Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 344

Posts Tagged ‘comprensione’

Barack e burattini

Posted by fidest press agency su domenica, 29 Mag 2011

La riunione del G8 in Francia è stata trasformata in un teatrino con interventi fuori copione, con affermazioni in libertà, come se la levatura della riunione potesse fornire autorevolezza anche alle affermazioni che il presidente del consiglio italiano, Silvio cav. Berlusconi, ha sciorinato, profittando delle regole non scritte della diplomazia, secondo le quali è sconsigliato mandare a quel paese uno dei partecipanti,  ha trattato i partecipanti come se fossero burattini pilotati dal puparo: baracca e burattini. Così ha potuto esibire una comprensione elargita dai capi di Stato e di governo alle sue contumelie, frutto solo delle regole di tolleranza della diplomazia. Con quelle affermazioni è stata anche svilita la capacità dei vari partecipanti di conoscere quanto è stato nascosto; ci vuole ben poco per ottenere dai vari servizi segreti anche i dettagli delle accuse sui reati che Berlusconi si ostina a chiamare giustizia ad orologeria, accanimento giudiziario, persecuzione giudiziaria, plotone di esecuzione, cancro della democrazia, metastasi delle istituzione, quando basterebbe una sola affermazione per identificare l’intera storia politica, economica, finanziaria, giuridica, penale del cavaliere: reiterazione dei reati.
Esibisce 24 processi e vanta assoluzioni che non ci sono state, bensì amnistie, prescrizioni, depenalizzazioni di reati; così l’amnistia di Pisapia, che l’avv. ha rifiutato per accedere in secondo grado alla completa assoluzione, non sarebbe una assoluzione, mentre le amnistie del cavaliere e le prescrizioni, lo assolverebbero da ogni colpa, lasciandolo immacolato e vergine, con fedina penale pulita e un vantato stato di incensurato, paragonabile alla verginità chirurgica di una aspirante sposa che mira al patrimonio dello sposo; nel nostro caso il patrimonio è quello degli elettori con il loro voto… si sente dire che il vento è cambiato, ma sarà un tornado ? (Rosario Amico Roxas)

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Filosofia e letteratura in Karol Woityla

Posted by fidest press agency su martedì, 4 gennaio 2011

Antonio Delogu e Aldo Maria Morace (a cura di) con il saggio introduttivo inedito di Karol Wojtyla “L’umanesimo di San Giovanni della Croce” pp. 278 Prezzo € 20,00 ISBN 978-88-401-8092-2 (Urbania editrice). Il pensiero di Papa Wojtyla ci avverte che la cultura oggi dominante nel mondo occidentale ha reso problematica la comprensione dei fondamenti dell’agire moralmente responsabile, mentre le etiche che giustificano ogni forma di nichilismo e di nomadismo morale non sono in grado di fornire risposte adeguate e saldi punti di riferimento.  Il senso profondo della riflessione filosofico-morale woitiliana, che trova nella descrizione fenomenologica della esperienza morale il suo nucleo vitale, consiste nel proporsi come una filosofia educante, volta alla ricerca della verità e del senso dell’esistenza degli uomini. Il valore della persona, il suo autodeterminarsi nell’esperienza della libertà e della responsabilità, orientate da valori universali, costituiscono la profonda trama della riflessione woitiliana. Trama nella quale l’intreccio teoretico-argomentativo è sostenuto dalla esperienziale evidenza che la vita umana non è semplice realtà fenomenica: questa capacità di scoprire il volto di Dio nel cuore tormentato e a volte sfigurato dell’uomo di oggi esprime la nota più originale delle opere di Wojtyla. Il volume presenta numerosi contributi che evidenziano l’originalità della lettura fenomenologica di Wojtyla nelle sue opere di letteratura, nella sua visione antropologica, nella dottrina sociale.

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Corso sulla comprensione interculturale

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

Bruxelles. Si è svolto al piano terra del grattacielo di Madou (Bruxelles), sede della Direzione Generale Istruzione e cultura della Commissione Europea, il corso di approfondimento sulla comprensione interculturale destinato ai dipendenti della Commissione, che ha visto il Rettore del Collegio Peter Howe e il professore Henry Thomas nel ruolo di formatori. E’ stata proprio la Direzione Generale Istruzione e cultura della UE a chiamare il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, essendo stata informata della peculiare materia, introdotta anni or sono, dal titolo “Arti e Culture del Mondo” (World Arts and Cultures), oggi parte del regolare programma di studio del Collegio nell’ambito del diploma di Baccelierato internazionale. L’interesse degli Uffici della Commissione si è fatto più pregnante nel presente momento in cui appare indispensabile educare le giovani generazioni ad un approccio interculturale in ambienti multietnici e multiculturali. I quasi 30 anni di esperienza dello UWC Adriatic nell’educare giovani con culture diverse (quest’anno sono 87 le nazionalità rappresentate), affrontando temi spinosi quali l’identità culturale, la religione, i diversi valori e percezioni del mondo, rappresentano infatti per la Commissione Europea un patrimonio di esperienze, prassi, metodi a cui attingere. Il Collegio del Mondo Unito di Duino, peraltro, proprio in linea con i propri obiettivi di comprensione interculturale, si è fatto promotore, con altri, della istituzione del Collegio del Mondo Unito di Mostar nella Bosnia Herzegovina, Collegio radicato in un una situazione culturale spesso e purtroppo dirompente. Ancora, in tutta l’area adriatica, lo UWC Adriatic, ha intrapreso da alcuni anni delle specifiche iniziative per l’educazione alla multiculturalità grazie alle risorse del progetto “PACE”, finanziato con risorse europee nell’ambito del programma Interreg Adriatico /IPA. Attività che si propone di continuare, conformemente alla richiesta dei Ministeri dell’Istruzione dei paesi del Sud Est Europa. Per gli eventi di Bruxelles, il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico è stato assistito dall’Ufficio di Rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia. All’incontro in Commissione era presente il nuovo Direttore Centrale degli Affari Internazionali della Regione dr. Augusto Viola.

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Giornata Universale dell’Infanzia

Posted by fidest press agency su sabato, 20 novembre 2010

Roma 23 novembre 2010, ore 9.30 (Museo della Civiltà Romana, EUR  promossa dall’Amministrazione comunale: il presidente nazionale Davide Guarneri interverrà nella tavola rotonda dedicata al tema “Creatività, Giochi, Tempi e Famiglia”.  Fu l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a raccomandare,  nel 1954, a tutti i paesi di istituire una “Universal Children’s Day” – Giornata Universale dell’Infanzia, da celebrarsi come giornata promotrice di comprensione reciproca tra i bambini e di attività per il benessere dei bambini di tutto il mondo.   La data del 20 novembre fu scelta in memoria del giorno in cui l’Assemblea Generale adottò la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo (nel 1959) e la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (nel 1989).
Nella solenne commemorazione di quest’importante ricorrenza “è importante – sottolinea Guarneri – non dimenticare che, anche in Occidente, si corre il rischio che i minori siano “invisibili”: si fa molto per i bambini, in termini di attività e di spazi specializzati, ma difficilmente si propongono politiche, tempi, leggi “a misura di bambino”.   “In un Paese che invecchia e si scorda del futuro – aggiunge – la tutela dei minori talora è impedita da interessi commerciali o di potere, così che nei media, nelle organizzazioni, nelle città, i bambini sia spesso solamente utenti, destinatari, clienti.”
L’A.Ge. ribadirà, anche in quell’occasione, che i diritti dei bambini si sostengono con i diritti della famiglia e dei genitori. Lasciando voce ai genitori, riconoscendone la cittadinanza nelle scuole, nelle amministrazioni, nel sociale, si creano le condizioni perché i bambini crescano in un ambiente accogliente e a loro misura.  Con un’attenzione anche agli adolescenti, anch’essi minori, ancor più fragili nel nostro tempo, ancor più considerati “target” da chi vuole offrire loro solamente evasione, sballo, facilità.

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Beni intangibili, un patrimonio dell’umanità

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Venezia 22 e 23 ottobre 2010 si terrà alla Stazione Crociere Terminal 103, il convegno internazionale: “The intangible cultural heritage: a world stage for the venetian traditions”. Organizzato dalla VTP Events, società interamente partecipata dalla Venezia Terminal Passeggeri S.p.A. gestore del Porto Passeggeri di  Venezia, l’appuntamento, unico nel suo genere nel panorama degli eventi a livello locale, presenterà il patrimonio culturale intangibile nazionale e le relative politiche italiane di tutela e salvaguardia, anche al fine  di promuovere una migliore conoscenza, comprensione, catalogazione e riconoscimento della ricchezza e  varietà del patrimonio culturale intangibile veneziano.  In seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco), è stata adottata nel 2003 la convenzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale intangibile (o immateriale, secondo il testo francese della convenzione) che ha per scopo il salvaguardare il patrimonio  intangibile delle comunità, dei gruppi e degli individui interessati, un capitale particolarmente vulnerabile del processo identitario culturale. Per il momento sono iscritti in questa lista come beni “italiani” l’Opera dei Pupi Siciliani, un’arte teatrale  unica nel panorama europeo, ed il Canto a Tenore dei Pastori del Centro della Sardegna in Barbagia, tra i più  straordinari esempi di polifonia del Mediterraneo, per complessità, ricchezza timbrica e forza espressiva. Per  l’anno in corso il nostro Paese in collaborazione con Marocco, Spagna e Grecia sostiene l’iscrizione nella lista della dieta mediterranea, modello nutrizionale ispirato alle abitudini alimentari dei Paesi di questo  bacino.  Tre le sessioni del convegno: la prima affronterà gli aspetti più strettamente giuridici della Convenzione  Internazionale UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Intangibile, e vedrà l’intervento tra gli altri, di Francesco Francioni, Istituto Universitario Europeo, Firenze, Toshiyuki Kono, Università di  Kyushu, Fukuoka, Cécile Duvelle, Capo della Sezione del Patrimonio Immateriale dell’Unesco e del Segretariato della Convenzione del 2003 sul patrimonio immateriale, Parigi.
La seconda verterà sulla ricchezza del patrimonio culturale intangibile nazionale ed in particolare veneziano (dalla Gondola al Carnevale di Venezia, dalla lavorazione del Vetro di Murano ai Merletti di Burano,  concludendo con la tradizione dei pregiati tessuti veneziani). Tra i relatori, Giovanni Puglisi, Presidente  della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Rettore della Libera Università di Lingue e  Comunicazione IULM, Milano; Pier Luigi Petrillo, Coordinatore del Gruppo di Lavoro UNESCO,  Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
L’ultima sarà infine riservata alla dimensione interdisciplinare del patrimonio culturale immateriale con le  relazioni di Francesco Bandarin, Direttore Generale dell’UNESCO per la Cultura, Parigi; Annette Kur,  Istituto Max Planck per la Proprietà Intellettuale, la Concorrenza e il Diritto Tributario, Monaco di Baviera, Università di Stoccolma; e Tullio Scovazzi, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Milano

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Libro: TU& IO

Posted by fidest press agency su sabato, 3 luglio 2010

Incontro, scontro e crescita nelle relazioni  Hal Stone – Sidra Stone  (Cod: ISBN 978-88-7273-635-7 288 pagine – € 18,00) Gli autori di Tu & Io accompagnano il lettore nell’affascinante scoperta di quello che succede quando entriamo in rapporto con gli altri – conoscenti, amici, colleghi o persone legate a noi da vincoli d’amore.  Le parole-chiave del sottotitolo – incontro, scontro e crescita – condensano le fasi tipiche dei rapporti. Con numerosi esempi tratti da tutti i tipi di relazioni, gli Autori svelano il gioco delle parti alla base di ogni interazione. Il filo conduttore che attraversa il libro è il Voice Dialogue, sviluppato dagli Stone nell’arco di 30 anni, che si fonda sulla comprensione dei molti diversi Aspetti che compongono ciascuno di noi. Quelli che appaiono come lati dominanti del carattere non rappresentano tutta intera la nostra personalità: altri Aspetti infatti sono stati ridimensionati o accantonati e reclamano in vari modi di essere riconosciuti e recuperati. Spesso sono tali Aspetti alla base delle nostre attrazioni e successivamente delle nostre difficoltà nel relazionarci con le altre persone. Con la guida degli Stone, le nostre relazioni potranno ampliarsi e trasformarsi da possibili fonti di disagio e sofferenza in opportunità di crescita e arricchimento.
Hal Stone- Sidra Stone  Coppia di psicologi e  psicoterapeuti americani conosciuti nel mondo come i creatori del Voice Dialogue (Dialogo delle Voci), un metodo di esplorazione di se stessi e degli altri di straordinaria efficacia. Hanno insegnato il Voice Dialogue in varie parti del mondo, come Stati Uniti, Inghilterra, Olanda, Svizzera, Israele, Australia, Italia. Tra i loro libri tradotti in italiano i più noti sono Il Dialogo delle Voci, Amrita, 1995; La Coppia viva, Crisalide, 2006; Il Critico interiore, a cura di F. Errani e G. Civita, Macroedizioni, 2009.

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Entra in scena l’Alzheimer

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2010

(Centro Maderna) Si chiama “Parole Mute” lo spettacolo teatrale scritto ed interpretato da Francesca Vitale che dopo aver vinto nel 2009 il premio Enriquez come “coinvolgente e toccante testimonianza” dell’amore di una figlia per il padre malato, continua a portare nei teatri italiani il dramma dell’Alzheimer. L’opera è composta da un unico atto composto da 17 quadri scanditi da contributi musicali, dove testo, immagini, video, voci dentro e fuori campo (fra quelle fuori campo spicca anche quella di Ottavia Piccolo) e musica si fondono per creare una sorta di dialogo con chi non c’è più. “La mia” ha commentato l’autrice/attrice “vuole essere una testimonianza, attraverso la mia storia, di quanto si possa imparare da questa esperienza dolorosa, attraverso la comprensione di tutti quei meccanismi di comunicazione extraverbale che questi malati posseggono e che consentono loro di rompere le barriere culturali che noi “sani” abbiamo e che spesso ci impediscono di essere fino in fondo quello che siamo.”

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1° marzo giornata di sciopero degli immigrati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2010

E’ nata sulla scia dell’iniziativa francese.  Una delle motivazioni addotte da tutti i sindacati è stata quella della possibile mancanza di comprensione da parte dei lavoratori italiani, soggetti e sensibili alle pressioni xenofobe. RadioRadicale.it rende pubblica una video-inchiesta che sconfessa questo principale alibi sindacale. A Brescia e Vicenza – luoghi a più alta concentrazione di lavoro operaio migrante ed esempio di quel nord eletto arbitrariamente a patria padana da una Lega maggioritaria – le interviste di fronte alle fabbriche testimoniano una realtà complessa, ma conscia delle difficoltà dei migranti nel nostro paese. Questi lavoratori sembrano meno sensibili di quello che si creda alle sirene leghiste, anzi riconoscono l’apporto decisivo per l’economia locale del lavoro migrante e, in molti casi, sono disponibili addirittura a scioperare insieme agli immigrati. La nostra inchiesta andrà avanti ma confidiamo che questo contributo possa essere di stimolo alle organizzazioni sindacali (tra le poche realtà a occuparsi fattivamente della difesa della condizione migrante), a riprendere, magari in questa occasione, la loro tradizione di inchiesta operaia: valido metodo per esprimere una propria conoscenza, che, come sappiamo, è la base di un buon deliberare.

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Einstein e il sasso

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

L’impossibile e la scienza di Gianpaolo Benincasa  Perché esiste l’universo? Chi siamo? Da dove veniamo? Perché ci siamo? Tali sono le domande alle quali l’uomo tenta di rispondere da sempre. Gianpaolo Benincasa ripropone queste problematiche spaziando in tutti i campi della scienza, dalla fisica alla biologia, dalla chimica alla cosmologia, esplorando tutto il mondo della Natura, dall’elemento più semplice (un sasso) a quello idealmente più complesso (la mente e il cervello di Einstein). Questi temi vengono affrontati in modo razionale e in opposizione al cosiddetto pensiero comune facendo tabula rasa delle molteplici credenze irrazionali che ostacolano la comprensione del nostro universo. Convinto che la vera conoscenza dell’universo necessiti dell’elaborazione di una fisica del tutto nuova, l’autore presenta originali e ardite ipotesi scientifiche sul tempo e sullo spazio, la cui natura viene profondamente mutata o addirittura annullata, anche se si riallacciano a teorie fisiche già esistenti e attualmente dibattute. Pagine 424 Euro 20,00 Codice 11824G ISBN 978-88-425-4330-3

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Serve il coraggio dei piccoli gesti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2009

Il killer agisce in pieno giorno, davanti ai passanti, a volto scoper¬to, non nascosto e sparando a bruciapelo; sa che non vi sarà alcuna reazione da parte di chi è presente e sa di non dover temere di essere riconosciuto. Il video rappresenta la forza del contesto criminale nel quale quei delitti sono maturati, forza speculare alla debolezza, quasi all’assenza, in quello stesso territorio, dello Stato inteso come collettività e centro di interessi comuni (quelli dei cittadini) perseguiti per il tramite delle istituzioni.  Di qui un giudizio di «comprensione» dell’omertà. Ma se quei cittadini che oggi hanno paura non prenderanno coraggio, le loro (e non solo) prospettive sono nefaste: sono destinati a divenire semplicemente un insieme di persone che abitano un territorio, non saranno mai più neanche una collettività. Ed il loro territorio, privo di regole volte alla tutela degli interessi e dei diritti di tutti ed a offrire a ciascuno eguali possibilità di affermazione, sarà sempre più luogo di sofferenza e sopraffazione. Non è necessario identificare il coraggio solo con gesti eroici o rivoluzionari. Penso piuttosto ad un modo di vita che come primo passo rinneghi l’illegalità, il fascino comodo dell’illegalità, a partire dalle piccole cose quotidiane: il non occupare un parcheggio riservato ai portatori di handicap, il dichiarare correttamente i propri guadagni, l’acquistare i programmi per il computer invece che scaricarli illegalmente, ecc…  Si tratta, cioè, di rappresentare attraverso il rispetto delle regole, il fatto che «l’altro» ci sta a cuore. Nulla di eroico. Se in certe zone d’Italia lo Stato è ora pressoché assente, chi guarda da lontano non può sentirsi solo legittimato a criticare o predicare: deve dare l’esempio, poiché se il senso del valore Stato non parte da dove le istituzioni funzionano meglio è impossibile pensare che si sviluppi dove esse sono prive di autorità. Se l’identificazione del killer è avvenuta grazie alla diffusione del video, significa che anche in quelle zone dove lo Stato è assente c’è chi conosce il significato della propria responsabilità di uomo e di cittadino. Allora forse la strada per riportare le istituzioni all’autorità necessaria per riconquistare quella parte del Paese e consegnarle un futuro di possibilità è più facilmente percorribile di quello che le immagini di quell’omicidio ci lasciano intendere. Ed abbiamo tutti un alibi in meno. Umberto Ambrosoli (figlio di Giorgio, avvocato e autore di «Qualunque cosa succeda») (in sintesi)

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L’ignoto che è dentro di noi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

(Edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Senza dubbio ci affascina la predisposizione che hanno certi uomini di mettere a frutto le proprie capacità intellettive così come, sottolinea Cabanis, lo stomaco e gli intestini fanno la digestione. “Anche il cervello digerisce in qualche modo le impressioni e produce organicamente la secrezione del pensiero.” Resta da vedere il coefficiente che noi riserviamo, a quest’unità centrale di memoria, per l’acquisizione dei dati da manipolare successivamente con il ragionamento. Essa va ricondotta all’esterno in modi e forme diverse se intendiamo capire questi supposti “geni silenti”, come li immaginava Hyden, e su quali elementi fondano la loro efficacia, anche se la comprensione dei linguaggi ci è proposta in modo inusuale.   Il riferimento mi tocca da vicino. Devo, innanzi tutto valutare se il “contatto” avuto, con il mio interlocutore, sia stato da me recepito e soprattutto in quale forma. Intendo riferirmi al suo interesse, nei miei riguardi. Lui presupponeva proprio questa facoltà “umana” di recepire ed inviare messaggi attraverso un sistema di comunicazione extrasensoriale.  Sappiamo altrettanto bene che questo genere di “dote”, pur comune a tutti gli esseri umani, non è attuabile, se non in presenza di una particolare condizione. Mi riferisco, per chiarezza espositiva, ad un pensiero che riesca a comunicare all’esterno e che po-tremmo definire “parallelo” nei confronti di quello che c’è noto. La sua diversità dipende dal fatto che appartiene ad un altro genere di legge fisica ed intellettuale. E’ una sorgente che proviene da un passato che ci precede e si rivolge ad un futuro che ancora non ci appartiene. Come le onde radio ci hanno portato prima la voce e poi l’immagine riflessa in un monitor, partendo da tecnologie sempre più evolute, così la mente riesce a comunicare su due diverse lunghezze d’onda per attraversare lo spazio e per raggiungere il soggetto delle nostre attenzioni.  L’altra memoria ha, invece, i suoi ben noti limiti. Siamo in grado, in un caso in luogo di un altro, di formare il numero della persona che vogliamo chiamare utilizzando il nostro personale video telefono senza fili.  E’ proprio il genere di contatto che il mio interlo-cutore ritiene abbiamo stabilito allorché mi ha rintracciato ed io ho ritrovato lui.  Cosa ci ha permesso di raggiungere, nella fattispecie, questa “condizione” non mi è del tutto chiara mentre la sua spiegazione mi giunge incomprensibile. Sta di fatto che il collegamento è avvenuto e, in linea teorica, come credo di aver dimostrato, vi sono i presupposti, anche scientifici, per esserne convinti. Quest’aspetto, ovviamente attende ancora un riscontro da “laboratorio”, nel senso che resta per il momento ancorato ad una intuizione teorica sebbene possiamo dire che incontra, sin dai tempi antichi, delle risposte esaurienti nella cultura esoterica. Quante volte, anche per nostra personale esperienza, ci siamo imbattuti in coloro che passano per “sensitivi” in quanto avvertono il richiamo di una “voce lontana”?  Le stesse condizioni di pericolo nelle quali c’imbattiamo nella vita, vengono, a volte, evitate o i suoi effetti negativi ridotti, proprio perché le “vediamo” anzi tempo e ci prepariamo al peggio. Si presume, in proposito, una costante attenzione riguardo alle nostre percezioni mentali dato che tale concentrazione non tutti possono renderla ottimale, nelle possibili diverse condizioni nelle quali possiamo trovarci. In queste come in altre circostanze, sempre seguendo il livello dei poteri occulti della mente, la sorpresa non manca. Dopo di tutto anche le onde magnetiche, che ben conosciamo, si rivelano solo se siamo in grado di “catturarle” con particolari apparecchiature. Il tenere spento, ad esempio, il telecomando non ci dà licenza d’avere proposto sul teleschermo una specifica immagine in un certo momento. Forse sta in me maturandosi, da quest’esperimento “eccezionale”, un rapporto tutto particolare che mi permette di trovarmi nella condizione di chi, ponendosi al di fuori di una situazione, riesce a comprenderla nella sua totalità più di quanto non sia in grado di farlo chi si pone all’interno di essa. In questo caso si finisce con l’essere confinati a capire soltanto le singole parti. Una comprensione che viene da lontano e mi fa affermare che è più antica del sapere. Essa, infatti, non ha limiti.  Un discorso, questo, che richiederebbe uno spazio ben maggiore di quanto al presente posso riservargli. Mi limito unicamente a qualche considerazione, in linea generale. Faccio cenno solo a quell’interessante teoria che immagina un “universo pensante”. Scaturisce da ciò un’unità di presenza che ci assorbe totalmente e ci pone su un diverso grado d’intendimento. Diciamo che, così poste, le nostre capacità di comprensione si articolano su più livelli. Vi è stata la conoscenza scientifica pre e post galileiana e consolidata da Einstein il quale, a sua volta, ci ha aperto nuove frontiere speculative. Ora stiamo preparandoci ad affrontare un percorso nel quale, ed in misura di gran lungo superiore rispetto alle svolte passate, noi assumeremo la consapevolezza, sia pure gradualmente, di un rapporto esistenziale diverso, con l’universo che ci circonda, e a comprenderlo nella sua interezza. A questo punto i parametri di raffronto diven-tano grandemente differenti rispetto ai nostri precedenti computi. Forse, a questo punto, solo la fantascienza può rendere tali “forme di vita” comprensibili ed accettabili facendoci digerire, di buon grado, le leggi fisiche che escono dalle nostre logiche di calcolo e di misura. Va in ogni modo considerato che la fisica contemporanea post-einsteniana ci pone già al cospetto di una realtà cosmo-logica diversa dai nostri tradizionali canoni di conoscenza, diciamo scolastica, anche se acquisita di recente. Tracce, in questo senso, le ho indicate nei miei lavori. (I° Tomo L’ultima e Nuova Frontiera).  Pensiamo ad una velocità superiore alla luce dove il tempo si ferma. Pensiamo alla materializzazione e dematerializzazione, alla materia e all’antimateria, ai buchi neri e via dicendo. A questo punto può avere un senso l’immaginare gli extraterrestri come tanti omini deformi e dalle teste enormi? Chi ci assicura che non siano già fra noi, come gli Dei che la mitologia greca volle rappresentarci? Supponiamo che possono essere delle creature che non sono nate sulla terra, ma provengono da lontane galassie. Esse possono avere le nostre stesse sembianze ed i robot e la cibernetica c’insegnano che la figura umana può essere modellata a piacimento.  Possono essere delle “entità” tanto simili all’uomo da non distinguerle. Vale anche per loro la morte fisica, ma anche la capacità di “scomparire” dissolvendosi nello spazio. (parte nona)

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Il mondo com’è!

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 agosto 2009

Se paragoniamo l’umanità tutta intera con un villaggio di 100 abitanti e se teniamo conto di tutti i popoli esistenti, questo villaggio virtuale sarebbe composto da: 57 asiatici, 21 europei, 14 americani (nord e sud), 8 africani, 52 sarebbero donne, 48 uomini, 70 non sarebbero bianchi, 30 bianchi, 70 non sarebbero cristiani, 30 cristiani, 89 sarebbero eterosessuali, 11 omosessuali, 6 abitanti possederebbero il 59 % della ricchezza totale, 6 verrebbero dalle USA, 80 non avrebbero l”abitazione, 70 sarebbero analfabeti, 50 sarebbero dipendenti di qualcuno, 1 morirebbe, 2 nascerebbero, 1 avrebbe un PC, 1 sarebbe diplomato. Se vediamo il mondo in questo modo, diventa chiaro che la comprensione, l’accettazione e l’istruzione sono necessari. Se ti sei svegliato questa mattina e non sei malato, allora sei più felice di 1 milione di persone che stanno per morire nei prossimi giorni. Se non hai mai vissuto la guerra, la solitudine, la sofferenza dei feriti o la fame, allora tu sei più felice di 500 milioni di persone al mondo. Se puoi andare in chiesa, senza paura delle minacce, dell’arresto e della morte, allora tu sei più felice di 3 miliardi di persone al mondo. Se si trova da mangiare nel tuo frigorifero, sei vestito, hai un tetto e un letto, allora tu sei più ricco di 75% degli abitanti di questo mondo. Se hai un conto in banca, un po’ di soldi nel tuo portafoglio o un po’ di monete in una cassettina, allora tu fai parte dell’8% delle persone più ricche del mondo. Quale fortuna per te! (L’équipe della Pastorale giovanile del Lussemburgo ha promosso questa riflessione sul proprio sito Internet).

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I nipoti raccoglieranno i tuoi frutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Carpent tua possa nepotes  (Virgilio) Perché, a volte mi chiedo, i bambini hanno bisogno che qualcuno racconti loro delle storie? Se vado a ritroso nel tempo e m’interrogo, su quell’età che mi ha attraversato, devo convenire che tutte quelle narrazioni generavano in me sentimenti contrastanti. Provavo, a volte, piacere, altra commozione, orrore, paura, curiosità. Nel loro insieme ebbero il privilegio di sviluppare la mia fantasia, di mettere alla prova i miei sentimenti, di misurare le mie emotività e di comprendere meglio la natura dei rapporti umani e le reazioni che potevano derivarne.  E’ tutto un coacervo d’eventi che ci stimolano, ci danno una misura delle nostre capacità di comprensione e nello stabilire una gerarchia di valori. Si formano immagini verbali e altre precipitano nell’abisso dell’oblio, poi tornano su per ricadere nell’oceano pacifico dell’incosciente, dove ogni tanto il flusso e il deflusso delle rimembranze suscitano tempestoso tumulto d’idee e di verbali reviviscenze. D’altra parte nella storia del linguaggio sappiamo molto bene che per prima cosa l’essere umano impara a parlare ascoltando, poi a scrivere. Il tutto, alla fine, si riunisce nei poteri rievocatori della mente, la memoria cosciente, quell’organica, che per mille incognite fila e si riannoda sulla piazza delle commemorazioni e delle rappresentazioni del simbolo fonico-grafico. Così come il movimento rassoda la muscolatura così milioni di unità neurotiche lavorano sinergicamente per la costruzione del nostro patrimonio intellettuale. E le storie narrate e tramandate verbalmente svolgono anche questo compito di eccitare il nostro emisfero sinistro, considerato il centro motorio della parola, detto di Broca, di affinarlo, di arricchirlo, di accentuarne il funzionamento. Così incominciò il tempo della mia infanzia fatta di tante cose e che marciavano, crescendo, con i ritmi dell’età.  Vi fu, infatti, il tempo per i giochi, esclusivi e totalizzanti prima dell’età scolare, e, poi, inframmezzati alle ore di scuola e di studio.  Vi erano, inoltre, periodi nei quali non si andava a scuola e allora si avvantaggiavano i trastulli, ma con l’aggiunta di qualche buon libro di lettura scelto per l’occasione dal maestro o dalla maestra più che dai genitori o da altri della famiglia. L’ora dei racconti si aggirava, per lo più, nel dopo cena. Eravamo, solitamente, reduci di un pasto abbondante e caldo: un minestrone, ad esempio e poi qualche bistecca di maiale alla brace con patatine arrosto, mele e pere cotte.  Restava, quindi, dopo il pasto serale, un’oretta d’intervallo prima d’andare a letto ed è qui che s’innestava quel momento magico che era impiegato per colmarlo con un racconto capace di farci venire gli occhi a “pampinella”.  Era un passaggio quasi obbligato per gli adulti per far superare ai bambini le consuete paure del buio, per renderli meno ansiosi, per evitare che enfatizzassero i piccoli rumori della casa. Se poi a orchestrare questi racconti ci pensava il nonno, con l’aggiunta di unaatmosfera calda e riposante derivante della brace che giaceva sotto un corposo strato di cenere, dopo aver dato il massimo di sé durante tutta la giornata, la scenografia si poteva dire perfetta.  Così persino i racconti un po’ vanesi diventavano accettabili e restavano nella memoria dei bambini per poi fantasticarci sopra con i compagni di giochi il giorno dopo. Ricordo la storia di una rondine di ritorno, in primavera, dalle lontane regioni, dove era andata a svernare e la sua sorpresa nel ritrovare il vecchio nido occupato da un passero. Lo invita a uscire, ma questi non si dà per inteso. Non vale un insistente pigolio e ancora il concorso delle altre rondini a far desistere l’intruso dalla sua postazione. Che cosa fanno, allora, le rondini? Decidono d’andare a prendere l’argilla per coprire il nido imprigionando l’incauto usurpatore. Alla fine mi addor-mentai con orecchie l’eco dei pigolii e a parteggiare per quelle rondini vittime di un prepotente e a sognarle, al tempo stesso, vendicatrici e giustiziere. Imparai, forse inconsapevolmente, che la roba degli altri non si tocca pena una punizione esemplare. Un’altra sera capitò di parlare dei lupi, forse stimolati da un lontano ululato e dal fatto che spesso la mamma ci raccomandava di non entrare nel bosco per non fare pericolosi incontri e se proprio lo si voleva era opportuno farlo in compagnia di uno o più adulti. Nel racconto questa volta i lupi volevano aggredire dei giovani vitelli, ma le loro madri, le vacche, prontamente si allea-rono e lanciando forti muggiti sottrassero i loro piccoli dagli artigli dilaniatori. Come dire: l’unione fa la forza. Un’altra volta fu l’improvviso nitrire notturno della cavalla della vicina stalla a solleticare la fantasia del nonno. La immaginò ansiosa d’uscire a galoppo dal suo giaciglio. Subito altre sparse al pascolo per la montagna risposero al richiamo nitrendo. La nostra fantasia fece il resto: cavalli nella notte a galoppo per raccogliersi tutti insieme nel ripiano dell’altura, fuori dal giogo, vogliosi di godere un momento di libertà e di riposo dalle fatiche quotidiane che l’uomo imponeva loro. Il giorno dopo vedemmo realmente un branco di cavali che pascolavano liberi nella pianura ed i loro nitriti si aggiunsero a quelli della notte. Non si sottrasse a una menzione nemmeno un insonne usignolo che intonò le sue melodie alla luna che, a sua volta, gli fece l’occhiolino lusingata da tanta canora attenzione. Intorno quasi a scuotersi da un torpore profondo gli fece eco il fogliame novello del bosco con un concerto di armonie. Era un canto particolare che suscitava la contrarietà dell’albero fronzuto, la sorpresa della civetta mentre un topolino distratto dall’improvviso suono si lasciava ghermire da un predatore. Era il gioco delle parti, quello che per i più grandicelli si chiamava “catena alimentare.”.  Significava anche che vi era un tempo per vegliare e un altro per dormire e che vi sono animali notturni e altri diurni. Alterare quest’equilibrio naturale non era saggio né opportuno.  Le storie, tuttavia, non parlavano solo d’animali, della formica industriosa e previdente o della cicala canterina e sprecona o del grillo parlante, ma toccavano ambiti nei quali i nostri simili sono vissuti o continuavano ad esistere in condizioni d’estremo disagio fisico e morale. Non sfuggiva al narratore la rilevanza delle zone malariche e inospitali così come di esseri umani pallidi, terrei, denutriti, di ragazzi tapini, anemici, dal ventre enormemente gonfio dissonante con la manina della persona scheletrita.  Era l’altra faccia della medaglia che metteva a confronto bambini amati e ben pasciuti, con un tetto dove ripararsi, un camino dove riscaldarsi e ovattati dall’amore dei propri cari da quelli ai quali tutto ciò era negato ed erano costretti, per vivere, a elemosinare un tozzo di pane.  Noi prendiamo coscienza dal racconto di tutte queste realtà e apriamo la nostra mente alla consapevolezza d’esistenze enormemente variegate che possono farci ridere e divertirci ma anche indurci a riflettere sulle nequizie umane e le perversità che ci allontanano anni luce dalla ragione e dall’intelligenza di cui vorremmo essere, comunque, dei portatori esclusivi.

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Offerta formativa

Posted by fidest press agency su sabato, 6 giugno 2009

Principato Monaco. L’Università Internazionale di Monaco annuncia la creazione di un nuovo Master of Science in Master’s in International Business & Global Affairs (MIBGA). Il nuovo programma, della durata di 10 mesi, partirà a settembre 2009, una formazione intensiva in inglese, con un approccio interdisciplinare basato sull’apprendimento di differenti discipline, orientato alla comprensione della globalizzazione e della geopolitica.  A differenza di altri programmi che propongono o un master in affari internazionali oppure un master in relazioni internazionali, l’Università Internazionale di Monaco propone un corso bivalente, con una componente di « international business » doppiata da una di « global affairs ». In questo modo il programma risulta molto completo, offrendo al contempo un insegnamento teorico indispensabile alla comprensione dei fenomeni globali e un insegnamento pragmatico, basato sull’esperienza di professionisti esperti nei loro specifici domini di competenza.  Integrano il curriculum dei viaggi-studio, di cui almeno due nei paesi dell’Unione Europea, la creazione di un progetto umanitario in collaborazione con una ONG locale, per offrire delle esperienze sul campo.  I diplomati del Master saranno operativi già dalla fine degli studi.  Anche la durata dei corsi rappresenta un punto di distinzione rispetto agli altri Master, generalmente di due anni. Come tutti i Master offerti dall’Università Internazionale di Monaco, anche il nuovo Master in Master’s in International Business & Global Affairs dura 10 mesi, ideale per gli studenti che mirano a completare la proprio formazione per entrare velocemente nel mondo del lavoro. L’obiettivo del MIBGA è di formare dei futuri manager e dirigenti responsabili, con una coscienza civile e un buon coinvolgimento nel sociale. Al termine di questa formazione, i diplomati avranno le conoscenze e gli strumenti necessari per intraprendre delle carriere internazionali ad alto livello, che sia in un’impresa o in seno di orgnanizzazioni internazionali (ONG o agenzie non governative), oppure nel campo diplomatico.

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