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PIMCO: le ricadute del conflitto tra Russia e Ucraina sul commercio globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 aprile 2022

A cura di Geraldine Sundstrom, Portfolio Manager Asset Allocation di PIMCO. Ogni volta che in questi giorni gli automobilisti fanno benzina ricevono un doloroso promemoria del ruolo della Russia nei mercati globali del petrolio. Ci si rende invece meno conto della gamma di prodotti grezzi e semilavorati esportati da Russia e Ucraina. Dal palladio al grano, le perturbazioni stanno già ponendo una pressione al rialzo sui prezzi di una serie di prodotti di uso quotidiano, intensificando i rischi macroeconomici e di mercato nei prossimi trimestri. A prima vista, Russia e Ucraina non dovrebbero essere così importanti per l’attività economica globale. La quota dell’Ucraina nelle esportazioni globali è appena dello 0,3%, mentre quella della Russia si attesta all’1,9%. Al contrario, la Cina e gli Stati Uniti costituiscono ciascuno circa il 10% del commercio globale. Eppure, è drammaticamente un’altra storia quando si tratta dei fattori produttivi chiave. Come mostra il grafico, l’Ucraina e la Russia sono grandi esportatori di palladio, nichel, cereali e altre risorse che sono fondamentali per una varietà di beni e settori, dalle automobili ai semiconduttori e i generi alimentari. Se le interconnessioni e gli effetti di trasferimento sono complessi e difficili da quantificare, l’aumento dei prezzi e la distruzione della domanda rallenteranno la crescita e premeranno al rialzo sui prezzi – dando alle banche centrali un incentivo per una stretta in tempi più rapidi di quanto sarebbe stato altrimenti. Naturalmente l’Europa sarà probabilmente colpita più duramente a causa della vicinanza e dei legami economici con i due stati in conflitto. Tuttavia, l’interconnessione dell’economia globale implica che le ripercussioni si diffonderanno, dai prezzi dei prodotti alimentari in Egitto ai prezzi dei giocattoli per bambini negli Stati Uniti. Inoltre, le perturbazioni si inseriscono in un contesto di grande incertezza economica con elevata inflazione, rallentamento della crescita e condizioni finanziarie sempre più rigide, portando a un ambiente di mercato fragile e precario nei prossimi trimestri. Per i portafogli multi-asset, riteniamo che ciò richieda un atteggiamento più difensivo e un’attenzione alla qualità e alla liquidità poiché il rischio di recessione aumenta nell’orizzonte ciclico. Gli investitori potrebbero voler evitare i settori più ciclici nel mercato azionario, soprattutto in Europa, dove il ciclo economico sembra più vulnerabile nel breve periodo, a nostro avviso.Privilegiamo invece i titoli di alta qualità con potere di determinazione dei prezzi e crescita stabile degli utili, in aree come la produzione di semiconduttori e l’assistenza sanitaria. Ci piacciono anche le società che possono offrire un potenziale di rialzo sostenibile in un mondo a crescita più lenta, in aree come l’energia rinnovabile e l’automazione. A livello di asset allocation, la nostra strategia è stata quella di ampliare i potenziali driver di rendimento nei mercati dei tassi d’interesse e delle valute dove vediamo più valore, come il cambio dei mercati emergenti. Puntiamo a mantenere una bassa direzionalità complessiva, pur essendo dinamici nella nostra gestione del rischio. Come sempre, la volatilità presenta sia rischi sia opportunità. (abstract http://www.verinieassociati.com)

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Il conflitto accelera la corsa dei prezzi di materie prime ed energia

Posted by fidest press agency su martedì, 26 aprile 2022

L’impatto della guerra in Ucraina sui prezzi delle materie prime continua ad essere intenso e diffuso. Il gas naturale europeo è tra le materie prime che evidenzia l’aumento delle quotazioni più elevato dal pre Covid (+740% il 19/04) e tale incremento è spiegato per circa un quinto dagli aumenti registrati dopo lo scoppio del conflitto. Le quotazioni del gas continuano a essere caratterizzate da intense oscillazioni: dopo il picco di inizio marzo, quando ha sfiorato i 220 euro per MWh, il prezzo è ora a 94 euro per MWh (dato al 19 aprile), comunque sopra i livelli registrati prima dello scoppio della guerra in Ucraina (76 euro per MWh nella media delle prime tre settimane di febbraio).“È un’emergenza senza precedenti: i rincari stanno pesantemente erodendo i margini delle imprese, al punto che si paventa il rischio di una riduzione della produzione di molte aziende manifatturiere, una su 4 se il conflitto durerà oltre i prossimi 3 mesi – ha commentato Alberto Dossi, Vicepresidente vicario di Assolombarda -. La priorità, ora, è mitigare gli impatti dell’aumento dei prezzi per garantire la continuità produttiva delle imprese. Non bisogna però perdere di vista l’obiettivo a lungo termine, che deve essere quello di favorire una politica energetica improntata a uno sviluppo equilibrato e senza pregiudizi delle diverse tecnologie e fonti energetiche sostenibili. Sviluppo che riduca il più possibile la dipendenza energetica da Paesi politicamente instabili come la Russia”. I rincari del gas europeo spingono in alto il prezzo dell’energia elettrica in Italia, che risulta sopra al pre Covid del +393% (19 aprile), aggravando le tensioni già esistenti prima del conflitto, quando il PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) evidenziava un aumento del +333% rispetto a gennaio 2020.Sono diverse le materie prime le cui quotazioni risentono in maniera pesante del conflitto. In particolare, gli effetti risultano consistenti per il prezzo del frumento, il cui incremento dal pre Covid (+98% il 19/04) è spiegato per quasi due terzi dai rincari registrati dopo l’inizio della guerra. Anche gli aumenti delle quotazioni di nichel e zinco (+154% e +96% dal pre Covid) sono da imputare per circa la metà al periodo post-conflitto. Per olio di semi di girasole, acciaio, mais e petrolio la guerra incide per quasi la metà degli aumenti rispetto al pre Covid: +151% olio di semi di girasole rispetto a prima della pandemia, +217% acciaio, +113% mais, +72% petrolio Brent, che si attesta sopra i 100 dollari al barile. Altro rialzo importante è quello del fertilizzante urea e nitrato di ammonio, il cui prezzo è oggi del+388% sopra il gennaio 2020, anche in questo caso con una accelerazione dopo l’inizio della guerra. By Roberto Messa Assolombarda

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Il messaggio di Santa Croce: oltre il conflitto, per un nuovo umanesimo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2022

Firenze. Si parte mercoledì 20 con Cristina Acidini e il rinnovamento dell’arte. È questo un tempo che richiede impegno culturale e spirituale per andare oltre il conflitto e costruire un nuovo umanesimo. È il messaggio che arriva dalla Comunità francescana e dall’Opera di Santa Croce attraverso il ciclo di quattro incontri che porta come titolo generale Oltre il conflitto, per un nuovo umanesimo, al via dalla prossima settimana. Sono previsti gli interventi della storica dell’arte Cristina Acidini, presidente dell’Opera di Santa Croce, del filosofo Sergio Givone, del cardinale Mauro Gambetti, francescano, e dell’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca. “Lo scopo è quello di riflettere insieme e di individuare una risposta alternativa all’anti umanesimo e al post umanesimo che sta caratterizzando in modo tragico questo momento storico – sottolinea padre Giancarlo Corsini, rettore della basilica -lo faremo tornando a Francesco d’Assisi, uomo nuovo per il suo tempo e contemporaneo per noi oggi, come mettono in chiara evidenza le encicliche Laudato sii e Fratelli tutti”.Santa Croce si conferma così luogo di dialogo e di incontro tra valori spirituali e civili, tra fede e cultura. Sarà Cristina Acidini, mercoledì prossimo 20 aprile, ad aprire il ciclo di conferenze con una rivisitazione del pulpito quattrocentesco di Benedetto da Maiano con Storie francescane, mostrando come le vicende di San Francesco e dell’Ordine, codificate nell’iconografia trecentesca, vengono trasposte nel linguaggio artistico dell’Umanesimo e rese attuali, anche nella scelta dei soggetti rappresentati. La bellezza nella dimensione francescana come forma di servizio allo sviluppo umano è il tema su cui si concentrerà l’intervento di Segio Givone, in programma mercoledì 27 aprile.La visione francescana della vita per delineare un nuovo umanesimo è l’argomento con cui si confronterà il cardinale Mauro Gambetti, nel suo intervento di mercoledì 4 maggio.Sulla crisi dell’umanesimo e sul ruolo di Francesco, uomo nuovo, rifletterà l’arcivescovo Felice Accrocca, profondo conoscitore della spiritualità francescana, nell’ultimo incontro in programma mercoledì 18 maggio. Tutti gli incontri si svolgeranno alle ore 16.30, nel Cenacolo

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Il conflitto Russia-Ucraina sta compromettendo duramente il quadro di recupero della Lombardia

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2022

Considerato che a fine 2021 il PIL era ancora sotto del -2,9% rispetto al 2019, e si inserisce dopo un 2021 di forte rimbalzo (+6,6%). Le conseguenze del conflitto stanno influendo pesantemente sugli scambi commerciali con i Paesi interessati, determinando un nuovo shock sui prezzi delle materie prime energetiche e non, alimentano l’incertezza per imprese e famiglie, nonché resta aperto il contagio finanziario.Prima dell’inizio della guerra, le stime per il 2022 delineavano un tasso di crescita del PIL lombardo del +4%. Il perdurare della situazione attuale potrebbe far tagliare la stima, rallentando l’entità e i tempi della ripresa post pandemica che avrebbe potuto permettere una risalita pienamente sopra i livelli 2019 e colmare il divario del -2,9% rispetto al pre Covid ancora aperto a fine 2021.Nel Booklet economia a cura del Centro Studi di Assolombarda e pubblicato su Genio & Impresa, il web magazine dell’Associazione vengono analizzati gli impatti economici del conflitto Russia-Ucraina che a livello locale sta mettendo in crisi la competitività dimostrata dalle imprese, in particolare quelle industriali, che nell’anno da poco concluso, nonostante la pandemia, avevano messo a segno un nuovo record di export, con 136 miliardi di vendite sui mercati internazionali.Nell’export totale annuo della Lombardia, la Russia vale l’1,6% e l’Ucraina lo 0,4%. Ma se si guardano in particolare i singoli settori, le maggiori esposizioni sono nella meccanica (2,7% l’incidenza del mercato russo sul totale vendite settoriali regionali), nella moda (2,4%) e nella chimica (2,1%). Un impatto che si differenzia sui vari territori, in funzione delle specializzazioni locali: ai due estremi in Lombardia si posizionano Milano (2,1% l’export verso la Russia sul totale provinciale) e Lodi (0,4%).In questo quadro l’impatto è particolarmente significativo sulle forniture, sia in termini di disponibilità (rallentano i tempi degli approvvigionamenti) sia per il nuovo shock impresso ai prezzi medi delle materie prime, già fortemente sollecitati dai rincari nel corso della ripresa post pandemia. Inoltre, ancora da valutare quali saranno le conseguenze sul sistema internazionale determinate dal crollo del rublo e dalla crisi delle banche russe.Lo scenario attuale si inserisce su una situazione ancora deficitaria. Nel 2021 è cresciuto il numero degli occupati in Lombardia (+17mila unità rispetto al 2020, con un contributo positivo della sola componente femminile) e si è ridotto quello degli inattivi (-65 mila unità), ma rispetto a prima della pandemia, il quadro rimane negativo con 119mila occupati in meno a fine scorso anno rispetto al 2019, 6 mila disoccupati aggiuntivi, 105 mila inattivi in più.Se si analizzano i macrosettori, gli occupati tornano sopra ai livelli pre Covid per il settore delle costruzioni (+25 mila occupati) e quello dell’agricoltura (+11mila), mentre rimangono sotto i livelli 2019 i servizi a -84 mila, l’industria a -42 mila e il commercio, alberghi e ristorazione a -30 mila. Per quanto riguarda il gap occupazionale 2021 sul 2019 La Lombardia con -2,7% ha recuperato meno in termini percentuali rispetto a Emilia-Romagna (-2,3%) e Piemonte (-2,5%), ma meglio del Veneto (-3,4%). Fonte: http://www.assolombarda.it

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Gli attacchi informatici coinvolti nel conflitto Russia-Ucraina non si fermano e mirano anche ad altri governi

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

Check Point Research (CPR), la divisione Threat Intelligence di Check Point Software Technologies, il principale fornitore di soluzioni di cybersecurity a livello globale, ha condiviso un aggiornamento sugli attacchi informatici osservati durante il conflitto Russia-Ucraina. CPR sospetta che gli hacker abbiano cambiato target, muovendosi verso altri governi coinvolti nel conflitto. Tuttavia, i cyber-attacchi verso tutti i settori in Ucraina e Russia sono aumentati, raggiungendo il picco massimo dall’inizio del conflitto e dal 2022.Nei primi tre giorni di combattimento, i cyber-attacchi al governo e al settore militare dell’Ucraina sono aumentati di un impressionante 196%. Da quel momento, gli attacchi verso il governo e il settore militare dell’Ucraina sono diminuiti, scendendo del 50% negli ultimi 7 giorni.In Ucraina, CPR ha documentato un aumento del 20% negli attacchi informatici complessivi in tutti i settori dall’inizio del conflitto In Russia, CPR ha verificato un aumento dell’1% negli attacchi informatici complessivi in tutti i settori dall’inizio del conflitto Gli attacchi informatici osservati per regione: Europa (+14%), Nord America (+17%), APAC (+11%), America Latina (+17%) e Africa (-2%)

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Conflitto in Ucraina: le implicazioni per economia e mercati

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. L’attuale scenario di guerra non può che avere un deleterio effetto stagflattivo sul contesto macroeconomico, ovvero la combinazione di crescita e inflazione è destinata a deteriorarsi a causa di minore crescita e maggiore inflazione, con danni particolari inflitti all’economia europea. L’incertezza e i rincari energetici potrebbero rallentare il PIL dell’area euro dell’1% circa nello scenario di compromesso e far salire l’inflazione (a un anno) del 2%. Questo non significherebbe recessione, almeno per quest’anno, dato il buon tono sottostante dell’economia, a meno di non trovarci in uno scenario di tensione crescente. L’inflazione in salita potrebbe destare preoccupazione presso la Banca Centrale Europea, pronta già alla vigilia del conflitto a ritirare progressivamente gli stimoli monetari. Ciò nonostante, trattandosi in questo caso di inflazione importata, la reazione della BCE non dovrebbe essere eccessivamente intransigente. In ogni caso, non sarebbe da escludere un intervento dell’istituto centrale a sostegno di un’eventuale spesa fiscale comunitaria. All’interno dell’ordine del giorno degli incontri di Versailles figura anche la possibilità di una sorta di “whatever it takes” fiscale dell’eurozona, volto a sostenere la spesa militare e tesa a raggiungere l’indipendenza energetica (investendo nelle energie pulite in primo luogo) anche attraverso l’emissione di Eurobond. Qualora questo progetto fiscale diventasse realtà, la BCE sarebbe verosimilmente chiamata ad acquistare tali emissioni, finanziando la spesa della regione. Ben diverso il caso degli USA, colpiti solo indirettamente dalla crisi e forti di una ‘neutralità’ economica rispetto a produzione e utilizzo di risorse energetiche. Anche per questo, la Fed ha già lasciato intendere di voler inaugurare la normalizzazione dei tassi di interesse a marzo secondo copione, con 25pb attesi di aumento del Fed Fund Rate. Contemporaneamente, sui mercati finanziari, l’incertezza vissuta nelle ultime settimane ha portato gli investitori a richiedere premi di rischio maggiori, sospingendo in alto gli Earnings Yield (l’inverso del rapporto Prezzi/Utili, la cui risalita implica quindi una contrazione dei multipli azionari). Tuttavia, le previsioni di un consistente rallentamento economico hanno causato una nuova discesa dei tassi reali che ha così assorbito parte della richiesta di maggiori premi di rischio (dati dalla differenza tra Earnings Yield e Bond Yield, misurati in questo caso dai tassi reali) e limitato le perdite sui mercati azionari.Per l’area euro, i nostri economisti stimano che la combinazione tra effetto diretto ed indiretto dello shock da materie prime possa fare rallentare di circa un punto percentuale l’attività economica. Questo non tiene conto dell’eventuale deterioramento del clima di fiducia di imprese e consumatori di fronte allo scenario bellico. Non è impossibile immaginare quindi un rallentamento più marcato: se il calo della fiducia dovesse propagarsi per un ammontare pari allo shock energetico (-1%), avremmo un’attività economica in riduzione di due punti percentuali e una crescita degli utili di fatto nulla (il -2% di crescita economica moltiplicato per 5 volte avrebbe un impatto riduttivo del 10% della crescita degli utili, pari alla stima attuale).Se questo dovesse verificarsi, mancano quindi ancora all’appello le revisioni negative degli utili, soprattutto in Europa, l’area in cui il peggioramento economico è più probabile e i margini aziendali sono più a rischio visto l’andamento dei prezzi alla produzione. Quanto descritto rappresenta un’ipotesi molto negativa ma non così inverosimile, tant’è che il mercato, con le perdite delle ultime settimane, ha in buona parte incorporato una probabilità generosa che si possa verificare. In tal senso, una parte considerevole del danno a economia e profitti è già nei prezzi.In definitiva, da qui in avanti, le performance azionarie dipenderanno in larga misura dall’evoluzione dello scenario geopolitico, non potendo più contare sul cuscinetto dei rendimenti (reali). Nello scenario di compromesso ci sono buoni spazi di recupero. Tra i pochi strumenti (indiretti) di protezione di cui l’investitore europeo può disporre, ci sembra ancora il dollaro USA il più indicato a fronte della prevedibile volatilità di notizie e mercati. Solo negli scenari peggiori (tail risk), tornerebbero interessanti i Treasuries o una riduzione (in ulteriore sottopeso) dell’azionario USA. (fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2022/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/03/conflitto-in-ucraina-negoziare-ad-oltranza#PAM_Section_4

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Conflitto russo-ucraino – L’invito di CAMMINO

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

L’emergenza generata dal conflitto in corso e l’arrivo in Italia di numerosi profughi, tra i quali persone particolarmente vulnerabili, spinge CAMMINO – Camera Nazionale degli Avvocati per la persona, le relazioni familiari e i minorenni – a sollecitare tutti gli interlocutori istituzionali per l’individuazione urgente e mirata di misure efficaci volte ad evitare modalità inidonee di accoglienza, proteggendo soprattutto le persone di età minore dal rischio di essere vittime di sparizione e di circuiti poco virtuosi attivati anche mediante l’uso improprio del web e la circolazione di fake news. Circuiti che rischiano di incrementare fenomeni criminali, correlati anche alla tratta di essere umani ed allo sfruttamento minorile. CAMMINO ritiene necessarie ed invita ad attivare modalità operative – e di informazione, anche tramite i mass media e i canali del Ministero dell’Interno e di AGIA, l’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza – che valorizzino gli strumenti di tracciamento dei minorenni in Italia che siano arrivati soli, favorendo la conoscenza della legge 7 aprile 2017 n. 47, che prevede la nomina di tutori volontari, cui si dovrà necessariamente ricorrere per una loro efficace tutela.

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Impatto del conflitto tra Russia e Ucraina sulla attività spaziale

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2022

“Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica nella seduta odierna ha audito il direttore di ESRIN e responsabile del programma di osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea, dott.ssa Simonetta Cheli. L’incontro ha consentito di approfondire diverse tematiche. In primo luogo il ruolo dell’Agenzia che vede il nostro Paese tra i suoi fondatori, terzo per quota di contribuzione e con una intensa collaborazione sia nel settore di accesso allo spazio sia in quello dell’osservazione della Terra. Si sono approfonditi i programmi pluriennali che caratterizzano l’attività dell’Agenzia. Si è infine trattato il tema del possibile impatto causato dal conflitto tra Russia e Ucraina sulle attività dell’ESA a breve, medio e lungo termine. Quella svolta nell’odierna seduta è stata l’ultima audizione in programma nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul dominio aerospaziale quale nuova frontiera della competizione geopolitica, che sarà presto presentata al Parlamento”.Lo rende noto il senatore Adolfo Urso, presidente del Copasir.

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Il mercato azionario nei mercati emergenti reagisce al conflitto Russo-Ucraino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2022

Alla luce delle vendite di titoli russi e delle sanzioni occidentali, Morningstar ha esaminato i cambiamenti nei portafogli dei fondi sui mercati emergenti. I nostri analisti sono entrati in contatto con i gestori che Morningstar valuta attraverso l’Analyst rating, per sentire le loro opinioni sul mercato e le azioni che hanno intrapreso nei loro portafogli.“Come previsto, le azioni russe sono state vendute in massa quando è arrivata la notizia della crisi per la prima volta. Alcuni gestori di portafoglio con esposizione alle azioni russe hanno ridotto significativamente le allocazioni. Altri hanno modificato le convinzioni sui loro investimenti e hanno rivisto le stime di valutazione, ma hanno mantenuto le loro partecipazioni. In alcuni casi, hanno percoso entrambe le vie. MSCI ha inoltre annunciato che, a partire dal 9 marzo 2022, il mercato russo sarà rimosso dai suoi indici dei mercati emergenti. La possibilità di scambiare queste azioni ora è praticamente impossibile.I principali gestori azionari dei mercati emergenti globali tendono ad avere un’esposizione limitata alle azioni russe. Per questo motivo, non è stato necessario sospendere le negoziazioni e i gestori hanno segnalato condizioni di negoziazione relativamente normali in termini di afflussi e deflussi di capitale. Tuttavia, poiché i fondi con negoziazione giornaliera devono produrre NAV giornalieri, il prezzo delle partecipazioni russe è ora diventato un problema. Laddove non sono disponibili i prezzi dei fornitori per le azioni russe o per i corrispondenti GDR, alcuni asset managers hanno dichiarato che cercheranno di applicare la variazione percentuale degli ETF (exchange-traded funds) russi, come indicatori delle performance di tali posizioni. – Samuel Meakin, Associate Director of Equity Fund Strategies, Morningstar

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Ucraina: Un conflitto lungo 20 anni

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2022

L’Ucraina, ricostruisce sempre Micromega, è al centro di una grande instabilità da oltre 20 anni, soprattutto a causa della contrapposizione tra i fautori dell’avvicinamento all’Occidente e i sostenitori del legame storico con l’ex Unione sovietica.Dopo l’annessione della Crimea alla Russia (Internazionale), la guerra nel Donbass e gli accordi mai rispettati di Minsk II (Lo Spiegone), il conflitto di fatto è proseguito ininterrottamente fino a oggi. E su questa situazione incandescente si è innestato il progressivo allargamento a Est della Nato. In più, come spiega Dario Fabbri su Scenari – mensile di geopolitica di Domani – per controllare l’intera Europa, da decenni gli Stati Uniti perseguono il contenimento della Russia.Ma ci sono anche ragioni economiche: a differenza di quanto prometteva il presidente russo Borís Él’cin, la Russia dopo la caduta dell’Urss non è diventata una delle prime quattro economie al mondo. Anzi, continua a essere un’economia idrocarburica, posizionandosi soltanto al 52esimo posto nell’Economic Complexity index (Gli Stati Generali). In abstract. (fonte http://www.fondazionefeltrinelli.it)

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Spada: “Conflitto ingiustificabile in Ucraina”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

“Siamo preoccupati per l’escalation repentina e ingiustificabile che, in pochi giorni, ha coinvolto Russia e Ucraina – ha dichiarato Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda -. Condividiamo la risposta unitaria di tutta l’UE, che è di ferma condanna. Il conflitto, oltre a destare massima preoccupazione in termini di vite umane, rischia di avere un impatto pesante anche sull’economia e sulla ripresa globale. Se guardiamo al nostro territorio, in termini di impatto diretto sul fatturato delle imprese lombarde, quello russo è un mercato che, tra gennaio e settembre 2021, si è attestato su 1,6 miliardi di euro: un terzo di quanto esportiamo verso la Russia è meccanica, un sesto moda, un settimo chimica. Oltre alle ripercussioni immediate sugli scambi, a preoccuparci è soprattutto l’attesa, ulteriore, impennata dei prezzi dell’energia, che già oggi pesa fortemente sulle imprese. Il 18% dei consumi lordi nazionali di energia sono soddisfatti dal gas naturale russo. È quanto mai prioritario che il Governo, parallelamente alla sua azione diplomatica, prenda tutte le decisioni necessarie tempestivamente per sollevare le imprese da ennesimi pesanti aggravi”.

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Conflitto in Ucraina: Impegno Acs

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

Un milione di euro per aiuti di emergenza. La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) ha deciso di impegnare 1 milione di euro per sostenere con aiuti di emergenza il lavoro della Chiesa in Ucraina. A seguito della decisione, assunta dal governo russo, di dispiegare reparti militari nelle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk e procedere questa notte a un articolato attacco, ACS intende sostenere i 4.879 sacerdoti e religiosi e le 1.350 religiose presenti in Ucraina, affinché possano a loro volta aiutare le famiglie che, da oggi, si trovano coinvolte in un conflitto armato. ACS fornirà aiuti d’urgenza anche ai quattro esarcati greco-cattolici e alle due diocesi latine dell’Ucraina orientale, i quali coprono Kharkiv, Zaporizhya, Donetsk, Odesa e Krym. «Soprattutto ora, ACS deve assicurare la presenza di sacerdoti, suore e religiosi fra la loro gente, nelle parrocchie, con i profughi, negli orfanotrofi e nelle case per madri sole e per anziani, i quali affronteranno la sfida di sopravvivere in un contesto di aumento vertiginoso dei costi a causa della guerra», ha affermato Thomas Heine-Geldern, presidente esecutivo di ACS Internazionale. Mons. Pavlo Honcharuk, vescovo di Kharkiv, una delle diocesi dell’Ucraina orientale che ACS sosterrà, ha dichiarato: «La situazione peggiora di giorno in giorno. I prezzi sono in aumento, soprattutto per i beni di prima necessità. La situazione nella diocesi è molto difficile. Il numero dei fedeli è diminuito e quelli rimasti, purtroppo, non possono mantenere le parrocchie né sostenere i sacerdoti. Vengono loro stessi e chiedono aiuto ai sacerdoti e alle suore». Con il sussidio di emergenza ACS sosterrà tutti i 57 sacerdoti e 54 religiosi e religiose che lavorano nella diocesi affinché possano soddisfare i propri bisogni quotidiani – gas, luce, acqua, carburante e cibo – e aiutare i fedeli che ricorrono a loro perché non hanno nulla.La situazione finanziaria del paese è peggiorata dall’inizio della guerra, otto anni fa, ma dallo scorso gennaio, quando è iniziata la crisi attuale, la valuta nazionale, la grivna, è stata costantemente svalutata e ha continuato a svalutarsi dopo che la Russia ha riconosciuto le due cosiddette repubbliche guidate da separatisti filo-russi.

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Gli Stati Uniti e il conflitto in Yemen. La posizione dell’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

L’amministrazione Biden ha annunciato che intraprenderà misure concrete per porre fine alla partecipazione degli Stati Uniti al conflitto in Yemen, che si trascina da quasi sei anni, facendo precipitare il Paese nella peggiore crisi umanitaria del mondo e richiedendo il tributo delle vite di innumerevoli civili, che sono stati presi di mira da tutte le parti in conflitto. Migliaia di bambini sono stati uccisi o feriti e le armi di fabbricazione americana hanno contribuito alla violenza. L’annuncio è stato accolto con grande plauso da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Una decisione che si aggiunge a quella presa qualche giorno fa dal Governo italiano di fermare l’export di bombe d’aereo e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che sarebbero state poi utilizzate nel conflitto in Yemen. Anche in Italia con un atto di portata storica – dopo 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 185 del 1990 sull’export di armi – uno degli ultimi provvedimenti del Governo Conte è stato proprio quello di revocare le autorizzazioni in corso per l’esportazione di missili e bombe d’aereo verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e rinnovare la sospensione della concessione di nuove licenze per i medesimi materiali e Paesi. Questo risultato è stato accolto con grande soddisfazione da Save the Children Italia, che insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo e numerose altre organizzazioni, è da anni impegnata in una campagna per questo stop alle esportazioni di armi. Una decisione – sottolinea l’Organizzazione – che ha posto fine alla possibilità che migliaia di ordigni fabbricati in Italia possano colpire strutture civili, causare vittime tra la popolazione o possano contribuire a peggiorare la già grave situazione umanitaria nel Paese.

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Ripresa del conflitto nel Nagorno-Karabakh

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2020

Sant’Egidio: appello alle due parti in conflitto per la ripresa del dialogo La Comunità di Sant’Egidio esprime dolore e forte preoccupazione per la ripresa del conflitto nel Nagorno-Karabakh, dove da più di un mese stanno perdendo la vita numerosi civili e cresce il numero degli sfollati. La violenza dei combattimenti ha svuotato intere aree, distrutto città e villaggi senza risparmiare nemmeno i luoghi di culto, tra cui in particolare la cattedrale di Gazancec’oc’, fatta oggetto di tiri diretti e insensati. La ripresa della guerra dopo oltre vent’anni di tregua è avvenuta a pochi mesi dall’incontro tra i due leader armeno e azero alla conferenza sulla sicurezza di Monaco (febbraio 2020) che aveva lasciato sperare in un clima diverso. Ciò dimostra che un conflitto soltanto congelato non è mai risolto. La responsabilità della comunità internazionale a questo livello è grande. Si tratta di un circolo vizioso che non produrrà nessun esito ma soltanto le condizioni per una ripresa della guerra in avvenire.Il popolo armeno, che serba la memoria dolorosa delle stragi subite all’inizio del secolo scorso, teme di essere lasciato in una condizione di solitudine. Bisogna aiutare le due parti a superare la logica del conflitto. Sant’Egidio lancia un appello alle due parti in conflitto perché tornino in sé stesse e siano consapevoli che non esiste altra soluzione al loro contezioso se non nel dialogo. Si tratta certamente di una strada difficile ma è l’unica suscettibile di dare pace ai due popoli per sempre. Oggi si tratta di salvaguardare la vita dei civili e in particolare dei più fragili, risparmiando anche i luoghi religiosi – testimonianza della vita delle generazioni precedenti in una terra da troppo tempo martoriata dalla sofferenza – e di costruire le basi per un futuro di pace. Tale è il compito che la comunità internazionale deve oggi assumersi senza indugio.

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Accesso umanitario vitale se si vogliono salvare vite nel conflitto che infiamma il Sahel centrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

L’agenzia ONU World Food Programme (WFP) ha lanciato oggi l’allarme: se non sarà garantito urgentemente l’accesso umanitario ad organizzazioni come il WFP, livelli catastrofici di fame potrebbero registrarsi in parti del Burkina Faso, del Mali e del Niger. Il grave allarme viene lanciato alla vigilia della Conferenza Ministeriale di Alto Livello sul Sahel Centrale che si terrà a Copenhagen domani 20 ottobre 2020.Violenze ed insicurezza hanno fatto precipitare 7,4 milioni di persone nella fame acuta nella regione del Sahel Centrale, in Africa occidentale. Il numero degli sfollati è salito da 70.000 di due anni fa a quasi 1,6 milioni di oggi – oltre 288.000 in Mali, più di 265.000 in Niger e oltre un milione nel Burkina Faso, paese in cui si riscontra la crisi di sfollati in più rapido aumento nel mondo.“Se non riusciremo a raggiungere le comunità vulnerabili, vedremo nel Sahel aumenti tragici dell’insicurezza alimentare e migliaia di persone spinte ancora di più nell’indigenza”, ha detto Chris Nikoi, Direttore regionale del WFP in Africa occidentale. “In alcune zone nel nord del Burkina Faso, inaccessibili a causa delle terribili violenze e del conflitto, ci sono oltre 10.000 persone che sono a un passo dalla carestia. Il mondo non può aspettare che muoiano donne, uomini e bambini, per prendere azione”. L’assistenza delle organizzazioni umanitarie verso chi ha più bisogno è messa a rischio dal peggioramento del conflitto e dell’insicurezza. Contemporaneamente, gli operatori umanitari sono sempre di più bersaglio di gruppi armati non statali in Burkina Faso, Mali e Niger. Ciò significa che le comunità vulnerabili non riescono ad avere accesso all’assistenza umanitaria salvavita di cui hanno un disperato bisogno in questo momento di crisi.Il WFP – che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2020 – sollecita i partecipanti alla Conferenza a trovare modi attraverso i quali le organizzazioni possano accedere alle comunità e a tutti gli attori sul campo, aprendo percorsi sicuri per l’assistenza umanitaria. La Conferenza si tiene sotto l’egida di Danimarca, Germania, Unione europea e Nazioni Unite.Il WFP ha continuato a potenziare l’assistenza salvavita in risposta al deterioramento della crisi e ai crescenti bisogni, assistendo 3,4 milioni di persone nel solo mese di agosto.In Burkina Faso il WFP ha rafforzato le operazioni per rispondere ai crescenti bisogni ma preoccupano le prospettive sul fronte dei finanziamenti. L’agenzia è stata già costretta a ridurre le razioni da luglio 2020 e l’assistenza d’emergenza agli sfollati – fuggiti dalle proprie fattorie, costretti a lasciare il lavoro e senza più altre prospettive – è a rischio a partire da novembre. Il WFP ha bisogno di 135,7 milioni di dollari per proseguire gli interventi nei tre paesi del Sahel centrale per i prossimi sei mesi.Il WFP sta anche lavorando per rafforzare il sostegno nella costruzione della resilienza per le comunità a rischio. Gli interventi includono la riabilitazione di beni comunitari, il miglioramento di terreni degradati, attività di alimentazione scolastica e nutrizione per le comunità per la prevenzione e il trattamento della malnutrizione. Dal 2018, oltre un milione di persone sono state raggiunte dalle attività integrate per la resilienza del WFP in Niger, Mali e Burkina Faso.

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Conflitto nel Nagorno-Karabakh

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Dopo l’ultimo attacco dell’Azerbaigian alla regione contesa del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli Armeni), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un intervento della diplomazia europea per fermare il conflitto. La nuova escalation arriva dalla Turchia, che ha inviato migliaia di mercenari siriani e islamici nell’area controllata dagli Armeni. L’Europa non deve rimanere anche questa volta a guardare Erdogan fomentare la violenza in un’altra area di conflitto per rafforzare la sua base di potere in patria. Nel Nagorno-Karabakh si ripete quello che il presidente turco ha già tentato in Libia.È inaccettabile che l’Europa lasci che Erdogan se la cavi con qualsiasi aggressione fintanto che trattiene in Turchia milioni di rifugiati. Sa esattamente in quale posizione di potere questo lo mette e continuerà a sfruttarlo finché gli sarà permesso. Le numerose guerre in cui è coinvolta la Turchia costringeranno sempre più persone a fuggire in Europa, e questo permetterà a Erdogan di poter mantenere la sua posizione di ricatto. Finché gli sarà permesso di continuare, Erdogan rappresenterà una delle maggiori minacce alla stabilità della regione. Molti giovani siriani che sono fuggiti dalla loro terra in Turchia hanno poche opportunità di sfamare le proprie famiglie. Pertanto, molti decidono di entrare nelle milizie per denaro a sostegno degli interessi turchi in Libia o nel Nagorno-Karabakh. Molti sono anche ideologicamente motivati perché attaccano un territorio armeno e quindi occupato da cristiani. Questo crea l’assurda situazione per cui islamisti sunniti stanno combattendo per l’Azerbaigian sciita. Il denaro con cui i disperati siriani vengono mandati nelle guerre di Erdogan proviene dal Qatar. Questa fonte di finanziamento deve essere bloccata anche attraverso la pressione diplomatica.

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L’UNHCR chiede alle parti in conflitto di proteggere i civili nelle regioni del Sahel e del Lago Ciad

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, chiede che sia garantita maggiore protezione alle persone coinvolte nelle violenze derivanti dalla ripresa delle operazioni militari contro i gruppi armati nelle regioni del Sahel e nel Lago Ciad, in Africa occidentale.Migliaia di persone sono fuggite quotidianamente dalle proprie case e dai villaggi a partire dal 29 marzo, quando le forze di sicurezza di Niger, Ciad, Nigeria, e Camerun hanno lanciato un’operazione di repressione dei gruppi armati responsabili di attacchi lungo le regioni frontaliere ai danni di civili e militari dei Paesi citati.“La sicurezza delle popolazioni sfollate e delle loro comunità di accoglienza deve costituire una priorità per tutte le parti in conflitto”, ha dichiarato Aissatou Ndiaye, Vice Direttrice dell’Ufficio dell’UNHCR per l’Africa occidentale e centrale. “Nelle regioni del Sahel e del bacino del Lago Ciad, sono troppi i civili ad aver già pagato un prezzo elevato e non devono patire ulteriori sofferenze”.Quasi 50.000 persone, tra cui migliaia di donne, bambini e anziani, sono state sfollate nella regione quest’anno, comprese le 25.000 costrette alla fuga quando l’esercito del Ciad ha lanciato l’operazione ‘Ira di Boma’ presso le rive del Lago Ciad, alla fine di marzo, col supporto militare di altri Paesi. Le autorità del Ciad hanno dichiarato i dipartimenti di Fouli e di Kaya zona di guerra a tutti gli effetti.Inoltre, più di 4.000 persone sono state sfollate a causa dei combattimenti scoppiati all’inizio del mese nella regione di Tillaberi, in Niger, mentre a centinaia hanno varcato i confini per mettersi in salvo in diverse aree del Mali nelle quali vigono già situazioni di pericolo.”Attacchi e contrattacchi stanno costantemente spingendo le popolazioni che vivono a ridosso delle aree di frontiera in condizioni di miseria sempre più profonda e rischiano di vanificare qualunque progresso conseguito nel processo di rafforzamento della loro resilienza”, ha aggiunto Aissatou Ndiaye.Altre 6.000 persone, inoltre, sono fuggite dal Niger al Mali andando a unirsi agli almeno 10.000 maliani sfollati all’interno del proprio Paese a causa della serie di rivolte che hanno flagellato la regione del Sahel da gennaio 2020.In Niger, nel primo trimestre del 2020, UNHCR e partner hanno registrato 191 incidenti e 549 vittime in un raggio di 50 chilometri dalle frontiere. Gli incidenti includono attacchi, omicidi, rapimenti, furti ed estorsioni, nonché casi di violenza sessuale e di genere.L’UNHCR richiama i governi a rispettare gli obblighi internazionali e a onorare gli impegni assunti durante i dialoghi regionali di alto livello tenutisi l’anno scorso ad Abuja e a Bamako. In quell’occasione gli Stati hanno rinnovato l’impegno a proteggere i civili per evitare che cadano vittime delle operazioni antiterrorismo.L’UNHCR è pronta a supportare gli sforzi profusi a livello regionale per mantenere la natura civile e umanitaria dell’asilo e agevolare l’accesso degli aiuti. L’Agenzia continua a collaborare con le autorità per individuare una località sicura presso cui trasferire le persone. Per molti anni, conflitti armati e violenze hanno messo a dura prova sia la regione del Sahel sia quella del Lago Ciad. Dal punto di vista umanitario la situazione è estremamente drammatica e l’accesso a tutta l’area è limitato. Circa 3,8 milioni di persone sono sfollate all’interno di entrambe le regioni e 270.000 vivono nei Paesi limitrofi in qualità di rifugiati.

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Libia: l’inasprirsi del conflitto e la minaccia del COVID-19 aggravano la crisi umanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, avverte che, a un anno dal lancio dell’offensiva militare avvenuta a Tripoli, in Libia, all’ulteriore intensificarsi degli scontri, si è aggiunta ora la minaccia di diffusione del COVID-19. Da aprile dell’anno scorso più di 300 civili sono rimasti uccisi e altre 150.000 persone sono state costrette alla fuga. Nonostante l’accordo provvisorio di tregua umanitaria, nell’arco dell’ultima settimana gli scontri si sono intensificati in modo significativo. Inoltre, il deteriorarsi della situazione ha messo a rischio le possibilità di decine di migliaia di sfollati di fare ritorno in condizioni sicure verso le proprie aree di origine. Nel frattempo, le autorità hanno confermato che attualmente in Libia si registrano dieci casi di COVID-19 e un decesso, suscitando nuovi timori in merito alle capacità di risposta dei servizi sanitari del Paese già al collasso.“Insieme al conflitto in corso, la diffusione del COVID-19, se non contenuta, potrebbe causare in Libia una catastrofe umanitaria”, ha avvertito Jean-Paul Cavalieri, Capo missione UNHCR in Libia.“La vita quotidiana delle persone sta divenendo sempre più difficile in Libia”, ha affermato. “Molti, tra cui sfollati libici, rifugiati e richiedenti asilo, non hanno un alloggio adeguato e vivono in condizioni di sovraffollamento con accesso limitato a servizi igienico-sanitari. I prezzi di affitti, alimenti e carburanti hanno subito un’impennata ed è necessario far fronte a serie difficoltà per soddisfare le esigenze essenziali”.Il perdurare del conflitto ha colpito gravemente le capacità del sistema sanitario e dei servizi medici del Paese, i quali dispongono di risorse finanziarie limitate e devono far fronte alla carenza di attrezzature e farmaci essenziali. Inoltre, numerosi ospedali e ambulatori situati in aree prossime al conflitto sono stati danneggiati o hanno chiuso.L’UNHCR e i partner stanno fornendo generatori, ambulanze, alloggi container, e cliniche da campo a sostegno dei servizi di assistenza sanitaria locali. L’Agenzia, inoltre, sta svolgendo attività di sensibilizzazione in materia di salute pubblica tra rifugiati, richiedenti asilo e cittadini libici mediante poster, SMS e social media, al fine di attenuare i rischi di esposizione al COVID-19.
Insieme ad altre agenzie umanitarie, l’UNHCR si appella alle autorità libiche affinché assicurino l’accesso e l’inclusione di tutti i gruppi che compongono la popolazione presente in Libia ai piani e alle attività di sorveglianza, preparazione e risposta sanitaria.
L’UNHCR, inoltre, rinnova gli appelli per il rilascio secondo procedure ordinate di quanti sono trattenuti in stato di detenzione. Richiedenti asilo e rifugiati, detenuti in quanto privi di documeti legali, sono particolarmente vulnerabili ed esposti, date l’inadeguatezza dei servizi igienico-sanitari, l’assistenza medica limitata e le condizioni di sovraffollamento in cui vivono. Molti centri di detenzione, inoltre, sono situati in prossimità del fronte degli scontri.L’UNHCR esprime particolare preoccupazione per la crescente carenza di alloggi a prezzi abbordabili e per l’aumento dei costi degli affitti, in una fase in cui un ulteriore numero di libici è stato costretto a fuggire, anche per la seconda volta da casa e a cercare nuovi alloggi in affitto. Tale situazione ha colpito particolarmente i rifugiati e i richiedenti asilo che non sono in grado di trovare un lavoro regolare. Le testimonianze dei rifugiati raccolte dall’UNHCR riferiscono che i prezzi di affitto di una camera singola sono aumentati di sei volte, mentre quelli per un’intera abitazione sono triplicati. Molti vivono in edifici affollati, non terminati e privi di arredo o all’interno di garage, a volte arrivando a condividere lo spazio di una singola stanza con dieci persone.In alcune aree della città in prossimità del fronte dei combattimenti, le persone stanno faticando enormemente anche ad avere accesso ai beni essenziali e ai servizi pubblici, oltre che a trovare lavoro. La situazione di instabilità, inoltre, ha prodotto un aumento dei casi di criminalità, in particolare di rapine e aggressioni mirate.L’UNHCR continua a operare in Libia per contribuire ad assicurare protezione e assistenza a rifugiati, richiedenti asilo, libici sfollati interni e rimpatriati, ma gli interventi sono stati seriamente ostacolati dai severi protocolli di sicurezza in materia di circolazione e dalla ridotta presenza del personale sul campo. Nell’arco degli ultimi dodici mesi, l’UNHCR ha assicurato consulenza medica a più di 25.500 persone, distribuito beni di prima necessità a oltre 42.700 persone, ed erogato assistenza in denaro contante a quasi 2.500 persone. L’Agenzia, inoltre, ha sostenuto 37 progetti volti a promuovere la coesistenza pacifica tra rifugiati, sfollati libici, rimpatriati e comunità di accoglienza, anche mediante il ripristino di infrastrutture sociali quali le strutture sanitarie e quelle scolastiche.L’UNHCR ribadisce l’appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, a esortare tutte le parti in conflitto nel mondo a cessare le ostilità a sostegno della risposta alla minaccia della pandemia da COVID-19.

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Yemen: dopo cinque anni di conflitto una pace più che mai necessaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2020

Migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case nelle ultime settimane a causa del perdurare del conflitto in Yemen, mentre il protrarsi della condizione di sfollati sta aggravando le difficoltà e i rischi a cui sono esposte le famiglie yemenite, ha detto oggi l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.L’intensificarsi degli scontri nei governatorati di Al Jawf, Marib e Sana’a, nello Yemen settentrionale, a partire da gennaio ha costretto oltre 40.000 persone a fuggire verso la città di Marib e le aree circostanti, a est della capitale Sana’a, secondo i dati in possesso dell’OIM.Una parte delle persone in fuga, tra cui donne e bambini, ha riferito all’UNHCR di non aver avuto altra scelta se non quella di scappare a piedi, camminando per giorni senza cibo né acqua in pieno deserto.I nuovi arrivati si sono uniti ai 750.000 sfollati attualmente accolti nel governatorato di Marib.Dopo anni di conflitto ininterrotto, sfollati e comunità di accoglienza faticano a sopravvivere. Mentre a migliaia continuano a riversarsi nella città di Marib e nelle aree circostanti per mettersi al sicuro, le esigenze umanitarie aumentano rapidamente e l’assistenza e i servizi essenziali sono sottoposti a forte pressione.Servizi pubblici quali ospedali e scuole faticano a funzionare adeguatamente di fronte all’aumentare della popolazione.A Marib molti sfollati vivono presso insediamenti sovraffollati in alloggi di fortuna, e alcune famiglie si trovano a dover convivere all’interno della stessa tenda. Altre persone hanno trovato riparo all’interno di edifici ancora in costruzione.Accedere ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari è problematico: una famiglia ha riferito al personale dell’UNHCR di dover condividere l’utilizzo di una latrina con altre 60 famiglie.L’UNHCR esprime timore in merito al fatto che sfollati e comunità di accoglienza sarebbero esposti a rischi ancora più elevati nell’eventualità di una diffusione del COVID-19, considerate la situazione precaria e le condizioni sanitarie disperate in cui vivono.Nonostante gli enormi sforzi profusi dai partner umanitari sul campo, a causa della portata della crisi, per le famiglie sfollate la disponibilità di cibo continua a rappresentare un’esigenza urgente. Alcune madri hanno riferito di aver preso in considerazione di mandare i propri figli a lavorare o a chiedere l’elemosina per strada per far fronte alla situazione.Numerosi sfollati interni sono fuggiti da casa senza portare con se effetti personali o documenti di identità, tra cui i certificati di nascita dei figli. Ora, privi di documentazione legale, molti non possono iscrivere i figli a scuola o accedere a servizi essenziali come l’assistenza sanitaria, mentre altri vivono in condizioni di vulnerabilità ed esposti al rischio di sfratto forzato.L’UNHCR sta lavorando con l’OIM, le altre agenzie dell’ONU e i partner umanitari per garantire assistenza alle persone sfollate.Ad oggi, mediante i partner, l’UNHCR ha assistito oltre 5.000 famiglie sfollate nell’area di Marib con aiuti quali tende, coperte, materassi e set da cucina. Ulteriori distribuzioni avverranno nei prossimi giorni.L’UNHCR, inoltre, prevede di intensificare le attività di protezione, tra cui i servizi di orientamento e consulenza legale, e aiuterà coloro che non sono in possesso di documenti di identità. Oltre a tali misure, sarà assicurato sostegno psicosociale.In una fase in cui si stanno implementando piani di risposta nazionale alla pandemia da COVID-19 che includono yemeniti e rifugiati, l’UNHCR e i partner stanno garantendo sostegno alle misure di prevenzione e preparazione.In un’altra area del Paese, ad Aden, l’UNHCR e i partner stanno conducendo rapide valutazioni delle esigenze umanitarie degli sfollati interni che, questa settimana, sono stati colpiti da forti piogge e inondazioni.
Stime iniziali indicano che sono quasi 3.000 gli sfollati yemeniti gravemente colpiti che hanno subito danni ad alloggi e beni domestici quali materassi, scorte alimentari ed effetti personali. Inoltre, due donne e un neonato di tre mesi hanno riportato ferite e sono stati inviati per la presa in carico in ospedale. L’UNHCR sta lavorando coi partner per mobilitare ulteriori aiuti umanitari.Dopo cinque anni di conflitto, quella in corso in Yemen rimane la crisi umanitaria di più vaste dimensioni su scala mondiale, con oltre 24 milioni di persone bisognose di assistenza e più di 3,6 milioni costrette a fuggire dalle proprie case.L’UNHCR ribadisce che solo una pacifica risoluzione del conflitto può porre fine a ulteriori sofferenze e arginare le esigenze umanitarie della popolazione.

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Quale etica per il Terzo Millennio? Convivenza o conflitto?

Posted by fidest press agency su sabato, 16 novembre 2019

Roma 22 e il 23 novembre prossimi Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4. È l’interrogativo che vuole affrontare il VII Convegno del Seminario “Giuseppe Vedovato”, organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana. «La domanda non è retorica», spiega il gesuita camerunense Jaquineau Azetsop, decano della Facoltà di Scienze Sociali della Gregoriana. «Anche il conflitto è un’opportunità, e non va necessariamente percepito come negativo, poiché può generare nuove dinamiche e nuove proposte per strutturare la vita sociale tenendo conto delle fonti del malessere sociale. Una proposta credibile in favore della convivenza deve assumere anche tali processi conflittuali. Li vediamo accadere ovunque nel mondo, e in modo particolare in Europa».
La mattina di venerdì 22 novembre, la prima sessione del convegno «Etica della convivenza o etica del conflitto» sarà introdotta da P. Franco Imoda, S.I. già Presidente AVEPRO e già Rettore della Pontificia Università Gregoriana. Interverranno il Sostituto Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma, Dott.ssa Simonetta Matone («L’etica e il diritto, sfide e prospettive»); il filosofo della Pontificia Università Gregoriana, João Vila Chã S.J. («Il populismo e l’etica in democrazia»); il professore Flavio Felice dell’Università degli Studi di Molise («La democrazia come processo d’inclusione?»). Chiuderà questa prima parte la relazione di Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario Dicastero per la promozione dello Sviluppo umano integrale, sulle radici antropologiche della convivenza.
Il pomeriggio, moderato dal Dott. Giulio Pecora (Giornalista, Co-fondatore Euromed Media Network), calerà l’indagine in contesti specifici quali le migrazioni (P. Camillo Ripamonti S.J., Direttore del Centro Astalli); lo sviluppo economico (P. Fernando de la Iglesia Viguiristi S.J., Pontificia Università Gregoriana), la politica dell’esclusione (Dott.ssa Klodiana Ĉuka, Presidente INTEGRA Onlus) e la diplomazia della salute (Prof. Giuseppe Ippolito, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”).
Nella mattina di sabato 23 novembre, presieduta dalla Prof.ssa Mariapia Garavaglia (Vice Presidente del Comitato Nazionale di Bioetica), si affronteranno invece i processi di umanizzazione in medicina (Prof. Enrico Garaci, già Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Nazionale delle Ricerche), l’educazione alla vita (Prof.ssa Marina D’Amato, Università Roma Tre) e la cultura della mediazione (S. E. George Johannes, Ambasciatore della Repubblica del Sud Africa presso la Santa Sede).Giunto alla VII edizione, il Seminario “Giuseppe Vedovato” promuove la passione per l’Europa e l’impegno del senatore Vedovato (1912-2012) nel campo dell’etica nelle relazioni internazionali. (www.unigre.it)

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