Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘consensi’

Sindacato carabinieri e consensi politici

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

“Chi difende i Carabinieri avrà sempre il nostro sostegno. Auguri al Sim e a tutti coloro che guideranno il sindacato”. E’ quanto afferma il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando l’elezione dei vertici del Sim, il primo sindacato dei Carabinieri, avvenuta oggi a Roma. “Ottima la scelta di avere come Presidente il ‘Capitano Ultimo’ – ha sottolineato Donzelli – l’uomo che fece arrestare Totò Riina. Sono orgoglioso e felice doppiamente perché ad affiancare il segretario generale Antonio Serpi è stato scelto un fiorentino: segretario generale aggiunto sarà infatti Massimiliano Zetti. Conoscendolo personalmente – ha concluso Donzelli – sono certo che avrà la sensibilità e la determinazione necessarie per questa sfida importantissima”.

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Il “fenomeno” politico che si chiama Salvini

Posted by fidest press agency su martedì, 10 luglio 2018

Può stupire, in certi ambienti politici, la sorprendente ascesa del leader della lega Matteo Salvini sia per il suo exploit elettorale del quattro marzo scorso sia dai successivi sondaggi che in pratica hanno raddoppiato il suo già vistoso consenso popolare dal Nord al Sud del paese. E’ che gli italiani, come un orso che esce dal letargo, hanno vissuto una lunga stagione di politiche soporifere che lo hanno cullato a lungo con le litanie delle promesse annunciate e regolarmente disattese ora con voce mielosa ora con le spacconate alla Renzi. E il risveglio dell’orso italiano, tanto per restare nella metafora, è stato particolarmente shoccante per chi intendeva continuare ad illudersi che il tempo si fosse fermato. E di solito, per chi si sveglia dopo una dormita alla grande, la voglia di rifarsi con una lauta libagione è più che naturale e Salvini ha avuto la fortunata occasione di essere lì pronto per offrire la pietanza giusta e abbondante per la circostanza. Ora, semmai, taluni si chiedono se dopo aver appagato tanta fame arretrata l’orso potesse guardare con altrettanta simpatia e gratitudine il generoso donatore o sentire che il pasto, trascorsa la fase contingente, gli avesse lasciato un peso di troppo nello stomaco e se la prendesse, ingenerosamente, con il suo donatore. Non avendo la classica sfera di cristallo il dubbio resta ed è la speranza che i vari detrattori di Salvini attendono al varco come farebbero le iene per raccogliere i resti lasciati dal vendicativo orso. E il banco di prova è vicino con le elezioni europee del prossimo anno. Ciò che posso dire da subito è che Salvini, senza togliergli i meriti che ha e gli riconosco, è l’uomo giusto al momento giusto come uomo di rottura ma non potrebbe reggere a lungo se si entra nella normalità. E’ ciò che probabilmente confidano i pentastellati per riconquistare il loro primato con gli elettori e possibilmente rimpinguarlo. E non sono i soli. Penso al Pd se riuscirà a togliersi la vistosa palla di piombo attaccata ai piedi che si chiama Renzi oltre la confusa e informe compagine politica che si richiama all’ex ministro Calenda e alle varie anime della sinistra e della destra storica. Che ci resta da dire? Ai posteri l’ardua sentenza. (Riccardo Alfonso)

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Se questa è democrazia…!

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 giugno 2018

C’è ben poco da discutere a proposito del controverso successo elettorale del centro-destra a trazione leghista e della conseguente sconfitta del centro-sinistra; i dati parlano il linguaggio della chiarezza e meritano un’analisi approfondita, scevra di nostalgismi per un verso e di canti di vittoria dall’altra. I dati più rilevanti proiettano la visione di un corpo elettorale confuso e irrazionale.
Iniziamo dalla Lega, il cui successo è solo apparentemente indiscutibile, avendo ricevuto non una valanga di consensi, bensì una folla di voti, che ci fa parlare di “irrazionalità”, perché la folla è, per definizione, sollecitata dai sensazionalismi, come accade in quelle manifestazioni di piazza quando un minimo segnale diventa occasione di irrefrenabile panico accompagnato da un generale comportamento che non è azzardato chiamare “suicida”. La folla, scatenata da sensazionalismi di panico, opera e agisce senza riflettere, spinta solo da un erroneo desiderio di salvezza e sceglie un comportamento “suicida”. La Lega ha sparso il seme della malapianta della paura inconscia: paura dell’uomo nero, dell’emigrante abusivo, della “meticizzazione” della nostra cultura, sentimento, quest’ultimo, che dette la spinta definitiva alla teorizzazione del razzismo, messa in pratica dalle leggi razziali del fascismo. Temo proprio che la storia possa ripetersi, sospinta da una malintesa e atavica paura che ci portiamo appresso fin dalla caduta dell’impero romano e dalla conseguente migrazione di quelle tribù genericamente identificate come “barbari”. Oggi i barbari sono tutti quelli che la folla identifica come diversi da sé e ne chiede la testa, con grande soddisfazione dei capoccioni che hanno seminato il vento della paura e si apprestano a raccogliere la tempesta delle divisioni interne.La lega ha goduto (e profittato) di un’alleanza anomala, frutto di ingenuità, ambizione personale, errori di valutazione. L’alleato non più misterioso del centro-destra è stato Matteo Renzi, sostenuto da un pool di banche pilotate dalla Banca Etruria e dalla portavoce ufficiale, promossa sul campo, Maria Elena Boschi, caricata di incarichi istituzionali troppo gravosi per le sue fragili spalle.La riprova sta nei due momenti salienti di questa tornata elettorale: la sconfitta del centro-sinistra nelle comunità storicamente di appannaggio della sinistra in genere, e l’astensionismo del corpo elettorale, che ha rifiutato la sua presenza nei seggi, astenendosi anche dal sostenere una sinistra che, obiettivamente, non ha meritato di poter godere di alcun consenso.Con questi risultati, sconvolti dall’astensionismo record, emerge come i vittoriosi si apprestino a governare con meno del 20% dei consensi.Se questa è democrazia, che Dio ce la mandi buona! (Rosario Amico Roxas)

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Blocco studentesco: protagonisti della politica studentesca

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

blocco studentesco1“Con più di 56mila preferenze prese nei licei e negli istituti di tutta Italia – inizia così la nota del Blocco Studentesco – e oltre 200 tra rappresentanti d’istituto e alle consulte provinciali il nostro movimento si riconferma come realtà pragmatica e vincente nelle scuole superiori lungo tutto lo stivale. Abbiamo vinto la Consulta provinciale di Ascoli, Fermo e Viterbo, centrando anche la vice-presidenza a Frosinone e ad Ascoli. Sono tante anche le segreterie prese, come quella della commissione ‘alternanza scuola-lavoro’ di Torino e quelle di Pescara e Viterbo. Il lavoro svolto negli scorsi anni, dalle occupazioni ai vari blitz, come i cortei e le azioni contro l’alternanza scuola-lavoro di quest’anno, hanno fatto si che il Blocco Studentesco centrasse questo obiettivo importante”. “A Roma e provincia – prosegue la nota del movimento studentesco di CasaPound – abbiamo conquistato sia istituti rinomati come il Caetani e il Bernini senza però sparire dalle periferie dove ad esempio abbiamo preso l’85% dei voti all’I.T.I. Faraday di Ostia. Anche in provincia continuano ad arrivare consensi, come la vittoria a Ciampino al liceo Volterra o a Tivoli al polo liceale Majorana”.
“Nel Nord Italia abbiamo raggiunto importanti risultati anche in grandi Città come Milano dove abbiamo eletto rappresentanti d’istituto all’I.I.S. Lagrange con quasi 1500 voti e 2 rappresentanti alla consulta al liceo Rebora. Eletti anche a Torino nell’istituti Curie-Levi e Curi-Vittorini, in Friuli-Venezia Giulia eletti sia ad Udine che a Pordenone. Confermati i buoni risultati degli anni passati in regioni come il blocco studentesco2Trentino, l’Emilia-Romagna e la Liguria”.“Al Sud presenti soprattutto in Campania dove abbiamo eletti ad Eboli e all’istituto Apreda in provincia di Napoli e in Puglia dove abbiamo preso rappresentanti nella provincia di Lecce negli istituti Vanoni e Moccia”.“Al centro Italia oltre che nelle Marche dove abbiamo preso solo ad Ascoli il 53% dei voti degli studenti di tutta la provincia e a Fermo dove abbiamo confermato gli importanti risultati ottenuti negli anni precedenti, abbiamo eletto rappresentanti in Umbria in città come Todi, Foligno e Orvieto. In Abruzzo siamo presenti in tutte le provincie, eleggendo rappresentanti alla consulta di Teramo,Pescara, Chieti e L’Aquila, oltre ad eleggervi numerosi rappresentanti d’istituto. In Toscana, con quasi 6mila voti totali abbiamo eletti a Grosseto, Massa, Lucca, Pistoia, Arezzo (dove abbiamo conquistato anche un rappresentante al Parlamento regionale degli studenti della Toscana) e nel capoluogo Firenze. Nel Lazio abbiamo conquistato per la prima volta la Presidenza e la Segreteria della consulta di Viterbo, prendendo più del 50 % dei voti. A Frosinone pure siamo stati protagonisti eleggendo il vicepresidente della CPS”“Le battaglie intraprese nel corso dell’anno sempre al fianco degli studenti contro ogni sopruso che provenisse da Ministri o da docenti e direttori degli istituti, come le nostre campagne volte a rimarcare la necessità di un ritrovamento di quello spirito eroico e combattentistico dei nostri Padri per affrontare le sfide del presente, – conclude la nota del movimento – premiate anche degli ottimi risultati ottenuti, ci rivedranno protagonisti in futuro, fino alla vittoria”. (foto: blocco studentesco)

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Il PD perde consensi e il Centro destra li guadagna

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

elezioni1“Il Pd ormai è finito, è morto, non esiste più. Le due componenti, quella cattolica e quella post comunista, ormai sono al divorzio esplicito. Stanno insieme solo per ragioni di potere”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest. “Esiste, forse – ha aggiunto -, il PdR, Partito di Renzi, che è minoritario, poi c’è la sinistra a sinistra del Pd che ancora non è classificata.È la sindrome della sinistra: pensa di rappresentare il mondo e poi il Pd, se tutto va bene, è al 25%, la sinistra alla sinistra del Pd oscilla tra il 3-4%, si parlano tra di loro e pensano che il mondo siano loro. Nel frattempo – ha sottolineato – noi stiamo vincendo nel Paese”.
“Forza Italia è il partito centrale in Veneto e in Italia, e gli stati generali di Mestre rappresentano il ‘rinascimento’, la ripartenza del movimento azzurro”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest.“Per tutto il centrodestra – aggiunge – spira un’aria assolutamente positiva, tutti i sondaggi danno il centrodestra unito avanti di dieci punti rispetto al M5S e alla sinistra. E con questa nuova legge elettorale la nostra coalizione potrebbe essere assolutamente vincente, addirittura con la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.

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“Se il centrodestra si presenta unito può vincere con il 40% dei consensi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 gennaio 2017

renato-brunettaCosì Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da QN. “Il lepenismo – ha continuato – è una componente del centrodestra ma non è maggioritaria, nemmeno nella Lega Nord stessa, e non può essere il punto di ricaduta del centrodestra. Prima ce ne rendiamo conto tutti meglio è. Il centrodestra in Italia, come in Germania e in Francia, è plurale: quindi nessuna Opa ostile da parte di nessuno ma intelligenza e strategia per tenerlo insieme. Così si vince. La genialata di Berlusconi nel `94 è stata questa”. Brunetta ha poi aggiunto: “Se si facesse una costituente del centrodestra vedremmo che la linea e il programma berlusconiano sono maggioritari. Le primarie si possono anche fare, perché no, ma scriviamo il programma e le regole e pesiamoci non sulle facce – ha concluso – ma sui programmi”.

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Italia: Una democrazia in crisi di consensi

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

urne-voteL’astensione non è una scelta quando l’intero sistema democratico è in bilico, al punto che un Presidente del Consiglio, temendo che i cittadini possano esprimersi, li convince a non votare.Si può legittimamente valutare che i quesiti referendari richiedevano cognizioni specifiche che esulavano dalle competenze comuni.Si può anche legittimamente valutare che il voto, in una direzione o nell’altra, non avrebbe inciso immediatamente e significativamente sulla produzione petrolifera italiana. E tuttavia la complessità della materia referendaria poteva giustificare una scheda bianca, non una astensione. L’astensione è una offesa verso coloro che sono andati a votare, è una mancanza di rispetto nei confronti di chi ha comunque espresso la propria posizione, è la deresponsabilizzazione politica per eccellenza. Dire che l’astensione è una scelta è una contraddizione urticante. Oggi il 68% degli italiani ha detto a Renzi, al compagno della Guidi, alla Total, all’Eni e a tutti coloro che attorno alle energie fossili hanno interessi economici e di potere, che hanno carta bianca e che potranno continuare a navigare a vista senza un piano energetico nazionale che vada nella direzione del rispetto dell’ambiente e delle energie rinnovabili.
L’unico potere concesso ai cittadini è il voto e dopo questo referendum non potremo di certo mettere su un piano paritario “votanti” e “astensionisti”. Non sono uguali, perché gli uni hanno caparbiamente difeso il loro diritto/dovere di voto, gli altri oltre che vanificare il proprio, hanno oltraggiato pesantemente e con indifferenza, chi è andato a votare.
Un dato sul referendum appeno svolto è necessario: ha votato il 32% degli aventi diritto ovvero circa 14 milioni di cittadini, e circa 12 milioni di cittadini hanno espresso un sì, ma questo dato numerico non è stato sufficiente per impedire di incidere sulle sorti di una concessione petrolifera. Se i meccanismi dell’italicum fossero stati applicati al referendum, e se anziché votare 14 milioni di cittadini, avessero votato, al ballottaggio, appena la metà, ovvero 7 milioni, i vincitori avrebbero preso la maggioranza del 54% dei seggi in Parlamento, avrebbero eletto il Presidente della Repubblica, avrebbero nominato i giudici della Corte Costituzionale, avrebbero controllato tutti i 100 senatori del nuovo Senato, avrebbero nominato tutti i vertici delle aziende di Stato, avrebbero nominato i vertici della Rai, avrebbero avuto un esecutivo con un potere assoluto senza contrappesi. Chi continuerà ad astenersi, con queste prospettive, è un nemico della democrazia, e non avrà scusanti. (Carla Corsetti)

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Agli elettori del M5S

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

Con tutte le beghe, reali o presunte, che i media mettono in luce nei confronti del Movimento cinque stelle, vorrei chiedere ai suoi elettori perché lo avete votato nelle elezioni politiche e non lo avete fatto nelle amministrative e mi riferisco soprattutto alle comunali siciliane. Un’idea in proposito l’ho e vorrei semmai metterla in conto per una franca discussione di merito. Esiste, e qui nessuno può negarlo, un forte malessere sociale e politico. Un disagio che si avverte soprattutto a livello nazionale dove le ricadute delle decisioni prese dall’esecutivo e dal Parlamento riguardano tutti.
Grillo proponendo il suo movimento aveva inteso incanalare queste contrarietà e anche rabbia repressa in una forma democratica di risposta sostituendosi ai partiti che hanno dato e continuano a dare scarsa prova di cambiamento. Ora tutti sanno che con il 25% dei consensi non è possibile monetizzare il voto per una reale inversione di rotta del sistema Italia. Che fare allora? Non sarebbe stato, mi chiedo, tradire la protesta se il Movimento si fosse alleato con lo stesso partito considerato una delle cause principali del dissesto italiano? Non sarebbe stato facile per gli oppositori dire che davanti alla prospettiva di una poltrona “ministeriale” anche il movimento non sarebbe stato diverso dai partiti tradizionali? A me sembra che ci mettiamo nella stessa posizione del protagonista della favola dell’asino, del figlio e del padre che vanno al mercato. Se l’asino non ha nessuno in groppa è criticato e lo è anche se ci va il figlio, perché lascia il padre a piedi o vice versa in quanto non si tiene conto della tenera età dell’infante. Insomma comunque la giriamo la critica non manca. E allora cerchiamo di smetterla con questa caccia alle streghe. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Voto: il pasticcio all’italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 luglio 2012

English: SARDINIA. With Silvio Berlusconi. Рус...

English: SARDINIA. With Silvio Berlusconi. Русский: САРДИНИЯ. С Сильвио Берлускони. (Photo credit: Wikipedia)

La possibilità più gettonata sembra quella che tra dieci mesi si andrà a votare per le politiche. Nel frattempo avremo anche un altro voto, se le intenzioni del governatore della Sicilia non muteranno. Si parla di ottobre prossimo. Sarà interessante capire come i siciliani vorranno risolvere la complicata situazione che ha generato alleanze trasversali, sospetti di ingerenze mafiose, discutibili intrallazzi amministrativi e quanto altro.
Di certo non disponiamo della sfera di cristallo per capire, in entrambi i casi, cosa potrà accadere per quanto si tratti di un futuro non certo lontano. Questo perché se stiamo a quanto ci ammanniscono i media dobbiamo dedurre che la situazione è fluida, anzi fluidissima, e gli umori degli italiani sono più propensi per l’astensione dal voto che dal parteciparvi.
Partiamo proprio da qui per capirci qualcosa e se diamo per scontato della validità dei sondaggi d’opinione odierni le prospettive non sono certo rosee. Cosa ci dicono? Il dato più significativo è quello che tra astensionisti, schede bianche e nulle ci avviciniamo al 50% dell’elettorato. Se poi prendiamo il consenso ai partiti come il Pd al 25%, il Pdl al 21%, al Fli all’8%, i grillini al 18% e l’idv al 5% e vi aggiungiamo le dichiarazioni dei rispettivi leader tanto ostili ad alleanze precostituite dobbiamo incominciare con il dire che la vera differenza nel rapporto di forze la fa quel 50% che in qualche modo non si esprime. Ma fino a che punto? E se alla fine vi sarà un rientro, diciamo intorno al 15%, chi prediligeranno? E più del Pd è il Pdl a convincersi che saranno proprio loro i maggiori beneficiari. A questo punto la maggioranza espressa dai sondaggi al Pd non è poi del tutto scontata e con il premio di maggioranza la governabilità per il prossimo quinquennio del Pdl dovrebbe essere assicurata. Ma chi sarà il loro candidato alla presidenza del consiglio? Se stiamo al gioco delle tre carte, tanto caro a Berlusconi, e sulla falsariga di quanto ha fatto il suo amico Putin, Berlusconi potrebbe entrare nel governo come ministro (d’altra parte lo ha fatto lo stesso Andreotti) e affidare la presidenza del consiglio a Casini e a scegliere come presidente della Repubblica il suo fido collaboratore Gianni Letta. A questo punto il voto dato ai Grillini e anche ai leghisti di Maroni non solo verrebbero vanificati ma servirebbero, per lo più, ad indebolire il Pd. Cade, a questo punto, la nostra ipotesi che aveva visto nel movimento a 5 punte l’arma letale per sconfiggere il sistema e le cariatidi che si porta dietro.
Ancora una volta il Pd rischia di perdere la sua battaglia politica. Lo ha fatto negli anni ’90 allorchè come Ulivo non ha voluto regolarizzare il conflitto d’interessi favorendo di fatto Berlusconi. Lo sta facendo ora disinnescando le mine giudiziarie che pesano sulla testa di Berlusconi. E questi non poteva avere più avversario tanto “fedele” per i suoi interessi.
E se tutto questo mi dà tanto prepariamoci all’ennesimo trionfo dell’uomo di Arcore e ai suo intrattenimenti burlesque. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I soliti “partitelli” elettorali

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 novembre 2011

Siamo tutti inquilini

Image via Wikipedia

Incominciano a spuntare di nuovi, a risvegliare i lunghi letarghi di quelli che chiuse le urne delle precedenti politiche hanno tirato i remi in barca. Si sente l’odore di elezioni e tutti si mettono in moto per strappare agli elettori quel consenso che non servirà ad eleggere nemmeno un parlamentare ma semplicemente a testare una presenza e una manciata di voti utili per barattare una posizione in ambito locale. Di pari passo marciano i partiti maggiori nel voler doppiare nomi e movimenti che potrebbero attirare un certo numero di consensi: pensiamo ai pensionati, al partito degli imprenditori, dei precari, del Sud, alias meridione e con tutte le sue varianti: grande, unità, ecc. e per non finire a quello che fu un grande partito: la Democrazia cristiana. Tutti pronti a giurare il loro grande ideale politico, i loro programmi salva crisi, rigeneratori del disagio locale e fortemente critici nei confronti dei grandi partiti salvo poi strisciare ai loro piedi a chiusura delle urne. Sappiamo molto bene che nessun appello alla compattezza, al voto ragionato e mirato potrà affrancarci da questa voglia di sentirci al tempo stesso “piccoli e grandi”. Piccoli di numero e con grandi idee, spesso utopiche e per nulla praticabili perchè la politica se si fa con i numeri essi non possono non prescindere dai grandi numeri. Occorre quindi capire che si può agire solo all’interno dei partiti che vanno per la maggiore attraverso l’arte della persuasione, della forza delle idee e suffragandola con un vasto movimento d’opinione. Lo strumento oggi esiste per raccogliere tante forze sparse. E’ quello che ci offre internet dove possiamo esprimere le nostre idee, confrontarle, dibatterle, affinarle e ricercare un punto di sintesi. Se non riusciamo a trovare tra di noi le ragioni stesse del nostro vivere è ben difficile pensare che possiamo affidarle a scatola chiusa al primo imbonitore di passaggio. Ho più volte sostenuto che i punti fermi si possono fissare in poche parole: il diritto alla vita e al vivere. Vivere affrancati dal bisogno che può chiamarsi assistenza sanitaria, diritto all’istruzione, ad un lavoro, alla previdenza, ad avere un tetto sotto cui ripararsi ad alimentarsi. Il resto poco conta. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Come si costruisce il consenso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 ottobre 2011

(cominciamo bene #2)

Image by l3m4ns via Flickr

Non sono di certo i risultati elettorali che oggi dimostrano chi vince o chi perde. Lo sono, a monte, le tattiche per confondere, vanificare, disinformare l’elettorato che fanno la differenza. Nel caso italiano due sono gli aspetti più eclatanti. Il primo nel demonizzare la politica associandola al mal governo, agli intrallazzi, agli scandali e quel che ne segue per spingere gli elettori all’astensinismo. In questo modo si possono meglio controllare i voti e concentrarsi su coloro che si sanno fedeli. L’altro è nel frazionare le forze opposte. Un esempio tipico lo abbiamo avuto nel 2006 allorchè il partito pensionati lasciò l’area del centro destra per passare all’altra sponda. Subito si attivarono le contromisure costituendo un partito antagonista e in questo modo i voti si dispersero vanificandoli. Oggi la tecnica è ancora più raffinata costituendo partiti filo meridionali, di protesta ecc. e con il solo intento di dimostrare all’elettorato che se si scende dallAventino e si ha in uggia i partiti tradizionali vi possono essere quelli alternativi. Ma non si dice loro che sono solo dei masticatori di voti per poi sputarli nella pattumiera. Infatti con il premio di maggioranza basta un solo partito per incassare un risultato record a scapito del perdente, sia pure di poco. E il laboratorio molisano di queste ore lo ha dimostrato ampiamente. Hanno funzionato sia l’astensionismo, sia le liste di disturbo ma capaci di attrarre un elettorato scontento ma speranzoso di poter dare, comunque, un contributo ad una causa che hanno creduto di riscatto e di cambiamento. Più in generale la tecnica è quella di far affiorare il dissenso non dall’altra parte della barricata ma al proprio interno facendo apparire personaggi che protestano, che dissentono e che in questo modo riescono ad individuare per poi neutralizzarli. Lo stiamo verificando in maniera “scientifica” con le esternazioni di Bossi che dal martedì alla domenica tuona contro il governo e il lunedì sera si riallinea con lo stesso oppure lascia intendere che vi sia un’opposizione maroniana all’interno della Lega e così riesce ad individuare e poi ad isolare i dissensi. Il risultato che gran parte del popolo leghista resta ancorato al proprio partito convinto che se le cose non funzionano vi è, comunque, un dissenso che potrebbe raddrizzare le sorti del movimento e resta ben lungi dal pensare che è uno “scontento pilotato”. Se noi non impariamo a fare dei distinguo e a seguire meglio la politica è difficile che con il solo esercizio del voto o, peggio ancora, astenendosi si possa ottenere ciò che dal voto intendiamo esprimere. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Governo: calo consensi

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2011

“Le continue retromarce del Governo sulla manovra hanno inciso negativamente sul giudizio che gli italiani hanno sul governo, anche perchè viene a mancare l’oggetto su cui poter esprimere un consenso, ovvero viene a mancare l’azione di governo. Possiamo gia’ prevedere che ci sara’ un calo di consenso per i partiti di maggioranza”. L’ha detto il sondaggista Carlo Buttaroni al giornale online Clandestinoweb.com.

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In nome di tutte le minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

La storia dell’umanità è piena di esempi dai quali trarre l’amara constatazione che non sono state sempre e comunque le maggioranze dei consensi e del potere, che ne è derivato, a militare dalla parte della ragione, della giustizia, della libertà. Sovente questa prerogativa è appartenuta solo alle minoranze e che per loro stessa natura sono diventate opposizione ad un sistema di governo, ad una rappresentanza parlamentare, ad una volontà popolare conquistata con i numeri. Ma va anche detto che le stesse minoranze non hanno saputo, spesso, nel momento in cui sono diventate maggioranza restare tenutarie dei precetti assunti e dei valori espressi in precedenza. A questo riguardo, se partiamo dalla storia del XX secolo, possiamo dire che lo spirito guida di una minoranza che ha assunto un potere, negli stati in cui si è espressa, ci ha mostrato il rovesciamento dei valori di cui si pensava portatrice, sia pure accettati in premessa da un supporto popolare dotato di una buona dose di pressapochismo, Lo dobbiamo alla conquista del potere dei leninisti in Russia, dei nazisti in Germania, dei franchisti in Spagna, dei fascisti in Italia. Tutte situazioni diverse che hanno un loro comune denominatore essendo partite da una consenso popolare minoritario. Tutti questi movimenti hanno dimostrato di non saper reggere il confronto popolare se non con una spirale di violenze, di disinformazione, di prevaricazioni. Tutti si sono proclamati maggioranza con la presunzione che il destino loro assegnato non prevedesse l’esistenza di oppositori poiché al loro stesso interno potevano soddisfare anche le aspettative delle minoranze. Alla fine ci siamo resi conto come il capitalismo fosse in grado di esprimersi anche con una dittatura così come il marxisimo trovare una sua devianza con lo stalinismo e l’imperialismo di marca comunista. Se è stata questa l’eredità che abbiamo ricevuto dalle minoranze del XX secolo, l’antitodo che siamo riusciti in qualche modo ad utilizzare per evitare ricadute del genere, nel secolo che stiamo vivendo, è stato quello di dotarci di adeguati contrappesi e, soprattutto, fondando i nostri rapporti in alleanze politiche coinvolgenti più stati e dotandoli di rappresentanze comuni come lo è oggi l’Unione Europea. Ciò non di meno i rischi involutivi non mancano sorretti da strumenti di disinformazione di massa che lasciano apparire ciò che non è e che ci lasciano persino indifferenti al cospetto di situazioni che dovremmo considerare inaccettabili in condizioni normali. E il trasformare l’anormalità in normalità, l’immoralità in moralità, l’ingiustizia in giustizia è una mistificazione nei termini che le minoranze dovrebbero denunciare con forza ma che alla prova dei fatti si rendono meno credibili di chi accusano per il semplice motivo che riescono solo a contrapporre una gestione del potere non sui valori ma sui compromessi, non sulle certezze ma sulle ambiguità. E il timore di finire dalla padella nella brace rende esitante, per non dire diffidente il “popolo sovrano”. Questo fa delle minoranze, alias opposizioni, il ventre molle delle democrazie, di tutte le democrazie che si considerano compiute in quanto l’alternanza non segna il diverso ma la continuità di un regime dal quale il popolo non può che subirne il danno e non certo il vantaggio. Se a questo punto ci limitiamo al caso italiano ci appare evidente che Berlusconi e i suoi compagni di cordata sono così convinti della inconsistenza di una opposizione che non hanno trovato di meglio, per darla in pasto agli illusi, di costruirne una di propria iniziativa. Così abbiamo un Pdl, lega e frattaglie varie maggioranza ed una opposizione fatta dal Fli, Udc e altri. E il gioco è fatto. Il regime ha trovato il suo antidoto per l’eternità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Maroni perde consensi popolari

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 aprile 2011

“Il gradimento per il ministro era molto elevato prima della crisi sull’immigrazione: Maroni ha sempre potuto vantare il suo posizionamento tra i primi 3 o 4 posti nella classifica della fiducia nei ministri ed è stato quello che era riuscito ad accrescere maggiormente i suoi consensi nella fase di governo e che riusciva a drenare abbondantemente consensi nell’area dell’opinione pubblica, in particolare per i successi ottenuti nell’ambito della criminalita’ organizzata. Ma negli ultimi mesi ha risentito di una flessione significativa che coincide tra l’altro con quella del Governo, che si è indebolito. Possiamo dividere la Lega Nord in tre anelli: l’elettorato storico, che è un po’ lo zoccolo duro della Lega; l’elettorato ideologico; l’elettorato piu’ morbido, che era cresciuto molto nell’ultimo periodo. Il primo, che si identifica nell’appartenenza locale, ha sottratto molti consensi a Maroni, mentre l’elettorato ideologico e quello piu’ morbido e filogovernativo tengono ancora per Maroni. Possiamo quindi dire che la spaccatura all’interno della Lega Nord e il conseguente calo della struttura hanno fortemente inciso sull”rosione di consensi per il ministro degli Interni”. Lo ha detto il sondaggista Mario Abis in un’intervista rilasciata al giornale online Clandestinoweb.com.

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Presidente forum europeo gioventù

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Lo European Youth Forum, il principale organismo di rappresentanza delle giovani generazioni in Europa, ha svolto in questi giorni la sua Assemblea Generale a Kiev, in Ucraina. Luca Scarpiello, candidato del Forum Nazionale dei Giovani, è stato eletto Vicepresidente dell’European Youth Forum (Forum Europeo della Gioventù) con oltre l’ 80% dei consensi espressi dall’intera assemblea generale.  Scarpiello, barese di 26 anni, con una forte esperienza internazionale alle spalle, è membro uscente dell’esecutivo dello European Youth Forum, delegato ai temi del lavoro e dell’istruzione.”Questo è il risultato di un serio e continuativo lavoro che il Forum svolge da anni nel circuito associativo delle organizzazioni giovanili europee. L’elezione di Scarpiello è un momento significativo per noi tutti e fonte di orgoglio per i giovani italiani che credono nei valori europei e della cooperazione internazionale”. Afferma, in una nota, Antonio De Napoli e Giovanni Corbo, rispettivamente Portavoce e Consigliere delegato agli Affari Esteri del Forum Nazionale dei Giovani. “Per noi si tratta dell’ennesima dimostrazione che il talento e le competenze dei giovani italiani, spesso non valorizzate nel nostro paese, hanno invece grande eco in contesti internazionali. Questa vittoria – concludono i due rappresentanti del Forum – è una spinta forte a continuare con la nostra solita passione un impegno che dobbiamo soprattutto al nostro paese”.

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Rassegna arte “Re di Roma”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

Roma 8 ottobre nella centralissima Piazza della Repubblica, quarantesima edizione della tradizionale esposizione “Rassegna d’Arte Contemporanea Re di Roma”, il cui valore di “mostra consolidata nella tradizione cittadina” è stato recentemente riconosciuto anche dall’Assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi. Per l’intera durata della manifestazione, che è stata organizzata dall’Associazione Art Studio Tre e si concluderà il 17 ottobre prossimo, l’esposizione – patrocinata dal Comune di Roma, dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio e premiata da un crescendo di consensi e di visitatori, stimato in passato intorno alle 30.000 presenze – trasformerà la celebre piazza nella colorata galleria a cielo aperto che, negli anni, si è vista attribuire dal pubblico e dalla stampa l’appellativo di “salotto d’arte all’aperto della Capitale”.
Ospite d’onore Sandro Bastioli, esponente di spicco dell’arte figurativa contemporanea caratterizzato da uno stile che si colloca nel solco dell’iperrealismo. Bastioli, noto e apprezzato sia in Italia che all’estero, sarà presente con pezzi che rappresentano le tappe miliari della sua pittura: dai nudi femminili realizzati ad olio ai paesaggi umbri riprodotti con meticolosa precisione, passando per le nature morte di stile caravaggesco con le quali si è fatto conoscere e per i lavori in cui l’elemento “pietra” si inserisce con prepotenza spostando l’obiettivo dalla natura morta vegetale ai marmi e ai travertini, resi vivi dal gioco di luci e ombre creato dal pittore. Tante le personalità  del mondo delle istituzioni invitate all’inaugurazione: dal Sindaco, Gianni Alemanno, all’assessore capitolino alle Politiche Culturali, Umberto Croppi, che in più occasioni in passato ha ribadito di pensare a Roma come “a una metropoli di creativi” e “a una città non solo seduta sul suo grande passato”; da Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, a Dino Gasperini, Consigliere Comunale Delegato per il Centro Storico, e Orlando Corsetti, Presidente del I Municipio. La manifestazione, ad ingresso libero, rimarrà aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 20.00 (con prolungamento alle 23.00 per la giornata del sabato).(luce,immagine)

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L’imbarazzo del cavaliere

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

Era evidentissimo nel suo pallido e stentato  intervento al senato. Gli serve tempo per recuperare un’immagine deteriorata per evitare la debacle preannunciata nel nord a favore della lega e a spese di almeno 50 suoi fedeli esecutori; ma il medesimo tempo servirà a Fini per organizzare il suo partito che già raccoglie molti consensi  tra il centro e il sud Italia (isole comprese). Bisognerebbe che il tempo passasse solo per lui, ma non c’è legge che possa alterare i ritmi dello scorrere del tempo e non basta la maggioranza per modificarne l’eterno e inarrestabile  svolgersi.
Riepilogando: elezioni subito… ? = debacle a favore della Lega;  elezioni in primavera… ?, ma Fini si sarà organizzato e ciò significherà debacle al centro, al sud e nelle isole;  nuotare a vista sperando di concludere la legislatura…?  Debacle su tutto il territorio perché avrà dato il tempo ai suoi alleati, tutti in attesa delle idi di marzo  di  affilare  il necessario, mentre i fedelissimi  cercheranno disperatamente di ricostruirsi una verginità stuprata in altre dimore. Intanto il tempo scorre e in dirittura d’arrivo si preannuncia l’incostituzionalità dell’impedimento che non sarà più legittimo; per il lodo costituzionale dovrà cedere molto (moltissimo) del suo adorato potere, non tanto per la lega (costa poco perché già sazia) ma in termini di principio sia con Fini che con Lombardo.
Certo Feltri non gli ha reso un buon servizio, perché a suo nome ha dichiarato una sfida all’ultimo sangue; giunti al “redde rationem”  Feltri  toglie il disturbo e Berlusconi. Il risveglio da questi incubi non si apre su un’alba radiosa, ma su un plumbeo cielo, minaccioso di tempeste e di tornado a go-gò, tutti con nomi ben noti: Mills, Mondadori, Fininvest, Mediaset. (Rosario Amico Roxas)

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Consensi per i Popolari per Il Sud di Crotone

Posted by fidest press agency su domenica, 8 agosto 2010

“Inizia sotto i buoni auspici l’attività della  segreteria del nostro nuovo soggetto politico”, dichiarano i responsabili dei Popolari per Il Sud di Crotone.  E soggiungono: “Certamente saranno mesi impegnativi alla ripresa dopo la pausa estiva, ma in un incontro informale con un gruppo di simpatizzanti, Nuccio Corigliano e Raffaele Lucà hanno dichiarato che i Popolari per il Sud si interfacceranno con tutti coloro i quali hanno a cuore i nostri territori e vogliono contribuire in modo positivo al decollo socio economico di una popolazione  che vive  condizioni socio economici quasi drammatici”. Per meglio informare e tenere i contatti con le associazioni e tutti i cittadini,  hanno aperto una pagina su Facebook “Crotone PopolariperilSud” che dovrà servire per raccogliere pareri, indicazioni di tutti coloro i quali intendono fare la loro parte ed avvicinarsi alla politica anche in questa forma  inusitata. L’iniziativa ha suscitato l’interesse di tantissimi utenti di Facebook, tant’è che in una giornata ha raccolto quasi quattrocento contatti;  si comincia, ha dichiarato Nuccio Corigliano, con un buon centro di ascolto a cui daremo la giusta importanza. Un primo bel successo per il neo comitato promotore che intende fare politica con tutti i mezzi che la tradizione e la tecnica mettono a disposizione: apertura di nuove sedi e contatto continuo con la Gente, non disdegnando però i nuovi mezzi di comunicazione sia per informare che per ascoltare.

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La politica dei consensi e delle aggregazioni

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Ho sottomano due note. Una deriva dalla lettura del sondaggio Ispo commissionato da “Il Corriere della Sera” circa i possibili consensi derivanti dalla costituzione di un terzo polo. Parliamo di una percentuale del 22%. L’altra è, in pratica, una riflessione sul citato sondaggio espressa da Girolamo Foti fondatore dei Circoli del Sud. Osserva, in proposito, Foti: “a mio parere Gianfranco Fini, Granata, Casini, Rutelli” dovrebbero fare progetto comune al fine di indebolire l’attuale governo filo Leghista. In altre circostanze abbiamo già trattata la questione e oggi appare ancora più evidente che si stia già parlando del dopo-Berlusconi. Questo scenario futuro è possibile solo se vi sono due precise condizioni. La prima è quella della leadership e qui siamo ancora lontani dal definirla e siccome non abbiamo “purosangue” dobbiamo accontentarci di quello che passa il convento e qui scatta il primo punto debole: chi tra Casini, Fini, Rutelli e aggiungerei anche Bersani, Letta, Franceschini e outsiders dell’ultima ora, è pronto a riconoscere il primato di uno di loro e a mettersi in riga senza fiatare? Se poi andiamo a valutare quella forza elettorale che si riconosce nel centro dello schieramento compresi coloro che in qualche modo fanno l’occhietto alla destra e alla sinistra dobbiamo pensare che essa può esprimere non meno del 65% dell’elettorato. Una potenzialità che con Fini e i suoi amici potrebbe persino crescere. Ma la politica non è fatta solo di schieramenti e di percentuali. Vi è una corrente ad essa trasversale che riguarda, al Nord, la Lega e, al Sud, un qualcosa che ora è solo in nuce ma che potrebbe trasformarsi, diciamo in una lega del Sud. E poi vi è anche un partito come quello di Antonio di Pietro che anch’esso pesca il suo elettorato al centro e con il quale prima o poi dobbiamo fare i conti. Le ali estreme, invece, non ci impensieriscono. La destra sociale di Storace raccoglie si e no il 2-3% dei consensi mentre la sinistra, nel suo insieme, si mantiene intorno al 7%, ma non riesce, come lo hanno dimostrato le elezioni europee, ad avere un rappresentante per le sue croniche divisioni interne. Ma se vogliamo veramente rimescolare le carte la ricetta ci sarebbe se solo smettessimo di fare come tanti galletti che si pizzicano tra loro lasciando le… galline all’asciutto. Dobbiamo coinvolgere la gente, presentare loro un nuovo modo di fare politica, di impegnarla sul terreno della concretezza con un progetto politico che si misuri nelle sue variegate realtà: quella del proprio quartiere, della città e via di questo passo. Non dimentichiamo che oggi siamo molto vicini al 40% degli elettori che non vanno a votare perché percepiscono la politica una sorta di malaffare. Sta a noi dimostrare il contrario con nuove idee, nuovi uomini, un nuovo modo di fare politica con spirito di servizio e non per vantaggi personali. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Azione Universitaria nell’ateneo di Brindisi

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Luca Ammendola responsabile di AU Brindisi dichiara: “Era la prima volta che compariva il simbolo di Azione Universitaria sulle schede elettorali di questo ateneo e il risultato  è stato più che soddisfacente, la lista ha ottenuto il 30% per il CNSU e il 25% dei consensi per le elezioni interne diventando di fatto la seconda lista della Cittadella. Siamo contenti per l’elezione di Antonio Camarda e Giovanni Milone al consiglio di facolta’ di scienze politiche ,sociali e del territorio. Antonio Camarda è stato anche eletto al consiglio didattico di sociologia mentre Salvatore Mangia sarà rappresentante al consiglio didattico di scienze politiche dell’area mediterranea. Il nostro gruppo, giovane e determinato, saprà farsi ascoltare dalle istituzioni.  Abbiamo la certezza – ha concluso Ammendola – che a breve tempo Azione Universitaria, sarà come lo è gia a livello nazionale un punto di riferimento per la reppresentanza studentesca, in tutta l’Università del Salento”.

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