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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Parma mercoledì 18 settembre alle 17 nell’Aula dei Filosofi della Sede centrale dell’Ateneo (via Università, 12) si parlerà del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza nel prossimo appuntamento di I Mercoledì del Diritto, rassegna d’incontri d’ambito giuridico organizzata dal Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma. Relatore dell’incontro sarà Massimo Montanari, docente di Diritto processuale civile al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali.
Il seminario mira a illustrare i profili generali e i tratti più qualificanti dell’intervento, nel confronto, che sovente evidenzia un sensibile scarto, tra quelli che ne rappresentavano gli obiettivi dichiarati e quello che ne è stato poi il risultato effettivo”.
Gli incontri di I Mercoledì del Diritto hanno a oggetto sia temi di attualità, come norme recentemente promulgate o casi giudiziari, sia temi prettamente culturali ma comunque attinenti al Diritto, e che presentino profili di interesse non soltanto per un uditorio di specialisti. Relatori sono docenti, ricercatori e assegnisti del Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali dell’Università di Parma, ma anche giuristi e docenti italiani e stranieri.

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Codici: Roma nella morsa degli strozzini e abbandonata dalle istituzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 24 agosto 2019

E’ la storia drammatica di una famiglia vittima di usura. Una situazione grave, pericolosa e pesante. È quella che si registra a Roma sul fronte della legalità. La capitale è diventata terra di scorribande per criminali senza scrupoli. Tra questi si stanno ritagliando sempre più spazio gli strozzini. Stando agli ultimi dati diffusi durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel distretto della Corte d’Appello di Roma i processi per reati legati all’usura sono infatti passati da 32 a 48.“Numeri inquietanti – afferma il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – la nostra associazione li tocca con mano, visto che siamo impegnati in tre procedimenti legati all’usura, un fenomeno che purtroppo sta dilagando nella capitale e che non sembra trovare ostacoli anche a causa di istituzioni poco presenti”.
Emblematica la storia di una commerciante, una madre coraggio che ha trovato la forza di denunciare l’usuraio a cui si era affidata illudendosi di poter risolvere i propri problemi. “È iniziato tutto nel 2015 – racconta la donna – quando ho preso in affitto un locale commerciale, dove volevo trasferire l’attività che porto avanti da 15 anni. A ridosso dell’apertura, ho scoperto che mancava l’agibilità. Da quel momento, per paura che denunciassi l’irregolarità, il proprietario ha iniziato a rimandare indietro i bonifici che inviavo per pagare l’affitto, avviando la procedura dello sfratto. In questo modo sperava di riprendersi il locale. Questo comportamento mi è costato tre cause e tanti soldi, perché l’attività era chiusa, ma intanto dovevo versare le rate dei macchinari. Come se non bastasse, sono sorti dei problemi anche con l’affitto di casa e da lì per me e la mia famiglia è iniziato l’incubo”.Disperata, la donna insieme al marito si è rivolta ad un uomo, indicato da un commerciante della zona come rappresentante di piccole società del settore ed in grado di fornire prestiti vantaggiosi. “Abbiamo chiesto un prestito di 3.000 euro – ricorda la signora – ma in poco tempo ci siamo resi conto che di fronte non avevamo un altro esercente, ma un usuraio. Gli interessi diventavano sempre più alti ed alla fine ci siamo ritrovati a dover restituire 15.000 euro. Non avevamo quei soldi e così sono iniziate le minacce”.Telefonate minatorie, anche visite intimidatorie a casa. “Abbiamo avuto paura – dichiara la donna – ed alla fine abbiamo deciso di chiudere l’attività. Nel frattempo erano arrivati lo sfratto da casa e la bocciatura a scuola di mio figlio a causa delle assenze prolungate, dovute sempre a questa situazione disperata. Ci è crollato il mondo addosso. Ci siamo sentiti soli e abbandonati. Anche perché avevo inviato decine di email al Comune di Roma per chiedere aiuto, avevo contattato Assessorati e perfino la Segreteria del Sindaco, presentando tutta la documentazione necessaria per spiegare il nostro caso, ma in cambio ho ricevuto soltanto silenzio e indifferenza”.Uno spiraglio in questa vicenda drammatica si è aperto nel dicembre 2018, quando gli agenti del Commissariato di Primavalle hanno arrestato l’usuraio che aveva messo in ginocchio decine di commercianti nel quartiere Torresina. Da lì si è passati al processo, in cui l’Associazione Codici assiste la commerciante. “Ho perso l’attività che portavo avanti da anni – afferma la signora – siamo schiacciati dai debiti e continuiamo a subire minacce ed intimidazioni dai parenti dell’usuraio arrestato, che sono arrivati al punto di terrorizzare mio figlio, minorenne. Ciò nonostante non ho nessuna intenzione di mollare. Mentre eravamo in mano a quello strozzino, mi fu diagnostico un tumore al seno. Dio mi ha ridato la vita permettendomi di guarire, lo Stato me l’ha tolta. Abbiamo perso tutto, ma non la voglia di combattere. Continueremo a lottare”.Una madre coraggio, una famiglia forte, al fianco della quale si è schierata l’Associazione Codici, da sempre in prima fila per la legalità. “Siamo con loro e con tutte le vittime di usura – dichiara il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – ci batteremo in Tribunale affinché sia fatta giustizia. Ci auguriamo che insieme a noi in aula ci siano anche le istituzioni, che purtroppo spesso sono assenti. Non esserci è sbagliato, perché significa cedere terreno ai criminali e questo non è più possibile, soprattutto in una città in difficoltà come Roma”. (n.r. Diamo spazio a questa notizia perchè, purtroppo, non è la sola. Moltissime persone sono abbandonate a se stesse dove la giustizia si misura con le lungaggini di anni, dove la prepotenza la fa da padrona e lo stato brilla per la sua indifferenza e pedanteria burocratica. Poi ci meravigliamo che nel segreto dell’urna si scaricano tensioni e frustazione e finendo nelle mani dei pifferai di turno, o non si va a votare mostrando totale sfiducia nelle istituzioni.)

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Codici: per rilanciare il turismo servono condivisione e incentivi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

L’Associazione Codici ha preso parte questa mattina all’audizione presso la Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera sul disegno di legge del Governo in materia di turismo.“Il quadro normativo che abbiamo di fronte è alquanto frastagliato – dichiara l’Avvocato di Codici Carmine Laurenzano, intervenuto in audizione – sarebbe opportuno valutare se non sia il caso di ricondurre la materia nell’ambito della competenza legislativa concorrente Stato-Regioni, attraverso una revisione dell’articolo 117 della Costituzione, considerando le implicazioni trasversali e la connessione con altre tematiche di competenza esclusiva statale. Le normative regionali potrebbero portare, come già si è verificato in passato, a sostanziali differenze tra le qualificazioni delle strutture turistiche, i loro requisiti ed i criteri di identificazione, con il rischio di indurre in confusione il consumatore/utente tra definizioni e livelli di qualità. Auspichiamo un’attività promozionale unitaria, che contrasti la frammentazione dell’offerta turistica, e la predisposizione, a livello centrale, di un quadro programmatico unitario. Il tutto – continua Laurenzano – accompagnato dalla semplificazione amministrativa per gli adempimenti burocratici, ad esempio con la creazione di strutture centralizzate sovracomunali nel caso di investimenti importanti che coinvolgono più interessi e territori, perché la frammentazione delle competenze, aggiunta a quella del territorio nazionale in piccoli o piccolissimi Enti, rischia di pregiudicare l’appetibilità di investimenti”.Un quadro normativo più chiaro, basato sulla condivisione tra gli Enti e su una burocrazia semplice e veloce. Questa, secondo Codici, è una delle strade da seguire per rilanciare il turismo, ma non l’unica. “Il turismo rappresenta circa il 12% del Pil, con circa il 15% degli occupati su base nazionale – sottolinea l’Avvocato Laurenzano – parliamo quindi di un settore importantissimo per il Paese, che per essere rilanciato necessita anche di incentivi e sgravi, anche del lavoro occasionale ed intermittente, del sostegno delle aree di crisi, del coordinamento e della programmazione unitari degli Enti preposti e dell’implementazione delle piattaforme tecnologiche che fanno da intermediazione tra domanda e offerta turistica”.

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Kyoto Club: serve riforma del Codice della Strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Il gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” dell’associazione, in audizione presso la IX Commissione “Trasporti” della Camera dei Deputati, ha chiesto l’adozione del dispositivo ISA in grado di limitare automaticamente la velocità degli automobilisti.Con l’avanzare del progresso e dell’evoluzione tecnologica nel campo della mobilità e dei trasporti, è ora necessario adottare un nuovo Codice della Strada. È quanto chiede Kyoto Club.Vista la frammentazione del quadro normativo, dei progetti di legge presentati e la vastità dell’argomento, l’Associazione chiede l’adozione di una Legge Delega di riordino, che fissi i principi essenziali che poi dovranno essere tradotti in un “Regolamento” governativo.“È certamente necessaria l’adozione di un nuovo Codice della strada essendo intervenuti cambiamenti, evoluzioni tecnologiche ed innovazioni nel campo della mobilità, dei servizi e anche dei comportamenti dei cittadini/e – ha dichiarato Anna Donati, Coordinatrice del GdL “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club – Serve un innovativo quadro di regole che punti sulla sicurezza stradale, la mobilità a piedi e in bicicletta, la sharing mobility e la mobilità elettrica, a sistemi di controllo tecnologici molto più efficaci delle regole a partire dal rispetto dei limiti di velocità sui veicoli. Su questi temi abbiamo presentato le nostre proposte in audizione ed ora ci aspettiamo che il Parlamento si orienti verso una revisione adeguata del CdS”.Tra le richieste di Kyoto Club una rigorosa classificazione delle strade in base al traffico e l’adizione delle categorie di “strada ad alta intensità ciclistica” ed “itinerario cicloturistico” per definire quei percorsi frequentati da un numero frequente di ciclisti.Nel nuovo Codice, si chiede inoltre il riconoscimento dei servizi di sharing mobility, la classificazione e l’introduzione dei veicoli elettrici, l’installazione di punti di ricarica per veicoli elettrici che accanto alle stazioni di ricarica convenzionali.Sotto il punto di vista della sicurezza stradale, Kyoto Club chiede l’abbassamento del limite di velocità nelle città da 50 a 30 km orari, e l’introduzione di un nuovo strumento tecnologico per il rispetto dei limiti da parte dei veicoli, l’ISA(Intelligent Speed Adaption) già testato con successo e in grado di limitare automaticamente la velocità quando il guidatore non rispetti il CDS.

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Mostra Il codice Maimonide e i Norsa

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 ottobre 2018

Roma 23 ottobre 2018 – 5 gennaio 2019 Archivio di Stato Sala Alessandrina – c.so del Rinascimento, 40 mostra e convegno A cura di Gino Famiglietti e Salvatore Settis. Durante il suo primo giorno di apertura al pubblico, il 23 ottobre, la mostra verrà arricchita da un convegno cui prenderanno parte esperti da tutto il mondo, fra i quali la studiosa newyorchese Evelyn Cohen e Johanna Weinberg dell’Università di Oxford.
Una grande mostra e una giornata internazionale di studi per celebrare un importante successo dello Stato italiano, esito felice di una contesa internazionale che ha coinvolto un collezionista americano e un magnate austriaco fin dal 2014: l’acquisizione, tramite acquisto coattivo, da parte della Direzione Generale degli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2017 di un manoscritto miniato del 1349 (e del connesso atto di vendita alla famiglia Norsa datato al 1513), contenente una delle più pregevoli copie della traduzione dall’arabo all’ebraico della Guida dei Perplessi del filosofo, medico e giurista Mosè Maimonide (1138-1204), fra i più importanti pensatori nella storia dell’Ebraismo e personalità di spicco nell’Andalusia dominata dagli arabi. La Guida, che propone una risposta al problema dell’incompatibilità tra teologia, pensiero ebraico e aristotelismo, ebbe enorme fortuna nel corso dei secoli.
Il volume – acquistato nel 1513 da Mosè ben Nathaniel Norsa, esponente dell’illustre famiglia di banchieri mantovani distintisi nel corso dei secoli per il loro appassionato collezionismo e per l’attività di committenza di preziosi volumi – è un compendio bibliografico e archivistico che testimonia la ricchezza della cultura rinascimentale italiana e della storia italiana in generale, mettendo in luce le molteplici influenze che hanno definito l’identità nazionale come una positiva contaminazione di culture diverse e il ruolo della collettività ebraica nell’Italia di quel periodo.Il manoscritto – composto da 228 fogli in pergamena con legatura in pelle, arricchito da pregevolissime miniature in foglia d’oro, fra cui una rappresentazione del Paradiso terrestre, e da grafismi in rosso e blu – è rimasto di proprietà della famiglia Norsa fino ai giorni nostri, mentre il resto dell’importante biblioteca di famiglia è andato disperso.Dopo un anno sotto la cura dei restauratori più bravi del mondo fra le stanze dell’ICRCPAL (Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario), assoluta eccellenza internazionale, il volume sarà esposto per la prima volta, finalmente a disposizione del pubblico e non soltanto degli specialisti. La mostra è organizzata e prodotta dalla Direzione Generale Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Roma e il Progetto Prin 2015: The Long History of Anti-Semitism. Jews in Europe and the Mediterranean (X-XXI centuries): Socio-Economic Practices and Cultural Processes of Coexistence between Discrimination and Integration, Persecution and Conversion, promosso dalla Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Milano, Università di Pisa, Università degli Studi di Genova.
Il progetto espositivo, articolato in tre sezioni – Mantova ai tempi dei Gonzaga; Gli Ebrei a Mantova e la famiglia Norcia: storia di un quadro; La Biblioteca Norsa e la Guida dei Perplessi di Maimonide – presenta al pubblico, oltre al manoscritto di Maimonide, altri 5 manoscritti miniati della Biblioteca di Parma provenienti dalla biblioteca dei Norsa, tra cui una Bibbia in ebraico del 1277, un Commento ai Salmi del XIV secolo, una ulteriore copia, del 1377, della Guida dei Perplessi e 13 manoscritti dall’Archivio di Stato di Mantova relativi al rocambolesco episodio che lega la storia della Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna (commissionata nel 1496 da Francesco II Gonzaga) alle vicende della famiglia Norsa.
In aggiunta a questi preziosissimi documenti, saranno in mostra anche una riproduzione 1:1 della tela del Mantegna, attualmente al Louvre, e la tela originale della Madonna col Bambino e Santi (anonimo, circa 1515), ugualmente destinata alla Chiesa della Vittoria e raffigurante in basso membri della famiglia Norsa in atto di contrizione (attualmente conservato nella Basilica di Sant’Andrea in Mantova); e, infine, una maquette della medesima Chiesa della Vittoria, costruita al posto della casa dei Norsa, per cui fu commissionata l’opera del Mantegna.

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Revisione del Codice Appalti

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 settembre 2018

“Bene la revisione del Codice Appalti, ma solo se finalizzata a snellire le procedure, rilanciare gli investimenti e, soprattutto, semplificare la vita alle imprese e alla pubblica amministrazione”. È quanto afferma Tiziana Carpinello, Presidente di UNIONSOA, l’Associazione Nazionale Società Organismi di Attestazione, la più importante realtà associativa del settore SOA, con riferimento a quanto dichiarato dal Vice Premier e Ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, sulla possibile revisione del Codice Appalti.
“Il primo aspetto sul quale è indispensabile concentrare l’attenzione – aggiunge Carpinello – è l’eliminazione delle autodichiarazioni che le imprese, ai sensi dell’Art. 80 del Codice, devono presentare alle SOA al fine di evitare aperture di procedimenti e contenziosi che rappresentano, in ogni caso, un costo ingente sia per le stesse imprese che per la pubblica amministrazione. Per farlo – sottolinea Carpinello – basterebbe applicare lo schema seguente: le SOA controllano i requisiti previsti dall’Art. 80 e, in caso di situazione ostativa, non procedono all’attestazione e l’impresa, di conseguenza, si attiverebbe per la risoluzione della problematica evitando un processo lungo e costoso. In questa prospettiva il mercato sarebbe perfettamente tutelato proprio grazie al diniego dell’attestazione necessaria per la partecipazione agli appalti pubblici. Tutto questo, naturalmente, è fattibile solo garantendo alle SOA la possibilità di accesso alle banche dati pubbliche, uno dei punti fondamentali per la semplificazione del settore oltre alla chiara individuazione di ruolo e responsabilità dei soggetti attivi nel sistema degli appalti, l’aggiornamento e la definizione di criteri di selezione sempre più aderenti alla realtà di impresa per garantire ai cittadini l’affidamento delle opere a soggetti effettivamente qualificati e, infine, la costituzione del fascicolo virtuale a disposizione di ANAC e della Stazioni Appaltanti”.

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Nuovo codice nazionale degli appalti

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Mag 2018

“Il nuovo codice nazionale degli appalti continua a generare incertezze tra le pubbliche amministrazioni, sempre più in difficoltà nel districarsi tra meccanismi farraginosi e dubbi interpretativi. E, come se non bastasse, i Comuni, specie quelli di piccole e medie dimensioni, si trovano ora di fronte a una nuova penalizzazione”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia Luca De Carlo che preannuncia un’interrogazione a risposta scritta assieme al collega Paolo Trancassini.“Un decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicato lo scorso 18 aprile in Gazzetta Ufficiale – aggiunge il deputato di Fdi – ha infatti fissato il compenso minimo per le commissioni di gara in 9.150 euro, oltre le spese di trasferta. Ciò significa che per rispettare questa norma le stazioni appaltanti dovranno comprimere le spese generali per fare spazio a un importo di circa 11 mila euro – ai 9 mila se ne aggiungono circa 2 mila per le spese di trasferta, visto che i commissari possono venire da tutta Italia – imposto dal ministero. Assolutamente inaccettabile perché così ancora una volta vengono messi in difficoltà i Comuni”.
“Per pagare questa commissione – prosegue De Carlo – si dovranno comprimere le spese che riguardano, per esempio, il coordinamento della sicurezza, gli accertamenti e le verifiche tecniche, i rilievi, nonché la qualità dell’opera. Siamo di fronte a norme scritte da chi non conosce le realtà territoriali ed è vergognoso. Per le gare al di sopra dei 500 mila euro occorrerà ridurre le spese di circa il 20% per far quadrare i conti. Man mano che diminuisce l’importo a base di gara, tutto diventa più complicato”.“Considerando che le gare di importo inferiore a 500 mila euro sono i tre quarti di tutte quelle sopra i 40 mila – conclude il deputato di Fratelli d’Italia – è di tutta evidenza che più sarà basso l’importo messo a gara, più tali spese dovranno essere tagliate per poter corrispondere i dovuti compensi ai commissari. Un danno enorme soprattutto per i Comuni di piccole e medie dimensioni, i cui appalti spesso sono di importo modesto”.

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Riforma del Codice Antimafia

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Parma Venerdì 16 marzo, a partire dalle ore 9, si terrà a Palazzo del Governatore (piazza Garibaldi 2) il convegno La Riforma del Codice Antimafia e la gestione dei beni confiscati per un futuro di legalità e giustizia, organizzato da Università di Parma, Associazione Il Borgo, Aiga – Associazione Giovani Avvocati (sezioni di Parma e Reggio Emilia e Coordinamento Emilia Romagna), e Unione Giovani Dottori Commercialisti.
La mattinata si aprirà con i saluti del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, del Presidente della Provincia Filippo Fritelli, del Prefetto Giuseppe Forlani, del Rettore Paolo Andrei, del Presidente del Circolo Il Borgo Giuseppe Luciani, del Coordinatore Aiga Emilia Romagna Mariavittoria Grassi, del Presidente Aiga Parma Alessandra Palumbo e del Vice Presidente dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Parma Camilla Zanichelli.
L’apertura della prima parte dei lavori, dedicata nello specifico alla Riforma del Codice Antimafia, è affidata a Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, a cui seguiranno gli interventi di Giorgio Pagliari, docente dell’Università di Parma, Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna, e Michele Guerra, Assessore del Comune di Parma con delega alla legalità, moderati da Monica Cocconi, Delegata del Rettore dell’Università di Parma a Anticorruzione e Trasparenza.La seconda parte della giornata è dedicata a Legalità, Trasparenza e lotta al fenomeno mafioso, e dopo l’apertura da parte dell’Assessore regionale Massimo Mezzetti, vedrà gli interventi del Viceprefetto Vincenzo Pasqua e degli avvocati Mario Bonati e Simona Cazzaniga, moderati dall’avv. Mario L’Insalata.Il convegno affronta il tema della Riforma del Codice Antimafia in una prospettiva allo stesso tempo di formazione giuridica e di impegno civile, nel contrasto alla criminalità mafiosa. A questo proposito è significativo che l’evento si svolga poco prima della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti della Mafia che si terrà a Parma mercoledì 21 marzo; in vista di tale Giornata alcuni studenti hanno partecipato ad un Laboratorio di progettazione sociale sul tema delle Mafie, organizzato da Forum Solidarietà.La Riforma del Codice antimafia investe, principalmente, la disciplina delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, l’amministrazione, gestione e destinazione di beni sequestrati e confiscati, l’Agenzia nazionale con tali scopi. Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia nella scorsa legislatura, nella relazione finale dei lavori della Commissione ha formulato alcuni consigli su come proseguire il lavoro iniziato, a cominciare dalla verità sulle stragi mafiose che va ricercata nella classe politica per permettere un’applicazione effettiva della Costituzione italiana, a Settant’anni dalla sua entrata in vigore.

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Arriva un nuovo codice di comportamento per i dipendenti di Roma Capitale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 gennaio 2017

corruzione_urlo“Tutto ciò per voltare totalmente pagina rispetto al passato ed avviare un processo partecipato per snidare la corruzione”. Così l’Assessore alla Riorganizzazione del Comune e alle Partecipate Massimo Colomban.“Il nuovo Codice è stato sottoposto ad una fase di consultazione: dal 3 al 18 novembre 2016 la bozza del nuovo regolamento è stata infatti pubblicata sul portale di Roma Capitale e sono state raccolte così le osservazioni dai dipendenti capitolini, dai sindacati e dagli stessi cittadini. Fra i passaggi più significativi quello di cui forse siamo più orgogliosi è l’inserimento delle caratteristiche fondamentali del ‘whistleblowing’. Da oggi in poi tutti i dipendenti infedeli sono avvertiti e dovranno pensarci su prima di compiere un illecito. Invito tutti i dipendenti a denunciare qualsiasi illegalità”, spiega.“Fra gli altri passaggi anche l’introduzione di una buona pratica che vale in tante amministrazioni d’Italia e che dispone la regolamentazione dei rapporti fra i dipendenti comunali e i media in linea con quanto previsto, ad esempio, dal Codice di comportamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione”, conclude.

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Serve un nuovo codice della strada

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2015

incidenti stradali-2Serve un nuovo Codice della Strada perché quello vigente è sempre meno rispettato, perfino dalle Amministrazioni locali. Lo sottolinea oggi l’Automobile Club d’Italia nel corso della 70a Conferenza del Traffico e della Circolazione, i cui lavori sono centrati sul nuovo Codice in discussione al Parlamento. L’incremento delle sanzioni per infrazioni (+21% negli ultimi sei anni) e la battuta di arresto della riduzione delle vittime della strada (-0,6% nel 2014 rispetto al 2013, a fronte di un complessivo -52% dal 2000) misurano il calo di interesse degli automobilisti verso l’insieme di norme che regolano la mobilità, al quale va aggiunta la diffusa inosservanza delle Amministrazioni locali dell’articolo 208 del CdS, secondo il quale almeno il 50% dei proventi delle multe deve essere reinvestito a favore della mobilità.“I soldi per la sicurezza stradale ci sono – dichiara il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani – ma troppi Comuni destinano ad altre voci quanto previsto dalla legge a favore degli automobilisti. Per garantire l’osservanza della norma è opportuno prevedere pesanti misure sanzionatorie per le Amministrazioni inadempienti. Tutto ciò può essere ben evidenziato in un nuovo Codice della Strada più snello e semplice, con poche ma chiare norme di comportamento per gli utenti, che rimandi a specifici regolamenti il corposo insieme di dettati tecnici sulle caratteristiche delle strade e dei veicoli”.Dai lavori della Conferenza del Traffico emerge la necessità di coordinare meglio sul territorio le poche risorse disponibili per la sicurezza stradale, contribuendo a ridurre la spesa sociale attraverso la diminuzione degli incidenti che oggi costano allo Stato 18 miliardi di euro. Dall’analisi dei risultati ottenuti dagli investimenti a livello regionale in esecuzione del Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale, secondo una rilevazione della Fondazione Filippo Caracciolo – Centro Studi ACI, vanno evidenziati i comportamenti virtuosi di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre Campania, Puglia e Sicilia faticano a contenere la spesa sociale imputabile all’incidentalità. Se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più virtuose, dal 2001 ad oggi l’Italia avrebbe risparmiato 27 miliardi di euro. Se invece le “prime della classe” avessero seguito le “ultime”, lo Stato avrebbe aumentato la spesa sociale di quasi 70 miliardi di euro.Gli investimenti vanno centrati sull’innalzamento degli standard di sicurezza della rete stradale, soprattutto in ambito urbano (nel Lazio gli incidenti rapportati alla popolazione sulle strade urbane fanno segnare +25% dal 2000; in Campania addirittura +70%), con maggiore attenzione ai pedoni, ai ciclisti e agli utenti più “deboli” della strada. Secondo l’ACI serve inoltre più formazione, specialmente per i neopatentati che dopo un solo anno di apprendistato possono oggi guidare una supersportiva: nel nuovo Codice della Strada va previsto un percorso formativo più completo soprattutto per i giovani, con l’obbligo di frequentare almeno un corso di guida sicura prima di impugnare il volante di un veicolo più potente.Ponendosi l’obiettivo di una mobilità più responsabile e sostenibile, il nuovo Codice della Strada in discussione al Parlamento non può tralasciare il pericolo costituito dai 4 milioni di veicoli ultraventennali circolanti in Italia, con pesanti ricadute per la sicurezza e per l’ambiente. Per un intervento efficace, l’Automobile Club d’Italia propone una rivisitazione dell’art. 60 dell’attuale CdS, con nuovi criteri univoci per distinguere i veicoli storici, meritevoli di tutela, dalle auto vecchie di cui va incentivata la sostituzione. Per l’individuazione delle auto d’epoca, il settore automotive sta convergendo sull’efficacia della “lista chiusa”, come quella redatta da ACI Storico, e sulla necessità di abolire l’obbligo di iscrizione a un registro storico per la fruizione delle tutele di legge.

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Appalti: è necessario un nuovo codice?

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

appalti-pubblici-biproget1“La proposta di Cantone di istituire un albo nazionale per la formazione delle commissioni di gare per l’assegnazione dei contratti pubblici, attraverso un sistema di sorteggio, tra professionalità con competenze specifiche strettamente connesse al tipo di appalto, ci vede perfettamente d’accordo” lo dichiara, in una nota, Vincenzo Garofalo, capogruppo di Ap (Ncd – Udc) in commissione Trasporti alla Camera.“Come ha sottolineato il presidente Nunzia De Girolamo, ciò va nella direzione da noi sempre auspicata, ovvero quello della trasparenza e rispetto delle regole. Il gruppo Ncd, infatti, aveva presentato un emendamento in tal senso nella legge di stabilità, e lo ripresenterà alla legge delega per la riforma del Codice degli appalti” spiega.“E’ bene sottolineare che già nel 2010 il Governo si era espresso in questa direzione e che Camera e Senato avevano approvato, nel nuovo Regolamento del Codice degli appalti pubblici, forme di selezione analoghe per i soggetti partecipanti alle gare. Ci adopereremo per introdurre, finalmente, questo basilare principio di trasparenza e, inoltre, un sistema premiante per le imprese sulla base dei comportamenti tenuti nei precedenti appalti al fine di abbattere i costi delle opere pubbliche, avere certezza sui tempi di completamento delle opere, e, altresì, favorire la crescita delle imprese migliori e più meritevoli” conclude Garofalo.

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Toscana: Dal primo ottobre cambia l’attuale modalità di autocertificazione della fascia economica per il pagamento del ticket

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 settembre 2014

regione toscanaCosa cambia. Non si potrà più autocertificare la propria fascia di reddito sulla singola ricetta, né in farmacia né negli ambulatori delle aziende sanitarie. Infatti, con il passaggio alla ricetta elettronica (che sta avvenendo in questi mesi e si concluderà con la fine del 2014), il codice della fascia economica sarà già presente sulla ricetta, ricavato direttamente dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps. Sarà il medico prescrittore a riportare sulla ricetta, attraverso il software di prescrizione elettronica che interroga le banche dati del Mef e dell’Inps, la posizione economica dell’utente.
Cosa fare. E’ opportuno quindi verificare fin da subito, e poi annualmente, che il codice della propria fascia sia presente e sia corretto. E’ giusto che non sia presente solo se la propria fascia economica è superiore a 100.000 euro (secondo il reddito complessivo del nucleo familiare fiscale o ISEE). Se il codice che risulta è corretto, non si dovrà fare niente. Se invece il codice non c’è, o non è corretto, sarà necessario fare l’autocertificazione. Dal 1° ottobre 2014, se nessun codice è presente sulla ricetta, il cittadino dovrà pagare il ticket corrispondente all’importo massimo. E’ bene precisare che la scadenza del 1° ottobre si riferisce alla impossibilità di autocertificare sulla singola ricetta, ma ogni cittadino può regolarizzare la propria situazione in qualsiasi momento, dopo la scadenza, però prima di recarsi dal medico.Verifica e autocertificazione. E’ possibile verificare ed eventualmente autocertificare la propria fascia economica con la Carta Sanitaria Elettronica precedentemente attivata (alla Asl o in farmacia):
– direttamente on line sul sito della Regione: http://www.regione.toscana.it/servizi-online, essendo in possesso di un lettore di smart card.
– oppure in uno degli oltre 100 Totem “Punto Si” presenti in tutte le aziende sanitarie, inserendo la propria tessera sanitaria attivata nel Totem e seguendo la procedura indicata sullo schermo.
L’autocertificazione va fatta per ogni componente del nucleo familiare. Le aziende sanitarie sono tenute a effettuare controlli sulla veridicità del contenuto delle autocertificazioni. L’eventuale evasione dal ticket su dichiarazione non vera comporta il recupero degli importi non pagati e l’applicazione della sanzione amministrativa. I cittadini potranno avere assistenza agli sportelli della propria Asl. Per evitare che i cittadini paghino un ticket errato, nel caso di fascia non corrispondente, o per coloro per i quali la fascia non è resa disponibile dal Sistema tessera sanitaria, le aziende sanitarie hanno messo a punto iniziative specifiche volte a facilitare l’adempimento richiesto ai cittadini, con l’avvio della prescrizione elettronica voluta a livello nazionale e in via di implementazione. Attingendo alle informazioni della banca dati del Sistema tessera sanitaria dell’Agenzia delle Entrate e della banca dati degli assistiti, ogni azienda sanitaria ha rilevato i nominativi che risultano privi di codice di fascia assegnato. Questi cittadini riceveranno, se già non l’hanno ricevuta, una lettera da parte della propria azienda sanitaria, con allegato il modulo per l’autocertificazione, così da facilitarne la restituzione all’azienda sanitaria. L’assistito potrà inviare il modulo compilato e la copia di un documento di identità, utilizzando una delle diverse possibilità indicate nella lettera stessa. Se il cittadino ha fatto l’autocertificazione o utilizza un Isee in corso di validità, non è tenuto a fare niente e non dovrà tener conto della lettera. In tutte le Asl, nelle farmacie, negli studi dei medici di famiglia, sono affisse locandine per informare in maniera corretta e uniforme la popolazione.
Questi i codici relativi alla diverse fasce di reddito:
– ERA: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale inferiore a 36.151,98 euro;
– ERB: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 36.151,98 a 70.000 euro;
– ERC: soggetti con reddito complessivo del nucleo familiare fiscale da 70.000 a 100.000 euro.
Guarda tutte le istruzioni per la verifica della fascia economica.
Guarda le risposte alle domande frequenti sulle fasce economiche per i ticket sanitari.

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Codice di Camaldoli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2013

Nel 1943, in un paese ormai travolto dalla sciagura, si riunisce un gruppo di intellettuali cattolici. Hanno vissuto con Mounier e Huizinga l’agonia dell’Europa sconvolta dal totalitarismo fascista e decidono che i cattolici sono importanti per salvare l’Italia e l’Europa. Senza lo spirito di Camaldoli non ci sarebbe stata la partecipazione dei cattolici alla Resistenza e la scrittura della nostra Costituzione. Senza i democratici-cristiani non sarebbe rinata l’Europa. (Scrive Christiane Liermann: “L’Europa è un’invenzione della Democrazia Cristiana”).
Se paragoniamo la crisi di oggi alla crisi di allora ci accorgiamo che è passata un’epoca. La rivoluzione tecnologica ha cambiato tutti i dati del sistema globale e ci troviamo ad affrontare una nuova crisi, ma diversa ed irreversibile da interpretare. I dati di questa crisi sono sotto gli occhi di tutti: rapida globalizzazione, società liquida fondata su scelte individuali dilatate, crisi della famiglia tradizionale, abolizione dei valori relazionali. La finanza disconnessa dall’economia ha creato valori virtuali incontrollati: una sorta di moneta falsa rapina le economie reali, crea grandi ricchezze artificiali e nuove povertà. In questo quadro declinano le identità nazionali. Le immigrazioni assumono dimensioni bibliche, ed aprono panorami sconosciuti. La crisi delle ideologie impedisce di vedere i nessi storici di questi cambiamenti e mentre si amplia a dismisura la possibilità di comunicazione ricompare con nuova micidiale potenza lo spettro della schiavitù e della tratta umana.Non ci sfuggono alcuni aspetti positivi che alimentano le nostre speranze. L’aspirazione alla democrazia è molto più alta che non quella ai tempi della fine dei grandi conflitti mondiali. Le primavere dei paesi emergenti devono ancora trovare una strada, ma sono reali. La difesa dei diritti umani non è sempre equanime e logica, ma è determinata. La comunicazione sociale intercontinentale dà occasione a forme di solidarietà e di partecipazione. La costruzione non ancora finita dell’Europa apre una finestra per il nostro impegno globale. Un nuovo cattolicesimo mondiale, attento alla povertà ed all’ingiustizia, alimenta le nostre speranze. Mentre il Vescovo di Roma porta sulla scena della comunicazione globale i naufraghi di Lampedusa e le favelas di Rio, cosa fa Roma, cosa fa l’Italia? L’Italia è esistita sempre ed esiste per una vocazione connessa alla universalità cristiana. L’Italia è una missione speciale, è un “primato civile”. “Non si sta a Roma senza una missione universale”, diceva Silvio Spaventa a Theodor Mommsen. “L’Italia è un laboratorio per dare risposte alla crisi”, diceva Dossetti. Nel panorama dell’Italia di oggi c’è un grande vuoto: l’irrilevanza dei cattolici, la loro assenza ed il loro tradimento.
• Non un programma, ma una “conversione”. In questi anni Movimenti, Istituti, Settimane Sociali e Convegni hanno prodotto una mole considerevole di proposte, di analisi e di programmi. Non siamo qui per redigere un nuovo programma o per fare un’antologia del meglio delle proposte elaborate. Il nostro compito è piuttosto quello di rinvenire le motivazioni che possano portare i cattolici a reimpegnarsi. Scrive Giuseppe De Rita (Il Corriere sabato 20 Luglio 2013): “C’è bisogno non di un lungo elenco di cose da fare, ma di un’interpretazione e orientamento dei fenomeni e dei processi che attraversano la società italiana”. Non abbiamo bisogno di un programma, ma di una “conversione”, che vuol dire un “cambiamento di direzione” nel nostro cammino. Si possono individuare alcuni doveri fondamentali capaci di dare fede e speranza alla nostra carità.
• La scelta democratica come valore “non negoziabile”. Dobbiamo diventare intransigenti nella difesa della Costituzione e dobbiamo diventare irremovibili “ribelli per amore” nell’esigere una legge elettorale in cui il popolo scelga direttamente e realmente i suoi rappresentanti e con la quale una vittoria certa legittimi un governo stabile.
• La partecipazione. Sostituire la declamazione dei diritti incommensurabili con una seria partecipazione ai doveri. Applicare il principio di sussidiarietà, previsto dalla Costituzione, in maniera orizzontale e verticale, facendo leva sulla solidarietà. Ribellarsi al linciaggio moralistico, al turpiloquio vaneggiante ed alla turpe antipolitica. Siamo cittadini con pieno diritto e piena responsabilità di una patria per cui molti sono morti. Fuori i barbari!
• L’amministrazione gentile e servizievole. Il compito degli amministratori del bene pubblico è un sacerdozio. E quindi tutto il modo di gestire lo Stato, le amministrazioni locali, i servizi della comunità, deve essere: non tirannico, ma civile; non sibillino, ma trasparente; non ricattatorio, ma gentile; non difficoltoso, ma servizievole. Dossetti nel 1956 immaginò che si potesse costruire il Comune dei servizi, al posto del Comune esattore. Apriamo la strada alla civiltà del servizio per rivedere con questa luce il servizio della scuola, il servizio della giustizia, il servizio del lavoro.
A chi, se non a noi, spetta il compito di mettere l’attività economica al servizio dei principi etici che sono il fondamento di una civiltà compassionevole e di uno stato provvidente. Tornano gli ideali di Camaldoli iscritti nella Costituzione: i limiti sociali alla proprietà, lo sviluppo dell’economia reale, fondata sul lavoro, la sottomissione della finanza all’economia e non viceversa. La necessità dell’intervento statale per sanare la giustizia ed assicurare la pienezza dei diritti, la cittadinanza garantita, la comunità dei beni sociali, il ritorno agli usi civici delle ricchezze inalienabili (l’aria, l’acqua, la terra, la natura, l’arte e la cultura).
L’Europa è un obiettivo prioritario per esistere nel mondo globalizzato. Solo con l’Europa potremo costruire la pace, potremo diventare protagonisti di nuovo internazionalismo generoso e solidale. Potremo ricordarci che il Mediterraneo non ci separa, ma ci unisce all’Africa, il continente più sfortunato e sfruttato, e che l’Europa non è mai finita agli Urali. Quel che manca all’Europa di oggi è un’Italia in cui pesi la presenza del cattolicesimo politico e democratico.
7. Lo strumento politico. Qual è la causa dello smarrimento dei cattolici dopo tanti studi, tanti incontri, tanti seminari e tanti programmi? Nella nostra cultura è sparito l’organismo operativo attraverso il quale i cattolici possano esercitare, come dice Benedetto XVI, “il momento più alto della carità: la politica”. Nella nostra esperienza storica abbiamo usato strumenti diversi: l’Opera dei Congressi (1874), strumento confederativo delle associazioni e dei movimenti cattolici, quando eravamo extraparlamentari che si astenevano dal voto. Abbiamo avuto l’Unione Elettorale (1906) per contrattare i nostri voti con le maggioranze politiche. Abbiamo avuto il Partito Popolare (1919), creatura delle nostre Leghe Bianche, quando con il peso dei nostri caduti nella prima Guerra Mondiale, riconquistammo la cittadinanza politica. Abbiamo inventato i Comitati Civici (1948) quando bisognava lottare la sfiducia, l’astensionismo, la diserzione. Abbiamo riempito un’epoca storica facendo la Democrazia Cristiana (1943), prima come partito federativo di movimenti e di categorie, poi come partito che attraverso le correnti trasmetteva i segnali necessari per mediare i difficili equilibri italiani. Ma quale sarà lo strumento politico del futuro? Forse saranno i nostri giovani ad inventarlo (Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica 21 luglio 2013: “Il Cambiamento spetterà farlo ai giovani. Tu ed io, caro amico mio, abbiamo vissuto il nostro tempo. Chi vuole il cambiamento e si rivolge a noi può solo essere aiutato a non dimenticare l’esperienza passata, ma non ad immaginare il futuro”). Ma è nostro compito conservare oggi e subito le cellule staminali che potrebbero trasformarsi in brevissimo periodo nell’organismo politico necessario per far pesare, non il numero, ma la speranza dei cattolici.
Proposta politica ai cattolici italiani. Dobbiamo percorrere un cammino. Facciamolo insieme. Faremo, come nostro dovere l’itinerario che ricorderà le vicende che sono avvenute settanta anni fa. E’ un percorso che va dall’incontro di Camaldoli, all’8 settembre; dal nascere della Resistenza al suo organizzarsi. Cercheremo di rivivere i valori che ispirarono le decine di migliaia di Combattenti Cattolici, ma con essi anche la Resistenza nei campi di concentramento, il sacrificio delle persone inermi, che tanto pesarono sulla nostra formazione spirituale, ed anche il sacrificio straordinario, impagabile, di 440 sacerdoti, uccisi non come singoli, presenti per caso, ma come capi naturali della Resistenza civile cristianamente ispirata. Sarà un itinerario per ricoprire il dovere politico dei cattolici.
Noi proponiamo a tutte le associazioni cattoliche, ai Movimenti, agli Istituti culturali, ai Sindacati, alle Parrocchie, di fare insieme, ciascuno a suo modo e nella sua libertà, ma insieme, questo itinerario dell’impegno civile dei cattolici per l’Italia.

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Codice dell’ordinamento militare incostituzionale?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

Italiano: Ministero della Difesa, Palazzo Aero...

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“Il Codice dell’ordinamento militare (d.lvo 15 marzo 2010,n. 66) e il Testo unico delle disposizioni regolamentari (d.P.R. 15 marzo 2010, n. 90) devono ritenersi affetti da vizio di incostituzionalità perché adottati oltre il termine per l’esercizio della delega disposta con il c.d. taglia leggi (L. 246/2005). Gli schemi dei decreti da sottoporre al parere del Parlamento sono stati assegnati alla Commissione parlamentare per la semplificazione normativa solo il 15 dicembre 2009 con la conseguenza che il termine per l’espressione del parere obligatorio sarebbe scaduto oltre il termine ultimo del 16 dicembre 2009, per l’esercizio della delega, che quindi non poteva essere prorogato. Tuttavia , il Governo con una singolare interpretazione dell’articolo 14, comma 22, ultimo periodo, della legge 246/2005, ha prorogato ugualmente il termine per l’esercizio della delega, nonostante la norma in questione ne prevedeva tale possibilità solo «Qualora il termine previsto per il parere della Commissione scada nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto dal comma 14, quest’ultimo e’ prorogato di novanta giorni.». L’avvocato Marco Napoli, consulente legale del Pdm per le questioni amministrative e militari, ha ritenuto doveroso sollevare la questione per evidenziare l’illegittimità degli atti adottati dal Ministero della Difesa dopo il 9 ottobre 2010, per violazione di legge e dell’articolo 76 della Costituzione. La questione ora non mancherà di riversare i suoi – certamente devastanti – effetti su tutti gli atti e i procedimenti amministrativi adottati in virtù di norme che, qualora dovessero essere dichiarate nulle, stravolgerebbero l’intero sistema Difesa con la conseguenza che l’enorme contenzioso che si svilupperà sarà, ancora una volta, a causa dell’incompetenza di una classe politica e dirigente che troppo spesso opera con l’impunita consapevolezza di piegare le leggi e la Costituzione, pur di raggiungere lo scopo come ad esempio è avvenuto con la clamorosa soppressione del reato di “banda armata” e quindi l’interruzione di processi penali a carico di esponenti politici.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm)

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Documentario: Il codice tra le mani

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2011

Sight of Brescia from the city castle

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Brescia 9 novembre ore 20.45, Cinema Teatro Sereno traversa XII n. 158 – Villaggio Sereno Proiezione del documentario prodotto dalla Sgi di Torino di Stefano Caselli e Davide Valentini Regia: Igor Mendolia Il codice tra le mani Storia di Guido Galli Un codice aperto accanto ad un cadavere coperto da un lenzuolo bianco, riverso lungo un corridoio dell’Università Statale di Milano. È l’ultima immagine di Guido Galli, 47 anni, magistrato e professore universitario, ucciso da un commando di Prima Linea nel pomeriggio di mercoledì 19 marzo 1980, un uomo che credeva nella Legge come strumento di democrazia, che amava il Diritto e che amava insegnarlo alle generazioni più giovani. Interviene: Alessandra Galli.

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Modifiche codice ordinamento militare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

39 aggiustamenti e 166 correttivi contenuti nello schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 16 giugno che apporta modifiche al recente Codice dell’ordinamento militare e recepisce le norme sopravvenute dopo la sua emanazione. Tra le norme inserite viene introdotta la disciplina del divieto di associazione di carattere militare. E’ punito chiunque promuova, costituisca, organizzi o diriga associazioni di carattere militare, le quali perseguono, anche indirettamente, scopi politici. Per associazioni di carattere militare si intendono quelle costituite mediante l’inquadramento degli associati in corpi, reparti o nuclei, con disciplina ed ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l’eventuale adozione di gradi o di uniformi, e con organizzazione atta anche all’impiego collettivo in azioni di violenza o minaccia. E’ vietato l’uso di uniformi o divise. Sono eccettuate le associazioni od organizzazioni costituite a fine sportivo e gli istituti di carattere culturale e d educativo. Il provvedimento è stato sottoposto al parere del Consiglio di Stato e della Commissione bicamerale per la semplificazione.

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E’ operativo il codice dell’ordinamento militare

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2010

Non tutti sanno che l’attuale governo ha messo in atto la più grande “riforma” legislativa degli ultimi 50 anni che riguarda il mondo militare. Tanto per dare un’idea di quello che sta accadendo diciamo che il Governo ha pensato di semplificare la enorme mole di norme creando ex novo un codice ed un regolamento, composto da 2272 Articoli (- libro primo – organizzazione e funzioni – libro secondo- beni;  – libro terzo – amministrazione e contabilità; – libro quarto – personale militare;  – libro quinto – personale civile e personale ausiliario delle ff.aa.;  – libro sesto – trattamento economico, assistenza e benessere;  – libro settimo – trattamento previdenziale e per le invalidita’ di servizio;  – libro ottavo – servizio militare e servizio degli obiettori di coscienza in tempo di guerra o di grave crisi internazionale;  – libro nono – disposizioni di coordinamento, transitorie e finali.
Con l’entrata in vigore del codice sono abrogate ben n. 1085 norme (leggi, decreti legge, regi decreti, decreti luogotenenziali, decreti legislativi) che vanno dal 1885 al 01.01.2010 (art. 2268 del codice – Abrogazione espressa di norme primarie) inoltre vengono anche abrogate ben 334 norme “secondarie” (D.P.R.,Decreti ministeriali ed interministeriali e regi decreti) ancora in vigore che vanno dalle regie patenti del 1814 al D.P.R. n. 215 del 23.12.2009 (art. 2269 del codice Abrogazione espressa di norme secondarie).  Per dare un’idea di quello che è stato cancellato con il codice basti pensare all’abrogazione, tra l’altro, delle leggi 11 luglio 1978, n. 382, 24 dicembre 1986, n. 958; del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196; ed del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198 e tantissime altre norme di primissimo riferimento per lo status dei militari.
Su tutta questa complessa e articolata materia è legittimo chiedere al ministro della difesa On. Ignazio La Russa alcuni chiarimenti applicativi ed esplicativi riguardo L’art. 1349 comma 3 che sancisce: “agli ordini militari non si applicano i capi I, III e IV della legge 7 agosto 1990, n. 241” , in considerazione di tale disposto, per i trasferimenti, che la giurisprudenza ha considerato ordini, non si applicheranno più le procedure previste dalla legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, ossia l’avvio e la conclusione del procedimento di trasferimento non sono più obbligatori. E ancora L’art. 1350 (disciplina militare) comma 3 che sancisce:  “Il richiamo non produce alcun effetto giuridico e non dà luogo a trascrizione nella documentazione personale dell’interessato né a particolari forme di comunicazione scritta o pubblicazione, fatta salva l’annotazione in registri a esclusivo uso interno per le finalità previste dal comma 4.” (Il comma 4 sancisce:  “Si tiene conto del richiamo, limitatamente al biennio successivo alla sua inflizione, esclusivamente:  a) ai fini della recidiva nelle mancanze per le quali può essere inflitta la sanzione del rimprovero;  b) per l’accertamento del presupposto di cui all’ articolo 1369, comma 1”. Ed ecco le perplessità nella fattispecie: Questa sostanziale modifica del ex Regolamento di Disciplina Militare, introduce dei registri interni dove verranno annotati i richiami verbali e scritti inflitti ai militari da qualsiasi superiore al fine di utilizzarli per due anni come memorandum per le recidive e per l’accertamento del presupposto dei due anni dall’ultima sanzione per la cancellazione delle sanzioni disciplinari ex art. 77 del Regolamento di Disciplina Militare. E’ difficile immaginare con questo quadro normativo “rivoluzionario” quali siano le procedure di tutela che il militare punito con il richiamo verbale possa mettere in campo per tutelare i propri legittimi interessi. Il rischio è una “schedatura” di tutti i militari. Inoltre L’art. 1483 comma 2.sancisce:  “Ai militari di cui all’articolo 1350, è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati, organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative. La norma così formulata tende, di fatto, a limitare ogni diritto sancito dalla costituzione italiana tanto che  “tale applicazione è da ritenersi anticostituzionale e non conforme ai diritti politici che hanno i militari della comunità europea e peggiorativa perché nel regolamento di disciplina militare del 11 luglio del 1978 prevedeva  Ai militari in uniforme di servizio e negli orari di servizio“ è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni, anche sindacali, e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, sindacati,organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative.

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8 ottobre: nuovo codice dell’ordinamento militare

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Il Governo in attuazione della legge delega n. 69/2009, ha emanato con il D.L.vo n. 66/2010 il Codice dell’Ordinamento Militare che provvede a semplificare le norme esistenti in tema di ordinamento militare e che sta per entrare in vigore dopo cinque mesi dalla pubblicazione in G.U. avvenuta l’ 8 maggio.  Mi si dirà: “Cosa c’ entra ciò con le Libertà Fondamentali dei Militari? E’ sacrosanto e meritorio un intervento del Governo in tal senso, per giunta volto a semplificare la giungla di norme primarie e secondarie  presenti anche in campo militare”.  Ci mancherebbe altro che non fosse così. L’importante però è che volendo comprare mele qualcuno non mi propini pere! E’ bene sapere infatti che l’opera di cd “delegificazione”, “semplificazione” o di “riassetto” normativo delegata al Governo di turno sottostà a precisi ambiti definiti nella legge delega che il parlamento sovrano impone e che nel caso di specie sono stati, a parere di chi scrive, ampiamente travalicati, innovando e modificando, furbescamente e con artifizi, il “contenuto precettivo” immodificabile di talune delle leggi in vigore .( Art.  4, comma primo ,lettera e) della Legge delega n. 69//2009).  L’ esame condotto in questa prima fase, per così dire a caldo, si è incentrato su alcuni articoli degli oltre duemiladuecentosettanta del testo, particolarmente sensibili per chi come me si trova a svolgere il compito di rappresentare il personale in divisa dell’ Aeronautica Militare. Il resto del testo non mancherà probabilmente di offrire altri spunti di riflessione critica.  Chiamatela pure deformazione professionale ma la prima cosa che mi è venuto spontaneo guardare sono gli articoli relativi alle “Libertà Fondamentali” del cittadino con le stellette.  Il lettore potrà chiedersi perché? Non appare infatti possibile al cittadino medio pensare che un Governo così prodigo di complimenti nei confronti dei suoi militari, che non perde occasione per un loro impiego intenso in campo nazionale anche fuori dai compiti precipui assegnati, che se ne fa vanto in campo internazionale qualificandoli come “costruttori di pace e legalità” possa far loro un torto e mai e poi mai in tema di esercizio dei diritti fondamentali che nulla costano da un mero punto di vista economico-finanziario. Eppure così è o almeno appare a chi scrive !!  Ed ecco la sorpresa!!
libro 4° del Codice – Personale Militare . Titolo IX, Artt. 1472 e 1483.  Il primo , l’ art. 1472 tratta della “ Libertà di manifestazione del pensiero“ del militare. Riproduce o almeno dovrebbe l’art. 9 della L. 382/78 (Norme di principio sulla disciplina militare). Ebbene con una piccolissima aggiunta da lente di ingrandimento sono riusciti (??) a vietare la pubblica manifestazione di pensiero non solo sugli argomenti a carattere riservato di interesse militare o su quelli di servizio già contemplati dalla norma  ma con un piccolissimo maquillage anche a quelli collegati al servizio.  Ovvero a tutto!!! O c’è qualcosa che non sia collegabile al servizio nell’ attività di un militare?….ah si forse discettare della prossima finale di champions league… fortuna che il Capo non tifa Bayern Monaco…  Seriamente invece credo che anche vergare queste poche righe possa configurarsi a regime come una mancanza disciplinare.   E non parliamo poi delle attività delegate alla competenza della Rappresentanza Militare …ve lo immaginate un comunicato o una delibera sul morale dei militari , sulla tutela previdenziale , sanitaria, culturale , sulla condizione economica senza che all’occorrenza il pensiero espresso si colleghi   al servizio ?  O forse dovrebbe l’ Organismo rappresentativo passare di volta in volta ad un vaglio censorio ? Vediamo ora invece all’ opera il fine delegificatore sul secondo articolo il 1483. Il tema questa volta è “L’ esercizio delle libertà in ambito politico “.   Una libertà in passato già delimitata  dall’ art. 6 della legge 382/78 e dal regolamento di disciplina  quando ricorrono alcune precise condizioni  (militare in attività di servizio, in luoghi militari o comunque destinati al servizio, in uniforme,se si qualifica come militare).  Secondo l’attuale Governo non basta che al militare sia fatto assoluto divieto di inficiare come è mormale l’estraneità politica delle Forze Armate tenendosi al di fuori dall’ agone politico, che di conseguenza per i suoi appartenenti viga il divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti ed associazioni politiche , e che ulteriormente sia fatto divieto di propaganda per gli stessi quando ricorrono le condizioni sopra indicate. Già, forse non era troppo limitante.  Bisogna quindi evitare la vicinanza ed il colloquio anche con le organizzazioni Sindacali fatte assurgere ed “equiparate“ ai partiti politici. (Chissà se i segretari confederati sanno di questo nuovo ruolo . Sarebbe interessante conoscere cosa ne pensano).  Una aberrazione sociologica e giuridica basata su letture ammaestrate di sentenze del Consiglio di Stato (n. 566/2001 della III sezione e n. 2246/2001 della IV sezione)  che riguardano invece il divieto per i militari di costituire o aderire ad associazioni sindacali cosa ben diversa dal semplice partecipare a riunioni e/o manifestazioni degli stessi organismi e che come è evidente non rispetta il precetto della legge preesistente. Sarà poi sfuggito al legislatore che in virtù di un’ altra norma ( D.L.vo 195/95) le Rappresentanze Centrali dei militari partecipano, in un comparto unico Sicurezza e Difesa alle procedure di negoziazione concernenti il contenuto economico del rapporto di impiego, assieme ai sindacati di polizia ? Che cosa dovrebbero fare da domani ? Non incontrarli più per definire tali accordi per molti aspetti simili se non coincidenti vista la presenza dei Carabinieri e della Guardia di Finanza   rispettivamente quarta Forza Armata e Corpo Militare dello Stato?   Ora attendiamo, come sempre con fiducia incrollabile, una rettifica da parte del Governo di tali astruse ed illegittime norme in maniera che il sospetto di un “Progetto Isolazionista “ del mondo militare dalla   società rimanga solo un cattivo pensiero.  In caso contrario la Politica dovrebbe interrogarsi sull’opportunità di procedere in tale direzione, dove il mondo militare torna a chiudersi  in una cittadella con norme e istituti diversi da quelli comuni e dove ai suoi “ aderenti” vengono vieppiù compresse libertà fondamentali. Il rischio concreto è quello di restaurare una sub-cultura di separazione dal resto del mondo civile che credo non giovi e non sia necessaria al Paese specie ora che, con delle Forze Armate interamente formate da professionisti, non vi è più neanche quella salutare “ contaminazione” che derivava  dalla presenza dei giovani militari di leva.  (Ten. Colonnello Bottacchiari Dr. Guido Presidente del Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’A.M.)

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Antitrust: Rispetto codice del consumo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Da mesi Adiconsum denunciava – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale – le continue violazioni del Codice del Consumo che le Grandi Catene di Elettronica perpetuavano ai consumatori, in dispregio dei loro diritti, fino a giungere a vere e proprie vessazioni, rifiutandosi di sostituire prodotti difettosi o imponendo scadenze proprie (ad esempio sei mesi) in barba ai tempi previsti nei casi di applicazione della garanzia legale.Adiconsum, aveva chiesto inascoltata, un tavolo di confronto per l’applicazione delle norme a tutela dei consumatori, sempre rifiutato dall’Associazione degli imprenditori di tale segmento di mercato. C’è voluta un’indagine dell’Antitrust, su spinta delle Associazioni dei Consumatori e delle tante proteste giunte a queste ultime ed all’Autorità, per costringerle ad applicare la legge. Forse tali Aziende cominceranno a capire che per un business nuovo e al passo con i tempi, bisogna mettere al centro l’Uomo, il consumatore e quindi il cliente, quale risorsa e non quale oggetto di azioni scorrette. Adiconsum mette in guardia i consumatori anche dalle Garanzie aggiuntive a pagamento, che spesso risultano parziali, e ricorda che i prodotti acquistati via internet hanno le stesse garanzie di qualsiasi prodotto acquistato in negozio. Adiconsum vigilerà in merito agli impegni presi dalle grandi catene, per verificare se quanto promesso e quanto preso come impegno nei confronti dei consumatori, verrà realmente rispettato. Adiconsum – conclude Giordano – verificherà anche la correttezza di quanto sarà riportato dalle pubblicazioni e dai volantini che le grandi catene di elettronica distribuiranno ai consumatori.

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Approvato il nuovo codice della strada

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2010

<<L’approvazione del nuovo codice della strada avvenuta in Senato, dopo lunghissimo tempo, è un buon risultato ma avremmo apprezzato molto di più una maggiore attenzione alla formazione sul tema della sicurezza stradale, cosa che invece non è accaduta>>. Ad affermarlo è Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo la campagna nazionale per la sicurezza stradale promossa da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani in  merito al licenziamento del nuovo codice stradale al Senato. <<Dobbiamo purtroppo rilevare – spiega Lentino – che se da un lato si usa il “bastone” con multe più salate e vietando il consumo dell’alcool per i giovani fino ai 21 anni , dall’altro purtroppo sono state fatte passare delle nuove norme che depenalizzano la guida con tasso alcolemico da 0,5 a 0,8 grammi per litro. Vorremmo evitare che si dimenticasse che la causa degli incidenti non sono solo i giovani, cosa che in alcuni tratti potrebbe quasi apparire>>. <<Le nuove norme entreranno operative in pieno esodo estivo e  – conclude Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo – ci aspettiamo ora l’impegno di tutti per fare in modo che vengano fornite tutte le informazioni e gli strumenti possibili affinché le norme siano applicate concretamente e non solo sulla carta, da tutti>>.

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