correre al riparo delle catastrofi che di volta in volta si presentavano. Come quelle di queste ore.Servono invece interventi strutturali e un piano per il Green new deal. Quest’anno abbiamo avviato il piano “Proteggi Italia” contro il dissesto idrogeologico, 11 miliardi su base pluriennale. Nella Legge di Bilancio per il 2020 prevediamo ulteriori investimenti per le opere pubbliche da parte dei comuni ed un fondo ad hoc di oltre 4,5 miliardi per il Green new deal.
Dobbiamo fare un lavoro serio sulla sostenibilità ambientale, i cambiamenti climatici sono condizionati dai nostri comportamenti. Riconversione energetica, salvezza dell’ambiente ed energie pulite rappresentano la direzione giusta per mettere un freno a tutte queste sciagure.Come Governo, ovviamente, non faremo mancare tutta la vicinanza ed il supporto a chi è stato colpito da questa ondata di maltempo. Il Consiglio dei Ministri ha già stanziato le risorse per le primissime necessità. Ma, tutti assieme, dobbiamo invertire la rotta.
Personalmente voglio ringraziare il personale ed i volontari della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e tutto il personale delle forze dell’ordine per la professionalità e l’impegno con cui stanno intervenendo per alleviare il dolore e le sofferenze di chi risiede nei territori colpiti”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Venezia Marghera Lunedì 25 Marzo 2019 (ore 11 – Sala Confindustria Made in Venice) Confidustria Venezia, Via delle Industrie, 19 Kyoto Club e Confindustria Venezia conferenza stampa in occasione dei vent’anni di Kyoto Club sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14) a Palazzo Labia (programma pdf in allegato) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima.
Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, Presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club – CEO di Novamont e Presidente di Terna, Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i Vicepresidenti dell’Associazione: Gianluigi Angelantoni, Presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, Vicepresidente del Coordinamento FREE.

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