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In Yemen dall’inizio dell’anno almeno 193 bambini sono morti a causa del colera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Nei primi sei mesi del 2019 sono stati registrati quasi 440.000 casi sospetti, di cui circa 203.000 tra i minori sotto i 15 anni, un numero che ha già superato quelli relativi all’intero anno precedente.Il numero totale di decessi collegati al colera è in aumento, sottolinea Save the Children. Nei primi sei mesi dell’anno in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le persone che hanno perso la vita per il colera sono nove volte in più. Oltre 9 milioni di bambine e bambini, inoltre, non hanno adeguato accesso all’acqua potabile, a causa di un conflitto che ha reso fuori uso buona parte delle infrastrutture per l’acqua pulita e i servizi igienici. Anche la disponibilità di carburante è molto precaria, limitando fortemente così la possibilità di pompaggio delle fogne e raccolta dei rifiuti con il rischio che vaste aree del Paese possano diventare terreno fertile per lo sviluppo di malattie infettive, come i colera, che si trasmettono attraverso le acque. Ad essere particolarmente vulnerabili, in tale contesto, sono soprattutto i bambini malnutriti, che hanno tre volte in più la probabilità, rispetto ai loro coetanei, di morire di colera, a causa del loro sistema immunitario ulteriormente indebolito. Malattie diarroiche come il colera contribuiscono a loro volta alla diffusione della malnutrizione. Save the Children, in questo momento, è impegnata per supportare centri per fornire servizi di reidratazione orale e strutture sanitarie di base nella maggior parte dei distretti del Paese dove maggiore è l’emergenza. L’Organizzazione realizza inoltre progetti per la purificazione delle acque e sensibilizzare le comunità sulla prevenzione delle malattie.Solo la fine del cruento conflitto in corso in Yemen – sottolinea tuttavia Save the Children, che quest’anno, per tenere alta l’attenzione sulle conseguenze del conflitto ha lanciato la campagna “Stop alla guerra sui bambini” – servirà a proteggere i bambini dalla diffusione del colera. Per questo l’Organizzazione chiede alle parti in conflitto di ripartire dall’accordo di Stoccolma dello scorso dicembre e di impegnarsi per una pace duratura. È inoltre più che mai urgente rimettere in piedi il sistema sanitario per evitare la perdita di altre vite per cause facilmente curabili e prevenibili come il colera. Save the Children chiede infine alle autorità di assicurare il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, in particolare degli operatori sanitari e degli insegnanti, e di dotare le strutture sanitare del personale necessario affinché possano essere garantite le cure più urgenti e necessarie.

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Yemen: Save the Children, l’epidemia di colera ha colpito più di 100 mila bambini da inizio anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 aprile 2019

Più di 100 mila casi sospetti di colera sono stati registrati, dall’inizio dell’anno in Yemen, tra i bambini di età inferiore ai 15 anni, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Le violente piogge che hanno colpito di recente il Paese, le inondazioni improvvise, la scarsità di carburante e gli scontri in corso – sottolinea Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – stanno contribuendo a peggiorare la situazione, dopo quattro anni di guerra, e a creare le condizioni perfette perché il colera possa diffondersi nei prossimi mesi ancora più velocemente.I bambini, secondo l’Organizzazione, rappresentano quasi la metà di tutti i nuovi casi di colera registrati (45%). In particolare, tra il 1 gennaio e il 19 aprile 2019 sono stati registrati 236.550 casi sospetti, di cui 105.384 sono bambini sotto i 15 anni. Quasi la metà di questi casi sono stati registrati solo nell’ultimo mese, un numero nove volte superiore rispetto a quello registrato nello stesso periodo dell’anno scorso.
La mancanza di carburante e l’aumento del prezzo di quest’ultimo stanno mettendo a dura prova la capacità di funzionamento dei sistemi fognari, di fornitura di acqua pulita e di raccolta dei rifiuti. Molte famiglie, infatti, non riescono ad accompagnare i propri figli nelle strutture sanitarie perché non possono permettersi il costo dei trasporti e in molti sono costretti a fare uso di acqua sporca perché l’acqua pulita, a causa dell’incremento del prezzo della benzina, è troppo cara.
Secondo Save the Children i casi di colera potrebbero crescere drasticamente soprattutto nelle zone dove imperversano gli scontri. Ad Hajjah, nel nord-ovest del paese, per esempio, si teme che i combattimenti possano impedire l’accesso all’unica fonte d’acqua a 200.000 persone, già particolarmente vulnerabili in seguito alla fuga dalle proprie abitazioni ed esposte ad alti livelli di insicurezza alimentare.Dopo che l’epidemia di colera aveva colpito più di 1 milione di persone nel 2017, la malattia è stata parzialmente contenuta nel 2018. A febbraio scorso, la comunità internazionale ha annunciato lo stanziamento di 2,6 miliardi di dollari nell’ambito della risposta alla guerra in Yemen, il 65% dei fondi necessari per affrontare i bisogni umanitari in tutto il paese. A due mesi di distanza, tuttavia, quegli impegni non hanno ancora trovato concretezza e alle agenzie impegnate sul terreno sono arrivati solo il 4% dei fondi necessari per gli interventi in materia di salute e il 10% di quelli per i servizi igienico-sanitari, acqua e igiene, cruciali nella lotta alla diffusione della malattia.”Il colera sta nuovamente imperversando in molte parti del paese, minacciando i bambini e le loro famiglie già stremati dal conflitto. Le violenze in corso hanno reso vani i passi in avanti contro il colera compiuti lo scorso anno e stanno costringendo sempre più persone a fuggire dalle loro case, aumentando fame e malnutrizione e portando al collasso i servizi igienico-sanitari. Inoltre, i fondi promessi dalla comunità internazionale non riescono ancora ad arrivare alla popolazione ma bisogna agire in fretta per contenere quanto più la diffusione del colera”, ha affermato Tamer Kirolos, Direttore di Save the Children in Yemen.
Senza le necessarie cure, il colera può uccidere in poche ore e a rischio sono soprattutto i bambini il cui sistema immunitario è già indebolito dalla malnutrizione e hanno almeno il triplo delle probabilità di morire dopo il contagio. Diarrea e colera, infine, sono a loro volta tra le principali cause della malnutrizione che, secondo le Nazioni Unite, colpisce in forma acuta due milioni di bambini sotto i cinque anni che devono essere nutriti in modo adeguato entro la fine dell’anno.www.savethechildren.it

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Yemen: i casi sospetti di colera quasi triplicati in soli tre mesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

In soli tre mesi i casi sospetti di colera registrati a Hodeidah, l’area yemenita colpita dalla drammatica escalation dei combattimenti tra gli Houthi e le forze appoggiate dalla Coalizione guidata da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, sono quasi triplicati, passando dai quasi 497 casi di giugno ai 1.342 di agosto.Questa la denuncia di Save the Children che sottolinea il rischio di una catastrofe umanitaria se gli scontri attorno al porto di Hodeidah dovessero estendersi anche alle aree più popolose della città o se questa dovesse finire sotto assedio.
I dati registrati nel distretto di Hodeidah, sottolinea Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – sono in linea con un generale incremento dei casi sospetti di colera in tutto lo Yemen, il 30 per cento dei quali riguarda bambini sotto i cinque anni di età. Nel distretto di Hodeidah, attualmente, vivono quasi 100.000 bambini gravemente malnutriti, più di un quarto del totale di minori in tali condizioni in tutto il Paese, per i quali molto più alto è il rischio di contrarre malattie come il colera che possono rivelarsi letali per la loro vita. A partire da giugno, peraltro, più della metà della popolazione di Hodeidah è stata costretta ad abbandonare le proprie abitazioni, trovando rifugio all’interno di altre comunità dove le persone vivono attualmente in condizioni molto precarie, con scarso accesso ad acqua pulita e servizi sanitari.
Con l’intensificarsi dei combattimenti a Hodeidah, sono state danneggiate anche centri sanitari e la principale struttura per il rifornimento d’acqua, come avvenuto ad esempio dopo una serie di attacchi aerei tra il 26 e il 28 luglio. Nelle strutture mediche supportate da Save the Children, in seguito a questi episodi, i casi sospetti di colera sono quasi raddoppiati tra luglio e agosto, passando da 732 a 1.342. A questo proposito, secondo un recente sondaggio delle Nazioni Unite condotto su più di 2.000 persone in tutto il Paese, più della metà ha sottolineato come siano proprio i sistemi idrici le infrastrutture ad essere maggiormente colpite e danneggiate dai combattimenti.”Non ci sono fonti di acqua esterne in Yemen e pertanto la stragrande maggioranza delle comunità dipende interamente da pozzi e autocisterne per soddisfare le loro necessità quotidiane. Anche nelle città i sistemi idrici sono in uno stato di abbandono o sono danneggiati dai combattimenti. La disponibilità limitata spesso porta a pratiche igieniche inadeguate, aumentando il rischio di ulteriori epidemie di colera. La soluzione è semplice: i combattimenti devono fermarsi e le parti in conflitto devono trovare una soluzione politica. Nel frattempo Save the Children continuerà a distribuire medicine e sostenere cliniche per raggiungere i bambini più vulnerabili prima che sia troppo tardi”, ha proseguito Kirolos.
Il colera è una malattia infettiva trasmessa attraverso cibo o acqua contaminati. L’accesso all’acqua pulita è dunque fondamentale per tenere sotto controllo una epidemia. Ma lo Yemen è il paese più povero d’acqua nel mondo arabo. Anche prima dell’inizio della guerra, gli esperti temevano che lo Yemen potesse diventare il primo paese al mondo a rimanere senza acqua utilizzabile. Quasi quattro anni di conflitto non hanno fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione.

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Colera in Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 agosto 2017

YemenIl popolo dello Yemen continua ad essere colpito da una crisi umanitaria senza precedenti e per lo più causata dall’uomo. Nonostante le sofferenze, gli yemeniti stanno portando avanti ogni giorno una lotta contro diarrea acquosa acuta e colera, che adesso sta dando risultati positivi.Grazie ad una risposta senza pari degli operatori locali, supportati da ONG internazionali e dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite, il numero settimanale di nuovi casi riportati è diminuito di un terzo dalla fine di giugno. Operatori sanitari, per l’acqua e per i servizi igienici – che non hanno ricevuto retribuzione per oltre 10 mesi – stanno lavorando instancabilmente per fermare l’epidemia, che resta la peggiore al mondo con oltre 550.000 casi sospetti e oltre 2.000 morti registrate associate alla malattia da aprile. Oltre la metà dei casi sospetti sono bambini.Gli sforzi collettivi per curare i malati e migliorare i sistemi idrici e i servizi igienico sanitari hanno contribuito a rallentare la diffusione della malattia.“Abbiamo avuto difficoltà per curare il numero di pazienti che sono venuti da noi – molti dei quali in condizioni gravi,” ha dichiarato Nahla Arishi, Vice Direttore e Responsabile del centro di cura del colera all’Ospedale Alsadaqah ad Aden. “L’ospedale è affollato e abbiamo scarsa disponibilità di letti e medicine di base. Non posso chiudere le porte dell’ospedale e non accettare i bambini perché non ci sono abbastanza letti – sono un dottore e una madre.”Una campagna di sensibilizzazione per il colera a livello nazionale è attualmente in corso, sono stati mobilitati oltre 40.000 volontari porta a porta e hanno raggiunto fino ad ora oltre 2,7 milioni di famiglie – approssimativamente l’80% delle famiglie in Yemen. Nonostante i recenti progressi, la fine della lotta contro il colera è ancora lontana. Tra continue violenze, i sistemi idrici e i servizi igienici al collasso e oltre la metà delle strutture sanitarie nel paese fuori uso, almeno 15 milioni di persone sono tagliate fuori dall’accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari di base. Il paese resta ancora sull’orlo della carestia, si stima che circa 385.000 bambini stiano soffrendo di malnutrizione acuta grave, essendo in questo modo esposti maggiormente a rischio di diarrea acquosa acuta e colera.Per non perdere i progressi fatti, la comunità internazionale deve ampliare il suo supporto per ricostruire le strutture sanitarie, per l’acqua e per i servizi igienico sanitari e investire per prevenire future epidemie. Se i combattimenti non finiranno, moriranno altri bambini. L’UNICEF chiede a tutte la parti in conflitto di trovare una soluzione politica di pace alle violenze in Yemen per
salvare le vite dei bambini e offrire loro la prospettiva di un futuro più luminoso.

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In Yemen la peggiore epidemia di colera al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

YemenDichiarazioni di Anthony Lake, Direttore generale UNICEF, David Beasley, Direttore esecutivo WFP e Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale OMS su missione congiunta in Yemen: ““In quanto responsabili delle tre Agenzie delle Nazioni Unite – UNICEF, WFP e OMS – abbiamo realizzato una missione congiunta in Yemen per vedere con i nostri occhi la portata di questa crisi umanitaria e pianificare un impegno congiunto per aiutare le persone dello Yemen.”
“Il paese è sull’orlo della carestia, oltre il 60% della popolazione non sa dove reperire il prossimo pasto. Circa 2 milioni di bambini dello Yemen sono colpiti da malnutrizione acuta. La malnutrizione rende questi bambini ancora più vulnerabili al colera, le malattie creano più malnutrizione. Una combinazione terribile.In un ospedale, abbiamo visto bambini che a malapena avevano la forza di respirare. Abbiamo parlato con famiglie sopraffatte dal dolore per i propri cari malati e che lottano per garantire cibo ai familiari.Mentre attraversavamo la città, abbiamo visto le infrastrutture vitali, come strutture sanitarie e idriche, danneggiate o distrutte.In mezzo a questo caos, circa 16.000 volontari delle comunità si muovono casa per casa per condividere con le famiglie informazioni su come proteggersi dalla diarrea e dal colera. Medici, infermieri e altri operatori sanitari stanno lavorando senza sosta per salvare vite.Oltre 30.000 operatori sanitari non ricevono lo stipendio da più di 10 mesi, molti lavorano ancora per dovere. Abbiamo chiesto alle autorità dello Yemen di pagare urgentemente gli operatori sanitari perché, senza di loro, temiamo che le persone che hanno possibilità di sopravvivere potrebbero morire. Le nostre agenzie faranno il possibile per supportare con incentivi e stipendi questi operatori sanitari estremamente dediti al loro lavoro.Conosciamo anche il lavoro fondamentale svolto dalle autorità locali e dalle ONG, supportate dalle agenzie umanitarie internazionali, comprese le nostre. Abbiamo aperto oltre 1.000 centri per la cura della diarrea e punti per la reidratazione orale. Sono in corso anche la distribuzione di integratori alimentari, fluidi per terapie endovenose e altre forniture mediche, comprese le ambulanze, e la riparazione di infrastrutture fondamentali, come ospedali, centri sanitari distrettuali e reti idriche e igienico-sanitarie. Stiamo lavorando con la Banca Mondiale ad un’innovativa collaborazione per rispondere ai bisogni sul campo e aiutare a sostenere le istituzioni sanitarie locali.
Ma una speranza c’è ancora: oltre il 99% delle persone malate sospette di colera e che possono avere accesso ai servizi sanitari, stanno sopravvivendo. Per quest’anno, il numero totale stimato di bambini che saranno colpiti da malnutrizione acuta grave è di 385.000.
Tuttavia la situazione rimane disperata. Migliaia di persone si ammalano ogni giorno. È necessario un impegno duraturo per fermare la diffusione della malattia. Circa l’80% dei bambini dello Yemen ha immediato bisogno di assistenza umanitaria.Quando abbiamo incontrato i leader dello Yemen, ad Aden e a Sana’a, abbiamo chiesto loro di garantire agli operatori umanitari accesso alle aree colpite dal conflitto e abbiamo sollecitato – più di ogni altra cosa – che venga trovata una soluzione politica pacifica al conflitto. La crisi dello Yemen richiede una risposta senza precedenti. Le tre agenzie che rappresentiamo collaborano con le autorità dello Yemen e altri partner per coordinare le attività in nuovi piani di lavoro per salvare le vite e prepararsi a emergenze future.
Chiediamo adesso alla comunità internazionale di moltiplicare il suo supporto per le persone dello Yemen. Se non faremo nulla adesso, la catastrofe che abbiamo visto espandersi davanti ai nostri occhi non solo continuerà a mietere vite, ma comprometterà il futuro delle prossime generazioni e del paese per gli anni a venire.”

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Yemen, allarme colera: ogni minuto, un bambino è colpito da diarrea acuta

Posted by fidest press agency su martedì, 4 luglio 2017

yemen crisi umanitariaIn Yemen è in atto la peggiore epidemia di colera al mondo: ogni giorno, circa 5 mila persone vengono colpite da diarrea acuta acquosa (secondo notizie dei centri sanitari)– di queste quasi il 50% sono bambini e ragazzi. Ogni minuto, un bambino è colpito da diarrea acuta acquosa. Purtroppo alcuni di questi bambini che sono gravemente colpiti moriranno. Un quarto delle morti da colera è rappresentato da bambini.
In un paese in cui oltre 2 milioni di bambini soffrono già di malnutrizione acuta e quasi mezzo milione di malnutrizione acuta grave, questa epidemia di colera non poteva scoppiare nel momento peggiore. I bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave sono molto vulnerabili alla diarrea poiché i loro sistemi immunitari sono già molto deboli.
L’UNICEF insieme ai suoi partner combatte contro questa epidemia senza sosta, lavorando 24 ore al giorno per aiutare i bambini e le famiglie colpiti:
La scorsa settimana sono arrivati in Yemen due voli cargo che trasportavano aiuti UNICEF, con 750.000 bustine di sali per la reidratazione orale (sufficienti per curare 100.000 persone) e 1,2 milioni di compresse di cloro per la depurazione dell’acqua.Dall’inizio dello scoppio dell’epidemia, due mesi fa, l’UNICEF ha raggiunto 150.000 persone distribuendo oltre 600.000 bustine di sali per la reidratazione orale e 20.000 fluidi per terapie endovenose da utilizzare nei centri e nelle case. Con il meccanismo di risposta rapida sono stati attivati 45 centri per il trattamento della reidratazione e della diarrea a Al Hudaydah, Lahj e Aden.Concentrandosi sui livelli comunitari e familiari, l’UNICEF cura i malati, ripara e clorura le fonti idriche per impedire ulteriormente la diffusione della malattia. L’UNICEF inoltre sta lavorando attraverso 10.000 mobilitatori comunitari per sensibilizzare le persone sulla prevenzione del colera, la depurazione delle acque domestiche, la buona igiene e il lavaggio delle mani, il mantenimento degli alimenti e su come gestire un membro malato della famiglia e della comunità. Finora, l’UNICEF ha raggiunto 1 milione di persone con messaggi di sensibilizzazione.L’acqua sicura è fondamentale per prevenire il colera. L’UNICEF ha raggiunto oltre 4 milioni di persone con servizi idrici e igienici in 19 governatori. L’UNICEF fornisce combustibile ed elettricità per azionare ininterrottamente le centrali per il pompaggio e per il trattamento e sostenere l’approvvigionamento idrico nei governatori di Sana’a, Hajjah, Al Mahwit e Al Hudaydah. Almeno 3 milioni di persone ricevono acqua sicura attraverso questo supporto. L’UNICEF ha recentemente riparato un sistema idrico che fornisce acqua a mezzo milione di persone a Taizz.Oltre 500 volontari sono stati formati per depurare l’acqua nei pozzi privati, nei serbatoi d’acqua e nelle cisterne, coprendo sia pozzi pubblici che private di falde acquifere per circa mezzo milione di persone.

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In Yemen oltre 200 mila casi sospetti di colera

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 giugno 2017

“In Yemen l’epidemia di colera si sta diffondendo rapidamente: oltre 200.000 i casi sospetti, aumentando ad una media di 5.000 al giorno. Ora ci troviamo di fronte alla peggiore epidemia di colera nel mondo. In soli due mesi, il colera si è diffuso in quasi tutti i governatori di questo paese devastato dalla guYemenerra. Già sono morte più di 1.300 persone– di cui un quarto bambini – e si prevede che il numero di morti possa aumentare.
L’UNICEF, l’OMS ei nostri partner stanno lavorando per fermare l’accelerazione di questa epidemia mortale. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per localizzare e monitorare la diffusione della malattia e per raggiungere persone con acqua pulita e adeguate cure sanitarie e igieniche. Le squadre di intervento rapido vanno di casa in casa per raggiungere le famiglie con informazioni su come proteggersi. L’UNICEF e l’OMS stanno prendendo tutte le misure per aumentare gli interventi di prevenzione e di trattamento. Invitiamo le autorità dello Yemen ad aumentare i loro sforzi interni per impedire che l’epidemia si diffonda ulteriormente. Questa epidemia mortale del colera è la conseguenza diretta di due anni di duro conflitto. Il collasso dei sistemi idrici e igienico-sanitari ha tagliato fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso regolare all’acqua e ai servizi igienici, aumentando la capacità della malattia di diffondersi. L’aumento dei tassi di malnutrizione ha indebolito la salute dei bambini e li ha resi più vulnerabili alla malattia. Circa 30.000 operatori sanitari locali dedicati che svolgono il ruolo più importante per fermare questo epidemia non sono vengono pagati da quasi 10 mesi. Invitiamo tutte le autorità all’interno del paese a pagare questi operatori e soprattutto invitiamo tutte le parti a porre fine a questo devastante conflitto”.

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Yemen: 124.000 casi sospetti di colera

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

Yemen“L’epidemia di colera in Yemen continua a diffondersi ad una velocità preoccupante. Sono stati registrati oltre 124.000 casi sospetti – circa la metà sono bambini. I bambini continuano pagare le conseguenze dalla guerra in Yemen. Molte persone tra coloro che si sono ammalate o sono morte a causa del colera soffrivano di malnutrizione. Da fine aprile almeno 923 persone sono morte a causa della malattia, circa un quarto erano bambini. L’epidemia di colera si sta abbattendo su quel che rimane del sistema sanitario già danneggiato dal conflitto in Yemen. Gli ospedali e i centri di cura stanno lavorando duramente per far fronte all’ampio numero di pazienti che arrivano da tutto il paese. Le medicine e i fluidi per terapie endovenose stanno terminando velocemente.
Nonostante queste grandissime sfide, gli operatori sanitari non si sono risparmiati nel rispondere all’emergenza – anche se non ricevono uno stipendio da circa 9 mesi. Senza una soluzione immediata per pagare gli operatori sanitari, moriranno ancor più bambini, a prescindere da quanti aiuti umanitari vengano distribuiti nel paese. Senza la fine del conflitto, l’epidemia di colera – e potenzialmente altre malattie – continuerà ad abbattersi sulle vite dei bambini“.

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UNICEF-OMS: oltre 100 mila casi sospetti di colera in Yemen

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

YemenIl numero di casi sospetti di colera in Yemen continua a crescere, raggiungendo, al 7 giugno 2017, la quota di 101.820 con 791 morti. I più vulnerabili del paese sono quelli maggiormente colpiti: il 46% dei casi colpisce bambini sotto i 15 anni, il 33% delle vittime hanno più di 60 anni.L’UNICEF e l’OMS si stanno concentrando in quelle zone del paese col numero maggiore di casi per fermare l’ulteriore diffusione della malattia. “Questi ‘punti caldi’ per il colera sono la fonte principale della trasmissione della malattia nel paese,” ha dichiarato il dottor Nevio Zagaria, a capo dell’ufficio dell’OMS in Yemen. “Sconfiggere il colera in queste zone significa poter rallentare la diffusione della malattia e salvare vite. Allo stesso tempo, stiamo continuando a supportare un trattamento precoce e adeguato per i malati e a condurre attività di prevenzione nel paese.”“L’epidemia di colera sta rendendo una situazione già terribile per i bambini ancora perggiore. Molti dei bambini che sono morti a causa della malattia erano anche affetti da malnutrizione acuta”, ha dichiarato Meritxell Relaño, rappresentante dell’UNICEF in Yemen. “Oggi, la vita per i bambini in Yemen è una lotta disperata per la sopravvivenza, con il colera, la malnutrizione e le violenze ininterrotte che suonano quasi come una condanna a morte,” ha concluso la Relano.La battaglia per contenere l’epidemia di colera non sarà vinta facilmente. Oltre due anni di conflitto intenso hanno quasi completamente distrutto il sistema sanitario del paese. Meno della metà dei centri sanitari del paese sono pienamente operativi. Le forniture mediche che entrano nel paese sono un terzo rispetto a quelle che entravano prima di marzo 2015. A causa delle violenze sono state danneggiate infrastrutture importanti, tagliando fuori 14,5 milioni di persone dall’accesso regolare all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari. Gli operatori igienico-sanitari non hanno ricevuto i loro stipendi da oltre otto mesi.
L’UNICEF, l’OMS, insieme ai loro partner, stanno lavorando in una situazione estremamente difficile per rispondere a quest’ultima epidemia. Circa 3,5 milioni di persone nel paese sono state raggiunte da stazioni per il rifornimento delle cisterne per potabilizzare l’acqua, è stata clorata l’acqua da bere, sistemati gli impianti per il trattamento delle acque, riabilitati i sistemi di approvvigionamento idrico, sono stati forniti alle famiglie kit per il trattamento delle acque e kit igienici (sapone e detersivi). L’UNICEF e l’OMS stanno fornendo supporto e kit medici ai centri per la reidratazione orale e ai centri per il trattamento dei casi di diarrea nel paese, dove i pazienti vengono controllati e viene fornita assistenza medica immediata. Inoltre, vengono diffuse informazioni di base sulle pratiche igieniche alle popolazioni colpite.I fondi necessari per le attività di risposta congiunta insieme ai partner che operano nei settori della salute, dei servizi idrici e igienico-sanitari sono 66,7 milioni di dollari per sei mesi. I donatori fino ad ora sono stati generosi, ma sono necessari ulteriori fondi, in particolare per interventi idrici e per i servizi igienico-sanitari. Il bisogno maggiore, tuttavia, è quello di avere un numero maggiore di collaboratori sul campo nel paese, anche in quelle aree in cui l’accesso è difficile a causa del conflitto.

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Uganda: contenere epidemia colera

Posted by fidest press agency su sabato, 20 agosto 2016

uganda_map_detail1Il governo ugandese e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) stanno attuando misure di contenimento nell’insediamento di Pagirinya aperto di recente nel distretto di Adjumani in seguito alla conferma di un focolaio di colera.
È stato confermato che quarantanove rifugiati sudsudanesi e un cittadino ugandese hanno contratto la malattia. Quarantaquattro persone hanno ricevuto il trattamento medico e successivamente sono stati dimessi dalle strutture sanitarie dopo essere completamente guariti, mentre due pazienti sono tuttora in quarantena.Sono state adottate misure supplementari per garantire che l’epidemia non si diffonda ulteriormente. Le case di coloro che hanno contratto la malattia vengono disinfettate e il loro approvvigionamento di acqua viene filtrato. È in corso di svolgimento anche una campagna di sensibilizzazione porta a porta. La vendita di prodotti freschi ai mercati e ai lati della strada è stata limitata. Altre attività igienico-sanitarie di rinforzo, come la clorazione dei punti d’approvvigionamento d’acqua, la raccolta dei rifiuti, il potenziamento delle strutture igienico-sanitarie e la distribuzione di depuratori d’acqua, sono state intensificate. Di conseguenza, il numero di nuovi casi continua ad essere basso, ma il personale sanitario continua a prestare la massima attenzione alle persone che mostrano potenziali sintomi.Il colera è una malattia infettiva acuta che può potenzialmente rivelarsi fatale. Di solito è trasmessa attraverso il consumo di cibo e acqua contaminati. Chi la contrae soffre di sintomi che includono diarrea acuta e vomito.La maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la malattia si trova in centri di accoglienza presso Pagirinya e, in minor numero, nel villaggio stesso e nel centro di raccolta di Elegu. Pagirinya accoglie attualmente più di 30mila rifugiati sud sudanesi, tutti arrivati nelle ultime sei settimane.”Nell’ultimo mese abbiamo accolto un gran numero di bambini rifugiati. Sono particolarmente vulnerabili a questa malattia potenzialmente letale”, ha dichiarato il Rappresentante dell’Agenzia in Uganda, Bornwell Kantande. “Con il Ministero della Salute e i nostri partner nel settore sanitario, abbiamo rapidamente implementato misure di risposta per limitare la diffusione del morbo. Continuiamo a fare del nostro meglio per ridurre nel minor tempo possibile il numero di persone che vivono in questi centri di accoglienza, sia per controllare il rischio di epidemia sia per consentir loro di ricostruire la loro vita il più presto possibile.”
Il decongestionamento dei centri di transito e di accoglienza rimane una priorità assoluta. Sono in corso i trasferimenti nell’insediamento di Bidibidi, riaperto di recente, che si trova nel quartiere Yumbe. in linea con la generosità finora mostrata, il governo ugandese fornirà ai nuovi arrivati appezzamenti di terreno su cui costruire nuove case e per scopi agricoli.Più di 80mila rifugiati sudsudanesi sono fuggiti in Uganda dopo lo scoppio delle violenze a Juba, lo scorso 8 luglio. Oltre l’85 per cento dei nuovi arrivati sono donne e bambini (64%). Essi riportano che i gruppi armati in Sud Sudan si stanno rendendo responsabili di attacchi ai villaggi, uccisioni di civili, aggressioni ed abusi su donne e ragazzi e reclutamento forzato di uomini e ragazzi nelle proprie schiere.

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Colera a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 agosto 2011

The green line shows the railway Mogadiscio-Vi...

Image via Wikipedia

La Hijr, organizzazione partner di Oxfam a Mogadiscio rileva che ci sia una escalation preoccupante di casi di colera nella capitale, soprattutto tra donne e bambini. In vista di questa ulteriore emergenza Hijr /Oxfam ha dato il via a un programma di prevenzione anti-colera per 20.000 persone nei 3 campi profughi attorno a Mogadiscio mediante distribuzione di sali di reidratazione, sapone e una campagna d’informazione per ridurre i rischi di contrazione della malattia.
Le organizzazioni partner di Oxfam in Somalia sono attualmente in grado di fornire acqua potabile a 250.000 mila persone nei campi alla periferia di Mogadiscio. Organizzazioni no profit africane lavorano costantemente con Oxfam per andare in aiuto di madri e bambini nel tentativo di soccorrere 3.000 bambini malnutriti a settimana. 3,7 milioni di persone – circa metà della popolazione somala – vive attualmente in una condizione di grave crisi e l’obiettivo di Oxfam è andare in aiuto di 1.4 milioni persone nelle prossime settimane.
Oxfam Italia ha lanciato una raccolta fondi in soccorso della popolazione colpita dalla gravissima emergenza umanitaria nel Corno d’Africa per fornire cibo, acqua e sistemi igienico sanitari. Per sostenere la raccolta fondi è possibile donare con carta di credito sul sito http://www.oxfamitalia.org, telefonando al numero verde 800.99.13.99 o tramite conto corrente postale N° 14301527. CAUSALE: Emergenza Corno d’Africa.

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Il colera ad Haiti

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Le notizie provenienti da Haiti relative al dilagare dell’epidemia di colera all’uccisione di stregoni considerati “untori”, evidenziano chiaramente come le epidemie evochino oggi le stesse paure, la stessa angoscia e le stesse credenze che suscitavano nei secoli passati le grandi epidemie di peste, di sifilide, di vaiolo o le grandi pandemie di colera. Gli stregoni haitiani dunque come gli untori descritti dal Manzoni nella “Storia della Colonna Infame” e nei “Promessi sposi”. Il colera rappresenta ancora oggi una delle principali sfide di sanità pubblica a livello mondiale rappresentando un importante indicatore di sviluppo sociale. Il colera caratterizzò tutto l’800 e interessò l’Europa ad ondate successive con epidemie propagate sempre da Oriente. Dal 1817 si contano 7 pandemie l’ultima delle quali tutt’ora in corso originante dall’Indonesia e causato dal vibrio cholerae El Tor. Per studiare l’impatto demografico, economico, culturale e sanitario che le grandi epidemie hanno avuto in passato, il Centro di Travel Medicine and Global Health ha organizzato sabato 4 dicembre 2010 un convegno sul tema “Vecchie e nuove epidemie” patrocinato dall’Università di Modena e Reggio Emilia che si svolgerà presso l’Aula Magna Storica di quell’Ateneo a conclusione di una Mostra didattica esposta in quella città a partire dal 28 ottobre scorso.  La Mostra che consiste in 65 pannelli che descrivono le caratteristiche delle principali malattie epidemiche del passato come la peste, il vaiolo, la sifilide, il colera e la tubercolosi, e in numerosi oggetti, sarà esposta a Forlì a partire dal 7 dicembre 2010 fino a metà febbraio 2011 presso il Palazzo Albertini Piazza Saffi. La Mostra ha avuto i Patrocini del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del MInistero della Salute, del Ministero dei Beni Culturali, del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. (dr. Walter Pasini)

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Il colera ad Haiti e in Nigeria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Per scongiurare nuovi contagi, l’UNICEF e le organizzazioni partner stanno distribuendo sostanze per disinfettare l’acqua, antibiotici, kit speciali per la cura della diarrea infantile, bustine di sali per la reidratazione orale. Sei camion carichi di materiali (tra cui kit igienici per 7.500 persone, 50.000 compresse al cloro per potabilizzare l’acqua, 25mila materassini, migliaia di saponette e taniche, 5 tende-ospedale) sono partiti già all’indomani dello scoppio dell’epidemia da Port-au-Prince.  Team di esperti in emergenze sanitarie sono stati distaccati dallo staff (che da dieci mesi sta coordinando le operazioni umanitarie del dopo-terremoto) e inviati nelle zone interessate dall’epidemia per formare il personale sanitario locale sulle misure da applicare quando si ha a che fare con questa malattia. «La situazione a Saint Marc è difficile. L’’ospedale locale è stracolmo di persone che stanno male» racconta Jean-Claude Mubalama, responsabile per i programmi sanitari dell’UNICEF Haiti. «La gente qui, anche i medici e le infermiere, non hanno esperienza con questo genere di malattia. I genitori portano i loro bambini in ospedale troppo tardi, spesso quando non c’è più niente da fare per salvarli».  Secondo Mubalama, il 30% delle vittime sono bambini, i soggetti più vulnerabili alla morte per disidratazione da diarrea acuta. L’80% dei decessi avviene in casa, mentre il tasso di sopravvivenza è molto più elevato per coloro che vengono portati tempestivamente in ospedale. Haiti non conosceva episodi di colera da oltre un secolo. In queste settimane, il colera sta flagellando la Nigeria, dove l’infezione è endemica.

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