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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘complessi’

Cardiochirurgia: Interventi sempre più complessi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 novembre 2016

cardiologyE’ il 21 settembre 1960: il cardiochirurgo americano Albert Starr impianta la prima protesi di valvola cardiaca, sviluppata insieme all’ingegnere idraulico Miles Lowell Edwards. Si tratta di una valvola meccanica, che assomiglia a una gabbietta per tappo da champagne. Trascorrono poco più di 7 anni. Il 3 dicembre 1967 l’equipe di Christiaan Barnard, a Città del Capo, esegue il primo trapianto di cuore umano al mondo. Sembra passata una vita, ma sono trascorsi meno di cinquant’anni. Da allora molta strada è stata percorsa da una disciplina che può essere considerata un paradigma dell’innovazione scientifica e tecnologica in medicina. Siamo, infatti, passati dall’introduzione della circolazione extra-corporea, e quindi dell’intervento ‘a cuore aperto’, a fine anni ‘50, all’avvento e al consolidamento, oggi, delle procedure minimamente invasive, delle protesi valvolari sutureless a impianto rapido, dei VAD (dispositivi di assistenza ventricolare, costituiti da pompe meccaniche che aiutano il cuore nell’attesa di un trapianto), del cuore artificiale.“Contemporaneamente si assiste a un ulteriore cambiamento epocale, legato all’evoluzione dei trattamenti medici, al miglioramento dello stile di vita, allo sviluppo della cardiologia interventistica e delle procedure percutanee: all’inizio degli anni 2000, in Italia, si effettuavano circa 70mila angioplastiche coronariche, oggi sono 146mila, con un raddoppio di interventi in 15 anni. Tra le opzioni di cura per le malattie cardiache si sono affermate tecniche interventistiche che prima non esistevano, come ad esempio l’impianto di valvola aortica per via transcatetere, la TAVI, nata nel 2002 e arrivata in Italia nel 2007: nel 2015, nel nostro Paese, sono stati trattati con questa metodica circa 3.500 pazienti”, spiega Francesco Musumeci, Direttore Cardiochirurgia e Trapianti di Cuore dell’AO San Camillo Forlanini di Roma e presidente eletto SICCH. “Come conseguenza, il fabbisogno di interventi cardiochirurgici è diminuito sul territorio nazionale: oggi se ne effettuano circa 50.000 l’anno, con una riduzione di circa il 10% rispetto a quanto avveniva 5-6 anni fa”, aggiunge.Un altro aspetto fondamentale è il profondo cambiamento del profilo clinico dei pazienti che vengono sottoposti ad intervento. Grazie al miglioramento delle tecniche e delle tecnologie, e al progressivo aumento dell’aspettativa di vita, chi va incontro alla cardiochirurgia oggi è più anziano, presenta un numero maggiore di comorbidità di tipo medico e problemi cardiaci più articolati: si assiste, quindi, a un sensibile incremento di interventi combinati, di maggiore complessità, come ad esempio la sostituzione valvolare più il bypass coronarico.Positivi sono i risultati clinici. Secondo i dati rilevati dal Programma nazionale esiti di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, la mortalità a 30 giorni per gli interventi di valvuloplastica o sostituzione di valvole cardiache è in continua diminuzione, dal 3,5% del 2008 al 2,9% del 2014; è stabile, intorno al 2,4%, la mortalità a 30 giorni per interventi di bypass aortocoronarico. “Tutto questo è indubbiamente reso possibile dal progresso scientifico, dalla messa a punto di nuove tecniche d’intervento, dalla disponibilità di tecnologie ultramoderne e di nuovi materiali”, prosegue Musumeci.Ne è un esempio la protesi valvolare aortica Inspiris Resilia, capostipite della nuova classe di valvole ‘resilienti’ sviluppata dai ricercatori e dai tecnici di Edwards Lifesciences, l’azienda fondata dall’inventore della protesi valvolare cardiaca impiantata da Starr, alla quale anche si deve la messa a punto delle valvole biologiche in tessuto animale.Questa nuova classe di valvole ha due caratteristiche. La prima è la costruzione con un nuovo tessuto, denominato RESILIA™– pericardio bovino trattato con una tecnologia brevettata – che gli garantisce caratteristiche di resilienza, ossia la capacità di resistere e adattarsi a ogni sollecitazione dinamica, e permette lo stoccaggio delle valvole in ambiente asciutto anziché immerse in un liquido di conservazione. “Il nuovo tessuto permette alla valvola, dal punto di vista pratico, di resistere meglio al processo di calcificazione e di avere migliori proprietà emodinamiche. Inoltre, il non dover lavare e preparare la valvola prima dell’intervento, per eliminare i residui del liquido di conservazione, semplifica e rende più rapido il lavoro in sala operatoria”, dice Musumeci.Seconda caratteristica è la tecnologia VFit, che le predispone la valvola, laddove in futuro se ne presentasse la necessità, all’alloggiamento ottimale di una seconda protesi impiantata con la procedura valve in valve. “Questa tecnica – spiega Musumeci – corrisponde all’inserimento per via percutanea di una protesi all’interno dell’altra, qualora la prima risulti, col tempo, a sua volta degenerata o danneggiata. Proprio grazie alla sua conformazione e alla capacità resiliente sarà possibile impiantare, nella prima, protesi valvolari di dimensioni più adeguate al bisogno”, chiarisce Musumeci.

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Nel mondo di Nunzio

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

Giovedì 15 marzo, su Rai Tre alle ore 00:45, in onda il docu-film di Magazzini Einstein dedicato all’artista abruzzese ma romano d’adozione. Si chiama Nunzio Di Stefano, classe 1954, ed è senza dubbio uno dei maggiori artisti italiani contemporanei. Meglio noto come Nunzio, nato in Abruzzo a Cagnano Amiterno in provincia de L’Aquila, ma romano d’adozione, ha avuto il merito di adottare nel corso degli anni sperimentazioni linguistiche disparate che hanno portato ai limiti estremi la scultura, determinando l’impossibilità di definire con esattezza ciò che stiamo osservando o il significato dell’opera. A lui è dedicato il docu-film di Magazzini Einstein “Nunzio, senza titolo”, regia di Christian Angeli, in onda giovedì 15 marzo alle 00:45 su Rai Tre. Partendo dai suoi luoghi quotidiani, la casa nel cuore di Roma a due passi da Campo de’ fiori e lo studio ex-pastificio nel quartiere di San Lorenzo, Nunzio racconta la propria arte fra spunti e riflessioni, ricordi e passioni. Come quella per la letteratura e la poesia che lo portano ad apprezzare in modo particolare autori come Dante e Samuel Beckett. Il documentario, che restituisce la dimensione più privata dell’artista al di fuori della ufficialità del sistema dell’arte, offre elementi chiari della poetica di Nunzio: uno scultore arcaico, fuori dal tempo, la cui arte – fatta di sintesi proprio come il suo nome – riesce a rendere leggera e trasparente la materia. Esempio ne è una delle sue opere più note, l’Avaton, muro creato con ventisettemila stecche di legno disposte su assi circolari e sovrapposte una sopra l’altra, al tempo stesso attraente e respingente. Nunzio infatti rompe gli artifici retorici della storia dell’arte, illustrativi o decorativi che siano, per dare forma materiale alle zone oscure della nostra mente e per svelare il vuoto su cui si staglia l’esistenza a cui solo l’arte può dare un senso. Un artista che trova nella notte il momento migliore di ispirazione e che si accorse a ventiquattro anni che quello di fare lo scultore sarebbe stato il suo destino, a prescindere da come sarebbero andate le cose. Proprio come Arshile Gorky, artista armeno del Novecento del quale è grande animatore e che rappresentò un ponte ideale tra surrealismo e arte astratta, tra i meriti più grandi di Nunzio c’è quello di riuscire a semplificare al massimo i concetti più complessi.
Magazzini Einstein è il contenitore televisivo di Rai Educational dedicato a temi, eventi e personaggi dell’arte e della cultura, del presente e del passato. Un laboratorio di nuovi linguaggi per comunicare l’arte, attraverso la cronaca e la società, uno spazio per seguire sul piccolo schermo i principali eventi culturali e letterari dell’anno, un modo per viaggiare con il cuore e la mente nell’arte dei secoli. Più di trecento puntate in cui “la cultura fa spettacolo”.

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Gb, in farmacia microchip per regimi farmacologici complessi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 gennaio 2012

English: Several assorted integrated circuit c...

Image via Wikipedia

Lloydspharmacy, catena di farmacie britanniche, ha firmato un accordo con la società californiana Proteus Biomedical per commercializzare un sistema di monitoraggio dell’assunzione di farmaci in regimi complessi costituito da un cerotto da applicare sulla pelle e da un microchip, che va ingerito. Le informazioni raccolte vengono trasmesse via bluetooth a un dispositivo come un smartphone che in mano al paziente o a chi se ne prende cura, permette di avere traccia dei farmaci assunti o magari dimenticati. Il cuore di questa tecnologia, che è stata chiamata Helios, consiste in un chip piccolo quanto un granello di sabbia, formato da un sottile strato di silicio che separa rame e magnesio, che è, a tutti gli effetti, una batteria microscopica che genera una corrente elettrica quando si trova in un ambiente acido come lo stomaco. Tali correnti vengono rilevate dal cerotto attaccato alla cute del paziente, più o meno con lo stesso principio con cui si esegue un elettrocardiogramma. Il patch è stato progettato per essere indossato per sette giorni e il sistema, che sarà in vendita in Gran Bretagna a fine anno, avrà un costo di 50 sterline al mese e sarà offerto a malati di diabete e con problemi cardiaci cronici. «L’idea è di dare tranquillità a individui alle prese con complicati regimi terapeutici e metterli in contatto con la famiglia, gli amici e le persone che si prendono cura di loro», ha indicato un portavoce di Proteus. La joint venture ha provocato perplessità tra i garanti della privacy. Secondo Nick Pickles, direttore del gruppo Big Brother Watch, potrebbero esserci rischi dal momento che pazienti e le loro famiglie «non hanno il completo controllo sul totale dei dati raccolti e su quante persone possono avervi accesso»

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Criminalità organizzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

(Fonte Europol) “La situazione del crimine organizzato nell’Unione europea sta evolvendo rapidamente (…). Grazie all’apertura delle frontiere tra gli Stati membri e i paesi dell’Europa centrale e orientale e alla presenza nei paesi membri di crescenti comunità di immigrati le organizzazioni criminali sono divenute consapevoli della possibilità di espandere le loro attività criminali (…)”.“Il ruolo dei favoreggiatori e dei professionisti è divenuto sempre più importante. Si tratta di individui con competenze specifiche ai quali viene chiesto di occuparsi di  alcuni aspetti particolarmente complessi o difficili di un’impresa criminale. Queste persone prestano i loro servizi all’interno dell’organizzazione criminale di appartenenza o all’esterno, a favore di altre organizzazioni criminali in cambio di denaro. I professionisti forniscono assistenza legale, finanziaria, informatica, scientifica e per gli aspetti relativi alle comunicazioni, mentre i favoreggiatori forniscono assistenza per quanto riguarda distribuzione e deposito di merci, impianti di produzione, attività di corruzione e documenti falsi (…)”. “Le organizzazioni criminali stanno sfruttando sempre maggiormente la copertura di società lecite per condurre o nascondere le loro attività criminali. Queste strutture sono spesso utilizzate per riciclare o reinvestire i profitti. In alternativa la loro principale attività consiste nei reati economici, come le frodi IVA.” “Le organizzazioni criminali sono divenute sempre più professionali, e fanno affidamento su  competenze esterne in una cornice sempre più internazionale ed eterogenea. Le attività delle organizzazioni criminali somigliano ad un’industria complessa. Ad esempio occorre negoziare i contratti con (vari) fornitori e subcontraenti, procurarsi il denaro, trasportare, immagazzinare e distribuire le merci, produrre i documenti, e garantire la sicurezza delle operazioni.” “Un altro strumento utilizzato dalle organizzazioni criminali è la corruzione, che rappresenta un metodo efficace per realizzare lo scopo criminale. È probabile che questo fenomeno si accentui ulteriormente nei prossimi anni.” A livello globale, il traffico di esseri umani è un affare che frutta tra gli 8,5 e i 12 miliardi di euro l’anno. Le donne vittime di questo tipo di crimine sono nella maggior parte dei casi costrette a prostituirsi illegalmente e spesso sono sottoposte a violenze estreme  (stupri, torture e perfino mutilazioni) e a uno stretto controllo da parte dei protettori. È noto che i gruppi criminali coinvolti minacciano le famiglie delle vittime nel caso in cui queste ultime non obbediscano. Le vittime provengono principalmente dall’Europa orientale (Ucraina, Bulgaria, Romania, Albania), dall’Africa (Nigeria) e dall’Asia (Cina, Thailandia). Il traffico di droga continua ad essere la forma più comune di crimine organizzato transnazionale nell’Unione europea. Secondo le stime, ogni anno circa 250 tonnellate di cocaina giungono nell’Unione europea via mare.

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“God of war III”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2010

Buccinasco. Il 17 marzo in concomitanza dell’uscita di ‘God of War III’, apertura straordinaria  dello Street Store GameStop di C.so XXII marzo a Milano. Si tratta del terzo capitolo della saga che vede protagonista l’imponente ex guerriero spartano Kratos, disposto a scalare le vertiginose vette del Monte Olimpo e a scendere negli oscuri abissi dell’Inferno pur di vendicarsi di coloro che l’hanno tradito. Nel terzo atto della trilogia, Kratos si troverà faccia a faccia con le più affascinanti e misteriose creature della mitologia e sarà costretto a risolvere gli enigmi più complessi per portare finalmente a termine la sua missione e sconfiggere l’Olimpo una volta per tutte. ‘God of War III’ per PS3, prodotto nei celebri Santa Monica Studio di Sony Computer Entertainment, ha richiesto ben quattro anni di sviluppo e tocca vette qualitative di incredibile complessità e rifinitura, rappresentando con la sua uscita uno dei momenti di punta dell’anno videoludico ed arrivando pertanto a meritarsi un Extraordinary Opening notturno. Gamestop, il più importante retailer mondiale nel mondo dei videogame, offre dunque ancora una volta a tutti gli appassionati un evento unico ed esclusivo per regalare ai gamers un’esperienza unica… Amanti di Kratos, non potete davvero mancare!!! http://www.gamestop.it/wm/godofwariii/

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A un italiano premio Eacr per ricerca sul cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

Assegnato ieri sera a Fabrizio d’Adda di Fagagna dell’IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) di Milano, durante il Congresso multidisciplinare di Oncologia dell’ESMO (European Society for Medical Oncology) e dell’ECCO (European CanCer Organisation) che si sta svolgendo a Berlino, il prestigioso premio EACR Young Cancer Researcher Award  che l’European Association for Cancer Research – l’autorevole associazione internazionale  fondata nel 1968 con lo scopo di promuovere la ricerca sul cancro – conferisce annualmente a un giovane scienziato  che si è segnalato per un importante contributo alla ricerca sui tumori. Gli studi recentemente condotti da d’Adda di Fagagna hanno svelato i complessi meccanismi con cui la cellula si difende dalla formazione del tumore attivando un processo di senescenza. “Le cellule normali umane si difendono dall’insorgenza di tumori diventando precocemente vecchie o senescenti” spiega d’Adda di Magagna, “questo fenomeno è stato scoperto per la prima volta nel 1997 ma non era ancora chiaro quali fossero i meccanismi capaci di instaurare la senescenza cellulare in seguito all’attivazione di un oncogene.” Le ricerche condotte da d’Adda di Fagagna hanno fatto luce appunto su questo processo: l’attivazione di un oncogene, ovvero un gene mutato che causa l’inizio del cancro, porta all’attivazione di un sistema di protezione definito checkpoint che arresta permanentemente la proliferazione cellulare, inducendo nella cellula la senescenza e arrestando perciò il cancro al suo insorgere. “Stiamo ora studiando i meccanismi di questo arresto permanente e approfondendo il potenziale terapeutico delle nostre scoperte”.

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Il più potente supercomputer universitario del Regno Unito

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2009

La ricerca universitaria presso la University of Southampton – una delle più affermate al mondo – riceverà un’ulteriore spinta al suo sviluppo grazie a un investimento di diversi milioni di sterline nell’acquisto di un nuovo Supercomputer, costruito usando la tecnologia dei server iDataPlex di IBM e capace di oltre 74 trilioni di calcoli al secondo.  Il nuovo supercomputer, che contiene più di 2000 processori, sarà utilizzato da ricercatori ad altissima specializzazione di tutta l’Università per eseguire elaborazioni complesse in campi che spaziano dalla ricerca sul cancro ai cambiamenti climatici. Sarà il primo IBM System iDataPlex in un’università del Regno Unito e uno dei 100 supercomputer più potenti al mondo, secondo la classifica dei Top 500 di giugno 2009 (disponibile all’indirizzo internet http://www.top500.org).  Il computer – disegnato appositamente per il cliente da OCF plc (www.ocf.co.uk), integratore di storage e computer ad alte prestazioni, che provvederà anche alla sua costruzione, rapida implementazione e configurazione – ha una capacità equivalente di circa 4.000 computer da ufficio standard, che operino simultaneamente.  Sarà di grande aiuto ai ricercatori medici dell’università, come commenta il docente di genetica Andrew Collins: “Abbiamo bisogno di livelli estremamente elevati di potenza di elaborazione, per il nostro lavoro di mappatura dei geni delle malattie implicati nel cancro al seno, IBD e glaucoma. Con il ritmo annuale di aumento nel volume di dati genetici, il lavoro di analisi richiede le strutture più sofisticate.”  Uno dei gruppi di engineering chiave della ricerca che userà il computer sarà lo University Technology Centre for Computational Engineering, dove il direttore Professor Andy Keane e il suo staff sfrutteranno la potenza del sistema per migliorare il design di motori per aerei. Il supercomputer  Una volta operativo, sarà il più potente HPC universitario in tutto il Regno Unito.  Sarà una risorsa condivisa da tutti i dipartimenti dell’università, ma con un particolare focus su scienza e engineering. La costruzione di un HPC unico e condiviso sta prendendo piede nel mondo universitario e inverte il trend storico di installazioni di piccole dimensioni a livello di dipartimento. La costruzione di un unico sistema ha dimostrato di essere più efficiente dal punto di vista dei costi.  L’hardware include:  IBM System x™ iDataPlex™ server – il primo del suo genere nel settore pubblico nel Regno Unito.    La forma innovativa, di tipo half-depth, riduce il flusso di aria necessario nei suoi componenti, diminuendo l’alimentazione richiesta per il raffreddamento mentre, allo stesso tempo, raddoppia il numero di server nell’unità di spazio in uno standard 42u rack.  Il Rear door di un iDataPlex dispone di un heat exchanger integrato che usa l’acqua per raffreddare il calore espulso prima che venga immessa nel data center, rendendo il tutto ancora più rispettoso dell’ambiente rispetto all’utilizzo del solo condizionamento ad aria.  L’equivalente di 26 normal racks; 1000 nodes; 2000 processori (4 core CPUs) = 8000 cores; 100 TB di capacità storage con utilizzo di IBM DS4700  L’uso della Cluster Resources Adaptive HPC Suite per fornire, a richiesta, un carico di lavoro misto tra Linux e Windows.
La University of Southampton è una delle principali nel Regno Unito, con una reputazione a livello mondiale grazie al livello della sua ricerca in diversi settori, quali engineering, scienza, scienze sociali, salute e scienze umane.    Con oltre 22.000 studenti, circa 5.000 persone nello staff, e un giro d’affari annuale di oltre £370 milioni, la University of Southampton è riconosciuta come una delle principali istituzioni nei campi della engineering, computer science e medicina. Combina l’eccellenza accademica con un approccio innovativo e imprenditoriale alla ricerca, con un approccio che impegna e sfida gli studenti e lo staff all’approfondimento della conoscenza. L’università ospita anche una serie di centri di ricerca di livello mondiale, inclusi il National Oceanography Centre, Southampton, l’Institute of Sound and Vibration Research, l’ Optoelectronics Research Centre, il Web Science Research Initiative, il Centre for the Developmental Origins of Health and Disease e il Southampton Statistical Sciences Research Institute.

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