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Congo Ebola Outbreak: A Public Health Emergency of International Concern

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

AIDS Healthcare Foundation (AHF) echoes calls by authors of a recent article in The Lancet for World Health Organization (WHO) Director-General Dr. Tedros Ghebreyesus to reconvene the Emergency Committee to consider declaring a Public Health Emergency of International Concern (PHEIC), opening the doors for increased international cooperation to stamp out the current Ebola outbreak that is ravaging the Democratic Republic of the Congo (DRC).“Traditional methods for containing Ebola in the Congo simply will not work,” said AHF President Michael Weinstein. “Not only are we seeing an over 50% mortality rate, ongoing political instability and armed conflict are disrupting response efforts and making the populace increasingly distrustful. To further complicate the situation, migration from affected areas threatens the entire region. AHF calls on the WHO to reconvene the Emergency Committee and declare a PHEIC. Ebola is a world problem – not an Africa problem – and the WHO should have every asset at its disposal that the international community can provide. That cannot happen if the status quo is maintained.” It is clear that this outbreak meets the criteria for declaring a PHEIC—it must be put into place. The WHO’s response cannot falter under the pressures of violence and instability, and it must leverage everything in its power to stop the current outbreak. AHF believes it is time to run towards the danger and respond to the call.

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16.000 persone costrette a fuggire in Congo-Brazzaville a causa degli scontri inter-comunitari nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta sostenendo le autorità locali della Repubblica del Congo nell’assicurare assistenza umanitaria ai circa 16.000 rifugiati da poco arrivati dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC). Le persone fuggono dagli scontri mortali esplosi a fine dicembre 2018 fra due comunità a Yumbi, nella Provincia di Mai-Ndombe, nella RDC occidentale. Un’antica rivalità fra le comunità Banunu e Batende ha portato al riaccendersi delle ostilità. Si ritiene che il nuovo conflitto abbia causato diversi morti e che circa 150 persone abbiano raggiunto il Congo-Brazzaville riportando ferite.Si tratta del più elevato afflusso di rifugiati in Congo-Brazzaville dalla RDC in quasi dieci anni, da quando circa 130.000 persone erano state costrette alla fuga in seguito agli scontri etnici nell’ex Provincia dell’Equatore, nel 2009.
I rifugiati, per la maggior parte donne e bambini della tribù Banunu, continuano ad arrivare nei Distretti di Makotipoko e Bouemba della Repubblica del Congo, dove le autorità congolesi e le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’UNHCR, stanno assicurando assistenza medica e distribuzione di beni alimentari e non.I rifugiati in fuga dalla RDC riferiscono di attacchi che hanno causato l’incendio delle case e la morte di diverse persone. In molti hanno temuto un inasprimento del conflitto.
Una recente missione umanitaria di monitoraggio a Yumbi ha rilevato la presenza di oltre 450 case distrutte in seguito agli scontri e di persone che necessitavano urgentemente di assistenza di base fra cui cibo, assistenza sanitaria e alloggio. Nel Congo-Brazzaville, i rifugiati sono insediati nelle remote località di Makotipoko, Bouemba, Mopongo e Mpouya, nel Dipartimento di Plateaux, fra le comunità locali.
Le autorità della Repubblica del Congo hanno fatto richiesta formale di assistenza all’UNHCR e ad altre organizzazioni umanitarie. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta coordinando le operazioni di soccorso per sostenere il governo nell’assicurare assistenza ai rifugiati.L’UNHCR e il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme/WFP) hanno già dispiegato le proprie squadre nella regione, distribuendo beni di prima necessità, fra cui cibo e teloni, a partire dal 29 dicembre. Le distribuzioni di cibo sono cominciate il 1 gennaio 2019 a Bouemba e saranno estese ad altre località nei prossimi giorni.
Tuttavia, i rifugiati continuano a vivere in condizioni precarie. Sono accolti in aree remote dove le comunità locali faticano già ad avere accesso ad acqua, cibo e assistenza medica. Le organizzazioni umanitarie, inoltre, sono ostacolate da problemi logistici, dal momento che alcune località sono accessibili solo attraverso il fiume. La stagione delle piogge e le inondazioni hanno esposto i nuovi arrivati alla malaria e a malattie idrotrasmesse.Attualmente la Repubblica del Congo accoglie circa 60.000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Repubblica Centrafricana, dalla RDC e dal Ruanda.

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Repubblica Democratica del Congo: mobilitazione contro Ebola

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

L’UNICEF si è subito attivato nella risposta contro Ebola nella Repubblica Democratica del Congo per fornire sostegno a migliaia di persone, compresi i bambini, a rischio nella città di Butembo, a seguito della recente conferma da parte del Governo di due nuovi casi di Ebola.
“Butembo è un’importante città commerciale e ha quasi un milione di abitanti. C’è quindi un rischio reale che il virus possa diffondersi rapidamente in un centro abitato così vasto”, ha detto Gianfranco Rotigliano, rappresentante dell’UNICEF nella R.D. del Congo durante la sua missione a Butembo. “Il numero di casi confermati di Ebola a Butembo rimane limitato, ma dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che l’epidemia sia controllata in questa fase iniziale”.L’UNICEF sta ampliando la risposta di Ebola e sta impiegando a Butembo un team di 11 specialisti in sensibilizzazione delle comunità, istruzione, assistenza psico-sociale, acqua, servizi igienico-sanitari per aiutare a contenere la malattia ed evitare un’ulteriore diffusione dell’epidemia. L’UNICEF ed i suoi partner hanno già dato priorità ai quartieri di Butembo con casi confermati di Ebola e alle persone che sono state in contatto con persone colpite.
I team multidisciplinari dell’UNICEF comprendono antropologi, che assicurano che la risposta sia sensibile alle credenze e alle pratiche culturali, in particolare per quanto riguarda la cura delle persone malate, e per affrontare le preoccupazioni della popolazione riguardo a sepolture sicure e dignitose. A Ndindi, i comitati locali stanno lavorando a stretto contatto con l’UNICEF per identificare e attuare attività di sensibilizzazione. I comitati locali hanno contribuito ad attivare camion per sensibilizzare la comunità con megafoni che attraversano il quartiere. L’UNICEF ha fornito a 120 leader locali telefoni cellulari per rafforzare la diagnosi precoce e la segnalazione ai servizi sanitari di persone sospettate di essere state colpite.

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Epidemia di Ebola: Bambini a rischio nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 agosto 2018

Secondo l’UNICEF i bambini rappresentano una percentuale insolitamente elevata di persone colpite dall’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale.
Due bambini sono già morti a causa della malattia. I centri di cura per Ebola di Beni e Mangina stanno attualmente curando sei bambini colpiti dalla malattia o sospetti. L’UNICEF ha individuato 53 bambini orfani che hanno perso i genitori a causa di Ebola.”I bambini colpiti dall’epidemia in corso necessitano di particolare attenzione e cure”, ha dichiarato il Dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella RDC. “Le donne sono spesso le prime a prendersi cura dei bambini, quindi se sono colpite dalla malattia, c’è un rischio maggiore che i bambini e le famiglie diventino vulnerabili”.L’UNICEF e i suoi partner hanno formato 88 operatori psicosociali per assistere e confortare i bambini nei centri e per sostenere i bambini che sono stati dimessi in quanto liberi da Ebola, ma che possono ancora essere a rischio di stigmatizzazione all’interno della comunità. Gli operatori psicosociali organizzano attività di sensibilizzazione per facilitare il ritorno di questi bambini nelle loro comunità.”L’impatto della malattia sui bambini non è limitato a coloro che sono stati colpiti o sospettati di esserlo”, ha dichiarato Rotigliano. “Molti bambini si trovano di fronte alla malattia o alla morte dei loro genitori e dei loro cari, mentre alcuni bambini hanno perso gran parte dei loro familiari e sono isolati. Questi bambini hanno urgente bisogno del nostro sostegno”. L’UNICEF supporta le famiglie affidatarie per questi bambini e fornisce loro assistenza psicosociale e alimentare.

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Mobilitazione per fermare Ebola nella RD del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

Dopo il lancio, lo scorso 8 agosto, della campagna di vaccinazioni del governo della Repubblica Democratica del Congo contro il virus Ebola (EVD), l’UNICEF ha mobilitato operatori specialisti per informare e coinvolgere le comunità colpite dalla malattia sula campagna in corso.
“I nostri specialisti nella sensibilizzazione e comunicazione sono sul campo e stanno fornendo informazioni sulla campagna di vaccinazione alle comunità colpite” – ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, Rappresentante UNICEF in Repubblica Democratica del Congo. “La precedente epidemia di Ebola ha dimostrato che sensibilizzare le comunità locali è fondamentale per prevenire la diffusione della malattia e garantire la partecipazione alle operazioni di vaccinazione.”
Insieme con i suoi partner l’UNICEF ha:
-fornito a 60 leader di comunità messaggi sulla prevenzione, nell’area sanitaria di Magina nella zona sanitaria di Mabalako;
– formato 100 operatori delle comunità locali nella zona sanitaria di Beni per organizzare ulteriori attività di sensibilizzazione nelle comunità locali;
– collaborato con 79 giornalisti locali e 9 stazioni radio a Beni e Goma coinvolgendoli nelle attività di sensibilizzazione;
– distribuito messaggi sulla prevenzione dell’Ebola in 241 chiese nella zona sanitaria di Beni;
Come parte del Piano di Risposta Congiunto del Governo della Repubblica Democratica del Congo in coordinamento con OMS e UNICEF, i vaccini sono forniti gratuitamente e su base volontaria a chiunque sia entrato in contatto con una persona contagiata dal virus.
L’UNICEF ha inviato 12 specialisti di sensibilizzazione nelle aree colpite nel Nord del Kivu e nelle provincie dell’Ituri per collaborare con gli operatori delle comunità locali. Stanno fornendo consulenza preventiva alle persone che potrebbero essere vaccinate e informazioni di base sul vaccino alle comunità colpite.Questi sforzi sono parte della mobilitazione sociale globale e della comunicazione nelle comunità che l’UNICEF sta portando avanti con i suoi partner per sensibilizzare la popolazione sull’Ebola, sui modi per proteggersi dalla malattia ed evitare un ulteriore diffusione del virus. Inoltre, l’UNICEF sta supportando l’impiego di ulteriori operatori di comunità nella regione colpita per incrementare gli sforzi utili a diffondere informazioni per promuovere pratiche igieniche e servizi igienico sanitari sicuri e supportare la campagna di vaccinazioni.

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Ebola: nuova epidemia nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

A seguito dell’annuncio (lo scorso 1° agosto) del Governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) di una nuova epidemia di Ebola (EVD, Ebola Virus Disease) nel Nord Kivu, l’UNICEF ha mobilitato i suoi team per contribuire a contenere la diffusione della malattia e proteggere i bambini. “La risposta a quest’ultima epidemia di Ebola potrebbe essere complicata dai conflitti armati e dall’insicurezza nella zona colpita”, ha dichiarato il dottor Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella R.D. del Congo.Questa è la decima epidemia nella R.D. del Congo dal 1976 e arriva pochi giorni dopo la dichiarazione della fine dell’epidemia di Ebola nella provincia occidentale dell’Equatore, iniziata a metà maggio. Allo stato attuale, non vi sono indicazioni che i focolai di Equatore e del Nord Kivu siano collegati.Il governo congolese ha attivato il suo piano di risposta e ha invitato i suoi partner, tra cui l’UNICEF, a prenderne parte. Un team UNICEF con il Vice rappresentante dell’UNICEF in R.D. del Congo e il Responsabille dell’ufficio sul campo per l’UNICEF a Goma, ha effettuato una missione lo scorso 2 agosto con il Ministro della Salute, il rappresentante dell’OMS e altri partner nell’epicentro dell’epidemia per analizzare la situazione e organizzare la risposta.
“Il contributo dell’UNICEF alla risposta si concentrerà sulle attività di sensibilizzazione per informare e proteggere la comunità locale, promuovendo l’accesso all’acqua potabile, adeguati servizi igienici e corrette pratiche igieniche per aiutare a prevenire l’ulteriore diffusione della malattia, e fornendo supporto psicosociale ai bambini e alle famiglie colpite dalla malattia”, ha detto Rotigliano.L’UNICEF ha inviato un team di cinque membri dello staff a Beni per la risposta, tra cui due specialisti sanitari, due per la sensibilizzazione e uno per acqua e servizi igienico-sanitari dal team di risposta a Ebola nella Provincia di Equatore. Sono previsti ulteriori interventi dalla sede centrale di Kinshasa e dagli uffici sul campo di Goma, Bunia e altre località.
Salute, acqua, kit igienici-sanitari e di sensibilizzazione saranno inviati alla zona colpita nei prossimi giorni, tra cui: 300 termometri laser per monitorare le condizioni di salute delle persone nella regione colpita e 2.000 kg di cloro per il trattamento dell’acqua per contribuire a contenere la diffusione della malattia. The information contained in this e-mail message is confidential and intended only for the use of the individual or entity named above. If you are not the intended recipient, please notify us immediately by telephone or e-mail and destroy this communication. Due to the channel of transmission, we are not liable with respect to the confidentiality of the information contained in this e-mail message. Please, think of the environment before printing this message.

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Ebola- Appello da RD Congo del Rappresentante Rotigliano

Posted by fidest press agency su sabato, 2 giugno 2018

“A Mbandaka stiamo affrontando un’epidemia di ebola, dichiarata l’8 maggio. Questa epidemia ha una caratteristica preoccupante: quella di avere dei casi sia in ambiente urbano – in una città come Mbandaka che ha più di un milione di abitanti e che si trova sul fiume Congo, un’arteria che unisce tutte le grandi città del paese – sia in zone più remote, come nelle boscaglie; purtroppo una di queste zone si trova su un lago, che ha poi una connessione col fiume: il rischio è che la malattia si propaghi al di fuori di questa zona. Attualmente abbiamo registrato 35 casi, più 2-3 alert da verificare, ma negli ultimi due giorni non ci sono stati nuovi casi. Di questi 35, 4 si sono verificati a Mbandaka, mentre gli altri fuori: se riusciamo a mettere sotto osservazione tutte le persone che sono state a contatto con questi malati, la prospettiva è di contenere la diffusione di malattia nelle prossime settimane, sperando che non escano dei casi da ceppi diversi rispetto a quelli sotto osservazione. La percentuale di decesso per i malati si assesta intorno al 50%. Rispetto all’epidemia in Africa Occidentale del 2014-2015, questa volta la comunità internazionale si è mossa immediatamente: questa volta dopo il secondo caso siamo arrivati immediatamente sul posto e abbiamo cominciato le attività. Certo per mettere su tutta la logistica ci è voluto un po’. Per fortuna l’UNICEF aveva un ufficio a Mbandaka e quelle 18 persone lì sono state fondamentali perché proprio all’inizio c’eravamo solo noi.
Raggiungere tutte le persone colpite è complicato. Per coloro che vivono in ambiente urbano la difficoltà è solo quella di identificarli e sapere dove sono, mentre è molto più complicato poter raggiungere coloro che vivono nelle boscaglie. Lì interveniamo noi dell’UNICEF con l’OMS e il Governo: tutta l’equipe che si muove attorno a questa epidemia. È un intervento che funziona proprio perché lavoriamo tutti insieme. Per esempio, quando abbiamo saputo che si era verificato un caso, abbiamo mandato a Iboko, un piccolo villaggio non tanto lontano da Mbandaka, una macchina con un team di tre persone, che è rimasto lì 10 giorni.
Ora stiamo portando motociclette o biciclette, perché le strade sono quasi inesistenti ed è difficile muoversi in macchina. Durante queste operazioni ci si muove come si può e si cercano i malati: si va dalle famiglie, si parla con loro e si offre assistenza. Questo è fondamentale, perché se non si guadagna la fiducia delle comunità, non si combatte l’ebola. L’ebola si trasmette attraverso il contatto, non è una malattia come il morbillo, il vaiolo o l’influenza: bisogna toccare i fluidi dei malati e poi una mucosa del proprio corpo, in questo modo il virus si trasmette.
L’UNICEF sta mobilitando le comunità, attraverso persone di spicco che possano parlare con la gente, e sta lavorando con i bambini in tutte le scuole che si trovano nelle zone colpite, parlando con loro. I bambini sono bravissimi: imparano subito, sono pieni di entusiasmo e dopo la formazione seguono le indicazioni, non si toccano più, si salutano da lontano con la mano. Sono degli agenti di cambiamento, e poi tutto quello che hanno appreso lo portano a casa. Inoltre, in ogni scuola mettiamo acqua clorata per lavarsi le mani, termometri. Ogni mattina ogni bambino viene controllato, si deve lavare le mani e gli si misura la febbre. Perché se un bambino ha la febbre viene messo in osservazione in attesa dell’arrivo del personale medico che possa aiutarlo.Come abbiamo visto nel 2014-2015, l’ebola è una malattia pericolosa. Abbiamo avuto tanti casi anche di persone espatriate, se non mettiamo la malattia sotto controllo ci possono essere dei rischi. Penso che sia fondamentale aiutare il lavoro che stiamo facendo. Spero che arrivi tutto il contributo possibile, perché se continuiamo con questa rapidità, collaborazione ed efficienza ce la possiamo fare”.

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Journalists Caritas Ebola response Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Caritas is extremely concerned and actively responding to the latest Ebola outbreak in the Democratic Republic of Congo amid fears that it could escalate into an epidemic.Government officials confirmed the outbreak on 8 May and have since indicated that the disease in the central African country is now in a “new phase” after cases of the deadly virus were identified in the city of Mbandaka in the Bikoro region. The country’s ministry of health has announced there are a growing number of suspected cases and confirmed deaths. The deaths occurred in Bikoro, which is about 150km from Mbandaka.Caritas Mbandaka-Bikoro says dozens of people have reported symptoms of fever, abdominal pain, diarrhea and haemorrage since early April but the size and scope of the epidemic is not yet fully understood.The first urban case significantly raises the risk of an epidemic and Caritas has joined the Congolese government, the UN World Health Organisation and other agencies in a joint mobilisation to respond to the emergency.Caritas is preparing for any escalation of the disease and will work strenuously with other agencies to stop it from spreading to other countries.A delegation of Caritas Congo led by Dr. Rose Mukunu went 16 May to Mbandaka along with the Diocesan Office of Medical Surgery (BDOM) of Mbandaka-Bikoro.“The situation is worrying because it’s urban unlike earlier ones,” said Dr Rose Mkunu. “We do not have much control as yet over preventing contact with patients and that’s what is dangerous. Caritas is doing everything it can to raise awareness and brief community and religious leaders on the disease as well as means for protection and surveillance but we are limited by our means.”This latest Ebola outbreak is the ninth that has occurred in the Congo. But significantly it is the first time the Ebola virus has been reported in this health zone.
The very first Ebola outbreak – the actual discovery of the virus – in the Congo was declared in 1976. According to figures compiled by the European Commission there have been 1,056 reported cases and 756 people have died since it was first identified in Congo.There are real concerns that the new Ebola outbreak in the Congo carries a potential risk of broader contamination because the epicenter of the epidemic, Bikoro, is on the shores of Lake Tumba with direct access to the Congo river that connects directly to Kinshasa – with an estimated population of 12 million people – as well as Brazzaville and Bangui.Mbandaka has a population of more than a million people and is close to the epicentre. There are fears that the disease could be transmitted by travellers from a remote location to an urban centre.Three health workers are amongst the reported cases – one of whom has already died – and there are concerns that medical practitioners may have been in close contact with patients and could transmit the disease.Caritas is committed to raising awareness and community mobilization in Mbandaka and other locations. Caritas staff are being briefed and important information will also be given to priests and church congregations. Caritas has already planned to provide food to 1500 households as well as health support.“We plan to focus our efforts on prevention, water, hygiene and sanitation, community mobilization and communication,” Caritas said in a statement. “For this, we are counting on the involvement of priests, men and women religious, teachers and nursing staff working in the affected areas.”

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Congo: OMS innalza il livello di allarme Ebola a “molto alto”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

La diffusione del virus Ebola in Congo non accenna a fermarsi. Dopo la diagnosi di Ebola nella megacittà congolese Mbandaka, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha innalzato la sua valutazione del rischio. Poiché la città si trova sulle principali rotte nazionali e internazionali, il rischio di diffusione del virus è aumentato, ha riferito l’Oms. L’organizzazione ora valuta il rischio di un’ulteriore diffusione in Congo come “molto alta”, quindi è “alta” per i paesi circostanti. Tuttavia, il rischio globale di diffusione è attualmente basso. Pertanto, finora non è necessario per le restrizioni di viaggio o commerciali. I primi casi dell’attuale epidemia si sono verificati in un’area molto rurale del Congo. Il ministro della Salute ha annunciato 11 nuovi casi confermati e due morti legati alla malattia nel nordovest del paese. I casi registrati finora sono 45 – spiega una nota del ministero -, compresi 10 sospetti, 21 probabili e 14 confermati. Una nuova vittima è stata registrata a Bikoro, dove l’epidemia di ebola è stata annunciata la scorsa settimana. Lo sviluppo della febbre emorragica è preoccupante perchè ha raggiunto una città di 1,2 milioni di abitanti e crocevia verso la popolosissima capitale Kinshasa. Un caso di “Ebola urbano”, il primo in una città mai registrato nelle nove epidemie di questa febbre emorragica susseguitesi dal 1976 nel grande Stato centrafricano, è stato segnalato a Mbandaka, a circa 130 chilometri dal focolaio iniziale dell’epidemia. La preoccupazione è forte perché era stata proprio la diffusione nelle città a causare l’ecatombe da oltre 11’300 vittime del 2014-2016 in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Più di 4.000 dosi di un vaccino sperimentale sono state inviate nella regione per la loro cura e protezione del personale medico . È il primo utilizzo del composto dal suo sviluppo due anni fa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche inviato un laboratorio mobile alle aree rurali per consentire una diagnosi rapida. La Commissione europea fornirà inoltre 1,6 milioni di euro per combattere la malattia e organizzare voli per aiutanti e attrezzature, ha dichiarato il commissario europeo Christos Stylianides. Questa, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è la nona volta che un focolaio di Ebola viene registrato nella nazione centroafricana, il cui fiume orientale ha dato il nome al virus mortale, scoperto lì negli anni ’70. La peggiore epidemia di Ebola nella storia si è conclusa nell’Africa occidentale appena due anni fa, dopo aver ucciso più di 11.300 persone e infettato circa 28.600. (Giovanni D’Agata)

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Congo: il riaccendersi delle tensioni nel Kasai pone nuove minacce per i civili sfollati

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime profonda preoccupazione per la situazione nel Kasai, una regione della Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove la continua instabilità rappresenta un grave rischio per l’incolumità delle popolazioni civili, tra cui diverse centinaia di rifugiati recentemente tornati dall’Angola.Le forze governative congolesi hanno riacquistato il controllo di vaste aree del Kasai, tuttavia perdurano sporadici scontri tra le forze armate e i gruppi di miliziani. Nel frattempo, restano alte le tensioni tra i diversi gruppi etnici, con il rischio che la regione viva nuove esplosioni di violenze. Gli operatori dell’UNHCR presenti a a Tshikapa, una città a circa 60 chilometri dal confine con l’Angola, riferiscono che diversi sfollati interni, così come coloro che sono tornati dall’Angola, non sono riusciti a rientrare nelle loro comunità a causa delle ostilità inter-etniche.A febbraio le tensioni hanno costretto oltre 11.000 persone a lasciare le proprie case e spostarsi verso le zone più settentrionali della regione, nel territorio di Mweka, che si vanno ad aggiungere ai circa 900.000 congolesi sfollati a causa della crisi del Kasai scoppiata nel 2016.Il conflitto nel Kasai ha anche costretto oltre 35.000 congolesi a cercare rifugio in Angola. Dal settembre 2017 alcuni di loro sono tornati volontariamente nella Repubblica Democratica del Congo, scoprendo però che raggiungere le loro vecchie abitazioni era impossibile. Molti di loro oggi vivono in chiese e moschee, mentre altri sono stati costretti a trasferirsi in altre province.Spesso le persone che sono ritornate non trovano alcun sostegno per ricostruire le proprie abitazioni, poiché i finanziamenti umanitari non consentono attualmente di mettere in atto un importante programma di ricostruzione. Per far fronte alla crisi della RDC, l’UNHCR ha richiesto, per il 2018, 368,7 milioni di dollari USA; ad oggi solo l’1% di questa cifra è stata stanziata.
Molti dei rifugiati congolesi in Angola sostengono di non voler tornare nei propri luoghi di origine a causa della fragile situazione. L’UNHCR ritiene inoltre che non sia ancora possibile procedere a rimpatri in modo sicuro, dignitoso e sostenibile, poiché mancano le condizioni di pace e sicurezza.In seguito a tale situazione, l’UNHCR ha espresso profonda preoccupazione nel venire a conoscenza, pochi giorni fa, del rientro forzato di circa 530 congolesi dall’Angola alla RDC, avvenuto tra il 25 e il 27 febbraio. Tra questi, vi erano 52 rifugiati registrati che vivevano nella città di Dundo, vicino al confine con la RDC, e circa 480 rifugiati non registrati che si trovavano nel centro di accoglienza di Cacanda a Dundo. I rimpatri sono stati effettuati nonostante l’UNHCR abbia richiesto alle autorità angolane di effettuare uno screening congiunto del gruppo non registrato. L’UNHCR esorta le autorità angolane ad astenersi da ulteriori rimpatri forzati di cittadini congolesi nel loro paese. Se le condizioni dovessero cambiare, l’UNHCR è pronta a fornire la propria assistenza alle autorità della RDC e dell’Angola per avviare un tavolo di confronto sui rimpatri volontari.

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New violent hotspots, eastern Congo

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 febbraio 2018

“We are deeply alarmed to see the ever-increasing zones of insecurity,” say the Congolese bishops in a statement issued 19 February. Two serious outbreaks of inter-ethnic fighting in the eastern part of the country, in Ituri and Fizi, are adding to a rapidly deteriorating situation for the civilian population.Caritas Bunia in the northeast region of Ituri has sent out an SOS, after massacres took place during nine bloody days from 2-10 February, causing a massive displacement of the population and sparking a humanitarian crisis.At least 30 people are dead, 2,000 homes burned down and over 100,000 people have been forced from their homes. Schools are closed and hospitals stand empty, as even the very young and the sick have fled for their lives.
An emergency field evaluation by Caritas reports enormous need amongst these displaced people for food and shelter, non-food items, education, clean water and sanitation. Ireland’s Caritas member organisation Trocaire is active in the area alongside three dioceses and Caritas Congo, and is appealing for emergency funding.“The Congolese state must properly fulfill its role as the protector of civilians and their property,” says the diocese of Bunia. “It must stop this barbarity without further delay and punish those responsible.”Meanwhile further south in Fizi, South Kivu, thousands have been killed and around 125,000 displaced by conflict between the Congolese army and local armed groups. Caritas Uvira is reporting an alarming deterioration of the humanitarian situation since December, with people fleeing in all directions, many crossing into Burundi and Tanzania.Caritas describes the urgent need for food, shelter, and healthcare for people who have suffered grave human rights abuses including rape, wounds, torture, arson, arbitrary arrest, forced labour and generalised lack of access to any services.The conditions for children in Fizi are particularly severe, with a very high rate of malnutrition pre-existing the present conflict and more than 80 per cent of displaced children not attending school. Child mortality is high, not only from malnutrition but from anaemia, diarrhoea and malaria.Caritas is carrying out evaluations of the situation and coordinating weekly with the UN agency OCHA to meet the needs of the displaced population. (by Patrick Nicholson)

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Sant’Egidio si unisce alla giornata di digiuno e preghiera per il Congo

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 febbraio 2018

La Comunità di Sant’Egidio si unisce alla Giornata di digiuno e preghiera per la Pace, in particolare per le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo e del Sud Sudan, indetta da papa Francesco per venerdì 23 febbraio, con una veglia che si terrà alle 20 nella basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma e, contemporaneamente, in molte città italiane dove la Comunità è presente.
I due Paesi africani, per cui il Papa ha chiesto di pregare e digiunare, sono dominati da troppa violenza, povertà e divisioni politiche e etniche. Devono tornare al centro delle preoccupazioni della comunità internazionale e di tutti coloro che credono nella necessità e urgenza di costruire la pace.
Grave è la condizione dei rifugiati Sud Sudanesi, che a milioni hanno dovuto abbandonare le loro case a causa della guerra civile e vivono nei campi profughi in Uganda, Etiopia e Kenya. A Nyumanzi, nel Nord Uganda, la Comunità di Sant’Egidio ha aperto dal 2014 la “School of Peace”, che ha garantito l’istruzione a migliaia di bambini, a centinaia di donne, ma anche opportunità di lavoro a numerosi rifugiati Sud Sudanesi, che prima della guerra erano insegnanti. Assieme all’istruzione di base è fondamentale, nelle “School of Peace”, l’educazione alla pace.
La Repubblica Democratica del Congo, paese ricco di risorse naturali, è attraversato da conflitti e ingiustizie, che colpiscono le fasce più deboli della popolazione come gli anziani e i bambini. Il processo democratico è a rischio. Sant’Egidio, presente in Congo, sia nella capitale che nelle città dell’interno, realizza da anni le Scuole della Pace con i minori in difficoltà delle periferie ed è attenta alle difficili condizioni di vita dei bambini di strada per i quali sono attivi progetti di reinserimento sociale. Per i malati di Aids, malattia vissuta ancora come uno stigma, è attivo anche in Congo il programma DREAM di prevenzione e cura della malattia che ha reso possibile, in 11 Paesi africani, la nascita di oltre centomila bambini sani da madri sieropositive.

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Democratic Republic of Congo: Research and Markets

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

congoThe Democratic Republic of Congo (formerly Zaire) was under a 30-year dictatorship between 1967 and 1997. Since then the country has suffered from several wars and considerable social upheaval. There remain violent conflicts in the eastern part of the country, exacerbated by considerable corruption within the government as well as by ethnic tensions resulting from disputes among and within bordering countries which have spilled over in the DRC itself. These circumstances have made it difficult for the government to extend its control in these regions.The economy is heavily dependent on revenue from the mining sector though much economic activity occurs informally and is not reflected in GDP data. The global economic crisis reduced GDP growth to around 3% in 2009, but it grew steadily in subsequent years, peaking at 9.5% in 2014. Since then, though, GDP has fallen to just over 2%, a decline largely caused by the turbulent security situation. It is expected to remain stable at this level for the next two to three years, largely supported by mining, though the accuracy of monitored economic growth continues to be questionable.

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Congo: 850 mila bambini sfollati e 400 mila a rischio malnutriz. acuta grave

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

congo“Il mondo non deve chiudere un occhio di fronte alla tragica situazione in cui si trovano bambini e famiglie nella regione del Grand Kasai, nella Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 12 mesi, oltre 1,4 milioni di persone – fra cui 850.000 bambini – sono state costrette a lasciare le proprie case, e le loro vite sono state sconvolte dai diffusi atti di estrema violenza. I bambini e le donne raccontano di terribili abusi. Molti bambini sono stati reclutati dalle forze armate, costretti ad assumere droghe e travolti dalle violenze. Nulla può giustificare queste azioni.
La situazione per i bambini sta peggiorando e le famiglie sfollate a causa del conflitto non hanno accesso ai servizi di base. Oltre 200 centri medici sono stati distrutti, 1 su 4 non è più regolarmente operativo. Si stima siano 400.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave. I bambini hanno perso un anno di istruzione, mentre centinaia di scuole sono state prese di mira e depredate, gli insegnanti sono stati uccisi o sono scappati alla ricerca di salvezza. A causa della paura generata dalle violenze gli insegnanti non possono andare a lavorare, mentre i genitori spaventati non mandano i bambini a scuola. Tutte le parti in conflitto devono proteggere i bambini, porre fine alle gravi violazioni contro di loro, e tutelare le scuole e i servizi sanitari. Gli operatori umanitari devono avere libero accesso alle popolazioni colpite, in modo da poter raggiungere tutti coloro che hanno bisogno di assistenza. Grazie alla prolungata presenza nella regione e alla rete estesa di partner a livello locale, l’UNICEF sta rispondendo ai crescenti bisogni umanitari, raggiungendo oltre 150.000 persone colpite dalla crisi attraverso interventi per la nutrizione, la salute, l’istruzione, l’acqua e i servizi igienico-sanitari, contributi dirette in denaro, e tutela dell’infanzia. Ma, se queste violenze non dovessero terminare, anche il nostro meglio non sarà abbastanza. Le vite di migliaia di bambini sono in pericolo”.

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L’escalation di violenza nella Repubblica Centrafricana costringe alla fuga 88mila persone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

congoL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) segnala l’urgente necessità di maggiori fondi per aiutare più di 88mila persone che sono state costrette a fuggire dall’escalation di violenza nella Repubblica Centrafricana.Da quando nel mese di maggio sono ripresi i combattimenti tra i ribelli, più di 68mila persone sono fuggite dalle proprie abitazioni all’interno della Repubblica Centrafricana, mentre in quasi 20mila hanno cercato rifugio nella Repubblica Democratica del Congo.Per aiutare le persone recentemente sfollate, l’UNHCR chiede un sostegno urgente in risposta al suo appello per un finanziamento pari a 209,2 milioni di dollari statunitensi per la situazione della Repubblica Centrafricana, che è finanziata solo per il 6 per cento.Una significativa attività da parte dei ribelli nelle città lungo il confine con la Repubblica Democratica del Congo e le voci di possibili attacchi spingono le persone a fuggire nelle prefetture di Haute Kotto e Mbomou all’interno della Repubblica Centrafricana.Nelle ultime settimane, gli attacchi di gruppi armati hanno provocato numerosi casi di spostamenti forzati all’interno delle tre prefetture di Bria, Bangassou e Basse-Kotto. Solo a Bria, più di 41mila persone sono state sfollate. Inoltre, sono stati uccisi centinaia di civili. Gli sfollati dormono per lo più all’addiaccio o in alloggi improvvisati.In molte di queste aree l’accesso da parte degli operatori umanitari continua a essere gravemente limitato a causa delle condizioni di sicurezza. L’UNHCR è stato comunque in grado di fornire, attraverso una risposta congiunta da parte di più agenzie, aiuti umanitari per i nuovi sfollati a Bria. L’Agenzia intende distribuire ulteriori aiuti, tra cui tende per le famiglie, materassi e coperte per le famiglie più vulnerabili.Con le scorte disponibili a Bria, l’UNHCR invierà ulteriori beni di prima necessità da Bangui, poiché il nostro team sta valutando l’entità di questi spostamenti di persone a Bria e ne individua i bisogni.Il recente aumento della violenza sta anche spingendo le persone ad attraversare il confine nelle province di Bas Uele e Ubangi della Repubblica Democratica del Congo. Nelle ultime due settimane si stima che circa 20.575 cittadini centrafricani siano fuggiti. I team dell’UNHCR hanno incontrato alcuni dei nuovi arrivati, mentre altri sono stati segnalati alle autorità locali.I cittadini centrafricani continuano ad arrivare nella Repubblica Democratica del Congo, riferendo dei loro timori di nuovi episodi di violenza. La maggior parte dei nuovi arrivati si sono insediati vicini ai fiumi – Mbomou e Ubangi – che tracciano il confine tra i due Paesi, nella speranza di poter attraversare rapidamente il confine e far ritorno alle loro case una volta stabilizzatasi la situazione.L’UNHCR esprime forte preoccupazione per la situazione dei richiedenti asilo nella zona vicino alla piccola città di Ndu, proprio di fronte al fiume Mbomou. Le persone sono arrivate lì senza portare quasi nulla con sé e alcuni di essi sono feriti e necessitano di cure. Tuttavia, l’area è così remota che l’UNHCR non ha potuto portare assistenza via terra e sta valutando possibilità alternative per raggiungere Ndu.Altre aree, in particolare nella provincia del Nord Ubangi della Repubblica Democratica del Congo, sono più facili da raggiungere. I nuovi arrivati ​​si stabiliscono lungo le rive del fiume e nella maggior parte dei casi hanno trovato rifugio presso famiglie locali. L’UNHCR sta collaborando con i partner umanitari per fornire ulteriori aiuti.Ci sono 503.600 sfollati interni nella Repubblica Centrafricana. Prima dell’ultimo afflusso, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati registrati 102.600 rifugiati della Repubblica Centrafricana.

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Pianificazione e gestione dell’inurbamento: Brazzaville, Repubblica del Congo

Posted by fidest press agency su martedì, 28 marzo 2017

congoRoma Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 15:00 Dipartimento di Architettura, Aula Urbano VIII Via Madonna dei Monti 40. Una delegazione di Dirigenti tecnici della Repubblica del Congo incontra Docenti e Dottorandi del Dipartimento di Architettura per discutere di pianificazione e gestione urbana. La delegazione è presente a Roma in occasione di un corso di formazione promosso da ICE- Agenzia ed Enaip. Introduce Giovanni Caudo Le dinamiche dell’inurbamento e le sfide per la gestione urbana. Intervento a cura dei Dirigenti tecnici della Repubblica del Congo. Ne discutono Paolo Desideri, coordinatore del Dottorato in Paesaggi della città contemporanea. Politiche, tecniche e studi visuali e Giorgio Piccinato, professore emerito di Urbanistica.

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Congo, Sant’Egidio: soddisfazione per l’accordo sulle elezioni

Posted by fidest press agency su martedì, 3 gennaio 2017

congoLa Comunità di Sant’Egidio esprime soddisfazione e sollievo per la firma dell’“accordo politico globale e inclusivo” che apre la strada ad elezioni pacifiche, entro il 2017, nella Repubblica Democratica del Congo. E’ finalmente, dopo un periodo di gravi tensioni, una buona notizia per questo Paese, di fondamentale importanza per la regione dei Grandi Laghi e tutta l’Africa. Sant’Egidio si augura che tutti i firmatari dell’accordo (governo, opposizioni e rappresentanti della società civile) possano attuare fedelmente l’accordo per il bene del Congo e del suo popolo. Manifesta inoltre un particolare apprezzamento nei confronti della Conferenza episcopale del Paese, che ha saputo gestire una non facile mediazione facendosi portavoce delle istanze di pace che salgono dalla popolazione e accogliendo gli inviti pressanti di Papa Francesco per giungere a risultati concreti in questa direzione.
Sant’Egidio, presente da anni in molte zone del Paese e attiva nel campo sanitario (con il programma Dream di prevenzione e cura dell’Aids) e sociale (con interventi a favore delle fasce più deboli della popolazione) continuerà a sostenere ogni sforzo di pace, unica via possibile per il futuro della Repubblica Democratica del Congo.

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Congo: democrazia in pericolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

congoBologna. Sabato 22 ottobre alle ore 11,00, presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, Piazza Maggiore, si terrà la Conferenza Nazionale “Il Gigante ferito: voci e testimonianze dalla Repubblica Democratica del Congo” nell’ambito della Congo Week, un’iniziativa internazionale, nata “dal basso” nel 2008, che oggi vede la partecipazione e la collaborazione di oltre 500 Università ed Associazioni in più di 70 paesi del mondo. Approdata in Italia solo quattro anni fa, ha l’obiettivo di sensibilizzare la società civile e l’opinione pubblica rispetto alle criticità che insanguinano e destabilizzano in modo profondo la Repubblica Democratica del Congo da oltre cinquant’anni. Il 90% del coltan, il metallo utilizzato per produrre le schede SIM, le batterie dei cellulari e i microchip, è estratto quasi unicamente nell’Est del Paese nella regione del Sud Kivu ed è al centro delle violenze di cui soffre l’intera Nazione.
La scelta della città non è casuale: Bologna, con la sua Università e la sua anima di “città aperta”, è da sempre il centro culturale per eccellenza, riconosciuta, come tale, da tutte le associazioni e istituzioni che prenderanno parte all’iniziativa. Molte le questioni che saranno esaminate nell’incontro bolognese tra queste: l’estrazione delle ricchezze minerarie nella RDC, le elezioni presidenziali spostate ad un’ipotetica data del 2018 e l’empasse istituzionale ed infine i massacri della popolazione a Beni, “area calda” del conflitto odierno.Alla conferenza prenderà parte, fra gli altri, anche l’eurodeputata Cécile Kyenge, che contribuirà con il suo intervento ad arricchire un incontro che già può contare sulla partecipazione di numerose Associazioni, figure istituzionali ed esponenti della società civile italiana e congolese e del patrocinio del Comune di Bologna e della Provincia Autonoma di Trento.
Queste le Associazione che partecipano: John Mpaliza, the peace walking man, FOCSIV – Volontari nel mondo, la Federazione degli Organismi di ispirazione Cristiana, Associazione Tumaini, un ponte di solidarietà ONLUS di Selvazzano Dentro della provincia di Padova, CEFA, Il seme della solidarietà di Bologna, Amici dei Popoli, la ONLUS di Bologna, Rete pace per il Congo di Torrile in provincia di Parma, Cava Coordinamento Associazioni Vallagarina per l’Africa di Trento, Fondazione Internazionale Buon Pastore di Roma, Associazione Maendeleo Italia di Parma.

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Borsa Merci Telematica Italiana incontra la Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2015

congoIl Direttore di Borsa Merci Telematica Italiana S.c.p.a., Annibale Feroldi, ha incontrato ufficialmente il Presidente della Camera di commercio socio-economica della Repubblica Democratica del Congo, Jean Calvin Luseyi Mbweso, in occasione della sua visita in Italia.L’interesse ad approfondire la conoscenza sulla Borsa Merci Telematica è nato in seguito alla partecipazione della Responsabile della comunicazione della Repubblica Democratica del Congo in Expo, Paula Iilu Luizi, al Convegno di presentazione della piattaforma internazionale, organizzato da BMTI e il Ministero delle politiche agricole lo scorso 20 ottobre ad Expo. L’incontro è stata l’occasione per uno scambio di esperienze sui temi delle Borse Merci nell’ottica di promuovere una cooperazione tecnica ed economica tra i due Paesi finalizzata a migliorare la trasparenza e lo sviluppo dei mercati agroalimentari.Il Direttore di BMTI ha illustrato il funzionamento del mercato internazionale della Borsa Merci Telematica Italiana, una piattaforma telematica regolamentata per la contrattazione dei prodotti agricoli e agroalimentari basata sulle prassi del commercio internazionale e aperta potenzialmente agli scambi con tutti i Paesi del mondo.“Il nostro mercato internazionale nasce con l’obiettivo di estendere i benefici ed i vantaggi dell’uso della Borsa Merci Telematica al di fuori dei confini europei e favorire l’incontro tra domanda e offerta di prodotti agroalimentari tra operatori europei ed extraeuropei – ha dichiarato Annibale Feoroldi –Affinché questo strumento diventi realmente operativo, occorre che le istituzioni italiane ed estere cooperino mettendo in campo azioni congiunte, così come ha auspicato anche il Ministro Martina in occasione del suo intervento al Convegno organizzato ad Expo il 20 ottobre scorso. L’incontro con la Repubblica Democratica del Congo testimonia l’interesse da parte dei Paesi esteri verso questo strumento che ci auguriamo possa riuscire a facilitare gli scambi commerciali tra Paesi in un ambiente chiaro e trasparente, basato sulla prassi del commercio internazionale”.

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SACE Missione Mozambico e Congo, oltre 1 miliardo di progetti allo studio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 settembre 2015

congoIn Mozambico SACE ha allo studio nuove operazioni a sostegno di export e investimenti per un valore totale di 1 miliardo di euro in una varietà di settori: dall’oil & gas alle costruzioni, dall’agroindustria alle altre tecnologie industriali.
Il dato riflette il forte dinamismo di un’economia in crescita costante – a tassi superiori al 7% annuo negli ultimi quattro anni – capace di offrire importanti opportunità sia per le grandi imprese che per le Pmi italiane grazie a nuovi ingenti investimenti in progetti infrastrutturali (energetici ed edili) e minerario-estrattivi. Secondo le previsioni di SACE, che prenderà parte alla Fiera multisettoriale in questi giorni a Maputo (Facim), nei prossimi quattro anni l’export italiano in Mozambico riuscirà a mettere a segno una crescita del 5% medio annuo, trainata prevalentemente dalla meccanica strumentale nei suoi diversi comparti. Prospettive positive provengono in particolare dalle recenti scoperte di giacimenti di gas naturale al largo delle coste nazionali: riserve di gas per 100 trilioni di metri cubi con investimenti attesi per oltre 50 miliardi di dollari, pari a tre volte il Pil del Paese, che potrebbe accreditarsi come nuovo hub australe del gas. In Congo SACE conferma la piena disponibilità a sostenere l’export el’internazionalizzazione verso questo mercato in cui i profili di rischio sono ancora elevati. Il contesto operativo, piuttosto complesso ed esposto al ciclo delle commodity, è tuttavia capace in prospettiva di offrire buone opportunità in una gamma differenziata di settori.
Secondo le stime di SACE, l’export italiano verso la Repubblica del Congo potrebbe mettere a segno una crescita pari a circa 80 milioni di euro tra il 2015-2017, se riuscisse a cogliere a pieno il trend della domanda di beni da importare espressa dal Paese.
Driver principale delle opportunità per le imprese italiane è il piano di investimenti pubblici varato dal governo per sviluppare una rete di infrastrutture di base, trasporti ed energia. Vi è inoltre un buon potenziale per i settori delle costruzioni e del turismo anche sulla scia degli All-Africa Games, le olimpiadi africane, ospitati a Brazzaville proprio in questi giorni. Iniziative che rientrano tutte in una strategia di maggior diversificazione dell’economia congolese, con l’obiettivo primario di ridurne la vulnerabilità rispetto all’andamento delle materie prime e colmare gap socio-economici nella popolazione.
A Brazzaville, la delegazione visiterà il “cantiere” di Kintelé, il più grande progetto immobiliare e urbanistico del Congo, che coinvolge anche una filiera di aziende italiane (grandi e Pmi).
La missione governativa, la quarta in Africa sub-sahariana negli ultimi due mesi, conferma l’attrattività di questa Regione per le imprese italiane e trova riscontro nelle operazioni assicurate da SACE a sostegno di export e internazionalizzazione, in crescita del 63% nel primo semestre 2015.Per cogliere questo potenziale, SACE ha avviato il programma Frontier Markets, dedicato soprattutto alle Pmi: oltre ad offrire l’assistenza degli uffici SACE di Johannesburg e Nairobi, mette a disposizione delle imprese linee di credito garantite a sostegno di operazioni con controparti locali; servizi di advisory, per valutare i settori merceologici a maggior potenziale, i profili di rischio sottostanti (di credito, politici, normativi, ambientali) e le soluzioni finanziario-assicurative a supporto delle singole transazioni commerciali e d’investimento; seminari e incontri di business matching e approfondimento sul territorio.

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