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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 307

Posts Tagged ‘concorrenza’

Un DDL senza concorrenza che penalizza l’agire professionale e apre la strada agli oligopoli

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

Ministero saluteL’approvazione del Ddl Concorrenza, segna un passaggio molto negativo per la sanità italiana, perché si consegna alla pura logica di mercato un servizio, quello farmaceutico, che è da sempre una delle funzioni centrali del servizio sanitario, il cui scopo è garantire l’equo e uniforme accesso ai medicinali a tutta la popolazione. E’ grave che, a differenza di quanto avviene per le società di professionisti, nel caso delle società proprietarie di farmacie non sia prevista la riserva della maggioranza alla componente professionale e questo può determinare una minore tutela del cittadino, visto che il professionista della salute deve rispondere a una proprietà che segue solo regole di mercato. Con questo provvedimento si creano dunque le condizioni per sostituire una rete di presidi retti da professionisti con un oligopolio di società di capitali a vocazione puramente commerciale, in assenza di qualsiasi tutela per il professionista. Ed è facile osservare che con la creazione di cartelli e di posizioni dominanti – cinque soli soggetti potrebbero arrivare a controllare tutte le farmacie italiane – viene negato anche il principio stesso della concorrenza. Inoltre, va sottolineato che mentre le società che erogano prestazioni medico-specialistiche sono tenute a un contributo all’ente previdenziale dei medici, nulla del genere è stato previsto per quelle che detengono la proprietà delle farmacie. Per tutti questi motivi la Federazione degli Ordini ha fin dall’inizio denunciato la pericolosità di questo provvedimento, anche sulla base dei risultati che misure analoghe hanno avuto in altri paesi europei che, in alcuni casi, stanno ripensando completamente le loro scelte. Da oggi le condizioni in cui il farmacista svolge la sua attività professionale cambiano radicalmente, e tutta la professione è chiamata ad affrontare questa svolta puntando sull’aggregazione, sull’innovazione e su quelle prestazioni rivolte alla salute del paziente che soltanto il farmacista può assicurare. E’ il momento di far valere la capacità di evolvere che la nostra professione ha saputo dimostrare in tutte le fasi di cambiamento della società, restando protagonista della tutela della salute.

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L’Aula del Senato ha approvato il Ddl concorrenza, che ora diventa legge dello Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

senato“Un brutto giorno per i consumatori. Non facciamo mai dietrologia, sappiamo che certe cose sono più facili a dirsi che a farsi, ma che una legge finisca addirittura per peggiorare l’esistente, francamente è troppo!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “D’altronde se lo stesso presidente della commissione Industria del Senato si è dissociato, è evidente che c’è qualcosa che non quadra” prosegue Dona.
“Basterebbe la fine del mercato tutelato nel settore dell’energia, per esprimere un giudizio negativo, considerato che non vi può essere alcuna concorrenza fino a che, per la luce, i primi cinque operatori detengono l’87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllano il 44,8% del mercato. Ma i punti dolenti sono veramente tanti, troppi: dal tetto regionale del 20% per le società di capitale che controllano le farmacie, troppo elevato, alla norma pro albergatori che, consentendo loro di praticare prezzi differenti rispetto a quelli offerti on line, impedirà al consumatore di poter confrontare i prezzi in modo trasparente sui siti comparatori, risparmiando sulle vacanze come avvenuto in questi anni” conclude Dona.

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Aiuti di Stato: la Commissione autorizza la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 luglio 2017

monte dei paschi di sienaBruxelles. La Commissione europea ha approvato il piano dell’Italia a sostegno della ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena in linea con le norme dell’UE, sulla base di un efficace piano di ristrutturazione. Questo contribuirà a garantire la redditività a lungo termine della banca, limitando nel contempo le distorsioni della concorrenza.La Commissione ha approvato aiuti di Stato per 5,4 miliardi di euro per la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena (MPS), a seguito dell’accordo dimassima sul piano di ristrutturazione di MPS raggiunto il 1° giugno 2017 dalla Commissaria Vestager e da Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle finanze italiano. Attualmente sussistono entrambe le condizioni per questo accordo: la Banca centrale europea, nella sua veste di autorità di vigilanza, ha confermato che MPS è solvibile e soddisfa i requisiti patrimoniali, e l’Italia ha ottenuto un impegno formale da parte di investitori privati ad acquistare il portafoglio di crediti deteriorati della banca.Il piano consente a MPS di soddisfare l’eventuale fabbisogno di capitale che si manifesterebbe in caso di peggioramento delle condizioni economiche (in via precauzionale). Per giungere all’approvazione di questo apporto statale, gli azionisti e i creditori subordinati di MPS hanno fornito un contributo pari a 4,3 miliardi di euro per limitare l’uso di denaro dei contribuenti, come previsto dalla normativa dell’UE in materia di aiuti di Stato. Inoltre i detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio che sono state vendute in modo scorretto potranno richiedere un risarcimento alla banca. MPS sarà soggetto ad una profonda ristrutturazione volta a garantirne la redditività futura e ad assicurare che lo Stato italiano riceva una remunerazione sufficiente per il proprio investimentoMargrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “Abbiamo approvato l’apporto di capitale a favore di MPS da parte dell’Italia, in linea con le norme dell’UE, che aiuterà la banca a soddisfare il fabbisogno di capitale nel caso di un peggioramento inatteso delle condizioni economiche. Per garantire la sua redditività a lungo termine, MPS riorienterà il suo modello di business e ripulirà il suo bilancio da oltre 26 miliardi di euro di crediti deteriorati. Per l’approvazione di questo apporto di capitale è stato necessario il contributo ai costi della ristrutturazione da parte dei detentori di obbligazioni subordinate e degli azionisti, in linea con il requisito di “condivisione degli oneri” previsto dalla normativa sugli aiuti di Stato dell’UE.”Valdis Dombrovskis, Vicepresidente responsabile per la Stabilità finanziaria, ha dichiarato: “In funzione delle circostanze specifiche, le norme dell’Unione bancaria prevedono diverse soluzioni per le banche che necessitano di nuovi capitali. In ogni caso, le soluzioni che sono state messe in atto dovrebbero proteggere la stabilità finanziaria in Europa e ridurre l’onere a carico dei contribuenti. Per quanto riguarda MPS, sussistono le condizioni per una ricapitalizzazione precauzionale. Ai costi hanno partecipato anche gli azionisti e i detentori di obbligazioni subordinate.”
La normativa dell’UE, in particolare la direttiva sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi (BRRD), offre allo Stato la possibilità di iniettare capitale in una banca solvibile, a condizione che vengano rispettati determinati criteri (la cosiddetta “ricapitalizzazione precauzionale”). In questo contesto gli aiuti di Stato possono essere concessi solo in previsione dell’eventuale fabbisogno di capitale che si manifesterebbe in caso di peggioramento delle condizioni economiche e non fanno scattare la procedura di risoluzione della banca. L’opzione della ricapitalizzazione precauzionale per le banche solvibili nel quadro della BRRD è stata concordata dal Parlamento europeo e dal Consiglio al momento dell’adozione della direttiva.
Il 23 dicembre 2016 MPS ha annunciato l’intenzione di richiedere una ricapitalizzazione precauzionale a seguito del fallimento del tentativo di ottenere per intero il capitale necessario da investitori privati. Questo tentativo era scaturito dai risultati ottenuti dalla banca nelle prove di stress condotte nel 2016 in tutta l’UE dall’Autorità bancaria europea e dalla Banca centrale europea, che avevano evidenziato una carenza di capitale nello “scenario sfavorevole”, che simula un ipotetico peggioramento delle condizioni economiche.

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Ddl concorrenza: pessimo testo, occasione perduta

Posted by fidest press agency su domenica, 2 luglio 2017

camera deputati“Il ddl concorrenza, approvato ora dalla Camera, è un testo pessimo, oltre che un’occasione perduta. Sarebbe bastato stare dalla parte dei consumatori invece che delle varie lobby, per ridurre, a costo zero per lo Stato, spese che mandano in rosso i bilanci delle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ma quello che è più inaccettabile, è che, in alcuni casi, si peggiori addirittura la normativa vigente, come è avvenuto eliminando il mercato tutelato nel settore dell’energia, nonostante, per la luce, i primi cinque operatori detengano l’87,8% del settore domestico e per il gas i primi tre gruppi controllino il 44,8% del mercato” prosegue Dona. “Quanto all’rc auto, la solita ipotesi di reintrodurre il rinnovo tacito per l’rc auto grida vendetta, considerato che l’averlo eliminato ha consentito in questi anni ai consumatori di risparmiare, cambiando velocemente compagnia. Il rinnovo tacito può essere ammissibile solo se all’assicurato viene concesso il diritto di poter recedere in qualunque momento dal contratto, a zero spese. Bene, invece, chiarire definitivamente che anche le assicurazioni sui rischi accessori non si rinnovano tacitamente e si risolvono automaticamente alla loro scadenza” conclude Dona.

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Tariffe RC-auto e nuove regole

Posted by fidest press agency su sabato, 1 luglio 2017

camera deputatiAlcune norme contenute nel DDL Concorrenza, in discussione in questi giorni alla Camera, possono seriamente compromettere il rigoroso procedimento scientifico che porta alla determinazione delle tariffe RC Auto, delicata funzione alla quale gli attuari, in virtù delle loro specifiche competenze professionali, sono preposti all’interno delle compagnie di assicurazioni. Anche i recenti emendamenti al disegno di legge non hanno modificato il punto di vista degli attuari: i costi per gli assicurati non sono destinati a scendere e alcune categorie di automobilisti rischiano di essere ingiustamente penalizzate.
Come accade per il prezzo di qualsiasi bene o servizio, anche quello delle polizze RCA dovrebbe infatti essere calcolato a partire dai costi sottostanti, nell’ambito del rispetto delle regole stabilite dal libero mercato. Il DDL Concorrenza prevede invece delle norme destinate a modificare aprioristicamente i prezzi delle polizze, il cui effettivo impatto sulla riduzione dei costi (che nel ramo RCA sono costituiti essenzialmente dai risarcimenti a chi subisce danni da incidenti stradali) non è stato oggetto di alcuna valutazione; nel contempo, il DDL introduce ulteriori voci di costo (si pensi per esempio ai costi per la gestione delle scatole nere e per l’ispezione dei veicoli) senza prevederne un’adeguata copertura. Dagli emendamenti tesi a favorire, secondo varie modalità, gli assicurati residenti nelle zone dove la sinistrosità è più elevata, e più in generale la mobilità degli assicurati tra le imprese, secondo gli attuari non c’è ragionevolmente da attendersi nessuna riduzione dei costi. I limiti imposti dal DDL alla libera determinazione delle tariffe (si pensi appunto alla residenza dell’assicurato e alla sua storia contrattuale, che oggi sono tra i fattori tariffari più rilevanti), non potranno comportare, in assenza di una riduzione dei costi, alcuna diminuzione del premio medio. Anzi, il divieto di valorizzare correttamente questi fattori di rischio, che oggi consentono un’adeguata differenziazione dei prezzi, tecnicamente del tutto giustificata perché basata su inequivocabili evidenze statistiche, comporterà invece soltanto un livellamento delle tariffe, con ingiustificati aggravi per gli assicurati che per meriti soggettivi (non aver causato sinistri) e/o oggettivi (residenza in zone a bassa sinistrosità) oggi a pieno diritto stanno pagando i premi più bassi.
La “tecnica” del calcolo tariffario non è un’alchimia finalizzata a promuovere improprie discriminazioni fra assicurati, ma un procedimento scientifico rigoroso condotto da professionisti specializzati – gli attuari – la cui funzione è definita dalle normative europee: proprio per tale motivo rappresenta una garanzia di correttezza ed equità erga omnes nel rispetto delle regole dettate dal mercato.

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Rischio aumenti per utenze elettriche?

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

energia-elettrica“Il Gruppo Forza Italia della Camera dei deputati ha presentato un emendamento al ddl concorrenza per a modificare le disposizioni approvate dal Senato che segnano la fine del mercato tutelato nel settore dell’energia elettrica a decorrere dal 1° luglio 2019”.
Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio.
“Il testo attuale dispone che i clienti del servizio di maggior tutela entro quella data dovranno passare a una delle offerte di mercato libero dei vari operatori, ma per tutti quei clienti che non eserciteranno l’opzione per inesperienza o semplice dimenticanza, sarà garantito un servizio di salvaguardia – che ha costi più cari – ‘attraverso procedure concorsuali per aree territoriali e a condizioni che incentivino il passaggio al mercato libero’: questo significa che, come denunciato da molteplici associazioni di consumatori, i prezzi per gli utenti (parliamo di 20 milioni di famiglie) aumenteranno.I consumatori che non hanno scelto un fornitore (anche perché magari non hanno gli strumenti tecnologici o culturali per sceglierne uno online al giusto prezzo) verranno quindi ‘impacchettati’ e messi all’asta, ad un prezzo comunque più alto di quello che si trova sul libero mercato (che, per inciso, già oggi ha prezzi più elevati).
Dato che il volume d’affari ipotizzato per i servizi elettrici forniti a coloro che non eserciteranno l’opzione per il mercato libero è pari almeno a 500 milioni di euro, sarebbe interessante comprendere dal governo la ratio di tale scelta, e quali idee abbia lo stesso esecutivo per la disciplina dello svolgimento delle aste e dei potenziali partecipanti.
Non vorremmo infatti che questa norma si trasformi in un’operazione di mercato che il governo mette in piedi solo a beneficio di alcune aziende (dato che – ad esempio – le utilities legate ai territori e la stessa Enel hanno espresso forti perplessità), procurando una redistribuzione di rendite che nulla a che vedere con la liberalizzazione, e che rischia di rivelarsi un vero e proprio boomerang per i cittadini consumatori, oltre che determinare esuberi non indifferenti tra gli occupati nelle aziende che oggi erogano il servizio di maggior tutela”.

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Lancio di una piattaforma e-commerce tra regolazione e concorrenza

Posted by fidest press agency su martedì, 13 giugno 2017

porta nuova milanoMilano Martedì 20 giugno 2017 – Via Pantano 9, 10:00 – 13:00 Sala Erba, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza. L’e-commerce è senza dubbio uno dei canali che, più rapidamente, permette di approcciare i mercati esteri. Pur essendo essenziale per l’acquisizione di nuovi clienti, l’e-commerce a volte viene considerato un investimento non prioritario per il business dell’azienda perché giudicato troppo complesso da gestire internamente. Ma è un investimento che apre le porte a fatturati importanti.Durante l’incontro si parlerà dei fattori da valutare per la scelta della piattaforma di vendita, con una sintesi dei modelli di business e delle responsabilità dei diversi e-tailers e una analisi della normativa a tutela dei consumatori. Saranno inoltre esaminate le regole concorrenziali che disciplinano la selezione dei rivenditori e le limitazioni alla libertà di rivendita online. L’evento è organizzato da Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza.

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Concorrenza: Parlamento permerabile alle esigenze delle imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

aula senatoL’approvazione del ddl Concorrenza avvenuto ieri in Senato, con 158 voti a favore, da il via libera al telemarketing selvaggio, provocando lo sconcerto del Garante della Privacy che si dice estremamente preoccupato per la norma contenuta nel testo.
Se la norma dovesse essere approvata anche alla Camera, non ci sarà più alcun limite alle telefonate commerciali moleste.Chiunque vorrà, in qualsiasi momento potrà telefonarci e proporci un contratto, una compravendita o un’offerta commerciale, anche in maniera insistente.L’unica forma di tutela alla quale potrà appellarsi l’utente è la possibilità di rifiutare le chiamate successive alla prima. Di fatto, non può intervenire preventivamente e, di conseguenza, difendersi dal telemarketing selvaggio che, in questo modo, viene “liberalizzato”. Eliminando il consenso preventivo per le chiamate promozionali diventa praticamente impossibile contrastare le violazioni in questo settore.
“Il nostro Parlamento – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI – si dimostra sempre più permeabile alle esigenze delle imprese, piuttosto che a quelle dei consumatori.”E’ evidente che l’approvazione di questa norma, contenuta nel Ddl Concorrenza, renda vane tutte le battaglie portate avante contro il telemarketing selvaggio dalla nostra Associazione. Gli utenti, già in balia di operatori telefonici insistentemente aggressivi, si ritroveranno totalmente disarmati dinanzi ad un fenomeno che negli anni ha assunto un peso negativamente rilevante e già estremamente difficile da contrastare. Ancora una volta, i consumatori, che dovrebbero essere il soggetto primo da salvaguardare, diventano gli ultimi in una scala di priorità fissata da chi dovrebbe rappresentarci, difenderci e tutelarci e invece pare sempre fare il gioco del più forte.

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Concorrenza: Come si affossano le riforme

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 aprile 2017

senatoTutti sono concordi nel ritenere che il nostro Bel Paese e’ immobile a causa dei lacci e lacciuoli che impediscono passi avanti, che frenano le imprese, che schiacciano i cittadini che rendono onnipresente la burocrazia, ma quando si tratta di tagliare le corde che imbrigliano la nostra economia scattano le rivendicazioni corporative. Abbiamo assistito al colpo di mano, nel decreto Milleproroghe, della Confindustria nel settore di trasporti, ora assistiamo al balletto sul disegno di legge sulla concorrenza che, da circa 2 anni, viaggia tra Camera e Senato e che è oggetto di inserimenti per proteggere questa o quella categoria o impresa: nel settore energetico, in quello dei trasporti pubblici, in quello delle farmacie e in quello dei notai e avvocati.La legge Sviluppo del 2009 prevedeva l’adozione annuale di una legge per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, promuovere lo sviluppo della concorrenza e garantire la tutela dei consumatori. Siamo nel 2017 e il disegno di legge concorrenza attuale è il primo in discussione in Parlamento, con “soli” 8 anni di ritardo, e non e’ stato ancora approvato. Il Fondo Monetario stima al ribasso la crescita dell’Italia: siamo ultimi in Europa. Purtroppo, scivoliamo lentamente verso la famosa “quarta sponda”: il Nord Africa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Ddl concorrenza: Calenda, cosa da gestire non prudenza

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

calenda-carloIl ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda ha dichiarato oggi, in risposta a Matteo Orfini, che la fine della maggior tutela nel mercato elettrico è una cosa da gestire con grandissima prudenza perché riguarda 23 milioni di consumatori e proprio per questo ha fatto inserire una nuova data di entrata in vigore.
“Non basta. Il punto va tolto. Anche se giugno 2019 è certo meglio del 2018, non è accettabile che il libero mercato si faccia sulle tasche e sulla pelle di 23 milioni di consumatori. L’articolo va soppresso definitivamente. E’ il principio che è sbagliato! Prima si creano le condizioni per un’effettiva concorrenza e poi si elimina il mercato tutelato, non viceversa!” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Inoltre, va tolta la condizione capestro, secondo la quale chi non sceglierà nel frattempo il nuovo fornitore del mercato libero, finirà nel servizio di salvaguardia, pagando così il 20/30% in più rispetto a quanto paga finora. Un sopruso bello e buono!” conclude Dona.

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Unione Naz Consumatori su ddl concorrenza e Uber

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 luglio 2016

Palazzo chigi1Entro un anno dall’entrata vigore del ddl Concorrenza, il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, ossia Ncc e Uber. Lo prevede un emendamento al ddl Concorrenza, approvato dalla commissione Industria del Senato.
“Meglio tardi che mai, ma è evidente che si tratta di un ripiego. La materia andava disciplinata direttamente nel ddl concorrenza, ma per l’opposizione dei tassisti è stata stralciata. Ora se ne riparlerà tra un anno, nella migliore delle ipotesi” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori..
“Inoltre ci sono dubbi sull’esito finale. Non vorremmo, infatti, che invece di favorire queste nuove forme di trasporto innovativo e la sharing economy, si cogliesse l’occasione per considerare tutto abusivo, per poi sanzionare i responsabili. Non ci piace, infatti, l’emendamento che prevede di adeguare il sistema sanzionatorio, individuando sanzioni efficaci” prosegue Dona
L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che tra le modifiche più volte condannate dall’Antitrust (AS277 del 3 marzo 2004 e AS683 del 27 marzo 2010) ci sono proprio le sanzioni esagerate già previste dall’art. 11 bis della legge n. 21/1992 per gli esercenti il servizio di noleggio con conducente che violano l’art. 3 e 11, ossia quegli articoli che prevedono l’assurdo obbligo di dover rientrare in rimessa dopo ogni singolo servizio. Attualmente è previsto un mese di sospensione dal ruolo alla prima inosservanza, due mesi alla seconda, 3 alla terza, cancellazione dal ruolo alla quarta inosservanza. “Ci pare fin troppo!” conclude Dona.

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Ddl concorrenza e capitale, Federfarma servizi dice no al tetto del 20%

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

federfarmaIn attesa dell’inizio ufficiale della discussione, ormai rimandato a settembre, continua a far discutere l’ipotesi del tetto al 20% per ogni società di capitale all’interno di una regione. Ai molti perplessi sulla questione, Fofi in primis, si aggiunge la voce della distribuzione intermedia e, in particolare, quella di Federfarma che esprime la preoccupazione per la recente approvazione dell’emendamento. La posizione dell’associazione si ritrova in un articolo che apre il numero odierno di F-online, quindicinale elettronico curato da Federfarma servizi. Così Luca Collareta, membro del direttivo dell’Associazione nazionale delle Società dei Servizi per le farmacie: «Federfarma servizi condivide la posizione e le preoccupazioni recentemente espresse dai titolari di farmacia e in particolare dalla Fofi.Detenere il 20% delle farmacie di una regione può significare possedere anche la maggior parte delle quote di mercato in quella regione: con il 10% delle farmacie si può arrivare a detenerne anche il 25%. Per la distribuzione intermedia controllata dai farmacisti che già oggi fatica a trovare spazi di marginalità, questo è un enorme problema perché significa andare a impoverire il bacino di utenza potenziale per questi attori della filiera: anche se i capitali hanno il limite al 20% come numero di concessioni che possono detenere, in realtà è facile immaginare che andranno a cercare di requisire le farmacie più interessanti da un punto di vista commerciale, quindi una distribuzione che già oggi, in qualche modo, fatica a stare in equilibrio perché ha margini molto risicati, un domani potrebbe trovarsi a dover affrontare un mercato con margini più piccoli o un mercato che si è ulteriormente ristretto». Per Collareta in questo modo i distributori «rischiano di trovarsi a fornire solo le farmacie più piccole e più disagiate sulle quali si guadagna di meno e che comportano costi di trasporto maggiori». (fonte: farmacista33)

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Concorrenza anche nel settore farmaceutico

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2015

european commission“Se con il DdL Concorrenza il Governo vuole giustamente mettersi al passo dell’Unione Europea in tema di liberalizzazioni, mi sembra evidente che il disegno di legge non può non tenere conto anche di un aspetto della normativa italiana più volte denunciato dalla Commissione europea: il patent linkage, cioè l’impossibilità di classificare in fascia A un generico prima della scadenza del brevetto del farmaco di marca corrispondente” dice Enrique Häusermann, presidente di AssoGenerici. Ieri ai richiami della Commissione si è unito anche quello del Garante della Concorrenza e del mercato, professor Giuseppe Pitruzzella, e non è la prima volta. “E’ venuto il momento di sanare questa contraddizione”. In nessun paese dell’Unione esiste questo meccanismo, che ha il solo effetto di rallentare l’arrivo degli equivalenti sul mercato, ragion per cui si verifica un mancato risparmio rispetto a quello che il SSN potrebbe realizzare se i generici, avendo già superato l’iter di registrazione, potessero essere rimborsati dal SSN, senza dover attendere la definizione di eventuali contenziosi di natura brevettuale. Solo l’anno scorso il SSN ha sopportato 18 milioni di euro di maggiore spesa. “Oltretutto l’Italia sconta, qui al pari di altri paesi, una certa vaghezza sulle date in cui vengono a scadere i Certificati di protezione, e anche questo è un aspetto sul quale la Commissione Europea è intervenuta pochi giorni fa con il suo nuovo documento strategico sul mercato interno” prosegue il presidente di AssoGenerici. “Ora sulla questione del patent linkage registriamo con viva soddisfazione l’impegno della Senatrice Paola Taverna del M5S a presentare un emendamento al DdL Concorrenza che cancelli questa norma ingiusta. Ci auguriamo che la Commissione Industria lo accolga e che tutte le forze politiche che hanno a cuore realmente la modernizzazione del paese lo sostengano, al di là delle logiche di schieramento: ne va anche della credibilità del paese”.

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Carta dei diritti di internet

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

internet“Entro il 9 novembre la Camera dei Deputati si pronuncerà sulla mozione della Carta dei diritti di Internet. Spero che possa essere approvata all’unanimità”. Lo ha detto oggi alla Link Campus University di Roma il deputato Sel della Commissione di studio per la Carta dei diritti di Internet, Giovanni Paglia, nel corso dell’incontro “L’Internet Governance Forum e la Carta dei diritti di Internet”, uno degli eventi di Ottobre alla Link, il calendario mensile di appuntamenti di Link Campus University su giornalismo, startup, diritti in rete e digitalizzazione.
All’incontro è intervenuto anche il presidente della Commissione di studio per la Carta dei diritti di Internet, Stefano Rodotà, il quale oltre a ricordare come “i diritti fondamentali prevalgono anche sulle esigenze di sicurezza”, citando Tim Berners-Lee ha sottolineato che “il diritto di accesso alla conoscenza in Rete è come l’accesso all’acqua”. Per il giurista emerito gran parte della Carta dei diritti di Internet è orientata al diritto all’identità, alla privacy e all’anonimato che sono una precondizione per esercitare altri diritti. Tra questi, figura anche il diritto alla concorrenza su Internet, necessario a tutelare la generatività della Rete. Nell’ambito della discussione Rodotà ha lanciato anche una provocazione sul fronte della pirateria informatica: “La pirateria ha contribuito a democratizzare il mercato del web? Forse sì”.

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Unione Naz. Consumatori su dati Abi: non sono nuovi mutui, ma surroghe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

Banca europea per gli investimentiSecondo i dati resi noti oggi dall’Abi, salgono dell’86,1% le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili, nei primi 8 mesi del 2015 rispetto ai primi 8 mesi del 2014. “L’Abi insiste nel dare dati esaltanti sulle performance delle banche. Sarebbe bello se fosse vero. Peccato che, secondo gli ultimi dati di Bankitalia, quelli di luglio, i prestiti al settore privato sono diminuiti sui dodici mesi dello 0,6%. I prestiti alle famiglie, sempre su base annua, sono finalmente saliti, ma di un misero 0,3%, non certo dell’86%” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “La verità è che l’Abi prosegue nell’errore di mettere nel conto le surroghe, che non sono certo nuovi mutui, ma vecchi mutui che, più semplicemente, si sono spostati da una banca all’altra. Il motivo delle tante surroghe è che, con i tassi di riferimento al minimo, le famiglie chiedono di rinegoziare il mutuo e la propria banca non accetta di cambiare le condizioni, preferendo perdere il cliente. Nulla di così esaltante, quindi, anche se questi spostamenti dimostrano che esiste un minimo di concorrenza tra i vari istituti di credito” ha concluso Dona.

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Unione Naz. Consumatori su ddl concorrenza

Posted by fidest press agency su domenica, 1 marzo 2015

camera deputati2L’Unione Nazionale Consumatori avanza delle proposte per rendere efficace il capitolo II, art. 16 e 17, del ddl concorrenza, che disciplina il recesso in materia di comunicazioni.
“Attualmente la norma del Governo è, nella migliore ipotesi, inutile. La reintroduzione dell’espressione penali, eliminate formalmente con la Bersani, per quanto rimaste nella sostanza sotto forma di spese giustificate, è simbolicamente indicativa dell’inutilità della proposta” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
Per un’effettiva liberalizzazione, l’Unc propone al Parlamento le seguenti modifiche:
1) Azzeramento delle spese per il recesso da contratto telefonico, in modo da realizzare una vera portabilità, come avviene per i conti correnti.
2) Zero spese di chiusura anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
3) Nuovo tetto di durata alle offerte promozionali: da 24 a 12 mesi
4) In presenza di beni in offerta, tipo modem o smartphone in omaggio o scontati, in caso di recesso anticipato il consumatore dovrà versare una spesa commisurata al valore del bene al momento del recesso.
5) Eliminazione delle spese di spedizione delle bollette a carico degli utenti. Oggi, con la scusa che sono servizi a favore del consumatore, le compagnie telefoniche (ma anche quelle elettriche, del gas ecc ecc), fanno pagare al consumatore la spedizione della fattura, anche se, per l’art. 21 del D.P.R. n. 633/1972 sono a carico di chi le emette (“non possono formare oggetto di addebito a qualsiasi titolo”). La proposta era nella famosa terza lenzuolata Bersani, mai approvata.
Nel dettaglio ecco le modifiche tecniche proposte al ddl concorrenza:
1) E’ abrogato l’art. 1 comma 3 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, limitatamente alle parole “senza spese non giustificate da costi dell’operatore”.
2) Al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: non potranno essere addebitate spese o ogni altro onere comunque denominato in relazione al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore, anche in caso di offerte promozionali legate a sconti tariffari.
3) e 4) L’art. 3, comma 3 ter. che il ddl concorrenza propone di aggiungere all’art. 1 della legge n. 40/2007 diventa: “Il contratto stipulato con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica ove comprensivi di offerte promozionali non può avere durata superiore a dodici mesi. Se, e solo se, nel contratto sono previsti beni offerti in promozione, ed in caso di recesso anticipato, le spese e ogni altro onere comunque denominato dovranno essere rese note al consumatore al momento della sottoscrizione del contratto, nonché comunicati, in via generale, all’Autorità per le garanzie delle comunicazioni, esplicitando analiticamente la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica. In ogni caso la spesa e ogni altro onere per il recesso anticipato dovranno essere equi e proporzionati, oltre che inferiori al valore del bene offerto nel contratto, tenuto conto anche dei versamenti già effettuati dal consumatore e del valore del bene al momento del recesso”.
5) Al ddl va aggiunto un nuovo articolo: “E’ fatto divieto assoluto di addebitare spese di qualsiasi natura o contributi comunque denominati anche inerenti alla predisposizione o produzione oppure alla spedizione o riscossione della fattura o della bolletta”.

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Ddl Concorrenza: E il mercato? Occorre ancora aspettare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 febbraio 2015

palazzo chigiEsaminiamo il disegno di legge (ddl) del Governo sulla concorrenza, che cosi’ viene presentato dal comunicato stampa ufficiale: “….. che dà attuazione, per la prima volta, al provvedimento annuale sulla concorrenza previsto dalla legge con l’obiettivo di stimolare la crescita economica frenata dalla scarsa concorrenza nel settore dei servizi. Le liberalizzazioni fanno crescere del 3,3% il Pil in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale, migliorano la credibilità del Paese ed il suo rating e costituiscono un elemento importante nel giudizio della Commissione europea sulle riforme italiane”. Importante: e’ un disegno di legge, quindi il Parlamento lo deve discutere e approvare, ragion per cui si tratta di “linee guida” che possono subire variazioni in corso d’opera.Cerchiamo, quindi, di capire se potrebbe rendere l’Italia piu’ credibile e se potrebbe piacere alla Commissione europea, come dice il comunicato ufficiale? Sulla credibilita’ da acquisire (a parte quella delle istituzioni extra-nazionali, di cui possiamo solo prenderne atto), la lasciamo ai singoli cittadini utenti e consumatori che ne saranno fruitori, quindi ci vorra’ tempo. E possiamo anche solo prendere atto dell’ipotetica crescita del PIL del 3,3% in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale (FMI).
Assicurazioni
– Sconti previsti sulla Rc-auto per chi installa sul proprio mezzo la scatola nera: potrebbero essere vanificati dal costo e dalla gestione di quest’ultima? Il ddl dice che gli sconti devono essere maggiori di questi costi, ma non quantifica, per cui -conoscendo i nostri interlocutori- non possiamo escludere che -euro piu’, euro meno- saranno differenze che potrebbero comunque vanificare questi sconti.
– I testimoni da indicare, in caso di incidente solo al momento della denuncia. Ci sembra un aiutino alle compagnie assicurative in violazione dei piu’ elementari diritti alla difesa e denuncia.
– La possibilita’ di recesso dalle polizze accessorie allo scadere della polizza principale. Era ora: positivo.
L’unica novita’ ci sembra l’obbligo per i gestori, ai fini dell’eventuale addebito al cliente delcosto di servizi in abbonamento offerti da terzi, di acquisire la prova del previo consenso espresso del medesimo (chissa’ cosa si inventeranno i gestori per dire che c’e’ questa prova…). Per il resto, e’ stato preso atto di quanto gia’ in vigore con le varie disposizioni delle Autorita’ in merito a stipula dei contratti e portabilita’ degli stessi. Un particolare: nel ddl si parla di “penali”, mentre nelle disposizioni oggi in vigore si parla di “spese”. Che si mettano d’accordo su come chiamare questi soldi che -comunque- l’utente deve sborsare… tanto sono sempre soldi che, notoriamente, non hanno colore.
Poste Eliminato il monopolio di Poste spa per l’invio di notifiche e atti giudiziari. Bene. E’ rumoroso il silenzio sulla qualita’ del servizio universale…
Energia E’ fissato al 2018 la fine del mercato tutelato. In teoria il libero mercato dovrebbe favorire qualita’ e costi bassi. In teoria. Le indagini dell’Autorita’ (AEEG) in merito ci fanno invece sapere che fino ad oggi i prezzi del mercato tutelato sono piu’ bassi di quello libero e -aggiungiamo noi- truffe e illeciti sono piu’ frequenti nel mercato libero. Abbiamo tre anni di tempo per far si’ che questo gap non sia piu’ tale. Ci vorra’ l’impegno di noi associazioni come vigili e denuncianti e, soprattutto, quello dell’AEEG a far capire ai gestori che non gli conviene continuare con le attuali politiche commerciali; convincimento che, a nostro avviso, potra’ svilupparsi solo se i gestori pagheranno in modo molto salato gli sgarri e le truffe.
Banche niente di nuovo rispetto a quanto gia’ oggi offre il mercato ad un consumatore attento che non creda -come dice il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli- che le banche siano come dei nostri confessori in cui avere fiducia completa, piuttosto che informare ed essere trasparenti.
Avvocati L’obbligo del preventivo per i clienti non ci emoziona piu’ di tanto (oggi lo devono fare su richiesta). Mentre ci piacciono le società multiprofessionali e l’ingresso di soci di capitali. Un meccanismo per favorire maggiori e piu’ economiche offerte agli utenti. Non vorremmo, pero’, che il principio fosse vanificato, per esempio, da alcuni limiti percentuali della presenza di questi capitali; limiti che -se fortemente al ribasso- potrebbero non far cambiare nulla nella pratica del rapporto tra studio professionale e cliente, lasciando la decisionalita’ dell’avvocato al centro, piuttosto che la centralita’ di servizi da scegliere da parte dell’utente.
Notai Riduzione degli atti per cui e’ obbligatoria la presenza di un notaio. Ancora troppo poco per chi, come noi, crede che un qualunque professionista oggi potrebbe svolgere la funzione di notaio e, di conseguenza, aumentare l’offerta e far calare i costi per l’utenza.
Farmacie Viene eliminato il limite di titolarita’ di 4 licenze in capo ad un unico soggetto e viene consentito l’ingresso di soci di capitale. Liberalizzazione? Un pochino per chi fa business con il settore. Non per i consumatori: costretti a fruire dei servizi delle farmacie solo perche’ i loro proprietari hanno una potente lobby che impone prezzi di vendita e limitata presenza territoriale (4).
Conclusioni. L’Italia e’ un Paese di libero mercato? No. Sia per le osservazioni che abbiamo fatto sopra, sia per ambiti che mancano completamente o che, fino ad oggi, sono stati completamente ravvisati (la presenza di capitale pubblico, per esempio nelle societa’ di gestione dei servizi locali). Forse e meglio dire che non e’ ancora un Paese a completa economia di mercato? E in base a quali prospettive? Le timidezze dell’attuale Governo sono, a nostro avviso, eccessive. Potremmo quindi solo confidare nell’Europa? In teoria. Perche’ in pratica, finche’ l’economia dell’Unione e’ ancora, e pur sempre, soggetta alle decisioni degli Stati nazionali; manca un un potere politico deciso dagli elettori dell’Unione. Non possiamo quindi arrabbiarci piu’ di tanto se da un ministro nazionale dell’Economia, pretendiamo decisioni anche contrarie ai limiti del suo mandato (nazionale e non comunitario). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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IP e diritto della concorrenza nella UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2013

Pavia 13-14 settembre 2013 presso l’Aula Volta dell’Università si terrà il convegno “IP e diritto della concorrenza nella UE” organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza e dal prof. Luigi Carlo Ubertazzi, docente di Diritto Industriale all’Università di Pavia. Al centro della giornata ci sono temi di grande attualità e interesse, in particolare si parlerà della tutela delle proprietà intellettuali e il diritto della concorrenza nella UE. Il XXII incontro di diritto industriale è un appuntamento annuale, ormai tradizionale per gli studiosi e gli operatori del diritto industriale, civile, processuale. Il convegno rappresenta un’occasione per fare chiarezza sulla tutela di beni immateriali quali i diritti di proprietà intellettuale, confrontando funzioni, mercati e modelli europei e americani. Il convegno “IP e diritto della concorrenza nella UE” è accreditato dall’Ordine degli avvocati di Pavia, con 6 (3+3) crediti formativi. Gli atti del convegno saranno pubblicati da Giuffré. in AIDA 2013.

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Liberalizzazioni: farmacie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 febbraio 2012

“L’attuale versione del decreto non cambia sostanzialmente il quadro che si era delineato nelle scorse settimane” dice il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, a commento del testo dell’articolo 11 uscito dalla Commissione Industria del Senato. “Individuavamo nelle misure di liberalizzazione un oggettivo indebolimento del servizio farmaceutico senza vantaggi per l’economia italiana, visto che siamo in presenza di un mercato in cui la domanda non può crescere in funzione dell’offerta, e confermiamo questo giudizio. Allo stesso modo il decreto non risolve nemmeno la questione della sostenibilità economica delle parafarmacie rette dai singoli colleghi. La Federazione ha sempre sostenuto che il servizio farmaceutico andasse ammodernato ma di questo non v‘è traccia”. Il decreto prevede infatti solo un forte aumento delle sedi ma senza nessuno degli interventi per lo sviluppo del servizio che la Federazione ha da tempo indicato: dispensazione dei farmaci innovativi in farmacia, riforma della remunerazione del farmacista, sviluppo dei nuovi servizi, integrazione nell’assistenza territoriale. ”Insomma senza una riforma organica e condivisa che avrebbe, questa sì, aumentato l’occupazione e il servizio reso ai cittadini” sintetizza Andrea Mandelli. E’ emblematica, in questo senso, la liberalizzazione degli orari che, di fatto, porterà alla scomparsa del servizio notturno, sostituendo un sistema che permetteva di individuare con certezza le farmacie aperte con un altro in cui il cittadino dovrà cercare volta per volta chi è aperto. Rimangono dunque intatte tutte le anomalie che negli ultimi anni hanno minato il servizio farmaceutico, dalla presenza di un secondo canale per la distribuzione del farmaco all’indiscriminato ricorso alla distribuzione diretta da parte di ASL e ospedali di tutti i farmaci innovativi. “Visto che l’Europa deve essere la stella polare delle riforme italiane, sarebbe il caso di considerare anche questo aspetto: il cittadino europeo trova in farmacia tutti i farmaci. Ci auguriamo” conclude il presidente della FOFI “che si voglia mettere mano anche a questi capitoli in un clima di confronto costruttivo con tutte le parti interessate”.

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Concorrenza imprese straniere

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Non è solo la crisi a mettere in difficoltà le aziende italiane. Anche la concorrenza delle imprese condotte dagli stranieri rappresenta un ostacolo dal momento che il loro numero è sempre in ascesa: +5,7% nell’ultimo anno; ma il vero problema è rappresentato però dalle attività in nero e dall’abusivismo. A detta degli imprenditori italiani la sensazione è che le imprese gestite da immigrati non rispettino appieno le normative e che ci sia bisogno di maggiori controlli da parte degli organi preposti. Più colpiti dalla concorrenza sleale il settore del tessile e del commercio. Il 60% degli intervistati ritiene che comunque le attività abusive e in nero siano molto più dannose rispetto alla concorrenza degli stranieri sempre più presenti nel tessuto imprenditoriale italiano. Questi alcuni dei risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su 600 imprenditori italiani ai quali è stato chiesto di pronunciarsi in merito alla percezione della concorrenza delle imprese gestite da immigrati.
I numeri dell’imprenditoria straniera. Si contano a giugno 2011 oltre 400mila imprenditori stranieri: questo significa che un imprenditore su dieci è nato all’estero. Ma se il numero di stranieri continua a crescere (+5,7% nell’ultimo anno), quello degli italiani cala (-1,4%). E’ ormai una tendenza consolidata negli ultimi anni: dal 2006 ad oggi la presenza degli immigrati nell’imprenditoria è aumentata del 38,6%, ma è calata quella degli italiani (-6,6%). Roma, Milano e Torino le province che raccolgono il maggior numero di imprenditori stranieri (rispettivamente l’8%, il 6,8% e il 5,1%). Il peso maggiore degli stranieri sul totale degli imprenditori è maggiore a Prato (dove un imprenditore su 4 è straniero), seguito da Trieste (16,9%), Firenze (15,2%) e Roma (14,8%).
La concorrenza con le imprese straniere: quanto percepita e quanto reale? Gli imprenditori italiani intervistati ritengono che la presenza nel tessuto imprenditoriale di aziende condotte da stranieri sia un problema abbastanza rilevante (specie se si tratta di imprese del commercio, meno per edilizia, produzione e servizi). I motivi vanno ritrovati nella concorrenza sleale legata alla vendita di prodotti e di servizi a minor prezzo (57,5%) e di bassa qualità (15,1%), che determinano una svalutazione dei prodotti Made in Italy (27,4%). Ma rispetto alla propria azienda la concorrenza diretta con imprese straniere non rappresenta un vero problema: infatti, il 55,9% degli intervistati non è per nulla coinvolto dalla competizione con gli imprenditori di origine straniera nel proprio mercato di riferimento. Tra coloro che lo ritengono invece un problema, il 36,9% dice di aver perso negli ultimi tre anni tra il 10% e il 25% di fatturato a causa della concorrenza di imprese straniere, il 31,3% oltre 1/4 del fatturato e infine il 29,2% meno del 10%. Il rispetto delle normative. A detta degli imprenditori intervistati, le aziende gestite da italiani rispettano di più di quelle straniere le normative nazionali: oltre il 70% delle prime infatti rispetterebbe le norme sulla sicurezza (76,5%), i contratti di lavoro (76,7%) e la normativa fiscale (71,4%). Si ricavano percentuali molto più basse se si considerano le imprese gestite dagli stranieri dove il valore non supera mai il 40%: in particolare, sempre a detta degli imprenditori italiani, appena il 37,5% degli stranieri rispetterebbe le norme sulla sicurezza, il 36,6% i contratti di lavoro e soltanto il 30,2% le normative fiscali. Per arginare questo problema andrebbero aumentati i controlli da parte degli organi competenti, specie sulla fiscalità e sulle condizioni di lavoro, addirittura proponendo di limitare le concessioni di permessi agli esercizi stranieri (13,8%). Tra tutti i settori di attività i più colpiti dalla concorrenza sleale sembrano essere il comparto del tessile (19,5%), del commercio (18,1%), i bar e i ristoranti (13,0%).
Il vero problema: l’abusivismo. Ma più della concorrenza degli imprenditori stranieri, il problema risulta essere l’abusivismo e le attività in nero. In particolare il 59,6% degli intervistati ritiene che tali attività siano dannose per la propria azienda, mentre la concorrenza straniera risulta problematica per appena il 10,1% del campione; il rimanente 30,3% li considera entrambi alla stessa stregua. Il fenomeno è abbastanza diffuso, dal momento che il 38,3% è a conoscenza (diretta e indiretta) di attività in nero o abusive, in particolare nell’edilizia (50,0%) e nel commercio (40,9%).

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