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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 328

Posts Tagged ‘conservatori’

“Nasce l’asse tra Fratelli d’Italia e i conservatori e sovranisti”

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 novembre 2018

Sono guidati dal gruppo di Vysegrad del partito di governo polacco. Inizia la battaglia contro l’Europa di Bruxelles, per difendere l’identità dei popoli europei, le nostre radici classiche e cristiane, la famiglia tradizionale e la sovranità degli Stati nazionali. La nostra Europa delle patrie e delle cattedrali, contro l’Europa dei burocrati, della grande finanza e dell’immigrazione incontrollata. Le prossime elezioni europee del 26 maggio rappresentano uno spartiacque per il futuro dell’Europa, e FdI intende essere protagonista di questo cambiamento. Quello di oggi è anche un altro importante passo verso la costituzione in Italia di un grande movimento conservatore e sovranista, che parta da Fratelli d’Italia e sappia aprirsi al contributo di altre storie e culture del campo del centrodestra, come Raffaele Fitto, attuale vice presidente del ECR nel Parlamento europeo».È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, oggi a Bruxelles per incontrare i vertici dei conservatori europei e partecipare alla riunione del loro gruppo parlamentare.

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Brexit e Uk: Governare guardando al passato. E uccidendo il futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2016

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Londra. Dopo il referendum che ha stabilito la Brexit, dopo i primi contatti diplomatici per capire come e quando funzionera’ il processo di abbandono del’Unione Europea entro marzo 2017, e la sottolineatura agli scozzesi indipendentisti riottosi che il procedimento di abbandono sara’ come Regno Unito, tocchiamo con mano un fenomeno politico, economico, culturale e sociale che gia’ conosciamo e abbiamo conosciuto in passato. Lo stesso di chi auspica la vittoria del referendum ungherese contro l’arrivo di immigrati sul loro territorio, e di tanti altri che ci ricordano ad ogni pie’ sospinto che l’Ue ci fa male e che staremmo meglio senza.
Niente di nuovo, per carita’, ma fa sempre specie sentire queste affermazioni del premier Theresa May per ribadire il tipico “God save the Queen” che ha fatto la storia di questi ultimi secoli… visto che il Regno Unito e’ stato innegabilmente uno dei maggiori e piu’ importanti protagonisti nella storia degli ultimi secoli (ricordiamo -per i piu’ disattenti- che anche noi italiani, se oggi siamo un Paese libero, lo dobbiamo all’alleanza atlantica che ci libero’ dal Fascismo e da una monarchia inetta, e i britannici ne erano parte importante al pari degli americani).
Fa specie perche’ ci eravamo un po’ abituati ai britannici, ma ora hanno deciso quello che hanno deciso. E ben vengano tutti i procedimenti di rispetto del voto popolare, delle norme comunitarie, cosi’ come ben vengano coloro che non hanno intenzione di fare nessuno sconto o favore a questa loro scelta (2): il fatto che sono britannici e’ si importante, e continueranno a svolgere un ruolo molto importante in Europa e nel mondo, ma non per questo si devono aspettare remissione o attesa o paura da parte di chi, continuando nella sfida verso gli Stati Uniti d’Europa, non ha intenzione di dover aspettare o dipendere da loro e da politiche come le loro.
La riflessione che ci e’ stato stimolata da questo calendario delle norme comunitarie per l’addio definitivo dell’United Kingdom al nostro sogno, e’ di questo tipo: cos’e’ la politica e il governo della stessa? Mera gestione dell’esistente o, a partire da questo, costruzione del futuro per se stessi in quanto esseri umani che condividono il Pianeta con gli altri?
La nostra capziosa domanda e’ evidente che ci porta alla seconda opzione. Non siamo ideologici, mondialisti e comunitari e unitari per posizione presa, ma proprio per aver fotografato il presente e cercare di imparare le lezioni della storia. Il secolo scorso e’ stato il culmine di una storia tragica per l’Europa: ce le siamo date di santa ragione in ogni confine e i profughi di un Paese europeo meno libero di un altro hanno popolato fino al secolo scorso i borghi e i sobborghi di tante capitali di Stati nazionali del nostro continente. L’Ue ha significato -e significa- prima di tutto questo superamento. E se a qualcuno sembra poco, si faccia avanti e ci dica il suo perche’: lo ascolteremo pronti a controbatterlo. Poi c’e’ il resto, anche quello brutto: l’eurocrazia al primo posto, seguita dalla mancanza di unita’ diretta di decisione dei popoli europei, e poi la lentocrazia, le assurdita’ di vario tipo, etc. Poi c’e’ il resto bello, quello che ha reso -noi ed altri- un Paese
moderno e ricco e ‘piu’ libero e con piu’ diritti. Ma non e’ di questo che vogliamo qui parlare. Ora ci interessa un discorso solo politico e culturale, di quei discorsi senza i quali non si costruisce nulla che non assomigli a qualcosa tipo accordi di scambi bi o multilaterali, quelli che portano a far fare sgambetti ad ogni pie’ sospinto al tuo partner perche’, prima di tutto, devi svolgere il servizio di far fede alla tua nazione, a qualunque prezzo.
A noi ci basta il riferimento alla sparizione delle guerre del secolo scorso sul nostro continente, al sangue e ai morti che sono stati rimpiazzati con le parole, per capire che quella e’ la strada da seguire. Aggiungendo anche che, rispetto al secolo scorso, siamo oggi protagonisti di una delle piu’ grandi migrazioni umane degli ultimi secoli. Migrazioni a cui, se non diamo una risposta politica e territoriale ampia, corriamo il rischio di dare spazio e continuare a lasciare sangue e vita proprio a quei Paesi non europei da cui provengono i migranti, e/o quei Paesi la cui ricchezza e politica prospera e si sviluppa su questo sangue e questi corpi e queste menti straziate (Paesi ricchi del petrolio del Golfo, prima di tutti, insieme a color che ci giocano a carte mentre, nel contempo, siedono anche su altri tavoli dicendo il contrario -Russia tra questi).
Torniamo ai nostri amici dell’United Kingdom. Loro sono sicuri -e in base a questa sicurezza che si muove ora il loro primo ministro Theresa May- di fare bene a se stessi e al mondo tornando ad uno di quei modelli del secolo scorso di cui abbiamo gia’ detto. Bene! Che ci sbattano il grugno. Noi, intanto, lotteremo anche per loro: con tanti difetti, tante parzialita’ e tante assurdita’, ma partendo da un presupposto da cui loro sono scesi tirando i remi in barca e rilanciando in mare quei famosi velieri che nei secoli scorsi hanno reso gloriosi e famosi i loro naviganti/colonizzatori…. Dimentichi che non siamo piu’ nel periodo in cui i galeoni servivano per portare dei liberi verso i nostri Paesi perche’ fossero schiavi, ma le bagnarole (i galeoni di oggi) portano schiavi (in tutti e diversi sensi, soprattutto politici ed economici e culturali) che anelano a vivere ed essere liberi…. e forse qualcosa da dare e insegnare loro ce l’abbiamo…
1 – Londra negozierà l’uscita dall’Unione europea “come Regno Unito e lasceremo l’Ue come Regno Unito. Non ci sarà nessuna deroga alla Brexit”. E’ quanto ha dichiarato oggi la premier britannica Theresa May al Congresso dei Tories, facendo chiaro riferimento alla Scozia che ha votato per rimanere nell’Ue e ha più volte dichiarato di non voler lasciare l’Unione. Immediata la replica su Twitter della leader scozzese Nicola Sturgeon secondo cui per May “la voce e gli interessi della Scozia non contano”. “Strano approccio per qualcuno che vuole tenere unito il Regno Unito”, ha commentato. (Askanews del 02/10/2016)
2 – ci e’ piaciuta un’intervista del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, sul Corriere della Sera del 30/09/2016, ha detto:Boris Johnson mi ha detto che vuole mantenere l’accesso al mercato unico e poter alzare le tasse per gli studenti italiani che sono a Londra. Gli ho risposto che se lo può scordare». E lui (domanda l’intervistatore). Calenda risponde: «Dice che venderemo meno spumante nel Regno Unito. Gli ho risposto che venderanno meno fish e chips in 27 Paesi» (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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La politica nel confronto con i numeri dell’economia

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Per quanto si voglia esorcizzare questa realtà dobbiamo, comunque, prenderne atto. L’economia italiana va male perché sono mancati due aspetti fondamentali ascrivibili all’azione di governo del Paese. Il primo si collega ad un fatto culturale dato che si è preferito lasciare il passo agli interessi particolari e conservatori mentre urgeva dare una forte spinta tecnologica alla sua economia. Il secondo va addebitato all’incapacità di saper affrontare la realtà con pragmatismo allargando e rinnovando gli spazi della partecipazione per la piena valorizzazione della dignità delle persone, facendosi carico delle questioni che riguardano la collettività. Tutto ciò ci permetterebbe di guardare al futuro con una speranza meno debole, rafforzando e richiamando tutti all’impegno. Un impegno tipicamente politico. Siamo passati da una fase ideologica di contrapposizione dei blocchi dal 1989 ad una post ideologica che ci richiama a progetti condivisi sul piano valoriale. Oggi si tratta di avere la capacità di intercettare la centralità delle questioni che attraversano la nostra società. In altri termini dire che tutto va bene o se va male è perché gli altri vanno anche male e quindi siamo in buona compagna o affermare che tutto va male e che dobbiamo aspettarci il peggio sono due modi di affrontare la questione nella misura sbagliata. D’altra parte nei processi di governo del Paese gli schieramenti sono chiamati ad esprimere un forte impulso di vitalità. Conosciamo questa vitalità nei paesi emergenti come la Cina e l’India che nel giro di un paio di lustri possono letteralmente cambiare il rapporto di forze economico e politico mondiale. Noi dobbiamo uscire dal nostro ripiegamento economico avendo come modello di crescita questa vitalità e capire che i mercati si conquistano se al nostro interno le carte sono in regola. Ed è quindi importante dare la priorità ai contenuti prima di valutare la forma del contenitore. E i contenuti in chiave politica ci dicono che vi sono tre punti di vista che si annullano a vicenda: quella della destra e dei leghisti, quella del centro e quella della sinistra che si richiama ai comunisti italiani e a Rifondazione. Se non vi è un radicale ribaltamento delle posizioni è difficile che le risorse delle forze “centriste” possono essere liberalizzate sino al punto da convergere verso un disegno unitario alternativo alla destra e alla sinistra. Ed i contenuti che il centro, nel suo insieme, può esprimere sono la chiave di volta di una crescita del sistema Paese più organica e fattibile nel suo operare quotidiano. E se da tutto ciò vogliamo coniare uno slogan diciamo che si avverte forte l’esigenza di una democrazia sostanziale. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Vertice mondiale per la sicurezza

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2009

Roma 16 ottobre alle ore 20, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, riceve in Campidoglio le delegazioni dei paesi membri della FAO che partecipano al Vertice mondiale per la sicurezza alimentare, per una visita ai Musei Capitolini. Nella Sala Oriazi e Curiazi, nel Palazzo dei Conservatori, dove i delegati saranno accolti dal Sindaco e dal Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.

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I movimenti democratico-cristiani in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2009

Il nuovo scenario europeo che si va delineando, con le profonde trasformazioni in atto, evidenzia la necessità di un ulteriore arricchimento degli obiettivi sinora perseguiti, e cioè di una maggiore e più articolata conoscenza dei problemi europei, del significato e del ruolo dei Movimenti che si richiamano ad una matrice comune come possono esserlo nello specifico quelli democratico-cristiani e su altre posizioni i socialisti ed i conservatori. Oggi esiste un’alleanza ma è fondata, in massima parte, su ragioni logistiche e non ne approfondisce, se non marginalmente, i punti di unione e le direttive comuni. Si avverte, quindi, la necessità di un ruolo intermedio, che possono svolgere le associazioni e le fondazioni con il loro supporto culturale e di riflessioni storico metodologiche. Una tale impostazione può configurare un Centro di servizi operativo nel contesto europeo, con riferimento diretto a Bruxelles e a Strasburgo pur partendo dalle singole realtà locali. Per quanto riguarda l’Italia molti incontri positivi si sono già avuti tra le consorelle italiane e le Fondazioni Adenauer e Shuman, l’Istituto Alain Poher, il Kadoc di Lovanio e molte altre.

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L’Europa del Pd, secondo Vernetti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2009

L’On. Gianni Vernetti, Deputato del Partito Democratico e già Sottosegretario agli Affari Esteri, in seguito all’incontro di quest’oggi in cui si è discusso della collocazione europea del PD ha dichiarato quanto segue: “Rimango convinto che sarebbe stato meglio promuovere un gruppo autonomo, fortemente europeista e federalista, con funzione di ponte tra le famiglie del riformismo europeo: quella socialdemocratica e quella liberaldemocratica. Il PD, invece, è oggi orientato a maggioranza verso la scelta dell’alleanza con i socialisti. Una scelta che comporta rischi che possono essere evitati solo con la ripresa di una forte iniziativa politica europea del Partito Democratico”. “Per intanto – ha aggiunto Gianni Vernetti –  il PD deve farsi promotore della rottura degli schemi consociativi del passato quando socialisti e conservatori stringevano innaturali accordi di tipo spartitorio. E insieme ai socialisti, verdi, liberaldemocratici dovrà tentare di costruire una maggioranza politica in Europa e proporre una candidatura alternativa a Barroso alla presidenza della Commissione europea. In tal senso la disponibilità dell’ ex primo ministro belga Guy Verhofstadt mi pare essere una soluzione eccellente”.  Conclude Gianni Vernetti: “Poi, si dovrà costruire una maggioranza politica di centro-sinistra ed esprimere un candidato alla presidenza del Parlamento europeo rifiutando accordi consociativi, come quello che circola in queste ore a Bruxelles che prevederebbe per i primi due anni e mezzo l’esponente del PdL Mario Mauro e per quelli successivi il leader dei socialisti europei Martin Schulz. Verificheremo nei prossimi mesi la capacità del PD di influenzare il gruppo socialista e di riprendere l’ineludibile funzione di dialogo e di incontro fra le tante esperienze del riformismo europeo che trovano casa anche al di fuori del gruppo socialista”.

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