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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

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Combustibili più puliti nel trasporto marittimo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 ottobre 2021

L’ECSA sostiene l’obiettivo della proposta FuelEU Maritime di promuovere l’adozione di combustibili più puliti nel trasporto marittimo. Tuttavia, la proposta potrebbe diventare un’occasione mancata. L’utilizzo di documenti per calcolare i risparmi di carbonio che contribuiscono agli obiettivi climatici dell’UE, forniti da soggetti non comunitari potrebbe creare notevoli scappatoie di applicazione. Rendere i fornitori di carburante dell’UE responsabili del rispetto degli standard sui carburanti eviterebbe queste preoccupazioni e sarebbe coerente con altre proposte del pacchetto “Fit for 55”. Promuovere la domanda è fondamentale e le entrate dell’ETS dell’UE, i contratti per differenza sul carbonio nell’ambito del fondo per l’innovazione dell’ETS dell’UE e un moltiplicatore più elevato nell’ambito della direttiva sulle energie rinnovabili dovrebbero essere utilizzati per colmare il differenziale di prezzo tra combustibili più puliti e convenzionali. In base all’attuale proposta, l’applicazione delle miscele di biocarburanti acquistate al di fuori dell’UE si baserà solo su documenti cartacei forniti da fornitori di carburante non UE. L’utilizzo di questi documenti per calcolare il risparmio di carbonio che contribuisce agli obiettivi climatici dell’UE può creare scappatoie sostanziali e, in definitiva, un campo minato di applicazione. La flessibilità è benvenuta, ma un nuovo sistema MRV è inutile e oneroso. Infine, le navi non dovrebbero essere penalizzate quando l’alimentazione elettrica onshore non è disponibile nei porti.

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Soluzioni per la sicurezza energetica e la riduzione delle emissioni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2015

energie rinnovabiliBrussels (Belgium) 15 dicembre 2015 h. 9,15 – 17,30 University Foundation, Rue d’Egmont 11 Due grandi sfide attendono l’Europa nei prossimi anni: diminuire la dipendenza da fonti non rinnovabili in favore di un maggiore impiego di quelle rinnovabili e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, oggi minacciata da scenari socio-politici in evoluzione e da questioni legate alla disponibilità soprattutto dei combustibili fossili. Per dare una risposta a queste esigenze, il progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro MILESECURE-2050 (Multidimensional Impact of the Low-carbon European Strategy on Energy Security, and socio-economic dimension up to 2050 perspective) per 2 milioni 450 mila euro e coordinato dal Politecnico di Torino, si propone di contribuire al superamento delle criticità che impediscono la riduzione di consumo di combustibili fossili e a realizzare una road map europea che aiuti a diversificare le fonti energetiche.
Sicurezza degli approvvigionamenti delle fonti energetiche, sostenibilità e competitività sono infatti i tre pilastri complementari della politica energetica europea, obiettivi riconfermati anche per la programmazione 2020-2030 su clima ed energia. Tuttavia, mentre l’Unione Europea è riuscita a istituzionalizzare una politica climatica, come confermano anche i risultati del recente vertice di Parigi, non è ancora stata in grado di formulare una politica di successo per la sicurezza energetica, nonostante il fatto che anche questo secondo elemento sia notevolmente cresciuto in importanza nell’agenda politica. Le potenziali sinergie tra il cambiamento climatico e la sicurezza energetica sono ancora poco studiate.
Risolvere le sfide dei prossimi anni richiederà trasformazioni strutturali riguardanti l’intero sistema energetico, nella fornitura di energia al modo in cui viene organizzata al livello della società. Questi cambiamenti richiedono inoltre una radicale modifica nel modo con cui pensiamo all’energia, a tutti i livelli, da quello istituzionale fino all’assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo utente. In particolare, la maggior parte dei documenti politici si concentra su cambiamenti economici, geo-politici e tecnologici, ma non si sofferma su come i cambiamenti, a qualsiasi livello, coinvolgano il fattore umano, che invece è un’importante risorsa in una prospettiva di cambiamento come quella che dovrà riguardare tutta la popolazione europea nei prossimi anni.
“É ormai evidente che la transizione energetica è innanzitutto un processo di carattere sociale e culturale, più che di innovazione tecnologica, in quanto richiede un grande sforzo da parte di tutti i membri della società per modificare gli attuali modelli di vita e le abitudini individuali. Richiede anche un cambiamento negli attuali modelli di governance, ancora troppo legati a schemi decisionali di tipo top-down, che spesso non facilitano la presa di coscienza e la consapevolezza, da parte dei cittadini, delle azioni e innovazioni che possono essere realizzate in maniera diretta e partecipata, per dare soluzione ai problemi energetico-ambientali”, spiega Patrizia Lombardi, coordinatore del partenariato composto da 11 partner provenienti da 9 Paesi e Direttore del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio di Politecnico e Università di Torino. “Partendo da un approccio multidisciplinare, di tipo olistico, MILESECURE-2050 ha esaminato in maniera integrata le prospettive di cambiamento nel lungo periodo e la natura co-evolutiva di questa transizione, identificando ed analizzando i principali fattori drivers e le principali barriere al cambiamento, anche grazie ad un’analisi dettagliata di casi di successo”.
Il progetto MILESECURE-2050 ha proposto un “manifesto” per creare un percorso verso le transizioni energetiche con l’inclusione, ritenuta un punto fondamentale del processo, del fattore umano per la riduzione delle emissioni di carbonio e lo sviluppo energetico sicuro, che verrà presentato nel corso del seminario internazionale “The Human Factor In Energy Transition & Security Towards 2050”

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Petrolio e gas non convenzionali sono i combustibili del futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

AUMENTO PREZZI BENZINASebbene i prezzi del petrolio greggio siano in calo, molte aziende e governi stanno cautamente investendo nelle tecnologie nuove ed esistenti per ottenere petrolio e gas da fonti non convenzionali. Gli idrocarburi non convenzionali avranno un ruolo importante nel mix di combustibili a livello globale, e i progressi tecnologici lungo l’intera catena di valore plasmeranno la redditività del settore nel lungo periodo. Nonostante il crescente interesse per le energie alternative, gli idrocarburi resteranno la principale fonte di energia in tutto il mondo per gli anni a venire. Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Global Oil and Gas Outlook 2014”, rileva che il mercato del gas naturale liquefatto (GNL) mantiene una forte attrattiva. Questo studio fornisce un’analisi dettagliata delle tendenze chiave che influiranno sul mercato globale Oil & Gas nel prossimo decennio e oltre. Il gas sarà uno dei principali combustibili per la produzione di energia nel 2030, nonostante l’incertezza economica sulla scia dei recenti disordini in Africa e in Medio Oriente. Inoltre, le recenti sanzioni occidentali verso la Russia in seguito al conflitto in Ucraina avranno un impatto negativo sui volumi commerciali del petrolio e del gas naturale in Russia. Nel lungo periodo, è molto probabile che la produzione di gas non convenzionale in Nord America, America Latina e Cina potrebbe compensare eventuali carenze nell’offerta e nella domanda di gas. “Gli investimenti nelle nuove tecnologie e la capacità di recupero del settore Oil & Gas hanno fatto nascere sistemi innovativi di esplorazione e produzione, come la trivellazione in acque profonde e le esplorazioni artiche a profondità di oltre 12.000 piedi, – afferma Pritil Gunjan, analista di Frost & Sullivan. – Anche i progressi tecnologici e l’ottimismo degli investitori hanno aumentato la resa dei non convenzionali di tight oil e gas di scisto.” Sebbene il gas di scisto abbia creato molta eccitazione, c’è incertezza riguardo alle riserve attuali e a quale percentuale di tali riserve sia recuperabile. Inoltre, i giacimenti europei e cinesi di gas di scisto sono molto più profondi di quelli negli Stati Uniti, rendendo la trivellazione e l’estrazione molto più difficili. La necessità di tecniche di trivellazione e di piattaforme raffinate aumenterà i tempi di sviluppo e i costi. Le sfide che il settore Oil & Gas dovrà affrontare sono molteplici:
• Rischi geografici e climatici in luoghi di difficile accesso
• Rischi di sicurezza relativi a gas e petrolio nelle regioni dai consumi elevati, specialmente Cina, India e Sud-est asiatico
• Bassa sicurezza operativa, elevato rischio di fuoriuscite e di disastri ambientali
• Progetti futuri classificati come altamente difficoltosi in termini di tecnologia ed efficienza operativa
• Incertezza riguardo alla crescita dei mercati collegati a petrolio e gas non convenzionali
• Passaggio dalle tecnologie basate sul petrolio a soluzioni alternative come biocarburanti ed energia elettrica
• Normative stringenti per le emissioni di gas serra
La corretta valutazione delle riserve e dei tassi di recupero avrà un’importanza critica nei prossimi due anni. Anche il focus sull’aumento della produzione e sulla riduzione dei costi sarà una priorità nel breve periodo. A tal fine, aumenteranno gli investimenti nelle tecnologie avanzate come la trivellazione orizzontale, il fracking idraulico, il downspacing e la trivellazione in acque profonde.
“Sebbene restino delle incertezze riguardo alle riserve, l’utilizzo di metodi di estrazione e produzione tecnologicamente superiori può migliorare i tassi di recupero, – osserva Gunjan. – Pertanto, ampliare le condutture e i terminali per collegare le aree di produzione alle raffinerie rappresenterà un’opportunità chiave per le aziende che operano in ambito Oil & Gas a livello globale.” “Global Oil and Gas Outlook 2014” è un Market Insight che fa parte del programma Energy & Power Growth Partnership Service. Questo Insight fornisce un’analisi delle tendenze globali chiavi che influenzeranno il mercato Oil & Gas nel corso del prossimo decennio e oltre. Approfondisce inoltre le opportunità di crescita nei principali mercati del settore Oil & Gas a livello globale.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Il caro bolletta

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

…«Arriva come una mannaia sulla fragile economia delle famiglie italiane, non può e non deve giustificare alcuna bugia. La vera causa di questi aumenti non sono gli incentivi alle fonti rinnovabili» commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia in relazione al dibattito in corso tra i membri del governo sugli aumenti dei costi dell’elettricità in Italia. «La vera causa degli aumenti – prosegue Boraschi – è la dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili e il fatto che il costo della maggior parte dei nostri consumi sia determinato dal prezzo del petrolio sulla piazza di Londra. Un prezzo da lungo tempo impazzito. Le rinnovabili pesano sulla bolletta degli italiani per quote proporzionalmente modestissime. Inoltre è singolare il fatto che nel valutare il peso degli incentivi non si tenga quasi mai conto di quello che le misure di sostegno producono. Ce lo ha ricordato l’Università Bocconi, con una ricerca specifica, proprio pochi giorni fa: i benefici netti delle fonti rinnovabili, al 2030, ammonteranno a 79 miliardi di euro sotto forma di maggiore occupazione, mancata importazione di combustibili fossili, esportazioni nette dell’industria, riduzione del prezzo di picco dell’energia. Altri studi dimostrano come già oggi il gettito fiscale dell’unico settore che sta resistendo alla crisi – quello appunto delle energie puli
te – compensi gli oneri a carico dei contribuenti.» «Ci si dimentica spesso dei molti altri costi che gravano sulle bollette degli italiani e che certo non servono a sostenere una crescita strategica per il Paese, ma solo a mantenere operativo un sistema energetico vecchio, sporco e arido in termini di occupazione; o a pagare gli sbagli del passato, come per lo smantellamento del nucleare. – conclude Boraschi – Dice bene il ministro Corrado Clini: eliminare il sostegno alle rinnovabili ora sarebbe come aver abbandonato la telefonia negli anni ottanta, poco prima del boom. Una scelta miope le cui conseguenze si rivelerebbero in un ritardo industriale e d’innovazione cronico e penalizzante.» (Andrea Boraschi)

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Manovra: Ferrari Aggradi: Robin Tax

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2011

supercortemaggiore

Image by Paolo Margari via Flickr

“Ci riconosciamo nelle posizioni espresse dai Presidenti dell’Autorita Energia Elettrica e Gas e della Corte dei Conti circa gli effetti indesiderati che potrebbero derivare dall’applicazione della Robin Tax” lo afferma in una nota Franco Ferrari Aggradi, presidente di Assopetroli-Assoenergia, associazione di categoria che raggruppa le imprese che operano nella commercializzazione dei carburanti, dei combustibili, nella trasformazione razionale dei combustibili in energia e nella produzione delle energie rinnovabili, che gia’ nei giorni scorsi aveva espresso la propria netta contrarieta’ all’aumento dell’addizionale Ires che, con la nuova manovra arriva addirittura al 10,5 per cento. “Ribadiamo con forza – prosegue Ferrari Aggradi – la nostra contrarieta’ ad una misura che rischia di mettere in ginocchio l’intero settore energetico del Paese con gravissime ripercussioni sul piano occupazionale e sullo sviluppo dello stesso. Questo – precisa Ferrari Aggradi – senza contare i palesi profili di incostituzionalita’ della norma. In particolare, l’eventuale inasprimento della tassa finira’ per assestare un colpo difficilmente assorbibile da parte delle p.m.i. che assicurano la distribuzione e la commercializzazione di prodotti petroliferi garantendo la pluralita’ dell’offerta. Imprese stremate dal fatto che stanno sostenendo interi pezzi dell’economia del Paese attraverso dilazioni finanziarie che esorbitano le normali pratiche commerciali causa il protrarsi della congiuntura economica. Imprese che comprano e rivendono al miglior prezzo in un mercato fortemente competitivo, i cui bilanci sono gonfiati per oltre il 60% da accise che versano anticipatamente allo Stato, gravate da un elevatissimo rischio credito, che non possono, in quanto price takers, traslare alcunche’ e che, strutturalmente, non possono soddisfare le richieste di controllo antitraslazione dell’Autorita’ che provocano l’aggravio di costi amministrativi insostenibili quanto inutili. E’ ora di prestare attenzione e di tutelare anche gli “invisibili”, quelle migliaia di imprenditori che, a costo di grandi sacrifici, silenziosamente, fanno il proprio dovere. Ci auguriamo – conclude Ferrari Aggradi – che il Governo elimini o quanto meno escluda dalla Robin Tax le p.m.i di natura commerciale per consentire la sopravvivenza di questo importante segmento e per il rilancio degli investimenti nel settore, pressoche’ bloccati dal 2008, anno della sua introduzione, anche al fine di evitare interminabili contenziosi giudiziari”. (Franco Ferrari Aggradi Presidente Assopetroli-Assoenergia)

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La banca dei combustibili fossili

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Washington. CRBM critica la linea di condotta della Banca mondiale, che da un lato vorrebbe divenire protagonista nella gestione della finanza per il clima, poi contribuisce all’inquinamento e al surriscaldamento globale finanziando sempre più i progetti estrattivi. Basti pensare che in cinque anni il sostegno all’estrazione di carbone è aumentato di 40 volte, toccando i 4,4 miliardi di dollari nel 2010. Non a caso in questi giorni una delegazione di diverse organizzazioni del Sud del mondo ha incontrato i direttori esecutivi della Banca Mondiale per proporre un modello di sviluppo energetico alternativo a quello incentrato sui combustibili fossili, che non porta alcun beneficio alle popolazioni più povere, nonostante la Banca si ostini a sostenere il contrario. Secondo uno studio pubblicato alla vigilia del meeting dall’organizzazione statunitense Oil Change International, nessuno dei progetti estrattivi finanziati dalla Banca Mondiale negli ultimi due anni ha avuto come obiettivo prioritario quello di garantire l’accesso all’energia. Eppure è proprio questa la motivazione che i banchieri di Washington continuano a utilizzare per giustificare il continuo sostegno a petrolio, carbone e gas, che nel 2009 e 2010 avrebbe superato del 225% gli investimenti in progetti energetici mirati a garantire accesso all’energia ai più poveri.

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Combustibili fossili

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Il comparto ha visto performance miste con il petrolio scambiato a circa 70/80 dollari al barile e i prezzi del natural gas in rimbalzo verso la fine della prima metà del 2010. Gli investitori in ETC sembrano ben informati sul range di prezzo a cui scambiare il petrolio, con afflussi prolungati e in crescita ai minimi di prezzo ed estesi deflussi e posizioni short ai massimi. Le posizioni sono state ridotte nel gas naturale dato che i prezzi sono aumentati. Fonte: Bloomberg e gli emittenti più rilevanti del settore

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