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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘compenso’

Soprassedere all’aumento del compenso per copia privata

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“Riteniamo che la proposta di decreto sul compenso per copia privata, posta a consultazione dal Mibact, sia frutto di una visione del tutto anacronistica rispetto alle reali abitudini dei consumatori. La rapida evoluzione dei device, la crescente offerta di contenuti on-line da piattaforme specializzate e l’accesso a costi decrescenti alle reti a banda larga fisse e mobili, hanno radicalmente cambiato le abitudini di consumo legale di contenuti e oggi lo streaming è la modalità largamente prevalente di fruizione dei contenuti digitali. La copia privata è del tutto residuale e mantenere in vita il compenso, addirittura prevedendone l’aumento, assume sempre più il significato di un balzello sull’innovazione tecnologica, oltretutto in contrasto con le esigenze di modernizzazione del Paese, emerse con forza nella drammatica emergenza che stiamo vivendo. Per questo invitiamo il Ministro Franceschini anzitutto a soprassedere all’aumento del compenso per copia privata, che è totalmente ingiustificato, e di ripensare anche all’intero istituto della copia privata riformando la norma che lo ha istituito.” Così Cesare Avenia presidente di Confindustria Digitale, sintetizza la posizione della Federazione e delle sue associate Anitec-Assinform e Asstel, invitate dal Mibact a commentare la bozza di decreto sull’aggiornamento dei compensi per copia privata presentata dal Ministero.Desta sconcerto che nel predisporre il decreto il Ministero non abbia tenuto in alcun conto le indagini sulle abitudini dei consumatori italiani realizzate in questi anni da terze parti che confermano la netta prevalenza di fruizione dei contenuti tutelati utilizzando le piattaforme di streaming e/o download su licenza.La più recente, la ricerca Nielsen sui consumi presentata nel febbraio scorso, indica che solo per quanto riguarda gli smartphone, il numero di consumatori che hanno ascoltato musica tramite servizi di streaming on-demand è pari all’84% del totale. La proposta di decreto presentata dal Ministero ignora persino le evidenze dello studio Istat, commissionato dal Ministero stesso e citato nella premessa del decreto, che fotografava già nel 2017 una situazione in cui solo il 15% dei consumatori di contenuti musicali e il 10% dei consumatori di contenuti video ricorreva ancora all’abitudine di produrre la cosiddetta “copia privata”. Oggi a due anni di distanza la percentuale di consumatori che ricorre ancora alla copia privata è tendente a zero. A fronte di queste evidenze la bozza di decreto predisposta dal Mibact prevede, incredibilmente, un aumento delle tariffe sui telefoni (7% per gli smartphones dai 32 ai 64 Gb e 21% per quelli dai 64 ai 128 Gb) e sui pc ( 32,7%), e vengono per la prima volta assoggettati al compenso per copia privata anche i cosiddetti wearables, i device indossabili quali gli smartwatch e i fit-traker, che in realtà sono da considerare come accessori di un dispositivo principale (smartphone) che è già soggetto al pagamento del compenso.

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Rai: tetto compensi manager

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2016

Rai: sede di romaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:“Evviva evviva, il tempo, come sempre è galantuomo e ci ha dato ragione. Molto lavoro è stato svolto prima di poter dare per vinta la battaglia relativa al tetto ai compensi dei dipendenti e collaboratori Rai. Una lunga battaglia intrapresa da tempo che è ora una vittoria politica di Forza Italia. Presentammo numerose interrogazioni in Commissione di vigilanza Rai e chiedemmo conto ai vertici Rai circa la mancata applicazione, per molto tempo, delle disposizioni di legge che già prevedevano il limite, appunto, mai rispettato. Nell’ambito dell’esame parlamentare del disegno di legge di riforma della governance Rai, in tema di tetto dei compensi, il governo accolse un ordine del giorno a firma Brunetta, che impegnò l’esecutivo a valutare l’opportunità di adottare interventi anche normativi che avrebbero dovuto chiarire le deroghe previste per le società pubbliche che emettono titoli obbligazionari sui mercati regolamentati. Per molti mesi, infatti la Rai utilizzò questo furbo escamotage, dato dall’emissione dei bond per motivare il mancato rispetto del tetto degli stipendi di 240 mila euro. La Rai si è avvalsa contra legem di questa deroga, visto che la tv pubblica è concessionaria del servizio pubblico radio televisivo e non si occupa di mercati finanziari.Inoltre, la legge recentemente approvata dal parlamento e pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale in materia di editoria ha previsto espressamente che il trattamento economico di dipendenti, collaboratori e consulenti Rai non può superare € 240.000 annui. A tal proposito, la legge, ha inoltre stabilito e precisato che non si applicano le esclusioni riferite alle società che emettono strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati e loro controllate, eliminando così ogni tipo di deroga, a cui la tv pubblica si era appigliata. Il tetto di 240mila euro vale per tutti nell’ambito della Rai. Il servizio pubblico di cui la Rai è titolare deve essere gestito tutelandone sempre il valore. La Rai non ha più scuse e deve adeguarsi al più presto al dettato della legge. Apprezziamo a tal riguardo le dichiarazioni dei vertici Rai e ci aspettiamo una tempestiva, finalmente, applicazione del tetto dei compensi”.

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Bozza decreto Tremonti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Le indiscrezioni che escono dal vertice di maggioranza in corso di svolgimento oggi a Palazzo Grazioli alla presenza del Ministro del Tesoro On. Giulio Tremonti, se confermate, dimostrano che il Governo ha effettivamente perduto la bussola.La bozza del “decreto Tremonti” postula, per le professioni, l’eliminazione delle restrizioni in materia di accesso, restrizioni che in realtà non esistono (salvo che per i Notai, ma solo per loro vengono mantenute).In compenso il decreto, assimilando le professioni intellettuali alle imprese ed agli “autotrasportatori”, ne svilisce il ruolo e trasforma, almeno concettualmente, prestazioni di elevato contenuto professionale ed intellettuale, basate sull’intuito persone, a merce indistinta da pagare un tanto al chilo.Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, nell’auspicare un ripensamento da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, e confidando che norme siffatte non vengano realmente emanate, non può non ribadire ulteriormente come da esse non possa venire nessun aiuto alla ripresa né nessun risparmio per i cittadini e per le imprese (il sistema tariffario è già da tempo stato smantellato, l’accesso agli Albi è per tutti libero), ma solo lo svilimento dell’attività dei 2.100.000 iscritti agli Albi professionali.Sotto il profilo politico l’assurdità di tali norme riporta alle parole “Dio acceca chi vuol far perdere”: può infatti il Governo provocare impunemente oltre 2,5 milioni di persone (tanti sono gli iscritti negli Albi ed i loro praticanti)?I cui organismi di rappresentanza, peraltro, non sono stati consultati benché pronti ad offrire un reale contributo di idee e di proposte per aiutare l’uscita della crisi.

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La Moratti boccia il piano-alberi per Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

– “Quella di Abbado e Piano è un’ottima iniziativa che purtroppo si scontra con la consueta miopia della giunta Moratti”. Così Luca Ragone, viceresponsabile per Milano dell’Italia dei Diritti, commenta la bocciatura, da parte del Comune del capoluogo lombardo, del progetto di Renzo Piano che prevede la piantagione di novantamila alberi nel centro città. Questo il compenso richiesto da Claudio Abbado per tornare a dirigere la Scala dopo 24 anni, un’operazione ritenuta dai tecnici di Palazzo Marino economicamente onerosa ed impraticabile. Sarcastico il giudizio che l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro, rivolge al primo cittadino, che “per verde pubblico intende anche i fiori annaffiati sui davanzali. Il centro è congestionato dal traffico, l’aria è irrespirabile e quindi – prosegue Ragone –  c’è bisogno di verde, tenuto conto dei pochi e malcurati parchi pubblici. L’amministrazione comunale si è dimostrata tutt’altro che propositiva e lungimirante dal momento che  – conclude il viceresponsabile meneghino – per la Moratti si trattava di un buon biglietto da visita elettorale e per la città di una grossa opportunità in vista dell’Expo”.

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Equo compenso e decreto Bondi

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Il sovrapprezzo imposto ai consumatori dal Decreto Bondi per il famigerato equo compenso per copia privata su cellulari, decoder, console per videogiochi, oltre che su cd, dvd, vergini e masterizzatori è iniquo e poco trasparente. Contro il decreto le associazioni di consumatori Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti intervengono al Tar Lazio. Domani la prima udienza. Gli effetti nefasti del decreto sono quelli di pesare sulle tasche dei consumatori, fornire alla SIAE il beneficio gratuito di somme complessive notevoli e essere un freno concreto allo sviluppo delle tecnologie e del mercato dei contenuti digitali nel nostro Paese. Il consumatore, ignaro, acquistando un cellulare paga 90 centesimi in più; per un decoder da 6,44 a 28,98 euro in più a seconda dell’ampiezza della memoria e così via per tutti gli altri devices, anche se non saranno mai utilizzati per fare copie private di opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore. La misura, fortemente voluta dal ministero delle Attività culturali e approvata in violazione della riserva di legge in materia tributaria, è un vero e proprio aiuto di Stato, una tassa iniqua che vessa ancora una volta l’anello debole della catena, i consumatori.

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