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Tlc – bollette 28 giorni. Vodafone condannata a restituire gratis i giorni rubati. Che fare?

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

E’ stata finalmente pubblicata oggi dal Consiglio di Stato la sentenza che chiude definitivamente (almeno per Vodafone) la vicenda sulle fatturazioni a 28 giorni per i servizi di telefonia fissa e dà ragione all’Agcom e ai consumatori.Si tratta della sentenza n. 879 del 2020, emanata nel procedimento avviato da Vodafone (seguiranno le sentenze – plausibilmente di uguale tenore – nei procedimenti di appello avviati dagli altri gestori) con cui il Consiglio di Stato sancisce definitivamente che Vodafone dovrà restituire i giorni erosi erogando gratuitamente, e quindi posticipando una fattura, il servizio per un numero di giorni pari a quelli erosi “giacché il ripristino dello statu quo ante consta anche della riparazione degli effetti pregiudizievoli: tutto ciò ad un unico fine, ossia al fine di evitare che la scelta unilaterale degli operatori (sul piano della trasparenza, della conoscibilità dei costi del servizio, della buona fede contrattuale, del buon andamento del servizio) incida senza controllo sulla sfera giuridica degli utenti, che, in mercati regolati come quello in esame, sono soggetti che tengono condotte di c.d. “apatia” apparentemente razionale,
(l’attivazione da parte degli utenti di meccanismi ordinari di controllo comporterebbe effetti disfunzionali sul piano sia dell’andamento molecolare del contenzioso, sia dell’ingolfamento del sistema giudiziario, sia sul piano della rinuncia alla tutela da parte dei soggetti c.d. apatici)” .Questa forma di indennizzo – proseguono i giudici – non impone ai gestori “alcuna erogazione patrimoniale né in denaro, né in servizi, né in alcunché d’altro che non sia, da un lato, il mero riallineamento (ovviamente, d’ufficio) della cadenza mensile di fatturazione e, dall’altro, il conseguente conguaglio (sempre d’ufficio) per il disallineamento cagionato da una fatturazione a cadenza diversa”.Il Consiglio di Stato puntualizza – inoltre – l’”eccentricità” della scelta del gestore nel passare dalla fatturazione mensile a quella a 28 giorni, quando è fatto notorio che le utenze di qualsiasi tipo hanno cicli di faturazione mensili o per multipli di mese (“una cadenza temporale estranea, se non contraria agli usi commerciali inveterati ab immemorabili”); stigmatizza il tentativo degli operatori di “forzare il sistema dell’autonomia tariffaria eludendo gli obblighi di cui all’art. 70, co. 4, II per. ed all’art. 71, co. 1 CCE per dissimulare l’aumento tariffario e renderlo poco o nient’affatto intelligibile ai consumatori” ed evidenzia come il fatto che la modifica del ciclo di fatturazione lasci ipotizzare che si sia trattato di “un’intesa restrittiva, oltre che una pratica scorretta (cfr. provvedimento AGCM del 21 dicembre 2016), posto che scaturì dalla denunciata (da AGCOM ad AGCM) situazione di anomalia per cui tutti i principali operatori nel
settore della telefonia fissa e mobile erano passati, contemporaneamente, a cicli di fatturazione calcolati su 28 giorni” (comportamento sanzionato qualche giorno fa dall’Antitrust). Di conseguenza, “la scelta a 28 giorni limitò drasticamente la possibilità di reperire offerte basate su termini temporali mensili e rese difficoltoso, se non inutile, l’esercizio del diritto di recesso, non essendo più reperibili sul mercato alternative diverse da quella così adottata”.Questa la decisione dei giudici, in una sentenza decisamente corposa nella quale non manca una certa ironia sulle difese processuali di Vodafone: “essa propone l’esempio per cui l’Autorità avrebbe potuto chiedere agli operatori di chiarire, nella fattura o nel modulo per stipulare un contratto, la proiezione di costo anche sulla misura mensile. L’appellante espone quindi il seguente schema: il costo per 28 gg. è X, che corrisponde a Y secondo la tariffa a base mensile. Sfugge al Collegio, oltre al motivo dell’improvviso cambio della cadenza di fatturazione —di per sé inspiegabile o, comunque, non perspicuo, se non per le ragioni dianzi esposte—, perché mai un tal suggerimento, in disparte l’infondatezza della relativa censura, se ritenuto così efficace non sia stato poi attuato dall’appellante. E ciò se non subito, almeno per integrare gli obblighi di trasparenza quando il nuovo sistema non fu capito o per evitare a priori ogni fraintendimento, chiarendo agli utenti e, se del caso, alla stessa Autorità, il reale significato di esso”.
Cosa devono aspettarsi i consumatori ora?
Per chi ha già ottenuto il rimborso economico oppure per chi ha già accettato misure di compensazione alternativa non cambierà nulla, ha già ottenuto il suo “indennizzo”.
Chi non è più cliente Vodafone dovrà comunque attivarsi per chiedere il rimborso dell’importo indebitamente addebitato.
A chi invece è ancora cliente, Vodafone dovrebbe, dalla prima prossima fattura utile, erogare gratuitamente i giorni indebitamente sottratti, posticipando l’emissione della fattura.E se non lo fa? La definizione di “consumatore apatico” del Consiglio di Stato è particolarmente calzante e incisiva per descrivere quei consumatori che, per importi di modesto valore, preferiscono rinunciarvi piuttosto che inviare una messa in mora o un reclamo, andare davanti al Corecom per la conciliazione e se la conciliazione fallisce tornare innanzi al Corecom affinchè definisca la controversia. Ma esistono degli incentivi che ben possono “attivare” il consumatore apatico. Ad esempio, la moltiplicazione degli importi: se propongo reclamo al gestore e non ricevo risposta, avrò diritto ad un indennizzo economico fino a 300,00 euro. 300,00 euro sono un importo sufficiente per superare l’apatia? Immaginiamo di sì, qui quindi, le nostre istruzioni su come procedere: https://sosonline.aduc.it/scheda/telefonia+pay+tv+conciliazione+obbligatoria_15317.php (Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc)

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Pensioni: Siam – l’Inps rispetti le sentenze del Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 26 gennaio 2020

Anche la terza Sezione del Consiglio di Stato ribadisce quanto stabilito dalla prima e dalla seconda ovvero confermando il diritto del personale, che ha maturato tra 15 e 20 anni di anzianità al 31/12/1995, a beneficiare di un coefficiente di calcolo della “quota A” più favorevole. Pari a 44 % invece di 35%.La stessa terza Sezione nega all’INPS la possibilità di ricorrere alle Sezioni Riunite del Consiglio di Stato perché i contrasti giurisprudenziali non si riferiscono alle sentenze di appello, che invece sono tutti orientate in favore del personale interessato.Le amministrazioni dello Stato dovrebbero essere al servizio dei cittadini e non macchine infernali che sfruttano il proprio potere per sopraffarlo e costringerlo a desistere dal far valere i propri diritti, trascinandolo in contenziosi giudiziari senza fine – afferma il Segretario Generale del Sindacato Aeronautica Militare Paolo Melis.Come SIAM, continua Melis, stiamo predisponendo una lettera formale indirizzata al Presidente dell’INPS Pasquale Tridico, nella quale chiederemo che ottemperi a quanto stabilito dalle sentenze, ricalcolando le pensioni in questione, rinunciando ad intraprendere ulteriori ed improbabili azioni ricorsive alla ricerca di una sentenza inverosimilmente più favorevole, senza mettere in atto un esercizio di pervicace cavillosità per non pagare ciò che evidentemente è giusto. Per di più sperperando il denaro pubblico ed ampliando il suo già spaventoso buco di bilancio.

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Diplomati magistrale: l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato ha trattenuto la causa in decisione

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

Si è svolta ieri l’attesa discussione dinanzi all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sul diritto dei docenti con diploma magistrale, conseguito entro l’anno scolastico 2001/02, all’inserimento nelle Graduatorie a esaurimento: il massimo Consesso della giustizia amministrativa è stato chiamato per la seconda volta, la prima sul finire del 2017, ad esprimersi su una questione annosa che coinvolge oltre 50 mila maestri della scuola del primo ciclo. Secondo il legale Walter Miceli, che difende oltre 20 mila ricorrenti dell’Anief, “comunque vada, abbiamo la consapevolezza che la questione terrà banco anche per diverso tempo: oltre all’imminente decisione che la Cassazione fornirà il prossimo 20 marzo, non di poco conto sarà anche il pronunciamento della Corte Costituzionale, già fissato per il 7 maggio, sul concorso riservato ai docenti abilitati della scuola secondaria, con sicuri riflessi sul reclutamento della scuola primaria. Infine va sempre ricordato il Consiglio d’Europa, che tra non molto dovrà esprimere la sua rilevante decisione sul reclamo collettivo posto dall’Anief”

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Scuola – Diplomati magistrale: domani l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su martedì, 19 febbraio 2019

Il 20 febbraio, l’organo di rilievo costituzionale potrebbe ristabilire il giudicato violato nel dicembre 2017 sull’inserimento in GaE di migliaia di maestre e maestri e la conseguente pasticciata soluzione politica che ha prorogato di un anno i contratti annuali e indetto un concorso straordinario non selettivo – con DDG n. 1456 del 7 novembre scorso – per insegnanti che già avevano superato l’anno di prova. Marcello Pacifico (Anief): L’accertamento dell’annullamento erga omnes del decreto ministeriale potrebbe dare il via alla riaperture delle GaE per tutto il personale abilitato e risolvere il problema della copertura del turn over con quota 100. In alternativa, toccherà a marzo alla Corte di Suprema di Cassazione giudicare la legittimità della decisione che ha sconvolto lo stato di diritto nella gestione dei supplenti della scuola.

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Diplomati Magistrale nelle GaE, i giudici del Consiglio di Stato prendono tempo: il problema esiste

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Slitta di alcune settimane l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato sulla licenza dei diplomati magistrali prima del 2002 di stare o meno nelle GaE: i giudici di Palazzo Spada hanno fatto sapere che l’udienza pubblica si svolgerà il 20 febbraio 2019, perché, hanno scritto nella doppia ordinanza cautelare depositata ieri pomeriggio, “l’eventuale revisione del principio di diritto enunciato dalla sentenza dell’Adunanza plenaria n. 11 del 2017 richiede un adeguato approfondimento in sede di merito”. Il rinvio è stato deciso, in camera di consiglio, presieduta da Filippo Patroni Griffi, dopo che gli stessi giudici hanno appurato “che tutte le parti, anche quelle intervenienti, hanno, comunque, pienamente esercitato il diritto di difesa, depositando articolate memorie difensive ed esponendo le proprie ragioni anche nel corso della discussione orale”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): il Collegio del Consiglio di Stato ha preso atto della serietà dei temi sollevati dalla nuova ordinanza all’adunanza plenaria. Quella presa a Palazzo Spada è una decisione che, a nostro parere, potrebbe rimettere tutto in discussione.

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Scuola: Diplomati Magistrale nelle GaE, tra una settimana nuova Adunanza plenaria in Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 dicembre 2018

A distanza di un anno dalla sentenza n. 11, che ha piegato il diritto e costretto il Governo ad approvare il decreto Dignità, gli stessi giudici del massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa sono chiamati ad esprimersi sulla opportunità della presenza di oltre 50 mila maestri abilitati nelle graduatorie che portano alla stabilizzazione sulla metà dei posti disponibili. I legali dell’Anief ritengono che le ragioni poste dalla VI sezione, che ha rimesso in discussione il tema, siano condivisibili, anche per gli interessi richiamati dal legislatore in termini di continuità didattica e tutela dei diritti soggettivi. L’Adunanza plenaria, presieduta da Patroni Griffi, rivedrà il suo giudizio come ha fatto il Parlamento in passato? Risponde Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: i tanti maestri supplenti della scuola pubblica ci sperano e si aspettano una decisione giusta, perché da troppo tempo subiscono continui attacchi alla loro professionalità, a causa di un’azione politica confusionaria, priva di un filo conduttore, mirata più a creare che a risolvere il problema del precariato italiano, il quale non a caso quest’anno ha toccato il record di supplenze annuali. È lo stesso leitmotive che ha portato ad alimentare i troppi contratti a termine, stipulati in modo sistematico, al punto da costringere la curia europea a produrre più di una condanna all’Italia per abuso di precariato.

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Siram: Il Consiglio di Stato conferma l’aggiudicazione della gara Servizio Energia per l’Ospedale Umberto I di Ancona

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2017

consiglio di statoCon una recentissima sentenza, depositata il 9 gennaio scorso, la III sessione del Consiglio di Stato ha confermato l’aggiudicazione da parte di Siram della gara relativa al servizio gestione energia per l’Azienda Ospedaliero Universitaria Umberto I di Ancona, riscontrando la validità dell’attestazione SOA di Siram, e ribadendo il possesso, da parte della stessa Società, dei requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari necessari per la partecipazione alle gare pubbliche.Il Giudice Amministrativo ha precisato, smentendo la tesi originaria sostenuta dal Gruppo Sti, che tali requisiti non sono venuti meno con la cessione da parte di Siram di un ramo di azienda alla Società Gestione Integrata, avvenuta nel dicembre 2012, e tanto in ragione del fatto che la cessione in questione ha avuto ad oggetto un ramo ben determinato e limitato, composto di pochissimi contratti.In particolare, il Giudice Amministrativo ha stabilito che il fatturato non può essere oggetto di cessione in blocco indistintamente, se non con riferimento ai singoli contratti dai quali deriva. Ciò comporta che solo il fatturato dei contratti ceduti da Siram a Gestione Integrata può essere considerato ai fini della valutazione dei requisiti. È opportuno sottolineare che il valore del ramo ceduto era di 4 milioni di euro a fronte di un fatturato complessivo, a quella data, di Siram di oltre 600 milioni di euro. Tale sentenza ribadisce che non vi è stata quindi nessuna interruzione nel possesso da parte di Siram delle attestazioni SOA, in linea con quanto affermato dalla V Sezione del Consiglio di Stato lo scorso 30 settembre.
Siram è un Gruppo italiano con cento anni d’esperienza nella gestione integrata dell’energia di edifici complessi pubblici e privati. In qualità di ESCO (Energy Service Company) certificata secondo la norma UNI CEI 11352, Siram sviluppa e realizza soluzioni tecnologicamente avanzate finalizzate all’efficienza, alla riduzione dei consumi e delle emissioni inquinanti, condividendo costi e benefici degli interventi con i propri clienti. Siram concepisce, finanzia, realizza e gestisce progetti di ottimizzazione energetica, integrando l’utilizzo di energie rinnovabili (come le biomasse, il geotermico e il fotovoltaico), per assicurare la massima sostenibilità ambientale di ogni impianto, durante tutto il suo ciclo di vita. http://www.siram.it
Veolia è il gruppo leader a livello mondiale nella gestione ottimizzata delle risorse. Presente sui cinque continenti con oltre 174,000 dipendenti, il Gruppo realizza e fornisce soluzioni nel campo della gestione idrica, dei rifiuti e dell’energia, contribuendo allo sviluppo di sistemi urbani e industriali in chiave sostenibile. Grazie ai servizi offerti, Veolia migliora l’accesso alle risorse, preservando quelle disponibili e promuovendo una logica di economia circolare. Nel 2015 il Gruppo Veolia ha fornito acqua potabile a 100 milioni di persone e gestito le acque reflue per 63 milioni di abitanti, prodotto 63 milioni di megawattora e convertito 42,9 milioni di tonnellate di rifiuti in nuovi materiali ed energia. Veolia Environnement (quotata al listino Euronext di Parigi: VIE) ha registrato nel 2015 un fatturato consolidato di €25 miliardi. http://www.veolia.com

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Intramoenia e ticket: una sentenza Consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 gennaio 2017

consiglio di statoNelle prestazioni che il paziente paga in regime intramoenia non si deve mettere pure il ticket. Il perché lo ha chiarito il Consiglio di Stato III sezione con sentenza 4924/2016: il ticket vale solo come compartecipazione per le prestazioni offerte dal Servizio sanitario nazionale in quanto incluse nei Livelli essenziali di assistenza; per le prestazioni extra-Lea, il paziente paga la tariffa libero professionale, che è una somma di componenti della prestazione (personale etc) i cui costi sono noti all’azienda sanitaria ma che viene già pienamente corrisposta. Ergo, non ha senso imporci un ticket, come aveva invece fatto la regione Umbria con propria delibera, ora annullata dai giudici di Palazzo Spada. La Dgr 3 del 9 gennaio 2012, che aveva imposto un 29% extra all’utente su ciascuna prestazione in intramoenia, nasce peraltro dalla ricerca di balzelli alternativi al ticket “nazionale” di 10 euro a ricetta specialistica, introdotto dalla legge 111/2011 e ritenuto più ingiusto. La norma umbra è stata impugnata da Adiconsum ma ancor prima l’avevano combattuta i sindacati Anaao, Cimo, Aaroi e Fesmed. Il presidente Fesmed Carmine Gigli è ora molto soddisfatto. «Utilizzeremo il dispositivo della sentenza tutte le volte, e sono tante, in cui i direttori generali introducono vincoli all’accesso degli utenti alla libera professione intramuraria. I giudici amministrativi hanno sottolineato che l’intramoenia consente alle Aziende pubbliche di diminuire le attese oltre che di ricavare un’entrata extra volta a coprire costi dell’attività e parte delle spese. Siamo di fronte a un servizio utile, dunque, ma che i manager osteggiano, terrorizzati dal fatto che si rischia di dover rispondere per un errore del medico o una mancata fatturazione. Agli occhi dell’opinione pubblica del resto l’intramoenia è stata spesso spiegata come una forma di arricchimento del sanitario, un istituto che si alimenta con l’allungarsi delle liste d’attesa, alle quali invece oggi più che mai è una risposta». Gigli sottolinea un aspetto particolare tipico di questi giorni invernali e “influenzali”: il sovraccarico di lavoro degli ospedali, i quali sono vincolati nelle assunzioni e nelle spese e non possono aumentare la propria offerta. «A monte delle lunghe attese nei Pronti soccorso c’è soprattutto il mancato spostamento di prestazioni ambulatoriali di elezione – prime visite, controlli – sulle strutture territoriali. Presidi di distretto, consultori familiari, specialisti esterni e interni – dove più, dove meno – non arginano la domanda di prestazioni, che si riversa nei Ps e negli ambulatori dell’ospedale. Sempre più depauperato e costretto a concentrare le poche risorse sulle emergenze, quest’ultimo vede gonfiarsi le file di pazienti. In tali condizioni, un maggior ricorso regolamentato alla libera professione intramuraria nelle strutture Ssn andrebbe incoraggiato, e non osteggiato. Purtroppo siamo di fronte a manager che, pur di evitare le conseguenze teoriche di minimi errori formali in una fatturazione di prestazione intramuraria, preferiscono segnalarla come prestazione Ssn rinunciando alle tariffe dovute. In un caso di questi ci costituiremo. Purtroppo, l’alternativa a un’incentivazione intelligente delle prestazioni extra-Lea è il proliferare -oggi- di polizze sanitarie a copertura della malattia, che dirottano sul privato il grosso delle prestazioni ambulatoriali rivolte a pazienti cronici; gli stessi che invece dovrebbero giovarsi di un potenziamento delle strutture territoriali del Ssn». (by Mauro Miserendino fonte Doctor33)

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Banche: norma arbitrati, Cons.Stato chiede atti e chiarimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2016

consiglio di statoSecondo il Consiglio di Stato, intervenuto sul decreto attuativo sugli arbitrati per i risparmiatori che acquistarono obbligazioni subordinate da Banca Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, non si comprende come possano rendersi compatibili le disposizioni tra indennizzi automatici e arbitrato, visto che una strada (la richiesta di indennizzo fortettario), esclude l’altra (l’arbitrato).
“Ottima notizia. Abbiamo sempre detto che era inaccettabile costringere il consumatore a giocare alla roulette russa, scegliendo preventivamente se rinunciare ai suoi diritti, accettando solo l’80% di quanto ha perso, oppure giocare il terno al lotto dell’arbitrato, sperando di vincere. Un dilemma del prigioniero vergognoso” dichiara Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ora arriva una conferma indiretta. Non è giusto costringere il risparmiatore a scegliere l’indennizzo, senza avere tutti gli elementi per poter decidere in merito all’abitrato, a maggiore ragione se il Consiglio di Stato solleva problemi su questi elementi. Ora speriamo che si possano almeno riaprire i termini perché indennizzo ed arbitrato abbiano la stessa tempistica” conclude Dona.

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Consiglio Stato: Asl non può ridurre incarichi guardia medica, tocca a regione-sindacati

Posted by fidest press agency su martedì, 6 settembre 2016

consiglio di statoUn’azienda sanitaria locale da sola non può aumentare il rapporto ottimale. Può farlo la regione ma solo con l’accordo dei sindacati. Ciò vale per l’assistenza primaria quanto per la continuità assistenziale in base agli accordi nazionali vigenti dei medici di famiglia: pare orientarsi in tal senso il Consiglio di Stato. L’indirizzo risulta dall’Ordinanza con cui i giudici amministrativi di secondo grado hanno confermato la sentenza del Tar Lombardia con cui si impone all’azienda sanitaria di rispettare il rapporto di un medico di guardia ogni 5 mila residenti. La neonata Azienda di tutela sanitaria di Como aveva chiesto la sospensione di un provvedimento considerato poco sostenibile. La vicenda è raccontata dall’avvocato Antonio Puliatti del Sindacato Medici Italiani che ha patrocinato i medici, e riguarda i medici di guardia della zona di Cernobbio-Pognana-Menaggio. «Nel 2013 l’Ats – che era ancora Asl – aveva diminuito gli incarichi di continuità assistenziale; affermava che i medici erano troppi per il servizio e aveva modificato il rapporto ottimale da un medico a 5 mila come da convenzione a uno ogni 6 mila abitanti.
Gli incarichi erano stati conferiti in tutto a 102 medici mentre con il rapporto fissato a livello nazionale ne avrebbero avuto diritto in 119, (come minimo, perché parliamo di medici in servizio)», spiega Puliatti. «Come Smi abbiamo fatto ricorso e il Tar a primavera ci ha dato ragione: sia un punto di vista formale (non può essere l’Asl ma la Regione, per convenzione, a modificare il rapporto ottimale) sia dal punto di vista sostanziale. Infatti il rapporto ottimale non va calcolato rapportando a 5 mila abitanti un medico in organico, ma un medico effettivamente in servizio». Per spiegarla al profano in termini “calcistici”: nel primo caso si rapporta alla popolazione di un’Asl tutta la rosa di una squadra, titolari e panchinari, nel secondo solo i titolari; l’indirizzo dei giudici amministrativi va nella direzione di considerare che il rapporto di 1:5000 da rispettare è quello tra “titolari” impiegati effettivamente sul campo e il numero di residenti, ma nella squadra, cioè tra gli assunti in un servizio dove si ruota, bisogna poi prevedere i “sostituti” e dunque la convenzione nazionale di fatto prevede si vada anche un po’ sotto, tipo un medico di guardia ogni 4900 abitanti o meno. Ora per il Consiglio di Stato “non sono emersi elementi che inducano a ritenere prevalenti le esigenze dell’Ats Insubria di sospendere gli effetti della sentenza impugnata”; in attesa della sentenza definitiva di merito, l’orientamento dei giudici sembra chiaro. Per Puliatti, una vittoria aprirebbe la strada a nuove assunzioni di medici oggi con incarichi precari; anche in altre Regioni si è cercato di tagliare incarichi in continuità assistenziale, in Campania ad esempio sopprimendo postazioni di guardia medica, e il Tar ha dato ragione ai medici. Se si vuole agire sull’ottimale, innalzandolo per ragioni socio-geografiche, dev’essere la Regione a derogare alle regole, in quanto titolata dalla convenzione, ma deve farlo in accordo con i sindacati medici, non in contrasto con essi». Mauro Miserendino da Doctor33)

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SCUOLA: Concorso a cattedra, settimana decisiva

Posted by fidest press agency su martedì, 19 aprile 2016

consiglio di statoE’ in arrivo il parere del Consiglio di Stato sulle domande di migliaia di candidati non ammessi. Il massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione pubblica, farà conoscere la sua decisione rispetto alle misure monocratiche urgenti avverso le prime ordinanze cautelari respinte dal Tar del Lazio: in ballo, c’è il destino di un lungo elenco di docenti laureati, di insegnanti tecnico pratici e di diplomati magistrali a indirizzo linguistico.
Il giovane sindacato, ricorda al Miur di spostare in avanti il calendario delle prove scritte. I problemi di formazione delle commissioni d’esame, con migliaia di presidenti e commissari ancora da nominare, e la ricalendarizzazione nelle ultime ore degli elenchi dei candidati, sono motivi più che sufficienti per far slittare l’avvio delle prove dopo il 12 maggio. Ciò permetterebbe, inoltre, di conoscere il primo giudizio di merito, sebbene ancora nella fase cautelare, della giustizia amministrativa. Evitando, in tal modo, probabili richieste di rifacimento delle prove appena svolte.
Marcello Pacifico (presidente Anief): se i giudici di Palazzo Spada ci daranno ragione, i nostri legali torneranno al Tar del Lazio per chiedere di rivedere la loro posizione e ammettere tutti i ricorrenti, come già accaduto con i colleghi già di ruolo. Anche in caso di esito negativo, comunque, siamo pronti a rivendicare la rinnovazione delle prove scritte, in occasione della prima Camera di Consiglio utile, visto che comunque la normativa vigente, laddove esclude alcune categorie di candidati, è stata già ritenuta incostituzionale.

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Il Consiglio di Stato che ha bocciato il canone Rai in bolletta

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2016

Rai: sede di roma“Il governo dovrà sicuramente sospendere la prima rata del canone Rai se non si uniforma tutto quello che dice il Consiglio di Stato”. Così il presidente della Commissione vigilanza Rai Roberto Fico a 24Mattino su Radio 24, sul parere del Consiglio di Stato che ha bocciato il canone Rai in bolletta. “Non si va da nessuna parte andando sempre di fretta per fare annunci” ha aggiunto Fico. “Non è la prima volta che il governo scrive con i piedi leggi e decreti per andare di fretta, per fare annunci, senza avere una sostanza formale sui contenuti nel momento in cui vengono emanati. Il Consiglio di Stato ha fatto bene a scrivere quello che ha scritto, anche perché oltre ai giudizi di merito ci sono quelli formali. Per esempio, nel decreto manca il concerto con il ministero dell’Economia. Senza questo passaggio previsto dalla legge, qualsiasi cittadino, quando dovrà pagare il canone, potrà fare ricorso e probabilmente vincerlo, lasciando la Rai con nulla in mano”. Fico ha anche commentato il futuro del M5S dopo la morte di Gianroberto Casaleggio: “I giornali in questi giorni hanno scritto tutto e il contrario di tutto. Non ci sarà nessuna elezione on-line a breve termine per il leader. Continueremo a fare quello che stavamo facendo il giorno prima della morte di Gianroberto. Dovremo lavorare cento volte di più perché Casaleggio valeva cento persone, ma nei principi, nel fondo e nella base non cambia nulla”.

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Matrimoni omosessuali

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

consiglio di statoIl Consiglio di Stato ha depositato oggi le sentenze nei ricorsi contro gli annullamenti prefettizi, pronunciandosi sull’appello proposto dal Ministero dell’Interno e sull’appello incidentale promosso dalle coppie, assistite dagli avvocati di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford.I giudici si sono espressi nel merito sostenendo la non trascrivibilità dei matrimoni contratti all’estero ed hanno ritenuto, diversamente da quanto affermato sino ad ora da ben quattro TAR, che sussista in capo al Ministro e quindi ai Prefetti il potere di annullare gli atti di stato civile.La sentenza si pone in aperto contrasto con le pronunce della Corte di Cassazione sulla validità dei matrimoni contratti all’estero ed arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale. La revocabilità in via amministrativa degli atti di stato civile, così ritenuta dal Consiglio di Stato, è una decisione che mette a rischio i diritti civili di ogni cittadino e stride con il principio di separazione dei poteri a cui gli ordinamenti democratici sono ispirati.La sentenza, inoltre, dimostra una preoccupazione eccessiva nei confronti della politica laddove si pone un tema di “opportunità” che non dovrebbe mai entrare in un’aula giudiziaria.Non condividiamo la decisione, né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. (foto: consiglio di stato)

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Dal Consiglio di Stato precisazioni efficaci sull’uso del biosimilare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2015

farmaci“La pronuncia del Consiglio di Stato è un contributo significativo a fare chiarezza sul ruolo dei biosimilari in terapia e sulle possibilità che aprono ad un allargamento della platea dei pazienti trattati e al contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera, in linea con quanto già indicato nel position paper dell’AIFA”. Stefano Collatina, coordinatore dell’Italian Biosimilar Group, esprime soddisfazione per l’Ordinanza (la numero 04516/2015) che respinge il ricorso mosso contro una delibera della Regione Toscana, nella quale si coniuga il principio della libertà prescrittiva del medico con la necessità di mantenere in equilibrio le risorse pubbliche. Questo obiettivo, secondo il Consiglio di Stato, viene raggiunto con quanto previsto dalla delibera oggetto del ricorso, laddove le evidenze scientifiche oggi disponibili confermano qualità, sicurezza ed efficacia dei farmaci biosimilari come nuova opportunità anche nella continuità terapeutica e non solo per i pazienti naïve.“I giudici hanno infatti ribadito che il medico resta libero di scegliere in scienza e coscienza il farmaco da impiegare per il paziente – aspetto che nessuno ha mai posto in discussione – ma hanno altresì sottolineato come il passaggio dal farmaco di marca al biosimilare sia comunque possibile, come indicato anche dall’AIFA” prosegue Collatina. “Ci auguriamo che questa Ordinanza incoraggi le Regioni a rimuovere tutti gli ostacoli che ancora impediscono al biosimilare di esercitare il suo effetto positivo, oltre che sulle vite dei pazienti, anche sulla sostenibilità dell’assistenza. Dal 2006, infatti, i biosimilari hanno generato più di 400 milioni di giorni di esperienza clinica sui pazienti in Europa: è un percorso, quindi, che i medici e pazienti possono guardare con fiducia perché rappresenta una reale opportunità di garantire un più ampio accesso alle cure”.

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Precariato, il Consiglio di Stato riapre le Graduatorie ad esaurimento ad altri 1.900 diplomati magistrale

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2015

Altra clamorosa vittoria Anief a seguito dell’udienza cautelare tenutasi lo scorso 27 agosto: i ricorrenti dei numeri di ruolo 2466/2015, 2465/2015, 2707/2015 e 2706/2015 ottengono ragione in CdS, che decide per il loro inserimento in via cautelare nelle Graduatorie d’interesse pre-ruolo. Gli avvocati Sergio Galleano, Vincenzo Di Michele e Tiziana Sponga danno una nuova lezione al Miur nei tribunali, confermando che la linea di chiusura assunta dall’amministrazione negli ultimi 13 anni sui docenti abilitati con diploma magistrale, conseguito fino all’a.s. 2001/02, è stata lesiva del loro diritto ad insegnare. Una volta ottenuta la sentenza definitiva, il cui merito si discuterà 1° dicembre, anche questi ricorrenti potranno quindi rivendicare la partecipazione al piano straordinario di immissioni in ruolo della riforma, con eventuale recupero della mancata assunzione.Marcello Pacifico (presidente Anief): lo avevamo detto in Parlamento più volte, questi docenti – come i 70mila ablitati con Tfa, Pas, corsi di Scienze delle formazione primaria e all’estero – non possono continuare ad essere ignorati dai nostri governanti. Era inevitabile, come sta accadendo, che in tanti si sarebbero rivolti alle aule dei tribunali per ottenere giustizia.Altri 1.893 ricorrenti ottengono l’inserimento in quelle Graduatorie ad esaurimento che il Miur continua a tenere ottusamente blindate: stavolta a dare ragione alla linea dell’Anief è stato il Consiglio di Stato, che grazie all’udienza cautelare tenutasi lo scorso 27 agosto, la cui doppia ordinanza (3900/15 e 3901/15) è stata depositata oggi 31 agosto, ha optato per il loro inserimento in via cautelare nelle GaE: i docenti precari, tutti regolarmente abilitati attraverso il diploma di maturità conseguito prima del 2002, vengono così finalmente inseriti in quelle liste di attesa pre-ruolo da dove il Ministero dell’Istruzione si ostina da 13 anni a tenerli esclusi. Si tratta, indubbiamente, di una nuova vittoria dell’Anief, che fa il bis con quella di accesso dei diplomati magistrale nei concorsi pubblici riservati agli abilitati, anche per l’accesso ai corsi di sostegno, e alla mobilità del personale di ruolo: pure in questo caso, il giovane sindacato ha sempre dichiarata illegittima l’esclusione dalle GaE dei 45mila docenti abilitati attraverso il diploma magistrale abilitante direttamente all’insegnamento nelle scuola pubbliche. Resta fermo che, una volta ottenuta la sentenza definitiva, il cui merito si discuterà il prossimo 1° dicembre, questi ricorrenti potranno rivendicare quanto il Miur sta negando loro: la partecipazione al piano straordinario di 103mila immissioni in ruolo della riforma, con l’eventuale recupero dell’assunzione persa in modo illegittimo in tutte le fasi di assunzioni: dalla 0 alla A, fino all’attuale B e alla prossima C.“Aveva ragione il nostro sindacato – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – quando ha rivendicato, in tempi non sospetti, che i diplomati magistrale devono poter accedere alla possibilità di partecipare al piano nazionale di immissioni in ruolo, al pari di tutti gli altri abilitati inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento. Lo avevamo detto a chiare lettere nelle audizioni tenute in primavera prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama, davanti alle commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato congiunte: questi docenti – come i 70mila ablitati con Tfa, Pas, corsi di Scienze delle formazione primaria e all’estero – non possono essere ignorati dai nostri governanti. Perché questo è avvenuto: è come se fossero diventati invisibili. Era inevitabile, come sta accadendo, che in tanti si sarebbero rivolti alle aule dei tribunali per ottenere finalmente quella giustizia negata dal legislatore”.Il sindacato ricorda che il passaggio dalle graduatorie d’istituto a quelle ad esaurimento non è estensivo a tutta la categoria dei diplomati magistrale: a fronte di una sentenza del Consiglio di Stato, non di un’espressione della Corte Costituzionale, i benefici derivanti vengono adottati con certezza solo ai ricorrenti. Per ottenere, quindi, il medesimo risultato, l’inserimento nelle GaE, tutti i precari inseriti nelle graduatorie d’Istituto è bene che procedano alla presentazione individuale di apposito ricorso.
Anief ricorda, infine, che c’è tempo sino alla mezzanotte di oggi, 31 agosto 2015 per aderire ai ricorsi per l’ammissione alle fasi nazionali (B e C) del piano straordinario di assunzioni di cui alla Legge 107/2015: si tratta di abilitati con Tfa, Pas, a seguito di un corso di Scienze della formazione primaria oppure con altre abilitazioni. Per gli interessati – che debbono comunque aver inviato al Miur la domanda cartacea predisposta dall’Anief – è disponibile l’apposito Form di adesione on line. Sempre al 31 agosto sono stati prorogati i termini per impugnare la chiamata diretta, sia dal personale già inserito nelle graduatorie, sua da chi è abilitato però fuori dalle stesse GaE e di merito.

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Decisione del Consiglio di Stato conferma legittimità dell’impianto del Decreto Bondi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

giustiziaLa sentenza parziale del Consiglio di Stato conferma la piena legittimità del Decreto dell’allora Ministro Bondi rigettando nel merito tutti i motivi di ricorso degli appellanti.“Le censure dedotte sono infondate e vanno respinte: le sentenze impugnate del TAR meritano di essere confermate”, un pronunciamento piuttosto eloquente ed emblematico a favore delle ragioni dei titolari dei diritti e del provvedimento del 2009 con si è previsto l’aggiornamento dei compensi per copia privata.La remissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per uno specifico e limitato aspetto, relativo alla compatibilità del nostro impianto normativo (primario e secondario) per l’esenzione ex ante del prelievo per gli usi esclusivamente professionali, tramite protocolli applicativi, non sposta di una virgola il giudizio complessivo sul sistema di prelievo italiano e cioè di conformità, proporzionalità e ragionevolezza del quadro vigente, aggiornato, come noto, nel 2014 dal Ministro Dario Franceschini.La Sesta Sezione della massima giustizia amministrativa ha infatti ribadito, in tutte le sue parti, le decisione assunte dal TAR, confermando l’infondatezza e l’inconsistenza giuridica del ricorso degli appellanti, sottolineando, ancora una volta, che ciò che conta ai fini della soggezione all’obbligo di pagamento dell’equo compenso è che apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione siano idonei (“la mera capacità, idoneità, potenzialità di realizzazione di copie private da parte di tali apparecchi”) a essere utilizzati per realizzare copie private, potendo causare un pregiudizio potenziale all’autore dell’opera protetta.

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Piemonte: decisione consiglio di Stato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

Gian Luca Vignale Consigliere PDL Regione Piemonte dichiara: “Abbiamo appena appreso, con gioia, la decisione del Consiglio di Stato che sospende la decisione del Tar e le operazioni di riconteggio delle schede elettorali.  Chiediamo ora a Bresso e all’intero centro sinistra piemontese un’assunzione di responsabilità nei confronti di tutti i cittadini a cui hanno provato a scippare il voto democratico dello scorso marzo.  Se la sinistra infatti avesse un minino di coscienza dovrebbe infatti ora assumersi  gli oneri di quello che è stato a tutti gli effetti un tentato golpe giudiziario e pagare le spese per i ricorsi elettorali in capo alla Regione, al Ministero della Giustizia e al Ministero dell’Interno, e quindi ai cittadini”.

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