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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Bene accordi commerciali Italia-Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Gli accordi siglati tra il governo cinese e quello italiano – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – possono dare un nuovo slancio all’economia nostrana e supportare settori chiave come quello agricolo; ma è estremamente importante che all’interno di questo nuovo partenariato si predispongano azioni contro le contraffazioni dei prodotti enogastronomici nostrani e più in generale a tutela del brand “made in Italy”.L’origine dei prodotti e il know how e le competenze dietro la loro preparazione – prosegue Tiso – sono elementi chiave del senso stesso dell’italianità e vanno salvaguardati con la massima ortodossia. A tal proposito però, per quanto favorevoli alla natura dell’accordo Italia-Cina, non possiamo non sottolineare la politica dei due pesi e due misure usata dall’esecutivo sui temi di immigrazione e sovranità.Come Confeuro – conclude Tiso – ribadiamo la nostra soddisfazione per le nuove opportunità che derivano dall’aumento delle esportazioni dei prodotti agroalimentari, ma cogliamo l’occasione per ricordare anche che la difesa del made in Italy deve essere parte integrante di una strategia di sviluppo sul medio-lungo termine e che per questo va considerata un punto imprescindibile di ogni azione politica.

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Via libera agli accordi commerciali UE-Singapore

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Bruxelles. L’accordo di libero scambio, che può rappresentare il modello per un ulteriore cooperazione con il Sud-Est asiatico, è stato approvato dal Parlamento con 425 voti favorevoli, 186 contrari e 41 astensioni.L’accordo eliminerà virtualmente tutte le tariffe doganali tra le due parti entro cinque anni, consentendo il libero scambio di servizi, inclusi i servizi bancari al dettaglio, proteggendo i prodotti europei unici e aprendo il mercato degli appalti di Singapore alle imprese dell’UE che operano, ad esempio, nel settore ferroviario.In dettaglio, l’accordo tutelerà circa 190 indicazioni geografiche dell’UE, il 25% delle quali italiane. Tra le etichette tutelate nel settore alimentare ci sono l’Aceto balsamico di Modena, la Mortadella di Bologna, il Prosciutto di Parma e quello di S. Daniele, il Gorgonzola, il Grana Padano, la Mozzarella di Bufala Campana, il Pecorino Romano, l’Arancia Rossa di Sicilia, la Lenticchia di Castelluccio di Norcia e il Pomodoro di Pachino. Tra quelle del settore delle bevande, invece, la Grappa, il Chianti, il Prosecco e il Montepulciano d’Abruzzo, solo per citarne alcune.L’accordo include inoltre il rafforzamento dei diritti dei lavoratori e la tutela dell’ambiente, tema particolarmente importante per il Parlamento.
In quanto primo accordo commerciale bilaterale tra l’UE e un paese membro dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), l’accordo può servire da trampolino di lancio per ulteriori accordi di libero scambio tra le due regioni. L’accordo arriva in un momento in cui l’UE non può più fare affidamento sugli Stati Uniti come partner commerciale, come indicato nella risoluzione che accompagna la decisione, approvata con 431 voti favorevoli, 189 contrari e 52 astensioni.

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“Nel 2019, occhi puntati sugli scambi commerciali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

A cura di William Davies, Responsabile azionario globale, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. In quello che si è rivelato un 2018 deludente, i listini azionari hanno registrato un calo significativo. Nonostante la crescita degli utili abbia superato il 20% negli Stati Uniti (e circa il 10% nel resto del mondo sviluppato), il mercato azionario statunitense è rimasto essenzialmente piatto, mentre gli altri mercati sviluppati hanno perso il 10% circa in termini di dollari USA, annullando così la solida performance del 2017.Perché? Per il timore di diverse cose: una vera e propria guerra commerciale, l’aumento dei rendimenti, una decelerazione della Cina e l’acuirsi dei rischi geopolitici, comprese criticità locali quali la Brexit e il braccio di ferro sul bilancio italiano. La combinazione di tutti questi fattori ha destabilizzato i mercati e causato una flessione delle azioni.Se queste previsioni dovessero realizzarsi in tutto o in parte, le nostre aspettative di crescita per il 2019-20 sarebbero messe in discussione, e ciò a sua volta potrebbe suggerire che ci troviamo alla fine del ciclo, cosa che sarebbe confermata dalla correzione azionaria. Ma tutto questo fa sorgere una domanda fondamentale: precisamente cosa riteniamo che accadrà nel 2019?Gli scambi commerciali sono il principale dei nostri timori e sono il filo conduttore che lega tutti gli altri. Se l’attuale situazione di stallo dovesse risolversi, le prospettive più generali migliorerebbero, e viceversa. Nella peggiore delle ipotesi i dazi continueranno ad aumentare e a gravare su un numero crescente di merci. I mercati scontano certamente uno scenario alquanto sfavorevole.
Ma questo accadrà davvero? Con un personaggio talmente imprevedibile alla Casa Bianca, fare previsioni è una battaglia persa in partenza. Tuttavia, in passato il Presidente Trump ha affermato di preferire una situazione caratterizzata da dazi limitati o nulli, ma ha scelto la strada delle minacce al fine di ottenere accordi vantaggiosi per gli USA, e alla fine è stato di parola. Ciò nonostante, proprio com’è avvenuto per il North American Free Trade Agreement 2.0 (l’USMCA, siglato in extremis da USA, Messico e Canada in un momento in cui ogni accordo sembrava improbabile), una risoluzione analoga con la Cina e altre nazioni appare decisamente possibile.Siamo consapevoli che a fine 2020 si terranno le elezioni presidenziali statunitensi, e Trump non vorrà rischiare un brusco rallentamento dell’economia o una recessione con l’approssimarsi del ciclo elettorale. Ciò non significa che Trump debba appianare le tensioni commerciali immediatamente, ma dovrà probabilmente assicurarsi che la situazione non si deteriori nel corso del 2019.Nel nostro scenario di riferimento l’esito più sfavorevole dal punto di vista commerciale è poco probabile e una rapida via di risoluzione è possibile, benché sia difficile stabilire i tempi.
Quest’anno i rendimenti obbligazionari statunitensi hanno superato la soglia del 3% e il timore è che nel 2019 si registreranno ulteriori aumenti. Le misure di stimolo fiscale approvate negli Stati Uniti a fine 2017 e implementate quest’anno, in una fase del ciclo che non richiedeva impulsi ulteriori, suggerirebbero che i rendimenti potrebbero salire ancora.Ciò dovrebbe avere un effetto inflazionistico, soprattutto se abbinato a un tasso di disoccupazione statunitense ai minimi da 49 anni, che potrebbe causare richieste di aumenti salariali e maggiore inflazione (indicazioni di salari in aumento sono ben evidenti negli USA e in Giappone). Tutti gli altri timori concorrono tuttavia a causare un rallentamento, unitamente a problemi strutturali quali l’invecchiamento demografico, la tecnologia e l’innovazione dirompente, ragion per cui i rendimenti non sono andati nella direzione che ci aspettavamo.
Le frizioni commerciali hanno causato rallentamenti in alcune aree dei consumi cinesi, ma la crescita rimane ancora ragionevolmente vigorosa. Il governo cinese ha fornito un certo grado di stimolo fiscale, anche se più con l’obiettivo di sostenere l’economia che di darle un impulso significativo. Se la questione commerciale dovesse risolversi, potremmo aspettarci l’adozione di nuove misure restrittive in Cina o quantomeno una rimozione dello stimolo. Se invece il braccio di ferro dovesse protrarsi, possiamo aspettarci che le politiche accomodanti a sostegno dell’economia continueranno. Riteniamo tuttavia che, nonostante l’impatto esercitato, al momento le politiche protezionistiche non stiano destabilizzando in misura significativa l’economia globale.Ad averne risentito nel corso dell’anno sono stati soprattutto i mercati emergenti. La ragione risiede in parte nella forza del dollaro statunitense, che dovrebbe tuttavia diminuire una volta svanito l’effetto dello stimolo fiscale di Trump, con conseguenze favorevoli per le azioni dei mercati emergenti in futuro.
Al momento attuale diversi paesi sono guidati leader assertivi e carismatici: Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping e persino Shinzo Abe, che sembra mostrare tendenze più nazionaliste. Quando leader carismatici ricorrono alle minacce per raggiungere i propri obiettivi le tensioni inevitabilmente aumentano, ed è naturale che i premi al rischio azionario aumentino di conseguenza. In Europa continuano a ribollire due questioni in particolare che potrebbero destabilizzare i mercati, seppur in misura minore rispetto a una guerra commerciale globale. In Italia la battaglia sulla legge di bilancio potrebbe inasprirsi, seppur inutilmente, in quanto riteniamo che i margini rivendicati dal governo italiano e dalla Commissione Europea siano minimi. La questione Brexit invece è sempre più intricata: vi sono parecchi esiti possibili e altrettanti modi di ottenerli. In tutta onestà però non siamo in presenza di un problema globale, ma di un grattacapo per il Regno Unito e di un contrattempo per l’Europa. Tuttavia, le conseguenze a livello locale rischiano di essere deleterie.
Considerando tutti i fattori citati, il tema comune che terremo d’occhio più da vicino nel 2019 è il commercio. Riteniamo che un miglioramento in quest’ambito costituirebbe uno sviluppo estremamente favorevole per i mercati azionari; per contro, questi ultimi risentirebbero di un eventuale deterioramento dei rapporti commerciali, e lo scenario globale ne uscirebbe indebolito.Se le diatribe commerciali saranno gestite in modo da evitare lo scenario peggiore, cosa che i leader mondiali hanno il potere di fare, le prospettive per il 2019 potrebbero risultare più favorevoli, con conseguenti risultati positivi nei mercati azionari.

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Controversie commerciali internazionali

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 giugno 2018

Da qualche tempo parole come “made in” hanno cambiato significato. Uno stesso bene può difatti essere fabbricato in paesi diversi, utilizzando materie prime e servizi che provengono da altri paesi ancora.E’ la globalizzazione dei mercati, con le sue insidie e i suoi vantaggi per imprese e consumatori. E tenendo conto che il tasso di controversie nei rapporti commerciali all’interno di un Paese è già elevato, è facile desumere cosa possa accadere in caso di conflittualità sovranazionali.Nel contesto dei contratti internazionali il ricorso alla autorità giudiziaria ordinaria è reso complesso dalla presenza di sistemi giurisdizionali statali che solo in parte sono coordinati tra loro. E quindi che fare? Se ne è parlato stamani alla Camera di Commercio di Bari nell’incontro “I rapporti commerciali sovranazionali”, un evento col patrocinio dell’ente camerale barese, voluto dalla Camera Arbitrale e della Mediazione su richiesta dell’associazione “diDiritto”, rappresentata dall’avvocato Vittorio De Rosas. «Gli scambi commerciali con i paesi esteri sono fondamentali per la crescita delle imprese, ma è altrettanto fondamentale sapere di poter contare su strumenti efficaci per prevenire o gestire il conflitto, fra i quali le clausole compromissorie e l’arbitrato internazionale, garanzie in più in tutte le transazioni commerciali», ha detto nei saluti il vice presidente della Camera Arbitrale barese, avvocato Francesco Andriani. Che ha altresì evidenziato come la Camera di Commercio di Bari, nella sua funzione di regolazione di mercato, si faccia spesso promotrice di momenti e iniziative formative e informative che possano aiutare gli operatori a prevenire e gestire meglio l’eventuale controversia nel mare magnum della globalizzazione.Nei registri delle imprese pugliesi sono censite più di 380.000 imprese. E una imprenditoria diffusa, che pervade praticamente tutti i comparti economici e con moltissime eccellenze produttive.Queste imprese nel 2017 hanno esportato prodotti superando gli 8 miliardi e 261 milioni di euro per valore delle merci in uscita, un risultato ottimo rispetto al 2016. Parliamo di un +4,10%. Che tra l’altro è un fattore trainante della ripresa.In questo contesto, il contratto internazionale non è più uno scambio bilaterale che si effettua una tantum tra due soggetti ben distinti. E’ un sistema complesso di relazioni/interazioni che durano nel tempo e che integrano segmenti/parti di prodotti e di processi produttivi gestiti da imprese, a volte “indipendenti”, a volte “collegate” da un punto di vista societario, ma comunque legate dalla necessità di integrare le varie fasi del processo di progettazione, fabbricazione, messa in vendita del prodotto o servizio.Nel corso dell’incontro relatori molto qualificati, collegati da Sidney, Londra, Tirana e Bratislava, in diretta Skype e fruibile anche in streaming, hanno parlato di esportazioni e investimenti in Australia, Albania, Gran Bretagna (dopo la Brexit) e Slovacchia, di incentivi all’export nelle Zone Economiche Speciali, di clausole compromissorie e di arbitrato consumeristico internazionale, di strumenti di finanziamento della piccola e media impresa (minibond, titoli di debito, crowfunding) con i rispettivi vantaggi e svantaggi, analizzando gli aspetti tecnici e tecnico giuridici.

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Tutela dei crediti commerciali

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2017

Atradius e Deutsche bank annunciano di avere raggiunto un accordo di partnership per la tutela dei crediti commerciali destinata alle aziende e ai clienti business della Banca con un fatturato fino a 250 milioni di euro. Nel dettaglio, l’accordo permette ai clienti di Deutsche Bank di poter contare su polizze assicurative Atradius per proteggere il proprio portafoglio di crediti commerciali dal rischio di credito, sia sul mercato domestico che nell’export. La polizza credito di Atradius si caratterizza per un elevato livello di personalizzazione che la rende un prodotto completo e connotato da ampie garanzie sui crediti commerciali, particolarmente adeguato per tale fascia di imprese, prevedendo tra le usuali garanzie avverso le insolvenze dei crediti commerciali l’inclusione del rischio pre-credito, della copertura dei contratti vincolanti e del rischio derivante dalla revocatoria fallimentare, oltre che una caratterizzazione specifica per comparti industriali. La polizza credito offre copertura anche verso una serie di rischi aggiuntivi, quali il rischio politico di un singolo Paese o di gruppi specifici di Paesi. E’ incluso altresì il recupero dei crediti insoluti in Italia e all’estero, i cui costi restano a carico di Atradius.“L’accordo firmato con Deutsche Bank, uno dei principali gruppi bancari a livello mondiale – ha affermato Massimo Mancini, Country Manager per l’Italia di Atradius – offre ad Atradius rilevanti opportunità di diffusione del prodotto assicurativo credito, grazie al forte posizionamento del gruppo bancario sui principali mercati. Con questa partnership di valore, Atradius prosegue nel suo impegno verso la diffusione della cultura della tutela del credito commerciale, quale azione prioritaria nella buona gestione dell’azienda. Questo per rispondere in modo ottimale alle esigenze di crescita e sviluppo del business, di ogni dimensione e comparto”.“Questo accordo – ha aggiunto Silvio Ruggiu, Responsabile della rete filiali di Deutsche Bank in Italia – risponde all’impegno e all’attenzione della Banca nel supportare lo sviluppo delle piccole e medie imprese che rappresentano per noi, da sempre, uno dei target di maggiore rilevanza, nonché il volano per la crescita del nostro Paese. Siamo quindi contenti di potere ampliare la gamma di strumenti a supporto della crescita di queste aziende, anche in ambito assicurativo, accanto a un gruppo consolidato e di prestigio come Atradius”.
Le concrete sinergie operative espresse in tale accordo, oltre ad aprire significative opportunità di partnership tra i Gruppi assicurativo e bancario, ne rinnovano il costante impegno ad offrire ai clienti business i prodotti e servizi più rispondenti alle loro esigenze di gestione del portafoglio crediti commerciali, facilitandone il percorso di sviluppo al riparo da rischi, sia sul mercato domestico che all’export.

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Pratiche commerciali sleali: misure UE per aiutare gli agricoltori

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

parlamento europeoI deputati europei hanno invitato la Commissione, in una risoluzione votata martedì, a presentare delle proposte contro le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare, in modo da garantire un reddito equo per gli agricoltori e una vasta scelta per i consumatori. L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire relazioni trasparenti tra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari. Un commercio equo può a sua volta contribuire a evitare la sovrapproduzione e i rifiuti alimentari.
“Le iniziative adottate finora non sono state efficaci. Questo è il motivo per il quale stiamo fornendo più suggerimenti. Deve essere fatto un lavoro più efficiente per migliorare le relazioni tra i fornitori e supermercati e ipermercati, soprattutto quando si tratta di ridurre al minimo il cosiddetto “fattore paura”. Invitiamo inoltre la Commissione europea a fare di più per quanto concerne i nuovi strumenti che dovrebbero aiutare a contrastare le pratiche commerciali sleali”, ha affermato il relatore del Parlamento Edward Czesak (ECR, PL), aggiungendo che “tutti i protagonisti della filiera alimentare dovrebbero godere degli stessi diritti”.Nel testo della risoluzione, approvata martedì con 600 voti favorevoli, 48 contrari e 24 astensioni, si afferma che gli squilibri di reddito e di potere nella filiera alimentare devono essere affrontati con urgenza, al fine di migliorare il potere contrattuale degli agricoltori. Inoltre, la vendita al di sotto del costo di produzione e l’uso di prodotti agricoli di base, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, la frutta e gli ortaggi, quali “articoli civetta” da parte della grande distribuzione, rappresentano una minaccia alla sostenibilità di lungo termine della produzione dell’UE di tali prodotti.Gli agricoltori e le PMI sono particolarmente vulnerabili rispetto alle pratiche commerciali sleali. Sono costretti a volte a vendere in perdita, a causa di negoziati sfavorevoli con gli altri soggetti della filiera alimentare, ad esempio in occasione di ribassi e sconti nei supermercati. Anche i consumatori finali sono svantaggiati, per la limitata scelta dei prodotti e lo scarso accesso ai beni nuovi e innovativi.
I deputati chiedono una legislazione quadro a livello UE per contrastare le pratiche sleali e garantire a agricoltori e consumatori possano beneficiare di prezzi corretti e condizioni di acquisto giuste. Difatti, sostengono, i programmi volontari basati sull’autoregolamentazione hanno finora conseguito “risultati limitati” a causa della mancanza di attuazione efficace e di strutture di governance imparziali, della sottorappresentanza degli agricoltori, di conflitti d’interessi tra le parti interessate, di meccanismi di risoluzione delle controversie che non tengono in considerazione il “fattore paura” dei fornitori e del fatto che questi non si applicano all’intera filiera alimentare.Il Parlamento ritiene che l’iniziativa per la filiera alimentare (Supply Chain Initiative – SCI) e gli altri sistemi volontari a livello nazionale ed europeo dovrebbero essere promossi “in aggiunta a meccanismi di controllo solidi ed efficaci a livello degli Stati membri, assicurando l’anonimato dei reclami e la definizione di sanzioni dissuasive, unitamente ad un coordinamento a livello UE”. I deputati incoraggiano i produttori e gli operatori economici, comprese le organizzazioni degli agricoltori, a partecipare a tali iniziative.

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Stati Uniti e Toscana, è boom di scambi commerciali per 4,5 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2015

firenzeQuattro miliardi e mezzo di euro in scambi commerciali solo l’anno scorso, un incremento del valore dell’export dell’80,7% e un volume di importazioni aumentato del 67,7% dal 2009 al 2014: gli Stati Uniti sono per la Toscana il primo partner economico extraeuropeo e mai come in questi ultimi anni il rapporto è cresciuto e maturato, con un sempre maggior numero di imprese che trovano partnership Oltreoceano e scambi politici, educativi, culturali che si uniscono al business.
Proprio per sfruttare al massimo il potenziale di due aree geografiche molto legate fra loro si è svolto nel Salone de’ Dugento di Palazzo Vecchio lo USA Day, una mattina per conoscere meglio le opportunità commerciali con gli Stati Uniti, organizzata da Camera di Commercio di Firenze e PromoFirenze, in collaborazione con Comune di Firenze e Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Firenze. Presenti il console generale degli USA a Firenze Abigail M. Rupp, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi, l’assessore allo sviluppo economico del Comune di Firenze Giovanni Bettarini, i rappresentanti di oltre cento imprese del territorio.«Sono convinto che gli ottimi rapporti fra USA e Italia possano agevolare ancora di più gli scambi economici nei prossimi anni – ha detto Leonardo Bassilichi -. Oggi gli investitori americani trovano un Paese più solido, positivo, che ha voglia di crescere e l’ottimo lavoro svolto con le imprese multinazionali presenti a Firenze per il progetto One Contact Point ne è un chiaro esempio, tanto da volerne stimolare altre a venire. Allo stesso tempo sappiamo benissimo che solo gli USA garantiscono tante opportunità avendo anche un patrimonio storico e culturale comune».«Maggiori opportunità commerciali e di investimento negli Stati Uniti per le aziende toscane proverranno dal T-TIP, il nuovo trattato fra Stati Uniti ed Unione Europea sul commercio e gli investimenti, ancora in fase di negoziazione – ha aggiunto il console generale Abigail M. Rupp -. Una volta completato, il trattato consentirà alle imprese toscane, soprattutto le piccole e medie imprese, di accedere più facilmente al mercato americano, grazie a una consistente riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie. Inoltre, il T-TIP fisserà degli standard internazionali per l’apertura ai mercati».
Nel 2014 la Toscana ha esportato negli USA merci e servizi per un valore di 3 miliardi di euro, pari al 9,5 per cento del totale e ne ha importate 1,48 miliardi pari al 7,4 per cento del totale (dati Istat elaborati dall’Ufficio Statistica di Camera di Commercio di Firenze). E la prospettiva è anche migliore. Secondo l’ultima indagine realizzata dal Servizio Studi di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze, l’aumento del PIL americano e le condizioni di cambio euro/dollaro favorevoli stanno facilitando molti distretti toscani come la ceramica di Sesto Fiorentino, i vini del Chianti, la pelletteria e le calzature di Firenze e Arezzo, il tessile e l’abbigliamento di Prato e Arezzo, i mobili di Poggibonsi e l’agroalimentare di Lucca.«L’iniziativa di oggi intercetta l’interesse reale delle aziende che portano avanti l’economia della città – ha detto l’assessore allo Sviluppo economico e turismo del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini –. La fortissima propensione all’internazionalizzazione dell’economia della nostra città è un plus che consente a Firenze di guardare con fiducia al futuro. Siamo portatori di una storia di creatività, talento e merito che possiamo ancora interpretare con grande orgoglio in giro per il mondo. Firenze è una realtà attrattiva, in grado di esportare all’estero molto del suo talento, con grande vantaggio per la propria economia. Dobbiamo essere capaci di leggere davvero le nostre potenzialità e metterle a sistema per essere più competitivi. In questo momento sono molto importanti i sistemi urbani di riferimento, in una competizione tra città capaci di esprimere economie, messaggi e senso di sé. In questa competizione Firenze è già molto forte. Siamo riconoscibili e conosciuti in tutto il mondo, ora dobbiamo riempire questa fama di contenuti di attualità e della creatività che ancora abbiamo».Durante la mattinata in Palazzo Vecchio sono state presentate alcune proposte per il mercato statunitense, con particolare riferimento al Texas, anche attraverso contributi e testimonianze di esperti e operatori dei diversi settori, mentre il pomeriggio è stato riservato a incontri bilaterali organizzati dai rappresentanti di Italy-America Chamber of Commerce Texas e PromoFirenze. Infine, maggiori informazioni sulle opportunità d’investimento negli Stati Uniti per le imprese italiane si trovano sul sito del Dipartimento per il Commercio Estero USA all’indirizzo: http://selectusa.commerce.gov/. (foto: scambi commerciali)

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Antitrust e pratiche commerciali scorrette

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 maggio 2012

Siamo fortemente preoccupati per le recenti decisioni adottate dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato in materia di tutela del consumatore. Infatti, il principio in base al quale l’esistenza di una normativa settoriale sottrae la competenza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato rischia di privare i consumatori italiani di una reale ed efficace tutela nei confronti delle scorrettezze e degli abusi messi in campo dalle aziende.Per questo è partita questa mattina una lettera destinata alle maggiori Istituzioni ed al Ministro dello Sviluppo Economico, nella quale Adiconsum, Adoc, Adusbef, Cittadinanzattiva, Federconsumatori e Movimento Consumatori chiedono che la competenza relativa all’applicazione della normativa del Codice del Consumo, e in particolare relativamente alle pratiche commerciali scorrette, torni di competenza dell’Antitrust su tutti i settori, anche quelli in cui vi sia un’autorità specifica.Il sistema in atto finora ha infatti portato ad esperienze e risultati positivi: dal 2008 al 2011 l’Autorità ha concluso oltre 1000 procedimenti istruttori, emanando sanzioni nell’80% dei casi, per un ammontare di circa 100.000.000 Euro.Una funzione importantissima quella svolta dall’Antitrust, che non può e non deve venir meno in nessun settore, a maggior ragione in un momento di crisi economica come quello che il Paese sta attraversando, in cui si rischierebbe di lasciare i consumatori in balia dei comportamenti speculativi delle aziende intente solo a salvaguardare i propri bilanci. Un rischio che i cittadini e l’intero Pese non possono permettersi, perché vorrebbe dire alimentare ulteriormente la sfiducia nel mercato, che già è ai minimi storici, con grave danno all’intera economia.

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Nuovi contratti commerciali all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

Italiano: Università Europea di Roma. Via degl...

Italiano: Università Europea di Roma. Via degli Aldobrandeschi 190 Roma. (Photo credit: Wikipedia)

Roma. Venerdì 23 Marzo 2012, alle 9.30, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190), si terrà la tavola rotonda “I Contratti di Somministrazione e di Distribuzione – Mercato e nuove fattispecie negoziali”, in occasione della presentazione del volume curato da Alberto Gambino e Roberto Bocchini.
La tavola rotonda, autorevolmente presieduta dal prof. Pietro Rescigno, decano dei civilisti italiani ed accademico dei Lincei, ha l’obiettivo di mettere in luce come il mercato ha dato vita ad una serie di nuovi contratti che non sempre garantiscono qualità e concorrenza orientate agli interessi dei cittadini-consumatori. Il diritto in questa situazione ha il compito di assegnare una soglia di tutela più ampia e non cedere il passo a distorte prassi negoziali a nocumento degli interessi della collettività. Nella tavola rotonda, che trae spunto dal volume sui “Contratti di somministrazione e distribuzione” curato dai professori Alberto Gambino e Roberto Bocchini, ordinari, rispettivamente, dell’Università Europea di Roma e dell’Università di Napoli “Parthenope”, si affrontano in particolare il rapporto tra somministrazione e servizi pubblici (Giuseppina Capaldo, Sapienza Università di Roma), l’outsourcing (Roberto Carleo, Università di Teramo), le figure negoziali di fornitura provenienti da altri ordinamenti (Virginia Zambrano, Università di Salerno), i codici deontologici nei servizi (Gaetano Piepoli, Università di Bari) e la subfornitura (Valeria Falce, Università Europea di Roma). Le conclusioni sono affidate a Enrico Gabrielli, ordinario di diritto civile dell’Università di Roma “Tor Vergata”.

 

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Egitto-Italia: ampliati rapporti commerciali

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2011

 

Cairo: fornaio

Image via Wikipedia

L’Egitto è ormai un partner consolidato per il settore lapideo italiano tanto che, nel corso del 2010 ha esportato in Italia, 108.135 tonnellate di marmi e pietre di vario genere sia in blocchi che semilavorati per un valore di quasi quattordici milioni di euro, mentre l’Italia ha spedito verso il Nilo 75.400 tonnellate di marmi (principalmente blocchi ma è consistente anche la quota di lavorati) per un valore di circa dodici milioni di euro. L’Egitto è un ottimo cliente anche nel settore delle tecnologie sia per estrazione che di trasformazione, e gli Operatori nazionali sono orientati ad effettuare investimenti consistenti per migliorare le potenzialità dell’industria nazionale mettendola in grado di sfruttare al meglio le risorse di lapidei che sono molto interessanti. In questo contesto l’Internazionale Marmi e Macchine ha accolto una delegazione guidata da Ahmed Amawi primo segretario del ministero dell’industria e del commercio egiziano che si è avvalso del supporto di Teresa Athanassios, senior Trade analyst dell’Ufficio Ice del Cairo assistita in Italia dall’ufficio Ice di Firenze con Simone Scipioni. Il primo contatto del gruppo egiziano, che contava su presenze significative come Moataz El Desouky e Shameh M. Shehata, manager di importanti aziende che operano nel lapideo, è avvenuto nella sede dell’IMM Carrara dove, nel corso di un meeting l’Ufficio Studi ha fornito un quadro molto dettagliato dell’interscambio lapideo e delle potenzialità del distretto. Sono state illustrate anche le caratteristiche dei materiali locali e le diverse potenzialità di impiego oltre ai campi di cooperazione possibili fra due realtà che possono compiere un lungo percorso comune. Nel corso del meeting è stata presentata anche l’edizione 2012 di CarraraMarmotec che si terrà dal 23 al 26 maggio, con le sue opportunità di promozione anche attraverso una partecipazione diretta delle aziende egiziane ad un evento che si caratterizzerà per i contenuti particolarmente innovativi.

Al termine di un lungo confronto con scambio di valutazioni e informazioni il gruppo egiziano ha visitato alcune aziende del distretto che operano nel campo dei lavorati di pregio e delle tecnologie manifestando interesse per una partecipazione espositiva a CarraraMarmotec 2012 o, quanto meno, ad organizzare una delegazione di operatori interessati ad attivare relazioni più strette tanto nel campo dei marmi quanto in quello delle tecnologie.

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Roma: stop veicoli più inquinanti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

Roma 4/1/2011 dalle 7.30 alle 20.30 di domani, martedì 4 gennaio, non potranno circolare all’interno della fascia verde cittadina tutti i veicoli più inquinanti. Il divieto riguarda: autoveicoli (compresi mezzi commerciali) a benzina e diesel “euro 0”; motoveicoli e ciclomotori a due tempi “euro 0”; autoveicoli (compresi mezzi commerciali) diesel “euro 1” e “euro 2”; minicar diesel e benzina “euro 0”; minicar diesel “euro 1”. Come previsto dal piano di intervento operativo comunale per contenere i livelli delle polveri sottili è stata decisa la limitazione della circolazione sulla base dei dati forniti questa mattina da Arpa Lazio che hanno evidenziato livelli di pm10 superiori ai limiti imposti (50 microgrammi per metrocubo) nelle stazioni, Bufalotta, Cavaliere, Cinecittà, Cipro, Fermi, Francia, Guido, Preneste, Tiburtina, Villa Ada. Il provvedimento è stato deciso anche sulla base delle previsioni meteorologiche che risultano favorevoli al ristagno degli inquinanti nei bassi strati dell’atmosfera.

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Nuove regole commerciali

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

Di Tiberio Rabboni La questione è da tempo sotto gli occhi di tutti: c’è bisogno di nuove regole nei rapporti commerciali tra il mondo agricolo, la moderna distribuzione, i grandi player dell’industria alimentare e l’import extra-europeo. Negli ultimi dieci – quindici anni le cose sono molto cambiate: in Francia, ad esempio, la Gdo ha oggi il 96% del mercato alimentare, il 95% in Germania, l’80% in Spagna, il 70% in Italia. Gli scambi commerciali di ortofrutta tra l’Europa e il resto del mondo, per fare un altro esempio, hanno visto un significativo calo dell’export ed un altrettanto significativo aumento delle importazioni.  Si dirà che in tempi di globalizzazione dell’economia è normale che ciò avvenga. È però meno normale che avvenga senza regole certe di reciprocità fitosanitaria, qualitativa e di riconoscibilità dell’origine. Le cose cambiano, i mercati cambiano, le dinamiche commerciali pure, e anche l’agricoltura europea ed italiana deve cambiare ed adeguarsi, deve riorganizzare ed internazionalizzarsi, aggregare commercialmente la moltitudine di piccole e medie imprese, tentare di controllare le filiere agro-alimentari, valorizzare la sua distintività, la qualità, l’unicità, la sicurezza e l’affidabilità dei prodotti.  Uno sforzo che è già in atto. E che in Emilia-Romagna vogliamo accentuare, con le iniziative di rilancio degli organismi interprofessionali e lo sviluppo della cosiddetta ”agricoltura contrattualizzata”. È però vero che senza nuove regole capaci di “riequilibrare” il peso commerciale e dimensionale tra chi offre prodotti e chi li acquista le cose saranno sempre in perdita per il mondo agricolo.
In Italia tutto tace, ma in Francia l’argomento è all’ordine del giorno. Il Parlamento transalpino sta discutendo una nuova legge agricola proposta dal ministro dell’Agricoltura Bruno Le Maire che, tra l’altro, introduce nuovi meccanismi contrattuali tra produttori agricoli e primi acquirenti, rendendo obbligatori i contratti scritti relativamente a durata, quantità, modalità di determinazione del prezzo, dispositivi di mediazione, controversie e sanzioni. La legge regolamenta anche le vendite sotto prezzo e promozionali, proibisce sconti, ribassi e ristorni nei periodi di crisi, istituisce un osservatorio nazionale dei prezzi e dei margini, accresce il ruolo di mercato delle Organizzazioni di produttori attraverso l’aumento della dimensione minima e la possibilità di riconoscere solo Op che prevedono l’effettivo trasferimento della proprietà del prodotto da parte dei soci (tipo cooperativa). Ancora, il provvedimento amplia la mission delle organizzazioni interprofessionali, affidando loro la definizione di codici di comportamento e contratti-tipo, e sostiene la filiera corta. In definitiva, la legge interviene sulla formalizzazione giuridica di un nuovo diritto nelle relazioni tra gli attori della filiera agro-alimentare e nel riconoscimento della specificità del mercato agricolo. Si fa in Francia. Perché non si deve fare in Italia e a Bruxelles? (fonte Europe direct)

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Internet: le garanzie per l’acquisto

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 agosto 2010

Acquistare un  prodotto su internet puo’ essere conveniente perche’ non si passa attraverso i tradizionali negozi e perche’ si riceve l’oggetto a casa propria senza doversi scomodare e perdere tempo in estenuanti “passeggiate” nelle vie commerciali. Quali sono le garanzie per chi acquista attraverso lo strumento telematico? In caso di cattivo funzionamento del prodotto (es. un televisore) ci si deve rivolgere al venditore, cioe’ alla societa’ che ci ha venduto il bene e non al produttore, analogamente a quanto avviene per l’acquisto nei negozi tradizionali. E’ sempre bene accertarsi che nel sito siano indicate la ragione commerciale (il nome dell’azienda), il numero di iscrizione alla Camera di commercio, l’indirizzo e i numeri telefonici e di fax. In caso di contestazione non risolta ci si puo’ rivolgere al Giudice di Pace della propria citta’ di residenza. Il ricorso e’ gratuito per unvalore sino a 516 euro e con assistenza legale fino a 2.582 euro. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Nuovi centri commerciali nella Capitale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

“Difendo con tenacia i piccoli imprenditori romani, la professionalità e il coraggio che mostrano nel difendersi dalla morsa della concorrenza dei grandi centri commerciali”. Con queste parole il vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori Oscar Tortosa commenta la notizia del via libera dato dal Comune di Roma alla costruzione di un nuovo shopping center di 15.000 metri quadri ad Acilia. A sostegno all’atteso piano di recupero urbano delle periferie promosso dal sindaco, è prevista nel giro di 5-8 anni, la realizzazione di altre 10 mega-strutture di vendita in diverse zone di Roma. “Non posso non pensare alla famiglie dei fornai, dei calzolai, dei fruttivendoli e di tutti i piccoli negozianti che per anni con sacrificio hanno condotto le loro attività favorendo la crescita qualitativa e professionale del commercio. Faccio un appello ad Alemanno – conclude l’esponente del partito presieduto da Antonio Di Pietro – affinché rivolga una maggiore sensibilità verso questi lavoratori e non dimentichi il vitale sostegno che hanno fornito per lo sviluppo della nostra città”

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A proposito di “vaste aree di spreco medicinali”

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2010

La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e il Sindacato Nazionale Farmacisti Ospedalieri (SiNaFO) bollano così le recenti affermazioni su alcuni organi di stampa a proposito di “vaste aree di spreco” nella spesa farmaceutica ospedaliera e in particolare riguardanti la loro non tracciabilità e lo sfondamento del tetto previsto. “In realtà – afferma Laura Fabrizio, Presidente della SIFO – il tetto della spesa farmaceutica ospedaliera non è stato rispettato semplicemente perché è stato empiricamente abbassato senza tener conto che i farmaci realmente innovativi, e quindi a più alto costo, sono quasi totalmente quelli di esclusivo uso ospedaliero. Farmaci – continua Laura Fabrizio – utilizzati soprattutto per gravi patologie come cancro, malattie autoimmuni e infettive e che, in quanto innovativi, devono essere sottoposti a monitoraggio intensivo. Per questo, inoltre, il loro utilizzo in un contesto ospedaliero, piuttosto che nell’ambito territoriale, è garanzia della sicurezza del paziente”.  Il dirigente farmacista delle Aziende Sanitarie, inoltre, svolge un importante e qualificato apporto anche negli interventi per il contenimento della spesa territoriale relativi alla dispensazione dei farmaci attraverso le Farmacie di comunità, grazie sia ad un accurato controllo del rispetto della convenzione tra queste Farmacie, che erogano i farmaci ai cittadini e il Ssn che paga, sia all’apporto qualificato per una reale appropriatezza delle prescrizioni, sia alla promozione della prescrizione dei farmaci equivalenti, e ad altre azioni.  Il contenimento della spesa farmaceutica territoriale deriva, quindi, da questi interventi,  non tanto dal canale di distribuzione. Mentre si può ipotizzare che gli interessi manifestati da parte di associazioni dei farmacisti convenzionati verso i farmaci innovativi e costosi,  possano essere mossi, anche, dalla possibilità di crescita dei volumi di attività della farmacia convenzionata, nessuna attività commerciale o di lucro è legata alla professionalità dei farmacisti che operano nelle Aziende Sanitarie che da sempre offrono il loro apporto qualificato a vantaggio della collettività e nell’interesse della pubblica amministrazione  e non certo per motivi commerciali.

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