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Posts Tagged ‘compromesso’

BCE: l’arte del compromesso e l’opportunità mancata

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. La BCE ha annunciato i risultati della Strategy Review. La review ha avuto inizio nel 2020 e ha subito forti ritardi a causa della pandemia. Il processo ha visto coinvolti ben 13 gruppi di lavoro, i cui risultati saranno presentati in working papers che la BCE pubblicherà nelle prossime settimane.Ci sono quattro cambiamenti principali: primo, il nuovo target sarà 2%, non più “poco al di sotto del 2%”; secondo, negli anni a venire includerà i costi delle attività immobiliari (housing) nell’indice di inflazione, come fanno già altre banche centrali; terzo, il “pilastro monetario” sarà rimpiazzato da un pilastro “monetario e finanziario”, presumibilmente per includere analisi regolari sulle condizioni finanziarie spesso menzionate dalla Lagarde; quarto, fattori legati ai cambiamenti climatici saranno inclusi nelle sue analisi, nei programmi di acquisti e nel framework monetario.L’inclusione delle attività immobiliari nell’inflazione era probabilmente nelle attese e dovrebbe alzare l’inflazione misurata al margine di 10-20 punti base. La revisione formale del target a un 2% simmetrico era senz’altro anch’essa attesa dal mercato. In generale, portare l’obiettivo d’inflazione da “poco sotto il 2%” a un 2% simmetrico equivale ad alzare il target e quindi – ceteris paribus – va al margine nella direzione di una politica monetaria più espansiva. Il contesto in cui vengono prese queste decisioni è importante. L’inflazione in eurozona negli ultimi dieci anni è stata in media 1.2%, poco più della metà del target. Ci si attendeva forse qualcosa di più concreto dalla BCE su come riportare l’inflazione al target. Invece la BCE si è limitata a menzionare gli strumenti esistenti (tassi d’interesse, forward guidance, QE, LTRO) e a dire in maniera generica che ne avrebbe introdotti di nuovi ove fosse necessario. E che dire dell’inflazione? La BCE avrebbe potuto annunciare ad esempio che avrebbe cercato di portare l’inflazione oltre il 2% per un periodo, al fine di compensare in parte la bassa inflazione degli ultimi anni. Questa è l’essenza dell’Average Inflation Targeting (AIT) annunciato dalla Fed a Jackson Hole nel 2020. Oppure la BCE avrebbe potuto fornire delle indicazioni su come avrebbe cercato di mantenere la sua politica di acquisti flessibile anche dopo la fine del PEPP, prevista per marzo 2022. Invece, nulla di tutto questo. Quando – come adesso – i tassi sono prossimi al cosiddetto effective lower bound (cioè il limite oltre il quale non è prudente tagliarli), la BCE sostiene che si creano delle condizioni particolari. Non potendo tagliare i tassi, la banca centrale deve prendere delle misure forti per evitare che le aspettative d’inflazione si deteriorino. Fare questo può condurre a un periodo temporaneo d’inflazione sopra il target, secondo la BCE. Può sembrare un passo verso AIT, e in effetti lo è, ma è davvero molto timido. Inoltre, la stessa Lagarde ha detto che non ci saranno conseguenze materiali sulla politica monetaria. Sarebbe sbagliato – e ingeneroso – dire che non è cambiato niente. La BCE ha contribuito a chiarire il suo obiettivo d’inflazione e renderlo trasparente. I working papers che saranno pubblicati nelle prossime settimane forniranno senz’altro materiale di studio interessante. Ciò detto, va ricordato che la BCE prevede l’inflazione solo all’1.4% tra due anni, nonostante lo stimolo monetario già messo in atto. Il problema di un’inflazione ben sotto il target è reale e richiede misure forti. La chiara sensazione è che la BCE avrebbe potuto fare di più e che la necessità di trovare un compromesso tra i vari membri abbia impedito una soluzione più ambiziosa. Molti dei nodi irrisolti verranno inevitabilmente al pettine nei prossimi mesi. Per adesso, la Strategy Review è indubbiamente un passo avanti, ma anche un’opportunità mancata.

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Salvataggio anti-Covid: Trump frena sul compromesso bipartisan e inguaia i repubblicani

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2020

By Domenico Maceri. “Perché fermarsi a 600 dollari a persona? Perché non 1000? Perché non 2 mila?” Con queste domande il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, esprimeva la sua opposizione al pacchetto di salvataggio per affrontare i disagi economici causati dalla pandemia. Il senatore Bernie Sanders, democratico socialista del Vermont, ha però giustamente risposto che Paul non si era preoccupato quando votò coi membri del suo partito per i massicci sgravi fiscali che hanno beneficiato gli ultraricchi.Il pacchetto approvato con voti bipartisan alla Camera (259 sì, 53 no) e al Senato (92 si, 6 no) spenderebbe 900 miliardi, offrendo 600 dollari per ogni adulto e bambino in famiglie con reddito inferiore a 75mila dollari annui, sussidi ai disoccupati, alle piccole imprese e fondi per il vaccino anti-Covid. Anche le scuole e gli ospedali riceverebbero sussidi e gli inquilini beneficerebbero di una moratoria sugli sfratti. Si tratta di un compromesso inadeguato, come ha ribadito Sanders, ma molto meglio di niente. In effetti, si è trattato di negoziati durati parecchi mesi e alla fine, con la spinta di Joe Biden, presidente eletto, si è arrivati al compromesso. Anche Donald Trump ci ha guadagnato poiché il pacchetto include 1,4 miliardi di dollari per continuare la costruzione del muro al confine col Messico.Ci guadagnerebbe anche Mitch McConnell politicamente poiché la nuova legge aiuterebbe i due candidati al Senato in Georgia, Kelly Loeffler e David Perdue, che stanno lottando per la loro rielezione la quale sarà decisa nel ballottaggio il 5 gennaio. Un’elezione importante poiché il suo esito potrebbe essere determinante per fissare la maggioranza al Senato. Trump era rimasto in grande misura fuori dalle negoziazioni delegando il compito al suo rappresentante Steve Mnuchin, ministro del Tesoro. Negli ultimi mesi l’attuale inquilino della Casa Bianca si è concentrato nell’elezione e dopo l’esito negativo del 3 novembre ha passato molto del suo tempo con denunce e pressioni politiche, cercando, senza successo, di ribaltare i risultati elettorali.Il pacchetto doveva arrivare alla sua scrivania e tutto faceva prevedere che lo avrebbe firmato. Inaspettatamente, però, come spesso fa, il 45esimo presidente ha cambiato idea. In un video rilasciato qualche giorno fa ha indicato che la legge consiste di “una vergogna” per le “spese inutili” ma allo stesso tempo ha indicato che 600 dollari per ogni adulto non sono sufficienti. Vuole che ogni americano riceva 2mila dollari. L’annuncio è stato subito accolto con entusiasmo da Nancy Pelosi, leader della maggioranza democratica alla Camera, e Chuck Schumer, leader della minoranza al Senato, dichiarando la loro disponibilità. Silenzio però dai repubblicani e da McConnell i quali avevano resistito, limitando i sussidi a 600 dollari. Trump non ha esplicitamente minacciato di imporre il suo veto ma lo ha dato ad intendere. Le due Camere avrebbero ampi margini per annullare il veto ma adesso con l’offerta di dare 2mila dollari, McConnell si trova nei guai dovendo lottare contro questa anomala “alleanza” fra Trump e i democratici.In Georgia, dove è in corso la campagna elettorale dei due seggi senatoriali, Perdue, uno dei due candidati repubblicani, aveva già fatto mandare in onda annunci televisivi in cui faceva riferimento allo stimolo e gli assegni che sarebbero ricevuti dai georgiani. Adesso tutto sembra falso. Inoltre, il fatto che invece dei 600 dollari Trump ha detto che la cifra doveva essere 2mila, mette in cattiva luce Perdue e Loeffler, l’altra candidata repubblicana. In effetti, Trump ha aiutato indirettamente i due candidati democratici Raphael Warnock e Jon Ossoff i quali favoriscono anche loro 2mila dollari di sussidi.McConnell aveva tacitamente approvato i tentativi di Trump di ribaltare l’esito elettorale ma il suo recente annuncio che il Collegio Elettorale si era espresso ed aveva scelto Biden non aveva fatto piacere al presidente uscente. Con la sua richiesta di aumentare il sussidio a 2mila dollari Trump ha voluto ricalcare il suo dispiacere verso il presidente del Senato e quei repubblicani che hanno alzato bandiera bianca nell’esito elettorale. Il presidente uscente ha inoltre attaccato McConnell direttamente asserendo che il senatore del Kentucky e altri sette suoi colleghi sono stati rieletti solo grazie al suo endorsement.McConnell e i repubblicani alla Camera Bassa si trovano nei guai dovendo affrontare il dilemma se procedere a annullare il probabile veto di Trump. Questi ha una storia poco chiara sulle sue imposizioni di veto. In alcuni casi ha minacciato e poi ha cambiato idea. Una possibilità sarebbe di usare il cosiddetto pocket-veto (veto in tasca), ossia di non agire per dieci giorni, alla conclusione dei quali la legge entrerebbe in vigore senza la sua firma. Ciò che preoccupa di più Trump però non è affatto lo stimolo né la pandemia in corso. L’attuale inquilino della Casa Bianca (per altre tre settimane) continua a dimostrare il suo narcisismo preoccupandosi per il suo futuro. La pandemia e i grossi problemi economici degli americani non sembrano interessarlo. Ha dato segnali che non sarà alla Casa Bianca il 20 gennaio, il giorno dell’inaugurazione di Biden. Trump ha proprio di questi giorni iniziato le sue vacanze natalizie nel suo resort a Mar-a-Lago, la sua residenza in Florida. Secondo alcuni, potrebbe passare lì le ultime tre settimane del suo mandato e non ritornare più alla Casa Bianca.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Dl sicurezza: testo troppo morbido è compromesso a ribasso della Lega con M5S

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

“Il testo del Decreto sicurezza approvato in Commissione Affari costituzionali è troppo morbido, frutto di un compromesso al ribasso della Lega con il M5S. Addirittura il provvedimento che giungerà in Aula nel corso delle votazioni è stato reso ancora più blando con il ritiro di una serie di emendamenti da parte del governo. Fratelli d’Italia è sconcertata per la bocciatura da parte della maggioranza di tutti gli emendamenti che erano stati presentati, volti a migliorare il decreto e dare maggiore sicurezza agli italiani. Sono state bocciate le richieste di abolizione, veramente e non a parole, della cosiddetta protezione umanitaria; di sgombero dei campi rom abusivi; di revoca della protezione internazionale per i reati di sfruttamento della prostituzione e istigazione a delinquere; di potenziamento dell’operazione ‘Strade sicure’; di istituire sezioni speciali nei Tribunali per il contrasto alla mafia nigeriana e cinese; di rafforzare l’attività di contrasto alle occupazioni abusive; di prevedere misure a favore delle Forze dell’Ordine. Ciononostante Fratelli d’Italia non si arrende e ripresenterà tutti i suoi emendamenti in Aula al Senato, per provare a dare agli italiani la sicurezza di cui hanno drammaticamente bisogno”. Lo dichiara in una nota il gruppo al Senato di Fratelli d’Italia.

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Il compromesso di Menenio Agrippa

Posted by fidest press agency su sabato, 23 settembre 2017

menenio agrippaIl senato inviò per sedare la secessione della plebe a parlare Menenio Agrippa, uomo eloquente e caro alla plebe, che raccontò quello che poi è diventato un famoso apologo: ‘‘C’era una volta in cui nell’uomo le parti non erano congiunte armonicamente in un solo organismo, ma ogni membro aveva la sua volontà e la propria voce. In quel tempo le altri parti del corpo, indignate perché le loro fatiche e i loro servigi servissero solo a procurare beneficio al ventre, che se ne stava tranquillo nel mezzo a non far altro che godere dei piaceri che gli erano procurati, si accordarono fra loro decidendo che le mani non avrebbero più portato cibo alla bocca, che la bocca non avrebbe accettato cibo, né i denti avrebbero più masticato. Accesi così dall’ira, mentre volevano domare il ventre con la fame, anche mani, bocca e denti, insieme a tutto il corpo, si ridussero in uno stato di estremo esaurimento. Fu allora chiaro che anche la funzione del ventre non era oziosa e che esso non è nutrito solo per il proprio vantaggio ma perché mandi in cambio a tutte le parti del corpo quel sangue che dà vita e forza e che riceve appunto in virtù del cibo digerito”.

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Accordo Unione europea-Canada

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

ottawa-panorama1Commentando l’annuncio del raggiungimento di un compromesso sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, Federica Ferrario, responsabile Progetti Speciali di Greenpeace Italia, dichiara: «È deludente constatare come il dibattito pubblico sul CETA venga soffocato nonostante ce ne sia un gran bisogno. Difficilmente le modifiche concordate nelle ultime ore potranno affrontare tutti i gravi problemi legati a questo accordo. Esamineremo il testo concordato dal Belgio, per verificare la reale portata e il peso legale in caso di approvazione da parte degli altri Paesi membri e del Canada. In Europa sono milioni i cittadini che protestano contro accordi come CETA e TTIP, l’Italia e l’Ue hanno dunque l’obbligo morale di fissare standard commerciali elevati, in grado di tutelare le persone e l’ambiente», conclude Ferrario.

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Ci siamo o ci facciamo?

Posted by fidest press agency su domenica, 25 settembre 2011

Monumento al capo del Governo italiano Benedet...

Image via Wikipedia

Abbiamo già segnalato la stranezza di un contrasto tra la Lega e il Pdl che parte dal martedì alla domenica e che il lunedì regolarmente si ricompone. Anche nel caso Marco Milanese, e in altre situazioni analoghe, si è ripetuto il medesimo rituale, fatta salva qualche piccola eccezione ma che, chiaramente, non avrebbe compromesso la tenuta del governo come nel caso Papa. Ora è la volta del ministro Tremonti reo di aver dato più valore ad un meeting internazionale, di massima importanza, invece di precipitarsi alla camera per appoggiare il suo “amico” Milanese. Sarebbe apparso davvero strano se fosse accaduto il contrario con una crisi economica così grave. E anche in questo caso tutto appare come l’ennesima “messa in scena” destinata a far emergere il dissenso interno per poterlo individuare, poichè nel caso specifico vi sono stati per lo meno sette franchi tiratori, e, nello stesso tempo, per riempire di suspense uno spazio politico dai contenuti alquanto scarsi sul piano delle realizzazioni. Sta di fatto che questo governo e questa maggioranza non hanno nessuna intenzione di mollare e nutrono la fiducia di poter recuperare il proprio default politico per le prossime elezioni, e non sarebbe la prima volta che, in extremis, ci riescano. D’altra parte la circostanza che le opposizioni gridino alle dimissioni rischia di diventare controproducente e stanchevole per l’udito dell’elettorato. Fino a quando, si chiedono gli amici del cavaliere, possono andare avanti senza finire nel ridicolo? Definimmo la situazione surreale oggi potremmo aggiungervi una larga dose di sadomo-masochismo. Certo dovrebbe far sbizzarrire i sociologi, quelli adusi a valutare gli umori delle folle, per capire meglio la patologia di una massa che sembra votata all’autodistruzione, al continuo farsi del male e a provarci piacere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Imballaggi alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2011

La relatrice del Parlamento europeo, Renate Sommer (PPE, DE), che aveva guidato i negoziati con il Consiglio sfociati in un accordo, nel corso del dibattito in Aula ha dichiarato che “nonostante le differenze politiche e ideologiche nel Parlamento europeo, nonostante le convinzioni ideologiche nazionali, siamo riusciti a raggiungere un buon compromesso. Le nuove norme prevedono maggiori e migliori informazioni per i consumatori, in modo che possano fare scelte consapevoli al momento dell’acquisto. Inoltre, anche l’industria alimentare dovrebbe beneficiarne, ci dovrebbe essere maggiore certezza del diritto, meno burocrazia e una migliore legislazione in generale (…) ciò è molto importante per le PMI (…) più dell’80% del settore alimentare europeo è costituito dalle PMI”. La relazione è stata approvata con 606 voti favorevoli, 46 voti contrari e 26 astensioni.
Secondo le nuove disposizioni, il contenuto energetico e le percentuali di grassi, grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale, dovranno tutte essere indicate in una tabella comprensibile sull’imballaggio, insieme e nel medesimo campo visivo. Tutte le informazioni dovranno essere espresse per 100g o per 100ml e potranno inoltre, anche essere espresse in porzioni. Attualmente, tutti gli ingredienti – incluse le sostanze allergeniche – devono essere indicati sulle etichette dei cibi preconfezionati. In futuro, per il consumatore sarà più semplice capire se un prodotto contiene sostanze allergeniche, perché le stesse saranno messe bene in evidenza nella lista degli ingredienti. In questo modo, il consumatore potrà trovare immediatamente le informazioni sugli allergeni. Le nuove regole stabiliscono inoltre che le informazioni sugli allergeni dovranno essere fornite anche per i cibi non imballati, ad esempio quelli venduti nei ristoranti o nelle mense. Gli Stati membri potranno adottare misure per decidere in che modo l’informazione dovrà essere fornita al consumatore. L’origine di certi cibi, come ad esempio quella delle carni bovine, del miele, dell’olio d’oliva, della frutta fresca e degli ortaggi, deve già essere indicata sulle etichette, secondo una specifica legge di settore. L’indicazione è già obbligatoria laddove in sua assenza il consumatore possa essere indotto in errore. Su richiesta del Parlamento, questo requisito dovrà ora essere esteso anche alla carne suina, bovina, caprina e alle carni di volatili. In futuro, l’etichettatura del Paese d’origine potrebbe essere estesa a altre categorie di cibo (come la carne utilizzata come ingrediente, il latte o gli alimenti non trasformati), ma prima la Commissione dovrà effettuare valutazioni d’impatto per verificare la fattibilità e i costi potenziali che tali obblighi d’etichettatura comporterebbero. Le nuove regole assicureranno inoltre che i consumatori non saranno fuorviati dalla presentazione degli imballaggi alimentari, riguardo all’aspetto, alla descrizione e alla presentazione grafica, che saranno resi più comprensibili. La carne ottenuta dalla combinazione di più parti di carni dovrà essere indicata come “carne ricomposta”, lo stesso varrà per il pesce, che sarà indicato come “pesce ricomposto”.
Non appena la legge sarà approvata e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE, gli operatori economici del settore avranno a disposizione tre anni per adattarsi alle nuove norme

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Ai miei 656 amici virtuali della rubrica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2009

La presente è inviata ai miei 656 amici virtuali con i quali, giornalmente, commentiamo i fatti del giorno e anche altro. Da più parti mi è stato chiesto il mio orientamento politico, ma non solamente teorico, ma rapportato alla concretezza di una scelta. Che il berlusconismo non mi piace, credo di averlo ampiamente documentato, anche perché ne intuisco i pericoli, verificando l’itinerario fin qui seguito. La mia idea politica è senza dubbio centrista, ma di un centrismo sociale, lontano da ogni fondamentalismo, vuoi politico che confessionale. Ma oggi non esiste un Centro degno di tale identificazione, in quanto il partito che cerca di rifarsi alla centralità politica, risulta compromesso con un pesante precedente quando si è legato per cinque lunghi e interminabili anni al berlusconismo, votandone anche le leggi ad personam e difendendo il leader dagli attacchi che giustamente gli venivano rivolti. A ciò si aggiunge la presenza di personaggi compromessi con strutture che niente hanno a che fare con la correttezza civile. Non resta che il PD,  pur con le tante manchevolezze che assillano tale partito, che non è ancora “partito” veramente. Ora si dibatte nella ricerca del leader, con la speranza di trovare il personaggio perfetto per tale ruolo. Sfugge la concretezza che oggi serve l’uomo giusto e non l’uomo perfetto. Per questo andrò a votare con convinzione per Pierluigi Bersani, ritenendolo l’uomo giusto, al momento giusto, al posto giusto. L’ho sentito parlare in questi giorni in occasione di una campagna elettorale che elettorale non è, si tratta solamente della presentazione del programma sul quale gli elettori devono decidere.  Bersani ha parlato con chiarezza perché voleva farsi capire, con un fraseggio breve e incisivo, privo delle architetture del politichese; ha parlato anche da “incazzato”, ed è quello che più mi è piaciuto, anche se senza la bava alla bocca, ma solo per pudore di immagine, pur dimostrando una scelta irreversibile, senza se e senza ma. Nell’attuale maggioranza sono in corso le grandi manovre, gli allenamenti intensivi, per sbolognare il cavaliere e prenderne il posto… e anche il pasto; è questo il momento determinante per offrire agli elettori l’alternativa nazionale e sociale. Certo, se ci fosse un vero centro con Bruno Tabacci! (Rosario Amico Roxas)

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Il male oscuro del Pd

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 luglio 2009

Simplicio dialoga con Rosario Amico Roxas: In questi giorni si assiste a qualcosa di “surreale” riguardo la contesa elettorale per la guida del partito tra Franceschini e Bersani e tra i quali vi fanno da contorno i maggiorenti di partito da D’Alema che punzecchia Fassino agli amici di Prodi e via di questo passo. Sarebbe lungo e tedioso elencarli tutti. Sono, per lo più, figli della vecchia nomenclatura. E’ qui il primo errore per un partito come il Pd che ha “assemblato” due anime: quella dei cattolici o cattocomunismi o cattocristiani che a dir di voglia e quella degli ex padri e figli della scuola di partito di Frattocchie. Cosa dovrebbe insegnarci questo stato di cose? Dovrebbe, per lo meno, dal pantano in cui si è invischiato, proporre un nome della nuova generazione poco compromesso con il passato e la vita vissuta dei rispettivi e precedenti partiti. In questo sforzo non manca il contributo di Rosario e dobbiamo essergliene grati. L’uomo, per lui, potrebbe essere Brino Tabacci. Non intendo, personalmente, impelagarmi con i nomi partendo dal presupposto che oggi sulla scena politica non vi sono né statisti né leader carismatici, ma purtroppo prevalgono i faccendieri, i lobbisti e persino i “politici puri” ma che hanno il sapore acido della pietanza andata a male. A mio avviso prima di parlare di “uomini” da mettere alla guida di un partito mi chiederei cosa vorremmo che fosse. Vorremmo che recuperasse, innanzitutto, credibilità agli occhi della gente e assumesse l’iniziativa politica contornandosi non di acquiescenti lacchè ma di persone competenti e preparate ad affrontare una battaglia politica che si deve sostenere sul terreno mediatico, del botta e risposta, della proposta, dell’immagine e soprattutto d’avere tanta sensibilità da percepire anzitempo gli umori della gente e di saperli gestire. Sono stato sempre convinto che la maggioranza dell’elettorato italiano è per il centro-sinistra e lo sa anche Berlusconi. Ma lui, ma forse un po’ meno noi, sa come neutralizzare questa “anomalia” tanto che pur di non scontentare l’alleato leghista ne sposa la sua causa e ne tollera le devianze. Qual è il suo obiettivo? Dimostrare che con il centro-destra si può governare poiché è monolitico mentre il centro-sinistra è litigioso, diviso e con leadership raffazzonate che al primo colpo di vento mandano i loro cavalli di razza a zampe all’aria. E il messaggio convince a dispetto degli errori per non dire di peggio che l’attuale coalizione e il suo leader commettono. Avevo già scritto una lettera personale agli esponenti del centro sinistra invitandoli a una pausa di ripensamento perché a mio avviso sia Franceschini sia Bersani vanno considerati gli uomini sbagliati al posto sbagliato né il Pd può permettersi un’altra candidatura se non ha raggiunto un chiarimento al proprio interno a meno che voglia rischiare il ridicolo. Del resto nessuno può dirigere un partito finché è forte la presenza dei maggiorenti, come dire vi sono troppi galli nel pollaio. Occorre sfoltire tale assembramento. Non penso ad un unicum ma a una guida che sappia rappresentare la sintesi di un parlare politico e non un mediatore tra le opposte passioni e che per parlare agli italiani deve tener conto degli umori ondivaghi dei suoi critici interni.

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La conferenza Onu sulla crisi snobbata dai paesi ricchi

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

Si è aperta al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, nell’indifferenza dei governi dei Paesi ricchi, la conferenza indetta per discutere della crisi finanziaria e economica e dei suoi impatti sullo sviluppo. Un momento di grande importanza per la maggioranza degli Stati del Sud, ma trascurata da quelli del Nord. A testimoniare questa situazione, a New York sono attesi oltre trenta capi di Stato in provenienza da Paesi dell’Africa, Asia e Sud America, mentre la quasi totalità delle delegazioni dall’Europa e dagli altri Paesi del Nord sarà di basso profilo. Negli ultimi giorni i negoziatori hanno lavorato febbrilmente per trovare un compromesso per un testo finale. Le voci che circolano nei corridoi dell’ONU confermano una divergenza, se non una vera e propria spaccatura, tra Nord e Sud del mondo. Da una parte, i Paesi del Sud chiedono di poter avere voce nel processo di elaborazione di soluzioni per uscire dalla peggiore crisi finanziaria dal dopoguerra a oggi, e hanno lavorato per un testo finale forte, che desse al sistema delle Nazioni Unite un ruolo importante per il prossimo futuro. Dall’altra, i Paesi più ricchi che tendono a sminuire questo ruolo, e che di conseguenza sembrano volere lavorare per un testo “al ribasso”, così da poter discutere di proposte concrete in altri luoghi, dal G20 al FMI.  In questa situazione il rischio è quello che la conferenza di New York rappresenti un’altra occasione persa, l’ennesima, da due punti di vista. Da una parte è difficile che verranno assunte nel testo finale le decisioni operative che sarebbero necessarie e urgenti per cercare di aiutare i Paesi più deboli, che non hanno nessuna responsabilità nella crisi ma che ne pagano pesantemente le conseguenze. Dall’altra, in maniera ancora forse più grave, si perderà l’opportunità di rinforzare un processo democratico e multilaterale che solo l’ONU, con tutti i suoi limiti, può oggi garantire. Nelle parole di Martin Khor, del South Centre, “le nazioni della terra sono qui a New York per cercare delle soluzioni alla peggiore crisi degli ultimi decenni a poche centinaia di metri dall’epicentro della crisi stessa”. E’ questa la distanza che separa il Palazzo di vetro dell’ONU da Wall Street, cuore pulsante della finanza mondiale. Un modo per sottolineare come siano gli Stati più ricchi a portare l’intera responsabilità di questa crisi.

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