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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘commissariamento’

Seconda ora di strumento nei licei musicali: nuovo commissariamento del MIUR

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 ottobre 2018

I ricorrenti, tutti genitori di alunni iscritti al biennio dei licei musicali che si sono rivolti agli avvocati Anief Walter Miceli e Denis Rosa per la tutela del diritto allo studio dei propri figli, hanno chiesto, per il tramite dell’azione legale di ottemperanza promossa dal sindacato Anief, l’esecuzione della sentenza n. 5792/2018 con la quale sono stati annullati i provvedimenti del MIUR che, in relazione all’insegnamento nei Licei Musicali della materia esecuzione e interpretazione, assegnavano soltanto un’ora per il primo strumento e un’ora per il secondo strumento, con conseguente decurtazione di un’ora per il primo strumento musicale. “Nonostante il favorevole provvedimento già ottenuto dai nostri legali – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – il MIUR, per la formazione degli organici dei Licei Musicali, ha continuato a indicare solo un’ora di primo strumento anche per il corrente anno scolastico, contravvenendo platealmente al giudicato già emanato dal tribunale amministrativo”. Il TAR del Lazio, con la sentenza emanata in data odierna, dunque, dà piena ragione al sindacato Anief e “ordina al Ministero resistente di dare integrale esecuzione alla sentenza n. 5792/2018, depositata in data 24 maggio 2018 di questo Tribunale, nel termine di 30 giorni dalla comunicazione/notificazione della presente sentenza” e specifica come “in difetto di adempimento si nomina quale Commissario ad Acta il Prefetto di Roma, o un suo delegato, affinché provveda in luogo dell’amministrazione, nei successivi 30 giorni, a dare esecuzione al giudicato”, condannando il Ministero resistente anche al rimborso delle spese di lite, quantificate in 1.500 Euro oltre accessori di legge. “Le famiglie degli alunni interessati – conclude Pacifico – rivendicano non solo il diritto al ripristino della seconda ora di primo strumento che il Ministero dell’Istruzione ha continuato ad ignorare nonostante la sentenza favorevole, ma anche un recupero dell’ora che gli alunni hanno già perso per colpa dell’inerzia dell’Amministrazione e il Miur dovrebbe prevedere una modifica dell’orario tale da eseguire correttamente e completamente l’ordine del tribunale che imponeva, è bene ribadirlo, il ripristino della seconda ora di primo strumento per l’intera durata del biennio dei licei musicali”.

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L’Italia rischia il commissariamento europeo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 novembre 2017

europa-comunitariaMentre la campagna elettorale è ormai in pieno svolgimento, il bollettino della congiuntura economica offre armi alle diverse fazioni per continuare la stupida guerra della delegittimazione reciproca. Da un lato, l’aggiungersi di qualche decimale alla previsione di incremento del pil, che potrebbe chiudere l’anno a +1,6% (sicuramente +1,5%), consente alla maggioranza di governo, e in particolare al Pd, di affermare che in questa legislatura è stato tolto il Paese dalla recessione e portato ad un tasso di crescita che, come ha detto Gentiloni, ci toglie dalla scomoda posizione di fanalino di coda dell’Europa. Per la verità siamo solo passati dal penultimo al quintultimo posto, e rimane fissato al 2021, buoni ultimi, il pieno recupero della ricchezza perduta dal 2007 in poi. Comunque, sarà pure una piccola corsa, quella del pil, ma tanto basta per far dire che sono state le politiche di questi anni, specie quelle renziane, a spingere l’economia ad una progressione inattesa. Sull’altro fronte, quello dell’opposizione, sono i dati non ancora confortanti dell’occupazione (è scesa un pochino la disoccupazione, ma il livello degli occupati sul totale della popolazione attiva rimane di una decina di punti più basso della media Ue e addirittura di una ventina rispetto alla Germania) a fornire munizioni per sparare contro il governo, con la solita tiritera sul jobs act come legge liberticida e affamatrice del popolo.
Come sempre, si tratta di puro populismo, alimentato da un ragguardevole livello di ignoranza. La situazione reale è assai più complessa, e va letta con ben altri occhiali che non quelli della propaganda. Il dato da cui partire, infatti, è un altro: quanto ha inciso la politica monetaria espansiva della Bce (di concerto con la Federal Reserve e le altre banche centrali del mondo) sulle dinamiche del pil. Un lavoro di Economia Reale, il centro studi diretto dall’ex viceministro Mario Baldassarri, ci offre uno spunto importante: senza Quantitative Easing, quest’anno così come nei due anni precedenti, l’Italia sarebbe stata e sarebbe rimasta in recessione. Nel 2017 dello 0,3%, l’anno scorso dello 0,9% (contro +1%) e nel 2015 dell’1,8% (contro +0,7%). Esagerato? Può anche darsi che lo scarto sia eccessivo, ma certo senza Draghi avremmo avuto un percorso ben diverso. E dunque a ben poco sono servite le scelte (poche) e le chiacchiere (tante) in cui si sono tradotte le politiche economiche interne.
Lo dimostrano due cose. La prima è rappresentata dalla differenza tra l’andamento congiunturale (il pil) e quello strutturale dell’economia. Un esempio, per capirci. Una variabile fondamentale per misurare lo stato di salute non momentaneo di un paese è la produttività. Ora, l’Istat ci ha appena fatto sapere che tra il 1995 ed il 2016 la produttività del lavoro è salita di appena 0,3 punti percentuali, il più basso incremento in Europa. Grave, molto grave. La seconda spia rossa accesa è data dallo scarto abissale che separa l’economia formale da quella percepita. Oggi la ripresa c’è, sta migliorando e supera le attese. Ma nel paese non la si vede, non la si tocca. Non incide sulla psicologia collettiva: gli italiani rimangono depressi come quando incombeva la recessione. E infatti i consumi rimangono tirati e gli investimenti centellinati, mentre è dall’export, dalla domanda di beni durevoli e dal mercato immobiliare che vengono i segnali confortanti.
Ma sapete qual è il vero elemento di discrimine, la cosa che fa la reale differenza? La politica. Da un lato, come abbiamo visto, non è servita a far crescere l’economia, anzi, e dall’altro è percepita dagli imprenditori e dagli investitori nazionali e internazionali come un fattore di freno ma soprattutto di rischio. Pensate solo all’attacco che qualcuno ha creduto bene di sferrare al presidente (italiano) della Bce circa la crisi delle banche e il suo precedente ruolo di governatore di Bankitalia. Materiale organico nel ventilatore, che rischia di sporcare chi, in un contesto complesso come quello del governo dei tassi d’interesse che divide i paesi ricchi e relativamente poco indebitati (Germania e nordici) da quelli peggio messi (Italia e mediterranei), ha scelto di tenere il rate a zero e ha comprato a piene mani titoli di Stato spegnendo il fuoco dello spread. Un autolesionismo che certo non aiuta ad accrescere la già bassa credibilità italiana.
Non stupisce, quindi, che in un quadro così contraddittorio – l’economia che, seppur grazie a fattori esogeni, va meglio, e la politica che, invece, si muove sull’orlo del baratro – il mondo produttivo e degli affari sostenga, seppure sottovoce, che bisogna organizzarsi come se la politica non ci fosse, che bisogna farne a meno. Così come non stupisce che tante persone comuni, in numero crescente, non facciano mistero di auspicare l’arrivo dell’uomo forte capace di “sistemare le cose”. Naturalmente la prima è una pia illusione, la seconda una china pericolosa. Ma sono realtà, che non vanno sottovalutate. Anche il fascismo, che veniva da sinistra vista l’origine nazional-socialista di Mussolini, è nato così. Il clima era lo stesso. Uguali le parole d’ordine: “qui bisogna fare la rivoluzione, se si vogliono rimettere le cose a posto”. Come sia andata a finire, e come andrebbe a finire se la storia si ripetesse, lo sappiamo. Meglio fermarsi per tempo.
Rimane il fatto che cambiare, anzi cambiare radicalmente – il sistema istituzionale, il sistema politico, la classe dirigente – sia indispensabile. Qualcuno ha pensato di farlo con la “rottamazione generazionale”. Ma ha clamorosamente fallito. Per questo crediamo che adesso occorra una “contro-rottamazione”. Che consiste, da un lato, nel rottamare i rottamatori senza idee e con troppa presunzione, e dall’altro, nel convincere le migliori intelligenze, le esperienze più consolidate e credibili del Paese, a rendersi disponibili all’impegno politico. La nostra, sia chiaro, non è nostalgia del passato – anche se, ad essere sinceri, ne abbiamo – ma è sincero desiderio di guardare al futuro, nella speranza che i padri della patria e le riserve della Repubblica si facciano avanti. Siamo sicuri che gli italiani che non vanno più a votare, o quelli che si sfogano premiando i professionisti del “vaffa”, di fronte a gente seria che ha progetti seri, non farebbero mancare il necessario consenso. L’alternativa è il commissariamento da parte dell’Europa.(Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Lavoratori Farmacap favorevoli al commissariamento

Posted by fidest press agency su sabato, 3 marzo 2012

Il Comitato di Lotta dei Lavoratori della Farmacap apprende con favore la notizia relativa al commissariamento dell’Azienda. Finalmente dopo mesi e mesi di denunce e colloqui arriva un primo segnale che apre una speranza sul futuro di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Ciò che amareggia è l’aver assistito fino ad oggi al silenzio della maggior parte della politica romana – sia della maggioranza che dell’opposizione – che era stata messa al corrente più volte sulle condizioni precarie dei servizi gestiti dalla Farmacap e delle enormi difficoltà del suo personale che a causa della sua gestione amministrativa ha portato alla perdita di parte del salario, al disconoscimento dei profili professionali e all’appiattimento dell’organizzazione interna rimasta fin dall’inizio priva di un organigramma. Oggi una parte degli schieramenti politici urla al commissariamento illegittimo, ma non hanno urlato ieri per tutto quanto veniva inutilmente riportato ai consiglieri di turno. Non sono bastate nemmeno le denunce sugli organi di stampa per smuovere la politica verso la riqualificazione della Farmacap, riducendo il problema ad un mero rimbalzo di responsabilità tra opposizione e maggioranza, bloccando di fatto qualsiasi azione che potesse modificare l’assetto gestionale. Infatti la Farmacap forse è l’unica azienda di Roma ad aver avuto lo stesso identico Direttore Generale fin dalla sua istituzione avvenuta nel 1997 e nessuno è mai stato in grado di attuare un cambiamento al vertice che potesse ridare nuova linfa alla struttura. Il Comitato dei Lavoratori della Farmacap non vuole assistere all’ennesima farsa che offende e denigra i cittadini e i lavoratori.I lavoratori della Farmacap propongono che l’azienda recuperi il patrimonio che rappresenta e gestisce attraverso alcuni fondamentali passi:
· Rivalutazione e riqualificazione del personale impiegato attraverso il rispetto dei contratti e delle norme, con particolare riguardo al contenzioso relativo ai buoni pasto, all’assistenza sanitaria integrativa, ai festivi e alle maggiorazioni non applicate
· Verifica gestione amministrativa pregressa
· Programma di rilancio dell’azienda eliminando qualsiasi possibilità di privatizzazione della stessa e coinvolgendo il personale attraverso le proprie rappresentanze
· Creazione di un organigramma interno
· Ottimizzazione delle risorse interne attraverso, ad esempio, la reinternalizzazione dei servizi di telemonitoraggio, gestione del personale e contabilità
· Trasparenza della gestione e dei bilanci

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Il commissariamento dell’Italia da parte dell’Fmi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2011

2000 PTAS - 1994

Image by Landahlauts via Flickr

E’ la prima volta nella storia per un paese del G8, dimostra senza appello il fallimento della politica economica del governo italiano e lascia un’ipoteca pesantissima sui prossimi anni e sul modo con cui l’Italia potrà uscire dalla crisi. Ma il risultato di Cannes non è solo un fallimento per l’Italia, ma anche un de profundis per l’area Euro, incapace di salvare da sola i propri Paesi membri. Di fronte allo psicodramma greco e poi italiano, il G20 ha dimostrato la sua incapacità a promuovere un coordinamento economico e finanziario internazionale che ci faccia emergere fuori dalla crisi affrontando le sue cause strutturali. Ancora una volta tutti ritornano al Fondo monetario, istituzione responsabile di aver promosso un sistema finanziario internazionale fuori controllo e a vantaggio solo di pochi paesi e poche elite. “E’ giunto il momento di ammettere che molto probabilmente vivremo un aggiustamento strutturale come quelli che il Fondo ha imposto al Sud del mondo per decenni”, ha dichiarato a Cannes Antonio Tricarico della CRBM, “Le responsabilità non sono solo a Washington, ma anche a Bruxelles e Berlino. Dopo tante azioni di solidarietà internazionale, forse oggi c’è bisogno che la società civile italiana inizi a ragionare su campagne per la cancellazione del nostro debito, promuovendo un auditing pubblica e identificando chi è stato responsabile della sua creazione e se ogni sua componente è legittima o meno” ha concluso Tricarico.

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Commissariamento debito comune Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2011

Dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali italiani, e Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma: “Quanto abbiamo denunciato oggi dalle pagine de Il Fatto Quotidiano è digravità inaudita. Mentre la città d Roma vive difficoltà estreme e ogni giorno più gravi per i tagli dei fondi in molti settori e per la grave mancanza di liquidità la gestione commissariale del debito di Roma è un’autorità di governo che brucia soldi dei contribuenti e opera in deroga alla legge ordinaria e al di fuori di ogni controllo istituzionale. Grazie alle sconcertanti misure contenute nel decreto milleproroghe, convertito di recente, il costo del funzionamento dell’ufficio del commissario Varazzani sarà più che decuplicato passando da circa 200 mila euro a 2,5 milioni di euro annui, mentre il compenso per il commissario d’oro, che prima aveva come tetto l’80% di quanto percepito da figure apicali dell’amministrazione, ora può raggiungere il “costo complessivoannuo del  personale dell’amministrazione di Roma Capitale incaricato della  gestione  di analoghe  funzioni  transattive” e contemporaneamente “le risorse destinabili per nuove assunzioni del comune di Roma sono ridotte in misura pari all’importo della retribuzione del Commissario”.Tutto ciò mentre, proprio durante la discussione del milleproroghe, il governo ha fatto approvare al buio il documento di accertamento del debito del comune di Roma, omettendo di fornirlo nonostante le ripetute richieste venute dal parlamento nel corso dei lavori sia in commissione che in aula. I contribuenti italiani e quelli romani in particolare (con l’aumento dell’addizionale Irpef, tasse aeroportuali, contributo di soggiorno) stanno già pagando i costi di un piano di rientro della cui gestione non sappiamo nulla: rendiconto, incassi, pagamenti. Ecco come Alemanno e Tremonti affrontano il grave problema del debito che da tre anni ci dicono aver determinato la mancanza di azione politica di questa amministrazione. Chiediamo al sindaco e al ministro di pubblicare al più presto il documento di accertamento del debito e l’importo effettivo corrisposto al Commissario Varazzani.

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Il bilancio del comune di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2010

Dichiarazione di Emma Bonino, Vicepresidente del Senato: “Proprio perche non mi “distraggo” dalle vicende del Lazio e di Roma insisto nel sottolineare che Il sindaco parla come se non fosse lui da due anni il commissario straordinario nominato dal governo per il risanamento, e cade in contraddizione quando quantifica il debito pregresso ma poi richiede la nomina di un nuovo commissario per “fare il bilancio esatto della situazione”. Del resto nonostante la gestione separata di quanto relativo a prima del 28 aprile 2008 sia già entrata in vigore con il regime di commissariamento, l’amministrazione ha difficoltà anche nella gestione corrente tant’è che anche il rendiconto 2009 e la previsione del 2010 sono slittati. Lungi da noi usare strumentalmente una vicenda grave come quella del debito della capitale che rischia di ricadere sulla vita di milioni di cittadini. Ma proprio per questo ci deve essere massima trasparenza e chiarezza nella responsabilità politica delle scelte. C’è il piano immediato e quotidiano relativo alla gestione corrente che rischia di ricadere sulla capacità di fornire servizi essenziali. C’è una riflessione seria da fare su un sistema di gestione dei servizi che, al di là del colore politico dell’amministrazione, ha prodotto miliardi di debito negli ultimi decenni. C’è infine la scelta di avviare una gestione di emergenza con la nomina di un sindaco-commissario che ha agito per due anni con poteri e finanziamenti straordinari da parte dello stato senza che ciò abbia migliorato la situazione e senza il controllo e la trasparenza previsti dalla legge. E’ su quest’ultimo punto che chiamiamo a risponderne direttamente il governo. Quanto a ciò che sta accadendo in Regione in merito all’assegnazione dei seggi va notato che nel 2004 la nostra regione si è dotata di un proprio Statuto, il quale prevede che il numero dei consiglieri è fissato a 70 a cui si aggiunge un ulteriore scranno, quello del presidente. E’ stata superata, così, la legge 45 del 95, il cosiddetto ‘Tatarellum’ che oggi risulta per la regione Lazio, assolutamente inapplicabile.

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Belle Arti di Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 1 agosto 2009

I senatori del Pd  Gasbarri, Finocchiaro, Zanda, Rusconi, Garavaglia, Ceruti al Ministro Bondi  interrogano il ministro Bondi per chiedergli: “Cosa pensa della proposta del Presidente Romiti di riscrivere le regole della governance dell’Accademia delle Belle Arti, ora affidata a due strutture parallele totalmente indipendenti l’una dall’altra, per  concentrare ruoli e poteri su un solo soggetto, che potrebbe essere il Presidente? ” Lo chiedono con una interrogazione al Ministro per i Beni e le attività culturali, i senatori del Pd Mario Gasbarri, Anna Finocchiaro, Luigi Zanda, Antonio Rusconi, Mariapia Garavaglia e Mauro Ceruti. “Nelle pagine della cronaca di Roma del ‘Corriere della Sera’ – affermano i parlamentari del Pd – sono stati pubblicati diversi articoli sul malfunzionamento dell’Accademia, sulla volontà di un commissariamento immediato della Direzione didattica, affidata a Gerardo Lo Russo, e del Consiglio accademico”.  “Secondo l’organo di stampa, il Presidente dell’Accademia di Belle arti di Roma, Cesare Romiti, avrebbe avanzato la proposta di sottoporre l’intera problematica ad una commissione di esperti per riscrivere le regole della governance. E non si comprende perché sottolineano gli interroganti –  a pochi anni dall’introduzione dell’autonomia statutaria delle Accademie si debbano rivedere le regole di questo sistema. Tanto più se poi il nuovo assetto di governance prevede la concentrazione di ruoli e i poteri nuovamente su un solo soggetto, che oltretutto potrebbe essere il Presidente e non il Direttore, come da tradizione”. “E’ evidente che non è stata compresa bene la ratio del decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003,  mirata ad evitare l’accentramento del potere su un solo soggetto e sviluppare un piano di controllo reciproco fra gli organi”. Per tali ragioni gli interroganti chiedono a Bondi “se è vera la proposta di commissariare la Direzione didattica ed il Consiglio didattico;  quale sia l’opinione del Ministro in indirizzo in merito alla proposta che il Presidente Romiti avrebbe avanzato in contrasto con  l’equilibrio previsto ed auspicato da legislatore attraverso la distribuzione di ruoli e di poteri, prima  concentrati su una sola persona”. E ancora “quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di portare a termine la tanto sospirata riforma iniziata ben dieci anni fa considerato l’importanza del ruolo svolto nel nostro Paese dalle Accademie e dai Conservatori”.  Infine chiedono: “quali iniziative intenda altresì adottare al più presto per restituire alla Accademia di Belle Arti di Roma quel prestigio e quell’autorevolezza che le competono, da troppo tempo appannate a causa di gravi problemi logistici e strutturali”.

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Molise e Campania: Due regioni commissariate

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2009

Il Consiglio dei Ministri ”ha deliberato venerdì il commissariamento dei servizi sanitari di Campania e Molise”. Lo sottolinea il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che aggiunge come “In coerenza con linea già adottata per la regione Lazio, il Governo ha incaricato della funzione commissariale i Presidenti delle due regioni, gli onorevoli Bassolino e Iorio, ai quali saranno affiancati due sub commissari di comprovata esperienza nella gestione di attività socio-sanitarie così come si è proceduto nella regione Lazio”. Solo nel caso della regione Abruzzo, precisa il ministro, il commissario ”è stato individuato in una figura tecnico-professionale in quanto il presidente della regione si trovava in stato di detenzione per le note vicende giudiziarie”. Il commissariamento, sottolinea il ministro, ”determina la sostituzione degli organi della regione con un commissario che, ancorché coincidente con il presidente della Giunta, deve operare, insieme con il sub-commissario, sulla base delle indicazioni del tavolo tecnico Stato-regione per azzerare il disavanzo”. Non si tratta, rileva, ”di un’attività meramente finanziaria ma di un processo di riorganizzazione che, sulla base dei modelli organizzativi già praticati nelle regioni più efficienti, deve consentire la produzione di servizi territoriali socio-sanitari-assistenziali più diffusi e qualificati, di ricoveri ospedalieri appropriati in strutture pubbliche e private, dotate di adeguate tecnologie e professionalità, e di una più generale razionalizzazione dei costi in un contesto di contabilità affidabile”.

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Opera: Alemanno, Muti per direzione musicale

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

Roma “La procedura avviata dal MIBAC è un atto dovuto a seguito della grave situazione del bilancio della Fondazione del Teatro dell’Opera. Questa procedura non dovrà necessariamente concludersi tra 15 giorni con un commissariamento, se in questo periodo si arriverà ad un chiarimento sulla governance e sui costi economici del Teatro dell’Opera. Pertanto invito tutti i rappresentanti dei lavoratori a mantenere degli atteggiamenti responsabili, evitando di aumentare i numerosi e già gravi problemi che dobbiamo fronteggiare, revocando quindi ogni forma di protesta che paralizzerebbe l’attività del teatro. La nostra intenzione rimane quella di un profondo rilancio del teatro dell’Opera e proprio in quest’ottica ho proposto al Maestro Muti di assumere la direzione musicale del Teatro dell’Opera. Muti ci ha comunicato che valuterà l’offerta con molta attenzione. Nei prossimi giorni convocherò tutte le rappresentanze sindacali che si sono rese disponibili al confronto, per trovare un accordo che salvaguardi i lavoratori e contribuisca al rilancio strategico del Teatro dell’Opera”. È quanto dichiara il sindaco Gianni Alemanno.

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