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Posts Tagged ‘collettivo’

Mostra del collettivo Assemble: “Ways of listening”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 ottobre 2018

Roma lunedì 8 ottobre 2018, ore 19.30 The British School at Rome via Gramsci 61, la British School at Rome apre la mostra ASSEMBLE. Ways of Listening, una rassegna dei progetti più esemplificativi del collettivo interdisciplinare londinese di architettura, design e arte Assemble, fra i più singolari e meno convenzionali di questi giorni.
Primo studio di architettura ad aver vinto un Turner Prize (2015), Assemble, composto da 18 membri tra architetti, filosofi, intellettuali etc., realizza progetti che hanno come obiettivo il contesto sociale, umano e ambientale a cui si rivolgono, partendo dalle risorse reperite in situ, promuovendo un tipo di architettura “socio-partecipata”, in cui vengono coinvolti gli abitanti del luogo o i destinatari delle opere stesse. Una loro opera è in mostra alla Biennale di Venezia nella mostra del curatore e a settembre è stato inaugurato il Goldsmith’s Centre for Contemporary Art, realizzato da loro (https://assemblestudio.co.uk/). Due dei membri di Assemble, Fran Edgerley e Audrey Thomas-Hayes saranno a Roma e in occasione dell’inaugurazione della mostra, dalle ore 18.00 alle ore 19.30 parteciperanno ad una tavola rotonda, in dialogo con Stefano Ragazzo, dello studio Orizzontale e moderata da Simone Capra, dello studio stARTT.

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In Arberia: Collettivo noMade

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 agosto 2018

Palermo aprirà, il giorno 23 Agosto 2018 ore 17:45 presso l’Installazione Arte Contemporanea Palazzo Oneto di Sperlinga in via Bandiera 24 a Palermo, la Collettiva d’arte contemporanea allestita nel sottotetto di palazzo Oneto di Sperlinga alla presenza di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba e rimarrà aperta al pubblico fino al 4 novembre 2018 con ingresso gratuito.
Il progetto è in totale condivisione con i padroni di casa Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e Cesira Palmeri di Villalba curato da Marilena Morabito e organizzato dall’Associazione Acav.
Arberia è il nome che usano gli Arbëreshë (Albanesi d’Italia) per definire la loro nazione “sparsa” nell’Italia meridionale. Una nazione dispersa geograficamente in molti luoghi ma unita dalla lingua. Infatti, l’antica lingua arbëreshë è stata parlata e trasmessa per generazioni dai discendenti di quei “migranti” che fuggirono dall’impero Ottomano e vennero a stabilizzarsi in Italia tra il XV e XVI secolo. Una lingua che si è posta dunque come una sorta di confine, di argine, di contenitore identitario, scavalcando e mettendo in questione l’idea consueta di confine amministrativo-territoriale.
Radio noMade esplora parte di tale nazione (Albania d’Italia) mettendo a fuoco le sue peculiarità e dando forma ad una Geografia dell’Altrove. Il collettivo noMade presenta un’istallazione che ripercorre il lavoro: una sintesi che offre una riflessione poetica intorno alle nostre comuni radici mediterranee e la conoscenza primigenia. Il visitatore è invitato all’ascolto di un soundwalk che delinea un percorso sinestesico nei meandri della memoria collettiva.
Per la chiusura di Manifesta12, il collettivo presenterà la performance di teatro sensoriale al Teatro Mediterraneo dal 2 al 4 novembre.
Radio noMade è in diretta grazie ad un collettivo di artisti-ricercatori che crede nella forte suggestione del suono come mezzo con il quale l’uomo ascolta e viene ascoltato. Radio noMade propone di concentrarsi sull’immaginario di paesaggi sonori nel quale il fruitore possa trovare la sua libertà di creazione.
Il fuoco è posto sui processi di comunità attraverso la creazione di un Archivio Vivo. Il collettivo affonda le sue radici nel concetto di nomadismo che assunto come categoria interpretativa del mondo ne coglie il suo continuo divenire, il suo non essere mai lo stesso, la sua relatività.www.radionomade.com

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La crescita tecnologica e la misura del divenire collettivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 gennaio 2018

ricercatoreLa ricerca medica, la pratica che ne segue, l’esperienza clinica dimostrano che abbiamo toccato un punto di non ritorno.Se vogliamo che si compia il grande passo che c’induce a ritenere la conclusione del ruolo sino ad oggi svolto da tutte le componenti dell’universo sanitario nella prevenzione e nella cura dei mali che ci affliggono, dobbiamo volgere lo sguardo altrove.
La medicina non potrà più essere appannaggio di speculazioni commerciali, di profitti a beneficio d’interessi personali o di gruppi cosi come accade oggi con le società farmaceutiche che producono farmaci e la ricerca scientifica che opera dentro le loro strutture e spesso è finalizzata a ben diversi scopi rispetto a quello primario in difesa della salute umana.Oggi, forse, i segnali in questo senso sono ancora molto deboli per avere qualcosa di più di una percezione che ci possa permettere di vedere con chiarezza quanto si sta maturando sotto i nostri occhi. E’ perché siamo ancora troppo accecati dalle logiche del profitto, dall’avidità dei singoli, dagli interessi di bottega, dal concetto che la salute non sia un diritto universale ma un bene accessibile solo per chi dispone di un reddito, di una posizione sociale di riguardo. Uscire da questo tunnel non è facile perché occorre superare molti tabù, radicate convinzioni, la logica di chi continua a credere fermissimamente in un mondo diviso in due distinte parti tra chi ha e chi è. Tra la massa dei servus servorum dei e la schiera degli eletti e ai quali tutto è dovuto, niente è precluso.
Cito a questo riguardo “L’ultima fatica di Save the Children” nel suo rapporto intitolato “Nati per morire”, dove si denuncia che ogni anno 6,3 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono e tra questi 2,8 milioni sono neonati. Il documento misura l’indice di rischio mortalità mamma-bambino e propone diverse soluzioni per ridurre questa catastrofe. Così si muore per colpa dell’eterno conflitto tra il diritto alla vita e al vivere.
E’ l’eterna lotta che si ripropone dalle ceneri della storia tra plebei e patrizi. Tra chi comanda, e tutto gli si deve, e chi è a lui sottoposto ed è senza diritti soffocato com’è dai doveri. E la medicina è uno di questi gingilli preferiti dal potente di turno per il suo benessere e poco importa che il suo accesso sia proibito ai paria. Sono creature inutili e possono solo servire da cavie.
Se questo giudizio può apparire alquanto drastico e severo e persino cinico lo si deve al fatto che mi giunge intollerabile che ancora oggi mentre la medicina fa passi da gigante vi siano milioni di persone che muoiono per l’impossibilità d’accedere ai farmaci salvavita non avendo la disponibilità economica per farlo.
Qualcuno leggendo quanto scrivo può legittimamente chiedersi perchè solo ora mi sono reso conto o per lo meno ho affrontato il problema in un modo così risoluto per non dire definitivo.
E’ che la miccia è stata accesa casualmente da uno studio condotto e coordinato da Antonio Filippini dell’Università Sapienza e da Antony Galione della Oxford University. Egli ha identificato un meccanismo alla base della generazione dei vasi sanguigni, precedentemente sconosciuto.
I risultati, sono stati pubblicati dalla rivista internazionale PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences USA) e hanno dimostrato che è possibile inibire selettivamente una specifica catena di reazioni attivata dal VEGF, provocando il blocco dell’angiogenesi. Il meccanismo individuato in questa ricerca permette infatti di fermare più a valle e in modo specifico la proliferazione e migrazione delle cellule endoteliali, senza interferire con altre funzioni essenziali della proteina. Infatti, bloccando l’attività com-plessiva del VEGF si innescano una serie di “contromisure” causate dall’inibizione di tutti i recettori e di tutte le reazioni elettriche che annullano o attenuano gli effetti dei farmaci anti-angiogenici.
La ricerca apre nuove prospettive per lo sviluppo di farmaci ancora più intelligenti di quelli attuali. “Sarà fondamentale valutare – spiega Antonio Filippini – gli effetti dell’inibizione di questo specifico pathway, che ha fornito brillanti risultati in modelli sperimentali, nell’angiogenesi tumorale e in pazienti oncologici”.
Il progetto è stato realizzato nell’ambito di una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Anatomiche Istologiche Medico-Legali e dell’Apparato Locomotore della Sapienza di Roma, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e il Dipartimento di Farmacologia della Oxford University in Inghilterra. Del gruppo di ricerca della Sapienza fanno parte Annarita Favia, Guido Gambara, Elio Ziparo, Fioretta Palombi e Antonio Filippini.
Fin qui la notizia. L’innesco che ha provocato può apparire poco visibile a un osservatore occasionale, ma per me è stata la dimostrazione che ci stiamo avviando a tracciare un percorso nuovo dove la funzione della terapia medica farmacologica, andando persino di là di quanto segnalato dalla precedente nota tende a integrarsi con l’alimentazione e a renderla, a sua volta, più efficace per uniformarsi alle esigenze del nostro corpo e per evitare i rischi di malattie e d’infezioni virali e batteriche. Da qui derivano molte altre considerazioni di merito che lascio all’intuizione di chi mi legge dedurne e che mi sembra non possono che rendere ovvia la sua naturale conclusione nel senso da me indicato.
Quanto tempo ci vorrà è difficile dirlo. Questo ciclo presenta indubbi ostacoli di non facile superamento. Ma se in qualche modo riusciamo, percorrendo questa strada, ad “alimentare curando” per la tutela della vita resta a monte un altro problema che è quello di pervenire a una drastica riduzione della natività. (Centro studi scientifici della Fidest)

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Ultima mostra del progetto Arno Immaginario Collettivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2016

firenze-arno-immaginarioFirenze venerdì 18 novembre alle ore 18.30 presso Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, piazza delle Murate Firenze.La Fondazione Studio Marangoni ha organizzato un triplice lavoro fotografico sull’Arno che ha coinvolto fotografi locali, internazionali e giovani fotografi, dal titolo “Arno immaginario Collettivo”, concentrandosi sul rapporto tra la città di Firenze e il suo elemento naturale più imponente: il fiume.La realizzazione del progetto “Arno Immaginario Collettivo” è stata possibile grazie anche alla collaborazione con RIVA che, sotto la direzione artistica di Valentina Gensini e la partnership di Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, Mus.e e Tempo Reale, ha promosso un’indagine inedita ed ha commissionato interventi e ricerche artistiche dedicate al fiume Arno in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione. “Arno Immaginario Collettivo” è realizzato nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei per la Toscana con il contributo di “Toscanaincontemporanea2016″ e Comune di Firenze. (foto: firenze arno immaginario)

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Unipro alla fiera “Beauty World Middle East 2009”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 giugno 2009

La quattordicesima edizione della fiera “Beauty World Middle East” si svolge a Dubai dal 7 al 9 giugno all’interno dell’International Convention & Exhibition Centre ed è l’occasione per consolidare la competitività dell’offerta italiana nell’area di riferimento per tutto il medio oriente. L’iniziativa è promossa anche quest’anno da Unipro in collaborazione con Promos: sono, infatti, 21 le aziende aderenti alla partecipazione collettiva, di cui 12 sono le imprese associate a Unipro che, all’interno dell’Italian Pavilion – Hall 4, espongono i prodotti del made in Italy cosmetico. La partecipazione in collettiva alla fiera rientra tra le iniziative inserite nel macroprogetto “B.E.A.R. Beauty in Emirates and Russia” di Promos (Bando della Regione Lombardia per l’internazionalizzazione) per cui sono previste agevolazioni per le Piccole Medie Imprese con sede in Lombardia. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano il primo mercato per le esportazioni di cosmetici italiani in quest’area con un valore di 58,4 milioni di euro nel 2008. Negli ultimi 12 mesi l’incremento delle esportazioni è stato del 9,1%. In particolare il Paese di maggiore attività è stato nel 2008 l’Arabia Saudita con un volume di esportazioni di quasi 29 milioni di euro e un tasso di crescita del 14,9%. Fabio Franchina, presidente dell’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche, afferma che Unipro esporta nel mondo un modello industriale affidabile e competitivo, un sistema di imprese ancora piccole, ma ad alto potenziale di servizio. Anche nell’area del medio oriente, prosegue Franchina, gli operatori locali riconoscono alle impprese italiane una serie di valori molto consolidati che vanno dalla qualità del prodotto, alla ricerca, all’innovazione, al servizio e Unipro, come sempre, affianca i propri associati in questo processo di consolidamento sui mercati internazionali.

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