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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

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La comunità Narconon Argo avvia la campagna di prevenzione nelle scuole

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Oggi il numero di adolescenti che assumono droghe, alcol e farmaci psicostimolanti è aumentato dell’ottanta per cento circa, rispetto a dieci anni or sono. Un’indagine Eurispes, rileva che un quattordicenne su cinque usa abitualmente sostanze tossiche. Sono numeri, a dir poco, allarmanti. Per il nuovo anno scolastico, il centro Narconon Argo di Roma lancia una campagna d’informazione per la prevenzione delle dipendenze per le scuole di tutto il territorio laziale. Le conferenze rispondono in modo semplice ed efficace a domande fondamentali che i ragazzi si pongono, ma per le quali trovano spesso risposte sbagliate e più interessate alla vendita (o allo spaccio) di sostanze tossiche, che non al loro benessere ed al loro futuro.
I ragazzi apprezzano l’approccio diretto degli operatori che, oltre a fornire le informazioni essenziali, sottolineano come il potenziamento delle abilità individuali, il perseguimento dei propri scopi, il successo scolastico e professionale e l’aiuto solidale tra amici e compagni siano fattori importanti contro la droga.
Nel compilare il materiale delle conferenze ci si è chiesto innanzitutto quali informazioni sostanziali manchino ai giovani sul soggetto; quindi quali informazioni false siano in circolazione ed infine quali sono le domande che i giovani si pongono riguardo alla droga.
I materiali utilizzati sono tratti dal programma Narconon, una metodologia di successo dal 1966, per la riabilitazione e la prevenzione delle dipendenze, basata sulle ricerche dell’educatore statunitense L. Ron Hubbard.
La conferenza è rivolta a singole classi o a gruppi di studio di età omogenea, dura poco più di un’ora circa e risponde esaurientemente alle domande: Cosa sono le droghe? Perché una persona fa uso di droghe? Assuefazione e Dipendenza. L’interazione delle droghe con la mente.
Al termine della conferenza, uno spazio domande/risposte chiarisce ulteriormente i concetti espressi. Ogni partecipante, inoltre, rilascia una dichiarazione spontanea ed anonima su ciò che ha appreso. L’obiettivo della conferenza è la riduzione del consumo di droghe e alcol nei giovani attraverso la comprensione di cosa siano davvero le sostanze tossiche “ludiche” e la correzione di dati ed informazioni false proposte dal mercato e dalla sub cultura della droga.

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AWARE – Molte comunità, una nave

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

Matera Si apre domenica 30 settembre il primo momento pubblico di AWARE, molte comunità, una nave, progetto che rientra nel programma ufficiale di eventi di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, coprodotto da Fondazione Matera Basilicata 2019 e Gommalacca Teatro. Diretta da Carlotta Vitale e Mimmo Conte, Gommalacca Teatro è una compagnia di teatro che opera in Basilicata e ricerca spazi possibili di contaminazione con altri linguaggi nel campo dell’educazione non formale, delle arti performative e visive, al fine di lavorare qualitativamente sulla formazione di nuovi pubblici.
Il progetto di AWARE si ispira ad un’opera della discordia, il Parco Miralles, la cosiddetta “Nave” di Rione Cocuzzo o del “Serpentone” di Potenza, un’enorme struttura in cemento dalla forma semi-ipogea posta al centro del quartiere. Inaugurata nel 2010, avrebbe dovuto essere parte integrante della riqualificazione di via Tirreno con il suo tetto giardino, in realtà viene frequentata molto raramente dai residenti per passeggiare o dai bambini per giocare. “In una città della Basilicata c’è una grande nave di cemento, incastrata tra due palazzi altissimi. È un’opera d’arte, un monumento, un giardino pensile, è il simbolo per noi dell’immobilismo del Sud, di ciò che è potente e maestoso ma non trova la forza per muoversi e partire.” dichiara la direttrice artistica Carlotta Vitale.
Circulating Entities, il progetto contenuto nel tema Radici e Percorsi del Dossier di Matera 2019, prevede la realizzazione di un teatro viaggiante, che agisca sui territori come un’ambasciata mobile e sonda culturale. Quando la compagnia ha risposto alla call lanciata dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 per la realizzazione di uno dei progetti del Dossier, il primo impulso è stato quello creare un cortocircuito e alimentare la forza ancora inesplorata di questa vergogna per la città, simbolo del brutto e non-accessibile, associando le due cose “Immaginiamo che questa comunità viaggiante possa avere la forma di una nave, essere la nave stessa, per trovare la sua identità e affrontare il viaggio a cui è destinata” racconta Mimmo Conte regista di compagnia a cui è affidata la regia di AWARE.
Il progetto di AWARE è quindi un nave/opus viaggiante, ispirata a quella di cemento di Potenza, la cui storia sarà fondata su una ricerca circa l’identità, il margine in cinque comunità lucane. Nel viaggio, da Potenza a Matera lungo la strada SS407 Basentana, attraverso le tappe performative, si comporrà uno spettacolo multidisciplinare ad episodi, nutrito dalle storie e degli elementi identitari raccolti nel territorio, che troverà la sua forma totale nella tappa di Matera.
La giornata si concluderà alle ore 19.00 con AWARE – Una nave tra i palazzi,Parco Miralles, Nave di Rione Cocuzzo, ore 19.00 con la drammaturgia di Riccardo Spagnulo e la regia di Mimmo Conte e la partecipazione in scena degli abitanti di Rione Cocuzzo e le comunità lucane coinvolte nella ricerca-azione.

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La giustizia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

 Ho scritto queste cose trent’anni fa. Sta al lettore di oggi rilevare le eventuali diversità introdotte nel sistema giudiziario italiano e capire, come credo, quanto poco sia stato fatto per restituire al precetto giuridico la sua identità e il suo indirizzo nella realtà sociale e civile di un Paese che vorremmo definire a democrazia compiuta. Come posso ampiamente rilevare la società contemporanea, da una parte, ha fatto tesoro delle esperienze passate, recenti e remote, maturate negli studi approfonditi degli studiosi del diritto che, a mio avviso, hanno inteso, in questo modo, tutelare l’ordinato evolversi della “comunità” rispetto ai suoi compositi impegni ai quali è, di volta in volta, chiamata. Alla base di questo modello “evoluto e specialistico”, offertoci dall’amministrazione della giustizia, vi è stata da sempre la convinzione che solo una “società” ordinata, secondo certi principi universalmente riconosciuti e accettati dalle genti che sceglievano di vivere in comunità e che tracciavano un’area autonoma di territorio dove costruire il loro avvenire, potesse offrire una base concreta sulla quale poter assicurare forza e determinazione ai suoi progetti unitari. Scrivevo, infatti: “La storia, per altro, ci insegna che là dove è venuta meno la giustizia e con essa l’autonomia del giudice dagli altri poteri forti dello Stato, vi è stato il collasso statuale e la crisi è diventata irreversibile fino alle sue estreme conseguenze con le dittature, lo Stato di polizia e via dicendo. Ma la giustizia per essere valida non ha solo bisogno di buone leggi e quindi di un legislatore nato per essere “saggio, accorto e sensibile alle realtà del mondo che cambia”, ma deve far sentire la sua presenza facendo in modo che essa pervenga ai destinatari, attori o convenuti che siano, con tempestività, equità ed uniformità di giudizio a prescindere dalle loro condizioni sociali, dal ceto e dal ruolo politico svolto. Ebbene in Italia, e in una certa misura anche nel resto del mondo industrializzato e non, stanno venendo meno questi presupposti perché si sta scivolando sul piano inclinato di una giustizia che si vuole al servizio di qualcuno, ad usum delphini e non nell’interesse generale. Questo malessere è avvertito un po’ da tutti. Scriveva nel 1986, tra l’altro, il Presidente pro tempore della Corte di Appello di Roma Carlo Sammarco: “Finora il cittadino italiano nutriva una sostanziale fiducia nei suoi giudici, pur essendo ripagato con disfunzioni e ritardi. Di recente ha mutato atteggiamento: esso è divenuto critico se non sospettoso nei confronti dell’istituzione giudiziaria. La verità è che il giudice italiano è chiamato a rendere giustizia in una società che nell’ultimo trentennio si è profondamente trasformata e lo ha fatto ad un ritmo vertiginoso. L’avvento dello stato sociale, finalizzato a garantire a tutti i consociati i benefici conseguiti attraverso lo sviluppo economico, ha comportato la tendenza alla socializzazione del diritto; nel contempo il processo di democratizzazione del sistema socio-economico, per effetto di una imponente moltiplicazione dei soggetti economici sociali ed istituzionali, ha, a sua volta, sviluppato la tendenza al policentrismo del diritto, essendosi la funzione legislativa del Parlamento rivolta alla composizione degli interessi ed alla regolamentazione dei poteri dei corpi intermedi e dei gruppi in competizione fra di loro, per cui le leggi spesso si atteggiano a veri e propri statuti di gruppo. A queste due tendenze del diritto se n’è aggiunta una terza: la proliferazione del diritto; le leggi si accumulano, si contraddicono, si cancellano, il tutto in maniera caotica. Di conseguenza, è venuta appannandosi la posizione di terziarità del giudice, per cui taluno ha parlato di amministrativizzazione della funzione giudiziaria.” Ebbene mentre cambiavano a un ritmo inusitato i connotati sostanziali della giurisdizione e il ruolo del giudice si ampliava e si potenziava occupando spazi un tempo impensabile, non si provvedeva prontamente alla riconsiderazione della sua professionalità e al rinnovamento della legge concernente il loro status e dei codici di rito e tanto meno all’ammodernamento delle strutture organizzative. Cosicché, accanto alle disfunzioni di sempre, andatesi gradualmente aggravandosi, è venuta proponendosi una messa in mora per i modi in cui la giustizia è amministrata in Italia. Un evento, questo, carico di conseguenze negative per l’ordinato vivere civile della comunità nazionale di fronte alla quale non si può rimanere inerti e continuare a credere che tutto possa rimanere come prima. Ebbene nonostante questo e molti altri appelli apparsi sugli organi di stampa, non solo specialistici, e in tutte quelle sedi, compreso il Parlamento dove non solo si poteva informare ma anche decidere una svolta, nel senso voluto in apparenza da tutti, per ridare fiato alla questione giustizia e a conferirle quella funzione vitale per la tenuta stessa della democrazia, po o nulla è stato fatto. Queste riflessioni ho incominciato a farle nella prima stesura di questa pubblicazione, ovvero nel 1995. L’ho vista come la giustizia che si propone con sconti di pena, di condoni  e di amnistie, ma nessuno sembrava voler prendere il classico toro per le corna ed affrontare il problema alla radice. E’ sempre di quel tempo il commento-sfogo, fin troppo amaro, per quanto fosse realistico, di un magistrato, Fabio Salamone – chiamato a svolgere una delicata inchiesta – quando in un’intervista, rilasciata a un giornalista del “Corriere della sera”, dice: “Come il solito in questa Italia che continua a prendersi in giro, il problema non è posto correttamente, mi pare. Intanto, i processi una volta in piedi si devono fare. Salvo che il potere politico si assuma la responsabilità di bloccarli o modificarne la procedura in corso d’opera. Ovviamente – egli rileva – non spetta a noi magistrati decidere. Siamo solo dei tecnici che potremmo esprimere un parere, se richiesto, fermo restando l’obbligo di applicare leggi e norme fatte da altri, da un altro potere costituzionale, appunto quello legislativo. II chiarimento, quindi, va ricercato esclusivamente in sede politica.” Se ci soffermiamo un attimo a considerare proprio questo specifico aspetto richiamato da Salamone, per quanto ovvio, ci troviamo a dover registrare la prima grossa incongruenza nel sistema Italia. Il Parlamento legifera ed è quello che è chiamato a fare nel caso specifico, ma non ci sembra corretto, per non dire altro, che una volta affidate le leggi da esso emanate ai magistrati i quali, a loro volta, sono preposti per farle applicare, si debba dire “tra le righe” che se colpiscono certi uomini influenti le stesse norme non valgono più e che, ancor peggio, esistono degli “intoccabili” che possono rubare, uccidere e compiere qualsiasi illecito, ma guai a chi osa chiamarli a risponderne. Anche in questa circostanza continua a valere la logica del più forte, quella del vincitore che in guerra si vede assolte le sue atrocità mentre condanna quelle del nemico sconfitto, che trasforma in “eroi” dei biechi assassini e riduce a “carnefici” quelli dell’altra parte che hanno avuto il demerito di essere dei perdenti. Dov’è la giustizia in questi casi? E’ indubbiamente in un solo posto: nel cuore dei malvagi, dei prevaricatori, e allora non chiamiamola, ipocritamente, giustizia, ma qualcosa d’altro. E al contrario di quanto pensa Salamone, noi diciamo che in Italia, e aggiungiamo non solo in Italia, non si tratta di schizofrenia del potere politico quando affronta i temi della giustizia peccando di farlo senza uno studio sereno, né di avvalersi di emozioni legate a casi particolari tanto da valutare ogni grande tematica in rapporto solo alla soluzione di una singola emergenza, ma è qualcosa di ancora più grave. E’ vero e proprio disfattismo. La corruzione non è solo il frutto di una burocrazia malata, ma è la volontà di alcune categorie di voler comunque mestare nel torbido per ricavarvi il massimo profitto a costo zero. E a chi si straccia le vesti scandalizzato per queste oscenità da “ergastolo”, chiediamo se onestamente lo Stato italiano dalla sua unità a oggi abbia mai fatto qualcosa in nome di tutta la nazione o, più semplicemente, se non si sia servita del Meridione come di un semplice mercato di sbocco delle produzioni concentrate nel Nord.  Allo stesso modo si è comportata la Francia di Napoleone III nel momento in cui intese favorire l’unità d’Italia. La sua riserva mentale era quella di procurarsi uno spazio “privilegiato” per i  suoi commerci in Italia in ricambio degli appoggi resi. Le forze politiche devono avere la serenità di valutare i temi della giustizia nella loro globalità e senza preconcetti. C’è troppa confusione. L’ignoranza della legge non scusa, si dice. Ma non esiste un codex, un corpus con tutte le norme penali. Si fa una legge finanziaria e s’inserisce una norma penale. Si vara una legge sui bovini ed è lo stesso. Con la conseguenza che nessuno sa quanto siano i reati in Italia. A questo punto è urgentissimo ordinare la materia. Non dimentichiamo che nel nostro Paese vige un codice penale di una società che non esiste più. A questo si aggiunge il problema del sovraccarico degli uffici penali”. Dal libro di Riccardo Alfonso “Diritto e rovescio”

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Corte di Giustizia delle Comunità Europee in materia di procedura di appalto pubblico

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

Chiomenti ha assistito la società Iveco Orecchia davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee in una vicenda relativa alla legislazione comunitaria in materia di procedure per l’affidamento di appalti pubblici, risolta in senso favorevole ad Iveco.La procedura di appalto pubblico dalla quale è scaturita la controversia aveva ad oggetto ricambi originali Iveco o “equivalenti”. Il punto centrale della controversia concerne l’obbligo da parte del concorrente, che intende offrire ricambi equivalenti agli originali Iveco, di dimostrare tale equivalenza unitamente all’offerta oppure possa rendere tale prova anche successivamente, nella fase di collaudo e/o di esecuzione.La CGCE ha statuito (con efficacia vincolante per i giudici nazionali) che la legislazione comunitaria in materia di procedure di affidamento di appalti pubblici deve essere interpretata nel senso che, quando le specifiche tecniche che figurano nei documenti dell’appalto fanno riferimento a un marchio, a un’origine o a una produzione specifica, l’ente aggiudicatore deve esigere che l’offerente fornisca, già nella sua offerta, la prova dell’equivalenza dei prodotti che propone rispetto a quelli definiti nelle citate specifiche tecniche.Si tratta di una pronuncia che afferma un principio del tutto nuovo ed in grado d’incidere significativamente su tutte le procedure di gara in corso e future.Per Chiomenti ha agito un team composto dal partner Filippo Brunetti e l’Of Counsel Francesco Scanzano.

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Progetto Bayer in favore della comunità emofilica

Posted by fidest press agency su sabato, 12 maggio 2018

Prende il via A.B.L.E. – A Better Life with Emofilia – un progetto promosso da Bayer a favore della Comunità Emofilica e con il Patrocinio di FedEmo e da Fondazione Paracelso.Bayer, che ha a cuore il miglioramento della qualità di vita delle persone con emofilia, ha indetto il contest con l’obiettivo di sostenere le progettualità delle associazioni di pazienti operanti sul territorio, volte a migliorare i diversi aspetti della vita quotidiana delle persone affette da questa patologia e dei loro familiari.“Siamo da sempre impegnati nel comprendere i bisogni e nel rispondere alle necessità di quanti sono affetti da emofilia – spiega Patrizia Guarraci, Specialty Business Unit Head – e questa iniziativa rappresenta una risposta concreta per migliorarne la qualità di vita”. La partecipazione al concorso è aperta a tutte le associazioni regionali, provinciali o locali Italiane impegnate, esclusivamente o non, nell’area dell’emofilia che potranno proporre i loro progetti sul portale http://www.emofilia.it entro il 31 luglio 2018.
Una giuria dedicata, costituita da rappresentanti delle Associazioni pazienti Fedemo e Paracelso, da medici specialisti, oltre che da un delegato di Bayer, valuterà l’idoneità delle proposte.
Per le idee che avranno ottenuto l’approvazione della giuria inizierà il processo di valutazione aperto al pubblico tramite voto da esprimere sul portale dal 1 ottobre al 30 novembre 2018.
La proposta che otterrà il maggior numero di voti si aggiudicherà il premio messo in palio da Bayer: il finanziamento del proprio progetto per un importo di diecimila euro.
“Valutiamo sempre molto positivamente tutte le iniziative che consentono di supportare l’attività delle Associazioni territoriali dei pazienti. – ha dichiarato – Cristina Cassone, Presidente di FedEmo – La possibilità offerta dal progetto ABLE, di realizzare progettualità rivolte all’ implementazione della qualità della vita per i propri associati, rappresenta in questo senso una preziosa opportunità da cogliere e, ci auguriamo, anche uno stimolo per le Associazioni locali a proporre nuovi servizi e progetti a favore della comunità emofilica.” “L’iniziativa A.B.L.E., in cui siamo lieti di essere coinvolti, va considerata come un’importante occasione per poter sviluppare e attivare progetti di utilità sociale rivolti alla comunità degli emofilici – ha spiegato Andrea Buzzi, Presidente di Fondazione Paracelso – Siamo certi che l’iniziativa troverà risposta nelle proposte delle associazioni locali perché molti sono ancora i bisogni degli emofilici e dei loro famigliari”.

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Giornata di studio “Carisma e Istituzione in Movimenti e Comunità ecclesiali”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

paolo VIRoma 18 gennaio 2018, la Sala dei Cento Giorni del Palazzo della Cancelleria (al Corso Vittorio Emmanuele II) accoglie una Giornata di studio su “Carisma e Istituzione in Movimenti e Comunità ecclesiali”. Ad aprire i lavori il saluto di Maria Voce a nome dei Movimenti e Comunità promotori, e l’introduzione del Card. Kevin Farrell. Le relazioni della mattinata saranno tenute da mons. Piero Coda, Mons. Luis Navarro, P. Gianfranco Ghirlanda S.J., dal vescovo Christoph Hegge e moderate dal Card. Francesco Coccopalmerio. La sessione del pomeriggio affronta le “Questioni aperte” poste dai Movimenti e Comunità promotori e le prospettive tracciate da “Canonisti a confronto”: il Prof. J.M. Bahns e la Prof.ssa E. Di Bernardo. Paolo VI, in un discorso tenuto il 17 settembre 1973 al II Congresso internazionale di Diritto canonico, aveva invitato i partecipanti ad «approfondire l’opera dello Spirito che deve esprimersi anche nel Diritto della Chiesa». Dieci anni dopo veniva promulgato da Giovanni Paolo II il nuovo Codice di Diritto canonico e, sette anni più tardi, il Codice dei canoni delle Chiese orientali. In questa mutata situazione normativa della Chiesa cattolica hanno cercato collocazione le nuove realtà carismatiche denominate genericamente «movimenti e comunità ecclesiali».Questa espressione definisce realtà aggregative contemporanee che si presentano alla Chiesa con caratteristiche in parte note e in parte inedite, suscitando problemi canonici nuovi con i quali il legislatore si deve confrontare. D’altronde i due Codici vigenti non conoscono il termine «movimenti e comunità ecclesiali», motivo per il quale queste aggregazioni sono state collocate giuridicamente tra le associazioni di fedeli. Ma sarà il diritto delle associazioni in grado di sostenere le complesse dinamiche relazionali che la natura stessa dei movimenti e comunità ecclesiali suscita? La problematica canonica inoltre è ampliata dalla diversità di queste aggregazioni, originata dagli specifici carismi ricevuti da ciascuna di esse. Carisma collettivo per ogni aggregazione, nel quale però si giovanni paolo IIiscrivono le molteplici e non omogenee vocazioni personali dei singoli membri.Queste e altre questioni di attualità nella vita di movimenti e comunità ecclesiali hanno in questa giornata di studio uno spazio di approfondimento e dibattito aperto, in linea con la Lettera Iuvenescit Ecclesia ai Vescovi della Chiesa cattolica, che richiama «alla luce della relazione tra doni gerarchici e carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione può favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione ed alla missione della Chiesa» e fa sperare, anche dal punto di vista canonico, nell’individuazione di forme nuove, più adeguate ad esprimere al meglio i loro doni carismatici.Tale spazio di approfondimento e dibattito è anche frutto dell’impegno ad accrescere la comunione tra i movimenti e comunità ecclesiali, per essere un contributo alla comunione della Chiesa. Sono di particolare sprone le parole di papa Francesco del novembre 2014 al III Convegno mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle nuove Comunità a questo proposito: «Non dimenticare che il bene più prezioso, il sigillo dello Spirito Santo, è la comunione», sottolineando che essa non può esistere in un movimento o comunità se non si integra nella comunione più grande che è la Chiesa. E sempre in quella occasione ha ricordato che «se una certa istituzionalizzazione del carisma è necessaria per la sua stessa sopravvivenza, non bisogna illudersi che le strutture esterne possano garantire l’azione dello Spirito Santo».

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“Storie di persone e comunità verso i diritti”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

GiornalistiRoma giovedì 18 gennaio 2018 alla Sala Stampa Estera, Via dell’Umiltà 83/c, dalle ore 10 conferenza stampa in occasione della presentazione della Nuova Dichiarazione di Intenti del CISP- Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli, scritta a 500 mani con gli operatori dei paesi in cui lavorano alcuni dei protagonisti del CISP, provenienti da Colombia, Libano, Bosnia Erzegovina, Italia, Etiopia, Niger e Somalia. Saranno loro a raccontare le storie delle persone, dei progetti e dei contesti nei quali operano.
Il CISP compie 35 anni. Anni di impegno in ogni parte del mondo – nelle aree dove più forte è il disagio e dove conflitti e tensioni determinano impossibili condizioni di vita – nei quali sono stati realizzati con professionalità migliaia di progetti per l’affermazione dei diritti delle persone e delle comunità: azioni di contrasto alla povertà e alla fame, promozione della pace , della salute e del lavoro. Si stima che ogni anno a beneficiare dei nostri progetti, attraverso il lavoro di operatori internazionali e locali, siano almeno 5 milioni e mezzo di persone .
Oggi il CISP è operativo in più di 25 paesi. Trenta rappresentanti del CISP si ritroveranno a Roma dal 17 al 19 gennaio 2018 nella Conferenza organizzativa dell’associazione durante la quale sarà approvata la Nuova Dichiarazione di intenti, scritta tramite un lungo confronto “a 500 mani”. Le mani degli operatori che si preparano ad una nuova fase di attività con alle spalle un ricco patrimonio di esperienze. La Nuova Dichiarazione di intenti del CISP ha come quadro di riferimento l’Agenda 2030 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

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“Storie di persone e comunità verso i diritti”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 dicembre 2017

stampa_esteraRoma 18 gennaio 2018 Sala Stampa Estera, Via dell’Umiltà, 83/c (ore 10,00-12,30)Il CISP-Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli compie 35 anni. Anni di attività in ogni parte del mondo – nelle aree dove più forte è il disagio e dove conflitti e tensioni determinano impossibili condizioni di vita – nelle quali sono stati realizzati con professionalità migliaia di progetti per l’affermazione dei diritti degli individui e delle comunità: azioni di contrasto alla povertà e alla fame, promozione della pace, della salute e del lavoro. Si stima che ogni anno a beneficiare di questi progetti, attraverso il lavoro di operatori internazionali e locali, siano almeno 5 milioni e mezzo di persone.
Al momento il CISP è operativo in 25 paesi. Dal Kenya alla Palestina, dalla Somalia al Guatemala, alla Colombia ed anche in Italia. Nel suo lavoro, il CISP valorizza le strategie per la formazione del personale locale e prevede la valutazione delle azioni promosse.
Trenta rappresentanti del CISP si ritroveranno a Roma dal 17 al 19 gennaio 2018 nella Conferenza organizzativa durante la quale sarà approvata una Nuova Dichiarazione di intenti, scritta in un lungo confronto da 500 mani. Le mani degli operatori che si preparano ad una nuova fase di attività con alle spalle un ricchissimo patrimonio di esperienze.
La Nuova Dichiarazione di intenti del CISP ha come quadro di riferimento l’Agenda 2030 dell’Onu, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la mission di tutti coloro che lavorano per lo sviluppo. Il CISP intende rendere tali obiettivi azione concreta nei propri programmi. #DirittiFattiPersone. L’evento sarà l’occasione per incontrare alcuni dei protagonisti del CISP. Saranno proprio loro a raccontare le storie delle persone e dei progetti, e l’ambito sociale e politico in cui si articolano.
Sei i paesi al centro dell’incontro con altrettanti ‘testimoni’: Italia, Colombia, Etiopia, Bosnia Erzegovina, Niger, Somalia. Introduce il presidente del CISP Paolo Dieci. A moderare gli interventi, Daniela de Robert, giornalista del Tg2.

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Il presidente Steinmeier visita la Comunità di Sant’Egidio

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

Frank-Walter_SteinmeierRoma. Lunedì 9 ottobre, alle 12.30, dopo l’udienza in Vaticano con Papa Francesco, il presidente della Repubblica Federale Tedesca, Frank Walter Steinmeier, si recherà a Sant’Egidio per un incontro con il fondatore Andrea Riccardi, il presidente Marco Impagliazzo e altri responsabili della Comunità, sui temi del processo di unificazione europea, dei migranti e delle povertà. Nella Sala della Pace, ci saranno i discorsi pubblici di Impagliazzo e del presidente Steinmeier. L’Ambasciata presso la Santa Sede offrirà un rinfresco per gli invitati preparato dalla Trattoria degli Amici, il ristorante gestito dalla Comunità insieme ad alcune persone con disabilità. La visita del presidente tedesco si svolge poche settimane dopo l’incontro internazionale per la pace organizzato da Sant’Egidio in Germania, nelle città di Münster e Osnabrück.

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L’on. Nissoli (FI) incontra le Comunità italiane del Nord e Centro America

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

Fucsia Nissoli FitzgeraldProseguono gli incontri estivi dell’on. Fucsia Nissoli (Coordinatrice Forza Italia Nord e Centro America) con le Comunità italiane del Nord America. Infatti, sabato scorso, l’on. Nissoli si è recata in Ontario (Canada) per partecipare e fare un saluto all’Italfest di MIssissauga, in cui ha sottolineato l’importanza dell’evento quale strumento in grado di rinvigorire i legami con la madrepatria e promuovere il nostro patrimonio culturale ed il sistema-Italia all’estero attraverso la musica, il cibo e l’arte.
In settimana, inoltre, l’on. Nissoli farà visita alle Comunità italiane del New Jersey, del Connecticut e di New York, mentre la prossima settimana la parlamentare si recherà in Texas e poi, per la seconda volta, in Messico.

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Libro: la comunità possibile

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

boldriniVenezia Giovedí 22 giugno 2017, ore 18.00, a Venezia, presso la Sala San Leonardo (Cannaregio – Strada Nova), si terrá un incontro con Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati e autrice del libro “La comunità possibile. Una nuova rotta per il futuro dell’Europa”, edito da Marsilio. Dopo i saluti di Fabio Poli, CdA Fondazione Rinascita 2007, e l’introduzione di Davide Zoggia, Deputato Art.1 – Movimento Democratici e Progressisti, il giornalista Roberto Reale intervisterà Laura Boldrini. L’autrice, attraverso le pagine di questo libro scritto in occasione dei sessant’anni dei Trattati di Roma, racconta i luoghi simbolo della crisi e traccia la propria idea di percorso verso un coraggioso processo di integrazione politica europea. Nello stesso tempo é l’occasione per delineare le tappe, compiute e ancora da realizzare, per il rilancio del progetto federalista nato a Ventotene. Per spiegare che l’Europa é un un valore aggiunto a cui non si puó e non si deve rinunciare. L’appuntamento é un momento di riflessione proposto da Fondazione Rinascita 2007. (foto: boldrini)

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Sant’Egidio, a San Giovanni festa per i 49 anni con il “popolo” della Comunità

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 febbraio 2017

san giovanni in lateranoRoma Basilica di San Giovanni in Laterano affollata ieri sera per i 49 anni della Comunità di Sant’Egidio. Un “popolo” di ogni età, proveniente da tutti i quartieri della Capitale, insieme agli amici che lo accompagnano e ad alcuni rappresentanti delle istituzioni, ha partecipato alla celebrazione presieduta da monsignor Giovanni Angelo Becciu.
Durante la sua omelia il Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali ha insitito sulla vocazione di Sant’Egidio: “La vostra missione è andare in tutte le periferie, dove vi sono conflitti, dove le persone non sono riconosciute nella loro dignità, dove le diversità sono vissute come esclusione e conflitto invece che come arricchimento”. Perché “le periferie tornino ad essere al centro”. Una Comunità che è nata a Roma ma che si è aperta al mondo: “La vostra “romanità” faccia di voi tutti altrettanti collaboratori di Papa Francesco, che dilatano il suo cuore e le sue braccia, giungendo là dove egli non può arrivare fisicamente. Solo così cambierà anche la geopolitica mondiale”. E ha definito “tenace” il lavoro portato avanti da Sant’Egidio, come quello rivolto all’integrazione degli immigrati e dei rifugiati: “Mi permetto di incoraggiarvi a continuare a costruire ponti, legami, perché si affermi una civiltà del vivere insieme, una civiltà dell’amore, anche se non sempre questo è l’orientamento del mondo, soprattutto in questi tempi”.
Rivolgendo un saluto al termine della liturgia, il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, ha affermato: “Crediamo in una città dove non esiste il noi e il loro, ma dove si può costruire insieme una grande forza di pace. Oggi non celebriamo un’istituzione, ma viviamo un momento di festa che non esclude nessuno. Qui è rappresentata tutta Roma, tutte le generazioni: dai bambini agli anziani, romani e romani acquisiti, rappresentanti di tanti paesi, culture e religioni”. “Non è un caso, è una scelta – ha sottolineato Impagliazzo – la nostra vita di ogni giorno, al centro come nella periferia. Questa città, e più in generale la società, ha bisogno del contributo di tutti per crescere bene e realizzare il bisogno che sentiamo più urgente in questo tempo: quello della pace”.
Alla fine della celebrazione, grande festa nel portico del Laterano con al centro quelle periferie umane ed esistenziali che sin dall’inizio fanno parte integrante della Comunità: presenti tanti senza dimora con i quali la Comunità ha una lunga amicizia che ha permesso di trovare alcune soluzioni concrete, i disabili, inseriti in percorsi di inclusione sociale, gli anziani in difficoltà, a cui Sant’Egidio è particolarmente vicino, insieme agli immigrati e ai profughi siriani arrivati dal Libano con i corridoi umanitari. Una festa aperta a tutti gli amici della Comunità e ai rappresentanti delle istituzioni (dal presidente del Senato, Pietro Grasso, al sindaco di Roma, Virginia Raggi), che verrà replicata negli oltre 70 Paesi in cui è presente Sant’Egidio, con oltre 60 mila persone, dall’Europa all’Africa, dall’Asia all’America Latina.

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Gerusalemme città unica da 4000 anni

Posted by fidest press agency su martedì, 7 febbraio 2017

gerusalemmeHo spesso il privilegio di guidare visite a piedi nelle zone adiacenti il Muro Occidentale (“del Pianto”) di Gerusalemme. Si tratta di un muro che faceva parte del complesso del Secondo Tempio ebraico costruito originariamente nel VI secolo a.e.v., ristrutturato e ampliato dal re dei Giudei, Erode, nel I secolo a.e.v..
Prima di iniziare le mie spiegazioni, mi piace sapere da dove provengono le varie persone che partecipano al tour. La Città Santa attrae da tutto il mondo persone di ogni tipo, lingua, religione e provenienza. A tutti chiedo: “Da dove viene?”. Alcuni indicano solo il paese e a quel punto chiedo di specificare da quale città o regione. Ogni volta che qualcuno dice di venire da Berlino, immediatamente chiedo: “Berlino est o Berlino ovest?”. La risposta che ricevo immancabilmente, spesso accompagnata da un sorriso ironico, è del tipo: che domande! Oggi esiste una sola Berlino.
Giusto, una sola e unica Berlino. Berlino ricevette la sua prima Carta Comunale nel XIII secolo, il che ne fa una città vecchia di circa 800 anni. In tutta la sua storia, Berlino è rimasta divisa i due parti solo per 44 anni come conseguenza di un’occupazione militare: alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, con un settore che sarebbe diventato Berlino ovest e l’altro Berlino est. Dopo 44 anni, nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, la città di Berlino è tornata nuovamente a essere un’unica città, Berlino tout-court. Così, quando si chiede a una persona se provenga da Berlino est o Berlino ovest, la risposta giustamente è che c’è una sola e unica Berlino. Sono passati 27 anni da quando il muro di Berlino è caduto, e ad ogni anno che passa la divisione fra le due parti di Berlino passa sempre più dalla realtà di fatto alla storia passata.
Ora, prendiamo l’antica città di Yerushalayim (Gerusalemme). E’ una città con circa 4.000 anni di storia. Tremila anni fa, ai tempi di re David, venne strappata dall’anonimato e trasformata, da allora in poi, nella capitale politica e religiosa della nazione ebraica. Non è mai stata la capitale di nessun altra entità statale, con l’unica possibile eccezione del Regno Crociato per circa 88 anni (dal 1099 al 1187). Non è mai stata capitale di nessun impero, stato, dinastia e neanche provincia musulmana. E’ stata quasi ininterrottamente abitata da ebrei, che da almeno 150 anni costituiscono la maggioranza della sua popolazione.
Gerusalemme è un’unica città. Per migliaia di anni non c’è stata nessuna Gerusalemme est o ovest. Invece, nel secolo scorso, Gerusalemme è rimasta divisa fra una parte est e una parte ovest, ma solo per 19 (diciannove) dei suoi 4.000 anni di storia. Quella divisione fu la conseguenza di un’occupazione militare illegittima da parte della Giordania, che aveva illegalmente e aggressivamente attraversato il fiume Giordano per invadere il paese originariamente destinato dalla comunità internazionale agli ebrei come loro sede nazionale. Durante quei 19 anni di occupazione illegale, agli ebrei di qualunque parte del mondo non venne permesso di visitare i loro luoghi santi nella parte occupata della città, in spregio del diritto internazionale e in violazione degli accordi armistiziali firmati dalla Giordania stessa. Il plurisecolare cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi venne sistematicamente profanato; le antiche sinagoghe e la maggior parte degli edifici dell’antico quartiere ebraico della Città Vecchia vennero sistematicamente distrutti dagli occupanti illegali.
Per fortuna, dopo 19 anni Gerusalemme venne di nuovo riunita. Accadde quando la Giordania si aggregò alla coalizione di paesi arabi che si apprestavano a distruggere lo stato ebraico. Nonostante i ripetuti appelli israeliani a non entrare in guerra contro Israele (che doveva già vedersela con l’aggressione di egiziani a sud e siriani a nord), i giordani aprirono le ostilità attaccando e bombardando gli ebrei a Gerusalemme. Ma le cose andarono diversamente dai loro piani e con la clamorosa vittoria israeliana della guerra dei sei giorni (giugno ‘67), Gerusalemme venne riunificata e restituita alla sovranità ebraica dopo tanti secoli di dominazioni straniere. Fu anche la prima volta dopo secoli che venne ripristinata la possibilità per le persone di qualunque origine e fede di venire a Gerusalemme e godere di piena libertà di culto. Sono passati cinquant’anni da quando Gerusalemme è tornata unica. È ora di smetterla di dire “Gerusalemme est” e “Gerusalemme ovest” come se la illegale e immorale occupazione e divisione durata 19 anni avesse una qualunque legittimità. Non c’è mai stata una città chiamata Gerusalemme est o una chiamata Gerusalemme ovest: di Gerusalemme se esiste una sola. (Fonte: Jerusalem Post, 25 Gennaio 2017) Israele.net Emanuel Baroz, (foto: gerusalemme)

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Mogol e la comunità: Incontro per la lotta all’autismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

mogolRoma. Giovedì 13 ottobre 2016, ore 19.30 Galleria Arte Plus Arte Puls – viale Mazzini 1. Saranno Mogol e sua moglie, Daniela Gimmelli, insieme con Giampaolo Nicolasi, della Comunità Incontro di Amelia, a battezzare “Un pezzetto di Paradiso”, struttura polivalente contro l’autismo e il disagio psichico. Dalle 19 alle 22, a Roma, presso la Galleria Plus Arte Puls, si terrà una serata benefica a favore dei ragazzi ospitati dalla struttura. Nata tra Guardea e Alviano, in provincia di Terni, si tratta di un grande casale con sei ettari di terreno, animali e arnie, per rispondere ai bisogni dei ragazzi ormai adulti abbandonati dall’assistenza pubblica alle famiglie che – fiaccate e sfinite – non hanno i mezzi tecnici, morali e spesso economici, per far fronte al disagio.
I principi ispiratori dell’esperienza sono quelli di dare autonomia, dignità e futuro a persone “arrabbiate” perché chi e quanto gli è intorno non li comprendono e gli chiedono di “star buoni”, laddove invece hanno tanto da dare e fare. In attesa che la ricerca offra soluzioni a una sindrome che “non si sa da dove viene e non si sa come si cura”, attraverso il lavoro degli orti e dei campi, la cura degli animali, la partecipazione alla vita delle piccole comunità della zona si darà autonomia e autostima a queste persone.
Agli ospiti sarà offerto un bicchiere di vino dai sommelier dell’Ais Lazio, accompagnato con pizza e mortadella, rifacendosi alle tradizioni quasi quarantennale della Comunità Incontro. La cornice sarà quella della mostra RYTHM, una selezione di opere – curata da Paola Valori – dedicata alla creatività femminile che si ispira al ritmo e al fluire del tempo.

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Il terrorismo palestinese colpisce la Comunità Ebraica di Roma. Per non dimenticare

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 ottobre 2016

stefano-gaj-tacheRoma Sono le 11,55 di sabato mattina 9 ottobre 1982. È Sheminì Azeret, ultimo giorno della festa di Sukkot (delle Capanne). I fedeli escono dalla Sinagoga Maggiore di Roma attraverso il piccolo cancello di ferro annerito su Via Catalana. Il mediorientale che sosta sul marciapiede opposto infila la mano destra nella sacca, sorride, guarda negli occhi chi sta uscendo. Lancia una granata. I fedeli cadono a terra. Poi arrivano le sventagliate di mitra. Gli attentatori sono una decina, si mettono in fuga: l’unico nome noto, il giordano-palestinese Osama Abdel Al Zomar, sarà condannato all’ergastolo solo dopo essere svanito su un volo dell’Olimpyc Airways Atene-Tripoli a fine 1988. Nell’attentato, ufficialmente organizzato per vendicare l’invasione israeliana del Libano (dopo 12 anni di attentati terroristici in territorio israeliano compiuti dai palestinesi con base in Libano), viene ucciso il fanatico sionista Stefano Tachè, ebreo romano di anni due. Trentacinque persone vengono ferite, alcune in modo molto grave, fra cui Emanuele Pacifici, figlio del rabbino di Genova Riccardo Pacifici, deportato ad Auschwitz con la moglie, e non ritornato.
gabbiano_hdrNeanche due ore dopo l’attentato viene distribuito un volantino redatto frettolosamente dagli studenti ebrei, intitolato ironicamente “Grazie!”. È un atto d’accusa contro Giulio Andreotti e Bettino Craxi che flirtano con Yasser Arafat; contro il Pci filo-sovietico schierato dalla parte degli arabi; contro quotidiani e settimanali dove fioccano i paragoni fra sionismo e nazismo confusi fra le critiche all’invasione israeliana del Libano; contro gli autonomi romani che avevano affisso lo striscione “Bruceremo i covi sionisti” sulla piccola Sinagoga di Via Garfagnana; contro i sindacati che avevano deposto una bara di fronte alla Sinagoga Maggiore fra sventolii di bandiere rosse; contro Sandro Pertini, capo dello Stato ed attento alle ragioni di tutti ma non degli ebrei. Sono passati 34 anni da allora: è cambiato qualcosa?
Come ogni anno in questo triste anniversario cerchiamo qui di rammentare ai più distratti o a chi proprio non è a conoscenza di questo tragico avvenimento, cosa accadde la mattina del 9 Ottobre 1982 alla Sinagoga Maggiore di Roma. Lo facciamo perchè riteniamo sia giusto farlo e perchè è solo in ricorrenze del genere (purtroppo) che ad alcuni si risvegliano le coscienze. Che il ricordo del piccolo Stefano Gay Tachè sia in benedizione.

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Cristianinmoschea

Posted by fidest press agency su domenica, 11 settembre 2016

uniti-per-unireRoma Moschea di Al Fath di Roma dalle ore 17.00 in V. della Magliana 76. “Grazie a tutti coloro che sostengono la nostra sfida che si è tradotta in un’iniziativa concreta, nata dall’esigenza di dare voce alle Comunità e Associazioni arabe, musulmane, religiose e laiche e di dimostrare in maniera concreta – tutt’altro che virtuale – che il mondo arabo e musulmano è aperto al dialogo e si unisce contro il terrorismo con tutti quanti, musulmani, cristiani, osservanti altre fedi o laici, vogliano abbattere il muro della paura”: così Foad Aod, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento Internazionale Uniti per Unire si rivolge agli oltre 2000 aderenti all’iniziativa #Cristianinmoschea, lanciata dalle Co-mai e Uniti per Unire e che avrà luogo nelle diverse regioni italiane nelle date dell’11 e del 12 di settembre. L’11 settembre le moschee aderenti invitano i visitatori provenienti dai diversi Paesi, appartenenti a tutte le religioni e laici, a scambiarsi un messaggio di pace a partire dalle 17.00; il 12 le moschee restano aperte dalle ore 9.00 per uno scambio di auguri per la ricorrenza delle Festività musulmana dell’Eid Al Adha. Il Presidente di Co-mai annuncia che si troverà l’11 di settembre alla Moschea di Al Fath di Roma, in V. della Magliana 76, alle ore 17.00 dichiarando: “Ci riconosciamo nei principi del rispetto, della libertà, della democrazia e dell’unione dei quali la nostra iniziativa è il frutto. #Cristianinmoschea è una risposta religiosa, laica e civile, nata con spontaneità e aperta a tutti. Ho scritto a Papa Francesco con il cuore e a nome di migliaia di persone che hanno amplificato la mia voce, senza l’obbligo di chiedere il permesso a qualcuno. Abbiamo invitato tutte le Moschee e Comunità Arabe e Musulmane d’Italia a unirsi a noi senza distinzione alcuna; la lista degli aderenti, in continuo aggiornamento, è stata resa nota ai giornali e alle Autorità. Non cadiamo nelle provocazioni di chi cerca di boicottarci – prosegue – anzi, speriamo che questa azione possa essere il primo passo per una maggiore apertura e collaborazione tra le Associazioni e Comunità religiose e laiche, con l’augurio che tutte siano poste sullo stesso piano … Nessuno può privarci della facoltà di lanciare un appello o un’iniziativa per la pace e il dialogo. Come italiano di origine araba, palestinese e di religione musulmana, sono fiero che non solo numerose Associazioni e moschee italiane ci abbiano seguito, ma che saranno con noi anche i cattolici e i laici, i Segretari nazionali di CGL e UIL, i rappresentanti delle Istituzioni, delle Ambasciate straniere in Italia, delle Ong, del Mondo della Sanità, dell’Università e della ricerca che ringrazio sinceramente. L’onda che è nata dal 31 luglio, quando i musulmani sono entrati in Chiesa per pregare assieme ai cristiani per le vittime del terrore aderendo all’iniziativa #Musulmaninchiesa, vive nella forza di un popolo che è fatto di tutti i popoli. Continuiamo nel nostro lavoro con forza e coraggio mettendo la nostra faccia per dire sì all’unione tra i popoli e le religioni e no al terrorismo e alle strumentalizzazioni del mondo arabo e islamico”. Si uniranno ad Aodi presso la uniti-per-unire-logoMoschea di Al Fath oltre che i Presidenti di Comunità, Ong e Associazioni arabe, musulmane e di origine straniera, anche l’Ambasciatrice di Malta in Italia e il Segretario Generale di UIL, Carmelo Barbagallo. “E’ un’iniziativa che condividiamo pienamente – ha detto Barbagallo – tant’è che come Uil avevamo proposto, alcuni mesi fa, di celebrare un Primo maggio multi-religioso. Io stesso avevo incontrato rappresentanti e vertici di alcune religioni, anche di quella musulmana, che avevano apprezzato la nostra proposta e si erano dichiarati disponibili a partecipare. Ora che il Professor Foad Aodi si è fatto promotore di un’analoga iniziativa, aderiamo e partecipiamo volentieri e convintamente. Pur avendo le nostre radici in una cultura laica, crediamo profondamente nel valore sociale e umano di tutte le religioni che devono collaborare per la crescita morale e lo sviluppo del mondo. Non si può uccidere o commettere violenze in nome di un Dio: è un’inaccettabile contraddizione in termini. Lavoriamo, dunque, tutti insieme per il dialogo e il rispetto reciproco”. La grande adesione all’appello delle Co-mai e Uniti per Unire è il risultato di oltre 15 anni di lavoro che ha visto realizzare circa 500 Convegni sui temi Sanità, immigrazione, dialogo interculturale inter-religioso e cooperazione internazionale, portato avanti dall’Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), fondata nel 2000, dalle Comunità del Mondo Arabo in Italia, istituite nel 2008 e dal Movimento Uniti per Unire, (nato nel 2012), in collaborazione con numerose Comunità e Associazioni italiane e di origine straniera, assieme ad organizzazioni e Università, con l’Ordine dei Medici di Roma e con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO). (foto: uniti per unire)

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Soppressione della comunità dell’assistenza medica territoriale 24 ore su 24?

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

Lorenzin beatriceUn’interpellanza urgente presentata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per chiedere quali iniziative di competenza intenda adottare per scongiurare la soppressione della comunità dell’assistenza medica territoriale 24 ore su 24. Questo il tema dell’atto di sindacato ispettivo, a prima firma Brunetta, De Girolamo, Polverini, che ha come obiettivo quello di salvaguardare le cosiddette guardie mediche. I parlamentari chiedono di sapere “se sia stato valutato, anche per il tramite del rappresentante del governo nel comitato di settore regioni-sanità, in sede di approvazione dell’atto di indirizzo di cui in premessa, il rischio dello sviluppo di un nuovo mercato speculativo dell’assistenza medica notturna, in particolare nelle aree territoriali più isolate e svantaggiate con l’introduzione delle misure sopra richiamate e se sia stata valutata la correttezza della procedura, atteso che si giungerebbe ad una modifica epocale del sistema sanitario nazionale senza che di ciò sia stato investito il Parlamento”.
Chiedono infine “se, qualora la riforma venisse attuata, non si intendano assumere iniziative di competenza per apportare modifiche, integrazioni e correttivi per i centri e le isole minori e le comunità site in posti svantaggiati, interni e difficilmente collegati con i centri maggiori”.

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Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2015

torinoTorino dal 5 all’8 novembre 2015, la sessione conclusiva del processo di indagine dedicato ai Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere (dal Tav alla realtà globale) inaugurato a Torino il 14 marzo 2015 avrà luogo presso la “Fabbrica delle E” del Gruppo Abele, e si concluderà presso il Teatro Magnetto di Almese il giorno 8 novembre con la lettura del dispositivo della Sentenza. Il Tribunale Permanente dei Popoli è un tribunale di opinione indipendente che nasce nel 1979 come diretta prosecuzione del Tribunale Russell II, promosso da Lelio Basso negli anni ’70, sulle dittature in America Latina. Ne fa parte una rete internazionale di esperti appartenenti alle diverse discipline della ricerca giuridica, economica e socio-politica. Il Tribunale rappresenta un efficace strumento di denuncia, affermazione e visibilità dei diritti umani e dei popoli e produce analisi critiche sulle ragioni dell’ineffettività del diritto, soprattutto in relazione alle dinamiche globali dell’economia e della finanza. Il TPP è stato chiamato ad ascoltare le ragioni del ricorso presentato l’8 aprile 2014 da numerosi sindaci dei Comuni della Val di Susa e dal Controsservatorio Val Susa, che hanno contattato il TPP per accertare le violazioni dei diritti fondamentali delle comunità della Val Susa con riferimento alla progettata costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione. Il ricorso è stato ritenuto ammissibile dalla presidenza del TPP con provvedimento del 20 settembre 2014, ed è stata avviata una attività istruttoria che ha visto il Segretario generale del TPP Gianni Tognoni incontrare i movimenti di opposizione alla costruzione dell’aeroporto di Notre Dame des Landes in Francia e alla realizzazione del progetto Mose a Venezia. Il Tribunale a Torino analizzerà per la prima volta e in maniera più diretta le denunce su scenari europei di violazione di diritti umani fondamentali. «Il ricorso, secondo Franco Ippolito, Presidente del TPP, «pone tematiche simili a quelle già attualmente sottoposte all’esame del TPP: specificamente il caso Messico, quello dell’industria mineraria del Canada e la richiesta di una sessione sul fracking». Per Gianni Tognoni, «il caso TAV, insieme alle altre vicende segnalate al TPP, è rappresentativo di processi e meccanismi più generali, specificamente importanti nella attuale fase della evoluzione economica-politica europea e mondiale». Nel corso della sessione pubblica, il TPP esaminerà il caso TAV insieme ad altri casi europei ed extraeuropei che secondo i richiedenti sono significativi delle diverse modalità secondo cui si esperimenta la realtà di un diritto solo procedurale e l’assenza di effettivi strumenti giuridici di azione.La giuria del Tribunale sarà presieduta dal magistrato onorario della Corte suprema di cassazione francese, Philippe Texier, e composta dall’esperto di diritto pubblico, Umberto Allegretti, dal magistrato della Corte suprema di cassazione spagnola, Perfecto Andrés Ibáñez, dalla giurista francese Mireille Fanon, dall’ecologista cilena, Sara Larrain, dall’avvocata colombiana, Dora Lucy Arias, dal sociologo portoghese, Luis Moita, dall’esperto di diritto internazionale pubblico e ambientale, Antoni Pigrau Solé, e dall’economista italiano Roberto Schiattarella. Sarà presente il Segretario generale del TPP, Gianni Tognoni.

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Al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I il dottorato h.c. in Cultura dell’unità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

Loppiano (FI) 26 ottobre 2015, ore 17.00, Auditorium del Centro internazionale. Verrà assegnato al Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo I, il primo dottorato h.c. in Cultura dell’unità dell’Istituto Universitario Sophia, il giovane centro accademico con sede a Loppiano (Firenze) fondato da Chiara Lubich per affrontare con pertinenza e incisività la transizione culturale in atto. Il conferimento avrà luogo il 26 ottobre prossimo alle 17.00 all’Auditorium del Centro internazionale dei Focolari.
Pioniere del dialogo ecumenico e costruttore di pace, il Patriarca è figura di riferimento nel complesso panorama contemporaneo. D’importanza storica alcune tappe recenti che l’hanno visto protagonista di un cammino d’unità su più fronti: la dichiarazione congiunta con Papa Francesco redatta a conclusione del pellegrinaggio a Gerusalemme, il 25 maggio 2014, in cui hanno sottoscritto l’impegno delle rispettive Chiese “verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, ‘perché siano una sola cosa’”; la sua presenza in Vaticano, l’8 giugno 2014, assieme al Presidente Abu Mazen e al Presidente Shimon Peres, per pregare con il Papa per la pace in Terra santa. Bartolomeo I è anche noto come leader spirituale del movimento cristiano per l’ambiente. Il suo pensiero è stato riportato ampiamente da Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’. Il 3 dicembre prossimo, a margine della Conferenza ONU a Parigi sul cambiamento climatico, gli è stata affidata la predicazione nella celebrazione ecumenica per la salvaguardia del Creato presso la cattedrale di Notre-Dame.
La motivazione del Dottorato h.c. – «Oggi il mondo ha bisogno di figure che cerchino l’unità della famiglia umana – ha spiegato il teologo Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario – «e il Patriarca svolge un’azione costante e illuminata a servizio di una cultura che mira a riportare la fraternità al centro della storia dell’umanità». La motivazione specifica che: «il Patriarca ecumenico di Costantinopoli si è accreditato quale convinto e attivo protagonista nel cammino ecumenico verso la piena unità dei cristiani e nel dialogo tra le persone di diverse religioni e convinzioni, distinguendosi nella promozione della giustizia, della pace, del rispetto dell’ambiente e della natura, in conformità alla visione dell’umanità, della storia e del cosmo custodita e attualizzata dalla tradizione spirituale e teologica dell’Oriente cristiano».
Il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e i Focolari – La storia ha inizio con l’incontro tra il Patriarca Athenagoras I e chiara lubich «Era il 13 giugno del 1967 – racconta la Lubich –, mi ha accolto come se mi avesse sempre conosciuta e ha voluto che gli narrassi i contatti del Movimento con luterani e anglicani». Sono stati ventitré gli incontri, tra il 1967 e il 1972, di Athenagoras I con la fondatrice dei Focolari, che è così diventata messaggera tra Papa Paolo VI e il Patriarca. I rapporti sono poi continuati con il suo successore Demetrio I.
I contatti con l’attuale Patriarca ecumenico Bartolomeo I sono proseguiti nello stesso spirito di amicizia spirituale. Pochi giorni prima della morte della Lubich (14 marzo 2008) Sua Santità Bartolomeo I le ha fatto visita all’ospedale Gemelli di Roma: «Ho voluto venire qui per portare il saluto mio personale e del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli alla carissima Chiara Lubich, che tanto ha dato e dà con la sua vita alla Chiesa intera. Le ho pure impartito con riconoscenza la mia benedizione. Sono felice di averla incontrata». Due anni dopo ha accolto al Fanar Maria Voce, neoeletta presidente dei Focolari: «Deo gratias per la vostra amicizia, per la vostra visita, per i frutti del vostro Movimento, per la continuazione di quest’opera di Dio che rende gloria al Suo nome».
L’attuale evento s’inserisce nella cornice del 50° anniversario della nascita della cittadella di Loppiano e mette un altro tassello al rapporto di stima e collaborazione tra il Patriarcato di Costantinopoli e il Movimento dei Focolari.

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Memoria e cultura della comunità alpina

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

Museo Costume Pragelato1Museo Costume PragelatoMercoledì 7 ottobre la Consigliera metropolitana delegata alla Cultura, al Turismo e allo Sport, Barbara Cervetti, ha visitato il museo, accompagnata dal Sindaco di Pragelato, Monica Berton. Dopo alcuni anni di allestimento provvisorio nel borgo vecchio di La Ruà, dal 2002 la collezione museale è ospitata in una sede in borgata Rivet, appositamente acquistata e restaurata dall’amministrazione comunale pragelatese. Nei suggestivi spazi di una casa ultracentenaria, il museo, punto di ricerca dell’identità culturale di Pragelato e della valorizzazione del costume e della lingua, raccoglie una serie di oggetti d’uso quotidiano, in casa e sul lavoro, presentati in differenti ambienti: la stalla, la cucina, la camera da letto, il fienile, la cantina e il caratteristico “croutin”: ambienti in cui si respira il passato e si rivivono scene di vita quotidiana emblematiche della laboriosità della gente di montagna e della sua propensione alla vita comunitaria. Nel museo si trovano anche la biancheria per la casa, gli abiti da lavoro e per i giorni di festa e un’importante collezione di antichi costumi tradizionali, che hanno assunto le loro attuali caratteristiche e forme attraverso la progressiva sovrapposizione della cultura savoiarda Museo Costume Pragelato2Museo Costume Pragelato3francofona alla preesistente cultura escartonese francofona provenzale alpina. L’evoluzione maggiore avvenne nel XIX secolo, con le stoffe più leggere in cotone, i nastri, i pizzi e i ricami a colorare e arricchire gli austeri costumi montanari. Particolarmente ricco è poi il corredo di accessori e gioielli in oro: spille, orecchini e, soprattutto, croci.Il museo è anche il punto di partenza dei percorsi diretti alle suggestive e caratteristiche frazioni, con i forni per la cottura del pane, le antiche fontane e le meridiane: veri e propri itinerari culturali alla riscoperta della saggezza antica. Sulla facciata del museo, in occasione delle Olimpiadi del 2006, l’associazione “Horologium” ha realizzato un grande quadrante solare, che è diventato una sorta di insegna del museo. La struttura principale del quadrante è sostituita dalla figura di una mamma, in dimensioni naturali, vestita in un antico costume da festa. La figura femminile è affiancata da un ragazzo. Quest’ultimo ha ai piedi un paio di sci originali, che sono stati tagliati e che, opportunamente affiancati, creano una lama di luce la cui punta è lo gnomone dell’orologio. Le due figure, inserite in un paesaggio alpino, sono inscritte nella sagoma della “toque”, la caratteristica cuffia colorata della donna pragelatese, evidenziata in rosso, elemento visivo essenziale e “marchio” dellaMuseo Costume Pragelato4 comunicazione del museo.
“Una realtà come il museo di Pragelato, già da tempo inserita nella rete ecomuseale creata negli anni ’90 dall’allora Provincia di Torino, merita di essere valorizzata e rilanciata, per tutelare un patrimonio culturale di fondamentale importanza. – sottolinea la Consigliera metropolitana Barbara Cervetti – Vogliamo sostenere questo e altri musei che raccolgono le testimonianze delle comunità montane e rurali. Possiamo e dobbiamo operare soprattutto sul versante della comunicazione degli eventi e delle opportunità e nella costruzione di una rete con le istituzioni culturali e scolastiche dell’intero territorio della Città metropolitana. La stagione invernale si avvicina e il museo di Pragelato è un’attrattiva importante per quei turisti che vogliono abbinare agli sport invernali le scoperta delle peculiarità delle nostre vallate alpine”.Grazie all’impegno dell’amministrazione comunale, delle volontarie e dei volontari della Fondazione Guiot Bourg, durante la stagione sciistica il Museo del Costume e delle tradizioni delle genti alpine di Pragelato sarà visitabile tutti i sabati pomeriggio e nel periodo delle vacanze natalizie. (foto: museo costume pragelato)

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