Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘collasso’

Sanità: Servizio al collasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

“Siamo allarmati e preoccupati per la condizione in cui versa il nostro Servizio Sanitario nazionale: sottofinanziato, svuotato di personale e non più in grado di garantire un’assistenza di qualità ai cittadini. Per questo riteniamo necessario e non più rinviabile un incontro con il governo, in vista della prossima legge di Bilancio che potrebbe avviare un’inversione di tendenza auspicabile”. Queste le parole di Cgil Cisl e Uil, insieme alle categorie dei servizi pubblici, in una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro della Salute Giulia Grillo.Tanti gli aspetti da rivedere, secondo i sindacati. Per cominciare, “in questi anni la sanità ha subito processi di contenimento della spesa. Occorre non solo rifinanziare il Fondo Sanitario Nazionale, che deve assolutamente essere dimensionato ai reali fabbisogni di salute della cittadinanza, ma anche superare il blocco di spesa per le assunzioni del personale, che rappresenta una vera emergenza per il Paese” – spiegano i sindacati -. Le recenti riformulazioni (incremento del 5% calcolato sulle maggiori risorse del FSN 2018) non rispondo alla reale esigenza in corso. Tutte queste carenze, strutturali e ormai croniche, hanno determinato negli anni una crescita del ricorso al sistema privato, lo stesso che non rinnova da oltre 12 anni il contratto nazionale di lavoro, creando disparità e discriminazioni intollerabili verso coloro che si prendono cura dei cittadini”.”Il diritto alla Salute non può essere negato né parziale, la Sanità è un grande settore che garantisce diritti e cura e produce ricchezza e occupazione. Chiediamo a Conte e Grillo questo confronto durante il quale non faremo mancare un contributo di proposte operative da parte nostra, nel primario interesse di garantire la promozione della Salute come bene pubblico”, concludono Cgil, Cisl e Uil.

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La giunta Raggi sta portando al collasso l’AMA

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

“A novembre sono a rischio gli stipendi di circa 8000 dipendenti. Il Presidente dell’Ama Bagnacani era stato chiaro: o si approva il bilancio 2017, ratificato dalla municipalizzata già lo scorso 28 marzo, o le banche ci chiudono i rubinetti! Di tutta risposta oggi Roma Capitale ha disertato l’assemblea dei soci lasciando ancora nell’incertezza management, sindacati e lavoratori. Dal Campidoglio nessuna risposta alle necessarie ed incombenti necessità finanziarie dell’azienda.
Se il Comune non trasferirà i versamenti Tari relativi ai mesi estivi, la situazione finanziaria non sarà più sostenibile. Le banche hanno fissato al 15 novembre il termine ultimo di erogazione dei fidi dopodiché interromperanno i rapporti con l’azienda. E’ una situazione da allarme rosso. Oggi l’amministrazione capitolina, a fronte di una situazione di gravità assoluta, ha disertato nuovamente l’assemblea dei soci di AMA. In Campidoglio giocano col fuoco: si vuole mandare in default l’azienda?
Siamo vicini ai dipendenti sconcertati e confusi dall’atteggiamento irresponsabile della Sindaca e della Giunta che mettono a serio rischio il futuro dell’azienda. Il 5 novembre è indetto uno sciopero dei lavoratori AMA che avrà ripercussioni pesantissime su una città già provata da mesi di emergenza. Da settimane abbiamo chiesto una seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina sui rifiuti, le dichiarazioni poco rassicuranti dell’assessore Montanari non ci convincono, la sindaca Raggi spieghi in Aula cosa hanno in mente di fare. Non vogliamo ritrovarci nelle prossime settimane con l’esercito a raccogliere le immondizie della Capitale. Sarebbe veramente troppo!” Così in una nota il capogruppo del PD capitolino Antongiulio Pelonzi.

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Dispersione alunni da record e pochissimi laureati, Sud al collasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Sono 3 milioni e mezzo gli studenti che hanno abbandonato i banchi negli ultimi 20 anni: lo dice il Focus realizzato da Tuttoscuola e pubblicato oggi dall’Espresso, dal quale si evince che tale inefficacia è costata pure 55 miliardi di euro. Il dramma si completa negli atenei: tra chi si diploma e si iscrive all’università solo uno su due ce la fa. Alla fine della fiera, su 100 studenti iscritti alle superiori se ne laureano appena 18. Per il sindacato servono subito tempo pieno e prolungato, organici differenziati per territorio, continuità didattica attraverso l’assorbimento del precariato con la riapertura delle GaE, innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni.

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Istruzione: Segreterie scolastiche al collasso

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

ministero-pubblica-istruzioneL’appello di un Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi alla titolare dell’Istruzione Valeria Fedeli – replicato da altri Dsga – testimonia lo stato di sofferenza delle scuole per il sempre più crescente carico di lavoro cui sono sottoposte pur con un organico ridotto e non formato adeguatamente. Anief non può che condividere in pieno le istanze presentate, che confermano tutte le problematiche crescenti del personale Ata, la cui parabola discendente ha avuto inizio con l’approvazione della Legge 133/08 taglia scuole e organici. Il problema non si è fermato alla riduzione di unità di personale, ma si è aggravato perché sulle scuole si sono andati a condensare tutte le funzioni che per decenni hanno condotto gli ex Provveditorati agli Studi, le Direzioni Provinciali del Tesoro, gli Usr e altri uffici scolastici periferici man mano ridotti o dismessi. L’autonomia scolastica e la Buona Scuola – con il potenziamento scolastico, la chiamata diretta, il bonus annale ai docenti e tanto altro – hanno fatto il resto. Come se tutto questo non fosse mai accaduto, il Miur ha pensato bene di affidare alle segreterie scolastiche anche l’onere di aggiornare le graduatorie d’Istituto.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): lo slittamento al 13 luglio della scadenza per l’invio dei dati sulle graduatorie d’istituto è sicuramente una buona notizia, ma i problemi rimangono perché il personale continua a lamentare la mancanza di adeguata formazione in merito. Vorremmo capire, inoltre, per quale motivo non si è scelto di aggiornare le graduatorie d’istituto come si fa con le GaE, affidandole alla supervisione della direzione generale e alla gestione delle amministrazioni periferiche. Perché si sono ingolfati gli uffici interni alle scuole con migliaia di fogli cartacei, mentre tutti gli altri aggiornamenti, ma anche i concorsi, le nomine delle commissioni di maturità e quant’altro, vengono invece gestite con efficacia in modo totalmente telematico? Vorremmo infine sapere per quale motivo lo svolgimento di questo improbo e delicato compito di verifica dei servizi e dei titoli, di tutti i singoli candidati, non comporti alcun compenso aggiuntivo da assegnare al personale ammnistrativo che se ne fa carico: trattandosi di un lavoro extra, sottratto all’amministrazione centrale, per noi è evidente che deve prevedere un compenso ulteriore. Ma non dal Fondo d’Istituto, peraltro dimezzato rispetto a quello del 2011, bensì da assegnare a ogni scuola attraverso dei finanziamenti ad hoc.Anief sta valutando, a questo proposito, tutte le modalità da dottare per sollecitare il Miur a incentivare gli assistenti amministrativi incaricati del rinnovo delle graduatorie d’istituto. Nel corso dell’estate, a tal proposito, verrà predisposta una piattaforma specifica per le rivendicazioni, economiche ma non solo, riguardanti il personale Ata. Il sindacato ricorda che promuove già specifici ricorsi contro il criterio della cosiddetta ‘temporizzazione” applicato ai responsabili amministrativi e agli assistenti amministrativi transitati nei ruoli di DSGA e per ottenere il riconoscimento integrale del servizio pregresso ai fini della ricostruzione di carriera.Per il personale Ata è possibile aderire anche ai ricorsi per la stabilizzazione, gli scatti di stipendio e l’estensione dei contratti al 31 agosto (cliccare qui). Ma anche per il recupero della differenza retributiva per aver ricoperto il ruolo di DSGA, come per la stabilizzazione per chi ha svolto funzioni DSGA per oltre 36 mesi.

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Sanità italiana al collasso

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

Ministero saluteUna fotografia sintetica e precisa dei dati della sanità italiana, ma anche delle abitudini e degli stili di vita della popolazione “senior”, è quella scattata dal volume SIC Sanità in Cifre, realizzato come ogni anno dall’omonimo Centro Studi di Senior Italia, e giunto quest’anno alla sua decima edizione.
In ambito generale vediamo che in Italia, a fronte di una diminuzione della popolazione, che al 31 dicembre del 2015 risulta essere diminuita di 130.061 unità rispetto allo stesso periodo del 2014, prosegue l’inesorabile processo di invecchiamento, con la speranza di vita alla nascita che per i maschi è pari a 80,2 anni (era 79,8 nel 2013), mentre quella delle femmine è pari a 84,9 anni (84,6 anni nel 2013). L’indice di vecchiaia, dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni, l’indicatore che meglio sintetizza il grado di invecchiamento della popolazione, al 31 dicembre 2014 è pari al 157,7 per cento, ancora in crescita rispetto all’anno precedente (154,1). L’età media degli italiani nel 2014 è 44,4 anni.
L’aumento della proporzione di popolazione anziana determina una serie di cambiamenti dal punto di vista epidemiologico, come l’aumento di incidenza e prevalenza di patologie croniche e tumori. Ai primi tre posti dei tumori più frequentemente diagnosticati risultano esserci quello di seno (14%), colon retto (13%) e prostata (11%). Negli uomini specificamente il tumore più diagnosticato è quello della prostata (20%), mentre nelle donne quello del seno (29%). Il tumore col più alto tasso di mortalità è invece quello del polmone, che causa morte nel 20% dei casi. Dal controllo delle SDO (Schede di dimissioni ospedaliere) si evince che molti casi di decessi avvenuti in ambito oncologico sono stati trattati nei centri oncologici con minore expertise. Se guardiamo ai trapianti, nel triennio 2013-2015 il numero dei donatori segnalati e il numero dei trapianti effettuati non subisce molti cambiamenti. A livello regionale il numero dei donatori è stato pari a 118 (il 59,3% donatori multi-organo) in Emilia Romagna, nel Lazio 98 (75,5% multi-organo), in Lombardia 247 (73,7% multi-organo), ed infine in Toscana 141 (44,7% multi-organo).
Quanto all’organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, il personale dipendente del SSN, ovvero delle Aziende Sanitarie Locali, Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere integrate con il SSN e Aziende Ospedaliere integrate con l’università, nel 2012 è pari a 629.713 unità e risulta composto per il 70,9% da personale sanitario, per il 18% circa da personale tecnico, per l’11,2% da personale amministrativo e per lo 0,2% da personale con ruolo professionale. Differenziandolo per genere, il personale SSN conta 217.333 uomini e 412.380 donne. Il numero dei dipendenti del SSN è sceso di 16.523 unità tra il 2010 e il 2012.
Nello specifico, la spesa sanitaria corrente di Conto Economico è passata da 96.137 a 111.186 milioni di euro dal 2005 al 2015, con un incremento in valore assoluto pari a 15.049 milioni ed un tasso di crescita medio annuo dell’1,5%. Nel periodo dal 2007 al 2011 il tasso di crescita annuo ha subito ogni anno un decremento, fino ad assumere un valore negativo nel 2011 (-0,1%). Dal 2012 al 2015 invece ha assunto valori molto più contenuti rispetto ad annualità precedenti (come il 2004 e il 2005 nelle quali è stato rispettivamente 10% e 7%), ma che non permettono di tracciarne un trend ben definito: 0,0 nel 2012, -0.9 nel 2013, 1,2% nel 2014 e 0,3% nel 2015. Per quanto riguarda l’andamento della spesa sanitaria corrente, negli ultimi anni, in termini assoluti, essa ha assunto valori sempre più alti, ma il rallentamento dei tassi di crescita mostra i primi risultati del processo di responsabilizzazione attuato per vincere la sfida dei sistemi sanitari nell’assicurare un’offerta sanitaria adeguata alle esigenze della popolazione sempre più longeva. La maggior parte delle risorse viene assorbita dalle prestazioni sociali in natura (beni e servizi da produttori market) per il 35,4%, e dai redditi da lavoro dipendente per il 31,3%. Le famiglie italiane, secondo i dati del Rapporto dell’Istat sulla “Spesa per i consumi delle famiglie”, spendono di più per le prestazioni sanitarie e i servizi che riguardano la salute. Nel 2014 infatti, si è speso, in media, 109,45 euro al mese contro i 95,63 euro del 2013, con un aumento pari al 15%, passando da circa 1.147,5 a 1.313,4 euro all’anno, ben 166 euro in più. Il 4,4% della spesa totale delle famiglie viene destinato ai servizi sanitari e alle spese per la salute, in crescita dal 3,9% di un anno prima.
Nel 2015 la spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) è stata pari a 28,9 miliardi di euro, di cui quasi il 76,3% rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale. In prevalenza, i medicinali sono stati dispensati ai cittadini a carico del SSN attraverso il canale delle farmacie territoriali pubbliche e private (37,6%). La spesa per i farmaci acquistati a carico del cittadino è stata di 6.859 milioni di euro, composta soprattutto dai farmaci di classe C con obbligo di ricetta medica (10,4% della spesa totale). E in particolare la spesa è stata di 1,48 miliardi di euro per la classe A, 2,99 miliardi per la classe C, 2,37 miliardi per automedicazione. La spesa farmaceutica privata è aumentata del 13,45% in 5 anni, passando da 6.046 nel 2010 a 6.859, mentre l’aumento tra il 2014 e il 2015 è stato quasi del 3%.
La spesa farmaceutica netta in regime di assistenza convenzionata nel 2015 è stata pari a 8.477 milioni di euro a livello nazionale, a fronte dell’emissione di 596 milioni di ricette, che hanno garantito la dispensazione ai cittadini di 1,1 miliardi di confezioni di medicinali.
Le fasce di età superiori ai 64 anni evidenziano una spesa pro capite per i medicinali a carico del SSN fino a 3 volte superiore al valore medio nazionale; inoltre, per ogni individuo con età maggiore ai 64 anni, il SSN deve affrontare una spesa farmaceutica oltre 6 volte superiore rispetto alla spesa media sostenuta per un individuo appartenente alle fasce di età inferiori. Nel 2015 i farmaci a brevetto scaduto hanno rappresentato il 69,8% dei consumi e il 21,4% della spesa a carico del SSN. A questi numeri si collega un aspetto sfavorevole dal punto di vista del cittadino, ovvero l’aumento di spesa privata out of pocket che ha registrato un aumento del +2,9% rispetto al 2014, aumento che ha interessato tutte le categorie di farmaci acquistabili out of pocket: i medicinali di classe A (+3,1%) acquistati privatamente, classe C acquistati con ricetta (+2,1%), e automedicazione (+4,7%). In altre parole la razionalizzazione della spesa pubblica ricade inesorabilmente sul cittadino privato, e questo potrebbe avere effetti anche sugli esiti clinici associati alle terapie farmacologiche in quanto è risaputo che la compartecipazione ai costi delle terapie è un forte fattore predittivo di bassa aderenza ai trattamenti cronici.Infine il Centro Studi SIC apre una finestra su abitudini e stili di vita dei senior attraverso tre indagini:
L’indagine analizza il rapporto degli anziani con gli animali domestici, rivelando che il 39% degli intervistati possiede un animale domestico, spendendo 786 euro in media ogni anno, di cui circa 125 per le spese veterinarie, circa 425 per il cibo e circa 237 per l’igiene. Per il 93% degli intervistati la compagnia fornita dall’animale domestico è molto o abbastanza importante. I senior mostrano un buon livello di conoscenza della Pet Therapy (78%) e il 97% degli intervistati la ritiene molto o abbastanza importante nel dare sollievo dalla malattia o beneficio allo stato d’animo delle persone.
Le indagini portate avanti dal Centro Studi SIC Sanità in Cifre non si limitano solo all’aspetto sanitario, ma interessano anche altri ambiti legati alla vita quotidiana degli over 65. In questo contesto si inserisce il terzo studio, volto a delineare il rapporto dei senior con la telefonia mobile. Possiede un cellulare quasi il 93% degli intervistati. Quasi il 61% del campione utilizza un cellulare vecchio modello. Al Sud la diffusione di questa tipologia di telefono è ancora più alta raggiungendo il 70%. La modalità di pagamento maggiormente diffusa è la ricarica (87,2%). Possiede un tablet quasi il 14% e il 32,4% ne acquisterebbe uno a condizione che costi poco (41,3% degli intervistati).

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Banche: Governo responsabile del loro collasso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2016

palazzo chigiDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “La crisi del settore bancario italiano esplosa nelle ultime settimane potrebbe avere conseguenze politiche simili a quelle collegate all’esplosione dello spread sul debito sovrano dell’Italia nell’estate-autunno del 2011. Con la differenza che lo spread non dipendeva dall’operato del governo allora in carica, che con quattro manovre per un valore cumulato di oltre 230 miliardi aveva messo in sicurezza i conti pubblici, mentre l’esecutivo attuale è in gran parte responsabile del collasso delle banche cui assistiamo oggi. Nei due anni e mezzo di governo Renzi, infatti, i provvedimenti relativi al delicato settore del credito sono stati ispirati più dal conflitto di interessi del premier e dei suoi cari che dal buon senso, e hanno generato caos e confusione piuttosto che salvare le banche in crisi. Ma noi non siamo come la sinistra, che usò la speculazione contro il debito sovrano dell’Italia per far fuori il governo Berlusconi.
Nel 2011 fu la vendita dei titoli di Stato italiani da parte di Deutsche Bank a scatenare la speculazione internazionale che, cavalcata ferocemente dalla sinistra italiana in alleanza con alcune cancellerie europee, portò alle dimissioni dell’ultimo governo legittimamente eletto dal popolo e all’avvento del governo Monti. Noi oggi non manderemo a casa Renzi usando il collasso del sistema bancario. Quest’ultimo è troppo importante per essere strumentalizzato a fini politici. Il presidente del Consiglio venga, però, in Parlamento a dire la verità, assumendosi le sue responsabilità e cercando una soluzione condivisa.
Non si tratta di difendere le banche e i banchieri, ma di impedire che il sistema crolli sulla testa degli italiani. I nostri istituti di credito non hanno, al contrario di quelli tedeschi, i bilanci pieni di derivati, ma in pancia oltre 200 miliardi di crediti deteriorati che sono figli della crisi e del crollo del Pil, non della cattiva amministrazione o della speculazione finanziaria. Un intervento pubblico è stato in passato rifiutato con spocchia da Monti e per inerzia da Letta, mentre altri governi europei, Germania in primis, vi facevano ricorso. Agli italiani è stato sempre detto che il sistema era solido. Ma ora che abbiamo drammaticamente scoperto che non è così, negare la realtà non serve più a nulla. Il momento è drammatico, non bastano più false rassicurazioni, fuorvianti e strumentali. Aspettiamo Renzi e Padoan in Parlamento. Basta con le chiacchiere”.

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Il Rating Junk

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2011

Significa “spazzatura” e ratifica l’impossibilità sopravvenuta di un paese di assolvere alle proprie obbligazioni assunte. Tale impossibilità ad assolvere alle proprie obblogazioni, deriva da questioni strettamente legate alla conduzione dei conti pubblici, delle situazioni debitorie, del deficit o disavanzo raggiunto, dell’andamento dell’economia, del risparmio pubblico, del risparmio privato, del buon funzionamento del sistema creditizio, dell’andamento dell’indice del Prodotto Interno Lordo. Sapete, è un po’ come quando un buon padre di famiglia si reca in una banca per chiedere un prestito, o una linea di credito: valutano il suo rating, la sua capacità di poter rimoborsare quel prestito, di garantire quella linea di credito. Ecco, i nostri diligentissimi dirigenti poilitici e burocratici, hanno condotto i conti pubblici, il deificit ed il debito pubblico ad un elevato rischio per il paese, poichè, pur di mantenere inalterati privilegi e prebende politiche, poltrone e prepoteri della casta, hanno martellato negli anni sia cittadini lavoratori e famiglie, sia imprese e mondo economico, aumentando sempre più la pressione fiscale (pur avendo spudoratamente mentito nella sua diminuzione), invece di ridurre i costi di una politica che, è ampiamente dimostrato, non vale assolutamente nulla, e conduce l’intero paese al collasso. Ecco, per fare un parallelo molto realistico, se la casta politica italiana avesse un rating, questo giudizio sarebbe appunto junk, spazzatura. Proprio perchè incapaci di assolvere alle obbligazioni prese nei confronti del popolo, proprio perchè menzogneri di professione durante le campagne elettorali, proprio perchè assolutamente inaffidabili sotto ogni punto di vista. Spazzatura, solo e solamente spazzatura. Senza voler inserire nel giudizio di rating, il grado di corruzione… (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X)

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Nuovo direttore FMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Per Oxfam, la scelta di Christine Lagarde come nuovo direttore generale del Fondo Monetario Internazionale è stato un ennesimo esercizio di potere. Non sono in discussione la competenza e la preparazione della Lagarde, ma il procedimento di selezione e il peso che i vari paesi hanno all’interno dell’istituzione. Con le economie di diversi paesi europei sull’orlo del collasso e molti altri paesi alle prese con gli alti prezzi di cibo e carburanti, il ruolo del FMI nel rafforzare la stabilità monetaria internazionale è cruciale ora più che mai, così com’è cruciale una forte leadership dell’istituzione. “Il processo di nomina è stato una farsa che ha danneggiato la credibilità del Fondo Monetario Internazionale. Si è parlato di processo aperto, ma la decisione è stata presa prima ancora di intervistare i candidati”, dichiara Sarah Wynn-Williams, portavoce di Oxfam. I mercati mondiali sempre più instabili hanno bisogno di un FMI che goda di legittimazione e autorevolezza a livello globale. Ciò nonostante, il nuovo direttore del Fondo è stato nominato secondo un sistema che sceglie in modo automatico un europeo. Come contropartita, il sistema prevede che il presidente della Banca Mondiale sia uno statunitense. E’ l’eredità del gentlemen’s agreement raggiunto quando le due istituzioni furono create dopo la seconda guerra mondiale. Un tale processo non è né aperto, né democratico e mina la credibilità del Fondo.
Oxfam lavora sul terreno in molti paesi che dipendono dagli aiuti del Fondo per combattere povertà e ineguaglianze, spesso aggravate dalle condizioni che il FMI impone per concedere prestiti. “I paesi che beneficiano dei fondi devono poter partecipare alle decisioni del FMI, che hanno conseguenze così importanti per loro. Non è più possibile che Europa e Stati Uniti dominino le istituzioni finanziarie internazionali. E’ nell’interesse di tutti che il potere sia esercitato secondo principi condivisi”, conclude Petrelli.

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Bankitalia: Puglia al collasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2011

Dall’analisi della Banca d’Italia sull’economia pugliese del 2010 emerge una situazione del mercato del lavoro disarmante, con un tasso di disoccupazione al 13,5% ed un progressivo esaurimento di prestazioni sociali, come la cassa integrazione. “L’analisi occupazionale della Banca d’Italia – fa notare Patrizia Lusi, viceresponsabile per la Puglia dell’Italia dei Diritti-, è terribilmente corrispondente al vero. In alcune zone della regione le percentuali di disoccupazione e inoccupazione sia giovanile che femminile sono anche superiori rispetto a quelle rilevate”. Secondo gli economisti di Bankitalia, anche l’andamento degli investimenti nell’area è negativo, riportando un calo del 16%. “Interessante e’ anche il dato sulla scarsa propensione agli investimenti – seguita l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, vero volano per lo sviluppo territoriale. Nonostante le numerose iniziative intraprese dal governo pugliese, come i recenti bandi regionali sulla dote occupazionale e “ritorno al futuro”, la situazione pugliese resta grave e il poco interesse dimostrato dal governo centrale contribuisce a renderla ancor più preoccupante”.

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Le false promesse di Maroni e La Russa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

“Il ministro Maroni promette l’assunzione di cinquemila poliziotti in due anni. Il ministro La Russa promette l’assunzione di quattromila carabinieri in due anni. A parole sembrano dei sindacalisti di Polizia; con i fatti questi ministri di lotta e di governo hanno condotto un’azione politica devastante contro le Forze dell’Ordine, portando al collasso l’intero comparto Sicurezza-Difesa”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. “I due ministri – continua Maccari – durante le feste di Polizia e Carabinieri hanno vaneggiato di ingenti investimenti del Governo sulle Forze dell’Ordine: dichiarazioni probabilmente dettate dal clima festoso o da qualche brindisi di troppo, ma che rappresentano una situazione diametralmente opposta a quella reale. La realtà, infatti, sono i tagli da tre miliardi di euro al comparto Sicurezza che stanno gravemente limitando la capacità operativa delle Forze dell’Ordine, la riduzione di 40 mila unità degli organici, il mancato effettivo riconoscimento della specificità degli Operatori e i ritardi rispetto al riordino delle carriere. Il Governo, al di là dei proclami e delle incredibili promesse, sta disattendendo tutti gli impegni assunti sul fronte della sicurezza: i risultati nella lotta al crimine e nella difesa della legalità sono ottenuti esclusivamente grazie al sacrificio delle Forze di Polizia, che svolgono il proprio lavoro con professionalità, dedizione, senso del dovere, spirito di sacrificio. Per questo meriterebbero maggiore rispetto da parte dei rappresentanti del Governo”.

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Lampedusa: emergenza flussi migratori

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’acuirsi della crisi causata dalle migliaia di immigrati che sono giunti a Lampedusa. Come primo, e per molti giorni unico, provvedimento del Governo per rispondere all’emergenza del rapido collasso dell’isola e delle prime rivolte degli abitanti, sono stati inviati a Lampedusa decine di Operatori delle Forze dell’Ordine,  Nonostante il Ministro dell’Interno, fin dal 14 febbraio, avesse definito quanto stava per accadere, “un evento epocale” ed un'”emergenza umanitaria senza precedenti”, si è guardato bene dal provvedere ad impartire alcuna disposizione che potesse preparare i settori logistici e sanitari all’invio di personale della Polizia di Stato sull’isola siciliana.  In mancanza di direttive e linee guida si è provveduto al mero invio di contingenti di personale, per la maggior parte proveniente dai Reparti Mobili e dalle Questure siciliane, grazie ai quali, si è riusciti ad evitare che la situazione degenerasse definitivamente, con conseguenze facilmente immaginabili.   In questo scenario il COISP, sindacato di polizia, ritiene che i poliziotti inviati a Lampedusa dovevano essere prioritariamente tutelati sotto il profilo sanitario, fornendo loro tutti i presidi medici necessari, stabilendo inoltre a priori una linea di comunicazione ed informazione immediata che evitasse l’inutile esposizione a malattie e forme di contagio, che potrebbero poi coinvolgerne anche le famiglie.  Era facilmente prevedibile, se non scontato, che tra le migliaia di persone ammassate all’aperto, senza servizi igienici nè profilassi sanitaria, possano venir accertati sin da subito diversi casi di TBC, scabbia ed altre malattie altamente infettive.  Si chiede quindi agli organi competenti che vengano immediatamente coinvolti i relativi settori sanitari della Polizia di Stato, affinché si proceda ad uno screening sanitario del personale che opera o rientra dall’isola di Lampedusa e di coloro che sono a stretto contatto con gli immigrati, attivando al contempo ogni utile contatto al fine di informare tempestivamente i poliziotti della presenza di forme epidemiche.

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Sanità Sicilia al collasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 marzo 2011

Il Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, l’on. Leoluca Orlando, ha scritto al Direttore generale della Asp di Palermo Salvatore Cirignotta, chiedendo una relazione recante ogni utile elemento di conoscenza in merito ai tempi necessari per prenotare visite mediche presso il poliambulatorio palermitano di via Giacomo Cusmano. Secondo le notizie pubblicate oggi su organi di stampa, infatti, molti pazienti sarebbero costretti a fare code di oltre cinque ore per prenotare una visita presso il Centro.  “Secondo quanto riportato dai giornali, per sperare di diminuire i tempi di attesa, i pazienti abituali sarebbero soliti presentarsi ai cancelli anche all’alba, ben due ore prima dell’apertura degli sportelli. Addirittura, alcune persone sarebbero state costrette a tornare più volte per ottenere una prenotazione. Tutto questo, anche a causa della scarsità di personale addetto alle prenotazioni e della carenza di sistemi informatici adeguati all’afflusso dell’utenza”, ha commentato Orlando. “In presenza di tali disagi, che costituiscono oggettivamente un ostacolo al diritto alla tutela della salute dei cittadini, la Commissione d’inchiesta che presiedo – ha spiegato Orlando – intende acquisire ogni dato utile a conoscere la situazione denunciata, con particolare riferimento alle eventuali criticità organizzative riscontrate e alle conseguenti iniziative intraprese dall’Asp competente per far fronte al problema riscontrato”.

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Crotone: attività investigativa al collasso

Posted by fidest press agency su sabato, 12 febbraio 2011

Un’altra brillante operazione è stata portata a termine in Calabria dagli uomini della squadra mobile di Crotone che hanno eseguito 28 arresti di persone tutte appartenenti alle cosche più feroci della zona e che stavano progettando un attentato ai danni del pm Pierpaolo Bruni. Il Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, si complimenta con gli uomini e le donne della squadra mobile di Crotone, ma non può fare a meno di raccogliere l’allarme del Procuratore Capo della DDA di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, che ha coordinato le indagini e che ha sottolineato che il suo ufficio conta solo su cinque Sostituti che devono far fronte a 74 processi antimafia mentre altri 8 sono in corso di fissazione, il che significa che su ogni magistrato gravano 14 processi a testa; se ognuno di loro va in udienza ogni giorno non hanno la possibilità di svolgere attività investigativa. “Se l’ordine pubblico è una priorità – ha detto Lombardo – e non solo nei proclami è necessario approntare strumenti per consentire, oltre all’esecuzione dei provvedimenti cautelari anche, il prosieguo. Il rischio è che stiamo lavorando a vuoto; da qui a due anni le conseguenze saranno devastanti e ricadranno soprattutto su coloro che non hanno responsabilità di questa inefficienza”.
“Siamo fortemente preoccupati – dice Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – per le parole del Procuratore di Catanzaro, che non sono diverse da quelle pronunciate da diverse procure d’Italia e che sono uguali a quelle che noi stiamo portando in piazza e nelle stanze del potere da mesi”.  “E’ un cane che si morde la coda – continua il leader del sindacato – se mancano risorse alle Forze dell’Ordine e se non vengono potenziate le procure in termini di uomini e mezzi, l’ordine pubblico non è più una priorità ma solo un proclama. E quindi la malavita, non solo quella armata, ma anche quella più subdola dei comportamenti, dei ricatti e dell’illegalità diffusa, troverà un terreno sempre più fertile per coltivare i suoi malsani progetti, tutto con la complicità di un Governo che, se pur non partecipa in maniera attiva a questi disegni criminosi, ne facilita il proliferare non opponendo una politica di rafforzamento dei comparti sicurezza e giustizia”. “Ora abbiamo bisogno di risposte certe – conclude Maccari – la legalità, la difesa della stessa e la costruzione di una società legale a che punto sono nell’agenda di Governo? Ce lo dicano i signori ministri, ma con i fatti e non con le parole, ma ce lo dicano subito perché il Paese sta correndo un serio pericolo e tra un po’ sarà troppo tardi per fermare gli effetti negativi che da ciò deriveranno”.

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Evitiamo il collasso del Paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

“Esprimo forte soddisfazione per l’inaugurazione odierna del tavolo di lavoro dell’area di responsabilità nazionale, in vista del futuro gruppo parlamentare alla Camera” lo dichiara l’on. Americo Porfidia, membro di Noi Sud “L’area – spiega il deputato campano – s’è posta l’obiettivo di farsi gruppo parlamentare entro gennaio, per poter garantire la fine della legislatura ed evitare il collasso del paese . Noi Sud ha sempre considerato l’opzione delle elezioni una via sbagliata per uscire dalla crisi; i mercati finanziari non aspettano altro per aggredire l’Italia che una compiuta crisi di governo. Riprendendo le parole del Presidente della Repubblica – conclude Porfidia – siamo orgogliosi di poter contribuire per apportare moderazione nella politica nazionale con l’obiettivo di giungere a fine legislatura e riequilibrare le posizioni tra nord e sud del paese”

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Il Coisp e un ministro infuriato

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

il Sindacato Indipendente di Polizia, per bocca del suo Segretario Generale Franco Maccari, commenta l’aggressione verbale del ministro della Difesa La Russa nei confronti del Segretario Generale Aggiunto del Sindacato Coisp, Domenico Pianese, nel corso della trasmissione Annozero. Non ha tollerato che gli si dicesse apertamente che “Questo Governo ha costruito le sue politiche della Sicurezza solo sulla propaganda, raccontando un cumulo di menzogne ai cittadini”. “Pur di non far sapere – aggiunge Maccari – agli italiani che i presidi di polizia sul territorio sono al collasso, che mancano i soldi per il carburante delle Volanti, che gli Agenti sono costretti a comprare la carta per le fotocopie!” “La verità – continua Maccari – è che questo Governo sa bene di aver tradito le promesse fatte in campagna elettorale ai cittadini e alle stesse Forze dell’Ordine, ma non riesce ad accettare di essere sbugiardato! Per questo le sagome dei poliziotti pugnalati alle spalle, che sono diventate il simbolo della protesta di tutte le Forze di Polizia, fanno saltare i nervi ai Ministri. Prima è toccato a Maroni e Brunetta. Ora persino il sempre composto La Russa ha rischiato di essere soffocato da un embolo quando, alla vista di Pianese, è stato colto da una crisi di rabbia.

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Ospedale San Camillo di Roma a rischio collasso

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2010

Mi chiedo quanto ancora dovremo aspettare affinché le nostre amministrazioni decidano di porre più attenzione al problema primario della sanità pubblica.” Con queste parole Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, risponde al grido di allarme lanciato in questi giorni dai sindacati dei medici e degli infermieri dell’ospedale San Camillo di Roma riguardo alle condizioni funzionali oramai al collasso del pronto soccorso della struttura di via Gianicolense. Barelle e posti letto insufficienti, medici con contratti di lavoro in scadenza e infermieri precari, mancanza di adeguate strumentazioni diagnostiche, sono solo alcuni dei problemi lamentati dal coordinatore delle rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda ospedaliera, Achille Lunghi. “L’idea che mi sono fatto è che vi sia una inadeguata organizzazione delle strutture pubbliche sanitarie e della gestione delle risorse a disposizione. Progetti come quello di incrementare l’assistenza day hospital, in grado di sostenere l’enorme richiesta dei pazienti – continua l’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro –, sono stati rimpiazzati  da iniziative assai deplorevoli, quali ad esempio il pagamento del ticket sulle prestazioni per la riabilitazione dei minori disabili. Questa ennesima denuncia promossa dagli operatori medici – conclude Tortosa – denota ancora una volta la crescente disattenzione della Regione alle questioni legate alla salute dei suoi cittadini”.

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Carceri verso il collasso

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 aprile 2010

Rita Bernardini, deputata radicale membro della Commissione Giustizia, ha scritto alla capogruppo del PD in Commissione Giustizia, Donatella Ferranti, sulla scelta del Partito Democratico di NON accordare la sede legislativa al DDL del Governo in materia di “disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno e sospensione del procedimento con messa alla prova”. Vogliamo trascinare la discussione per mesi e mesi in sede referente – ha chiesto la deputata radicale alla Ferranti – e poi avere chissà quando il passaggio in aula e poi l’esame da parte dell’altro ramo del Parlamento? Arriveremo all’estate con più di 70.000 detenuti senza che nulla di concreto sia accaduto. Bernardini ha scritto all’on Ferranti che se la corsia preferenziale della sede legislativa non fosse accordata, si sentirebbe in dovere – soprattutto dopo aver ri-visitato nei giorni di Pasqua e pasquetta con Marco Pannella le case circondariali di Poggioreale e dell’Ucciardone – di riprendere la lotta nonviolenta informandone la comunità penitenziaria che – sia detto per inciso –  è ormai allo stremo delle proprie capacità di sopportazione del dolore inflitto dallo stato di violazione permanente di diritti umani essenziali sia nei confronti dei detenuti che di tutto il personale in servizio. Bernardini ha ricordato all’on Ferranti che per indurre il Governo ad adottare misure e/o provvedimenti legislativi volti a ridurre la popolazione penitenziaria, aveva già portato avanti una dura iniziativa nonviolenta durata 19 giorni di sciopero della fame nel mese di febbraio. “Comprendo benissimo – ha scritto Bernardini nella lettera – che il DDL può non essere completamente soddisfacente e per migliorarlo dobbiamo tutti impegnarci, ma non essere consapevoli che i tempi richiesti dalla drammatica situazione di sovraffollamento carcerario devono essere necessariamente rapidi  e non rilevare che per la prima volta da quando è iniziata la legislatura a maggioranza di centrodestra, si registra un’inversione di tendenza rispetto alla politica pervicacemente fin qui adottata all’insegna di “più galera per tutti”, mi appare poco responsabile e anche un po’ autolesionista visto che i Gruppi Parlamentari del PD possono tranquillamente rivendicare a loro stessi  il merito di questa accelerazione e presa di coscienza del parlamento dopo l’approvazione delle mozioni sulle carceri avvenuta in gennaio sia alla Camera che al Senato”.

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Sanità Lazio: ospedali al collasso

Posted by fidest press agency su sabato, 20 febbraio 2010

«Sono  problematiche che caratterizzano la sanità laziale mentre è molto importante offrire ai cittadini prestazioni e servizi di  qualità, riducendo il margine di rischio». E’ quanto dichiara Luigi Celori, presidente della Commissione per la Riforma del sistema sanitario. «Negli Stati Uniti – prosegue –  molti gap nel campo sanitario sono stati colmati servendosi delle esperienze dell’aviazione commerciale. Importanti strutture americane si avvalgono di Team di comandanti, con forti esperienza di quality e risk manager, per scrivere le procedure di gestione in massima sicurezza. L’uso della statistica, la comunicazione del team, l’abitudine a confermare così come avviene nel settore dell’aviazione possono servire a migliorare i servizi sanitari». «Abbiamo a disposizione – conclude Celori – l’esperienza aeronautica dei circa 800 aviatori Alitalia in cassa integrazione proiettata al risultato, pronta a razionalizzare energie e mezzi che farebbe certamente la differenza per le finanze regionali.».

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Forze dell’ordine milanesi al collasso?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2010

“Innanzitutto fatemi dire che sono davvero felice che anche la più grossa organizzazione sindacale della polizia sia d’accordo con quello che vado sostenendo da anni”. Commenta così il consigliere-poliziotto Carmine Abagnale, Vice Presidente della Commissione Sicurezza del Comune di Milano, le dichiarazioni del segretario del SIULP, secondo il quale “bisogna ridurre i commissariati cittadini e renderli più efficienti. Altrimenti andiamo verso in collasso”.  “Questa è senz’altro una delle tappe fondamentali per ridurre i costi e aumentare l’efficienza. Lo ripeto, è una cosa che vado sostenendo da molto tempo e lo ribadisco ancora: bisognerebbe ridurre il numero dei commissariati di polizia dagli attuali 17 a 9, esattamente come lo sono il numero delle zone della città” spiega Abagnale dall’alto della sua esperienza (il consigliere-poliziotto è da 38 nella Polizia di Stato).  “In questo modo – continua il Vicepresidente della Commissione Sicurezza – ogni commissariato avrebbe a disposizione almeno 300 poliziotti che potrebbero, in maniera molto più capillare di quanto succede oggi, presidiare meglio il territorio di Milano. Infatti, secondo i miei calcoli, ben 250 dei complessivi 300 che ogni commissariato ha a disposizione, potrebbero lavorare in strada.”  “Ma io vado anche oltre – si infervora Abagnale –  Per migliorare la sicurezza penso a quanto ha fatto ad esempio Rudolph Giuliani a New York: bisognerebbe che ogni commissariato venga suddiviso in una ventina di mini-zone, in modo da rendere l’azione dei poliziotti davvero capillare. Infatti, in questo modo piccoli fazzoletti di città sarebbero gestiti da un ristretto gruppo di persone molto qualificate.”  “Ad ogni buon conto – conclude il consigliere-poliziotto Abagnale – l’obiettivo finale è la riunificazione delle forze di polizia, e anche questo è cosa che sostengo da anni. La unificazione delle maggiori forze di polizia consentirebbe un recupero di uomini, mezzi, strutture e denaro che, soprattutto in questo momento, servirebbe da ossigeno all’economia italiana ed a tutti i progetti tesi a garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Per fare questo al meglio, però, servono i soldi”  “Proprio per sopperire alla mancanza di personale e per evitare il collasso della polizia milanese, mi sto adoperando, con il sostegno di tutte le forze politiche (maggioranza e opposizione), affinché sia messa a disposizione delle forze dell’ordine milanesi una somma adeguata per lo svolgimento delle attività d sicurezza”.

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Sistema aeroportuale prossimo al collasso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2009

Ma non è solo il trasporto aereo a non funzionare con perdite di bagagli, overbooking, annullamento dei voli. Anche quello ferroviario assomiglia ad un colabrodo, con un’alta velocità che sta dimostrando proprio in questi giorni i propri limiti, con un sud del Paese sempre più lontano dall’Europa e sempre più vicino all’Africa, con un trasporto regionale che penalizza pesantemente i pendolari. Disservizi a danno dei passeggeri del trasporto aereo e ferroviario, che Adiconsum denuncia ormai da tempo. Non è possibile – dichiara Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum – pensare di scaricare sui consumatori le inefficienze delle Istituzioni; non è possibile pensare di risolvere il problema trasporti aumentando le tariffe aeree o i prezzi del biglietto ferroviario, senza che il Governo, le Regioni, i gestori di servizi pubblici, investano in un serio programma di rilancio. Adiconsum chiede al Ministro Matteoli il varo del Piano Nazionale dei Trasporti e la costituzione di una vera Authority del Trasporto, a cui i passeggeri, i turisti, i pendolari, le Associazioni dei Consumatori possano rivolgersi per la tutela dei propri diritti. In particolare, per il trasporto aereo, Adiconsum chiede di concordare una Carta di Diritti dei passeggeri (come già concordato con Trenitalia), e di istituire un Fondo costituito tra Associazioni dei Consumatori, Associazioni delle Aziende Aeroportuali e dalle Associazioni delle Compagnie Aeree, alimentato da un euro a tratta, a carico dei gestori aeroportuali e delle compagnie aeree, controllato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che indennizzi prontamente e velocemente i consumatori danneggiati e che abbia potere di rivalsa e di recupero delle somme nei confronti delle Aziende che producono i disservizi.

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