Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘coltivazione’

Libro: leguminose minori

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

di Paolo Ranalli – Alfio Spina – Bruno Parisi – Renzo Torricelli. Alcuni legumi minori tradizionali come lupino, cicerchia e roveja, finora ignorati dal grande pubblico, vengono riscoperti per le loro proprietà nutrizionali assieme a farro e cereali antichi, nell’ottica della valorizzazione delle varietà e della tradizione. Sono colture molto rustiche, possono essere coltivate su terreni poveri o marginali proteggendoli così dall’erosione e dalla desertificazione, resistono alle malattie e non hanno bisogno di presidi chimici. Sono quindi colture perfettamente in linea con gli indirizzi di sostenibilità e di ridotto impatto sull’ambiente applicati ai moderni sistemi agricoli. Il libro introduce tutte le novità e le importanti innovazioni che la ricerca ha reso disponibili in questi ultimi anni, soprattutto in campo genetico e nella diversificazione colturale per ottimizzare le rese. Particolare attenzione è stata posta alle strategie per la riduzione dell’impatto sull’ambiente e al recupero di varietà autoctone particolarmente pregiate da un punto di vista commerciale e nutrizionale. € 15,00 – 2018 Edagricole di New Business Media srl ISBN: 978-88-506-5558-8 Pagine 128 – formato 14 x 21 cm

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Coltivazione mais OGM

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 settembre 2011

La Corte afferma che la Francia ha adottato il divieto prendendo come base le norma sbagliata.
«Le valutazioni della Corte si basano su obiezioni formali che non modificano il fatto che la Francia e gli altri sei Stati europei che stanno vietando la coltivazione del MON810 hanno il diritto legale di farlo, sulla base delle preoccupazioni di carattere scientifico in merito alla sicurezza di questo OGM. Per questo invitiamo la Francia a perfezionare i tecnicismi del bando il prima possibile» afferma Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di Greenpeace. Nel febbraio del 2008, il governo francese ha vietato la coltivazione del mais transgenico MON810 utilizzando come base formale la Direttiva 2001/18/EC invece dei Regolamenti UE n 1829/2003 e 178/2002. Monsanto, Pioneer e l’associazione francese dei produttori di mais e di sementi, hanno quindi dato il via a una causa contro questo bando presso il Consiglio di Stato francese. Il Consiglio di Stato, a sua volta, si è rivolto alla Corte europea. Dopo la decisione odierna, il Consiglio di Stato dovrà formalizzare l’atto. Le autorità francesi possono risolvere la questione andando a modificare la normativa comunitaria di riferimento. Molti altri Stati europei – Germania, Austria, Ungheria, Grecia, Lussemburgo e Bulgaria – vietano infatti la coltivazione del MON810 con argomentazioni analoghe al bando francese, a tutela della sicurezza di cittadini e ambiente.

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Coltivazione domestica di Canapa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 aprile 2011

Bologna 3 aprile 2011, ore 9-19 Sala Piazza Via Marco Polo 51 (Centro Civico zona Lame) Assemblea nazionale per la regolamentazione della coltivazione domestica di Canapa a cura dell’Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta in Italia (ASCIA) e con la partecipazione di ARA (Associazione Radicale Antiproibizionista), ENCOD, PIC (Pazienti Impazienti Cannabis) e ALC (Associazione Luca Coscioni), con i seguenti obiettivi:
• Evidenziare il carattere repressivo e discriminatorio della legge 49/06 denominata “Fini-Giovanardi“
• Denunciare l’innegabile profitto offerto dal proibizionismo alla criminalità organizzata
• Costituire un Fronte unitario per la richiesta della “regolamentazione della coltivazione domestica”I lavori dell’Assemblea si apriranno con le relazioni tematiche, alle quali seguiranno gli interventi delle componenti antiproibizioniste e proibizioniste che avranno dato la loro adesione. Dalle 15,00 i lavori proseguiranno con gli interventi dei rappresentanti delle forze politiche (all’Assemblea hanno aderito esponenti del PR, dei Verdi, del PD, di SEL, del PRC) Dalle 17,00, dopo la proiezione delle video interviste rilasciate dal Prof. Gianluigi Gessa e da Jacopo Fo, lo spazio sarà dedicato al dibattito aperto con il pubblico.La legge Berlusconi-Fini-Giovanardi ha gravemente inasprito sia le pene per la coltivazione di canapa per uso personale e il possesso di quantità, anche modeste, superiori ai limiti massimi previsti dalla legge, sia le sanzioni amministrative per la detenzione di quantità inferiori a tali limiti, criminalizzando persone colpevoli soltanto di essere estimatrici di una pianta. L’Associazione per la Sensibilizzazione sulla Canapa Autoprodotta in Italia (ASCIA) ritiene che questo sia inaccettabile e si propone come punto di connessione fra le diverse realtà che chiedono la legalizzazione dell’autocoltivazione per uso personale. L’ASCIA intende sensibilizzare il mondo politico e la società civile sui danni del proibizionismo e stimolare la diffusione di un’informazione libera da pregiudizi sull’utilizzo consapevole della canapa, una pianta nota da millenni in tutto il mondo e dotata di innumerevoli proprietà sui piani alimentare, terapeutico, agricolo, ecologico, spirituale, culturale, artigianale, industriale.La canapa ha una storia che non va dimenticata.  Era usata intensivamente per fare fibre tessili e corde, oltre che fumata dai messicani e dai neri. L’olio di canapa era usato per illuminazione dove ancora non c’era elettricità. Il motore Diesel è stato concepito per essere alimentato con olio di canapa e colza. Molti ottimi preparati farmaceutici contenevano derivati attivi della canapa. La carta veniva prodotta prevalentemente a partire da fibre tessili, stracci, la qualità era maggiore di quella prodotta con la pasta di cellulosa e il metodo consentiva un efficiente riciclaggio delle risorse.  Ma a segnare una svolta alla canapa ci pensò la DuPont allorchè iniziò a fare la carta dalla cellulosa. DuPont aveva forti dipendenze economiche dalla Mellon bank (mr. Mellon è il ministro del tesoro USA e suo nipote, Anslinger, era a capo dell’ufficio narcotici ed è stato un “genio” del proibizionismo alcolico). Hearst (editore), a sua volta, ottiene i diritti di sfruttamento di vasti appezzamenti di foreste. Fiuta l’affare e tralascia l’uso della canapa nonostante fosse più vantaggiosa da coltivare e produce carta migliore. Mettendo la canapa fuori gioco questi personaggi possono guadagnare moltissimo ricavando carta dal legno, I petrolieri, a loro volta, contribuiscono alla campagna di disinformazione sulla canapa al solo scopo di eliminare dal mercato la risorsa concorrente ed imporre kerosene e benzina (che, a differenza degli oli e del metanolo ottenibile dalle fibre vegetali, sono risorse ad esaurimento, non riproducibli). Prevale, quindi, l’interesse commerciale e l’avidità di taluni imprenditori statunitensi e le loro multinazionali per fare della canapa il loro nemico numero uno e non facendosi scrupolo di trasformarlo in un nemico per tutta l’umanità.

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Non siamo criminali: coltivazione canapa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 marzo 2011

Roma, 22 marzo 2011, ore 11:30 Camera dei deputati, via della missione 4, con Rita Bernardini Conferenza stampa sulla regolamentazione della coltivazione domestica di canapa “Non siamo criminali” Intervengono: On. Rita Bernardini, deputata radicale Giancarlo Cecconi, segretario dell’ A.S.C.I.A. Claudia Sterzi, segretaria della Associazione Radicale Antiproibizionisti Giuseppe Nicosia, autore del libro “Leone bianco, leone nero – La legge non è uguale per tutti”. Nel corso della conferenza stampa verranno fornite informazioni e documentazioni sugli effetti devastanti della legge Fini – Giovanardi.

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Prigionieri degli ogm

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

“Attraverso un’autorizzazione ministeriale, è possibile coltivare un campo con Organismi Geneticamente Modificati. Ma ciò non dovrebbe avvenire. Fare coesistere coltivazioni  naturali (non OGM), con coltivazioni OGM, è impossibile”. Questo il commento chiaro dell’On. Scilipoti, (IDV), in riferimento all’espandersi di richieste di autorizzazione. “Se si inquinano le falde acquifere, se si scaricano in mare rifiuti tossici, se si contaminano le città con attività radioattive, si diventa criminali. Ma se si piazza una coltivazione OGM accanto a campi a coltura naturale senza nessuna barriera fisica, chimica o biologica – continua il deputato di Italia dei Valori – e il vento e gli insetti trasportano il polline di queste entità microbiologiche con materiale genetico modificato in maniera diversa da ciò che si verifica in natura e non sufficientemente testato, e  queste entità vanno a contaminare la popolazione e l’ambiente circostante,  chi saranno i colpevoli? Come si dovranno chiamare? Chi pagherà per i danni arrecati? Quali cure potranno essere predisposte?”. Conclude l’On. Scilipoti (IDV): “A parte i probabili danni al nostro DNA, stiamo rischiando fortemente, oggi, di mettere a repentaglio l’immagine e la sostanza del nostro made in Italy nel mondo, con buona pace dell’economia agricola e commerciale. Impediamo le piantagioni OGM: è la natura che lo richiede”.

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Da Ortogiardino un no agli ogm

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Dallo stand della Cia di Pordenone, presente a Ortogiardino, arriva un no agli ogm. «Nella settimana di presenza a una delle più importanti fiere pordenonesi, è stato effettuato una sorta di sondaggio relativo alla coltivazione delle colture gm – spiega il direttore Davide Vignandel -. Abbiamo così constatato, direttamente, che otto persone su dieci non sono d’accordo sul loro utilizzo. Al contrario – prosegue Vignandel – hanno manifestato molte perplessità sulla coltivazione libera e hanno ribadito il fatto che preferiscono mangiare con qualità, continuando ad acquistare prodotti non transgenici e direttamente nelle aziende agricole». A Ortogiardino, la Cia di Pordenone ha voluto presentare il mondo agricolo a una manifestazione espositiva visitata da circa 70.000 persone. Nello stand dell’organizzazione professionale faceva bella mostra di sé un vecchio trattore Landini a testa calda che trainava un aratro monovomere: un occhio rivolto alla storia e alle tradizioni agricole fortemente radicate nel territorio pordenonese. A fianco, lo sguardo era rivolto al futuro e alla necessaria sensibilità ambientale, con l’esposizione della nuova auto elettrica che verrà utilizzata dai funzionari della Cia per gli spostamenti cittadini. La settimana di presenza a Ortogiardino si è conclusa con una serie di degustazioni di prodotti locali e un porchetta offerta a tutti i visitatori che si spostavano tra gli stand. Un momento piacevole e condiviso per mettere in relazione il forte legame tra l’organizzazione, i propri associati e i consumatori dell’intero territorio provinciale. (orto giardino)

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Biocarburanti ed emissioni Co2

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2010

I biocarburanti non rappresentano una reale alternativa ai carburanti fossili. Il loro reale impatto in termini di emissioni è infatti complesso e vi sono forti rischi di sottostimare il loro reale effetto sull’ambiente”, questo il commento di Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, al decreto firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola e altri ministri, per aumentare fin da quest’anno la quota minima di biocarburanti da miscelare nei carburanti utilizzati nel settore dei trasporti.  Nel corso del 2009 – spiega ActionAid – le aziende italiane hanno prodotto e immesso sul mercato circa 1400mila tonnellate di biodiesel, prodotto prevalentemente con materia prima di importazione poiché il nostro paese possiede limitate superfici da destinare a questa coltivazione. Ciò significa che difficilmente si potranno produrre biocarburanti senza un massiccio ricorso alle importazioni, il che minaccia di annullare qualsiasi vantaggio ambientale se si pensa alle sole emissioni connesse al trasporto dei prodotti agricoli dai luoghi di produzione a quelli di trasformazione. Queste circostanze rischiano di esacerbare uno degli aspetti maggiormente negativi della produzione di biocarburanti ovvero il fatto che essa, comportando un massiccio utilizzo della terra per consumi non alimentari, entra in diretta competizione con la produzione di cibo, il che a sua volta ha forti ripercussioni sui prezzi degli alimenti stessi, sull’accesso alla terra, all’acqua e al credito per le comunità locali dei paesi di produzione.

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5 terre: “agricoltura e dissesto idrogeologico”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2009

Risulta quasi scontato sottolineare quanto questi due  elementi siano estremamente legati fra loro all’interno di un comprensorio fortemente antropizzato come quello delle 5 terre, appare evidente come sia di fondamentale importanza centralizzare il ruolo dell’agricoltura, non solo per l’aspetto economico, ma anche per come quest’ultima con il conseguente mantenimento dei muretti a secco,vere e proprie opere d’arte, possa limitare un processo morfologico involutivo altrimenti irreversibile. Le piogge invernali, provocano piccoli ma continui fenomeni franosi, in varie aree del nostro territorio, mentre con una maggiore coltivazione delle terre incolte verrebbero limitati,se inseriamo questi piccoli fenomeni in un contesto di monitoraggio più ampio possiamo renderci conto come le nostre terre siano appese ad un filo. Pensare che le politiche di gestione del territorio siano fatte solo in chiave turistica, prosegue Denevi, è assolutamente sbagliato e proprio per questi motivi si rischia di considerare l’agricoltura meno importante del turismo. Non credo che il turista accorto e sensibile all’ambiente provi piacere nel vedere più viti e uliveti nelle cartoline o nei siti internet che riguardano le 5 terre piuttosto di quante ce ne siano nella realtà. Le Amministrazioni e gli Enti che operano sul territorio dovrebbero assolutamente avviare progetti importanti che riguardano il mantenimento e lo sviluppo dell’agricoltura, tenendo conto altresì del ruolo che può rivestire nell’occupazione locale e di conseguenza del ripopolamento dei nostri paesi.Il numero dei residenti in costante diminuzione, soprattutto i giovani, che molto spesso cercano lavoro nelle vicine città, rischiando di perdere tradizioni e amore verso la terra d’origine. (Diego Denevi  consigliere com di vernazza idv.)

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A proposito di “nessuno tocchi Caino”

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

Lettera al direttore. Gentile direttore, Alberto Arbasino scherza simpaticamente su La Stampa (12 agosto) a proposito del famoso «nessuno tocchi Caino», e si chiede: “Già, ma chi? Dove stava «nessuno»? In località vicine, abitate da comunità già esistenti? E create da chi?”. E sembra ignorare che da molto tempo ormai gli studiosi protestanti e cattolici sono d’accordo, riguardo ai primi versi della Genesi,  nel ritenere che l’autore bilblico non intendeva assolutamente fare una cronaca della creazione, né una descrizione delle condizioni esteriori dell’uomo delle origini. Altrimenti ne deriverebbe che l’uomo sarebbe stato creato per ultimo stando a Gen 1, 1-2, 4a e per primo stando a Gen 2,4b-7; la luce al primo giorno (1,3), e il sole e  la luna al quarto (1,14 -19); che Caino e Abele, figli dei primi uomini, attendendessero alla coltivazione dei campi e alla pastorizia, attività riscontrabili solo qualche millennio prima di Cristo; che Caino costruisse una città (4,17); che il serpente prima che il Signore lo condannasse a strisciare sul ventre (3,14), avesse zampine…E mi fermo perché l’elenco è lungo. Purtroppo con un po’ di ritardo è stato ascoltato il buon Galileo, il quale ripeteva che la Scrittura vuole insegnare come si va in cielo e non come va il cielo. (Veronica Tussi)

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