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Posts Tagged ‘condannato’

Sala condannato? Noi lo sapevamo: si dimetta!

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

Che EXPO a Milano fosse una fucina di corruzione e un guazzabuglio tra interessi privati e capitali pubblici, apparecchiati su un tavolo al quale hanno desinato – tutti insieme – la politica, le mafie e l’imprenditoria, lo avevamo denunciato sin da subito. Una convinzione che, ad ottobre del 2014, ci spinse ad attraversare la città con un lunghissimo corteo, al grido di NO EXPO!Avevamo visto lungo e giusto, anche se già allora la cronaca giudiziaria aveva fornito abbastanza materiale perché chiunque potesse avere chiaro le reali condizioni nelle quali l’esposizione mondiale stava per avere inizio. EXPO però, con Sala al comando, sarebbe stato anche un grande laboratorio di precarizzazione del lavoro e di cancellazione dei diritti: lavoro volontario e gratuito (anche per gli studenti delle scuole superiori in cambio di crediti, successivamente istituzionalizzato con l’Alternanza Scuola Lavoro), sono concetti che furono sdoganati proprio in quella occasione e che, proprio da allora, hanno ulteriormente cambiato in peggio il mondo del lavoro; fu allora che a Milano comparvero i riders, simbolo della condizione di sfruttamento estremo e di un mondo del lavoro senza diritti: non certo un caso!Giuseppe Sala è chiaramente uomo-simbolo dei poteri forti e, se la storia ci insegna qualcosa, oggi guardiamo con grande preoccupazione alla gigantesca macchina che si metterà in movimento per l’altro grande evento che sta facendo esultare all’unisono la politica, gli imprenditori e – possiamo scommetterci – soprattutto le stesse mafie che di EXPO furono il maggiore collettore di guadagni: le Olimpiadi invernali del 2026 appena aggiudicate da Milano e Cortina. A quest’altro grande evento Sala, il cui mandato termina nel 2021, intende essere presente ancora da sindaco di Milano, avendo dichiarato di volersi ricandidare proprio in occasione dell’annuncio delle Olimpiadi. Un eventuale secondo mandato sarebbe ancor di più all’insegna dell’arrogante ed assoluto disinteresse ai bisogni dei comuni cittadini milanesi: ne è dimostrazione la malagestione dei servizi, in particolare dei servizi alla persona, all’infanzia e dei servizi sociali. Aumenterebbe l’attacco ai diritti dei lavoratori: nella città dei grandi eventi viene ripetutamente negato il diritto di sciopero alla Polizia Locale, vengono differite arbitrariamente le assemblee nei musei, si attuano progetti di lavoro straordinario con flessibilità e prolungamenti di orari serali al servizio di una immagine patinata della metropoli diametralmente opposta alle reali esigenze dei cittadini e dei lavoratori del Comune.Per queste ragioni, USB Lombardia ritiene che oggi Sala abbia il dovere morale e politico di dimettersi immediatamente da sindaco di Milano, una città che lo stesso Sala decanta ad ogni occasione come città-modello alla quale le altre devono conformarsi ma che, a giudicare dai fatti, è solo la maschera pulita di un sistema di malaffare talmente grande che quella maschera non riesce più a contenere.

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Ferisce due poliziotti, condannato a 15 mesi ma è latitante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Un senegalese di 20 anni, salì a bordo del treno che percorre la tratta Cremona – Treviglio, sprovvisto di titolo di viaggio. Raggiunto dal capotreno, il giovane si rifiutò di mostrare i documenti rendendo necessario l’intervento di una pattuglia della Polfer di Milano. Il senegalese reagì aggredendo gli agenti che riportarono ferite giudicate guaribili in 10 e 15 giorni. Arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale è stato sottoposto ad obbligo di firma per poi far perdere le proprie tracce dopo qualche tempo. Ieri la condanna in rito abbreviato, a 15 mesi di reclusione, ma il soggetto è irreperibile.
«E’ stato condannato ma non è reperibile. Il lavoro dei miei colleghi è stato vanificato». Così Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), commenta la vicenda.
«Sfruttando quelli che sono i “regimi agevolati” delle misure cautelari, questa persona si è resa latitante ancora prima di espiare la pena. Occorre certezza ed effettività della pena. Per questo motivo – prosegue Paoloni – nella proposta di garanzie funzionali avanzata dal Sap, chiediamo un inasprimento delle pene per i reati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, sia perché chi aggredisce un poliziotto in quel momento sta aggredendo lo Stato; sia perché la consapevolezza di pene severe svolge anche una funzione dissuasiva dal commettere determinati reati, poiché si andrebbe incontro ad una immediata applicazione». (n.r. Da tempo, purtroppo, riceviamo notizie di violenze nei confronti di poliziotti e non solo. Questo clima è favorito, per lo più, dalla lentezza dei processi che per un iter discutibile di garantismo si prolungano oltre misura. Da un nostro studio avevamo suggerito di giudicare per direttissima, coloro che sono colti in flagranza di reato, in modo tale che la sentenza fosse emanata nel giro di pochi giorni dal fatto e resa esecutiva).

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Sindaco di Bologna condannato per trattamento antisindacale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 marzo 2012

Virginio Merola, Mayor of Bologna, Italy Itali...

Virginio Merola, Mayor of Bologna, Italy Italiano: Virginio Merola, Sindaco di Bolonga (Photo credit: Wikipedia)

Il Tribunale del Lavoro ha condannato il Sindaco di Bologna Virginio Merola per condotta antisindacale, su ricorso presentato dall’Unione Sindacale di Base. I fatti risalgono al 29 settembre del 2011, quando il Comune di Bologna, nella persona del Sindaco Merola, con una semplice lettera disdettò unilateralmente il protocollo di relazioni sindacali territoriali che la USB, allora RdB, aveva stipulato con il Sindaco Sergio Cofferati nel luglio 2006, dopo un lungo ciclo di lotte. Con quel protocollo il Comune di Bologna riconosceva la USB “quale interlocutore, con ruolo propositivo, nei processi di formazione delle scelte strategiche, di revisione degli assetti macro organizzativi, di tutela della valorizzazione del lavoro, e più in generale, di miglioramento della qualità dei servizi”. Nonostante le innumerevoli richieste di incontro, le richieste di spiegazioni, il pronunciamento di diversi consiglieri comunali in sede di Commissione Consigliare, il Sindaco Merola non ha accettato nessuna richiesta evitando il confronto con USB, proseguendo invece nelle relazioni sindacali e nella contrattazione di bilancio, che è il perno del protocollo disdettato, con le sole CGIL CISL e UIL.
A distanza di sei mesi dalla disdetta, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Bologna, Dott. Carlo Sorgi, ha dichiarato “ la illegittimità della condotta del Comune di Bologna ai sensi dell’Art. 28 L. 300/70 consistita nella disdetta unilaterale in data 29/9/2011 del protocollo 13/7/2006 concluso con il sindacato ricorrente disponendo che venga ripristinata da parte del Comune la vigenza di detto protocollo.” Una sentenza di rilevantissima importanza politica, oltre che giuridica, in quanto condanna di fatto l’arbitrarietà del comportamento del Comune di Bologna che “rende più semplice la gestione dei nuovi rapporti, elidendo un interlocutore dissenziente, ma elimina quel valore dialettico che è considerato di speciale rilevanza ed imprescindibile nel nostro ordinamento, con la previsione di cui al primo comma dell’Art. 39 della Costituzione e con i principi informatori dell’intera Legge n. 300/70” (Statuto dei Lavoratori). Che ciò venga affermato in un momento in cui nel nostro Paese le relazioni sindacali vengono pesantemente messe in discussione da soggetti privati e pubblici, ha una importanza eccezionale.
USB auspica che il Sindaco Merola tenga conto di questo contesto, si faccia carico della necessità di non intaccare ulteriormente un sistema di relazioni sindacali che deve garantire la pluralità e la partecipazione alle scelte di carattere sociale, e di conseguenza assolva alla pronuncia del Giudice senza proporre ulteriori inutili ricorsi.

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Condannato por opinar distinto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Di Agostino Spataro A proposito di diritti negati, violati alla democrazia, alla libertà di espressione, sentite cos’è capitato, nei giorni scorsi, a un prete argentino, Nicolas Alessio, di 53 anni. Il Tribunale interdiocesano di Cordoba lo ha condannato e cacciato dalla Chiesa e dalla casa parrocchiale, nella quale abitava da 27 anni, per avere egli espresso un’opinione differente (opinar distinto) dalla posizione ufficiale della gerarchia cattolica a proposito delle legge (argentina) che autorizza il matrimonio gay.  “Il presbitero José Nicolas Alessio ha commesso rifiuto pertinace della dottrina….relativa al sacramento del matrimonio…” E fatto ancor più grave: “Ha divulgato il suo pensiero per iscritto e con la parola, attraverso i media di comunicazione, contro il magistero ecclesiastico…”  Questa la colpa alla quale è seguita la condanna: “Si proibisce (al condannato n.d.r) di esercitare in pubblico la sacra potestà, di celebrare la Santissima Eucaristia, la confessione e altri sacramenti e di risiedere nella casa parrocchiale San Gaetano del barrio Altamira…”Una sentenza grave, anzi gravissima, solo per avere espresso in pubblico un’opinione diversa o divergente..   Ma torniamo al padre Alessio il quale, conoscendo l’ambiente che lo sovrastava, certo si aspettava una sanzione, ma non così rapida e soprattutto così pesante.“Mi hanno condannato ed espulso per avere espresso un pensiero diverso.” Por opinar distinto, per l’appunto. “E tenga conto che questa stessa Chiesa non ha nemmeno ammonito sacerdoti pederasti come il Vescovo (Edgardo Gabriel Storni), che vive comodamente qui in La Falda, o Julio Cesar Grassi, entrambi con condanna giudiziale per abuso sui minori. Non è stato sanzionato nemmeno Christian von Wermich, condannato per delitti di lesa umanità…Questa Chiesa tollera nelle sue fila i torturatori e i violentatori, ma non chi pensa in modo differente e osa dirlo in pubblico.” Specialmente se esternato, il dissenso diventa imperdonabile; i tribunali ecclesiastici lo devono sanzionare per dare una lezione al reprobo e un esempio ad altri che potrebbero imitarlo. Il condannato se la prende anche col cardinale Bergoglio, massima autorità della Chiesa argentina, il quale “ a ottobre, nel bel mezzo del confronto delle opinioni, in una lettera ai monaci parlava di lotta contro “il maligno”, contro “il diavolo”: come nel Medioevo. Una regressione incredibile verso l’Inquisizione. Impensabile in pieno 21° secolo”. “Todo in terminos de Guerra Santa…” parole dure che, specie se dette in castigliano, evocano gli scritti e il pensiero di Leonardo Sciascia. E qui mi fermo. Penso che i brani citati bastino a rendere l’idea.Se la storia e la sapienza servono a qualcosa, dovremo ricordarci che nel ‘700 visse in Francia un grande filosofo e giurista, allievo e ammiratore dei Gesuiti, tale Francois-Marie Arouet, più noto col nome di Voltaire, che scrisse (“Trattato sulla tolleranza”) sull’argomento parole memorabili che meritano di essere scolpite, obbligatoriamente, nei luoghi pubblici: “Io non approvo quel che tu dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di poterlo dire”  (in sintesi Agostino Spataro)

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Da inizio anno 101 suicidi in carcere

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Sono 101. In faccia ad un sistema che non se ne cura, in faccia ad un’opinione pubblica per la quale il fenomeno non esiste, in faccia ad uno Stato che non vedendo il problema, non si preoccupa della soluzione.  Centouno, la carica dei detenuti suicidi. Centouno dall’inizio dell’anno. «L’aumento vertiginoso dei suicidi in carcere negli ultimi anni ci obbliga a concepire nuovi modelli organizzativi, che risolvano come da Costituzione i problemi delle disfunzioni, del sovraffollamento e della crescente invivibilità delle carceri», dice Lea Del Greco, viceresponsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti.  Costituzione Italiana, articolo 27, terzo comma:«Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Rincara la dose l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro:«Ho la ferma convinzione che il circuito penitenziario non possa e non debba essere concepito come luogo vuoto di diritto, in cui possa accadere di tutto, purché non si sappia all’esterno».  Problemi che trovano da soli la loro soluzione. Un lenzuolo attorno al collo sotto gli occhi di una telecamera di controllo, come nel caso di Spada. O vetri nello stomaco. O gas inalato da fornelletti da campo. O vene tagliate con mezzi di fortuna, quando l’equilibrio già precario tra disperazione e costrizione diventa insostenibile. «Manca del tutto una reale indagine sulle cause scatenanti dietro a gesti tanto estremi – continua la Del Greco – che deve essere tempestiva, e scattare molto prima che vengano oltrepassati i limiti della tollerabilità umana. E poi serve più trasparenza rispetto alle regole interne alle carceri. E lo sviluppo di un sistema di pene più aderente al Trattato costituzionale».

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Il lobbismo piduista

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2010

Prima che la nuova legge sulle intercettazioni ci imporrà il “silenzio stampa” riportiamo quanto scrive l’onle Di Pietro a proposito di un incontro avvenuto qualche mese fa dove intorno ad un tavolino. “Si sono ritrovati – nota Di Pietro – il condannato in Appello per mafia Marcello Dell’Utri, il faccendiere piduista Flavio Carboni, al centro di mille misteri, l’indagato Denis Verdini (il padrone del tavolo), personaggi del calibro dell’imprenditore Arcangelo Martino e del giudice tributarista Pasquale Lombardi, ora arrestati ed inoltre, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller e, addirittura, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo (entrambi, questi ultimi, magistrati di lungo corso che, proprio per la loro esperienza e preparazione, non potevano non sapere con chi si incontravano e perché erano stati invitati a quell’incontro carbonaro a casa del coordinatore del Popolo della libertà on.le Verdini)”.
Scrive Di Pietro: “Fra i temi dell’incontro, secondo quanto riportato nell’ordinanza di misura cautelare emessa di giudici di Roma a carico di tre dei commensali (Carboni, Martino e Lombardi), ci sarebbe stato anche il tentativo di pianificare specifici interventi sulla Corte Costituzionale, sul Csm e su vari giudici e Autorità per condizionarne le decisioni e le determinazioni. Non sappiamo cosa ci sia di vero in tutto ciò, né possiamo dire ora se le attività poste in essere dagli indagati (fra i quali è bene precisare che non risultano ci siano Miller o Caliendo), possano configurare specifici reati ma è certo che l’ordinanza di misura cautelare ha contestato agli arrestati il reato di partecipazione ad una associazione a delinquere di tipo segreto (ovvero quel famigerato reato previsto dopo lo scandalo della Loggia P2 di Licio Gelli), associazione che, secondo i giudici, era ed è “volta a condizionare il funzionamento degli organismi costituzionali e di rilevanza costituzionale” (così espressamente recita il provvedimento di cattura). Non è uno scherzo: sembra proprio che gli arrestati (e gli altri indagati, tra i quali lo stesso coordinatore del Pdl Verdini), si siano adoperati per tentare di convincere alcuni componenti della Corte Costituzionale a dichiarare legittimo il Lodo Alfano (quello che avrebbe a Berlusconi di non farsi processare), ad intervenire presso il Tar della Lombardia per riammettere la lista Formigoni alle ultime elezioni regionali, e via di questo passo”.
“A questo punto – osserva Di Pietro – bisogna decidere, non si può più stare a guardare, come Ponzio Pilato: o si agisce o si abbandona definitivamente il campo. E noi vogliamo agire. Lo dobbiamo a noi, alla nostra storia personale, al nostro Paese, ai nostri padri e ai nostri figli.
Chiediamo, da subito, che i magistrati siano lasciati in pace a portare avanti le loro indagini, senza interferenze, delegittimazioni ed intimidazioni. Chiediamo l’istituzione di una nuova Commissione Anselmi, come era stato fatto ai tempi della P2 (anche perché molti dei nomi che oggi abbiamo letto sui giornali erano presenti anche negli elenchi di quella loggia massonica).
Chiediamo che il Governo riferisca immediatamente in Parlamento su quanto avvenuto e che ci sia un dibattito pubblico e videotrasmesso in Aula. Chiediamo che finalmente il Presidente del Consiglio Berlusconi dica la ragione vera per cui egli all’epoca si iscrisse alla P2 ed ora si avvale di collaboratori che ripropongono le stesse metodologie piduiste per inquinare la vita democratica del Paese”.

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“Un condannato a morte. I taglieggiatori”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 novembre 2009

Di Mariano José de Larra, a cura di Augusto Guarino, prefazione di Pasquale Ciriello, nota di Vittorio Dini Mariano José de Larra è il maggior rappresentante del romanticismo letterario spagnolo. Giornalista, scrittore satirico e critico letterario, pubblicò nel corso della sua breve vita oltre 200 articoli di costume raccontando al mondo, meglio di chiunque altro, la società spagnola dell’epoca.  Venerato dalle successive generazioni di scrittori spagnoli, Larra in Italia è ancora molto poco conosciuto. Questa pubblicazione intende proporre con un attento corredo critico un primo importante approccio ad uno dei maggiori scrittori spagnoli di sempre. E lo fa raccogliendo gli articoli che lo scrittore dedicò alla questione della pena di morte, ai suoi risvolti etici e morali, al problema della spettacolarizzazione della tragedia. Articoli che ne testimoniano la straordinaria modernità di pensiero e le grandi doti satiriche, oltre che la bellezza di una prosa che ha contribuito a fondare la nuova saggistica europea.  Augusto Guarino ha realizzato ricerche sulla narrativa e il teatro spagnoli dei secoli XVI-XVII, la narrativa spagnola e ispanoamericana contemporanea, la teoria e la storia della traduzione in ambito iberico. È Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università “L’Orientale” dal novembre 2007. È Presidente della AISPI (Associazione Ispanisti Italiani), membro dell’Associazione Italiana di Studi Catalani e della AIH (Asociación Internacional de Hispanistas).

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