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Posts Tagged ‘climatici’

La finanza nell’era dei cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

La Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea ha pubblicato un rapporto intitolato “The Green Swan”, Il Cigno Verde. Le banche centrali e la stabilità finanziaria nell’era dei cambiamenti climatici. Lo studio analizza i legami tra gli effetti del cambiamento climatico e la finanza e afferma che le conseguenze del cosiddetto global warming potrebbero portare a una nuova forma di rischio finanziario sistemico. Oggi non si valuterebbero correttamente i valori degli asset, dei crediti e degli investimenti perché non si tengono in giusta considerazione i rischi insiti nei cambiamenti climatici. Vi sarebbero, per esempio, perdite non adeguatamente coperte dalle assicurazioni poiché i loro modelli attualmente ignorano la dimensione ecologica degli investimenti. Di conseguenza, se i governi dovessero applicare delle regole più stringenti sulle emissioni di CO2, i relativi valori degli asset “brown” rispetto a quelli “green” dovrebbero oggettivamente essere rivisti. Il clima può impattare sul rischio finanziario in tre modi: eventi meteorologici straordinari (inondazioni, terremoti, incendi, siccità, ecc), la transizione verso un’economia a bassa produzione di CO2, con effetti sui livelli di profitto e di sostenibilità economica, e i risarcimenti da pagare per eventi causati dal cambiamento climatico. In verità, già da molto tempo il settore delle assicurazioni analizza questi aspetti. Gli operatori vorrebbero integrarli nei modelli macroeconomici. Vi è poi la cosiddetta “finanza verde”, o presunta tale. Stanno crescendo gli strumenti finanziari green, come le obbligazioni, i green bond. Ne sono già in circolazione per circa 800 miliardi di dollari e potrebbero superare i 1.500 entro il 2024. Non sono molti. Rappresentano poco più dell’1,5% del totale delle obbligazioni. Sono titoli finalizzati alla raccolta di risparmi per investirli in progetti di varia natura ecologica. Sembra che si stia pensando di creare delle agenzie di rating mirate al rischio finanziario relativo al cambiamento climatico. Interessati sarebbero anzitutto le assicurazioni, gli analisti della qualità dei crediti, i fondi d’investimento, con un portafoglio differenziato di titoli, e i fondi pensione interessati in investimenti nel sociale e nel green. In merito, secondo la BRI, il ruolo delle banche centrali dovrebbe diventare molto importante, considerato che i governi saranno sempre più chiamati a formulare politiche pubbliche relative al clima e all’ambiente. Anche i sistemi fiscali dovranno presto adeguarsi a un’economia “de carbonizzata”.Molti ambienti della finanza e dei mass media hanno accolto molto positivamente il paper “Il Cigno Verde”. Il nome si rifà forse al film americano “Black Swan” del 2010, ispirato dal balletto “Il lago dei cigni” del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij, in cui emerge il lato oscuro autodistruttivo della doppia personalità del personaggio centrale, una danzatrice classica. In quest’ottica, alcuni già si preparerebbero a spiegare la possibile relazione di causa ed effetto tra il cambiamento climatico e un’eventuale futura crisi finanziaria. Non vorremmo che ciò possa fornire l’alibi per altri salvataggi con i soldi pubblici. Indubbiamente una maggiore attenzione all’ambiente naturale e umano è cosa necessaria e positiva. L’economia sostenibile, l’energia più pulita, la lotta all’inquinamento, soprattutto della plastica, sono sfide ineludibili per il futuro del nostro pianeta e dell’umanità. Né si può ignorare, del resto, lo stimolo che in merito viene dalla società. Ben venga, quindi, che tutti, anche la finanza, se ne vogliano far carico. Senza però essere ingenui e manipolabili.Non vorremmo che si sia intravisto nell’economia verde e nella finanza verde un nuovo strumento di speculazione e di profitto. Non possiamo dimenticare che sono state le grandi banche too big to fail e la finanza speculativa a provocare la crisi finanziaria ed economica globale più grave della storia. Queste non hanno certamente badato a evitare danni per i cittadini e per l’ambiente. Né sembra che nel frattempo abbiano dimostrato pentimento o un diverso orientamento. Certo fa effetto vedere che il recente Forum Economico di Davos sia stato quasi completamente dedicato all’ambientalismo. E che personaggi come Mark Calney, il governatore di quella Bank of England che è nel centro finanziario mondiale della City londinese, e l’amministratore delegato del maggior fondo americano, BlackRock, abbiano a Davos tessuto le lodi della green economy. Non li vediamo come tanti San Paolo, convertiti davanti alla Porta di Damasco.E’ opportuno ricordare che negli ultimi 20 anni abbiamo “vissuto”, tra gli altri, i crac della “bolla IT”, della bolla immobiliare con i mutui sub prime e di quella dei derivati otc. Non vorremmo che oggi la stessa finanza voglia costruire una “bolla verde”, questa volta direttamente con i soldi pubblici. Infatti, è noto che tutti i governi del mondo e le grandi istituzioni politiche internazionali vogliono mettere in campo migliaia di miliardi di dollari per investimenti verdi ed ecologici. Si pensi all’Unione europea. E, si sa, la finanza speculativa è famelica. E’ facile dichiararsi difensori dell’ambiente, è più difficile esserlo. (by Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Combattere i cambiamenti climatici e promuovere l’agroecologia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 febbraio 2020

Significa far diventare gli agricoltori protagonisti del Green New Deal europeo – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, la nuova Pac non può che partire da chi vive ogni giorno la terra ed è in ultima analisi l’esecutore finale di tutte le politiche, le direttive e le leggi. Mentre i negoziati per la nuova politica agricola comune entrano nel vivo, è necessario mantenere alta l’ambizione ed evitare decisioni che piovano dall’alto, ascoltando le voci degli agricoltori per trovare risposte efficaci alle loro richieste – continua Tiso. Attendiamo indicazioni positive anche dalla presentazione della strategia per la biodiversità dell’Ue, in programma questo mese.Al recente Consiglio Ue per l’Agricoltura, la ministra Bellanova ha sottolineato che il Green New Deal “è un’occasione da non perdere” e che agricoltura e cibo di qualità sono parte della soluzione. Ma a Bruxelles persistono forti contraddizioni: la Corte dei conti europea ha avvertito che la Pac non può penalizzare la produzione biologica e quella che fa un uso ridotto di sostanze chimiche, raccomandando di inserire la lotta integrata ai parassiti come condizione per gli aiuti. Se c’è accordo sui principi, occorre lavorare per definire gli strumenti che li traducano in realtà senza più incertezze.

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Allo IUSS di Pavia il dottorato nazionale sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

La Scuola Superiore IUSS di Pavia ha recentemente deciso di orientare le attività di ricerca verso le grandi sfide che l’umanità deve affrontare per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per garantire lo sviluppo sostenibile. Sono temi per i quali è necessario mettere insieme competenze diverse fra loro e fra queste l’economia e il diritto, la scienza e l’ingegneria, la biologia e la medicina. Occorre fin da subito creare nuove competenze che sappiano comprendere la complessità dei fenomeni che governano le relazioni tra le attività dell’uomo e l’ambiente, tra le scelte politiche e le conseguenze sulla produzione industriale, tra il consumo del suolo e delle materie prime e le migrazioni.Per formare queste nuove figure la Scuola IUSS ha progettato un dottorato di ricerca nazionale che coinvolgerà molti Atenei italiani che contribuiranno con competenze specifiche a formare giovani laureati. Si tratta di un progetto che attiva due cicli di dottorato triennale con 60 borse di studio per ciclo, aperto alle università italiane sotto il coordinamento dello IUSS. Per il progetto il Ministro Fioramonti ha stanziato 3,9 milioni di euro sul fondo 2019 per le università. Il finanziamento assegnato allo IUSS coprirà i costi delle borse di dottorato e alcuni costi della ricerca e prevede un cofinanziamento da parte delle università partecipanti e di altri soggetti privati interessati alle sfide dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile.Il ruolo di guida nazionale che questo finanziamento conferisce allo IUSS su un tema di così importante prospettiva per il futuro e anche di forte impatto mediatico è certamente un riconoscimento della capacità dello IUSS di formare talenti e di guidare progetti ambiziosi e di rilevanza strategica per il Paese.

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Eurobarometro: protezione dei diritti umani in cima alla lista dei valori UE

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Diritti umani, libertà di parola e parità di genere i valori europei da salvaguardare. Il 52% degli intervistati considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente Il 59% è a favore del fatto che il proprio paese sia membro dell’UE.
L’Eurobarometro pubblicato martedì ha chiesto ai cittadini anche quale questione politica dovrebbe essere affrontata come una priorità dal Parlamento.Tradizionalmente, l’Eurobarometro autunnale chiede ai cittadini quale questione politica debba essere affrontata in via prioritaria dal Parlamento europeo. Per quanto riguarda i valori europei, una chiara maggioranza dei cittadini vede la protezione dei diritti umani nel mondo (48%), la libertà di parola (38%), l’uguaglianza di genere (38%) e la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE (33%) come i principali valori da preservare.Sebbene la classifica delle priorità mostri una variazione significativa tra i singoli Stati membri, per la prima volta il cambiamento climatico è in cima alla lista delle questioni importanti per i cittadini: quasi un terzo degli intervistati (32%) vuole che il Parlamento affronti la lotta ai cambiamenti climatici come priorità principale. La lotta contro la povertà e l’esclusione sociale (31%), la lotta al terrorismo (24%) e la lotta alla disoccupazione (24%) sono le altre materie indicate come prioritarie.Anche in Italia la lotta ai cambiamenti climatici è salita nella scala delle priorità da affrontare, affiancando al secondo posto la necessità di sviluppare una politica comune di immigrazione e integrazione (25%). Un risultato secondo solo alla lotta alla disoccupazione giovanile e all’impegno per raggiungere la piena occupazione nella UE, considerati prioritari per il 37% degli italiani.
Nel corso dell’ultimo anno, le manifestazioni per il clima guidate dai giovani hanno mobilitato milioni di cittadini nell’UE e nel mondo. I dati dell’Eurobarometro riflettono questo trend: la maggioranza assoluta degli intervistati (52%) considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente, seguito dall’inquinamento atmosferico (35%), dall’inquinamento marittimo (31%), dalla deforestazione (28%) e dalla crescente quantità di rifiuti (28%). Inoltre, quasi sei europei su dieci ritengono che le proteste guidate dai giovani abbiano contribuito – tanto a livello europeo quanto a livello nazionale – al varo di nuove misure per affrontare l’emergenza climatica.Sei europei su dieci (59%) sono a favore della partecipazione del proprio paese all’UE
Con quasi sei europei su dieci (59%) a favore dell’appartenenza del loro Paese all’Unione europea, il sostegno dei cittadini all’UE si mantiene elevato per il terzo anno consecutivo. I risultati del sondaggio condotto nell’ottobre 2019 mostrano anche un aumento del livello di soddisfazione per il modo in cui la democrazia funziona nell’Unione: il 52% (+3 punti) degli europei condivide questo sentimento, sottolineando positivamente l’influenza esercitata dalle recenti elezioni europee e dalla maggiore affluenza degli elettori nel processo elettorale.I cittadini vorrebbero che il Parlamento svolgesse un ruolo più incisivo: il 58% degli intervistati chiede infatti un’Assemblea più influente. Si tratta di un aumento di 7 punti percentuali dalla primavera del 2019, arrivando a toccare il risultato più elevato dal 2007.
Una grande maggioranza desidera maggiori informazioni sull’UE
Infine, L’Eurobarometro offre alcune indicazioni su quali tipo di informazioni relative all’UE potrebbero interessare di più i cittadini e su come questi ultimi potrebbero essere maggiormente coinvolti nell’elaborazione delle politiche dell’Unione. In totale, tre quarti degli europei (77%) vorrebbero ricevere maggiori informazioni sulle attività delle istituzioni europee. Le conseguenze concrete della legislazione dell’UE a livello locale, regionale e nazionale, nonché le attività del Parlamento europeo e dei suoi membri sono tra i settori più rilevanti per i cittadini.

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Castelli: “Cambiamenti climatici condizionati da nostri comportamenti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 novembre 2019

Roma – “Negare i cambiamenti climatici, ed è avvenuto per oltre vent’anni, non investire sulla manutenzione del territorio e continuare a consentire la cemetificazione del suolo, sull’intero territorio nazionale, sono le tre cause dei disastri di questi giorni e dei mesi scorsi. La responsabilità è di una classe politica che ha anteposto motivi elettorali al futuro del nostro Paese e del pianeta. Lo ha detto bene ieri Luigi Di Maio.Negli ultimi decenni la politica ha rincorso troppo le situazioni emergenziali, tentando di correre al riparo delle catastrofi che di volta in volta si presentavano. Come quelle di queste ore.Servono invece interventi strutturali e un piano per il Green new deal. Quest’anno abbiamo avviato il piano “Proteggi Italia” contro il dissesto idrogeologico, 11 miliardi su base pluriennale. Nella Legge di Bilancio per il 2020 prevediamo ulteriori investimenti per le opere pubbliche da parte dei comuni ed un fondo ad hoc di oltre 4,5 miliardi per il Green new deal.
Dobbiamo fare un lavoro serio sulla sostenibilità ambientale, i cambiamenti climatici sono condizionati dai nostri comportamenti. Riconversione energetica, salvezza dell’ambiente ed energie pulite rappresentano la direzione giusta per mettere un freno a tutte queste sciagure.Come Governo, ovviamente, non faremo mancare tutta la vicinanza ed il supporto a chi è stato colpito da questa ondata di maltempo. Il Consiglio dei Ministri ha già stanziato le risorse per le primissime necessità. Ma, tutti assieme, dobbiamo invertire la rotta.
Personalmente voglio ringraziare il personale ed i volontari della Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e tutto il personale delle forze dell’ordine per la professionalità e l’impegno con cui stanno intervenendo per alleviare il dolore e le sofferenze di chi risiede nei territori colpiti”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post su Facebook.

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Imprese e cambiamenti climatici: le priorità per un’economia amica del clima

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Venezia Marghera Lunedì 25 Marzo 2019 (ore 11 – Sala Confindustria Made in Venice) Confidustria Venezia, Via delle Industrie, 19 Kyoto Club e Confindustria Venezia conferenza stampa in occasione dei vent’anni di Kyoto Club sarà presentato il convegno in programma nel pomeriggio (ore 14) a Palazzo Labia (programma pdf in allegato) e saranno affrontate le priorità dal punto di vista delle imprese, per un’economia amica del clima.
Alla conferenza stampa interverranno: Vincenzo Marinese, Presidente di Confindustria Venezia e Rovigo, Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club – CEO di Novamont e Presidente di Terna, Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club. Saranno presenti anche i Vicepresidenti dell’Associazione: Gianluigi Angelantoni, Presidente di Angelantoni Industrie e Francesco Ferrante, Vicepresidente del Coordinamento FREE.

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Cambiamenti climatici e ricadute sull’ecosistema

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

“Da anni i Consorzi di bonifica sono sensori dei cambiamenti climatici in atto, dovendone affrontare, anche in questi giorni, le conseguenze. Per ciò, aderiamo con convinzione al primo #climatestrike organizzato internazionalmente dai giovani, condividendo il preoccupato monito del Presidente della Repubblica: siamo sull’orlo di una crisi climatica globale. Siamo orgogliosi che il logo ANBI sia stato accettato dagli organizzatori fra i partner dell’iniziativa ed abbiamo invitato tutti i Consorzi di bonifica italiani a condividere, venerdì 15 Marzo (#FridaysForFuture), con una significativa foto sui social, le motivazioni della protesta giovanile”: ad annunciarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto a Palmanova ad un workshop sul futuro della Bonifica, organizzato nell’ambito di un’azione cofinanziata dalla Commissione Europea.Dopo l’Emilia Romagna è, infatti, il Nordest a guardare con preoccupazione lo stato delle risorse idriche, considerando l’assenza di precipitazioni e lo scarso manto nevoso sulle montagne.
L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici per il Distretto delle Alpi Orientali (competente sui bacini dell’Adige, del Brenta-Bacchiglione, del Piave e del Tagliamento), riunitosi a Trento con una settimana d’anticipo a causa della situazione in atto, indica come i dati relativi ai serbatoi nivali (neve) ed al livello nei laghi di montagna segnalino una situazione non ancora critica, ma che va seguita con grande attenzione.
Nello specifico, i manti nevosi sulle montagne del bacino del fiume Adige sono al 43% rispetto alla media del periodo; quelli del bacino Brenta Bacchiglione sono al 18% e quelli del Piave sono al 27%.In Veneto, il lago di Pieve di Cadore è al 70% della sua capacità massima; il lago del Mis è al 62%, quello di Santa Croce è al 65%, mentre il bacino del Corlo è al 50%.“Alla luce di questi dati – commenta Andrea Crestani, Direttore di Anbi Veneto – l’Autorità definisce l’attuale scenario come livello di severità idrica bassa, poichè la domanda d’acqua è soddisfatta (la stagione delle irrigazioni deve ancora iniziare), ma gli indicatori mostrano un trend sfavorevole con assenza di precipitazioni e temperature troppo elevate .”“La vitale importanza dell’acqua trattenuta nei bacini – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale ANBI – è confermata anche dai dati del Friuli Venezia Giulia, dove la presenza delle riserve idriche dei laghi artificiali di Ravedis e Barcis garantisce una certa tranquillità. Per questo, ribadiamo la necessità di aprire i cantieri previsti dal Piano Nazionale Invasi, chiedendo al contempo il finanziamento di ulteriori progetti esecutivi, che i Consorzi di bonifica ed irrigazione hanno pronti. Diversa è la situazione nel bacino del fiume Isonzo, le cui caratteristiche idrologiche e la condizione transfrontaliera con la Slovenia sollecitano una sua infrastrutturazione per garantire disponibilità idrica costante alle campagne italiane.”“La sfida – conclude il Presidente di ANBI – è tenere unito il Paese, anche nella gestione idrica, per non perdere la sfida della competitività nel settore agroalimentare, che vale 45 miliardi di export, l’86% del quale è irriguo, perché senza disponibilità d’acqua non c’è qualità agricola.”

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Senza uno stop alla deforestazione un miliardo di migranti climatici entro il 2050

Posted by fidest press agency su martedì, 12 marzo 2019

San Miniato. “Se i governi non prenderanno urgenti misure per contenere i cambiamenti climatici, entro il 2050 si troveranno a dover far fronte a un miliardo di migranti climatici”. L’impressionante dato, contenuto in un’analisi del Club di Roma, è stato al centro degli interventi della seconda mattinata di lavori del 15esimo Forum Internazionale Greenaccord dell’informazione per la Salvaguardia della natura, in corso a San Miniato. A causare quello che potrebbe essere il più grande esodo della storia dell’uomo è l’incessante riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi che sta causando. “Questi eventi – ha ricordato la giornalista finnico-canadese della rete Greenaccord Kaarin Rugiero – dagli anni 80 ad oggi sono triplicati. Ma inondazioni, tempeste, tifoni o, al contrario, siccità e ondate di calore estreme non sono solo problemi climatici. Hanno infatti un impatto sociale enorme sugli esseri umani. E ciò li trasformerà in un’emergenza mondiale che produrrà conflitti, carestie, malattie”.“Per questo occorre affrontare la realtà dei cambiamenti climatici come un rischio esistenziale immediato” ha spiegato Jinfeng Zhou, segretario generale China Biodiversity Conservation and Green Development Foundation. “Ma al momento l’andamento delle emissioni sta registrando un un decremento insufficiente a sostenere le azioni di mitigazioni climatiche. Bisogna intervenire ad esempio per bloccare i combustibili fossili. In Cina abbiamo già introdotto dei limiti ai veicoli che li utilizzano, spingendo verso l’uso di combustibili alternativi come le rinnovabili, l’eolico e il solare”.Nel corso della mattinata è stata presentata una fotografia dello stato di salute delle aree verdi nel Mediterraneo. “Un’area critica per quanto riguarda il controllo, il monitoraggio e l’adattamento ai cambiamenti climatici” ha spiegato Giuseppe Scarascia Mugnozza, professore ordinario di selvicoltura ed ecofisiologia forestale dell’università della Tuscia. “Attorno al Mare Nostrum si concentra il 30% del turismo mondiale, che è un’importante causa della pericolosa tendenza al sovrasfruttamento della terra”. In questo senso, le foreste “rappresentano l’infrastruttura ecologica verde più importante della regione del Mediterraneo, con 25mila specie presenti e un’importante quantità di acqua e suolo conservati. Inoltre – ha ricordato il docente – possono assorbire fino al 30% della Co2” per questo vanno preservate e protette con attenzione, puntando “sulla bioeconomia che ci consenta di applicare una gestione sostenibile del capitale naturale del nostro pianeta”. Ma, secondo uno studio della Fao, solo il 15% delle foreste è collocato nel sud del bacino mediterraneo e il dato è in diminuzione a fronte di una loro crescita nelle regioni settentrionali.Altra area nella quale le foreste sono sottoposte a un pericoloso e rapido depauperamento è il Sud-Est asiatico. A ricordarlo è stata Woro Supartinah, responsabile comunicazione del Network for Riau Forest Rescue, che ha presentato i dati relativi ai polmoni verdi presenti in Indonesia. “Le foreste di torba, che coprono oltre 20 milioni di ettari di suolo in Indonesia, sono tra le più vaste al mondo e svolgono una funzionalità ecologica fondamentale in quanto sono preziosissime riserve di carbonio. L’Indonesia conserva il 57% di gigatonnellate del carbonio sotto queste foreste” ha detto l’ambientalista.
Una situazione forse peggiore la stanno vivendo alcuni territori africani a partire dal Kenya dove la deforestazione va di pari passo con “drammatiche condizioni di povertà che colpiscono soprattutto le donne” ha raccontato Teresa Muthoni Maina Gitonga, dell’International Tree Foundation. “Il Kenya – ha sottolineato l’ambientalista – è il Paese con la minor presenza boschiva dell’Africa, il 7,2% di copertura, con oltre l’80% di aree desertificate. Per questi motivi, l’International Tree Foundation sta portando avanti un ambizioso progetto per la piantumazione di 20 milioni di alberi nelle foreste kenyiote”.
Spesso però proteggere il patrimonio boschivo è un lavoro difficile e complesso anche per colpa di legislazioni che nulla fanno per incentivarne la tutela. Accade ad esempio in Russia dove “le leggi rendono difficile il nostro lavoro e le Ong ambientali non sono affatto ben viste” ha denunciato Andrey Laletin, presidente del Friends of the Siberian Forests. “In Siberia si trova un altro dei polmoni verdi del Pianeta – ha spiegato ai giornalisti presenti – e le foreste occupano 515 milioni di ettari, il 40% di tutto il territorio. Vi abitano almeno 20 popolazioni indigene. Tutte queste foreste si trovano sul permafrost e sempre più spesso di registrano incidenti boschivi che hanno favorito lo scioglimento del metano, un gas serra 30 volte più pericoloso rispetto alla Co2”.Invertire la tendenza è un compito gravoso ma necessario. Ad ogni latitudine. E cruciale è l’apporto anche del settore industriale. Le aziende più lungimiranti lo stanno facendo, per cercare tra l’altro di cancellare gli errori fatti in passato. “Sostenibilità e profitti devono e possono essere coniugati” ha osservato Valeria Bracciale, del dipartimento Innovation & Sustainability di Enel. “Il nostro amministratore delegato sta infatti operando per integrare sempre di più il nostro business con la tutela del territorio e del suo patrimonio naturale. Per riuscirci è fondamentale lavorare con le comunità locali per salvaguardare la biodiversità”.

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Cambiamenti Climatici e Disastro di Livorno

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

climateA dieci anni dalla prima e unica Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici in Italia, promossa dall’allora Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e che rappresentò un punto di svolta per il Paese nelle politiche di adattamento e tutela ambientale, si è svolta questa mattina alla Sala “Caduti di Nassirya” di Palazzo Madama la conferenza stampa celebrativa del decennale. L’incontro è stato promosso su iniziativa di Loredana De Petris, Presidente del Gruppo Misto al Senato e di Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente della Fondazione UniVerde) in collaborazione con ISPRA – SNPA, Isola della Sostenibilità e SOS Terra Onlus. “Quando lanciai i temi del cambiamento e dell’adattamento climatico, era chiaro che il riscaldamento terreste e i danni prodotti dai gas serra avrebbero messo seriamente a rischio i nostri territori e la popolazione. Alcuni ebbero il coraggio di strumentalizzare la Conferenza e il lavoro dei validi tecnici e scienziati che collaborarono alla sua preparazione – commenta Pecoraro Scanio – Avere perso dieci anni è stato un crimine, ora basta ritardi. Fenomeni estremi come bombe d’acqua e alluvioni stanno stravolgendo lo scenario climatico del Paese e il recente disastro di Livorno ci ricorda che le nostre città sono vulnerabili ai pericoli. Non è accettabile perdere vite umane. Il Governo deve approvare subito il Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e varare un vero programma di manutenzione del territorio. Serve un controllo continuo sulla qualità dei lavori in corso, anche con droni, e la possibilità per i cittadini di seguire sul web l’avanzamento delle opere di messa in sicurezza”.
Da un’analisi dei dati ISPRA relativi al 2007, il 10% del territorio italiano era interessato da forte criticità idrogeologica, mentre le ultime stime ci dicono che la percentuale delle aree a rischio è quasi raddoppiata (19,4%). La popolazione esposta a rischio frana ammontava a 992.403 abitanti e oggi è passata a 1.247.679, mentre quella esposta a rischio alluvione ha quasi raggiunto i 2 milioni di persone e questi dati, sia per le frane che per le alluvioni, considerando solo i residenti nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata arrivando a oltre 9 milioni se si considerano anche gli abitanti che vivono in aree a scenario di pericolosità media e scarsa. L’ISPRA, infatti, ha evidenziato un trend positivo degli interventi a mitigazione del rischio idrogeologico, solo nel biennio 2007-2008. Dal 2009, invece, gli stessi dati confermano l’assenza di programmazione. Durante la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici si evidenziò come l’anomalia della temperatura media si attestasse allora a + 1 °C rispetto al trentennio 1961-1990: in meno di dieci anni è passata a + 1,58 °C con il 2017 già entrato nella storia per le roventi temperature raggiunte. Per quanto riguarda le precipitazioni, negli ultimi anni, al fenomeno di improvvise bombe d’acqua e alluvioni si sono succeduti periodi di prolungata siccità alla quale è inesorabilmente collegata la desertificazione che interessa il 40% del territorio nazionale, soprattutto nelle regioni meridionali e nelle isole.“Sono stati persi dieci anni dall’allarme lanciato nel settembre 2007 e ora occorre approvare subito il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici – ha dichiarato la Sen. Loredana De Petris – In Parlamento lavoreremo affinché ciò avvenga nei prossimi mesi”.“Con le conseguenze dei cambiamenti climatici abbiamo avuto a che fare spesso in questi dieci anni dalla prima Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici e quanto accaduto questa estate ha rappresentato purtroppo una sintesi di ciò che potrebbe accadere se non decidiamo di attuare tutte quelle azioni di mitigazione e di adattamento che tali cambiamenti impongono di fare – dichiara con una nota il Presidente dell’ISPRA Stefano Laporta – Iniziative come quella di oggi ed il ruolo della stampa sono fondamentali per sensibilizzare l’opinione pubblica e anche per sollecitare gli stessi media a trattare più spesso i temi legati alla tutela ambientale, e non solo in occasione di disastri o emergenze, perché risultati concreti possono nascere anche da un’opera costante di divulgazione. L’ISPRA come l’intero Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente garantisce l’impegno su tutto il territorio nazionale, attraverso l’elaborazione, la diffusione di dati, la realizzazione di stime di emissione di gas serra, la valutazione degli effetti delle misure di riduzione e la messa punto di un set di indicatori di cambiamenti del clima e dei relativi impatti”.Sono intervenuti all’incontro, moderato dal giornalista di “La Repubblica” Antonio Ciancullo: Loredana De Petris (Presidente Gruppo Misto, Senato della Repubblica), Alfonso Pecoraro Scanio (Presidente Fondazione UniVerde), Valerio Giannubilo (Responsabile evento e comunicazione Isola della Sostenibilità), Serena Pellegrino (Vice Presidente Commissione Ambiente, Camera dei Deputati), Fulco Pratesi (Presidente Onorario WWF Italia), Roberto Caracciolo (Coordinatore generale della 1° Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici 2007, ISPRA), Giuseppe Onufrio (Direttore esecutivo, Greenpeace Italia), Rossella Muroni (Presidente Legambiente), Valerio Rossi Albertini (Fisico CNR).

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Cambiamenti climatici e maltempo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 settembre 2017

livorno pioggia“Non credo che questa sia una emergenza, sarebbe sbagliato chiamarla emergenza…”. Lo ha detto il ministro per l’ambiente Gian Luca Galletti arrivando a Livorno per un vertice al centro operativo, sottolineando così come quanto successo ieri nella città toscana è il frutto “dei cambiamenti climatici e non solo”. Come governo abbiamo stanziato milioni di euro per ripulire i fiumi e i tombini, questi soldi vanno spesi”.
Non abbiamo elementi per sostenere, di conseguenza, che quanto accaduto sia responsabilita’ delle amministrazioni locali che non sono state in grado di fare prevenzione coi mezzi e fondi messi a loro disposizione. Ma le parole di un ministro non vanno mai prese alla leggera. A corollario, pensiamo -pur nella sua ridotta dimensione nel contesto italiano ed internazionale (Irma in primis)- a quanto accaduto nella capitale Roma, allagata per l’ennesima mancanza di pulizia di caditoie et simili, cosi’ come denunciamo da anni. E poi, ogni citta’, inclusa quella da cui scriviamo Firenze, ha la sequela di danni e disastri che, sostanzialmente, accadono per la mancanza di prevenzione e/o sottovalutazione degli eventi climatici.
Cosa accade? Lo sanno tutti, pochi ci pensano, e ancor meno pochi cercano di agire.
Il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, non e’ piu’ armonizzato ai nostri modelli di vita e di sviluppo. Per fare solo un piccolo e “banale” esempio: la casetta -anche economica- agognata proprio sul mare, nelle Keys Island di fronte a Miami, o la casetta sulle coste genovesi, sono un pericolo per la nostra vita. O ancora, gli alberi dei viali delle nostre citta’, oltre ad essere belli ed ombrosi, vanno valutati per la loro resistenza ad intemperie con ben oltre 100 Km/h (come se Trieste con la sua bora fosse ovunque). Niente di nuovo. Abbiamo sempre visto (e sottovalutato) le immagini di eventi climatici estremi in Paesi del Terzo e Quarto Mondo, con case e citta’ sventrate, morti a bizzeffe, essenzialmente per la mancanza di resistenza delle infrastrutture…. Ebbene, questa mancanza di resistenza, sia per la accentuata forza degli eventi sia perche’ gli stessi si manifestano in luoghi prima solo marginalmente toccati, oggi riguarda anche noi. E sembra che siamo solo agli inizi di una esclation sempre piu’ cruenta, diffusa e che raggiungera’ luoghi considerati fino ad oggi sicuri (per restare a casa nostra: qualcuno pensava o prevedeva quello che e’ accaduto a Livorno?).
Siamo allarmisti, visto che anche le piu’ alte autorita’ (pensiamo ai ministri della nuova amministrazione Usa) ridimensionano fenomeni e preoccupazioni? Non lo sappiamo. Registriamo, fotografiamo, ascoltiamo, ci informiamo e leggiamo -per esempio- quello che ha detto il nostro ministro Galletti.
Gia’ sentiamo le voci dei cosiddetti realisti dell’oggi: “Eh, ma quanto ci costerebbe rivedere tutti i nostri modelli e le nostre realizzazioni infrastrutturali? Impossibile agire, meglio mettere i tamponi quando ci sono i buchi”. Crediamo che questo approccio forse poteva andare bene fin all’altro ieri, ma oggi, anche in termini economici, siamo sicuri che costa meno tappare i buchi che non spendere per i cambiamenti prima che i buchi si manifestino? Sempre, ovviamente, di voler guardare oltre il proprio naso e il proprio giardino.
Il particolare e il generale. Questa e’ una riflessione per la conseguenziale azione di ognuno nel proprio ambito: il legislatore che deve approvare le norme, l’amministratore che deve renderle esecutive, fino al privato che deve mettere -piu’ resistente, piu’ costosa e coi materiali del caso- la tettoia al proprio capanno o la tenda alla propria veranda. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc) (foto fonte: Il fatto quotidiano)

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Le città alla sfida del clima

Posted by fidest press agency su martedì, 30 maggio 2017

clima nel mondo1Roma Mercoledì 31 Maggio 2017, ore 9:30 Dipartimento di Architettura, Aula Urbano VIII Via Madonna dei Monti 40. Il crescente impatto di fenomeni meteorologici estremi in diverse aree del globo ha posto i cambiamenti climatici al centro dell’attenzione scientifica e mediatica. Sono, inoltre, sempre più evidenti i danni economici, sociali e ambientali provocati dal riscaldamento globale che potrebbero aumentare in futuro. In particolare nelle aree urbane, che sono responsabili della maggior parte delle emissioni climalteranti. Per questo è sempre più urgente dedicare alle città un’attenzione specifica nell’ambito delle strategie di adattamento. Il convegno sarà l’occasione per ricostruire il quadro dell’impatto dei cambiamenti climatici sul territorio italiano e per ragionare sull’urgenza di nuovi approcci politici alla questione. Saranno presentati studi e ricerche sull’impatto dei cambiamenti climatici nelle aree urbane e parteciperanno esponenti del mondo della ricerca e delle istituzioni.

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Greenpeace su lotta a cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 maggio 2017

taorminaTaormina. Commentando quanto emerso in fatto di lotta ai cambiamenti climatici da questa due giorni di G7 a Taormina, Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International, dichiara:«Europa, Canada e Giappone hanno oggi preso una posizione chiara, dimostrando di nuovo quanto Trump sia lontano dal resto del mondo sul tema dei cambiamenti climatici. Gli esiti del G7 confermano che la transizione energetica non è arrestabile, ma i leader devono adesso mantenere la determinazione e assicurarsi che il prossimo G20 segni maggiore ambizione dal punto di vista delle politiche climatiche. Il Presidente Trump deve ora tornare a Washington e fare la scelta giusta, per affrontare seriamente il tema dei cambiamenti climatici e prendere parte alla salvaguardia del clima con il resto del mondo».

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Stabilizzare il Mediterraneo

Posted by fidest press agency su domenica, 26 febbraio 2017

mediterraneoBRUXELLES / PRN Africa / I leader locali e regionali di tutto il Mediterraneo e dell’Unione europea hanno esortato i governi nazionali e la comunità internazionale a collaborare più strettamente con i sindaci e i governatori regionali per contribuire a stabilizzare il Nord Africa e il Medio Oriente.I sindaci, i governatori regionali e i rappresentanti regionali all’Assemblea regionale e locale euromediterranea (ARLEM), riunitasi a Malta il 23 febbraio, hanno espresso la loro speciale preoccupazione per il conflitto in Libia e per le sfide della migrazione e dei cambiamenti climatici.
Durante la loro principale riunione dell’anno, i membri dell’ARLEM, che provengono dal Comitato europeo delle regioni (CdR) e dagli Stati partner non membri dell’UE nella regione del Mediterraneo, hanno evidenziato la recente cooperazione con città libiche come prova del fatto che, anche in circostanze difficili, le città possono creare partenariati che contribuiscono alla stabilizzazione. In una risoluzione sulla Siria, inoltre, hanno dichiarato di essere “pronti a fornire sostegno alla popolazione siriana nei suoi sforzi volti a porre fine alla guerra civile e a combattere l’estremismo e la radicalizzazione”, segnalando che “tale aiuto inizia nelle città vicine al confine che accolgono i rifugiati e affrontano l’emergenza umanitaria”.Il Copresidente dell’ARLEM e Presidente del CdR, Markku Markkula , ha dichiarato: “non possiamo avere realmente un’Europa prospera e sicura se i paesi vicini sono in preda all’instabilità. L’ iniziativa di Nicosia , attraverso la quale i partner europei e mediterranei condividono il loro know-how con le autorità libiche e danno loro sostegno pratico, è solo un esempio di come gli enti locali e regionali possano avere un reale valore aggiunto, attraverso strumenti come la diplomazia delle città e la cooperazione decentrata. Solo lavorando insieme sul campo l’UE sarà in grado di trovare risposte sostenibili alla crisi migratoria, alla tratta di esseri umani, alle guerre e alla minaccia del terrorismo.”
Carmelo Abela , Ministro degli affari interni e della sicurezza nazionale di Malta, che esercita attualmente la presidenza del Consiglio dell’Unione europea ha detto: “Solo quando avremo istituito un quadro per la migrazione gestito dalle autorità invece che dai trafficanti potremo dire di star affrontando il fenomeno migratorio in modo efficiente e efficace”. Ha poi aggiunto: “L’Unione europea è seriamente impegnata ad affrontare le cause profonde della migrazione in collaborazione con i paesi partner di origine e di transito. Nel contesto dell’UE, Malta ha sempre sostenuto questa posizione e questa resta una priorità per il nostro paese, nella sua veste di semplice Stato membro dell’UE o di paese che esercita la Presidenza del Consiglio. La nostra cooperazione transcontinentale dovrebbe essere quanto più completa possibile e dovrebbe attribuire lo stesso valore a tutti e cinque i settori prioritari concordati nel piano d’azione comune della Valletta.”
Gli enti locali siriani non erano rappresentati alla riunione dell’ARLEM, ma una delegazione dalla Libia guidata dal sindaco di Tripoli, Abdelrauf Beitelmal , e dal sindaco di Zintan, Mustafa al-Baroni , e comprendente rappresentanti di Bengasi, Sebha, Sirte e Tobruk è intervenuta alla sessione plenaria dell’ARLEM e al convegno sul tema della migrazione il 22 febbraio.
I flussi migratori in provenienza dalla Libia sono stati uno dei temi centrali del convegno sulla migrazione e della sessione plenaria. Sono intervenuti, tra gli altri, Bettina Muscheidt , capo della delegazione dell’UE in Libia; Jose Carreira , direttore esecutivo dell’EASO (European Asylum Support Office); Vincenzo Bianco (IT/PSE), relatore del CdR sull’asilo e sindaco di Catania, il cui porto ha ricevuto negli ultimi anni molte migliaia di migranti in seguito a operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, e Peter Bossman (SI/PSE), relatore del CdR sui partenariati dell’UE con i paesi terzi in materia di migrazione.Nel corso della riunione, l’ARLEM ha adottato una raccomandazione sulla politica dell’energia e del clima, elaborata da Mohamed Sadiki , sindaco di Rabat, e una raccomandazione sulla cooperazione transfrontaliera nel Mediterraneo, elaborata da Francesco Pigliaru , presidente della regione Sardegna. Il Marocco sta perseguendo da quasi un decennio un’ambiziosa politica di transizione. La Sardegna ospita l’autorità di gestione di un programma di cooperazione transfrontaliera istituito nell’ambito dello Strumento europeo di vicinato dell’UE.Tra le altre decisioni adottate dall’ARLEM a Malta, vi è quella di inviare membri in Tunisia per monitorare le elezioni locali di quest’anno, nell’ambito di una missione organizzata dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa.

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Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2015

ParigiParigi. La Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), che riunisce le comunità luterane dell’intera penisola, rende noto di aver inviato un appello alle istituzioni della Repubblica affinché il nostro Governo reciti un ruolo attivo e deciso nell’ambito della XXI Conferenza delle Parti (COP21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che avrà inizio a Parigi il prossimo 30 novembre.
L’appello è stato rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.Secondo la CELI, infatti, l’Italia ha la possibilità di diventare un leader morale nel proteggere e rendere possibile un clima futuro che sia al servizio dei bisogni di tutti gli uomini.
E ha il dovere di farlo sia agendo all’interno del nostro Paese sia spingendo affinché vengano assunti impegni audaci nel corso di un evento mondiale in cui le delibere e le misure prese dagli Stati partecipanti saranno decisive per l’esistenza delle generazioni attuali e future.
Come evidenziato in un passaggio della lettera, “siccità disastrose, inondazioni massive e forti tempeste distruggono sempre più spesso vite, proprietà e mezzi di sussistenza. Gruppi già svantaggiati come donne, bambini e popolazioni indigene sono quelli più colpiti. (…) E’ giunto il momento di concludere un accordo ambizioso ed equo.”L’appello della CELI nasce in risposta all’invito della Federazione Luterana Mondiale (FLM) – comunione globale di 145 Chiese con oltre 72 milioni di Cristiane e Cristiani in 98 nazioni – di sensibilizzare le autorità nazionali sull’urgenza di un accordo globale ed equilibrato sul clima in grado di superare gli interessi dei singoli Stati.In particolare, la CELI – già impegnata, come le altre Chiese luterane nel mondo, ad attuare concretamente la transizione verso uno stile di vita sempre più rispettoso dell’ambiente – invita il Governo italiano a considerare, nel corso delle negoziazioni, la necessità di:
Determinare un quadro di iniziative che siano in grado di contenere, dopo il 2020, l’incremento medio del riscaldamento della superficie terrestre ben al di sotto di 2°C Agire, da oggi e fino al 2020, per mitigare i rischi climatici con la contestuale assunzione – da parte dell’Italia e degli altri paesi sviluppati – di un visibile ruolo guida in conformità a quanto stabilito nel corso di COP17 (Durban 2011)
Focalizzarsi fortemente sulle politiche di adattamento e resilienza ai mutamenti climatici, con speciale riguardo alla tutela delle popolazioni povere e vulnerabiliIncludere, in un accordo per il periodo successivo al 2020, le perdite e i danni derivanti dai cambiamenti climatici, affinché gli interessi di coloro che non possono più adeguarsi a questi effetti vengano tutelati ora ed in futuro
Pianificare in modo trasparente, sia a breve sia a medio-lungo termine, le misure (anche finanziarie) necessarie alla realizzazione degli interventi climatici urgenti nei paesi in via di sviluppo.La CELI, le sue Comunità e tutti i suoi membri pregano affinché COP21 possa davvero condurre all’accordo di cui il mondo ha bisogno.

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Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2010

Cancun, Le Reti della società civile presenti a Cancun per la Conferenza Onu delle Parti sul cambiamento climatico (COP16) denunciano il tentativo da parte di un piccolo gruppo di Paesi industrializzati (tra cui il Canada, la Russia ed il Giappone) di affossare definitivamente il Protocollo di Kyoto in favore di un accordo meno vincolante.  Il Governo messicano starebbe preparando una bozza da presentare una bozza di Accordo che possa dare nuova linfa all’Accordo di Copenhagen trasformandolo nell’Accordo di Cancun. Un passaggio molto rischioso per il percorso multilaterale della Conferenza, con una nuova forzatura da parte di quei pochi Paesi che rifiutano un accordo realmente vincolante preferendo uno schema volontario e difficilmente verificabile. Notizie confermate dalla conferenza stampa dei Paesi dell’ALBA (Bolivia, Venezuela, Nicaragua, Ecuador) che proprio ieri avevano denunciato pressioni da parte di alcuni Paesi per bloccare i negoziati sul secondo periodo di impegni del Protocollo di Kyoto che dovrebbe partire nel 2012. “Siamo in un momento molto delicato del negoziato” ha dichiarato Alberto Zoratti dell’organizzazione equosolidale italiana Fair, presente come osservatrice a Cancun, “perché le manovre in corso ricordano i momenti più bui della Conferenza di Copenhagen, quando pochi Paesi si arrogarono il diritto di decidere per tutti”. La prospettiva che abbiamo davanti, continua Zoratti “è molto preoccupante e ci parla di incapacità di contrastare un clima che cambia velocemente, con impatti pesanti sulle economie del Sud del mondo, dove molte piccole comunità umane stanno vivendo situazioni al limite del tollerabile, come ci viene continuamente riferito dai partner dei nostri progetti equosolidali di Bangladesh, India ed America Latina”. Tutto questo avviene mentre sui media internazionali rimbalzano le ultime rivelazioni di Wikileaks che svelano le grandi manovre dei Paesi industrializzati, Stati Uniti in testa, per affossare la lotta al cambiamento climatico in accordo con gli interessi delle grandi imprese. Una sorta di omicidio premeditato che ha visto i primi passi la scorsa Conferenza delle Parti in Danimarca con l’imposizione del famigerato “Accordo di Copenhagen”.  “Notizie che se confermate” conclude Zoratti, “sarebbero di una gravità assoluta e getterebbero ulteriore discredito su una classe politica globale interessata a salvare le banche ma evidentemente distratta sul cambiamento climatico, una delle più grandi sfide del nostro tempo. Ci auguriamo un immediato cambiamento di rotta, le proiezioni dell’Unep parlano del rischio di un aumento di 5°C alla fine del secolo, di un mare che sta crescendo di 3.3 mm all’anno di media e di una temperatura già cresciuta di 0.76°C negli ultimi cento anni. La posta in gioco è troppo alta per essere sacrificata a tatticismi di bassa lega”.

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Cambiamenti climatici e paesi poveri

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

L’Italia rischia di essere la principale responsabile di un buco di 357 milioni di euro che impedirà all’Europa di aiutare i paesi poveri ad affrontare i cambiamenti climatici nel triennio 2010-2012. Questo a dispetto della dichiarazione del presidente del Consiglio Berlusconi prima del vertice sul clima di Copenhagen l’anno scorso, quando annunciò un contributo dell’Italia di 600 milioni di euro in tre anni.  “Non possiamo credere che il presidente del Consiglio Berlusconi voglia rimangiarsi la promessa fatta un anno fa prima di Copenhagen. Anche un anno fa c’era la crisi e non si può continuare a usarla come alibi per non mantenere gli impegni in sede europea”, denuncia Farida Bena, portavoce di Oxfam Italia. “Ancora una volta l’Italia sta trascinando l’Europa verso il basso, minandone la credibilità internazionale. È già successo quest’anno con gli aiuti europei ai paesi poveri; ora rischiamo di ripetere la figuraccia sui cambiamenti climatici. Domani, alla riunione dei ministri delle finanze dell’Ue, l’Italia dovrebbe chiarire una volta per tutte che manterrà quanto promesso dal presidente del Consiglio. Ciò significa prevedere subito delle risorse aggiuntive per i cambiamenti climatici nella legge di stabilità finanziaria 2011, attualmente in discussione in parlamento”.    L’Unione Europea si è impegnata a versare 7,2 miliardi di Euro per il triennio 2010-2012 per aiutare i paesi più indigenti ad affrontare i cambiamenti climatici. Un impegno che molto probabilmente non riuscirà a mantenere a causa dell’Italia, che sta più che dimezzando i suoi contributi per il 2011-12. “Sembra che l’Italia stia indietreggiando”, osserva Elise Ford portavoce di Oxfam International a Bruxelles. “Questo significa che l’Europa non riuscirà a mantenere nemmeno i suoi impegni finanziari minimi in materia di cambiamenti climatici”.

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Nuovi obiettivi post Kyoto

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2010

Greenpeace esprime apprezzamento per la posizione dell’Unione europea che si rende disponibile a definire nuovi obiettivi post-Kyoto per la riduzione delle emissioni. Un risultato ottenuto nonostante la lunga opposizione di alcuni governi, tra cui quello italiano che ha accettato questo mandato “in spirito di compromesso” solo dopo la riunione del Consiglio Ambiente dell’Ue dello scorso 14 ottobre. Alla fine, e contro la volontà dell’Italia, ha prevalso la posizione di quei Paesi che non vogliono ripetere il flop di Copenhagen ma andare avanti comunque per salvare il clima, senza collegare a vincoli negoziali rigidi un’ “eventuale adesione” agli accordi post-Kyoto. Greenpeace chiede con forza che si arrivi a un accordo sul clima equo, ambizioso e vincolante ma non si può andare a negoziare con posizioni rigidamente predefinite come richiesto dall’Italia. La posizione adottata oggi dall’Ue apre invece la strada alla possibilità di realizzare accordi strategici con Paesi in Via di Sviluppo ed economie emergenti, come la Cina, l’India e il Brasile. Con l’attuale stallo del “Climate Bill” negli Stati Uniti, questa cooperazione è di importanza cruciale. “È un’opportunità che l’Ue – commenta Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia –  non deve sprecare per riconquistare una leadership malamente persa a Copenhagen, dov’è stata lasciata fuori dalla stanza dei bottoni” Ormai gli obiettivi di riduzione del 20 per cento delle emissioni di CO2 nell’Ue sono praticamente raggiunti. L’Ue, come propone anche la Commissione Europea, può rilanciare la sua economia, creando innovazione tecnologica e occupazione, con un programma di tagli alle emissioni che giunga almeno al 30% di riduzione al 2020. Una simile decisione confermerebbe in pieno la leadership dell’Europa nella lotta ai cambiamenti climatici.

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Venezia: lotta cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

Nuovo importante traguardo per Thetis, società di ingegneria italiana con sede nell’Arsenale storico di Venezia, appena entrata con un ruolo di primo piano nella progettazione delle più avanzate strategie che si stanno sviluppando a livello europeo con l’obiettivo di rispondere alle sfide imposte dall’emergenza planetaria del “climate change”.  Thetis, infatti, parteciperà alla gestione dell’European Topic Centre (ETC-CCA), innovativo centro europeo, che si occuperà di impatti, vulnerabilità e strategie di adattamento al cambiamento climatico. Un passo molto significativo per l’ulteriore valorizzazione delle solide competenze maturate in questo settore dalla società che, tra l’altro, è impegnata nella realizzazione di un importante studio per il programma della Banca Mondiale finalizzato al ripristino ambientale del bacino del Mar Morto.
Thetis è parte del Consorzio internazionale costituito da dieci partner e coordinato dal Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC), che appunto si è di recente aggiudicato il contratto quadro per la gestione triennale (2011-2013) del nuovo ETC dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA). Per quanto riguarda l’impegno di Thetis nel Consorzio e nell’ETC, la Divisione responsabile è quella dell’Ingegneria Ambientale e del Territorio (DIAT), e il coordinamento è affidato al dott. Emiliano Ramieri. “Ci occuperemo soprattutto di valutazione integrata degli impatti dei cambiamenti climatici sulle aree costiere – dichiara il dott. Ramieri – e delle relative strategie di adattamento valorizzando le competenze acquisite in questi anni in diversi studi relativi alla salvaguardia della Laguna di Venezia eseguiti per conto del Consorzio Venezia Nuova”.

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Popoli e cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

Prende il via oggi, lunedì 19 aprile a Cochabamba, in Bolivia, la Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e Diritti della Madre Terra , convocata dal governo di Evo Morales all’indomani del nulla di fatto del vertice dei governi sul Clima svoltosi a dicembre a Copenaghen. Circa 15.000 i delegati che si aspettano nei locali dell’Università di Tiquipaya, che ospiterà l’evento. Tra essi il Nobel Adolfo Perez Esquivel, Naomi Kline, Josè Bove, Miguel D’Escoto, Francois Houtard, Alberto Acosta.  Saranno presenti a Cochabamba anche novanta delegazioni governative provenienti dai cinque continenti. Per l’atto pubblico dell’ultimo giorno arriveranno, oltre al presidente Morales, anche i presidenti Chavez, Correa, Lugo. La Conferenza mondiale costituisce un importante momento di confronto, articolazione ed alaborazione di proposte che vede per la prima volta assieme la partecipazione di realtà sociali, accademiche ed istituzionali: movimenti sociali, scienziati, intellettuali, sindacati, forze politiche, governi. L’obiettivo è quello di arrivare alla prossima Conferenza delle Parti sul clima – COP16, che si terrà tra novembre e dicembre a Cancun, in Messico, con una posizione concertata che sia frutto di un percorso largamente condiviso, rappresentativo delle realtà sociali ed istituzionali degli oltre 170 paesi che saranno presenti a Cochabamba. Tra i principali punti che verranno discussi a Cochabamba, la proposta di creare un Tribunale di Giustizia Climatica; l’approvazione di una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra da sottoporre all’Assemblea delle Nazioni Unite, la proposizione di un Referendum Mondiale sul Cambiamento Climatico e la richiesta di riconoscimento di un debito ecologico e climatico del Nord nei confronti del Sud del mondo. L’evento internazionale arriva in una data importante per la memoria boliviana: i dieci anni dalla Guerra dell’Acqua dell’aprile 2000, quando proprio a Cochabamba la popolazione si mobilitò in massa contro la privatizzazione delle risorse idriche riuscendo ad ottenerne la ripubblicizzazione. Proprio il 22 aprile infine, giorno della chiusura della Conferenza, ricorre la Giornata Mondiale della Terra. Una ragione in più per far cadere in questa ricorrenza un appuntamento che ha come obiettivo ultimo proprio quello di contribuire – attraverso analisi, proposte, costruzione di alternative – alla salvezza del pianeta.

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Parlamento europeo: “Caffè Europa”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2010

Milano 23 aprile 2010 ore 10,30 Corso Magenta, 59 Sala Conferenze del Parlamento europeo “Caffè Europa”, l’incontro mensile di approfondimento delle tematiche più rilevanti per il territorio/i e i media, affrontate dal Parlamento Europeo nel corso della Sessione di Strasburgo, che verranno discusse con i nostri Europarlamentari. I temi della settimana saranno: 1) Rete trans-europea dei trasporti;  Obiettivi strategici per i trasporti marittimi fino al 2018; 2) L’adattamento ai cambiamenti climatici – il Libro Bianco della Commissione Europea; Relatore On. Vittorio PRODI ; 3) Programma di lavoro della Commissione Europea per il 2010 4) Agricoltura e cambiamenti climatici – agricoltura in zone caratterizzate da svantaggi naturali – Politica Agricola Comune semplificata per l’Europa; 5) Una nuova agenda digitale per l’Europa; 6) Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo e Fondo di coesione alla luce del Trattato di Lisbona e della crisi finanziaria; 7) Bilancio generale UE: discarico 2008 (comprese la Fondazione europea per la formazione professionale, Torino, e l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, Parma); 8) Lotta contro le frodi nel settore dell’IVA; Le interrogazioni e le dichiarazioni presentate dagli onn: Luigi De Magistris, Lara Comi, Cristiana Muscardini su varie tematiche.

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