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Attentato in Iraq: cinque militari italiani coinvolti

Posted by fidest press agency su domenica, 10 novembre 2019

“Piena solidarietà e vicinanza ai cinque soldati italiani rimasti coinvolti, oggi, in un attentato in Iraq”. Lo dichiara il Questore della Camera Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia): “Mi auguro che i nostri militari che, da anni, sono in missione in Iraq per garantire sicurezza e libertà al popolo iracheno, vengano assistiti nel migliore dei modi. Il Governo italiano, tramite il Ministero della Difesa, faccia la sua parte. Ci auguriamo – conclude Cirielli – una pronta guarigione loro e degli altri soldati colpiti dall’ordigno”.
A sua volta Giorgia Meloni scrive su Facebook: «Seguiamo con apprensione le preoccupanti notizie che arrivano dall’Iraq, dove 5 militari italiani impiegati in attività di addestramento in favore delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis sono rimasti feriti in un attentato esplosivo. Ci stringiamo ai feriti, alle loro famiglie e all’Esercito Italiano».

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UNICEF: 15 milioni di bambini coinvolti in gravi conflitti

Posted by fidest press agency su martedì, 9 dicembre 2014

Giacomo_Guerra_UnicefBen 15 milioni di bambini sono stati coinvolti in conflitti violenti in Repubblica Centrafricana, Iraq, Sud Sudan, Stato della Palestina, Siria e Ucraina – compresi tutti i bambini sfollati interni o che vivono come rifugiati. A livello globale, 230 milioni di bambini attualmente vivono in paesi e aree colpite da conflitti armati.
Secondo l’UNICEF il 2014 è stato un anno di orrore, paura e disperazione per milioni di bambini, a causa del peggioramento dei conflitti in tutto il mondo che li ha esposti a violenze estreme e alle loro conseguenze, reclutati con la forza e individuati deliberatamente come obiettivi da gruppi combattenti. Già molte crisi non catturano più l’attenzione del mondo: ha dichiarato l’UNICEF.
“Questo è stato un anno devastante per milioni di bambini”, ha detto Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “I bambini sono stati uccisi mentre erano nelle loro classi a studiare, mentre dormivano nei loro letti. Sono rimasti orfani, sono stati rapiti, torturati, reclutati, violentati e perfino venduti come schiavi. Mai nella storia recente così tanti bambini sono stati soggetti a brutalità così orribili.”
Nel 2014, centinaia di bambini sono stati rapiti dalle loro scuole o mentre erano sulla strada per andare scuola. Decine di migliaia sono stati reclutati o usati da forze o gruppi armati. Gli attacchi alle scuole e alle strutture sanitarie e l’uso delle scuole come obiettivi militari è aumentato in molte zone. Altri dati:
– Nella Repubblica Centrafricana: 2,3 milioni di bambini sono stati coinvolti da conflitti, fino a 10.000 bambini si ritiene siano stati reclutati da gruppi armati nell’ultimo anno e più di 439 bambini sono stati uccisi o mutilati – 3 volte di più rispetto al 2013.
-A Gaza: 54.000 bambini sono rimasti senza casa in seguito a 50 giorni di conflitto durante l’estate che hanno visto 538 bambini uccisi e più di 3.370 feriti.
– In Siria: più di 7,3 milioni sono i bambini colpiti dal conflitto compresi 1,7 milioni di bambini rifugiati, le Nazioni Unite hanno verificato almeno 35 attacchi a scuole nei primi nove mesi dell’anno, durante i quali 105 bambini sono stati uccisi e altri 300 sono stati feriti. In Iraq: dove si stima che 2,7 milioni di bambini sono stati colpiti dal conflitto, almeno 700 bambini hanno subito amputazioni, sono stati uccisi o ammazzati per esecuzione quest’anno. In entrambi i paesi, i bambini sono stati vittime, testimoni e anche perpetratori di violenze brutali e estreme sempre crescenti.
-In Sud Sudan: si stima che 235.000 bambini sotto i 5 anni soffrano di malnutrizione acuta grave. Quasi 750.000 bambini sono sfollati e più di 320.000 vivono come rifugiati. Secondo i dati delle Nazioni Unite, quest’anno più di 600 bambini sono stati uccisi e oltre 200 hanno subito amputazioni, circa 12.000 bambini sono utilizzati da gruppi e forze armati. Il numero totale delle crisi nel 2014 indica che molte sono state dimenticate velocemente o hanno ricevuto poca attenzione. Le crisi che si sono protratte in paesi come Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Pakistan, Somalia, Sudan e Yemen hanno continuato a mietere ancora più giovani vite. Nell’affrontare accessi umanitari ristretti, condizioni di insicurezza e sfide nei finanziamenti, le organizzazioni umanitarie, compreso l’UNICEF, hanno lavorato insieme per garantire assistenza salvavita e altri servizi come istruzione e supporto psicologico per aiutare i bambini a crescere in alcuni dei luoghi più pericolosi della terr:
– Nella Repubblica Centrafricana: appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, inizierà una campagna per portare a scuola 662.000 bambini,.
– Circa 68 milioni di dosi di vaccini contro la polio sono stati consegnati nei paesi del Medio Oriente per contenere lo scoppio di polio in Iraq e Siria.
-In Sud Sudan: più di 70.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta.Quest’anno lo scoppio dell’Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone che ha lasciato migliaia di bambini orfani e altri 5 milioni che non frequentano più le scuole. Nei paesi colpiti dall’Ebola, si lavora per combattere il virus nelle comunità locali attraverso il sostegno alle comunità nei centri sanitari e nelle Unità per il trattamento dell’Ebola. Con la formazione degli operatori sanitari e le campagne per la condivisione di informazioni per ridurre i rischi di trasmissione; e attraverso il sostegno dei bambini orfani a causa dell’Ebola.“E’ tristemente ironico che in questo 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, in cui abbiamo celebrato i progressi per i bambini a livello globale, i diritti di molti altri milioni di bambini sono stati brutalmente violati”, ha continuato Lake.
“Le violenze e i traumi non danneggiano solo ogni bambino – minano la forza della società. Il mondo può e deve fare di più per rendere il 2015 un anno migliore per i bambini. Ogni bambino che cresce forte, sano, in salute e istruito, è un bambino che può dare un contributo positivo al suo futuro, alla sua famiglia, alla comunità, alla nazione e al nostro futuro comune”.

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Wikileaks: i peggiori giudizi su Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2010

Dichiarazione di Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Relatore OSCE su Democrazia, Diritti Umani e Questioni Umanitarie Dalle prime informazioni pubblicate relative ai file riservati trasmessi
dal 2006 al 2010 dalle Ambasciate Americane nel mondo al Dipartimento di Stato, sembra emergere un quadro piuttosto uniforme che coinvolge tutti i teatri nei quali gli USA più sono coinvolti. Come è stato fatto notare, il pur grave danno arrecato agli Stati Uniti, non sembra al momento riguardare vicende e segreti di Stato di cui non si erano avute già indiscrezioni alla stampa, secondo quella che è una tradizione della diplomazia e del giornalismo americano. Per questo le fantasiose congetture espresse in questi giorni da alcuni esponenti della maggioranza sull’esistenza di complotti di ogni genere, anche islamico (sic!), ai danni dell’Italia, lasciano il tempo che trovano, e confermano lo scarso livello della nostra classe politica nello scenario internazionale. Ciò che dovrebbe far riflettere e far commentare, invece – in aggiunta alla condanna della pubblicazione di atti che per legge devono rimanere riservati e che arrecano un danno innanzitutto agli Stati Uniti – è che i giudizi più preoccupati e negativi nei confronti della politica di un paese occidentale alleato degli USA riguardano il Premier Silvio Berlusconi. Chi scrive, è facile constatarlo, ha espresso quelle preoccupazioni sulla deriva della politica estera italiana da lungo tempo, come dimostrano i recenti dibattiti parlamentari in tema di politica estera. Tuttavia, è chiaro che rappresenta una grande differenza – e un duro colpo politico all’Italia nel suo insieme, sapere che quelle preoccupazioni – ignorate per anni dall’opposizione – sono ufficialmente condivise anche da quello che dovrebbe essere il principale alleato del nostro paese  – che, tra l’altro, ci ha liberato dal fascismo e che ha impedito l’avvento del comunismo – e che viene sostituito nelle nostre priorità politiche internazionali con la Russia e con la Libia, come dimostra la quantità di vertici bilaterali e incontri che il nostro Premier ha avuto con i leader di questi paesi e se si paragona questo numero agli incontri con i leader della Nato o dell’Unione Europea.

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La tratta di esseri umani in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 agosto 2010

Nel momento in cui l’Italia diventa paese di destinazione delle vittime, sta diventando una realtà sempre più complessa. Da una ricerca sulle diverse forme di sfruttamento in cui sono assoggettate le persone trafficate va considerato che si possono configurare due forme di tratta. La prima è a scopo di sfruttamento sessuale.  A partire dai primi anni ’90, in Italia si sono alternati o sovrapposti flussi di donne e giovani di diversa nazionalità (albanesi, nigeriane, moldove, ucraine, russe, latino-americane, rumene, cinesi), con un graduale aumento del numero di paesi di origine coinvolti, con l’affiancarsi allo sfruttamento in strada di quello in appartamenti e locali notturni e con il conseguente incremento dell’invisibilità e irraggiungibilità delle persone sfruttate. L’utilizzo di forme coercitive particolarmente violente ha ceduto il passo a strategie più sottili, basate anche sulla concessione alle vittime di un margine di contrattualità e alcune di esse sono state coinvolte nell’attività di controllo di altre persone sfruttate. I gruppi criminali semi-dilettantistici sono divenuti gruppi maggiormente organizzati, con collegamenti transnazionali e radicati nei paesi di destinazione. La tratta è stata progressivamete affiancata ad altre attività illecite (traffico di migranti, di droga e di armi) e lecite (es. riciclaggio di denaro sporco attraverso attività commerciali regolari), mentre gli ambiti di sfruttamento sono diventati sempre più diversificati.
L’altro aspetto è la tratta a scopo di lavoro forzato o para-schiavistico in fabbrica, nei campi, tra le mura domestiche, è un fenomeno poco conosciuto, distinto dal lavoro nero in quanto coloro che ne sono coinvolti ne rappresentano l’estremità maggiormente sfruttata ed impossibilitata a recedere dal “contratto” che li lega al datore di lavoro. L’indagine condotta da Equal-Osservatorio Tratta ha fatto emergere un panorama di sfruttamento di lavoratori stranieri occupati nelle aziende italiane, in cui il confine tra sfruttamento da lavoro nero e sfruttamento da lavoro para-schiavistico non risulta essere netto. Tuttavia, è stato possibile ricostruire i percorsi migratori, le modalità di ingresso in Italia dei lavoratori stranieri, i settori produttivi e gli attori che concorrono ad attivare relazioni lavorative basate sull’assoggettamento.
Tratta di minori finalizzata alla commissione di attività illecite. Ne emerge una realtà composita dove convivono la tratta dall’estero, la tratta interna, lo sfruttamento più o meno intenso e i percorsi irregolari autonomi di successo: fenomeni non nettamente separati, ma con significative interrelazioni.
Tratta finalizzata all’espianto di organi, non hanno finora permesso di provare l’esistenza di questa tipologia di tratta in Italia. È invece comprovata l’esistenza di un commercio internazionale di organi e di tessuti, sia sottoforma di compravendita di organi tra adulti consenzienti che di viaggi della speranza in paesi in via di sviluppo per effettuare un trapianto illegale.
Adozioni internazionali illegali sono state esaminate per verificare le possibili contiguità tra violazione della normativa pertinente e rischio di tratta, evidenziando come abusi e pratiche irregolari compiute in vari momenti del percorso di adozione internazionale riguardano anche l’Italia, ma il collegamento con la tratta risulta essere molto incerto.
Una maggiore e migliore conoscenza di questi fenomeni può permettere al legislatore e agli istituti preposti alla individuazione e repressione dei reati di combattere con più efficacia il fenomeno,

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Fiat: attenzione ai lavoratori

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2010

“La preannunciata chiusura degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e la messa in cassa integrazione dei lavoratori prevista per febbraio dallo stesso Lingotto invita ad un maggiore senso di responsabilità da parte dell’azienda nei confronti del mercato e soprattutto nei confronti dei tanti lavoratori, soprattutto sul territorio siciliano”. Lo ha dichiarato Aldo Di Biagio, membro della Commissione lavoro alla Camera.“Le decisioni del Lingotto, ampiamente discutibili, hanno il sapore di una sfida nei confronti del Governo – insiste Di Biagio – che si colloca ben oltre le esigenze produttive del Paese e soprattutto la professionalità dei lavoratori direttamente coinvolti. Ritengo sia prioritario che il Governo mostri autorevolezza nei confronti delle strategie manageriali di Fiat valutando la possibilità di predisporre iniziative finalizzate al riassetto della produzione e garantendo condizioni di continuità anche per lo stabilimento siciliano”

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Minori e nuovi media

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

Falconara Marittima (An) 11 gennaio 2010, ore 12,30 via della Repubblica, 6 c/o Scuola “G. Cesare” Presentazione della settimana di sensibilizzazione EASY nelle MarchInterverranno:  Silvana Santinelli, Segretario Generale Adiconsum Marche Antonio Stavole, Coordinatore del tour per Adiconsum  Mauro Cristoforetti, Coordinatore del tour per Save the Children I nuovi media, in particolare Internet e i cellulari, fanno ormai parte della quotidianità della maggioranza dei bambini e degli adolescenti di oggi. Oltre ad offrire opportunità di espressione, comunicazione ed informazione inimmaginabili solo fino a pochi anni fa, essi possono tuttavia costituire fonte di potenziali rischi. Tutti gli attori coinvolti – la famiglia, la scuola, le istituzioni, l’industria ICT, i media – sono quindi chiamati a prestare una nuova attenzione al fenomeno e ad adeguare il proprio impegno alle nuove forme di comunicazione, in modo da promuoverne un utilizzo consapevole e responsabile. Nel corso della conferenza, oltre ad illustrare le attività che si svolgeranno nel corso della settimana, sarà presentata la Guida per genitori “Educazione e nuovi media” – nuova pubblicazione realizzata da Save the Children in collaborazione con Adiconsum e Coordinamento Genitori Democratici.

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Un nuovo modello di governo dell’economia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Intendiamo rappresentare in questo concetto i due aspetti più qualificanti oggi più avvertiti e che sono il patto di stabilità  e quello per l’occupazione. Lo sviluppo del primo percorso è già delineato, il secondo poggia su un approfondito coordinamento delle politiche economiche occupazionali, di assistenza agli Stati membri nella elaborazione complessiva di tali politiche, le quali rimangono pur sempre di responsabilità dei singoli Paesi che debbono produrre risultati economici nazionali convergenti. Il monitoraggio, la verifica e la valutazione della coerenza delle politiche nazionali con i grandi orientamenti comunitari, sono affidati ad una sorveglianza multilaterale organizzata “inter pares”: sono coinvolti Commissione, Consiglio e tutti gli Stati membri. In particolare, il patto per l’occupazione tende a fare la sintesi tra le riforme economiche strutturali e la strategia coordinata per l’occupazione.  Introduce inoltre un dialogo macroeconomico comunitario tra responsabili nazionali e comunitari delle politiche macroeconomiche e partners sociali (imprenditori e sindacati) organizzati sul piano comunitario a Bruxelles. L’obiettivo principale del “dialogo” è quello di migliorare l’interazione tra l’evoluzione dei salari e le politiche nei campi monetario, di bilancio e fiscale. Il ruolo dei partner sociali nel processo di formazione dei salari è giudicato essenziale perché, insieme ad altri fattori, incide notevolmente sulla stabilità dei prezzi e può consentire risultati economici soddisfacenti. Secondo il “gruppo dei 10”, allo stadio attuale, il modello di “governance europea” dell’economia, che fa da pendant al governo unico della moneta, ha evidenziato numerosi punti deboli nella sua applicazione.  Tra questi l’insufficiente divulgazione degli orientamenti comunitari e dei processi avviati per rispettarli, dei programmi governativi trasmessi a Bruxelles e delle raccomandazioni comunitarie agli inadempienti; ed anche le scarse ripercussioni del “dialogo macroeconomico comunitario” che si incentra soprattutto sullo sviluppo delle infrastrutture e sulla cooperazione.  Queste carenze impediscono una presa di coscienza collettiva delal nuova realtà e del modo di governarla. In definitiva rendono più difficile l’assunzione collettiva di responsabilità, ai vari livelli nazionali, regionali e locali, perché la società civile, le parti sociali, i mercati non si sentono ancora parte attiva del processo di coordinamento economico europeo.

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Tirrenia

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Adiconsum: “La vendita di Tirrenia garantisca il non aumento delle tariffe e salvaguardi la qualità del servizio ai passeggeri” Adiconsum chiede al Governo: che fine ha fatto il piano integrato dei trasporti? I consumatori, in linea di principio, non sono contrari alle liberalizzazioni, purché queste avvengano: •garantendo il servizio universale •prevedendo investimenti per migliorare la qualità del servizio •non aumentando le tariffe •non tagliando il servizio. Adiconsum non intende assistere a ciò che sta avvenendo col trasporto ferroviario e aereo: privatizzazione delle tratte più remunerative come la Salerno-Milano per l’alta velocità o la tratta Roma-Milano-Roma per il trasporto aereo e al contempo taglio dei vagoni e delle tratte che portano meno profitti o abbandono degli aeroporti meno appetibili. Adiconsum chiede al Governo che fine ha fatto il piano integrato dei trasporti e per questo chiede un incontro al Ministero dei Trasporti unitamente a tutti i soggetti coinvolti.

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