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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘clinical oncology’

Meeting annuale 2020 della American Society of Clinical Oncology (ASCO)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

Foster City (California) e Santa Monica (California) Si terrà dal 29 al 31 maggio 2020. I dati degli abstract per il meeting ASCO includono le terapie cellulari frutto dell’impegno in R&D di Kite, cui si aggiunge magrolimab, un anticorpo monoclonale sperimentale anti-CD47 sviluppato da Forty Seven, Inc., l’azienda recentemente acquisita da Gilead. I risultati aggiornati di uno studio di fase Ib condotto con magrolimab in pazienti con sindrome mielodisplastica (MDS, myelodysplactic syndrome) e con leucemia mieloide acuta (LMA) – inclusi pazienti con LMA con mutazioni P53, fortemente bisognosi di una cura – saranno al centro di una presentazione orale (Abstract #7507). Inoltre, i nuovi dati sulle terapie cellulari con recettore antigenico chimerico delle cellule T (CAR-T) comprendono un’analisi intermedia dei dati dello studio di fase II ZUMA-5, che sta valutando l’utilizzo sperimentale di axicabtagene ciloleucel in pazienti con linfoma non Hodgkin indolente (iNHL, indolent non-Hodgkin lymphoma) recidivante o refrattario. Questi dati saranno anche presentati in una sessione orale (Abstract #8008).
Per ulteriori informazioni – incluso l’elenco completo dei titoli degli Abstract presentati nel corso del Meeting – visitare: https://meetinglibrary.asco.org/.

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American Society of Clinical Oncology’s Annual Meeting

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

Today, Sarah Cannon announced that it will present its latest cancer research insights through more than 100 abstracts and presentations at the American Society of Clinical Oncology’s (ASCO®) Annual Meeting hosted in Chicago, from May 31-June 4, 2019. The ASCO® Annual Meeting brings together more than 40,000 cancer experts from around the world to review the latest research and discuss this year’s theme of “Caring for Every Patient, Learning from Every Patient.” Sarah Cannon experts will participate in a number of presentations and educational sessions focused on immunotherapies, including cellular therapy, and targeted investigational agents that are transforming the delivery of cancer care for patients.“The research presented at this year’s Annual Meeting will highlight Sarah Cannon’s involvement in the latest CAR T-Cell Therapy approaches, bispecific antibodies, novel targeted therapies as well as personalized cancer vaccines. We continue to be excited about the developments being made in individualized cancer therapies and the potential impact for patients worldwide,” said Howard A. “Skip” Burris, III, MD, President of Clinical Operations and Chief Medical Officer at Sarah Cannon. Dr. Burris will serve as the ASCO® President for the 2019-2020 term, and will be inducted into his position on Monday, June 3, during the Annual Meeting.A number of Sarah Cannon’s presentations will focus on insights from more than 50 phase 1 studies, which include novel immunotherapy combinations and CAR T-Cell, as well as mutation-targeted agents.An oral presentation titled “Safety and Preliminary Antitumor Activity of U3-1402: A HER3-Targeted Antibody Drug Conjugate in EGFR TKI-Resistant, EGFRm NSCLC,” will feature the work of Melissa Johnson, MD, an investigator on the trial. Additionally, Sarah Cannon’s work, under the leadership of Gerald Falchook, MD, on the phase I trial investigating the targeted therapy KRASG12C will be highlighted in an oral presentation at the meeting. The phase 1 dose escalation study of the ERK inhibitor LY3214996 will also be highlighted in an oral presentation, featuring the work of Johanna Bendell, MD, and Manish Patel, MD.
Lowell Hart, MD, will highlight the latest in novel biologics through an oral presentation on the “Effect of Trilaciclib, a CDK 4/6 Inhibitor, on Myelosuppression in Patients with Previously Treated Extensive-Stage Small Cell Lung Cancer Receiving Topotecan.” Sarah Cannon’s work in cellular therapy, under the leadership of William Donnellan, MD, will be showcased in an oral presentation on the phase I results of KTE-X19 in adult patients with relapsed/refractory acute lymphoblastic leukemia.

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Tumore al rene

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2016

chicagoChicago. Il 34% dei pazienti colpiti da tumore del rene in fase avanzata è vivo a 5 anni. Il dato emerge dall’aggiornamento dello studio CA209-003 che ha dimostrato l’impatto di nivolumab, nuova molecola immuno-oncologica, sulla sopravvivenza a lungo termine. I risultati sono presentati oggi al 52° Congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology), il più importante appuntamento al mondo di oncologia in corso a Chicago. “Si tratta di un passo in avanti decisivo – spiega il prof. Sergio Bracarda, Direttore della UOC di Oncologia Medica di Arezzo, Azienda USL Toscana Sud-Est -. Fino ad ora, il tasso di sopravvivenza a un quinquennio, nella fase metastatica o avanzata della malattia, non aveva mai superato il 12%. Lo studio, che ha coinvolto globalmente 306 persone (34 affette da carcinoma renale), ha anche evidenziato che il 38% dei pazienti con carcinoma a cellule renali in stadio avanzato era vivo dopo 4 anni. E un altro studio su 167 pazienti affetti da neoplasia renale, CA209-010, ha confermato questa tendenza positiva con il 29% dei casi vivo a 48 mesi. I dati di queste due ricerche, per la prima volta, riportano una sopravvivenza più lunga di 4 anni con nivolumab in pazienti con carcinoma a cellule renali in stadio avanzato precedentemente trattati. Nel nostro Paese il tumore del rene ha fatto registrare 10.400 nuovi casi nel 2015. La disponibilità di nuove armi come nivolumab, ma anche cabozantinib che ha anch’esso raggiunto un vantaggio in sopravvivenza, potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia. E’ importante ricordare come nell’immuno-oncologia il beneficio clinico debba essere valutato in base alla sopravvivenza, può infatti sfuggire utilizzando altri parametri ‘classici’ come la risposta oggettiva o la sopravvivenza libera da progressione”. Lo scorso aprile l’agenzia regolatoria europea (EMA) ha approvato la molecola per pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato precedentemente trattati in base ai risultati dello studio di fase III CheckMate -025. Al congresso ASCO sono presentate ulteriori analisi dei dati relativi alla qualità di vita, un endpoint secondario dello studio CheckMate -025, che ha valutato nivolumab rispetto ad una terapia standard (everolimus) in pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato che avevano precedentemente ricevuto una terapia anti-angiogenica. “Il 55,4% dei pazienti trattati con nivolumab – conclude il prof. Bracarda – ha manifestato un miglioramento importante dei sintomi legati alla malattia, rispetto al 36,7% di quelli trattati con everolimus. Una migliore qualità di vita svolge un ruolo decisivo nell’adesione alle cure, perché i pazienti possono interrompere le terapie anche a causa dei disturbi causati dai farmaci”.

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Tumore del polmone

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2015

chicagoChicago.Una nuova arma contro il tumore del polmone in fase avanzata. È costituita da un nanofarmaco, nab-paclitaxel, che associato a carboplatino (un farmaco chemioterapico) ha dimostrato maggiore efficacia nel trattamento tumore del polmone non a piccole cellule squamoso (la forma più diffusa), in particolare nei pazienti anziani colpiti da questa malattia. La notizia viene dal 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) che si chiude oggi a Chicago. Negli Stati Uniti questa associazione rappresenta già uno degli standard di trattamento. Nel nostro Paese negli over 70 il tumore del polmone è la seconda neoplasia più frequente fra gli uomini (17%) e la terza fra le donne (7%). “Il dato riportato negli anziani è determinato dall’ottima tollerabilità e dalla minore tossicità del farmaco – spiega il prof. Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Onco-ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino -. Con nab-paclitaxel, la concentrazione di paclitaxel libera nell’organismo è 10 volte superiore a quella di paclitaxel convenzionale, permettendo una maggiore esposizione al farmaco rispetto alla formulazione tradizionale. È in fase di studio l’utilizzo di nab-paclitaxel in mantenimento come agente singolo, dopo la prima fase del trattamento rappresentata dall’associazione con carboplatino”. Con 1.800.000 casi diagnosticati nel 2012, il tumore del polmone è la forma di neoplasia maschile più frequente al mondo, la terza per le donne dopo il tumore della mammella e del colon. Nel 2014 sono state stimate in Italia 40.000 nuove diagnosi (circa il 30% fra le donne). Rappresentano l’11% di tutte le nuove diagnosi di cancro nella popolazione generale (più in particolare, il 15% di queste nei maschi e il 6% nelle femmine). Negli ultimi anni si è registrato un progressivo e preoccupante aumento di casi nelle donne, dovuto al diffondersi del vizio del fumo. È infatti statisticamente dimostrato che il consumo di prodotti a base di tabacco sia responsabile dell’85-90% dei casi di neoplasie polmonari. La probabilità di sviluppare la malattia aumenta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori (e fino a 20 volte nelle persone che consumano oltre 20 sigarette al giorno). È una patologia subdola che, spesso, non presenta sintomi fino allo stadio avanzato. “Al Congresso ASCO – conclude il prof. Gridelli – sono stati presentati anche dati provenienti dalla pratica clinica americana che hanno confermato l’ottima tollerabilità di questa terapia e la possibilità di eseguire trattamenti anche di lunga durata. Inoltre, sono stati presentati dati preliminari molto confortanti sull’associazione di nab-paclitaxel con nivolumab, un nuovo farmaco immunoterapico. Si prospetta di particolare interesse l’interazione della chemioterapia target costituita da nab-paclitaxel con l’immunoterapia, una delle aree più promettenti del trattamento di questa neoplasia”.

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Tumore del seno

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2015

tumore al senoOggi è possibile aumentare la concentrazione del farmaco antitumorale per colpire selettivamente le cellule malate. Grazie alla nanotecnologia particelle di dimensioni nanometriche trasportano il farmaco chemioterapico in dosi maggiori rispetto alla formulazione tradizionale (+33%), aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali. Nab-paclitaxel ha dimostrato di essere efficace anche in una forma di tumore del seno particolarmente aggressiva, quella metastatica “triplo-negativa”. E al 51° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 2 giugno, viene presentato lo studio internazionale “tnAcity”, con l’Italia secondo Paese al mondo per numero di pazienti reclutate dopo gli USA. “In questa forma di tumore a oggi è disponibile solo la chemioterapia – afferma il prof. Pierfranco Conte, direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) di Padova e principal investigator dello studio -. Quindi è essenziale trovare il miglior regime chemioterapico per queste pazienti. Nab-paclitaxel, cioè paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle, è un farmaco innovativo che coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata, paclitaxel, con la tecnologia d’avanguardia basata sulle nanoparticelle”. Nel nostro Paese vivono più di 522mila donne con tumore del seno. Le percentuali di guarigione sono in costante crescita, oggi infatti l’87% è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Nel 2014 si sono registrate 48mila nuove diagnosi. “All’ASCO – continua il prof. Conte – vengono presentati anche studi che dimostrano come regimi con nab-paclitaxel, somministrato prima dell’intervento chirurgico, siano in grado di indurre una maggior percentuale di risposte patologiche complete. Si tratta di un parametro molto importante perché consiste nell’assenza di tumore invasivo sia nel seno che nei linfonodi ed è strettamente legato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza”. “Infine – conclude il prof. Conte – altri dati interessanti presentati a Chicago riguardano l’efficacia e la tollerabilità di nab-paclitaxel in donne anziane colpite da tumore del seno. Vi è una carenza di dati di studi clinici nelle pazienti over 65. Ed è importante dimostrare che anche queste malate, qualora necessitino di chemioterapia, possano essere trattate in maniera efficace senza compromettere la loro qualità di vita”. Il cancro della mammella rappresenta il tumore più frequentemente diagnosticato tra le under 50 (41% ), nella classe d’età compresa fra 50 e 69 anni (35%) e nelle over 70 (21%).

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American Society of Clinical Oncology

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 Maggio 2010

Chicago ASCO, 4-8 giugno “Advancing quality through innovation” congresso dell’American Society of Clinical Oncology.  Merck Serono, una divisione di Merck KGaA, Darmstadt, Germania, presenterà in occasione del congresso statunitense nuovi risultati provenienti dalla ricerca in oncologia. Questi dati metteranno in evidenza l’impatto del test del KRAS e della terapia personalizzata, un settore innovativo in cui l’azienda ha ormai assunto un ruolo di leadership. Inoltre, ulteriori risultati su Cetuximab daranno risalto al positivo impatto che il trattamento ha avuto nel tumore metastatico del colon retto e nel tumore della testa e del collo. Saranno anche presentati nuovi risultati per la cilengitide, primo inibitore dell’integrina in oncologia, che ha raggiunto la Fase III di sviluppo, e per l’inibitore MEK* AS703026.
Com’è noto una delle più recenti e straordinarie innovazioni nell’approccio al tumore è stata la scoperta dei biomarcatori predittivi dell’efficacia di un trattamento che ora consentono ai pazienti di essere sottoposti a terapie personalizzate capaci di offrire i migliori risultati terapeutici. Merck Serono ha aperto la strada allo sviluppo di terapie personalizzate, come ad esempio Cetuximab, inibitore del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR, epidermal growth factor receptor). Cetuximab è la prima e l’unica terapia mirata per il tumore metastatico del colon retto ad aver consentito, in associazione al regime di chemioterapia standard FOLFIRI, un incremento significativo  della sopravvivenza globale nei pazienti KRAS wild type, in confronto alla sola chemioterapia. I nuovi risultati che saranno presentati al Congresso ASCO 2010 illustreranno l’impatto globale del test del KRAS e della terapia personalizzata nella gestione clinica del tumore metastatico del colon retto. Inoltre, ulteriori risultati su Cetuximab si aggiungeranno alle numerose e crescenti evidenze cliniche relative al farmaco, evidenziando il suo ruolo, insieme al test del KRAS,  nella gestione ottimale del tumore metastatico del colon retto. Cetuximab rappresenta anche un’innovazione nel trattamento del tumore della testa e del collo poiché rappresenta il primo trattamento ad aver migliorato la sopravvivenza globale, negli ultimi 30 anni, quando associato alla chemioterapia standard a base di platino. I risultati di una nuova indagine pan-europea metteranno in evidenza come Cetuximab sia diventato uno standard di trattamento per il tumore recidivante e/o metastatico della testa e del collo.
Il portfolio di Merck Serono in oncologia include anche sostanze in fase di sperimentazione come l’inibitore dell’integrina, la cilengitide, potenzialmente utilizzabile nei pazienti colpiti da glioblastoma, un tumore aggressivo del cervello. I nuovi risultati presentati all’ASCO su questo inibitore dell’integrina offriranno gli ultimi aggiornamenti sullo studio clinico randomizzato di fase II nel glioblastoma recidivante, che includono risultati sulla sopravvivenza di 1-4 anni. L’impegno di Merck Serono nel progresso della cura del tumore ha portato alla collaborazione con numerose organizzazioni leader in oncologia, tra cui il National Cancer Institute degli Stati Uniti. Queste collaborazioni offriranno un’importante base per la costante innovazione a sostegno dell’obiettivo di Merck Serono di migliorare il trattamento e i risultati dei pazienti colpiti da tumore.

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I progressi dell’oncologia clinica

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2009

Darmstadt. L’American Society of Clinical Oncology (ASCO) ha nuovamente riconosciuto Cetuximab come uno dei più importanti progressi dell’oncologia clinica del 2009. Quest’anno Cetuximab ha conseguito tale riconoscimento dall’ASCO in quanto, per la prima volta in 30 anni, ha ottenuto un aumento significativo della sopravvivenza nel trattamento di prima linea di pazienti con tumore ricorrente e/o metastatico a cellule squamose della testa-collo (SCCHN, Squamous Cell Carcinoma of the Head and Neck).   Lo studio EXTREME ha dimostrato che i pazienti colpiti da SCCHN trattati con Cetuximab in associazione alla chemioterapia hanno mostrato i seguenti miglioramenti, rispetto a quelli trattati con la sola chemioterapia:  Un incremento della sopravvivenza mediana totale di quasi 3 mesi (10.1 vs. 7.4 mesi; p=0.04), pari ad una riduzione del 20% del rischio di morte (HR: 0.80) durante il periodo di studio. Un incremento del 46% della sopravvivenza mediana libera da progressione (5.6 vs. 3.3 mesi; p<0.001). Un  tasso di risposta quasi doppio (36% vs. 20%; p<0.001). In base ai risultati dello studio EXTREME, nel corso di quest’anno il Gruppo di Lavoro ESMO per le Linee-Guida ha raccomandato Cetuximab come unico trattamento con un grado ‘A’ di raccomandazione e un livello ’I’ di evidenze.
I tumori della testa e del collo comprendono i tumori della lingua, della bocca, delle ghiandole salivari, della faringe, della laringe, dei seni paranasali e di altre aree situate nel settore cervico-facciale. Si stima che in Europa vi siano circa 143.000 nuovi casi di tumori della testa e del collo e più di 68.000 decessi ogni anno dovuti a questa patologia”. Nel 90% circa dei casi, i tumori della testa e del collo sono a cellule squamose7 e quasi tutti presentano l’EGFR, fattore cruciale per la crescita del tumore. Circa il 40% dei pazienti colpiti da un tumore della testa e del collo, ha una forma ricorrente e/o metastatica9. Infine, almeno il 75% dei tumori della testa e del collo vengono attribuiti al fumo di tabacco e al consumo di alcool, che rappresentano i due maggiori fattori di rischio”.

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Gemcitabina, arma in più contro il tumore della vescica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2009

La gemcitabina, agente chemioterapico usato per il trattamento di alcune forme tumorali, ma soprattutto contro il cancro polmonare, non a piccole cellule, il cancro del pancreas e quello della vescica si è dimostrata più efficace e meno tossica della mitomicina nei pazienti con cancro della vescica superficiale ricorrente. Lo ha verificato un’èquipe di ricercatori italiani, guidata da Raffaele Addeo, dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Napoli. Per giungere a tale conclusione, sono stati comparati i benefici dli mitomicina e gemcitabina in un trial randomizzato che ha coinvolto 120 pazienti affetti da carcinoma ricorrente della vescica a cellule transizionali, 109 dei quali hanno completato il trattamento pianificato. I soggetti hanno ricevuto infusioni di gemcitabina per sei settimane oppure di mitomicina C per quattro. I pazienti responsivi che rimanevano senza recidive hanno ricevuto una terapia di mantenimento (10 mesi) nel primo anno. Il follow up mediano è stato di 36 mesi in entrambi i bracci. 39 su 54 (72%) dei pazienti del gruppo gemcitabina e 33 dei 55 (61%) di quello mitomicina sono rimasti liberi da recidive. Quando il rischio di ricorrenza veniva stratificato per grado e stadio T “c’era un maggiore beneficio per i pazienti con tumori di grado 3 trattati con gemcitabina” affermano gli autori. Anche effetti collaterali, quali disuria e cistite chimica, sono stati significativamente meno frequenti con gemcitabina. “Questo studio indica che il regime con gemcitabina può modificare il comportamento biologico del cancro vescicale ricorrente e suggerisce che i pazienti con tumore al grado 3 sono i più indicati a questa terapia”. Journal of clinical oncology, early online publication, Oct 19 2009

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