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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘colloqui’

Covid-19 – Colloqui in carcere fra detenuti e familiari

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2020

Nella recrudescenza del fenomeno pandemico che sta interessano il Globo, il Governo ha emanato con l’ultimo DPCM, una serie di regole e limitazioni, differenziandole sulla base dello stato del contagio nelle regioni italiane. Il DPCM in questione nulla dice – al contrario di come accaduto in passato – in relazione alla possibilità che vengano effettuati i colloqui in carcere fra i detenuti ed i propri familiari. Nelle FAQ il Governo chiarisce che nelle zone rosse sono vietati gli spostamenti per fare visita alle persone detenute in carcere, non essendo giustificati da ragioni di necessità o da motivi di salute. Ma altrettanto vero è che la disposizione riguarda gli spostamenti e non l’effettuazione del colloquio in sé, così che se il singolo si presenta all’ingresso del carcere, pare non vi sia titolo alcuno per il personale penitenziario di vietare l’ingresso e limitare l’effettuazione del colloquio. “Il Si.N.A.P.Pe. chiede all’Amministrazione chiarimenti in merito alle modalità di svolgimento dei colloqui, se da effettuare in modalità fisica o a distanza” dichiara il Dott. Roberto Santini, Segretario Generale del SiNAPPe “Tale confusione rischia di generare una parcellizzazione operativa pericolosa, con conseguenze che potrebbero essere non dissimili dalle devastazioni di marzo. Per questi motivi” ha concluso Santini “si chiariscano con assoluta urgenza se debbano autorizzare i colloqui nelle varie zone di Italia e si disciplinino in maniera dettagliata i conseguenti aspetti operativi”.

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Il telefono amico dei detenuti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2020

Invece di liberalizzare le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi, il legislatore italiano ha creato un nuovo reato, ma chi è quel prigioniero che non rischierà quattro anni di carcere per sentire la voce dei propri figli? Con la nuova legge, una telefonata che fuori costa pochi centesimi in carcere potrebbe costare quatto anni di carcere: in questo modo i nostri legislatori pensano di evitare che i telefoni entrino in carcere. Non sanno quanto si sbagliano, rischiano solo di riempire le carceri, perché quando sei murato in una cella, solo e disperato, una telefonata con la donna che ami o con una persona cara, ti salva la vita. Si parla spesso di responsabilizzazione dei detenuti, ma è difficile che un detenuto si senta responsabile quando ti impediscono di relazionarti con le persone che ami. È difficile pentirsi del male fatto quando una volta in carcere, in nome del popolo italiano, ti limitano di parlare al telefono con i tuoi genitori anziani, ti proibiscono di dare, o ricevere, un bacio o una carezza in intimità con la propria compagna o con i propri figli. In questo modo, con il passare degli anni, in carcere smarrisci la forza e la voglia di amare. E la cosa più tremenda è che non ti accorgi neppure di perderla e col tempo “l’Assassino dei Sogni” (come chiamo io il carcere) ti mangia tutto l’amore che avevi prima di entrare in galera. Alla lunga il carcere divora l’amore di chi sta fuori e uccide l’amore di chi sta dentro. E l’amore in carcere quando finisce non fa rumore, ti spezza solo il cuore.Credo che nessuna pena, nessuna legge, dovrebbe impedire di comunicare, di amare, di dare un bacio, una carezza alle persone che ami, neppure in nome della sicurezza sociale. Eppure nelle nostre Patrie Galere accade anche questo. Sembra che l’Assassino dei Sogni odi l’amore e usi le sbarre, i blindati e i cancelli per non farlo entrare, neppure per telefono. Credo che in fondo i detenuti italiani non chiedano molto, neppure la luna, chiedono solo, come accade in molti Paesi del mondo, di continuare a rimanere umani per potere amare ed essere amati, anche per telefono. Alcuni professionisti dell’antimafia si giustificheranno sostenendo che gli altri Paesi possono liberalizzare le telefonate perché non hanno detenuti mafiosi, ma questa è una bugia, perché le telefonate si possono registrare e ascoltare.Molti Paesi del nord Europa trattano meglio i loro prigionieri perché si dicono che “Il detenuto di oggi sarà il mio vicino di casa domani” invece in Italia, nella maggioranza dei casi, la detenzione è molto più illegale e stupida del crimine che uno ha commesso. E spesso non serve a nulla. In molti casi serve solo a far incattivire e a far diventare più delinquente chi la subisce.In carcere in Italia, il tuo reato sembra ti faccia perdere anche tutta la tua umanità. In fondo i prigionieri chiedono solo una vita più umana e un po’ d’amore. È già difficile essere dei buoni padri (e nonni) fuori, immaginatevi dentro, con solo poche ore all’anno di colloqui, che, oltretutto, se sei sbattuto in carceri lontani da casa non riesci neanche a fare. E allora ti tocca fare il padre (e il nonno) per telefono anche se rischi quattro anni di carcere, ma spesso i prigionieri si tengono in vita solo per amore. By Carmelo Musumeci

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Colloqui di supporto a distanza per l’emergenza Coronavirus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

L’Università di Torino, in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia, offre a tutta la Comunità Universitaria di oltre 80 mila persone fra studentesse, studenti, docenti, ricercatori e personale Tecnico Amministrativo di Unito la possibilità di fruire di colloqui di supporto psicologico a distanza che si terranno a partire da oggi. L’iniziativa, attivata in questi giorni di emergenza da Coronavirus, prevede un ciclo di colloqui di a distanza, con psicologi abilitati alla psicoterapia, specialisti e specializzandi del Dipartimento di Psicologia, erogati garantendo la massima tutela della privacy e nel rispetto dei principi deontologici della professione psicologica.In questo frangente, caratterizzato da un clima di incertezza che può abbracciare sia la vita lavorativa sia quella familiare e personale, i bisogni delle persone si complicano e si diversificano, e può essere di sostegno l’accompagnamento alla riflessione e all’analisi, alla gestione delle criticità vissute e allo sviluppo delle proprie risorse.Il servizio è gratuito, e costituisce un’estensione e un potenziamento dello Spazio di Ascolto, attivo da maggio 2019 e gestito dalla Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute del Dipartimento di Psicologia, dedicato al personale, agli studenti e alle studentesse di Unito per chi vive situazioni di disagio o di malessere psico-fisico, con possibili conseguenze sulla qualità del proprio lavoro o dello studio. Il servizio permetterà anche di compiere azioni di orientamento sulle tipologie di richieste. Qualora le questioni si configurassero come specifiche di altri ambiti/professionisti, come ad esempio l’orientamento rispetto alla didattica on line per gli studenti, il monitoraggio di fenomeni di discriminazione, harassment o lo stalking, di competenza della Consigliera di Fiducia, oppure in presenza di specifiche richieste relative a tematiche strettamente sanitarie, gli utenti saranno indirizzati verso altri servizi più idonei interni o esterni ad UniTo.
Per accedere allo Spazio di Ascolto, che sarà attivato per tutta la durata dell’emergenza, è necessario compilare il form che sarà inviato a tutta la comunità Universitaria. La registrazione permetterà di organizzare il calendario dei colloqui.

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A Milano 200 euro per chi adotta un anziano

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

“Sono tendenzialmente favorevole ad una iniziativa di questo genere, ma non dobbiamo dimenticare che le persone non sono delle merci e vagliare attentamente le modalità di controllo e di scelta delle famiglie affidatarie”. Con queste parole il vice responsabile per la città di Milano dell’Italia dei Diritti Luca Ragone esprime la sua opinione in merito alla proposta sperimentale promossa dal comune di incentivare, attraverso l’erogazione di un contributo mensile medio di duecento euro, l’assistenza a distanza di anziani da parte delle famiglie milanesi. Secondo quanto previsto dal progetto, prima di dare avvio all’affido, gli uffici comunali provvederanno ad effettuare i necessari colloqui con le famiglie, a predisporre test psicologici, e a pianificare un primo periodo di prova. “Preparare pranzi, occupare il tempo libero con un film al cinema o uno spettacolo a teatro, prenotare un appuntamento dal parrucchiere, sono certamente attività che contribuiscono alla felicità dell’anziano, solitamente ridotto in solitudine – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro -, ma  mi chiedo se il progetto di affido valuta anche la possibilità di riempire le ore più critiche per queste persone, ossia quelle serali. E come verranno effettuati i controllo sull’andamento dell’assistenza?”.

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Arlacchi: alleanza Russia-Unione Europea

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Il professor Pino Arlacchi, ex-vicesegretario generale dell’ONU ed europarlamentare di Italia dei Valori, ha incontrato nei giorni scorsi a Mosca alcune delle massime autorità della Federazione Russa, assieme ad esponenti di organizzazioni non-governative e parlamentari impegnati in attività umanitarie, antidroga e antimafia. Arlacchi è  stato invitato dal governo russo e la sua visita è stata organizzata da Viktor Ivanov, ministro e direttore dell’Agenzia Antinarcotici della Federazione Russa. Tra gli altri, Arlacchi ha incontrato il Presidente del Parlamento russo, Boris Gryzlov, il ministro degli Affari Esteri Sergei Lavrov e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Nikolai Patrushev. Argomento principale dei colloqui è stata la necessità di un nuovo approccio al problema della produzione di droga in Afghanistan.  «L’eroina di provenienza afghana – ha sottolineato Pino Arlacchi – rifornisce il mercato europeo e quello russo. Il numero dei tossicodipendenti russi eguaglia ormai quello dell’Europa Occidentale: 1 milione e mezzo di persone. È venuto perciò il momento di creare una alleanza tra Russia ed Unione Europea per inserire il tema dell’eliminazione della produzione di oppio tra le priorità della comunità internazionale in Afghanistan e nella regione. È possibile portare a termine il piano che ho iniziato nel 1997 per eliminare l’oppio afgano attraverso lo sviluppo di produzioni alternative. Oggi ci sono le risorse. Basterebbe destinare a questo scopo una parte modesta del milione di euro che l’UE spende ogni anno in Afghanistan per l’aiuto non-militare».

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Genitori protagonisti dell’educazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

E’ finita un’era: i genitori saranno avvisati delle assenze dei figli via SMS, potranno prenotare i colloqui con i professori e farsi rilasciare i certificati via web. Un grande aiuto per chi lavora, indubbiamente. Ma da qui a dire che questo consentirà ai genitori di tornare protagonisti dell’educazione ce ne vuole. L’alleanza scuola famiglia è mettere insieme le basi per il futuro dei nostri figli, non certo ricevere un SMS, che nei migliori casi ci dice quello che già sappiamo. Fanalino di coda rispetto ad altre amministrazioni (quanto tempo è che si possono prenotare visite e analisi per telefono o in farmacia?), adesso anche la scuola si muove e lo fa sbandierando un’efficienza poco realistica.  Come abbiamo appreso dalla tv, con il progetto “Servizi scuola-famiglia via web”, coordinato dai due ministeri dell’Istruzione e della Pubblica Amministrazione, in molti istituti le pagelle saranno on-line, le prenotazioni dei colloqui con i docenti e le richieste di certificati si faranno sul web e le scuole notificheranno alle famiglie via SMS le assenze dei figli. «È finita un’era», ha commentato soddisfatto il ministro Brunetta mentre Mariastella Gelmini ha tenuto a sottolineare «così si vuole ripristinare l’alleanza scuola-famiglia: sono tutti aiuti che consentiranno ai genitori di tornare protagonisti dell’educazione, senza rinunciare al loro lavoro». Intanto decine e decine di genitori si rivolgono a noi perché le scuole, invece di aver avviato per tempo un percorso condiviso sul patto di corresponsabilità educativa, pretendono adesso dai genitori una firma a occhi chiusi ‘perché siamo in ritardo’. Invece che tante pseudo-innovazioni di pura immagine (pensiamo agli interventi contro il bullismo del ministro Fioroni) noi famiglie gradiremmo essere coinvolti seriamente nell’educazione scolastica dei nostri figli per dare il nostro contributo da genitori, e non essere chiamati in causa solo quando c’è da plaudire all’amministrazione di turno oppure sanzionare i nostri figli e/o ripagare i danni.

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