Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘condotta’

Lusi e la dignità del Parlamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 Mag 2012

Italiano: L'europarlamentare italiana Debora S...

Italiano: L’europarlamentare italiana Debora Serracchiani (Photo credit: Wikipedia)

“Il Partito democratico ha sempre sostenuto che il seggio parlamentare non è uno scudo che serve a proteggere dall’azione della magistratura: ora si tratta di essere coerenti con questa nostra linea e concedere l’autorizzazione all’arresto”. Lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, dopo che la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto al Senato l’autorizzazione all’arresto del senatore Luigi Lusi. Secondo Serracchiani “stanno emergendo notizie di comportamenti che sarebbero già infamanti per qualunque cittadino comune, ma che commessi da un membro del Parlamento confinano con il tradimento del mandato popolare. Il più delicato dei compiti, cioè l’amministrazione dei fondi pubblici che devono servire al funzionamento della democrazia, è stato trasformato in un losco affare d’interesse privato”. Per l’esponente democratica “è necessario che il Pd prenda la leadership del rinnovamento e della trasparenza, e contribuisca senza esitazione a preservare la dignità del Senato e la credibilità della politica”. (Giancarlo Lancellotti)

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Cyberstalking

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Quando la condotta descritta dalla norma è realizzata attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, quali internet, posta elettronica, chat, sms e messaggistica istantanea, si parla di cyberstalking. Il panorama legislativo in materia appare abbastanza scarno, in quanto la normativa di riferimento prende in considerazione non è tanto la condotta in quanto tale, quindi il comportamento oggettivo, quanto piuttosto il danno psicologico causato nella vittima, dunque un elemento puramente soggettivo. Lo stato d’ansia permanente e il fondato timore cui la norma in questione fa riferimento perché si possa contestare il reato di stalking sono infatti situazioni prettamente psicologiche, difficili da accertare data l’essenza puramente soggettiva. Se però la legge pecca nell’indicazione di criteri oggettivi, ai fini di una corretta analisi, la giurisprudenza non ignora la problematica. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, V sez. penale con sentenza n. 24 giugno 2011, n. 25488 che ha ribadito la rilevanza del reato di stalking confermando, nei confronti di un giovane, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex ragazza convivente, vittima di atti persecutori. Nel caso in esame, l’imputato, dopo che la vittima aveva interrotto la convivenza, si era reso responsabile di continui messaggi inviati tramite il social network Facebook contenenti minacce ed ingiurie e non contento aveva violato il domicilio della vittima e percosso la stessa cagionandole lesioni.
La sentenza assume rilevanza per la puntuale configurazione del reato di stalking da parte della S.C. che viene definito dall’art. 612-bis del c.p. come quel reato commesso da “chiunque reiteratamente, con qualunque mezzo, minaccia o molesta taluno in modo tale da infliggergli un grave disagio psichico ovvero da determinare un giustificato timore per la sicurezza personale propria o di una persona vicina o comunque da pregiudicare in maniera rilevante il suo modo di vivere, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni”.
Tale importante decisione, secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti”, la previsione di questo reato assume una particolare delicatezza anche alla luce dell’attuale era tecnologica. Difatti, come nel caso di specie, i temuti atti persecutori possono essere realizzati non solo con il telefono o lettere anonime, ma utilizzando le nuove tecnologie e quindi tramite i social network, per posta elettronica, con la messaggistica istantanea e strumenti affini. Inoltre la vittima può essere perseguitata controllandone i movimenti tramite la rete (si pensi a chi fa parte di un social network o ha un proprio blog o è iscritto a newsgroup, mailing list, ecc.). Purtroppo gli strumenti del web 2.0 proprio perché dotati di una maggiore interattività che consente uno scambio di informazioni più dinamico tra gli utenti, nascondono delle insidie che possono essere sfruttate da malintenzionati ai danni di vittime del tutto inconsapevoli.

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Roma: impegno per sicurezza territorio

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Roma. «Continua sul territorio cittadino l’impegno straordinario di contrasto alle attività di importazioni illegali di merci, anche commestibili, importate dalla Cina che rappresentano una turbativa al mercato della Capitale e un vero e proprio pericolo per la salute pubblica».  È quanto dichiara il delegato del Sindaco alla Sicurezza, Giorgio Ciardi. «L’operazione, condotta oggi dalla squadra Mobile e dall’Agenzia delle Dogane, fa seguito ai sequestri effettuati dalla Polizia Municipale di Roma poche settimane fa – conclude Ciardi – e testimonia l’impegno corale di tutti i soggetti impegnati nel contrasto di fenomeni illegali per garantire sempre maggiori standard di sicurezza nel nostro territorio».

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Condannato ministero per condotta antisindacale

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 agosto 2010

Il Tribunale del Lavoro di Roma ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, oggi  presieduto dal Ministro Altero Matteoli, per condotta antisindacale nei confronti della RdB Pubblico Impiego per violazione dei diritti di informativa. I fatti risalgono ai primi mesi del  2010, quando il  Ministero ha iniziato ad esternalizzare  servizi di archivio, protocollo ed informatici in una nuova Direzione Generale, ignorando del tutto le richieste di informazione da parte di RdB, sia sulle  ragioni di attribuzione dei relativi appalti, sia  sul preventivo confronto in merito all’organizzazione del lavoro. Un metodo – secondo RdB Pubblico Impiego – molto pericoloso, perché finisce per comprimere i diritti di tutti i lavoratori,  spesso aggrava pesantemente i costi e rischia di favorire illeciti. Infatti, quando si lascia un servizio pubblico in stato di disorganizzazione, è facile poi invocare la criticità funzionale e la carenza di personale, cedendo il servizio ad appalti che spesso si traducono in mera fornitura di manodopera. Non informare le organizzazioni sindacali in merito a questioni sulle quali debbono svolgere la loro funzione di controllo, come riguardo ad importanti processi di esternalizzazione, costituisce una mancanza di trasparenza che finisce col favorire lo smantellamento della P.A.. Se poi ciò avviene  in un Ministero in cui la magistratura sta indagando su presunti episodi di corruzione, la cosa assume particolare rilievo. Inoltre, esautorare le rappresentanze dei lavoratori dalla loro funzione è proprio la direzione intrapresa dal decreto Brunetta 150/09 che, fra l’altro, limita la partecipazione sindacale alla contrattazione in merito all’organizzazione del lavoro. Un processo in atto in tutto il mondo del lavoro, come testimonia la vicenda Fiat, nella quale la perdita dei diritti sindacali e di contrattazione fanno da contraltare alla minaccia di licenziamenti e di chiusure di impianti. Per la RdB-USB  il confronto trasparente e le corrette relazioni sindacali devono invece tornare al primo posto, a vantaggio dei lavoratori e dei cittadini tutti. La condanna del comportamento illecito dell’Amministrazione del Ministero Infrastrutture e Trasporti, così come gli obblighi  che  ne deriveranno, rappresentano oggi un primo importante passo.

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Dire “sporco negro”

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 luglio 2010

Dire “sporco negro” è un’aggravante della discriminazione dell’odio razziale.  Per la Cassazione l’espressione “sporco negro” pronunciata da un italiano mentre aggredisce persone di colore è un’aggravante della discriminazione dell’odio razziale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione penale che con la sentenza n. 28682 della sezione Seconda, del 21-07-2010 ha dichiarato configurabile l’aggravante della discriminazione dell’odio razziale nell’espressione “sporco negro”, dal momento che tale aggravante è ravvisabile quando essa si rapporti , nell’accezione corrente, al pregiudizio manifesto di inferiorità di una sola razza, mentre non ha rilievo la mozione oggettiva dell’agente né è necessario che la condotta incriminata sia destinata o, quanto meno, potenzialmente idonea a rendere percepibile all’esterno ed a suscitare il riprovevole sentimento o, comunque , il pericolo di comportamenti discriminatori o di atti emulatori, giacché essa varrebbe ad escludere l’aggravante in questione in tutti i casi in cui l’azione lesiva si svolga in assenza di terze persone. (Nella specie la SC ha riconosciuto la sussistenza dell’aggravante in un caso di rapina, nel quale la pretesa del denaro era collegata alla ragione discriminatoria.) Secondo Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori, uno stretto giro di vite al razzismo, visto che gli ‘ermellini’, mettono nero su bianco che ”il riferimento, gratuito con questa parola al pigmento dell’offeso, assume aggravante del significato intrinsecamente discriminatorio e razziale, solo che si rilevi che quasi ogni domenica negli stadi di questo paese talune tifoserie apostrofano con la parola negro il giocatore avversario, per non dire di cartelli esposti all’esterno di pubblici locali di talune citta”’

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Più reddito alle imprese

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2010

Di Tiberio Rabboni Bisogna rapidamente ricostituire le condizioni minime di redditività per l’agricoltura. Tutto e tutti devono convergere verso questo obiettivo, senza il quale la parola futuro avrà un senso solo per pochi e consolidati protagonisti.  Ecco perché c’è bisogno di nuove regole in Italia e in Europa a tutela del valore dell’agricoltura. Quali? Ne indico sinteticamente quattro: un codice di “condotta”della grande distribuzione verso i produttori agricoli, sostenuto da incentivi e penalizzazioni fiscali, com’è già avvenuto in Francia su iniziativa del presidente Sarkozy; l’adozione di un rigoroso criterio di “reciprocità” negli scambi commerciali con i Paesi extraeuropei per quanto riguarda le barriere fitosanitarie e sanitarie, caratteristiche qualitative dei prodotti, etichettatura e tracciabilità, riconoscimento e contrasto delle frodi di prodotti a denominazione di origine protetta; nuovi strumenti di garanzia del reddito aziendale minimo quando ci sono gravi fenomeni di volatilità dei prezzi e crisi di mercato, già attivi per altro negli Usa; una drastica riduzione dei controlli e degli adempimenti burocratici.  In questa direzione ci attendiamo dal Governo e dal nuovo ministro una maggioreincisività e concretezza rispetto al recente passato. Bisogna contribuire a nuove e buone decisioni europee, sapendo però che, per essere credibili in Europa, occorre, prima di tutto, esserlo in Italia. Le ultime due leggi finanziarie dello Stato hanno tolto risorse all’agricoltura. Non è stato così in Francia e in Germania. Ci aspettiamo dunque una inversione di tendenza, in particolare per quanto riguarda i fondi per il credito, per i programmi nazionali di filiera, per il programma irriguo e per le agro-energie di filiera corta. (fonte ermes agricoltura- in sintesi)

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Giovani, spiritualità, religione

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Mag 2010

Il mondo giovanile e il mondo ecclesiale rischiano di diventare sempre più distanti. Per uscire da questa empasse c’è soltanto una strada da seguire: aprire le porte e mettersi in un atteggiamento di ascolto.Il volume C’è campo? Giovani, spiritualità, religione, in uscita per Marcianum Press intorno alla metà di maggio, parte proprio da questo presupposto fondamentale: cambiare modo di porsi nei confronti dei giovani.  Come sostiene il professor Castegnaro, curatore della ricerca che ha portato alla nascita di questo libro “non sono i giovani a dover tornare nella chiesa; è piuttosto questa che deve tornare tra i giovani”.La ricerca, nata nel contesto del Sinodo dei Giovani che la Diocesi di Vicenza ha proposto in questi ultimi anni (2006-2010), è stata condotta da due gruppi distinti, uno più anziano coordinato dal professor Castegnaro e l’altro costituito da membri della stessa fascia di età che si voleva studiare; l’obiettivo era l’indagine dei sentimenti spirituali e religiosi dei giovani facendo ricorso a metodi di tipo qualitativo come il focus group e le interviste in profondità. Ogni intervista è  stato un incontro a tu per tu, l’apertura di uno spazio di accoglienza e di dialogo, capace di offrire a 72 giovani la possibilità di raccontarsi e condividere i propri punti di vista sulla religione, sulla fede, su Dio e sulla Chiesa.Già il titolo del volume C’è campo? racchiude il senso dell’indagine: un grande esercizio di ascolto, perché questo significa leggere i risultati di uno studio sociologico e le molteplici riflessioni che ne scaturiscono. Ma vuole essere anche un immediato richiamo alla comunicazione facile ed immediata che caratterizza la nostra società attuale.Alla ricerca hanno partecipato, oltre al professor Castegnaro, Giovanni Dal Piaz e Italo De Sandre e  Monica Chilese e Nicola Doppio.Fondamentale per la realizzazione di questo volume è stato il sostegno il costante confronto con la Pastorale giovanile diocesana, in modo particolare nella figura di Andrea Guglielmi

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Voto di condotta, una cornice senza quadro?

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

Il Presidente nazionale A.Ge. ha incontrato gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale di Roccella Ionica (Reggio Calabria) e i loro genitori. Incontrerà quelli dell’Istituto Commerciale e del Magistrale di Locri, nel pomeriggio i genitori ed educatori di Bianco. Gli incontri, e i relativi dibattiti e confronti, sono stai promossi dal vescovo di Locri-Gerace, mons. Morosini, che, sollecitando ad una riflessione intorno all’emergenza educativa, ha voluto partire dal “risveglio” dei genitori e dell’associazionismo. Tra i principali argomenti in discussione, la presentazione dei dati sul voto di condotta, che paiono evidenziare una situazione difficile proprio nel Sud. Al riguardo il Presidente Davide Guarneri ha dichiarato: “Agli scrutini del primo quadrimestre 46.490 studenti in prima superiore hanno riportato l’insufficienza in condotta, 6187 in terza media. Queste le aree critiche, presenti soprattutto nel Sud Italia, con prevalenza negli istituti professionali e tecnici. I dati non possono essere interpretati in modo semplicistico: sono da raffrontare fra loro e con l’anno precedente, vanno considerati relativamente al numero complessivo di alunni, vanno integrati con quelli delle scuole che optano per il trimestre, al fine di assicurare più verifiche e possibilità di recupero.  Non intendiamo sottovalutare i dati, né considerarli unico indicatore della serietà della scuola. Esiste un’emergenza educativa, soprattutto perché ogni risultato negativo esprime una difficoltà, in qualche modo un insuccesso: di fronte alle insufficienze in condotta non vi sono vincitori (la scuola) e vinti (gli studenti, la maleducazione, il lassismo educativo). Alla fotografia dei dati non può che seguire la domanda “perché?”, cui deve seguire l’altra: “come trasformare i 5 in 10? come promuovere il bene, la cittadinanza, l’impegno?”  Le insufficienze, infatti, esprimono anche la situazione di una scuola che talora arranca impotente e sola, in particolare nell’incontro con preadolescenti e adolescenti. Le insufficienze in condotta esprimono domande degli studenti, demotivati, forse frastornati da un dibattito pubblico che, per altri fini, delegittima continuamente le istituzioni educative, in primis la famiglia e la scuola, offrendo come modelli “vincenti” il successo ad ogni costo, la superficialità, la prepotenza, il vuoto pneumatico di molta TV.  Il voto di condotta rischia di essere una cornice senza quadro, in assenza di contenuti, di proposte di qualità, di una scuola nella quale docenti e genitori operano corresponsabilmente nella cura dei ragazzi: la scuola è seria quando promuove la persona, in un contesto di alleanza educativa e di alta professionalità, quando incontra le domande ancora presenti nei giovani.  Voto di condotta, patti di corresponsabilità educativa, educazione alla legalità  e alla cittadinanza sono occasioni da non sprecare, da valorizzare insieme ai soli soggetti protagonisti della scuola: gli insegnanti, i genitori, gli studenti stessi.  L’associazionismo dei genitori, ancora una volta, offre il suo contributo di impegno e presenza per la scuola, e chiede alle istituzioni politiche, alla società, più fiducia, impegno e risorse per l’educazione”.

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Aumento dei 5 in condotta

Posted by fidest press agency su martedì, 2 marzo 2010

“Il 5 in condotta è il frutto di un insuccesso annunciato”. Commenta così, Annalisa Martino, responsabile per la Scuola dell’Italia dei Diritti, il rapporto del ministero dell’Istruzione secondo cui nel primo quadrimestre le insufficienze in condotta degli studenti italiani sarebbero aumentate rispetto allo scorso anno. “Il 5 in condotta – continua l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – è uno strumento nelle mani di insegnanti esasperati per l’assoluta mancanza di politiche scolastiche degne di un paese come l’Italia. Da parte del ministro Gelmini ascoltiamo sempre e soltanto parole demagogiche, ci parla di attenzione alla meritocrazia e poi non fa nulla in questo senso nel reclutamento degli insegnanti. Né tanto meno si pensa a migliorare le condizioni di vita nelle nostre classi, spesso sovraffollate. Siamo in una situazione talmente deficitaria che non è possibile infondere motivazione nei ragazzi. Tutto ciò da origine a situazioni border line e in questo contesto l’unica arma nelle mani degli insegnanti è il 5 in condotta. Di questo passo – conclude la Martino – la scuola italiana andrà sempre peggiorando”.

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Educazione sessuale nelle scuole?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 settembre 2009

I giovani italiani sono ignoranti in materia di sesso. E lo sanno,.Chiedono a gran voce più informazioni qualificate, a scuola (lo dice il 64%, il 70% delle femmine e il 58% dei maschi) ma anche a casa (44%). Che serva non c’è dubbio: uno su 4 dichiara di non utilizzare metodi contraccettivi perché il partner “preferisce non farlo”, 6 ragazze su 10 non li usano perché “non li hanno a portata di mano”. Il 21% si “documenta” tramite siti o riviste pornografici, il 10% davanti alla TV. È il quadro, per nulla confortante, che emerge dall’indagine internazionale condotta in occasione della Terza Giornata Mondiale della Contraccezione, che si celebrerà in tutto il pianeta sabato 26 settembre. Un’emergenza a cui la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) risponde con il primo kit strutturato e validato per l’educazione sessuale nelle scuole. Un pacchetto formativo uniforme per tutto il territorio nazionale, organico e condiviso. “Si tratta di un’iniziativa assolutamente unica e innovativa in Italia pensata per tutti i ginecologi che si recano nelle classi per parlare di questi temi – spiega il prof. Emilio Arisi, membro del direttivo SIGO e direttore di “Scegli Tu”, il progetto della Società scientifica per una sessualità consapevole -. È rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, multimediale, con materiale per gli studenti e gli insegnanti. Vogliamo infatti stabilire una sinergia fra giovani e adulti, con il medico come mediatore. È l’unica via per riuscire davvero a stimolare l’interesse e far maturare la responsabilità. Chiediamo e lanciamo un appello al Ministero perché strumenti come questi possano venire adottati ufficialmente”. Il nostro Paese presenta contraddizioni assolutamente peculiari, come emerge dall’indagine condotta nello scorso luglio che ha coinvolto 2.825 ragazzi fra i 15 e i 21 anni di 14 nazioni (Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Austria, Polonia, Russia, Turchia, Australia, Cina, Malesia, Singapore, Corea e Tailandia). Meno di un adolescente su 4 (22%) si sente completamente a proprio agio quando parla di contraccezione, persino con il proprio partner. Dato che si riduce ulteriormente se consideriamo le sole ragazze (18%). Conoscono in media solo 3 metodi per proteggersi e il 27% non ne utilizza attualmente nessuno, percentuale che sale al 35% fra le donne. Eppure abbiamo il più basso tasso di gravidanze indesiderate. “Le ragioni possono essere varie – afferma il prof. Salvatore Caruso, presidente della FISS (Federazione Italiana Sessuologia Scientifica) – , ma non bisogna credere che questo ci renda immuni dai rischi. I giovani dovrebbero poter trovare disponibilità di informazioni e comunicazione qualificati, con una progettazione integrata famiglia, servizi e Istituzioni. Una strategia che vede necessariamente la scuola protagonista”. Il kit può rappresentare il primo passo: verrà distribuito dal mese di ottobre e comprende anche un cortometraggio animato firmato dal grande vignettista Bruno Bozzetto, per smentire i luoghi comuni sulla pillola anticoncezionale.

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La scuola che boccia è la scuola migliore?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 luglio 2009

I dati parziali relativi alla chiusura dell’anno scolastico, diffusi nelle ultime ore, richiedono una seria interpretazione. Non otterranno il diploma circa 3mila studenti in più rispetto allo scorso anno. Alle medie pare che circa 12mila studenti in più non siano stati ammessi alla classe successiva, e di questi 3mila a causa del voto in condotta insufficiente. Circa 30mila studenti in più, nelle superiori, presentano insufficienze da recuperare. Circa 6.500 studenti, nelle superiori, sono bocciati a causa dell’insufficienza in condotta. Negli istituti professionali il 23% degli studenti non è ammesso alla classe successiva. I dati preoccupano: che succede, improvvisamente, nella scuola italiana? Perché, ancora una volta, l’area tecnico-professionale evidenzia palesi difficoltà? Come Associazione di genitori abbiamo condiviso l’idea che un certo rigore e il rispetto delle regole per una civile convivenza siano un richiamo alla responsabilità ed all’impegno, necessari in ogni percorso educativo. Riteniamo, però, come da alcuni mesi stiamo ripetendo, che nella scuola media il ritorno al voto numerico abbia indotto ad una certa confusione fra “misurazione” e “valutazione”, quest’ultima da considerarsi sempre azione collegiale. Il voto relativo alla condotta, inoltre, se non collocato in un quadro di condivisione di regole, sullo sfondo dello Statuto degli Studenti e dei Patti di corresponsabilità educativa tra scuola e genitori, può divenire solo la reazione repressiva ad una situazione di precari rapporti nelle scuole fra studenti, docenti e genitori. Non necessariamente, dunque, la scuola che boccia è la scuola migliore, anche perché  i “bocciati” rientrano, in qualche modo, nel sistema educativo oppure passano “in carico” al sistema sociale e non contribuiscono comunque alla crescita della comunità.  Riteniamo che la scuola debba “bocciare” proporzionalmente a quanto offre, alla qualità dei percorsi attivati e del personale docente, all’investimento di tempo e di risorse utilizzate perché ogni studente abbia pari e personalizzate opportunità di crescita, di recupero e, se necessario, di riscatto. La scuola non è una “casa di cura”, ma la cura della persona è componente essenziale dell’attenzione educativa: come un ospedale, dunque, non cura solo i sani, così una scuola non si rivolge solo ai migliori. Una scuola di qualità, realizzata in forma di sistema integrato statale/non statale, fra percorsi dell’istruzione e della formazione, soggetta essa stessa ad una seria valutazione, aperta al confronto con le famiglie, una scuola che appassioni al sapere e dischiuda opportunità di crescita è condizione necessaria perché la selezione non sia solo un “giudizio finale”, ma sia uno strumento dell’orientamento alla vita.  L’Associazionismo dei genitori si rivela, ancora una volta, una risorsa per la corresponsabilità dei genitori e per la ripresa di un dialogo che restituisca dignità e fiducia ai principali soggetti dell’educazione: la famiglia e la scuola.

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Lettera aperta a Franco Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

Da anni seguo le notizie, e non solo quelle dell’ordine, del prof. Franco Abruzzo e lo stimo moltissimo. Oggi mi sono imbattuto con il commento riguardo la decisione dell’internazionale dei giornalisti che ha deciso all’unanimità di espellere Israele. E’, ovviamente, una decisione grave e lo è ancor più nel sapere che è stata presa all’unanimità. Dobbiamo arguire che tutti i giornalisti la pensano allo stesso modo riguardo la politica condotta da Israele e quella del vicino arabo-cisgiordano? No di certo anche perché come dice il vecchio detto: “la verità sta nel mezzo” sebbene sia una posizione scomoda in quanto rischia d’essere schiacciata dagli uni e dagli altri. Sono stato, personalmente, sempre convinto che se non vi fossero state le solite interessate interferenze di politica internazionale e del sottobosco affaristico e speculativo, noi oggi avremmo uno stato Palestinese sovrano e indipendente con pari dignità, rispetto al vicino Israele. E allora parliamoci chiaro. Qui non c’entra il trascorso drammatico dell’olocausto ebreo dell’ultima guerra mondiale. Nessuno nega agli ebrei di oggi il loro diritto a una patria ma la responsabilità dell’attuale andazzo non è solo dai diretti interessati: palestinesi e israeliani, ma lo è anche dei governanti americani degli ultimi anni. A questo punto l’Internazionale giornalisti sarebbe stata più coerente se anni fa avesse fatto la stessa cosa con gli Stati Uniti. E non solo. Dovrebbe farlo con molti altri Stati rei di altre colpe, ma altrettanto gravi, come la Cina, la federazione Russa, ecc. E se raschiamo sino in fondo il barile dovremmo imbatterci in una internazionale sempre più sola per mancanza di presenze valide. Ma giacché abbiamo scelto la tolleranza espellere qualcuno suona così poco chiaro da farci brancolare nel buio. Che ne pensa professore? (Riccardo Alfonso)

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Partecipare allo sviluppo

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2009

Il commissario europeo per lo sviluppo e gli aiuti umanitari Louis Michel è dinanzi ai rappresentanti delle città e regioni europee convenuti alla sessione plenaria del Comitato delle regioni (CdR) per invitarli ad investire nell’aiuto allo sviluppo. Il commissario ha sottolineato che “in un contesto economico difficile, che fa temere che un certo numero di Stati siano tentati di ridurre l’aiuto da essi destinato allo sviluppo, bisogna accogliere con favore e incoraggiare il crescente coinvolgimento degli enti regionali e locali in questo settore” e ha precisato che nel giro di sei settimane questa crisi ha ridotto in povertà oltre 100 milioni di persone. Louis Michel ha concluso affermando che “la lotta per lo sviluppo in questi paesi potrà essere condotta soltanto se si renderanno disponibili altri fondi”. Louis Michel ha descritto gli enti regionali e locali come partner a pieno titolo della politica in materia di sviluppo “e non più soltanto come possibili beneficiari dei suoi programmi”. Per questo motivo la Commissione europea e il Comitato delle regioni organizzeranno a dicembre le Assise della cooperazione decentrata, che riuniranno attori locali europei e attori locali dei paesi in via di sviluppo, per valutare la complementarità e l’efficacia dell’azione dei finanziatori europei. Inoltre, sempre in tale contesto il CdR creerà una Borsa della cooperazione decentrata, cioè una piattaforma elettronica che collegherà le necessità degli enti locali dei paesi in via di sviluppo con le capacità disponibili degli enti regionali e locali europei. In considerazione della crisi economica e delle sue gravi conseguenze per l’Africa, il CdR ribadisce, comunque, l’importanza del partenariato trilaterale UE-Africa-Cina. Questo è, in sintesi, il messaggio di Jean-Louis Destans, Presidente del consiglio generale dell’EURE (FR/PSE) e relatore del parere sul tema UE, Africa e Cina: verso un dialogo e una cooperazione trilaterali. Secondo il relatore, “la cooperazione trilaterale UE-Africa-Cina non deve risolversi in un appiattimento dell’UE sui metodi e sugli obiettivi della Cina. Tale approccio potrebbe non essere necessariamente compatibile con i valori e i principi dell’UE e gli interessi a lungo termine dell’Africa, ma non bisogna per questo escludere la ricerca di interessi comuni”.

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Un Berto al femminile, quest’anno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2009

colluMogliano Veneto (Tv) Ad aggiudicarsi la XXI edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto opera prima, pari a euro 7500, è Cynthia Collu con il suo romanzo d’esordio Una bambina sbagliata, edito da Mondadori. Questo è il verdetto a cui è giunta la Giuria dei Letterati, composta da Giuseppe Lupo (presidente), Mario Baudino, Goffredo Buccini, Andrea Cortelessa, Paolo Fallai, Laura Lepri, Giorgio Pullini, Marcello Staglieno e Gaetano Tumiati, dopo aver esaminato 139 opere, candidate dalle sole case editrici, di cui la gran parte di autori donna (51%). La vittoria è stata proclamata sabato scorso nel corso della cerimonia ufficiale, condotta da Maria Pia Zorzi, che si è svolta a Mogliano Veneto (Vv) nella piazzetta del Teatro alla presenza di Michele Campanaro, commissario straordinario del Comune di Mogliano Veneto (Tv), Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, Franco Melidoni, vicesindaco del Comune di Ricadi (Vv), Francesco Taccone, assessore alla Politiche Giovanili del Comune di Ricadi (Vv), e dei giurati. Una bambina sbagliata è un romanzo di formazione dove la protagonista Galathea Ligas, detta Thea, narra i primi ricordi legati alla sua infanzia, a un inverno mite e saturo di aromi penetranti, quando la madre e il padre, ad appena un anno di età, la lasciano ai nonni paterni in Sardegna, mentre loro restano a lavorare nel freddo milanese. E proprio dai nonni, quelli sardi paterni (il ferroviere socialista e la panettiera, bellissima e feroce) e quelli materni (poverissimi contadini del Sud), inizia il viaggio di Thea alla ricerca di un senso e di se stessa lungo una vita dura e dolorosa, segnata dal rifiuto della madre, dalla violenza alcolica e derelitta del padre e dagli anni trascorsi, insieme ai fratellini, per le vie di una Milano letterariamente inedita: quella della periferia di Quarto Oggiaro, proletaria e grigia, ma animata da figure di imprevedibile e profondissima umanità. Un riconoscimento, pari a euro 2000, è andato anche agli altri quattro finalisti: Alberto Gentili con Liberami amore (Garzanti), Pablo Rossi con L’ombra del poeta (Mursia), Gabriele Pedullà con Lo spagnolo senza sforzo (Einaudi) e Giorgio Vasta con Il tempo materiale (minimum fax).
Il Premio Berto opera prima, promosso dalle Città di Mogliano Veneto (Tv) e di Ricadi (Vv), si avvale anche del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, oltre al rinnovato e partecipato sostegno delle Regioni Veneto e Calabria, e della Provincia di Treviso che ha inserito il Premio Berto Opera Prima nella pubblicazione RetEventi, rivolta a tutte le famiglie del territorio, per promuove le manifestazioni d’eccellenza della Marca Trevigiana. (foto collu)

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I lavori minorili a Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 giugno 2009

Roma. Si terrà lunedì 15 giugno alle ore 10,30, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, la presentazione della terza inchiesta sul mercato del lavoro a Roma, quest’anno dedicata a “I lavori minorili nell’area metropolitana di Roma”. Lo studio, presentato dall’Osservatorio sull’occupazione e le condizioni del lavoro a Roma del Campidoglio, si avvale delle ricerche effettuate da IRES (Istituto Ricerche Economico e Sociali) e da Save the Children Italia, ed è un’analisi approfondita del lavoro minorile condotta, attraverso gli alunni delle scuole medie di tre Municipi romani (VIII-XII-XIX), nei versanti della città (est-sud-ovest) con il più alto tasso di ragazzi che in età scolare affrontano precocemente il mondo del lavoro. Il programma prevede gli interventi del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dell’Assessore alle Attività Produttive, Lavoro e Litorale, Davide Bordoni, del Capodipartimento del Ministero per le Pari Opportunità, Isabella Rauti, del Direttore del Dipartimento XIV del Comune di Roma, Federico Bardanzellu, del Direttore generale e della coordinatrice Progetti area protezione di Save the Children, Valerio Neri e Laura Lagi, del Direttore e della responsabile dell’Osservatorio sul lavoro minorile Ires Giovanna Altieri e Anna Teselli.

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