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Dal codice genetico dei centenari la possibilità di una nuova terapia contro le malattie cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 13 luglio 2019

Alcune persone vivono molto più a lungo della media, in parte anche grazie al loro DNA. Una ricerca tutta italiana mostra che potrebbe essere possibile replicare questo “dono genetico” anche per chi ne è sprovvisto. Si apre la strada ad un modello innovativo di terapia, capace di prevenire e combattere le malattie cardiovascolari attraverso un vero e proprio ringiovanimento dei vasi sanguigni.Lo studio, condotto dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), dall’I.R.C.C.S. MultiMedica di Sesto San Giovanni (MI) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Scuola Medica Salernitana dell’Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sul giornale scientifico European Heart Journal ed è incentrato sul gene che codifica la proteina BPIFB4. In passato lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato una variante di questo gene, la cosiddetta LAV (“longevity associated variant”), che prevale nelle persone dalla vita particolarmente lunga, oltre i cento anni. Ora i ricercatori hanno inserito, attraverso un vettore virale, il gene LAV-BPIFB4 nel DNA di animali da laboratorio particolarmente suscettibili all’aterosclerosi e, di conseguenza, a patologie cardiovascolari.
“I risultati – dice Annibale Puca, coordinatore di un’équipe di ricerca presso l’Università di Salerno e presso l’I.R.C.C.S. MultiMedica – sono stati estremamente incoraggianti. Abbiamo osservato un miglioramento della funzionalità dell’endotelio (la superficie interna dei vasi sanguigni), una riduzione di placche aterosclerotiche nelle arterie e una diminuzione dello stato infiammatorio”.In altri termini, l’inserimento del “gene dei centenari” nei modelli animali ha provocato un vero e proprio ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio. Lo stesso effetto positivo è stato ottenuto anche in laboratorio, questa volta non inserendo geni nelle cellule ma somministrando la proteina codificata dal gene LAV-BPIFB4 a vasi sanguigni umani.A questi dati sperimentali i ricercatori hanno quindi aggiunto un ulteriore studio condotto su gruppi di pazienti. Si è visto prima di tutto che ad un maggiore livello di proteina BPIFB4 nel sangue corrispondeva una migliore salute dei loro vasi sanguigni. Inoltre proprio i portatori della variante genetica LAV avevano livelli di proteina maggiori.“Questo studio – commenta Carmine Vecchione, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Salerno, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Ruggi D’Aragona di Salerno e Responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia Vascolare dell’I.R.C.C.S. Neuromed – apre la strada alla possibilità di soluzioni terapeutiche basate sulla proteina LAV-BPIFB4. Naturalmente saranno necessarie ancora molte ricerche, ma pensiamo che sia possibile, somministrando la proteina stessa ai pazienti, rallentare i danni cardiovascolari dovuti all’età. In altre parole, anche se una persona non possiede quelle particolari caratteristiche genetiche che la rendono longeva, potremmo essere in grado di offrire lo stesso livello di protezione”.

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Le riforme strutturali in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 27 dicembre 2009

Da decenni, oramai, questa parola “magica” che si annette alle riforme accompagnata dal termine aggiunto di “strutturale” sta diventando un tutt’uno nel nostro codice genetico. Per essa si fanno compiere sacrifici che alla prova dei fatti restano tali senza che delle riforme strutturali si veda in realtà nemmeno l’ombra. Ora l’attuale Governo ha ripreso il termine per aprire una nuova stagione di dibattiti tra le forze politiche e sociali del Paese. Diventerà un’altra cortina fumogena per far pagare a chi ha poco tanto e poco a chi ha tanto. E’ questo quanto emerge dall’esperienza dei fatti sin qui verificatesi. Sarebbe, invece, il momento per dare consistenza a questo richiamo alle riforme strutturali affrontandole con coraggio e senza lasciarsi prendere la mano dalle spinte partigiane dei lobbisti. Vogliamo veramente la riforma del welfare? Bene! Aboliamo le pensioni. Ciò non significa, ovviamente, non pagarle, ma più semplicemente, lasciare aperto il mercato del lavoro senza condizionarlo da scadenze fisse legate all’anagrafe più che all’età biologica. Nessuno si è chiesto in Italia perché è nato l’istituto della pensione d’anzianità? La verità è che essa è scaturita dalla “stanchezza” del lavoratore nell’essere intrappolato in un sistema lavorativo dal quale si sentiva oppresso o meglio prigioniero. Come sarebbe stato possibile ad un cinquantenne o un sessantenne dire: cambio lavoro. La prospettiva sarebbe stata quella della disoccupazione. Chi avrebbe assunto un “vecchio” cinquantenne? Se noi individuassimo nuove forme di lavoro adatte per una certa età, e da effettuare a richiesta in part-time, ci troveremmo a impiegare di nuovo una unità che per molti versi resta efficiente e capace di disporre risorse preziose. Questo è, ovviamente, solo il titolo di un tema che gli esperti potrebbero sviluppare a loro piacimento e trovarvi indubbi elementi d’interesse e preziose indicazioni per una vera ed efficace riforma strutturale del settore.

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