Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘comunità’

Scuola: La sfida della “telemedicina di comunità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2021

Sei scuole superiori romane, 120 studenti nel ruolo di “i-tutor”, 12 volontari della conoscenza senior, 15 associazioni del territorio e 500 over 65 raggiunti. Sono i numeri dell’edizione pilota di “Insieme si riparte”, il progetto nato dalla collaborazione tra l’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani, Regione Lazio e Fondazione Mondo Digitale per contrastare in emergenza sanitaria l’isolamento delle persone anziane e guidarle all’uso dei servizi online per la salute. L’evento finale si è concluso con la partecipazione dei protagonisti del progetto e l’intervento del presidente della Società italiana di geriatria ospedale e territorio (Sigot) Alberto Pilotto.Oltre al servizio di assistenza a distanza, il progetto ha previsto anche la realizzazione di una guida alla salute digitale nel Lazio e di video tutorial fruibili da cellulare, disponibili sul sito http://www.insiemesiriparte.org

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Ergastolo ostativo, Comunità Papa Giovanni XXIII: «La soluzione è la rieducazione»

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

Il contributo al dibattito firmato dal Presidente Giovanni Paolo Ramonda. «L’ergastolo ostativo è incostituzionale perché disumano in quanto elimina la speranza. Anche gli ergastolani hanno il diritto di dare la prova che sono cambiati. Il problema non è la durata ma l’efficacia della pena. L’attuale carcere non rieduca, per cui la maggior parte di chi esce di prigione poi torna dentro con pene ancora più pesanti. Pertanto se l’Italia non si dota di un efficace sistema rieducativo come quello che noi applichiamo nelle nostre comunità per carcerati allora non risolverà i problemi del sistema carcerario». È quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all’ordinanza della Corte Costituzionale sull’incompatibilità dell’ergastolo ostativo con la Costituzione. «Fu don Benzi a mettersi per primo al fianco degli ergastolani: una persona condannata, diceva don Oreste, deve pagare per i suoi delitti, ma può riscattarsi e cambiare vita, perché l’uomo non è il suo errore — spiega Ramonda —. Attualmente gestiamo 10 Comunità Educanti con i Carcerati. Seguono un metodo duro, più impegnativo del carcere. Chi lo completa è nella gran parte dei casi una persona nuova, non più un pericolo ma una risorsa per la società. Se questa esperienza funziona perché non promuoverla?».Le Comunità per Carcerati. La Comunità di don Benzi gestisce 10 Comunità Educanti con i Carcerati (CEC), strutture per l’accoglienza di carcerati che scontano la pena, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli nelle strutture e nelle cooperative dell’associazione. La prima casa è stata aperta nel 2004. Ad oggi sono presenti 290 detenuti. Negli ultimi 10 anni sono state accolte 695 persone.La recidiva crolla. Per chi esce dal carcere la tendenza a commettere di nuovo dei reati, la cosiddetta recidiva, è il 75% dei casi. Invece nelle comunità della Papa Giovanni, dove i detenuti sono rieducati attraverso esperienze di servizio ai più deboli, i casi di recidiva sono appena il 15%. Don Oreste Benzi. L’8 Giugno 2007 don Benzi incontrò 300 ergastolani ostativi nel carcere di massima sicurezza di Spoleto. Stavano facendo uno sciopero della fame per sensibilizzare sulla loro pena senza speranza, che già chiamavano “pena di morte viva”. Uno di loro chiese il supporto del sacerdote dalla tonaca lisa. Don Benzi dichiarò: “Si, vi aiutiamo, perché togliere ogni speranza è contro l’uomo e contro Dio”. Da allora la Comunità Papa Giovanni XIII iniziò, per prima, una campagna di sensibilizzazione contro il carcere a vita. Pochi mesi dopo don Oreste salì in cielo, ma nel suo ultimo intervento pubblico parlò proprio degli ergastolani. Quel primo ergastolano che interpellò don Oreste Benzi ora vive e lavora, da quasi 5 anni, in una delle nostre strutture.

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Comunità romena in festa

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

Il 1° dicembre la Romania festeggerà un’importante ricorrenza nazionale: il 102° anniversario della Grande Unione, il momento in cui le regioni abitate dal popolo romeno si unirono per far nascere un unico grande Stato (1918). Si tratta di una ricorrenza molto importante per i e le rumene della diaspora, che rappresentano a Torino la comunità straniera più numerosa con circa 52mila persone nel territorio urbano e oltre 100mila in tutta l’area metropolitana.“L’unità: è questo il significato profondo della nostra Festa Nazionale. Il processo di unificazione dei romeni attraverso l’atto pubblico del 1° dicembre 1918, significa la più importante pagina nella storia romena, che raffigura per eccellenza l’operato dell’intera nazione – evidenzia la console generale di Romania a Torino, S.E. Ioana Gheorghiaș – . 102 anni dopo, il 1° dicembre 2020, assieme ad un’unione di 12 associazioni romene del territorio torinese – appunto la FARMP, siamo a festeggiare la nostra più cara ricorrenza in modo virtuale. Ci stanno accanto ad istituzioni ed enti locali e a tanti amici italiani, che mi pregio di ringraziare sentitamente per la preziosa vicinanza. E sono felice di condividere con tutti i coloro che avranno il piacere di unirsi a noi per la Festa Nazionale della Romania le parole del poeta nazionale della Romania, Mihai Eminescu su un concetto che tutti dovremmo rivalutare: il patriottismo che “non è soltanto l’amore per la terra natia, ma soprattutto l’amore verso il passato, senza il quale non esiste l’amore verso la propria patria”. Buona Festa della Romania a tutti i miei concittadini, buona festa a tutti coloro che avranno il piacere di unirsi a noi il 1° dicembre 2020!” Accogliere e integrare le principali festività delle comunità residenti sul territorio è un elemento fondante delle politiche interculturali della Città di Torino e del rapporto con le istituzioni e le associazioni di comunità.

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Comunità ebraica in lutto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

“Grande cordoglio e vicinanza alla famiglia per la scomparsa di Renzo Gattegna, che per 10 anni ha guidato con passione e dedizione l’Unione delle Comunità ebraiche italiane impegnandosi con particolare attenzione e grande sensibilità nella direzione del dialogo, del confronto e della tolleranza”. Così, in una nota, il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito.

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In arrivo l’infermiere di famiglia e di comunità

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Ultime fasi preparatorie in vista dell’attivazione dell’infermiere di famiglia e di comunità. Hanno avuto inizio martedì 6 ottobre i corsi di formazione all’Auditorium “L. Parenzan” dell’Ospedale di Bergamo. Questa nuova figura si occuperà innanzitutto di potenziare le azioni preventive al diffondersi del contagio da coronavirus. L’infermiere collaborerà al monitoraggio delle persone in isolamento domiciliare e favorirà il raccordo con i servizi di prevenzione e cure primarie dell’ATS, con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, le unità speciali di continuità assistenziale (USCA), le Unità Territoriali per l’Emergenza Sociale Covid-19 (UTES). Tra le sue attività rientrano anche l’educazione alle famiglie in merito ai comportamenti per l’isolamento e la collaborazione alla campagna vaccinale antiinfluenzale. L’obiettivo dei corsi di formazione rivolti ai nuovi infermieri è quello di garantire l’orientamento, l’ambientamento e l’inserimento nei contesti territoriali in cui sarà attivato il servizio. I corsi, sotto il coordinamento di Monica Casati, responsabile della formazione per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, sono strutturati in tre fasi. La prima fase di orientamento, già conclusa, ha avuto l’obiettivo di approfondire gli elementi caratterizzanti la figura dell’infermiere di famiglia e comunità e la declinazione di tale modello assistenziale nel contesto della ASST Papa Giovanni XXIII. La seconda fase, di ambientamento, si articola in due settimane di formazione teorica ed esperienziale. Tra i temi approfonditi ci saranno la conoscenza dell’intero sistema di offerta dei servizi socio sanitari presenti sul territorio, la prevenzione delle infezioni e la sorveglianza sanitaria con particolare riferimento alle condizioni COVID-19, la rete di servizi e delle strutture con cui l’infermiere di famiglia e di comunità avrà una collaborazione costante. La terza fase di inserimento/attivazione consoliderà gli elementi del ruolo e di attivazione del servizio nella sua fase pilota. Al progetto hanno contribuito, per la Direzione delle professioni sanitarie e sociali, Cristina Caldara, Responsabile processi socio assistenziali territoriali e le Coordinatrici infermieristiche Anna Maria Lidani, Responsabile Coordinamento del Personale e Cinzia Prometti, Coordinatore Infermieristico del Servizio Infermieri di Famiglia e Comunità, PreSST Servizi Sanitari di continuità.

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Sudan: gravi inondazioni devastano le comunità sfollate e quelle di accoglienza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 settembre 2020

Migliaia di persone tra sfollati interni, rifugiati e comunità di accoglienza sono state colpite dalle forti piogge stagionali in Sudan, che hanno causato inondazioni improvvise e spinto i fiumi a straripare, tra cui il Nilo nella capitale Khartoum e nella città gemella Omdurman.Le condizioni igienico-sanitarie sono drasticamente peggiorate a causa degli allagamenti delle latrine e delle contaminazioni dei canali di approvvigionamento idrico che hanno impedito alle persone di praticare le necessarie misure di prevenzione del COVID-19, come il frequente lavaggio delle mani. Alcune strutture sanitarie sono state danneggiate al punto da comprometterne le capacità di curare i pazienti, nel caso dovessero aumentare i casi di trasmissione di COVID-19 o di altri virus e malattie. Si stima che, in totale, abbiano subito danni 125.000 rifugiati e sfollati interni, in particolare nelle regioni del Sudan orientale, Nilo Bianco, Darfur e a Khartoum. Molti di loro hanno urgente bisogno di alloggio e di altri aiuti di emergenza. Le piogge sono state particolarmente abbondanti nel Darfur Settentrionale, dove circa 35.000 sfollati interni, residenti e rifugiati necessitano di assistenza, 15 persone hanno perso la vita e altre 23 risultano disperse.I danni alle infrastrutture sono stati devastanti. La strade sono state ricoperte da grandi quantità di fango che ostacola la circolazione del traffico, rendendo estremamente difficile, se non impossibile, consegnare gli aiuti umanitari ad alcune comunità, specialmente nel Blu Nilo, dove le agenzie umanitarie internazionali non riescono a raggiungere circa 5.700 persone bisognose di assistenza. L’UNHCR e i partner, in collaborazione col Governo del Sudan, stanno assicurando aiuti di emergenza alle popolazioni colpite nel Nilo Bianco, tra cui teli impermeabili a beneficio di 3.500 rifugiati nel campo di Al Jameya e di altri 65.000 sfollati e membri delle comunità di accoglienza. Per attenuare gli effetti degli allagamenti nel campo, l’UNHCR, in partenariato con comunità di accoglienza e rifugiati, ha pulito i canali di drenaggio con un trattore per ripristinare il flusso dell’acqua.Ulteriore assistenza d’emergenza sarà fornita alle comunità di Darfur Orientale, Khartoum, Kordofan Meridionale e Sudan orientale nei giorni e nelle settimane a venire.Anche prima che si verificassero le inondazioni, il livello dei finanziamenti era lontano da quello richiesto per assicurare alle persone l’assistenza di cui hanno bisogno. Quest’anno, l’UNHCR ha ricevuto solo il 38% dei 274,9 milioni di dollari necessari per le proprie operazioni in Sudan, ed esorta la comunità internazionale a contribuire con ulteriori finanziamenti per assicurare assistenza umanitaria alle comunità sfollate.

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Rafforzare le comunità locali: “Come dimostrato dalla pandemia di COVID-19, sono tra gli attori principali della risposta umanitaria”

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2020

Nella Giornata internazionale dell’aiuto umanitario, Caritas Internationalis richiama l’attenzione sul ruolo essenziale delle comunità locali nell’assicurare risposte immediate in ambito umanitario e chiede che venga offerto un maggiore sostegno alle organizzazioni della società civile, specie quelle d’ispirazione religiosa come Caritas, che in tutto il mondo sostengono, aiutano e rafforzano le comunità locali.Ogni anno il 19 agosto – data in cui nel 2003 morirono in un attentato al Canal Hotel di Baghdad 22 persone, tra cui il direttore umanitario delle Nazioni Unite in Iraq Sergio Vieira de Mello – la Giornata internazionale dell’aiuto umanitario ricorda quanti in tutto il mondo lavorano in tale ambito.Nel 2020, la giornata viene celebrata in un contesto caratterizzato dalla pandemia di COVID-19 e con le esplosioni che hanno devastato Beirut ben impresse nella mente della comunità internazionale. In questo momento storico, il sistema umanitario internazionale è messo a dura prova come mai prima d’ora e sono una ogni 45 le persone che in tutto il mondo necessitano assistenza.Caritas sostiene pienamente la localizzazione degli aiuti umanitari ed è impegnata in tutto il mondo per fornire alle comunità locali il know-how e gli strumenti necessari a consentire loro di rispondere autonomamente alle emergenze umanitarie. “Questa Giornata e deve contribuire all’innovazione della risposta umanitaria ed a tal fine è essenziale che i governi e la comunità umanitaria internazionale si concentrino sull’empowerment delle organizzazioni della società civile, in particolare delle organizzazioni di ispirazione religiosa che sono al fianco delle comunità locali. È dunque fondamentale che siano assicurate a tali organizzazioni le risorse necessarie affinché possano preparare le comunità locali a rispondere autonomamente alle emergenze”, aggiunge Aloysius John.Caritas Internationalis, in occasione della Giornata internazionale dell’aiuto umanitario esorta i governi e la comunità umanitaria internazionale a:
– destinare fondi a livello locale al rafforzamento delle organizzazioni della società civile e delle loro strutture di base.
– stanziare fondi speciali per l’empowerment delle comunità locali e per consentire loro di intraprendere le azioni appropriate in caso di disastri.

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La Comunità Sant’Egidio: una perla all’occhiello del mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Quanti comunicato nel corso del 2020, da gennaio ad oggi, abbiamo ricevuto dall’ufficio stampa della Comunità? Tantissimi perché grandissimi sono stati i suoi impegni nel mondo in favore della pace e della fraternità fra i popoli. Ora ci chiediamo se non è necessario risvegliare non solo le coscienze di chi ci governa ma anche quelle degli amministrati nel renderli consapevoli che in passato sicuramente abbiamo fatto poco a sostegno di uno dei due diritti fondamentali che dovrebbero guidare le nostre coscienze e il nostro agire in concreto. Il primo si sa è il diritto alla vita ma subito dopo viene l’altro che è il diritto a vivere. In questo caso abbiamo mostrato tutti i nostri limiti allorché milioni di bambini continuano a morire nel mondo per mancanza di un’assistenza sanitaria carente e per fame, che vi siano anche nelle città e nelle comunità dell’opulenza dei senza tetto e dei barboni che muoiono di fame e di freddo, che ci imbattiamo in milioni di migranti che fuggono da guerre e carestie, che tantissimi sono coloro che elemosinano un lavoro e se lo hanno continuano a vivere in miseria e poi vi sono i pensionati, i nuovi paria della società dei consumi. Tutti questi e molti altri ancora cosa mai potranno fare dover essere entrati nel mondo dei vivi se li ricacciamo indietro il giorno dopo privandoli della vita? (R.A.)

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Operatorio sociali di comunità: Corso di formazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2020

Il corso partirà dal 10 settembre in collaborazione con l’AslTO4 ed i 4 Consorzi socio assistenziali territoriali, In.re.te di Ivrea, CISS38 di Cuorgné, CISSAC di Caluso, CIS di Cirié e del Corso di laurea in Infermieristica di Ivrea; si svolgerà prevalentemente on line per 300 ore. Al progetto SociaLab lavorano insieme a Città metropolitana di Torino anche la Federazione Provinciale Coldiretti di Torino, il Syndicat Mixte de l’Avant Pays Savoyard e la Comunità dei Comuni Arlysère.
Sono 23 le persone selezionate per partecipare al corso per operatori sociali di comunità in Canavese, promosso dal progetto SociaLab nell’ambito del piano integrato territoriale “GraiesLab – generazioni rurali attive innovanti e solidali” finanziato dal programma transfrontaliero ALCOTRA. Si erano candidati in 47, in prevalenza donne, e visto l’alto livello di professionalità dimostrato che testimonia una grande motivazione, la Città metropolitana di Torino ha deciso – potendo sfruttare un piccolo margine di risorse – di accogliere un numero maggiore di candidati.

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Pandemia e permafrost minacciano intere comunità

Posted by fidest press agency su sabato, 8 agosto 2020

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è molto preoccupata per l’estrazione di materie prime nell’Artico, in Siberia e nell’Estremo Oriente della Russia, che sta aumentando rapidamente nonostante i pericoli del riscaldamento globale. I terreni caratterizzati un tempo da permafrost con lo scongelamento hanno reso l’infrastruttura di serbatoi e tubazioni un pericolo difficilmente controllabile. Inoltre, la forza lavoro che cambia frequentemente nei cantieri edili e negli impianti di produzione di petrolio e gas porterebbe il coronavirus nelle remote aree indigene. Per il governo russo, gli introiti da materie prime nella regione sono ovviamente più importanti della sopravvivenza delle persone sempre più impoverite. La situazione è estremamente pericolosa per le popolazioni indigene del luogo. L’assistenza medica è stata notevolmente ridotta negli ultimi anni. Non c’è praticamente nulla che possa ostacolare la diffusione del virus. Negli ospedali da campo costruiti in fretta e furia, gli operatori sanitari non protetti diffondono ulteriormente il virus. Gli indigeni riescono a malapena a nutrirsi perché le norme di quarantena impediscono loro di raggiungere le loro tradizionali zone di caccia e di pesca. Anche il baratto è impossibile a causa delle restrizioni alla mobilità.Il cambiamento climatico sta già portando a disastri ambientali, soprattutto perché gli standard ambientali e di sicurezza sono stati ovviamente trattati in modo superficiale. È stato solo il 29 maggio di quest’anno che un serbatoio di gasolio appartenente alla società di materie prime Norilsk Nickel è esploso e ha contaminato una vasta area di acque da cui dipendono i pescatori locali dei Nenci e Dolgani indigeni. Con il progressivo disgelo dei suoli permafrost, con l’avanzare dei cambiamenti climatici, ci si deve aspettare un numero sempre maggiore di incidenti di questo tipo. È stato un buon segnale che la Deutsche Bank ha recentemente annunciato che non finanzierà più progetti di produzione di petrolio e gas nell’Artico. A questo deve ora seguire la consapevolezza che lo sfruttamento delle materie prime in questo fragile ecosistema è sempre carico di rischi enormi. Questi rischi riguardano in particolare le popolazioni indigene, il cui stile di vita è orientato a questo ecosistema da migliaia di anni ed è altrettanto fragile.Nel frattempo, la rete indigena russa Aboriginal Forum, che riunisce 42 esperti indipendenti, leader e organizzazioni indigene di 21 regioni dell’Artico russo, della Siberia e dell’Estremo Oriente, ha riferito di un aumento delle epidemie di coronavirus intorno agli impianti di produzione di petrolio e gas. L’11 maggio, 2.045 persone sono state ufficialmente registrate come infette nel campo di lavoro di un impianto di gas liquefatto del gruppo Novatek vicino al villaggio di Belokamenka nel solo distretto di Murmansk, per un totale di 2.416 persone infette che vivono nel distretto. L’APM aveva già segnalato un’epidemia incipiente in un cantiere nella stessa regione in aprile. Novatek vi sta costruendo una fabbrica che produrrà piattaforme di perforazione per la produzione di gas naturale nell’Oceano Artico.

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ANCoDiS: l’unità della Comunità scolastica contro Covid-19

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 marzo 2020

Da alcune settimane stiamo affrontando l’emergenza del coronavirus COVID 19 che sta mettendo a dura prova il potente Homo sapiens sapiens evidenziandone purtroppo tutte le sue fragilità. E tre pilastri della nostra Italia – il sistema sanitario, della sicurezza e quello scolastico – sono in “trincea” a tutela del diritto alla sicurezza, alla salute ed all’istruzione di ciascun cittadino. Oggi più che mai ci sentiamo una comunità solidale e responsabile, che deve avere fiducia nelle sue Istituzioni e che deve credere con cauto ottimismo che la dura prova sarà superata. Per quanto riguarda la scuola non possiamo non riconoscere che l’inaspettata sfida di Covid 19 è
stata accolta con determinazione e senza tentennamenti schierando sul campo entusiasmo, energie, passione e professionalità oltre ogni vincolo giuridico o norma contrattuale. E’ venuto fuori nella grande maggioranza degli operatori scolastici un impeto di orgoglio professionale che ha fatto emergere prepotentemente quello spirito di servizio e di affezione al lavoro che ciascuno svolge – nonostante le mille criticità – rispettando la funzione alla quale è stato chiamato. Tutto questo è l’evidente dimostrazione – lo dico ai tanti critici ed a chi in questi anni si è reso protagonista di attacchi spesso sostenuti da pregiudizi! – che nella scuola italiana c’è una comunità di uomini e donne che non hanno indugiato a scendere in campo, secondo specifiche competenze e professionalità, per onorare pienamente il diritto costituzionalmente garantito in favore degli alunni.
Sappiamo da quello che ci dicono eminenti scienziati che non sarà una battaglia né semplice né di breve durata e che dobbiamo tenerci pronti a qualsiasi sviluppo anche il più severo. E, dunque, non ci resta che avere la consapevolezza di tutto questo: rassicuriamo alunni piccoli e grandi e le loro famiglie sulla nostra presenza seppur virtuale e continuiamo a tenere quelle relazioni umane e professionali che rendono ogni scuola una COMUNITA’; ciascuno di noi non faccia un passo indietro ma due salti in avanti per raggiungere e sentirsi più vicino ai suoi allievi. Auspichiamo che questa esperienza serva da monito ai rappresentanti delle nostre Istituzioni a tutti i livelli per far comprendere loro che la scuola deve tornare ad essere nel bilancio dello Stato italiano non voce di spesa ma capitolo di investimento e che a TUTTI gli alunni – da Nord a Sud e dal centro alle periferie – dovranno essere date pari opportunità anche sul piano delle infrastrutture digitali e della relativa dotazione tecnologica. Ai genitori chiedo di fidarsi dell’organizzazione didattica cosiddetta “a distanza” proposta dalle Istituzioni scolastiche, di sostenere il lavoro anche se non in presenza fisica degli insegnanti; vi invito a sentirvi protagonisti nella realizzazione di questa “innovazione” che ci vede tutti impegnati a garantire – attraverso la progettazione, l’organizzazione e la realizzazione – il diritto allo studio, seppur in forma diversa ma ugualmente efficace, dei vostri figli. Agli alunni, una raccomandazione: accogliete con favore le attività che vi propongono nelle diverse forme i vostri insegnanti (di ripasso, di approfondimento, di ricerca e per rilassarci anche di gioco didattico). In questo modo, al rientro che speriamo presto, potete dire che anche voi siete stati protagonisti in questa battaglia! (Il Presidente ANCODIS – Palermo
Prof. Rosolino Cicero)

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Nissoli (FI): Congratulazioni alla Presidente Santelli. Presto in Nord America per incontrare le Comunità calabresi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 gennaio 2020

“Esprimo le mie congratulazioni all’on. Jole Santelli, eletta a larga maggioranza Presidente della Regione Calabria! Sarà una grande Presidente in grado di rilanciare la Regione e creare sviluppo facendo il bene del territorio. Chi afferma il contrario non ha nessuna credibilità in materia.Presto, organizzeremo una visita della neo presidente in Nord America per incontrare la grande Comunità calabrese che vi risiede e fare sistema per lo sviluppo della terra di origine.” Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Nissoli Fitzgerald (FI) eletta nella Circoscrizione Estera – Ripartizione Nord e Centro America.

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Elogio della città: Dal luogo delle paure alla comunità della gioia

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 gennaio 2020

Roma mercoledì 22 gennaio 2020 – ore 17:00 Istituto della Enciclopedia Italiana – Piazza della Enciclopedia Italiana, 4. Con l’Autore Giovanni Maria Flick intervengono Luca Bergamo, Andrea Ferrazzi, Franco Purini, Salvatore Settis.Il crollo del ponte Morandi a Genova, l’incendio della guglia ottocentesca della Cattedrale di Notre-Dame, un rogo in una baraccopoli che provoca la morte di un lavoratore ghanese, migrante clandestino. Eventi e notizie da cui Giovanni Maria Flick, Presidente emerito della Corte Costituzionale, trae spunto per riflettere sulla città. Le sue riflessioni si sviluppano nel libro alla luce di due imperativi. Il primo, di natura biblica: rendere giustizia alla vedova, all’orfano, al povero, allo straniero…. Il secondo, tratto dalla Costituzione: la personalità dell’uomo si realizza nelle formazioni sociali che assicurano la pari dignità attraverso la garanzia dei diritti inviolabili e l’adempimento dei doveri inderogabili.
“Sono due indicazioni importanti – afferma l’Autore – frutto della saggezza della storia (la prima) e dell’impegno comune che nacque dalla guerra perduta e dalla Resistenza (la seconda). Sono vincolanti per tutti, ma in particolare per chi ha il compito di tradurre le idee e i desideri degli uomini nel linguaggio delle pietre, e per chi ha il compito di formulare le regole per quella traduzione. Per impedire che cadano le guglie e i ponti, ma anche per impedire che i diversi muoiano bruciati nelle baracche”.Tutela del patrimonio storico e tutela «dei diritti inviolabili dell’uomo lì dove svolge la sua personalità» – la città appunto – non possono contrapporsi. Devono integrarsi. La città può essere il luogo in cui scrivere il futuro delle generazioni. Le sue architetture, le sue periferie o centri storici, i suoi sviluppi possono segnare efficaci e concrete vie per costruire una società capace di vivere ed educare ai nostri valori costituzionali.
A differenza degli ultimi volumi dell’autore – Elogio della dignità (2015); Elogio del patrimonio (2016); Elogio della Costituzione (20184) – il titolo del nuovo libro ha, volutamente, un punto interrogativo. “Nell’alternarsi tra le maledizioni e le benedizioni della città – scrive ancora Flick – mi sembra giusto restare nel ragionevole dubbio di giuridica memoria, per non avallare soluzioni precostituite di ottimismo o piuttosto di pessimismo. Elogio della città? Lascio a chi legge valutare se questo dubbio – espresso dall’interrogativo – è in qualche modo giustificato ed è superabile”.

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Vogliamo essere guidati

Posted by fidest press agency su martedì, 31 dicembre 2019

Il destino dell’essere umano non sembra quello di agire da solo ma di farlo in comunità sotto la guida di un leader carismatico, a prescindere, che a un certo punto riconosciamo per tale. Se ci limitiamo al solo caso italiano, ma non siamo soli nel mondo, ovviamente, e limitiamo la riflessione agli eventi più recenti possiamo dire che Mussolini ha rappresentato tutto questo, nel bene e nel male, ma anche il coevo Hitler nella colta Germania non è stato da meno e Franco in Spagna e Stalin nell’URSS. Nel nostro paese è seguita, negli anni post-bellici, una ricerca spasmodica del leader. La stessa democrazia cristiana e il partito comunista ci hanno mostrato vari campioni da De Gasperi ad Andreotti, Moro e Fanfani, da Togliatti a Berlinguer. Ne avevano il carisma ma, ad eccezione di Andreotti, erano una specie di scirocco che durava tre giorni e poi spariva. Ci volle negli anni novanta lo choc imposto dai giudici di mani pulite per far emergere una figura di leader e l’impressione che fosse incrollabile sotto la scure dei processi che furono intentati a suo carico e degli intrighi di palazzo. Divenne per molti italiani l’uomo del destino e se ne fecero carico a dispetto di tutto e di tutti. Ma avere nel sangue la leadership non significa, necessariamente, essere un dittatore o un popolano del taglio di Masaniello. Significa rappresentare un disagio esistenziale reale e declamarlo con forza e convinzione. Questo è per me Grillo. E il popolo che lo segue è quello che è crollato subendo il peso di chi lo ha tradito con il sistema del pifferaio e chi crede di governare con un’ubriacatura di democrazia del consenso nella logica del tutto cambiare per nulla cambiare. (Riccardo Alfonso)

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Rapporti tra la comunità polacca e l’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Torino. Sabato 30 novembre alle 15 al Circolo della Stampa, a Palazzo Ceriana Mayneri in corso Stati Uniti 27, saranno celebrati il centenario del ripristino delle relazioni diplomatiche tra Polonia e Italia e il 70° della nascita della Comunità polacca di Torino-Ognisko Polskie w Turynie. È prevista la presenza di autorità polacche e italiane, tra cui l’ambasciatrice della Polonia a Roma, Anna Maria Anders, figlia del generale Wladyslaw Anders, comandante del II Corpo polacco che combatté i nazifascisti sul fronte italiano e liberò la Città di Bologna il 21 aprile 1945. Presenti anche il Direttore del Dipartimento del Ministero degli Esteri per la collaborazione con i polacchi all’estero Iwona Kozłowska e la Console generale di Polonia a Milano, Adrianna Siennicka.Dopo i saluti istituzionali è in programma una conferenza del professor Marco Brunazzi, dell’Istituto storico Gaetano Salvemini, sulle relazioni diplomatiche tra Polonia e Italia, seguita da una tavola rotonda sui 70 anni dell’attività di Ognisko Polskie w Turynie, introdotta dalla professoressa Krystyna Jaworska dell’Università di Torino. Interverranno il console onorario della Repubblica di Polonia a Torino, Ulrico Leiss de Leimburg, la Presidente della comunità polacca, Elżbieta Grzyb-Faragli, le ex presidenti Wanda Romer e Barbara Stasiowska. Seguirà la presentazione dell’album fotografico realizzato per celebrare i 70 anni di Ognisko Polskie w Turynie. L’evento, patrocinato dalla Città Metropolitana di Torino e cofinanziato dal Ministero degli Esteri della Repubblica di Polonia, si concluderà con un concerto della pianista Dominika Szlezynger, che proporrà pagine di Domenico Scarlatti, Fryderyk Chopin, Ruggero Leoncavallo e Ignacy Paderewski.

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Paesaggio e comunità. Come i ragazzi salveranno il mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 novembre 2019

Gioia Tauro (Reggio Calabria) 15 novembre 2019 – Ore 9.00 il Museo archeologico Mètauros che ha Sede a Gioia Tauro caratteristico centro del reggino partecipa a LIBRIAMOCI – Giornate di lettura nelle scuole realizzate nelle scuole italiane in Italia e all’estero, dall’infanzia alle superiori, con la presentazione del libro Il giardino di Drapia. Un progetto partecipato di paesaggio (Edizioni Librìa, 2011) di Michelangelo Pugliese (architetto paesaggista) e una conversazione sul tema Paesaggio e comunità. Come i ragazzi salveranno il mondo. La conversazione è focalizzata sull’importanza della valorizzazione del patrimonio paesaggistico e sulla sua componente culturale identitaria attraverso progetti di partecipazione attiva per la riappropriazione, tutela e valorizzazione ambientale partecipata nello spirito della Convenzione Europea del Paesaggio.
L’iniziativa LIBRIAMOCI è promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso la Direzione Generale per lo Studente e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – attraverso il Centro per il libro e la lettura.
Il Museo archeologico Mètauros è afferente al Polo museale della Calabria, guidato dalla dottoressa Antonella Cucciniello che ha assegnato alla dottoressa Simona Bruni le funzioni di referente.

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Anniversario alla comunità Narconon Alfiere

Posted by fidest press agency su domenica, 27 ottobre 2019

Pesaro. Il centro di riabilitazione Narconon di Pesaro compie 25 anni. Nell’ottobre del 1994, probabilmente, Stefano Colonna e Roberta Cascadan avevano un’idea fugace di come sarebbe stato il loro centro Narconon Alfiere di Pesaro, dopo un quarto di secolo. Ma in quei giorni del ’94 non c’era molto tempo per sognare. L’eroina mieteva le sue vittime quotidiane e bisognava mettere in campo un aiuto immediato per far fronte ad uno stato di emergenza nazionale. Stefano e Roberta, reduci dal programma Narconon a loro volta, decisero di agire per aiutare i loro compagni che ancora stavano lottando per uscire dalla droga e aprirono una comunità, dopo essersi formati nel metodo sviluppato dalle ricerche dell’educatore L. Ron Hubbard che non prevede psicofarmaci, metadone e porte sbarrate, ma amicizia, studio e comunicazione.Un quarto di secolo, per il centro Narconon Alfiere, significa centinaia di vite salvate, rapporti familiari riaggiustati e consolidati, una società più sana grazie alla piena riabilitazione del singolo individuo. Significa amore e responsabilità. Significa anche prevenzione: la verità sulla droga nelle scuole marchigiane.

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Reddito di residenza, forte interesse da parte delle comunità di immigrati

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

Il reddito di residenza attiva, deliberato dalla Regione Molise, sta conquistando folte comunità di cittadini stranieri residenti in Italia. Videonotizie sui 700 euro al mese offerti dalla Regione Molise occupano in particolare i canali di riferimento delle comunità pakistane e indiane. Ed i numerosi commenti dimostrano l’interesse per l’iniziativa.Ad esempio, il popolare canale social “Ita Punjabi”, che soltanto su YouTube riunisce quasi 30mila iscritti per lo più originari della regione del Punjab tra Pakistan e India, ha rilanciato la notizia del reddito di 700 euro. L’audio-informazione trasmessa sulla propria pagina YouTube ha raggiunto settemila persone. Dai 265 “mi piace” e 68 commenti emerge il rilevante interesse per l’iniziativa.Analogamente il popolare canale Pixstube, presente anche su Facebook e su Twitter, diffonde su YouTube un filmato con il logo della Regione Molise, in cui il provvedimento dei 700 euro è definito “chance d’oro”. La videonotizia ha raccolto quasi 29mila visualizzazioni.
Il provvedimento della Regione Molise non poteva, insomma, lasciare indifferenti le dinamiche comunità di cittadini stranieri residenti soprattutto nelle regioni limitrofe al Molise, come il Lazio. Principalmente la comunità di pakistani e indiani residenti in Italia, composta complessivamente da quasi 300mila persone, manifesta interesse per la possibilità di collocare la residenza in Molise potendo però svolgere attività “mobili”, quelle più congeniali in particolare alle comunità induiste e musulmane. Un esempio è offerto dai venditori ambulanti, che nel caso del reddito di residenza potrebbero collocare la sede legale dell’attività in un comune molisano con meno di duemila residenti, ma continuerebbero a girovagare, legittimamente, per fiere e mercati.I pakistani in Italia sono circa 130mila (poco più di 400 in Molise), gli indiani circa 160mila (poco meno di 600 in Molise). I più sono braccianti agricoli, cuochi e ambulanti. Una folta comunità è presente nella provincia di Latina, mentre tutto il Lazio conta circa 30mila indiani e seimila pakistani.

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