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Compendium Value: cosa è? Lo domandiamo alla Consob

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 Mag 2016

Borsa Merci Telematica ItalianaUna persona che ha partecipato ad una loro presentazione ci ha segnalato la società inglese Compendium Value Limited, che propone investimenti in vari settori che spaziano dall’immobiliare alle acquisizioni di partecipazioni societarie, dalle materie prime ai metalli preziosi.Il prodotto di punta, come viene definito, è Compendium Value. Dalla brochure e dalla descrizione nel sito web, non molto dettagliate nonostante siano rivolte a professionisti, si arriva a comprendere che si tratta di contratti di associazione in partecipazione o simili ed incentrati nei settori dell’oro, delle pietre preziose e delle materie prime.
“Compendium Value, con i suoi partner, ha messo a punto una esclusiva strategia che permette ai soci di poter partecipare al ciclo industriale della lavorazione delle commodities, avendo protezione del capitale ed elevato rendimento su soluzioni di impiego a medio e lungo termine” mediante la “possibilità di entrare in joint venture con veri partner industriali e di partecipare così alla creazione di valore realizzata da tutta la catena produttiva, e che va dall’estrazione e produzione delle commodities fino alla loro vendita a clienti istituzionali e industriali”. Si parla di protezione del capitale, ma in un altra sezione si afferma che vi sono rischi correlati a investimenti internazionali e globali (specialmente in mercati in via di sviluppo), a investimenti in società di piccole dimensioni limitate ad un unico settore di business.I contratti di associazione in partecipazione o analoghi rientrano a pieno titolo nella categoria dei prodotti finanziari, come previsto dal Testo Unico della Finanza all’articolo 1, comma 1, lettera u, dove si considerano “prodotti finanziari” sia le figure “tipizzate” degli “strumenti finanziari”, sia “ogni altra forma di investimento di natura finanziaria” vale a dire un investimento dove sono contemporaneamente presenti un impiego di capitale, un’aspettativa di rendimento di natura finanziaria e l’assunzione di un rischio direttamente connesso e correlato all’impiego di capitale.In questi casi, per vendere al pubblico occorre seguire tutte le regole di legge, in primis prospetto informativo autorizzato dalla Consob e promotori finanziati abilitati. Nella brochure, come nel sito internet di Compendium Value Limited, si trova l’indicazione che le informazioni si rivolgono soltanto ad investitori professionali e ad intermediari finanziari e che non riguarda il pubblico al dettaglio. Negli incontri di presentazione, però, viene prospettata la possibilità di vendere i prodotti ai propri clienti, tra l’altro con provvigioni elevate che vanno dal 6% al 10%.La proposta appare molto generica, i rischi -per forza di cose elevati data la tipologia di investimento- non sono evidenziati come dovrebbe avvenire. Ce n’è abbastanza, insomma, per declinare le offerte che dovessero pervenire da parte di qualche venditore prima che la Consob, cui abbiamo segnalato la vicenda, arrivi a sospendere prima ed a vietare poi l’offerta per mancanza delle previste autorizzazioni.Chi intendesse vendere questi certificati senza essere iscritto all’albo dei promotori deve anche rendersi conto di commettere i reati di abusivismo finanziario assieme a quelli legati alla normativa anti-riciclaggio.I promotori finanziari devono prestare ancora più attenzione perché, oltre i reati di cui sopra, sussiste la responsabilità in solido della società mandante per i danni provocati a terzi, ed in tal caso è sicuro che sarebbe esercitata la rivalsa sul venditore. Per non tacere dei provvedimenti disciplinari che di sicuro verrebbero assunti nei loro confronti. (Giuseppe D’Orta, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Le sfide di Sarkò: Monete, commodities e governance

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

Il 12 novembre prossimo la Francia assumerà la presidenza del G20 e meno di due mesi dopo, cioè dal primo gennaio del 2011 anche quella del G8.  Il presidente Nicolas Sarkozy si sente investito di una missione storica, come ai tempi di de Gaulle. Nelle sue intenzioni c’è il disegno di fare dell’Unione Europea un attore globale.   A fine agosto all’incontro con gli ambasciatori e diplomatici francesi convocati all’Eliseo, ha tracciato la sua strategia. Al di là delle solite esagerazioni verbali galliche, , il programma di lavoro di Sarkozy merita però un’attenta considerazione. Prima di tutto ha rigettato l’idea dei molti che ancora vorrebbero un ritorno al tran tran abituale. Il presidente francese ha indicato i temi di grande portate internazionale da affrontare con determinazione. Il primo riguarda la riforma del sistema monetario internazionale. Dopo la caduta di Bretton Woods nel 1971, «noi viviamo in un non-sistema monetario internazionale», ha detto. nel proporre non un ritorno ai cambi fissi, ma la realizzazione di adeguati strumenti per evitare l’eccessiva volatilità delle monete. Se per arrivare all’accordo di Bretton Woods ci volle un anno di lavori, oggi Sarkozy suggerisce l’organizzazione di un seminario internazionale di esperti da tenersi in Cina per approntare proposte per la riforma monetaria. Nuovi meccanismi internazionali di garanzia e controlli sui movimenti di capitali dovrebbero far parte di un sistema di regole multilaterali. Sarkozy lavorerebbe per il superamento del sistema monetario dominato da una sola moneta, il dollaro, anche perché il mondo da molto tempo è divenuto multi polare. Questo è un tema non più rinviabile, come anche noi abbiamo in passato evidenziato. Il secondo tema mira a creare dei meccanismi per neutralizzare il rischio della volatilità dei prezzi delle materie prime che condiziona pesantemente l’economia dei singoli paesi. Bisogna partire dalla regolamentazione dei mercati dei derivati sulle commodities, sulla scia delle nuove regole proposte per contenere i derivati finanziari.Il presidente francese giustamente ritiene che la speculazione sulle materie prime e il cibo rappresenti il pericolo più grave di destabilizzazione economica e sociale. Il terzo tema verte sulla governance globale: Sarkozy prefigura la creazione di un segretariato permanente del G20 con il compito di attivare le decisioni prese collegialmente e per preparare i dossier di lavoro, coinvolgendo tutte le altre organizzazioni internazionali. Tra le priorità, mette anche la tassazione sulle transazioni finanziarie e la riforma di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale.  È un progetto molto ambizioso, ma noi riteniamo che contenga alcune proposte di riforma essenziali, che meritano il necessario sostegno, anche da parte dell’Italia. Questa visione strategica è in gran parte condivisibile, pur non approvando tutte le decisioni di politica economica sostenute da Sarkozy in sede nazionale ed europea.  Noi riteniamo che la portata della crisi richieda una grande riforma dell’economia e della finanza globale e che perciò si debba assolutamente raggiungere un’intesa complessiva tra interessi e posizioni differenti senza scadere nei soliti deludenti compromessi costruiti sui minimi comun denominatori. Nel suo discorso Sarkozy ha però mostrato un’idea dell’Europa imperniata sulla solita alleanza tra Francia e Germania.E questo è un grave limite se si vuole rendere l’Europa, tutta l’Europa protagonista della svolta necessaria. Ma di questi problemi quando si discuterà nel nostro parlamento? Mario Lettieri (Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi) e Paolo Raimondi (Economista)  (Sarkozy)

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Lecce: attenti ai derivati sulle “commodities”

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2009

Mario Lettieri, sottosegretario all’Economia nel governo Prodi Paolo Raimondi, economista ci iscrivono “Il documento finale dei ministri delle Finanze del G8 del 13 giugno a Lecce contiene un monito che esige una spiegazione immediata. Si afferma che “la volatilità eccessiva dei prezzi delle “commodities” (materie prime e altre merci fondamentali) pone dei rischi alla crescita” e che “la possibilità di migliorare il funzionamento e la trasparenza dei mercati globali delle commodities, ivi incluso il lavoro dello IOSCO (International Organization of Securities Commissions, la rete mondiale delle Consob) sui mercati dei derivati sulle commodities”sia reale. Infatti il ministro dell’economia Giulio Tremonti, che sarebbe l’ispiratore un po’ solitario di questo monito, ha ribadito che “una certa speculazione torna a rialzare la testa sulle commodities…la liquidità ha la tendenza meccanica ad andare sui derivati”. Queste dichiarazioni sono giuste. Ma non bastano a sopire le preoccupazioni di un ritorno della speculazione e di una pericolosa ripresa dell’inflazione. Si calcola finora che tra salvataggi, stimoli economici e immissioni di liquidità gli Stati Uniti abbiano messo sui mercati circa 13.000 miliardi di dollari, pari a poco meno del loro PIL nazionale. L’Europa dal canto suo avrebbe in modi simili immesso liquidità per  4.500 miliardi di dollari, 2 volte il PIL dell’Italia. Sono cifre enormi. Purtroppo vengono ancora ignorate le preoccupazioni di quanti, come noi, avevano sostenuto l’urgenza di interventi di salvataggio per evitare la bancarotta sistemica ma anche la necessità di approvare subito delle regole più stringenti per dare trasparenza e rigore al sistema finanziario Altrimenti molta di questa liquidità rischia di finire nei buchi neri delle banche e dei derivati OTC, quelli che non operano sui mercati regolamentati e che non appaiono sui bilanci delle banche.  I derivati sulle commodities che inizialmente erano sorti come utili strumenti di copertura del rischio contro l’alta volatilità dei prezzi, sono diventati negli anni passati dei veri e propri prodotti finanziari di investimento, fatti cioè da chi non ha niente a che fare e non vuole avere niente a che fare in concreto con le sottostanti commodities, come il grano, il petrolio, l’oro ecc. Oggi sono diventati dei prodotti speculativi che agiscono sull’andamento dei prezzi. Ad esempio i futures sul petrolio, che muovono centinaia di “barili virtuali” rispetto a  un barile reale di petrolio prodotto, determinavano, e determinano ancora oggi, l’impennata del prezzo della benzina al di fuori della legge della domanda e dell’offerta di mercato.  Questa rinnovata attenzione speculativa sulle materie prime e sulle merci è confermata anche dal rapporto annuale recentemente pubblicato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea che parla di un “ritorno dell’appetito del rischio” a partire dallo scorso febbraio.  Tale documento analizza i comportamenti economici e finanziari del 2008. Sottolinea che, a seguito delle bancarotte, del crollo delle borse e dei prezzi delle merci, della contrazione dell’economia reale e del commercio internazionale, a fine 2008 i derivati OTC hanno registrato una diminuzione del 13,4% del loro valore nozionale totale, che comunque è pari a 592.000 miliardi di dollari. Mentre i derivati sulle commodities si sono ridotti del 66,5% scendendo a un totale di 4.400 miliardi di dollari.   Da qualche mese invece è tornata la voglia di speculazione perché immettere nuova liquidità “a go go” è come dare una bottiglia a un alcolizzato!  Purtroppo i segnali provenienti dalla City di Londra e anche dalla Federal Reserve non sono molto incoraggianti. Essi chiedono di rallentare e di annacquare le riforme necessarie, compreso il global legal standard. Anche a Lecce si sono sentiti interventi contro una “eccessiva regolamentazione” della finanza. Insomma cresce il partito dei banchieri che vuole lasciare le cose come erano prima. Si sostiene che senza il crollo della Lehman Brothers i mercati si sarebbero assestati autonomamente. Il rilancio della speculazione in derivati sarebbe per loro la prova che tutto potrebbe tornare a funzionare “as usual”.  Speriamo che le recenti comuni dichiarazioni di Obama e Berlusconi relativamente ai 4 punti (global legal standard, paradisi fiscali, agenzie di rating, riciclaggio) portino realmente ad una effettiva e rapida nuova regolamentazione rispetto alle attuali inefficaci normative nazionali e blocchino questi tentativi di ritorno al passato.  Altrimenti sarebbe una iattura. E il mondo dell’economia e del lavoro non può permettersi ulteriori crisi. L’Italia ancor meno. Gli ultimi dati parlano di un crollo di oltre il 20% della produzione e del commercio e di una disoccupazione galoppante. Una rinnovata speculazione mondiale sulle commodities e un rilancio della bolla dei derivati finanziari provocherebbero un’impennata inflazionistica che manderebbe l’intero sistema economico in collasso. Di fronte a questi rischi l’Europa deve muoversi unitamente e cercare convergenze in particolare con i paesi del BRIC (Brasile, Russia India e Cina) che da tempo e giustamente richiedono una nuova architettura economica e finanziaria comune”.

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