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Posts Tagged ‘competenze’

Le competenze dell’economia circolare

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

“Designer circolare”, “gestore della logistica inversa”, “esperto di blockchain per la sostenibilità”, “tecnico di gestione della filiera”, “carrellista digitale”, passando per l’imprenditore e per gli ingegneri gestionali che dovranno guidare le aziende nell’innovazione. Sono oltre 200 (e in continua crescita) le nuove professioni dell’economia circolare, censite nella nuova indagine di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha realizzato il primo repertorio in questo ambito come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori.L’economia circolare è il paradigma chiave per una transizione alla sostenibilità ambientale e sociale, la sfida urgente e decisiva del post-Covid e di cui ormai sono sempre più consapevoli consumatori, imprese e gli operatori pubblici; è un paradigma in gran parte ancora da attuare, che punta a ridurre – fino ad eliminare – la produzione di scarti attraverso le innovazioni che ne consentano l’utilizzo e il riutilizzo. Le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze “ibride”, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali, in connessione costante con i contesti in cui operano. Ed evidenziano un ostacolo che va superato: l’insufficienza di persone adeguatamente preparate per ricoprire questi ruoli, con il rischio di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento di personale.Le costellazioni rappresentano la metafora proposta da Randstad Research per disegnare le squadre che, in ogni ambito, devono affrontare gli aspetti specifici di questa sfida. Le nuove professioni ibride richiedono infatti una nuova organizzazione del lavoro. Il modello fordista, entrato in crisi dagli anni ’90, viene definitivamente superato nella circolarità, perché la segmentazione delle mansioni lavorative fa posto al collegamento tra queste. È scorrendo le diverse connessioni che si evidenziano delle vere e proprie “costellazioni” di professioni che viaggiano vicine, rapportandosi tra di loro e permeandosi di conoscenze le une con le altre.In questo senso, le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione vanno integrate trasversalmente con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità, ed in secondo luogo con le conoscenze che permettono di rapportarsi con i “compagni di viaggio”. Nel repertorio aperto delle professioni dell’economia circolare, Randstad Research ha rappresentato 15 costellazioni, a cominciare per esempio da quella dell’agricoltura: per ogni professione viene segnalata la costellazione di riferimento, poi le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Ogni costellazione è costituita da professioni centrali, professioni specialistiche (presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende) e professioni emergenti trasversali. L’economia circolare richiede nuove professioni o la re-invenzione di professioni tradizionali. Innanzitutto, nel settore manifatturiero del riciclo (che conta in Italia 93.00 occupati), ma anche in molti altri. Ha bisogno di designer dei cicli di produzione e consumo, di imprenditori e di ingegneri gestionali che diano senso a questi processi, di operatori a tutti livelli chiamati a separare e ricombinare i prodotti e di molte professioni attigue, a seconda dell’innovazione introdotta. Dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento. E poi ci sono le competenze trasversali che variano a seconda della professione. Sono ricorrenti soprattutto la capacità di lavorare in squadra, di capire i trend emergenti, la flessibilità, la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne. Sono profili “ibridi” che richiedono conoscenze più ricche del comune e una maggiore capacità di mettersi “in connessione” con altre professioni.

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Recovery Plan: Puntare su formazione dei giovani e competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Lanciare una strategia sinergica, multisettoriale e integrata per garantire ai giovani le competenze, le abilità e le conoscenze necessarie per gestire i profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi che caratterizzeranno la società del futuro.Con questo obiettivo si è svolto oggi il Digital Talk “Le nuove generazioni e la società del futuro. Formazione e competenze digitali nel PNRR per il rilancio del Paese”, organizzato da Italy Next Generation, coalizione che aggrega alcuni dei principali player del mondo aziendale, accademico e associativo con l’obiettivo di favorire un dibattito sui pilastri fondamentali su cui dovrà poggiare la società che verrà consegnata alle prossime generazioni.Ha aperto l’evento il Ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone, che ha evidenziato quali sono gli interventi necessari per proiettare l’Italia verso un nuovo modello di sviluppo centrato sulla sostenibilità, l’inclusione, l’istruzione e l’occupazione giovanile: “Formare i formatori, rafforzare le politiche attive del lavoro rendendole più efficaci, sviluppare un percorso di orientamento professionale che parta sin dalle scuole medie e accompagni i ragazzi fino all’ingresso nel mercato del lavoro. È importante che la formazione sia adeguata alle nuove esigenze del mercato del lavoro, quindi si orienti verso la transizione digitale e quella ecologica, ma soprattutto risponda alle esigenze dei giovani e giovanissimi: sviluppare percorsi di formazione informale che permettano l’apprendimento anche divertendosi, come ci diceva già Montessori. Emancipare i ragazzi – ha concluso il Ministro – ma emancipare anche chi lavora con una formazione davvero continua e permanente”.Su questi temi si sono confrontati autorevoli rappresentanti di aziende e associazioni di categoria che hanno preso parte al Digital Talk, tra cui Vodafone Italia, The Adecco Group Italia, ASSTEL – Assotelecomunicazioni, YOOX Net-a-Porter e il Gruppo AXA Italia, dialogando sulle misure da mettere in campo, nell’ambito dell’attuazione del PNRR, per favorire una maggiore collaborazione tra pubblico e privato per preparare i giovani con nuove competenze adeguate alle sfide imposte dai processi di innovazione tecnologica e necessarie per realizzare un progresso sostenibile.

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Allarme Cnel: metà degli uffici pubblici non usa internet e il 58% degli italiani non ha competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

C’è un evidente disallineamento tra l’ancora modesto livello di tecnologie digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e l’uso generalizzato della rete internet e dei social che la pandemia ha imposto. Ma si tratta di un utilizzo spesso improvvisato, non supportato da competenze adeguate. Sono alcune delle conclusioni contenute nella “Relazione annuale 2020 del Cnel consegnata al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni. Dallo studio nazionale emerge che “meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet. Sulla copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”. Nel contempo, “solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%”. Il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, si sofferma sulla mancanza di competenze e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie: “l’utilizzo ad esempio esclusivo e prolungato della dad porta problemi relazionali a lungo termine i cui effetti non sono prevedibili. Per questo dobbiamo fare uno sforzo di riorganizzazione, così da prevedere anche delle scelte di prevenzione ai disagi”. Diventa allora fondamentale dare seguito al Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale, sottoscritto nei giorni scorsi anche dalla Cisal, che ha l’intento di modernizzare il “sistema Italia” e l’incremento della coesione sociale, grazie all’opportunità offerta dal Pnrr, potenziando la PA con la semplificazione dei processi, un massiccio investimento nel capitale umano e l’avvio di una nuova stagione di relazioni sindacali che porti pure al rinnovo contrattuale. L’accordo avrà effetti di rinnovo e adeguamento su molti punti: assunzioni straordinarie, stipendi inadeguati, lavoro agile, formazione, aggiornamento, nuove professionalità, Università, Afam, formazione a distanza e lavoro agile, ricerca. Il sindacato ha presentato ai parlamentari un documento dettagliato che associa le nuove tecnologie ai diversi segmenti scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino ai centri per adulti. Pacifico ha anche ricordato che “sugli studenti l’impatto delle dad è stato devastante, è necessario dare supporto a insegnanti e alunni. Bisogna tornare alla didattica in presenza ma bisogna capire come operare con le scuole aperte, perché non ci sono ancora gli strumenti adeguati e il prossimo anno non ci sarà nemmeno l’organico Covid; dobbiamo fare i conti ancora con le classi pollaio. Dobbiamo riflettere su come sono aperte queste scuole”.

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Scuola: “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Si è di recente concluso l’incontro tra il MI e le organizzazioni sindacali su “Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento”: per il ministero era presente la Viceministra Anna Ascani, la delegazione ANIEF era composta dai segretari generali Daniela Rosano e Andrea Messina.La definizione dei percorsi per il conseguimento di competenze trasversali (PCTO) e per lo sviluppo della capacità di orientarsi nella vita personale e nella realtà sociale e culturale è stata definita con chiarezza dalle linee-guida formulate dal MIUR ai sensi dell’articolo 1, comma 785, legge 30 dicembre 2018, n. 145, che modificava in parte l’alternanza scuola-lavoro, così come definita dalla legge 107/2015.

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Competenze digitali e formazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 novembre 2020

Il mondo digitale corre più veloce della luce ed è difficile stare al passo con i tempi? Da oggi sviluppare e potenziare le competenze digitali (digital skills), e non solo, sarà più semplice grazie a “Job Digital Lab – La formazione che ti rimette in gioco”, il programma formativo innovativo nato dalla collaborazione tra ING Italia e Fondazione Mondo Digitale. Obiettivo: raggiungere 5.000 persone su tutto il territorio nazionale. Il percorso, che parte oggi e proseguirà fino a luglio 2021, prevede attività di training a cura dei professionisti di Fondazione Mondo Digitale dedicate a chi è in cerca di lavoro e vuole arricchire le opportunità di inserimento o reinserimento professionale. In particolare: Alfabetizzazione Digitale: per approfondire gli strumenti e l’uso consapevole delle piattaforme social più diffuse e dei servizi online; Digital Academy: sessioni di formazione specialistica pensate per i lavori del futuro, soprattutto negli ambiti in cui le competenze digitali sono fondamentali, quali comunicazione, marketing digitale, turismo, moda e design, robotica e domotica, gaming e virtual reality, rigenerazione urbana, salute, mobilità; Social Community Days: per dare ai partecipanti concrete occasioni di confronto con professionisti e con le loro esperienze di vita e di lavoro; StartLab al femminile: il percorso di accompagnamento all’impresa dedicato alle donne con idee imprenditoriali e alle loro startup. La formazione si rivolgerà a tutti coloro che vogliono rimettersi in gioco e darsi nuove opportunità, a NEET (Young people Neither in Employment or in Education or Training), over 50 disoccupati o inoccupati, donne con idee imprenditoriali. In Italia solo il 20% dei lavoratori partecipa infatti ad attività di formazione, la metà rispetto alla media Ocse, e la percentuale scende al 9,5% per gli adulti con competenze basse e al 5,4% per i disoccupati di lunga durata (dati OECD 2019). Il fatto che poche persone abbiano possibilità di formazione permanente incide quindi negativamente sul tasso di occupabilità e sulla competitività delle aziende. Spesso, infatti, si registra un divario (mismatch) tra competenze dei lavoratori, bisogni del mercato e processi di trasformazione digitale. “Job Digital Lab – La formazione che ti rimette in gioco” è stato presentato oggi con un evento digitale interattivo con la partecipazione di Enrico Pagliarini, giornalista di Radio 24, Mirta Michilli, Direttore Generale della Fondazione Mondo Digitale, e Alessio Miranda, Country Manager di ING Italia, che attraverso il role modelling ha raccontato in prima persona la propria esperienza e ha risposto, insieme ad un gruppo di professionisti ING, alle domande dei partecipanti su come rimettersi in gioco. “Le competenze digitali sono e saranno sempre più importati per ognuno di noi – commenta Alessio Miranda, Country Manager di ING in Italia – La situazione di emergenza che stiamo vivendo ha reso ancora più evidente la loro centralità nella vita quotidiana e in quella professionale, trasformando il nostro modo di vivere, lavorare e di relazionarci. In ING vogliamo giocare un ruolo in questa evoluzione sia nei confronti dei clienti, sia verso i colleghi interni e anche verso la società. Con questo progetto investiamo in quanto di più prezioso ci possa essere: la formazione e lo sviluppo delle persone. Vogliamo dare loro gli strumenti per essere un passo avanti e per rimettersi in gioco in un mondo che evolve e cambia rapidamente e in cui nessuno deve restare indietro”. “Lavoriamo da sempre con reti collaborative ibride che distinguono i processi di innovazione sociale, – ha commentato Mirta Michilli, Direttore Generale di FMD – ma è la prima volta che avviamo una collaborazione con una banca digitale innovativa per sperimentare nuove strategie formative sempre più inclusive. Con Job Digital Lab la formazione diventa un collante a presa rapida, comunitario e d’impresa, capace di aggregare, fare comunità e coinvolgere tutti nella catena di valore. Sperimenteremo anche la ‘formazione continua di vicinanza’, accessibile da uno smartphone. Una sfida cruciale in tempo di emergenza”. Al suo termine il programma prevede il coinvolgimento diretto dei Centri di Orientamento al lavoro, Centri per l’impiego e agenzie di recruiting per facilitare l’ingresso e il reinserimento dei partecipanti nel mondo del lavoro.

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Scuola: Le competenze digitali di alunni e docenti lasciano a desiderare

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Dalla relazione “Education & Training Monitor 2020″ emerge che nei paesi dell’UE non solo parte degli studenti, ma anche delle percentuali non indifferenti di insegnanti della scuola secondaria di primo grado risultano raramente formati in modo adeguato sull’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Ne deriva “la forte necessità di formazione nell’utilizzo delle competenze digitali per l’insegnamento”. Quanto agli investimenti nell’istruzione, secondo i dati della relazione di monitoraggio, gli Stati membri dell’UE hanno mantenuto la spesa pubblica per l’istruzione intorno al 10% della spesa pubblica totale. L’Italia, purtroppo, è indietro rispetto a questa media. Nell’Unione europea le competenze digitali di oltre il 15% della popolazione studentesca non sono adeguate. E anche quelle dei docenti, soprattutto nella scuola media. Lo ha rilevato la Commissione europea attraverso la relazione annuale di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione: la relazione, che fa un raffronto tra Paesi, con 27 relazioni approfondite per paese, analizza l’evoluzione dell’istruzione e della formazione nell’UE e nei suoi Stati membri e presenta le strategie che possono aiutarli a soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e della società. La relazione “Education & Training Monitor 2020″, di cui Indire riassume i contenuti, ha approfondito le modalità di insegnamento e di apprendimento nell’era digitale: ambiti che la crisi del coronavirus ha esaltato, ribadendo l’importanza delle soluzioni digitali per la didattica. Ma ha anche fatto emergere le carenze esistenti. “Contrariamente alla percezione diffusa che i giovani di oggi appartengano a una generazione di “nativi digitali”, i risultati dell’indagine indicano che molti non sviluppano competenze digitali sufficienti”, ha sintetizzato la rivista specializzata Orizzonte Scuola.In attesa che l’Unione Europea stanzi i fondi del Recovery Fund e l’Italia li destini anche a questo scopo, il giovane sindacato ricorda che la nota 2002 del 9 novembre 2020, concordata tra Ministero dell’istruzione, ANIEF e le altre oo.ss. firmatarie del CCNI, ha fornito alle scuole le indicazioni operative e i chiarimenti per la corretta gestione della didattica digitale integrata.

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Scuola: In calo le competenze degli alunni italiani in lettura, matematica e scienze

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 novembre 2020

Le competenze degli alunni italiani stanno peggiorando: a dirlo è il rapporto annuale Education and Training Monitor 2020 sulla situazione dell’istruzione nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Il rapporto mette a confronto i nuovi dati (2019) con quelli di dieci anni prima (2009) e fa il punto sugli obiettivi di Lisbona, i benchmark che i Paesi sono impegnati a conseguire: inoltre, la rivista Tuttoscuola, per disporre di maggiori elementi di valutazione, ha inserito i dati del 2018 per valutare gli scostamenti sul breve periodo. “Il dato complessivo per certi aspetti è preoccupante, anche perché – spiega la rivista specializzata – in tutte e tre le competenze dei 15enni l’Italia registra livelli superiori (cioè peggiori) alla media dei Paesi dell’Unione”.A preoccupare è anche la scolarizzazione dei bambini di 4 anni: l’Italia scende per la prima volta sotto l’obiettivo fissato del 95%, fermandosi nel 2019 al 94,9%; l’anno prima era al 96,1% e nel 2009 al 99,8%. Va leggermente meglio, fortunatamente, sul fronte della dispersione scolastica, la cui media europea è del 10,2%: rispetto all’obiettivo di Lisbona del 10% nel 2009 in Italia gli abbandoni erano pari al 19,1%, mentre nel 2018 sono scesi al 14% e nel 2019 al 13,5%, quindi oltre due punti percentuali la media UE. A migliorare, anche se non in modo adeguato, è anche la percentuale di giovani italiani (fascia di età 30-34 anni) con un livello di istruzione terziaria (università) per i quali l’Europa ha fissato l’obiettivo al 40%: nel 2009 erano al 19%, nel 2018 la percentuale era salita al 26,9%, nel 2019 aveva fatto un altro piccolo passo avanti salendo al 27,6%, una percentuale ancora ben lontana dall’obiettivo fissato dall’Europa e dalla stessa media dei Paesi dell’Unione attestata al 40,3%. Il sindacato Anief, pertanto, torna a ribadire l’importanza di mettere a disposizione del corpo docente e dei discenti di adeguate attrezzatture e strumentazioni con connessioni adeguate. Ecco perché è estremamente necessario allargare la card docente anche ai precari, docenti e Ata. In tempo di Covid, tra l’altro, questa esigenza diventa ancora più impellente: come si può operare lo smart working, senza device, software professionali e reti internet? La stessa attenzione deve essere posta per una formazione adeguata, per svolgere la quale c’è oggi un contratto che la regolamenta.

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L’87,7% delle imprese italiane ha scelto di puntare sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

Microsoft ha presentato i risultati della nuova ricerca “Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’IA” che ha coinvolto nei mesi scorsi 12.000 dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo, oltre 600 in Italia, per scoprire il livello di adozione dell’intelligenza artificiale e individuare i principali insegnamenti appresi dalle aziende che si trovano più avanti nel proprio percorso d’innovazione. Tra le principali evidenze della ricerca, è emerso che le organizzazioni che traggono maggior valore dall’adozione dell’AI sono quelle che non puntano solamente sull’automazione e sull’efficienza operativa ma anche sulla formazione, affinché l’ingegno umano possa elevarsi grazie alla tecnologia.Secondo quanto emerso dall’indagine, in Italia, il 28,2% delle aziende ha già integrato l’intelligenza artificiale nella propria strategia aziendale o è in fase di implementazione, mentre il 38,8% sta valutando o sperimentando l’adozione di tecnologie intelligenti. I comparti più virtuosi nell’utilizzo dell’AI sono il settore Oil & Gas (dove il 50% delle aziende è in fase avanzata di adozione), il mondo della tecnologia (46,6%) e il settore industriale (41,1%), mentre i mercati che si distinguono per una minore adozione dell’AI sono l’industria dei beni di consumo (17,4%), il settore Utilities (17,6%) e quello sanitario (17,8%).Le imprese che sono in una fase avanzata di adozione sono convinte che l’intelligenza artificiale rappresenti un fattore complementare rispetto alle capacità delle persone e che sia fondamentale coltivare le competenze dei propri dipendenti in ogni ambito, dall’analisi avanzata dei dati al pensiero critico, dalla comunicazione alla creatività. A conferma dell’importanza delle attività di skilling e riqualificazione, l’87,7% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver aumentato gli investimenti sulle competenze.Tutte le aziende italiane (100%) più “mature” nell’adozione dell’AI, hanno affermato di aver già avviato o di essere nella fase di pianificazione di percorsi di formazione dedicati ai propri dipendenti e quasi due terzi (62,7%) degli impiegati di queste organizzazioni hanno dichiarato di aver già partecipato a programmi di riqualificazione, rispetto al 41,9% della media dei dipendenti di tutte le aziende intervistate.I dirigenti delle imprese coinvolte nell’indagine prevedono quindi che il numero di lavoratori con competenze in ambito AI raddoppierà nel corso dei prossimi 6-10 anni, passando dal 25,6% al 58% della forza lavoro. Un dato che viene ulteriormente confermato dalle risposte dei manager delle aziende più avanti nel proprio percorso di adozione dell’AI, dove la percentuale passerà dal 31,4% al 67% nello stesso periodo di tempo.La maggior parte (65,3%) dei dipendenti delle aziende più tecnologiche ha dichiarato che la propria azienda è attivamente impegnata per prepararli a un mondo “intelligente”, dato che scende al 36,7% quando si prende in considerazione il campione integrale che include anche le aziende meno attive nell’implementazione dell’AI.
La combinazione di competenze e soluzioni tecnologiche intelligenti sta aiutando le aziende ad avere successo: il 96,5% dei dirigenti delle imprese più mature sull’utilizzo dell’AI ha infatti dichiarato di averne già tratto un valore per il proprio business, rispetto al 66,7% degli intervistati presso le aziende che muovono in primi passi in questo campo.La maggior parte delle aziende più innovative (89,1%) ha, inoltre, riscontrato una migliore ottimizzazione delle operazioni grazie all’intelligenza artificiale e maggiori probabilità che i propri dipendenti riescano a creare nuove opportunità di business grazie all’AI: dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (61,8% vs 30,8% delle aziende meno mature nell’adozione dell’AI) a una migliore customer experience (52,7% vs 23,1% nelle aziende meno mature).

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“Digitalizzazione e acquisizione delle competenze digitali”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Sono due facce di una stessa medaglia, due strade che vanno percorse in parallelo. Per noi che siamo nati grazie alla rete, favorendo così un contatto immediato e capillare con i cittadini, questo è uno dei temi identitari che sentiamo a noi più vicini.
Anche per questo abbiamo, da subito, fatto di tutto per farli rientrare tra le priorità del nostro Paese, e con il Decreto di adozione della “Strategia Nazionale per le competenze digitali”, cui ha lavorato in particolare la Ministra Paola Pisano, abbiamo realizzato un piano per combattere il digital divide, aumentare gli specialisti Ict e promuovere lo sviluppo delle competenze fondamentali.Penso che la formazione digitale, di cui non possiamo più fare a meno, non possa essere considerata qualcosa di “nuovo”, ma parte integrante di un percorso, come le materie umanistiche, scientifiche o come le lingue straniere, accompagnando i nostri ragazzi sin dai primi anni di istruzione obbligatoria.Il nostro Paese, purtroppo, per anni è rimasto indietro su questo tema, adesso, invece, in pochi mesi, abbiamo assistito a un’importante accelerazione dei processi. E questo ha portato con sé anche una maggiore consapevolezza su quanto la tecnologia possa aiutare l’uomo a vivere meglio. Finalmente inizia a non essere più vista come un “nemico” da combattere, ma come un alleato.Proprio su questo tema, oggi, Giovanni Lo Storto ha scritto un bel contributo, sottolineando l’importanza strategica dell’acquisizione delle competenze digitali, soprattutto in una fase di “riprogrammazione”, come quella che stiamo vivendo.La pandemia ha cambiato molto, di noi e delle nostre abitudini, da tutto ciò che accade dobbiamo prendere gli aspetti positivi. E la nostra grande sfida è quella di rendere questo Paese più moderno, sostenibile, tecnologico ed efficiente. I presupposti ci sono tutti, e le linee guida del Recovery Plan, che stiamo finalizzando in queste ore, lo dicono chiaramente. I progetti in cantiere ci consentiranno di intervenire per colmare quel divario, sociale e digitale, che, come ha ricordato il Presidente Mattarella, in alcuni contesti è stato accentuato proprio dalla pandemia. Stiamo finalmente cambiando il Paese”. Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Consorzi di bonifica e competenze tecniche

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2020

“Le caratteristiche fisiche dell’Italia rappresentano grandi opportunità, specie in termini di biodiversità, ma anche elementi di fragilità idrogeologica del territorio”: ad evidenziarlo è Roberto Morassut, Sottosegretario all’Ambiente, intervenuto alla prima giornata dell’Assemblea ANBI 2020 on web. “In tale contesto si inserisce l’attività dei Consorzi di bonifica, tratto italiano di un Paese speciale – sottolinea Morassut – Importanti, perché esprimono una notevole capacità tecnica nella realizzazione di opere pubbliche.”Se il Decreto Semplificazioni darà una mano a rendere più spediti i procedimenti legati alle gare di appalto, per Morassut tuttavia “c’è un punto limite: occorre innanzitutto far bene le cose e per questo c’è bisogno di rilanciare le capacità tecniche in un Paese, dove i Consorzi di bonifica ed irrigazione sono peraltro comunque un concentrato di competenze.”
Sul tema del dissesto idrogeologico, Morassut ricorda, infine, come resta fondamentale l’analisi delle emergenze da parte delle Autorità di Distretto Idrografico, ma che l’attuazione dei Piani resta ad altri livelli istituzionali. Su questo, Morassut rimarca come ancora oggi manchi il coordinamento tra enti, che va invece ricercato anche grazie al Decreto Semplificazione.“Il tema della difesa suolo – conclude il Sottosegretario all’Ambiente – è fondamentale per le prospettive economiche ed occupazionali anche nell’ottica del Green New Deal”.

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Cittadini UE chiedono più competenze per l’UE per affrontare crisi come COVID-19

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 Maggio 2020

Secondo il sondaggio condotto alla fine di aprile 2020, l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus. Quasi sette intervistati su dieci (69%) vogliono un ruolo più forte dell’UE nella lotta contro questa crisi. Parallelamente, quasi sei intervistati su dieci si dicono insoddisfatti della solidarietà dimostrata tra gli Stati membri dell’UE durante la pandemia. Mentre il 74% degli intervistati ha sentito parlare di misure o azioni avviate dall’UE per rispondere alla pandemia, solo il 42% di loro è soddisfatto, al momento, di queste misure.Per circa due terzi degli intervistati (69%), l’UE dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come la pandemia del Coronavirus. Meno di un quarto degli intervistati (22%) non è d’accordo con questa affermazione. I paesi che più concordano con questa affermazione sono il Portogallo e l’Irlanda, mentre Cechia e Svezia quelli che esprimono maggior d’accordo.
Nella risposta alla pandemia, i cittadini europei avrebbero voluto che l’UE si concentrasse principalmente sul garantire forniture mediche sufficienti per tutti gli Stati membri dell’UE, sull’assegnazione di fondi per la ricerca per lo sviluppo di un vaccino, sul sostegno finanziario diretto agli Stati membri e sul miglioramento della cooperazione scientifica tra i paesi.Questa forte richiesta di maggiori competenze e di una risposta UE più coordinata va di pari passo con l’insoddisfazione espressa dalla maggioranza degli intervistati per quanto riguarda la solidarietà tra gli Stati membri dell’UE nella lotta contro la pandemia del Coronavirus: il 57% è insoddisfatto dell’attuale stato di solidarietà, tra questi il 22% “non è affatto” soddisfatto. Solo un terzo degli intervistati (34%) è soddisfatto, soprattutto in Irlanda, Danimarca, Paesi Bassi e Portogallo. Gli intervistati di Italia, Spagna e Grecia sono tra i più insoddisfatti, seguiti dai cittadini di Austria, Belgio e Svezia.Tre intervistati su quattro, in tutti i Paesi in cui è stato condotto il sondaggio, dicono di aver sentito, visto o letto delle misure di risposta dell’UE alla pandemia del Coronavirus, e un terzo degli intervistati (33%) conosce queste misure. Allo stesso tempo, circa la metà (52%) di coloro che conoscono l’azione dell’UE in questa crisi si dichiarano insoddisfatti delle misure adottate finora. Solo il 42% è soddisfatto, soprattutto in Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca e Finlandia. Il grado di insoddisfazione è più alto in Italia, Spagna e Grecia, e piuttosto elevato in Austria e Bulgaria.Una netta maggioranza degli intervistati (58%) ha dichiarato nel sondaggio di aver incontrato difficoltà finanziarie dall’inizio della pandemia di Coronavirus. Tra i problemi riscontrati figurano perdita di reddito (30%), disoccupazione totale o parziale (23%), utilizzo di risparmi personali prima del previsto (21%), difficoltà a pagare l’affitto, le bollette o i prestiti bancari (14%), nonché difficoltà ad avere pasti adeguati e di buona qualità (9%). Un intervistato su dieci ha dichiarato di dover chiedere aiuto finanziario a famiglia o amici, mentre il 3% degli intervistati ha dovuto affrontare un fallimento. Nel complesso, gli intervistati di Ungheria, Bulgaria, Grecia, Italia e Spagna sono quelli che hanno avuto i maggiori problemi finanziari, mentre quelli in Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Austria sono i meno propensi a segnalare problemi. In questi ultimi paesi, infatti, più della metà degli intervistati non ha avuto problemi finanziari: il 66% in Danimarca, il 57% nei Paesi Bassi, il 54% in Finlandia e il 53% in Svezia.Il sondaggio è stato condotto online da Kantar tra il 23 aprile e il 1° maggio 2020, con 21.804 intervistati in 21 Stati membri dell’UE (paesi non coperti dal sondaggio: Lituania, Estonia, Lettonia, Cipro, Malta e Lussemburgo). Il sondaggio è stato limitato agli intervistati di età compresa tra i 16 e i 64 anni (16-54 in Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia). La rappresentatività a livello nazionale è garantita da quote su genere, età e regione. I risultati medi totali sono ponderati in base alle dimensioni della popolazione di ciascun paese intervistato.I risultati completi dell’indagine, comprese le tabelle dei dati nazionali e sociodemografici, saranno pubblicati dal Parlamento europeo all’inizio di giugno.

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Aton IT continua ad investire sulle competenze

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Maggio 2020

Aton IT, azienda italiana specializzata in consulenza, sviluppo e applicazione di soluzioni IT full service, continua il processo di crescita inserendo nuove figure professionali nel proprio organico, che conta attualmente 170 professionisti di cui il 70% laureati in discipline scientifiche o economiche. In un momento economicamente difficile come quello che stiamo vivendo, l’azienda continua ad investire sulle competenze, aspetto da sempre centrale per Aton IT.“Gli specialisti presenti in azienda sono l’asset più importante – spiega Fulvio Duse Direttore Generale del Gruppo Aton – per questo ricerchiamo costantemente professionisti qualificati, nell’ottica dello spirito di innovazione che ci contraddistingue, per soddisfare le richieste di un mercato in forte evoluzione. Chi sceglierà di entrare a far parte della nostra azienda intraprenderà un percorso professionale e di formazione, teso a valorizzare le competenze acquisite, coerentemente con la domanda di mercato ed il business di riferimento”.In particolare per le sedi di Roma, Milano e Torino l’esigenza attuale e costante concerne Software Developers, Engineers ed Analisti Programmatori di diverse seniority, su piattaforma Java, Microsoft, mobile (IOS e Android) aggiornate alle ultime versioni e con conoscenza dei framework più innovativi sul mercato. Le figure sono IT Specialist dinamici e fortemente motivati da inserire nei team del Gruppo, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative.Le offerte sono rivolte a IT Specialist dinamici e motivati, in grado di contribuire attivamente alla progettazione e sviluppo di soluzioni innovative che Aton IT sta intraprendendo in ambito Sicurezza.In questo contesto la ricerca verte su figure da formare o professionisti con esperienza consolidata e strategica nell’ambito della Cybersecurity, Ethical Hacking, Indentity & Access Management, Cloud Security, Cyber Threat Hunting & Incident Response, Web Application & Network Security.

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Premio Impresa 4.0: gli studenti imparano le competenze del futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 Maggio 2020

Junior Achievement Italia, la più vasta organizzazione non profit al mondo dedicata all’educazione economico-imprenditoriale nelle scuole, e ABB Italia, multinazionale leader nelle tecnologie per l’energia e l’automazione, presentano la terza edizione del Premio Impresa 4.0, per formare i lavoratori del futuro nell’ambito dell’impresa digitale. Un obiettivo oggi più importante che mai, a fronte della crescente diffusione della digitalizzazione dei processi e dei flussi produttivi e dell’applicazione di IoT e intelligenza artificiale, che porta sempre più aziende a cercare candidati con competenze tecniche specialistiche, capaci di innovare e in grado di svolgere professioni ad alto contenuto tecnologico. In Italia, gli studenti con una formazione in questi ambiti rappresentano un numero notevolmente inferiore rispetto alle richieste del mercato del lavoro, tanto da creare un vero e proprio mismatch di preparazione.Per ridurre questo gap, Junior Achievement Italia e ABB Italia lanciano agli studenti una sfida: creare un progetto creativo e imprenditorialmente sostenibile nell’ambito dell’Impresa 4.0 e delle sue svariate applicazioni, concentrandosi in particolare sull’utilizzo di tecnologie connesse al web, sull’analisi dei dati ricavati dalla rete e sulla gestione più flessibile e sostenibile del ciclo produttivo.Un percorso didattico innovativo che aiuta i ragazzi a calarsi e comprendere lo scenario in evoluzione e il sempre più importante ruolo ricoperto dalle competenze in ambito Smart Manufacturing, mostrando loro le opportunità offerte da un percorso formativo e professionale in questo settore.Il Premio Impresa 4.0 si inserisce nel contesto di “Impresa in azione”, il programma di educazione imprenditoriale di Junior Achievement più diffuso in Italia, riconosciuto dal MIUR come PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento, ex Alternanza Scuola-Lavoro), dando così agli studenti la possibilità di non interrompere, nonostante l’emergenza in corso, i percorsi volti all’acquisizione delle soft skills, fondamentali nell’orientamento per il proprio percorso scolastico e lavorativo.“Il Premio Impresa 4.0 non si ferma, anzi si arricchisce dell’esperienza digitale, attraverso i nostri canali e strumenti di e-learning già attivi e consolidati, testimoniando l’impegno e l’importanza che Junior Achievement Italia e ABB Italia attribuiscono al trasmettere agli studenti competenze trasversali che ricopriranno un ruolo fondamentale nelle professioni di domani”, dichiara Antonio Perdichizzi, Presidente di Junior Achievement Italia. “L’attuale scenario delinea un futuro sempre più incerto per i ragazzi, per questo motivo oggi è ancora più necessario restare al loro fianco e aiutarli a orientarsi tra i molteplici possibili percorsi che possono intraprendere”.Gli studenti potranno candidare le proprie idee attraverso progetti elaborati in italiano o in inglese fino al 15 maggio e saranno valutati per aderenza al tema, innovazione, sostenibilità economica, potenziale di business e risultati già conseguiti. Il progetto che supererà le selezioni della giuria, composta da esperti e professionisti dei diversi settori tematici attinenti al Premio, sarà premiato a BIZ Factory, finale nazionale conclusiva di Impresa in azione, e avrà la possibilità di competere in qualità di mini-impresa finalista nazionale per il titolo di Migliore Impresa JA 2020.Per facilitare il lavoro delle mini imprese, gli studenti avranno a disposizione un business kit dedicato all’interno della piattaforma di progetto http://www.impresainazione.it che affronta da diverse angolazioni i temi della digitalizzazione, tutti argomenti sui quali ABB costituisce un punto di riferimento in Italia, riconosciuta quale azienda “faro” del Piano Impresa 4.0 per l’implementazione della trasformazione digitale al suo interno.La scorsa edizione del premio ha visto la vittoria del progetto BeeSafe, un sistema di monitoraggio per arnie, che rileva giornalmente i dati relativi a temperatura, umidità e peso del miele, ed un sistema di geolocalizzazione in caso di furto, che viene notificato immediatamente con un SMS. BeeSafe è stato premiato per l’intraprendenza, l’innovazione tecnologica supportata dal digitale e la capacità di rispondere a un’esigenza di mercato. In seguito, il progetto ha ricevuto diversi riconoscimenti che hanno portato i ragazzi ad essere invitati anche al Wwworkers Camp 2019-2020, tenutosi presso la Camera dei Deputati.

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In azienda mancano le competenze? Ci pensa l’intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

In azienda mancano le competenze? Nessun problema, da oggi ti viene in aiuto l’intelligenza artificiale. Grazie ad una giovane startup di Milano, Beyond the box, trovare le competenze specifiche per una impresa sarà più facile che mai.
La startup infatti nasce per aiutare e supportare manager e imprenditori nelle loro decisioni e sfide quotidiane.Ben il 30% del tempo passato in ufficio viene usato per cercare su internet “come si fa” un certo tipo di attività per un’azienda: un importante costo sommerso, che comporta una grande inefficienza.Chi lavora nelle oltre 5 milioni di Piccole Medie Imprese (PMI) in Italia è costretto infatti ad affrontare ogni giorno nuove attività per le quali c’è bisogno di competenze sempre più specifiche.BeyondTheBox, una giovane startup nata nel 2019 a Milano, ha però trovato la soluzione a questo problema creando il primo servizio che utilizza l’intelligenza artificiale per mettere in contatto manager e imprenditori con le competenze specifiche delle persone, con l’obiettivo di aiutare le imprese nelle loro sfide quotidiane.Come? Basta cercare nel sistema una frase specifica, che identifica l’attività che si ha bisogno di portare a termine, e ci pensa l’intelligenza artificiale a fare i match tra l’impresa e le competenze dei professionisti disponibili.L’impresa e il professionista prescelto poi si incontreranno in una videochiamata di 20 o 40 minuti ospitata dalla piattaforma per la massima confidenzialità, durante la quale il manager potrà rivolgere tutte le domande e dubbi a cui non trova risposta, per poter poi continuare a svolgere la sua attività focalizzandosi sulle sue competenze chiave. L’idea del servizio nasce da due manager che le PMI le conoscono bene: Aleksandra Maravic, di origini croate ma cresciuta in Italia che ha avuto una brillante carriera come export manager viaggiando per il mondo. Ogni volta però che Aleksandra cambiava azienda le venivano fatte domande private e discriminatorie come “Ha intenzione di avere figli nei prossimi due anni?” o “Come mai ha cambiato azienda così spesso? È decisamente sintomo di inaffidabilità”.“Nessuno sembrava considerare le mie vere competenze, il fatto che parlassi 6 lingue o avessi diverse lettere di referenze. Non riuscivo a spiegare che io non avevo mai cambiato lavoro negli ultimi 10 anni, avevo solo cambiato azienda” ci racconta Aleksandra.“I manager affrontano nuove attività per le quali non hanno le competenze, si demotivano e il risultato è sempre mediocre. In quel momento si passa a chiedere consulenze esterne che, anche a causa dell’urgenza, costano tanto e non sempre portano i risultati sperati” dice Massimo Ciccarone, che essendo dirigente, amministratore e CFO nelle PMI, ha potuto misurarne le tipiche inefficienze.A pochi mesi dal lancio la piattaforma conta già più di 400 utenti che condividono e accedono alle competenze della rete.Ed è già possibile trovare risposte su tematiche legali, amministrative, marketing, software e molto altro: tutte competenze di alto livello capaci dj soddisfare al meglio le esigenze dei manager.La società sta per lanciare una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma BackToWork24 aprendo così agli investitori che potranno offrire il proprio supporto per rendere il modello di condivisione competenze – sharing competencies – disponibile a tutti.Ulteriori informazioni sul servizio si possono trovare sul sito della società http://www.beyondthebox.it. (fonte: ComunicatiStampa.net)

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Nuove competenze e skills richieste nel settore dell’Energia

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

Roma. L’evento è in programma giovedì 30 gennaio dalle ore 10:30 presso Villa Blanc sede Luiss Business School, in Via Nomentana 216, Aula Carlo Azeglio Ciampi.
10.30 Registrazione Ospiti e Welcome Coffee
11.00 Introduzione ai lavori. Paolo Boccardelli, Direttore Luiss Business School Riccardo Barberis, Amministratore Delegato ManpowerGroup
11.20 Presentazione Ricerca
11.40 Tavola Rotonda Federica Brunetta, Assistant Professor Luiss e coordinatrice ricerca, Massimiliano Bianco, AD Iren, Stefano Donnarumma, AD Acea, Giuseppe Zappalà, AD Kuwait Petroleum Italia Seguiranno alcune domande e commenti degli HR Director che hanno partecipato alla genesi della ricerca: Silvia Marinari, Human Resources, Organisation and General Affairs Director di Terna, Antonio Andreotti, Direttore Personale, Organizzazione e Sistemi Informativi di Iren, Alessandro Camilleri, Head of Learning & Organizational Development di Hera, Alessandro Pistella, Head Of Development, Compensation and ATO Staff di Enel.
Modera: Janina Landau, Giornalista Class CNBC
12:30 Q&A Session e chiusura dei lavori
13:00 Light lunch di Networking

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LUISS Business School Energy: Ricerca sulle nuove competenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Roma giovedì 30 gennaio dalle ore 10:30 presso Villa Blanc sede Luiss Business School, in Via Nomentana 216, Roma, Aula Carlo Azeglio Ciampi Ricerca promossa da ManpowerGroup e Luiss Business School sulle nuove competenze e skills richieste nel settore dell’Energia, come effetto delle nuove traiettorie evolutive, a cui partecipano CEO e HR Director del comparto.

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Competenze trasversali, come svilupparle

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 giugno 2019

Udine, in Sala Valduga, martedì 25 giugno dalle 14.30 alle 17.30.Saranno illustrate le modalità attraverso cui avviene il processo di sviluppo di una competenza e come questa possa essere messa in pratica. Il modulo consentirà ai partecipanti di comprendere la metodologia sottostante al processo e come si può valutare e sviluppare le soft skills.
Il seminario è dedicato al personale che nelle aziende ha svolto o vorrà svolgere il ruolo di tutor esterno nei percorsi di alternanza (ora denominati, appunto, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento).È previsto l’Intervento a cura di Anpal Servizi di Anna Cragnolini. Il corso è gratuito.

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Shaurli: “Editto Salvini se va bene non serve a niente”

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

“Ancora una volta è arrivato dall’inquilino del Viminale l’editto che serve solo ad alzare onde mediatiche, creare divisioni e se va bene, non serve a niente. Salvini funziona così, per questo è pericoloso. Nel merito per fortuna ci hanno pensato i prefetti a spiegare che ‘il possibile intervento prefettizio sarà di supporto, dunque in nessun modo sostitutivo, alle politiche dell’ente locale in contrasto a degrado e illegalità’. Nei modi e nell’idea che lo guida, quello di Salvini invece è un atto destabilizzante” Lo afferma il segretario regionale del Pd Fvg Cristiano Shaurli, commentando la direttiva emanata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha come oggetto la previsione di “indirizzi operativi antidegrado e contro le illegalità”.“Intanto rilevo che l’autonomia e la competenza primaria sugli Enti locali – osserva Shaurli – non va davvero più di moda nel Friuli Venezia Giulia ‘normalizzato’ dalla Lega e dalla Giunta Fedriga. Mi sarei aspettato di sentire una reazione del presidente della Regione, dato che egli è l’interlocutore del Governo, che qui ha un Commissario nella persona del prefetto di Trieste. Ma forse non c’è consapevolezza o interesse perché è molto più comodo applaudire quando arriva qualsiasi ordine da Roma”.“Stupisce non poco – aggiunge Shaurli – anche lo scatto di reni dei sindaci di centrodestra, autonomi quando fa comodo e contenti di sentirsi definire ‘distratti’. Visto poi che Dipiazza concorda sul fatto che l’ordine pubblico non è competenza del Comune, informi il suo vicesindaco, che non pare altrettanto convinto. Fontanini invece, ormai da tempo ha ripudiato il suo passato di autonomista del nord, convertendosi al neocentralismo della Lega che peraltro oggi – conclude – pare aver messo una pietra sopra anche al regionalismo”.

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Bangladesh: a Cox’s Bazar un progetto per fornire nuove competenze a donne locali e rifugiate

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Un nuovo progetto formativo nel Bangladesh sudorientale volto a promuovere l’autonomia sia delle donne delle comunità che accolgono rifugiati sia delle donne rifugiate Rohingya è finalmente divenuto operativo a Cox’s Bazar. Il progetto, che potenzialmente può segnare una svolta per le donne di queste comunità, è sostenuto dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. L’UNHCR ha collaborato con la Ayesha Abed Foundation (AAF) – braccio umanitario della ONG nostra partner BRAC – per sostenere un programma che mira a creare opportunità lavorative attraverso lo sviluppo di competenze nella produzione di manufatti.Il progetto è formalmente cominciato a febbraio e attualmente è in fase di ampliamento. Presso il principale centro di formazione, inaugurato da poco a Ukhiya, le donne del posto apprendono la serigrafia, la xilografia e la sartoria. Diciotto sedi distaccate stanno per essere inaugurate in altre aree di Cox’s Bazar nonché nei campi in cui le donne rifugiate produrranno diversi disegni ricamati a mano.Entro la fine del primo anno, l’obiettivo è quello di formare 500 donne, la metà delle quali rifugiate. Se il progetto avrà successo, l’ambizione è quella di estenderlo alla partecipazione di altre centinaia di donne. Le partecipanti ricevono un piccolo compenso durante i sei mesi di formazione. Attualmente l’UNHCR sta finanziando il programma, ma la speranza è quella di vedere il progetto riproposto anche in futuro. Fra i manufatti che saranno prodotti vi sono tessuti ricamati a mano da rifugiati, indumenti per bambini, donne e uomini e articoli per la casa. I prodotti finiti saranno venduti in uno degli outlet più conosciuti del Bangladesh – Aarong – un’impresa sociale lanciata da BRAC oltre quarant’anni fa per offrire fonti di reddito alle donne che vivono nelle campagne.Nell’ambito di questo progetto, Aarong fornisce le materie prime e i disegni da sviluppare alla Ayesha Abed Foundation. La metà dei profitti è destinata a BRAC per i propri progetti dedicati allo sviluppo, mentre l’altra metà viene investita per incrementare le opportunità di impiego. Questo progetto pilota è considerato un modello di sostegno a queste comunità attraverso la formazione e lo sviluppo di competenze. Cox’s Bazar è una delle aree più povere e sottosviluppate del Bangladesh, con poche opportunità di lavoro al di fuori del settore agricolo. Le comunità bangladesi di Cox’s Bazar sono state le prime a rispondere alla crisi di rifugiati iniziata ad agosto 2017 e ad accogliere generosamente centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dalle violenze e dalle persecuzioni in atto in Myanmar.La maggior parte delle donne rifugiate Rohingya beneficiarie della formazione in ricamo è costituita da vedove o madri di famiglia sole e di età compresa fra i 18 e i 40 anni, senza alcuna esperienza pregressa nel lavoro di cucito.

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Osservatorio delle Competenze Digitali 2018

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 novembre 2018

Milano, 3 dicembre 2018 – ore 9.30 Assolombarda, via Pantano, 9 – Auditorium Gio Ponti. Innovazione tecnologica e digitalizzazione vanno ben oltre alla creazione di nuove professioni: modificano e trasformano le professioni di sempre, caratterizzandole per un crescente contenuto di conoscenze e competenze digitali.
La quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali (2018) estende il quadro dell’analisi dalle professioni ICT a tutte le professioni proprio per capire lo stato di digitalizzazione delle competenze richieste a tutti i livelli e in tutte le aree funzionali di un’organizzazione (non solo in quella dei sistemi informativi).
Le maggiori associazioni dell’ICT, insieme all’Agenzia per l’Italia Digitale e al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno collaborato fianco a fianco per estendere, nella continuità, il campo di analisi e le proposte di policy associati a questo progetto unitario, che pone al centro della riflessione il tema della Cultura Digitale e il suo ruolo nel sistema formativo e imprenditoriale italiano.Programma
Ore 10:00 Apertura dei lavori Franco Patini, Comitato scientifico osservatorio competenze digitali
Ore 10:10 Competenze, professioni e formazione ICT Mario Mezzanzanica, Università Milano Bicocca Marco Ferretti, Università di Pavia, CINI
Ore 10:40 Formazione e competenze come asset strategico Confronto fra domanda e offerta delle skill nel mondo ICT. Laureati ICT: come attrarre e preparare un maggior numero di esperti ICT Stefano Brandinali, CIO Prysmian Group Marco Gay, Presidente Anitec-Assinform
Percorsi di studio ICT: come rinnovarli e migliorarne la qualità Alessandro Bertoli, CIO SorgeniaGiuseppe Mastronardi, Presidente AICA
Mercato del lavoro ICT: come avvicinare domanda e offerta di esperti ICT Fabio Degli Esposti, CIO Sea Milano Giorgio Rapari, Presidente Assintel
Aggiornamento permanente: come agevolare la conversione di competenze ICT Michela Bambara, CIO Falck Renewables Simone Puksic, Presidente Assinter
Ore 11:50 Intervento Carlo Bonomi, Presidente Assolombarda
Ore 12:05 Progetto Fondirigenti-DREAMY Digital REadiness Assessment MaturitY model
Sergio Terzi, Mip Politecnico di Milano
Ore 12:10 Intervento Teresa Alvaro, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale*
Ore 12:25 Intervento Luca Attias, Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale
Ore 12:40 Fine lavori

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