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Ridefinire il concetto di sicurezza per la Real-Time Enterprise

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

A cura di Bryan Sartin, Executive Director Security Professional Services di Verizon. L’anno scorso abbiamo assistito ad un’accelerazione digitale, dal momento che nuove tecnologie come 5G, intelligenza artificiale e cloud di nuova generazione sono entrate a far parte della nostra realtà e hanno iniziato a trasformare radicalmente il funzionamento delle procedure aziendali.
Si tratta, nel caso specifico, di tecnologie che offrono informazioni in tempo reale in grado di influenzare i comportamenti aziendali. Le imprese vogliono realizzare una “Real-Time Enterprise”, ovvero una struttura in cui prendere decisioni aziendali basate su ciò che sta accadendo in questo preciso momento, piuttosto che su ciò che è successo la settimana scorsa o il mese scorso – specialmente quando si tratta di strategie legate alla security. E questo, quindi, come impatta sul rapporto tra le aziende e i rispettivi fornitori di sicurezza? Il primo punto da considerare nel contesto delle cosiddette Real-Time Enterprise è che le aziende non devono più essere le vittime inconsapevoli della criminalità informatica; a loro disposizione ci sono ormai diversi strumenti per aiutarle ad affrontare in modo proattivo i cyber criminali e ridurre l’impatto di un possibile attacco. La cyber intelligence potrà essere utilizzata in modo più incisivo quest’anno e sarà riconosciuta come il catalizzatore di una maggiore prevenzione delle minacce proattive e della consapevolezza della sicurezza all’interno dell’azienda. L’utilizzo di questa “posizione di intelligence” consentirà alle aziende di guardare sotto la maschera della criminalità informatica e di sventare le minacce nelle prime battute di gioco, aumentando la velocità di identificazione e di intervento, così da contenere le minacce.Tuttavia è fondamentale selezionare il partner di intelligence più adatto alle proprie esigenze. Le aziende dovrebbero rivolgersi a fornitori che hanno accesso all’intelligence sulla base di un ampio flusso di dati, che viene deve essere incrociato con altre fonti, per avere una visione d’insieme. Ad esempio, in Verizon incrociamo i dati di riferimento dalla nostra rete IP globale e dal nostro motore Managed Security Services con le informazioni raccolte da oltre un decennio di analisi del nostro Data Breach Investigations Report (DBIR) – questo ci consente di offrire ai nostri clienti un ineguagliabile patrimonio di dati legati alla cyber intelligence.Le ricerche dimostrano che il 90% dei membri del consiglio di amministrazione non comprende il livello di rischio informatico della propria attività e, considerando l’attuale panorama di minacce in continuo cambiamento, ciò rende molte aziende vulnerabili ai pericoli informatici presenti sul mercato. Prevenire e rispondere ai rischi richiede una visibilità in tempo reale sull’intero ambiente informatico.Verizon mette a disposizione delle aziende Il proprio Risk Report, un framework informativo progettato per introdurre le aziende al concetto di visualizzazione dei propri livelli di sicurezza. Si tratta di una valutazione esterna ed interna del rischio informatico. I CIO che prendono una decisione di business o di acquisto possono utilizzare questa istantanea dinamica del loro profilo di rischio per adattare in tempo reale le loro misure di sicurezza e colmare eventuali lacune individuate.Con le nuove tecnologie che alterano i modelli di business tradizionali, non possiamo aspettarci che le relazioni intercorse finora con i fornitori rimangano invariate. È necessario riconsiderare questo aspetto, il settore della sicurezza è cambiato. Non si tratta più semplicemente di contenitori, soluzioni e prodotti, ma piuttosto di intelligenza, intuizione e consulenza. Non si tratta più di una transazione una tantum o mensile, ma di un processo costante che deve adattarsi all’evoluzione delle minacce informatiche, allo sviluppo delle tecnologie e al cambiamento delle esigenze aziendali. Le aziende devono schierarsi con un partner per la strategia di sicurezza che sappia interpretare questo cambiamento, con la consapevolezza di dover crescere insieme ai propri clienti.I partner strategici sfrutteranno combinazioni uniche di know-how tecnologico, competenza professionale e modello di servizio globale, per rendere la sicurezza in tempo reale una realtà, ottimizzando le operazioni di sicurezza per lavorare in un ambiente real-time che va oltre le classiche misure di sicurezza. Saranno in grado di riunire i team di intervento informatico quando richiesto, affrontare la crisi informatica per tenerla sotto controllo e porvi rimedio in modo rapido ed efficiente.
Una cosa è certa: le aziende si chiederanno come la sicurezza sarà in grado di sostenere un’impresa in tempo reale. I componenti di tale settore dovranno fornire un valore aggiunto maggiore e una visione lungimirante man mano che le aziende diventeranno più consapevoli della necessità di agilità e sicurezza intelligente e adattabile in questo mondo tecnologicamente avanzato.

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Nuovo concetto di cittadinanza basata sulla partecipazione

Posted by fidest press agency su domenica, 20 gennaio 2019

Rocca di Papa (Roma) Dal secondo e terzo giorno dei lavori del convegno “Co-Governance, corresponsabilità nelle città oggi” sta emergendo un nuovo concetto di cittadinanza basata sulla partecipazione che si declina in tutti gli ambiti del vivere della città: dalla pianificazione urbana alla comunicazione, dall’educazione alla prevenzione della corruzione, da percorsi di integrazione culturale a esperienze di dialogo interreligioso. Fiducia e speranza sono state parole ricorrenti, prospettive da vivere, valori da riconquistare.
“In alcuni quartieri di Medellin si trovano popolazioni davvero resilienti. Cercano di costruire una loro città nella città, una città nella periferia”. L’esperienza-pilota della città colombiana dove si è partiti da quartieri nati da migrazioni forzate per attuare progetti urbani integrali apre lo spazio dedicato alla pianificazione urbanistica. “Si è iniziato a coinvolgere i cittadini partendo dai progetti, perché le opere sono dei cittadini” ha spiegato Federico Restrepo, ingegnere e già direttore dell’EPM della città colombiana. E riguardo al problema dell’immigrazione, in aumento in Colombia anche dal vicino Venezuela, ha ribadito che non si risolve costruendo muri: “Abbiamo la responsabilità di costruire relazioni tra la città e le regioni circostanti, per poter risolvere questo problema sociale e profondo che la nostra società sta attraversando”.Anche Melchior Nsavyimana, burundese, docente a Nairobi presso il Regional Integration and Development Institute parte dalle sfide e dalle fragilità delle città di oggi e si chiede quale speranza ci sia per il futuro: “Secondo i dati della Banca Mondiale (2017) per soddisfare i bisogni infrastrutturali di base il continente africano ha a disposizione solo $ 68 miliardi; cifra altamente insufficiente. La città di domani deve essere reinventata mettendo il cittadino al centro delle politiche urbane, i suoi bisogni e il suo futuro”.
E tra le sfide più grandi che le città si trovano ad affrontare ad ogni latitudine c’è quella della comunicazione. Se ne parla con Fadi Chehadé, già amministratore delegato di ICANN e fondatore di Vocado. “Dovremmo smettere di parlare di città intelligenti, ma piuttosto di città vivibili, dove la tecnologia è realmente al servizio dell’uomo. Oggi l’unico modo in cui le amministrazioni possono controllare il potere della tecnologia e delle sue multinazionali è dal basso verso l’alto e cioè a partire dai cittadini; questo è il momento propizio per invertire la tendenza e perché i cittadini facciano sentire la propria voce”. E sul grande tema dell’etica in relazione alla tecnologia: “Occorre creare un sistema digitale nel quale ci siano valori, ma la tecnologia della quale abbiamo paura è proprio quella che ha in sé la soluzione, dipende da come noi la usiamo. Anche nella Silicon Valley c’è già chi la pensa così. Questa idea dunque non è lontana dalla realtà”.
A Co-Governance si parla non solo di sfide che rispondono a problematiche attuali, ma anche di piste per la prevenzione delle piaghe della società, come quella della corruzione. Per Adriana Cosseddu, docente di diritto presso l’università di Sassari (Italia) l’idea di legalità è da ”ripensare anzitutto nel ‘perché’ della regola e nell’impatto di ogni singola azione illegale o legale”. In tal modo “l’impegno di ciascuno non sarà tanto volto, come spesso accade, all’elusione della norma, ma ad una osservanza che orienta a superare l’interesse individuale per guardare più lontano al bene dell’altro, di cui divento costruttore”. “Ma – ha concluso – abbiamo il coraggio di rinunciare nelle più varie situazioni a un beneficio personale, dinanzi alle necessità oggi di un altro, domani della comunità? Comincia qui, penso, l’edificazione del ‘noi’ che vorremmo abitasse le nostre città e che nel suo tessere una rete di relazioni racchiude in sé la capacità di rinnovarle”.Proprio il motto “Chi rispetta le regole è felice” è stato scelto per un progetto di gemellaggio culturale con Paesi di lingua tedesca per ragazzi, realizzato presso l’Ostello Bella Calabria a San Leonardo di Cutro (Italia), aperto nel 2015 grazie ad un bando che metteva a disposizione beni confiscati alla ’Ndrangheta. “Ci siamo inventati questo programma di 48 ore all’ostello – racconta il gestore Loris Rossetto – che ha come sottotitolo: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Gli alunni apprendono le lingue straniere attraverso simulazioni e dialoghi in lingua con l’utilizzo del cooperative learning. Dopo il primo ostello ne abbiamo aperto un secondo nel centro di Crotone. Anche qui sempre con la stessa idea: non smettere mai di sognare stando con i piedi per terra, con lo sguardo rivolto al cielo, per amare e migliorare il proprio territorio”.
Danuta Kaminska, amministratrice pubblica nel Consiglio della Slesia Superiore, presenta una Polonia diversa da quella che i media dell’Europa occidentale raccontano, chiusa e sovranista. Ci sono città come Katowize, che accolgono e operano per includere gli immigrati che nello scorso anno sono stati circa 700.000 in Polonia, in maggioranza ucraini.” Per attivare la co-governance nella nostra città abbiamo capito che occorre sostenere i cittadini dal punto di vista morale oltre che pratico. La collaborazione con le comunità religiose e le organizzazioni non governative aiuta l’integrazione dei cittadini e li rende sempre più parte della comunità sociali. Come ad esempio il sostegno alle comunità religiose ebrea e musulmana”.A Firenze invece il ‘Patto di cittadinanza’ per promuovere i valori della convivenza, della conoscenza e del rispetto reciproci è stato firmato nel febbraio del 2016 tra l’Imam Izzedin Elzir e il Sindaco Nardella. Da allora Pisa, Torino e molte altre città hanno seguito l’esempio di un Patto divenuto nazionale. L’imam racconta a Co-Governance i termini dell’accordo: uso della lingua italiana nelle moschee; trasparenza economica delle comunità islamiche, educazione alla cittadinanza e al rispetto delle leggi: “Cerchiamo di educare i nostri fedeli ad essere cittadini italiani di fede mussulmana: la fede non si contrappone alla cittadinanza”.
Oggi il convegno si conclude con la presentazione e l’adesione dei partecipanti al “Patto per la Città di Co-Governance”, elaborato in questi giorni, che riporterà idee e prassi di governo partecipato, efficace, solidale e comunitario.

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Concetto di libertà e i suoi fondamenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2015

Roma Corso di aggiornamento per docenti di Filosofia che si terrà dal 14 al 17 settembre prossimo su iniziativa dell’omonima Facoltà della Pontificia Università della Santa Croce. università santa croce“L’epoca attuale è contrassegnata dalle rivendicazioni della libertà in tanti ambiti (morale, politico, culturale, tecnologico, economico) e ciò ha forgiato la nostra mentalità, sicché molti dei nostri modi di esperire, pensare e comportarci dipendono da una particolare concezione della libertà e dal senso che attribuiamo a essa nella vita quotidiana”, spiegano dal comitato organizzativo. “Malgrado le evidenti conquiste della modernità, occorre discernere nell’odierno contesto socio-culturale quei tratti involutivi che possono destabilizzare o erodere il terreno su cui si fonda la libertà stessa”.Tra gli interrogativi che saranno affrontati, quelli posti alla libertà dal determinismo scientifico, dall’eccessivo peso assunto dall’affettività, dal multiculturalismo, dal relativismo morale e gnoseologico, dalle teorie socio-politiche.Interverranno come relatori, tra gli altri, Mauro Magatti, dell’Università Sacro Cuore di Milano, Irene Kajon, dell’Università “La Sapienza”, Luca Valera, del Campus Bio-medico di Roma, Andrea Lavazza, del Centro Universitario Internazionale, Leonardo Allodi, dell’Università di Bologna, e Paola Ricci Sindoni, dell’Università di Messina.
Rivolto a docenti e studiosi di filosofia, il Corso è valido ai fini della formazione continua del personale della scuola italiana, con riconoscimento del Ministero dell’Istruzione.

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Di “sovranità” si muore

Posted by fidest press agency su domenica, 1 gennaio 2012

Quanto resisterai

Image via Wikipedia

Il concetto di sovranità andrebbe rivisto alla luce di quanto accade nel mondo e all’idea che sta lentamente prendendo piede l’apolidismo delle genti, per via della permeabilità dei confini nazionali, della circolazione delle merci e dei capitali. Una sovranità in sé alquanto discutibile se la consideriamo sul piano personale. Si può essere “sovrani” in casa propria e in profilo più ampio se ci riconosciamo in una identità cittadina, provinciale, regionale, nazionale o continentale. Alla fine può accadere il contrario e scoprire che la nostra sovranità individuale o collettiva che fosse è solo un artificio giuridico di scarso valore pratico. Noi in quanto appartenenti ad una società composita deleghiamo necessariamente la nostra sovranità agli altri anche se non ce ne accorgiamo. Pensiamo all’euro. In pratica abbiamo perso la nostra sovranità monetaria e con il parlamento europeo dovremmo aver abbandonato anche quella politica se gli strateghi dell’Ue non fossero riusciti ad addolcire la “pillola” creando una struttura acefala. Ma nel farlo hanno provocato un pateracchio in quanto non si può governare la finanza comunitaria senza una ferma e riconosciuta guida politica. La sola che può mediare tra gli opposti interessi che oltre a quelli tradizionali di matrice lobbistica, corporativa e clientelare vi aggiungono i nazionali. Ecco perché l’Europa non funziona e siamo di continuo esposti alla speculazione internazionale che oggi, ad esempio, tiene alto lo spread (ovvero il differenziale tra i titoli pubblici tedeschi di riferimento e quelli italiani) per spuntare nell’acquisto delle emissioni di titoli italiani un interesse il più alto possibile. Questo non accadrebbe se l’economia fosse scorporata dalle “sovranità nazionali” e si affidasse ad un gestore unico. Sappiamo bene quale potrebbe essere il rimedio ma ciò equivarrebbe alla perdita non solo della sovranità economico-finanziaria sulla formazione del bilancio pubblico italiano ma anche di quello tedesco e francese, ad esempio. E qui casca l’asino perché se gli italiano sono disposti a farlo diversamente lo pensano i francesi, i tedeschi e gli inglesi. E la sovranità a senso unico non ha diritto di sussistere in una comunità come quella europea, se al nome vogliamo darle dei contenuti. In caso contrario dovremmo riprenderci anche quella nostra. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Marchionne contro le corporazioni?

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

Ha destato scalpore la dichiarazione dell’amministratore delegato del Gruppo Fiat e  Chrysler, Sergio Marchionne: nello scorso anno abbiamo fatto due miliardi di utile, nemmeno un euro in Italia. Immediatamente sono scoppiate le polemiche e le analisi dietrologiche: la Fiat vuole abbandonare l’Italia e le dichiarazioni del suo amministratore sono la premessa per la separazione. Anche l’uscita dalla Confindustria ha lasciato spazio a interpretazioni capziose: la Fiat vuole le mani libere per trattare con i sindacati senza il vincolo degli accordi confederali. A nostro parere, invece, Marchionne cerca di portare in Italia un nuovo concetto di relazioni industriali con una visione internazionale che e’ elemento di rottura del parastatalismo corporativo, confindustriale e sindacale, che sta portando il nostro Paese al declino. Liberare l’Italia da lacci e lacciuoli che ne impediscono il volo, ci sembra questo l’obiettivo di Marchionne. Una Italia non piu’ protezionista e provinciale, non piu’ centrata sulle corporazioni, potrebbe decollare. Si potra’ fare? Poco probabile, ma possibile. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Gasparri e il suo concetto di sicurezza

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

“Che fine ha fatto la democrazia? Che fine ha fatto la libertà? Che fine stiamo facendo?”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, commenta con amarezza le ultime dichiarazioni del Presidente dei Senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alla manifestazione in programma mercoledì contro la riforma dell’università.  “Definire assassini i partecipanti a questo genere di corteo è un grave colpo alla nostra democrazia – ha sottolineato Maccari – è come porgere ai manifestanti una miccia già accesa. Si tratta di una grossa provocazione, è così che si alimenta la violenza, è così che si tenta di imbavagliare la gente. Noi non ci stiamo! Noi non siamo servi dello Stato, noi siamo Servitori dello Stato!”. Un messaggio forte e chiaro quello pronunciato dal Segretario Generale del Coisp diretto non solo al capogruppo del Pdl al Senato, ma soprattutto alle persone che scenderanno in piazza. “La Polizia di Stato – prosegue Maccari – non reprime alcuna libera espressione del pensiero, come, invece in questi ultimi giorni vogliono far credere, non soffoca le proteste pacifiche, non frena il malcontento. Anche noi abbiamo protestato e continueremo a farlo, ma questo non vuol dire che siamo potenziali assassini”.  Le affermazioni di Maurizio Gasparri stridono con l’importanza che la regione Veneto, guidata dal leghista Luca Zaia, attribuisce al tema della Sicurezza. “Gasparri – incalza Maccari – ci vede spiegare come mai la Regione Veneto non ha riservato neanche un euro per la Sicurezza alla quale è stato assegnato anche un assessorato. Ah, forse perché lì ci si difende da soli. Tant’è che il leader della Liga veneta, Gian Paolo Gobbo, per colpa degli “immigrati che rubano,” ha sulle spalle un’imputazione per banda armata. Ma i suoi colleghi di partito non l’hanno di certo lasciato solo. Infatti a gennaio è stato rinviato a giudizio insieme a 36 militanti ed esponenti della Lega Nord nell’inchiesta della procura della Repubblica di Verona riguardo le Camicie Verdi e la Guardia Nazionale Padana. L’inchiesta è stata avviata per indagare su fatti risalenti al periodo 1996/97, secondo l’accusa quella delle Camicie Verdi sarebbe stata un’associazione a carattere militare e quella cosa chiamata Guardia nazionale padana sarebbe stata istituita con il solo scopo di organizzare la secessione del Nord dal resto d’Italia”. Ma i 36 della Lega probabilmente non verranno mai condannati, visto che  dallo scorso 9 ottobre il reato di banda armata è stato depenalizzato. Allora, di cosa stiamo parlando? E’ così che si garantisce la Sicurezza? Cosa significa reato? I manifestanti di mercoledì prossimo sono già tacciati di essere assassini, mentre in Veneto tutto sembra filar liscio… Allora, ci perdoni, caro Gasparri, – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – probabilmente, noi siamo dei vecchi idealisti, dei poveri sprovveduti. Noi che lottiamo per garantire la sicurezza ai cittadini. Noi che amiamo le nostre divise. Noi che non imbavagliamo nessuno. Noi che ci battiamo per i nostri ideali. Ma noi, questo glielo garantiamo, non ci arrenderemo, andremo ancora alla ricerca della democrazia perduta. Babbo natale sta arrivando, che la porti nel suo enorme sacco?”.

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Il futuro dell’editoria sarà digitale?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 agosto 2010

Molti quotidiani, come ad esempio The Times, hanno introdotto pagine a pagamento online evidenziando la volontà sia di investimento da parte delle case editrici che di monetizzazione dei contenuti web. Tuttavia una ricerca di YouGov recentemente pubblicata ha messo in luce che il 60% dei lettori sarebbe disposto a pagare per contenuti di qualità sulla carta stampata ma solo il 2% degli intervistati pagherebbe per la lettura online delle notizie. I risultati di questa ricerca sono in netto contrasto con i recenti dibattiti sul futuro dell’editoria, ma bisogna capire se si tratta solo di una questione di percezione o di una reale resistenza al pagamento per i contenuti digitali. Il concetto più importante emerso da questo studio è che, secondo molti intervistati, i contenuti online dovrebbero essere gratuiti, come sono sempre stati fino a questo momento.
Molte applicazioni per iPad disponibili sull’App Store di Apple sono state sviluppate appositamente per il settore editoriale. Ci si aspetta che anche gli altri dispositivi tablet che arriveranno sul mercato genereranno lo stesso interesse negli sviluppatori.
Coscienti di questa situazione molti editori hanno sviluppato applicazioni “pronte per l’iPad” delle proprie riviste e/o quotidiani.
“L’infrastruttura CRX di Day è la piattaforma duale sia per la versione online di Metro online (il canale tradizionale da leggere sul desktop) che per la nuova applicazione per iPad che implica una lettura su abbonamento. Contenuti e strategie di promozione sono condivise tra i due canali, ciò significa che l’esperienza del cliente attraverso i due canali è coerente in termini di contenuti mirati. Il monitoraggio e dell’utilizzo di queste applicazioni permette di stabilire e far sì ad esempio che gli utenti a cui non piacciono certe tematiche o argomenti online non li ricevano neanche sull’iPad. Questo è un punto chiave per il successo del marketing multicanale e assicura la coerenza dell’esperienza del cliente.” http://www.day.com
Day Software, pioniere dell’EMC, è punto di riferimento delle principali aziende globali per quanto riguarda le applicazioni Web 2.0 di contenuto e le necessità di content infrastructure. Content Repository Extreme (CRX) di Day è il Java Content Repository(JCR) leader di settore che fornisce servizi unici di virtualizzazione volti al consolidamento dei repository legacy così come servizi unici di cloud computing per ridurre i costi operativi IT. (bruno degradi)

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Editoriale: Rimettiamo in discussione il marxismo?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 agosto 2010

Editoriale Fidest. E’ questa l’impressione che traiamo da alcuni segnali emergenti qua e là nei vari paesi che all’interno e all’esterno dell’Eu fanno capolino in questo nostro “vecchio continente”. Pensiamo alla scarsità del lavoro che emerge e all’idea che la società sia fatta solo di coloro che producono. Un concetto che sembra ricalcare le parole usate da August Comte, Saint-Simon e dello stesso Marx. E Bruxelles sembra farvi eco nelle sue politiche elaborate sino ad oggi, allorché si afferma “che la società esclude coloro che non producono in modo utile alla società.” C’è nell’aria un neo-calvinismo nell’etica del lavoro propugnata dall’establishment europeo che potrebbe fare la gioia del Manifesto. Ma se la storia e le idee con essa non si ripetono anche Marx ha voluto dire, ai suoi tempi ovviamente, qualcosa di diverso dato che non ha visto la ricchezza del contenuto relazionale del lavoro. Non ha visto il lavoro come relazione sociale, ma solo come attività materiale dentro i rapporti di produzione. Oggi, le persone sono alla ricerca di un lavoro che venga concepito, vissuto e trattato come relazione fra di essi, si tratti di produttori-distributori o di consumatori, o dell’uno o dell’altro insieme, o ancora di soggetti di un altro genere di attività. In altri termini emerge la pratica di un lavoro inteso come “bene relazionale” che rimane necessitato, regolato e finalizzato. Marx ha avuto ragione allorché ha ribaltato la concezione servile del lavoro, storicamente affermata dal calvinismo, e l’ha trasferita in una concezione emancipativa incarnata da una classe sociale, quella proletaria. Ma né la concezione calvinista del lavoro, per altro storicamente superata da tempo, né quella marxista, sono più l’orizzonte del nostro futuro. La nuova attività umana implica condizioni, mezzi, forme di scambio e codici culturali come punto di riferimento per le speranze di emancipazione dell’umanità, e in particolare dei più deboli.  Quindi il messaggio di Marx non si può attualizzare proprio perché il lavoro non può essere abolito, ma possiamo, per contro, avere una nuova visione sociale del lavoro, e con essa un’altra Weltanschauung per la società del XXI secolo. Questo si e l’Europa comunitaria ha il dovere di esplicitarlo senza lasciarsi sedurre dalle tentazioni del momento e dai richiami nebulosi del passato.

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Riformulazione del concetto della cittadinanza

Posted by fidest press agency su sabato, 26 dicembre 2009

“Oggi siamo chiamati a dare delle risposte normative ad una società che cambia e che ci induce a proporre una riformulazione del concetto della cittadinanza, capace di identificarsi come un modo ampio e corretto di intendere la titolarità dei diritti fondamentali in un ordinamento democratico”. Non ha dubbi Aldo Di Biagio, Responsabile Italiani nel Mondo del PdL nonché promotore di una proposta di legge in materia di cittadinanza, intervenendo nell’aula di Monte Citorio.“In Italia – aggiunge Di Biagio – non esiste al momento una cornice normativa chiara e all’avanguardia capace di creare le condizioni per una integrazione reale dell’immigrato, con il suo bagaglio di oneri ed onori. Purtroppo questo aspetto oggettivo dell’analisi, appare strettamente connesso ad un altro aspetto di natura politica che sembra condizionare il dialogo a monte e l’operatività legislativa”. “Quando si parla di nuova cittadinanza – rilancia – spesso si è tentati di nascondersi dietro trincee, credendo di parlare di posizioni ideologiche o espressioni di partito, non è così, perché quando ci si trova dinanzi ai problemi reali della società, dei più piccoli, delle migliaia di stranieri integrati ma che non possono esserlo pienamente, non deve esserci spazio per posizioni politiche predefinite né per presunte priorità di programma. C’è bisogno di pragmatismo e di dare risposte anche perché fino ad ora ci si è limitati a creare delle barriere, senza neanche mai soffermarsi sulla natura del problema e sull’esigenza di trovare delle soluzioni”. “Appartenere ad una nazione, – ha chiarito Di Biagio – non significa necessariamente viverci da più generazioni ed essere figlio del suo substrato culturale ed etnico. Piuttosto significa qualcosa di più profondo, vuol dire anche aver fatto una scelta, quella di diventare parte di una collettività e di lavorare e vivere per questa”. “Da questo rinnovato concetto di appartenenza che dobbiamo ripartire”. Ha concluso Di Biagio precisando: “siamo noi chiamati a sostenere questo, a creare le condizioni più opportune per facilitarne la completa realizzazione, senza creare ostacoli o vincoli che rischiano di creare maggiore frammentazione sociale e culturale nel nostro paese”.

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Territorio: Proposta di legge di iniziativa popolare

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2009

Si è riunita l’Assemblea dell’Unione Regionale Bonifiche ed Irrigazioni (U.R.B.I.) Calabria dopo la riforma ed il voto, che hanno disegnato i nuovi comprensori, riducendo da 17 ad 11 il numero degli enti consortili; presente, tra gli altri, anche il Direttore Generale A.N.B.I., Anna Maria Martuccelli. Nel suo intervento ha espresso grande soddisfazione per il processo di autoriforma portato a compimento con le elezioni appena svolte nell’80% dei territori. “È per queste ragioni –ha proseguito- che abbiamo, negli ultimi due anni, parlato ripetutamente di “modello Calabria” per far compiere, a tutto l’antico e prestigioso sistema consortile italiano, quel decisivo passo di efficienza ed efficacia amministrativa nella tutela del territorio, valorizzando il concetto di autogoverno.” La relazione all’Assemblea è stata tenuta dal Presidente U.R.B.I., Grazioso Manno; i presenti hanno anche approvato, all’unanimità, il bilancio di previsione, nonché le attività e la programmazione 2010. Il dibattito è  stato quanto mai ricco, incentrato soprattutto sulla Proposta di legge di iniziativa popolare “Per una nuova frontiera della Bonifica integrale in Calabria e per dare un contributo al sistema Italia”, la cui bozza sarà perfezionata a gennaio. <Non vuole essere l’ennesima provocazione in una terra che ha bisogno di fatti concreti – è stato afferma- to. Dobbiamo dare nuovo vigore all’autogoverno dei Consorzi di bonifica, che spesso rimangono unici baluardi a difesa del territorio: partire dalla Calabria, che è la regione con il più alto tasso di dissesto in Italia, non è solo emblematico, è doveroso.”

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Film: L’Artista (El Artista)

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Bologna 18 dicembre, alle ore 21.00, presso la galleria d’arte Contemporary Concept di via San Giorgio 3, sara` proiettato il film italo-argentino  L’Artista (El Artista), gia` proposto con successo in altri importanti luoghi dell’arte italiana come il MAMbo, Edieuropa, la galleria Oredaria, lo Studio di Ileana Florescu a Roma, la Cardi Black Box di Milano, il Museo Madre di Napoli e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino  Il film esplora con ironia, leggerezza ma al tempo stesso profondità, il paradosso del mondo dell’arte contemporanea, i suoi personaggi e la difficoltà di definire il concetto stesso di arte. La pellicola racconta la storia di Jorge Ramirez, infermiere in un istituto geriatrico che, appropriandosi del genio creativo di un suo paziente, agita i meccanismi del mondo dell’arte, svelandone i giochi sottili. Sullo sfondo delle vicende del protagonista, L’Artista riflette su un tema centrale dell’arte: al genio creativo dell’artista si contrappongono le logiche di mercato, le esigenze dei curatori e le pretese dei galleristi e del pubblico.  Il film – diretto da Mariano Cohn e Gasto`n Duprat e distribuito da Cinecittà Luce e` un prodotto low-budget che ha coinvolto persone gia` attive nel mondo dell’arte: Andre´s Duprat (sceneggiatore) e` curatore, manager di programmi culturali ed architetto, mentre Leon Ferrari, che interpreta il ruolo di un paziente, e` un’artista concettuale argentino di calibro internazionale. L’Artista è uscito nelle sale cinematografiche italiane dal 2 di ottobre, in concomitanza della 5a Giornata del Contemporaneo, che quest’anno e` stata fissata per il 3 ottobre.

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Michel Villey: Il diritto e i diritti dell’uomo

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2009

“I diritti dell’uomo sono irreali. La loro impotenza è evidente. È bellissimo vedersi promettere l’infinito; ma poi, come stupirsi se la promessa non è mantenuta!” Muovendosi in direzione opposta alla grande popolarità riscossa dal concetto di “diritti umani”, Michel Villey contesta l’idea moderna che anima le Dichiarazioni Universali e attraverso uno studio critico del linguaggio ne individua errori e ambiguità.  Se il linguaggio condiziona il pensiero, è compito della filosofia mettere in discussione le espressioni di uso comune per smascherare equivoci e fare chiarezza.  Per la sua coraggiosa battaglia, Villey sceglie il metodo storico, riscoprendo le radici del concetto di diritto nell’antica Roma e nei classici del pensiero latino, da Cicerone ad Aristotele, primo filosofo del diritto in senso stretto, fino al Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, in cui ritrova l’origine del legame tra l’idea del diritto e quella di “giustizia”. L’errore dei sostenitori dei diritti umani sta per Villey nel mescolare la natura generica dell’uomo, l’uomo al singolare, e il concetto più ampio di diritto, il quale invece ha bisogno di entità concrete a cui riferirsi e che sancisce un rapporto, una relazione tra soggetti. Grazie a un’attenta analisi etimologica e strutturale dei due termini in gioco il filosofo francese dimostra la contraddizione che sorge dal loro arbitrario accostamento e invita a un ripensamento critico della concezione moderna di diritto. (Cantagalli 2009 208 pagine Euro 20,00)

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Il riconoscimento della libertà religiosa

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

Se scorriamo le pubblicazioni che fanno il punto sulla libertà religiosa nel mondo ci accorgiamo che anche taluni paesi ritenuti a ragione appartenenti alla sfera della democrazia compiuta rivelano pecche di non poco conto su questo tema. E’ forse il frutto di una laicità intesa in modo maldestro? E’ forse il timore, mai riposto, che non possono esistere una matematica o un’astronomia cristiana? Queste scienze e tante altre, si fa osservare, hanno raggiunto la loro maturità epistemologica proprio quando sono state “neutralizzate”, quando cioè si sono riconosciute come “laiche”, ed hanno accettato come presupposto il ragionare “fuor dall’ipotesi di Dio”. In altri ambiti, però, la neutralizzazione del sapere e di conseguenza l’utilizzazione di un simile concetto di laicità fa sorgere grossi problemi. E’ il caso del riconoscimento della libertà religiosa, inteso non come mero fatto, ma come valore, nell’esperienza etica, o, se si preferisce, come diritto umano fondamentale, nell’esperienza giuridica. Proprio perché l’idea di Dio non può e non deve trovare alcun posto nelle sue categorie mentali, un laico sarà portato a vedere la religione come un fenomeno culturale, più o meno rilevante storicamente, ma comunque privo di qualsiasi referente sul piano della verità. L’atteggiamento del laico verso la religione, insomma, è un atteggiamento analogo al paternalismo che un bravo europeo dell’Ottocento riteneva corretto avere nei confronti dell’africano o dell’orientale che si dedicassero con entusiastica ingenuità all’adorazione dei propri idoli: un atteggiamento di curiosità, a volte di comprensione anche simpatetica, nei confronti di una pratica sociale che però, in sé per sé, non era possibile che venisse presa sul serio. Chi voglia ripercorrere la storia della rivoluzione francese, troverà la migliore esemplificazione di come la proclamazione di tutta una serie di diritti potesse essere svuotata, dall’interno nei limiti in cui i giacobini non li prendevano realmente sul serio.

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Il nostro desiderio di “gioventù”

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

Il rapporto tra crollo della natalità e l’immigrazione non è da sottovalutare. Esiste un nesso evidente tra i due macro-fenomeni proprio perché ha radici molto recenti, chiede un forte e deciso impegno culturale. Qualcuno invoca una maggiore sensibilità intellettuale femminile. Il concetto è in se, a nostro avviso, distorto. La colpa sulle mancate e possibili maternità non può ricadere unicamente sulla donna. E’ il concetto di civiltà che ci siamo dati, semmai, è in discussione. Ci siamo mai chiesti se perdura la disoccupazione, se i salari sono bassi, se la donna per tenere in piedi il menage familiare è costretta a cercarsi un lavoro o a tenere ben stretto quello acquisito una volta che si sposa o va a convivere con il suo compagno, se queste non sono tutte condizioni che remano contro la maternità? Non si possono avere al tempo stesso la moglie ubriaca e la botte piena. Ci siamo mai chiesti come vivono i nostri giovani che per anni sono costretti ad appoggiarsi agli stipendi dei loro genitori e alle loro pensioni? E’ uno stato di frustrazione pesante e che lascia il segno. Qual donna dotata di buon senso è disposta a queste condizioni di diventare madre lasciando i figli davanti a prospettive incerte e tanto problematiche per il loro presente ad ancor più futuro? Cosa può cambiare da una generazione all’altra se, per esempio, la questione meridionale è rimasta tale per decine di generazioni. L’hanno dibattuta e sviscerata fin nei minimi particolare eppure è rimasta, per lo più agli stessi livelli di cento anni fa in quanto ad industrializzazione e ad occupazione. Finché non partiamo dal convincimento che le aree depresse del continente europeo costituiscono una risorsa e non solo una fonte di problemi, non faremo significativi passi in avanti ora come in futuro.  E sia chiaro. La condivisione dell’importanza strategica del Sud per la stabilità europea passa per la capacità culturale e politica dei Paesi dell’Europa del Sud e, in particolare, Portogallo, Spagna, Grecia ed Italia. Ed è ancora, non dimentichiamolo, il solo garante per dialogare utilmente con l’Islam, per quel diritto originario ad una patria nella sua logica universalistica che attraverso un po’ tutti i precetti delle grandi professioni di fede.

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I partiti e la società che cambia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 agosto 2009

In tema di sviluppo e modernizzazione resta sotto osservazione l’impianto partitico italiano in quanto sistema, secondo molti, strutturalmente incapace di interpretare e di accompagnare le profonde e globali trasformazioni socioeconomiche e tecnologiche di questi anni. E’ discorso serio che va approfondito tenendo conto che a tutt’oggi, fuori dalle contingenti e fisiologiche polemiche di natura politica, il rischio burocrazia, letto sotto la specie sia delle lungaggini temporali che delle pericolose cavillosità procedurali, è una delle variabili che disincentiva investimenti, soprattutto esteri, e che struttura, insieme a questioni che riguardano la sicurezza e il controllo del territorio, il complessivo rischio di una “politica senza società” se vogliamo far nostro un concetto caro ad Alain Touraine. Per Donati occorre elaborare una rifondazione del concetto di cittadinanza come cittadinanza societaria a partire da una convincente teoria relazionale della società all’interno della quale “un soggetto sociale è un insieme di persone che compartecipano di una relazione la quale è sentita, vissuta, e agita come riferimento simbolico-intenzionale e come legame strutturale, avendo un valore ed una realtà in sé.” E’ essenziale, in latri termini, che il gruppo sociale assuma  compiti in proprio e che corrispondano all’intenzione di autogestire i problemi d’affrontare. Altrimenti è solo un attore di rivendicazione o protesta, certamente importante per stimolare gli altri attori, ma non costituisce una vera e propria soggettività sociale.

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Diritto all’assistenza terminale

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

Carenze della medicina di oggi e dell’oncologia moderna si evidenziano in due fasi della vita, che necessitano di estrema cura, e cioè: quando una persona è ancora sana ed occorre intervenire per mantenerla in salute e nella fase critica in cui occorre assistere quelle persone malate che non possono più avvantaggiarsi di alcuna terapia a disposizione oggi, cosa che riguarda quel 60% di malati di cancro che alla guarigione non arriveranno mai. Tali carenze sono ancora più vistose perché questo gruppo di malati di cancro rappresenta un “fallimento” della medicina ed un “peso” per le famiglie che nell’organizzazione sociale moderna non sono quasi mai nelle condizioni di potersene occupare in modo adeguato. Da questa realtà scaturisce l’esigenza di individuare soluzioni adeguate e differenziate. A questo proposito occorre ricordare che il concetto di Hospice è alla base di una filosofia dell’assistenza che si allarga fino a comprendere l’intero concetto di “care (presa in carico)” e divenire sinonimo di struttura e modello di cura realizzata da unità di assistenza giornaliera, unità di cure palliative e unità di cure domiciliari improntate al modello hospice. Un hospice non è solo un’opera muraria dove il paziente “terminale” è accolto e dove gli è fornita un’assistenza intensiva allo scopo di aiutarlo a vivere meglio l’ultimo periodo di vita, ma anche un “laboratorio” per fare ricerca in campo della medicina.

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L’associazionismo professionale nella Rerum Novarum

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2009

L’idea dell’associazionismo professionale era già presente nella prima lettera Enciclica di Leone XIII ‘Quod apostolici numeris’, scritta pochi mesi dopo l’elezione al pontificato. Ancora un ampliamento del concetto di rappresentanza e di tutela degli interessi dei lavoratori appare qualche anno più tardi nell’Enciclica ‘Humanum genus’ del 1884.  Tuttavia, contrariamente a quanto sostengono taluni autori (cfr F. Marconcini in ‘Il XL Anniversario dell’Enciclica RN’ Univ. Catt. Milano 1931, pp 229-271), ritengo che il superamento della concezione corporativa di natura etico-caritativa di retaggio medioevale e l’affermazione del nuovo concetto corporativo di classe sia maturata e avvenuta con l’Enciclica ‘RN’ del 1891. A riprova di questa mia affermazione c’è una frase di Leone XIII, pronunciata nel 1889 durante il ‘Discorso ai Pellegrini Francesi’, nella quale stimolava i datori di lavoro  ‘di avere un cuore e viscere di padre per coloro che guadagnano il pane con il sudore della fronte’ L’idea corporativa cristiana di Leone XIII nacque con tante limitazioni, e ciò non deve meravigliarci se pensiamo alla struttura sociale e mentale che fa da sfondo alle prime affermazioni del Pontefice. Alla fine dell’800 c’era la ferma convinzione che proletariato fosse sinonimo di povertà, che anzi fosse il volto nuovo di quella povertà ineliminabile, sempre esistita sotto forme diverse. Ancora oggi si è portati ad assimilare intere popolazioni alla povertà, come se fosse un segno distintivo che appartiene al loro DNA, ma questo serve a nascondere i misfatti che vengono compiuti, come la sottrazione delle materie prime da parte dei popoli opulenti, che trascurano le esigenze primarie di quei popoli che mancano dell’indispensabile, pur di poter continuare a sperperare il superfluo. L’aspetto agghiacciante è che i popoli opulenti, che si dichiarano democratici, occidentali, tecnologicamente avanzati, usano anche i mezzi coercitivi pur di impossessarsi di tutte quelle materie prime che consentono loro di vivere una qualità della vita superiore al necessario, il tutto a spese di quei popoli che non hanno neanche il diritto di difendere ciò che appartiene loro, perché vengono immediatamente combattuti con estrema ferocia e accusati di terrorismo. E’ con la RN che la Chiesa propugna un tipo privatistico di organizzazione professionale, sia misto di padroni e operai, sia di soli lavoratori, assolutamente libero, apertamente confessionale. A proposito, inoltre, della libertà, esterna ed interna, così si espresse Leone XIII: ‘sebbene queste private associazioni esistano dentro lo Stato e ne siano come tante parti, tuttavia non può lo Stato proibirne la formazione, perché il diritto di unirsi in società l’uomo l’ha dalla Natura’ (Cfr. I Giordani, Le Encicliche sociali de Papi, 4 Edizione, Roma 1956, pag. 203) Ciò che vale, poi, nei rapporti con lo Stato, deve pure valere nei rapporti all’interno dell’organizzazione: ‘Se hanno, pertanto, i cittadini, come l’hanno di fatto, libero diritto di legarsi in società, debbono avere altresì uguale diritto di scegliere per i loro consorzi quell’ordinamento che giudicano più confacente al loro fine’ (Cfr I. Giordano, op.cit. pag.205)  Con insistenza Leone XIII ritorna sulla piena autonomia dei corpi intermedi: Lo Stato difenda queste associazioni legittime dei cittadini, non si intrometta però nell’intimo dell’organizzazione e della disciplina, perché il movimento vitale nasce da intrinseco principio e gli impulsi esterni lo soffocano’  (Cfr I. Giordano, op. cit. pag.206) Da queste convinzioni nascevano, così, il paternalismo, il confessionalismo, la preferenza per il sindacato libero e gli altri elementi della prima idea corporativa privata. Sembra ovvio, in questo modo, che l’operaio avrebbe sopportato meglio i disagi della sua condizione, se gli imprenditori fossero stati umanamente dotati e mossi da viva carità cristiana. Ecco perché, fino alla RN, l’intero movimento sociale della Chiesa puntò su istituzioni assistenziali, non accentuando i fini più propriamente rivendicativi: erano gli ultimi retaggi del paternalismo medioevale. Questi caratterizzeranno il movimento operaio cristiano successivo, cioè dopo che sarà maturata la coscienza della condizione proletaria ed acquisita anche scientificamente la possibilità di un suo totale superamento, grazie all’evolversi della teoria economica e dei processi di produzione.  (Rosario Amico Roxas)

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I grandi problemi del mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 luglio 2009

“I Governi locali e regionali occupano un posto di primo piano nell’attuazione di programmi di stimolo e di rilancio economico, e che i loro investimenti hanno maggiori possibilità di ottenere risultati più rapidi e positivi. È questo del resto il principio della sussidiarietà. L’Aiccre invita il summit del G8 riunito a L’Aquila affinché orienti una parte importante degli investimenti previsti nei programmi di rilancio economico, attuali e futuri, verso i Poteri locali e regionali”. Lo ha dichiarato Vincenzo Menna, Segretario generale dell’Aiccre. Ci appelliamo ai Governi nazionali affinché gli Enti territoriali siano coinvolti in qualità di partners nella lotta alla crisi, e ottengano le risorse finanziarie necessarie per esercitare le loro responsabilità in materia di protezione sociale e di assistenza ai cittadini colpiti dalla crisi”. Rilanciamo, ha continuato Menna, “il concetto espresso a Malmö, in Svezia, nel corso degli Stati generali del CCRE dello scorso aprile di un ‘New Deal locale e regionale’ e chiediamo che le misure anti-crisi siano usate per raggiungere un equilibrio migliore fra le politiche economiche, ambientali e sociali. I Poteri locali e regionali sono, e devono rimanere, al centro del modello di solidarietà e della rete di protezione sociale sviluppata attraverso tutto il Continente”. Inoltre, il dirigente dell’Aiccre ha auspicato “che il nuovo accordo internazionale post Kyoto riconosca il ruolo dei Poteri locali e regionali in quanto partners chiave nella lotta contro i cambiamenti climatici. Ricordiamo che l’Agenda 21 (adottata al Vertice della Terra a Rio nel 1992) affermava che ‘la partecipazione e la cooperazione degli Enti locali sarà un fattore determinante’ nella realizzazione dei suoi obiettivi”.Infine, per quanto concerne la questione Africa, che sarà ampiamente dibattuta in sede di Vertice” l’Aiccre propone che la Commissione europea estenda i gemellaggi tra Enti locali anche al Continente africano nel quadro di un rafforzamento della cooperazione allo sviluppo. Lo strumento del gemellaggio, infatti, ha concluso il Segretario generale, forte di mezzo secolo di storia è ormai un modello consolidato ed efficace di cooperazione concreta e di crescita democratica che nasce dal territorio”.
L’Aiccre è la Sezione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Ccre), Associazione che raggruppa gli amministratori di oltre 100.000 enti territoriali in 26 paesi dell’Unione europea, dell’Europa centrale e orientale e di Israele. Il Ccre si è costituito a Ginevra nel gennaio 1951 ed è dal 5 maggio 2004 la Sezione europea della CGLU (Città e governi locali uniti)

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“Saper mangiare” è una priorità

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

“Educare i cittadini ad un sano e corretto stile alimentare vuol dire aiutarli a salvaguardare la loro salute”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione nazionale Consumatori, esprimendo vivo apprezzamento per l’iniziativa “sapermangiare.mobi”, il primo sito interattivo sull’alimentazione realizzato dall’INRAN con il contributo economico del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.  “Il mondo delle istituzioni -afferma Dona- può e deve giocare un ruolo di primissimo piano nell’educare i cittadini. L’augurio è che a tale iniziativa possano far eco altri importanti progetti, a cominciare dall’introdurre l’educazione alimentare nelle scuole, progetto che abbiamo più volte sollecitato al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini”.

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Libertà civili e militari italiane

Posted by fidest press agency su martedì, 23 giugno 2009

Editoriale Fidest. Da più parti mi fanno notare che tra le altre cose in Italia esistono due diversi modi di concepire la libertà. Vi è quella diciamo per chi non indossa una divisa e non porta le stellette e degli altri che di stellette e di divise hanno pieno l’armadio. Per costoro vige la libertà “vigilata” perché devono “credere, obbedire e all’occasione combattere” ma tacere se qualcosa non funziona per il verso giusto, come se il nemico fosse la parola anche se appena sussurrata. Un maresciallo ora in pensione, già da diversi anni, mi diceva: “ma che hanno da lamentarsi questi giovani? Ai miei tempi…” Ai suoi tempi, infatti, tutto era diverso e non solo la vita militare. Oggi dobbiamo prendere atto che il concetto di libertà si è dilatato nelle coscienze ancor prima d’entrare nel lessico corrente. Si può essere militari e mettersi sull’attenti davanti a un superiore come si faceva un tempo, ma il giovane di oggi ha un taglio culturale diverso, in quanto la sua conoscenza è andata oltre i banchi di scuola passando dalla schermo televisivo al monitor del computer. Persino il concetto di vicinanza che in passato si fermava alla soglia del nostro vicino di casa oggi si trasferisce facilmente lungo le strade di New York, di Tokio, di Pechino e Teheran. Oggi non c’è bisogno del corrispondente di guerra, dei grandi quotidiani, per avere nel piccolo schermo di casa nostra le immagini tragiche di una rivolta di popolo, di una repressione. Le stesse caserme stanno diventando delle case di vetro dove non è necessario servirsi di radio gavetta per avere informazioni sulla vita che si conduce nella caserma di Bolzano o di Torino o di Palermo. E allora mi chiedo e vi chiedo perché vogliamo fare violenza a questa bella parola che chiamiamo “libertà” per farla accettare per quella che è e la esercitiamo insieme? Forse temiamo che si possa scrivere libertà e leggere anarchia? Allora cerchiamo di sgomberare da subito il terreno da questi dubbi amletici e facciamo in modo che scrivere e leggere possa tradursi solo e comunque libertà senza aggettivi di comodo. Libertà nel rispetto degli altri, ma anche di noi stessi e del ruolo che svolgiamo. Libertà per amare il proprio lavoro senza riserve e amarezze. Libertà di critica poiché essa è il sale della democrazia. Libertà per rispettare i valori di chi può insegnarci qualcosa e soprattutto ha qualcosa da insegnarci. Libertà per essere i più convinti assertori dei nostri diritti  e doveri e di poterli esercitare senza coercizioni. Libertà per amare quelle stellette che non fanno più la differenza tra l’abito di un civile e quello di un militare ma che pure vogliono dire qualcosa poiché sono il frutto di una scelta di vita.  (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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