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Il compito della politica? Sbloccare la civiltà

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

immigrazione-via-mareIl primo blocco consiste nella mancata risposta di civiltà al fenomeno della migrazione di massa. Ma non si tratta di un fenomeno, cioè di un evento, si tratta piuttosto di un nuovo mondo, il mondo globalizzato, che è stato pensato come un mondo di residenti, e risponde presentandosi invece come un mondo di migranti; era un mondo di stabilità la cui qualità era la durata – il tempo indeterminato – e si ritrova costruito come un mondo di precarietà, la cui qualità è vivere nell’imprevedibile. Per integrare in un cammino di civiltà tale mondo nuovo è necessario che si riprenda il processo dell’imputazione dei diritti fondamentali a tutti gli uomini come diritti universali e permanenti e se ne preveda l’effettività per tutti gli abitanti del pianeta. E’ dalla conquista dell’America, cioè dal primo apparire di un “nuovo mondo” che tale cantiere si è aperto. Aveva scritto Francisco de Vitoria in una sua “relectio de Indis” che “all’inizio del mondo, quando tutto era comune era lecito a ognuno trasferirsi e muoversi in qualunque regione volesse; ora non pare che la divisione dei territori abbia annullato questo diritto, dal momento che l’intenzione dei popoli non è mai stata di abolire, con quella divisione, la comunicazione reciproca fra gli uomini. Non sarebbe lecito ai francesi proibire agli spagnoli di muoversi in Francia o anche di vivervi, né viceversa, purché questo non rechi loro danno e tanto meno faccia loro torto”, e questo perché “totus orbis aliquo modo est una respublica”, tutto il mondo in qualche modo è una repubblica.
La condizione è di non recarsi danno a vicenda. Ma la costruzione di questo edificio è ancora tutta da fare. Il principio è stato enunciato con la massima chiarezza nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”; e oltre che nelle Carte e nelle Costituzioni, il principio dell’eguaglianza universale è stato espresso con la massima efficacia nell’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, e sembrò allora ricevere il generale consenso: “non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani inferiori per natura, ma tutti gli esseri umani sono eguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politiche superiori per natura e comunità politiche inferiori per natura: tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale” (Pacem in terris n.50). Ciò è affermato come una verità, non solo come una decisione etica positiva.
Questo principio comportava che quanto al godimento dei diritti umani fondamentali, oltre alle discriminazioni già escluse (razza, sesso, religione, ecc.), non potesse ammettersi quella relativa alla cittadinanza. E per quanto attiene al diritto di mobilità e di immigrazione, la cosa era detta così: “ogni essere umano ha la libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse ma sarebbe anche il criterio in base al quale nulla potrebbe restare com’è, e profondi cambiamenti dovrebbero essere introdotti nelle mentalità, nel costume, negli ordinamenti, nella politica, nell’economia e nella finanza.
Per questo è molto difficile fare questa scelta e anche nelle società pur pervase da sentimenti umanitari, o che si danno da fare per salvare o accogliere un certo numero di profughi e di stranieri, nessuno fa appello a questo criterio. L’unico a dirlo è papa Francesco.
Affrontare questo tema nelle sue diverse implicazioni – a cominciare da una nuova considerazione nella Costituzione Italiana del cosiddetto diritto di asilo, che era stato concepito come un caso di eccezione in una situazione del tutto diversa – dovrebbe essere il primo cimento di una nuova responsabilità politica. Altrimenti non ci sarà l’ostacolo della Costituzione a impedire l’iniquità, annunciata dal ministro Minniti, di respingere e cacciare dalI’Italia il 90 (!) per cento dei profughi considerandoli immigrati “irregolari”. Insieme a ciò, dovrebbe essere posto come priorità di un programma politico il disegno di portare tutti i Paesi dell’ Unione a una rinegoziazione dei Trattati europei, così che dall’Europa non sia scartato nessuno.
Il secondo blocco che intercetta e ipoteca lo sviluppo storico è il ritorno in forme incontrollate e cruente della violenza religiosa, che scaturisce non più come in passato da matrici cristiane, ma da matrici islamiche. E’ evidente che una violenza che viene da soggetti e gruppi di cultura o anche di fede islamica non è violenza dell’Islam, ed è noto che nel suo complesso la “Umma” (comunità) musulmana, sconfessa e condanna la violenza estremista, per cui in nessun modo si può interpretare la guerra stragista in atto come una guerra religiosa, e tanto meno come una guerra tra Islam e Occidente, anche se proprio questo era stato lo scenario su cui in Italia e nella NATO nel 1991 era stato impostato il nuovo “Modello di Difesa”, dopo il venir meno del nemico sovietico. E se c’è una cosa che ancora oggi impedisce alla lotta per la supremazia nel Medio Oriente e alla lotta contro il terrorismo di degenerare in guerra di religione, non è certo la cultura dell’Occidente ma è il fermo rifiuto di papa Francesco di un coinvolgimento della Chiesa e delle religioni in una simile guerra.
Tuttavia non c’è dubbio che lo scontro con lo Stato Islamico e col terrorismo si nutre, sia in un campo che nell’altro, di motivazioni religiose, sincere o strumentali che siano. Ciò comporta che la questione religiosa non possa essere messa tra parentesi o semplicemente ignorata, ma debba essere assunta nella gestione e soluzione anche politica della crisi, se si vuole affrontare quello che veramente sta accadendo e non una sua falsa o monca rappresentazione.
Perciò la questione religiosa, e segnatamente quella del rapporto tra le grandi religioni monoteiste, Islam, ebraismo e cristianesimo, va affrontata non come estranea al conflitto e alla crisi geopolitica in atto, ma come fattore rilevante se non determinante di essa.
Per poterlo fare occorre però riconoscere che il conflitto non è tra le tre religioni e le tre culture come tali, ma è tra le degenerazioni di queste tre religioni, cioè, mondanamente, è un conflitto tra un radicalismo islamico, il sionismo e l’ideologia della cristianità occidentale, intesa come cristianesimo ridotto a potere politico sacrale in Occidente. Si tratta di tre forme storiche di queste tradizioni, che sono filiazioni o deformazioni di quella che è la loro autenticità religiosa originaria. E allora se vogliamo venirne fuori occorre sciogliere questi nodi, superare i conflitti tra queste tre ideologie, e bisogna che ciascuna religione in qualche modo converta se stessa. Il cristianesimo ha cominciato a farlo, papa Francesco è l’esempio di questo superamento dell’idea di un cristianesimo come sovranità, come cristianità, cioè come civiltà, come potere. Però questo deve avvenire anche per le ideologie tratte dalle altre due religioni, sia per il sionismo rispetto all’ebraismo, sia per l’islamismo estremista rispetto all’Islam. (in abstract)

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Il difficile compito di Papa Francesco in Palestina

Posted by fidest press agency su sabato, 14 gennaio 2017

palestinaIl problema della cittadinanza è solamente uno dei problemi e neanche il più urgente. Il vero e ineludibile problema sta nel cercare e attualizzare la possibilità di integrazione culturale, senza la pretesa (fortunatamente messa all’angolo con le dimissioni di Ratzinger) di negare un dialogo interreligioso a solo vantaggio delle predicazioni tendenti a sostenere il primato religioso del cristianesimo, cercando ciò che divide Cattolicesimo e Islam, mortificando o trascurando ciò che unisce.
I danni commessi da Benedetto XVI hanno rischiato uno scisma, dopo l’accertamento fallimentare di una teologia scientista e non fideistica. Arduo il compito di Papa Francesco che dovrà riaprire quelle porte che il suo predecessore aveva chiuso.
Si risvegliano ansie mai sopite, ma solo distratte; ora ovunque si vuole parlare di dialogo cristiano-islamico, creando una confusione di progetti che disorienta, perché manca l’argomento sul quale concentra un possibile dialogo.
Le religioni monoteiste sono tre, intrise di cultura mediterranea e umanistica, vantano la medesima discendenza di Abramo, ma subiscono una frattura verticale, che le divide.E’ la figura di Cristo, con il suo insegnamento, che, erroneamente viene interpretato come una barriera, della quale servirsi a proprio comodo, ad aprire lettere di credito a piacimento, senza una discrezionalità coerente.
Dobbiamo chiarirci le idee nel nostro interno prima di affrontare un dialogo, perché ne usciremmo molto male; specialmente un dialogo con i musulmani, perché nei temi più importanti ne usciremmo pesantemente maltrattati.
Argomenti come La Pace, la guerra, i Sacramenti e i pilastri dell’Islam, le fonti della religione, “ma quali radici !!!”, sono tali da zittirci, specie se dovessimo fare riferimento alla predicazione del pontefice dimissionario.
Papa Francesco tenta l’ impresa difficile di un dialogo con il mondo ebreo; e tale difficoltà mi duole, perché li considero fratelli semiti, ma sono diventati uno Stato, lo Stato sionista di Israele, ritornando al loro antico vezzo di allearsi con i più forti.
Furono le frange marginali degli ebrei che vollero la morte di Cristo, quelle alleate ai romani; così adesso sono le frange sioniste che impongono il loro verbo che nulla mantiene delle Scritture.Se non facciamo una netta distinzione tra sionisti ed ebrei non caveremmo mai un ragno del buco.Ma rimane la presenza inquietante di Cristo a tenerci separati, mentre tale presenza ci unisce al mondo musulmano.
Noi cristiani crediamo in Cristo nella sua duplice natura umana e divina, ma non riusciamo e non riusciremo mai a fornire una spiegazione razionale. Ci impongono dottrine semantiche, teorie analogiche e anagogiche, letture esegetiche, ma rimane il mistero che non penetra nella nostra intelligenza, ma nella nostra coscienza e si fa Fede.
Per cui crediamo in Cristo con Fede ma non con intelligenza.
I musulmani hanno bisogno di capire, per questo l’Islam non impone dogmi, né impone una gerarchia religiosa che si fa da tramite tra Dio e l’Uomo.Non capiscono e non potrebbero mai capire l’adesione ad un dogma sancito da un uomo ex cattedra, o da tanti uomini riuniti in Concilio. Da qui la loro venerazione per Gesù con intelligenza, ma non con fede.
Non possiamo smettere di interrogarci sul nostro “Chi siamo ?”, perché rischiamo che la domanda possa tramutarsi in “Chi crediamo di essere ?”Continuiamo a sancire formule, come se la Fede possa mai essere racchiusa nelle parole di un qualunque uomo (Ma voi non fatevi chiamare Rabbi, perché siete tutti fratelli).Finora è emersa una tensione che parte dal vaticano, che avrebbe voluto forzare un avvicinamento allo Stato Sionista di Israele; ma questo avrebbe potuto farlo il vaticano in quanto Stato città del Vaticano, ma non certo come Stella polare del cristianesimo; questo ruolo viene rilanciato da Papa Francesco per cui ogni cristiano cerca dentro di sé la sua Stella polare: “In interiore homine habitat veritas. Noli foras ire, in te ipsum redi.”
Da qui il difficile impegno di Papa Francesco: il mondo musulmano , nella sua stragrande maggioranza sunnita che rappresenta il 90% del mondo musulmano, cerca e vuole il dialogo interreligioso, considerando gli ebrei fratelli semiti, ma non avviene la reciprocità da parte dello Stata sionista di considerare i Palestinesi fratelli semiti. Auguri Santità Papa Francesco. (Rosario Amico Roxas)

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Il Sud non è un ghetto ma una vera opportunità per il rilancio del Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2015

italia meridionaleNon usa mezzi termini il presidente nazionale dei Giovani di Confapi Angelo Bruscino e autore del libro “Il Bivio, sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi” (Mondadori), intervenendo nel dibattito lanciato dalla presidente della Commissione Bicamerale Antimafia Rosy Bindi.”La rincorsa- dichiara Bruscino- a definire il Sud geneticamente modificato dalla crisi economica ed etica da scrittori, magistrati, imprenditori, politici e statisti di ogni piccola grandezza, che si affannano a scaricare su queste terre la loro incapacità e la loro responsabilità di non aver saputo fare il proprio dovere o aver saputo svolgere il proprio compito, ormai assume quasi i contorni di un olimpiade dove vince chi riesce ad esprimere il giudizio più negativo. Certamente i problemi sono reali e la crisi ha peggiorato estremizzando tante brutture: l’ illegalità si è fatta più crudele, anche perché nelle sue fila attira sempre più giovani, che rinunciano agli studi o anche solo alla scuola dell’ obbligo abbagliati da possibilità e miraggi offerti dalla spettacolarizzazione del crimine in tutte le sue forme, il disagio portato dalla desertificazione industriale ha impoverito di competenze professionali e fatto fuggire molte delle migliori leve altrove dove le condizioni per realizzare il futuro sembrano più rosee.
Eppure il meridione non è solo questo anzi spesso è soprattutto coraggio, creatività, ingegno. Ci sono aree che in Sicilia si sono rigenerate nel tentativo di ricreare le condizioni ideali per un ritorno tech e green alla terra, ma anche nella raffinazione petrolchimica l’ isola più grande del Mediterraneo continua a far scuola, in Puglia nasce e fiorisce ogni giorno un distretto della tecnologia che stimola la nascita di Startupper e di nuove e giovani aziende.
La Campania da sola traina l’ Italia nell’ industria conserviera, in Europa eccelle nel sistema avionico e nell’ aereospazio, dalla Basilicata alla Puglia poi tutto il settore metalmeccanico riprende con forza quote di mercato e la stessa Calabria tenta la ripresa nel settore ittico e portuale, insomma non solo soprusi, non solo disgrazie, non solo paura o illegalità, ma anche speranza, lavoro, modernità che avanza nonostante la continua e colpevole mancanza dello Stato. Raccontateci perché pur conoscendo le piazze di spaccio, i siti illegali, quelli inquinati, i problemi legati al lavoro, pur professando le tante infinite ricette non riuscite a risolvere nulla, provateci prima di parlare, annunciare, sbraitare contro queste terre ed i suoi abitanti, a vivere a queste latitudini, a svegliarvi baciati dal sole quasi tutto l’ anno, a vivere circondati dall’ affetto di tanti uomini e donne perbene, provate a sorprendervi per il profumo dei limoni o del mare, provate a vivere qui dove tradizioni antiche sopravvivono e circondano anche le cose terribili che purtroppo non mancano.
Cercate, come facciamo noi ogni giorno, di trovare il sole anche dietro le nubi tempestose della burocrazia, degli spari tra la folla, dei disastri ecologici, resistete ed investite cuore e denaro qui dove serve di più, create lo sviluppo non a parole, ma con azioni concrete e quando avrete fatto tutto questo giudicateci e vi scoprirete finalmente liberi dal confine geografico che limita le vostre menti ed i vostri ragionamenti perché parlerete finalmente di Italia.
Come sottolineano il Rapporto di The European House – Ambrosetti sul Sud e le analisi della Svimez se fallisce il Mezzogiorno, fallisce il Paese. E’ urgente ripensare la “questione meridionale” per rimetterla al centro dell’agenda politica come parte di un progetto organico e sistematico, indispensabile per lo sviluppo e la crescita dell’intero Paese.
Noi non siamo certo il vostro ghetto, al contrario forse restiamo l’ unica vera porta che potete ancora aprire per entrare nel domani!”

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Afghanistan: le cifre che fanno riflettere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 gennaio 2011

Il parlamento italiano si accinge ad esaminare il DL sulle missioni internazionali. Dal suo esame emerge che “gli interventi di cooperazione allo sviluppo” hanno subito una contrazione delle erogazioni nel primo semestre del corrente anno di un buon 42% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nello stesso tempo sono aumentati gli stanziamenti militari. Se le cifre vogliono dire qualcosa dobbiamo rilevare che il governo tende ad assegnare un compito maggiore alle azioni militari. Tutto questo contrasta con le dichiarazioni ufficiali degli esponenti dell’attuale maggioranza che pongono l’accento sulla necessità che si sostengano i bisogni delle popolazioni per rafforzare il ruolo politico e sociale rispetto a quello militare. Se poi consideriamo che da più parti si insiste sul disimpegno militare della coalizione entro uno o al massimo due anni e che persino il Ministro La Russa accenna al fatto che dovrebbe esserci una riduzione del contingente militare italiano a partire dal secondo semestre del corrente anno, tale eventualità appare chiaramente in antitesi con il maggiore impegno militare, in uomini e armamenti che da qualche mese ad oggi si sta verificando, Ci auguriamo che il Parlamento possa dire, di là delle dichiarazioni di facciata, una parola definitiva sul nostro impegno militare in Afghanistan perché sarebbe oltremodo intollerabile che i nostri ragazzi continuino a morire o ad essere feriti per una presenza che si allontana maggiormente da un’azione di pace per diventare a tutti gli effetti una guerra. D’altra parte è fallita anche l’operazione di “sterilizzazione del territorio” per eliminare i campi di oppio che, invece, continuano a proliferare indisturbati e a produrre lauti guadagni ai talebani che, a loro volta, possono convertirli in acquisto di armi sempre più sofisticate. In altri termini dobbiamo smetterla di dire una cosa e farne un’altra perchè c’è di mezzo la vita tra militari e civili vittime del fuoco amico e di quello ostile. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Regione Piemonte: il dopo ricorsi

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 ottobre 2010

“Dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato è ora di voltare definitivamente  pagina. Nel rispetto della legalità e delle sentenze della magistratura, d’ora in poi l’iniziativa personale di Mercedes Bresso non può condizionare l’intero operato del Partito Democratico a livello regionale.
L’opposizione alla Giunta Cota e al centro destra, da condurre con determinazione e coerenza, non possono essere confusi con la via giudiziaria al potere né con una stanca continuazione della battaglia sui ricorsi elettorali. Il compito del PD adesso è un altro. Ed è bene che venga detto con forza e convinzione. Nel frattempo, tutti attendiamo serenamente le decisioni della magistratura consapevoli che, comunque, la priorità per il PD è ora squisitamente politica e non è legata ai risultati dei ricorsi alle recenti elezioni regionali”.

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La Chiesa tra il bene e il male

Posted by fidest press agency su domenica, 27 giugno 2010

Lettera al direttore. Un uomo, interrogato dal giudice poiché con un pugno aveva rotto i denti alla moglie, prese ad elencare tutte le cose buone che durante la vita aveva fatto per la sua famiglia. Il magistrato gli disse: “Prendersi cura della famiglia per un padre non è un merito, ma un preciso dovere; se fossi venuto meno a questo tuo compito, saresti stato un cattivo padre. Aver compiuto il tuo dovere non diminuisce per niente la tua colpa d’aver maltrattato la madre dei tuoi figli; l’azione  ti rende un delinquente”. Racconto questa breve storia a proposito di una lettera pubblicata il 25 giugno da diversi quotidiani, tra i quali Il Corriere della Sera e La Stampa. Eccola: “Sparare contro la Chiesa sembra essere diventato uno sport mondiale. In molti ci domandiamo se non ci sia un preciso scopo. Sia chiaro che chi ha sbagliato all’interno di essa è giusto che paghi: il singolo però, mai l’istituzione e in particolare non la Chiesa che in 2000 anni di storia ha fatto tante cose positive e anche degli errori, ma tutti imputabili a singoli uomini, non ai valori che essa professa e predica”. Fare il bene è un preciso dovere della Chiesa, non un suo merito. Per questo è stata costituita, e se non adempisse a questo suo compito, non avrebbe ragione di esistere. Quando compie il male, e soprattutto quando lo compie consapevolmente per difendere i propri interessi terreni, non solo non ha ragione di esistere, ma diventa come l’uomo della storiella.  (Miriam Della Croce)

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Mainini alla Michael page international

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 Mag 2010

Sarà Tomaso Mainini a guidare il business di Michael Page International in Italia, con il ruolo di Direttore Generale. 36 anni,  dopo la laurea in Economia Aziendale presso il Libero Istituto Universitario Carlo Cattaneo (Liuc), Mainini approda in Michael Page nel 1999 come consulente delle divisione Sales & Marketing per poi ricoprire cariche di crescente responsabilità. Nel 2005 gli viene affidata la responsabilità della divisione Sales&Marketing e successivamente il compito di guidare e consolidare la divisione Finance, core business di Michael Page International, oltre che la filiale di Torino e le divisioni Retail e Human Resources.. Da Aprile ricopre la carica di Direttore Generale.
Operativa in Italia dal 1997, Michael Page International Italia è una società di recruitment specializzata in middle e top management così strutturata: • Michael Page, divisione focalizzata in ricerca e selezione per posizioni di middle e top management. • Michael Page Executive Search, divisione specializzata in head hunting per posizioni direzionali e di executive management. • Michael Page Interim Management, divisione dedicata all’offerta di soluzioni di Temporary Management o a termine, tramite l’individuazione di profili middle, top ed executive.(mainini)

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Viaggiatori sedentari

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

Brescia 17 aprile 2010 alle ore 17:30 Viale Bornata- Borgo Pietro Wuhrer, 43 presso il nuovo spazio Entroterra si inaugura la collettiva dal titolo “Viaggiatori sedentari”. La mostra nasce dall’idea di alcune conversazioni e riflessioni fatte da Giuliana Mazzola con gli artisti, sul concetto di viaggio artistico, inteso come metafora del viaggio interiore, che porta poi l’artista a materializzare e realizzare  un’opera.  Un viaggio quindi che tenta di unire gli artisti di Entroterra in un unico filone poetico, in cui la differenza di itinerario, la scelta di mezzi di trasporto, le partenze e gli arrivi portano tutti ad un unico approdo: la contemporaneità figurativa e le sue mille sfaccettature. Così il viaggiatore diventa “sedentario”, un ossimoro, ma che ben identifica il compito dell’artista, quello di osservare il mondo attorno  a sé, di coglierne l’essenza e le sue peculiarità, per poi isolarsi nel suo mondo e realizzare col suo medium una interpretazione e una sintesi del vivere quotidiano. Da una parte il viaggio diventa un movimento interiormente, in cui il l’artista si mette in cammino su rotte meno  battute e comode, con la libertà di programmi e di percorsi per scoprire e capire la civiltà in cui ci troviamo. Dall’altra parte il viaggio è sedentario, la riflessione prende forma, e il l’artista – viandante si sofferma per riplasmare la realtà attraverso la sua immaginazione, attraverso la composizione o riplasmandola per noi spettatori che ci prendiamo il tempo di soffermarci a guardare una mostra e a confrontarci con i quadri e le sculture a noi contemporanei. La mostra prevede la presenza sia di pittori (la coloratissima tempera di Manzella, l’interpretazione mistica e vitale di Santoddì, il ritorno all’ordine di De Gregorio contrapposto all’acrilico in continuo movimento di Sambiasi, le sovrapposizioni iconiche di Gnocchi, la natura riposante di Achilli e le potenti figure di Calli) che scultori (terrecotte ironiche quelle di Tirelli, più umanamente dolorose quelle di Biondani, mani forti e contratte per la Mutinelli) ed anche una bravissima disegnatrice (la Iotti, vincitrice del premio Faber Castel per l’uso straordinario delle matite colorate): tutti all’insegna della nuova figurazione contemporanea. (cristina, marco, andrea)

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I cambiamenti organizzativi negli assetti societari

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 agosto 2009

Essi prevedono nuovi modelli organizzativi e nuove competenze. Si distinguono dalle macro-complementarità in quanto queste ultime riguardano le relazioni tra assetti di governo societario,sviluppo dei mercati finanziari, istituzioni del mercato del lavoro e ordinamento giuridico. I nuovi beni capitali sono prodotti dai settori di base, ma l’uso intensivo anche in questi ambiti delle stesse tecnologie informatiche consente uno scambio continuo di informazioni tra imprese appartenenti a varie fasi della produzione. I nuovi beni capitali sono co-inventati dalle imprese dei settori di base e dalle imprese dei settori utilizzatori. La conoscenza delle strozzature, delle difficoltà d’impiego, delle rigidità incontrate dalle imprese utilizzatrici servono ai produttori di beni di capitali per innovare continuamente i beni capitali stessi da loro prodotti. In generale il progresso tecnologico che nasce nei settori di base si diffonde all’intera economia attraverso l’introduzione dei nuovi beni capitali. I nuovi modelli organizzativi si caratterizzerebbero anche per un più esteso ricorso all’outsourcing e per il passaggio da strutture rigidamente gerarchiche a strutture più “organiche”, dove i canali verticali di scambio informativo sono rimpiazzati da canali “orizzontali” (inter-dipartimentali), meno gerarchizzati, si avrebbe una connessa tendenza alla riduzione della specializzazione delle mansioni, intesa come l’identificazione di ciascun agente con un particolare compito.

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Nasce il “premio Colosseo”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 luglio 2009

E’ stata approvata dalla Giunta capitolina, presieduta dal Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, su iniziativa del Vicesindaco sen. Mauro Cutrufo,  una delibera che stabilisce l’istituzione del Premio Colosseo.  “Il settore del turismo – si legge nella delibera- costituisce un segmento trainante dell’intera economia romana, in grado di incidere positivamente sul tessuto socio-economico e, quindi, di rappresentare una valida risorsa di sviluppo anche dal punto di vista occupazionale e territoriale. Il dipartimento per il turismo tra i compiti istituzionali ha quello di promuovere la città di Roma quale polo turistico di livello nazionale ed internazionale, anche mediante iniziative votare a diffondere le immagini della città, dando risalto alle tradizioni culturali ed alla valorizzazione del suo patrimonio, artistico, monumentale ed ambientale. L’amministrazione comunale ha organizzato eventi di grande rilevanza in grado di rappresentare momenti di aggregazione e socializzazione, nonché una prestigiosa vetrina per il settore del turismo. Opportuna conseguenza a tutto ciò è l’idea di conferire un riconoscimento a chi ha contribuito a porre in risalto la città di Roma nel mondo ed a sostenerne ed alimentarne l’immagine nel mondo attraverso l’assegnazione di un Premio speciale”.”La cerimonia per il conferimento del Premio Colosseo rappresenterà un’iniziativa di forte impatto nel panorama culturale cittadino – ha concluso Cutrufo – con una considerevole efficacia promozionale dell’immagine di Roma nel mondo della sua tradizione dei suoi valori ,dei suoi luoghi storici  e leggendari, confermandone la valenza multidisciplinare e la vocazione a ricoprire il ruolo di protagonista  della scena culturale italiana e mondiale”.

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