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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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“La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale”

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 dicembre 2017

unicef children5Secondo quanto dichiarato dall’UNICEF nel suo rapporto annuale “La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale”, pubblicato oggi, nonostante la massiccia presenza di bambini online – 1 utente di internet su 3 nel mondo è un bambino – è stato fatto troppo poco per proteggerli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri online.
Nel 2016, 57.335 URL contenevano materiale pedopornografico. Di questi, il 60% era ospitato su server in Europa e il 37% in Nord America.
Il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre questi contenuti hanno 10 anni o meno. Il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016.
Il Rapporto contiene anche un sondaggio realizzato tra i giovani (13-24 anni) di 26 paesi, con 63.000 risposte ottenute.
Alla domanda “cosa non ti piace di internet”? Il 23% ha risposto “La violenza”. Le ragazze tendono a essere più turbate dagli episodi di violenza (27% contro il 20% dei ragazzi); il 33% ha risposto “I contenuti pornografici indesiderati”. Segnalato in ugual modo dalle ragazze (32%) e dai ragazzi (33%).
Alla domanda “cosa ti piace di internet”? Il 40% ha risposto “Imparare nuove cose per la scuola o la salute”; il 24% ha risposto “Acquisire competenze che non posso imparare a scuola”.
Alla domanda “come hai imparato ad utilizzare internet”? Il 42% ha risposto di aver imparato da solo.
Il 39% ha risposto di aver imparato da amici o fratelli – prevalentemente tra i giovani che vivono in paesi a basso reddito.
Il Rapporto presenta la prima analisi completa sui diversi modi in cui la tecnologia digitale sta interessando le vite dei bambini e le loro condizioni di vita, identificandone sia i pericoli sia le opportunità. Sostiene che i governi e il settore privato non sono stati al passo con i cambiamenti, esponendo i bambini a nuovi rischi e pericoli e lasciando milioni di bambini più svantaggiati indietro.
Il rapporto analizza i benefici che la tecnologia digitale può offrire ai bambini più svantaggiati, anche di coloro che crescono in povertà o che sono colpiti da emergenze umanitarie. Questi includono: aumentare il loro accesso alle informazioni, sviluppare competenze per il settore lavorativo digitale e offrire loro una piattaforma per connettersi e comunicare le loro opinioni.
unicef children3Ma il rapporto rivela che milioni di bambini stanno perdendo questa occasione: circa un terzo dei giovani del mondo – 346 milioni – non sono online, aggravando le disuguaglianze e riducendo la capacità dei bambini di partecipare a un’economia sempre più digitale.
Il rapporto analizza inoltre come internet aumenti la vulnerabilità dei bambini ai rischi e ai pericoli, fra cui l’uso improprio delle loro informazioni private, l’accesso a contenuti dannosi e il cyberbullismo.
Il rapporto presenta un’analisi e dati attuali sull’utilizzo che i bambini fanno del web e l’impatto della tecnologia digitale sul benessere dei bambini, analizzando il dibattito sempre più acceso sulla “dipendenza” digitale e sui possibili effetti del tempo passato davanti allo schermo sullo sviluppo del cervello.
Circa il 56% di tutti i siti web sono in inglese e molti bambini non possono trovare contenuti che comprendono o che siano culturalmente rilevanti.
Esiste anche un divario di genere. A livello globale, nel 2017 ha usato internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. In India, meno di un terzo degli utenti di internet sono donne.
Secondo il rapporto, solo un’azione collettiva – da parte dei governi, del settore privato, delle organizzazioni per i bambini, del mondo accademico, delle famiglie e degli stessi bambini – può rendere lo spazio digitale maggiormente accessibile e sicuro per i bambini.
“Internet è stato progettato per gli adulti, ma è sempre più utilizzato dai bambini e dai giovani – e le tecnologie digitali coinvolgono sempre più le loro vite e il loro futuro. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive e le loro voci”, ha concluso Lake.

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Tutti vogliamo più Europa ma non questa Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2015

europa-261011-c“La drammatica condizione della Grecia con la minaccia di volere o di dovere uscire dalla crisi, ha aperto scenari del tutto nuovi nel dibattito. C’è stato un Si convinto all’Europa – spiega la parlamentare- ma non a questa Europa. Tutti vogliamo più Europa, ma non questa Europa. Non a caso il dibattito ha avuto spesso toni aspri e stridenti da parte dell’opposizione, ma anche dalla maggioranza c’è stata una forte concentrazione sul tema dei prelievi forzosi che le banche potrebbero fare sui conti correnti dei cittadini italiani. Si è disegnata una immagine di Europa che risponde quasi esclusivamente a logiche di natura economico-finanziaria, schiacciata sui poteri forti delle banche. Ma questa Europa ha qualcosa di falso, di ipocrita, sembra dimenticare quei milioni di giovani che si muovono tra i diversi Paesi, con i progetti Erasmus, o in cerca di lavoro. Sono loro che stanno costruendo un’Europa giovane, che prepara il suo futuro con una logica diversa, meno schiacciata sul piano delle logiche monetarie e decisamente più attenta ai temi ecologi, ad un concetto di benessere, che va oltre gli stretti limiti del PIL e ha voglia di misurarsi con i luoghi di eccellenza della innovazione scientifica e tecnologica. Abbiamo votato questa legge sotto una pressione di natura sanzionatoria- commenta Binetti- da tempo non recepivamo alcune direttive che costituivano un obbligo per il nostro Paese. Votiamo la legge in tempi stretti, perché avevamo accumulato un ritardo eccessivo. Forse anche il Parlamento italiano deve cambiare passo e dedicare ai grandi temi europei più tempo e più spazio, più passione e convinzione. Siamo drammaticamente assenti nell’approccio legislativo ascendente, siamo poco propositivi, e troppo spesso subiamo le direttive che ci trasmettono, come se fossimo sempre sul banco degli imputati. Forse è arrivato il momento di ribaltare questo atteggiamento, e sentirci protagonisti a pieno titolo anche nella ideazione e nella programmazione. In attesa del referendum della Grecia di domenica prossima- conclude- potremmo fare un passo avanti in responsabilità e creatività. Ne varrebbe la pena”

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“Pain and cough”

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2015

università firenzeCome reagisce l’organismo al dolore? E alla tosse? Esistono similitudini, canali di percezione comuni, meccanismi cerebrali che possono spiegarne il funzionamento?
A queste domande, e ad altre altrettanto stimolanti, cercano di rispondere gli esperti riuniti in questi giorni a Firenze in occasione del simposio “Pain and cough”. L’evento è organizzato dal Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze, dal Dipartimento di Geriatria dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze, e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Si tratta di due condizioni così comuni nella vita di ognuno, e apparentemente molto distanti. Eppure certi meccanismi molecolari possono essere strettamente condivisi in queste due condizioni. Infatti i processi di sensibilizzazione e quindi di cronicizzazione possono avere strade comuni» spiega Pierangelo Geppetti Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute all’Università degli Studi di Firenze. «Il dolore può avere una funzione protettiva e anche il riflesso della tosse è generalmente un sintomo, per cui deve essere mantenuto. Ciò che vogliamo evitare è che il dolore, fenomeno estremamente importante per la sopravvivenza della specie dell’individuo, non degeneri in una condizione in cui uno stimolo normale, come appunto la tosse, possa limitare fortemente la qualità della vita dell persone. Nel dolore è la stessa identica cosa: la sensazione dolorifica può essere utile, per cui non va necessariamente eliminata, ma vogliamo ridurre e se possibile abolire quella condizione per cui anche un normale gesto quotidiano diventa una condizione dolorosa e insopportabile. Per alcune persone un movimento di solito naturale, oppure il semplice contatto della pelle con qualsiasi oggetto può essere doloroso: il nostro scopo è studiare questi processi per trasformare queste condizioni penose in una condizione normale».
Per raggiungere questo obiettivo, Geppetti e il suo staff hanno avviato diverse ricerche, in particolare sui canali ionici, i trans receptor potential channels, alcuni dei quali sono ben conosciuti. Per esempio il TRPA1, che è il canale attivato dalle sostanze naturali piccanti, come il peperoncino o il wasabi, la salsa utilizzata nella cucina giapponese.
«Obiettivo la creazione e lo sviluppo di nuovi farmaci contro il dolore cronico intrattabile» prosegue Geppetti. «Alla base del progetto, lo studio di questa via di trasmissione del dolore, mediata da uno specifico meccanismo molecolare. Nel corso dello studio abbiamo osservato come varie sostanze naturali di origine vegetale sono capaci di produrre un marcato effetto dolorifico. Il nostro programma mira a identificare e sviluppare molecole originali che, agendo proprio su tale canale di trasmissione del dolore, possano costituire la base di nuovi farmaci, più efficaci e sicuri rispetto agli attuali trattamenti, specialmente nel caso del dolore oncologico, neuropatico e dell’emicrania cronica».
E recentemente all’Università di Firenze sono stati condotti degli studi per la localizzazione e la definizione della funzione del canale ionico TRPA1 nelle vie respiratorie e per verificare la capacità di antagonisti dei recettori TRPA1 di sedare la tosse. «Ecco perché dolore e tosse hanno molte similitudini, anche se più sul piano fisiopatologico che clinico: i meccanismi che sono alla base della genesi dei due fenomeni sono estremamente simili» aggiunge Giovanni Fontana, Docente di Medicina Respiratoria Università degli Studi di Firenze. «La tosse cronica è un’entità clinica totalmente diversa dalla tosse comunemente intesa. Non è una pura estensione nel tempo dei fenomeni che generano la tosse stagionale acuta che tutti noi abbiamo sperimentato come conseguenza dell’influenza o del raffreddore, ma è un fenomeno completamente diverso, estremamente più impattante sulla qualità di vita. La tosse stagionale, acuta, risolve spontaneamente e spesso non necessita di alcun intervento medico, mentre la tosse cronica non è mai autolimitante, e può nascondere patologie che la supportano, per cui richiede un intervento medico specifico. Con il procedere delle conoscenze in ambito clinico si è osservato che probabilmente una quota non trascurabile, quantificabile attorno al 25-30 per cento dei pazienti con tosse cronica, soffre in realtà di un’entità nosologica nuova che è la sindrome da ipersensibilità del riflesso della tosse, in cui non esiste una patologia che supporti la tosse, ma è la tosse stessa la patologia. Qualcosa di simile – e qui torniamo alle similitudini tra dolore e tosse – avviene nel dolore neuropatico, all’emicrania e alla cefalea, al colon irritabile: condizioni che non riconoscono una causa scatenante, eppure esistono. Per concludere, dolore e tosse presentano ancora tanti aspetti oscuri, che devono essere valutati e analizzati. Probabilmente questo congresso di Firenze è il primo a livello mondiale che abbia unito queste due nosologie così diverse ma così simili e speriamo di poter dare un contributo alla conoscenza del dolore e della tosse e all’individuazione di nuove terapie in grado di combatterle».

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Piano Junker e la via europea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

La riattivazione degli investimenti è la condizione di accompagnamento perché il “jobs act” possa dare i risultati attesi in termini di nuova occupazione.Le strade sono due. La via Europea aperta dal Piano Junker e dalla recente iniziativa della Banca Centrale Europea di acquistare i titoli pubblici dell’Europa ma le incognite sono ancora tante per un paeseJean-Claude Junker come l’Italia, indebitato con una moneta su cui esercita nessun controllo. La via italiana che presuppone un piano di riforme in grado di ricreare le convenienze perché la ricchezza delle famiglie si trasformi, in una parte sostanziosa, in investimenti in produzione ed occupazione.
L’Italia è l’unico paese Europeo (dati Eurostat) in cui la ricchezza delle famiglie è quasi doppia di quella delle imprese, situazione che spiega la perdita di competitività del sistema produttivo non sufficientemente alimentato da investimenti innovativi sia interni che esterni.
Uscire da questa contraddizione dovrebbe essere l’impegno di una classe dirigente capace di convergere su alcuni obiettivi condivisi, come peraltro avvenuto in precedenti situazioni di crisi.

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Condizione nutrizionale dei bambini siriani sfollati

Posted by fidest press agency su martedì, 23 dicembre 2014

siriani sfollatiSecondo un’indagine sullo stato nutrizionale dei bambini sfollati sotto i 5 anni che vivono in rifugi e nelle comunità ospitanti in Siria, a livello globale il tasso di malnutrizione acuta è grave in 3 governatorati, con una situazione nutrizionale generalmente scarsa.
Il Rapid Nutrition Assessment è stato realizzato sulla base dello stato nutrizionale dei bambini che vivono in rifugi collettivi e nelle comunità ospitanti in Siria. È la prima indagine su lasca scala di questo tipo ad esser stata realizzata dallo scoppio della crisi in Siria nel marzo 2011. Lo studio ha rilevato che in tre governatorati – Hama, Aleppo e Deir-ez-Zour – i tassi di Malnutrizione Acuta Globale campionati tra i bambini hanno superato il 10%: la situazione nutritiva è considerata “grave” secondo gli standard dell’OMS. Il tasso di Malnutrizione Acuta Globale era del 7,2%, mentre il tasso di Malnutrizione Acuta Grave era al 2,3% – i livelli che indicano una situazione della nutrizione “scarsa” basata sulla classificazione dell’OMS.
Con lo studio è stato anche riscontrato che circa quattro quinti (79,85) delle famiglie sfollate erano dipendenti dal cibo ricevuto tramite aiuti e dal cibo acquistato. Circa il 29% delle famiglie ha dichiarato di non avere abbastanza cibo per tutti i membri della famiglie durante le settimane prima dell’indagine, compresa la mancanza di accesso in molti casi a carne, uova e prodotti a base di latte. Di queste famiglie, il 70% ha dichiarato di aver ridotto il numero di pasti.
Con questa indagine arriviamo in cima al Syrian Humanitarian Needs Overview, realizzato dall’OCHA a novembre, secondo la quale 4 milioni di bambini e donne hanno bisogno di interventi di prevenzione per la sotto nutrizione e servizi per il trattamento nutrizionale per bambini malnutriti gravemente in Siria.
“Dallo studio emerge un quadro allarmante dell’impatto del conflitto sullo stato nutrizionale dei bambini sfollati. Una inadeguata nutrizione potrebbe causare effetti nel lungo periodo sul benessere dei bambini e può portate alla morte in casi estremi se non viene individuata subito e trattata”, ha dichiarato Hanaa Singer, Rappresentate UNICEF in Siria.
“I bambini stanno ricevendo assistenza nutrizionale nelle aree accessibili, ma la situazione della nutrizione ha molte probabilità di peggiorare per i bambini che si trovano nelle aree del paese più difficili da raggiungere.”
“Andando oltre, i risultati sono già stati analizzati per la risposta umanitaria in campo nutrizionale per i bambini e già è in corso l’individuazione di più approcci per aiutare tutti i bambini che hanno più bisogno”, ha continuato Singer.
Per il 2015, l’UNICEF ha chiesto 21,1 milioni di dollari per ampliare i programmi nutritivi, rafforzare le operazione di prevenzione per la sotto nutrizione e per la promozione di pratiche utili: visitando quanti più bambini per malnutrizione, garantendo un maggior sostegno nutritivo e incrementando la formazione in campo nutrizionale. Il Rapid Nutrition Assessment è stato condotto dal Settore Nutrizione in Siria insieme al Ministero delle Salute e all’Ufficio Centrale di Statistica, insieme con il supporto dell’UNICEF. L’indagine è stata realizzata tra Marzo e Luglio 2014 in 13 governatorati della Siria su 14. Gli operatori hanno incontrato 3.361 famiglie sfollate che vivono in rifugi collettivi e nelle comunità ospitanti. La situazione nutrizionale per circa 4.500 bambini è stata rilevata – attraverso la combinazione di questionari e misurazioni che includono anche peso, altezza e misurazione della circonferenza del braccio mentre verificavano la presenza di edema nutrizionale – con dati completi per 3.514 bambini.

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Mercati: Condizione necessaria ma non sufficiente

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

borsaUtilizzando un linguaggio preso della matematica, per inserire una nuova posizione in un portafoglio di investimento è condizione necessaria che questa sia capace di migliorare il profilo di rischio del portafoglio complessivo e quindi sia decorrelata dagli altri titoli già presenti in portafoglio.La capacità di diversificare è condizione necessaria per migliorare il profilo di rischio di un portafoglio, ma non è detto che sia condizione sufficiente per far sì che il titolo venga inserito. Vanno fatte anche considerazioni di redditività potenziale del titolo.Una delle conseguenze di anni di quantitative easing (esplicito in Giappone e USA, blando in Eurozona) è stata quella di agevolare una salita, più o meno continua, dei principali mercati obbligazionari e azionari globali. Dal 2011 in poi sono saliti i mercati azionari e obbligazionari in area sviluppata ed emergente, i titoli societari investment grade e speculativi… e per un investitore che fa asset allocation diventa difficile trovare un mercato che non sia salito come gli altri. Secondo alcuni analisti infatti viviamo in un’epoca caratterizzata da lunghe fasi di “risk-on”, dove sale tutto, alternata a fasi di “risk-off”, dove scende tutto, cosicché creare un portafoglio adatto a tutte le fasi di mercato diventa difficile. Nessun investitore può ad esempio ignorare quanto sta succedendo sul mercato delle materie prime, dove i prezzi da qualche trimestre scendono, nonostante il quantitative easing e la ripresa americana. Tutti i principali componenti del mercato delle materie prime (energia, agricoltura, metalli industriali, metalli preziosi) stanno subendo cali di prezzo, con motivazioni di vario tipo. La ripresa americana c’è e gli Stati Uniti sono ormai capaci di prodursi l’energia di cui necessitano, per cui non sussiste un problema di carenza di offerta di petrolio. L’Arabia Saudita sta addirittura agevolando il calo del prezzo del greggio che produce, secondo alcuni analisti per riconquistare quote di mercato da Russia e Venezuela.La crisi finanziaria del 2008-2011 sembra superata, almeno nella sua fase più acuta, per cui anche il ciclo positivo dell’Oro, dal 2000 al 2013, sembra finito.Sui metalli industriali, basta dire che il 30% della produzione di acciaio degli ultimi anni è servita per finanziare il boom edilizio cinese, giunto al capolinea se non ad una conclamata fase di crisi.Nel caso dei beni agricoli, la produzione è ai massimi da anni.
Il calo dei prezzi delle materie prime ha quindi delle ragioni fondamentali ben precise che non vanno sottovalutate. Per chi investe in singole materie prime, ogni materiale ha caratteristiche specifiche e andrebbe studiato singolarmente. Per chi fa asset allocation e si affida ad indici generici sulle materie prime, alcune considerazioni d’insieme possono essere fatte.La forza del dollaro e la debolezza delle materie prime sono in qualche modo collegate: se il dollaro è caro, il prezzo in dollari delle materie prime tende a scendere perché scende marginalmente la domanda di aziende, ad esempio basata in Eurozona, che devono comprare l’acciaio quotato in dollari.L’atteso rialzo dei tassi negli Stati Uniti è negativo per l’Oro: il rialzo dei tassi, in particolare reali (ossia al netto dell’inflazione), implica che il denaro tornerà ad avere un costo e che i risparmiatori potranno vedere i propri investimenti remunerati adeguatamente e non sentirsi in balia di debitori che hanno preso il controllo della printing press.Qualcosa però non torna, a nostro avviso.Le materie prime sono considerate tipicamente un termometro del ciclo economico, ossia tendono a diventare care man mano che la ripresa globale matura. Il fatto che il prezzo stia scendendo potrebbe essere un segnale che la ripresa globale non è così forte. In tal caso, sarebbe un male minore avere in portafoglio una materia prima a prezzi bassi piuttosto che un indice azionario sui massimi da anni.I tassi reali negli Stati Uniti e Gran Bretagna potrebbero essere destinati a salire, ma la strada è lunga e nel resto del mondo sviluppato il quantitative easing è ancora una realtà. Quando si parla di inflazione o deflazione, si fa riferimento spesso ai prezzi al consumo o ai salari, che attualmente nel mondo crescono poco. In realtà da anni stiamo vivendo in un contesto di forte inflazione dei beni mobiliari (investimenti azionari, obbligazionari) e di alcuni mercati immobiliari (case in Inghilterra). Governi e Banche Centrali stanno dicendo ormai a gran voce che preferiscono avere un rialzo dei prezzi al consumo e dei salari, piuttosto che un ribasso dei prezzi sui mercati finanziari. Le materie prime, diversamente dagli anni ‘70, non saranno la sorgente primaria di futura inflazione, ma potrebbero essere uno degli ultimi strumenti di copertura dall’inflazione per chi investe su mercati finanziari cari e dove la copertura certa da questo rischio non esiste. (a cura di Claudio Barberis, Head of Asset Allocation MoneyFarm.com)

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Assistenza sanitaria in ambito europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 12 aprile 2014

parlamento europeoE’ entrato in vigore il D.lgs.38/2014 che ha recepito la Direttiva 2011/24/UE di disciplina dell’assistenza sanitaria in ambito europeo, “concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera”.Le nuove norme sono andate ad integrare quelle già esistenti in materia di “coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale” (Regolamento CE 883/2004), e quindi anche di assistenza sanitaria diretta, che già offre al cittadino di un Paese europeo (UE, SEE e la Svizzera) la possibilità di fruire di assistenza sanitaria all’estero previa autorizzazione della ASL, con pagamento diretto da parte del servizio sanitario nazionale, quando i tempi di attesa nel proprio Paese risultino inadeguati rispetto alle esigenze terapeutiche. Qual’è quindi la novità? A parte la maggiore omogeneità e chiarezza delle norme, il più funzionale coordinamento delle informazioni tra Paesi diversi, i più stretti e precisi controlli sulla qualità delle prestazioni sanitarie, viene sancito il diritto del cittadino europeo a scegliere dove fruire di cure, con la possibilità di mettere le stesse a carico del sistema sanitario nazionale (tramite rimborso delle spese sostenute) anche nei casi diversi dall’assistenza diretta già detta, quindi anche se è stata scelta una struttura privata o una cura particolarmente specializzata. La condizione per fruire del rimborso è l’ottenimento di una autorizzazione preventiva da parte della ASL di residenza; quest’ultima fissa l’importo rimborsabile, calcolato in base alle tariffe regionali vigenti, tenendo conto delle normative nazionali e regionali. La legge consente di ottenere il rimborso solo per le prestazioni comprese nei “livelli essenziali di assistenza”, ma le Regioni possono prevedere coperture anche per gli interventi di livello diverso (come per esempio le operazioni di chirurgia estetica o particolari cure dentistiche) nonché per le spese si viaggio e di accompagnamento. Le due soluzioni (assistenza diretta e indiretta) coesistono e il cittadino può essere in difficoltà a capire a quale possa aver diritto. Un aiuto in tal senso deve venire dalle autorità sanitarie (Ministero salute, ASL), che son tenute a suggerire al paziente la soluzione per lui più vantaggiosa. La ASL di residenza è il punto di riferimento per ogni informazione e adempimento. Resta da vedere come si svilupperà la cosa e se le nuove norme risulteranno davvero efficaci, soprattutto in merito ai rimborsi che, a detta di molti, rischiano di rivelarsi difficili da ottenere e, visto il criterio con il quale vengono calcolati, insufficienti a coprire la cifra effettivamente spesa.

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Il senso della vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 maggio 2012

La mia maggiore preoccupazione non è il modo come si viene al mondo ma come ci vivi. E’ un limite che è stata più volte rilevato dagli uomini di cultura, ma lasciato alla deriva del pensiero creativo umano come se si trattasse di un particolare insignificante. Questo atteggiamento ha impedito un doveroso approfondimento sulla condizione umana di quanti nati sono poi lasciati al loro destino come se l’ineffabilità abbia rappresentato una condizione ineludibile. Persino i credi religiosi, spesso tanto attenti al diritto della natività come valore assoluto, perdono di vista l’essere umano nella sua vita quotidiana e lasciano che milioni di bambini muoiono di fame, di stenti e senza assistenza sanitaria e i loro genitori con essi. E’ stato persino creato quel simulacro della sofferenza come anticamera per una felicità che per realizzarsi occorre attendere la morte degli interessati. Ma alla prova dei fatti ci accorgiamo che è un percorso che tende ad una selezione della specie dove da una parte una maggioranza della popolazione mondiale è relegata alla sofferenza, alla rinuncia, alle privazioni e una piccola parte di essa cattura il necessario e il superfluo senza porsi limiti. Questa doppia marcia è trasversale alle generazioni e ai luoghi se si pensa che la povertà e l’emarginazione diventa ancora più tragica e stridente nelle metropoli dell’opulenza poiché si marcia gomito a gomito tra ciò che si è e ciò che si ha.
Se noi non cerchiamo d’uscire da questa condizione tragica dove chi nasce non sembra aver diritto a vivere, nella maggior parte dei casi, non avremo la possibilità di costruire una società nella quale l’identificazione del bene e del giusto abbia l’accesso che le compete e la saggezza dell’essere umano trovi un riscontro nel cammino che gli è stato assegnato e nel quale possa sentirsi avulso dalla sofferenza e dall’esclusione sociale. Tutti uguali perché uguali siamo per diritto di nascere e di vivere senza sospensione alcuna nella continuità di un diritto che ci appartiene in modo indivisibile. Se non sciogliamo questo nodo gordiano non vi sarà progresso che potrà sottrarci dalla logica dell’homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Il mondo non è gay?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Importanti risultati, di queste ore, conseguiti nel riscatto della cultura omosessuale, in vista delle imminenti elezioni amministrative, sensibile banco di prova delle tensioni politiche degli italiani. A quanto pare, infatti, brillantemente superata, dalla comunità islamica milanese, la fatwa lanciata dall’imam della moschea di Segrate (MI), Ali Abu Shwaima, tra i fedeli votanti della città di Milano e provincia, contro il gay Vendola promotore della lista S.E.L, politicamente “marchiato” della condizione di omosessuale. Al pari, matura e tollerante con la galassia Gay, è altrettanto la proposta elettorale del Carroccio, notoriamente machista e celodurista, del candidato Stefano Guida (ex attore di film hard e gay dichiarato) alle prossime amministrative bolognesi. Fatti che, se da una parte incoraggiano dall’altra attestano la confusione imperante (tra questioni culturali, ideologiche e religiose) e che impediscono i doverosi distinguo, tra vita pubblica e privata delle persone e che lasciano trasparire l’assenza del discernimento e dello spirito critico necessari (al di là delle posizioni strumentali), per operare le necessarie ed impellenti scelte etiche e di campo. E, in ultimo, non poteva mancare, ciliegina sulla torta, la citazione all’irriverente Angelo Quattrocchi, con il suo libro “No no no! Ratzy non è gay!” (Edizioni Malatempora), autore, forse, della più grossa e paradossale provocazione, degli ultimi tempi, che la storia cattolica ricordi…

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Leggi ad personam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2011

Lettera al direttore oloro i quali dichiarano che le leggi ad personam per salvare Silvio Berlusconi dai processi, siano fatte per legittima difesa, evidentemente ignorano o fingono d’ignorare in che consista tale norma. La legittima difesa rende lecito il ricorso ad un mezzo cattivo al fine di perseguire un fine buono, alla condizione che non vi sia nessun’altra strada percorribile, ed ovviamente che il mezzo cattivo vada esclusivamente a danno dell’ingiusto aggressore, e non anche a danno d’innocenti. Ora, bisognerebbe dimostrare che il fine (sottrarsi ai processi) sia buono, che il mezzo (leggi ad personam) non rechi danno ad innocenti (i cittadini, che nulla hanno da spartire con il presunto aggressore), che vi sia realmente ed evidentemente un’ingiusta aggressione, e che non vi sia altra strada percorribile, come quella di difendersi nei processi. Altrimenti non si tratta di legittima difesa, ma d’illegittima difesa. (Francesca Ribeiro)

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Condizione dell’infanzia nel mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 27 febbraio 2011

Investendo negli 1,2 miliardi di adolescenti tra i 10 e i 19 anni presenti in tutto il mondo si possono interrompere cicli radicati di povertà e disuguaglianza. Lo ha dichiarato oggi l’UNICEF nel suo rapporto 2011 sulla Condizione dell’infanzia nel mondo, intitolato “Adolescenza: Il tempo delle opportunità”.  L’adolescenza è un’età di fondamentale importanza. È durante questo secondo decennio di vita che le disuguaglianze e la povertà si manifestano più duramente. I giovani poveri o emarginati hanno meno probabilità di compiere durante l’adolescenza il passaggio all’istruzione secondaria, mentre hanno più probabilità di patire forme di sfruttamento, di abuso e di violenza come il lavoro domestico e il matrimonio precoce, soprattutto se sono di sesso femminile. Nel mondo in via di sviluppo (Cina esclusa), le adolescenti povere hanno circa il triplo di probabilità di sposarsi prima dei 18 anni rispetto alle loro coetanee appartenenti al quintile delle famiglie più ricche. Le ragazze che si sposano troppo presto rischiano maggiormente di cadere in un ciclo negativo di gravidanza precoce, di tassi elevati di mortalità materna e di malnutrizione infantile. Inoltre, le ragazze patiscono tassi più elevati di violenza domestica e/o sessuale rispetto ai ragazzi, e sono più soggette al rischio di infezioni da HIV.  La stragrande maggioranza degli adolescenti di oggi (88%) vive in paesi in via di sviluppo. Molti di loro si trovano a dover affrontare una serie unica di sfide. Sebbene oggigiorno, in tutto il mondo, gli adolescenti siano generalmente più sani che in passato, restano significativi molti rischi per la salute, tra cui gli infortuni, i problemi connessi all’alimentazione, l’abuso di determinate sostanze e i problemi di salute mentale; si stima che circa un adolescente su cinque soffra di problemi di salute mentale o comportamentali.Per consentire agli adolescenti di affrontare efficacemente queste sfide, sono necessari degli investimenti mirati nei seguenti ambiti chiave:Miglioramento della raccolta dei dati per comprendere meglio la situazione degli adolescenti e onorare i loro diritti;Investimento nell’istruzione e nella formazione professionale, affinché gli adolescenti abbiano i mezzi per sollevarsi dalla povertà e contribuire allo sviluppo delle loro economie nazionali;Ampliamento delle opportunità per i giovani di partecipare alla vita sociale e di dar voce alle proprie opinioni, per esempio in consigli nazionali della gioventù, forum giovanili, iniziative al servizio della comunità, forme di attivismo online e altri canali attraverso cui gli adolescenti possono far sentire la propria voce;Promozione di leggi, politiche e programmi che tutelino i diritti degli adolescenti e consentano loro di superare eventuali ostacoli alla fornitura di servizi essenziali;Intensificazione della lotta contro la povertà e la disuguaglianza attraverso dei programmi specifici per i minori, al fine di impedire che gli adolescenti vengano catapultati prematuramente nell’età adulta.“Milioni di giovani in tutto il mondo stanno aspettando maggiori interventi da parte di tutti noi. Il fatto di fornire a tutti i giovani gli strumenti di cui hanno bisogno per migliorare la propria vita favorirà la nascita di una generazione di cittadini economicamente indipendenti e pienamente impegnati nella vita civile, nonché capaci di offrire un contributo attivo alle loro comunità”, ha dichiarato Lake.

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Feste fine anno e stress

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

La fine dell’anno è un periodo che alcuni vivono come un incubo, perché si trasforma in un tour de force fatto di stress e stati d’animo negativi, con ripercussioni sulla salute dell’organismo. «Ricorrono alcune situazioni tipiche -spiega Vera Paola Termali, esperta del centro di ricerca Cerifos di Milano-: si fanno bilanci, si guarda al futuro con preoccupazione, si deve convivere anche brevemente con persone con le quali ci sono stati problemi. I rapporti umani possono farsi difficili, mentre chi è solo o ammalato sente più pesante la propria condizione». Un valido aiuto può venire dalla Floriterapia originale del dottor Bach: trentotto rimedi a base di fiori ed erbe che possono influire positivamente su molteplici situazioni di disagio e conflitto. «Una terapia naturale -prosegue Vera Paola Termali- sperimentata con successo da oltre ottant’anni, accettata dall’OMS, e che si è dimostrata efficace non solo nell’affrontare le lievi ansie di tutti i giorni, ma anche quando si manifestano problemi e patologie più gravi, da gestire con calma e lucidità. Non è necessario “credere” in questa terapia: i Fiori di Bach funzionano anche nei bambini, negli animali e nelle piante. Dato che sono stati sviluppati come metodo di auto-aiuto, tutti possiamo imparare a trarne beneficio in relazione alla nostra personalità e ai nostri problemi, con dei corsi ad hoc».
Cerifos – Centro di ricerca e formazione scientifica con sede a Milano diretto da Samorindo Peci, laureato in Medicina all’Università Cattolica di Roma e dottore in Scienze metaboliche, endocrinologia ed endocrinochirurgia sperimentale. Cerifos sviluppa progetti di ricerca nell’ambito dell’immunologia e dell’endocrinologia concentrandosi sulle nuove frontiere aperte dalle terapie citochiniche e citoplasmatiche di tipo autologo. Il portale http://www.cerifos.it offre a medici e pazienti informazioni sullo stato della ricerca italiana e internazionale in questo campo.

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Orith Youdovich

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Roma fino al 10/12/2010 via G. Libetta, 1 Officine Fotografiche Come devo vivere. Personale di fotografia Da diversi anni Orith Youdovich dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca l’autrice ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione interiore tra individuo e società, i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene cosi’ non solo contenitore ovvio di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi individuale e della conseguente deriva collettiva. Era dunque inevitabile che, effettuando questo suo percorso autonomo, Orith Youdovich incontrasse l’opera filmica e la poetica di Michelangelo Antonioni, cineasta dalla chiara impostazione visuale che con assoluta determinazione affronto’ le questioni relative alla psicologia umana, all’incomunicabiltà, alla devastante crisi dei rapporti interpersonali.
Orith Youdovich, nata a Tel Aviv, vive e lavora a Roma. Diplomata in Fotografia presso l’Istituto Superiore di Fotografia di Roma (ISF,1992). (orith)

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Modena: Peggiora condizione carceraria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Carcere, a Modena in due mesi la situazione è ulteriormente peggiorata. “Ad agosto i detenuti erano 453, più del doppio rispetto ad una capienza regolamentare di 221. Oggi siamo arrivati a quota 470”. Lo denuncia la consigliera regionale Palma Costi, che – come aveva preannunciato – nei giorni scorsi ha nuovamente visitato il carcere circondariale di S. Anna. “Il mio impegno relativamente alle carceri modenesi – spiega – sarà continuativo e costante nei prossimi cinque anni”. Tre/quattro, anche cinque persone per cella, problemi di sovraffollamento e di igiene, ma non solo. “Il recupero di chi deve scontare pene detentive lunghe – spiega Palma Costi – può avvenire solo con la dignità del lavoro e dello studio. Oggi nel nostro carcere manca la possibilità per la maggioranza dei detenuti di lavorare e di studiare e quindi di intraprendere un percorso di rieducazione e reinserimento. Nonostante l’impegno dell’amministrazione carceraria, del volontariato e delle istituzioni le possibilità di lavorare riguardano circa 50 persone, con meno ore rispetto al passato, mentre c’è un solo corso di alfabetizzazione per 40 persone, a fronte di 80 richieste”.  “Per la nostra Costituzione – prosegue la consigliera regionale PD – la pena deve avere, infatti, una funzione rieducativa. La situazione delle nostre carceri non rispetta oggi questo dettato. Ormai nelle carceri finiscono nella stragrande maggioranza le persone più disagiate, problematiche e soprattutto povere. Mentre i ricchi, quelli più vicini al potere, trovano il modo di restarsene fuori. Chi ruba un portafoglio va dentro, chi ha ridotto sul lastrico decine di migliaia di persone invece no. Non solo: a causa delle norme varate dal Governo le nostre carceri scoppiano di immigrati e tossicodipendenti, senza nessun beneficio vero per la società, che rispettivamente trarrebbe giovamento solo dalla loro integrazione e dal loro recupero”. “Molti – prosegue Costi – entrano in carcere per periodi brevi e ormai è risaputo che le pene brevi sono controproducenti: chi entra rompe con relazioni, affetti, lavoro e rischia il contatto con organizzazioni criminali. Per le pene brevi servono misure alternative al carcere, che costano molto meno tanto sul piano umano quanto su quello economico”.  “La condizione dei detenuti si riflette in modo altrettanto negativo sul personale di custodia – prosegue Palma Costi – che continua ad essere assolutamente insufficiente. Così come sotto organico rimane il personale dirigente del carcere (una figura dirigenziale a fronte di 4 in organico). In una situazione umanamente e psicologicamente difficile il carcere ha una sola psicologa per 198 detenuti. Solo l’impegno quotidiano del personale in servizio riesce a limitare le conseguenze di queste gravi carenze, rendendo le condizioni di vita nel carcere meno intollerabili”.

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In sede – tempi precari

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Torino 27 ottobre alle ore 11.30 nel Centro per l’impiego  di via Bologna 153, sarà presentata alla stampa la sede. Tempi precari, manifestazione che invita gli artisti emergenti più interessanti a trasformare contesti pubblici in spazi espositivi inusuali.  La rassegna, che quest’anno coinvolgerà quaranta giovani artisti, sviluppa il tema della precarietà scelto dai curatori come opportunità di approfondimento – anche dal punto di vista artistico – di una condizione di mutamento che è alla base della ricerca dei nuovi fenomeni espressivi.    All’incontro interverranno: Michele Coppola Assessore alla cultura e alle politiche giovanili della Regione Piemonte Ugo Perone Assessore alla cultura e al turismo della Provincia di Torino Fiorenzo Alfieri Assessore alla cultura della Città di Torino  Marta Levi Assessore alle politiche per i giovani della Città di Torino Elisa Lenhard e Francesco Poli curatori della mostra  L’iniziativa è organizzata per la prima volta insieme da Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, con la partecipazione di Finpiemonte. Rientra nell’ambito di Contemporaryart Torino Piemonte e di Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani.

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Vince il più forte (non il migliore)

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

Si è accentuato l’eterno problema che divide il mondo in vinti e vincitori, con la conseguente incapacità di esprimere giudizi realistici, perchè il vincitore non esprime, quasi mai, i migliori valori, ma solo una maggiore forza.  Questa forza cambia i suoi mezzi e con questi mutano anche i costumi.  Oggi il mezzo per vincere è la forza del denaro, del potere o del ricatto; lo vediamo e lo subiamo in tutti gli aspetti della vita.  Accade anche in un passatempo (diventato un business miliardario) come il calcio, dove non vince l’agonismo, l’amore per i colori che si rappresenta, al limite, il sano campanilismo; vince l’equipe che dispone di più denaro, con il quale compra i novelli lanzichenecchi, li paga a peso d’oro e li premia a condizione di portare a casa una vittoria, che non significa assolutamente nulla (quando non compra direttamente la partita corrompendo l’arbitro). I
In questa sintesi c’è la storia del Milan e di tutte le altre squadre che si sono adeguate a tale logica per soddisfare le esigenze dei propri tifosi. Così si capovolgono tutti i valori e nessuno pensa di rimetterli a posto, preferendo adeguarsi per non scomparire.  Anche nella scelta dei pubblici amministratori vince chi ha maggiori possibilità economiche da gettare nell’agone democratico; così la democrazia si trasforma in un mercato delle vacche (e di vacche ce ne sono tante impegnate in politica !).  Emerge poi la menzogna, che rappresenta la nuova grammatica del nuovo potere basato sul non-valore dei soldi; qualcuno scrisse che sulla tomba dei vinti tace la pietà e tace anche la verità.  La verità è diventata una merce posta in vendita nelle fiere strapaesane dei mass media odierni; può essere adulterata, mistificata, modificata, purché soddisfi l’immediatezza dell’apparenza, poi tace.  Nessuna meraviglia se poi le fasce più giovani e più inesperte si lascino illudere dalla nuova veste della verità, perchè si presenta allettante, promette (anche se non mantiene), illude (anche se poi delude).  In questo momento l’evoluzione del metodo ha raggiunto limiti  impensabili fino a ieri; non basta più la menzogna, ma questa va divulgata, propagandata, messa in mostra;  di ciò si occupano i giornali e i media collusi con il potere che non ha altro per esaltare se stesso che aggredire gli altri, specie se critici. Spuntano così i dossier che occupano le prime pagine dei giornali al servizio del capo; l’arma del ricatto e poi della vendetta, anche declamando il falso, l’importante è il risultato immediato. Quando sarà scoperta la falsità, arriveranno le scuse sui medesimi giornali, ma relegati in 10° pagina, su una colonna; lo abbiamo visto con Boffo, con Fini e lo stanno preparando per la Marcegaglia; arriverà anche un dossier su Luca di Montezemolo, se dovesse decidere di scendere in politica per contrastare gli abusi del cavaliere… Feltri, Belpietro, Salustri, Fede, Vespa, Minzolini… sono già pronti, unitamente ai vari portavoce che meriterebbero più di un dossier. (Rosario Amico Roxas)

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Mostra fotografica di Alain Turpault

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

Oristano 26 luglio alle 19 al Foro Boario (in via Vandalino Casu) inaugurazione della mostra “Albinos” del fotografo francese Alain Turpault (autore dell’immagine che campeggia sui manifesti del festival). Con i suoi scatti, che potranno essere ammirati gratuitamente fino all’8 agosto (dal lunedì al venerdì, tra le 18 e le 21), il cinquantaseienne Turpault racconta la difficile condizione delle persone affette da albinismo in Africa, spesso vittime di pregiudizi e discriminazioni, quando non di vere cacce all’uomo e di ignobili commerci basati su credenze che attribuiscono loro origini e poteri soprannaturali, destinandole a riti sacrificali. Uno dei tanti paradossi del Continente Nero che l’artista transalpino osserva da anni e che in questo caso affronta con i quattordici bellissimi ritratti esposti: scatti realizzati a Bamako, la più popolosa città del Mali, dove la questione dell’albinismo è meno drammatica che altrove, anche se diseguaglianze e ingiustizie sono comunque presenti. Laggiù il fotografo collabora con la fondazione che si batte proprio in difesa degli albini e che porta il nome del suo ideatore, Salif Keita, il grande cantante del Mali, affetto appunto da albinismo, anch’egli protagonista di questa edizione di Dromos, dove è atteso in concerto venerdì prossimo (30 luglio) a Nurachi. Ma a Bamako lavora anche la curatrice della mostra, la critica d’arte italiana Laura Serani, che in Mali dirige la Biennale africana della fotografia “Rencontres de Bamako”, istituzione che firma la produzione di “Albinos”.
Il secondo appuntamento di giornata scocca invece alle 21.30 negli spazi dell’ex Asilo Sant’Antonio. Qui trova ospitalità “Le tenebre del cuore”, un dibattito che riunisce intorno allo stesso tavolo lo scrittore Marcello Fois, la direttrice del Museo Man di Nuoro Cristiana Collu, il filosofo Vinicio Busacchi e Paola Gaidano, operatrice dell’OSVIC (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano), oltre agli stessi Alain Turpault e Laura Serani.
In chiusura di serata (sempre all’ex Asilo Sant’Antonio) torna protagonista la musica con il Dj set firmato Luca Tanchis. Quasi un promemoria per l’atteso concerto che l’indomani (martedì 27) a Oristano (in piazza Cattedrale, con inizio alle 22) avrà per protagonista il grande George Benson: uno degli appuntamenti più prestigiosi di Dromos 2010. http://www.dromosfestival.it

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Condizione abitativa a Roma

Posted by fidest press agency su sabato, 17 luglio 2010

Lettera al direttore Abbiamo appena appreso, dal TG Regionale, con molto piacere che oggi Alemanno insieme a Corsini e Antoniozzi hanno dato il via a due appalti per la costruzione di un totale di circa 3000 e rotti nuovi alloggi – che verranno affittati a circa 6,… euro mq – da destinare a chi non percepisce alcun reddito (?), ai precari, alle giovani coppie, alle famigle con portatori di handicap etc. etc. A conti fatti una casa di circa 60 mq, ha detto la giornalista del TG regionale, costerà all’inquilino intorno ai 400/500 euro; il tutto per un impiego ha detto Alemanno di circa un miliardo di euro; dice Alemanno che questo fantastico progetto sarà senz’altro ripreso da molte altre amministrazioni e allora perché Sig. Primo Cittadino di Roma questi poveracci degli  inquilini degli Enti, Casse e Fondazioni con la Sua consapevolezza e con il Suo placet vengono perseguitati da mesi? Sta dando il via alla costruzione di 3000 nuovi alloggi, una goccia nel mare del disastro abitativo di Roma, con tanto clamore e a noi “INVISIBILI” che oggi stiamo perdendo la casa l’unica certezza per gente che rientra a tutti gli effetti in quelle stesse categorie che sta decidendo di proteggere quando saremo sfrattati dove ci metterà?
Se di edilizia popolare parliamo, ma maggiormente di giustizia, sarebbe fantastico la personalizzazione del canone d’affitto, fatto salvo il diritto alla casa. Non potendo raggiungere questo utopico traguardo, secondo me, non si dovrebbero superare le 300-400€/mese. Faccio un esempio, tra noi disperati: se da uno stipendio medio/basso mettiamo pure di 1.700€ togliamo al mese: – 20€ per la luce – 100€ per il gas domestico – 80€ per il telefono – 200€ per la macchina – 200€ per vestiario, scuola, etc. ed infine metti anche 400€ per l’affitto, rimangono all’incirca 700€/mese per mangiare e per tutto il resto. Non devi mangiare più di tanto e in particolare prodotti di marca, devi pregare Dio che non ti serve un dottore, che non ti si rompe un elettrodomestico o la macchina, devi rinunciare alle vacanze come pure ad una pizza ogni tanto in trattoria, o ad un film al cinema, per non parlare di un cappuccino al Bar o di chi fuma. (lettera firmata)

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Licenziamenti Telecom

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2010

“Quando leggo dei licenziamenti alla Telecom resto sbalordita per come vengano decontestualizzati da tutto il trascorso dell’azienda. Come se fossero, solo, l’effetto della crisi, una sciagura piovuta dall’alto all’improvviso, ma non è così”. Questo il primo amaro commento della viceresponsabile per il Lavoro e l’Occupazione dell’Italia dei Diritti, Antonella Sassone, alla terribile prospettiva che la Telecom potrebbe licenziare circa 6822 persone entro il 2012 se non si troverà una soluzione in accordo con i sindacati, risoluzione auspicata comunque da Telecom e che avvierà l’apertura di un tavolo di trattativa. Duro l’affondo dell’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro circa le responsabilità dell’azienda sull’attuale condizione in cui versa: “Chi si informa sulla rete sa bene che alla base di questa situazione ci sono le nefandezze degli amministratori Telecom che si sono succeduti negli anni. Non si può non citare la battaglia di Beppe Grillo, ignorato dai più ma che costituisce drammaticamente l’unico tentativo di denuncia dell’ennesimo scempio nazionale poiché un intervento come il suo me lo sarei aspettato da lor signori politici che hanno avuto anche il coraggio di criticarlo. Telecom non è solo un’azienda che è andata in frantumi ma un laboratorio di interessi politici e finanziari pagati sulla testa degli azionisti e dei lavoratori. In principio – spiega la Sassone – Telecom era una società in ottima salute, dove ad un certo punto i suoi amministratori, leggi Tronchetti Provera, hanno deciso di allargare il loro campo d’azione alle intercettazioni illegali ai danni di due ministeri e migliaia di italiani. Si trattava di intercettazioni non autorizzate da nessun organo giudiziario perciò illegali ma lì nessuno gridò allo scandalo. E dopo che Telecom ha dovuto risarcire 7 milioni di euro, Tronchetti Provera è stato promosso – indovinate da chi? – a presidente di Mediobanca con Marina Berlusconi al Consiglio di Amministrazione. Dopo il Tronchetti nazionale adeguatamente premiato per aver distrutto un’azienda florida ecco Franco Bernabè che come primo atto della sua nuova gestione cede, o meglio regala, Telecom alla spagnola Telefonica, l’alternativa sarebbe stato il fallimento dell’azienda che negli ultimi otto anni ha accumulato debiti per 35 milioni di euro. Ora – conclude  indignata la Sassone – chiedere alle forze politiche che hanno avallato queste condotte, di cui molte all’attenzione dei giudici di Milano, di porre un freno ai licenziamenti con il giochetto della cassa integrazione e delle liste di mobilità è una cosa ridicola. Ma dove dovrebbero essere ricollocati i lavoratori messi in mobilità se sono previsti altri tagli in tutti i settori produttivi? Forse a Mediobanca o a Palazzo Grazioli se si tratta di avvenenti signorine?”.

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Stress da lavoro: ne soffre 1 italiano su 4

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

Milano dall’1 al 3 luglio Palazzo delle Stelline Mostra Convegno “Progetto Sicurezza” organizzata con INAIL Di fronte all’aumento del rischio di stress legato al lavoro, considerato tra le principali cause delle malattie professionali, la legge prevede che dal 1° agosto di quest’anno tutte le aziende misurino il livello di stress dei propri dipendenti. AIAS ha messo a punto un documento per suggerire alle aziende metodologie e strumenti operativi di analisi e intervento.
In Italia il 27% dei lavoratori, uno su 4, soffre di stress legato alla propria attività lavorativa, causa di oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. È un valore superiore alla media registrata in Europa, dove la condizione di stress interessa circa il 22% dei lavoratori, pari ad un costo economico di circa 20 miliardi di euro all’anno per perdita di giorni di lavoro e costi sanitari. Secondo stime più recenti il conto che le aziende devono pagare per lo stress subito dai propri dipendenti sarebbe anche molto più salato. Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal dimostra che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia europea per 44 miliardi di euro, per una perdita in termini di calo della produttività pari a 77 miliardi di euro.
Cifre da capogiro che in Italia hanno portato il legislatore a prendere in seria considerazione il problema, introducendo l’obbligo per tutte le aziende, a partire dal 1° agosto di quest’anno, di valutare e misurare al proprio interno il livello di stress dei propri dipendenti. Una scadenza che sta creando nel Paese un acceso dibattito sulla metodologie più adeguata da adottare per la valutazione del rischio-correlato.. Di fronte a questo scenario e alla scadenza ravvicinata imposta dalla legge, anche AIAS ha deciso di scendere in campo, presentando un documentando tecnico sulla valutazione del rischio stress collegato che sarà discusso nel corso del convegno di luglio.  Secondo la metodologia proposta da AIAS, la valutazione del rischio comprende un’analisi oggettiva dei dati statistici aziendali, che offrano una fotografia della realtà organizzativa, e una valutazione soggettiva, che indaghi la percezione dello stress sull’intera organizzazione o su sottoinsiemi di essa, attraverso, per esempio, interviste o focus group. Sulla base dei dati raccolti si potranno prevedere programmi migliorativi, che possono riguardare l’ottimizzazione di flussi e procedure, la riorganizzazione interna delle risorse o la possibilità di dare ai lavoratori strumenti di gestione dello stress, come, per esempio, l’attivazione di progetti di counselling e di servizi di supporto personale o familiare.

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