Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘conflitti’

EWORLD INDEX 2019. Bambine, bambini, adolescenti e donne: educazione e conflitti

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Roma il 9 aprile 2019 dalle ore 11.00 alle ore 13.30 presso la Sala A. Moro, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Piazzale della Farnesina 1, ingresso centrale.Il WeWorld Index 2019 mette a fuoco il forte nesso tra i diritti dei bambini, delle bambine e le parità di genere. Il progresso di un Paese è misurato nella serie dei WeWorld Index attraverso indicatori economici e sociali che analizzano le condizioni di vita dei soggetti più a rischio di esclusione: l’approfondimento è dedicato ai conflitti, la principale barriera in molti Paesi interessati da crisi per l’accesso all’educazione di qualità.

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Campagna di Rondine per la riduzione dei conflitti armati

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

È l’Italia il primo Paese che si impegna a sostenere l’Appello che Rondine ha presentato ai 193 Stati membri delle Nazioni Unite il 10 dicembre 2018, in occasione delle Celebrazioni del 70° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. L’impegno è quello di spostare il costo di un’arma dal bilancio della difesa ad una borsa di studio per formare leader di pace. “Vi garantisco il mio pieno appoggio morale e non mi sottraggo all’impegno. Sono lieto di accettare il vostro invito a Rondine e nell’occasione della mia visita vi dirò quanto saremo riusciti a spostare dal bilancio della difesa per la formazione di leader di pace”, dichiara il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ieri mattina ha sottoscritto l’impegno in occasione dell’incontro con una delegazione dell’associazione Rondine, che da venti anni lavora per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione della propria metodologia per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto. “Vi assicuro – continua Conte – che abbiamo sempre cercato di mettere il valore della persona al centro, come ho detto in diverse sedi parlando di un nuovo umanesimo. Dobbiamo afferrare l’essere umano, il che significa che tutti nasciamo con diritti solo per il fatto di essere nati, a prescindere anche dal luogo di nascita, longitudine e latitudine”.Rondine ospita giovani provenienti da Paesi teatro di conflitti armati o post-conflitti in un borgo medievale in provincia di Arezzo: attraverso la convivenza quotidiana con il proprio nemico e un percorso di alta formazione, si preparano a diventare futuri leader di pace.Oggi l’Associazione conferma e rilancia il suo impegno con la campagna Leaders for Peace: un gesto simbolico che ha la forza della concretezza in grado di cambiare la Storia, come dimostra la vicenda di Maria Karapetyan, una vera leader di pace che dopo solo due anni dal termine del suo percorso di formazione a Rondine è diventata una delle protagoniste della rivoluzione di velluto armena e oggi siede nel Parlamento del nuovo governo. Lei, attivista per i diritti civili, ha portato la voce delle donne armene nella politica, aprendo una nuova era per la nazione. “La rivoluzione di velluto è stata post moderna, frammentata e inclusiva. Nessuno avrebbe potuto prevedere questo processo. In questo è come Rondine, un luogo in cui lavoriamo e continuiamo a inseguire un sogno, finché non si realizzano le condizioni per concretizzarlo”.Dopo l’appoggio morale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il forte sostegno di Papa Francesco, che ha rilanciato l’Appello invitando i capi di stato a firmarlo, arriva il primo risultato concreto di una campagna che in tre anni si prefigge di portare risultati concreti sul fronte della pace. “L’obiettivo è la graduale estinzione dei contesti bellici dal pianeta, attraverso l’affermarsi della cultura di relazioni pacificate. Siamo fieri che sia proprio l’Italia ad aprire questo percorso – afferma il presidente di Rondine Franco Vaccari, – il Paese dove il Metodo Rondine è nato, nutrendosi delle sue radici culturali. Un metodo che ha già cambiato la prospettiva di oltre duecento giovani, che stanno lavorando in tutto il mondo per operare questo grande cambiamento”.Attraverso la firma, l’Italia riconosce come emergenziale la questione dei conflitti armati e la necessità di diffondere tra i leader e i cittadini le abilità per trasformare positivamente i conflitti.

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UNICEF: 41 milioni di bambini in 59 paesi colpiti da conflitti o disastri

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 gennaio 2019

L’UNICEF ha lanciato oggi il nuovo Rapporto sull’intervento umanitario, che contiene gli appelli e gli impegni per il 2019 per fornire a 41 milioni di bambini in 59 paesi nel mondo accesso ad acqua sicura, nutrizione, istruzione, salute e protezione; per supportare il suo lavoro per i bambini in contesti di crisi umanitarie l’UNICEF chiede 3,9 miliardi di dollari di fondi necessari per il 2019. L’UNICEF stima che più di 34 milioni di bambini vivono in situazioni di conflitto e disastri senza accesso a servizi di protezione dell’infanzia, fra cui 6,6 milioni di bambini in Yemen, 5,5 milioni in Siria e 4 milioni in Repubblica Democratica del Congo. I cinque più grandi appelli riguardano i rifugiati siriani e le comunità ospitanti in Egitto, Giordania, Libano, Iraq e Turchia (904 milioni di dollari); Yemen (542,3 milioni di dollari); Repubblica democratica del Congo (326,1 milioni di dollari); Siria (319,8 milioni di dollari) e Sud Sudan (179,2 milioni di dollari).Milioni di bambini che vivono in paesi colpiti da conflitti e disastri non hanno accesso a servizi di protezione vitali per i bambini, mettendo a rischio la loro sicurezza, il loro benessere e il loro futuro: per i programmi di protezione dell’infanzia sono necessari 385 milioni di dollari dell’appello generale, compresi anche circa 121 milioni di dollari per i servizi di protezione per i bambini colpiti dalla crisi in Siria.I servizi di protezione dell’infanzia includono tutte quelle azioni per prevenire e rispondere ad abusi, abbandono, sfruttamento, traumi e violenza. L’UNICEF lavora anche per assicurare che la protezione dei bambini sia centrale in tutte le altre aree dei suoi programmi di intervento umanitario, che comprendono acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e altre aree di lavoro quali l’identificazione, l’attenuazione e la risposta ai potenziali pericoli per la salute e il benessere dei bambini.Tuttavia, i finanziamenti limitati e altre sfide come il crescente disinteresse delle parti in guerra per il diritto internazionale umanitario e il diniego dell’accesso umanitario rappresentano una significativa limitazione alla capacità delle agenzie per gli aiuti di proteggere i bambini. In Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, l’UNICEF ha ricevuto solo un terzo dei 21 milioni di dollari richiesti per i programmi di protezione dei bambini nel 2018, mentre circa un quinto dei fondi per la protezione dei bambini in Siria non è stato ricevuto.Nel 2019 ricorre il 30° anniversario della ratifica della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e il 70° anniversario della Convenzione di Ginevra, ma, oggi più che in qualsiasi altro momento degli ultimi 30 anni, molti paesi sono coinvolti in conflitti interni o internazionali, minacciando la sicurezza e il benessere di milioni di bambini.L’appello dell’UNICEF viene lanciato a un mese da quando l’agenzia ha dichiarato che il mondo non sta proteggendo i bambini che vivono in conflitto, con conseguenze catastrofiche. I bambini che sono continuamente esposti a violenze o conflitto, in particolare in giovane età, rischiano di vivere in uno stato di stress tossico – una condizione che, senza il giusto sostegno, può portare a conseguenze negative per tutta la vita sul loro sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo. Molti bambini colpiti da guerra, sfollamenti e altri eventi traumatizzanti come violenza sessuale e di genere, richiedono assistenza specializzata per essere aiutati ad affrontare e superare questi traumi.

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Progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Roma giovedì 5 luglio, dalle ore 11:00 presso la Camera dei Deputati presenta i risultati del progetto di ricerca “Studio e divulgazione del metodo Rondine per la trasformazione creativa dei conflitti” realizzato dalle Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Università degli Studi di Padova con il contributo di Fondazione Vodafone Italia.
Un metodo oggi codificato e riconosciuto a livello accademico, pronto per essere condiviso e applicato sui contesti più vari dal livello interpersonale al conflitto sociale fino ai contesti bellici o postbellici.Un metodo, sperimentato per 20 anni nel laboratorio di Rondine, nella Cittadella della Pace di Arezzo dove si sono formati circa 180 ragazzi provenienti da luoghi di conflitto in tutto il mondo (dal Medio Oriente al Caucaso, dall’Africa sub-sahariana al subcontinente Indiano, fino ai Balcani e all’America) attraverso un percorso unico che per due anni li ha visti convivere con il proprio nemico, imparando ad affrontare il conflitto e a gestirlo, sviluppando nuovi modelli relazionali e competenze specifiche, fino alla definizione di un nuovo modello di governance e di leadership, che oggi consente loro di intervenire nei vari contesti di provenienza di conflitto o post conflitto, come agenti di cambiamento attraverso azioni e progettualità concrete.Questo studio scientifico, che sarà presentato dai coordinatori universitari della ricerca, prova oggi l’efficacia del Metodo Rondine e dimostra concretamente come sia possibile comprendere le dinamiche stratificate che stanno alla base del “conflitto” offrendo strumenti essenziali per la sua gestione e il suo superamento.
L’iniziativa vedrà la presenza di Ettore Rosato, Vicepresidente Camera dei Deputato, Elisabetta Belloni, Segretario Generale del Ministero degli Aff­ari Esteri, di Maria Cristina Ferradini, Consigliere Delegato di Fondazione Vodafone Italia, Susan Allen, Direttore del Center for Peacemaking Practice, George Mason University e Maurizio Milan, Presidente Associazione Italiana Formatori oltre che del Presidente di Rondine, Franco Vaccari.
Il caso concreto della Sierra Leone. A ulteriore testimonianza delle nuove frontiere applicative del Metodo Rondine nel corso dell’incontro del 5 luglio ci sarà anche la presentazione dei risultati del progetto “Initiative for democratic and peaceful elections” che rappresenta la prima applicazione concreta del Metodo Rondine nei luoghi del conflitto. Un progetto di formazione e sensibilizzazione, realizzato dai giovani che si sono formati a Rondine, ha fortemente contribuito a evitare episodi di violenza in occasione delle recenti elezioni presidenziali in un paese ancora fortemente instabile come la Sierra Leone che dopo una sanguinosa guerra civile che dal 1991 al 2002 ha visto 50.000 morti, una faticosa ricostruzione su cui si è abbattuto l’Ebola con altri 4.000 morti infine, lo scorso anno ha subito l’ultima tragedia del fiume di fango, che ha sommerso centinaia di vite umane alla periferia della capitale Freetown.Un progetto avvalorato dalla testimonianza di alcuni dei giovani coinvolti provenienti dalle tribù locali, insieme ai giovani di altri conflitti di tutto il mondo, che hanno operato nel contesto africano, in collaborazione con l’Università locale di Makeni sperimentando una vera e propria trasformazione sociale secondo le linee guida del Metodo.

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Conflitti d’interessi ai vertici dell’Inps

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 novembre 2016

inpsLa USB Pubblico Impiego INPS ha inviato una lunga nota al Presidente del Consiglio, ai Ministri del Lavoro e dell’Economia che vigilano sull’attività dell’INPS e ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato per chiedere la rimozione di Tito Boeri e Massimo Cioffi dall’incarico di presidente e direttore generale dell’INPS, evidenziando l’imbarazzo che si vive all’interno dell’Ente di previdenza per il doppio conflitto d’interessi.Dichiara Luigi Romagnoli dell’Esecutivo nazionale della USB Pubblico Impiego INPS – “Dopo che a febbraio era uscita la notizia dell’indagine della Procura di Nocera sull’evasione di 40 milioni di euro da parte dell’ENEL in occasione di esodi incentivati gestiti da Cioffi, all’epoca capo del personale di quell’azienda, pochi giorni fa si è saputo di una presunta truffa ai danni dell’INPS da parte del Gruppo Editoriale l’Espresso, con il quale Boeri ha una duratura collaborazione professionale sospesa temporaneamente per svolgere l’incarico di presidente dell’Istituto di previdenza”.“Nella nota – prosegue il dirigente sindacale della USB – citiamo anche alcuni episodi che ci portano a sostenere che i ventuno mesi di governo dell’INPS da parte di Boeri sono stati tutt’altro che trasparenti”.“Il presidente dell’INPS – incalza Romagnoli – cerca di far passare scelte organizzative che mortificano il ruolo del direttore generale nel processo di selezione della dirigenza. Boeri e Cioffi sono ai ferri corti e questo contrasto produce uno stallo generale che incide negativamente sul livello dei servizi”.Conclude il delegato nazionale della USB – “Abbiamo chiesto al Governo la nomina di un Commissario straordinario e di un direttore generale che abbiano maturato esperienze professionali in campo previdenziale, in attesa di una governance che restituisca collegialità al governo dell’INPS. Infine abbiamo sottolineato che senza 6.000 nuove assunzioni nei prossimi quattro anni l’INPS non potrà più svolgere le proprie funzioni”.

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Referendum: La Meloni per il NO

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

costituzione1«La riforma della Costituzione di Matteo Renzi non produce risparmi reali, non semplifica l’iter legislativo, non diminuisce i conflitti di competenza tra Stato e Regione, non mette fine alla vergogna dei governi nominati e dei parlamentari voltagabbana. Questa riforma serve solo a Renzi per togliere agli italiani il diritto di scegliersi i senatori. È il motivo per il quale il 4 dicembre voteremo no, indipendentemente da quello che dicono Barack Obama, la grande finanza, le burocrazie e tutti i burattinai di Matteo Renzi».
È quanto ha detto interpellata dai giornalisti alla Camera il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Il centrodestra riparte da Roma e dal ‘No’ al referendum. E lo fa con una due giorni a partire da venerdì 21 presso la presso la Città dell’Altraeconomia a Testaccio (Ingresso da Lungotevere Testaccio) dove si svolgerà la Festa del No grazie, organizzata dal comitatatoNOgrazie. Tra i partecipanti, il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Giorgia Meloni che interverrà venerdì alle 18,30, introdotta dal coordinatore regionale Marco Marsilio.
Sabato 22 alle 17 tavola rotonda sulle proposte del centro destra per la riforma costituzionale con gli interventi del capogruppo alla Camera dei deputati di Fdi-An Fabio Rampelli, del capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta e il senatore di Idea Gaetano Quagliariello, moderati da Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fdi-An.
Durante la due giorni, si svolgeranno incontri anche con i rappresentanti romani di Fdi, Forza Italia e Gruppo Misto che spiegheranno come la riforma incida negativamente sul governo del territorio. Parteciperanno Andrea De Priamo, Fabrizio Ghera, Davide Bordoni, Ignazio Cozzoli, Marco Silvestroni e Fabrizio Santori.
Venerdì alle 20 è invece prevista l’Amatriciana di solidarietà a favore dei Comuni colpiti dal terremoto.

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La politica rinuncia a governare i conflitti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 luglio 2016

Donald Trump«C’è stata in questi mesi una sempre maggiore escalation di episodi di violenza, dal terrorismo, alle stragi negli Stati Uniti, a quelli che hanno come protagonisti gli ultras agli europei di calcio, agli incidenti provocati dai Black Bloc in Francia, fino all’omicidio a sfondo razziale dell’altro giorno a Fermo. Sembra un mondo impazzito in cui tutto ciò alimenta paure e spinge a chiudersi. Sembra di essere impotenti di fronte a questi orrori. Vicende diverse, con matrici diverse che però, forse, hanno un elemento comune nel venir meno della politica a governare i conflitti». Lo scrive il senatore Franco Mirabelli, capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, in un articolo sull’Huffington Post.
«Se si guarda ai successi dei partiti xenofobi, populisti e antieuropei ma anche al successo di Trump negli USA, viene da pensare che viviamo in un mondo in cui una parte della politica ha rinunciato a governare i conflitti, anzi, preferisce esasperarli per produrre e cavalcare le paure. – prosegue Mirabelli – Da qui deriva anche la scelta di utilizzare linguaggi violenti che stanno imbarbarendo il confronto obamanobel1_intpolitico. Da qui, da questo modo di agire e di comunicare deriva la ricerca continua di un capro espiatorio. Ogni problema diventa una opportunità non per cercare soluzioni ma per scaricare su chi è diverso da noi ogni responsabilità, non ci sono più avversari ma solo nemici».
«Cercare il capro espiatorio per i problemi che ci si trova di fronte invece che la soluzione e non governare i conflitti, preferendo cavalcarli, crea il terreno culturale per la violenza e lo scontro. – evidenzia il senatore PD – Se alle persone si trasmettono continuamente messaggi, in cui si spiegano cose non vere – come ad esempio si spiega che i soldi che potrebbero servire per loro vengono usati per assistere i profughi, o che le cure mediche date ai migranti vengono tolte agli italiani – volenti o nolenti si alimentano, tra chi ha meno strumenti culturali, razzismo e violenza. È evidente, ancor più alla luce di questi ultimi episodi tragici, che la politica deve cominciare ad assumersi delle responsabilità e riflettere sulle conseguenze delle proprie parole e delle proprie azioni. Questo significa che occorre cominciare a spiegare ai cittadini che i problemi sono più complessi rispetto al messaggio semplicistico ed erroneo della propaganda secondo cui le classi deboli hanno difficoltà perché arrivano gli immigrati. Diffondere l’idea che si sta male perché ci sono gli immigrati è sbagliato e pericoloso».

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“Naif tour 2015”di Malika Ayane

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2015

Ritratto di Malika Ayane

Ritratto di Malika Ayane

Roma 3 novembre alle ore 21 con un altro sold out all’Auditorium Conciliazione di Roma arriva il “Naif tour 2015”di Malika Ayane. In questo viaggio musicale, che toccherà i principali teatri italiani, Malika sarà accompagnata dalla sua band e da eccezionali performer e porterà in scena tutti i suoi successi: dal sanremese “Adesso e qui (Nostalgico presente)”(Premio della Critica al 65esimo Festival di Sanremo e certificazione Oro) a “Senza fare sul serio” (doppio disco di Platino e più di 17 milioni di visualizzazioni su YouTube), fino all’ultimo singolo “Tempesta” – insieme alle sue canzoni più amate dal pubblico.
Inoltre, in occasione della tappa romana Malika Ayane rinnova il suo impegno a fianco di Oxfam Italia, di cui è Ambasciatrice, ospitando la petizione “Adesso Basta! I migranti non sono invasori: i volontari di Oxfam saranno presenti in teatro per raccogliere firme per chiedere ai paesi dell’Unione Europea un piano efficace per rispondere ai bisogni di chi è in fuga da conflitti, fame e persecuzione.
Di seguito le prossime date del “Naif tour 2015”: 4 novembre Cosenza (Teatro Rendano), 7 novembre Vicenza (Teatro Comunale), 8 novembre Parma (Teatro Regio), 10 novembre Napoli (Teatro Augusteo), 11 novembre Pescara (Teatro Massimo), 12 novembre Senigallia – AN (Teatro La Fenice), 15 novembre Trento (Auditorium Santa Chiara), 16 novembre Udine (Teatro Nuovo), 23 novembre Lecce (Teatro Politeama Greco), 24 novembre Bari (Teatro Team), 26 novembre Reggio Calabria (Teatro Cilea), 27 novembre Catania (Teatro Metropolitan), 28 novembre Palermo (Teatro Golden), 30 novembre Milano (Barclays Teatro Nazionale), 3 dicembre Lugano (Palazzo dei Congressi), 8 dicembre Cagliari (Auditorium del Conservatorio), 9 dicembre Sassari (Teatro Comunale), 11 dicembre Sanremo – IM (Teatro Ariston). (foto. malika)

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La maledizione

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 agosto 2015

capitaliL’umanità è divisa, fortemente divisa e conflittuale tra chi possiede e chi no, tra ricchi e poveri, tra la giustizia e l’ingiustizia. E’ la torre di babele che si ripete ma questa volta non per le diverse lingue che parliamo ma dal frutto avvelenato che ci offre un capitalismo sfrenato, avido e cinico. Restiamo, anche noi che non siamo ricchi o poveri ma ci troviamo nel mezzo del guado, rassegnati a vedere che una parte dei nostri simili diventi la vittima sacrificale degli egoismi di una classe politica, di una oligarchia di potenti e nel nostro agnosticismo non abbiamo netta la consapevolezza che si sta frantumando quanto di buono l’essere umano può generare ed esprimere. Mentre scriviamo migliaia di bambini muoiono di fame e di stenti. Mentre scriviamo migliaia di donne muoiono di parto. Mentre scriviamo migliaia di persone di tutte le età muoiono per mancanza di farmaci salvavita. E l’egoismo è stato tale che persino negli Usa, definita per antonomasia, la patria dei diritti civili, per assicurare l’assistenza sanitaria a milioni di suoi cittadini c’è voluta la ferma determinazione di un suo presidente anche se il risultato non è del tutto soddisfacente. In pratica se non si è benestanti si continua a morire e in Italia ci stiamo avviando su questa strada dopo che decenni di lotte ci hanno portato all’esaltazione dei nostri diritti per vivere con dignità e per morire con dignità. La prova è oggi sotto i nostri occhi con un governo che taglia risorse al sociale e umilia i più deboli e li condanna all’emarginazione. Nessuno si solleva perché le risorse vadano individuate altrove eliminando i rami secchi della politica, degli interessi corporativi, delle rendite milionarie. E’ questa l’ennesima prova della nostra incapacità di renderci consapevoli che di fronte alle sirene di un possibile guadagno ci illudiamo di poter salire sul carro del potente mentre si matura l’ennesimo inganno per tacitare le nostre coscienze, per allontanarci dal dramma che ci sovrasta. Cosa ci serve di più per avere la consapevolezza d’essere sull’orlo di un baratro non tanto e non solo come singole persone ma come figli di un padre comune. Homo homini lupus. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Atrocità degli Stati e dei gruppi armati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 febbraio 2015

rifugiati sirianiIn occasione del lancio del suo Rapporto 2014-2015, pubblicato in Italia da Castelvecchi, Amnesty International ha sollecitato i leader mondiali ad agire con urgenza di fronte alla mutata natura dei conflitti e a proteggere i civili dalla terribile violenza degli stati e dei gruppi armati. “Il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace. Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente” – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. “Le Nazioni Unite furono istituite 70 anni fa per assicurare che gli orrori della Seconda guerra mondiale non si sarebbero mai più ripetuti. Adesso assistiamo a una violenza su scala massiccia che produce un’enorme crisi dei rifugiati. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento nella ricerca di soluzioni efficaci per risolvere le necessità più pressanti dei nostri tempi” – ha aggiunto Marchesi. Il Rapporto 2014-2015 di Amnesty International presenta un’analisi complessiva della situazione dei diritti umani riscontrata nel 2014 in 160 paesi e ammonisce che, se i leader mondiali non agiranno immediatamente di fronte alla mutata natura dei conflitti e non rimedieranno alle carenze identificate nel Rapporto, la prospettiva per i diritti umani nel periodo 2015-2016 sarà tetra, con:
* popolazioni civili sempre più costrette a vivere sotto il controllo quasi statale di brutali gruppi armati e sottoposte ad attacchi, persecuzioni e discriminazioni;
* crescenti minacce alla libertà d’espressione e ad altri diritti umani, tra cui le violazioni causate da nuove, drastiche leggi antiterrorismo e da sorveglianze di massa ingiustificate;
* il peggioramento delle crisi umanitarie e dei rifugiati, con un sempre maggior numero di persone in fuga dai conflitti, i governi ancora impegnati a chiudere le frontiere e la comunità internazionale sempre più incapace di fornire assistenza e protezione. Particolare preoccupazione è data dal crescente potere di gruppi armati non statali, tra cui il quello che si è denominato Stato islamico.
Nel 2014 i gruppi armati hanno commesso abusi dei diritti umani in almeno 35 paesi, più di un quinto di quelli su cui Amnesty International ha svolto ricerche.
“Con l’estensione dell’influenza di gruppi come Boko haram, Stato islamico e Al Shabaab oltre i confini nazionali, sempre più civili saranno costretti a vivere sotto un controllo quasi statale, sottoposti ad abusi, persecuzione e discriminazione” – ha commentato Marchesi. “I governi devono finirla di affermare che la protezione dei civili è al di là dei loro poteri e devono invece contribuire a porre fine alla sofferenza di milioni di persone. Devono avviare un cambiamento fondamentale nel modo di affrontare le crisi nel mondo” – ha proseguito Marchesi.
Il Consiglio di sicurezza non ha agito di fronte alle varie crisi in Siria, Iraq, Gaza, Israele e Ucraina, neanche quando sono stati commessi crimini orrendi contro la popolazione civile da parte degli stati o dei gruppi armati, per proprio tornaconto o interessi politici.
Amnesty International ora chiede ai cinque stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza di rinunciare al loro diritto di veto nei casi di genocidio o di altre atrocità di massa. “Potrebbe essere una svolta per la comunità internazionale e uno strumento per difendere le vite umane. Così facendo, i cinque stati membri permanenti darebbero alle Nazioni Unite un più ampio margine d’azione per tutelare i civili in caso di gravi rischi per le loro vite e invierebbero un segnale potente che il mondo non resterà a guardare passivamente di fronte alle atrocità di massa” – ha spiegato Marchesi.
Nel 2014 la sanguinosa eredità dell’afflusso di armi in paesi dove sono state usate per compiere gravi abusi da parte degli stati e dei gruppi armati ha causato la morte di decine di migliaia di civili. Amnesty International chiede a tutti gli stati – compresi Stati Uniti d’America, Cina, Canada, India, Israele e Russia – di ratificare o accedere al Trattato sul commercio di armi entrato in vigore lo scorso anno, dopo una campagna di Amnesty International e di altre organizzazioni durata decenni.
“Nel 2014, enormi forniture di armi sono state inviate a Iraq, Israele, Sud Sudan e Siria, nonostante la probabilità assai elevata che sarebbero state usate contro i civili intrappolati nei conflitti. Quando lo Stato islamico ha conquistato ampie parti dell’Iraq, ha trovato grandi arsenali pronti all’uso. L’irresponsabile flusso di armi verso chi viola i diritti umani deve cessare subito” – ha detto Marchesi.
Amnesty International sollecita i governi ad assicurare che la loro risposta alle minacce contro la sicurezza non metta a rischio i diritti umani fondamentali o alimenti ulteriore violenza. Il Rapporto 2014-2015 descrive il modo in cui molti governi, nel 2014, hanno invece adottato tattiche draconiane e repressive, come nei seguenti casi:
* Afghanistan: ripetute violazioni dei diritti umani da parte della Direzione nazionale per la sicurezza, tra cui torture e sparizioni forzate;
* Kenya: adozione dell’Emendamento alla legge sulla sicurezza, una normativa repressiva che potrebbe dar luogo ad ampie limitazioni della libertà d’espressione e di movimento;
* Nigeria: comunità già terrorizzate da anni da Boko haram sono state ulteriormente esposte alla violenza da parte delle forze di sicurezza, che hanno compiuto uccisioni extragiudiziali, arresti arbitrari di massa e torture;
* Pakistan: le autorità hanno annullato la moratoria sulle esecuzioni e iniziato a mettere a morte prigionieri condannati per reati di terrorismo;
* Russia e Asia Centrale: persone accusate di reati di terrorismo o sospettate di militare in gruppi islamisti sono state torturate dagli agenti della sicurezza nazionale;
* Turchia: la legislazione antiterrorismo, formulata in modo generico, ha continuato a essere usata per criminalizzare il legittimo esercizio della libertà d’espressione.
“Dalla Nigeria all’Iraq, i governi hanno cercato di giustificare le violazioni dei diritti umani con la necessità di mantenere ‘sicuro’ il mondo. Stiamo vedendo pessimi segnali che i governi continueranno a reprimere le proteste, introdurranno drastiche leggi antiterrorismo e ricorreranno a un’ingiustificata sorveglianza di massa per rispondere alle minacce alla sicurezza. Ma sappiamo che le reazioni impulsive non funzionano. Al contrario, creano un ambiente repressivo nel quale l’estremismo può crescere” – ha sottolineato Marchesi.
Una tragica conseguenza dell’incapacità della comunità internazionale di reagire di fronte alla mutata natura dei conflitti è una delle peggiori crisi dei rifugiati cui il mondo abbia mai assistito, con milioni e milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla persecuzione, quattro dei quali solo dalla Siria. “È terribile vedere come i paesi ricchi considerino prioritario lasciare le persone fuori dai loro confini piuttosto che tenerle in vita. La crisi globale dei rifugiati è destinata a peggiorare se non verranno prese misure urgenti. I leader mondiali hanno il potere di alleviare la sofferenza di milioni di persone, destinando impegno politico e risorse economiche all’assistenza e alla protezione di coloro che fuggono dai pericoli, fornendo aiuti umanitari con generosità e reinsediando i rifugiati più vulnerabili” – ha dichiarato Marchesi.
“Il quadro complessivo dello stato dei diritti umani è tetro ma le soluzioni ci sono. I leader mondiali devono intraprendere azioni immediate e decisive per invertire un’imminente crisi globale e fare un passo avanti verso un mondo più sicuro, in cui i diritti e le libertà siano protetti” – ha concluso Marchesi.
Come le edizioni precedenti, il Rapporto 2014-2015 contiene un capitolo riguardante l’Italia. Al centro delle preoccupazioni di Amnesty International restano la perdurante assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento – nonostante i progressi compiuti su qualche caso – delle responsabilità per le morti in custodia, a seguito d’indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari. “Durante il semestre di presidenza dell’Unione europea, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere” – ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. “Dopo aver salvato oltre 150.000 rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l’Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l’Italia ha deciso di chiudere l’operazione Mare nostrum. Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale” – ha commentato Rufini. Il Rapporto 2014-2015 sarà online dalle 01,01 di mercoledì 25 febbraio 2015 all’indirizzo: http://rapportoannuale.amnesty.it/

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1943: l’anno delle illusioni

Posted by fidest press agency su sabato, 27 luglio 2013

Il 1943 può essere definito come l’anno delle illusioni: si illusero i congiurati del Gran Consiglio del Fascismo di salvare il Regime sacrificando Mussolini; si illusero il Re e Badoglio di tradire l’alleato senza pagare dazio; si illusero i ragazzi di Salò di difendere l’onore d’Italia e finirono col combattere i propri fratelli; si illusero i partigiani di sostituire la dittatura fascista con quella del proletariato, pensando di fare dell’Italia una repubblica sovietica e si ritrovarono, invece, a sostenere la monarchia e l’occupante americano; si illusero infine gli italiani convinti che la guerra fosse finita, quando invece ne stava per iniziare una seconda ben peggiore.Tutto ebbe inizio il 25 luglio 1943 quando, con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo, il Regime cessò di esistere. Mussolini, pur potendo rigettare l’ordine del giorno del Ministro Grandi e far arrestare i congiurati, inspiegabilmente accettò il deliberato che lo esautorava di tutti i suoi poteri per essere trasferiti al Re.Intanto Vittorio Emanuele III con i vertici delle Forze Armate tramava per liquidare Mussolini, come primo atto per poi passare dalla parte vincente, quella degli alleati.Il responso del Gran Consiglio, contrariamente alle intenzione dei protagonisti (che di fatto si comportarono come utili idioti, per dirla alla Lenin), tornò utile al Re per dare una insperata veste istituzionale a quello che fu a tutti gli effetti un Colpo di Stato.L’indomani Mussolini, rispettoso delle regole e convinto della correttezza di Vittorio Emanuele III, si presentò al monarca per rassegnare le proprie dimissione da Capo del Governo. Il Re, il cui unico scopo era quella di salvare la corona e se stesso dal tracollo bellico, con un atto inconcepibile dal punto di vista istituzionale, lo fece sequestrare (e non arrestare in quanto ne mancavano i presupposti giuridici).Tutti i poteri furono affidati ai vertici dell’esercito che instaurarono una dittatura militare con a capo il Maresciallo Badoglio. Del nuovo esecutivo nessun esponente politico ne faceva parte in quanto i partiti rimanevano fuori legge al pari del partito fascista nel frattempo sciolto.A parte qualche spontanea manifestazione di giubilo, derivante dall’equivoco che con la caduta del regime sarebbe finita la guerra, degli antifascisti e dei partigiani neanche l’ombra, li avremmo visti solo dopo al seguito delle vittoriose truppe alleate.Il nuovo governo si affrettò a rassicurare l’alleato tedesco circa la fedeltà dell’Italia e il proseguimento della guerra al suo fianco e nel contempo avviò segreti contatti con gli angloamericani per passare armi e bagagli dalla parte del nemico, nella patetica illusione di uscire indenni da una guerra che volgeva al peggio.L’8 settembre del 1943 arrivò l’annuncio di Badoglio che chiamò armistizio quello che in realtà fu tradimento: nel volgere di 24 ore i tedeschi divennero improvvisamente nemici e gli invasori americani alleati.Questo atto scellerato non mutò le sorti del conflitto, non servì a lenire le sofferenze della popolazione civile che continuò a lungo a morire sotto i bombardamenti terroristici dell’aviazione angloamericana. Servì solo a scatenare l’ira vendicativa di Hitler, in quel momento padrone assoluto del nostro Paese.
Con il rovesciamento del fronte e il passaggio dell’Italia dalla parte degli angloamericani (che faceva presagire una rapida e vittoriosa conclusione del conflitto), si riorganizzarono i vecchi partiti che seppero, soprattutto quello comunista che aveva mantenuto una sua struttura clandestina, cogliere al volo quella insperata opportunità di tornare ad essere protagonisti della vita politica italiana. La guerra invece continuò per altri 18 mesi e nel conflitto tra eserciti si inserirono i partigiani, alcuni smaniosi di ricostruirsi una verginità politica dopo essersi affermati grazie al regime, altri per attribuirsi delle onorificenze da spendere al tavole della spartizione del potere alla fine del conflitto. E fu guerra civile.Questi sono i fatti che ognuno può giudicare, ma che dubito si possano contestare. (Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Culturale Excalibur – Varese)

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Scuola – L’assunzione di 200mila precari passa per il giudizio della Corte di Lussemburgo

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2013

Anief: effetto della sentenza della Corte Costituzionale che con l’ordinanza n. 207/13 ha rinviato alla Giustizia europea la questione sulla compatibilità della normativa italiana con la direttiva comunitaria in tema di reiterazione dei contratti a termine e assenza di risarcimento del danno che l’Italia continua a perpetrare a docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari con almeno 36 mesi di servizio.È ufficiale: l’assunzione di 200mila precari della scuola dipenderà dal volere dei giudici di Lussemburgo. Con ordinanza n. 207/13, la Corte Costituzionale ha infatti rinviato alla Corte di Giustizia europea la questione sulla compatibilità della normativa italiana con la direttiva comunitaria in tema di reiterazione dei contratti a termine e assenza di risarcimento del danno per docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari precari della scuola con almeno 36 mesi di servizio.La posizione della Consulta ribalta quella assunta esattamente un anno fa della Cassazione, che aveva gettato sui precari una doccia fredda sostenendo che la norma nazionale era chiara e che fosse quindi inutile rivolgersi alla Corte di Lussemburgo su possibili conflitti con la norma comunitaria: l’Italia, infatti, per non rispettare le indicazioni dell’Ue ha introdotto nella Legge 106/2011 una norma che aggira l’obbligo di assumere il personale precario anche se ha superato i tre anni di supplenze. Ora, però, la Consulta riapre le speranze e sposta la partita in Europa.”La decisione dei giudici delle leggi è stata saggia – afferma Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – considerato che un’altra ordinanza di remissione, promossa dal giudice del lavoro di Napoli nel gennaio scorso, è pendente alla Corte di giustizia europea. A tal proposito, c’è da ricordare che sono migliaia i ricorrenti che si sono rivolti all’Anief in questi anni per ottenere giustizia dai tribunali della Repubblica. Molti di essi hanno ottenuto in primo grado risarcimenti fino a 30.000 euro per la mancata stabilizzazione”.Il tutto mentre la nuova proposta di legge europea approvata in Senato continua a ignorare una procedura d’infrazione attivata dalla Commissione Ue contro l’Italia proprio sui precari della scuola, il cui testo rimane secretato persino ai parlamentari della Repubblica. “Speriamo – conclude il sindacalista Anief-Confedir – che giunga presto il momento di porre fine alla piaga del precariato e di stabilizzare finalmente tutti i supplenti sui posti vacanti e disponibili. Non di certo fermandosi ai soli 15mila proposti dal ministro Carrozza, peraltro ancora nemmeno sicuri. Oppure agli 11.542 che vinceranno il concorso a cattedra senza però che vi siano tutti i posti liberi”

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Arriva la feromone-seduction

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 maggio 2012

E’ stato messo a punto da un noto psicologo e psicoterapeuta il Dott Gilberto Di Benedetto , e un team di esperti di biochimica un potentissimo metodo seduttivo denominato “feromoneseduction”che coniuga l’uso dei feromoni ( veicolati con una crema per Il corpo),e la conoscenza delle piu’ sofisticate tecniche di comunicazione non verbale. Feromone (dal greco antico φέρω phero “portare” e ὁρμή orme “eccitamento”) è il nome dato a sostanze bio-chimiche che sono emesse dagli organismi viventi a basse concentrazioni con la funzione di segnali. Generano comportamenti e reazioni fisiologico-comportamentale in altri individui della stessa specie che vengono a contatto con esse. Un esempio sono i feromoni sessuali che vengono scambiati per contatto o per stimolo olfattivo e che provocano interesse sessuale in un altro individuo.Lo rende noto un gruppo di psicologi del CSTI (Centro studi tecniche ipnotiche), che grazie allo sviluppo delle neuroscienze e per mezzo delle metodiche di neuroimmagine, come tomografia a emissione di positroni (PET), risonanza magnetica funzionale (fMRI) e registrazione di potenziali evocati, hanno finalmente dimostrato con dati “oggettivi” alla mano le rivoluzionarie teorie dello psicologo Stefano Benemeglio, teorie che sono alla base della psicologia analogica. La Psicologia Analogica, che studia tutto ciò che non è logico nell’essere umano e di conseguenza inconscio, può aiutarvi a capire queste dinamiche. Gilberto Di Benedetto (Presidente del CSTI) in una nota afferma che: è proprio l’inconscio a gestire il nostro comportamento e i nostri coinvolgimenti in base alle sue esigenze. Queste esigenze si sono strutturate emotivamente nel periodo infantile/adolescenziale. Questo vuol dire che in quel periodo della vostra vita, nella relazione con i vostri genitori, avete vissuto un conflitto con entrambi. La vostra vita di relazione deve quindi svolgersi in Triade: Voi l’oggetto del desiderio e l’antagonista. E’ nei primi anni di vita che si forma la struttura psicologica dell’individuo, in base al rapporto vissuto con i genitori. I conflitti vissuti nella relazione con la madre, il padre o tra i genitori stessi, ne determinano la personalità, il comportamento e la predisposizione a determinati turbamenti. Quali saranno i bisogni affettivi dell’individuo e che tipo di personalità avrà la persona che lo farà innamorare, sarà trasgressiva o istituzionale, sono conseguenze dell’evoluzione infantile, formatasi attraverso un difficile percorso tra conflitti e turbamenti. La personalità e le sue esigenze inconsce sono state decodificate dalla Psicologia Analogica, in quanto vengono espresse dall’essere umano con il linguaggio emotivo dei simbolismi comunicazionali: la Comunicazione Analogica non Verbale Simbolica. Il Simbolismo è la comunicazione espressiva del gesto, del segno, della parola e del comportamento. Si identifica nelle forme geometriche asta,cerchi,triangolo, e condensa i simboli paterni, materni ed egocentrici che governano l’individuo. Il simbolismo è espressione comunicativa diretta dell’inconscio. La Psicologia Analogica è riuscita a tradurre questo linguaggio attraverso l’interpretazione dell’Analogia (segni o comportamenti inconsapevoli che esprimono e rimandano indirettamente a conflitti analoghi vissuti nel passato), ricavando precise e preziose informazioni sulla complicata struttura psicologica dell’individuo.

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Governo e conflitti d’interesse

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2012

“Le dimissioni del Sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Malinconico non bastano a riscattare l’immagine di un Governo nato nel segno del conflitto d’interesse. Sono tanti e troppi i nodi, ancora, da sciogliere”. Così l’Onorevole Domenico Scilipoti, Segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in merito alle nomine operate nella costituzione di un Governo all’insegna dei Poteri Forti e delle Lobbies bancarie. “Sono molti gli argomenti imbarazzanti che vengono celati agli Italiani – continua il Deputato MRN – dall’appartamento che si affaccia sul Colosseo del Ministro Patroni Griffi, acquistato a meno di un quarto del suo valore; all’emblematico caso di conflitto d’interesse che investe il Ministro Corrado Passera e il suo Vice Mario Ciaccia, entrambi ex capi di Intesa San Paolo, che si trovano ad approvare una serie di finanziamenti per appalti miliardari nel campo delle infrastrutture, decisi nel loro precedente ruolo; il Sottosegretario Guido Improta, che fino a ieri era capo delle relazioni istituzionali dell’Alitalia. Oggi è nelle loro mani il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ambito dal quale, chiaramente, provengono. Il sottosegretario alla Difesa Filippo Milone è invischiato nell’inchiesta Enav-Finmeccanica per un’intercettazione telefonica con Lorenzo Borgogni, sospettato dai PM di essere finanziatore occulto della politica. Il Ministro per l’Ambiente Corrado Clini è anche Presidente del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica. E l’elenco continua”. “Ritengo che sia lecito – conclude l’Onorevole Scilipoti – diffidare dell’onestà del singolo come garanzia di correttezza per difendere gli interessi del Popolo Italiano”.

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Province: audizione Saitta

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2011

“Le disposizioni sull’abolizione delle Province non risanano i conti dello Stato, né riducono i costi della politica. Anzi, aumenteranno la spesa pubblica e causeranno solo disfunzioni e conflitti inutili, proprio in un momento in cui invece tutte le istituzioni dovrebbero essere in prima fila a lavorare per il rilancio del Paese. E’ un dato di fatto, attestato dall’Università Bocconi (di cui il Capo del Governo è preside) e confermato dalla relazione del Governo. Per questo chiediamo lo stralcio immediato”. Lo ha detto il Vice Presidente Vicario dell’Upi Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, in Audizione alla Commissione Bilancio della Camera oggi sulle norme ordinamentali di abolizione delle Province contenute nella manovra economica. “Ci sentiamo in divere di fare un appello alla politica – ha detto Saitta – perche’ sulle Province il Governo sta prendendo un abbaglio grave. Ci pare di capire che su questo tema ci sia purtoppo una ragione superiore che di fatto commissaria il Parlamento, impedendo ai parlamentari di agire per il bene del Paese”. “E’ impensabile che il Parlamento non faccia valere le ragioni della buona politica nonostante la consapevolezza, dati alla mano, che questa operazione sia del tutto inutile, costosa, ingestibile e foriera di anni di caos e conflitti istituzionali, come e’ stato affermato perfino dagli stessi deputati della Ccommissione affari costituzionali della Camera”.

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Il conflitto in Afghanistan: processi decisionali e strategie militari

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 dicembre 2011

English: collage of four photos for the Afghan...

Image via Wikipedia

Pavia 12 dicembre alle ore 15.00, presso l’Aula Grande di Scienze Politiche, il dottor Andrea Grazioso, consulente presso il Ministero della Difesa ed esperto di politica militare, terrà una conferenza sul tema “Il conflitto in Afghanistan: processi decisionali e strategie militari”. Il dottor Andrea Grazioso è ricercatore dal 1998 presso il Centro Militare di Studi Strategici, redattore dell’Osservatorio Strategico e autore di numerosi studi monografici, in alcuni casi condotti congiuntamente con importanti realtà straniere (RAND Corporation, King’s College, UN Staff College etc.); ha tenuto per il CASD (Centro Alti Studi Difesa) conferenze o moduli d’insegnamento, anche per studenti provenienti dalle Università di Roma, Nizza e Sarajevo; ha svolto per la NATO (Allied Command for Transformation) attività di tutor, nell’ambito del “Multiple Future Project”; ha avuto la responsabilità sia di moduli di insegnamento (Proliferazione e contro-proliferazione; armi di distruzione di massa ecc.) sia di singole lezioni per la LINK Campus University; ha svolto attività di insegnamento a livello di Master presso le Università Roma III e di Gorizia e la Scuola di Guerra di Civitavecchia; collabora con l’Enciclopedia Italiana sui temi relativi alla Difesa, ai conflitti e alle tecnologie militari; da circa quattro anni lavora presso il Gabinetto del Ministro della Difesa, quale esperto di Politica militare. In tale funzione ha operato nel NATO-Russa Council.

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Fidest: Il capitalismo alle corde

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2011

Editoriale Fidest. Dalla rivoluzione industriale del XVI secolo vi è stato un crescendo impressionante delle innovazioni tecnologiche, delle espansioni produttive, delle teorie sulle logiche di mercato, dei conflitti regionali alla ricerca degli spazi vitali e di quanto ne spiegassero, ne trasformassero i metodi di lavorazione, l’utilizzo della manodopera e quel che ne segue. Tutto un frenetico andante per dare alla nuova borghesia, nata nelle fabbriche e coltivata nei caveau delle banche, una sua ragione d’essere e di prosperare. Così nasceva una nobiltà del lavoro per pochi eletti e una caporetto dei lavoratori che di questo progetto facevano solo parte degli ingranaggi che altri attivavano e sfruttavano. La prima seria risposta al capitalismo non fu, come è facile credere, la rivoluzione d’ottobre, passata per leninista-marxista, ma la convinzione che la produzione industriale poteva avere una ragione d’essere se vi era un mercato e questo mercato significava coinvolgere per la seconda volta gli stessi lavoratori delle fabbriche. Più il lavoratore aveva potere d’acquisto e maggiore sarebbe stata la sua propensione ad acquistare gli stessi prodotti che produceva, sia pure a rate e sobbarcandosi interessi usurai. Questo ingranaggio pareva congegnato a dovere se non ci fossero state delle varianti importanti. Prima di tutto la materia prima e poi le fonti energetiche. La Gran Bretagna del XVI secolo poteva attingerle a prezzi stracciati dalle sue colonie ma non fu la stessa cosa nel XIX e XX secolo. Altri interessi e altri soggetti entrarono in gioco. Ora il capitalismo è ad una svolta cruciale. Non può garantire al tempo stesso la tenuta dei suoi interessi mercantili e il welfare. Ciò significa che o rinuncia ai suoi lauti profitti, alle sue logiche espansive aggressive con esorbitanti spese militari e vendita di armi per ingraziarsi le dittature dei paesi di interesse strategico, oppure costringe miliardi di persone alla miseria e alla morte per mancanza di assistenza sanitaria, di lavoro, di tutela dei diritti e degli interessi legittimi. E’ il vero nodo cruciale che questo secolo dovrà dipanare per non rischiare che si arrivi ad esplosioni di violenza a livello planetario e alla distruzione anche di ciò che è stato fatto di buono. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Mappa dei conflitti

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

Roma 28 marzo 2011, alle ore 12,00, a, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio. La Mappa è stata elaborata dall’Osservatorio sui Conflitti e sulla Conciliazione, costituito nel luglio 2010 dai principali soggetti pubblici chiamati istituzionalmente a occuparsi di conflitti: Roma Capitale, Tribunale di Roma, Ordine degli Avvocati di Roma, Camera di Conciliazione di Roma, Ordine dei dottori Commercialisti ed Esperti contabili di Roma, Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma, O.R.ME.- Osservatorio sulla Responsabilità Medica. Il Rapporto raccoglie i dati relativi alle controversie giudiziali negli ultimi cinque anni, con particolare riferimento alle materie per le quali è stata prevista la mediazione obbligatoria, entrata in vigore lo scorso 21 marzo. A fronte di una complessiva riduzione di tutte le altre tipologie di contenziosi, dall’indagine emerge che l’unico incremento riguarda la responsabilità medica. Importante sarà quindi la convenzione tra l’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma e la Camera di Conciliazione di Roma che sarà sottoscritta al termine della presentazione.Il Rapporto sarà illustrato dal Presidente dell’Osservatorio sui Conflitti e sulla Conciliazione, l’avv. Francesco Caroleo. Interverranno: Antonio Gazzellone (Consigliere Delegato Comunicazione istituzionale di Roma Capitale) e Rosaria Fattori (Responsabile Dipartimento Comunicazione-Tutela dei Diritti dei Cittadini di Roma Capitale),Paolo De Fiore (Presidente del Tribunale di Roma), Giuseppe Lepore (Presidente della Camera di Conciliazione di Roma), Antonio Conte (Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma), Mario Falconi (Presidente dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Roma), Gerardo Longobardi (Presidente dell’Ordine dei dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma).

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Trasferimento profughi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

“Sono cominciati i trasferimenti coatti di numerosi profughi dai Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (e alcuni dai Centri di identificazione ed espulsione dove si trovavano del tutto abusivamente) verso il Cie di Mineo (Catania). Sia chiaro: siamo in presenza di trasferimenti illegali, dal momento che si tratta di persone non destinate all’espulsione (bensì già perfettamente identificate e regolarmente presenti in Italia) in quanto richiedenti asilo perché provenienti da paesi dove sono in corso conflitti bellici o guerre civili. Per giunta si tratta di persone che hanno qualche collegamento con reti socio-assistenziali, spesso assistite da legali e, ancora, in attesa del ricorso in appello. Tutte queste persone vengono trattate nel clima di isteria governativa per “l’esodo biblico” e per l’”invasione”, come altrettanti clandestini, cosa che non sono in alcun modo. E così, quotidianamente, un Governo che aveva totalmente affidato la politica dell’immigrazione a Muammar Gheddafi, viola quotidianamente i diritti universali della persona”.

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Consumi: l’Unione festeggia l’Unità

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

“Ci vuole più Unione”, afferma Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), facendo riferimento al nome della nostra associazione. Spiega infatti: “Tra meno di un mese si festeggia l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia, un evento che ha segnato la storia del Paese e che anche noi, nella veste di rappresentanti dei consumatori, non vogliamo trascurare”. “Nata nel 1955, la nostra Unione ha vissuto oltre un terzo di questo secolo e mezzo di cambiamenti, conflitti, conquiste -ricorda Dona- ed anche la nostra opera nelle battaglie per i diritti dei consumatori ha forse contribuito a fare degli italiani cittadini più consapevoli: per questo motivo, ci sentiamo in dovere di festeggiare lanciando una serie di iniziative dedicate al consumo italiano!” Sulla home page del sito http://www.consumatori.it -rende noto l’Unione Nazionale Consumatori- un banner ricorda il legame tra l’associazione, la bandiera italiana e tutto ciò che essa rappresenta. Inoltre, nei mesi di marzo ed aprile regaleremo a quanti ne faranno richiesta l’opuscolo “Meglio gli alimenti italiani” per ricordare, qualora ce ne fosse bisogno, l’alto valore dei prodotti “made in italy”. Sono previste anche iniziative in piazza tutte ispirate al tricolore: il calendario sarà presto disponobile su http://www.consumatori.it.

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