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Filippo Grandi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Non siamo più in grado di negoziare la pace?”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Onu palaceFilippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato i capi di Stato affinché individuino soluzioni politiche ai diversi conflitti nel mondo, se si vuole permettere al gran numero di persone in fuga di fare un giorno ritorno a casa.
In un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, Filippo Grandi ha dichiarato che il susseguirsi di gravi crisi umanitarie ha causato flussi massicci di persone in fuga, virtualmente in ogni regione del globo.“Il numero di persone costrette alla fuga in tutto il mondo sta raggiungendo i 66 milioni – nel 2009 erano 42 milioni”, ha detto. “Questo numero comprende i 17,2 milioni di rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR – una crescita del 70% dal 2009”.L’Alto Commissario ha poi aggiunto: “Garantire soluzioni per milioni di persone sradicate dalle loro case ed evitare il ripetersi di questi grandi flussi di popolazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, dipende fondamentalmente da volontà e scelte politiche.”Filippo Grandi ha citato alcune tra le crisi umanitarie al momento in corso tra cui “il cataclisma del conflitto” in Siria e le violenze in Iraq, che da sole hanno causato un quarto del numero totale di persone costrette alla fuga. Nuove crisi si sono sviluppate laddove si sono creati nuovi spazi senza governo, alimentate da una serie combinata di fattori tra cui povertà, sotto-sviluppo, degrado ambientale, disuguaglianze e persecuzioni.”Allo stesso tempo, le situazioni che sembravano si fossero stabilizzate, quali quelle in Burundi, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, sono state colpite da nuove crisi che hanno portato a nuovi flussi di rifugiati; nel frattempo, situazioni che si protraggono nel tempo come in Afghanistan e in Somalia restano irrisolte.Filippo Grandi ha delineato ai membri del Consiglio di Sicurezza una serie di azioni necessarie. Prima fra tutte la necessità di attuare misure “per affrontare le cause dei conflitti e prevenire l’acuirsi delle crisi di persone in fuga.”Filippo Grandi ha anche lodato l’importante ruolo svolto dai peacekeepers nel permettere agli attori umanitari di operare, sottolineando che gli attori umanitari e i peacekeepers dovrebbero collaborare facendo leva sui rispettivi punti di forza per garantire la protezione dei civili durante i conflitti e, allo stesso tempo, preservare il carattere neutrale ed imparziale dell’azione umanitaria.
Come terzo punto, Filippo Grandi ha dichiarato che la comunità internazionale ha bisogno di rafforzare il suo impegno nel combattere i trafficanti di esseri umani e “i terribili abusi da loro perpetrati”. In ogni caso l’Agenzia ONU per i Rifugiati sta lavorando sul campo per assistere le vittime del traffico di esseri umani e supportare tutti coloro che necessitano di protezione internazionale, Filippo Grandi ha sottolineato l’importanza di azioni forti “per affrontare gli orribili abusi perpetrati dai trafficanti, identificarli e perseguirli”.Tuttavia se non si ristabiliscono pace e sicurezza, afferma Grandi, per i rifugiati e le altre persone che hanno lasciato le proprie case è impossibile far ritorno a casa. “Lo scorso anno, in tutto il mondo, solo 500.000 rifugiati sono tornati a casa. E nel decennio passato solo poche situazioni di migrazioni forzate hanno avuto una conclusione definitiva,” ha detto.
In particolare, la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e l’istituzione dello stato di diritto saranno essenziali per il ritorno dei rifugiati Rohingya nello Stato di Rakhine in Myanmar. “È assolutamente cruciale fare progressi nell’acquisizione della nazionalità per i Rohingya, e altrettanto fondamentali saranno il processo di riconciliazione tra le comunità e gli investimenti in uno sviluppo inclusivo che porti beneficio a tutte le comunità” ha aggiunto Grandi.
Grandi ha inoltre detto che è di vitale importanza sostenere la protezione delle persone costrette alla fuga mentre si lavora alla risoluzione dei conflitti, sia negli Stati coinvolti che lavorano a una maggiore stabilità, sia nelle comunità ospitanti che provano a supportare grandi numeri di rifugiati.
onu assembleaTuttavia, la risposta per arrestare e invertire i flussi di rifugiati e di altre persone costrette a fuggire dovrebbe venire da soluzioni politiche, ha affermato Grandi, e a questo proposito la comunità internazionale ha fallito.“Siamo diventati incapaci di negoziare la pace?” ha chiesto. “Pongo questa domanda qui, al Consiglio di Sicurezza, le cui ragion d’essere sono la risoluzione dei conflitti e il mantenimento della pace, perché vedo personalmente l’impatto diretto di questi fallimenti, tutti i giorni, sulle vite di decine di milioni di persone, sradicate e costrette ad abbandonare le proprie case”.La debolezza della solidarietà internazionale sta a sua volta indebolendo la protezione dei rifugiati, ha aggiunto. “Molti Paesi d’accoglienza dei rifugiati, specialmente quelli al confine con zone di guerra, mantengono aperti i confini e ospitano generosamente migliaia – a volte milioni – di rifugiati”.“Ma alcuni Stati – spesso quelli più ricchi e meno interessati dai flussi di rifugiati – hanno reagito chiudendo i confini, limitando l’accesso all’asilo e impedendo l’ingresso”.
In riferimento al Summit sui Rifugiati e sui Migranti dello scorso anno, che ha dato vita alla Dichiarazione di New York per una risposta globale alle crisi internazionali dei rifugiati, il capo dell’UNHCR ha elogiato quelli che sono stati dei “passi importanti” intrapresi da Stati membri, istituzioni per lo sviluppo come la Banca Mondiale, società civile e dal settore privato.
“Ma una risposta completa ai flussi massicci di persone in fuga può essere ottenuta solo attraverso azioni volte a ristabilire la sicurezza, risolvere i conflitti e costruire la pace,” ha dichiarato Grandi. La popolazione mondiale di persone costrette alla fuga è in rapido aumento e “conta sulla vostra leadership per raggiungere queste soluzioni,” ha detto al Consiglio di Sicurezza.

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Nomina rappresentanti non permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Onu palace«Sono stati eletti i rappresentanti non permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Da anni uno di questi seggi spetterebbe all’Italia ma dopo 8 ore di seduta e 4 votazioni finite con un nulla di fatto, Italia e Olanda hanno deciso di dividerselo: faranno un anno a testa. Questa salomonica soluzione è un fallimento del Governo italiano, inconsistente dal punto di vista dell’autorevolezza internazionale ed è l’ennesimo calcio alla fantomatica credibilità internazionale sbandierata da quel cialtrone di Renzi. Essere rappresentati da questo Esecutivo è umiliante. L’impegno ONU dell’Italia in termini di tempo, forze, uomini, missioni e soldi non è neanche lontanamente paragonabile a quello dell’Olanda ma a quanto pare per le Nazioni Unite non c’è alcuna differenza. Un governo serio si assumerebbe la proprie responsabilità e chi ha fallito si dimetterebbe, ma l’Italia non ha un governo serio e per rendersene conto basta leggere le dichiarazioni di Alfano che si dice soddisfatto perché sarà l’Italia a iniziare la turnazione. Renzi e Gentiloni spieghino cosa è accaduto e perché la voce dell’Italia non avrà il peso che le spetta in una fase politica internazionale così delicata come quella di oggi». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Aiutiamo Aleppo a non morire

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2015

aleppoLe notizie che, in questi giorni, arrivano dalla martoriata città di Aleppo ci parlano di una città sconvolta dai combattimenti e dai bombardamenti. Aleppo e i villaggi vicini sono contesi tra le forze del regime, il Free Syrian Army, l’Isis e lo YPG.
L’escalation degli scontri sta causando la fuga di migliaia di siriani dalla zona a sud della città. Si stima che solo nell’ultima settimana 70.000 abitanti siano stati costretti a lasciare la regione.
Grande preoccupazione desta la situazione umanitaria nella città vecchia. I combattimenti tra Isis e il regime lungo l’asse Khanasser–Athrayya, hanno di fatto interrotto il collegamento tra la città e le altre zone controllate da Damasco con l’interruzione degli approvvigionamenti per la popolazione. A peggiorare la già grave situazione è l’interruzione delle forniture di acqua ed elettricità che mancano in città da 8 giorni.La violenza non risparmia i quartieri cristiani e i luoghi di culto. Tre giorni fa, ad Azizieh, una granata ha colpito la chiesa cattolica durante la messa. La cupola ha miracolosamente resistito all’impatto risparmiando così la vita dei numerosi fedeli riuniti.Gli sforzi della diplomazia internazionale non sono stati ad oggi sufficienti a salvare Aleppo.
Il segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon dichiarava il 28 settembre scorso che: “Quattro anni di paralisi diplomatica del Consiglio di Sicurezza hanno fatto sì che la crisi siriana sia diventata fuori controllo, la responsabilità è innanzitutto in capo alle parti del conflitto in Siria, ma guardare solo all’ interno del Paese mediorientale per trovare una soluzione non è sufficiente, la battaglia è guidata anche da poteri e rivalità regionali”.Mentre la comunità internazionale si riunisce, proprio in queste ore, a Vienna, di fronte a tanta sofferenza e alla lenta agonia di una città un tempo simbolo di armoniosa coesistenza tra genti e fedi diverse, ripropongo con forza all’attenzione di tutti il mio appello “Save Aleppo”, lanciato il 22 giugno 2014, in cui si invocava un’iniziativa con queste parole, valide ancor di più oggi: “Salvare Aleppo vale più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili”. Rimaniamo convinti che “bisogna imporre la pace in nome di chi soffre ” e ricostruire un futuro per questa città, storico crocevia per tanti popoli e luogo di millenaria coabitazione fra musulmani e cristiani. Bisogna aiutare Aleppo a non morire: presto e con decisione.

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Somalia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2011

In occasione delle odierne consultazioni sulla Somalia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinché tenga particolarmente in considerazione la disperata situazione delle vittime della guerra civile che necessitano di una tutela migliore ed efficace. Il perdurare degli scontri armati in particolare nella regione di Mogadiscio spinge migliaia di persone a fuggire. Da luglio 2010 a oggi 109.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e a fuggire dalla violenza. Molti cercano rifugio nei paesi vicini dove sono però spesso respinti nonostante l’obbligo di accoglienza fissato dalla Convenzione di Ginevra. In considerazione della terribile situazione dei diritti umani in Somalia, la Comunità internazionale dovrebbe aumentare gli aiuti ai paesi vicini affinché possano effettivamente accogliere i profughi somali.
Il 3 gennaio 2011 il Ministero degli interni dello Yemen ha annunciato che espellerà diverse centinaia di Somali entrati illegalmente nel paese. Dal luglio 2010 l’Arabia Saudita ha rimpatriato almeno 4.100 profughi somali e in novembre 2010 il Kenia si è rifiutato di accogliere un gruppo di 8.000 profughi della guerra civile nonostante l’intervento dell’Alto Commissariato per i Profughi delle Nazioni Unite. Secondo l’APM, è ora che il Consiglio di Sicurezza intervenga chiedendo il rispetto della Convenzione di Ginevra. Nel 2010 lo Yemen ha registrato l’arrivo di circa 16.000 nuovi profughi somali. Ufficialmente il paese ha finora accolto 170.000 Somali. Ancora più persone hanno cercato rifugio in Kenia dove i campi profughi attorno a Dadaab ospitano circa 300.000 persone nonostante i campi fossero inizialmente pensati per poterne accogliere circa 90.000. Tra i profughi nei campi in Kenia ci sono oltre 100.000 bambini in età scolastica. Ogni settimana altre 1.500 persone raggiungono i campi profughi. Essi fuggono da una guerra che solo nel 2010 ha fatto 2.200 morti tra civili. Secondo l’APM l’esodo dalla Somalia si intensificherà ulteriormente nei prossimi mesi. Lo stato africano infatti è minacciato dalla carestia a causa delle scarse piogge autunnali che fanno temere enormi perdite agricole. La mancata produzione di beni alimentari renderebbe ancora più problematica la già difficile situazione della popolazione civile.

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La Corte Penale Internazionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2009

E’ entrata in vigore il primo luglio dopo aver ottenuto la sessantesima ratifica richiesta dal suo statuto approvato a Roma il 17 luglio del 1998. La sua sfera di trattazione riguarda i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e genocidio, ed i crimini d’aggressione. La sua giurisdizione è, in pratica, complementare  ai tribunali penali degli Stati ovvero la sua azione si giustifica se le corti interne  non siano in grado di esercitare l’azione penale o non intendono farlo per motivi di varia natura. Ne consegue che il meccanismo di attivazione della giurisdizione si attiva solo in presenza del soggetto legittimato a chiedere l’esercizio dell’azione penale (art. 12 e 13 dello Statuto).A questo punto la capacità d’azione della Corte può essere attivata sia dal Consiglio di Sicurezza sulla base di una Risoluzione dedicata, ai sensi del capitolo VII della Carta dell’O.N.U., sia su richiesta di uno Stato che abbia ratificato il trattato oppure su iniziativa spontanea del Procuratore Internazionale. La reale portata del provvedimento di condanna di crimini accertati e documentati è tuttora tutta da definire dato che sino ad oggi non sono stati ancora eletti i giudici ed il procuratore e si paventa il rischio di una sua reiterazione in grado di limitare gravemente la capacità di azione di tale istituzione.

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