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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

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Il ministro Colao, in visita allo stabilimento di Amazon di Novara

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 giugno 2022

Ha fatto i conti con la pesante elusione fiscale che il gigante dell’ecommerce attua pagando al fisco italiano una parte infinitesimale dei profitti che fa grazie al mercato italiano? Il ministro Colao è consapevole del fatto che l’innovazione tecnologica, che lui dovrebbe promuovere, non può essere uno strumento per calpestare i diritti dei lavoratori, come invece fa Amazon né creare desertificazione del commercio di prossimità? Il ministro Colao ha informato i ministri del Lavoro e della Salute di questa visita che hanno inviato ispettori, rilevato irregolarità e convocato i vertici di Amazon? Il fatto che la ‘creatura’ di Bezos dia lavoro a 14mila persone l’ha indotto a chiedere quanti posti di lavoro sono stati invece persi e quale sia il saldo? In ogni caso i posti di lavoro prodotti non possono dare una posizione di vantaggio rispetto ad altre aziende italiane che pagano 5 volte le tasse di Amazon allo Stato, danno anch’esse lavoro e, al contrario di Amazon, rispettano i diritti dei lavoratori con contratti nazionali e modalità prestazionali umane. Al riguardo è vergognoso che giusto poco fa la maggioranza ha bocciato in commissione l’emendamento a prima firma Meloni sulla webtax da applicare agli extraprofitti dei colossi del web come Amazon. Sarebbe stato imbarazzante per Colao visitare lo stabilimento e fare la foto di circostanza”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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Governo: Il Piano Colao

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

Molti ne parlano ma pochi ne sanno. Succede spesso nel nostro Paese che è passato dalle chiacchiere al bar a quelle sui cosiddetti social, dove leggiamo, o sentiamo, il ripetersi del rito mattutino tra un caffè e un cappuccino.
Vediamo.Nell’aprile scorso il Governo ha incaricato un gruppo di esperti, guidato da Vittorio Colao, di redigere proposte per definire una strategia per la ripresa economica dell’Italia.A giugno, è stato consegnato al governo il Piano Colao, 102 schede di lavoro nelle quali, però, non sono indicati i costi delle misure proposte. A individuare i costi del Piano Colao, ci ha pensato l’Osservatorio sui Conti Pubblici, che li ha stimati in 170 miliardi in 5 anni. La maggior parte dei costi riguarda 5 interventi: alta velocità e collegamenti con gli aeroporti, assegno unico per i figli, asili nido, transizione energetica, poli turistici, aree marine e portuali.Il Piano Colao è stato alla base dei lavori degli Stati Generali e, ora, si tratta di capire cosa vuol fare il Governo nelle prossime settimane per rilanciare la crescita. A disposizione ci sono fondi europei, Mes, Sure, Bei, per un totale di 540 miliardi e quelli del Recovery Fund, la cui realizzazione è da definire, per 750 miliardi, parte in prestiti e parte a fondo perduto.Occorre far presto perché, finita la fase di tamponamento delle emergenze, in autunno il ciclo economico dovrà riprendere a meno di non cadere in profonda crisi economica. E’ di tutta evidenza che non ce lo possiamo permettere.Bando alle bufale sul Mes di Salvini, Meloni e alcuni esponenti dei 5 stelle, occorre utilizzare da subito il prestito decennale di 36 miliardi, disponibili, tra l’altro, a interessi zero. Dopo le parole occorrono i fatti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Piano Colao e la tecnologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2020

C’è molta enfasi sull’innovazione tecnologica, ma non è ancora chiara la visione politica che la ispira – dichiara Andrea Michele Tiso, presidente nazionale Confeuro. Nel giorno della presentazione del piano Colao agli Stati Generali, l’azione del Governo sembra sempre più orientata a premere sull’acceleratore della modernizzazione per un Paese completamente digitalizzato e un’agricoltura 4.0 che possa contare su reti ultraveloci. Siamo da sempre favorevoli alle buone innovazioni, ma il nostro timore è che i problemi di fondo dell’economia e dell’agricoltura vengano messi in ombra da una riforma troppo focalizzata sull’introduzione di nuove tecnologie e troppo poco sulla direzione da prendere e sul reperimento delle risorse economiche e umane per far ripartire il Paese – spiega Tiso.Nessuna tecnologia può sostituire una chiara visione del futuro del settore primario, che al di là dell’annunciata volontà di una svolta sostenibile non ha ancora preso forma. La tecnologia deve restare al servizio di programmi e idee, amministratori e lavoratori, e non viceversa. Per questo crediamo che la politica debba al più presto tornare a svolgere un ruolo centrale.Siamo convinti che l’innovazione tecnologica possa e debba essere utilizzata in modo saggio per proteggere la salute e l’ambiente, ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento, anche favorendo nuove modalità di trasporto e di produzione di energia. Solo mettendo al centro l’individuo e i suoi bisogni la tecnologia può contribuire a migliorare in modo significativo la qualità della nostra vita.

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