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Posts Tagged ‘consiglio europeo’

Il consiglio europeo in materia di tutela del diritto d’autore

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

“Con il voto di oggi del Consiglio Europeo si è chiuso un percorso storico per la cultura, per l’Europa e per la democrazia”: è questo il commento dell’industria culturale italiana all’approvazione della direttiva europea sul Copyright nelle parole del direttore di Confindustria Cultura Italia (CCI), Fabio Del Giudice. “ll Consiglio europeo – sottolinea Del Giudice – ha approvato definitivamente e in larga maggioranza – con 19 voti a favore, 3 astenuti e 6 contrari – una riforma equilibrata delle regole per l’utilizzo dei contenuti culturali in rete mettendo fine alla legge della giungla che ha governato internet dalla sua nascita e riequilibrando i diritti tra chi crea cultura e chi la diffonde per fini economici”. “L’unico grande rammarico – prosegue Del Giudice – è rappresentato dal voto dell’Italia. Un voto contrario, che la schiera accanto a Paesi con una storia e una tradizione molto lontana dalla nostra. Noi siamo uno dei principali Paesi produttori di contenuti culturali e creativi, un’eccellenza che esportiamo in tutto il mondo e che va tutelata. Storicamente in Europa abbiamo sempre avuto una posizione a favore della tutela e dello sviluppo della cultura e della creatività, ma oggi il Governo italiano ha chiaramente dimostrato il contrario nonostante le recenti affermazioni del Presidente del Consiglio, che in occasione di un’uscita pubblica di alcuni giorni fa, aveva sottolineato l’importanza della tutela del diritto d’autore. Dichiarazione che tuttavia non appare confermata dai fatti”.“Come industria – conclude Del Giudice – non possiamo che plaudire ancora una volta all’impegno e al coraggio dimostrato in questi anni dai parlamentari italiani europei. Un grazie sentito perché hanno saputo resistere alle incredibili pressioni esercitate nei loro confronti in questi anni da chi ha utilizzato ogni mezzo per cambiare il corso di questa battaglia di civiltà e per i diritti di chi crea cultura”.

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Consiglio europeo della ricerca stanzia nuovi fondi per gli scienziati

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

L’UE continua ad adoperarsi per il successo della ricerca europea all’avanguardia su scala mondiale. Oggi il Consiglio europeo della ricerca (CER) ha concesso a 50 titolari di sovvenzioni CER un finanziamento supplementare, per un massimo di 150 000 euro ciascuno, per testare il potenziale commerciale o sociale dei loro progetti originali.Il Commissario per la Ricerca, la scienza e l’innovazione Carlos Moedas ha dichiarato: “Le sovvenzioni di oggi dimostrano come sia possibile trasformare la scienza di eccellenza in innovazioni pratiche a vantaggio di tutti. Investire nella ricerca e nell’innovazione significa investire nel futuro dell’UE. Per questo motivo abbiamo ritenuto di dover essere più ambiziosi e abbiamo proposto di istituire Orizzonte Europa, il nuovo programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione, con un finanziamento senza precedenti di 100 miliardi di euro, e il Consiglio europeo per l’innovazione.” Le sovvenzioni per la verifica teorica (proof of concept) del CER assegnate oggi aiutano i ricercatori a esplorare nuove opportunità commerciali, a compilare le domande di brevetto o a verificare l’attuabilità delle loro ricerche scientifiche e sostengono la ricerca in diversi ambiti. Tra i progetti destinatari dei fondi, uno si propone di svelare come funzionano gli algoritmi dei social media, un altro di sviluppare test con gli organoidi per il cancro ad uno stadio avanzato e un terzo di produrre batterie a basto costo più ecologiche. Le sovvenzioni, concesse tre volte l’anno, rientrano in Orizzonte 2020, il programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

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Fratelli d’Italia chiede che il governo riferisca in aula sui risultati del Consiglio Europeo del 29 Giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

E’ prescritto dalla legge e rappresenta, nell’attuale congiuntura internazionale sfavorevole per l’Italia, un atto politico cruciale. La nostra richiesta di audizione non è un’azione non portata avanti da interessi di parte, ma spinta dalla salvaguardia degli interessi nazionali – E’ quanto ha dichiarato il Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, membro della Commissione Affari Esteri, intervenendo in apertura di seduta nell’Aula del Senato, a cui si sono associati Gianni Pittella in rappresentanza del Partito Democratico e Lucio Malan a nome di Forza Italia – Chiediamo che il governo Conte dia una lettura univoca del senso dell’accordo e che ci diano spiegazioni su come sia possibile che, nonostante l’accordo, i paesi europei come la Germania stiano programmando il respingimento dei migranti nel paese di primo approdo, quindi l’Italia, evocando addirittura la chiusura delle frontiere interne dell’Unione Europea come nel caso dell’Austria.All’indomani del Consiglio Europeo tutti hanno gridato alla vittoria, dando una propria versione dei fatti spesso solo al fine di tranquillizzare l’opinione pubblica interna.
Sui temi economici il Consiglio Europeo ha preso decisioni pericolose per l’Italia mentre la risoluzione di maggioranza prometteva altro: quanto deciso sui limiti dei crediti deteriorati delle banche affosserà il sistema bancario italiano, mentre quanto deciso sul Fondo Monetario Europeo avrà un impatto negativo sul debito pubblico italiano.
Nel Contratto di Governo, così come nella risoluzione di maggioranza, si chiede una rimodulazione dei rapporti con la Russia individuata come “partner commerciale”. La richiesta della risoluzione parlava nello specifico di escludere le piccole e medie imprese italiane e il settore agroalimentare.
Questo impegno solenne è stato smentito dalla proroga automatica delle sanzioni che colpiranno quindi proprio le piccole e medie imprese e il settore dell’agroalimentare -ha concluso il Senatore Urso-Chiedo quindi al Governo Conte di riferire in aula su queste vicende, alla luce della crisi migratoria, entro i 15 giorni indicati dalla legge.”

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Ancora una volta il Consiglio europeo decide di non decidere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 luglio 2018

Bruxelles. Nella lotta per trovare una soluzione comune alla crisi migratoria e migliorare la protezione delle frontiere, una volta di più il Consiglio europeo non è riuscito a distribuire la volontà politica e la motivazione per far avanzare la legislazione UE in materia. Anche se ci sono stati progressi in campi come cause di fondo di combattimento in stati di crisi dilaniato e traffico di esseri umani, diversi Stati membri dell’Unione ancora rifiutano di assumersi la responsabilità e stare in piedi per la solidarietà europea condivisa. Questo stato di gioco è abbastanza vergognosa per quanto riguarda la governance dell’Unione europea.In Eurozona, poi, ci fu un silenzio mortale … Ancora una volta, quindi, i capi di Stato e di governo sono stati in grado solo di decidere, all’unanimità, di non decidere … “Questa Unione europea deve diventare più forte, prima che sia troppo tardi” commenta Elmar Brok, presidente dell’Unione dei federalisti europei. “Sempre più nazionalisti e populisti stanno tenendo in ostaggio l’Europa. L’UE ha bisogno di un salto in avanti, la governance deve essere rafforzata con la creazione di una vera e propria unione politica. Questa è l’unica soluzione, se vogliamo che l’Europa sia in grado di agire in modo efficace, e di essere più vicini ai cittadini.” “Questo è anche il motivo per cui una riforma della zona euro è così importante”, aggiunge Brok. “Al fine di completare l’UEM (Unione economica e monetaria) e renderlo più resistente e attraente, unione economica e politica è urgente. Il mercato unico a 27 può essere approfondito e migliorato, ma funziona abbastanza bene; E ‘quando abbiamo a che fare con questioni come le politiche economiche, o la migrazione, o le politiche estere e di sicurezza, che l’Europa ha bisogno di diventare più forte e più unito. L’unico modo per iniziare a rafforzare l’Unione europea politicamente, è quello di iniziare dal quadro EMU”. Con la dichiarazione Meseberg Francia e Germania hanno cominciato a mostrare la via. Ma le proposte più concrete e sono ora necessarie. In occasione delle prossime elezioni europee, i partiti che sostengono l’unità europea devono condividere un forte progetto politico europeo: si va dalla riforma economica e politica della zona euro, per le modifiche necessarie per rendere la cooperazione a livello europeo molto più efficace in campi come la migrazione o estera e di politica di sicurezza. “Se vogliamo fermare il nazionalismo e il populismo, dobbiamo opporre loro una forte visione europea. Il tempo è ora, o potrebbe essere troppo tardi”, conclude Brok. (fonte: European Federalists)

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Tajani chiede alla Presidenza austriaca un’agenda ambiziosa

Posted by fidest press agency su martedì, 3 luglio 2018

Il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha incontrato stamani a Strasburgo il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, prima del dibattito in plenaria sul programma del semestre di Presidenza austriaco. Al termine dell’incontro, Tajani ha dichiarato: “Per il successo della Presidenza austriaca, il banco di prova fondamentale consisterà nel fornire risposte concrete alla principale preoccupazione dei cittadini europei: la gestione dei flussi migratori. Invito la Presidenza austriaca a fare tutto il possibile per sbloccare la riforma del sistema di asilo, sulla base della proposta del Parlamento europeo. Non possiamo permetterci ulteriori rinvii o aspettare coloro che, in passato, si sono opposti a qualsiasi passo in avanti. Il Trattato è chiaro: se necessario, la decisione può essere presa a maggioranza qualificata. Sono fiducioso che il Cancelliere Kurz rispetterà il motto della presidenza: un’Europa che protegge. Un’Europa in grado di fornire un’azione efficace e concreta, e non delle semplici parole.”Invito inoltre l’Austria a riconoscere la massima priorità all’Africa, durante il suo semestre di presidenza. Per preservare le nostre frontiere interne aperte, necessitiamo innanzitutto di rafforzare quelle esterne e affrontare alla radice le cause del fenomeno migratorio, investendo di più nel Fondo fiduciario per l’Africa e nel Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile. Contiamo sull’Austria per giungere ad un accordo sul bilancio Ue, con l’obiettivo di adottarlo prima delle prossime elezioni europee.”Siamo pronti a lavorare a stretto contatto con la Presidenza austriaca sulle altre priorità: assicurare prosperità e competitività, anche attraverso la digitalizzazione e la stabilità dei Paesi del vicinato europeo, grazie ad una chiara prospettiva europea per i Balcani occidentali e l’Europa sudorientale. Sono lieto di poter lavorare con il governo austriaco, con l’obiettivo comune di un’Europa più forte e più efficace”.

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Cosa è successo davvero al Consiglio europeo e le cose che non ci convincono

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Laura Ferrara portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo si fa premura d’informarci su cosa è successo davvero al Consiglio europeo e per smentire i malpensanti. Noi che ci siamo posti secondo la Ferrara nella veste di questi ultimi proviamo a schiarirci le idee perché apparteniamo a quella categoria di persone che vogliono evitare d’essere prese in giro o a dare notizie non corrette inducendo, chi ci legge, ad esprimere apprezzamenti non fondati su accadimenti reali. Se si parte dal fatto che il Pd non abbia visto oltre il proprio naso firmando il regolamento di Dublino che stabilisce il principio del primo Paese di ingresso responsabile per le domande d’asilo e per giunta negoziata e firmata l’operazione Triton (che prevede che l’Italia sia l’unico Paese ospitante per gli sbarchi da effettuare a seguito di operazioni di ricerca e salvataggio) dobbiamo riconoscere che è stato un precedente che in questi ultimi anni ha indotto centinaia di migliaia di immigrati a scegliere le sponde italiane per approdarvi e che altri settecentomila sono pronti a seguirli. Ragione vorrebbe che proprio questa stortura venisse emendata se vogliamo intendere un’Europa solidale e non dominata di beceri sentimenti nazionalistici se non xenofobi. Sarebbe stato necessario, quindi, non attaccarsi a un articolo e ai suoi vari punti per girarci attorno giusto per non scontentare nessuno. Infatti cosa significa “azioni condivise” se tutto si articola su basi volontarie e se questa stessa volontarietà di fatto vuole dire “rifiuto?” E poi vogliamo prenderci in giro? Di chi parliamo? Non certo di chi fugge da guerre e persecuzioni che si calcola siano non più dell’8% degli stessi migranti mentre il restante è costituito da “migranti economici” e quindi non legittimati a restare. D’altra parte se ci soffermiamo sul regolamento di Dublino perché non si è chiarito da subito che l’Europa ha dei confini e se un immigrato entra in Italia o in Spagna o in Grecia o a Malta significa che entra in Europa come dovrebbe essere limpido ed evidente a tutti e che tutti ne siano corresponsabili. E’ che, diciamocelo chiaramente, con questo compromesso al ribasso l’Italia di oggi si è resa complice facendo perdere la faccia non solo a chi ha mediato l’accordo ma agli stessi ceti più deboli compresi, ovviamente, gli immigrati. L’Italia, infatti, li ha soccorsi e continua a farlo e da loro la prima assistenza ma non può andare oltre se non lasciandoli in strutture fatiscenti e alla mercé degli approfittatori di turno come la cronaca di questi giorni riporta drammaticamente alla nostra attenzione con le indagini della magistratura sullo sfruttamento degli immigrati. E dulcis in fundo si parla di un impegno dell’Unione europea a sostenere lo sviluppo dei paesi africani e di partenariato destinando per tali interventi seicento milioni di euro quanto ce ne verrebbero almeno una cinquantina di miliardi. Che in tutto questo bailamme vi siano delle colpe passate è evidente ma il cambiamento di oggi tanto osannato non è fatto proprio per cancellare queste malefatte e riproporci sul tema migratorio con una veste nuova e incontaminata? O no? O dobbiamo ragionare con la logica di chi predica bene e razzola male, molto male e ci fa persino rimpiangere il peggio del passato? (Riccardo Alfonso)

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Cosa è successo davvero al Consiglio europeo e cosa ha ottenuto l’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 luglio 2018

Di Laura Ferrara, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Parlamento Europeo Ricapitoliamo: PD et similia, quelli che hanno firmato il regolamento di Dublino (che prevede il principio del primo Paese di ingresso responsabile per le domande d’asilo) e che hanno negoziato e firmato l’operazione Triton (che prevede che l’Italia sia l’unico Paese ospitante per gli sbarchi da effettuare a seguito di operazioni di ricerca e salvataggio) oggi sentenziano sulle conclusioni del Consiglio europeo “grave sconfitta!” alternato a “resta tutto come prima!”.Mi chiedo se, ad esempio, abbiano letto il punto 5 del testo, che per la prima volta prevede, scritto nero su bianco, che lo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e salvataggio dovrà basarsi su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri. E mi chiedo se abbiano colto, sempre nel punto 5 del testo, che per la prima volta si comincia a parlare di vie legali di accesso all’UE, cosa a mio avviso fondamentale e rivoluzionaria per tutelare chi fugge da guerre e persecuzioni e per combattere i trafficanti di esseri umani. È poco? Non mi sembra affatto.
Forza italia parla addirittura di “passo indietro”. Ma indietro rispetto a cosa? Ricordano il regolamento di Dublino, tuttora in vigore, che anche loro hanno firmato? Più indietro del testo che hanno firmato, non si può andare.
Allora anche in questo caso mi chiedo se ad esempio abbiano letto, oltre al punto 5, anche il punto 12 del testo, dov’è scritto a chiare lettere “È necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”.
Per la prima volta, anche in questo caso, si evidenzia come la riforma di Dublino non possa essere affrontata senza tenere conto dei flussi migratori e delle loro rotte. E poi, non erano loro quelli del “aiutiamoli a casa loro!”? Chissà se avranno letto i punti 7 e 8 del testo, che mirano a impegnare l’Unione Europea nel garantire uno sviluppo dei Paesi africani, con particolare attenzione all’istruzione, alla salute, alle infrastrutture, all’innovazione, al buon governo e all’emancipazione femminile.Di tutti i commenti e le dichiarazioni che ho letto, l’attenzione si è concentrata solo sul punto 6, ovvero sulla vittoria (di Pirro) di Macron. In puro stile politichese, hanno letto e commentato il ricollocamento dei migranti su base volontaria lì previsto, slegato dal contesto. Il contesto sono i centri da istituire negli Stati membri per individuare chi ha diritto alla protezione internazionale e chi questo diritto non lo ha. Ma attenzione: anche questi centri potranno essere creati su base volontaria!! Dunque? Un nulla di fatto. Già tutti i Paesi -noi compresi- si sono dichiarati non disponibili ad istituirli sul proprio territorio.Cosa resta allora delle lunghe negoziazioni del Consiglio europeo? Resta, tra l’altro, l’introduzione delle vie legali di accesso, il potenziamento del partenariato con l’Africa, operazioni di ricerca e salvataggio e relativi sbarchi da gestire in maniera condivisa e solidale e una riforma di Dublino ancora sul tavolo che dovrà tener conto degli sbarchi e dell’equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Dunque, una partita tutt’altro che chiusa. E se si pensa alle posizioni diametralmente opposte da cui si partiva, personalmente leggo in questo testo un buon risultato e un gran lavoro fatto dal nostro premier Giuseppe Conte. (fonte blog delle stelle)

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Consiglio europeo: Italia sconfitta su tutta la linea

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“I barconi carichi di clandestini continueranno ad arrivare e il costo dell’accoglienza sarà ancora interamente a nostro carico. Il presidente del Consiglio Conte si è fatto raggirare da Merkel e Macron, che hanno invece ottenuto quello che volevano. Un disastro così evidente da costringere il ministro Salvini, competente sulla materia, a smorzare i toni trionfalistici dell’ingenuo premier Conte”.È quanto scrive su facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

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Consiglio europeo: Quanto si dice che la montagna ha partorito un topolino

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

La Gruber ha avuto come ospite ad Otto e mezzo su La7 l’ex-presidente del consiglio Gentiloni lo stesso giorno dell’inizio dei lavori del vertice europeo di Bruxelles con i suoi 28 leader. In questo breve ma interessante incontro a tre con Paolo Mieli, Gentiloni, ad una precisa domanda della Gruber su cosa ne pensasse e quali risultati avremmo dovuto attenderci riguardo questo meeting l’ex presidente del Consiglio non ha avuto dubbi: niente concessioni ma solo qualche beneficio economico in più del passato per far digerire meglio a Salvini il nulla di fatto di questo Consiglio. Oggi dalle prime dichiarazioni, soprattutto da parte del presidente francese Macron, ne abbiamo avuto la conferma. Ci siamo venduti l’Italia con i soliti miseri trenta denari. Abbiamo, in pratica, elemosinato un accordo al ribasso ancora più stridente se lo compariamo con le infuocate dichiarazioni di Salvini sull’Europa dei burocrati e di una governance legata a interessi di bottega e in favore delle solite nazioni Francia e Germania in testa, a danno di altre. E a questo punto riprendo la nota amara pervenutaci da un comunicato emesso da Debora Serracchiani del PD che così commenta gli accordi scaturiti dal vertice Ue: “Adesso possono suonare le trombe della propaganda e tentare di nascondere il fallimento e l’isolamento, ma ricordino che l’Italia ha avuto un ruolo quando ha saputo tessere alleanze mentre sappiamo che frutti dà la politica del ‘tanti nemici tanto onore’” Dobbiamo, quindi, rimpiangere un passato che avremmo voluto dimenticare? E in tutto questo di ingenuità e di pressapochismo ce ne è da vendere e li riassume con una certa vena sarcastica la stessa Serracchiani quanto commenta nella chiusa della sua dichiarazione resa ai media, riferendosi alla “confessione” del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale dopo il Consiglio Europeo ha detto che “le conclusioni da solo le avrei scritte diversamente ma eravamo in 28”. A questo punto Serracchiani ha auspicato che “qualcuno spieghi rapidamente al premier Conte il significato della parola “trattativa” e poi gli dica come farla”. (A.R.)

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Riunione del collegio: la Commissione si prepara al Consiglio europeo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Oggi il Collegio dei Commissari si è riunito a Bruxelles in preparazione delle riunioni del Consiglio europeo di domani e dopodomani. La Commissione ha pubblicato tre note che costituiscono la base del suo contributo al Consiglio europeo. La prima, sull’approfondimento dell’unione economica e monetaria, offre una panoramica di ciò che è stato realizzato per rafforzare l’UEM, del punto in cui ci troviamo nel processo di approfondimento e della via da seguire, che sarà discussa questo venerdì al Vertice euro in forma inclusiva.La seconda, sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE, riporta le principali caratteristiche della proposta della Commissione, del 2 maggio 2018, per un bilancio a lungo termine moderno ed equo per il periodo 2021-2027, e delle proposte per i 37 programmi per attuare e sostenere le priorità politiche sulle quali si basa il nuovo bilancio. La terza, sulla migrazione, offre un quadro del lavoro svolto negli ultimi 3 anni sull’agenda europea sulla migrazione proposta dalla Commissione Juncker nel maggio 2015 ed evidenzia le aree in cui i leader possono far avanzare il dibattito sulla migrazione. Le tre note sono disponibili qui.Oggi il presidente Juncker ha riferito al Collegio in merito alla riunione di lavoro informale di domenica, che ha riunito 16 Stati membri su sua iniziativa. I dibattiti sono stati positivi e costruttivi e si sono concentrati su come nessuno Stato membro dovrebbe essere lasciato solo o sottoposto a pressioni sproporzionate derivanti dai movimenti sia primari che secondari.Due schede informative con ulteriori informazioni su “Come la futura riforma del regime di asilo affronterà i movimenti secondari” e su “Gestire la migrazione: possibili ambiti nei quali progredire al Consiglio europeo di giugno” sono disponibili qui.Il Primo Vicepresidente Timmermans ha inoltre riferito al Collegio in merito al Consiglio “Affari generali” di martedì 26 giugno.

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Consiglio europeo: Le cose buone, molto poche, e quelle cattive che l’Europa, a trazione franco-tedesca, ci propone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

“Il prossimo Consiglio Europeo del 28-29 Giugno sarà uno dei più importanti degli ultimi anni. All’ordine del giorno, infatti, oltre alla delicatissima questione delle politiche per l’immigrazione, nella quale è auspicabile che l’Unione Europea dia finalmente prova di individuare soluzioni comuni al fine di gestire l’emergenza che sta affliggendo l’Europa e l’Italia da ormai troppo tempo, vi sarà la riforma della governance dell’eurozona, che delineerà le nuove istituzioni finanziarie comunitarie e le nuove regole di funzionamento dell’economia e della finanza europea per i prossimi decenni. Prima di recarsi al Vertice, il presidente del consiglio Giuseppe Conte riferirà alle Camere la posizione che il suo Governo intende sostenere. Nel dibattito che seguirà, inviteremo il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria a portare avanti solamente proposte che possano risultare favorevoli all’Italia, evitando di sostenere quelle avanzate da altri leader europei che possano nuocere al nostro paese. In particolare, inviteremo il presidente Conte e il ministro Tria a prestare molta attenzione alla proposta che metteranno sul tavolo Germania e Francia, meglio nota come “Dichiarazione di Meseberg”, che rappresenta la sintesi del percorso di confronto avuto dai leader dei due stati, la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi e confluito in un documento unitario. Alcune proposte della dichiarazione sono senz’altro accettabili, come l’idea di creare un bilancio unico europeo per gli investimenti e un fondo europeo contro la disoccupazione. La messa in comune delle risorse degli Stati membri è senz’altro una soluzione non soltanto accettabile, ma addirittura auspicabile, in quanto rappresenta il primo passo per il compimento di quell’Europa federale agognata dai padri fondatori e basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà.
Altre proposte contenute nel suddetto documento, invece, sono da bocciare senza appello, in quanto, se dovessero passare, creerebbero disastri enormi all’Italia e all’Unione nel suo complesso. Ci riferiamo, in primis, alla proposta di sostituire il Meccanismo di Stabilità Europeo (ESM) con un Fondo Monetario Europeo avente funzioni di vigilanza sulle finanze pubbliche degli stati membri, analisi delle situazioni di crisi debitoria e che prevede l’adozione di un meccanismo concessionale, che subordini la concessione di aiuti finanziari alla ristrutturazione del debito e a draconiane riforme economiche, sul modello già sperimentato in Grecia con la Troika. Più nello specifico, sono da evitare nella maniera più assoluta, le clausole “Euro CaCs with single limb aggregation”, che prevedono l’accordo preventivo con i creditori prima di poter procedere alla ristrutturazione di un debito sovrano. E’ la prima volta che tali cause vengono proposte in un documento europeo e, se venissero accettate, si metterebbe il debito di uno stato membro nelle mani di creditori, anche privati, con il rischio di aumentare le aspettative di default di uno stato membro da parte dei creditori internazionali. Se questa proposta passasse, Francia e Germania avrebbero di fatto un diritto di veto sulle politiche economiche dell’intera eurozona, dato il loro potere di voto all’interno della governance del fondo. Questo vuol dire, che tutte le politiche europee dovrebbero passare per il loro assenso, con una ovvia violazione del principio di uguaglianza degli stati membri. A questo sistema ricattatorio e dannoso, invitiamo il presidente Conte e il ministro Tria a preferire e sostenere un sistema di federalismo fiscale basato su un fondo perequativo che, attraverso regole certe e predefinite, trasferisca risorse tra gli stati membri. Un sistema solidale tipico di tutti gli stati federali avanzati, a partire proprio dalla Germania, che lo ha sperimentato con enorme successo”. Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Consiglio europeo: Opporsi alla creazione di un super ministro unico dell’economia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 giugno 2018

Sulla questione del completamento dell’unione bancaria, invitiamo sempre il presidente del Consiglio e il ministro dell’economia a prendere tempo sulle proposte che l’asse franco-tedesco metterà sul tavolo. In particolare, ci riferiamo alla volontà, più volte espressa soprattutto da alti esponenti francesi, come la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde e la responsabile della vigilanza europea Daniele Nouy, di voler accelerare il percorso di eliminazione dai bilanci degli istituti di credito europei dei non-performing loans (NPL), introducendo un tetto quantitativo molto restrittivo che le banche dovrebbero rispettare.Dal momento che gli istituti italiani detengono circa un terzo di tutti gli NPL dell’Eurozona, è evidente che essi verrebbero colpiti maggiormente dall’obbligo di eliminare questi crediti, che per evidenza empirica non è detto, tra le altre cose, che siano del tutto irrecuperabili, riducendo l’attività di credito e diventando facile preda dei colossi finanziari internazionali, francesi in primis. A fronte di questo, consigliamo invece al presidente Conte e al ministro Tria di formulare proposte sull’abbattimento dai bilanci degli istituti di credito (soprattutto tedeschi) degli strumenti finanziari di Livello 2 e 3 (cosiddetti “titoli tossici”), che ammontano a circa 6.800 miliardi di euro, circa 12 volte l’ammontare totale degli NPL.Questi strumenti finanziari, per lo più contratti derivati, sono reputati i veri veicoli di rischio finanziario all’interno dell’eurozona e sono soprattutto detenuti dalle banche tedesche e francesi. L’introduzione di politiche per la riduzione di questi strumenti sarebbe la vera priorità che l’unione bancaria dovrebbe perseguire al fine di eliminare il rischio sistemico all’interno del Vecchio Continente”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Diplomati magistrale fuori dalle GaE, Anief denuncia l’Italia al Consiglio d’Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

consiglio europeoNotificato il reclamo collettivo dal presidente Marcello Pacifico per 20 mila maestre e maestri iscritti al sindacato, traditi dalla violazione del giudicato operata dall’adunanza plenaria dell’organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nella PA, nonché dalla violazione da parte del Governo italiano della normativa comunitaria sui contratti a termine e della carta sociale europea. Con il reclamo collettivo, l’Anief pertanto chiede “l’intervento del Comitato europeo dei diritti sociali perché, nell’ambito della sua competenza, rilevi le denunciate violazioni della Carta Sociale Europea commesse dallo Stato italiano e ne raccomandi la rimozione”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal: Dopo la beffarda sentenza resa pubblica lo scorso 20 dicembre ora la parola passa da Roma a Strasburgo. Non si tratta di avere un parere generico e senza esiti, la nostra è un’azione rilevante che punta a superare quanto stabilito inaspettatamente dall’organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nella nostra pubblica amministrazione: le decisioni del Consiglio dell’Unione Europea saranno infatti vincolanti per lo Stato italiano.

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CIR: Consiglio Europeo luci e ombre

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

rifugiatiIl Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) giudica gli esiti del Consiglio Europeo e della politica comunitaria in materia di asilo insufficienti.Riconosciamo che per la prima volta in Europa si delineano delle risposte comuni alla crisi che sta investendo il continente. Di fronte alle migliaia di persone intrappolate ai confini di vari Paesi membri, in assenza di risposte di accoglienza e protezione adeguate, si gettano le basi per superare il Sistema Dublino attraverso la ricollocazione di 120mila persone. Un fatto epocale, ma una misura che non è sufficiente di fronte alla sfida che ci troviamo ad affrontare.“In primo luogo appare molto limitante che siano considerati eleggibili per il ricollocamento solo richiedenti asilo ritenuti in “chiaro bisogno di protezione”, ovvero provenienti da 2-3 nazionalità. Un altro rischio è che questa misura non diminuisca minimamente i movimenti secondari all’interno dell’Unione, ma ne cambi solo le rotte. Temiamo che il richiedente asilo non cercherà più di arrivare in Germania dalla Grecia, ma dalla Lituania. Noi proponiamo che ogni ricollocamento sia obbligatoriamente legata o ai legami familiari e culturali delle persone o a un chiaro progetto di integrazione personalizzato e finanziato dall’Unione Europea in Stati Membri attualmente, in molti casi, impreparati a ricevere e integrare rifugiati” dichiara Christopher Hein Portavoce del CIR.“Nel disegno presentato, inoltre, il ricollocamento funziona solo se collegato al meccanismo degli hot spot che dovrebbero essere i punti in cui viene garantito il fotosegnalamento di quanti arrivano in Europa. Il CIR insiste nel chiedere che in questi luoghi tutti i cittadini stranieri in arrivo siano informati sul diritto di chiedere asilo, come previsto dalla normativa italiana e comunitaria, e che siano, in tempi molto brevi, intervistati attraverso colloqui individuali per valutare i loro legami familiari e culturali al fine del ricollocamento. Temiamo invece che questi luoghi, che sembrerebbero inevitabilmente di detenzione amministrativa, divengano dei nuovi CIE” continua Fiorella Rathaus Direttrice del CIR.Ma in particolare preoccupa l’assenza, in tutto il programma delineato dalle istanze comunitarie, di modalità di ingresso legali per le migliaia di rifugiati che premono ai confini europei. Non si parla delle vie legali di accesso come: l’utilizzo di visti umanitari, un programma di reinsediamento che dia risposte numeriche adeguate alle esigenze dettate dalla crisi siriana, la possibilità di chiedere asilo dalle rappresentanze consolari. Come CIR siamo convinti che questa sia l’unica via per garantire il rispetto della vita e la protezione dei rifugiati che cercano di arrivare in Europa.“È stato gettato un primo mattone per la costruzione di un vero sistema d’asilo comune in Europa. Ora è di fondamentale importanza che la reale protezione delle persone venga messa al centro di questo disegno” conclude Hein.

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Il Parlamento Europeo discute il prossimo Vertice UE

Posted by fidest press agency su sabato, 9 marzo 2013

Parlamento discuterà le sue priorità per il prossimo summit UE, mercoledì 13 marzo, giorno precedente all’inizio dell’incontro. Il Consiglio europeo del 14-15 marzo valuterà il livello di applicazione negli Stati membri delle raccomandazioni di politica economica dello scorso anno, previste nell’ambito del “Semestre europeo”, i programmi di stabilità e di convergenza per il 2013 e le “iniziative faro” di Europa 2020.

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Bce: voto candidatura Mario Draghi

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Bruxelles parlamento europeo. Votazione: giovedì 23 giugno La candidatura di Mario Draghi a Presidente della Banca centrale europea è stata approvata il 15 giugno dalla commissione per i problemi economici e monetari ma deve ora essere confermata dal Parlamento con un voto in Plenaria il 23 giugno. La nomina di Draghi figura anche all’ordine del giorno del Consiglio europeo.

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Consiglio europeo positivo, ma manca la crescita

Posted by fidest press agency su sabato, 23 aprile 2011

I risultati politici del Consiglio europeo del 24-25 marzo scorso sono più importanti di quanto emerge dalla semplice lettura dei documenti finali. Il più positivo effetto è stato per il momento l’accantonamento dell’idea di un’Europa a due velocità.  Si è ritornati a pensare ad una vera governance europea responsabile e solidale nei confronti dell’emergenza posta dalla sostenibilità del debito pubblico di alcuni Stati e dalla speculazione.  Del resto per rispondere in modo convincente alle sfide occorre sempre partire dalle cause scatenanti della crisi globale e dagli effetti da essa provocati sulle economie e sui bilanci dei singoli Paesi.   Nei vortici della crisi, il debito pubblico dei Paesi cosiddetti avanzati è passato dall’80% al 100% del Pil. Nella zona dell’euro questo rapporto in media è stato dell’84% nel 2010. Negli Usa oggi è quasi del 100%.  Tale evoluzione negativa in gran parte è dovuta alle politiche di salvataggio del sistema bancario privato da parte degli Stati. I governi europei sono intervenuti, infatti, con circa 2.000 miliardi di euro, mentre quello americano ha sborsato poco meno di 3.000 miliardi di dollari. Certo una piccola parte è stata restituita dalle banche salvate, ma la grande parte dei prestiti erogati rischia di diventare un contributo statale a fondo perduto.   Per quanto riguarda l’Europa è certamente vero che alcuni governi, comela Grecia, hanno approfittato delle inefficienze istituzionali per indebitarsi fuori misura. E’ altrettanto vero però che, oltre al generale aggravamento del debito pubblico sopra menzionato, sono state le stesse banche private. europee ed internazionali a determinare e a sostenere le varie bolle finanziarie e speculative che si sono registrate nei settori immobiliari, delle carte di credito, dei derivati e via discorrendo in paesi deboli quali l’Irlanda, il Portogallo,la Spagna. Infatti, l’esposizione delle banche europee nei confronti dei paesi a rischio, dei PIGS per intenderci, è estremamente alta. Le banche tedesche sono esposte per più di 600 miliardi di dollari, quelle francesi per 440 miliardi e quelle inglesi per 430. Per le banche italiane, come noto, l’esposizione è pari a 80 miliardi.    Non per coprire le responsabilità di chi si è indebitato né tanto meno per negare l’ovvia necessità di rimettere i conti  a posto, ma rendere il debito pubblico l’unico parametro di giudizio è fuorviante e ingiusto.  Il valore del debito pubblico del Portogallo è di 143 miliardi di euro e quello greco di circa 300 miliardi: cifre importanti ma sempre da valutare in rapporto al notevole ammontare dei prestiti suddetti.  Perciò il Consiglio europeo dei capi di stato e di governo ha concluso che si torni ad affrontare insieme le crisi con gli strumenti della politica e con adeguate scelte economiche. Del resto agli Stati, e anche al sistema bancario, costerebbero molto di più un eventuale abbandono dell’euro e lo sgretolamento dell’Ue.  Il documento finale aggiunge quindi al parametro del debito pubblico altri fattori di rilevante criticità quali il debito privato, la situazione bancaria, il sistema pensionistico e altri criteri.   In concreto si elimina la falsa concezione sulla credibilità di uno stato in rapporto alla tripla A concessa dalle poco credibili Agenzie di rating. Finalmente si riconosce la centralità del Mercato Unico europeo e la necessità di aumentare la crescita, l’occupazione e la competitività del sistema.   Per quanto riguarda il debito pubblico si è deciso di continuare con l’European Financial Stability Facility, cioè quel meccanismo di salvataggio dei Paesi in difficoltà. Dopo il 2013 esso sarà sostituito da un fondo con una capacità di prestito effettiva di 500 miliardi di euro che potrà finanziarsi anche attraverso l’emissione di bond garantiti dai Paesi dell’euro.   Circa i meccanismi di intervento il nuovo patto europeo però, ancora una volta, privilegia la stabilità rispetto alla crescita. Per riportare il deficit sotto il 3% del Pil si richiedono piani di correzione e una stretta dei conti annuali “ben al di sopra dello 0,5% del Pil”. Per abbattere il debito pubblico si prevede una riduzione annuale pari a un ventesimo della differenza tra il livello attuale del rapporto debito/pil e l’obiettivo del 60%. Il ruolo di Bruxelles sarà più stringente e con forti poteri sanzionatori. Si richiede tra l’altro una profonda revisione della spesa pubblica, cosa condivisibile, ma anche una riduzione di quella pensionistica. 
Non vorremmo che in assenza di una seria politica di crescita economica, tali meccanismi sollecitino una spinta deflativa e una recessione prolungata.   In certo qual modo nelle scelte del Consiglio europeo “domina” ancora l’errore di fondo del trattato di Maastricht che considera gli investimenti come costi all’interno di un bilancio.   Noi riteniamo urgente invece la creazione di uno specifico “Fondo per la crescita” per promuovere gli investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica da finanziarsi attraverso i contributi degli Stati e soprattutto attraverso l’emissione delle cosiddette “obbligazioni Delors”. Un fondo che potrebbe essere sostenuto anche dagli introiti di una tassa sulle transazioni finanziarie, una sorta di Tobin tax, che per la prima volta viene menzionata nel documento finale. (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi   Economista)

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Il Consiglio Europeo e il G20

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2010

il Consiglio Europeo ha deciso di assumere la leadership nel G20 per sostenere la proposta di una tassazione nel settore finanziario. L’Italia, ultima in Europa per risorse destinate alla lotta alla povertà, dovrebbe essere più coraggiosa nell’adottare nuovi strumenti finanziari, come la Financial Transaction Tax (FTT)”. Questo l’appello di Luca De Fraia, Vice segretario generale di ActionAid, presente al media center di Toronto. “La proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) può contribuire a coprire i costi generati dalla crisi e, soprattutto, potrebbe rappresentare un sostegno importante al flusso degli aiuti diretti ai Paesi in via di sviluppo”, dichiara De Fraia. Si stima che, tassando dello 0,05 per cento ogni compravendita di titoli non-statali e strumenti finanziari, nella sola Unione Europea si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui. A livello mondiale, il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l’anno. “Si tratta di risorse che potrebbero essere destinate ai Paesi più poveri, contribuendo quindi al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, afferma De Fraia. “Le conseguenze della crisi economica globale si stanno abbattendo sulle fragili economie di Paesi che meno hanno contribuito a scatenarla”, afferma De Fraia. Nei Paesi in via di sviluppo, infatti, la crisi finanziaria arriva immediatamente dopo la crisi energetica, quella alimentare e quella climatica del 2007-2008, traducendosi in un aumento dei poveri e degli affamati. L’avvio dell’annunciata ripresa economica è minacciata non solo dalla mancata realizzazione degli impegni in tema di aiuti ma anche dalla riduzione dello spazio fiscale a diposizione per interventi in campo sociale. Nel 2009, in Africa Sub-Sahariana si è passati da un surplus dell’1% nel 2008 a un deficit superiore al 5,5%. Nonostante il Ministro degli Esteri Frattini abbia riconosciuto gli importanti risultati che l’adozione della FTT potrebbe garantire, il Presidente Berlusconi, nella conferenza stampa conclusiva del Vertice G8, ha dichiarato di avere messo un veto su questa proposta. “Il G20 di Toronto può ancora essere l’occasione per accelerare l’adozione di questo strumento”, afferma De Fraia. “Auspichiamo che l’Italia riveda le sue posizioni e si unisca a Francia e Germania nel realizzare a livello globale la tassa sulle attività finanziare. In Italia, il Parlamento dia un segnale all’opinione pubblica mondiale: calendarizzi il disegno di legge per l’introduzione dell’imposta nei giorni successivi al Vertice G8/G20”, conclude De Fraia.

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Dibattito sul prossimo Consiglio europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2009

Parlamento europeo Dibattito: mercoledì  21 ottobre, dalle 9.00 alle 11.50  Le prossime nomine di alto profilo, non appena il Trattato di Lisbona sarà  ratificato ed entrato in vigore, saranno al centro del dibattito del summit previsto a Bruxelles il 29 e 30 ottobre. Il Consiglio e la Commissione informeranno i deputati europei sullo stato di preparazione dei lavori.  Gli altri punti principali in discussione al prossimo Consiglio europeo includono la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (che si terrà a Copenhagen), la situazione economica (inclusa la supervisione finanziaria), la strategia per promuovere lo sviluppo della regione baltica, l’immigrazione illegale e le relazioni esterne.

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Consiglio europeo: Applausi e sfiducia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2009

Appena concluso il Consiglio europeo, il Presidente della Commissione Barroso ringrazia, di fronte alla sessione plenaria del Parlamento europeo, il Primo Ministro della Repubblica Ceca Topolanek, presidente di turno dell’Ue, per aver consentito di arrivare a importanti risultati concreti. Il Primo Ministro raccoglie, praticamente allo stesso tempo, da una parte i complimenti del Presidente e dell’assemblea di Strasburgo, e dall’altra la sfiducia del suo parlamento nazionale a Praga, a causa dell’emergenza economica dovuta alla crisi. Ma lo stesso parlamento ceco, l’unico su 27 a non aver ancora approvato il Trattato di Lisbona (insieme all’Irlanda bloccata dal voto negativo al referendum) e a mantenere di fatto l’Unione europea nella situazione di stallo istituzionale che dura ormai da troppo tempo, sembra disposto a mantenere in carica l’esecutivo di Topolanek fino al termine del semestre di Presidenza dell’Unione europea.    Dell’importanza e la concretezza dei risultati del Consiglio (stimoli economici importanti e coordinati pari al 4% del PIL, 5 miliardi di euro ai progetti energetici strategici, un’agenda solida e coerente in vista del G20 di Londra, un programma regolamentare ambizioso, un messaggio forte contro ogni forma di protezionismo, un impegno sostenuto e solidale a favore degli obiettivi del millennio a favore dei più poveri del mondo), nessuno dubita. Tanto meno nei primi giorni di timida luce per le borse. Ma proprio perché non si dubita dei risultati e della necessità di agire insieme, ci sorge spontanea una domanda: fino a dove potranno arrivare gli sforzi comuni per il bene dell’Europa e dei suoi cittadini il giorno in cui le istituzioni europee potranno agire libere da condizionamenti quali quelli cui è sottoposto oggi, tanto per citare l’esempio attuale, la sua massima autorità politica (il Presidente Topolanek) a causa di un meccanismo istituzionale alquanto bizzarro?

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