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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Il Ministro vuole combattere gli abbandoni scolastici

Posted by fidest press agency su sabato, 14 luglio 2018

Marco Bussetti, nel presentare le linee guida alle Commissioni Cultura di Senato e Camera, ha detto che “la dispersione scolastica” è fondamentale da combattere per incentivare “tutti i ragazzi a raggiungere almeno un titolo d’istruzione secondaria superiore”, in una scuola “che parli tutti i nuovi linguaggi (scientifici, tecnologici, multimediali)” e anche di “tecnologia che può ‘avvicinare’ al resto d’Italia gli istituti delle zone disagiate (isole, luoghi montani)” e che quindi “abbatta qualunque barriera: strutturale, economica, geografica”. Sulla necessità di ridurre l’ancora elevato numero di abbandoni precoci dei banchi, prima del 16anno di età, oggi attorno al 15% a fronte dell’obiettivo UE del 10% da centrare entro il 2020, il sindacato non può che essere d’accordo. Sulle modalità da adottare, per raggiungere quel risultato prezioso, invece Anief ha idee diverse. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per superare la dispersione scolastica occorre introdurre un organico del personale diversificato, in base al territorio dove sono collocate le scuole. Laddove vi sono contesti socio-culturali difficili, quali possono essere le zone deprivate, isolate, con un alto tasso di alunni stranieri, è chiaro che occorre un organico maggiorato. Anche perché è provato che un ragazzo senza un titolo di studio, salvo i casi in cui esistono realtà familiari a protezione, è destinato a diventare un Neet, una condizione che in Italia spopola. Inoltre, sarebbe altrettanto utile anche anticipare di un anno l’inizio della scuola dell’obbligo e anche introdurre l’attività motoria in aggiunta all’orario settimanale, quindi come disciplina e non come progetti estemporanei, sicuramente validi, ma pur sempre facoltativi e spesso anche finanziati dalle famiglie.

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Una Procura europea per combattere le frodi

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

European CommissionAttualmente, solo le autorità nazionali possono indagare e perseguire le frodi connesse al bilancio dell’UE, come l’uso improprio dei fondi strutturali o le frodi transfrontaliere relative all’IVA, ma la loro giurisdizione è limitata alle frontiere nazionali. La Procura europea (European Public Prosecutor’s Office – EPPO) consentirà lo scambio rapido di informazioni, il coordinamento delle indagini di polizia, il congelamento e sequestro dei beni, nonché l’arresto transfrontaliero degli indagati. Inoltre, lavorerà in stretta collaborazione con Eurojust, l’Agenzia dell’UE per la giustizia penale, e con l’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, per garantire un maggiore successo delle azioni penali e un recupero efficace delle somme truffate. La risoluzione è stata approvata con 456 voti favorevoli, 115 contrari e 60 astensioni.
Ora che il Parlamento ha dato la sua approvazione all’istituzione dell’EPPO, il Consiglio può adottarne formalmente il regolamento. L’EPPO dovrebbe essere operativa tra il 2020 e il 2021.
L’EPPO sarà istituita nell’ambito di una cooperazione rafforzata tra 20 Stati membri. Gli 8 Paesi che attualmente non hanno aderito – Svezia, Paesi Bassi, Malta, Ungheria, Polonia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca e Ungheria – potranno farlo in qualsiasi momento.L’ufficio centrale dell’EPPO avrà sede a Lussemburgo, con un procuratore capo e i procuratori di tutti i Paesi aderenti a dirigere le indagini penali quotidiane svolte dai procuratori delegati in tutti gli Stati membri partecipanti. Il 5 luglio scorso, il Parlamento ha approvato le definizioni comuni dei reati connessi alle frodi che ricadranno sotto la giurisdizione dell’EPPO. L’elenco dei reati potrebbe in futuro essere ampliato per includere, ad esempio, il terrorismo.

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Combattere il bullismo scolastico

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2015

dublinoDublino. Sarà il centro anti-bullismo dell’Università di Dublino a ospitare la seconda conferenza internazionale di Sonet-Bull, il progetto finanziato dal programma europeo Erasmus con l’obiettivo di ricercare strategie comuni di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo scolastico. Nel corso della conferenza sono stati presentati i primi risultati della piattaforma online dedicata alle comunità scolastiche, alle famiglie e a tutti gli attori coinvolti nel fenomeno.
Sonet-Bull è il progetto biennale attuato dalla Greek National Agency nell’ambito di Erasmus Plus Programme, Key Action 2 “Strategic Partnerships”, per prevenire e contrastare il fenomeno del bullismo scolastico. Il programma, promosso da cinque partner di quattro paesi europei (Hellenic Open University, Grecia – INFOREF, Belgio – Computer Technology Institute & Press Diophantus, Grecia – Fondazione Mondo Digitale, Italia – Dublin City University, Anti Bullying Centre, Irlanda), si fonda sull’idea che il bullismo on si combatta con azioni isolate, ma con strategie e strumenti innovativi capaci di fare rete e creare comunità educative.
Il progetto prevede l’utilizzo della piattaforma http://www.sonetbull-platform.eu per condividere le buone pratiche e le strategie per contrastare i casi di bullismo. Se ne parlerà durante la conferenza stampa dedicata del 18 novembre 2015 alle ore 14 presso il National Anti-Bullying Research and Resource Centre dell’Università di Dublino.
“I partner europei del progetto Sonet-Bull stanno lavorando insieme per sviluppare uno spazio online che unisca nuovi approcci pedagogici, come il peer learning e il crowd-sourcing, con strumenti di social networking ampiamente diffusi tra i giovani per formare le comunità scolastiche in tema di bullismo e offrire loro un supporto tempestivo e continuato” afferma James O’Higgins Norman, direttore del National Anti-Bullying Research and Resource Centre irlandese.
“La prima versione della piattaforma è pronta ed è online. Si tratta di una piattaforma di ‘apprendimento fra pari’ che integra strumenti di social networking – come blog, forum, tag cloud – e consente agli utenti di accedere a materiale di formazione, consultare casi di studio, instaurare dibattiti e scambiarsi esperienze di bullismo a scuola” aggiunge Catherine Christodoulopoulou, portavoce di Computer Technology Institute and Press Diophantus (CTI), Grecia.
La piattaforma è uno strumento strategico per la realizzazione di un percorso formativo dedicato a tutti i protagonisti della comunità scolastica per prevenire e contrastare in maniera adeguata i fenomeni di bullismo a scuola, sviluppando forme di collaborazione scuola-famiglia e garantendo l’adeguato supporto sia alle vittime che agli aggressori coinvolti.

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“Combattere l’inquinamento con gli alberi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2015

alberiBologna Giovedì 29 Ottobre, ore 17, presso la sala del Cubiculum Artistarum dell’Archiginnasio di Bologna, Piazza Galvani 1, si terrà l’incontro “Combattere l’inquinamento con gli alberi”.All’interno degli eventi mensili organizzati dall’Accademia Nazionale di Agricoltura in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali dell’Emilia Romagna Riccardo Adversi – Dottore agronomo forestale e landscape designer – tratterà il tema dell’utilizzo della vegetazione come valido strumento di contrasto dell’inquinamento urbano.Il costante innalzamento di polveri sottili, gas, allergeni, CO2 e temperature è, ormai, diventato una costante delle aree urbane e un problema per la salute degli abitanti. La vegetazione all’interno delle città può rivelarsi un valido aiuto nel contenere e regolare gli effetti negativi del microclima all’interno dei centri abitati. In particolare gli alberi svolgono una costante e significativa azione favorendo molteplici funzioni benefiche: estetico-paesaggistica, termoregolatrice, igienico-sanitaria, climatico-ambientale.Gli alberi però, come ogni essere vivente, necessitano di spazi e cure adeguate che, inevitabilmente, portano a costi per l’impianto e la manutenzione di aree verdi efficaci. Il tema è attualmente tra i più dibattuti, non solo in ambito scientifico, ma anche dall’opinione pubblica sempre più interessata ai temi della salvaguardia ambientale, in particolare, quando si unisce alla vivibilità e salubrità delle zone urbane. Una risposta potrebbe, infatti, provenire dallo sviluppo accordi volontari con aziende private poste sul territorio, come già avviene in molti paesi europei, allo scopo di compensare la loro impronta ambientale (carbon footprint) attraverso uno studio delle emissioni prodotte con il sistema LCA – Life-Cycle Assessment. Queste e altre possibilità saranno trattate all’interno del pomeriggio.
Riccardo Adversi: Dottore Agronomo e forestale è stato, dal 1987 al 1996, Collaboratore esterno della Cattedra di Paesaggistica, Parchi e Giardini della ex Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Oggi è membro della Commissione Edilizia e Qualità Ambientale del Comune di San Lazzaro di Savena (BO) e socio dell’Associazione Italiana di Architettura e del Paesaggio (AIAPP).
L’incontro “Combattere l’inquinamento con gli alberi” che si terrà, alle ore 17, presso il Cubiculum Artistarum dell’Archiginnasio di Bologna in Piazza Galvani 1, vedrà l’introduzione dei relatori da parte del prof. Gianpietro Venturi – Accademia Nazionale di Agricoltura. Ingresso libero fino a esaurimento posti. (alberi)

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Situazione nella Repubblica Centrafricana

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

repubblica-centrafricanaCombattere la povertà e sanare le profonde ferite nel cuore della popolazione. Sono queste le due principali sfide che la Chiesa in Centrafrica affronta oggi, come racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Cyr-Nestor Yapaupa, vescovo di Alindao.Il presule, a Roma per partecipare al Sinodo sulla famiglia, ha visitato ieri la sede italiana della fondazione pontificia e descritto le gravi difficoltà vissute dalla sua diocesi negli ultimi due anni. «È nel nostro territorio che la Seleka ha iniziato la sua ribellione. Il 2013 è stato un anno terribile per noi». Nei primi mesi la coalizione ribelle ha preso di mira le strutture della Chiesa, saccheggiando sistematicamente presbiteri, centri sanitari, strutture della Caritas. Tutti i veicoli appartenenti alla diocesi sono stati rubati, inclusa l’unità mobile che forniva assistenza medica agli abitanti dei villaggi. «La comunità cristiana ha sofferto moltissimo, perché molti parroci sono stati costretti a lasciare le loro parrocchie: i ribelli li avevano derubati di tutto e non avevano più niente di che vivere». La diocesi è riuscita comunque a mettersi in piedi, anche grazie al sostegno di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha donato 40mila euro per le riparazioni di emergenza. «Così abbiamo potuto almeno rifare le porte delle canoniche. Anche la comunità di fedeli si è molto adoperata per i suoi sacerdoti, privandosi di quel poco che aveva per acquistare dei materassi per le canoniche».Nel 2014 la situazione è lievemente migliorata e l’arrivo delle forze internazionali ha fatto spinto molti ribelli a lasciare la capitale Bangui. Ma nella diocesi di Alindao la Seleka è rimasta fino ad oggi. «Per il momento la loro presenza è circoscritta ad alcune aree, ma ora vari gruppi ribelli si sono uniti e sostengono di voler marciare nuovamente verso la capitale. Possiedono molte armi e dunque sono ancora estremamente pericolosi».Il permanere degli uomini della Seleka, scoraggia molti dei cristiani che avevano abbandonato la diocesi nel 2013 a far ritorno nelle loro case. «Per oltre 273mila abitanti abbiamo soltanto tre medici – spiega monsignor Yapaupa – e anche gli insegnanti hanno paura di tornare». Pur tra gravi difficoltà, la Chiesa continua a sostenere la popolazione. Le sette scuole cattoliche di Alindao sono le uniche ad essere rimaste aperte in questi quasi tre anni di crisi ed ora l’impegno del vescovo è rivolto a ripristinare l’unità mobile per fornire assistenza medica nei villaggi. «In futuro vogliamo anche dar vita ad un centro d’ascolto. Accanto alla povertà, curare le gravi ferite che i drammatici avvenimenti hanno inferto alla popolazione, rappresenta una delle nostre principali sfide. In molti hanno perso i propri cari e ci vorrà molto tempo per rimarginare queste ferite».Intanto la Chiesa locale e il popolo centrafricano attendono con ansia la visita di Papa Francesco. «Il Pontefice cercherà di portarci la pace e di unire il paese. Ed è essenziale in tal senso la sua decisione di visitare la comunità musulmana e quella protestante, che saranno poi entrambe invitate alle nostre celebrazioni».

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Per combattere il tumore un aiuto fondamentale viene anche dall’alimentazione

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2015

tumore metastatico1“Cibo ed emozioni: salute e qualità di vita in equilibrio perfetto” è l’evento organizzato ieri dall’Istituto Nazionale dei Tumori a Expo2015 per mostrare come la dieta sia parte integrante delle terapie, un’arma per prevenire le patologie oncologiche e per “difendersi” dalle recidive, ma anche un supporto ai trattamenti farmacologici e un sostegno per chi sta affrontando le cure palliative. Il cibo per prevenire, il cibo dopo la diagnosi, il cibo come sostegno nella malattia. La parola d’ordine è “prendersi cura di se stessi”, attraverso uno stile di vita sano e senza dimenticare le emozioni che derivano dalla stimolazione di tutti i cinque sensi.
Ne hanno parlato ieri chef, medici ed esperti di alimentazione in un gremito Auditorium Expo durante il convegno “Cibo ed emozioni: salute e qualità di vita in equilibrio perfetto” organizzato dall’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano, polo di eccellenza nella ricerca pre-clinica, traslazionale, clinica e assistenziale in ambito oncologico, con il patrocinio di AIRC, da anni sostiene diversi progetti su alimentazione e cancro di INT. In tanti, dalla platea, hanno chiesto informazioni sull’alimentazione corretta per stare in salute.Ha aperto la giornata il presidente dell’INT dottor Giuseppe De Leo che ha portato i saluti del Direttore Generale e del Consiglio di Amministrazione.Con lui c’era lo chef Davide Oldani, ambasciatore di Expo e della buona cucina, che, attraverso i suo “consigli pop”, ha spiegato l’importanza di scegliere sempre cibi diversi, che seguano la stagionalità, evitando pietanze riscaldate o reinventate. “Misurare le giuste dosi permette di evitare gli sprechi e di proporre piatti preparati al momento – ha detto Oldani – senza l’aggiunta di ulteriori condimenti”.Tesi apprezzata dal dottor Franco Berrino, Epidemiologo che da anni conduce studi e lezioni sull’alimentazione contro il cancro, che ha ribadito l’importanza di “mantenersi snelli tutta la vita, evitando cibo spazzatura, come patatine e bibite gasate e privilegiando cereali, legumi e verdura”, e il dottor Vittorio Krogh, direttore della struttura complessa di epidemiologia e prevenzione dell’INT, che ha presentato alcuni dati di EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), studio europeo che ha l’obiettivo di far luce sulla relazione tra dieta, stile di vita, fattori ambientali e incidenza di cancro e altre malattie croniche.Gli approfondimenti sono stati moderati dal dottor Ugo Pastorino, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto dei Tumori e dal professor Alberto Zanchetti, figura di spicco a livello internazionale nel campo dell’ipertensione. Pastorino ha sottolineato un altro aspetto della prevenzione: “Prevenire significa non sprecare risorse, anzi investirle in cure più tecnologiche”.Il professor Luigi Fontana dell’Università di Washington, massimo esperto mondiale in tema di restrizione calorica, ha illustrato nuovi studi in corso basati sulla limitazione calorica per migliorare lo stato di salute e per favorire la longevità e sul digiuno in caso di chemioterapia che sembrerebbe portare notevoli vantaggi nell’ambito delle cure. Sempre di dieta, in questo caso però specifica per ridurre il rischio di recidiva in pazienti con tumore testa-collo dopo le cure, si è occupato il dottor Paolo Bossi, dirigente medico del dipartimento di Medicina Oncologica dell’INT, il primo studio a livello europeo determinato a valutare se una dieta (dietInt).Anna Villarini, biologo-nutrizionista del dipartimento di Medicina Predittiva e per la Prevenzione dell’INT ha precisato che“parlare di cibo come prevenzione o come supporto alla cura evoca, in molte persone, emozioni negative: quelle legate alla rinuncia, più o meno voluta. Affinché mangiare non sia solo ‘nutrirsi’ è necessario che i cambiamenti diventino momenti per prendersi cura di se stessi e per riscoprire sapori, odori, il tatto, la vista e l’udito. Un’armonia di ingredienti nel rispetto delle più recenti e importanti indicazioni scientifiche in campo nutrizionale”.In tema di alimentazione in oncologia è necessario però distinguere il diverso ruolo che il cibo può avere nella prevenzione della malattia e nel paziente in trattamento.
Nella prevenzione, l’alimentazione svolge un importante ruolo protettivo, se inserita in un sano stile di vita e seguita per lunghi periodi. Diversa è la situazione nel paziente: in questo caso l’alimentazione deve essere orientata a mantenere lo stato nutrizionale in equilibrio e a ridurre gli effetti collaterali dei trattamenti. Deve pertanto essere adeguata alle diverse condizioni di malattia. La chemioterapia e i suoi effetti collaterali, il calo ponderale, le difese immunitarie basse, il sapore metallico, la nausea sono alcuni degli aspetti che è possibile affrontare attraverso una dieta calibrata per ciascun paziente, o addirittura attraverso un’alimentazione artificiale, qualora non sia possibile agire diversamente.Lo spiega la dottoressa Cecilia Gavazzi, responsabile S.S.D. Terapia Nutrizionale dell’INT: “Nel paziente sotto trattamento l’alimentazione e la determinazione dello stato nutrizionale sono importanti. La dieta viene variata di volta in volta a seconda delle condizioni del paziente. Non a caso, durante il convegno sono stati proposti due focus molto specifici su alimentazione e neoplasie: la dottoressa Serena Della Valle, Gastroenterologa, ha sottolineato l’importanza dello stato nutrizionale durante il trattamento oncologico mentre la dietista Silvia Colatruglio, ha parlato dei problemi nutrizionali nei pazienti con neoplasie gastrointestinali; l’oncologo Marco Platania ha illustrato il tema dei problemi nutrizionali nelle donne con cancro al seno durante la chemioterapia”.“Quando la malattia si aggrava, l’alimentazione riveste ancora un aspetto fondamentale ma gli obiettivi sono diversi – ha spiega il dottor Augusto Caraceni, Direttore della Struttura Complessa di Cure Palliative, Terapia del Dolore e Riabilitazione dell’INT -.È necessario adattare la dieta alle esigenze della persona malata. Per questo è in corso un progetto, seguito da nostri infermieri (tra cui Arianna Rossi), che offre la possibilità di nutrirsi e mantenere il piacere di alimentarsi nonostante si possano presentare disturbi, come alterazioni del gusto”.
Il progetto prevede la valutazione della percezione di diversi gusti (amaro, dolce, salato …) da parte di ciascun paziente. A quel punto vengono valutati menù diversificati e personalizzati insieme al personale del Campus Cascina Rosa.“In questi casi si valorizza la multidisciplinarietà nella valutazione delle esigenze del singolo paziente”, ha concluso Caraceni.

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Condividere i dati per combattere l’evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 dicembre 2013

Parlamento e Palazzo Chigi

Parlamento e Palazzo Chigi (Photo credit: agenziami)

Il Parlamento ha votato a favore di nuove norme che obbligano gli Stati membri a raccogliere e condividere automaticamente, entro il 2017, i dati sul reddito da lavoro dipendente, i compensi agli amministratori, le assicurazioni sulla vita, le pensioni e le proprietà. Entro il 2017, sarà inoltre richiesto ai singoli paesi di raccogliere e condividere informazioni su altri redditi, inclusi dividendi, plusvalenze e saldi dei conti bancari.Attualmente, le regole vigenti non impongono ai paesi di raccogliere e condividere la totalità di tali informazioni.Nella votazione avvenuta in sessione plenaria, il Parlamento, solo consultato in materia fiscale, ha respinto la raccomandazione della commissione per i problemi economici e monetari, secondo cui il “principio di disponibilità”, che prevede che un paese debba fornire unicamente i dati che decide di raccogliere, dovrebbe essere mantenuto. Tuttavia, in caso di violazione delle regole, gli Stati membri incorrerebbero in sanzioni.La risoluzione è stata approvata con 360 voti a favore, 59 contrari e 287 astensioni.

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Combattere il dolore episodico intenso

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Padova, Condividere le conoscenze, creare confronto, collaborazioni e sinergie tra professionisti, organizzazioni, aziende e istituzioni per valorizzare e consolidare la valutazione delle tecnologie per la cura del dolore episodico intenso. Con questi obiettivi ha fatto tappa lunedì scorso a Padova, presso l’Hotel Sheraton di Corso Argentina 5, il programma di formazione itinerante sull’HTA nel Breakthrough cancer Pain (BTcP) o dolore episodico intenso, ovvero gli accessi di dolore severo che colpiscono circa il 60% dei pazienti oncologici, benché già in terapia per il contenimento del dolore di base. L’iniziativa consiste in una serie di workshop che si svolgeranno in 8 città d’Italia, per illustrare i criteri dell’Health Tecnology Assessment (HTA) applicati, appunto, ad una delle più insidiose e rilevanti manifestazioni di dolore neoplastico. L’HTA, strumento multidisciplinare di valutazione, è di grande attualità in tempi in cui è indispensabile ottimizzare la spesa sanitaria. La sua applicazione è necessaria per fornire ai decisori prove scientifiche, al fine di intraprendere le scelte migliori in termini di efficacia, efficienza ed equità nel contesto sanitario. Nello specifico caso del dolore episodico intenso, a due anni dall’entrata in vigore della Legge 38 che disciplina terapia del dolore e cure palliative, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha elaborato un modello farmacoeconomico per la gestione del BTcP, con la collaborazione di un panel di esperti della Società Italiana di HTA (SIHTA), della Società Italiana Cure Palliative (SICP), della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (SIFO) e della Società Italiana Medicina Generale (SIMG). Nel tour formativo, che si svolge sotto l’egida del Ministero della Salute, prendendo le mosse dagli aspetti clinico-epidemiologici, farmacologici ed etici del dolore episodico intenso, un pool di esperti affronterà il tema dell’HTA, per stimolare un dialogo mirato al raggiungimento di un modello di gestione integrata delle cure palliative.
Il dottor Marco Spizzichino, Direttore dell’Ufficio di Cure Palliative e Terapia del Dolore del Ministero della Salute, si sofferma proprio sulla conformità dell’HTA alla filosofia di fondo della Legge 38 del 2010: “La grande innovazione della legge d’avanguardia su cui si fonda in Italia il contrasto alla sofferenza fisica del malato, è anzitutto quella di considerare il dolore non solo come un sintomo, ma come vera e propria patologia. L’HTA, analisi scientifica per l’individuazione di una terapia ottimale al servizio di pazienti lacerati da dolori spesso invalidanti, rappresenta quindi la miglior ricezione dei suggerimenti della Legge 38: combattere il dolore episodico intenso come patologia, per migliorare la qualità di vita dei pazienti e in primis ridare dignità alle persone che soffrono. Non a caso, uno dei più importanti profili di valutazione presi in esame dall’approccio HTA al dolore episodico intenso è proprio il parametro etico. Concludo con un riconoscimento a tutte le organizzazioni impegnate nella diffusione della cultura dell’HTA nel trattamento del BTcP: lunedì, nella sala conferenze di Padova, c’erano rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, SIHTA, SICP, SIFO, SIMG, Università Cattolica, e un uditorio composto dagli attori più disparati del panorama sanitario, dai medici ai farmacisti, dai palliativisti ai farmacologi, sino agli economisti e ai decisori”.
Prossime tappe del Progetto, dopo la partenza da Roma, la giornata milanese della scorsa settimana e la tappa padovana di ieri, saranno Ancona, il 5 giugno, e poi Messina e Firenze. Seguiranno, dopo la pausa estiva, Bari e Novara.L’accesso ad un’adeguata terapia antalgica è uno degli obiettivi della Legge 38 del 15 marzo 2010, attraverso la quale l’Italia si è distinta per sensibilità e attenzione verso i diritti del paziente: la cosiddetta “legge 38 sul dolore” è infatti il primo sistema normativo, in ambito europeo, che riconosce al problema del dolore un’incidenza sulla qualità di vita del paziente e una capacità inabilitante che vanno arginate attraverso il riconoscimento e la tutela di veri e propri diritti fondamentali del malato. Si tratta di obiettivi ambiziosi, il cui raggiungimento appare un continuo work in progress soprattutto nell’ambito oncologico, nel quale il dolore può divenire uno dei principali problemi da fronteggiare. Per quanto concerne la diagnosi e il trattamento del dolore oncologico, negli ultimi anni particolare attenzione è stata posta nell’identificazione e gestione del BTcP, un tipo di dolore sottostimato e non trattato ancora in maniera appropriata.(Marco Giorgetti)

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Per combattere le micosi cutanee basta una foto

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2012

Cologno Monzese, “Pelle in-foto” è una campagna educazionale realizzata da Janssen Italia per aiutare il Medico di Medicina Generale nell’attività di sensibilizzazione dei pazienti a tenere sotto controllo pelle ed unghie e a individuare precocemente un’eventuale manifestazione cutanea.
L’iniziativa mette in evidenza l’importanza della collaborazione attiva del paziente che, attraverso un’opportuna informazione, viene invitato dal proprio medico curante a inviargli, in caso di dubbio o sospetto, una foto dell’area cutanea o ungueale interessata (da un cellulare o via email). Il medico, a sua volta, ne valuterà la rilevanza clinica, rispondendo con le istruzioni del caso (ad es. “nulla di rilevante”, “monitora la situazione” o “urge una visita”).
Si tratta di un momento educazionale attivo nella massima stagionalità delle micosi, ma che potrebbe aiutare anche nella diagnosi precoce di tutte le varie patologie dermatologiche. L’obiettivo è di stimolare una maggior attenzione alla pelle da parte della popolazione generale, di agevolare una migliore relazione medico-paziente e di fornire un servizio a supporto del Medico di Medicina Generale.
Il progetto si inserisce all’interno del programma di informazione dermatologica “Pelle In-forma”, che si avvale di una serie di strumenti digitali. Sono infatti attivi il sito web pelleinforma.com e, grazie alla collaborazione della Dr.ssa Sandra Lorenzi, un canale @pelleinfoto su Twitter, uno tra i social media più utilizzati al mondo. Questi canali innovativi sono volti alla veloce divulgazione di suggerimenti e informazioni che i medici potranno trasferire ai pazienti per il miglior controllo delle dermatomicosi.
La Dottoressa Sandra Lorenzi, specialista in Dermatologia e Venereologia all’Università degli Studi di Bologna e dell’Istituto Dermatologico Europeo di Milano, cura interamente i contenuti scientifici del Programma “Pelle In-forma”. “Le dermatomicosi sono una patologia molto frequente e diffusa, che interessa tutte le fasce di età. Twitter è un canale in più, un metodo moderno e veloce di comunicare nell’ambito di un progetto più vasto di informazione e di interazione col pubblico, sempre mediata dal medico, che all’occorrenza consente anche di visualizzare in foto la patologia” afferma la Dottoressa.
Sul sito pelleinforma.com il medico trova un archivio di immagini cliniche sulle micosi cutanee organizzate per diagnosi, che costituiscono un riferimento e un modello di comparazione per l’interpretazione delle foto dei pazienti. Attraverso una seconda sezione, creata ex novo, ogni medico registrato può inserire il proprio album fotografico digitale con le immagini da lui diagnosticate. Un supporto dunque per l’intera comunità scientifica, che potrà non solo attingere ma anche contribuire a questo canale per il raggiungimento di un obiettivo comune: una diagnosi appropriata e una terapia mirata per una sempre maggiore attenzione al paziente, per aiutarlo a prevenire le micosi cutanee o a ottimizzare i risultati della terapia farmacologica.
Per completare il progetto e rendere ancora più agevole la consultazione clinico-iconografica e farla diventare un reale ausilio alla diagnosi delle micosi cutanee, Janssen da settembre renderà disponibile un’applicazione sulle dermatomicosi per iPhone /iPad. (eleonora cossa)

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Volontari per combattere le ulcere

Posted by fidest press agency su sabato, 12 maggio 2012

Corato (Ba) Rappresentano uno dei maggiori problemi nel mondo occidentale. Secondo l’Osservatorio permanente della sanità, ne soffrono circa due milioni di italiani, ma quasi certamente il dato è sottostimato. Stiamo parlando delle ulcere cutanee croniche che non tendono a guarire spontaneamente per cause varie e che sono nella maggioranza dei casi dovute ad altre malattie, in particolare diabete, malattie vascolari e a tutte quelle disfunzioni che costringono il paziente a letto. Le forme più comuni sono l’ulcera venosa (la più frequente sia a livello mondale sia nazionale, di cui soffrono prevalentemente donne intorno ai 40 anni), da piede diabetico, da decubito, arteriosa-mista, reumatologica, neoplastica.
“Le ulcere cutanee rappresentano una vera e propria piaga sociale e la cura rappresenta una delle prestazioni sanitarie più costose in assoluto” dichiara la dott. Angela Garrubba, responsabile dell’ambulatorio di Vulnologia e Geriatria del Presidio Ospedaliero Umberto I di Corato. “Nel nostro Paese ogni anno vengono spesi 1500 milioni di euro, il 2% del budget annuo della Sanità. Il 36% dei pazienti grava sull’economia familiare con costi da 100 a 300 euro al mese”. Quindi per affrontare questa patologia, che ha assunto un’importanza crescente, è nata a Corato l’Associazione Volontari Ulcera Cutanea (AVUC).
“L’associazione vuole essere un punto di incontro e di riferimento per i malati e per quanti ogni giorno si impegnano e affrontano la difficile problematica delle ulcere” spiega la dott. Garrubba. “L’obiettivo è la messa a punto delle conoscenze in tema di ricerca, terapia e prevenzione, mettendo sempre al centro il malato, con la consapevolezza delle difficoltà nell’affrontare questa patologia cutanea, spesso sottostimata e sottovalutata. Nel mio ambulatorio, in un anno, sono arrivati oltre 1000 pazienti, una cifra enorme legata anche al fatto che al Sud mancano centri d’eccellenza per gestire la cura”.
“Con l’appoggio dell’associazione AVUC e dell’Asl stiamo attivando dei corsi di formazione per gli operatori sanitari, per le famiglie e per chi assiste i malati, con l’intento di fornire un’informazione scientifica adeguata, assistenza e favorire il reinserimento sociale” aggiunge la dottoressa. Poter effettuare un trattamento adeguato delle ulcere rappresenta ancora una sorta di sfida per i professionisti del settore.
Ma quanto è importante dare voce a questo tipo di malati? “È fondamentale. A volte neanche il paziente si rende conto della gravità e delle conseguenze di questa patologia, che deve acquisire una sua ‘dignità di malattia’. La realtà pugliese è ancora indietro sulle normative se paragonata a regioni come il Piemonte, la Lombardia e il Veneto che hanno adottato misure a favore del paziente. La conoscenza è alla base della guarigione, questo è il motto dell’associazione, senza dimenticare che intorno a un’ulcera non c’è solo una ferita ma anche una persona”.(Chiara Merli)

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Combattere l’apolidia

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2011

Ginevra Oggi nel mondo ci sono milioni di persone che nessuno Stato riconosce come propri cittadini. Sulla carta non esistono. Sono persone senza nazionalità. Sono apolidi. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha come parte integrante del suo mandato la prevenzione dell’apolidia. L’UNHCR oggi lancia una campagna per far luce su un tema molto poco conosciuto, il cui obiettivo sarà anche quello di ridurre il numero di apolidi nel mondo. Il lancio della campagna avviene a pochi giorni dal 50° Anniversario della Convenzione sulla Riduzione dell’Apolidia del 1961, il 30 Agosto 2011.
L’UNHCR stima che attualmente nel mondo gli apolidi siano circa 12 milioni, ma determinarne il numero esatto è molto difficile. Rapporti incongruenti insieme alle diverse definizioni sull’apolidia, creano incertezza sulla vera portata del problema. Al fine di affrontare e superare questa problematicità, l’UNHCR sta svolgendo una campagna mirata ad accrescere la consapevolezza circa la definizione giuridica internazionale, migliorando al contempo i propri metodi di raccolta dati sulla popolazione apolide.
Una grave conseguenza dell’apolidia è che quest’ultima può auto-perpetuarsi. In molti casi quando i genitori sono apolidi, i loro figli diventeranno apolidi dal momento della nascita. Di conseguenza, l’esclusione e la precarietà derivanti dalla condizione di apolidia toccheranno un’altra generazione. Senza nazionalità, è estremamente difficile per i bambini ricevere un’educazione scolastica o altri servizi di base. La discriminazione nei confronti delle donne aggrava il problema. Queste ultime sono inoltre le più a rischio di apolidia. Uno studio dell’UNHCR rivela che esistono tuttora legislazioni sulla cittadinanza che discriminano le donne in almeno 30 paesi. Inoltre, in alcuni paesi, le donne e i loro figli rischiano di diventare apolidi se sposano cittadini stranieri. Alcuni Stati non consentono alla madre di poter trasmettere la propria cittadinanza ai figli.
Un problema che accomuna molte situazioni di apolidia è la discriminazione etnica e razziale, che porta all’esclusione specie quando la volontà politica per risolvere il problema è evanescente. Tra i gruppi esclusi dalla cittadinanza al momento della nascita o indipendenza dello Stato vi sono i musulmani residenti (i Rohingya) nel nord dello Stato Rakhine nel Myanmar, le tribù delle colline della Tailandia, i Bidoon negli Stati del Golfo. Mentre molti Rom hanno la cittadinanza del paese in cui risiedono, migliaia in vari paesi dell’Europa continuano ad essere apolidi. Spesso questi gruppi sono così emarginati, che anche quando la legislazione viene modificata per concedere loro la cittadinanza, vanno incontro a grandi ostacoli per ottenerla.
Dopo 50 anni, queste Convenzioni hanno attirato solo un numero esiguo di Stati, riferisce Guterres. E’ vergognoso che milioni di persone stiano vivendo prive di cittadinanza, uno dei diritti umani fondamentali. L’ampiezza del problema e le terribili conseguenze che ricadono sugli interessati rimangono quasi del tutto inosservate. E’ necessario cambiare lo stato delle cose. I Governi devono agire per ridurre il numero totale di apolidi.
Anche se ci sono degli esempi positivi relativi all’apolidia, è necessario fare ancora molto. L’UNHCR ha come obiettivo quello di portare la questione nel dibattito pubblico, incoraggiare gli Stati ad aderire alle due Convenzioni sull’apolidia, modificare le norme sulla cittadinanza e prendere misure ulteriori al fine di eliminare l’apolidia. Materiale multimediale può essere scaricato presso il sito: http://www.unhcr.org/stateless/

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Afghanistan: è guerra e non azione di pace

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Le ultime rivelazioni di Wikileaks non fanno altro che confermare quello che IdV  cerca di dire ormai da tempo. L’Afghanistan è diventato uno scenario di guerra a tutti gli effetti e ora La Russa ha buttato giù la maschera, via i caveat per i militari italiani, più mezzi e armi e pronti a combattere in prima linea contro i talebani.” E’ quanto afferma l’On. Augusto Di Stanislao capogruppo IdV in Commissione Difesa. “Da tempo sostengo che l’Italia, grazie al Ministro La Russa e a questo Governo – aggiunge Di Stanislao – non è altro che una marionetta guidata da una coalizione con una strategia che fa acqua da tutte le parti. Un Ministro della Difesa che a testa bassa ubbidisce senza tener conto minimamente delle conseguenze, eliminare tutti i “caveat” che limitano le operazioni dei soldati italiani ci inserisce di fatto in una operazione di guerra e non più di presidio e tutela del territorio e della popolazione. Più soldati, più armi, più mezzi militari da combattimento e nessuna percezione della reale situazione in Afghanistan, con questa strategia La Russa porta il nostro paese in guerra con conseguenze drammatiche per tutti.”

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Influenza: come prevenire e combattere il virus

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

“Chi viene colpito dall’influenza deve mettersi a riposo, possibilmente a letto, restando in casa ed evitando l’esposizione a sbalzi termici”. E’ quanto ricorda l’Unione Nazionale Consumatori (UNC) ora che, con l’avvicinarsi della stagione invernale, torna puntuale l’allarme influenza. “Per prevenire la comparsa dei sintomi influenzali -si legge nella nota dell’UNC- è consigliabile adottare misure igieniche come quella di lavare spesso le mani. Se poi si manifestano febbre, sensazione di malessere, mal di gola, raffreddore, è bene rivolgersi al medico di famiglia, evitando di affidarsi ad un pericoloso ‘fai da te’ nell’assunzione di farmaci”. “Non dimentichiamo inoltre -prosegue l’Unione Consumatori- che la trasmissione del virus avviene soprattutto attraverso la respirazione: è dunque buona norma coprirsi il naso e la bocca con un fazzoletto quando si starnutisce o si tossisce, in modo da evitare di contagiare anche chi ci circonda”. “Per saperne di più -conclude l’UNC- consigliamo di consultare l’intervista al Prof. Donato Greco, epidemiologo e consulente dell’Istituto Superiore di Sanità, disponibile sull’home page del nostro sito http://www.consumatori.it”. Seguito qui

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Lotta alla mafia o lotta alle mafie?

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2010

Essere contrari alla mafia a Caltanissetta è diventato un diritto degli uomini onesti, a cui fa seguito il dovere di adoperarsi coerentemente. Ci sono vari elementi da valutare con estrema attenzione, perché la lotta alla mafia non deve perdersi nei meandri delle parole. Per combattere bisogna conoscere l’avversario, altrimenti diventa uno scontro con i mulini a vento, che non va oltre le buone intenzioni. Assistiamo ad una corsa a chi dimostra meglio l’attività antimafia, per fregiarsi di un vessillo ed esibirlo come un blasone, ma troppo spesso si tratta di blasoni fasulli.Bisogna innanzitutto prendere atto che la mafia non è un organismo unitario, solidale e coeso, ma frastagliato in molti rivoli, spesso in contrasto fra di loro; quindi emerge la domanda: “quale mafia combattere?”; nella struttura generale mafiosa esistono anche cosche vincenti e cosche perdenti, per cui non bisogna lasciarsi entusiasmare quando avviene un arresto eccellente di latitanti, perché troppo spesso si tratta di liberare un posto che verrà coperto dall’esponente vincente. I modo stessi di raccoglimento delle informazioni utili, ci dice con chiarezza che una fetta della mafia si serve delle istituzioni per liberarsi del concorrente diventato superfluo o pernicioso. E’ accaduto con Riina, è accaduto con Provenzano, mentre ha disorientato la cupola & C.  l’arresto dei due Lo Piccolo, fortemente voluto dalla magistratura  e dalle forze dell’ordine, in piena  (e colpevole !!!) autonomia. Un solo tratto comune coincide nelle varie cosche, cioè la “cultura mafiosa”, che nella manovalanza spicciola diventa “mentalità ,mafiosa”. E’ possibile riassumere, in maniera credibile, questa cultura mafiosa?  Credo che sia possibile identificarla  nella “cultura dei privilegi”. Il mafioso organico nella mafia ritiene di accampare diritti che gli sono dovuti grazie al suo stabile inserimento nell’organizzazione; privilegi che vanno dalla partecipazione agli utili nelle varie imprese, attività commerciali e/o professionali, attraverso l’imposizione di una tassa sulle persone fisiche  e/o giuridiche chiamato volgarmente “pizzo”, ma si tratta di una tassa che il mafioso ritiene essergli dovuta, per il “rispetto” di cui gode tra la gente; come se quel rispetto fosse una sorta di investitura democratica, anche se espressa senza voto ma con il tacito consenso. Un gradino più sotto c’è la mentalità mafiosa della manovalanza, una specie di bullismo esibizionista che fa sentire “uomini d’onore” anche i guitti scansafatiche. Con annozero a Caltanissetta si sono visti magistrati e popolazione civile, giovani e imprenditori, tutti concordi nel descrivere impietosamente le condizioni svilite in cui versa l’esercizio della giustizia.  Sono magistrati come quelli definiti “altropologicamente e mentalmente disturbati”; è la popolazione civile definita “coglioni”; sono i giovani che esprimono pareri e pertanto definiti “farabutti”; nessuno vuole nuovi eroi, ma magistrati vivi, lasciando che il solo Vittorio Mangano rimanga eroe di questa politica. E’ in questo modo che il voto popolare, che dovrebbe conferire autorevolezza, se inteso come lavacro capace di detergere reati passati, presenti e futuri, finisce con l’assimilarsi al consenso di cui il mafioso  gode e gli consente di esercitare la sua arrogante prepotenza. L’”unto” dal popolo rifiuta il giudizio della magistratura perché si ritiene superiore a chi dovrebbe giudicarlo, in quanto non gode dello stesso privilegio dell’unzione; è così che avviene lo scontro frontale tra il dovere del magistrato e il privilegio che pretende l’eletto. L’analogia prosegue, perché la contestazione del mafioso alla magistratura portò alla strategia stragista; la contestazione dell’unto alla magistratura sta portando l’intera nazione verso la destabilizzazione  delle istituzioni che vengono definite “plotone di esecuzione” se rivolta ad un collegio giudicante o “girone infernale” se rivolta ad un procedimento penalmente perseguibile. (Rosario Amico Roxas)

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Combattere il tumore con aggressività

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2009

I malati di tumore depressi, a parità di condizioni cliniche muoiono il 40% in più di chi mantiene un atteggiamento combattivo. Un buon rapporto con il medico e l’équipe, permette di migliorare non solo la sopravvivenza ma anche la qualità della vita, l’autonomia fisica, mentale ed emozionale. Anche così si combatte il cancro: gli oncologi prestano sempre più attenzione all’aspetto motivazionale, come accade nello sport. Il metodo per vincere – la gara, la malattia – si basa su obiettivi concreti, con regole e percorsi codificati. E i medici “vanno a lezione” dai grandi campioni per apprendere come trasformarsi in “trainer” efficaci. Da gennaio 2010 alcuni sportivi d’eccezione si recheranno una volta al mese in reparto, all’Istituto dei Tumori di Milano e al Regina Elena di Roma per incontrare i malati e insegnare agli oncologi a costruire il “game plan”. “Si tratta di un insieme di tattiche psicologiche e fisiche per aumentare la capacità di combattere le avversità. Deve essere attivato insieme al team curante, garantire l’affiatamento tra lo staff e il paziente e prevedere anche la figura di riferimento all’interno della famiglia – spiega il prof. Emilio Bajetta presidente della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori O.N.L.U.S. Per il 2008 in Italia si stimano circa 250 mila nuovi casi di tumore e 125 mila decessi. Ma oggi la sopravvivenza nel nostro Paese a cinque anni dalla diagnosi è del 45,7% negli uomini e del 57,5% nelle donne. Un aumento di circa il 15% rispetto al 1985 grazie alla maggiore disponibilità di terapie efficaci e alla diffusione dei programmi di screening. “Sempre di più quindi possiamo chiedere ai nostri pazienti di affrontare la malattia con determinazione – continua Bajetta -. Talvolta è proprio questa l’arma in più che ci aiuta nel nostro lavoro quotidiano. Certo si deve allo stesso tempo insistere sull’importanza della prevenzione e della ricerca, i due obiettivi prioritari della Fondazione, che in questo primo anno di vita ha già raggiunto obiettivi importanti”.  La Fondazione ha in cantiere per il 2010 borse di studio, progetti di ricerca altri due importanti attività. La prima, rivolta ai giovani, è “Un goal per la vita” che prevede un percorso di avvicinamento ai Mondiali in Sud Africa con un gioco on-line e negli stadi per educare a corretti stili di vita e l’obiettivo finale di permettere ad alcuni oncologi di quel Paese l’aggiornamento in Italia. Il secondo è invece un volume con protagonisti alcuni tifosi DOC, per sensibilizzare sulla prevenzione e l’importanza della ricerca. Per maggiori informazioni sulle iniziative e gli appuntamenti futuri http://www.fondazionegiacintofacchetti.it

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Combattere la fame nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 ottobre 2009

“Il primo Obiettivo del Millennio, che aveva come target di dimezzare il livello degli affamati entro il 2015, è ormai irraggiungibile”. Così Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid commenta il SOFI, il Rapporto sull’Insicurezza Alimentare presentato oggi dalla FAO. “Ogni 6 secondi un bambino muore di fame, ma questo scandalo potrebbe facilmente essere eliminato se tutti i governi intervenissero in modo determinato, ma è necessaria una veloce e decisa inversione di marcia per non vedere peggiorare ancora questi numeri.”  Su trenta Paesi in via di sviluppo, il Brasile è al primo posto nella classifica, seguito da Cina e Ghana. Chiude la classifica la Repubblica Democratica del Congo. Su ventidue paesi industrializzati, invece, l’Inghilterra si classifica ottava, la Francia nona, gli Stati Uniti ventunesimi e l’Italia quattordicesima. Al primo posto il Lussemburgo e fanalino di coda la Nuova Zelanda. Non bastano più le parole e non esiste una formula magica per risolvere il problema della fame – spiega ActionAid nel suo Rapporto – ma ci sono lezioni e “best practices” che arrivano da quei Paesi che hanno messo in atto azioni efficaci per fermare o addirittura invertire il trend della fame. “ Certamente è necessario un massiccio e urgente supporto in termini di risorse per i sostenere i sistemi di agricoltura e alimentare reti di protezione sociale per gruppi vulnerabili”, conclude il segretario generale di ActionAid. “Al World Food Summit del prossimo mese, gli stati donatori dovranno annunciare un’aggiunta di 23 miliardi di dollari per finanziare queste misure, altrimenti il prossimo anno i dati peggioreranno ancora in maniera drammatica”.

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