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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘commercio’

A Milano cala del 7% il fatturato del commercio

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 luglio 2021

Il tessuto imprenditoriale di Milano, sebbene si sia dimostrato estremamente resiliente, ha subito un inevitabile rallentamento dovuto alla pandemia come riscontrato anche nel 31° Rapporto Milano Produttiva sull’economia dei territori di Milano, Monza Brianza e Lodi. Se, nel primo trimestre 2021, l’industria manifatturiera ha dato segni di una lenta ripresa, con la produzione che ha ripreso a crescere in tutti i territori di circa il 7%, risultano ancora forti gli effetti del lockdown sul terziario. Milano per esempio registra una pesante flessione del fatturato per il commercio (-6,9%) e un arretramento di quello dei servizi (-1,7%). Parte da questi dati la riflessione di Domenico Romano, Amministratore Delegato di Fandango Club Creators e autore del libro Open Retail, intervenuto al secondo appuntamento della seconda edizione de L’Età Ibrida, il percorso “in-formativo” tra pionieri dell’innovazione digitale pensato dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi a cura di Paolo Iabichino. L’idea per il suo libro nasce proprio quando l’epidemia da Covid scoppia in Italia e Domenico si trova ad affrontare la crisi in qualità di Direttore marketing in AW LAB, uno dei principali retailer di abbigliamento sportivo di tutta Europa. “Proprio in quei mesi così bui, quelli in cui il pianeta sembrava trincerarsi contro un nemico invisibile, mi sono immaginato un mondo del retail nuovo, finalmente più aperto, che ascolta i propri clienti, ibrido – racconta Domenico Romano – Essere aperti non vuol dire soltanto alzare la serranda, ma significa soprattutto rimanere attenti ai cambiamenti, lavorare sulle proprie barriere cognitive e non smettere mai di imparare”. “Se guardiamo i dati sulle chiusure dei negozi dei principali retailer del mondo, ci accorgiamo che la crisi di questo settore non è iniziata con la pandemia, ma è scoppiata già nel 2015 a causa di profondi mutamenti demografici, tecnologici e sociologici. – Continua Domenico Romano – Imparare i nuovi linguaggi è essenziale per rimanere sul mercato, aggiornarsi sulle tecnologie è un tassello fondamentale del proprio business. Sicuramente la pandemia ha accelerato il cambiamento. Se da un lato l’e-commerce va sempre meglio e assume forme ibride, mescolando l’esperienza online con quella fisica, è necessario dall’altro che i negozi al dettaglio si evolvano insieme ai nuovi strumenti del digitale, per esempio imparando tecniche di acquisizione del dato, esternalizzando i magazzini oppure offrendo un prodotto personalizzato”.Ad arricchire la conversazione sul tema hanno portato la propria testimonianza due startup selezionate all’interno della community di Tavolo Giovani, iniziativa tramite cui la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi dal 2016 mette a disposizione delle startup una vetrina digitale e numerose occasioni di networking con imprese consolidate, investitori ed ecosistema startup del territorio, che partecipano agli incontri di Tavolo giovani, per conoscere ed entrare in contatto con le giovani imprese innovative ed esplorare la possibilità di creare sinergie e collaborazioni. Cristiano Di Battista, fondatore di AppY Lab (startup che sviluppa progetti innovativi) ha raccontato come durante i mesi di lockdown ha sviluppato la piattaforma TakeItHome, un’app scaricabile dagli store Google e Apple, in cui sono segnalati gli esercenti che aderiscono al programma, divisi per categoria e corredati da informazioni di ogni tipo. Dal menù proposto alla possibilità di riservare una prenotazione, dalla consegna a domicilio al servizio take away.Marco Mutto, co-fondatore di Viamadeinitaly, una piattaforma digitale che mette in comunicazione le piccole-medie aziende italiane (prevalentemente del mondo fashion e del design) con acquirenti internazionali, che siano buyer, boutique, negozianti o brand. Una sorta di fiera online sempre aperta.L’intero evento è visionabile sul canale YouTube della Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, a questo link. La riflessione di Domenico Romano la trovata sintetizzata a questo link sul canale Medium dell’Età Ibrida, mentre a questo link maggiori dettagli sulle startup intervenute.Il prossimo appuntamento live con l’Età Ibrida è per il 20 settembre alle 18.00 con Giuseppe Stigliano, CEO di Wunderman Thompson, sempre da Palazzo Giureconsulti.

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Commercio con l’estero: l’agroalimentare italiano tiene

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2021

Anche in un anno segnato dalla pandemia da Covid-19 e dalla conseguente crisi economica, l’agroalimentare italiano, rispetto ad altri settori, tiene sui mercati esteri. Nel 2020, da un lato le importazioni agroalimentari (42,3 miliardi di euro) segnano un calo del 4,7%, nettamente più contenuto rispetto a quello dell’import totale (-12,8%); dall’altro le esportazioni agroalimentari registrano addirittura un incremento dell’1,3% (per la prima volta vicine ai 45 miliardi di euro), sebbene con andamenti molto differenziati a livello merceologico. Dopo il pareggio raggiunto nel 2019, quindi, la bilancia agroalimentare diventa positiva (+2,6 miliardi di euro): il cambio di segno è un risultato di assoluto rilievo, considerando che cinque anni fa il deficit della bilancia raggiungeva i 5 miliardi. La riduzione delle importazioni potrebbe essere un campanello di allarme per l’approvvigionamento di materie prime per la nostra industria di trasformazione, ma per fortuna il segno negativo è complessivamente modesto. Di contro, il risultato positivo delle nostre esportazioni in un anno così difficile per l’economia globale è un dato decisamente incoraggiante per il sistema nel suo complesso. Il Made in Italy gioca un ruolo fondamentale, trainando la crescita dell’export agroalimentare, grazie all’ottima performance di prodotti come la pasta, le conserve di pomodoro e l’olio di oliva. Diminuiscono, invece, le vendite di altri importanti prodotti, come quelli dolciari e i vini DOP. Nel complesso il comparto dei vini subisce, nel 2020, un calo dell’export di circa il 2,4%, un risultato nettamente migliore rispetto a quello di altri importanti competitors stranieri, primo fra tutti la Francia, che ha visto le proprie esportazioni di vino contrarsi in valore di oltre il 10%.L’UE si conferma l’area di riferimento per le esportazioni agroalimentari dell’Italia, con una quota di oltre il 65%; seguono Nord America (13,1%) e Asia (7,6%). Nonostante la crisi pandemica, complessivamente si riscontrano incrementi delle vendite in valore verso molti dei principali clienti, tra cui Germania (+7,1%), Stati Uniti (+5,3%), Regno Unito (+3,1%) e Svizzera (+8,3%). Dal lato dell’import agroalimentare, Francia, Germania e Spagna restano i principali fornitori dell’Italia, con un peso superiore al 35%. Gli acquisti dalla Francia rimangono in linea con il 2019, mentre sono in netto calo quelli dalla Germania (-7,9%) e dalla Spagna (-11,7%). Focus impatto Covid-19 sugli scambi regionali. Gli effetti derivanti dalla pandemia da Covid-19 risultano fortemente differenziati a livello territoriale, legati alla specializzazione produttiva e ai mercati di riferimento delle regioni italiane. A fronte di un incremento complessivo dell’export agroalimentare dell’Italia, metà delle regioni registra nel 2020 un calo delle vendite all’estero. La contrazione, soprattutto nel secondo trimestre, dell’export di prodotti come vini, lattiero-caseari, carni preparate, caffè e prodotti dolciari, ha inciso sul risultato negativo di alcune regioni del Centro-Nord Italia, più specializzate in tali produzioni. Di contro, ben cinque regioni del Sud Italia hanno mostrato un andamento positivo anche nei mesi più colpiti dalle misure restrittive, grazie soprattutto alle maggiori vendite all’estero di pasta, conserve di pomodoro e olio di oliva. Nonostante queste specifiche perfomance settoriali, nel complesso, a partire dalla seconda metà del 2020, si osserva un miglioramento delle esportazioni agroalimentari in molte regioni italiane.

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Confcommercio, è di nuovo crollo consumi, -8,1% a ottobre

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Secondo l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC), a ottobre si registra una caduta dei consumi dell’8,1% rispetto a ottobre 2019.”Italia nei guai! Nonostante i dati positivi del terzo trimestre 2020, con un Pil cresciuto del 16,1% rispetto a quello precedente, tutti gli indicatori finora emersi ci dicono che già alla fine del terzo trimestre, ossia a settembre, il rimbalzo era già finito” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”La produzione industriale a settembre, secondo i dati Istat, è calata del 5,6% su agosto, le vendite al dettaglio dello 0,8% e così via. Ora i dati di ottobre di Confcommercio ci confermano che questo trend negativo è destinato ulteriormente a peggiorare, visto che il nuovo semi-lockdown è iniziato il 26 ottobre e solo dal 6 novembre sono ritornate le zone rosse” prosegue Dona. “Insomma, se, secondo i dati di Confcommercio, i servizi ricreativi (Icc in quantità) sono crollati a ottobre del 73,2% su base annua, ci domandiamo cosa accadrà a novembre quando sono scattate tutte le misure restrittive dei nuovi Dpcm” conclude Dona.

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Scuola: “Prosegue la campagna del gigante del commercio elettronico”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Questa volta Amazon entra nelle scuole cercando di far leva sulla promozione di azienda etica. Pratica molto diffusa negli Stati Uniti che viene utilizzata come tentativo di costruirsi un’utilità sociale (dopo aver disgregato la società nella quale si opera). La nuova campagna scolastica di Bezos invita il personale scolastico a promuovere gli acquisti on-line proprio attraverso Amazon e in cambio il colosso multinazionale donerà alla scuola il 2,5% dell’importo speso. Il tutto, peraltro, sotto forma di “credito virtuale”. Veramente mostruoso. Siamo in una fase di dematerializzazione delle relazioni sociali nella quale i contraccolpi economici sono mortali per gran parte delle nostre attività produttive e Amazon prosegue indisturbato. Chiediamo al governo di intervenire promuovendo iniziative che privilegino l’economia reale e difenda la scuola dalle finte campagne di utilità sociale”.E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia a sostegno della campagna di Confesercenti affinché si inserisca nella didattica l’educazione all’acquisto e contro l’impoverimento del territorio che si determina togliendo segmenti di mercato al commercio locale.

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Commissione europea (CE): concessa l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio per filgotinib

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2020

Foster City (California, USA) e Mechelen (Belgio). Gilead Sciences, Inc. e Galapagos NV hanno annunciato oggi che la Commissione europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio per filgotinib (200 mg e 100 mg compresse), farmaco somministrato per via orale una volta al giorno, che agisce inibendo selettivamente la Janus chinasi di tipo 1 (JAK1) in pazienti affetti da artrite reumatoide da moderata a severa, che hanno avuto una risposta inadeguata o che sono intolleranti ad uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs, disease-modyfing-antirheumatic-drugs). Filgotinib può essere utilizzato in monoterapia o in combinazione con metotrexato. 1 L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria sistemica, cronica e progressiva, che può causare una significativa e irreversibile distruzione delle articolazioni, oltre a dolore e compromissione funzionale. Di artrite reumatoide soffrono in Europa quasi 3 milioni di persone, molte delle quali non riescono ad ottenere il controllo dei sintomi a lungo termine, il che può provocare riacutizzazioni (“flare”) dei sintomi più frequenti e progressione della malattia, ed esercitare un notevole impatto sulla qualità di vita.4,5. La decisione della Commissione Europea è supportata dai dati di oltre 3.500 pazienti trattati con filgotinib nel corso dei programmi di fase 3 FINCH e di fase 2 DARWIN.6 Negli studi FINCH, filgotinib ha costantemente soddisfatto i criteri ACR20/50/70, con miglioramenti in tutti i singoli componenti ACR rispetto al placebo o a metotrexato7-13,[i],[ii],[iii],[iv],[v],. Nei pazienti che hanno avuto una risposta inadeguata a metotrexato, il trattamento con filgotinib più metotrexato ha prodotto un’inibizione statisticamente significativa della progressione del danno articolare strutturale rispetto al placebo più metotrexato, come valutato utilizzando il punteggio totale Sharp modificato (mTSS, modified Total Sharp Score) alla settimana 24. Nello studio di estensione a lungo termine di fase 2 DARWIN 3, condotto in aperto, i pazienti che hanno ricevuto filgotinib 200 mg in monoterapia o con metotrexato hanno mantenuto risposte ACR20/50/70 durevoli fino a tre anni.Negli studi FINCH e DARWIN,14 le reazioni avverse più comuni sono state nausea, infezioni del tratto respiratorio superiore, infezioni del tratto urinario e capogiri.1 I tassi di herpes zoster e polmonite sono stati non comuni 1 La frequenza di infezioni gravi nel braccio filgotinib 200 mg è stata dell’1,0%, rispetto allo 0,6% nel braccio placebo. In un’analisi di sicurezza integrata effettuata in sette studi clinici, i tassi di eventi avversi cardiaci maggiori (MACE, major adverse cardiac events) e di tromboembolia venosa (TEV) con filgotinib sono stati paragonabili al placebo. I tassi di infezioni gravi sono rimasti stabili con l’esposizione a lungo termine.

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Ue: commercio al dettaglio, a luglio Italia maglia nera in Europa

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato gli ultimi dati Eurostat sul commercio al dettaglio del mese di luglio, resi noti il 3 settembre, che, però, non contenevano ancora il dato italiano. Il risultato è, purtroppo, sconfortante. L’Italia si trova in ultima posizione rispetto ai dati congiunturali. Mentre le vendite al dettaglio in volume sono diminuite dell’1,3% rispetto a giugno nella zona euro e dello 0,8% nella Ue a 27, in Italia precipitano del 9,4% (il dato non è confrontabile con quello Istat reso noto l’8 settembre poichè Eurostat li aggrega in modo differente, comprendendo i carburanti, ndr.), collocando il nostro Paese al termine di questa classifica negativa, maglia nera in Europa. Solo nove nazioni sono in territorio negativo, Bulgaria in penultima posizione con -5,1%, il 45,7% in meno rispetto all’Italia, in terzultima posizione la Finlandia con -2%, mentre la Germania registra un -0,9%. In testa alla graduatoria Portogallo e Romania (entrambe a +3,9%) e Malta (+3,2%). Non va meglio la situazione si si confrontano le vendite di luglio con quelle di febbraio 2020, ultimo mese prima delle misure di lockdown (cfr. tabella n. 2). L’Italia è ancora in alto mare, collocandosi in penultima posizione, con un crollo delle vendite del 12,4%, battuta solo dalla Bulgaria che presenta una perdita del 20%. Ben 12 nazioni, poi, hanno poi già recuperato i valori pre-Covid: Norvegia, in testa alla classifica con +13,2%, Irlanda in 2° posizione con +7,3%, Danimarca in terza con +6,3% e Francia in quarta con +4.2%. La Germania si colloca in undicesima posizione con +0,9%. Purtroppo 16 nazioni non hanno ancora rimontato il gap con i valori pre-crisi, tra le quali l’Italia, l’unica insieme alla Bulgaria in doppia cifra.

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La Commissione Europea approva Kaftrio

Posted by fidest press agency su sabato, 29 agosto 2020

Vertex Pharmaceuticals Incorporated (Nasdaq: VRTX) ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio di KAFTRIO® (ivacaftor/tezacaftor/elexacaftor) in regime di combinazione con ivacaftor per il trattamento di persone con Fibrosi Cistica (FC) di età pari o superiore a 12 anni che hanno una mutazione F508del e una mutazione con funzione minima (F/MF) o due mutazioni F508del (F/F) nel gene regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica (CFTR).Questa terapia permetterà a 10.000 persone in Europa, affette da FC di età pari o superiore a 12 anni che hanno una mutazione F508del e una mutazione con funzione minima, di accedere ad un modulatore CFTR che tratta la causa all’origine della malattia. L’approvazione del regime in tripla combinazione amplia anche il numero di opzioni terapeutiche disponibili per le persone con FC di età pari o superiore a 12 anni che hanno due copie della mutazione F508del, la mutazione più comune al mondo causa della FC.
La fibrosi cistica è una malattia genetica rara che colpisce circa 75.000 persone in tutto il mondo, di cui circa 6.000 in Italia, riducendone le aspettative di vita. La FC è una malattia multisistemica progressiva che colpisce polmoni, fegato, tratto gastrointestinale, naso, ghiandole sudoripare, pancreas e organi riproduttivi. È causata dall’assenza o dall’alterato funzionamento della proteina CFTR, a causa di alcune mutazioni del gene CFTR. Perché si sviluppi, è necessario ereditare due alleli del gene CFTR difettosi – uno da ciascun genitore. Sebbene ci siano diversi tipi di mutazioni del gene CFTR che possono causare la malattia, la stragrande maggioranza delle persone colpite da FC ha almeno una mutazione F508del. Queste mutazioni, che possono essere rilevate attraverso un test genetico, o test di genotipizzazione, causano la FC poiché, a livello della superficie cellulare, creano proteine CFTR non funzionanti e/o numericamente ridotte. La funzione difettosa e/o l’assenza della proteina CFTR impedisce il corretto flusso di sale e acqua dentro e fuori le cellule in alcuni organi. Nei polmoni, questo meccanismo porta all’accumulo di muco appiccicoso e viscoso che può causare infezioni polmonari croniche e danni polmonari progressivi in molti pazienti fino a provocarne la morte. L’età mediana al decesso è 30 anni.

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Roma: commercio in sede fissa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2020

Roma Via libera della Giunta capitolina alla memoria che promuove l’istituzione di un tavolo di confronto in tema di commercio in sede fissa, partecipato dai rappresentanti delle realtà economiche cittadine.Lo scopo è quello di favorire la ripartenza delle attività produttive, colpite dalle restrizioni imposte dalla crisi Covid-19, coinvolgendole in un dialogo aperto su esigenze, osservazioni e proposte.“Il rilancio del nostro tessuto produttivo è una priorità. In questi mesi segnati dall’emergenza sanitaria ho incontrato le categorie per lavorare a soluzioni condivise e superare insieme la crisi. Questo tavolo di confronto sul commercio in sede fissa nasce dalla promessa fatta alla associazioni: un canale aperto per analizzare necessità e proposte di un settore preziosissimo per la città, che significa molto in termini di occupazione e indotto”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.Nel dettaglio, questi gli obiettivi del tavolo dedicato al commercio in sede fissa:
– implementare il monitoraggio delle condizioni di esercizio del commercio su sede fissa, elaborando studi che possano coniugare gli interessi dei consumatori e le necessità degli operatori;
– individuare tutte le possibili sinergie utili a raccogliere, elaborare e sintetizzare dati, bisogni, istanze, suggerimenti, per il tramite del confronto tra i rappresentanti delle associazioni di categoria e l’Amministrazione Capitolina;
– analizzare obiettivi di rilancio del settore avanzando proposte e progetti per il superamento di eventuali criticità, approfondendo strategie di marketing e innovazioni tecnologiche;
– promuovere il rispetto del decoro e migliorare la qualità dei servizi.

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Ue,commercio al dettaglio tornato a livelli pre-pandemia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Secondo i dati Eurostat, a giugno 2020 il commercio al dettaglio è aumentato del 5,7% nella zona euro e del 5,2% nella Ue-27 rispetto al mese precedente, tornando ai livelli di febbraio 2020.”Bene il rialzo congiunturale dell’Italia, che con +13,8% di giugno si colloca in terza posizione in Europa, dopo Irlanda (+21,9%) e Spagna (+16,5%). Purtroppo, però, non basta. Se in Europa il commercio al dettaglio, come evidenzia Eurostat, è tornato ai livelli di febbraio 2020, ultimo mese prima delle misure di lockdown, l’Italia è ancora in alto mare” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Mentre l’Eurozona segna su febbraio 2020 un lieve miglioramento, +0,2%, e l’Ue registra un calo irrilevante, -0,3%, l’Italia ha ancora un gap del 3,3% e si colloca solo in diciottesima posizione su 27 Paesi Ue” conclude Dona.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori (cfr tabella n. 1), dodici paesi segnano, rispetto ai valori pre-Covid di febbraio, un ritorno delle vendite in territorio positivo, con in testa alla classifica la Norvegia (+12,6%), poi l’Irlanda (+7,8%), in terza posizione la Danimarca (+7,4%), in quarta la Francia (+3,7%), in ottava la Germania (+1,4%), mentre 15 sono ancora in perdita. Tra questi Regno Unito (-0,9%), Spagna (-5,3%), Portogallo (-13,6%). Chiude la classifica la Bulgaria (-20,2%).

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Covid-19: Mettere in in sicurezza i lavoratori del commercio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 luglio 2020

Roma. Nei supermercati, nei negozi e nei centri commerciali saltate tutte le regole, mentre negli ultimi giorni l’aumento di casi di positività a Roma e provincia desta forte preoccupazione. L’abbassamento dell’età dei contagiati, misto a un evidente abbassamento del livello di attenzione, come richiamato più volte dall’Assessore alla Salute della Regione Lazio, Alessio D’amato, rischiano di diventare una miscela esplosiva che può far esplodere la pandemia fuori controllo. E i lavoratori del commercio sarebbero tra i primi a farne le spese, visto il continuo contatto con il pubblico.«Ormai sembrano saltate tutte le regole, dal contingentamento agli ingressi al distanziamento sociale, fino al corretto uso delle mascherine – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – i lavoratori del commercio vivono in luoghi di lavoro che potenzialmente possono trasformarsi in veri e propri focolai. E mentre la Regione Lazio traccia con pervicacia il cittadino del Bangladesh salito sul bus Cotral positivo al Covid-19 rendendo noti tutti i suoi spostamenti, giustamente, non da nessuna indicazione sull’attività commerciale, impedendo di fatto a chi è stato in quel negozio a fare acquisti o semplicemente a “dare un’occhiata” di potersi sottoporre al test.» «Richiamiamo, ancora una volta, con forza l’assessore alla Salute D’Amato e la Sindaca Virginia Raggi prosegue il rappresentante sindacale – entrambi responsabili della salute dei cittadini di Roma e provincia, a vigilare, attraverso gli enti preposti, sul rispetto di quelle regole che sono a salvaguardia dei lavoratori e dei consumatori.»«Il lassismo di molti, che vedo tutti i giorni nei luoghi di lavoro del commercio, accompagnato dall’arroganza di clienti che si sentono al di sopra della legge e del buonsenso, non può avere la meglio sulla salute di chi lavora e sulle istituzioni. Che Raggi e D’amato intervengano celermente e con decisione» – conclude Iacovone ( fonte: Cobas Lavoro Privato)

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USB Commercio lancia la campagna di rivendicazione dei diritti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Maggio 2020

Usb Commercio lancia la campagna nazionale di lotta per riprenderci i nostri diritti, a partire da un’organizzazione del lavoro completamente diversa da quella attuale, perché da questa dipendono il riconoscimento del giusto salario, la possibilità di nuove assunzioni e il rispetto delle norme su salute e sicurezza.Rifiutiamo turni spezzati e flessibilità che destrutturano la vita quotidiana dei lavoratori, andando ben oltre le otto, sei o quattro ore ufficialmente registrate.L’orario è talmente frammentato che in molti casi i part time vengono spalmati su tutta la giornata, obbligando i dipendenti a vivere sul posto di lavoro. I luoghi di lavoro si allontanano sempre più sia per le cessioni continue da parte delle aziende, che vendono lavoratori come scatolette di tonno. Sia per l’inadeguatezza dei salari che non permettono più di scegliere liberamente la propria abitazione, costringendo i lavoratori a lunghi viaggi da pendolari.Non possiamo più accettare un continuo ricorso a varie forme di straordinario, per lo più non riconosciute e non pagate come tali per coprire la cronica mancanza di personale. I lavoratori devono essere tutti internalizzati e stabilizzati e dove necessario, procedere con nuove assunzioni.In questo mese di zone rosse e contingentamenti, le sporadiche e, ancora insufficienti, chiusure giornaliere anticipate, così come il fermo delle attività durante la domenica o i festivi, mostrano come la vendita non sia un’attività essenziale. I consumatori, informati delle chiusure, riescono ad organizzarsi senza resse o allarmismi, come Usb sostiene da anni, nessun vertiginoso calo degli acquisti si è verificato.Ad oggi, i lavoratori, oltre ai rischi specifici alle proprie mansioni, mai monitorati in modo sufficiente dalle aziende e dagli enti preposti, devono fare i conti anche con il rischio di contagio da Coronavirus e lo stress da lavoro correlato che ne consegue. Sono già centinaia i dipendenti ammalatisi nello svolgimento delle loro mansioni e non potranno che aumentare se non vengono attuate tutte le misure di prevenzione e protezione.Proprio l’attuale organizzazione del lavoro, che Usb si propone di smantellare, con turnazioni sempre più pressanti, carichi di lavoro estenuanti e mancanza di adeguati DPI e formazione porta il settore al 5 posto fra i lavori più a rischio con più di cento lavoratori uccisi ogni anno. Non chiediamo favori, vogliamo i nostri diritti.

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Commercio ambulante: Il governo l’ha abbandonato?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

“Un altro comparto economico abbandonato dal governo e che è stato fortemente penalizzato dall’emergenza Covid è il commercio ambulante. Parliamo di un settore rappresentato in gran parte da lavoratori autonomi e da piccole e medie imprese, complessivamente circa 200mila in Italia, che oggi rischiano il fallimento. Chiusi da due mesi e mezzo lontani da piazze e mercati,
nonostante svolgano un lavoro esposto all’aria aperta e quindi sottoposto a minori rischi rispetto ad altri settori, ancora non hanno nessuna certezza su tempi e regole per una possibile riapertura.Partecipando alla videoconferenza organizzata dall’Ana, Associazione Nazionale Ambulanti, abbiamo raccolto le criticità emerse e non faremo mancare il sostegno di Fdi anche per questa battaglia, come accaduto in passato quando abbiamo difeso i loro diritti dalla sciagurata Bolkestein.Il commercio ambulante è scomparso dai radar del governo, una categoria che va rimessa in pista nell’immediato con interventi mirati per evitare perdite sull’economia locale e nazionale e forti ricadute occupazionali.C’è stata comunicata la volontà di svolgere una manifestazione il 3 giugno per sensibilizzare il Presidente della Repubblica, in assenza di risposte convincenti da parte del governo se sarà confermata non faremo mancare il nostro sostegno”. E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.

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Commercio, USB: le aziende che non effettuano tamponi devono chiudere

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

I lavoratori del Commercio e della Grande Distribuzione non si sono mai fermati, hanno garantito alla cittadinanza gli approvvigionamenti primari, perfino nelle zone focolaio del Coronavirus. Ad oggi, però il Governo non ha ancora predisposto un monitoraggio uniforme nel settore per verificare la salute dei lavoratori e agire tempestivamente in caso di risultati positivi.
Usb, che fin dallo scoppio dell’epidemia, denuncia la forte esposizione a rischio dell’intero settore, prende atto con piacere della delibera della Regione Toscana. Questa ha imposto alle aziende di effettuare gli screening su tutti i dipendenti per verificarne le reali condizioni di salute.Tale passo, se pur in ritardo, è fondamentale per ridurre il rischio di contagio sia per i lavoratori sia per i consumatori che quotidianamente frequentano i punti vendita alla ricerca di beni essenziali e non. Usb ha inviato a tutte le Regioni la richiesta di prendere provvedimenti simili se non più stringenti. Ricordiamo come sia ormai dimostrato che il virus si diffonda per via area, ben oltre il metro di distanza.Ad oggi, sono molte le catene commerciali che non hanno fornito neanche le mascherine previste dalla normativa, le uniche effettivamente protettive. La sanificazione a fondo rimane per lo più inapplicata, la maggior parte dei negozi si limita ad una pulizia ordinaria che nulla ha a che vedere con il rischio biologico costituito dal Coronavirus. Il risvolto sono centinaia di lavoratori ammalati senza alcun tipo di controllo istituzionale. In alcuni casi, addirittura, la catene commerciali hanno omesso di segnalare alla Asl presunti casi positivi, sostituendoli con dipendenti fuori sede o richiamati forzatamente dalle ferie. Tutto è stato lasciato nelle mani delle singole Regioni.Usb, pertanto, le esorta a tutelare davvero lavoratori e consumatori, prendendo provvedimenti univoci e concreti.Proprio adesso che si parla di fase due, con una maggior platea di lavoratori coinvolti e persone in strada, devono essere chiusi, o non riaperti, quei punti vendita che non garantiscono le misure minime di prevenzione e protezione. A partire proprio dal monitoraggio dei lavoratori che si trovano durante tutto il loro turno a contatto diretto con il pubblico e con potenziali soggetti positivi. Non accetteremo nessuna misura più leggera, pronti alla mobilitazione fino all’astensione dal lavoro, visto il grave rischio per la salute in atto.

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Commercio: Coia (M5S), rilancio delle attività con giusta fruizione degli spazi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2020

‘Nella fase due – dichiara Andrea Coia, Presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale – sarà fondamentale la giusta fruizione sociale degli spazi della nostra città per garantire un adeguato distanziamento tra le persone e, nello stesso momento, fornire un aiuto concreto alle attività produttive e ricettive attraverso la revisione dei Piani di Massima Occupabilità. Questa settimana abbiamo approvato in Giulio Cesare una mozione con cui abbiamo chiesto che vengano applicate misure straordinarie per il rilancio del settore commerciale e turistico. Dobbiamo partire dal riesame immediato dei Piani di Massima Occupabilità ed il ripristino delle occupazioni di suolo pubblico che non sono in contrasto con il pubblico interesse.’ ‘Gli arredi previsti dalla normativa – continua Andrea Coia – devono permettere la collocazione di pedane sulla viabilità locale e prevedere idonee protezioni per i clienti. Abbiamo anche chiesto supporto ai lavori della Commissione Commercio che si occuperanno della modifica dei regolamenti di competenza e dell’impulso alla ripartenza del settore attraverso una task force che rivisiti le occupazioni.’‘Dovrà essere data – conclude – priorità alla concessione delle occupazioni che potrebbero garantire l’esistenza delle attività produttive. Per facilitare la ripresa del settore si dovrà procedere prontamente all’esame e alla valutazione dei progetti di riqualificazione che includano anche la rivisitazione delle occupazioni di suolo pubblico’.

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A Roma la sicurezza nel commercio ancora non c’è

Posted by fidest press agency su martedì, 14 aprile 2020

A pochi giorni da Pasqua e a più di un mese dall’inizio dell’emergenza dovuta al contagio Covid-19 ci troviamo ancora a dover segnalare la mancanza della sicurezza all’interno di supermercati e negozi in attività.Le indicazioni dei decreti governativi parlano molto chiaro: ai lavoratori devono essere messi a disposizione i dispositivi di protezione individuale. La regola del distanziamento sociale è granitica: ci deve essere un metro di distanza fra le persone.Eppure ancora ci troviamo costretti a denunciare carenza di guanti e mascherine, mancanza di contingentamento degli ingressi nei negozi, carenza di pannelli in plexiglass protettivi. Ogni giorno i media raccontano della rete capillare di controlli messi in atto dal comune di Roma per scongiurare gli assembramenti in strada e le uscite non essenziali dei cittadini e vediamo posti di blocco delle forze dell’ordine e agenti che erogano multe ai trasgressori. Non ci arrivano però notizie in merito ai controlli che andrebbero effettuati in negozi e supermercati. La gestione dell’emergenza va fatta non solo nelle strade, ma anche e soprattutto nei luoghi di lavoro, dove permangono situazioni di illegittimità che danneggiano lavoratrici e lavoratori di un comparto che tanto sta dando alla popolazione in questo momento, in termini di lavoro. La sindaca di Torino Chiara Appendino ha predisposto dei controlli presso imprese e unità produttive attualmente in attività al fine di verificare che le norme di sicurezza vengano rispettate.Esortiamo pertanto la sindaca Raggi a vigilare allo stesso modo sui luoghi di lavoro, di visitare i negozi e di rendersi conto in prima persona di quali siano le condizioni in cui operano migliaia di addetti dei supermercati.Riteniamo inconcepibile che la sindaca si spenda in continue raccomandazioni per evitare assembramenti dovuti a gite pasquali e che si occupi dei lavori sulla tangenziale Est nonché della rimozione dei sampietrini in un momento emergenziale come questo, anziché organizzare e coordinare un intervento di verifica e controllo presso i supermercati.Non accettiamo che venga tralasciata, per superficialità, la sicurezza di operatori ed utenti dei negozi. Preservare la salute delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio significa preservare la sicurezza di tutte e tutti.

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Coronavirus: per Concommercio le misure sono devastanti per il settore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

300mila imprese e un milione di lavoratori del settore, come purtroppo molti altri della nostra economia, sono messi in grave crisi da una situazione preoccupante affrontata con provvedimenti che non hanno precedenti nella storia repubblicana.Le perdite stanno mettendo in ginocchio intere categorie e il mondo dei Pubblici Esercizi risulta particolarmente colpito da una gestione altalenante delle disposizioni che li riguardano direttamente e da una comunicazione che ha contribuito a generare confusione, incertezza e panico.Gli imprenditori che FIPE – Confcommercio rappresenta – quelli delle zone chiuse come quelli di tutta Italia –rispetteranno i provvedimenti annunciati nella notte dal Governo e in tanti si stanno impegnando in queste ore per garantire vivibilità e servizio alle comunità in cui operano, ben consapevoli del ruolo sociale svolto e dei rischi sanitari in cui incorrono.È un dovere per la tutela della salute pubblica, prima ancora che delle stesse attività economiche, far presente che alcune disposizioni appaiono incoerenti e altre risultano di difficile applicazione, come la regola che riversa sulle imprese l’onere di tenere i clienti alla distanza di un metro. FIPE riceve oggi centinaia di telefonate e appelli che chiedono la chiusura temporanea delle attività di Pubblico Esercizio, nella comprensibile preoccupazione – da imprenditori e da cittadini – per la salute di clienti, dei propri dipendenti e delle relative famiglie, come reazione alla difficoltà di gestione delle attuali disposizioni e nella speranza che questo sacrificio possa almeno servire ad accelerare il ripristino della normalità.Comprensione e solidarietà vanno a tutti gli imprenditori che in questo momento sono messi di fronte a scelte dolorose e difficili, un ringraziamento non di forma va rivolto a coloro che stanno cercando con senso civico di fare la propria parte a servizio della salute e della capacità di ripresa del territorio.È una situazione drammatica per migliaia e migliaia di imprenditori e lavoratori, che insieme alla Presidenza della Federazione, riunitasi oggi in seduta permanente, chiede con forza un “Piano economico straordinario”, da approvarsi con risorse ingenti subito, già con il Decreto Legge in approvazione la settimana prossima.Vanno estese le misure previste per le zone chiuse a tutto il territorio nazionale, aprire la cassa in deroga per almeno 6 mesi a tutte le imprese di tutte le Regioni, far slittare tutte le scadenze fiscali a fine anno, fermare gli sfratti per morosità, individuare un meccanismo di credito di imposta che sostenga, almeno parzialmente, le perdite documentabili delle imprese. Ci sarà modo per riflettere e discutere su quanto è accaduto, soprattutto nelle ultime ore, ma questo è il momento della responsabilità e dello stare uniti come cittadini e come imprenditori.

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Commercio al dettaglio nel mese di gennaio

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

L’Istat ha appena pubblicato i dati relativi al commercio a dettaglio nel mese di gennaio: per le vendite al dettaglio si stima una variazione nulla in valore e un impercettibile incremento (+0,1%) in termini di volume rispetto a dicembre 2019, mentre su base tendenziale l’aumento è del +1,4% in valore e del +1,3% in volume. Da segnalare l’aumento, già registrato nelle precedenti rilevazioni, del commercio elettronico, che fa registrare una crescita del +15,8% su base tendenziale e che si conferma una modalità di acquisto sempre più popolare tra gli utenti. Ancora una volta però risultano in flessione (-0,2%) le vendite dei piccoli negozi: si tratta di un segnale particolarmente allarmante, che dimostra come la crisi dei piccoli esercizi, purtroppo, non sia in via di risoluzione.“I segnali positivi sono ancora troppo timidi e confermano una condizione di instabilità della nostra economia. I dati sono altalenanti e subiscono variazioni, anche significative, con grande facilità: si tratta di un andamento che dimostra che la strada per una ripresa stabile, purtroppo, è ancora lunga” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. Inoltre l’intero sistema economico e produttivo inizia a fare i conti con la diffusione del coronavirus e quindi a pagare le conseguenze di questa grave situazione. In un momento tanto difficile per il Paese Governo e parti sociali devono impegnarsi in uno sforzo congiunto per superare questa fase, limitando le ripercussioni sul piano produttivo e occupazionale. Oltre al rispetto delle misure di contenimento del rischio sanitario, è fondamentale mettere in atto forme di sostegno al sistema economico, attraverso un rilancio degli investimenti per ricerca, sviluppo e innovazione.

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La rivoluzione del commercio al dettaglio

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2020

Secondo i dati Istat dello scorso novembre1, la vendita al dettaglio registra in Italia un andamento positivo principalmente per il commercio elettronico e la grande distribuzione. Rispetto all’anno precedente il commercio elettronico è cresciuto del 4,1% e le vendite al dettaglio per la grande distribuzione del 3,3%, mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato una diminuzione dell’1,4%. In quest’ottica si rivela sempre più necessario attrarre i consumatori verso il negozio fisico attraverso nuove forme di coinvolgimento.Per rispondere a questa esigenza, una nuova ricerca ha scoperto che rendere partecipi gli acquirenti in esperienze dirette sul punto vendita è cruciale per cambiare il comportamento dei consumatori, e potrebbe anche favorire un maggior numero di acquisti in negozio a spese dei giganti online e degli acquisti sul web. L’indagine ha rilevato che ben oltre i tre quarti degli intervistati (84%) cambierebbero il loro comportamento d’acquisto se un maggior numero di negozi proponesse attività con elementi esperienziali, una percentuale che si colloca fra il 90% dei Millennial (nati fra il 1980 e il 1993) e l’83% della Generazione Z (nati fra il 1994 e il 2003).La nuova ricerca europea, commissionata da Epson e intitolata “The Experiential Future”, evidenzia quanto gli elementi immersivi ed esperienziali siano il futuro dei punti vendita, soprattutto quando si tratta di giovani acquirenti. Quasi otto Millennial su dieci (77%) sarebbero più propensi a fare acquisti in negozio se ci fossero attività di tipo esperienziale, seguito dal 70% di coloro che appartengono alla Generazione Z, dal 69% delle persone che fanno parte della Generazione X (nati fra il 1965 e il 1979) e dal 58% dei Baby Boomer (nati fra il 1946 e il 1964).Questi risultati mostrano che per le aziende del commercio al dettaglio è il momento di iniziare a sfruttare le potenzialità offerte da attività con contenuti esperienziali: dalla mappatura delle proiezioni agli ologrammi, dal controllo dei gesti e del movimento fino al tracciamento del viso, le tecnologie immersive possono e devono essere utilizzate dai marchi per fornire esperienze uniche capaci di stupire il cliente e approfondirne il rapporto con il brand.Neil Colquhoun, Vice Presidente CISMEA e Professional Displays di Epson Europe commenta: “Le nuove tecnologie stanno cambiando drasticamente il modo in cui i retailer comunicano con il loro pubblico – ma la tecnologia esperienziale non è più un “nice to have”, bensì una opportunità utile ed efficace per i retailer in difficoltà. I marchi devono utilizzare nuovi strumenti che potrebbero aiutarli a creare e mantenere un vantaggio competitivo. Soprattutto, devono sfruttare le potenzialità offerte dalle esperienze di shopping immersivo ed esperienziale per far rivivere i loro negozi.”

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Commercio: lieve crescita delle vendite nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Sono stati appena pubblicati dall’Istat i dati relativi al commercio al dettaglio nel 2019, che crescono del +0,8%, in accelerazione rispetto all’anno precedente.Risultano in flessione, però, per il terzo anno consecutivo, le vendite nei piccoli negozi, incrementando una crisi che si fa sempre più profonda.Aumentano significativamente, invece, le vendite online, che segnano una crescita del +18,4%.Da notare anche che, riporta l’Istat: “Tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare della grande distribuzione, sono ancora i Discount a registrare la variazione più rilevante (+4,5%).”Un dato che fa emergere chiaramente la tendenza al risparmio, la “caccia all’occasione”, sintomo di una attenzione ancora spiccata delle famiglie alla riduzione del proprio budget. Da una ricerca della Federconsumatori emerge infatti che, la forbice esistente tra il costo della spesa presso un discount ed un supermercato ammonta a circa il 29,7%.Nel complesso il dato sulle vendite nel 2019 accenna segnali positivi, ma ancora timidi, che confermano la situazione instabile in cui versa la nostra economia. Se da una parte le famiglie hanno accolto con sollievo la notizia dei benefici che giungeranno dal taglio del cuneo fiscale, i dati ancora altalenanti e contenuti sull’andamento economico del nostro Paese dimostrano che è ancora lunga la strada che porta alla ripresa.“È evidente che bisogna fare di più e presto. Il primo passo per gettare le basi stabili per la crescita è dare nuovo slancio all’occupazione e, per questa via, alla domanda interna.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. Per fare ciò è urgente stanziare gli opportuni investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

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“Il commercio non è il solo ostacolo alla crescita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali. All’inizio del 2019, il nostro scenario di base prevedeva il rallentamento della crescita, l’allentamento della politica monetaria su scala globale e rendimenti obbligazionari costantemente sotto pressione. Nel complesso, l’anno si è svolto in linea con le nostre previsioni, ma non sono mancate le sorprese.Fin dall’inizio eravamo convinti che le tensioni commerciali avrebbero gettato un’ombra sulla produzione mondiale nel 2019. Tuttavia, i danni economici reali si sono manifestati molto più rapidamente di quanto non avessimo previsto, a causa del rapido aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento dei colloqui bilaterali a maggio. Da allora, il deterioramento del contesto commerciale è accelerato, spingendo la produzione mondiale sull’orlo della recessione.La seconda importante sorpresa è giunta dall’economia statunitense, rivelatasi molto più robusta di quanto pensassimo, soprattutto rispetto ad altre economie avanzate. Ci attendevamo che la crescente debolezza della produzione si ripercuotesse sul settore dei consumi tramite il calo dell’occupazione, facendo aumentare i rischi di recessione. I consumi statunitensi hanno invece evidenziato una sorprendente tenuta, sostenuti dalla continua crescita dell’occupazione e dall’allentamento delle condizioni finanziarie.Per quanto riguarda i mercati finanziari, avevamo giustamente previsto il calo dei rendimenti obbligazionari (da gennaio ad agosto, il rendimento del Treasury decennale è sceso dal 2,6% a un minimo dell’1,5% circa) e l’appiattimento della curva dei rendimenti statunitense ed europea.Tuttavia, la nostra previsione che il lungo periodo di vigore del dollaro sarebbe terminato nel 2019 si è rivelata prematura.La guerra commerciale e la sua escalation hanno esercitato senza dubbio il maggiore impatto sull’attività globale nel 2019. Prima di poter formulare qualsiasi previsione per il 2020 è necessario esprimere un giudizio sulla futura evoluzione delle tensioni commerciali. Va tuttavia detto che il commercio globale aveva raggiunto il picco all’inizio del 2018 e mostrava già un rallentamento sei mesi prima che cominciassero a emergere le discussioni sui dazi. La flessione degli investimenti non dipende a nostro avviso solo dalla disputa commerciale in atto, e riteniamo che la ripresa potrebbe continuare a stentare anche in caso di distensione tra Stati Uniti e Cina.Tra i fattori che impediscono la ripresa figura il rallentamento cinese, dovuto in parte a elementi interni. Sin da quando si sono adoperate con successo per trainare l’economia mondiale implementando manovre di stimolo nel 2016, le autorità cinesi hanno tentato di ridurre l’indebitamento dell’economia domestica concentrando i propri sforzi su sacche di attività in cui è probabile che emergano pericolosi squilibri. Il paese intende mantenere l’avanzo commerciale; l’enfasi posta sulla sostituzione delle importazioni e il rallentamento della crescita dei consumi interni fa salire la domanda proveniente dal resto del mondo. È inoltre in atto un possibile mutamento strutturale della domanda globale di automobili, soprattutto in Cina. La produzione automobilistica è un importante catalizzatore dell’attività industriale globale, e una gamma di fattori, tra cui l’evoluzione dei modelli di proprietà e la crescita del car-sharing, la diffusione di veicoli elettrici e le recenti modifiche delle imposte in Cina e del regime normativo sulle emissioni in Europa, indicano che in futuro diminuirà il fabbisogno di automobili e che l’offerta dovrà adeguarsi alle diverse esigenze.

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