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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘consiglio europeo’

Per Fratelli d’Italia il successo dell’Italia nel Consiglio europeo va ridimensionato

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2020

«Cortocircuito della maggioranza giallorossa: in Italia raccontano del trionfo di Conte dopo il negoziato del Consiglio europeo, ma in Europa smentiscono loro stessi votando una risoluzione che descrive uno scenario molto diverso. Mettono nero su bianco che i sussidi sono stati ridimensionati e che i soldi arriveranno troppo tardi, ammettono che mentre le aziende italiane saranno massacrate dalla tassa sulla plastica la faranno franca, per l’ennesima volta, i colossi del web e della finanza. Aggiungono che bisogna finirla con gli inaccettabili privilegi per i frugali del nord Europa. Tutte cose che Fratelli d’Italia sostiene da tempo ma che purtroppo non ci sono nell’accordo portato a casa da Conte. Non contenti sono andati in testacoda anche sul Mes, dividendosi ancora una volta. Su tutti questi argomenti Fratelli d’Italia ha le idee molto chiare e vigilerà affinché i soldi arrivino prima possibile e l’Italia non venga commissariata da Bruxelles, Berlino e Amsterdam». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Consiglio europeo: Un accordo che non può nascondere le profonde divisioni esistenti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Il braccio di ferro a cui abbiamo assistito in occasione del Consiglio europeo mostra ancora una volta un’Unione europea segnata da profonde divisioni, dove le idee e le prospettive sul futuro soffrono di inconciliabili contrasti. Nonostante l’accordo raggiunto nella notte sul Recovery Fund dopo un estenuante negoziato, le tensioni tra gli Stati membri sono destinate a produrre nuovi ostacoli alla ripresa economica.Al di là dell’ottimismo degli annunci ufficiali, il compromesso siglato dai leader europei prevede un pesante taglio a importanti programmi europei, come quelli per la ricerca scientifica, la sanità, la transizione ecologica e l’innovazione, e riduce in modo considerevole il bilancio pluriennale dell’Unione. Sull’Italia, uscita dal vertice come il maggiore beneficiario dei nuovi fondi, aleggia inoltre l’ombra dello stretto controllo di Bruxelles sulle riforme da attuare. Il braccio di ferro a cui abbiamo assistito in occasione del Consiglio europeo mostra ancora una volta un’Unione europea segnata da profonde divisioni, dove le idee e le prospettive sul futuro soffrono di inconciliabili contrasti. Nonostante l’accordo raggiunto nella notte sul Recovery Fund dopo un estenuante negoziato, le tensioni tra gli Stati membri sono destinate a produrre nuovi ostacoli alla ripresa economica.Al di là dell’ottimismo degli annunci ufficiali, il compromesso siglato dai leader europei prevede un pesante taglio a importanti programmi europei, come quelli per la ricerca scientifica, la sanità, la transizione ecologica e l’innovazione, e riduce in modo considerevole il bilancio pluriennale dell’Unione. Sull’Italia, uscita dal vertice come il maggiore beneficiario dei nuovi fondi, aleggia inoltre l’ombra dello stretto controllo di Bruxelles sulle riforme da attuare. Noi di Soggetto Giuridico crediamo che l’Europa debba essere riformata a partire dai suoi principi generali, rimettendo al centro le persone, l’ambiente e il lavoro e ridimensionando il ruolo quasi egemone giocato ora dall’alta finanza. Serve una nuova Ventotene per restituire governabilità alla Ue e fondarla su basi completamente nuove.
https://fidest.wordpress.com/2020/07/21/consiglio-europeo-alla-fine-spunta-un-accordo/

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Recovery Fund

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 luglio 2020

Letta (ex presidente del Consiglio), a 24 Mattino su Radio 24: “Italia ha disperato bisogno che si chiuda subito” “Noi abbiamo disperatamente bisogno che non si ritardi, che non si vada alle calende greche per chiudere il negoziato, che il Consiglio Europeo di venerdì e sabato arrivi ad una soluzione, al massimo ad inizio settimana prossima la partita sia chiusa. Noi abbiamo bisogno di tempi stretti, e la cosa è condivisa da Merkel e Conte”. Così Enrico Letta, ex presidente del Consiglio, a 24 Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24 a proposito della trattativa europea sul cosiddetto Recovery Fund. Letta aggiunge: “Certo, l’Italia ha una serie di posizioni sulle modalità e le forme con le quali queste risorse saranno applicate, ma guardiamo la sostanza: stiamo parlando di una quantità di risorse immense, che non abbiamo mai visto, e forse mai più rivedremo, la questione essenziale è che tutto questo avvenga, che ci sia, che non venga bloccato in fase di implementazione e che l’accordo tra i paesi europei ci sia. Oggi la Germania ha una posizione diversa rispetto a 10 anni fa, oggi ha una posizione vicina a quella di Francia, Italia, Spagna, ma tutto questo si deve applicare, altrimenti passeremo i prossimi mesi con grandissime difficoltà, le nostre imprese hanno bisogno di risorse e nel nostro sistema c’è bisogno che le risorse finanziare circolino rapidamente”.

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Biodiversità 2030 e Farm to Fork che saranno discusse nel prossimo Consiglio europeo Agri-Fish

Posted by fidest press agency su martedì, 9 giugno 2020

Nella prossima riunione del Consiglio Agri-Fish di lunedì i Ministri dell’Agricoltura discuteranno le due Strategie UE che fanno riferimento alla difesa della biodiversità e alla sostenibilità dei sistemi agroalimentari, presentate lo scorso 20 maggio dalla Commissione UE: “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork”, insieme al nuovo Quadro Finanziario delle risorse dedicate a conseguirne gli ambiziosi obiettivi. Anche in vista di questo importante appuntamento la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha inviato nei giorni scorsi una circostanziata lettera alla Ministra Teresa Bellanova per chiedere il massimo sostegno dell’Italia a queste Strategie, fondamentali per l’avvio di una reale transizione ecologica della nostra agricoltura nel segno del Green Deal europeo.La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, forte del sostegno di oltre 60 sigle nazionali di associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, ha sottolineato alla titolare del MIPAAF l’importanza di perseguire le due Strategie europee attraverso l’individuazione di nuovi e sfidanti obiettivi quantitativi coerenti con il Green Deal, da recepire nel Piano Strategico che l’Italia, al pari degli altri Paesi Membri, dovrà redigere per l’attuazione della PAC 2020-2027. Al centro della riforma per la PAC post-2020 c’è infatti la “politica agricola orientata ai risultati” intesa come generatrice di esternalità ambientali e sociali, oggettive e misurabili, che deve segnare il superamento dell’approccio basato sulla erogazione di sussidi proporzionali alle superfici in possesso degli agricoltori.La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica inoltre il sostegno del nostro Governo ad una più forte aderenza a regole e obiettivi climatico-ambientali stabiliti dalla UE quali condizioni per l’erogazione degli aiuti PAC ed esprime la sua preoccupazione per alcune delle modifiche fino ad oggi proposte nell’ambito del Consiglio Agri-Fish che vogliono invece indebolire proprio la componente ambientale della futura PAC.Rispetto alla discussione sul quadro finanziario, la Coalizione #CambiamoAgricoltura condivide l’esigenza di assicurare alla politica agricola risorse adeguate per poter raggiungere gli obiettivi ambientali ambiziosi indicati dalle Strategie europee, assicurando però un nuovo approccio per una reale transizione ecologica nell’agricoltura. Le Associazioni esprimono per questo soddisfazione per le risorse aggiuntive rese disponibili per lo Sviluppo Rurale, ma sollevano preoccupazioni per la discussione all’interno del Consiglio europeo sui meccanismi di attribuzione dei fondi agli obiettivi ambientali e climatici, dai quali dipende in gran parte l’efficacia delle misure che verranno intraprese. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede che il 40% delle risorse PAC siano destinate ad azioni dedicate direttamente alla lotta ai cambiamenti climatici e per arrestare la perdita della biodiversità.Con la lettera inviata alla Ministra la Coalizione #CambiamoAgricoltura ha rinnovato alla Ministra Bellanova la propria disponibilità a dare un contributo a tutte le fasi di redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC, secondo le indicazioni esplicite della Commissione Europea. Il processo partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, avviato a febbraio e bloccato dall’emergenza Covid19, deve ripartire al più presto e forte di una vasta condivisione, evitando il rischio di derive corporative, deve essere finalizzato all’identificazione degli obiettivi della programmazione della PAC post 2020, tappe fondamentali nel senso della transizione ecologica della nostra agricoltura. http://www.cambiamoagricoltura.it

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Consiglio Europeo tra progressi e divisioni: quali strumenti ha la politica per mantenere la promessa fatta ai mercati?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

Commento a cura di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Londra. Con l’Economia e la pandemia che sembrano recedere in tutto il mondo è arrivato il tempo di contare i danni. La situazione è drammatica e purtroppo ben nota: la Cina, che ha portato un contributo decisivo alla crescita economica negli scorsi decenni, ha fatto registrare la sua prima contrazione economica in oltre 40 anni, mentre l’Europa e gli Stati Uniti faranno registrare in questo trimestre contrazioni del Pil al livello di quelle degli anni ‘30.
La politica globale ha in questi mesi creato una sorta di aspettativa nei mercati, ma superata la fase dell’emergenza ora i nodi vengono al pettine, come ci ricordano con molta evidenza le divisioni che si sono generate all’interno dell’Unione Europea. Divisioni che, se possono sembrare in parte superate in seguito al Consiglio Europeo di giovedì 23.04, nascondono in realtà ancora grosse difficoltà nell’accordarsi su come attuare le misure adottate. Tutti d’accordo sulla necessità di intervenire con urgenza, meno sul come farlo. Se da un lato i 27 Paesi dell’UE hanno appoggiato pienamente gli strumenti già emersi nel corso della scorsa riunione dell’Eurogruppo (MES senza condizioni, i finanziamenti della BEI e il piano SURE per la disoccupazione), sul fronte Recovery Fund, invece, bisognerà attendere la Commissione che dovrà studiare l’architettura del fondo e valutarne la fattibilità: ma sono ancora marcate le differenze tra gli Stati su come finanziare il fondo e come utilizzare le risorse.La questione è estremamente rilevante per i mercati, perché fino a ora la politica è stata scontata come un fattore positivo, con poche domande si sorta. Il recupero che abbiamo visto sui listini è, in parte, dovuto proprio alla sicurezza che i governi e le banche centrali faranno tutto quello che serve per sostenere l’impatto sull’economia nel breve – lasciando per il momento in secondo piano la valutazione delle conseguenze di lungo termine (i più critici potrebbero dire che i mercati, oggi, sono sostenuti da una buona dose di azzardo morale). La domanda che ora i mercati si pongono dunque è la seguente: riusciranno i governi a mantenere la promessa? E quanto spazio di manovra hanno effettivamente i governi per sostenere l’economia? E chi pagherà il conto? Alla luce di ciò, nonostante le ingenti risorse messe in campo, sta diventando sempre più evidente che riportare l’economia nella posizione dove si trovava un paio di mesi fa non sarà semplice, forse meno semplice di quanto in molti si aspettassero. E che ben presto si dovrà fare i conti con il problema della scarsità delle risorse e delle scelte.Per quanto riguarda la gestione dell’emergenza bisogna dare merito al merito: le risposte della politica a livello globale sono state – nella maggior parte dei casi – rapide ed estensive al pari della diffusione della pandemia. I governi, che solitamente non sono noti per la propria velocità, hanno messo in campo piani di aiuti colossali per supportare le proprie economie. Mentre le banche centrali hanno aperto i cordoni della borsa per rassicurare i mercati e restaurare la fiducia.La risposta immediata dei governi, ognuno con le proprie possibilità, è stata quella di aumentare le spese sanitarie e di welfare, queste spese andranno a pesare sul bilancio di molti Stati. Purtroppo, molti di questi investimenti sono dettati da necessità emergenziali – al fine di mantenere in vita le filiere e far fronte all’emergenza – e potrebbero andare a levare risorse a investimenti più strutturali ad alto moltiplicatore che si renderanno necessari nella fase 2. Guardando più avanti, alla fase della ripartenza, una soluzione per provare a incentivare una ripresa dettata dai consumi potrebbe essere quella di trasferire denaro direttamente nelle tasche dei cittadini, con una politica simile a quelle che vengono annoverate sotto il cappello di “helicopter money”. Il governo Usa ha già trasferito denaro sui conti correnti sotto forma di sgravi fiscali e il Regno Unito, attraverso il Jobs Retention Scheme lanciato questa settimana, ha di fatto messo a bilancio una porzione significativa delle buste paga del settore privato. L’idea di introdurre un salario universale di base sta guadagnando popolarità in molti paesi, tra cui la Finlandia e l’Olanda. Si tratta di una politica in cui lo stato, di fatto, mette a libro paga l’intera popolazione. Il salario base universale può essere una soluzione efficace per rilanciare la fiducia dei consumatori, ma non è priva di controindicazioni. Esiste innanzitutto una questione di equità. Queste politiche, pur diverse tra loro, differiscono dai tradizionali strumenti di welfare nel fatto che non operano alcuna (o una molto limitata) discriminazione tra i beneficiari: ciò vuol dire che di fatto i più abbienti ricevono lo stesso sostegno di chi ha più bisogno. Secondo alcuni questo tipo di politiche, se rese strutturali, potrebbero avere addirittura l’effetto avverso di creare una distorsione nel mercato del lavoro. Si aggiunga a questo che, in una situazione come quella attuale, dove molte famiglie puntano a costruire riserve di liquidità, non è assolutamente scontato che queste misure sortiscono l’effetto sperato. Seppure sia ancora presto per avere un verdetto, non è affatto garantito che questo tipo di misure, se rese più strutturali, siano il modo migliore di investire le risorse pubbliche.Gli investimenti pubblici sono invece la via più classica. Con gli interessi sul debito che restano bassi, si potrebbe aprire una finestra di opportunità per aumentare la spesa in infrastrutture. Già in queste primissime fasi abbiamo iniziato a vedere segnali in questa direzione. Negli Stati Uniti, Trump ha annunciato di voler mettere in piedi un piano da 2000 miliardi. Nel Regno Unito un progetto controverso per i suoi costi, come la linea ferroviaria ad alta velocità HS2, ha ricevuto il via libera. In una fase di recessione, con molta liquidità a disposizione, possiamo aspettarci che il rigore che di solito viene adottato nel valutare la sostenibilità economica dei progetti venga rilassato: è lecito aspettarsi un gran numero di nuovi annunci sulle grandi opere nei prossimi mesi.Un’altra voce di spesa che ci aspettiamo diventare più prominente nei prossimi anni è quella dei salvataggi pubblici (bail out). La maggior parte degli Stati ha messo in campo strumenti per sostenere attraverso iniezioni di liquidità le piccole aziende, quelle che più sono colpite dal lockdown, ma ben presto si porrà sul tavolo la questione di interi settori (il turismo in Italia, l’aviazione a livello globale, il petrolio negli Usa tanto per citarne alcuni).
La prima questione è di natura politica ed è per quanto tempo lo stato sceglierà di sostenere le piccole aziende e quali settori saranno considerati strategici? La seconda domanda è quali saranno le condizioni di questi salvataggi? Evidentemente la questione politica è scottante, specialmente in un contesto di recessione e risorse scarse. Lasciando da parte la questione dell’azzardo morale, molte compagnie che oggi chiedono sostegno hanno speso moltissimo della propria liquidità per riacquistare sul mercato le proprie azioni negli ultimi anni ed è probabile che l’opinione pubblica esigerà qualcosa in cambio. Non è da escludersi che nei prossimi anni torneremo a vedere alcuni settori dell’economia tornare parzialmente sotto il controllo degli Stati.Una considerazione finale può essere fatta sul commercio globale. La pandemia ha portato molti Paesi a riconsiderare la sicurezza delle proprie catene del valore al fine di garantire un approvvigionamento costante di beni necessari alle popolazioni. La conclusione a cui potrebbero arrivare molti governi è che le catene del valore sono troppo lunghe e troppo dislocate. È lecito aspettarsi che i governi globali impiegheranno risorse per sostenere le filieri locali. Il Giappone, per esempio, ha già messo a disposizione fondi per le aziende che vorranno rilocalizzare parte delle proprie attività. Questa dinamica, potrebbe esaurirsi nel medio periodo in un aumento dei prezzi al consumo. Questo porta a un’ulteriore considerazione: in questo momento l’inflazione sembra l’ultimo problema all’ordine del giorno, anche considerando quanto sta succedendo sul mercato energetico. Moltissimo si è discusso negli ultimi anni di come innovazione tecnologica e disoleazione delle catene del valore avessero rotto la tradizionale catena di trasmissione tra politica monetaria, mercato del lavoro e inflazione. Forse è arrivato il momento per i governi di incassare parte di questo dividendo, immaginando nuove soluzione per gestire in modo più strutturato i debiti pubblici che andranno necessariamente a crescere in questa fase. La domanda che infatti crea molta incertezza tra gli investitori è: chi andrà a pagare tutte queste misure? Seppur i prossimi anni potrebbero portare con sé importanti innovazione dal punto di vista della gestione dei debiti pubblici e della politica fiscale, è probabile che nel medio termine privati e imprese saranno chiamati a pagare la loro parte, con tutte le ramificazioni politiche che ne conseguono. In attesa, dunque, di significative novità da parte delle autorità monetarie o sovranazionali (il dibattito su forme di mutualizzazione del debito in Europa è da seguire con molta attenzione), molti governi dovranno affrontare la fase due con questo pensiero in testa e ciò potrebbe pesare sulla ripresa economica.”

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Consiglio Europeo: i possibili sviluppi futuri

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM. L’atteso Consiglio Europeo (consesso dei premier dei 27 paesi Ue) si è chiuso con alcune linee generali approvate e un rimando della definizione dei dettagli alla Commissione Europea/Eurogruppo nel corso del mese di maggio.Il Consiglio Europeo ha ieri varato quanto segue: Via libera al recovery plan/fund.
Via libera alla messa a disposizione dei 540 Mld€ di fondi (SURE, MES, BEI) a partire dal 1° giugno.
Sul primo punto la presidentessa della Commissione Europea ha aggiunto che: Si tratterà di un piano di migliaia e non di centinaia di miliardi di euro Sarà basato sul bilancio UE 2021/2027 in corso di negoziazione. Sulla tempistica dei lavori futuri al momento le date a disposizione sono le seguenti:
6 maggio: la Commissione Europea dovrà presentare una proposta di funzionamento del recovery plan/fund
7 maggio: la Commissione Europea presenta l’aggiornamento di primavera del quadro macro prospettico, importante per fare il punto ufficiale sulla stima attesa dell’impatto del virus
18 maggio (possibile anticipo): Eurogruppo/Ecofin (riunione dei ministri finanziari) che dovrebbe esaminare la proposta della Commissione Europea.
La data potrebbe essere anticipata alla settimana dell’11 maggio, in base a quanto scritto via Twitter dal presidente dell’Eurogruppo
1 giugno: diventano disponibili i 540Mld€ derivanti dalle tre fonti (Piano SURE 100Mld€ per disoccupazione, MES fino a 240Mld€ per spese sanitarie dirette e indirette, BEI 200Mld€ prevalentemente per piccole/medie aziende)
11 giugno: Eurogruppo/Ecofin che potrebbe continuare ad affinare il progetto del recovery plan/fund
18-19 giugno: Consiglio Europeo che dovrebbe dare il via libera finale al progetto con l’ambizione di farlo partire in parte già il 1° luglio mediante le soluzioni ponte indicate dalla Von der Leyen.
Le soluzioni ponte potrebbero consistere in un ampliamento di fondi già esistenti da far confluire all’interno del recovery plan, in modo da separare il percorso lungo di approvazione del Bilancio Ue (che deve essere approvato ad unanimità) e la cui entrata in vigore sarebbe comunque da gennaio 2021.
Le date indicate potrebbero comunque cambiare in base agli sviluppi dei negoziati. La tempistica però richiederà almeno tutto il mese di maggio e presumibilmente buona parte di giugno prima di arrivare a un approdo più operativo, collegando il pacchetto al bilancio europeo ma staccandone almeno una parte ai tempi lunghi di approvazione/entrata in vigore del bilancio stesso
In altri termini, dopo la crisi sanitaria, i mercati potrebbero trovarsi a fronteggiare una conseguente crisi di sapore più finanziario (a ordine, quindi, invertito rispetto alla crisi del 2008, quando la crisi finanziaria anticipò quella economica).
Questo potrebbe comportare altre manovre BCE (ad esempio incremento del QE di almeno 300/500Mld€ e aumento degli asset acquistati con inclusione, ad esempio, degli high yield) e FED (ampliamento delle linee esistenti e introduzione di nuove linee come, ad esempio, una per aziende oil e per i services del mondo mortgage) oltre a manovre dei governi (negli Usa definizione di un TARP2 e di nuove liquidity facility approntate a 4 anni con la Fed).Alla fine di quest’anno la Fed potrebbe trovarsi con un bilancio anche superiore ai 10milaMLd$, ossia oltre il 50% del PIL. In generale nel mondo l’ammontare di moneta immessa aumenterà notevolmente e questo potrebbe nuovamente supportare i mercati. Potrebbe però essere necessario prima un ulteriore round di manovre banche centrali/governi tra maggio e giugno. In questo contesto il dollaro continua ad avere il ruolo di termometro delle tensioni nel mondo: le fasi apprezzamento sono cioè collegate a fasi di risk off. Pertanto, possibile un ritorno in area 1,03/1,05 vs eur entro fine semestre prima di riprendere il trend di deprezzamento verso 1,15/1,20 entro fine anno, alla luce dell’enorme mole di dollari immessi dalla FED per finanziare le innumerevoli linee di politica monetaria implementate e da implementare.
Prossimi appuntamenti importanti, la riunione BCE del 30 aprile, giorno in cui a mercati chiusi saranno pubblicate anche le trimestrali di Amazon ed Apple.

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Consiglio Europeo tra progressi e divisioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2020

Londra. By Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. Con l’Economia e la pandemia che sembrano recedere in tutto il mondo è arrivato il tempo di contare i danni. La situazione è drammatica e purtroppo ben nota: la Cina, che ha portato un contributo decisivo alla crescita economica negli scorsi decenni, ha fatto registrare la sua prima contrazione economica in oltre 40 anni, mentre l’Europa e gli Stati Uniti faranno registrare in questo trimestre contrazioni del Pil al livello di quelle degli anni ‘30.La politica globale ha in questi mesi creato una sorta di aspettativa nei mercati, ma superata la fase dell’emergenza ora i nodi vengono al pettine, come ci ricordano con molta evidenza le divisioni che si sono generate all’interno dell’Unione Europea. Divisioni che, se possono sembrare in parte superate in seguito al Consiglio Europeo di ieri, nascondono in realtà ancora grosse difficoltà nell’accordarsi su come attuare le misure adottate. Tutti d’accordo sulla necessità di intervenire con urgenza, meno sul come farlo. Se da un lato i 27 Paesi dell’UE hanno appoggiato pienamente gli strumenti già emersi nel corso della scorsa riunione dell’Eurogruppo (MES senza condizioni, i finanziamenti della BEI e il piano SURE per la disoccupazione), sul fronte Recovery Fund, invece, bisognerà attendere la Commissione che dovrà studiare l’architettura del fondo e valutarne la fattibilità: ma sono ancora marcate le differenze tra gli Stati su come finanziare il fondo e come utilizzare le risorse.La domanda che ora i mercati si pongono dunque è la seguente: riusciranno i governi a mantenere la promessa? E quanto spazio di manovra hanno effettivamente i governi per sostenere l’economia? E chi pagherà il conto? Alla luce di ciò, nonostante le ingenti risorse messe in campo, sta diventando sempre più evidente che riportare l’economia nella posizione dove si trovava un paio di mesi fa non sarà semplice, forse meno semplice di quanto in molti si aspettassero. E che ben presto si dovrà fare i conti con il problema della scarsità delle risorse e delle scelte.
La risposta immediata dei governi, ognuno con le proprie possibilità, è stata quella di aumentare le spese sanitarie e di welfare, queste spese andranno a pesare sul bilancio di molti Stati. Purtroppo, molti di questi investimenti sono dettati da necessità emergenziali – al fine di mantenere in vita le filiere e far fronte all’emergenza – e potrebbero andare a levare risorse a investimenti più strutturali ad alto moltiplicatore che si renderanno necessari nella fase 2. L’idea di introdurre un salario universale di base sta guadagnando popolarità in molti paesi, tra cui la Finlandia e l’Olanda. Si tratta di una politica in cui lo stato, di fatto, mette a libro paga l’intera popolazione. Il salario base universale può essere una soluzione efficace per rilanciare la fiducia dei consumatori, ma non è priva di controindicazioni. Esiste innanzitutto una questione di equità. Queste politiche, pur diverse tra loro, differiscono dai tradizionali strumenti di welfare nel fatto che non operano alcuna (o una molto limitata) discriminazione tra i beneficiari: ciò vuol dire che di fatto i più abbienti ricevono lo stesso sostegno di chi ha più bisogno. Secondo alcuni questo tipo di politiche, se rese strutturali, potrebbero avere addirittura l’effetto avverso di creare una distorsione nel mercato del lavoro. Si aggiunga a questo che, in una situazione come quella attuale, dove molte famiglie puntano a costruire riserve di liquidità, non è assolutamente scontato che queste misure sortiscono l’effetto sperato. Seppure sia ancora presto per avere un verdetto, non è affatto garantito che questo tipo di misure, se rese più strutturali, siano il modo migliore di investire le risorse pubbliche.Un’altra voce di spesa che ci aspettiamo diventare più prominente nei prossimi anni è quella dei salvataggi pubblici (bail out). La maggior parte degli Stati ha messo in campo strumenti per sostenere attraverso iniezioni di liquidità le piccole aziende, quelle che più sono colpite dal lockdown, ma ben presto si porrà sul tavolo la questione di interi settori (il turismo in Italia, l’aviazione a livello globale, il petrolio negli Usa tanto per citarne alcuni). La prima questione è di natura politica ed è per quanto tempo lo stato sceglierà di sostenere le piccole aziende e quali settori saranno considerati strategici? La seconda domanda è quali saranno le condizioni di questi salvataggi? Evidentemente la questione politica è scottante, specialmente in un contesto di recessione e risorse scarse.
Una considerazione finale può essere fatta sul commercio globale. La pandemia ha portato molti Paesi a riconsiderare la sicurezza delle proprie catene del valore al fine di garantire un approvvigionamento costante di beni necessari alle popolazioni. La conclusione a cui potrebbero arrivare molti governi è che le catene del valore sono troppo lunghe e troppo dislocate. È lecito aspettarsi che i governi globali impiegheranno risorse per sostenere le filieri locali. Il Giappone, per esempio, ha già messo a disposizione fondi per le aziende che vorranno rilocalizzare parte delle proprie attività. Questa dinamica, potrebbe esaurirsi nel medio periodo in un aumento dei prezzi al consumo. Questo porta a un’ulteriore considerazione: in questo momento l’inflazione sembra l’ultimo problema all’ordine del giorno, anche considerando quanto sta succedendo sul mercato energetico.
La domanda che infatti crea molta incertezza tra gli investitori è: chi andrà a pagare tutte queste misure? Seppur i prossimi anni potrebbero portare con sé importanti innovazione dal punto di vista della gestione dei debiti pubblici e della politica fiscale, è probabile che nel medio termine privati e imprese saranno chiamati a pagare la loro parte, con tutte le ramificazioni politiche che ne conseguono. In attesa, dunque, di significative novità da parte delle autorità monetarie o sovranazionali (il dibattito su forme di mutualizzazione del debito in Europa è da seguire con molta attenzione), molti governi dovranno affrontare la fase due con questo pensiero in testa e ciò potrebbe pesare sulla ripresa economica.

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Consiglio Europeo: Sassoli: Mi aspettavo più assunzione di responsabilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La somma dei governi nazionali non è l’Europa. “Ci saremmo aspettati una più forte assunzione di responsabilità dai leader. Ora abbiamo due settimane di tempo per lavorare, sperando che si sciolgano le riserve e vengano date risposte”Questo è il primo commento del Presidente del Parlamento europeo David Sassoli alle conclusioni del Consiglio di ieri, rilasciato durante la partecipazione alla rubrica “Los Desayunos” del canale UNO di RTVE, in collegamento da Bruxelles.“Ci sono le istituzioni europee che stanno combattendo per difendere i nostri cittadini, le nostre vite e la nostra democrazia – ha continuato Sassoli – nessuno può uscire da solo da questa emergenza. Per questo la miopia e l’egoismo di alcuni governi va contrastata. Voglio essere molto chiaro: I governi nazionali non sono l’Europa”“Abbiamo bisogno che i nostri paesi spendano tutto quello che debbono spendere. Per fare questo serve uno strumento comune per garantire il debito. Deve crescere rapidamente tra i nostri governi la coscienza che l’Europa non uscirà da questa crisi come è entrata. C’è ancora una consapevolezza troppo bassa di questo. Le Istituzioni europee lo hanno capito. E’ ora che lo capiscano anche i governi” ha concluso il Presidente dell’europarlamento.

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Consiglio europeo sul quadro finanziario pluriennale

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 febbraio 2020

In vista della riunione del Consiglio europeo del 20 febbraio, questa mattina la Presidente von der Leyen ha tenuto un discorso al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria sulle ambizioni della Commissione in merito all’adozione del prossimo bilancio europeo 2021-2017.Il presidente ha dichiarato: “Abbiamo obiettivi politici comuni molto chiari: dobbiamo essere il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, vogliamo essere pronti per l’era digitale e assicurarci che i cittadini e le regioni traggano il massimo vantaggio da queste grandi trasformazioni tramite investimenti nell’istruzione e nella formazione, per prepararli alle professioni del futuro. Ma il tempo stringe e lo ripeto, se non si giunge a una decisione in tempi rapidi sul prossimo bilancio, l’anno prossimo non potremo iniziare a investire in queste priorità. Lo sappiamo tutti che questi negoziati non saranno facili, ma sappiamo anche che i cittadini non capiranno se i decisori non riusciranno ad accordarsi sui finanziamenti necessari per realizzare queste priorità. Abbiamo la responsabilità condivisa, con il Consiglio e il Parlamento europeo, di far progredire i negoziati per l’Europa”.

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Il consiglio europeo in materia di tutela del diritto d’autore

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

“Con il voto di oggi del Consiglio Europeo si è chiuso un percorso storico per la cultura, per l’Europa e per la democrazia”: è questo il commento dell’industria culturale italiana all’approvazione della direttiva europea sul Copyright nelle parole del direttore di Confindustria Cultura Italia (CCI), Fabio Del Giudice. “ll Consiglio europeo – sottolinea Del Giudice – ha approvato definitivamente e in larga maggioranza – con 19 voti a favore, 3 astenuti e 6 contrari – una riforma equilibrata delle regole per l’utilizzo dei contenuti culturali in rete mettendo fine alla legge della giungla che ha governato internet dalla sua nascita e riequilibrando i diritti tra chi crea cultura e chi la diffonde per fini economici”. “L’unico grande rammarico – prosegue Del Giudice – è rappresentato dal voto dell’Italia. Un voto contrario, che la schiera accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un’eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata. Storicamente in Europa abbiamo sempre avuto una posizione a favore della tutela e dello sviluppo della cultura e della creatività, ma oggi il Governo italiano ha chiaramente dimostrato il contrario nonostante le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, che in occasione di un’uscita pubblica di alcuni giorni fa, aveva sottolineato l’importanza della tutela del diritto d’autore. Dichiarazione che tuttavia non appare confermata dai fatti”.“Come industria – conclude Del Giudice – non possiamo che plaudire ancora una volta all’impegno e al coraggio dimostrato in questi anni dai parlamentari italiani europei. Un grazie sentito perché hanno saputo resistere alle incredibili pressioni esercitate nei loro confronti in questi anni da chi ha utilizzato ogni mezzo per cambiare il corso di questa battaglia di civiltà e per i diritti di chi crea cultura”.

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Consiglio europeo della ricerca stanzia nuovi fondi per gli scienziati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’UE continua ad adoperarsi per il successo della ricerca europea all’avanguardia su scala mondiale. Oggi il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha concesso a 50 titolari di sovvenzioni CER un finanziamento supplementare, per un massimo di 150 000 euro ciascuno, per testare il potenziale commerciale o sociale dei loro progetti originali.Il Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha dichiarato: “Le sovvenzioni di oggi dimostrano come sia possibile trasformare la scienza di eccellenza in innovazioni pratiche a vantaggio di tutti. Investire nella ricerca e nell’innovazione significa investire nel futuro dell’UE. Per questo motivo abbiamo ritenuto di dover essere più ambiziosi e abbiamo proposto di istituire Orizzonte Europa, il nuovo programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione, con un finanziamento senza precedenti di 100 miliardi di euro, e il Consiglio europeo per l’innovazione.” Le sovvenzioni per la verifica teorica (proof of concept) del CER assegnate oggi aiutano i ricercatori a esplorare nuove opportunità commerciali, a compilare le domande di brevetto o a verificare l’attuabilità delle loro ricerche scientifiche e sostengono la ricerca in diversi ambiti. Tra i progetti destinatari dei fondi, uno si propone di svelare come funzionano gli algoritmi dei social media, un altro di sviluppare test con gli organoidi per il cancro ad uno stadio avanzato e un terzo di produrre batterie a basto costo più ecologiche. Le sovvenzioni, concesse tre volte l’anno, rientrano in Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

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Fratelli d’Italia chiede che il governo riferisca in aula sui risultati del Consiglio Europeo del 29 Giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

E’ prescritto dalla legge e rappresenta, nell’attuale congiuntura internazionale sfavorevole per l’Italia, un atto politico cruciale. La nostra richiesta di audizione non è un’azione non portata avanti da interessi di parte, ma spinta dalla salvaguardia degli interessi nazionali – E’ quanto ha dichiarato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, membro della Commissione Affari Esteri, intervenendo in apertura di seduta nell’Aula del Senato, a cui si sono associati Gianni Pittella in rappresentanza del Partito Democratico e Lucio Malan a nome di Forza Italia – Chiediamo che il governo Conte dia una lettura univoca del senso dell’accordo e che ci diano spiegazioni su come sia possibile che, nonostante l’accordo, i paesi europei come la Germania stiano programmando il respingimento dei migranti nel paese di primo approdo, quindi l’Italia, evocando addirittura la chiusura delle frontiere interne dell’Unione Europea come nel caso dell’Austria.All’indomani del Consiglio Europeo tutti hanno gridato alla vittoria, dando una propria versione dei fatti spesso solo al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica interna.
Sui temi economici il Consiglio Europeo ha preso decisioni pericolose per l’Italia mentre la risoluzione di maggioranza prometteva altro: quanto deciso sui limiti dei crediti deteriorati delle banche affosserà il sistema bancario italiano, mentre quanto deciso sul Fondo Monetario Europeo avrà un impatto negativo sul debito pubblico italiano.
Nel Contratto di Governo, così come nella risoluzione di maggioranza, si chiede una rimodulazione dei rapporti con la Russia individuata come “partner commerciale”. La richiesta della risoluzione parlava nello specifico di escludere le piccole e medie imprese italiane e il settore agroalimentare.
Questo impegno solenne è stato smentito dalla proroga automatica delle sanzioni che colpiranno quindi proprio le piccole e medie imprese e il settore dell’agroalimentare -ha concluso il Senatore Urso-Chiedo quindi al Governo Conte di riferire in aula su queste vicende, alla luce della crisi migratoria, entro i 15 giorni indicati dalla legge.”

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Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Bruxelles. Nella lotta per trovare una soluzione comune alla crisi migratoria e migliorare la protezione delle frontiere, una volta di più il Consiglio europeo non è riuscito a distribuire la volontà politica e la motivazione per far avanzare la legislazione UE in materia. Anche se ci sono stati progressi in campi come cause di fondo di combattimento in stati di crisi dilaniato e traffico di esseri umani, diversi Stati membri dell’Unione ancora rifiutano di assumersi la responsabilità e stare in piedi per la solidarietà europea condivisa. Questo stato di gioco è abbastanza vergognosa per quanto riguarda la governance dell’Unione europea.In Eurozona, poi, ci fu un silenzio mortale … Ancora una volta, quindi, i capi di Stato e di governo sono stati in grado solo di decidere, all’unanimità, di non decidere … “Questa Unione europea deve diventare più forte, prima che sia troppo tardi” commenta Elmar Brok, presidente dell’Unione dei federalisti europei. “Sempre più nazionalisti e populisti stanno tenendo in ostaggio l’Europa. L’UE ha bisogno di un salto in avanti, la governance deve essere rafforzata con la creazione di una vera e propria unione politica. Questa è l’unica soluzione, se vogliamo che l’Europa sia in grado di agire in modo efficace, e di essere più vicini ai cittadini.” “Questo è anche il motivo per cui una riforma della zona euro è così importante”, aggiunge Brok. “Al fine di completare l’UEM (Unione economica e monetaria) e renderlo più resistente e attraente, unione economica e politica è urgente. Il mercato unico a 27 può essere approfondito e migliorato, ma funziona abbastanza bene; E ‘quando abbiamo a che fare con questioni come le politiche economiche, o la migrazione, o le politiche estere e di sicurezza, che l’Europa ha bisogno di diventare più forte e più unito. L’unico modo per iniziare a rafforzare l’Unione europea politicamente, è quello di iniziare dal quadro EMU”. Con la dichiarazione Meseberg Francia e Germania hanno cominciato a mostrare la via. Ma le proposte più concrete e sono ora necessarie. In occasione delle prossime elezioni europee, i partiti che sostengono l’unità europea devono condividere un forte progetto politico europeo: si va dalla riforma economica e politica della zona euro, per le modifiche necessarie per rendere la cooperazione a livello europeo molto più efficace in campi come la migrazione o estera e di politica di sicurezza. “Se vogliamo fermare il nazionalismo e il populismo, dobbiamo opporre loro una forte visione europea. Il tempo è ora, o potrebbe essere troppo tardi”, conclude Brok. (fonte: European Federalists)

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Tajani chiede alla Presidenza austriaca un’agenda ambiziosa

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha incontrato stamani a Strasburgo il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, prima del dibattito in plenaria sul programma del semestre di Presidenza austriaco. Al termine dell’incontro, Tajani ha dichiarato: “Per il successo della Presidenza austriaca, il banco di prova fondamentale consisterà nel fornire risposte concrete alla principale preoccupazione dei cittadini europei: la gestione dei flussi migratori. Invito la Presidenza austriaca a fare tutto il possibile per sbloccare la riforma del sistema di asilo, sulla base della proposta del Parlamento europeo. Non possiamo permetterci ulteriori rinvii o aspettare coloro che, in passato, si sono opposti a qualsiasi passo in avanti. Il Trattato è chiaro: se necessario, la decisione può essere presa a maggioranza qualificata. Sono fiducioso che il Cancelliere Kurz rispetterà il motto della presidenza: un’Europa che protegge. Un’Europa in grado di fornire un’azione efficace e concreta, e non delle semplici parole.”Invito inoltre l’Austria a riconoscere la massima priorità all’Africa, durante il suo semestre di presidenza. Per preservare le nostre frontiere interne aperte, necessitiamo innanzitutto di rafforzare quelle esterne e affrontare alla radice le cause del fenomeno migratorio, investendo di più nel Fondo fiduciario per l’Africa e nel Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile. Contiamo sull’Austria per giungere ad un accordo sul bilancio Ue, con l’obiettivo di adottarlo prima delle prossime elezioni europee.”Siamo pronti a lavorare a stretto contatto con la Presidenza austriaca sulle altre priorità: assicurare prosperità e competitività, anche attraverso la digitalizzazione e la stabilità dei Paesi del vicinato europeo, grazie ad una chiara prospettiva europea per i Balcani occidentali e l’Europa sudorientale. Sono lieto di poter lavorare con il governo austriaco, con l’obiettivo comune di un’Europa più forte e più efficace”.

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Cosa è successo davvero al Consiglio europeo e le cose che non ci convincono

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Laura Ferrara portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo si fa premura d’informarci su cosa è successo davvero al Consiglio europeo e per smentire i malpensanti. Noi che ci siamo posti secondo la Ferrara nella veste di questi ultimi proviamo a schiarirci le idee perché apparteniamo a quella categoria di persone che vogliono evitare d’essere prese in giro o a dare notizie non corrette inducendo, chi ci legge, ad esprimere apprezzamenti non fondati su accadimenti reali. Se si parte dal fatto che il Pd non abbia visto oltre il proprio naso firmando il regolamento di Dublino che stabilisce il principio del primo Paese di ingresso responsabile per le domande d’asilo e per giunta negoziata e firmata l’operazione Triton (che prevede che l’Italia sia l’unico Paese ospitante per gli sbarchi da effettuare a seguito di operazioni di ricerca e salvataggio) dobbiamo riconoscere che è stato un precedente che in questi ultimi anni ha indotto centinaia di migliaia di immigrati a scegliere le sponde italiane per approdarvi e che altri settecentomila sono pronti a seguirli. Ragione vorrebbe che proprio questa stortura venisse emendata se vogliamo intendere un’Europa solidale e non dominata di beceri sentimenti nazionalistici se non xenofobi. Sarebbe stato necessario, quindi, non attaccarsi a un articolo e ai suoi vari punti per girarci attorno giusto per non scontentare nessuno. Infatti cosa significa “azioni condivise” se tutto si articola su basi volontarie e se questa stessa volontarietà di fatto vuole dire “rifiuto?” E poi vogliamo prenderci in giro? Di chi parliamo? Non certo di chi fugge da guerre e persecuzioni che si calcola siano non più dell’8% degli stessi migranti mentre il restante è costituito da “migranti economici” e quindi non legittimati a restare. D’altra parte se ci soffermiamo sul regolamento di Dublino perché non si è chiarito da subito che l’Europa ha dei confini e se un immigrato entra in Italia o in Spagna o in Grecia o a Malta significa che entra in Europa come dovrebbe essere limpido ed evidente a tutti e che tutti ne siano corresponsabili. E’ che, diciamocelo chiaramente, con questo compromesso al ribasso l’Italia di oggi si è resa complice facendo perdere la faccia non solo a chi ha mediato l’accordo ma agli stessi ceti più deboli compresi, ovviamente, gli immigrati. L’Italia, infatti, li ha soccorsi e continua a farlo e da loro la prima assistenza ma non può andare oltre se non lasciandoli in strutture fatiscenti e alla mercé degli approfittatori di turno come la cronaca di questi giorni riporta drammaticamente alla nostra attenzione con le indagini della magistratura sullo sfruttamento degli immigrati. E dulcis in fundo si parla di un impegno dell’Unione europea a sostenere lo sviluppo dei paesi africani e di partenariato destinando per tali interventi seicento milioni di euro quanto ce ne verrebbero almeno una cinquantina di miliardi. Che in tutto questo bailamme vi siano delle colpe passate è evidente ma il cambiamento di oggi tanto osannato non è fatto proprio per cancellare queste malefatte e riproporci sul tema migratorio con una veste nuova e incontaminata? O no? O dobbiamo ragionare con la logica di chi predica bene e razzola male, molto male e ci fa persino rimpiangere il peggio del passato? (Riccardo Alfonso)

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Cosa è successo davvero al Consiglio europeo e cosa ha ottenuto l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Di Laura Ferrara, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo Ricapitoliamo: PD et similia, quelli che hanno firmato il regolamento di Dublino (che prevede il principio del primo Paese di ingresso responsabile per le domande d’asilo) e che hanno negoziato e firmato l’operazione Triton (che prevede che l’Italia sia l’unico Paese ospitante per gli sbarchi da effettuare a seguito di operazioni di ricerca e salvataggio) oggi sentenziano sulle conclusioni del Consiglio europeo “grave sconfitta!” alternato a “resta tutto come prima!”.Mi chiedo se, ad esempio, abbiano letto il punto 5 del testo, che per la prima volta prevede, scritto nero su bianco, che lo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e salvataggio dovrà basarsi su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. E mi chiedo se abbiano colto, sempre nel punto 5 del testo, che per la prima volta si comincia a parlare di vie legali di accesso all’UE, cosa a mio avviso fondamentale e rivoluzionaria per tutelare chi fugge da guerre e persecuzioni e per combattere i trafficanti di esseri umani. È poco? Non mi sembra affatto.
Forza italia parla addirittura di “passo indietro”. Ma indietro rispetto a cosa? Ricordano il regolamento di Dublino, tuttora in vigore, che anche loro hanno firmato? Più indietro del testo che hanno firmato, non si può andare.
Allora anche in questo caso mi chiedo se ad esempio abbiano letto, oltre al punto 5, anche il punto 12 del testo, dov’è scritto a chiare lettere “È necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”.
Per la prima volta, anche in questo caso, si evidenzia come la riforma di Dublino non possa essere affrontata senza tenere conto dei flussi migratori e delle loro rotte. E poi, non erano loro quelli del “aiutiamoli a casa loro!”? Chissà se avranno letto i punti 7 e 8 del testo, che mirano a impegnare l’Unione Europea nel garantire uno sviluppo dei Paesi africani, con particolare attenzione all’istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all’innovazione, al buon governo e all’emancipazione femminile.Di tutti i commenti e le dichiarazioni che ho letto, l’attenzione si è concentrata solo sul punto 6, ovvero sulla vittoria (di Pirro) di Macron. In puro stile politichese, hanno letto e commentato il ricollocamento dei migranti su base volontaria lì previsto, slegato dal contesto. Il contesto sono i centri da istituire negli Stati membri per individuare chi ha diritto alla protezione internazionale e chi questo diritto non lo ha. Ma attenzione: anche questi centri potranno essere creati su base volontaria!! Dunque? Un nulla di fatto. Già tutti i Paesi -noi compresi- si sono dichiarati non disponibili ad istituirli sul proprio territorio.Cosa resta allora delle lunghe negoziazioni del Consiglio europeo? Resta, tra l’altro, l’introduzione delle vie legali di accesso, il potenziamento del partenariato con l’Africa, operazioni di ricerca e salvataggio e relativi sbarchi da gestire in maniera condivisa e solidale e una riforma di Dublino ancora sul tavolo che dovrà tener conto degli sbarchi e dell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Dunque, una partita tutt’altro che chiusa. E se si pensa alle posizioni diametralmente opposte da cui si partiva, personalmente leggo in questo testo un buon risultato e un gran lavoro fatto dal nostro premier Giuseppe Conte. (fonte blog delle stelle)

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Consiglio europeo: Italia sconfitta su tutta la linea

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“I barconi carichi di clandestini continueranno ad arrivare e il costo dell’accoglienza sarà ancora interamente a nostro carico. Il presidente del Consiglio Conte si è fatto raggirare da Merkel e Macron, che hanno invece ottenuto quello che volevano. Un disastro così evidente da costringere il ministro Salvini, competente sulla materia, a smorzare i toni trionfalistici dell’ingenuo premier Conte”.È quanto scrive su facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Consiglio europeo: Quanto si dice che la montagna ha partorito un topolino

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

La Gruber ha avuto come ospite ad Otto e mezzo su La7 l’ex-presidente del consiglio Gentiloni lo stesso giorno dell’inizio dei lavori del vertice europeo di Bruxelles con i suoi 28 leader. In questo breve ma interessante incontro a tre con Paolo Mieli, Gentiloni, ad una precisa domanda della Gruber su cosa ne pensasse e quali risultati avremmo dovuto attenderci riguardo questo meeting l’ex presidente del Consiglio non ha avuto dubbi: niente concessioni ma solo qualche beneficio economico in più del passato per far digerire meglio a Salvini il nulla di fatto di questo Consiglio. Oggi dalle prime dichiarazioni, soprattutto da parte del presidente francese Macron, ne abbiamo avuto la conferma. Ci siamo venduti l’Italia con i soliti miseri trenta denari. Abbiamo, in pratica, elemosinato un accordo al ribasso ancora più stridente se lo compariamo con le infuocate dichiarazioni di Salvini sull’Europa dei burocrati e di una governance legata a interessi di bottega e in favore delle solite nazioni Francia e Germania in testa, a danno di altre. E a questo punto riprendo la nota amara pervenutaci da un comunicato emesso da Debora Serracchiani del PD che così commenta gli accordi scaturiti dal vertice Ue: “Adesso possono suonare le trombe della propaganda e tentare di nascondere il fallimento e l’isolamento, ma ricordino che l’Italia ha avuto un ruolo quando ha saputo tessere alleanze mentre sappiamo che frutti dà la politica del ‘tanti nemici tanto onore’” Dobbiamo, quindi, rimpiangere un passato che avremmo voluto dimenticare? E in tutto questo di ingenuità e di pressapochismo ce ne è da vendere e li riassume con una certa vena sarcastica la stessa Serracchiani quanto commenta nella chiusa della sua dichiarazione resa ai media, riferendosi alla “confessione” del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale dopo il Consiglio Europeo ha detto che “le conclusioni da solo le avrei scritte diversamente ma eravamo in 28”. A questo punto Serracchiani ha auspicato che “qualcuno spieghi rapidamente al premier Conte il significato della parola “trattativa” e poi gli dica come farla”. (A.R.)

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Riunione del collegio: la Commissione si prepara al Consiglio europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Oggi il Collegio dei Commissari si è riunito a Bruxelles in preparazione delle riunioni del Consiglio europeo di domani e dopodomani. La Commissione ha pubblicato tre note che costituiscono la base del suo contributo al Consiglio europeo. La prima, sull’approfondimento dell’unione economica e monetaria, offre una panoramica di ciò che è stato realizzato per rafforzare l’UEM, del punto in cui ci troviamo nel processo di approfondimento e della via da seguire, che sarà discussa questo venerdì al Vertice euro in forma inclusiva.La seconda, sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE, riporta le principali caratteristiche della proposta della Commissione, del 2 maggio 2018, per un bilancio a lungo termine moderno ed equo per il periodo 2021-2027, e delle proposte per i 37 programmi per attuare e sostenere le priorità politiche sulle quali si basa il nuovo bilancio. La terza, sulla migrazione, offre un quadro del lavoro svolto negli ultimi 3 anni sull’agenda europea sulla migrazione proposta dalla Commissione Juncker nel maggio 2015 ed evidenzia le aree in cui i leader possono far avanzare il dibattito sulla migrazione. Le tre note sono disponibili qui.Oggi il presidente Juncker ha riferito al Collegio in merito alla riunione di lavoro informale di domenica, che ha riunito 16 Stati membri su sua iniziativa. I dibattiti sono stati positivi e costruttivi e si sono concentrati su come nessuno Stato membro dovrebbe essere lasciato solo o sottoposto a pressioni sproporzionate derivanti dai movimenti sia primari che secondari.Due schede informative con ulteriori informazioni su “Come la futura riforma del regime di asilo affronterà i movimenti secondari” e su “Gestire la migrazione: possibili ambiti nei quali progredire al Consiglio europeo di giugno” sono disponibili qui.Il Primo Vicepresidente Timmermans ha inoltre riferito al Collegio in merito al Consiglio “Affari generali” di martedì 26 giugno.

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Consiglio europeo: Le cose buone, molto poche, e quelle cattive che l’Europa, a trazione franco-tedesca, ci propone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

“Il prossimo Consiglio Europeo del 28-29 Giugno sarà uno dei più importanti degli ultimi anni. All’ordine del giorno, infatti, oltre alla delicatissima questione delle politiche per l’immigrazione, nella quale è auspicabile che l’Unione Europea dia finalmente prova di individuare soluzioni comuni al fine di gestire l’emergenza che sta affliggendo l’Europa e l’Italia da ormai troppo tempo, vi sarà la riforma della governance dell’eurozona, che delineerà le nuove istituzioni finanziarie comunitarie e le nuove regole di funzionamento dell’economia e della finanza europea per i prossimi decenni. Prima di recarsi al Vertice, il presidente del consiglio Giuseppe Conte riferirà alle Camere la posizione che il suo Governo intende sostenere. Nel dibattito che seguirà, inviteremo il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria a portare avanti solamente proposte che possano risultare favorevoli all’Italia, evitando di sostenere quelle avanzate da altri leader europei che possano nuocere al nostro paese. In particolare, inviteremo il presidente Conte e il ministro Tria a prestare molta attenzione alla proposta che metteranno sul tavolo Germania e Francia, meglio nota come “Dichiarazione di Meseberg”, che rappresenta la sintesi del percorso di confronto avuto dai leader dei due stati, la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi e confluito in un documento unitario. Alcune proposte della dichiarazione sono senz’altro accettabili, come l’idea di creare un bilancio unico europeo per gli investimenti e un fondo europeo contro la disoccupazione. La messa in comune delle risorse degli Stati membri è senz’altro una soluzione non soltanto accettabile, ma addirittura auspicabile, in quanto rappresenta il primo passo per il compimento di quell’Europa federale agognata dai padri fondatori e basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà.
Altre proposte contenute nel suddetto documento, invece, sono da bocciare senza appello, in quanto, se dovessero passare, creerebbero disastri enormi all’Italia e all’Unione nel suo complesso. Ci riferiamo, in primis, alla proposta di sostituire il Meccanismo di Stabilità Europeo (ESM) con un Fondo Monetario Europeo avente funzioni di vigilanza sulle finanze pubbliche degli stati membri, analisi delle situazioni di crisi debitoria e che prevede l’adozione di un meccanismo concessionale, che subordini la concessione di aiuti finanziari alla ristrutturazione del debito e a draconiane riforme economiche, sul modello già sperimentato in Grecia con la Troika. Più nello specifico, sono da evitare nella maniera più assoluta, le clausole “Euro CaCs with single limb aggregation”, che prevedono l’accordo preventivo con i creditori prima di poter procedere alla ristrutturazione di un debito sovrano. E’ la prima volta che tali cause vengono proposte in un documento europeo e, se venissero accettate, si metterebbe il debito di uno stato membro nelle mani di creditori, anche privati, con il rischio di aumentare le aspettative di default di uno stato membro da parte dei creditori internazionali. Se questa proposta passasse, Francia e Germania avrebbero di fatto un diritto di veto sulle politiche economiche dell’intera eurozona, dato il loro potere di voto all’interno della governance del fondo. Questo vuol dire, che tutte le politiche europee dovrebbero passare per il loro assenso, con una ovvia violazione del principio di uguaglianza degli stati membri. A questo sistema ricattatorio e dannoso, invitiamo il presidente Conte e il ministro Tria a preferire e sostenere un sistema di federalismo fiscale basato su un fondo perequativo che, attraverso regole certe e predefinite, trasferisca risorse tra gli stati membri. Un sistema solidale tipico di tutti gli stati federali avanzati, a partire proprio dalla Germania, che lo ha sperimentato con enorme successo”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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