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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 229

Posts Tagged ‘concorrenza’

Rischio aumenti per utenze elettriche?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

energia-elettrica“Il Gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato un emendamento al ddl concorrenza per a modificare le disposizioni approvate dal Senato che segnano la fine del mercato tutelato nel settore dell’energia elettrica a decorrere dal 1° luglio 2019”.
Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.
“Il testo attuale dispone che i clienti del servizio di maggior tutela entro quella data dovranno passare a una delle offerte di mercato libero dei vari operatori, ma per tutti quei clienti che non eserciteranno l’opzione per inesperienza o semplice dimenticanza, sarà garantito un servizio di salvaguardia – che ha costi più cari – ‘attraverso procedure concorsuali per aree territoriali e a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero’: questo significa che, come denunciato da molteplici associazioni di consumatori, i prezzi per gli utenti (parliamo di 20 milioni di famiglie) aumenteranno.I consumatori che non hanno scelto un fornitore (anche perché magari non hanno gli strumenti tecnologici o culturali per sceglierne uno online al giusto prezzo) verranno quindi ‘impacchettati’ e messi all’asta, ad un prezzo comunque più alto di quello che si trova sul libero mercato (che, per inciso, già oggi ha prezzi più elevati).
Dato che il volume d’affari ipotizzato per i servizi elettrici forniti a coloro che non eserciteranno l’opzione per il mercato libero è pari almeno a 500 milioni di euro, sarebbe interessante comprendere dal governo la ratio di tale scelta, e quali idee abbia lo stesso esecutivo per la disciplina dello svolgimento delle aste e dei potenziali partecipanti.
Non vorremmo infatti che questa norma si trasformi in un’operazione di mercato che il governo mette in piedi solo a beneficio di alcune aziende (dato che – ad esempio – le utilities legate ai territori e la stessa Enel hanno espresso forti perplessità), procurando una redistribuzione di rendite che nulla a che vedere con la liberalizzazione, e che rischia di rivelarsi un vero e proprio boomerang per i cittadini consumatori, oltre che determinare esuberi non indifferenti tra gli occupati nelle aziende che oggi erogano il servizio di maggior tutela”.

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Lancio di una piattaforma e-commerce tra regolazione e concorrenza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

porta nuova milanoMilano Martedì 20 giugno 2017 – Via Pantano 9, 10:00 – 13:00 Sala Erba, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. L’e-commerce è senza dubbio uno dei canali che, più rapidamente, permette di approcciare i mercati esteri. Pur essendo essenziale per l’acquisizione di nuovi clienti, l’e-commerce a volte viene considerato un investimento non prioritario per il business dell’azienda perché giudicato troppo complesso da gestire internamente. Ma è un investimento che apre le porte a fatturati importanti.Durante l’incontro si parlerà dei fattori da valutare per la scelta della piattaforma di vendita, con una sintesi dei modelli di business e delle responsabilità dei diversi e-tailers e una analisi della normativa a tutela dei consumatori. Saranno inoltre esaminate le regole concorrenziali che disciplinano la selezione dei rivenditori e le limitazioni alla libertà di rivendita online. L’evento è organizzato da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza.

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Concorrenza: Parlamento permerabile alle esigenze delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

aula senatoL’approvazione del ddl Concorrenza avvenuto ieri in Senato, con 158 voti a favore, da il via libera al telemarketing selvaggio, provocando lo sconcerto del Garante della Privacy che si dice estremamente preoccupato per la norma contenuta nel testo.
Se la norma dovesse essere approvata anche alla Camera, non ci sarà più alcun limite alle telefonate commerciali moleste.Chiunque vorrà, in qualsiasi momento potrà telefonarci e proporci un contratto, una compravendita o un’offerta commerciale, anche in maniera insistente.L’unica forma di tutela alla quale potrà appellarsi l’utente è la possibilità di rifiutare le chiamate successive alla prima. Di fatto, non può intervenire preventivamente e, di conseguenza, difendersi dal telemarketing selvaggio che, in questo modo, viene “liberalizzato”. Eliminando il consenso preventivo per le chiamate promozionali diventa praticamente impossibile contrastare le violazioni in questo settore.
“Il nostro Parlamento – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI – si dimostra sempre più permeabile alle esigenze delle imprese, piuttosto che a quelle dei consumatori.”E’ evidente che l’approvazione di questa norma, contenuta nel Ddl Concorrenza, renda vane tutte le battaglie portate avante contro il telemarketing selvaggio dalla nostra Associazione. Gli utenti, già in balia di operatori telefonici insistentemente aggressivi, si ritroveranno totalmente disarmati dinanzi ad un fenomeno che negli anni ha assunto un peso negativamente rilevante e già estremamente difficile da contrastare. Ancora una volta, i consumatori, che dovrebbero essere il soggetto primo da salvaguardare, diventano gli ultimi in una scala di priorità fissata da chi dovrebbe rappresentarci, difenderci e tutelarci e invece pare sempre fare il gioco del più forte.

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Ddl concorrenza: Calenda, cosa da gestire non prudenza

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

calenda-carloIl ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha dichiarato oggi, in risposta a Matteo Orfini, che la fine della maggior tutela nel mercato elettrico è una cosa da gestire con grandissima prudenza perché riguarda 23 milioni di consumatori e proprio per questo ha fatto inserire una nuova data di entrata in vigore.
“Non basta. Il punto va tolto. Anche se giugno 2019 è certo meglio del 2018, non è accettabile che il libero mercato si faccia sulle tasche e sulla pelle di 23 milioni di consumatori. L’articolo va soppresso definitivamente. E’ il principio che è sbagliato! Prima si creano le condizioni per un’effettiva concorrenza e poi si elimina il mercato tutelato, non viceversa!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, va tolta la condizione capestro, secondo la quale chi non sceglierà nel frattempo il nuovo fornitore del mercato libero, finirà nel servizio di salvaguardia, pagando così il 20/30% in più rispetto a quanto paga finora. Un sopruso bello e buono!” conclude Dona.

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Unione Naz Consumatori su ddl concorrenza e Uber

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

Palazzo chigi1Entro un anno dall’entrata vigore del ddl Concorrenza, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, ossia Ncc e Uber. Lo prevede un emendamento al ddl Concorrenza, approvato dalla commissione Industria del Senato.
“Meglio tardi che mai, ma è evidente che si tratta di un ripiego. La materia andava disciplinata direttamente nel ddl concorrenza, ma per l’opposizione dei tassisti è stata stralciata. Ora se ne riparlerà tra un anno, nella migliore delle ipotesi” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori..
“Inoltre ci sono dubbi sull’esito finale. Non vorremmo, infatti, che invece di favorire queste nuove forme di trasporto innovativo e la sharing economy, si cogliesse l’occasione per considerare tutto abusivo, per poi sanzionare i responsabili. Non ci piace, infatti, l’emendamento che prevede di adeguare il sistema sanzionatorio, individuando sanzioni efficaci” prosegue Dona
L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che tra le modifiche più volte condannate dall’Antitrust (AS277 del 3 marzo 2004 e AS683 del 27 marzo 2010) ci sono proprio le sanzioni esagerate già previste dall’art. 11 bis della legge n. 21/1992 per gli esercenti il servizio di noleggio con conducente che violano l’art. 3 e 11, ossia quegli articoli che prevedono l’assurdo obbligo di dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio. Attualmente è previsto un mese di sospensione dal ruolo alla prima inosservanza, due mesi alla seconda, 3 alla terza, cancellazione dal ruolo alla quarta inosservanza. “Ci pare fin troppo!” conclude Dona.

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Ddl concorrenza e capitale, Federfarma servizi dice no al tetto del 20%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

federfarmaIn attesa dell’inizio ufficiale della discussione, ormai rimandato a settembre, continua a far discutere l’ipotesi del tetto al 20% per ogni società di capitale all’interno di una regione. Ai molti perplessi sulla questione, Fofi in primis, si aggiunge la voce della distribuzione intermedia e, in particolare, quella di Federfarma che esprime la preoccupazione per la recente approvazione dell’emendamento. La posizione dell’associazione si ritrova in un articolo che apre il numero odierno di F-online, quindicinale elettronico curato da Federfarma servizi. Così Luca Collareta, membro del direttivo dell’Associazione nazionale delle Società dei Servizi per le farmacie: «Federfarma servizi condivide la posizione e le preoccupazioni recentemente espresse dai titolari di farmacia e in particolare dalla Fofi.Detenere il 20% delle farmacie di una regione può significare possedere anche la maggior parte delle quote di mercato in quella regione: con il 10% delle farmacie si può arrivare a detenerne anche il 25%. Per la distribuzione intermedia controllata dai farmacisti che già oggi fatica a trovare spazi di marginalità, questo è un enorme problema perché significa andare a impoverire il bacino di utenza potenziale per questi attori della filiera: anche se i capitali hanno il limite al 20% come numero di concessioni che possono detenere, in realtà è facile immaginare che andranno a cercare di requisire le farmacie più interessanti da un punto di vista commerciale, quindi una distribuzione che già oggi, in qualche modo, fatica a stare in equilibrio perché ha margini molto risicati, un domani potrebbe trovarsi a dover affrontare un mercato con margini più piccoli o un mercato che si è ulteriormente ristretto». Per Collareta in questo modo i distributori «rischiano di trovarsi a fornire solo le farmacie più piccole e più disagiate sulle quali si guadagna di meno e che comportano costi di trasporto maggiori». (fonte: farmacista33)

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Concorrenza anche nel settore farmaceutico

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2015

european commission“Se con il DdL Concorrenza il Governo vuole giustamente mettersi al passo dell’Unione Europea in tema di liberalizzazioni, mi sembra evidente che il disegno di legge non può non tenere conto anche di un aspetto della normativa italiana più volte denunciato dalla Commissione europea: il patent linkage, cioè l’impossibilità di classificare in fascia A un generico prima della scadenza del brevetto del farmaco di marca corrispondente” dice Enrique Häusermann, presidente di AssoGenerici. Ieri ai richiami della Commissione si è unito anche quello del Garante della Concorrenza e del mercato, professor Giuseppe Pitruzzella, e non è la prima volta. “E’ venuto il momento di sanare questa contraddizione”. In nessun paese dell’Unione esiste questo meccanismo, che ha il solo effetto di rallentare l’arrivo degli equivalenti sul mercato, ragion per cui si verifica un mancato risparmio rispetto a quello che il SSN potrebbe realizzare se i generici, avendo già superato l’iter di registrazione, potessero essere rimborsati dal SSN, senza dover attendere la definizione di eventuali contenziosi di natura brevettuale. Solo l’anno scorso il SSN ha sopportato 18 milioni di euro di maggiore spesa. “Oltretutto l’Italia sconta, qui al pari di altri paesi, una certa vaghezza sulle date in cui vengono a scadere i Certificati di protezione, e anche questo è un aspetto sul quale la Commissione Europea è intervenuta pochi giorni fa con il suo nuovo documento strategico sul mercato interno” prosegue il presidente di AssoGenerici. “Ora sulla questione del patent linkage registriamo con viva soddisfazione l’impegno della Senatrice Paola Taverna del M5S a presentare un emendamento al DdL Concorrenza che cancelli questa norma ingiusta. Ci auguriamo che la Commissione Industria lo accolga e che tutte le forze politiche che hanno a cuore realmente la modernizzazione del paese lo sostengano, al di là delle logiche di schieramento: ne va anche della credibilità del paese”.

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Carta dei diritti di internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

internet“Entro il 9 novembre la Camera dei Deputati si pronuncerà sulla mozione della Carta dei diritti di Internet. Spero che possa essere approvata all’unanimità”. Lo ha detto oggi alla Link Campus University di Roma il deputato Sel della Commissione di studio per la Carta dei diritti di Internet, Giovanni Paglia, nel corso dell’incontro “L’Internet Governance Forum e la Carta dei diritti di Internet”, uno degli eventi di Ottobre alla Link, il calendario mensile di appuntamenti di Link Campus University su giornalismo, startup, diritti in rete e digitalizzazione.
All’incontro è intervenuto anche il presidente della Commissione di studio per la Carta dei diritti di Internet, Stefano Rodotà, il quale oltre a ricordare come “i diritti fondamentali prevalgono anche sulle esigenze di sicurezza”, citando Tim Berners-Lee ha sottolineato che “il diritto di accesso alla conoscenza in Rete è come l’accesso all’acqua”. Per il giurista emerito gran parte della Carta dei diritti di Internet è orientata al diritto all’identità, alla privacy e all’anonimato che sono una precondizione per esercitare altri diritti. Tra questi, figura anche il diritto alla concorrenza su Internet, necessario a tutelare la generatività della Rete. Nell’ambito della discussione Rodotà ha lanciato anche una provocazione sul fronte della pirateria informatica: “La pirateria ha contribuito a democratizzare il mercato del web? Forse sì”.

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Unione Naz. Consumatori su dati Abi: non sono nuovi mutui, ma surroghe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

Banca europea per gli investimentiSecondo i dati resi noti oggi dall’Abi, salgono dell’86,1% le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili, nei primi 8 mesi del 2015 rispetto ai primi 8 mesi del 2014. “L’Abi insiste nel dare dati esaltanti sulle performance delle banche. Sarebbe bello se fosse vero. Peccato che, secondo gli ultimi dati di Bankitalia, quelli di luglio, i prestiti al settore privato sono diminuiti sui dodici mesi dello 0,6%. I prestiti alle famiglie, sempre su base annua, sono finalmente saliti, ma di un misero 0,3%, non certo dell’86%” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “La verità è che l’Abi prosegue nell’errore di mettere nel conto le surroghe, che non sono certo nuovi mutui, ma vecchi mutui che, più semplicemente, si sono spostati da una banca all’altra. Il motivo delle tante surroghe è che, con i tassi di riferimento al minimo, le famiglie chiedono di rinegoziare il mutuo e la propria banca non accetta di cambiare le condizioni, preferendo perdere il cliente. Nulla di così esaltante, quindi, anche se questi spostamenti dimostrano che esiste un minimo di concorrenza tra i vari istituti di credito” ha concluso Dona.

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Unione Naz. Consumatori su ddl concorrenza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

camera deputati2L’Unione Nazionale Consumatori avanza delle proposte per rendere efficace il capitolo II, art. 16 e 17, del ddl concorrenza, che disciplina il recesso in materia di comunicazioni.
“Attualmente la norma del Governo è, nella migliore ipotesi, inutile. La reintroduzione dell’espressione penali, eliminate formalmente con la Bersani, per quanto rimaste nella sostanza sotto forma di spese giustificate, è simbolicamente indicativa dell’inutilità della proposta” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
Per un’effettiva liberalizzazione, l’Unc propone al Parlamento le seguenti modifiche:
1) Azzeramento delle spese per il recesso da contratto telefonico, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene per i conti correnti.
2) Zero spese di chiusura anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
3) Nuovo tetto di durata alle offerte promozionali: da 24 a 12 mesi
4) In presenza di beni in offerta, tipo modem o smartphone in omaggio o scontati, in caso di recesso anticipato il consumatore dovrà versare una spesa commisurata al valore del bene al momento del recesso.
5) Eliminazione delle spese di spedizione delle bollette a carico degli utenti. Oggi, con la scusa che sono servizi a favore del consumatore, le compagnie telefoniche (ma anche quelle elettriche, del gas ecc ecc), fanno pagare al consumatore la spedizione della fattura, anche se, per l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 sono a carico di chi le emette (“non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”). La proposta era nella famosa terza lenzuolata Bersani, mai approvata.
Nel dettaglio ecco le modifiche tecniche proposte al ddl concorrenza:
1) E’ abrogato l’art. 1 comma 3 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, limitatamente alle parole “senza spese non giustificate da costi dell’operatore”.
2) Al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: non potranno essere addebitate spese o ogni altro onere comunque denominato in relazione al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore, anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
3) e 4) L’art. 3, comma 3 ter. che il ddl concorrenza propone di aggiungere all’art. 1 della legge n. 40/2007 diventa: “Il contratto stipulato con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica ove comprensivi di offerte promozionali non può avere durata superiore a dodici mesi. Se, e solo se, nel contratto sono previsti beni offerti in promozione, ed in caso di recesso anticipato, le spese e ogni altro onere comunque denominato dovranno essere rese note al consumatore al momento della sottoscrizione del contratto, nonché comunicati, in via generale, all’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, esplicitando analiticamente la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica. In ogni caso la spesa e ogni altro onere per il recesso anticipato dovranno essere equi e proporzionati, oltre che inferiori al valore del bene offerto nel contratto, tenuto conto anche dei versamenti già effettuati dal consumatore e del valore del bene al momento del recesso”.
5) Al ddl va aggiunto un nuovo articolo: “E’ fatto divieto assoluto di addebitare spese di qualsiasi natura o contributi comunque denominati anche inerenti alla predisposizione o produzione oppure alla spedizione o riscossione della fattura o della bolletta”.

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Ddl Concorrenza: E il mercato? Occorre ancora aspettare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 febbraio 2015

palazzo chigiEsaminiamo il disegno di legge (ddl) del Governo sulla concorrenza, che cosi’ viene presentato dal comunicato stampa ufficiale: “….. che dà attuazione, per la prima volta, al provvedimento annuale sulla concorrenza previsto dalla legge con l’obiettivo di stimolare la crescita economica frenata dalla scarsa concorrenza nel settore dei servizi. Le liberalizzazioni fanno crescere del 3,3% il Pil in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale, migliorano la credibilità del Paese ed il suo rating e costituiscono un elemento importante nel giudizio della Commissione europea sulle riforme italiane”. Importante: e’ un disegno di legge, quindi il Parlamento lo deve discutere e approvare, ragion per cui si tratta di “linee guida” che possono subire variazioni in corso d’opera.Cerchiamo, quindi, di capire se potrebbe rendere l’Italia piu’ credibile e se potrebbe piacere alla Commissione europea, come dice il comunicato ufficiale? Sulla credibilita’ da acquisire (a parte quella delle istituzioni extra-nazionali, di cui possiamo solo prenderne atto), la lasciamo ai singoli cittadini utenti e consumatori che ne saranno fruitori, quindi ci vorra’ tempo. E possiamo anche solo prendere atto dell’ipotetica crescita del PIL del 3,3% in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale (FMI).
Assicurazioni
– Sconti previsti sulla Rc-auto per chi installa sul proprio mezzo la scatola nera: potrebbero essere vanificati dal costo e dalla gestione di quest’ultima? Il ddl dice che gli sconti devono essere maggiori di questi costi, ma non quantifica, per cui -conoscendo i nostri interlocutori- non possiamo escludere che -euro piu’, euro meno- saranno differenze che potrebbero comunque vanificare questi sconti.
– I testimoni da indicare, in caso di incidente solo al momento della denuncia. Ci sembra un aiutino alle compagnie assicurative in violazione dei piu’ elementari diritti alla difesa e denuncia.
– La possibilita’ di recesso dalle polizze accessorie allo scadere della polizza principale. Era ora: positivo.
L’unica novita’ ci sembra l’obbligo per i gestori, ai fini dell’eventuale addebito al cliente delcosto di servizi in abbonamento offerti da terzi, di acquisire la prova del previo consenso espresso del medesimo (chissa’ cosa si inventeranno i gestori per dire che c’e’ questa prova…). Per il resto, e’ stato preso atto di quanto gia’ in vigore con le varie disposizioni delle Autorita’ in merito a stipula dei contratti e portabilita’ degli stessi. Un particolare: nel ddl si parla di “penali”, mentre nelle disposizioni oggi in vigore si parla di “spese”. Che si mettano d’accordo su come chiamare questi soldi che -comunque- l’utente deve sborsare… tanto sono sempre soldi che, notoriamente, non hanno colore.
Poste Eliminato il monopolio di Poste spa per l’invio di notifiche e atti giudiziari. Bene. E’ rumoroso il silenzio sulla qualita’ del servizio universale…
Energia E’ fissato al 2018 la fine del mercato tutelato. In teoria il libero mercato dovrebbe favorire qualita’ e costi bassi. In teoria. Le indagini dell’Autorita’ (AEEG) in merito ci fanno invece sapere che fino ad oggi i prezzi del mercato tutelato sono piu’ bassi di quello libero e -aggiungiamo noi- truffe e illeciti sono piu’ frequenti nel mercato libero. Abbiamo tre anni di tempo per far si’ che questo gap non sia piu’ tale. Ci vorra’ l’impegno di noi associazioni come vigili e denuncianti e, soprattutto, quello dell’AEEG a far capire ai gestori che non gli conviene continuare con le attuali politiche commerciali; convincimento che, a nostro avviso, potra’ svilupparsi solo se i gestori pagheranno in modo molto salato gli sgarri e le truffe.
Banche niente di nuovo rispetto a quanto gia’ oggi offre il mercato ad un consumatore attento che non creda -come dice il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli- che le banche siano come dei nostri confessori in cui avere fiducia completa, piuttosto che informare ed essere trasparenti.
Avvocati L’obbligo del preventivo per i clienti non ci emoziona piu’ di tanto (oggi lo devono fare su richiesta). Mentre ci piacciono le società multiprofessionali e l’ingresso di soci di capitali. Un meccanismo per favorire maggiori e piu’ economiche offerte agli utenti. Non vorremmo, pero’, che il principio fosse vanificato, per esempio, da alcuni limiti percentuali della presenza di questi capitali; limiti che -se fortemente al ribasso- potrebbero non far cambiare nulla nella pratica del rapporto tra studio professionale e cliente, lasciando la decisionalita’ dell’avvocato al centro, piuttosto che la centralita’ di servizi da scegliere da parte dell’utente.
Notai Riduzione degli atti per cui e’ obbligatoria la presenza di un notaio. Ancora troppo poco per chi, come noi, crede che un qualunque professionista oggi potrebbe svolgere la funzione di notaio e, di conseguenza, aumentare l’offerta e far calare i costi per l’utenza.
Farmacie Viene eliminato il limite di titolarita’ di 4 licenze in capo ad un unico soggetto e viene consentito l’ingresso di soci di capitale. Liberalizzazione? Un pochino per chi fa business con il settore. Non per i consumatori: costretti a fruire dei servizi delle farmacie solo perche’ i loro proprietari hanno una potente lobby che impone prezzi di vendita e limitata presenza territoriale (4).
Conclusioni. L’Italia e’ un Paese di libero mercato? No. Sia per le osservazioni che abbiamo fatto sopra, sia per ambiti che mancano completamente o che, fino ad oggi, sono stati completamente ravvisati (la presenza di capitale pubblico, per esempio nelle societa’ di gestione dei servizi locali). Forse e meglio dire che non e’ ancora un Paese a completa economia di mercato? E in base a quali prospettive? Le timidezze dell’attuale Governo sono, a nostro avviso, eccessive. Potremmo quindi solo confidare nell’Europa? In teoria. Perche’ in pratica, finche’ l’economia dell’Unione e’ ancora, e pur sempre, soggetta alle decisioni degli Stati nazionali; manca un un potere politico deciso dagli elettori dell’Unione. Non possiamo quindi arrabbiarci piu’ di tanto se da un ministro nazionale dell’Economia, pretendiamo decisioni anche contrarie ai limiti del suo mandato (nazionale e non comunitario). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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IP e diritto della concorrenza nella UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2013

Pavia 13-14 settembre 2013 presso l’Aula Volta dell’Università si terrà il convegno “IP e diritto della concorrenza nella UE” organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza e dal prof. Luigi Carlo Ubertazzi, docente di Diritto Industriale all’Università di Pavia. Al centro della giornata ci sono temi di grande attualità e interesse, in particolare si parlerà della tutela delle proprietà intellettuali e il diritto della concorrenza nella UE. Il XXII incontro di diritto industriale è un appuntamento annuale, ormai tradizionale per gli studiosi e gli operatori del diritto industriale, civile, processuale. Il convegno rappresenta un’occasione per fare chiarezza sulla tutela di beni immateriali quali i diritti di proprietà intellettuale, confrontando funzioni, mercati e modelli europei e americani. Il convegno “IP e diritto della concorrenza nella UE” è accreditato dall’Ordine degli avvocati di Pavia, con 6 (3+3) crediti formativi. Gli atti del convegno saranno pubblicati da Giuffré. in AIDA 2013.

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Liberalizzazioni: farmacie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 febbraio 2012

“L’attuale versione del decreto non cambia sostanzialmente il quadro che si era delineato nelle scorse settimane” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, a commento del testo dell’articolo 11 uscito dalla Commissione Industria del Senato. “Individuavamo nelle misure di liberalizzazione un oggettivo indebolimento del servizio farmaceutico senza vantaggi per l’economia italiana, visto che siamo in presenza di un mercato in cui la domanda non può crescere in funzione dell’offerta, e confermiamo questo giudizio. Allo stesso modo il decreto non risolve nemmeno la questione della sostenibilità economica delle parafarmacie rette dai singoli colleghi. La Federazione ha sempre sostenuto che il servizio farmaceutico andasse ammodernato ma di questo non v‘è traccia”. Il decreto prevede infatti solo un forte aumento delle sedi ma senza nessuno degli interventi per lo sviluppo del servizio che la Federazione ha da tempo indicato: dispensazione dei farmaci innovativi in farmacia, riforma della remunerazione del farmacista, sviluppo dei nuovi servizi, integrazione nell’assistenza territoriale. ”Insomma senza una riforma organica e condivisa che avrebbe, questa sì, aumentato l’occupazione e il servizio reso ai cittadini” sintetizza Andrea Mandelli. E’ emblematica, in questo senso, la liberalizzazione degli orari che, di fatto, porterà alla scomparsa del servizio notturno, sostituendo un sistema che permetteva di individuare con certezza le farmacie aperte con un altro in cui il cittadino dovrà cercare volta per volta chi è aperto. Rimangono dunque intatte tutte le anomalie che negli ultimi anni hanno minato il servizio farmaceutico, dalla presenza di un secondo canale per la distribuzione del farmaco all’indiscriminato ricorso alla distribuzione diretta da parte di ASL e ospedali di tutti i farmaci innovativi. “Visto che l’Europa deve essere la stella polare delle riforme italiane, sarebbe il caso di considerare anche questo aspetto: il cittadino europeo trova in farmacia tutti i farmaci. Ci auguriamo” conclude il presidente della FOFI “che si voglia mettere mano anche a questi capitoli in un clima di confronto costruttivo con tutte le parti interessate”.

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Concorrenza imprese straniere

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Non è solo la crisi a mettere in difficoltà le aziende italiane. Anche la concorrenza delle imprese condotte dagli stranieri rappresenta un ostacolo dal momento che il loro numero è sempre in ascesa: +5,7% nell’ultimo anno; ma il vero problema è rappresentato però dalle attività in nero e dall’abusivismo. A detta degli imprenditori italiani la sensazione è che le imprese gestite da immigrati non rispettino appieno le normative e che ci sia bisogno di maggiori controlli da parte degli organi preposti. Più colpiti dalla concorrenza sleale il settore del tessile e del commercio. Il 60% degli intervistati ritiene che comunque le attività abusive e in nero siano molto più dannose rispetto alla concorrenza degli stranieri sempre più presenti nel tessuto imprenditoriale italiano. Questi alcuni dei risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su 600 imprenditori italiani ai quali è stato chiesto di pronunciarsi in merito alla percezione della concorrenza delle imprese gestite da immigrati.
I numeri dell’imprenditoria straniera. Si contano a giugno 2011 oltre 400mila imprenditori stranieri: questo significa che un imprenditore su dieci è nato all’estero. Ma se il numero di stranieri continua a crescere (+5,7% nell’ultimo anno), quello degli italiani cala (-1,4%). E’ ormai una tendenza consolidata negli ultimi anni: dal 2006 ad oggi la presenza degli immigrati nell’imprenditoria è aumentata del 38,6%, ma è calata quella degli italiani (-6,6%). Roma, Milano e Torino le province che raccolgono il maggior numero di imprenditori stranieri (rispettivamente l’8%, il 6,8% e il 5,1%). Il peso maggiore degli stranieri sul totale degli imprenditori è maggiore a Prato (dove un imprenditore su 4 è straniero), seguito da Trieste (16,9%), Firenze (15,2%) e Roma (14,8%).
La concorrenza con le imprese straniere: quanto percepita e quanto reale? Gli imprenditori italiani intervistati ritengono che la presenza nel tessuto imprenditoriale di aziende condotte da stranieri sia un problema abbastanza rilevante (specie se si tratta di imprese del commercio, meno per edilizia, produzione e servizi). I motivi vanno ritrovati nella concorrenza sleale legata alla vendita di prodotti e di servizi a minor prezzo (57,5%) e di bassa qualità (15,1%), che determinano una svalutazione dei prodotti Made in Italy (27,4%). Ma rispetto alla propria azienda la concorrenza diretta con imprese straniere non rappresenta un vero problema: infatti, il 55,9% degli intervistati non è per nulla coinvolto dalla competizione con gli imprenditori di origine straniera nel proprio mercato di riferimento. Tra coloro che lo ritengono invece un problema, il 36,9% dice di aver perso negli ultimi tre anni tra il 10% e il 25% di fatturato a causa della concorrenza di imprese straniere, il 31,3% oltre 1/4 del fatturato e infine il 29,2% meno del 10%. Il rispetto delle normative. A detta degli imprenditori intervistati, le aziende gestite da italiani rispettano di più di quelle straniere le normative nazionali: oltre il 70% delle prime infatti rispetterebbe le norme sulla sicurezza (76,5%), i contratti di lavoro (76,7%) e la normativa fiscale (71,4%). Si ricavano percentuali molto più basse se si considerano le imprese gestite dagli stranieri dove il valore non supera mai il 40%: in particolare, sempre a detta degli imprenditori italiani, appena il 37,5% degli stranieri rispetterebbe le norme sulla sicurezza, il 36,6% i contratti di lavoro e soltanto il 30,2% le normative fiscali. Per arginare questo problema andrebbero aumentati i controlli da parte degli organi competenti, specie sulla fiscalità e sulle condizioni di lavoro, addirittura proponendo di limitare le concessioni di permessi agli esercizi stranieri (13,8%). Tra tutti i settori di attività i più colpiti dalla concorrenza sleale sembrano essere il comparto del tessile (19,5%), del commercio (18,1%), i bar e i ristoranti (13,0%).
Il vero problema: l’abusivismo. Ma più della concorrenza degli imprenditori stranieri, il problema risulta essere l’abusivismo e le attività in nero. In particolare il 59,6% degli intervistati ritiene che tali attività siano dannose per la propria azienda, mentre la concorrenza straniera risulta problematica per appena il 10,1% del campione; il rimanente 30,3% li considera entrambi alla stessa stregua. Il fenomeno è abbastanza diffuso, dal momento che il 38,3% è a conoscenza (diretta e indiretta) di attività in nero o abusive, in particolare nell’edilizia (50,0%) e nel commercio (40,9%).

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Manovra: il problema è il Sud

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 dicembre 2011

«Il Nord non è il problema dell’Italia, lo sono i debiti enormi accumulati dal Sud» parte da questo assunto l’analisi del Presidente della provincia di Varese, Dario Galli, nell’intervista sul numero di dicembre de “il Varesino”.
Al governo Monti non concede fiducia piena: «Se si procederà con la riforma federale, noi ci saremo. Se si opererà realmente per tagliare i costi della politica, noi ci saremo. Ma se il federalismo dovesse essere accantonato o le pensioni dovessero essere intaccate allora noi pronunceremo un no forte e chiaro».
Con la riapertura del parlamento Padano la Lega continuerà a «difendere a spada tratta il territorio» perché «Noi non abbiamo responsabilità nel disastro dell’Italia. Non vogliamo fare la fine del pollo di Trilussa».
E sulla situazione di Varese si mostra fiducioso, pur auspicando una riforma del lavoro non più rinviabile: «I dati di Unioncamere (la produzione cresce del 5,3%) sono positivi ormai da anni. È vero, perdono le aziende grandi ma l’occupazione regge e crescono le imprese medio-piccole. Siamo i primi in Lombardia in tema di produttività e questo è indice di estrema vitalità. Certo, casi come quello della Whirlpool sono orribili soprattutto considerando l’enorme indotto che alimentano. La politica deve intervenire, rivedere la legislazione del lavoro. Limitare i freni e gli ostacoli. Lavorare sul costo del lavoro, sulla burocrazia collegata e sulla tassazione per impedire che gli investimenti scappino altrove. Si tratta di una riforma non più rinviabile anche perché noi abbiamo la concorrenza della Svizzera dove è molto più facile fare impresa».

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Ferrovie: ristrutturazioni e concorrenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Di Vincenzo Olita. Le Ferrovie dello Stato fanno profitti e fenomenali investimenti. In particolare la nuova, splendida stazione Tiburtina a Roma, firmata da una archistar (non gratis di certo). Fanno una ristrutturazione degli interni dei treni veloci, che sembra costare 800 mila euro/ treno, quando un treno nuovo costa solo un terzo di più. Devono essere interni lussuosissimi, per far concorrenza a Montezemolo e alla sua NTV, il quale ha correttamente dichiarato che questo maggior confort di cui godranno i passeggeri FS è un primo beneficio della concorrenza che si affaccia su quel servizio. Il problema è: da dove arriva il fiume di soldi a FS per fare queste meraviglie con in più il bilancio in attivo?
Per le infrastrutture (stazione compresa), dalle nostre tasche di contribuenti. Per le carrozze foderate di leopardo (vero, non sintetico, altrimenti non si spiega il costo) dalle rendite di monopolio lucrate finora sulle linee di Alta Velocità, pagate per intero ancora dai contribuenti (altrimenti andare a Roma ci costava 300 euro a viaggio). Per i profitti, semplicemente non si tratta di profitti: siccome i contribuenti versano a FS tutti gli anni in media 6 miliardi di euro, parlare di profitti non ha senso economico. Se ne versassimo 5, FS avrebbe 1 miliardo di perdite (è già successo), se ne versassimo 7 farebbe un miliardo di profitti. In tutti i casi le ristrutturazioni saranno un ulteriore aggravio per i viaggiatori, visto che saranno introdotti quattro livelli tariffari di cui i primi tre con un costo di molto superiore agli attuali.(Vincenzo Olita)

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Manovra: piano liberalizzazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2011

Dopo il taglio ai costi della politica, la riduzione degli sprechi della Pubblica Amministrazione, le misure fiscali e la riduzione del debito pubblico, l’ultimo pilastro della manovra alternativa proposta da Italia dei Valori è un piano di liberalizzazioni. Come ha scritto l’Autorità per la concorrenza “Il rilancio dei processi di liberalizzazione è, dunque,tassello cruciale di una vigorosa politica per la crescita. Tra gli altri interventi che noi proponiamo:
Ordini professionali. Da trasformare in associazioni per la tutela della professione senza obbligo di iscrizione e senza controllo diretto del Ministero Giustizia. Libertà tariffaria. Partendo da notai e giornalisti. L’Italia è il Paese degli ordini e delle corporazioni, con riserve di legge a loro favore, barriere all’entrata, tariffe e protezione del Ministero della Giustizia. La stessa Unione Europea ha da tempo un “dossier” aperto contro l’Italia per la mancanza di concorrenza nelle professioni liberali.
Camere di Commercio. Privatizzazione con adesione volontaria. Pagamento servizi secondo tariffa per le attività obbligatorie per legge come certificati e registro imprese. Tariffe libere per gli altri servizi. Fine dell’obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio.
Servizi postali. l’Antitrust ha censurato le scelte sin qui fatte, penalizzanti per il processo di liberalizzazione, in particolare la mancata previsione di misure fondamentali per assicurare la realizzazione di una concorrenza effettiva nel settore.
Trasporto ferroviario passeggeri. Anche nel settore dei trasporti ferroviari le difficoltà incontrate dal processo di liberalizzazione si riverberano in condizioni di offerta ancora insoddisfacenti soprattutto per quanto riguarda la qualità dei servizi.
Gestioni autostradali e servizi aeroportuali. In entrambi casi, si tratta di monopoli naturali per i quali l’unica forma di concorrenza immaginabile è la procedura di gara attraverso la quale selezionare i gestori, sotto il controllo di un organismo tecnicamente qualificato e indipendente.
Servizi bancari e finanziari e assicurativi. Nel settore del credito il processo di modernizzazione iniziato negli anni ’90 con il passaggio da una gestione integralmente pubblicistica al sistema delle fondazioni ha prodotto risultati importanti. In campo assicurativo la crescita dei premi dell’assicurazione auto, ben al di là della media europea, è la migliore dimostrazione dell’assenza di una vera concorrenza, che si potrà conseguire solo rendendo davvero possibile per gli utenti la possibilità di accedere direttamente alle compagnie estere.
La piena circolazione delle quote societarie. Un efficace mercato dei capitali e la sussistenza di condizioni di contendibilità delle imprese rivestono una valenza prioritaria in un’ottica di sviluppo del Paese. E’ fondamentale, dunque, evitare che l’irrigidimento degli assetti proprietari e la loro mancata esposizione a un’aperta concorrenza possano configurare ulteriori ostacoli alla competitività del nostro sistema economico.
La distribuzione dei carburanti. Il settore della distribuzione dei carburanti è caratterizzato, in Italia, da un grado molto elevato di inefficienza: in particolare, il confronto con altri Stati membri mostra il sovradimensionamento di una rete costituita, per la gran parte, da una grande molteplicità di impianti di dimensione molto ridotta. Tale inefficiente struttura distributiva condiziona negativamente la qualità del servizio e il livello dei prezzi del carburante.
L’autotrasporto. Da più di dieci anni a questa parte, lo Stato paga cifre esorbitanti per sostenere il settore dell’Autotrasporto. Solo nel decennio 2000-2009 sono stati spesi 3,5 miliardi di euro in favore della categoria degli autotrasportatori. Ciononostante il settore dell’autotrasporto in Italia continua a rivelarsi molto poco competitivo nell’ambito sistema economico europeo per crescita dimensionale, organizzativa e tecnologica, anche e soprattutto a causa dell’assenza di una strategia complessiva della politica nazionale in materia che dia il quadro di riferimento all’interno del quale si possano individuare finalità, priorità e risorse per il rilancio del settore, con precisi impegni dello Stato e dei diversi livelli di articolazione della Repubblica, al fine di orientare le strategie dei diversi soggetti imprenditoriali coinvolti. Con una Proposta di legge, a mia prima firma, vogliamo offrire un contributo normativo volto a rilanciare concretamente un asset strategico della nostra economia come quello dell’autotrasporto attraverso il perseguimento di alcuni specifici obiettivi, quali, in primo luogo, l’aumento della dimensione aziendale e il superamento del meccanismo basato sui c.d. “costi minimi di esercizio”.

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La finanza creativa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

Fare soldi senza dover ricorrere all’antiquato sistema del lavoro, della produzione, del commercio, del libero mercato, della concorrenza, della competitività, è il sogno dei nuovi capitalisti, che si fanno chiamare imprenditori, trattandosi di una nuova categoria di capitalisti: i capitalisti senza capitali, ma dotati di una rigorosa faccia di bronzo. La presenza, o l’esistenza stessa di questi capitalisti, segna la fine economica e morale del capitalismo, giunto all’ultima fermata, prima di fermarsi definitivamente al deposito per fine carriera. Valutiamo, con desolata ironia, il metodo diventato sistema infallibile.
Hai 2 maiali. Ne vendi 15 alla tua stessa società quotata in borsa utilizzando domande d’acquisto e lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca, per l’acquisto di quei 15 maiali Hai in quota nel tuo portafogli un credito garantito da tuo fratello ( a sua volta garantito da te tramite una società con sede nelLiechtenstein) per la vendita di ben 15 maiali, mentre i soli due che possedevi, stanno ben comodi in un angolo ben nascosto di una stalla di fiducia.
Poi fai uno scambio delle lettere di credito con una partecipazione in una società soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 15 maiali, beneficiando anche di abbattimento fiscale e di contributi della UE per il possesso di 30 maiali. I diritti sulla riproduzione delle scrofe, trenta, anche se manca il verro per l’accoppiamento, vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una società con sede alle Isole Caiman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua stessa società i diritti sulla riproduzione delle trenta scrofe. Nei libri contabili di questa società figurano trenta scrofe gravide, con l’opzione d’acquisto per altre trenta, con i contributi dell’UE, del Ministero dell’Agricoltura e del Ministero delle Pari Opportunità, perché lì hanno in particolare simpatia le scrofe. Intanto, per festeggiare la riuscita dell’operazione economico-fiscale-truffaldina, hai macellato, abusivamente, i due maiali (peraltro maschi entrambi) e ne hai fatto delle porchette da offrire agli ospiti del festino. Ma sul più bello della festicciola, arrivano i finanzieri, con i registri, le carte, le lettere di credito, e le prove della truffa all’UE; ma devono tornare indietro mortificati, delusi e anche umiliati; infatti, nelle more, sei diventato una delle quattro massime cariche dello Stato, per cui godi del Lodo Schifani bis, del processo breve, del legittimo impedimento, mentre i commensali, incuranti di parlare con la bocca piena, urlano all’ingiustizia, alla “giustizia ad orologeria”, all’accanimento giudiziario, alla persecuzione dei pm, e gli avvocati, sempre presenti e sempre pronti, snocciolano articoli del codice, eccezioni, e i giornalisti di regime titolano alla scandalo, ricordando che…anche gli on. Tizio, Filano e Sempronio hanno lucrato sulla vendita di polli inesistenti; i finanzieri rientrano in caserma, è l’ora del rancio; nessuno vuole sentire parlare di porchetta; fanno la conta per giocare a guardie e ladri, tanto per tenersi in esercizio. (Rosario Amico Roxas)

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Le piccole imprese e l’economia globale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 aprile 2011

Per quanto ci riguarda direttamente l’Italia si distingue per l’essere il Paese, dove in talune zone del suo territorio, esiste, ed è prevalente, una imprenditorialità piccola e media ben radicata. Pensiamo a Biella, a Prato, a Cusio, a Vigevano, a Premana, ecc. Ora ci chiediamo, con l’avvento dell’economia globale e ciò che comporta sotto il profilo economico, della libera circolazione di beni e servizi e della concorrenza, cosa  cambia dopo la recente crisi economica e finanziaria. D’altro canto non è un mistero per nessuno constatare che le piccole imprese stanno attraversando difficoltà strutturali di non lieve entità.Diciamo che la loro ridotta dimensione non consente economie ed economicità soddisfacenti. La carenza funzionale ed organizzativa, la scarsità di propri mezzi finanziari, il dover ricorrere spesso al credito e subire il peso del costo maggiore, rispetto alle consorelle più grandi, per via del rischio che presentano per gli istituti di credito, sono tutti elementi che compongono un mosaico non esaltante. Inoltre la loro incapacità di pensare e perseguire strategie ben definite e tali da essere considerate gradite alle attese dei mercati e di competervi con successo, data la loro maggiore ampiezza e livello di competitività e di aggressività, gioca un ruolo non certo positivo. Tutto questo per non parlare delle esistenti difficoltà strutturali e di durabilità di imprese che affrontano il quotidiano con notevole determinazione, ma anche con crescenti limiti sui quali pesa una grossa ipoteca.Il primo errore, a mio avviso, è quello di voler restare rinserrati nel proprio territorio. Più salutare ed efficace sarebbe una politica d’aggregazione tra imprese. Tale criterio consentirebbe due benefici immediati:il primo è legato all’espansione del mercato per il quale esporsi da soli significherebbe caricarsi di costi aggiuntivi, che diventerebbero proibitivi ed il secondo di sviluppare una cultura dello stare insieme a livello di micro-imprenditorialità. Da ciò discende un nuovo modo d’essere, che sappia recuperare spazi nuovi di competitività e spazi di visibilità interna ed internazionali. Significa, in pratica, acquisire lavori, ad esempio, consistenti e complessi, da gestire in comune. Essi potrebbero essere del tipo di “consorzi”. Avrebbero, in tal modo, lo scopo di favorire o di facilitare le funzioni ad esse richieste (pensiamo all’export). Tali fattispecie ci permetterebbero uno sbocco “naturale” nel settore dell’arredamento o in altri quali, ad esempio, i beni strumentali. E’, a nostro avviso, un passo necessario, per tutte queste piccole imprese, ma non agevole. E’ essenziale superare difficoltà culturali, di saper pensare e agire in comune e non è cosa da poco. Eppure i ritorni sono indubbi. Esaminiamone taluni:Consente di assumere maggiori dimensioni con l’acquisizione di nuove commesse.Favorisce sbocchi commerciali in aree limitrofe o esterne e di porsi nelle condizioni di maggiore concorrenzialità con le imprese maggiori.Riduce l’onerosità di certi costi di approvvigionamento, di ricerca e sviluppo, di promozione ecc.Evita lo sperpero di patrimoni tangibili ed intangibili in caso di cessazione, perché tali patrimoni potrebbero trovare agevole collocazione o recupero nella stessa aggregazione.Per noi può essere un modo per assicurarsi il futuro interpretando in misura innovativa, e non solo subalterna, contribuendo a costituire legami forti e di reciproco interesse con le imprese maggiori.

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