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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘combattimenti’

I combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin causano un nuovo massiccio esodo di civili siriani

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per l’ulteriore peggioramento della crisi umanitaria in Siria: i feroci combattimenti a Ghouta est, nelle zone rurali di Damasco e Afrin nel nord-ovest del paese stanno infatti causando un nuovo massiccio esodo di persone.Solo a Ghouta est sono più di 45.000 i siriani che hanno lasciato le loro case nei giorni scorsi. L’UNHCR è impegnato in prima linea a rispondere agli urgenti bisogni umanitari, ma oggi rinnoviamo il nostro appello affinché venga garantita la protezione e la sicurezza sia dei nuovi sfollati che delle centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati a causa degli scontri e con un disperato bisognoso di aiuto.L’UNHCR non prende parte all’attuale accordo di evacuazione o alla sua attuazione. Tuttavia fin dall’inizio di quest’ultima recrudescenza, è presente con i propri operatori presso gli improvvisati insediamenti collettivi in cui si sono riversate migliaia di famiglie, esauste, affamate, assetate, malate e prive di tutto o quasi provenienti da Ghouta est. Altri civili continuano a fuggire ogni giorno. I nuovi sfollati sono attualmente ospitati a Dweir, nelle scuole e nel dipartimento dell’energia elettrica di Adra, a Herjelleh, Najha, Nashabiya, Khirbet al Ward, dove le condizioni sono deplorevoli. Secondo quanto riferito dagli operatori UNHCR, i bisogni sono innumerevoli e aumentano di ora in ora. Ci sono anche seri rischi per la salute.
Tutti gli insediamenti sono sovraffollati, saturi e privi dei servizi igienici di base. La gente fa la fila per ore per usare i bagni, la maggior parte dei quali non ha illuminazione. L’UNHCR e i suoi partner collaborano giorno e notte per fornire assistenza salvavita, in stretto coordinamento con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC), le agenzie delle Nazioni Unite e altri attori umanitari.
Ad oggi l’UNHCR ha consegnato 180.000 beni di prima necessità per rispondere ai bisogni più urgenti: materassi, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, kit di abbigliamento invernale, lampade solari, taniche e set da cucina. In diversi insediamenti collettivi, le persone che vivono all’aperto nei cortili della scuola sono disperate e usano le coperte dell’UNHCR come divisori per avere un po’ di privacy e per proteggere se stessi e i loro famigliari dal sole durante il giorno e dal freddo della notte.
Affinché gli urgenti bisogni della popolazione civile vengano soddisfatti è fondamentale poter avere un accesso umanitario pieno e senza restrizioni all’interno e al di fuori di Ghouta est, per raggiungere le persone che vivono nei rifugi collettivi e in altre località.L’UNHCR invita tutte le parti coinvolte a rispettare le norme umanitarie internazionali e i diritti umani nel trattamento dei civili, sia che risiedono a Ghouta est sia che fuggano da lì.
Nel frattempo, si sta verificando un’altra situazione di emergenza nel nord-ovest della Siria, dove si stima che 104.000 persone siano state sradicate dalle loro case nella regione di Afrin a seguito del recente intensificarsi dei combattimenti. La maggioranza, circa 75.000 persone, è sfollata a Tal Rifaat, mentre altri 29.000 hanno cercato salvezza a Nubol e Zahraa e nei villaggi circostanti nella zona settentrionale di Aleppo, a carattere rurale. Inoltre, circa 10.000 persone sarebbero state bloccate ad Az-Ziyara nell’inutile tentativo di attraversare aree controllate dal governo siriano.Per far fronte alla crescente emergenza di Afrin, l’UNHCR ha intensificato la sua risposta, distribuendo 100.000 beni di prima necessità negli ultimi due giorni, tra cui materassi, coperte, coperte di lana e ad elevata efficienza termica, teli di plastica, lampade solari, taniche, vestiti e altri articoli di base. Inoltre, sono stati spediti 1.100 kit di per la costruzione di ripari e nei prossimi giorni si prevede che arriveranno 1.000 tende a Tal Rifaat.

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Ad Al-Raqqa 40.000 bambini in pericolo a causa dei combattimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 giugno 2017

siria“Le terribili violenze nella città di Al-Raqqa stanno mettendo in pericolo le vite dei bambini. L’UNICEF ha ricevuto notizie allarmanti di almeno 25 bambini uccisi e di molti altri feriti nella città di Al-Raqqa. Circa 40.000 bambini sono ancora intrappolati nella città in condizioni estremamente pericolose. Molti sono bloccati dagli scontri. Sono state riportate notizie di attacchi contro ospedali e scuole. Tutti coloro che tentano di scappare rischiano di essere uccisi o feriti.I bambini sono deprivati della maggior parte dei beni di base e salva vita. A causa delle violenze e dell’accesso limitato dal 2013 le persone ad Al-Raqqa hanno ricevuto pochi aiuti.I combattimenti hanno causato sfollamenti di massa: circa 80.000 bambini sono sfollati interni e vivono in rifugi di fortuna e campi per sfollati.L’UNICEF chiede alle parti in conflitto di proteggere i bambini all’interno di Al-Raqqa, di garantire a tutti coloro che desiderano lasciare la città un transito in condizioni di sicurezza e garantire ai civili in fuga un ambiente protetto”.
La risposta dell’UNICEF:Per rispondere ai bisogni immediati dei bambini e delle famiglie scappati dalle violenze alla ricerca di sicurezza nei campi e presso gli insediamenti informali, l’UNICEF sta:trasportando 975.000 litri di acqua al giorno per circa 120.000 persone sfollate interne nei campi nei governatorati di Raqqa e Hassakeh;
vaccinando 58.100 bambini sotto i 5 anni contro la polio e altre malattie;
distribuendo 11.260 zaini scolastici ai bambini nei campi e nelle comunità ospitanti a nord di Raqqa e predisponendo spazi per l’apprendimento per 3.100 bambini;
distribuendo abiti per bambini e garantendo sostengo psicosociale di emergenza per aiutare i bambini ad affrontare i traumi che hanno vissuto.

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Yemen: i nuovi combattimenti costringono ancora alla fuga decine di migliaia di civili

Posted by fidest press agency su sabato, 11 marzo 2017

YemenL’intensificarsi delle ostilità nello Yemen occidentale e centrale continua a costringere alla fuga decine di migliaia di civili, molti dei quali faticano ormai a sopportare condizioni di vita tanto terribili. Oltre 62.000 persone sono risultate disperse nelle ultime sei settimane. Lungo la costa occidentale dello Yemen, i recenti scontri nel governatorato di Taizz hanno costretto alla fuga oltre 48.000 persone. La maggior parte, circa 35.226 persone, si sono spostate all’interno del governatorato stesso di Taizz o si sono dirette verso quello vicino di Hudaydah (9.822 persone). Altre si sono dirette, inoltre, verso i vicini governatorati di Ibb (1.068 persone), Aden (900), e, in numeri minori, verso Al Dhale’e, Lahj, Abyan e Shabwah.La maggior parte di queste persone necessita urgentemente di assistenza e ha trovato riparo presso spazi comuni e pubblici, quali scuole e strutture sanitarie, mentre altre si sono sistemante in edifici abbandonati o perfino all’aperto.Alcuni civili, inclusi molti minori, risultano soffrire di malnutrizione, mentre altri sono profondamente afflitti dall’angoscia e necessitano di sostegno psico-sociale. Il sovraffollamento e le condizioni malsane delle aree di accoglienza stanno, inoltre, portando alla diffusione di epidemie, incluse patologie dermatologiche.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), insieme ai partner, ha risposto rapidamente alle esigenze delle ultime persone in fuga da Taizz, garantendo alloggi e beni di prima necessità per coloro che sono arrivati nei distretti di Hudaydah e Ibb. La distribuzione di beni di prima necessità dell’UNHCR – che includono materassi, stuoie, coperte, utensili da cucina e secchi – finora ha garantito sostegno a oltre 14.000 persone. Inoltre, sono stati forniti alloggi e tende d’emergenza per più di 18.000 persone. Sono previste ulteriori distribuzioni che garantiranno assistenza ad oltre 3.800 persone in fuga da Taizz.Mentre i combattimenti non accennano a cessare, l’UNHCR lavora senza sosta per ottenere accesso a Taizz e poter fornire assistenza alle persone che ne hanno necessità. Alla fine del mese scorso, l’UNHCR ha preso parte a una missione congiunta presso il distretto di Mokha, l’area più sensibile all’interno del governatorato, che ha portato a scoprire come molte delle persone sfollate vivessero in condizioni terribili, alloggiate presso edifici scolastici pubblici, strutture sanitarie e, in alcuni casi, esposte alle intemperie senza alcuna protezione. Tanto le famiglie degli sfollati quanto quelle delle comunità di accoglienza versano in enormi difficoltà in mancanza di un’assistenza di base e vivono nel timore di essere vittime di violenza.
Nonostante l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati fosse riuscita in precedenza ad accedere a Taizz, l’intensificarsi delle ostilità, attualmente, vi sta ostacolando l’accesso. L’UNHCR è costantemente impegnata per ottenere accesso illimitato e sta tentando d’intraprendere una risposta mobilitando tutti gli attori nazionali sul campo.
Anche le capacita delle comunità di accoglienza locali si stanno riducendo e vengono messe a dura prova dalla necessità di ospitare il numero crescente di persone in arrivo. Senza contare le decine di migliaia di persone costrette alla fuga di recente, i governatorati di Taizz, Hudaydah e Ibb ospitano complessivamente il 25 per cento del totale della popolazione sfollata internamente allo Yemen, vale a dire 504.258 persone.
Altrove, nello Yemen centrale, la recente escalation del conflitto nel governatorato di Dhamar, al confine con Sana’a, ha causato la fuga di altre migliaia di persone. Innescate da una disputa nata nel distretto di Utmah, le ostilità hanno costretto oltre 13.902 a fuggire dalle proprie case in tutto il governatorato. Diverse circoscrizioni in cui diverse persone hanno cercato rifugiato restano inaccessibili, pertanto il numero totale di persone sfollate potrebbe essere molto più elevato. 6.978 sfollati interni, registrati fra i civili costretti a fuggire, stanno ora cercando di fare ritorno nelle proprie aree di origine.Le strade principali che conducono al distretto di Umtah restano bloccate, ostacolando l’accesso alle popolazioni che necessitano di assistenza. Sono stati segnalati, inoltre, danni rilevanti alle infrastrutture pubbliche. L’assenza di strutture sanitarie adeguate all’interno del distretto comporta, inoltre, che i civili feriti possano ottenere assistenza esclusivamente in un ospedale che si trova a 85 km di distanza.L’assistenza fornita dall’UNHCR, inclusa la distribuzione di beni non alimentari e di alloggi, attualmente può essere garantita solo alle persone in fuga con le nuove ondate migratorie. L’UNHCR non è più in grado di garantire distribuzioni regolari di beni, nemmeno per gli sfollati interni dello Yemen che vivono nei centri collettivi di accoglienza e negli insediamenti informali.In Yemen, attualmente, vi sono 2 milioni di sfollati interni e un milione sono tornati provvisoriamente nelle proprie aree di origine, ma continuano ad avere bisogno di assistenza umanitaria. Per fornire loro assistenza e rispondere alle nuove ondate migratorie, l’UNHCR rivolge un appello affinché vi sia un sostegno internazionale maggiore.

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Combattimenti a nord della Siria che coinvolgono migliaia di civili

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

siriaL’UNHCR è profondamente preoccupato per la situazione in cui si trovano circa 165.000 persone sfollate che secondo quanto riportato stanno ora vivendo in massa vicino alla città di Azaz, a nord della Siria. Le persone sono fuggite in seguito a violentissimi scontri a nord di Aleppo. I civili in fuga sono intrappolati tra due fronti e hanno difficoltà ad accedere a servizi medici, cibo, acqua e protezione.Al fine di una preparazione all’emergenza, l’UNHCR ha immediatamente avvertito le autorità turche degli sviluppi in Siria settentrionale.L’UNHCR fa appello perchè i diritti fondamentali e l’incolumità fisica di questa popolazione siano protetti, come previsto dal diritto umanitario internazionale, dal diritto internazionale per i rifugiati e dalle norme internazionali in materia di diritti umani, e fa appello inoltre affinchè siano garantiti passaggi sicuri e protezione.

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Peggioramento delle condizioni di vita all’interno della Siria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2015

attacchi chimici sirianiAll’interno della Siria, gli ultimi mesi sono stati terribili. I combattimenti si sono intensificati in quasi tutti i governatorati, con un incremento degli attacchi con razzi e colpi di mortaio su Damasco, delle esplosioni di veicoli in grandi città come Lattakia, Aleppo, Homs, Hassakeh e Qamishli, e pesanti bombardamenti a Zabadani e nell’area rurale di Damasco. Le rappresaglie che ne conseguono provocano la fuga di migliaia di persone.In questa escalation di violenza, le persone hanno perso i loro mezzi di sostentamento e le loro case; la disoccupazione è in aumento in tutti i settori, così come l’inflazione, mentre il valore della moneta precipita – al punto che la sterlina siriana ha perso il 90 per cento del suo valore negli ultimi quattro anni. In molte parti della Siria, l’elettricità è disponibile – nel migliore dei casi – solo 2-4 ore al giorno, e in molte regioni si deve far fronte alla scarsità d’acqua. Più della metà della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. Nonostante le numerose difficoltà e le condizioni operative precarie, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) continua a fornire aiuto a chi ne ha bisogno in tutta la Siria: beni di prima necessità, contanti, assistenza sanitaria, alloggi, supporto psico-sociale e assistenza legale.Attualmente i siriani si trovano ad affrontare difficoltà sempre maggiori per trovare sicurezza e protezione nei paesi vicini, i quali, di fronte alla presenza di un numero imponente di rifugiati, di insufficienti misure di supporto a livello internazionale e a problemi di sicurezza, hanno preso da quest’anno provvedimenti per arginare il flusso di rifugiati – per esempio limitando l’accesso alle frontiere, o controllandole in modo più serrato, o ancora introducendo requisiti onerosi e complessi nel caso in cui i rifugiati volessero prolungare il loro soggiorno.I rifugiati nei paesi vicini sono già 4,08 milioni – la stragrande maggioranza dei quali vive al di fuori dei campi formali – e per molti di loro la speranza va diminuendo man mano che affondano nella povertà assoluta. Recenti studi condotti in Giordania e Libano, per esempio, hanno riscontrato un marcato aumento della vulnerabilità dei rifugiati, che si accompagna a una riduzione dei finanziamenti per i programmi in loro favore.
In Giordania, la situazione per più di 520mila siriani che vivono al di fuori dei campi profughi del paese è sempre più grave. Una recente valutazione dell’UNHCR ha mostrato che l’86 per cento di coloro che si trovano in aree urbane e rurali vive attualmente al di sotto della soglia di povertà, avendo esaurito i risparmi o altri beni di cui precedentemente disponevano. Di conseguenza, più della metà di tutte le famiglie di rifugiati si ritrova molto indebitata; queste famiglie stanno prendendo misure sempre più estreme per farcela, ad esempio riducendo la quantità di cibo o inviando membri della famiglia – compresi i bambini – a chiedere l’elemosina.Un quadro altrettanto desolante si può osservare anche in Libano, dove i risultati preliminari di un recente studio sulla vulnerabilità hanno svelato che il ​​70 per cento delle famiglie di rifugiati siriani vive ben al di sotto della soglia di povertà nazionale – rispetto al 50 per cento nel 2014. Anche in questo caso, sempre più rifugiati stanno comprando cibo a credito, ritirano i bambini da scuola e ricorrono all’elemosina.
In questo contesto, il Programma Alimentare Mondiale è stato costretto da questo mese a togliere l’assistenza alimentare a 229mila rifugiati in Giordania – in quella che è l’ultima in ordine di tempo e la più grave riduzione degli aiuti alimentari in tutta la regione nel corso di quest’anno a causa delle gravi carenze di finanziamento.Il Programma per i Rifugiati e la Resilienza in Siria per il 2015 è attualmente finanziato solo per il 37 per cento. Sono colpiti tutti i settori del programma di aiuti. In tutta la regione, circa 700mila bambini rifugiati siriani sono rimasti fuori dalla scuola nell’anno scolastico appena trascorso. Molto presto, molti rifugiati che vivono in alloggi con standard inferiori alla norma si troveranno ad affrontare un altro inverno in esilio.Alla maggior parte dei rifugiati in Giordania e Libano mancano le risorse finanziarie per intraprendere il viaggio costoso e pericoloso per raggiungere l’Europa, e non avendo alcuna prospettiva di poter tornare sani e salvi in ​​Siria, questa situazione sta portando ad un crescente senso di disperazione e di intrappolamento. Una venticinquenne, proveniente da Damasco e madre di tre figli, che vive in un’unità abitativa nella città settentrionale della Giordania di Mafraq, ha dichiarato all’UNHCR che si sente come prigioniera nella sua casa di fortuna. Incapace di uscire o di fare qualsiasi cosa, ha perso ogni speranza per il futuro.
Ci sono 4.088.099 rifugiati siriani registrati nei paesi confinanti con la Siria, tra cui 1.938.999 in Turchia, 1.113.941 in Libano, 629.266 in Giordania, 249.463 in Iraq, 132.375 in Egitto e 24.055 in diversi paesi del Nord Africa. Solo il 12 per cento dei rifugiati in tutta la regione vive in campi profughi formali.

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Libro di Massimo Zamorani

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2011

The first Corto Maltese adventure, Una ballata...

Image via Wikipedia

Dalle navi bianche alla linea gorica Prefazione di Mario Cervi il 1941 e il 1943 quattro transatlantici della Marina mercantile italiana – Saturnia, Vulcania, Giulio Cesare e Caio Duilio – furono trasformati nelle cosiddette Navi Bianche per riportare in patria dall’Africa Orientale migliaia di civili rinchiusi nei campi di concentramento britannici: donne, anziani, invalidi e tantissimi bambini. Tra questi c’era anche Massimo Zamorani che racconta il viaggio epico vissuto in prima persona, a quindici anni, attraverso mari invasi dai sommergibili in guerra. Come altri giovani rimpatriati – fra questi anche l’allora sconosciuto Hugo Pratt, futuro creatore di Corto Maltese – Zamorani si arruolò poi come volontario nell’esercito della Repubblica Sociale e combatté sulla Linea Gotica dove, dato disperso in combattimento, finì ancora una volta prigioniero in Algeria e poi a Taranto. Pagine 244 (testo: 234 + inserto: 1/10) 16,00 Codice 14128Y EAN 978-88-425-4377-0

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Contro tutte le guerre

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

The nautic italian flag

Image by Chiara Marra via Flickr

“I Ministri La Russa e Frattini lo scorso 6 maggio sostenevano convintamente che i bombardamenti effettuati dai nostri aerei dell’Aeronautica e della Marina militare sarebbero cessati in tre o 4 settimane e invece è passato più di un mese senza alcun risultato positivo e dopo 11 settimane quella che doveva essere una guerra-lampo si rivela una guerra che non solo è destinata a durare ancora e chissà fino a quando, ma le cui conseguenze cominciano a pesare visibilmente sulle tasche degli italiani e su quelle degli stessi militari della marina e dell’aeronautica, come abbiamo già denunciato con le interrogazioni rivolte al ministro della difesa presentate dal deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del Pdm. L’iniziale previsione di spesa di 700 milioni di euro per i primi tre mesi di campagna militare non era stata preventivata nel già anoressico bilancio della Difesa ed è destinata a crescere a dismisura se l’Italia continuerà a partecipare attivamente ora che la Nato l’ha prorogata di altri tre mesi. L’Italia è stata trascinata in una guerra pianificata e decisa a tavolino da altri, non per scopi umanitari ma per squallidi interessi economici che hanno trovato negli esponenti di un Governo debole e irresponsabile, quale è quello italiano, un soggetto facilmente manovrabile. Invece di spendere soldi per le bombe si spendano per finanziare adeguatamente la macchina dell’assistenza e dell’integrazione. Sicuramente gli Italiani sopporteranno meglio il sacrificio economico.” Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Sergio Pivetta: Tutto per l’Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2011

Diario di un alpino del Battaglione «Piemonte» 1943-1945 Il sergente Pivetta aveva ventun anni quando, come alpino del Battaglione «Piemonte», costituito dopo l’armistizio e inquadrato nell’esercito del Regno del Sud, si ritrovò a combattere la guerra di Liberazione a fianco delle truppe anglo-americane. In questo volume, il suo il diario di guerra nel quale, giorno per giorno, in tenda, a lume di candela o sotto le stelle, più spesso sotto il sole, tra i combattimenti, racconta sei mesi in prima linea, tra il marzo e il settembre del 1944. Pagine 146 (testo: 136 + inserto: 1/10) Euro 16,00 Codice 14104S EAN 978-88-425-4304-6 Mursia editore.

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Il ponte di Klisura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2010

I carristi italiani in Albania 1940-1941 di Rinaldo Panetta  Rinaldo Panetta, comandante di un reparto delle forze corazzate in Albania nel 1940-41, narra le drammatiche esperienze dei carristi italiani costretti ad affrontare le artiglierie avversarie che li aspettavano dovunque con i pezzi puntati. Nel settore di Klisura si verificano violenti combattimenti sotto un diluvio di cannonate, l’arrampicata degli M. 13/40 tra centinaia di cadaveri su quota 731 e l’avvampare dei carri incendiati sul Prrhôni Thât in un’imboscata mortale. (Romanzi Mursia. Pagine 328 (testo: 304 pp. + inserto: 24 pp.) Euro 17,00 Codice 14192R EAN 978-88-425-4548-4)

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Legionario in Algeria 1957-1962

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Di Sebastiano Veneziano. A cura di Ippolito Edmondo Ferrario Sebastiano Veneziano, classe 1934, ultimo nato di cinque fratelli di una povera famiglia siciliana, a ventitré anni lascia l’isola e, senza sapere una parola di francese, arriva a Marsiglia per arruolarsi nella Legione Straniera. Sogna l’avventura e un futuro migliore: per cinque anni indosserà il képi blanc e la Legione sarà «suo padre e sua madre, una famiglia che dà un numero di matricola». Un’esperienza dura e drammatica sullo sfondo della guerra d’Algeria: la disciplina ferrea, i combattimenti, le torture, la morte degli amici. Ma saranno anche anni indimenticabili, durante i quali conoscerà il valore della vera amicizia e della solidarietà tra compagni. Memorie scritte a distanza di decenni, che sono una rara testimonianza di come fosse la vita nella Legione Straniera francese di allora, uno dei reparti militari più elitari e decorati al mondo. (Pagine 210 Euro 15,00 Codice 12449° ISBN 978-88-425-4314-5)

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Somalia: combattimenti a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

In seguito ai pesanti combattimenti scoppiati nella capitale somala Mogadiscio, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede l’immediata istituzione di zone di protezione per la popolazione civile. In seguito ai pesanti attacchi alla capitale degli scorsi due giorni che sono costati la vita a oltre 30 persone, migliaia di civili ora fuggono dalla città. La sensazione diffusa è che i ribelli islamici radicali presto prenderanno la città. L’Unione Europea deve finalmente prendere atto della reale situazione in cui si trova il governo di transizione somalo da essa sostenuto. Inoltre l’UE deve impegnarsi affinché entrambe le parti in causa rispettino gli standard minimi del diritto umanitario e firmino un protocollo umanitario che permetta alle organizzazioni umanitarie il libero accesso alla popolazione civile intrappolata tra i fronti. L’APM inoltre chiede l’istituzione di zone di protezione in cui la popolazione civile possa trovare riparo dai bombardamenti e dalle violazioni dei diritti umani. Da gennaio 2010 oltre 82.000 persone sono fuggite da combattimenti e violenza. Il bombardamento arbitrario di quartieri residenziali è un crimine di guerra e non può essere accettato senza la protesta della comunità internazionale. La popolazione in fuga, già pesantemente traumatizzata da mesi di bombardamenti e da 19 anni di guerra civile, necessita urgentemente di aiuti umanitari. L’UE non può restare a guardare mentre la popolazione civile viene utilizzata come mezzo di pressione nella lotta per il potere e per il controllo del paese. I profughi somali faticano ormai ad essere accolti anche dai paesi vicini Kenia e Yemen. Nel 2010 il Kenia ha rafforzato i controlli alla frontiera settentrionale per tagliare l’afflusso di profughi somali mentre il governo dello Yemen ha annunciato il mese scorso che ridurrà il numero dei profughi somali accolti. Da quando i ribelli somali hanno annunciato la loro collaborazione con i ribelli nello Yemen settentrionale nel paese sono inoltre aumentate le aggressioni ai profughi somali. Solo nel 2009 lo Yemen aveva accolto circa 33.000 Somali ma le persone in fuga dalla Somalia durante tutto l’anno scorso erano circa 800.000.

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Bambini soldato

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 febbraio 2010

Secondo il  Rapporto Globale sui bambini soldato del 2008 sono più di 250.000 i minori che  prendono parte ai combattimenti in 35 Paesi – utilizzati sia da parte degli eserciti governativi, sia da parte di gruppi armati di opposizione ai Governi; ben 120.000 solo nel continente africano. La maggioranza ha dai 15 ai 18 anni, ma alcuni hanno anche soltanto 10 anni e si registra una tendenza sempre più evidente verso un abbassamento dell’età media. Afghanistan, Burundi, Chad, Colombia, Costa d’Avorio, Iraq, Liberia, Myanmar, Nepal, Filippine, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan e Uganda, i Paesi nei quali si registra il numero più elevato di bambini e bambine-soldato. Per affermare pubblicamente la propria contrarietà all’utilizzo di bambini, bambine e adolescenti come soldati, la Coalizione Internazionale “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!” ha istituito per il 12 febbraio 2010  il “Red Hand Day”, la Giornata della Mano Rossa. La data non è casuale e coincide con l’entrata in vigore del Protocollo Opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati (Optional Protocol on Children in Armed Conflict – OPAC), già approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 maggio del 2000. Il Protocollo vieta la partecipazione diretta di minori di 18 anni nei conflitti armati e fissa a 18 anni l’età minima per il reclutamento anche da parte dei gruppi armati irregolari oltre che per l’arruolamento da parte delle forze armate governative. È stato ratificato da più di 130 Paesi nel mondo, inclusa l’Italia. «La Coalizione Italiana “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!” invita tutti, singoli individui, gruppi o associazioni, ad attivarsi e “dare una mano” anche in Italia, a partire dal 12 febbraio 2010, rendendo pubblico il proprio sostegno a questo messaggio» dice Viviana Valastro, Portavoce della Coalizione. Varie le iniziative possibili: si possono organizzare piccoli eventi per coinvolgere più persone o solo semplicemente colorarsi la mano di rosso e inviare una fotografia o un video che lo documenti compilando il format al seguente link http://www.redhandday.org/index.php?L=en&view=participate Hanno già “dato una mano”: Emilio Cellurale (Direttore – Alisei); Christine Weise (Presidente – Amnesty International – sez. Italiana); Vincenzo Barbieri (Presidente – COOPI); Sergio Marelli (Segretario Generale – FOCSIV); Marco Rotelli (Direttore Generale – Intersos); Valerio Neri (Direttore Generale – Save the Children Italia); Raffaele Salinari (Presidente – Terre des Hommes); Vincenzo Spadafora (Presidente – UNICEF Italia).

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Yemen: civili sfollati uccisi nei combattimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Secondo quanto riportato da organizzazioni partner dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) operanti nello Yemen settentrionale, un numero imprecisato di civili sfollati yemeniti sarebbero rimasti uccisi o feriti nel corso di uno scontro a fuoco avvenuto ieri (20 ottobre) tra le truppe governative e le milizie di Al Houti. Le vittime fanno parte di un gruppo di circa 500 sfollati che hanno trovato rifugio presso il campo di Al Sam, uno dei due campi ancora esistenti nei sobborghi della martotiata città di Sa’ada. Secondo informazioni frammentarie, un razzo o un colpo di mortaio avrebbe colpito il campo, uccidendo o ferendo diversi sfollati, tra cui donne e bambini. Già da alcuni giorni le condizioni di sicurezza in quest’area si erano deteriorate. Con l’inizio del quarto mese di conflitto e la totale assenza di segnali di distensione, l’episodio di ieri accresce l’urgenza degli appelli lanciati dall’UNHCR per un cessate il fuoco e per l’apertura di un corridoio umanitario nello Yemen settentrionale, al fine di permettere ai civili di lasciare le zone interessate dal conflitto ed agli operatori umanitari di offrire soccorso alle migliaia di sfollati che si trovano in questa zona remota del Paese. Resta questa una priorità assoluta per l’UNHCR. La situazione umanitaria è particolarmente drammatica nella città di Sa’ada, nello Yemen settentrionale, completamente isolata dal resto del mondo. Fin dal mese di agosto l’accesso a Sa’ada è divenuto estremamente difficile, la città è ora assolutamente inaccessibile da due settimane. L’UNHCR fa inoltre appello alle autorità saudite affinché offrano rifugio ed assistenza a quegli sfollati yementi vulnerabili che, nel tentantivo sfuggire agli eventi bellici in corso nel nord del paese, dovessero cercare rifugio oltre il confine. Si stima che siano circa 150mila i civili yemeniti coinvolti nei combattimenti a partire dal 2004, inclusi quelli in fuga dall’escalation tuttora in corso.

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Sri Lanka: migliaia di bambini soli arrivano nei campi profughi

Posted by fidest press agency su domenica, 17 maggio 2009

Continua ad aumentare il numero di bambini traumatizzati e malnutriti, alcuni di soli 5 anni, che arrivano nei campi profughi dello Sri Lanka senza i propri genitori, persi durante la fuga per scappare dalla spirale di violenza che sta colpendo il nord est del Paese. “Questi bambini arrivano da aree dove imperversavano continui combattimenti e di conseguenza sono fortemente traumatizzati. Purtroppo ora devono affrontare una situazione ancora più difficile”. “Molti bambini sono malnutriti e la maggior parte di loro ha assistito ad episodi terribili. Il fatto di essere rimasti anche senza il supporto della propria famiglia, rischia di avere un effetto devastante per la loro crescita complessiva”. Secondo un recente studio condotto in 100 rifugi temporanei , il 72% delle famiglie sono state separate o si sono perse durante la fuga. Save the Children, inoltre, sottolinea che nelle ultime settimane il numero di bambini separati da uno o entrambi i genitori sono aumentati drammaticamente a causa dell’enorme flusso di persone che sono scappate da Vanni. Dall’inizio dell’anno ad oggi, sono circa 196.000 le persone fuggite dalle aree sotto il controllo delle Tigri Tamil, di cui almeno il 40% sono bambini, e la maggior parte di esse è arrivata nei campi sfollati nelle ultime tre settimane. Il governo dello Sri lanka stima che almeno altri 50.000 civili siano rimasti intrappolati nella zona in cui il conflitto è in corso e Save the Children stima che ameno altre 20.000 persone entro la fine della settimana arriveranno nei campi già stracolmi. Secondo i dati relativi alla registrazione degli sfollati, attuata dal governo, ci vorranno almeno sei settimane prima che il processo di riunificazione delle famiglie possa essere avviato. Durante questo periodo, migliaia di bambini soli e vulnerabili potranno contare unicamente sui sistemi predisposti da save the Children e dalle altre organizzazioni umanitarie per cercare di ricongiungerli con i loro genitori. “Siamo molto preoccupati, perché i bambini soli sono tanti e questo processo è molto difficile”, conclude Golubovic.

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