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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 60

Posts Tagged ‘commercio’

Commercio: lieve crescita delle vendite nel 2019

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Sono stati appena pubblicati dall’Istat i dati relativi al commercio al dettaglio nel 2019, che crescono del +0,8%, in accelerazione rispetto all’anno precedente.Risultano in flessione, però, per il terzo anno consecutivo, le vendite nei piccoli negozi, incrementando una crisi che si fa sempre più profonda.Aumentano significativamente, invece, le vendite online, che segnano una crescita del +18,4%.Da notare anche che, riporta l’Istat: “Tra gli esercizi non specializzati a prevalenza alimentare della grande distribuzione, sono ancora i Discount a registrare la variazione più rilevante (+4,5%).”Un dato che fa emergere chiaramente la tendenza al risparmio, la “caccia all’occasione”, sintomo di una attenzione ancora spiccata delle famiglie alla riduzione del proprio budget. Da una ricerca della Federconsumatori emerge infatti che, la forbice esistente tra il costo della spesa presso un discount ed un supermercato ammonta a circa il 29,7%.Nel complesso il dato sulle vendite nel 2019 accenna segnali positivi, ma ancora timidi, che confermano la situazione instabile in cui versa la nostra economia. Se da una parte le famiglie hanno accolto con sollievo la notizia dei benefici che giungeranno dal taglio del cuneo fiscale, i dati ancora altalenanti e contenuti sull’andamento economico del nostro Paese dimostrano che è ancora lunga la strada che porta alla ripresa.“È evidente che bisogna fare di più e presto. Il primo passo per gettare le basi stabili per la crescita è dare nuovo slancio all’occupazione e, per questa via, alla domanda interna.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. Per fare ciò è urgente stanziare gli opportuni investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione.

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“Il commercio non è il solo ostacolo alla crescita”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali. All’inizio del 2019, il nostro scenario di base prevedeva il rallentamento della crescita, l’allentamento della politica monetaria su scala globale e rendimenti obbligazionari costantemente sotto pressione. Nel complesso, l’anno si è svolto in linea con le nostre previsioni, ma non sono mancate le sorprese.Fin dall’inizio eravamo convinti che le tensioni commerciali avrebbero gettato un’ombra sulla produzione mondiale nel 2019. Tuttavia, i danni economici reali si sono manifestati molto più rapidamente di quanto non avessimo previsto, a causa del rapido aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti, soprattutto dopo il fallimento dei colloqui bilaterali a maggio. Da allora, il deterioramento del contesto commerciale è accelerato, spingendo la produzione mondiale sull’orlo della recessione.La seconda importante sorpresa è giunta dall’economia statunitense, rivelatasi molto più robusta di quanto pensassimo, soprattutto rispetto ad altre economie avanzate. Ci attendevamo che la crescente debolezza della produzione si ripercuotesse sul settore dei consumi tramite il calo dell’occupazione, facendo aumentare i rischi di recessione. I consumi statunitensi hanno invece evidenziato una sorprendente tenuta, sostenuti dalla continua crescita dell’occupazione e dall’allentamento delle condizioni finanziarie.Per quanto riguarda i mercati finanziari, avevamo giustamente previsto il calo dei rendimenti obbligazionari (da gennaio ad agosto, il rendimento del Treasury decennale è sceso dal 2,6% a un minimo dell’1,5% circa) e l’appiattimento della curva dei rendimenti statunitense ed europea.Tuttavia, la nostra previsione che il lungo periodo di vigore del dollaro sarebbe terminato nel 2019 si è rivelata prematura.La guerra commerciale e la sua escalation hanno esercitato senza dubbio il maggiore impatto sull’attività globale nel 2019. Prima di poter formulare qualsiasi previsione per il 2020 è necessario esprimere un giudizio sulla futura evoluzione delle tensioni commerciali. Va tuttavia detto che il commercio globale aveva raggiunto il picco all’inizio del 2018 e mostrava già un rallentamento sei mesi prima che cominciassero a emergere le discussioni sui dazi. La flessione degli investimenti non dipende a nostro avviso solo dalla disputa commerciale in atto, e riteniamo che la ripresa potrebbe continuare a stentare anche in caso di distensione tra Stati Uniti e Cina.Tra i fattori che impediscono la ripresa figura il rallentamento cinese, dovuto in parte a elementi interni. Sin da quando si sono adoperate con successo per trainare l’economia mondiale implementando manovre di stimolo nel 2016, le autorità cinesi hanno tentato di ridurre l’indebitamento dell’economia domestica concentrando i propri sforzi su sacche di attività in cui è probabile che emergano pericolosi squilibri. Il paese intende mantenere l’avanzo commerciale; l’enfasi posta sulla sostituzione delle importazioni e il rallentamento della crescita dei consumi interni fa salire la domanda proveniente dal resto del mondo. È inoltre in atto un possibile mutamento strutturale della domanda globale di automobili, soprattutto in Cina. La produzione automobilistica è un importante catalizzatore dell’attività industriale globale, e una gamma di fattori, tra cui l’evoluzione dei modelli di proprietà e la crescita del car-sharing, la diffusione di veicoli elettrici e le recenti modifiche delle imposte in Cina e del regime normativo sulle emissioni in Europa, indicano che in futuro diminuirà il fabbisogno di automobili e che l’offerta dovrà adeguarsi alle diverse esigenze.

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Riscaldamento globale, collasso del commercio globale e cyber warfare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

E’ questo è il podio degli eventi rari che potrebbero avere il maggiore impatto sulla crescita economica globale e sui rendimenti degli asset secondo gli investitori. Lo rivela l’Extreme risks 2019 report and ranking del Thinking Ahead Institute (TAI) di Willis Towers Watson.
La classifica dei rischi estremi del 2019 ha visto salire al primo posto un tema di grandissima attualità: il riscaldamento globale, con la conseguente progressiva inabitabilità del nostro pianeta. Al secondo posto il potenziale collasso del commercio globale, spinto dall’aumento del protezionismo causato principalmente dagli sviluppi politici mondiali negli ultimi sei anni. Al terzo posto si trova il cyber warfare, una new entry assoluta che si posiziona ai vertici della classifica, dimostrando come, in un mondo sempre più connesso, sia aumentato anche il rischio dell’utilizzo di Internet come arma.Tra le altre novità della classifica di quest’anno, rispetto all’ultima edizione del 2013: l’ingresso di nuovi rischi come il collasso della biodiversità e la dismissione della moneta legale, a favore di quella virtuale, e l’uscita di rischi “storici” come deflazione, crisi assicurativa e terrorismo. Cresce la preoccupazione per il fallimento delle infrastrutture, in salita di otto posizioni, e per il collasso del commercio globale e la crisi valutaria, che guadagnano tre posti. Scende invece la stagnazione, in calo di otto posti, e la scarsità di risorse, primo rischio ne 2013, ora in quarta posizione.Gianmarco Tosti, Country Manager per l’Italia di Willis Towers Watson, ha detto: “Dalla classifica dei rischi estremi emerge un trend generale in cui i rischi finanziari perdono posizioni mentre i rischi estremi non finanziari diventano sempre più rilevanti. Il riscaldamento globale è diventato il rischio più temuto nella nostra analisi che abbina la probabilità che un fenomeno si verifichi all’importanza del suo impatto”.“Riteniamo che il mondo stia attraversando cambiamenti cruciali, sia ambientali sia politici, in grado di modificare gli equilibri di potere. Un mondo così complesso può generare conseguenze estreme difficili da immaginare quando si lavora con una modello distributivo dei rischi ’tradizionale’. Ciò significa che gli eventi estremi sono molto più probabili di quanto si pensasse in precedenza. Per muoversi in questo mondo complesso, suggeriamo che gli investitori adottino una mentalità aperta, evitino concentrazioni di rischi, siano attenti ai segnali di allarme e adattino costantemente la loro politica per essere pronti ad affrontare anche le congiunture negative”.

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Commercio: i dati delle vendite al dettaglio tornano a valori negativi

Posted by fidest press agency su martedì, 10 dicembre 2019

Sono stati appena pubblicati dall’Istat i dati relativi al commercio al dettaglio, che ad ottobre risulta in diminuzione del -0,2%. L’Istituto di Statistica sottolinea in oltre come la flessione sia stata rilevata sia in termine di valore che in termine di volume. Considerando che il mese scorso è stato registrato un timido aumento delle vendite ma nei mesi precedenti il trend è stato negativo, i dati odierni rappresentano l’ennesima dimostrazione delle condizioni critiche e instabili in cui continua a versare la nostra economia. Anche il Censis, nella presentazione del Rapporto, ha sottolineato quanto la sensazione di costante incertezza sia presente nella società e nell’opinione pubblica e di quanto lo stress derivante da questo stesso sentimento influisca negativamente nella vita degli individui. Se da una parte le famiglie hanno accolto con sollievo il fatto che sia stato scongelato l’aumento dell’IVA, dall’altro attendono di ricevere concreti benefici da altre misure in via di attuazione, come il taglio del cuneo fiscale. “È evidente che bisogna fare di più al più presto. Il Paese ha bisogno che venga dato nuovo slancio al mercato occupazionale, investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione. Una strategia, questa, da cui non si può prescindere per dare avvio ad una nuova e stabile crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.

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Cittadini Ue e percezione del commercio internazionale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 novembre 2019

L’indagine ha rivelato che il 71% degli intervistati considera che gli interessi commerciali dei rispettivi paesi siano difesi più efficacemente dall’UE che non dai singoli paesi quando agiscono ognuno per proprio conto.La relazione odierna prende in esame tutta una serie di aspetti relativi alla consapevolezza, alla percezione e agli atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti del commercio internazionale, alcuni dei quali sono presentati qui di seguito.Obiettivi e priorità della politica commerciale dell’UE: il 54% degli intervistati ritiene che la principale priorità della politica commerciale dell’UE dovrebbe essere la creazione di posti di lavoro nell’Unione. Anche la difesa dell’ambiente e degli standard sanitari dell’UE ha assunto importanza per gli europei: la metà degli intervistati la considera una priorità, con un incremento di 20 punti percentuali rispetto al 2010. Oltre la metà degli europei riconosce al contempo che la politica commerciale dell’UE tiene già in considerazione gli effetti sociali, ambientali e sui diritti umani all’interno dell’UE e a livello mondiale.Necessità di regole commerciali internazionali: i tre quarti degli europei concordano sul fatto che sono necessarie regole commerciali internazionali.Fiducia e trasparenza: secondo sei cittadini su dieci l’UE conduce la sua politica commerciale in modo aperto e trasparente.
Vantaggi degli scambi: tra coloro che ritengono di trarre vantaggio dal commercio internazionale, il 54% afferma di beneficiare in tal modo di una scelta più ampia di prodotti, mentre il 36% considera che il vantaggio più importante è rappresentato dalla riduzione dei prezzi. Questi vantaggi sembrano essere più concreti per gli intervistati più giovani e per quelli con un più elevato livello di reddito e di istruzione.
Equità negli scambi internazionali: un terzo degli intervistati ritiene che sia ingenuo contare sul rispetto delle regole commerciali da parte di altri paesi. Più della metà dei rispondenti sostiene che l’UE dovrebbe aumentare i dazi all’importazione nei confronti dei paesi terzi o delle imprese che non rispettano le regole commerciali internazionali.
I risultati dell’indagine confermano quindi una buona corrispondenza tra le priorità indicate dai cittadini dell’UE e quelle contenute nella strategia dell’UE “Commercio per tutti” seguita negli ultimi cinque anni. Nel corso di tale periodo, l’UE ha visto entrare in vigore 16 nuovi accordi commerciali, tra cui alcuni molto importanti con il Canada e il Giappone. Dal commercio internazionale dipendono oggi 36 milioni di posti di lavoro nell’UE, 5 milioni in più rispetto al 2014. È aumentata l’attenzione nei confronti della trasparenza e dello sviluppo sostenibile, mentre l’ambiente e i diritti dei lavoratori sono diventati una pietra angolare della politica commerciale dell’UE. Le misure protezionistiche unilaterali hanno accresciuto la necessità per l’UE di intervenire per difendere gli europei da misure commerciali sleali e illegali da parte di terzi. Attualmente sono in vigore oltre 130 misure di difesa commerciale dell’UE, che contribuiscono a proteggere 343 000 posti di lavoro in Europa.I dati presentati nella relazione costituiranno anche una base importante per la definizione degli obiettivi e delle prassi in materia di politica commerciale nei prossimi anni.

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Commercio: preoccupa il calo delle vendite nel settore alimentare

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

I dati relativi alle vendite al dettaglio ad Agosto, rilevati dall’Istat, delineano un quadro ancora incerto per l’andamento della nostra economia. Seppure si registrino segnali incoraggianti su altri versanti, l’andamento del commercio segna invece una diminuzione del -0,6% in valore e in volume rispetto al mese precedente.Particolarmente allarmante il calo delle vendite relativo al settore alimentare, pari al -0,9% in valore ed al-1% in volume su Luglio 2019. È opportuno ricordare, in tal senso, che il settore alimentare è tradizionalmente considerato come quello che per ultimo viene intaccato in situazioni di crisi.Tale andamento rileva ancora la difficoltà delle famiglie che, seppure ottimiste vista la scampata minaccia dell’aumento dell’IVA, ancora attendono misure che possano incidere positivamente sul loro potere di acquisto.Il taglio del cuneo fiscale, unitamente al bonus per i figli prospettato negli ultimi giorni, sicuramente rappresentano dei segnali positivi in tal senso, che devono essere resi operativi al più presto, destinando le opportune risorse a queste misure.Al fianco di tali operazioni è necessario, inoltre, avviare un piano capace di dare nuovo slancio al mercato occupazionale con lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, fondamentali per dare un forte segnale improntato alla crescita. Segnale più che mai urgente in questa fase di crisi economica in campo internazionale e di politiche protezionistiche.

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Huawei: Inserimento nella black list del Dipartimento del Commercio statunitense

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 agosto 2019

“L’inserimento di Huawei Italia e del suo laboratorio di ricerca milanese nella black list del Dipartimento del Commercio statunitense, così come descritto da formiche.net, è un chiaro segnale che l’Italia deve valutare attentamente per la propria sicurezza. FdI, prima fra le forze politiche, denunciò la reticenza di Huawei Italia: durante l’audizione dei vertici aziendali in commissione Trasporti, chiedemmo di specificare gli ambiti d’applicazione della legge cinese sull’intelligence, che impone alle compagnie cinesi di condividere le informazioni con le autorità militari e politici. Abbiamo ricevuto risposte elusive e omissive, sia su questo dossier che sulle richieste di chiarezza sulla catena di comando fra Huawei e il suo ramo italiano.
 Ci chiediamo chi custodisca i dati, dato che Huawei Italia ha dichiarato di non occuparsene. 
Invitiamo l’azienda a spiegare questi aspetti, garantendo i consumatori e i cittadini nei loro diritti. Troviamo, a fronte della mancata conversione in legge del dl sul golden power, urgente e necessario un rafforzamento della legislazione in merito per garantire la nostra sicurezza nazionale.” È quanto dichiara il deputato capogruppo di FDI in commissione Cultura, componente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, componente dell’Intergruppo Innovazione e responsabile Innovazione del partito, Federico Mollicone.

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Commercio: approvate in Giunta modifiche convenzione Associazione Gestione Servizi

Posted by fidest press agency su domenica, 9 giugno 2019

Roma Approvate in Giunta modifiche allo schema di convenzione tra Roma Capitale e le AGS, Associazioni Gestione Servizi Mercati, che hanno in affido circa l’80% del totale dei mercati rionali coperti e plateatici. Considerata l’importanza delle realtà di vendita diretta nel tessuto cittadino, sia in termini economici che socio-culturali, si è ritenuto opportuno procedere a dei correttivi al fine di accogliere le istanze degli operatori con i quali il confronto in questi mesi si è dimostrato proficuo e collaborativo.
L’attuale convenzione, per andare incontro alle criticità emerse, va a migliorare il meccanismo per la determinazione delle fasce previste per il pagamento del canone. Oltre al controllo contabile dei bilanci, tutte le attività saranno valutate nel merito da una commissione apposita affinché gli operatori più virtuosi possano godere di un abbattimento dei costi dovuti all’Amministrazione.Inoltre, le attuali modifiche vanno a rideterminare l’importo inizialmente previsto a garanzia della gestione dei servizi, ritenendo congruo un trimestre del canone di posteggio annuale.“I mercati rionali costituiscono l’anima pulsante della nostra città. Lavorare per individuare gli interventi necessari alla riqualificazione di tutte le realtà, in primis di quelle maggiormente in sofferenza, è un impegno che questa Amministrazione sta portando avanti con serietà e coerenza. A tal proposito, ritengo fondamentale il percorso di confronto avviato con gli operatori perché solo insieme si può raggiungere l’obiettivo comune di offrire un servizio di qualità ai cittadini e di premiare il merito, nel rispetto delle regole e della legalità”, dichiara Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Commercio e Lavoro di Roma Capitale.
A breve il Dipartimento Sviluppo economico e Attività Produttive inizierà le convocazioni di ciascuna AGS per procedere alla sottoscrizione della convenzione.

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Commercio: vendite ferme rispetto a marzo

Posted by fidest press agency su sabato, 8 giugno 2019

“Ad aprile si registra una sostanziale stazionarietà delle vendite al dettaglio”: questo il bollettino dell’Istat sull’andamento del commercio nel nostro Paese.Rispetto a marzo la variazione registrata è nulla, su base annua si registra invece un aumento del 4,2% in valore e del 4,6% in volume, incremento avvenuto sulla spinta delle vendite legate alle festività pasquali.Forte impennata per l’e-commerce, che segna un aumento del +17,2%.
Nonostante le spinte positive è importante notare come l’andamento delle vendite si stia attestando su livelli invariati rispetto al mese precedente. Segnale che indica il clima di preoccupazione e incertezza in cui vivono molte famiglie, sicuramente destinato ad aggravarsi alla luce di alcuni importanti fattori sul piano economico.
Il primo in termini di incidenza è sicuramente l’allarme relativo all’aumento dell’IVA dal prossimo anno: misura che avrà un impatto catastrofico sulle condizioni delle famiglie e sull’intero sistema economico, con la prospettiva di ricadute di 831 Euro annui a famiglia.Altro elemento di preoccupazione è senz’altro lo stato di salute della nostra economia, con il PIL a “crescita zero”, una manovra correttiva in vista e le minacce di speculazione sui mercati internazionali sempre più vicine (Moody’s ieri è stata molto chiara in proposito n.d.r.).“Di fronte a questa situazione l’atteggiamento arrogante assunto del Governo, che ottusamente intende proseguire sulla strada delle misure ‘fabbrica consensi’ non aiuta il Paese.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. – “Per questo rinnoviamo il nostro invito alla responsabilità, rivendicando un piano straordinario per il lavoro e per la crescita. Un piano capace di rilanciare lo sviluppo e determinare una ripresa del potere di acquisto e della domanda interna su basi stabili e durature, senza limitarsi a provvedimenti di carattere assistenzialistico e demagogico.”

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Crif: Programma potenziamento organici

Posted by fidest press agency su sabato, 23 febbraio 2019

CRIF – società globale specializzata in sistemi di informazioni creditizie e commerciali e soluzioni per la gestione del credito, con headquarter a Bologna e oltre 4.400 professionisti che operano in sedi dislocate in più di 30 paesi di 4 continenti – prosegue anche nel 2019 i piani di potenziamento dell’organico per sostenere progetti di sviluppo globale dell’azienda.A conclusione del biennio 2017-2018, che per le sole società italiane ha visto l’inserimento in organico di circa 350 dipendenti e più di 300 tirocinanti, per l’anno in corso sono infatti previste 150 nuove assunzioni, al netto delle sostituzioni e degli inserimenti legati all’avviamento di nuovi progetti. I nuovi inserimenti sono previsti principalmente per le sedi di Bologna e Milano ma 30 dei nuovi assunti avranno come sede di lavoro il CRIF Campus di Varignana, nel comune di Castel San Pietro alle porte di Bologna, dove nel 2018 è stato inaugurato un nuovo polo operativo che già oggi ospita un centinaio di dipendenti che stanno sperimentando un’esperienza di smart work di riferimento per l’intera community aziendale, italiana ed internazionale.Per le nuove assunzioni CRIF focalizzerà la ricerca principalmente su profili di Business Analyst, Data Analyst, Data Scientist, Consultant, Software Developer tecnologia .net e java, System Engineer, Network Engineer e Project Manager che verranno inseriti nelle aree:
– BUSINESS ANALYSIS: chi lavora in quest’area si occupa di gestire il ciclo di vita dei prodotti/servizi CRIF. Dallo studio di fattibilità fino all’analisi funzionale, interfacciandosi sia con il mercato per coglierne le esigenze che con i colleghi dell’Information Technologies per lo sviluppo SW.
– CONSULTING: chi lavora in quest’area si occupa di gestire progetti di consulenza riguardanti l’implementazione di strategie/policy di analisi e valutazione del credito, di pianificazione commerciale e di marketing presso banche, istituti finanziari e imprese.
– SALES: chi lavora in quest’area si occupa di promuovere i prodotti/servizi CRIF presso la clientela, assicurando una elevata soddisfazione del cliente.
– INFORMATION TECHNOLOGY: chi lavora in quest’area si occupa dello sviluppo informatico dei progetti/prodotti, nel rispetto dei tempi/costi pianificati e delle specifiche di sicurezza definite a livello aziendale.
In linea generale i candidati ideali sono in possesso di una laurea triennale o magistrale in finance, ingengeria gestionale, ingegneria infomatica, data science e business informatics, matematica e fisica. Completano il profilo una buona conoscenza della lingua inglese, un approccio smart, innovativo e proattivo al lavoro, oltre alla capacità di pensare fuori dagli schemi e di essere goal oriented.

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Commercio su Area Pubblica, approvata delibera per istituzione Osservatorio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Roma Semaforo verde dell’Assemblea Capitolina alla delibera attuativa dell’istituzione dell’Osservatorio del Commercio su Area Pubblica, come già previsto dall’art. 49 del Regolamento di settore.Al via quindi la costituzione di un organismo di natura consultiva partecipato dalle associazioni di categoria e dei cittadini più rappresentative, dai Municipi per il tramite delle rispettive consulte territoriali e naturalmente dall’Amministrazione.
Scopo dell’Osservatorio, il confronto costruttivo sulle tematiche del commercio: uno strumento prezioso a supporto dei processi decisionali che verranno attuati nei luoghi preposti – ovvero Assemblea Capitolina, Commissione Commercio e Assessorato – che potranno valersi di pareri utili ma non vincolanti. Ma anche un importante canale di comunicazione a duplice valenza: se da un lato l’Amministrazione potrà contare su considerazioni e approfondimenti da parte di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, dall’altro questi ultimi potranno spontaneamente proporre argomenti d’interesse, alternative e soluzioni.
“L’Osservatorio del Commercio su Area Pubblica è molto importante: un terreno di confronto strategico tra associazioni di categoria, associazioni dei cittadini e istituzioni. Tutti attori della dimensione commercio, che partecipano alla discussione dei diversi temi e cooperano per l’elaborazione di nuove soluzioni. Un’estensione sistemica della vision, cui i cittadini conferiscono valore aggiunto sia in rapporto alla qualità dell’analisi, sia in fatto di decoro cittadino”, dichiara Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.“Finalmente Roma avrà un organismo di supporto agli organi decisionali in materia di Commercio su area pubblica. La delibera approvata oggi ne disciplina il ruolo, le finalità e le funzioni attraverso un Regolamento ad hoc. L’obiettivo principale è quello di aumentare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali anche in questo settore. E’ prevista infatti l’elezione di un rappresentante dei cittadini o dei comitati di quartiere. E’ importante sottolineare che tutti i membri dell’Osservatorio, sia interni che esterni all’organizzazione, non riceveranno alcun compenso, né rimborso, né spese di collaborazione o gettoni per le presenze alle riunioni. I rappresentanti saranno nominati entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della delibera e resteranno in carica fino allo scioglimento dell’Assemblea Capitolina”, spiega Andrea Coia, Presidente Commissione Commercio Roma Capitale.

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“Crescita contro commercio: la battaglia continua”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A cura di Anwiti Bahuguna, Gestore di portafoglio senior, Asset allocation globale di Columbia Threadneedle Investments. All’inizio dell’anno l’amministrazione Trump ha imboccato la strada dell’aumento dei dazi nei confronti della Cina con l’annuncio di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio e dazi ex Section 301 su USD 50 miliardi di importazioni cinesi. Quindi, il 24 settembre, Washington ha introdotto ulteriori dazi su altri USD 200 miliardi di merci cinesi. Riteniamo probabile una continuazione di questo processo, che nei prossimi mesi potrebbe condurre all’imposizione di dazi su tutti i prodotti di provenienza cinese.Secondo le stime di consenso, le tariffe doganali rallenteranno la crescita statunitense dello 0,2% circa. Anche l’impatto sull’inflazione sarà verosimilmente gestibile, ma nell’eventualità di un continuo aumento dei dazi e di un’escalation delle tensioni ci sarebbero ben pochi motivi di ottimismo.I dazi sono essenzialmente imposte sulle importazioni che accrescono i prezzi delle merci importate negli Stati Uniti, tra cui quelli dei beni intermedi utilizzati per creare i prodotti e i servizi finali venduti ai consumatori e alle imprese. Se i produttori statunitensi decidono di trasferire sugli acquirenti l’aumento dei costi dei fattori di produzione, il probabile risultato sarà un aumento dell’inflazione.
Al contempo, i dati economici statunitensi continuano a segnalare una solida espansione:
La crescita dell’occupazione rimane sostenuta e favorisce una continua riduzione del tasso disoccupazione
Gli indicatori futuri di crescita, come l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) compilato dall’ISM, rimangono elevati, al pari della fiducia di consumatori e imprese
La crescita dei salari è aumentata, benché al 3% circa sia ancora moderata rispetto alla media storicaIl Presidente del Federal Reserve Board Jerome Powell ha recentemente dichiarato che il contesto economico non potrebbe essere migliore di quello attuale, caratterizzato da una crescita vigorosa e un’inflazione moderata. La Fed ritiene inoltre che, con il tasso di disoccupazione al 3,7%, il mercato del lavoro presenti una scarsa capacità inutilizzata. La banca centrale è dunque intenzionata ad innalzare gradualmente il tasso overnight, salvo uno shock esogeno all’economia. Nonostante l’aumento dei rendimenti obbligazionari, l’acuirsi delle tensioni commerciali e il rallentamento della crescita globale, le condizioni finanziarie statunitensi hanno continuato a sostenere questa linea d’azione.
Il mercato sembra inoltre aver concluso che, sul fronte dei dazi, gli Stati Uniti si trovano in una posizione più forte rispetto al resto del mondo, in particolare alla Cina. Ciò si riflette nella diversa performance dei mercati azionari statunitensi e cinesi.
Gli Stati Uniti fanno registrare una crescita robusta, che dovrebbe continuare nel quarto trimestre per poi subire un probabile rallentamento nel 2019, al venir meno degli effetti positivi dei tagli alle imposte e dello stimolo fiscale. Riteniamo che le tensioni commerciali e gli aumenti del tasso sui federal fund siano ormai una realtà e che saranno una fonte di persistente volatilità sui mercati nel breve termine.
Columbia Threadneedle Investments è un gruppo di asset management leader a livello globale che offre un’ampia gamma di strategie d’investimento a gestione attiva e soluzioni per clienti individuali, istituzionali e corporate in tutto il mondo. Con l’ausilio di oltre 2.000 collaboratori tra cui più di 450 professionisti nella gestione degli investimenti operanti nel Nord America, in Europa e Asia, la società gestisce un patrimonio pari a Euro 418 miliardi che copre azioni dei mercati sviluppati ed emergenti, reddito fisso, soluzioni multi-asset e strumenti alternativi. Columbia Threadneedle Investments è la società di asset management appartenente al Gruppo Ameriprise Financial, Inc. (NYSE: AMP), uno dei principali fornitori statunitensi di servizi finanziari, tra le principali società di servizi finanziari al mondo.www.columbiathreadneedle.com

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“Discussioni sul commercio e politica della Fed”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

A cura di Colin Lundgren, Responsabile reddito fisso globale di Columbia Threadneedle Investments. Il commercio potrebbe essere un’importante preoccupazione per molti investitori, ma lo è anche per la Federal Reserve? I recenti cambiamenti della politica commerciale statunitense costituiscono una deviazione significativa dalla tendenza alla riduzione dei dazi in atto dagli anni ‘30 del secolo scorso. Come dovrebbero posizionarsi gli investitori alla luce dei rischi e delle opportunità associati a questo nuovo panorama politico? Esaminiamo l’impatto sul reddito fisso attraverso la lente della politica della Fed. Le recenti dichiarazioni della Federal Reserve suggeriscono che la banca centrale statunitense è molto attenta a comunicare la transizione dalla forward guidance alla dipendenza dai dati con l’approssimarsi della politica monetaria al livello neutrale il prossimo anno. In aggiunta, spesso gli esponenti della Fed si esprimono sull’impatto dell’appiattimento della curva dei rendimenti e sui rischi per l’inflazione e la stabilità finanziaria derivanti da un’economia che cresce più rapidamente del tasso potenziale a causa dello stimolo fiscale di fine ciclo. Come si inserisce dunque la politica commerciale in questo mix? Ci aspettiamo che il Federal Open Market Committee (FOMC) verifichi i rischi al ribasso posti dal commercio per le condizioni finanziarie, l’occupazione, la crescita e l’inflazione prima di modificare l’attuale ritmo dell’inasprimento monetario. Il Presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato questo punto di vista durante un’audizione dinnanzi al Congresso nel corso dell’estate: “…è difficile prevedere l’esito finale delle attuali discussioni sulla politica commerciale… riteniamo che il rischio di un indebolimento inaspettato dell’economia sia grosso modo bilanciato dalla possibilità che la crescita economica superi il livello attualmente previsto.” Riteniamo che sia prematuro trarre qualsiasi conclusione, ma gli accordi commerciali potrebbero incidere sui tassi di cambio, sull’inflazione e sulle aspettative di crescita globale, influenzando potenzialmente anche le decisioni politiche della Fed. Con un alto grado di incertezza, ci lasciamo guidare dalla Federal Reserve e ci atteniamo a ciò che sappiamo per formulare le nostre opinioni e la nostra strategia.Il presidente Trump sembra determinato a rinegoziare i termini degli scambi con un’ampia schiera di partner commerciali allo scopo di promuovere condizioni competitive paritetiche. Detto questo, i termini proposti e le tattiche negoziali non devono necessariamente essere presi alla lettera; in effetti, è probabile che vadano soggetti a significativi cambiamenti. Gli Stati Uniti sono un’economia relativamente chiusa (le importazioni rappresentano circa il 15% del PIL e meno del 20% della spesa per consumi), il che suggerisce che le ripercussioni dirette di qualsiasi accordo su crescita e inflazione nei prossimi 12 mesi saranno verosimilmente contenute. Le potenziali ricadute sulla fiducia delle imprese e dei consumatori e sulla stabilità finanziaria complessiva, tuttavia, potrebbero essere molto maggiori. Ma come ha detto Powell nel corso della sua audizione di giugno, “in realtà nella mia vita non ci sono precedenti per questo genere di ampi negoziati commerciali”. Questo commento dovrebbe smorzare la fiducia di chiunque in merito alle discussioni sul commercio.
In uno scenario favorevole si giungerebbe probabilmente a un compromesso significativo o all’eliminazione dei dazi in programma, con la conseguente scomparsa della maggior parte dei timori per gli scambi internazionali. Ciò potrebbe condurre a un miglioramento delle previsioni sulla crescita globale, a un indebolimento del dollaro e a un potenziale rally dei mercati emergenti e delle materie prime. Gli investitori potrebbero rivedere al rialzo le aspettative sulla Fed, come tuttavia sembrano fare comunque al momento (a suggerire forse che una “distensione commerciale” è più vicina allo scenario di riferimento del mercato?). Inoltre, un simile sviluppo deporrebbe a favore di una maggiore ripidità della curva dei rendimenti, dato che i premi a termine nei mercati sviluppati tenderebbero a ridursi e la domanda di beni rifugio a diminuire. Per gli investitori obbligazionari la reazione sarebbe probabilmente un’ulteriore tornata di propensione al rischio e di tassi in aumento.
Finora le dichiarazioni della Fed lasciano supporre che la banca centrale continuerà a osservare i cambiamenti della politica commerciale finché questi non diverranno visibili nei dati relativi all’occupazione, alla produzione industriale e all’inflazione. Guardando al futuro, tale impatto sarà verosimilmente modesto e la Fed continuerà probabilmente a innalzare i tassi fino al 2019. I mercati non scontano pienamente quattro aumenti dei tassi (cfr. Figura 2) il prossimo anno, il che, a nostro avviso, lascia spazio per una variazione positiva della attese se la Fed conferma la sua fiducia nei rischi al rialzo per la crescita e l’inflazione PCE core rimane ferma al 2%.

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Commercio: Campidoglio, “made in Rome” alla conquista del web

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 luglio 2018

Prodotti “made in Rome” alla conquista del web. Via libera alla memoria di Giunta che inaugura la promozione on line di artigianato, manifattura e gastronomia locali. Scopo del provvedimento, quello di valorizzare, sostenere e incentivare lo sviluppo territoriale delle produzioni d’eccellenza.Protagoniste dell’iniziativa, saranno le aziende del tessuto produttivo capitolino, che l’amministrazione intende supportare agevolandone il lancio e la presenza su piattaforme e-commerce leader di settore, massimizzandone promozione e diffusione in ambito internazionale.
“In fatto di commercio, ‘visibilità’ e ‘presenza’ delle imprese sui mercati internazionali sono determinanti. Il fatturato nazionale dell’e-commerce è in crescita, con una previsione che nel 2018 il Consorzio del Commercio Digitale Italiano stima sui 27 miliardi di euro. Un’occasione imperdibile per l’artigianato d’eccellenza romano. Il nostro obiettivo è quello di creare un reale punto d’incontro fra produttori e pubblico internazionale, in modo da stimolare la domanda di tipicità territoriali e incentivare lo sviluppo delle imprese locali. Qualità come punta di diamante del nostro export nel mondo, vetrine virtuali per potenziarne competitività e successo”, dichiara la Sindaca di Roma Capitale Virginia Raggi.Tenuto conto della natura strategica dell’e-commerce, soprattutto in relazione alla domanda di articoli di nicchia, produzioni tipiche o particolarmente pregiate, Roma Capitale coinvolgerà le associazioni di categoria più rappresentative del commercio e della produzione locali, in un dialogo con gli operatori di vendita on-line, per la realizzazione di specifici spazi vetrina dedicati al “made in Rome”.“Lo standard qualitativo delle nostre produzioni è elevatissimo, riconosciuto a livelli internazionali. Stando all’ICE, nel 2017 l’export italiano è cresciuto del +7,4% per un totale di 448 miliardi, con picchi nei settori dell’alimentare (+7,5%), della moda (4,7%), della conceria (5,9%) e dell’artigianato in generale. Tutte produzioni che a Roma – dalla sartoria alla gastronomia, passando per l’artigianato – si valgono di una tradizione senza precedenti, con un’incidenza significativa sul turismo di settore. Ma dobbiamo innovare: le nuove frontiere del commercio e dello sviluppo sono la digitalizzazione dell’offerta, la disponibilità on line, la facilitazione dei contatti b2c. Il web moltiplica le opportunità e velocizza le risposte, ottimizzando costi e benefici. La nostra eccellenza ne ha bisogno”, aggiunge Carlo Cafarotti, Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale.

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Commercio: Coop, rivedere legge sulle aperture festive

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 luglio 2018

La Coop ha chiesto al Governo di partecipare al tavolo per una revisione della legislazione nazionale delle aperture dei negozi alla domenica e nei giorni di festa perché occorre “un nuovo equilibrio tra le esigenze dei consumatori e quelle dei lavoratori”.”La tutela dei lavoratori non c’entra nulla con le aperture dei negozi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Nessuno contesta il sacrosanto diritto del lavoratore al riposo settimanale. Ma lo sfruttamento si combatte con i contratti collettivi, aumentando le tutele, denunciando gli abusi, non chiudendo per legge negozi e fabbriche” prosegue Dona.”Non solo molti esercizi sono senza dipendenti, ma ricordiamo che esiste il part time verticale e che ci sono tanti lavoratori che sono stati felicemente assunti per lavorare nel solo weekend. Insomma, le aperture domenicali non sono sinonimo di sfruttamento, ma di più occupazione!” prosegue Dona. “Auspichiamo che attorno al tavolo del Governo ci siano anche i rappresentanti dei consumatori, che sono ben felici delle aperture domenicali” conclude Dona.

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ゲームオンがライムライト・ネットワークスのCDNサービスを採用し、マルチCDNを稼働

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 novembre 2017

pechino世界最大規模のプライベート・ネットワーク経由で配信されるコンテンツ・デリバリー・ネットワーク(CDN)を提供するライムライト・ネットワークスの日本法人であるライムライト・ネットワークス・ジャパン株式会社(本社:東京都港区、代表:田所 隆幸)は、この度、株式会社ゲームオン(以下、ゲームオン)がライムライト・ネットワークスのCDNサービスを採用し、運用していることを発表しました。オンラインゲームを提供するゲームオンは、ライムライトのCDNを導入したマルチCDN化で、さらに安定したサービスを供給し続けるインフラを構築しました。
PC、スマートフォン、タブレット向けのオンラインゲームを提供・運営するゲームオンは、『BLESS』『黒い砂漠』『Alliance of Valiant Arms(AVA)』など人気ゲームを数多くリリースしている業界大手企業です。ユーザーが常に快適にゲームを楽しめるよう、安定した配信を常時、維持することが必須となっています。
オンラインゲームの普及に伴い、よりリアリティを追求したグラフィックや映像効果が求められるようになり、ユーザーがダウンロードして利用するゲームクライアントのファイルサイズは年々拡大しています。現在、ゲームクライアントのファイル容量は50GB程度に達しており、6、7年前と比較して約10倍に拡大しています。今後ますます大容量化が予測されるファイルを安定且つ効率的に配信するために、ゲームオンは複数のCDNを併用するマルチCDNの採用を検討することとなりました。
CDNベンダーの選定に関しては、安定性、性能、トラフィックの分散機能などが評価項目となりました。大容量ファイルを配信する十分な基盤を整えている点に加えて、手厚いサポート体制が高く評価され複数のCDNベンダー候補からライムライト・ネットワークスが選ばれました。また世界各国の著名なゲーム会社による採用実績も採用の後押しとなりました。ゲームオンが求めていた、DNSを基にトラフィックを振り分けるトラフィックダイレクターなどの基本機能を備えている点も重要視されました。
ゲームオン 技術部インフラグループネットワークチーム チーム長の新山源樹氏は下記のように選定理由を語りました。
「CDNサービスとしての機能や性能に加え、上級エンジニアによるサポート力や信頼性、即時対応性などを総合的に評価し、マルチCDNを実現するためのベンダーとしてライムライト・ネットワークスを選択しました」
ライムライト・ネットワークスのCDNサービスは、ゲームオンの期待通りの性能を発揮し、安定して稼働しています。ライムライト・ネットワークスの導入により、ゲームオンは様々な利便性を享受し、その結果、運用管理者の負荷軽減にもつながりました。シンプルで使いやすい管理用Webコンソールにより、CDNサービスに熟知していない技術者でも操作できるため、業務の一部を運用チームに任せられるようになりました。例えば、古いコンテンツのキャッシュの削除は、リアルタイムでキャッシュの削除(パージ)が可能な機能を利用して数秒で削除できるようになりました。ゲームオンは、マルチCDN化を今後、段階的に他のサービスでも取り入れていく予定です。全社的なマルチCDN化を進めていく際にも、ライムライト・ネットワークスからのサポートを期待しています。 実際の事例はこちらから

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Il Made in Italy arriva in Ghana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

ghanaCon il supporto di SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, l’azienda Macchi – leader nella produzione di impianti per la lavorazione della plastica – ha esportato nel Paese africano i suoi prodotti per un valore di 1 milione e 300mila euro. L’intervento di SACE – che in Lombardia è presente con gli uffici di Milano, Monza e Brescia – ha consentito all’azienda di offrire al cliente ghanese soluzioni di pagamento competitive, assicurandosi contro il mancato incasso della fornitura di macchinari.
Attraverso questa operazione SACE e SIMEST confermano il proprio sostegno a tutte quelle imprese che rappresentano un’eccellenza del tessuto industriale italiano e che, giorno dopo giorno, operano in mercati emergenti, dove diventa fondamentale avvalersi dell’esperienza e delle soluzioni messe a disposizione da un partner affidabile come il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP. Dal 2007 ad oggi Macchi, infatti, si è avvalsa in diverse occasioni degli strumenti messi a disposizione da SACE-SIMEST a supporto dei piani di crescita in vari mercati ad alto potenziale per l’export nel settore della plastica.

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La base per un ordine politico ed economico mondiale

Posted by fidest press agency su martedì, 10 ottobre 2017

moneteDal XX secolo a oggi vi è stato un crescendo di eventi tecnologicamente importanti che hanno, in pratica, accorciato le distanze dal punto di vista del trasporto di merci e di persone sia per quanto concerne, le comunicazioni di natura pubblica e informativa sia privata, con la possibilità di stabilire transazioni commerciali e finanziarie praticamente in tempo reale. Siffatta evoluzione non ha, purtroppo, fatto il paio con il diritto internazionale favorendo, di conseguenza, la presenza di “isole di privilegio” e incoraggiando l’instaurarsi di sistemi speculativi di varia natura ivi compresa quella criminale, dal riciclaggio al “denaro sporco”. Vi è stato anche qualcosa di peggio se si pensa che “questo vuoto normativo” sia stato colto con un interesse speculativo dagli stessi Stati per ragioni di convenienza politica ed anche per avvantaggiare le esportazioni dei propri prodotti e le penetrazioni commerciali a danno dei concorrenti in aree solitamente poco permissive. Il tutto ci rende più consapevoli del fatto che sia oramai giunto il momento di fare un discorso serio, in proposito, e porre le basi non tanto e non solo con la regolamentazione parziale di alcune attività, vedesi il commercio estero, ma di affrontarle nel loro insieme mettendo le basi per una normativa comune che eviti, come già accaduto e continua a verificarsi, che le maglie del diritto internazionale si sfilaccino, persino vistosamente, a fronte delle tante legislazioni nazionali.
Quest’organizzazione generale delle funzioni ha una sua chiara ragione d’essere e per la quale siamo convinti abbiamo dei forti oppositori che non mancheranno di insinuare timori di ogni genere dai più generali con la perdita della sovranità nazionale per talune questioni di natura economica, finanziaria e giudiziaria, a quelli più spicce derivanti dal sospetto che si vogliono mettere legacci e legacciuli ai piccoli commerci. Dobbiamo convincerci che non è solo una questione che può riguardare le multinazionali ma che con esse o senza la loro presenza l’esercizio di una tutela sovranazionale non solo è utile ma spesso necessaria per evitare abusi grandi e piccoli.

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L’UE lancerà un’Alleanza globale per un commercio libero da tortura

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 settembre 2017

bruxelles-1Bruxelles. La Commissaria UE per il Commercio Cecilia Malmström ha annunciato oggi che l’UE lancerà un’Alleanza internazionale per un commercio libero da tortura. L’iniziativa, frutto di uno sforzo congiunto con Argentina e Mongolia, mira a porre fine agli scambi di merci utilizzate per la pena di morte e la tortura e sarà lanciata ufficialmente il 18 settembre nel corso della settimana dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. L’Alleanza per un commercio libero da tortura è un’iniziativa congiunta di paesi di tutto il mondo intesa ad arrestare gli scambi di merci utilizzate per la tortura e la pena di morte. Nonostante il diritto internazionale vieti la tortura in qualsiasi circostanza, gli strumenti utilizzati per infliggere dolore e morte sono tuttora commercializzati in tutto il pianeta. Tra questi figurano manganelli chiodati, cinture a scarica elettrica e aste che tengono bloccata la vita o un arto infliggendo shock elettrici, nonché sostanze chimiche e sistemi di iniezione automatici utilizzati per l’esecuzione di sentenze capitali.
“L’unico fine di questi prodotti è infliggere dolori atroci e uccidere esseri umani. Non possiamo permettere che siano commercializzati come fossero merci qualsiasi. È giunto il momento di intraprendere azioni concrete per dire una volta per tutte ‘basta’ a questo commercio esecrabile”, ha dichiarato la Commissaria Malmström. “Le norme dell’UE in questo campo hanno ottenuto risultati positivi, ma i produttori di queste merci cercano di eludere la legislazione. Più paesi aderiscono, più la nostra cooperazione sarà efficace. Nella mia carriera di Commissaria e deputata al Parlamento europeo, ho incontrato in varie occasioni vittime di tortura: rifugiati, detenuti politici, condannati a morte. Credo fermamente che la politica commerciale possa contribuire a rafforzare i diritti umani in tutto il mondo”, ha aggiunto la Commissaria Malmström.
In occasione del lancio dell’iniziativa, che si terrà il 18 settembre presso il quartier generale delle Nazioni Unite ed è frutto dello sforzo congiunto di UE, Argentina e Mongolia, i paesi aderenti firmeranno una dichiarazione politica comune (il sito web dell’Alleanza – http://www.torturefreetrade.org – è già online). Nella giornata inaugurale è attesa complessivamente l’adesione di circa 50 paesi membri delle Nazioni Unite in tutto il mondo (Africa, America, Asia ed Europa). L’Alleanza potrebbe costituire una base per ampliare la cooperazione a livello dell’ONU in questo campo.

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Commercio online business-to-business

Posted by fidest press agency su domenica, 3 settembre 2017

londraLondra. E’ sull’orlo di grandi cambiamenti poiché la crescita della tecnologia, dei clienti e dei modelli di business utilizzati pongono una sfida ai paradigmi di commercio online esistenti. Per restare competitivi, aumentare la visibilità tra gli altri soggetti interessati e creare servizi software e infrastrutture forti, i venditori devono dare priorità alle strategie mobili e omnichannel. Devono inoltre investire in modo aggressivo nell’esperienza dei clienti B2B, offrendo servizi personalizzati concentrandosi su ipermercati, vendite assistite e presenza omnichannel.
L’analisi di Frost & Sullivan intitolata “Future of B2B Online Retailing” prevede che le transazioni B2B online dei produttori raggiungeranno quota 3,68 trilioni di dollari in economie chiave come Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Germania e Giappone entro il 2025, guidate da funzionalità esclusivamente online tra cui piattaforme digitali di vendita, possibilità di raggiungere istantaneamente i clienti, accessibilità transfrontaliera, capacità di adempimento innovativa e compatibilità dei siti web (per dispositivi mobili e altre piattaforme). Oltre a ciò, lo studio esamina le vendite online nel settore manifatturiero e classifica le relazioni B2B e i modelli di lavoro. Si focalizza sulle tecniche necessarie a migliorare l’efficienza delle operazioni online e dei servizi clienti per migliorare le future opportunità di crescita. Fornisce inoltre profili di casi di successo in ambito B2B.“Il mercato dell’eCommerce B2B sta diventando più complesso nel vasto ambiente online ora che la velocità di fornitura e l’esperienza degli utenti emergono come fattori critici. Infatti, l’utilizzo di tecnologie innovative e di soluzioni uniche e personalizzate sono ora fattori chiave di differenziazione dei servizi”, spiega Vidhya L. Ved, ricercatore del gruppo per l’Innovazione Visionaria di Frost & Sullivan. “Le aziende devono ripensare le proprie strategie e definire modelli più agili che sfruttano le economie di scala rispondendo alle richieste dei consumatori.” Dal punto di vista regionale, la Cina diventerà il leader mondiale del mercato dell’eCommerce B2B raggiungendo quota 1,25 trilioni di dollari di vendite entro il 2025. Il tasso di adozione sopra la media registrato in Cina può essere attribuito al superamento delle difficoltà associate con i sistemi e le tecnologie legacy e al successo di marketplace B2B locali come Alibaba e JD.com che hanno automatizzato il processo per molte piccole e medie imprese. Altri sviluppi regionali notevoli sono:
Forte crescita degli Stati Uniti, l’attuale leader del mercato con vendite per 0,75 trilioni di dollari
Priorità allo sviluppo di un marketplace di eCommerce B2B negli Stati Uniti
Impegno verso le nuove tecnologie e adozione di soluzioni open-source da parte delle aziende europee, specialmente in Germania
Integrazione con venditori di terze parti, come il leader locale – Rakuten – in Giappone “Le strategie di crescita B2B devono chiaramente incorporare le innovazioni dei modelli business-to-consumer (B2C) nei propri siti web per rispondere adeguatamente alle crescenti richieste e aspettative e degli acquirenti business”, osserva Ved. “I giganti come Alibaba e Amazon forniscono servizi quali il miglioramento del percorso di acquisto attraverso le proprie piattaforme cloud, fornendo una differenziazione unica dei prodotti attraverso l’innovazione, aumentando le scelte di prodotti e offrendo prezzi competitivi. Queste strategie sono destinate a plasmare il futuro dell’eCommerce B2B.”
Lo studio “Future of B2B Online Retailing” fa parte del programma Visionary Innovation (Mega Trends) Growth Partnership Service di Frost & Sullivan.

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