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Posts Tagged ‘congo’

Congo: Goma è stretta fra la minaccia del vulcano e gli attacchi di gruppi armati

Posted by fidest press agency su domenica, 30 maggio 2021

Nella popolosa città di Goma, situata nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, sabato notte si è verificata una prima eruzione del vulcano Nyirangongo. Ulteriori, forti sommovimenti hanno indotto la popolazione, circa due milioni di persone, ad abbandonare il centro urbano. «Non sappiamo ancora se dovremo evacuare il seminario». Lo ha riferito Don Arsene Masumbuko, rettore del seminario San Giovanni Paolo II di Buhimba, ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha sostenuto la formazione di 29 seminaristi e di sei sacerdoti docenti. «Il rischio grave è che ci possa essere un’esplosione nel lago, dove c’è gas, il che metterebbe tutto in pericolo nel raggio di 20 km.», spiega Don Masumbuko. Il quadro è particolarmente complesso perché nella regione del Nord Kivu, in cui si trova Goma, la popolazione è aumentata rapidamente negli scorsi anni a causa dei rifugiati causati dalla guerra civile e dalla violenza dei gruppi armati attivi nell’area. «Il primo dilemma è evacuare o no, ma se evacuiamo la domanda successiva è dove andare e in particolare come, perché la sicurezza al di fuori di Goma è molto precaria. Ci sono gruppi armati che approfittano di questa situazione per attaccare e assaltare la popolazione», prosegue il rettore. «La situazione è caotica», la missione «MONUSCO è andata via e ci ha lasciati soli. Non ci sono indicazioni precise, la gente è informata tramite i social network e vengono diffusi messaggi contraddittori. È un vero dramma», conclude Don Arsene Masumbuko.

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Congo: PE chiede indagine trasparente sull’assassinio dell’ambasciatore italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Il PE condanna l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del suo entourage ed esorta il governo della RDC e i leader provinciali a cooperare con le autorità italiane e l’ONU.Il PE condanna l’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Moustapha Milambo ed esprime cordoglio alle famiglie delle vittime, al governo italiano e al personale del PAM (Programma Alimentare Mondiale), in una risoluzione approvata giovedì con 669 voti favorevoli, 4 contrari e 17 astensioni.I deputati chiedono che venga eseguita un’indagine indipendente e trasparente sull’accaduto e accolgono positivamente l’impegno del Presidente della Repubblica Democratica del Congo Félix Tshisekedi a svolgere tali accertamenti.I deputati invitano l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE Josep Borrell, la delegazione e le missioni UE nel paese a proteggere i difensori dei diritti umani in situazioni di rischio e a garantirgli un rifugio temporaneo negli Stati membri, qualora necessario. Il PE invita inoltre l’UE a incrementare i finanziamenti delle agenzie locali nella RDC dell’ONU che contribuiscono a proteggere i civili nel paese.
Oltre l’invito al governo nazionale e ai i leader provinciali della RDC di cooperare con le autorità italiane e le Nazioni Unite, il PE chiede che vengano processati tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani ed esorta le autorità nazionali a sospendere dai propri incarichi i funzionari responsabili di tali crimini.I deputati invitano il governo della RDC a combattere la corruzione nel settore pubblico, utilizzando anche il meccanismo di sanzioni dell’UE e chiedono inoltre l’organizzazione di elezioni credibili per il 2023 e un chiaro impegno nel garantire una sicurezza sostenibile nella RDC orientale.Il PE esprime infine preoccupazione per la situazione umanitaria e di sicurezza nel paese, a causa dell’aumento del numero di sfollati interni, le attività militari svolte da milizie armate straniere e nazionali e per le operazioni di contrabbando di risorse naturali. Invita quindi gli investitori internazionali, compresa la Cina, a rispettare il diritto internazionale, incluse le norme in materia di estrazione mineraria.

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Congo. Barbaro (FdI): tanti punti da chiarire

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 marzo 2021

“Ho presentato una interrogazione indirizzata al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per ottenere ulteriori chiarimenti sul drammatico attentato avvenuto ai danni dell’ambasciatore italiano Attanasio e del carabiniere Iacovacci. Sono tanti i punti che necessitano di essere focalizzati, tra cui lo scarso numero di operatori e livello di sicurezza che sembra essere a servizio della installazione diplomatica italiana nella Repubblica democratica del Congo. Non è, altresì, comprensibile come sia accaduto che, nell’assalto al convoglio, nonostante l’intervento dei ranger del parco e le forze di sicurezza regolari congolesi, le uniche vittime siano stati l’autista e i nostri connazionali. Ugualmente, desta meraviglia apprendere che il carabiniere Iacovacci fosse dotato esclusivamente dell’arma corta d’ordinanza, e che abbia dovuto fronteggiare la minaccia esclusivamente con questo tipo di armamento. Resta, altresì, da chiarire se il vile attentato fosse rivolto nei confronti della missione o, nello specifico, contro il nostro Paese”.Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Claudio Barbaro.

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Dichiarazione del Vicedirettore WFP nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2021

Il Vicedirettore WFP nella Repubblica Democratica del Congo Rocco Leone dichiara: “Sono certo che comprenderete che questi ultimi giorni sono stati molto difficili per me, per i miei colleghi e per le nostre famiglie. L’esperienza di quello che è successo lunedì è stata sia tragica che traumatica e non trovo neanche le parole per esprimere quanto sia profondo il mio dolore per le vite perse. Ci uniamo al cordoglio delle famiglie, degli amici e dei colleghi di tutti coloro che hanno tristemente perso la vita.I fatti che si accompagnano all’incidente di lunedi sono stati comprensibilmente oggetto della massima attenzione e di una certa interpretazione da parte dei media. In questo momento non posso andare nei dettagli dell’incidente, ad ogni modo spetta a tutti e quattro noi sopravvissuti il compito di condividere quante più informazioni possibili sulla vicenda, e siamo tutti pronti a farlo.Il World Food Programme ha offerto la sua completa assistenza attraverso i canali ufficiali e sta collaborando pienamente alle tre verifiche attualmente in corso, quelle condotte dalle autorità congolesi, da quelle italiane e dalle Nazioni Unite. Io e i miei colleghi stiamo collaborando con tutte le attività di accertamento attualmente in corso. Sono sicuro di parlare a nome di tutti dicendo che spero che vengano presto accertati i fatti che si celano dietro questo tragico incidente, e che i responsabili di questo abominevole attacco possano essere consegnati alla Giustizia. È importante che le operazioni umanitarie possano continuare senza ostacoli per continuare a salvare e a cambiare le vite delle molte persone bisognose di aiuto che noi siamo qui per servire.

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Morte dell’ambasciatore in Congo: “ Poniamo fine al massacro di un popolo”

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2021

Riguardo la tragica morte in Congo dell’ambasciatore Attanasio interviene il Dott. Gianpaolo Parolini, Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus,con una lettera indirizzata al Ministro degli Esteri Di Maio, e alla Prof.ssa Laura Strohmenger, Membro associato OMS. Questo il contenuto della missiva:”La morte del nostro Ambasciatore, dr. Luca Attanasio, del Carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista congolese Mustapha Milambo Baguma, avvenuta in Congo, ci porta alla triste realtà di una Regione (il Nord Kiwu) che, pur essendo ricchissima (diamanti e coltan in primo luogo) e, forse, proprio per questo, è perennemente in guerra. Una situazione che è funzionale a tutti coloro che hanno interessi economici nella Regione.Una guerra che dura da decenni, che è costata la vita a otto milioni di persone e alla quale non è mai stato dato un grande peso in Europa, negli USA o in Cina.Come è ben noto, l’ONU ha inviato un contingente non adeguato a fermare la carneficina. Aiuti umanitari arrivano da tutto il mondo, ma non lasciano traccia; danno solo l’impressione a noi occidentali di restituire un po’ del maltolto.Smile Mission Onlus, Associazione di Volontariato Odontoiatrico Internazionale, nel Nord Kiwu ha creato negli ultimi 15 anni, una scuola di odontoprotesisti dentali, scuola riconosciuta anche a livello governativo e che ormai si autogestisce. Conosciamo bene quindi la situazione in cui versa questo territorio. Mille sono le situazioni e gli avvenimenti che si potrebbero raccontare per illustrare la ferocia e la disperazione che segnano giornalmente la vita degli abitanti. Purtroppo però noi occidentali non facciamo nulla per evitare o fermare questa situazione, per eliminare gli interessi delle nostre lobby, particolarmente forti economicamente e politicamente e che finanziano i disordini e l’anarchia, foraggiando i cosiddetti “ ribelli” che altro non sono che mercenari al soldo dei paesi che hanno interessi economici.Vogliamo chiedere che finalmente con forza e incisività si intervenga in tutte le Sedi Internazionali possibili per porre fine a questa tragedia.La morte del Dr. Attanasio e dei suoi accompagnatori, un ambasciatore così disponibile e che ci ha prestato ascolto e aiutato in molte occasioni, deve smuovere le coscienze di coloro che possono intervenire.Non facciamo in modo che ricada il silenzio, poniamo fine al massacro di questo popolo e delle nostre coscienze”. Dott. Gianpaolo Parolini Presidente Nazionale Associazione Smile Mission Onlus.

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Aggiornamento sui fatti avvenuti nella repubblica democratica del Congo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

L’Agenzia ONU World Food Programme (WFP) ha i seguenti aggiornamenti sui fatti relativi al tragico evento avvenuto nell’est della Repubblica Democratica del Congo il 22 febbraio: L’incidente ha coinvolto un gruppo di sette persone che viaggiavano in due auto del World Food Programme sulla strada da Goma a Rutshuru nell’est della Repubblica Democratica del Congo dove era prevista una visita a un programma di alimentazione scolastica del WFP. Il gruppo comprendeva cinque dipendenti del World Food Programme che stavano accompagnando l’Ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio e la sua scorta Vittorio Iacovacci. Il gruppo è partito da Goma verso le 9 di mattina, ora locale. A circa le 10:15 ora locale, i due veicoli sono stati fermati da un gruppo armato e tutti i passeggeri sono stati costretti a scendere dalle auto. L’autista del WFP di uno dei due veicoli, Mustapha Milambo, è stato ucciso in quel momento.Gli altri sei passeggeri sono stati poi costretti con le armi ad entrare nella foresta circostante dove si è verificato uno scontro a fuoco. Nel corso dello scontro a fuoco, l’Ambasciatore italiano Luca Attanasio e la sua scorta Vittorio Iacovacci vengono feriti a morte e moriranno poco dopo. Gli altri quattro componenti del gruppo, tutto staff del WFP, sono salvi. Si tratta del vicedirettore del WFP in Congo, Rocco Leone, dell’assistente al programma di alimentazione scolastica del WFP Fidele Zabandora, dell’addetto alla sicurezza WFP Mansour Rwagaza e dell’autista del WFP, Claude Mukata. Il Department for Safety and Security (UNDSS) delle Nazioni Unite condurrà una approfondita verifica dei fatti.

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Information update on democratic republic of Congo security incident

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 febbraio 2021

Rome. The United Nations World Food Programme (WFP) has the following updates on the facts surrounding the tragic security incident in the east of the Democratic Republic of Congo on 22 February: The security incident involved a group of seven people travelling in two World Food Programme (WFP) vehicles on the road from Goma to Rutshuru in the east of the Democratic Republic of Congo where they were planning to visit a WFP school feeding programme. The group comprised five employees of the World Food Programme who were accompanying the Italian Ambassador to DRC and his security escort. The group left Goma at approximately 09:00 am, local time. At approximately 10:15 am, local time, the two vehicles were stopped by an armed group and all passengers were forced to disembark from the cars. The WFP driver of one of the vehicles, Mustapha Milambo was killed at this time. The remaining six passengers were then forced into the surrounding bush at gunpoint where there was an exchange of fire.
During the exchange of fire, the Italian Ambassador, Luca Attanasio and his security escort, Vittorio Iacovacci, were mortally injured and subsequently died. The four other passengers in the group – all WFP staff – are safe and accounted for. They include WFP Deputy Country Director in DRC, Rocco Leone, WFP School Feeding Programme Assistant, Fidele Zabandora, WFP Security Officer, Mansour Rwagaza, and WFP Driver, Claude Mukata. The United Nations Department for Safety and Security (UNDSS) will be leading a detailed review of the incident.The United Nations World Food Programme is the 2020 Nobel Peace Prize Laureate. We are the world’s largest humanitarian organization, saving lives in emergencies and using food assistance to build a pathway to peace, stability and prosperity for people recovering from conflict, disasters and the impact of climate change.

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Congo: Attacco terroristico compiuto oggi tra Goma e Bukavu

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

Azione contro la Fame condanna con forza l’attacco terroristico compiuto oggi tra Goma e Bukavu, nella Repubblica democratica del Congo, nel quale hanno perso la vita l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e uno degli autisti che operano per il World Food Programme. L’organizzazione, presente nel Paese dal 1996, esprime la sua vicinanza e solidarietà al Governo italiano, alle sue forze dell’ordine e all’Agenzia delle Nazioni Unite e si augura che i feriti possano quanto prima ristabilirsi. L’atto terroristico è stato ordito in occasione di una visita ai programmi di alimentazione scolastica promossi a Rutshuru dal WFP, una delle tante attività cruciali promosse per combattere la fame e la malnutrizione infantile. È inaccettabile che gli operatori umanitari o chi, a vario titolo, è impegnato nella soluzione di problemi strutturali continuino ad essere bersaglio di gravi attacchi. È già accaduto in altri scenari e anche alla nostra organizzazione in Nigeria, con il chiaro obiettivo di colpire chi opera per sostenere le comunità locali.

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Congo. Pichetto (FI): Italia piange due servitori dello Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

“L’Italia piange altri due servitori dello Stato che nell’alta e nobile missione a favore della pace e della crescita sono rimasti vittime di un vile attentato. Alle famiglie dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere di scorta Iacovacci giunga il nostro cordoglio e la vicinanza, con la richiesta che al più presto il governo venga in Aula per chiarire i contorni di questa tragica vicenda”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia, Gilberto Pichetto Fratin. Un altro comunicato proviene dal presidente dei senatori Ciriani fi (FdI): sgomenti per attentato, cordoglio da gruppo FdI. Governo riferisca in Parlamento
“Esprimo a nome del gruppo di Fratelli d’Italia al Senato cordoglio e vicinanza alle famiglie dell’ambasciatore Attanasio e del militare dell’Arma dei Carabinieri, rimasti oggi vittime di un vile attentato in Congo. Chiediamo che prontamente il governo riferisca in Parlamento per informare sulla dinamica dell’accaduto. Una notizia che ci riempie di sgomento e che testimonia l’alta missione civile e umana che sia il nostro personale diplomatico e sia quello militare compiono nel mondo”.Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani.

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Attentato in Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

“L’attentato in Congo contro un convoglio Onu ha colpito l’Italia e anche la provincia di Latina. Oltre all’ambasciatore Luca Attanasio ha infatti perso la vita anche un giovane carabiniere originario di Sonnino, Vittorio Iacovacci. Un giovane che serviva la Patria con impegno e abnegazione. Alla sua famiglia e alla comunità di Sonnino vanno le mie condoglianze. Allo stesso modo esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia di Luca Attanasio e alla comunità di Lambiate. Su quanto accaduto in Congo attendiamo presto comunicazioni del governo in Parlamento”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Nicola Calandrini.

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Stragi di civili in R. D. del Congo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 gennaio 2021

Dal 31 dicembre dello scorso anno, nei dintorni di Beni, sede del vescovado, almeno quaranta persone sono state brutalmente assassinate durante una serie di attacchi che sarebbero stati compiuti dal gruppo ADF. Secondo quanto riportato dalla stampa, molti sono stati decapitati a colpi di machete. Il video-messaggio del Vescovo riporta anche immagini di scene che mostrano le vittime e la terra intrisa del loro sangue.«Solo nell’ultimo anno sono state uccise circa 1.000 persone. Questo accade da dieci anni, dal 2014 la situazione è drasticamente peggiorata. Un massacro segue l’altro», ha aggiunto il prelato, deplorando l’indifferenza del governo e dei media. «I media nel nostro Paese non riportano nulla o quasi nulla al riguardo. E ai nostri politici l’unica cosa che interessa è ottenere una parte del potere. La gente qui semplicemente non conta e ha la percezione che il governo non esista. Abbiamo la sensazione che le autorità statali ci abbiano abbandonato». Nonostante ciò Mons. Paluku spera ancora che la situazione migliori: «Auspichiamo che, in futuro, lo Stato si impegni maggiormente per porre fine ai massacri». Da anni i miliziani delle Allied Democratic Forces, originari dell’Uganda, devastano le zone di confine tra la Repubblica Democratica del Congo e la stessa Uganda, un’area particolarmente ricca di risorse. Durante questo periodo l’esercito congolese e la missione di pace MONUSCO delle Nazioni Unite non sono riusciti a riportare la pace nella zona. La regione intorno a Beni, nella provincia del Nord Kivu, è considerata l’epicentro della violenza. Il Congo orientale soffre della crisi umanitaria più duratura in Africa ed è tempo che essa sia adeguatamente affrontata.

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Human rights breaches in the Democratic Republic of the Congo (DRC), Mozambique and the Philippines

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 settembre 2020

The European Parliament is greatly concerned by the grave danger currently facing Sakharov and Nobel Peace Prize laureate Dr. Denis Mukwege and condemns the recent threats to his life, as well as those made against his family and staff members at the Panzi hospital where he works. Since July this year, Dr. Mukwege has received increasingly serious and sustained threats in response to his repeated calls to bring an end to impunity for perpetrators of sexual crimes and massacres in Kipupu, Sange and the Ituri province in the country.MEPs commend Dr. Mukwege for his courage and his life-long commitment to fighting the use of sexual violence as a weapon of war and armed conflict. They also welcome the UN decision to reinstate security protection for him. The DRC Government must not delay in carrying out a comprehensive investigation into the threats, as promised by DRC President Félix Tshisekedi, says the text.The full resolution, which also addresses the general human rights situation in the DRC, past and current violence, the exploration of natural resources in the country and other issues, was adopted by 654 votes in favour, 5 against and 26 abstentions. It will be available in full here. (17.09.2020)
MEPs are very worried about the deteriorating security situation in northern Mozambique, in particular in the Cabo Delgado province, and express their condolences to the victims of the ongoing violence. Since October 2017, the so-called Al-Shabaab terrorist group, allegedly affiliated with the armed group calling itself Islamic State of Central Africa Province, has launched over 500 violent attacks in the area, terrorising the local population, claiming over 1 500 lives and leading to the displacement of over 250 000 people.The resolution underlines that the current security problems further aggravate an already extremely fragile humanitarian situation deriving from high levels of underdevelopment, climate shocks and conflicts. It calls on Mozambique’s authorities to take decisive action in countering the Islamist insurgence, while also reminding them of their responsibility to bring all those suspected of terrorist activity to justice through fair trials.MEPs underline that if not stopped, the insurgency will potentially grow and spill over into neighbouring countries, threatening regional stability as seen in the Sahel and Horn of Africa.

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Nuovi sfollati nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime preoccupazione in merito all’aggravarsi della situazione nel territorio di Beni, nella Repubblica Democratica del Congo orientale, in cui, negli ultimi due mesi, le violenze hanno costretto alla fuga più di centomila civili.Attacchi sferrati da gruppi armati a partire da dicembre dello scorso anno ai danni di diversi villaggi e città compresi nell’area tribale di Watalinga, al confine con l’Uganda, hanno costretto donne, uomini e bambini a fuggire verso la città di Nobili e il territorio circostante.Molti, tra questi, erano già stati costretti alla fuga e avevano fatto ritorno ai propri villaggi solo a novembre dello scorso anno, dopo essersi sottratti alle violenze scoppiate ad aprile. Continuano ad avere disperato bisogno di assistenza.Le tensioni nelle regione hanno continuato ad aumentare in seguito al lancio di un‘operazione militare governativa avvenuto a dicembre contro le Forze democratiche alleate (Allied Democratic Forces/ADF).I civili, compresi quelli sfollati a partire da novembre e dicembre, sono divenuti oggetto di persecuzione da parte di gruppi armati, comprese le ADF. Secondo le autorità locali, i civili uccisi nel territorio di Beni da dicembre dello scorso anno sarebbero 252.Molti hanno confidato al personale dell’UNHCR di vivere ora nella paura, dopo aver assistito a omicidi, violenze sessuali e rapimenti, sia nelle case sia durante la fuga. La maggior parte di quanti sono stati costretti a fuggire in seno alla più recente ondata di violenze ha ora trovato rifugio presso le comunità locali di Nobili, le quali hanno accolto le famiglie sfollate senza esitazioni, nonostante siano prive delle risorse per soddisfare perfino le proprie esigenze.Altri hanno trovato riparo all’interno di scuole e chiese sovraffollate dislocate per la città di Nobili. L’UNHCR e i partner stanno assicurando loro alloggi di emergenza permettendo così che gli edifici scolastici possano riprendere le proprie funzioni.Diverse altre migliaia di persone vivono in condizioni disperate in un centinaio di insediamenti informali, dove dormono in baracche fatte di rami. Sono esposte alle intemperie e devono far fronte a gravi insidie alla propria incolumità e alla tutela dei propri diritti, ivi compresa la mancanza di privacy.La stragrande maggioranza delle persone sfollate è composta da donne e bambini che, insieme ad altri sfollati interni (internally displaced people/IDP) continuano a necessitare con urgenza di assistenza di base e protezione. Le esigenze fondamentali riguardano l’erogazione di cibo, alloggio, acqua potabile, servizi igienico-sanitari e accesso all’istruzione.Un numero elevato di bambini sfollati non frequenta le scuole, non avendo queste la capacità di ammettere altri studenti oppure essendo chiuse e destinate all’accoglienza di IDP, andando in tal modo a generare enorme pressione su infrastrutture scolastiche già inadeguate. La scuola di Mambale di Nobili attualmente accoglie 500 studenti sfollati, fatto che porta il numero totale a 800. I corsi ora sono erogati secondo una doppia turnazione che prevede che gli studenti frequentino la mattina oppure il pomeriggio. Per rispondere alle esigenze degli sfollati e delle comunità che li ospitano, l’UNHCR e i partner, insieme alle autorità locali e ad altri attori umanitari, stanno ora assicurando assistenza nella città di Nobili.
La settimana scorsa l’UNHCR ha assicurato assistenza distribuendo teli di plastica per alloggi d’emergenza destinati a 3.000 famiglie sfollate. Per migliorare la protezione e la sicurezza degli sfollati, l’UNHCR sta sostenendo, inoltre, lo sviluppo di tre strutture in seno alla comunità. Contribuiranno a implementare le procedure di identificazione, prevenzione e risposta alle violazioni di diritti umani.
L’UNHCR sta inoltre contribuendo allo svolgimento di un’attività continua di registrazione dei profili coordinata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) col supporto tecnico dell’UNHCR. I dati hanno già permesso di adeguare l’assistenza umanitaria erogata e continueranno a permettere di migliorare la qualità di protezione, assistenza e servizi multisettoriali destinati a coloro che ne hanno necessità.Oltre cinque milioni di persone continuano a vivere sfollate nella Repubblica Democratica del Congo, costituendo la crisi di sfollati interni di più vaste dimensioni in corso in tutto il continente africano. Il personale dell’UNHCR attualmente è operativo nelle province di Nord Kivu, Sud Kivu, Tanganyika e Ituri, dove è impegnato nella risposta alle massicce ondate migratorie in corso. Nell’arco di quest’anno, l’UNHCR necessiterà di 150 milioni di dollari per rispondere alle esigenze di rifugiati e IDP presenti nella Repubblica Democratica del Congo, ma ad oggi ne ha raccolto solo il quattro per cento.

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Violenze nella Repubblica Democratica del Congo e sorte dei civili

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner umanitari esprimono nuovamente profonda preoccupazione per l’incolumità di centinaia di migliaia di civili nel territorio di Beni, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) orientale, dopo che gli attacchi mortali e le proteste di massa hanno portato alla chiusura dell’accesso umanitario alla regione colpita. Le tensioni in questa zona della provincia del Nord Kivu sono andate crescendo in seguito al lancio di un’operazione di sicurezza condotta dal Governo contro le Forze democratiche alleate (Allied Democratic Forces/ADF) il 30 ottobre. Gruppi armati perseguitano da tempo civili e popolazioni sfollate nella regione, assassinando dozzine di persone.
Si stima che almeno 100 persone siano state assassinate nel corso di attacchi violenti nella regione di Beni a partire dal 2 novembre, costringendo alla fuga migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali donne e bambini. Sono stati riferiti ulteriori esodi di massa dalle località di Mbau e Oicha, a nord di Beni. Gli abitanti si stanno rifugiando nella città di Beni, nel tentativo di sfuggire agli attacchi e alle continue ostilità tra l’esercito della RDC e le ADF.Testimonianze allarmanti dalla regione riferiscono che vi sarebbero persone intrappolate sotto la minaccia dei gruppi armati e che, ogni giorno, in molti perdono la vita. Anche il numero di rapimenti e attacchi a scuole, ambulatori medici e comunità indigene è in crescita.L’UNHCR e i partner chiedono che siano ripristinate con urgenza le condizioni di sicurezza necessarie per consentire alle agenzie umanitarie di portare assistenza immediata alla popolazione colpita. Attualmente, centinaia di famiglie dormono nelle chiese e nelle scuole.I bambini, molti dei quali hanno perso i genitori o sono arrivati non accompagnati, necessitano di sostegno immediato. Il reclutamento forzato attuato da parte dei gruppi armati rappresenta una reale minaccia alla loro sicurezza. Le donne, inoltre, sono vittime di episodi diffusi di violenza sessuale, abusi e rischio di sfruttamento. L’UNHCR teme che molte altre persone potrebbero perdere la vita se l’accesso umanitario, nonché l’ordine pubblico, non saranno immediatamente ripristinati nelle aree interessate. L’UNHCR lavora dentro e fuori la città di Beni per garantire protezione, riparo e coordinamento tramite l’allestimento di alloggi di emergenza per le popolazioni sfollate, la promozione di una coesistenza pacifica fra sfollati e comunità di accoglienza, e la collaborazione con le autorità locali per raccogliere informazioni inerenti ai profili e alle vulnerabilità delle persone sfollate al fine di rispondere meglio alle loro esigenze di protezione e di aiuto.Secondo stime ufficiali, la città di Beni accoglie quasi mezzo milione di persone. Sul territorio vivono circa 275.000 sfollati. A causa della continua situazione di insicurezza, molti sono stati abbandonati alla mercé dei gruppi armati. L’attuale situazione di insicurezza peggiora un quadro già complesso in Nord Kivu, dove a causa del conflitto gli sfollati interni sono già 1,5 milioni e gli sforzi per debellare il virus mortale Ebola continuano senza sosta.

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L’ebola falcidia i bambini del Congo

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 agosto 2019

Più di 500 bambini hanno già perso la vita a causa della terribile epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, con un’accelerazione di decessi che si è registrata in particolare negli ultimi sei mesi, denuncia Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.Nei sei mesi successivi al 1 agosto 2018, quando l’Ebola ha cominciato a diffondersi nel Paese, i decessi tra i bambini erano meno di 100, mentre si sono più che quadruplicati negli ultimi mesi, sottolinea l’Organizzazione. In totale, circa 740 minori sono stati infettati dal virus dall’inizio dell’epidemia.“Siamo di fronte a un ulteriore tragico punto critico durante questa epidemia che sta avendo un impatto devastante sui bambini, specialmente quelli più piccoli. Circa il 40% dei minori che hanno contratto la malattia, infatti, hanno meno di cinque anni e molti di loro sono morti. Le conseguenze sono molto gravi anche perché, a causa dell’elevato tasso di mortalità, migliaia di bambini hanno perso almeno uno dei loro genitori a causa della malattia o sono rimasti separati da essi”, ha affermato Heather Kerr, Direttrice di Save the Children in Repubblica Democratica del Congo.Il virus, sottolinea inoltre l’Organizzazione, mette i bambini davanti al rischio di essere stigmatizzati, isolati o abbandonati, e di rimanere quindi vittime di ogni tipo di abuso e sfruttamento o di essere reclutati nei gruppi armati. Molti bambini, poi, non vanno a scuola perché i loro genitori sono morti e chi si prende cura di loro non può permettersi di pagare le tasse scolastiche, o perché le scuole vengono chiuse a causa dell’insicurezza costante.“Anziché retrocedere, negli ultimi sei mesi l’epidemia di Ebola ha subito una forte accelerazione, e la situazione sta degenerando proprio davanti ai nostri occhi se consideriamo i quattro casi registrati a Goma, una città di oltre un milione di abitanti. L’Oms – ha proseguito Heather Kerr – ha dichiarato che si tratta di un’emergenza di carattere internazionale e a questo dovrebbe seguire un maggiore sostegno da parte della comunità internazionale. È fondamentale, in questa fase, identificare le persone contagiate, garantire ai malati le cure di cui hanno bisogno e dare una sepoltura sicura alle persone decedute. Inoltre è quanto mai urgente lavorare per costruire la fiducia nelle comunità locali in modo da sensibilizzare in modo chiaro sulla portata della pericolosità dell’Ebola”.I team di Save the Children che operano nella Repubblica Democratica del Congo sono impegnati sul campo sin dalla prima settimana della diffusione dell’epidemia di Ebola e da allora sono state raggiunte più di 1,1 milioni di persone, di cui più di 834.000 bambini.
L’Organizzazione, in particolare, sta supportando il Ministero della Salute per la prevenzione e il controllo delle infezioni e l’erogazione di servizi igienico-sanitari nelle cliniche, oltre a fornire il supporto di cui hanno bisogno alle comunità locali, anche attraverso la diffusione di messaggi di sensibilizzazione per prevenire la malattia. I nostri team, inoltre, forniscono supporto per quanto riguarda la ricerca e l’identificazione dei casi di contagio.Grazie alle nostre attività di sensibilizzazione delle comunità, solo lo scorso giugno, abbiamo raggiunto 58.290 famiglie e più di 245.000 persone, tra cui oltre 110.000 bambini, attraverso messaggi salvavita sulla prevenzione e l’individuazione dell’Ebola.

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L’Epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2019

L’epidemia di di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo compie un anno ed entra nel suo secondo anno di vita ancora incontrollata. La settimana scorsa l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale (PHEIC, Public-Health Emergency of International Concern) in merito all’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. In un anno questa epidemia ha già colpito 2.700 persone, con 1.800 decessi. La decisione dell’OMS è giunta però soltanto adesso, dopo che è stato registrato il primo caso a Goma, città di oltre un milione di abitanti con un aeroporto internazionale al confine con il Ruanda. Il paziente era un pastore che era arrivato da Butembo passando attraverso 3 posti di controllo sanitario senza che venisse fermato. La dichiarazione di PHEIC facilita la condivisione di informazioni per la valutazione del rischio, permette al comitato di emergenza dell’OMS di dare agli stati membri raccomandazioni temporanee e, soprattutto, facilita a livello internazionale le attività diplomatiche, di salute pubblica, di sicurezza e di logistica, oltre a permettere l’utilizzo di maggiori risorse finanziarie. Un secondo caso è stato identificato a Goma il 30 luglio in un cercatore d’oro che aveva percorso 70 chilometri nel Paese, ma non è collegato in nessun modo con il primo. Si tratta della quinta volta nella sua storia che l’OMS preme il tasto rosso dell’allarme globale: era già successo nel 2009 con l’influenza aviaria, nel 2014 con la polio, nel 2013-2016 con l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, nel 2016 con l’epidemia di Zika. Ognuna di queste emergenze ha mostrato varie criticità nei protocolli internazionali di risposta, evidenziando la necessità di migliorare le infrastrutture, la ricerca scientifica, e le procedure di diagnosi nelle aree più a rischio. L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la nazione dove il virus fu isolato per la prima volta nel 1976, ha già raggiunto per numero di persone infettate e di decessi il secondo posto tra le epidemie di Ebola, dietro quella che in Africa occidentale tra il 2014 e il 2016 colpì 28.000 persone, uccidendone oltre 11.000. Questa epidemia di Ebola si sta rivelando però di difficile gestione, nonostante i controlli clinici effettuati su più di 70 milioni di persone e le oltre 160.000 dosi di vaccino somministrate alle fasce di popolazione più a rischio ed agli operatori sanitari. A complicare la situazione il fatto che le province maggiormente colpite, North Kivu e Ituri, da anni sono interessate da conflitti armati: più di 70 sono stati sino ad oggi gli attacchi a ospedali, ambulatori ed operatori sanitari. È quindi probabile che il numero effettivo degli infettati e dei decessi sia superiore a quello ufficiale, proprio perché in molte aree del focolaio epidemico l’attività degli operatori sanitari è difficile e pericolosa.
Quali i potenziali rischi per il nostro paese? Al riguardo il prof. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’INMI “Lazzaro Spallanzani” di Roma e coordinatore per l’Italia del GVN,Ippolito precisa che “L’epidemia di Ebola del 2014- 2016 ha visto in prima fila l’INMI, con la partecipazione dei nostri virologi e medici alle missioni internazionali nei paesi colpiti dall’epidemia come la Sierra Leone o la Guinea, e con la gestione dei due pazienti italiani che contrassero la malattia nelle aree di contagio e che furono curate con successo nel nostro ospedale a Roma. L’esperienza maturata dagli operatori dell’INMI nelle aree nelle quali si sono verificate negli ultimi anni le epidemie di Ebola e di altre malattie come Dengue, Chikungunya, Malaria, dimostra chiaramente come l’investimento in cooperazione internazionale in campo sanitario produca benefici concreti anche per i cittadini e i contribuenti italiani. Ciò che
abbiamo appreso in quella occasione costituisce infatti un prezioso patrimonio a disposizione della collettività oggi che Ebola torna ad affacciarsi sulla scena, per cui possiamo senz’altro dire che siamo pronti per affrontare questa emergenza nel caso in cui si dovessero verificare dei casi anche nel nostro paese”.

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Migliaia in fuga da nuove violenze in Congo

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 giugno 2019

Circa 7.500 rifugiati congolesi sono arrivati in Uganda dall’inizio di giugno, incrementando la pressione sulle strutture di accoglienza già sovraccariche.La recrudescenza degli scontri tra i gruppi rivali Hema e Lendu nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (RDC) costringe gli abitanti del paese a fuggire e ad attraversare il confine con l’Uganda a un ritmo di 311 persone al giorno, più del doppio rispetto a quanto avvenuto nel mese di maggio (145 persone al giorno).Gli arrivi più recenti testimoniano una brutalità estrema. Gruppi armati starebbero attaccando villaggi, saccheggiando e incendiando case, e uccidendo uomini, donne e bambini. La maggior parte delle persone fugge in Uganda attraverso il lago Albert dalla provincia di Ituri, dove si stima che dall’inizio di giugno il numero di sfollati abbia raggiunto quota 300.000.Alcuni rifugiati arrivano portando con sé numerosi beni ed effetti personali, temendo di non poter fare ritorno a casa per molto tempo. Altri, fuggiti da pericoli imminenti, hanno con sé poco più dei loro vestiti. Quasi due terzi delle persone in fuga sono minori.
I rifugiati giunti in Uganda affermano che molte altre persone potrebbero arrivare; tuttavia, i gruppi armati starebbero impedendo ad alcune persone di lasciare la RDC, mentre altri cercano, con fatica, di ottenere il denaro necessario a pagarsi il viaggio in barca – una somma equivalente a meno di 6 dollari USA.In Uganda, intanto, le strutture di transito e accoglienza sono al limite. I nuovi arrivati vengono innanzitutto portati in un centro di transito a Sebagoro, un piccolo villaggio di pescatori sulla riva del lago, dove vengono sottoposti a controlli sanitari. I rifugiati vengono in seguito trasferiti al centro di accoglienza di Kagoma, a pochi chilometri di distanza. Attualmente il centro ospita circa 4.600 persone, 1.600 in più della capienza massima prevista.Centinaia di rifugiati hanno ricevuto lotti di terra vicino all’insediamento di Kyangwali. Tuttavia, a causa del ritmo con cui nuovi rifugiati arrivano in Uganda, i bisogni delle persone superano di gran lunga l’assistenza che gli operatori umanitari sono in grado di fornire.Alloggi e generi di primo soccorso costituiscono la priorità più urgente. Inoltre, autobus e camion sono necessari per trasferire i rifugiati dai centri di accoglienza sul confine agli insediamenti. Molti rifugiati hanno poi urgente bisogno di supporto psico-sociale e post-trauma.Mentre i punti di raccolta e i centri di transito e accoglienza sono dotati di apparecchiature per i controlli diagnostici, le strutture sanitarie hanno bisogno di essere ristrutturate, e nelle cliniche mancano personale medico e farmaci.Le scuole, già sovraffollate e a corto di personale, hanno bisogno di notevole sostegno al fine di soddisfare le esigenze relative all’istruzione dei nuovi arrivati.L’UNHCR fa appello alla comunità internazionale affinché renda disponibili ulteriori finanziamenti. All’avvicinarsi della fine di giugno, l’UNHCR e i partner con cui lavora per rispondere alla situazione dei rifugiati in Uganda hanno ricevuto 150 milioni di dollari USA, equivalenti al 17% dei 927 milioni necessari per finanziare le loro operazioni.

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Congo Ebola Outbreak: A Public Health Emergency of International Concern

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

AIDS Healthcare Foundation (AHF) echoes calls by authors of a recent article in The Lancet for World Health Organization (WHO) Director-General Dr. Tedros Ghebreyesus to reconvene the Emergency Committee to consider declaring a Public Health Emergency of International Concern (PHEIC), opening the doors for increased international cooperation to stamp out the current Ebola outbreak that is ravaging the Democratic Republic of the Congo (DRC).“Traditional methods for containing Ebola in the Congo simply will not work,” said AHF President Michael Weinstein. “Not only are we seeing an over 50% mortality rate, ongoing political instability and armed conflict are disrupting response efforts and making the populace increasingly distrustful. To further complicate the situation, migration from affected areas threatens the entire region. AHF calls on the WHO to reconvene the Emergency Committee and declare a PHEIC. Ebola is a world problem – not an Africa problem – and the WHO should have every asset at its disposal that the international community can provide. That cannot happen if the status quo is maintained.” It is clear that this outbreak meets the criteria for declaring a PHEIC—it must be put into place. The WHO’s response cannot falter under the pressures of violence and instability, and it must leverage everything in its power to stop the current outbreak. AHF believes it is time to run towards the danger and respond to the call.

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16.000 persone costrette a fuggire in Congo-Brazzaville a causa degli scontri inter-comunitari nella Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sta sostenendo le autorità locali della Repubblica del Congo nell’assicurare assistenza umanitaria ai circa 16.000 rifugiati da poco arrivati dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC). Le persone fuggono dagli scontri mortali esplosi a fine dicembre 2018 fra due comunità a Yumbi, nella Provincia di Mai-Ndombe, nella RDC occidentale. Un’antica rivalità fra le comunità Banunu e Batende ha portato al riaccendersi delle ostilità. Si ritiene che il nuovo conflitto abbia causato diversi morti e che circa 150 persone abbiano raggiunto il Congo-Brazzaville riportando ferite.Si tratta del più elevato afflusso di rifugiati in Congo-Brazzaville dalla RDC in quasi dieci anni, da quando circa 130.000 persone erano state costrette alla fuga in seguito agli scontri etnici nell’ex Provincia dell’Equatore, nel 2009.
I rifugiati, per la maggior parte donne e bambini della tribù Banunu, continuano ad arrivare nei Distretti di Makotipoko e Bouemba della Repubblica del Congo, dove le autorità congolesi e le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’UNHCR, stanno assicurando assistenza medica e distribuzione di beni alimentari e non.I rifugiati in fuga dalla RDC riferiscono di attacchi che hanno causato l’incendio delle case e la morte di diverse persone. In molti hanno temuto un inasprimento del conflitto.
Una recente missione umanitaria di monitoraggio a Yumbi ha rilevato la presenza di oltre 450 case distrutte in seguito agli scontri e di persone che necessitavano urgentemente di assistenza di base fra cui cibo, assistenza sanitaria e alloggio. Nel Congo-Brazzaville, i rifugiati sono insediati nelle remote località di Makotipoko, Bouemba, Mopongo e Mpouya, nel Dipartimento di Plateaux, fra le comunità locali.
Le autorità della Repubblica del Congo hanno fatto richiesta formale di assistenza all’UNHCR e ad altre organizzazioni umanitarie. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta coordinando le operazioni di soccorso per sostenere il governo nell’assicurare assistenza ai rifugiati.L’UNHCR e il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme/WFP) hanno già dispiegato le proprie squadre nella regione, distribuendo beni di prima necessità, fra cui cibo e teloni, a partire dal 29 dicembre. Le distribuzioni di cibo sono cominciate il 1 gennaio 2019 a Bouemba e saranno estese ad altre località nei prossimi giorni.
Tuttavia, i rifugiati continuano a vivere in condizioni precarie. Sono accolti in aree remote dove le comunità locali faticano già ad avere accesso ad acqua, cibo e assistenza medica. Le organizzazioni umanitarie, inoltre, sono ostacolate da problemi logistici, dal momento che alcune località sono accessibili solo attraverso il fiume. La stagione delle piogge e le inondazioni hanno esposto i nuovi arrivati alla malaria e a malattie idrotrasmesse.Attualmente la Repubblica del Congo accoglie circa 60.000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Repubblica Centrafricana, dalla RDC e dal Ruanda.

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Repubblica Democratica del Congo: mobilitazione contro Ebola

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

L’UNICEF si è subito attivato nella risposta contro Ebola nella Repubblica Democratica del Congo per fornire sostegno a migliaia di persone, compresi i bambini, a rischio nella città di Butembo, a seguito della recente conferma da parte del Governo di due nuovi casi di Ebola.
“Butembo è un’importante città commerciale e ha quasi un milione di abitanti. C’è quindi un rischio reale che il virus possa diffondersi rapidamente in un centro abitato così vasto”, ha detto Gianfranco Rotigliano, rappresentante dell’UNICEF nella R.D. del Congo durante la sua missione a Butembo. “Il numero di casi confermati di Ebola a Butembo rimane limitato, ma dobbiamo fare tutto il possibile per garantire che l’epidemia sia controllata in questa fase iniziale”.L’UNICEF sta ampliando la risposta di Ebola e sta impiegando a Butembo un team di 11 specialisti in sensibilizzazione delle comunità, istruzione, assistenza psico-sociale, acqua, servizi igienico-sanitari per aiutare a contenere la malattia ed evitare un’ulteriore diffusione dell’epidemia. L’UNICEF ed i suoi partner hanno già dato priorità ai quartieri di Butembo con casi confermati di Ebola e alle persone che sono state in contatto con persone colpite.
I team multidisciplinari dell’UNICEF comprendono antropologi, che assicurano che la risposta sia sensibile alle credenze e alle pratiche culturali, in particolare per quanto riguarda la cura delle persone malate, e per affrontare le preoccupazioni della popolazione riguardo a sepolture sicure e dignitose. A Ndindi, i comitati locali stanno lavorando a stretto contatto con l’UNICEF per identificare e attuare attività di sensibilizzazione. I comitati locali hanno contribuito ad attivare camion per sensibilizzare la comunità con megafoni che attraversano il quartiere. L’UNICEF ha fornito a 120 leader locali telefoni cellulari per rafforzare la diagnosi precoce e la segnalazione ai servizi sanitari di persone sospettate di essere state colpite.

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