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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘comunitari’

Pesca contributi comunitari e rilancio settore

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

“Il Ministero delle Politiche agricole è pronto a supportare le Regioni, avviando un confronto che possa evitare il disimpegno delle risorse comunitarie per lo sviluppo del settore ittico. Entro fine anno, infatti, è necessario raggiungere il target di spesa, certificando ulteriori 47 milioni di euro. A maggio scorso, lo stato di avanzamento operativo del Fondo europeo per la politica marittima, la pesca e l’acquacoltura (Feamp) era pari a 345,5 milioni di euro, circa il 64% della dotazione totale del programma operativo”. Lo dichiara il deputato Dedalo Pignatone (M5S) a margine del question time di oggi in commissione Agricoltura a Montecitorio.“Ci auguriamo – aggiunge – che il sottosegretario Francesco Battistoni, che detiene la delega, convochi subito a settembre un tavolo di confronto con le amministrazioni locali per poter trovare un accordo a beneficio dell’intera pesca italiana. Ad oggi, in termini di impegni sulla dotazione del programma operativo, le Regioni che mostrano un minore avanzamento rispetto alla media sono Lombardia (21%), Molise (30%), Puglia (34%), Calabria (44%) e Veneto (45%)”.”Monitoreremo la situazione affinché si possa giungere a una redistribuzione delle risorse non impegnate, con il duplice intendo di non disperderle e di creare sviluppo nel settore. Soprattutto in questo momento di crisi pandemica, è fondamentale non dilapidare i fondi a disposizione” conclude.

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Immigrazione: Netto calo dei migranti non comunitari

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Per la prima volta, dopo diversi anni, nel 2019 è diminuito il numero degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia: dai 3.717.000 dell’anno precedente a circa 3.615.000 (una quota sostanzialmente analoga a quella del 2011), per un calo di ben 101.600 unità (-2,7%). In 10 anni, l’unico altro decremento si è verificato nel 2016, a causa del contestuale boom di acquisizioni di cittadinanza (oltre 201.000): una spiegazione che però non vale per il calo del 2019, quando le acquisizioni di cittadinanza non hanno conosciuto un aumento così significativo rispetto all’anno precedente. Lo anticipa il Dossier Statistico Immigrazione 2020, 30° edizione, realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS in partenariato con Confronti, che verrà presentato il prossimo 28 ottobre. Al forte decremento del 2019 fa da contrappeso, piuttosto, un corrispondente aumento del numero dei non comunitari scivolati nell’irregolarità: già stimati in 562.000 alla fine del 2018, quando è entrato in vigore il primo Decreto “sicurezza”, si è calcolato che, proprio per effetto di quest’ultimo, sarebbero cresciuti di 120-140.000 nei due anni successivi, arrivando a oltre 610.000 a fine 2019 e a quasi 700.000 alla fine del 2020, se nel frattempo non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate, che ha raccolto in totale circa 220.500 domande.L’abolizione dei permessi per motivi umanitari, stabilita dal Decreto “sicurezza” del 2018, congiunta sia alla politica dei “porti chiusi” e dei respingimenti sia alla perdurante mancanza, dal 2011, di una programmazione degli ingressi stabili di lavoratori stranieri dall’estero, ha contribuito per un verso a svuotare i centri di accoglienza (i cui ospiti sono scesi da 183.800 nel 2017 a 84.400 a fine giugno 2020, per una fuoriuscita netta di quasi 100.000 migranti in appena due anni e mezzo) e per altro verso a un drastico calo della percentuale di riconoscimento delle domande di protezione presentate in Italia (dal 32,2% del 2018 ad appena il 19,7% del 2019, la metà della media europea). Due circostanze che concorrono strutturalmente a ingrossare le fila già assai nutrite degli immigrati irregolari nel paese.Nel primo caso, perché molte delle persone espulse dai centri di accoglienza, dopo il varo del Decreto del 2018, erano richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria che, dispersisi sul territorio, sono di lì a poco divenuti irregolari sia per le più ridotte possibilità di accedere a una forma di protezione sia per l’impossibilità di rinnovare quella umanitaria; e, nel secondo caso, perché l’aumentata quota di “diniegati”, congiunta all’alta probabilità di non poter effettuare il loro rimpatrio a causa dei limitati accordi di riammissione con i paesi d’origine (appena 7.000 rimpatri effettuati nel 2019, il 30,1% dei 23.400 migranti irregolari intercettati nell’anno, solo di poco superiori ai 6.800 rimpatri del 2018 e ai 6.500 del 2017), destina anche costoro al rilascio sul territorio nazionale in una situazione di irregolarità (dopo una inutile reclusione media di circa 60 giorni in un Cpr, su un limite massimo di 180 stabilito – raddoppiando il termine precedente – sempre dal Decreto del 2018).È noto come lo stato di irregolarità esponga gli immigrati non solo a venire sfruttati come lavoratori in nero, e quindi privi di diritti, ma anche a essere reclutati da organizzazioni criminali, che prediligono pescare nel sommerso la manodopera necessaria per le proprie attività illegali. Del resto, ancora una volta nel 2020 il Decreto flussi, appena pubblicato, destina ben i tre quinti degli appena 30.850 “ingressi” annui previsti o a lavoratori stagionali o a conversioni del permesso di soggiorno, cioè o a ingressi temporanei o a immigrati già presenti in Italia.

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Summit su immigrazione a Parigi

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2010

Il ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni proporrà ai ministri dell’interno dell’Unione europea partecipanti al summit del prossimo 6 settembre l’introduzione di norme più rigide riguardanti la libera circolazione dei cittadini comunitari all’interno degli Stati membri. La riunione si svolgerà a Parigi e non è iscritta nel programma degli incontri ufficiali periodici dei ministri dell’Unione. “Si tratta di un summit informale, promosso dalla Francia, cui parteciperanno l’Italia, la Germania, la Spagna, la Grecia, la Gran Bretagna, il Canada – invitato quale osservatore – e la presidenza Ue, ovvero il Belgio” spiegano i co-presidenti del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “La nostra organizzazione” continuano gli attivisti, “ha inviato oggi una protesta formale al Parlamento europeo, alla Commissione Ue e per conoscenza al Consiglio d’Europa poiché i paesi coinvolti nella questione dei Rom, Romania e Bulgaria, nonché quelli con maggiore presenza di comunità Rom, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia non sono stati invitati. Si tratta di una scelta che non si può condividere, poiché si pone contro i principi dell’Unione europea: escludere gli Stati che sono i diretti interessati nella problematica in questione” concludono, “equivale infatti ad avvallare le politiche anti-Rom e anti-immigrazione portate avanti da partiti che non hanno coscienza europea e da governi che non hanno ancora sufficiente rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze e dei profughi”.

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La politica agricola comune (Pac)

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2009

Essa rappresenta a tutt’oggi quasi il 50% del bilancio comunitario. L’agricoltura e la silvicoltura nell’U.E. rappresentano il 75% dell’uso del suolo; le coltivazioni dipendono largamente dall’uso delle risorse naturali per la produzione del cibo. Le recenti riforme del Pac, afferma Margot Wallström, membro della Commissione europea, hanno maggiormente posto l’accento su una agricoltura multifunzionale, che risulti  competitiva ma che risponda anche a più ampie finalità sociali ed ambientali. Occorre, tuttavia, prendere atto di talune tendenze. In primo luogo, abbiamo assistito, sottolinea la Wallström ad una forte diminuzione del numero degli agricoltori, che sono ora soltanto la metà rispetto a 25 anni fa. Allo stesso tempo, nell’ultimo cinquantennio si è assistito ad un aumento dei fattori di produzione agricola: gli agricoltori comunitari usano più del triplo di concimi inorganici e 320.000 tonnellate di pesticidi all’anno, vale a dire circa 2 Kg per ettaro coltivato. Va da sé che questo andazzo ci porta sia l’intensificazione della produzione agricola ma anche l’inquinamento idrico da nitrati (basti pensare che nell’U.E. i livelli di nitrati sono superiori alla soglia critica di 50 parti per milione). Tutto ciò diventa una fonte di problemi anche per la biodiversità, il paesaggio ed il suolo. Basti pensare alla diminuzione degli uccelli nelle aree rurali. Dobbiamo poi aggiungere, osserva Wallström la marginalizzazione e l’abbandono delle attività agricole esse provocano, non da ultimo, la perdita di importanti caratteristiche del paesaggio quali la coltivazione a terrazze, molto efficace nel controllo dell’erosione e delle inondazioni, e una riduzione della biodiversità connessa alle pratiche agricole. Resta, non certo ultima, la sicurezza e la qualità degli alimenti. I cittadini, sottolinea Wallström, manifestano a ragione crescenti preoccupazioni riguardo  alle modalità di produzione degli alimenti. La Commissione per porvi in qualche modo riparo propone ora l’applicazione di un quadro legislativo di condizionalità ambientale che comporta il rispetto di requisiti di gestione e l’obbligo a conservare in buone condizioni i terreni agricoli.

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