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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘colture’

Progetto CREA per le colture Non-Food

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Il CREA Ingegneria e Trasformazioni Agroalimentari è il rappresentante italiano con l’Università di Bologna del progetto PANACEA, un Network Tematico, finanziato dal programa Horizon 2020 della Ue, che ha l’obiettivo di accrescere il contributo delle Colture Non-food (cioè quello non ad uso alimentare) alla Strategia europea per la bioeconomia, riducendo la dipendenza energetica dalle fonti fossili. Coordinato dal Centro di Ricerca greco CRES – Centre for Renewable Energy Sources and Saving, il Network PANACEA è composto da 18 partner provenienti da 10 Paesi europei.La bioeconomia costituisce un’alternativa alla economia basata sulle fonti fossili, che invece di utilizzare risorse come petrolio e carbone, si fonda sulla produzione di risorse biologiche rinnovabili e la conversione di queste sostanze, dei loro residui, e sottoprodotti in prodotti a valore aggiunto, quali componenti di base dei processi chimici per la produzione di biomateriali, bioplastiche, biochemicals.“In Europa, sottolinea Luigi Pari, primo ricercatore del CREA e responsabile scientifico del progetto, nonostante considerevoli investimenti in ricerca e sviluppo, le colture NFC destinate alla produzione di prodotti bio-based e bioenergia, non sono ampiamente diffuse, principalmente a causa della mancanza di filiere di approvvigionamento e di un’adeguata politica di incentivi economici. Pertanto, la crescente domanda di materie prime da parte delle industrie bio-based, rende necessaria un’efficace diffusione delle NFC nell’agricoltura europea”.La bioeconomia è vista come un possibile motore di sviluppo economico dell’Unione europea, in quanto la quota di mercato dei prodotti a base biologica nell’UE28 è in crescita. Nel 2010 l’industria chimica europea ha utilizzato circa l’8-10% di materiali rinnovabili per produrre sostanze chimiche e polimeri, mentre si stima che nel 2030 fino al 30% dei materiali a base di olio minerale saranno sostituiti da alternative biologiche.Il mercato UE delle bio-plastiche è passato dai circa 485 milioni di € nel 2013, fino a 1,4 miliardi nel 2020 (+55%). Il mercato dei bio-lubrificanti raggiungerà 640 milioni di euro nel 2020 (con uno sviluppo del 56), mentre il mercato dei tensioattivi bio-based dovrebbe aumentare fino a circa 1,3 miliardi di € nel 2030, (con un incremento del 91%). La transizione verso un’economia bio-based ha un grande potenziale in termini di crescita economica, sviluppo rurale e riduzione della dipendenza dalle fonti fossili, ma deve affrontare molte sfide. Il Network PANACEA intende promuovere l’incontro tra ricerca, industria e agricoltura, con l’obiettivo di diffondere le conoscenze e i risultati di ricerca e innovazione sulle più promettenti colture non-food lungo l’intera catena del valore (coltivazione, trasformazione, utilizzo).Il CREA ha parte attiva in tutte le azioni del progetto, tra cui la prossima realizzazione di corsi di formazione per agronomi e agricoltori, soprattutto sulla meccanizzazione e la logistica delle NFC. Tra le azioni di recente realizzazione si segnala l’organizzazione di due National value chain event, focalizzati rispettivamente sulla filiera della canapa e su alcune oleaginose a uso tecnico.

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Dopo la sentenza in materia di Ogm

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

“Le sentenze non si commentano mai, ma la politica deve fare la sua parte. Le Regioni da tempo hanno espresso il loro orientamento a tutela dell’agricoltura biologica e convenzionale, e quindi libera da Ogm”. Con queste parole Susanna Cenni, deputata toscana del Pd in Commissione Agricoltura spiega la scelta di depositare un’interrogazione urgente al ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sulla questione Ogm, a seguito delle recenti minacce di semina selvaggia di colture geneticamente modificate e della sentenza del Tar del Lazio che annulla il divieto di messa in coltura di varietà di mais transgenico, previsto dal decreto dell’ex ministro Zaia”.
“Le Regioni – continua Cenni – hanno da tempo fatto le loro scelte in modo molto chiaro, legiferando, come la Corte Costituzionale ha stabilito nel 2006, e chiedendo al Governo di attivarsi per la clausola di salvaguardia. Altrettanto netta e maggioritaria è la volontà della maggioranza dei consumatori e del mondo agricolo italiano: no a coltivazioni geneticamente modificate. Adesso, dopo la sentenza del Tar Lazio, occorre che il quadro normativo si chiarisca sul serio, è necessario che alla richiesta delle Regioni venga fornita adeguata e trasparente risposta, anche per evitare che atti estremi, provocatori ed illegittimi, come la semina clandestina di Ogm si possano ripetere”.
“Molte sono state nei mesi scorsi le interrogazioni sul tema che sono state ignorate dal Ministro Galan e che ad oggi non hanno ricevuto risposta. Adesso – conclude la deputata toscana – vogliamo sapere come il nuovo ministro intenda passare dalle dichiarazioni più volte rilasciate a favore di un’agricoltura libera da Ogm, ai fatti. Per questo chiediamo che venga a riferire in Commissione Agricoltura circa eventuali rischi concreti che l’agricoltura italiana potrebbe incontrare dopo la sentenza, e a informare sulle sue reali e fattive intenzioni, per questo ho depositato una nuova interrogazione all’attenzione del Ministro Romano”.

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Bioetanolo di seconda generazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2011

Chemtex, società del gruppo chimico multinazionale con sede in Italia Mossi & Ghisolfi, ha scelto Allea – agenzia di comunicazione e relazioni istituzionali specializzata nei mercati dell’energia, ambiente, chimica, infrastrutture e trasporti – per le attività di relazioni stampa e di comunicazione. Chemtex ha lanciato il programma agro-industriale più avanzato per la produzione di bioetanolo di seconda generazione, cioè da colture non alimentari. Il programma prevede la realizzazione della bioraffineria di Crescentino (Vercelli), la più importante al mondo con una capacità di oltre 45.000 tonnellate/anno, in grado di produrre bioetanolo con convenienza anche con prezzi dei barili di petrolio attorno ai 60 dollari. La materia prima utilizzata sarà l’Arundo Donax, la comune canna dolce nostrana, in grado di produrre quantitativi doppi di biomassa rispetto alla generazione precedente, su terreni marginali e senza infestare. Altri punti forti del programma Chemtex sono la filiera corta e la creazione di strutture di servizio per il territorio. “Allea è da sempre vicina al mondo dell’innovazione in ambito energetico, promuovendo iniziative di livello nazionale e internazionale come il Festival dell’Energia, l’Osservatorio Nimby Forum e il portale di approfondimento Energiaspiegata.it – commenta Emilia Blanchetti, partner Allea – L’ambizioso progetto di Chemtex si inserisce quindi perfettamente nei nostri programmi per il sostegno allo sviluppo e per la creazione di consenso e partecipazione verso  iniziative industriali all’avanguardia.”

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Oltre mille aziende danneggiate dalla grandinata

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2009

La Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) di Pordenone a distanza di qualche giorno dalla grandinata di venerdì scorso fa le prime stime dei danni. I comuni maggiormente colpiti risultano essere stati quelli di Zoppola (località di Murlis, Castions, Orcenico, Ovoledo), Arzene, San Quirino (località Santa Foca, Sedrano), Cordenons, San Martino di Campagna e San Vito al Tagliamento. In queste aree, i danni sono stati enormi (è in corso di accertamento l’entità esatta) e si stima già in circa un migliaio il numero di aziende coinvolte, in tutta la provincia.  Danni pesanti si sono verificati alle strutture quali stalle, capannoni per le attrezzature con coperture in fibrocemento e amianto e alle abitazioni degli imprenditori agricoli. Riguardo alle colture, le più colpite risultano essere la vite (soprattutto i nuovi impianti), l’actinidia e i seminativi. Nella zona specializzata tra Zoppola, Arzene e Rauscedo, le prime stime parlano di danni visibili sui vigneti tra il 75 e il 90 per cento. Per mais, frumento, orzo e colza, si segnalano perdite totali dei raccolti con un aggravio, per le aziende, dei costi di produzione dovute alla risemina degli stessi.“Le nostre imprese agricole oggi –  spiega il direttore della Cia di Pordenone, Davide Vignandel – si trovano in una grave difficoltà, dovuta al fatto che il Fondo di solidarietà nazionale non è stato ancora erogato e, proprio per questo, la maggior parte di esse non aveva ancora assicurato le colture in campo. Inoltre – prosegue Vignandel – le riparazioni delle strutture con coperture di fibrocemento e amianto aggravano la situazione, in quanto le stesse aziende devono impiegare capitali ingenti per poter far fronte allo smaltimento dei materiali e continuare con le attività di tutti i giorni”. In particolare per l’eternit, servono degli interventi mirati da parte della Regione o della Provincia, per sostenere finanziariamente almeno quelle più colpite.    La Cia auspica che, in un momento di grave difficoltà come questo, dovute soprattutto al caro prezzi, agli aiuti comunitari che ritardano ad arrivare e alla enorme burocrazia che da parecchi anni soffoca l’attività quotidiana, ci siano delle risposte in tempi veramente rapidi, senza ulteriori aggravi burocratici e di costi per gli imprenditori agricoli.

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