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Nicaragua: a un anno dall’inizio della crisi, più di 60.000 persone costrette a fuggire oltre confine

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

A un anno dall’inizio della crisi politica e sociale che ha colpito il Nicaragua, sarebbero 62.000 le persone fuggite nei Paesi confinanti, e la stragrande maggioranza di queste, circa 55.500 persone, cerca rifugio in Costa Rica.Molti – in un flusso che perlopiù è costituito da rifugiati – hanno dovuto attraversare le frontiere irregolarmente per evitare di essere scoperti, spesso camminando per ore lungo terreni accidentati ed esposti alla forte calura, all’umidità e al rischio di contrarre la malaria. Inizialmente il flusso era costituito principalmente da adulti, ma ora fuggono oltre confine anche famiglie, a volte con figli piccoli.Secondo l’Autorità per le Migrazioni della Costa Rica, a marzo 2019 erano circa 29.500 i nicaraguensi che avevano formalmente presentato domanda d’asilo. Ma con le strutture di accoglienza messe a dura prova, ve ne sono altri 26.000 in attesa di vedere le proprie domande formalizzate.Fra i richiedenti asilo vi sono studenti, ex funzionari pubblici, esponenti politici di opposizione, giornalisti, medici, attivisti per i diritti umani e agricoltori. In numeri significativi necessitano di cure mediche, supporto psicosociale, alloggio e assistenza alimentare.Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) sia la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) hanno espresso preoccupazione per l’aggravarsi della situazione in Nicaragua a partire da aprile 2018, denunciando gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di quanti hanno preso parte alle proteste contro il governo e di quanti li hanno sostenuti.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, elogia gli sforzi compiuti dalla Costa Rica per facilitare alle persone in fuga l’ingresso sul proprio territorio e l’accesso alla procedura d’asilo. Tali sforzi sono ancora più ammirevoli considerata la pressione notevole a cui sono soggetti il sistema d’asilo e le comunità locali.
L’UNHCR sta sostenendo il governo al fine di rafforzare le capacità di accoglienza e di ridurre i tempi necessari per prendere in carico i casi dei nuovi arrivati. Sono stati messi a disposizione 30 ulteriori esperti per la determinazione dello status di rifugiato (case adjudicators), nonché uffici, corsi di formazione e attrezzature per incrementare la capacità dell’Unità Rifugiati del governo, sia nella capitale San José sia nella sede di Upala, vicino al confine, aperta a dicembre 2018. L’UNHCR ha inoltre sostenuto il dispiegamento del personale dei suoi partner lungo il confine e a San José per facilitare l’implementazione di una risposta efficace e coordinata con le autorità statali.L’accesso all’istruzione primaria è garantito a tutti i bambini in Costa Rica, indipendentemente dal loro status giuridico: l’UNHCR ha sostenuto le scuole primarie situate lungo il confine settentrionale che hanno accolto alunni nicaraguensi, mettendo a disposizione banchi, sedie e articoli di cancelleria.Senza una soluzione politica alla crisi in Nicaragua, è probabile che le persone continueranno a fuggire. È necessario raccogliere fondi con urgenza per rafforzare la risposta umanitaria dell’UNHCR volta a consentire ai richiedenti asilo che ne hanno estremo bisogno di accedere agli aiuti, invece di dover ricorrere a lavori informali per pagarsi affitto e alimenti a prezzi fuori dalla loro portata.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, sta sviluppando un piano di risposta umanitaria inter-agenzie al fine di sostenere il governo nel soddisfare le esigenze immediate di richiedenti asilo e comunità di accoglienza in condizioni di crescente vulnerabilità.

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La Brexit e la questione del confine irlandese

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Roma Martedì 9 aprile, alle ore 18.30, presso l’Aula magna Regina della John Cabot University, via della Lungara 233, Trastevere conferenza-dibattito sulla Brexit e la questione del confine irlandese fra i maggiori atenei americani d’Europa, con sede nel cuore di Roma, a Trastevere – a cura dall’Istituto Guarini per gli Affari pubblici.
L’incontro si aprirà con la conferenza della professoressa Tara Keenan, a cui seguirà un pubblico confronto a cui parteciperanno diplomatici, studiosi di politica estera, esperti della materia e ricercatori.«Nel caso molto probabile in cui la frontiera fra le due Irlande diventasse più rigida a seguito della Brexit, esiste il rischio concreto di una ripresa della violenza e anche del terrorismo, a distanza di 21 anni dagli accordi del Venerdì Santo», ha dichiarato il professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari pubblici della JCU.

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L’UNHCR chiede accesso ai rifugiati che si trovano al confine tra Algeria e Niger

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è preoccupata per la sicurezza delle persone vulnerabili provenienti da Siria, Yemen e Palestina che sarebbero bloccati al confine meridionale dell’Algeria con il Niger.L’UNHCR è stata informata di un gruppo di circa 120 siriani, palestinesi e yemeniti che, dopo un periodo di detenzione nel centro di Tamanrasset nel sud dell’Algeria, è stato trasferito in un’area vicina al valico di frontiera di Guezzam il 26 dicembre.Di questo gruppo, alcune persone sono già note all’UNHCR come rifugiati registrati fuggiti da conflitti e persecuzioni o affermano di aver cercato protezione internazionale in Algeria.Secondo le informazioni rese disponibili all’UNHCR, 20 individui restano attualmente bloccati nel deserto ed esposti alle intemperie, a tre chilometri dal valico di frontiera di Guezzam. Le altre 100 persone che sono state portate al confine risultano disperse.L’UNHCR è in contatto con le autorità algerine per questa vicenda e chiede di ottenere l’accesso ai rifugiati per valutare i loro bisogni di protezione. Tuttavia, alla luce del resoconto dei media in Algeria, in cui si afferma che queste persone sono state trasferite al confine in accordo con l’UNHCR, desideriamo chiarire che l’Agenzia non ha avuto nessun coinvolgimento.Dato l’urgente imperativo umanitario di fornire assistenza a coloro che sono bloccati al confine, l’UNHCR fa appello alle autorità algerine per ottenere l’accesso alle persone in fuga, per rispondere ai loro bisogni umanitari, identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e garantire la loro sicurezza.Riconoscendo le sfide affrontate dall’Algeria nel rispondere a flussi migratori misti, l’UNHCR mantiene regolari comunicazioni con le autorità per affrontare la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che possono essere oggetto di arresto e allontanamento.
L’Algeria ha aperto le sue porte a circa 50.000 rifugiati siriani che hanno cercato sicurezza nel paese e chiediamo alle autorità di estendere questa ospitalità a coloro che ne hanno bisogno.Mentre la gestione delle frontiere rimane una prerogativa sovrana di tutti i governi, l’UNHCR ribadisce che la sicurezza delle frontiere e la protezione internazionale non si escludono a vicenda.L’UNHCR sottolinea che qualsiasi persona la cui vita è a rischio nel proprio paese di origine deve essere in grado di accedere al territorio e chiedere asilo in un paese sicuro, e che ogni richiesta di asilo dovrebbe essere considerata individualmente.

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Vertenze e reati: Il confine tra legalità e necessità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 dicembre 2018

A seguito di un’indagine a campione rivolta alle famiglie che hanno dichiarato di aver subito un’ingiustizia dal proprio lavoratore, DOMINA ha riscontrato che oltre la metà dei rispondenti (56%) dichiara di aver subito furti da parte dei lavoratori domestici. Si tratta prevalentemente di generi alimentari (41,1%) o vestiario e biancheria (37,2%). Meno frequente invece il caso di furto di denaro o oggetti preziosi (21,7%). Per quanto riguarda i reati penali, solo il 14,5% del campione dice di aver subito episodi di questo tipo. Si tratta, per citarne alcuni, di violazione di domicilio da parte di terzi, stalking o minacce, truffa ai beni di famiglia (circonvenzione d’incapace – testamenti viziati – intestazione di beni di famiglia – depauperazione del patrimonio di famiglia), ricatti per segreti personali o di famiglia, prelievo non autorizzato con il bancomat o con la carta di credito. Di nuovo abbastanza frequente (48,9%), invece, il verificarsi di altri fatti gravi quali: abbandono dell’assistito, maltrattamenti fisici, segregazione della persona non autosufficiente, tentato omicidio, molestie. “La percentuale di denunce è molto bassa nel caso dei furti, pari al 6%, mentre sale per i reati e gli altri fatti gravi” commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Molte famiglie – continua Gasparrini – davanti a tali comportamenti, non sono intenzionate a procedere giudizialmente, poichè è diffusa anche la componente della paura (minacce o intimidazioni)”.

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Usa: Trump e il confine con il Messico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 novembre 2016

trumpNel corso della campagna elettorale per la presidenza degli USA, il candidato Donald Trump, sosteneva la necessità di costruire un muro sul confine messicano per evitare l’afflusso di clandestini latinoamericani o ispanici, che dir si voglia: 200 km di muro per un costo stimato in 10 miliardi di dollari.
Non so chi se l’e’ bevuta perche’, a dire il vero, il muro o rete c’era gia’ e risale al 1994, quando era presidente Bill Clinton. Fu, anche, proposta una legge (1) sul controllo e sulla sicurezza delle frontiere dal presidente George Bush, che fu approvata dal Senato USA, con il voto favorevole dell’allora senatore Barack Obama. Il neo eletto Trump, sempre in campagna elettorale, promise l’espulsione di 12 milioni di immigrati, oggi ridotti a 2-3 milioni, cioe’ quanti ne furono mandati via sotto la presidenza Obama. Il motivo e’ evidente: chi fa il lavoro che gli americani non vogliono fare? Gli ispanici, che conviene tenersi, salvo i malviventi.
Un po’ di informazione sarebbe necessaria ma, soprattutto, sarebbe indispensabile, per noi italiani, avere informazioni (ahi, ahi!), su quanto promesso dal candidato Trump e quanto fara’ il presidente Trump, per ricordare che alle parole dovrebbero corrispondere i fatti (speriamo di no). (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Siria: aiuti per 75.000 persone bloccate al confine tra Siria e Giordania

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2016

siriaIl Direttore generale del World Food Programme Ertharin Cousin, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake e il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni William Lacy Swing hanno annunciato oggi il completamento di un’operazione di soccorso in cui sono stati garantiti ad oltre 75.000 persone alimenti e aiuti umanitari.“Oggi WFP, UNHCR, IOM e UNICEF hanno concluso un’operazione di soccorso urgente per garantire razioni di un mese di cibo e rifornimenti igienico sanitari ad oltre 75.000 persone bloccate su un terrapieno al confine tra la Siria e la Giordania.” “Senza avere la possibilità di superare il confine o di tornare indietro, la situazione che stanno affrontando donne, uomini e bambini si fa sempre più disperata. Rifugiati in tende di fortuna, affrontano le dure condizioni del deserto – con temperature che raggiungono fino a 50 gradi – e le improvvise tempeste di sabbia, senza avere né cibo a sufficienza, né abbastanza acqua per sopravvivere. Sono estremamente urgenti anche le cure mediche salvavita. Le donne incinta, i bambini, i più anziani e i malati sono i più vulnerabili.”Ringraziamo il Governo del Regno Hascemita di Giordania per il supporto dato per questa delicata operazione. Confidiamo in ulteriori sforzi affinché le persone sul terrapieno possano essere raggiunte con aiuti umanitari, in tempo per salvare le loro vite.”

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Immigrati: Situazione al confine tra Grecia e Macedonia

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2015

macedoniaL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR) ha espresso oggi preoccupazione per la situazione sempre più precaria al confine tra Grecia e Macedonia, dove è stata usata la forza per impedire alle persone di attraversare la frontiera. L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati António Guterres ha parlato della situazione con Nikola Poposki, Ministro degli Affari Esteri della Macedonia, ed ha ricevuto assicurazioni sul fatto che in futuro i confini non verranno chiusi. “L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per le migliaia di rifugiati e migranti vulnerabili, in particolare donne e bambini, che si trovano ora ammassati nella parte greca del confine in condizioni che continuano a peggiorare” ha affermato l’Agenzia in un comunicato.L’Agenzia, comprendendo le pressioni che sta affrontando la Macedonia e le legittime preoccupazioni sulla sicurezza, fa appello al Governo per mettere in atto meccanismi che consentano di garantire una gestione ordinata delle frontiere senza trascurare le esigenze di protezione.In particolare, l’Agenzia ha detto di aver incoraggiato il governo a lavorare con l’UNHCR per realizzare adeguate capacità di accoglienza nel paese, così come una procedura organizzata per la registrazione e l’identificazione.
“L’UNHCR sta anche facendo appello alle autorità greche per rafforzare le modalità di registrazione e di accoglienza per le persone bisognose di protezione internazionale, per fornire assistenza urgente alle persone bloccate nella parte greca e per aiutarle a trasferirsi verso strutture di accoglienza lontane dal confine,” aggiunge il comunicato.L’UNHCR ha detto di essere pronta a fornire assistenza ad entrambi i governi per affrontare tali gravosi impegni.”Reiteriamo i precedenti appelli all’Unione Europea affinché intensifichi il sostegno ai paesi interessati e coinvolti nel flusso dei rifugiati nell’Europa sud-orientale, anche attraverso una robusta attuazione dell’Agenda UE sulla migrazione e l’aumento delle alternative legali per l’ingresso in Europa” riporta la nota.L’UNHCR ha inoltre invitato l’Europa ad agire insieme per rispondere a questa crisi crescente e aiutare i paesi maggiormente interessati, come Grecia, Macedonia e Serbia.

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Nuovo afflusso di rifugiati nigeriani in Camerun, pronte a partire le operazioni di trasferimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2015

camerunLa regione del Far North in Camerun ha assistito a un nuovo afflusso di rifugiati durante il fine settimana, dopo gli scontri avvenuti nel nord-est della Nigeria tra forze militari regionali e insorti. Secondo quanto dichiarato dalle autorità camerunensi, sono circa 16.000 i rifugiati nigeriani entrati nel paese dopo essere stati colpiti dalle continue violenze in corso nei villaggi lungo il confine. Secondo le autorità, altri rifugiati starebbero oltrepassando la frontiera in queste zone in cui le condizioni di sicurezza sono estremamente instabili, soprattutto nelle remote aree di confine di Makaria, Logone Birni e Fotokol – che si trovano a sud del lago Ciad e che nelle ultime settimane hanno subito ripetuti attacchi da parte degli insorti nigeriani.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta lavorando in stretto contatto con il governo del Camerun per trasferire i rifugiati il ​​più velocemente possibile lontano dalle aree di conflitto alla volta di un sito di transito a Kousseri, che si trova a 90 chilometri dal confine e 370 chilometri a nord di Minawao, sede di un campo profughi già allestito. A causa del conflitto in corso nel territorio camerunense tra forze militari e ribelli, l’UNHCR non ha accesso alle zone di confine dove sono arrivati ​​i rifugiati. Insieme ai partner umanitari, tra cui il Programma Alimentare Mondiale, l’International Medical Corps, IEDA Relief e Public Concern, l’Agenzia è pronta a condurre attività di screening nel sito di transito e a fornire ai nuovi arrivati assistenza di emergenza in campo sanitario, alimentare e della fornitura di acqua e cibo.I convogli per il trasferimento dal confine di Kousseri partiranno domani, 4 marzo. Dopo le procedure di screening, l’UNHCR potrà quindi organizzare trasferimenti quotidiani di 2.000 rifugiati nel campo di Minawao, dove sono già in corso operazioni di costruzione di alloggi e di impianti igienico-sanitari. A Minawao, l’Agenzia fornirà inoltre assistenza di base, tra cui coperte, set da cucina e sapone. Il campo ospita attualmente 32.621 rifugiati nigeriani.
Il governo del Camerun continua a fornire scorte per i convogli umanitari e di trasferimento per garantire la protezione fisica dei rifugiati e degli operatori umanitari. A causa delle condizioni di sicurezza nella regione e della prospettiva di un maggior numero di arrivi di rifugiati, l’Agenzia sta valutando la possibilità di creare un secondo campo profughi, più lontano dal confine, ritenuto insicuro. Data la scarsità di acqua nella zona nei pressi di Minawao, l’UNHCR sta cercando di trovare un’area ottimale per la costruzione del nuovo campo, che fornisca livelli adeguati di acqua potabile per la popolazione di rifugiati in rapida crescita della regione del Far North.
A screening completo, il numero totale di rifugiati nigeriani in Camerun è stimato in 66.000 unità, di cui 41.571 già verificati dall’UNHCR.In Niger, all’inizio di febbraio attacchi di ribelli alle città di Bosso e Diffa hanno causato un deterioramento della situazione umanitaria nella regione, con l’esodo di circa 50.000 persone verso la città di Zinder (situata 500 chilometri a ovest della città di Diffa) e in tutta la regione di Diffa. I team dell’UNHCR riferiscono che le persone stanno progressivamente ritornando nelle loro case a Diffa, mentre Bosso rimane tutt’ora virtualmente disabitata.L’UNHCR, insieme alle autorità regionali, alle agenzie delle Nazioni Unite e alle ONG partner, ha effettuato una rapida valutazione delle aree della regione di Diffa dove si trovano le persone sfollate. La situazione è particolarmente preoccupante intorno al lago Ciad, in particolare a nord di Bosso, a causa della presenza di mine. L’accesso a queste popolazioni, che hanno un disperato bisogno di cibo, acqua e alloggio, è fortemente limitato. Un sensibile aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime di base nei mercati sta aggravando ulteriormente la già difficile situazione socio-economica della popolazione sfollata e della comunità ospitante.
Nella parte occidentale della regione di Diffa, l’UNHCR riprenderà nei prossimi giorni – in collaborazione con la Commissione Nazionale per l’Eleggibilità – il trasferimento volontario dei rifugiati dai villaggi di accoglienza al confine verso il campo profughi di Sayam Forage, situato 50 chilometri a nord della frontiera. L’Agenzia sta anche lavorando per all’allestimento di un altro campo di accoglienza per rifugiati e sfollati, nell’eventualità che la situazione nella regione di Diffa dovesse continuare a peggiorare.Secondo le autorità, negli ultimi due anni oltre 100.000 persone hanno trovato rifugio in Niger, tra cui rifugiati nigeriani e cittadini del Niger di ritorno in patria. La scorsa settimana, lo stato di emergenza nella regione di Diffa è stato prorogato per altri tre mesi dal Parlamento del Niger.Il conflitto nel nord-est della Nigeria ha anche costretto circa 18.000 persone a fuggire in Ciad occidentale, di cui oltre 15.000 dall’inizio di gennaio, dopo gravi attacchi avvenuti nella città di Baga nel Borno State in Nigeria. Ad oggi, l’UNHCR ha trasferito 3.800 di queste persone nel sito di Dar es Salam.Inoltre, sono quasi un milione le persone sfollate nel nord est della Nigeria, secondo i dati forniti dal Nigeria Emergency Management Agency.

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Automobili di lusso: La differenziazione dei marchi rivoluzionerà il mercato globale entro il 2020, secondo Frost & Sullivan

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 agosto 2014

gara automobilisticaI produttori di automobili (OEM) nel sempre più competitivo mercato globale delle automobili di lusso stanno esplorando nuovi metodi per differenziarsi e posizionare il proprio marchio in modo tale da ottenere un vantaggio competitivo. I produttori di automobili di lusso si stanno anche adattando a diverse tendenze emergenti, sia sociali che tecnologiche, per restare al passo con le richieste dei clienti. Ad esempio, le automobili di lusso più piccole ed efficienti nel consumo di carburante stanno guadagnando popolarità, poiché le dimensioni non sono più un parametro chiave nella definizione di un veicolo di lusso. Una nuova analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Future of the Global Luxury Vehicle Market”, rileva che berline compatte, SUV e crossover rappresentano il futuro, ora che la linea di confine tra veicoli premium e di lusso è meno netta. Sempre più case produttrici che si rivolgono al mercato di massa stanno lanciando modelli di lusso, mentre i produttori di automobili di lusso tradizionali si estendono verso il basso, offrendo anche modelli più piccoli. Spesso questi modelli sono disponibili ad un prezzo inferiore. La necessità di ridurre i costi di sviluppo ha portato anche ad una maggiore condivisione di piattaforma tra auto di massa e auto di lusso. “Le case produttrici devono trovare un equilibrio sottile nel differenziare i modelli di massa da quelli di lusso, – afferma Shwetha Surender, analista di Frost & Sullivan. – Se da una parte la percezione del marchio, il prezzo e l’esperienza dell’acquirente restano importanti, una tecnologia all’avanguardia sotto il cofano, una migliore connettività all’interno del veicolo e un design aerodinamico audace sono i fattori che danno ad un’automobile di lusso quel qualcosa in più che la innalza e la separa dalla massa”. Una strategia di differenziazione consiste nell’offrire caratteristiche a valore aggiunto, come grafica 3D nel display video e sistemi anticollisione, comprese nell’allestimento standard dei modelli di lusso. Anche connettività e guida automatica stanno diventando dei parametri chiave per cui sarà giudicato un marchio in futuro. “Le automobili di lusso di fascia bassa che offrono tecnologie per la mobilità intelligente e servizi connessi di eccellenza faranno breccia nel mercato globale, specialmente perché si prevede che le generazioni X e Y registreranno la maggior parte delle vendite di auto di lusso nei prossimi anni, – osserva Surender. – I produttori di automobili di lusso come Daimler e BMW stanno introducendo la berlina CLA e i modelli della Serie 3 a un prezzo di circa 30.000 dollari in previsione di questa tendenza.” Inoltre, i produttori di automobili di lusso stanno investendo nella raccolta e analisi di dati per consentire una transizione senza soluzione di continuità dagli strumenti online a quelli offline e offrire un’esperienza digitale del marchio unica per i clienti nel settore dei veicoli di lusso.
“Future of the Global Luxury Vehicle Market” fa parte del programma Automotive & Transportation Growth Partnership Service. Lo studio presenta i segmenti di mercato che si sono evoluti per andare incontro alle esigenze dei clienti in continua evoluzione e analizza le strategie di branding e per i nuovi canali di mercato adottate dai produttori di automobili di lusso. Analizza inoltre le macro tendenze nel settore automobilistico e il loro impatto sul mercato, sottolineando le tendenze tecnologiche chiave e i lanci di nuovi prodotti previsti. Altri studi di Frost & Sullivan compresi nel servizio sono: “Key Focus Areas for Driveline Systems in Europe and North America”, “North American Advanced Features Market and Optional/Standard Strategy of OEMs”, “In-vehicle Advertising in the North American Automotive Infotainment Market” e “Potential of the Luxury Vehicle Market in India”. Tutti i servizi di ricerca compresi nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui con gli operatori del mercato.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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Sinai: guardia egiziana spara a profuga eritrea

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

Sabato scorso la polizia militare egiziana ha sparato a una donna eritrea che tentava di superare il confine con lo Stato di Israele. La donna era appena stata liberata da un banda di trafficanti, vicino al tratto di confine due chilometri a sud di Kerem Shalom. Le autorità egiziane hanno dichiarato all’agenzia Ma’an che la donna non avrebbe avuto documenti in regola e non si sarebbe fermata all’alt intimatole da un agente. La profuga è stata condotta presso un ospedale per essere curata, dopodiché sarà incarcerata per “immigrazione illegale” e quindi deportata in Eritrea. Attualmente l’Egitto è governato da un consiglio militare e i cittadini, sia stranieri che di nazionalità egiziana, vengono incriminati e incarcerati senza alcun processo. Come ha recentemente denunciato l’organizzazione Coalit, “Gli attivisti per i diritti umani egiziani sospettano che migliaia di cittadini egiziani vengano imprigionati e processati da tribunali militari, spesso a porte chiuse, da quando il presidente Hosni Mubarak è stato estromesso dal potere, lo scorso 11 febbraio”.

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Sinai: profughi arrestati al confine con Israele

Posted by fidest press agency su domenica, 22 maggio 2011

La polizia di confine egiziana ha arrestato ieri 10 profughi subsahariani nella zona di Kontella, che fa parte del Sinai centrale, mentre cercavano di entrare in Israele. Il gruppo, composto da sei eritrei, tre sudanesi e un etiope è stato intercettato da una pattuglia e tratto in arresto per “immigrazione illegale”. Alla vista degli agenti, i trafficanti che li accompagnavano sono fuggiti, nonostante l’alt intimato dagli uomini in divisa, che hanno anche esploso in aria alcuni colpi d’arma da fuoco. Le autorità hanno imposto ai migranti di firmare una dichiarazione in cui essi hanno riconosciuto di non avere diritto allo status di rifugiati, ma di essere entrati in Egitto illecitamente al fine di cercare lavoro nello Stato di Israele. Secondo le informazioni fornited alle autorità, ogni migrante avrebbe pagato 1000 dollari ai trafficanti per essere condotto nei pressi del confine.

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Civili intrappolati in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Dal pomeriggio di mercoledì il numero di civili in fuga dalla violenza in Libia è calato sensibilmente. Se fino ai primi giorni della settimana ogni giorno dalle 10mila alle 15mila persone si riversavano oltre confine in Tunisia, nella giornata di ieri sono state meno di 2.000. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è teme seriamente che le persone non riescano a lasciare la Libia. La frontiera sul lato libico adesso è presidiata da uomini delle forze filogovernative pesantemente armati. Secondo le testimonianze di alcune persone che sono riuscite a varcare il confine, telefoni cellulari e fotocamere verrebbero confiscati lungo la strada. Molti altri sembranomolto spaventati e non vogliono raccontare la loro esperienza. La risposta della comunità internazionale all’appello congiunto di UNHCR e OIM è stata rapida. Ciò ha permesso di compiere importanti progressi nell’evacuazione dei cittadini egiziani e di altre nazionalità riversatisi in territorio tunisino. Trasporti aerei o marittimi sono stati messi a disposizione da Egitto, Tunisia, Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna. Il governo egiziano ha rimpatriato decine di migliaia di propri cittadini. Australia, Austria, Belgio, Commissione Europea, Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia e Spagna hanno offerto fondi per sostenere la rispostadell’UNHCR alla crisi in Libia. Cominciano ad affluire anche donazioni da parte di privati. Al momento sono circa 12.500 le persone che devono essere evacuate. Oltre 10.000 sono originarie del Bangladesh e oggi sono in programma due voli per il paese del subcontinente indiano. Se il controllo militare della frontiera e delle vie di comunicazione dovesse ridursi, l’imponente esodo dei giorni scorsi potrebbe riprendere. Per questo l’UNHCR sta progettando l’allestimento di un secondo campo nei pressi del confine. Un team dell’UNHCR si trova attualmente a Bengasi, nella parte orientale della Libia, nell’ambito di una missione congiunta di valutazione composta da operatori di varie agenzie. La missione ha registrato la presenza di un campo, nell’area del porto, dove 8.000 stranieri sono in attesa di essere evacuati. Le operazioni di evacuazione sono avviate e la maggior parte di queste persone lascerà il paese nei prossimi due giorni. Vi sono tuttavia 305 cittadini eritrei, 191 etiopici e 153 somali che rifiutano con forza di essere evacuati. Si tratta per la maggior parte di giovani uomini, ma tra loro anche 40 donne e tre bambini. Dalle loro testimonianze si apprendono i notevoli problemi che hanno dovuto affrontare nelle scorse due settimane, anche se sta crescendo la solidarietà verso le persone provenienti dai paesi dell’Africa subsahariana. Da quanto riferisce il team UNHCR, la Mezzaluna Rossa libica è particolarmente attiva nel fornire assistenza. Aiuta anche cittadini di paesi terzi e rifugiati a raggiungere il confine. Per lo staff del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) invece il problema principale è la scarsità di medici nella regione: la maggior parte erano stranieri e sono stati evacuati. Si teme inoltre che nelle prossime due settimane, oltre alle scorte alimentari, possa cominciare a scarseggiare anche il carburante.

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La crisi al confine Libia-Tunisia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

La situazione al confine occidentale della Libia è sempre piu complessa. Le informazioni raccolte da INTERSOS direttamente dal confine e dal proprio ufficio di Ginevra che si coordina con le maggiori agenzie delle Nazioni unite, confermano che il flusso di migranti che lasciano la Libia verso la Tunisia è in costante aumento. Oltre 75.000 persone hanno attraversato il confine dal 19 febbraio, la maggior parte dei quali sono egiziani che, avendo perso il lavoro per il quale si trovavano in Libia, chiedono ora di rientrare in patria. Circa 40.000 persone stanno attendendo dall’altra parte del confine, in territorio libico.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno lanciato un appello ai governi per supportare un’operazione di evacuazione delle persone, così da decongestionare la situazione al confine e poter quindi occuparsi delle persone identificate come in stato di bisogno e dei richiedenti asilo. INTERSOS sta valutando la situazione concreta e in costante coordinamento con i maggiori attori coinvolti, riteniamo che il supporto della comunità internazionale debba oggi concentrarsi nel fornire i mezzi logistici necessari a rimpatriare, via aerea e via mare,  le decine di migliaia di persone che lo chiedono. Attendendo che si proceda a un’accurata valutazione delle condizioni e dei bisogni dei richiedenti asilo in Tunisia.INTERSOS raccomanda che le risposte del governo italiano vadano proprio a sostegno delle azioni ora necessarie: sostenere il governo tunisino e le agenzie internazionali attraverso la fornitura di tende e beni di prima necessità, per garantire l’assistenza in questa fase transitoria.  E’ necessario inoltre che il nostro paese non agisca in modo unilaterale, ma lo faccia in stretto coordinamento con le agenzie delle Nazioni Unite presenti sul campo, in particolare con UNHCR, rispondendo al principale problema dell’urgente rimpatrio volontario delle persone ora in fuga, fornendo quindi senza ritardi adeguati mezzi navali e aerei. Occorre evitare che i necessari centri di transito e di assistenza si trasformino in campi permanenti in territorio tunisino, così come occorre tenere ben distinti, senza confonderli, l’assistenza umanitaria e la volonta governativa di prevenire presunti flussi di richiedenti asilo.

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Migliaia di stranieri abbandonano la Libia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2011

Staff OIM alla frontiera di Ras Adjir tra Libia e Tunisia, fa sapere che sempre più persone attraversano la frontiera con la Tunisia, nel tentativo di fuggire dalla Libia. La maggior parte delle persone che varcano il confine sono tunisine, ma tra coloro che lasciano il paese ci sono anche migranti di varie nazionalità. Oltre 6.700 tunisini sarebbero fuggiti attraverso il punto di confine di Ras Adjir in tre giorni. Martedì notte (23/2), molti lavoratori migranti egiziani e cinesi sono arrivati alla frontiera. Circa 850 egiziani partiranno oggi verso l’Egitto dall’Aeroporto di  Djerba accompagnati da staff OIM e volontari della Mezzaluna rossa tunisina . Due aerei inviati dal governo egiziano li trasporteranno a  casa. Circa 830 operai cinesi sono giunti in autobus affittati dal consolato cinese a Tripoli e sono state portati a Tunisi. Gli operatori OIM affermano che coloro che arrivano alla frontiera provengono principalmente da Tripoli e comprendono il personale delle ambasciate di vari paesi che ha deciso di lasciare la capitale. “Delle decine di migliaia di africani e asiatici che lavorano in Libia solo pochi sono riusciti finora a raggiungere il confine” afferma Laurence Hart, capo missione OIM in Libia, “probabilmente non hanno le risorse per pagare per il viaggio” “Siamo molto preoccupati per tutti gli immigrati che intendono lasciare la Libia, ma non possono”, continua Hart. “Molti paesi che non hanno risorse adeguate per evacuare propri connazionali stanno chiedendo il supporto dell’OIM. Stiamo pertanto preparando un urgente appello ai donatori per ottenere dei fondi che ci possano permettere di intervenire al più presto”,Nel frattempo l’ufficio OIM nella capitale del Niger, Niamey, segnala che 170 Nigerini hanno attraversato il confine dalla Libia. Sono attualmente ospitati dall’OIM nel centro di transito a Dirkou, da dove saranno trasferiti nella città di Agadez. Questo primo gruppo ha riferito che centinaia di altri cittadini del Niger si dirigono verso il confine sui camion. Pare inoltre  che alcuni camion siano in panne lungo la strada. L’OIM e la Croce Rossa del Niger prevedono l’arrivo di diverse centinaia di migranti nelle prossime ore. Un team composto da personale OIM dell’Egitto, UNHCR e l’UNOCHA inizierà intanto domani (25/2) una missione di valutazione al confine libico, nei pressi della città egiziana di Sollum. Circa15.000 egiziani hanno recentemente attraversato il confine in questo punto insieme a un piccolo numero di libici.

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Dramma umanitario nel Sinai

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 novembre 2010

L’Agenzia Habeshia, il Gruppo EveryOne e il Circolo Generazione Italia MI – Sez. Diritti Umani hanno appena ricevuto notizie tragiche dalla regione sul confine fra Egitto e Israele, dove 80 eritrei sono tenuti in schiavitù dai trafficanti di esseri umani, incatenati mani e piedi. Nonostante l’appello diramato dalle citate organizzazioni umanitarie ai governi di Egitto e Israele, oltre che al Parlamento Ue e all’ONU, non è partita alcuna missione di soccorso, non si è alzato alcun elicottero, non sono scattate le dovute indagini. I profughi vengono continuamente maltrattati e sono stati marchiati a  fuoco come bestie, una brutalità finalizzata a chiedere soldi ai parenti che vivono in Occidente. Chiedono un aiuto subito prima di essere uccisi, come è già avvenuto in passato in situazioni simili.
La nostra richiesta di aiuto ai governi Europei, al Parlamento e alla Commissione Ue, all’UNHCR, affinché intervengano con urgenza estrema per salvare le vite di queste persone che sono stremate, mentre i loro carcerieri sono sempre più violenti, è ora quasi disperata.
“Bisogna fare pressione sul governo Egiziano che intervenga a liberare i rifugiati dalle mani di questi trafficanti,” chiede il sacerdote eritreo don Mussie Zerai.  L’Agenzia Habeshia insieme a EveryOne, Generazione Italia e alle ong che si impegnano in questa difficile missione, si appellano al Governo italiano: “Salvate la vita a questi profughi Eritrei, Etiopi, Somali e Sudanesi. Non restate inerti. Stiamo gridando per dare voce a questi nostri fratelli costretti a stare in catene, sotto tortura. Chi ha a cuore la dignità umana, i diritti in violabili della persona umana, agisca secondo le proprie funzioni, con coraggio e umanità”. Sulla vicenda, è stata finora presentata un’interrogazione al Senato al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri dall’on. Pietro Marcenaro (PD).

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Maestri a Brera

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

Milano fino al 23/5/2010 via Brera, 2 Galleria Ponte Rosso Aldo Carpi, Francesco De Rocchi, Gino Moro Scrive Stefano Crespi nella presentazione alla mostra:  Sarebbe forse ovvio ribadire quanto siamo immersi in una situazione di linguaggi dove vengono meno il tempo, l’emozione, la soggettività, l’altrove dell’evento. Questa mostra sembra riproporre quasi l’esemplarità testimoniale di tre maestri a Brera (Carpi, De Rocchi, Moro) dove permane l’atto vivente della pittura nella condizione, nell’orizzonte dell’epoca. Aldo Carpi nel 1930 subentra ad Ambrogio Alciati, per la cattedra di pittura all’Accademia di Brera dove insegnerà fino al 1958. Rivelativo della sua personalità e’ il Diario di Gusen. Al confine della vita ricorda gli amici artisti, ricorda gli allievi. Ha una visione profonda di luce, di colori, di affetti, di preghiere”.
Gino Moro, docente per numerosi anni all’Accademia di Brera, mancato nel 1977, e’ stato un artista con un tratto umanissimo, riservato, anche con un lieve disincanto (in un ricordo di Piero Chiara). I temi dei suoi quadri sono paesaggi, case, fiori (con un omaggio a De Pisis), nudi.  (maestri a Brera)

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Sull’ampio confine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2010

Di Michele Zanzucchi Il Caucaso: una lunga e larga zona di frontiera, dalla steppa russa al deserto iraniano. Un grande, immenso confine popolato da civiltà millenarie stabili e potenti, ma anche da etnie di poche centinaia di unità. Terra di straordinaria bellezza paesaggistica, questa regione dell’Europa centrorientale è zona ecumenica e interreligiosa per eccellenza. Qui i cristiani sono chiamati a rispondere a tre sfide assai complesse: la sfida dell’ecumenismo, in particolare del dialogo cattolico-ortodosso; quella del rapporto con i fedeli di altre religioni (per la forte presenza islamica); e del dialogo con l’ateismo e l’agnosticismo, eredità del periodo sovietico. Con lo stile agile, tipico del reportage di viaggio, l’Autore traccia una radiografia lucida e originale della vita della comunità cristiana. (sull’ampio confine)

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Bomba al tribunale di Reggio Calabria

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

“Quanto accaduto a Reggio Calabria ha dell’inquietante che non può essere sottovalutato”. A dirlo è Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, riferendosi all’attentato dinamitardo perpetratosi al Tribunale di Reggio Calabria, che per fortuna non ha avuto conseguenze gravi per le persone. “Il Coisp – afferma Maccari – esprime tutta la sua solidarietà ai Magistrati che lavorano nelle Procure “di confine” ed assicura che le Forze dell’Ordine non faranno mai mancare il proprio appoggio per portare avanti indagini, a volte delicatissime, intese a sgominare pericolose bande di delinquenti”. “Nessuno – continua il Segretario Generale del Coisp – può pensare di intimidire la giustizia o peggio ancora di colpirla al cuore. Però – conclude Maccari – questo episodio deve suggerire al Governo, così come ha anche sottolineato oggi dal Procuratore Grasso, che l’intelligence investigativa istituzionale deve essere rinforzato con uomini e mezzi, compresa la tecnologia adatta, e non attraverso scorciatoie che non assicurano sicurezza ma consentono di distogliere l’attenzione mentre, una delinquenza senza scrupoli, alza il tiro”.

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Teatro ricerca

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2009

Isola Polvese, Lago Trasimeno (Umbria) da venerdì 4 a giovedì 10 settembre 2009  Incontro internazionale di teatro di ricerca “Terre di confine. Lo spazio del teatro” con la partecipazione di Eugenio Barba  e  Odin Teatret (Danimarca) Teatro Proskenion (Italia) Teatro Laboratorio (Italia) The Working Party (Germania) La Secreta Compania (Spagna)  Il programma si divide in tre attività principali. I banchetti culturali in cui i gruppi partecipanti e quelli ospiti potranno presentare le loro attività attraverso dimostrazioni di lavoro, video e spettacoli, gli spettacoli teatrali e infine le conferenze di ospiti sul tema dello spazio teatrale.  Si comincia venerdì 4 settembre alle 17 con la presentazione dei gruppi partecipanti e l’apertura dei lavori. Sabato 5 settembre alle 9 ci sarà il banchetto culturale di Ginevra Sanguigno (Milano) “School for designing a society     Domenica 6 settembre alle 9 è previsto il banchetto culturale degli artisti aquilani, con Cecilia Cruciani e Cristiana Alfonsetti. Dopo il 6 aprile un gruppo di teatranti sopravvissuti al terremoto fondano l’Associazione Artisti Aquilani.  Lunedì  7 settembre alle 9 il banchetto culturale a cura del gruppo Grotest Maru (Berlino). Alle 16 la conferenza “Teatro e spazio culturale” di Fulvio Librandi (Università della Calabria) e alle 18,30 Pier Giorgio Giacchè (Università di Perugia) intervista Eugenio Barba sul tema della regia alla luce del suo ultimo libro, appena pubblicato dalla Ubulibri dal titolo “Bruciare la casa”. Martedì 8 settembre alle 9 è previsto il lavoro pratico di Eugenio Barba e Julia Varley. Alle 16 la conferenza di Eugenio Barba sullo spazio teatrale e lavoro pratico con i partecipanti.  Mercoledì  9 settembre ore 9 sarà la volta del banchetto culturale con Nino Racco dal titolo “Il cantastorie e la conquista dello spazio”. Alle 11 con Sergio Lo Verde (Palermo) dal titolo “La porta di AlBab, come reinventare uno spazio. Il Teatro della tutela e l’architettura partecipata”. Un progetto realizzato a Palermo per la promozione del patrimonio culturale e dello sviluppo economico. Alle 16 ci saranno le dimostrazioni di lavoro dei gruppi partecipanti. Alle 21 la transizione con tutti i gruppi partecipanti.
Linea Trasversale, fondata nel 1995 da Claudio La Camera, regista del Teatro Proskenion,  è una rete internazionale di teatro che organizza incontri periodici di lavoro con sessioni di studio teorico e pratico. La finalità principale è quella di mettere in contatto le diverse realtà della geografia teatrale favorendo scambi di esperienze sulle dimensioni pratiche del lavoro. Gli incontri di Linea hanno dimostrato che il teatro può diventare uno spazio culturale condiviso, sia per la destinazione del suo luogo fisico, sia per la specificità delle attività programmate.   Uno spazio come luogo culturale può essere quindi “inventato” in molti modi.  L’incontro ha l’obiettivo di rappresentare alcune forme di invenzione  di uno spazio culturale attraverso il teatro.

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Carceri e sistema illegale

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2009

Intervento della senatrice Donatella Poretti, Radicali – Pd Un detenuto costretto ad un trattamento non umano e degradante nelle carceri italiane si vede riconoscere l’ingiustizia subita dopo sette anni dalla Corte europea per i diritti umani. E la giustizia italiana? Possibile che per  ammettere l’illegalita’ e l’incostituzionalità del nostro sistema penale occorra uscire dalle aule e dal confine italiano? Esempio opposto arriva da oltreoceano dove e’ la stessa giustizia californiana a chiedere allo Stato di porre un tetto ai detenuti e quelli in più devono uscire! E la politica italiana? Dopo l’indulto non aver fatto l’amnistia e’ la colpa grave del Parlamento. Il ministro della Giustizia evoca l’illegalità del sistema penitenziario da mesi mentre non si assume la responsabilita’ di governare il disastro; il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fa di peggio, nega l’evidente e sostiene che il problema non esiste e che con qualche posto in piu’ tutto andrà meglio. Sono entrambi la manifestazione dello sfascio del sistema carcere e giustizia più in generale. La soluzione unica del sistema penale e della criminalizzazione e carcerizzazione dei fenomeni sociali -tossicodipendenza, immigrazione, emarginazione sociale, prostituzione- li incacrenisce e non li risolve.Confidiamo che queste notizie servano perche’ parlamentari e consiglieri regionali utilizzino l’iniziativa dei Radicali per ferragosto per entrare negli istituti penitenziari per poi uscirne rafforzati dalla necessità e urgenza di un intervento concreto, ciascuno per proprio conto per porre fine allo sfascio e all’illegalità.

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