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Posts Tagged ‘colloquio’

Come affrontare un colloquio di lavoro telefonico: i consigli dell’ Head Hunter

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2020

È da sempre lo strumento preferito dai selezionatori per il primo contatto con il candidato: il colloquio telefonico è perfetto per ottimizzare il processo di selezione, e per scremare fin da subito la lista dei candidati per un determinato posto di lavoro. E se l’intervista telefonica era molto diffusa già negli anni passati, la sua popolarità è divenuta ancora maggiore a partire dall’emergenza sanitaria, con il Covid-19 a imporre per quanto possibile il distanziamento sociale.È altamente probabile, dunque, che chi si mette alla ricerca di un nuovo lavoro finisca per imbattersi in un colloquio di lavoro al telefono, e quindi in un’intervista telefonica che potrebbe durare 10, 20 o 30 minuti.Questo primo contatto, di fatto, deve essere considerato come una job interview e già a questo passaggio basta infatti un passo falso per vedersi esclusi dalla rosa dei candidati. Per sapere come agire al meglio in questa prima fase di selezione del personale abbiamo chiesto consiglio a Carola Adami, head hunter e CEO della società di selezione del personale Adami & Associati (www.adamiassociati.com).Qual è il primo consiglio da dare a chi si trova ad affrontare un colloquio telefonico? Come primo consiglio potrebbe sembrare strano, ma lo ritengo fondamentale. Nel caso in cui si venga contattati per un’intervista telefonica in un momento poco adatto, molto meglio chiedere di rimandare il colloquio. Può accedere infatti di ricevere la telefonata improvvisa di un cacciatore di teste mentre si sta guidando, quando si è distratti da altre attività, o magari quando si è in mezzo a un ambiente rumoroso. In questi casi è sempre bene chiedere al selezionatore se è possibile fissare più avanti l’intervista telefonica, dopo qualche ora o nei giorni successivi, quando quindi si sarà in un contesto più adatto per affrontare il colloquio. Così facendo si avrebbe quindi tempo e modo per prepararsi: cosa si dovrebbe fare per farsi trovare pronti in caso di colloquio telefonico?In realtà, nel momento in cui ci si mette alla ricerca di un lavoro, ci si dovrebbe già preparare, proprio per l’eventualità di dover affrontare un’intervista telefonica non pianificata. Il candidato deve quindi conoscere molto bene il proprio curriculum vitae, e deve ricordarsi tutto quello che è stato scritto all’interno della propria lettera di presentazione. È molto meglio, in ogni caso, tenere sotto mano delle copie di questi documenti. É bene poi studiare la presentazione di tutte le aziende alle quali si sottopone il proprio CV, di modo da essere poi preparati al momento del primo contatto, tenendo traccia delle varie job description. Prepararsi per un colloquio telefonico non è quindi molto diverso dal prepararsi per un colloquio di lavoro in presenza… Esatto. Anzi, il mio consiglio è quello di affrontare i colloqui telefonici come se fossero in presenza, evitando dunque per esempio di rispondere al telefono in pigiama o in tuta. È necessario, infatti, mantenere un alto livello di professionalità, e il solo fatto di rispondere in pigiama può compromettere le performance del candidato. Non è tutto qui: anche se nessuno può vedere l’interlocutore, è bene evitare di affrontare un colloquio telefonico da un divano, o da una posizione scorretta: meglio restare seduti composti oppure, per migliorare l’espressione vocale, alzarsi in piedi. Anche al telefono, quindi, è consigliabile presentarsi come il professionista che si desidera essere.

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Maturità, solo colloquio online? Anief dice sì: gli esami via internet si fanno già all’Università

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

Perché ci si scandalizza se in un momento difficile come quello che stiamo vivendo, il ministero dell’Istruzione decide di fare gli esami di Stato per via telematica? A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. In una intervista rilasciata alla rivista Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo viene sollecitato sulla liceità dei contenuti dell’ultima bozza di Decreto Legge su scrutini, esami e fine anno che il Consiglio dei ministri emanerà tra breve. Con il perdurare dell’emergenza sanitaria, a seguito del contagio da Covid-19, si va verso l’ammissione di tutti gli studenti agli esami di Maturità e delle prove ridotte a un solo colloquio online. Secondo il sindacato Anief, è una soluzione fattibile. Anche se non è l’unica possibile.Quella degli esami svolti con l’utilizzo di piattaforme telematiche, con i docenti e gli studenti collegati in tempo reale, è una modalità che viene utilizzata negli atenei già per gli esami e le lauree, ricorda il leader dell’Anief Marcello Pacifico. Secondo noi, dice il sindacalista autonomo “va bene come soluzione. L’importante è che si tenga conto del programma che si è svolto fino ad oggi. L’esame può essere svolto in maniera telematica senza pensare di rinviarlo”.L’alternativa, sarebbe quella di spostare di alcuni mesi le modalità tradizionali di svolgimento degli Esami di Stato, previste dal decreto 62/2017, attuativo della Legge 107 del 2015. Qualora, dice ancora Marcello Pacifico, si creda che “possa non essere ottimale per consentire ai ragazzi, dal punto di vista emotivo, di svolgere gli esami per via telematica, allora si può pensare di rimandarli a settembre o ottobre”.
In caso di rientro a scuola prima del 18 maggio, si procederà ad una maturità “light” con seconda prova a carattere nazionale sostituita da una prova predisposta dalla singola commissione di esame, affinché detta prova sia aderente alle attività didattiche in concreto svolte nel corso dell’anno scolastico. Se invece si dovesse tornare a partire dal 18 maggio prossimo, in questo caso si deduce che per ragioni sanitarie gli esami non potranno svolgersi in presenza, con l’eliminazione delle prove scritte di esame e la sostituzione con un unico colloquio, da attuare online, stabilendone contenuti, modalità e punteggio e specifiche previsioni per i candidati esterni.

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Cosa fare prima di un colloquio di lavoro

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Preparazione: ecco la parola chiave per superare al meglio un colloquio di lavoro. Quando ci si appresta ad affrontare una job interview è sempre bene seguire una serie di regole per arrivare quanto più concentrati, in forma e determinati possibile. Gli esperti di Hays Response – la divisione di Hays dedicata ai profili più junior – hanno stilato una lista di consigli utili per massimizzare le proprie opportunità di successo.Una settimana prima del colloquio:
1. Fare i compiti È importante studiare l’azienda e il suo background, cercando informazioni online. Inoltre, è fondamentale individuare la persona che condurrà il colloquio e rileggere attentamente la job description in modo da essere certi di averla compresa a pieno. Infine, può essere utile cercare notizie e dati sul settore in cui opera l’azienda per dimostrare interesse e proattività.
2. Prepararsi delle domande. Quando il recruiter chiederà se si desidera porre qualche domanda, vietato farsi cogliere impreparati! È sempre bene averne pronte due o tre per dimostrare di essere “sul pezzo”, entusiasti e realmente interessati al ruolo e all’azienda. Ovviamente più le domande saranno interessanti e non banali, maggiori saranno le possibilità di distinguersi dagli altri candidati.
3. Fare delle prove di intervista. Meglio pensare in anticipo come valorizzare le proprie abilità e competenze durante il colloquio, esercitandosi e facendo delle prove. Questo aiuta a sentirsi più sicuri di sé di fronte al recruiter. Se per il colloquio viene richiesto di preparare una presentazione, assicurarsi di mettere a punto un documento snello, coinciso e quanto più convincente possibile.
4. Pianificare gli spostamenti. È opportuno organizzare gli spostamenti, pianificando in anticipo come raggiungere la sede del colloquio. Consultare gli orari dei mezzi pubblici o verificare la disponibilità di parcheggi nei dintorni dell’azienda. Verificare quanto tempo occorre per arrivare, facendo se necessario anche un “viaggio” di prova. L’ideale è sempre presentarsi con quindici minuti di anticipo.
5. Restare focalizzati sul colloquio. Meglio liberare la propria agenda e non pianificare appuntamenti immediatamente prima o dopo il colloquio. Per essere completamente concentrati, infatti, è bene non avere altri impegni che possono distogliere l’attenzione dall’intervista.
Il giorno prima e la mattina del colloquio:
6. Dormire bene. Mai rimandare la preparazione alla sera prima. Affannarsi a cercare notizie sull’azienda e fare le prove del colloquio appena prima di andare a letto potrebbe disturbare il sonno. Meglio, invece, rilassarsi e concedersi il giusto riposo per arrivare il giorno dopo carichi e preparati.
7. Nutrirsi in modo equilibrato.
8. Restare calmi e avere fiducia in se stessi
9. Dare un ultimo sguardo agli appunti. Una rilettura finale degli appunti o della presentazione è sempre utile per fissare le informazioni principali. Sconsigliate le ricerche dell’ultimo minuto poiché non fanno altro che confondere.
10. Stampare i documenti
11. Vestirsi in modo appropriato
Una volta giunti al colloquio:
12. Salutare in modo amichevole e professionale
13. Mentre si aspetta di svolgere l’intervista è fondamentale avere un atteggiamento professionale.
14. La prima impressione conta
Come affermano gli esperti Hays, in occasione di una job interview vale sempre la pena garantirsi le migliori chance di successo. (fonte: melismelissrl.onmicrosoft.com)

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Delegazione congiunta di tutto il centrodestra al prossimo colloquio col Presidente

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

«Ringrazio Salvini per aver accettato la proposta di Fratelli d’Italia: presentarsi insieme agli alleati alle prossime consultazioni con il Presidente Mattarella. La coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni. Dunque se si intende rispettare la volontà popolare spetta al centrodestra l’incarico di formare il governo». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Le fa eco la Russa: “Trovo buona la scelta di Matteo Salvini di accettare e rilanciare la proposta che Giorgia Meloni aveva già annunciato all’uscita dalle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e cioè, di volere una delegazione congiunta di tutto il centrodestra al prossimo colloquio col Presidente. Questo è senz’altro il modo migliore per mostrare plasticamente chi ha vinto le elezioni e rafforzare l’unità della coalizione sul programma e sulle prospettive di governo”. Lo dichiara Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato. Ed è notizia di qualche ora fa: L’idea è condivisa anche da Berlusconi.

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Colloquio per un lavoro temporaneo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 settembre 2017

Marco OliveriSarebbe un errore affrontare allo stesso modo un colloquio per un incarico temporaneo in somministrazione e uno per una posizione permanente: si tratta di due tipologie di colloquio completamente diverse per cui è necessario prepararsi in modo specifico. Questo è quanto sostengono gli esperti della divisione Temp di Hays Response, specializzata nei servizi di somministrazione di lavoro e interim management per professionisti qualificati, che sottolineano quanto sia importante, durante una sessione di recruitment dedicata al lavoro in somministrazione, mettere in luce skill quali versatilità, flessibilità e capacità di raggiungere obiettivi pratici e concreti già dal primo giorno d’impiego.
“È ormai prassi, per la maggior parte delle aziende, organizzare vere e proprie sessioni di colloquio anche per selezionare lavoratori temporanei in somministrazione – afferma Marco Oliveri, Senior Manager di Hays Response -. Questo tipo di incontri, però, differisce profondamente da quelli condotti per individuare professionisti da assumere a lungo termine. Se da un lato questi colloqui sono sicuramente più brevi, dall’altro sono maggiormente focalizzati sulle competenze più pratiche dei candidati. Non va infatti dimenticato che, non trattandosi di un impiego permanente, i recruiter sono a caccia di professionisti chiavi in mano, in grado cioè di dare sin da subito un valore aggiunto all’azienda.”
In fase di colloquio per un lavoro temporaneo alcune domande sono ricorrenti ed è quindi opportuno non farsi trovare impreparati. Ecco di seguito alcune delle più frequenti, con i relativi consigli su come affrontarle secondo gli esperti di Hays Response.
Con questo genere di domande il selezionatore vuole capire quanto il candidato sia realmente motivato. Per il buon esito del colloquio, è quindi importante che il giovane professionista esamini attentamente la job description o, se non è disponibile, chieda al recruiter maggiori dettagli sulla posizione lavorativa per farsi un’idea il più possibile precisa delle mansioni che dovrà svolgere. Il candidato potrà così dimostrare di possedere le giuste competenze, facendo emergere come l’incarico sia in linea con la propria esperienza professionale e con gli obiettivi di carriera.
I lavoratori temporanei devono essere in grado di adattarsi rapidamente a una nuova organizzazione aziendale e ai suoi processi. Gli esperti di Hays Response suggeriscono ai giovani professionisti di prepararsi al colloquio dedicando un po’ di tempo alla ricerca di informazioni sull’azienda. Dar prova di aver capito la cultura aziendale, aiuterà a iniziare il colloquio con il piede giusto.
I giovani professionisti che si candidano per un lavoro temporaneo dovranno dimostrare di avere una spiccata attitudine ai rapporti interpersonali. Il datore di lavoro è sicuramente alla ricerca di un professionista capace di inserirsi in un team già esistente in modo agevole e senza troppe frizioni. Far riferimento ai buoni rapporti instaurati con gli ex colleghi, può colpire positivamente il responsabile della selezione.
In sede di colloquio il candidato dovrà far emergere come le proprie competenze e abilità possano immediatamente portare risultati positivi e concreti sul lavoro, sia in termini di efficacia sia di efficienza. Per impressionare positivamente il recruiter, è opportuno portare degli esempi pratici che dimostrino la propria capacità di ricoprire al meglio l’incarico per cui ci si sta candidando.
Un giovane professionista non può farsi cogliere impreparato da domande tecniche relative alla propria area di competenza. In base alle singole risposte il responsabile della selezione deciderà se il candidato può trasformarsi o meno in una risorsa utile. Non bisogna dimenticare, infatti, che quando un azienda è alla ricerca di un sostegno “esterno” al team di lavoro, necessita di professionisti competenti e con skill specializzate. Pertanto è buona cosa fornire case history di lavori passati brillantemente portati a termine. Più si è specifici nel descrivere le mansioni già svolte e le competenze sviluppate, maggiori saranno le possibilità di ottenere il lavoro.
Non avere una risposta pronta a questa domanda è assolutamente controproducente pertanto bisogna prepararsi una motivazione valida e convincente. Ad esempio, il candidato potrebbe puntare sulla volontà di fare esperienza in diversi settori dell’organizzazione aziendale e di lavorare per svariati progetti, prima di decidere dove indirizzare la propria crescita professionale.
Porre le domande appropriate al selezionatore può essere utile per reperire ulteriori informazioni rispetto alla posizione ricercata. Ad esempio, si potrebbero chiedere maggiori dettagli sul progetto e i suoi relativi sviluppi, oppure se l’organizzazione ha già utilizzato in passato personale temporaneo, oltre a informarsi sui parametri con cui sarà misurato il successo del lavoro svolto. È sempre bene ricordare che anche le domande rivolte al recruiter saranno uno degli elementi di valutazione del selezionatore. (foto: marco oliveri)

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Formigoni: caso Gheddafi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

Amico Gheddafi

Image by francesco elisei LI via Flickr

“Come sto cercando di spiegare da 3 anni, il Governo italiano, con la ratifica del Trattato di “amicizia” con la Libia si è impegnato a non far usare le basi sul nostro territorio per interventi armati considerati “ostili” dalla Libia. Dietro le dichiarazioni di oggi di Formigoni – che esce finalmente allo scoperto come favceva ai tempi del suo sostegno esplicito al criminale Saddam Hussein – si capisce che c’è una parte del Governo e della maggioranza che è contraria all’intervento militare per fermare il regime di Gheddafi. Dietro il rifiuto di sospendere formalmente il Trattato con la Libia – che mi dispiace UDC e FLI non abbiano compreso – sta questa ambiguità di fondo che conferma il fallimento della politica estera di Berlusconi che, non a caso, ieri sera clamorosamente escluso dal colloquio tra Obama, Sarkozy, Cameron e Merkel sulla crisi libica. Il Governo farebbe bene a chiarire urgentemente se oggi sostiene Gheddafi come Formigoni ha fatto quando sosteneva il regime di Saddam Hussein”. (fonte radicali)

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Carlo Azeglio Ciampi a Radio 24

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

“Da alcuni anni a questa parte i due punti di riferimento, i valori e le istituzioni, sono state messe da parte. La base di tutto nella vita di un popolo sono le istituzioni, per quanto riguarda il Paese, la collettività, e i valori per quanto riguarda i singoli”. Lo ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in una conversazione con Radio 24 per “Italia in controluce”. Così Ciampi spiega perché l’Italia di oggi non è il Paese che sognava da giovane. Ed è questo il titolo del libro appena pubblicato (“Non è il Paese che sognavo”), frutto di un colloquio con Ciampi del vicedirettore del Sole 24 Ore Alberto Orioli. “La classe dirigente che ha perso questi riferimenti” e manca, dunque, l’esempio: “Ci sono persone nei posti di responsabilità che non si rendono conto di quanto male facciano con certi comportamenti”, ha aggiunto Ciampi, con riferimento agli scandali che quotidianamente sono in prima pagina sui giornali, dalla corruzione all’evasione fiscale, dagli attacchi alle istituzioni e alla Costituzione alle prostitute nei letti dei potenti. Ma la stagione di Berlusconi “non è finita perché ancora non ha preso prevalenza il riferimento fondamentale ai valori e alle istituzioni. Non è questione di alcuni singoli atti, ma di forma mentis che ancora non è tornata ad essere quella della classe politica italiana”, aggiunge il presidente.  In questo degradamento morale, fa la sua parte anche la televisione: “Non c’è dubbio che paghiamo la diseducazione degli strumenti televisivi. Oggi vediamo balletti, fanciulle che volteggiano. Non voglio fare il moralista, ma di cervello se ne sente poco in giro”. Nell’intervista a Radio 24 Ciampi denuncia anche il tradimento dell’impegno assunto con l’Europa di conseguire un avanzo primario (il saldo di finanza pubblica al netto degli interessi da pagare per il debito) pari al 4,5% del Pil ogni anno: “Se noi torniamo a quell’impegno, automaticamente il rapporto debito/Pil che, invece di scendere, è salito, oggi sarebbe al 60-50%. Con un avanzo primario del 4,5% automaticamente lei ci paga gli interessi per i quattro quinti”. L’impegno assunto con l’Europa al momento di entrare nell’euro “è stato subito, nel giro di due anni, abbandonato. Noi fummo accolti nell’euro sulla base di quel’impegno che io presi come ministro del Tesoro, non come Carlo Ciampi, ma come Governo italiano”. Mario Draghi potrebbe essere un nuovo punto di riferimento in questa fase, magari come presidente del Consiglio? “Con Draghi ho lavorato, non sono però – dice Ciampi a Radio 24 – in grado di valutare sulle sue capacità come uomo politico, come statista: sarei disonesto. L’ho ritenuto abile a fare il Governatore. Quando salvai la Banca d’Italia dai rischi che stava correndo di incorrere in una procedura di spartizione, lasciai al Governo, a Berlusconi e Tremonti, la scelta fra tre nomi. In ordine alfabetico: Mario Draghi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa. Per chiarire le mie preferenze misi in mano a loro il curriculum dei tre, dicendo: tutti sono abili a fare il Governatore; le attitudini maggiori o minori le potete ricavare dalla lettura dei curriculum. La scelta del Governo cadde su Draghi”.

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Fermiamo la lapidazione di Sakineh

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2010

“Non desidero strumentalizzare questo atroce atto di inciviltà che è la condanna di Sakineh alla lapidazione preceduta da violente ed atroci torture per indurla alla confessione, ma è anche vero che non posso e non voglio restare in silenzio”. Così esordisce Maurizio Ferraioli dirigente provinciale dell’Italia dei Valori. Non possiamo tollerare che nel terzo millennio esistano ancora paesi che praticano la tortura e la pena di morte. Il sistema oltremodo “Barbaro” di esecuzione ricorrente in paesi come l’Iran denotano la difficoltà di colloquio con certe nazioni dove l’integralismo islamico assume toni che sono al di fuori di una corretta interpretazione religiosa. “Quale dirigente locale dell’Italia dei Valori mi unisco all’appello lanciato dalla maggior parte della società civile, associazioni sindacali e partiti politici al Governo Iraniano perché sospenda l’esecuzione. Il nostro Paese, il nostro Governo, oltre che privilegiare contatti con nazioni per incrementare rapporti commerciali, dovrebbe preferire e sviluppare rapporti con Governi che perseguono la Democrazia ed il rispetto per la Dignità di tutti gli esseri umani. Purtroppo, però, le ultime parate al servizio del Colonnello Gheddafi danno indicazioni tutt’altro che confortanti di perseguire quella direzione politica. I recenti appelli ad un’islamizzazione dell’Europa sono leciti, effettuati in un Paese dove la Libertà di religione è un dogma, ma sono assolutamente fuori luogo se effettuati da un leader che nel proprio Paese rinnega tale libertà e diventano quasi offensivi trasformandoci, agli occhi di tanti osservatori, una piccola “Colonia” suddita della Libia.
I due argomenti che apparentemente sono fuori luogo fra loro, al contrario devono trovare concorde tutta la società civile nel condannare simili atrocità pubblicizzate dai media, ma ci devono trovare concordi ed uniti in una condanna all’unisono contro altri Paesi che utilizzano l’intimidazione, la tortura e la condanna a morte come sistema di repressione di reati in altri paesi puniti lievemente o assolutamente non puniti perché non considerati reati. Con Maurizio Ferraioli conclude l’appello come un grido alla Democrazia, alla Legalità, ad una nuova Moralità fatta di Educazione alla Giustizia, al Rispetto per la dignità di ogni essere Umano, anche il Coordinatore Provinciale Sandro Pietrobono a nome dell’intero direttivo provinciale. “L’Italia – afferma Pietrobono – ritorni ad essere ‘esportatore di questi grandi Valori’

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