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Primi interventi con collagenasi per il trattamento non chirurgico della Malattia di Dupuytren

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2016

Palermo-Panorama-bjs-2Palermo. Sono partiti da poco più di due settimane, presso il Policlinico universitario Paolo Giaccone di Palermo, i primi interventi con collagenasi di Clostridium histolyticum, il trattamento non chirurgico per la Malattia di Dupuytren. Recentemente sono stati trattati otto pazienti, che si trovavano negli stadi 1 e 2 della malattia, due seguiti in ortopedia e traumatologia e sei in chirurgia plastica e ricostruttiva.
La Malattia di Dupuytren è una patologia a carico della mano, progressivamente invalidante, che colpisce soprattutto gli uomini dai 40 ai 60 anni. È favorita da svariati fattori tra cui il fumo, le malattie metaboliche e determinati lavori manuali, oltre che dalla familiarità genetica. Si manifesta con dei noduli sottocutanei nella fascia palmare ed evolve progressivamente con la comparsa di un cordone fibroso al di sopra dei tendini. La conseguenza è la flessione progressiva di una o più dita, che può portare a una limitazione completa o parziale dell’estensione della mano e, conseguentemente, a un deficit di molte delle più semplici attività quotidiane.
La collagenasi è un enzima che permette, conuna sola iniezione eseguita in ospedale dallo specialista, di rompere il cordone fibroso, ripristinando la normale funzionalità della mano in tempi brevi. Precedentemente, l’unica soluzione era rappresentata dall’intervento chirurgico tradizionale.«Il nostro ospedale è stato il centro di chirurgia della mano pilota in Sicilia per questo nuovo trattamento – spiega il professor Francesco Moschella, direttore dell’U.O. di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva del Policlinico P. Giaccone – sia nella fase di sperimentazione della collagenasi, sia in quella di formazione degli specialisti della regione. Siamo stati autorizzati ad utilizzarla circa tre anni fa ma, per problemi a livello regionale, siamo riusciti a partire con i primi trattamenti solo nel 2016. Ora, stiamo cercando di smaltire le liste d’attesa; in queste due settimane abbiamo trattato sei persone che presentavano tutte una corda fibrosa ben definita e una flessione della mano tra i 90 e i 140 gradi».
Presso il Policlinico di Palermo sono circa 180 le diagnosi di Dupuytren ogni anno, mentre sono 300 i pazienti che hanno deciso di recarsi fuori regione per essere trattati con la collagenasi quando ancora non era disponibile in Sicilia. «Tendenzialmente, sono poche le persone che arrivano dallo specialista nello stadio N (nodulare) della malattia, quando non si deve intervenire in alcun modo; solitamente si presentano subito dopo la comparsa del cordone (stadi 1 e 2) – spiega il professor Michele D’Arienzo, direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica del Policlinico P. Giaccone -. Nelle ultime settimane, in ortopedia, abbiamo trattato due pazienti con successo. L’iniezione ha sciolto il cordone e, dopo 24 ore, si è potuto procede all’estensione del dito, esercitando la necessaria moderata trazione sul cordone, che si è rotto definitivamente. Trattandosi di una patologia che può recidivare, non possiamo ancora dire se si ripresenterà ma, nel periodo di sperimentazione, abbiamo registrato ottimi risultati in quasi l’80 per cento dei casi».Il polo palermitano, infatti, è stato tra gli ospedali che hanno partecipato allo studio multicentrico internazionale di sperimentazione del farmaco. Un’analisi che, in Italia, ha interessato in totale 200 pazienti, circa 15/20 casi suddivisi in dieci centri di chirurgia della mano sul territorio nazionale. «Nel 2012 abbiamo pubblicato un manuale sulla chirurgia della mano in cui abbiamo dato ampio spazio anche alla malattia di Dupuytren e alla tecnica della collagenasi – afferma ancora il professor Moschella -. È un farmaco di cui sono entusiasta perché, trattandosi di una tecnica meno invasiva dell’intervento chirurgico, risponde alle nuove esigenze della popolazione. Inoltre, è un trattamento che ha rivoluzionato l’approccio degli specialisti e dei pazienti verso questa malattia. Certamente, anche se ha con un accettabile profilo beneficio-rischio, è importante che il suo impiego sia gestito dagli specialisti in chirurgia della mano che conoscono bene l’anatomia di questo organo».Un trattamento che, sul lungo periodo, potrebbe portare importanti risparmi per le strutture ospedaliere e per il Servizio sanitario regionale. «L’intervento chirurgico, infatti, ha un costo più elevato, basti pensare alla sala operatoria, al personale medico e infermieristico coinvolto e ai numerosi controlli ambulatoriali successivi: la rimozione dei punti, la fisioterapia, ecc. Con la collagenasi, invece, si procede in chirurgia ambulatoriale e, nella maggior parte dei casi, senza la necessità di un percorso di riabilitazione successivo» – conclude il professor D’Arienzo.

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14° Giornata Milanese di Chirurgia della Mano

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2016

ospedale san giuseppeMilano 11 marzo 2016 Ospedale San Giuseppe via San Vittore. Trattare il morbo di Dupuytren, patologia che porta alla flessione progressiva e permanente di una o più dita della mano, senza ricorrere all’intervento chirurgico. È questo il file rouge della 14° edizione della Giornata Milanese di Chirurgia della Mano “La collagenasi: presente e futuro per il trattamento del morbo di Dupuytren” in programma il prossimo 11 marzo presso il Centro Congressi Le Stelline di Milano.Il congresso, organizzato dal Professor Giorgio Pajardi, direttore dell’UOC di Chirurgia e Riabilitazione della Mano dell’Ospedale San Giuseppe Gruppo MultiMedica – Università degli Studi di Milano, vedrà la partecipazione dei principali esperti in chirurgia della mano, italiani e stranieri, per tirare le fila sull’impiego della collagenasi di clostridium histolyticum. Si tratta di un enzima che permette, con una sola iniezione, di rompere la membrana di collagene provocata dal morbo di Dupuytren, ripristinando la funzionalità della mano in tempi brevi. In dettaglio, questo trattamento, inventato dalla Professoressa Marie Badalamente e dal Professor Lawrence Hurst della Stony Brook University School of Medicine degli Stati Uniti – ospiti d’onore del congresso milanese – è ormai consolidato, a livello internazionale, come terapia d’elezione per questa patologia, una delle più comuni fra tutte le forme di deformità della mano. «La collagenasi, nella maggior parte dei casi, porta a ottimi risultati clinici già il giorno seguente la prima iniezione ripristinando la normale estensione dell’arto e, di conseguenza, portando a un completo recupero delle normali funzionalità della mano – spiega la professoressa Badalamente -. Questo, grazie a una semplice seduta in cui lo specialista inietta l’enzima nel punto in cui è presente la corda distruggendola, senza dover sottoporre il paziente a un doloroso e, a volte, complesso intervento chirurgico».Una terapia, quindi, che elimina il ricorso al bisturi anche se, in Italia – dove il trattamento è approvato e rimborsato in tutte le regioni – «alcuni specialisti preferiscono ancora procedere tramite la tradizionale incisione – spiega il professor Pajardi -. Per questo, è necessario rendere consapevole il paziente stesso del fatto che l’intervento chirurgico non è più necessario. C’è chi sostiene che la terapia con collagenasi sia ancora sperimentale, che ci siano pochi studi sulla sua efficacia, ma non è assolutamente così; stiamo parlando di quasi dieci anni di studi supportati da numerosi casi trattati, solo il mio reparto è vicino a quota 1.000».
Al congresso, i responsabili dei diversi centri di chirurgia della mano italiani discuteranno della loro esperienza con la collagenasi, di eventuali criticità, delle modifiche apportate al trattamento e dei problemi riscontrati con la regione di riferimento. In Italia, infatti, il trattamento è diffuso su tutto il territorio nazionale, anche se in alcune regioni, ad oggi, non risulta ancora sufficientemente utilizzato. In linea di massima, il Centro Italia è in forte ritardo rispetto al Nord e al Sud; sono partite, più di recente, la Puglia e la Sicilia che si aggiungono alla già virtuosa Sardegna. In questa regione, «il dottor Luciano Cara, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Microchirurgia Ricostruttiva dell’Ospedale Marino di Cagliari, una volta sperimentato il farmaco e compresa la sua efficacia, si è speso per il suo utilizzo in tutta l’isola. In concreto, ha organizzato una serie di corsi formativi invitando almeno un referente per ognuno dei dieci reparti di ortopedia della Sardegna, per poi ottenere la sua rimborsabilità – continua il professor Pajardi -. La Lombardia, invece, che è stata la prima a autorizzare e finanziare questo trattamento anche per molti pazienti provenienti da altre regioni, ha deciso di concedere il rimborso solo a chi avesse condotto le necessarie sperimentazioni del farmaco. In totale quattro strutture, oltre al mio reparto presso l’Ospedale San Giuseppe – Gruppo MultiMedica. In futuro, se uno dei centri dimostrerà di non utilizzare il trattamento, la regione destinerà il finanziamento a un altro ospedale. In ogni caso, è importante sottolineare che se la collagenasi non viene utilizzata, non è per responsabilità delle istituzioni, ma delle singole strutture ospedaliere autorizzate che non si sono ancora attivate».Un trattamento ormai consolidato sia in Italia che a livello internazionale. A conferma di ciò, una decina di ex pazienti hanno deciso di fondare la Società Italiana Morbo di Dupuytren (SIMD) per informare e sensibilizzare la popolazione su questa malattia e sull’esistenza di una terapia non chirurgica efficace. «Io sono un ex paziente, operato dal Professor Pajardi nel 2011 e, in seguito nel 2015, per una forma di Dupuytren bilaterale alle mani – racconta Giuseppe Stringa, Presidente della Società -. Nel 2014 abbiamo deciso di fondare questa realtà di cui ho l’onore di essere il presidente. Il nostro obiettivo è sensibilizzare la popolazione sul fatto che esistono delle terapie non chirurgiche per trattare malattie come quella di Dupuytren in modo rapido e indolore. In due giorni si risolve un problema che, con l’intervento tradizionale, avrebbe richiesto sei mesi».Stando a quanto affermano gli esperti, quindi, non c’è più motivo di ricorrere al bisturi per risolvere questo tipo di contrattura. Come spiega il professor Hurst, infatti, «l’intervento richiede ampie incisioni alla mano per rimuovere efficacemente il cordone di collagene. Inoltre, espone alle solite complicazioni e morbilità legate alla chirurgia in aperto. Complicanze come lesioni nervose, infezioni, danni ai tendini e rigidità articolari; inoltre, la chirurgia richiede il ricorso all’anestesia, a volte anche generale». Continua Badalamente: «nella maggior parte dei casi, grazie a questo trattamento non chirurgico, non è necessario prevedere un monitoraggio terapeutico. Si tratta di un approccio che risparmia ai pazienti dolore, assenze dal lavoro, garantendo loro di tornare rapidamente alle normali attività quotidiane».Al centro congressi Le Stelline, per la prima volta, si parlerà esclusivamente del presente della collagenasi, grazie ai tanti casi acquisiti in questi anni. «Abbiamo trattato persone anziane e giovani, con un solo dito coinvolto, cinque dita o individui che non erano più in grado di utilizzare la mano da qualche anno. Direi che abbiamo davvero tutti i parametri e tanti risultati su cui discutere. Acquisire esperienza permette, sempre, un miglioramento del trattamento e un’estensione del suo utilizzo, la chirurgia tradizionale appartiene ormai alla storia della medicina» – conclude Pajardi. (foto: ospedale san giuseppe)

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