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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘coalizione’

Forza Italia pensa alla tenuta della coalizione

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

“Il tema del partito unico non può fisiologicamente essere sul tavolo oggi. I tempi li detta la politica e ad oggi la Lega governa con i 5 Stelle e le prime consultazioni nazionali che abbiamo di fronte sono le europee della prossima primavera. Che sono elezioni con il proporzionale, un sistema che esalta le singole soggettività politiche. Poi ci sono le amministrative che invece valorizzano le coalizioni e il centrodestra governa già – e bene – regioni e comuni”.
Così Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Libero”.“Il tema dunque secondo me oggi non è quello del partito unico, ma di creare le condizioni per il ritorno del centro-destra al governo e per considerare questa fase una parentesi della storia, dettata da contingenze straordinarie. Dopo se ne potrà parlare.Però ha ragione chi dice che le posizioni se il governo andrà avanti a lungo rischiano di allontanarsi troppo e ciò è pericoloso. Per questo queste settimane cruciali”.Ci sono anche le amministrative… “Per questo dico che siamo in un momento cruciale. Dobbiamo definire subito lo schema per le amministrative e confermare l`alleanza di centro-destra per dare certezze ai nostri amministratori, ai nostri sindaci, all`elettorato.Il combinato disposto di questi due livelli, politiche di centro-destra e alleanze locali, darebbero plasticamente il senso che il centro-destra c`è e può tornare al governo del Paese in qualsiasi momento”.

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I mercati non temono la grande coalizione all’italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management Italia Solo la creazione di un asse anti europeista con la saldatura tra M5S e Lega potrebbe generare instabilità. Ma a mettere sotto pressione gli spread dei periferici potrebbe essere, proprio il 4 marzo, il mancato via libera alla formazione del governo di Berlino.Il termometro finanziario più accurato per misurare il rischio politico italiano, ossia il livello dello spread BTP-Bund, non segnala preoccupazione da parte degli investitori per l’esito elettorale. Il mercato ha una sua razionalità: tutti gli ultimi appuntamenti politici, anche quelli che si sono conclusi con esiti teoricamente poco graditi ai mercati (referendum italiano), non hanno avuto impatti. La pazienza dei mercati potrebbe essere messa alla prova dal fattore tempo: di fronte ad un esito incerto, ossia con un parlamento non in grado di esprimere una maggioranza chiara, quanto ci vorrà per formare un governo? Saranno necessarie nuove elezioni? Alla Germania i mercati hanno lasciato un beneficio a tempo indefinito, mentre per l’Italia non si potrà contare su tanta condiscendenza.
Un primo punto importante: le differenze rispetto alle elezioni presidenziali in Francia di un anno fa sono enormi. Il risultato non sarà interpretato come un voto di fiducia sull’Europa. Le motivazioni sono molteplici: è diversa l’architettura istituzionale, è diverso il contesto economico (notevolmente migliorato in tutta Europa) e questo induce gli investitori istituzionali ad essere più ottimisti. Lo spread Btp-Bund resta inoltre uno dei differenziali di rendimento più generosi: a fronte di 130bp del decennale italiano, un bond governativo spagnolo o irlandese offrono rispettivamente 80bp e 40bp.Analizziamo dunque di seguito in quale misura il differenziale dei rendimenti tra titoli di Stato italiani e tedeschi potrebbe variare in base ai diversi scenari politici che si profilano all’indomani delle elezioni. Basiamo le nostre ipotesi esclusivamente sui risultati degli ultimi sondaggi pubblicati il 16 febbraio, prima del silenzio elettorale, secondo cui il M5S con il 28% delle preferenze si configurava come il primo partito italiano, seguito da Forza Italia al 17% e dalla Lega al 14%; la coalizione di centrosinistra raccoglieva invece circa il 25% delle intenzioni di voto. Tuttavia, con una quota di indecisi che si aggirava intorno al 20% e poco meno dei due terzi dei seggi che verranno assegnati con un complesso modello proporzionale, persistono alcuni elementi di incertezza che vale la pena non sottovalutare.Gli scenari possibili, considerando i dati a nostra disposizione, sono tre:
L’ipotesi più probabile (circa il 60%) è la vittoria delle elezioni del centro – destra ma senza una maggioranza in parlamento in grado di esprimere un governo. Questa impone delle alleanze politiche trasversali di compromesso. La prima coalizione possibile in questo contesto include Forza Italia, PD e +Europa (il partito di Emma Bonino), con il reclutamento degli eventuali voti mancanti tra l’ala più moderata della Lega, tra i delusi del M5S e tra gli eletti all’estero. Questa intesa, che potrebbe essere guidata da Gentiloni o da Tajani: non sarebbe una soluzione invisa all’Europa e dunque non avrebbe impatto negativo sull’andamento dei mercati. Anzi, una volta formato il governo, lo spread potrebbe portarsi verso quota 100. Il problema tuttavia potrebbe manifestarsi nel processo di formazione del governo stesso, processo per il quale Roma non può permettersi il lusso del tempo di cui ha goduto Berlino. Pertanto, movimenti erratici nelle fasi immediatamente successive al voto per poi convergere verso un livello di spread minore.
La seconda ipotesi (circa 30%) è la vittoria del centro-destra con i numeri per fare un governo. In questo scenario il dato dirimente risulta senza dubbio quello relativo al partito che raccoglierà la maggioranza relativa all’interno della coalizione. Se dovesse prevalere Forza Italia, il primo ministro designato dovrebbe essere Tajani. Un tale esito sarebbe visto dunque nel segno della stabilità: immaginiamo che lo spread Btp-Bund si muoverà poco. Da un lato, il mercato accoglierà con favore il profilo fortemente Europeista del premier; in secondo luogo, il programma fiscale del centrodestra è espansivo, pur facendo la dovuta tara alle promesse elettorali. Esiste in alternativa la possibilità che il maggior numero di preferenze sia a favore della Lega con Matteo Salvini premier: questo risultato ci porterebbe in uno scenario meno gradito ai mercati che potrebbe creare un certo grado di instabilità, con spread in salita di almeno 30/40 punti base. Si tratterebbe in ogni caso di un governo che non potrebbe sposare la piattaforma della Lega sui temi europei, bensì che dovrebbe accontentarsi di muoversi nei binari di un programma ammorbidito sulle posizioni del partito di Berlusconi che è comunque considerato un garante della tenuta europeista dell’Italia.
Esistono poi probabilità inferiori per tutta una serie di scenari alternativi (in totale non più del 10%), alcuni dei quali inverosimili ma che potrebbero turbare i mercati semplicemente aritmeticamente possibili. Tra questi, la possibile coalizione tra M5S, PD e LeU. Questo scenario non rappresenta un rischio anti-Europeista, ma si baserebbe su un programma di politica fiscale molto espansiva. Sarebbe anche grossa una sorpresa cui il mercato non è preparato, con possibile allargamento dello spread di circa 30bp. Certo, un’ipotesi remota, che richiederebbe il compiersi di significative giravolte politiche: il cambio di rotta del Movimento rispetto all’idea originale di non allearsi con un partito, il sacrificio di Matteo Renzi come leader PD. Infine, con probabilità inferiore al 5%, la creazione di un asse anti-europeista con i 5S che trovano l’accordo di governo a destra con Lega e Fratelli d’Italia. Questo è l’esito più pericoloso, che potrebbe portare lo spread sopra quota 200.
Infine, l’appuntamento elettorale italiano rischia di essere oscurato, dal punto di osservazione dei mercati, da un altro evento politico. Ovvero il referendum interno alla Spd con cui il partito socialista tedesco si esprimerà su un nuovo governo di Große Koalition con i cristiano democratici di Angela Merkel. Secondo gli ultimi sondaggi, la possibilità di un No sono del 25-30%. In questo caso, i previsti passi di integrazione europea sul tema dell’unione bancaria subiranno una grossa frenata: per spread e listini della periferia non sarà di certo una buona notizia. Va però detto che, se gli esiti del voto italiano e tedesco rispettano i pronostici suesposti, si apre una possibilità concreta – e con la Francia di Macron crediamo accompagnata da volontà politica – di riprendere il percorso di integrazione della Moneta Unica, migliorandone la governance a partire dal completamento dell’Unione Bancaria.

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Centro destra: Per Brunetta è necessaria la più ampia possibile coalizione

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

berlusconi from The EconomistLa coalizione di centrodestra “sarà la più ampia possibile. Direzione Italia di Fitto, i Popolari di Mario Mauro, Idea di Gaetano Quagliariello, l`Udc di Cesa, il partito di Rotondi, i Repubblicani di Nucara, la Destra di Storace e Alemanno, i Liberali di De Luca, le forze del civismo che stanno attorno ai nostri sindaci come Brugnaro a Venezia e Di Piazza a Trieste, i socialisti di Caldoro”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista al “Corriere della Sera”.”Non c`è spazio – ha sottolineato – per i traditori. Ma non faccio i loro nomi, non li voglio nemmeno pronunciare. I loro leader gli spazi se li trovino altrove. Ne abbiamo subite tante. La nostra gente non ne può più”. “L`unica strada possibile è il centrodestra unito. Altrimenti se non dovessimo avere i numeri per governare si porrà questo dilemma ai cittadini: preferite che si torni al voto, oppure un governo di grande coalizione con tutto il centrodestra, Salvini compreso?”. E a Salvini, dico, infatti, “impari da Berlusconi, mai egemonismi. Eppoi si sieda al tavolo con noi a costruire il programma. L`altro giorno in un pranzo a palazzo Grazioli Berlusconi è stato chiaro con il gruppo dirigente: o il prossimo programma sarà rivoluzionario, o non sarà”.Sull’Europa “Berlusconi – ha spiegato – presenta e propone soluzioni molto più avanzate. Altro che uscire dall`Euro e dalla Ue. Qui si tratta di costruire una nuova Europa. E, si ricordi Giorgetti, il Draghi dei quantitative easing l`ha voluto Berlusconi. Noi oggi siamo di fronte a un attacco criminale attraverso le invasioni che arrivano dall`Africa. Berlusconi propone una ricetta che a mio avviso è quella vincente: un piano Marshall in Africa. Tutti contro il terrorismo e il fondamentalismo islamico”.

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Giffoni Innovation Hub entra nella coalizione internazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 giugno 2017

Luca TesauroGiovani e alfabetizzazione digitale, Giffoni Innovation Hub entra nella coalizione internazionale promossa dalla Commissione Europea per estendere a un numero maggiore di cittadini Ue le abilità necessarie per vivere in società ed economie sempre più digitalizzate. La creative agency ispirata e promossa da Giffoni Experience è ufficialmente tra i 200 membri della Digital Skills and Jobs Coalition, inclusa tra le 10 iniziative concrete della New Skills Agenda for Europe. Giffoni Innovation Hub entra, inoltre, nella rete dei “pledgers” che unisce organizzazioni, enti governativi e imprese che adotteranno un programma effettivo di azioni per ridurre il digital skills gap in Europa nei prossimi tre anni. “Entro il 2020 – spiega Luca Tesauro, ceo di Giffoni Innovation Hub – coinvolgeremo in attività di training al mondo digitale 600 studenti universitari di età compresa tra i 18 e i 28 anni per incrementare le opportunità lavorative in un settore, quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict), che nei prossimi tre anni in Europa genererà 756 mila posti di lavoro. Possibilità che, secondo i calcoli dell’Unione, potremmo non essere in grado di cogliere per la carenza di competenze adeguate. Nel continente – continua Tesauro – la disoccupazione giovanile è oggi quasi al 20 per cento. Non solo: più di un terzo della forza lavoro e circa il 45 per cento dei cittadini risultano analfabeti digitali, cifre che delineano uno scenario in cui è necessario agire subito per non perdere le tantissime occasioni prodotte dalle nuove professioni digitali”. Con uno sguardo alle pari opportunità: “Ci aspettiamo di moltiplicare la partecipazione femminile alle attività di Giffoni, presenza che già nel 2016 ha toccato quota 47 per giffonicento”. Come “pledgers” Giffoni Innovation Hub entro il 2020 si impegna a realizzare ulteriori iniziative con partner nel settore della tecnologia, università, associazioni, startup ed enti governativi. “Organizzeremo – aggiunge Tesauro – dodici workshop formativi per un coinvolgimento totale di 120 insegnanti e 1800 studenti delle scuole primarie e secondarie in Italia per aumentare le competenze su numerosi topic, tra cui: coding for kids, l’educazione alla programmazione sin da bambini, i videogame lab, altro settore in costante espansione, business startup, come da una semplice idea sia possibile far nascere una impresa di successo, intelligenza artificiale, ambito che su scala globale ha tutte le carte per rivoluzionare il futuro del mondo”.
Il direttore di Giffoni Experience, Claudio Gubitosi, soddisfatto del successo si è congratulato con il team di Giffoni Innovation Hub: “L’intuizione di intraprendere con determinazione la strada dell’innovazione in Giffoni Experience si sta rivelando sempre di più strategica e aperta a tutte le direttive europee a favore dei giovani. In soli tre anni sono stati raggiunti obiettivi impensabili e una reputazione che mi inorgoglisce”. (foto: Luca Tesauro, giffoni)

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Punto di vista di Damiano su un futuro governo di coalizione con Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

damianoCesare Damiano, deputato Pd ed ex Ministro del Lavoro, oggi a Un Giorno da Pecora, il programma di Rai Radio1 condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, ha dato il suo punto di vista su un possibile governo Pd-Fi, una ipotesi, non proprio ‘irrealizzabile’, che potrebbe spingerlo anche a lasciare la politica. “Renzi? E’ sorprendente, ogni tanto dice una cosa, poi un’altra. Non cambia mai come carattere ma cambia molto come idee: sulla legge elettorale ha detto che gli piaceva il maggioritario, poi il proporzionale…” E’ preoccupato? “Abbastanza”. Cosa ne pensa dell’accordo sulla legge elettorale che pare che si stia delineando tra Berlusconi e Renzi? “Gli scenari sono preoccupanti”. Ma l’alleanza, oltre alla legge elettorale, sembrerebbe ormai cosa fatta anche per un futuro governo… “Non c’è nessun accordo. Per un accordo così bisogna che facciamo una discussione approfondita, magari un referendum per gli iscritti per chiedere se sono d’accordo ad andare con Berlusconi. Io, ad esempio, non sarei d’accordo. Penso ancora ad un campo di centrosinistra ma vedo che è difficile, si possono trovare delle alleanze per non finire necessariamente con la destra”. Quindi lei vorrebbe un referendum per scegliere questa alleanza? “Perché no? Oppure – ha aggiunto a Rai Radio1 – un congresso che affronti il tema”. Anche Prodi e la Bindi hanno detto che in caso di governo con Berlusconi andrebbero ‘altrove’…”Io ho deciso di stare nel Pd a combattere, e lo farò affinché non si vada in quella direzione. Se dovessi perdere questa battaglia, valuterò anche io”. In quale partito potrebbe andare? “Non è detto che uno debba continuare a far politica, può anche darsi – ha specificato Damiano a Un Giorno da Pecora – che il tempo della politica sia finito. Chi lo sa…” Lei si ricandida alle prossime elezioni? “Vediamo. Non lo escludo”. Tuttavia, il Pd con Alfano ha già governato. “Con Alfano si fa fatica ed è ‘piccolino’. Immaginiamoci due forze come Pd e Fi, una tira di qua, una di là…abbiamo idee contrapposte”. Con questo accordo si dovrebbe andare a votare a settembre. “Io, come molti parlamentari, non sono d’accordo che si vada al voto tra settembre ed ottobre. Anche Grasso non è d’accordo…” Lei non è molto d’accordo con le scelte del suo partito. “Io infatti sono nella minoranza del partito. Siamo rimasti i Dieci Piccoli Indiani: io, Orlando, Cuperlo…” (foto: damiano)

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Elezioni: “La grande coalizione e il compromesso storico”

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

Berlinguer EnricoVi ricordate il “compromesso storico”? Era fine febbraio del 1975, tre mesi dopo che nel dicembre ’74 ebbe vita il quarto governo Moro (bicolore Dc-Pri), quando Ugo La Malfa al 32mo congresso del suo partito (allora i congressi si facevano con regolarità) pronunciò il famoso giudizio sulla “ineluttabilità” di un patto con i comunisti, imperniato sul rapporto tra Moro e Berlinguer intermediato dallo stesso leader repubblicano. L’idea, che creò inquietudine anche all’interno dello stesso Pri e valse a La Malfa l’accusa di resa al “nemico”, ebbe un percorso breve, non fosse altro per l’epilogo cruento della vita dello statista democristiano, e il conseguente irrigidimento del Pci, simboleggiato dal Berlinguer che nel settembre 1980 ai cancelli della Fiat arringava gli operai incitandoli alla serrata. Ma anche e soprattutto per l’ostinato rifiuto di Craxi a rendere partecipe il Psi di quella partita. Avesse ragione o torto, La Malfa fu incontestabilmente molto coraggioso a farsi carico di quel gesto politico.Ci è venuta alla mente quella stagione tormentata osservando l’oggi, e in particolare gli strali di cui sono oggetto tutti coloro che hanno “osato” dire che non solo non menerebbe scandalo un’eventuale intesa tra Pd e Forza Italia allargata a tutti coloro che si sentono alternativi al fronte populista-sovranista, ma anche che questa “grande coalizione”, in quanto necessaria ad evitare che la prossima legislatura finisca per essere un disastro – o per l’impossibilità che si formi una maggioranza o, peggio, che la costituiscano i 5stelle – sarebbe utile cominciare a costruirla fin da subito. Così si sono espressi prima il vicepresidente dei senatori Pd, Alessandro Maran, con una sorta di “meno male che Silvio c’è”, e poi il presidente dei medesimi, Luigi Zanda, secondo il quale i “partiti democratici che credono nella democrazia parlamentare rappresentativa” devono unitariamente contrapporsi a chi blatera di una non ben definita, e comunque malamente praticata, “democrazia diretta”. Non meno espliciti sulla necessità di un’alleanza anti-sovranista sono stati Pietro Ichino, uomo abituato ad andare controcorrente rispetto ai riflessi condizionati della sinistra, e il ministro Carlo Calenda, più che mai vittima degli acidi urici renziani. Anch’essi, come i primi due, meritoriamente fatti venire allo scoperto dal Foglio, giornale che sembra aver finalmente perso l’attitudine a tifare per i dividenti (intelligentemente con Giuliano Ferrara, sguaiatamente con il successore), a favore di posizioni politiche più sofisticate e costruttive. Cari amici del Foglio, benvenuti tra noi: meglio tardi che mai.Peccato che dal centro-destra, a parte Paolo Romani (“Ecco il manifesto di Fi per dialogare con il Pd”), siano arrivati o il silenzio dei più, o i bei di Renato Brunetta. Quest’ultimo, però, ha il merito di aver reso esplicito un ragionamento che, sottobanco, tendono a fare in molti, sia da una parte che dall’altra. Ci riferiamo al fatto che annunciare l’intenzione di formare una “grosse koalition” prima delle elezioni, e peggio ancora lavorarci fin d’ora subito per realizzarla, sarebbero altrettanti “assist fenomenali ai 5 Stelle” che, dice Brunetta, avrebbero buon gioco a bollarla come “grosse inciucien”, facendo peraltro intendere che anche lui non avrebbe migliore definizione da affibbiare a cotanta aberrazione.Ma anche tra gli osservatori più attenti e intelligenti questo ragionamento del “parliamone eventualmente dopo” va per la maggiore. L’altra sera, per esempio, lo abbiamo sentito fare in uno dei tanti talk da un uomo navigato come Paolo Mieli: “chi predica questa eventualità perde le elezioni”, ha detto con malcelato cinismo. Può darsi che sia vero – a suo tempo la “ineluttabilità del compromesso storico” non portò elettoralmente bene al Pri di La Malfa – ma in questa posizione c’è un’evidente contraddizione. Perché si può discutere se la prospettiva della “grande coalizione” sia opportuna o meno, sia utile al Paese o meno, ma una cosa è certa: dire per tempo che se sarà necessario che forze diverse ma accomunate dall’adesione ad alcuni principi cardine della democrazia rappresentativa e da alcune scelte di fondo, come la partecipazione dell’Italia all’Europa, non avranno remore a condividere un patto di governo, è un fattore di chiarezza e un’assunzione di responsabilità che può essere definito in tutti i modi meno che “inciucio”. Insomma, prima si dice che le forze politiche tradizionali perdono consenso perché si attardano a logorarsi, tra loro e al loro stesso interno, invece di governare e risolvere i problemi, e poi se qualcuno osa dire che il tempo di unire le forze, lo si tratta da inciucista o, volendogli fare lo sconto, da cretino che non capisce che così si fa il gioco dei grillini. Qui tocca dirci d’accordo – succede raramente, ma ciò aumenta il valore quando accade – con Gustavo Zagrebelsky, che in un’intervista al Fatto Quotidiano (e dove, sennò?) incita i pentastellati a fare subito alleanze per sconfiggere chi vuole farle contro di loro. Giusto professore: se con Grillo sono disposti ad intendersi una fetta della sinistra (Bersani lo ha detto apertis verbis) e la destra sovranista (che tace ma non smentisce), è bene che agli italiani si dica preventivamente se e con chi i 5 Stelle sono disposti ad allearsi.Dunque, le forze riformiste e moderate non si facciano né intimorire né irretire nel subdolo gioco del “marciamo separati perché così conviene, che poi l’accordo lo troviamo”. Al contrario, abbiano il coraggio sia di rimarcare con nettezza le differenze che le separano da quelle populiste-sovraniste-protezioniste, sia di prendere atto che, quale sia la legge elettorale (ma forse è il caso di usare il plurale) con cui si andrà a votare, oggi non è più in campo il vecchio bipolarismo e che ciò che rimane del vecchio centro-sinistra e del non meno vecchio centro-destra non hanno in entrambi i casi alcuna possibilità concreta di uscire dalle urne avendo conquistato autonomamente la maggioranza dei seggi parlamentari. Chi oggi racconta che il Pd può guardare al 40% dei voti e prendersi così il premio di maggioranza – che non a caso testardamente Renzi vuole mantenere a favore della lista anziché della coalizione – e chi continua parlare di centro-destra come se le posizioni assunte dal duo Salvini-Meloni fossero compatibili con chi sta nei Popolari europei e sogna la “remuntada” berlusconiana, è non solo matto, ma pericoloso. Giustamente Claudio Martelli evoca Sigmund Freud e la definizione, “coazione a ripetere”, che egli ebbe a dare a quella nevrosi che induce gli individui a perseverare nell’errore anziché ricordare e riconoscere il trauma subito per superarlo. L’ex leader socialista si riferisce a Renzi il superbo, al trauma del referendum e al suo pervicace rifiuto di imparare la lezione, per cui coltiva rancore e voglia di vendetta anziché tessere la tela delle alleanze. Ma lo stesso discorso vale i tanti centrodestrorsi che, come quei giapponesi che non si accorsero della fine della guerra, credono ancora che “appena Berlusconi torna in campo, glielo facciamo vedere noi…”. Noi, invece, crediamo nella “ineluttabilità della grande coalizione” fin da quando erano chiari i disastri che avrebbe provocato il bipolarismo all’italiana della Seconda Repubblica, e non abbiamo remora alcuna a ripeterlo. Nel frattempo facciamo un voto perché in Francia vinca il riformista moderato Macron, primo passo indispensabile per salvare la Francia stessa, l’Europa e in buona misura anche la nostra povera Italia.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Il centro-destra sta lavorando per la costruzione della coalizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

brunetta-nardin“Forza Italia sta lavorando seriamente alla costruzione della coalizione di centrodestra che in questa fase necessita di programma e valori comuni. Per esempio, pensiamo al regionalismo speciale esteso a tutta Italia – Nord, Centro e Sud -, una riforma che già si può fare”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Quotidiano Nazionale”.
”Molto probabilmente ora il centrodestra non è pronto per una lista unica ma il profumo della vittoria comincia a farsi sentire: nei sondaggi siamo accreditati di un 34%, la sinistra ha meno del 30% e Grillo intorno al 26%”. Per questo apprezza la proposta di Franceschini di una legge elettorale con premio alla coalizione? “Questa è stata sempre la nostra linea. Berlusconi, all`epoca del Nazareno, fu costretto ad accettare il premio alla lista per volontà di Renzi che giustificò il cambio con le pressioni di Napolitano”.
Quali sono i confini della coalizione? “Da Forza Italia alla Lega, da Fratelli d’Italia a Fitto alle altre forze cattoliche, liberali e repubblicane di centrodestra”. C`è posto per Stefano Parisi? “Non c`è posto per chi non vuole l`unità di tutto il centrodestra e per chi vuole dentro Alfano”. Come scioglierete il nodo della leadership? “Con la fine del doppio turno dichiarata dalla Corte costituzionale non è più necessario dire prima chi sarà il leader: la regola è che lo sarà chi prende più voti”. Zaia è un buon candidato premier? “Lo deciderà la Lega se prenderà più voti. Il nostro resta Berlusconi: con lui in campo Forza Italia arriva almeno al 20%”.Che lingua parlerete in Europa se la Lega sta con la Le Pen e voi con la Merkel nel Ppe? “Mi pare che nel Ppe convivano più anime e nessuno ne fa un problema. Se persino la Merkel arriva a parlare di più velocità per l`Unione ritengo possibile definire nella coalizione una strategia di riforme e di condizioni nette e dure nei confronti di questa Europa. O cambia, con la fine dell`egemonia tedesca, oppure è finita”, conclude Brunetta.

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Referendum: deputati FI, Berlusconi guida coalizione cdx

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

camera deputati“Dall’esito referendario emergono prioritariamente che: Il voto dell’elettorato giovanile è quello che maggiormente ha premiato il NO; i giovani hanno inteso bocciare sia la riforma sia un Governo che evidentemente, con la sua azione, non ha saputo dare garanzie e prospettive. Parimenti la popolazione sopra i 55 anni è quella nella quale il messaggio renziano ha fatto breccia limitando il distacco con il NO. Infine, le regioni del centro sud hanno premiato maggiormente il NO, da una lato bocciando i mille giorni di Governo Renzi dall’altro le ragioni del NO hanno trovato rappresentati più credibili. A questo punto è dunque opportuno andare a nuove elezioni, ma non senza aver prima definito in modo serio ed inclusivo una nuova legge elettorale che coniughi rappresentanza, governabilità e sovranità popolare. Mai come in questo momento dunque per il centrodestra e Forza Italia è importante che il Presidente Berlusconi riassuma il ruolo di guidare la coalizione che necessariamente dovrà trovare la maniera di includere tutte le forze moderate alternative al centrosinistra al fine di poter esprimere quanto prima uno strumento elettorale per il ritorno alle urne e conseguentemente una candidatura moderata e condivisa. A tal proposito, la settimana prossima daremo nuovamente vita ad un momento di riflessione per dare un nostro contributo ad una proposta di legge elettorale e di un percorso per arrivare a questi obiettivi.”Lo dichiarano in una nota i deputati di Forza Italia Alberto Giorgetti, Basilio Catanoso, Fabrizio Di Stefano, Paolo Russo, Pietro Laffranco, Roberto Occhiuto.

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Il consenso in politica

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2011

Se analizziamo gli umori del corpo elettorale, diciamo da sei mesi a questa parte, ci accorgiamo che sono stati lanciati dei “segnali” evidenti allorché, a dispetto delle previsioni della vigilia, a Napoli e a Milano sono stati eletti sindaci degli outsiders anche se non possiamo dire che fossero a digiugno della politica e delle logiche di apparato. Ancora prima in Piemonte la vittoria della Lega più che sui numeri, dati dalla coalizione, è venuta con la lista di disturbo di Grillo e che poi ha fatto il bis più di recente dando la vittoria al Pdl del dott. Iorio, alle regionali molisane. A questo punto sono entrati in gioco gli strateghi di partito che hanno ritenuto possibile un “rientro” della protesta dell’elettore considerata la incapacità della politica di cogliere i segnali di dissenso legati alla partecipazione, in luogo dell’assenteismo, tant’è che dai songaggi di questi giorni si è portato alle soglie del 30%. Vi ha fatto eco Berlusconi che ha paventato la possibilità non solo di superare l’attuale impasse ma di poter doppiare le politiche del 2013 con un successo. A questo punto ha ragione Mario Monti che dalla Gruber a 7e mezzo ritiene improbabile un governo alternativo all’attuale in quanto mancano le condizioni “politiche” per pervenirvi. Dobbiamo, quindi, mettere in conto la possibilità che si vada alla scadenza naturale di questa legislatura. Nel frattempo un po’ tutti stanno a guardare il maggiore partito d’opposizione, il Pd, che è oggi come l’asino di Buridano: non sa se fare le primarie subito o rinviarle, se fare l’alleanza con il centro di Casini e compagni o lasciarsi sedurre dalle sirene “sinistre” e intanto si lacera all’interno e fa scalpitare i “cavalli di razza” di giovanil baldanza (vedasi il sindaco di Firenze). Ma vi è anche un’altra mina “antiuomo” che gli amici di Berlusconi hanno preparato per indebolire l’immagine di un partito che continua ad essere gestito dalla vecchia leadership. Pensiamo a Penati, ex capo della segreteria di Bersani e ora a D’Alema indagato dalla Procura di Roma e ci dicono che anche un altro personaggio rischia di finire nel tritacarne delle procure. Se andiamo avanti di questo passo sull’Aventino ci resterà forse qualcosa di più del 30% degli attuali “non votanti” e a farne le spese saranno per lo più quelli del centro-sinistra, mentre volenti o nolenti Casini si troverà a fare l’alleanza con il Pdl e Berlusconi se non in prima persona di certo resterà in sella alla coalizione. A questo punto solo le primarie possono scuotere un partito che sembra addormentato ed esitante e darci due risposte che tutti attendono: una nuova leadership e un programma che non sia, al solito, “lacrime e sangue” tanto da farci credere di finire dalla padella nella brace. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Angelo Polimeno: Presidente, ci consenta

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2011

Nei giorni più bui del Pdl otto fedelissimi – Martino, Sacconi, Matteoli, Pecorella, Rotondi, Tajani, Scajola, Pera – rompono il silenzio e, per la prima volta, spiegano la crisi di Berlusconi e del PdL ripercorrendo la sua storia, dal ’94 a oggi. Un libro-inchiesta che indaga dall’interno sul passato della coalizione e propone nuove ipotesi sulle prospettive future: economia, giustizia, politica estera, organizzazione del partito, rapporti con il mondo cattolico. Un instant-book di estrema attualità firmato da Angelo Polimeno, cronista parlamentare e inviato del Tg1. Pagine 240 Euro 17,00 Codice 11832Y EAN 978-88-425-4950-5

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Il Pdl non esiste

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Mag 2011

Milano-piazza castello

Image via Wikipedia

Quando sta succedendo a Milano dimostra una sola cosa: il Pdl non esiste. Esistono solo interessi personali e il voto non rappresenta una scelta politica ma un interesse di parte. Il modo scomposto con il quale si cerca di confondere i milanesi, tra minacce e paure di vario genere e tentativi di violare la legalità con un condono delle multe e nel proporre il trasferimento dei ministeri, dimostra la incapacità di una coalizione di governare il paese. Il Pdl potremmo definirlo al massimo una lobby organizzata per ottenere dalle istituzioni corsie preferenziali per l’interesse di ristretti comitati d’affari. Si aggredisce qualsiasi cosa per conseguire i propri obiettivi. E’ tale e tanta la confusione e il sospetto che persino i provvedimenti opportuni ed adeguati vengono appannati e confusi per falsità e inganno. A questo punto tali circostanze meritano una riflessione più ponderata. Non possiamo negare, ad esempio, che gli stessi partiti sono portatori di un “interesse” nel ritrarre una parte della società e lo hanno fatto nel sostenere sia le classi privilegiate sia le proletarie. Ora se il gioco si è fatto più pesante è perché il capitalismo si è radicato maggiormente nel tessuto sociale e ha fatto emergere il lato oscuro della natura umana con le sue logiche consumistiche per le quali il potere è dato solo dal dio denaro. Da qui dobbiamo convenire che i partiti, cosiddetti “padronali”, e il Pdl lo è, anche se non è il solo, hanno una loro ragione d’essere proprio in virtù del fatto che si muovono come una società di capitali dove vi è l’azionista di riferimento e quello che detiene il pacchetto di maggioranza. Ma vi è anche l’Opa e gli “scalatori ostili”. Il parlamento, a questo punto, si trasforma in un’assemblea societaria dove gli azionisti non hanno nulla da rimproverare all’esecutivo se la ripartizione degli utili è alta. E ora se ci limitiamo a considerare solo il caso di un partito, il Pdl, i suoi azionisti hanno tutto l’interesse a tenere in piedi la struttura perché ne va del loro capitale investito. Ma a complicare il tutto è che hanno un presidente-amministratore delegato che ha in mano la maggioranza delle azioni e la posta in gioco è una sola: o c’è lui o la società fallisce. E ora il presidente non sembra godere buona salute, in senso politico, s’intende, e il nervosismo si diffonde. Ciò che ancora salva il Pdl è che dall’altra parte della sponda l’Opa non è del tutto ostile. E alla fine ci ritroviamo con gli italiani che hanno votato un’idea e ora si ritrovano senza idee. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Governo: maggioranza che traballa

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2011

“Anche le parole della governatrice del Lazio Renata Polverini certificano un fatto inequivocabile: la maggioranza non esiste più. Ciò che sta accadendo nel Lazio è l’ultimo atto del divorzio tra le varie componenti della coalizione che sostiene il governo. La maggioranza sta implodendo”. Lo dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd. “Noi lo diciamo da tempo – continua Finocchiaro – ma con noi lo dicono le cronache politiche di questi ultimi giorni: prima Berlusconi scarica Lettieri e Moratti, poi Calderoli ricatta il governo e svincola la Lega da ogni patto di maggioranza. Infine Moratti confessa che la campagna del Premier per Milano l’ha danneggiata. Ora arriva il caso del Lazio, con la fuga dei consiglieri dalla lista Polverini e Alemanno che si schiera con la Presidente della Regione. Senza contare i Responsabili, a cui è appesa la maggioranza, che vanno e vengono. Insomma, ce n’è per tutti i gusti…”

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La Libia e gli stati nazionali

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani: “Quanto accaduto in Libia e negli altri Paesi del sud Mediterraneo dimostra quanto gli Stati nazionali siano oggi il principale ostacoloall’affermazione dei diritti umani e della democrazia. Prima l’incapacità dell’Europa di prevedere e prepararsi alle rivolte popolari del nord Africa; poi il tempo perso dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nel decidere la no-fly zone, determinandone la successiva inadeguatezza; ora le diatribe che si manifestano nella coalizione degli Stati intervenuti per applicare la risoluzione Onu. La verità è che gli Stati nazionali sono i tenutari di un ordine internazionale che nei fatti opera contro i diritti umani, sono loro i veri nemici dell’applicazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e delle carte costitutive dell’Onu, così come delle altre convenzioni internazionali. Di fronte all’urgenza di una tutela sovrannazionale dei diritti democratici, occorre immaginare da subito il superamento degli Stati così come li abbiamo conosciuti: subito gli Stati Uniti d’Europa, per arrivare a quella Organizzazione mondiale delle e della democrazia, prefigurata dal Partito Radicale sin dal suo Congresso di Tirana del 2002.

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La politica del cambiamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2010

Editoriale. In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad una incrinatura del monolitismo berlusconiano con lo strappo di Fini e, a fine corsa, il rinnovo della fiducia al leader del Pdl e la costruzione di un terzo polo che dichiara d’avere dalla sua il consenso di 100 parlamentari. Ciò che ci è apparso chiaro è che questa coalizione che raccoglie il Fli, l’Udc di Casini, L’alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, di Lombardo con il Partito per il Sud ed altre frange socialiste, repubblicane, ecc., sta, in pratica, anche se afferma diversamente, rafforzando il centro destra. In pratica tutti insieme trovano scomodo la grande ammucchiata nel Pdl ma preferiscono distinguersi senza unirsi. Così Berlusconi incassa un ulteriore consenso anche se è costretto a moderare la sua leadership dovendo trattare non solo con i leghisti ma anche con quello che ora si definisce il “Polo della Nazione”. Ha ragione, a questo punto, Di Pietro allorchè afferma che è necessaria una risposta altrettanto convincente da parte del Centro sinistra se non si vuole restare a rimorchio delle iniziative di centro-destra. Ma a questo punto ci scontriamo con il solito “male oscuro” di un’area che non riesce a trovare una intesa comune e tende a perdersi dietro un mare di chiacchiere e di condizionamenti e veti incrociati. Ma a peggiorare il quadro complessivo della politica vi è l’interferenza delle gerarchie cattoliche che fanno una scelta di campo nell’area del Pdl come se si trattasse di una riedizione della Democrazia Cristiana. Un aspetto dirompente che avrà inevitabili ricadute anche tra i cattolici che in politica la pensano diversamente e più in generale sull’elettorato (non dimentichiamo il referendum sul divorzio). Ma vi è qualcosa di più grave da sottolineare. In questi ultimi anni la tendenza che va per la maggiore è data da una costante demonizzazione delle istituzioni, dei partiti, degli uomini politici e ora c’è anche il pericolo che lo si faccia con il cattolicesimo dopo le altre professioni religiose. D’altra parte c’è già chi ora incomincia a fare dei distinguo tra i cardinali Bertone e Bagnasco e chi come padre Sorge si pone nel dibattito politico con la sua “Area solidale democratica”. Ma sia chiara una cosa. La Chiesa invoca una guida politica che sappia mantenere il dialogo, che assicuri la governabilità e affronti i temi sociali e sostenga i bisogni dei più deboli. Non può certo sperarlo in Berlusconi, ma semmai con Casini. Nello stesso tempo c’è da obiettare che se considerano l’attuale alleanza Casini-Fini come un connubio tra il diavolo e l’acquasanta non possono usare un giudizio analogo tra i cattolici e gli ex-comunisti del Pd. La Chiesa, a nostro avviso, non può permettersi di scendere in campo come nel 1948 perché, se non altro i tempi sono mutati e anche le ideologie sono cadute con il muro di Berlino. Il fine è di costruire uno stato democratico con un laicismo “illuminato” dove la diversità si può conciliare con la ragione e il buon senso. Non si può, al tempo stesso, pretendere questo nuovo corso da parte di chi semina zizzania ma ne nasconde la mano. E se usciamo dalla perifrasi la persona che è meno adatta a questo corso virtuoso è proprio l’attuale presidente del consiglio. Per lui è vitale una dialettica spinta alla provocazione. Per lui le alleanze non sono di principio ma strumentali. E allora la Chiesa di Roma se vuole conservare il suo primato spirituale e non scadere nella banalità o giocare a rimpiattino con le parole, deve saper fare le sue scelte nell’invocare la stabilità ma solo per chi sa garantirla e non da parte di chi ragiona con la logica dei trenta denari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Elezioni comunali a Cosenza

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

La città  di Cosenza ha bisogno di un cambiamento radicale nella sua classe dirigente. In questi giorni sulla stampa stiamo sentendo i nomi dei soliti noti che si vogliono candidare a Sindaco nella città di Cosenza , nomi che non brillano certo per grande capacità di governo . Ci troviamo di fronte ad una riproposizione di una vecchia classe dirigente “ I cosiddetti distruttori della vita politica cittadina” . Cosenza ha bisogno prima di tutto di una coalizione di cambiamento, bisogna imprimere una vera e propria svolta al tessuto socio economico e produttivo della città. Vogliamo rappresentare attraverso la nostra coalizione una inversione di tendenza in una città  importante del sud, attraverso una coalizione che si presenterà all’elettorato cosentino come coalizione del cambiamento e del buon governo . Vogliamo essere uniti per un nuovo sud che non può essere quello dei distruttori della politica ma deve essere quello del nuovo volto della futura classe dirigente . Siamo pronti per governare questa città, bisogna rimboccarsi le maniche e condurre un lavoro costante coinvolgendo i quartieri della città . Unire i cittadini e i quartieri attraverso una nuova proposta politica di cambiamento . In questi giorni inizierà un viaggio itinerante nei quartieri della città per ascoltare le esigenze del territorio per selezionare coloro i quali vogliono impegnarsi in prima linea  candidandosi nelle nostre liste per dare voce al territorio e alle esigenze dei cittadini (Avv. Maximiliano Granata Portavoce coalizione del cambiamento)

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Chiusura consolati italiani

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

«Le comunità degli italiani sparse per il mondo devono prendere coscienza del fatto che questo governo, questa coalizione, non ha in alcun conto le loro esigenze. Hanno visto tutti che Tremaglia non ha votato la fiducia posta dal governo in violazione agli ordini di partito proprio per questi motivi, un deputato della maggioranza» lo ha dichiarato l’on. Razzi in una nota. Le lamentele non sono strumentali in quanto è da tempo che il deputato responsabile per l’Italia dei Valori nel mondo con le sue interpellanze, cerca di chiedere interventi mirati ma discussi preventivamente sulla base di parametri di fondamentale importanza come il bacino di utenza e la dislocazione sul territorio più o meno strategica da un punto di vista economico e commerciale delle sedi. Si è chiuso, per esempio, il consolato di Losanna con un bacino di 57.000  e si sono lasciate aperte incomprensibilmente le sedi  di Neuchatel e Wettinghen  con un bacino di utenza di gran lunga più piccolo. Gli sforzi dell’on. Razzi in merito alla chiusura delle sedi consolari in Svizzera, non ha mai mancato di osservare che «la Svizzera non è un paese comunitario ragion per cui nessuna sede consolare, in linea di principio, andava chiusa. Per la Svizzera, quindi, gli accordi comunitari non prevalgono eppure così facendo anche contro la logica si tranciano tutti i legami con l’Italia ed i servizi per i nostri connazionali all’estero-ha concluso-».

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Investimenti segreti delle banche sul nucleare

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 Mag 2010

Oltre la metà di tutti i finanziamenti all’energia nucleare in Europa arriva da un gruppo di soli dieci istituti finanziari. È questo il risultato della ricerca pubblicata oggi sul sito http://www.nuclearbanks.org e commissionata da Greenpeace CRBM (Campagna per la riforma della Banca Mondiale) e dalle altre ONG che compongono la coalizione Banktrack. Qualche sorpresa c’è anche per gli italiani: BNL in testa seguita da UniCredit e Intesa Sanpaolo. «Le banche che finanziano progetti nucleari rischiano di rimetterci soldi e reputazione – sostiene Andrea Lepore, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace – Per questo chiediamo alle banche di spostare i loro investimenti da una fonte sporca e pericolosa come il nucleare verso progetti di efficienza e fonti rinnovabili». Secondo la ricerca, realizzata dall’istituto indipendente Profundo, al primo posto della classifica delle banche nucleari c’è BNP Paribas, banca francese presente in Italia attraverso BNL (Banca Nazionale del Lavoro). A seguire, nei primi dieci posti, Barclays (UK), Citi (US), Société Générale (Francia), Crédit Agricole/Calyon (Francia), Royal Bank of Scotland (Regno Unito), Deutsche Bank (Germania), HSBC (UK / Hong Kong), JP Morgan (Stati Uniti) e Bank of China. Su un totale di 175 miliardi di euro in finanziamenti a progetti nucleari tra il 2000 e il 2009, queste dieci banche hanno finanziato con ben 92 miliardi di euro l’industria nucleare. Oltre BNL, tra le banche italiane, Unicredit e Intesa Sanpaolo occupano rispettivamente la 23ma e la 28ma posizione nella classifica ma non sono ancora disponibili informazioni ufficiali su quali banche finanzierebbero il ritorno del nucleare in Italia voluto dal Governo Berlusconi. «Greenpeace è pronta a rendere pubbliche le future decisioni di investimento delle banche nel nucleare in Italia. È bene che ne siano consapevoli quegli istituti che stanno pensando di investire in questa fonte di energia dannosa per l’ambiente, per l’Italia e per i suoi cittadini» conclude Lepore.

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Donadi: entro un anno il leader coalizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

“Destra e sinistra sono concetti da radere al suolo e da ricostruire sulla base di progetti nuovi. Abbiamo bisogno di passione e generosità e di pochi calcoli politici fatti a tavolino, di quelli che hanno visto indulgere il Pd su pallottolieri magici che gli elettori hanno rifiutato. E abbiamo bisogno di trovare presto, sulla base di valori trainanti, un leader, poiché nelle democrazie moderne non si può fare a meno di incarnare il progetto in una leadership”. Lo afferma Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera, in una intervista all’Unità. “Al Pd va riconosciuto il merito di avere imposto un metodo di grande partecipazione come le primarie. Bisognerebbe avere il coraggio di trasformarle in qualcosa di ancora più americano di quanto non siano state fino adesso. Diamoci tempo un anno in cui candidati della società civile e dei partiti si confrontino sulle idee, poiché l’unico modo di fare emergere una leadership è il confronto delle idee. Se aspettiamo le segreterie dei partiti, non dico un Obama ma nemmeno un Tony Blair verrà mai fuori”. sostiene Donadi nell’intervista.

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Il Pd e i suoi leader

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2010

Dichiarazione dell’On. Giorgio Merlo (Pd) “Al di là di tante chiacchiere sul rapporto tra il PD e l’Udc, l’unico vero laboratorio politico nazionale per le prossime elezioni regionali sarà quello piemontese.  In una regione del Nord a forte trazione di destra con un candidato alla presidenza leghista, si contrappone una coalizione riformista e di governo con una guida politica fortemente collaudata e già vincente, Mercedes Bresso. Ma questa coalizione richiede trasparenza, credibilità e coerenza. E l’alleanza con la Federazione della sinistra – anche per i contenuti sguaiati che i suoi leader stanno mettendo in campo contro il PD e i suoi maggiori riferimenti istituzionali – può mettere in discussione il progetto politico costruito sino ad oggi.  Se il Piemonte vuol essere il vero laboratorio politico nazionale non può contemplare alleanze discutibili, improduttive e forse incomprensibili per lo stesso elettorato di centro sinistra”.

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Trionfo di Vendola alle primarie

Posted by fidest press agency su martedì, 26 gennaio 2010

La viceresponsabile pugliese dell’Italia dei Diritti: “E’ la vittoria del popolo contro le alchimie della politica vecchio stampo, quella fatta negli angusti spazi delle segreterie” “È un risultato straordinario che certifica quanto questo strumento rappresenti un momento di alta democrazia per il popolo che si riappropria del suo potere, ponendosi al centro dei meccanismi di decisione politica”. Con questa frase Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti, ha espresso la sua soddisfazione per la vittoria alle primarie di Nichi Vendola. La giornata di ieri, che ha visto una massiccia partecipazione popolare alle consultazioni, ha consegnato al governatore uscente e leader di Sinistra Ecologia e Libertà lo scettro di candidato del centrosinistra alle tornate elettorali regionali di fine marzo. Con oltre il 70% dei consensi ha sbaragliato Francesco Boccia, esponente democratico indicato da D’Alema come necessario per allargare l’alleanza all’Udc. Correrà contro Rocco Palese, ex assessore della vecchia giunta Fitto, designato dal Pdl come suo sfidante, e Adriana Poli Bortone, del movimento Io Sud, appoggiata dal partito di Casini. “È il trionfo degli elettori contro l’apparato – ha aggiunto l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – e di questo spero che il Pd abbia preso atto. A Boccia va riconosciuto il coraggio di averci messo la faccia, ma ora  è il momento di unirsi perché la battaglia sarà dura. Sarebbe autolesionistico non concentrarsi sulla campagna elettorale per dare seguito a sterili e controproducenti rese dei conti che non sortirebbero altro effetto che quello di indebolire la coalizione”.

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