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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘consiglio’

UE, le cariche proposte dal Consiglio, insediamento dell’Europarlamento

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 luglio 2019

Nel Consiglio europeo straordinario del 30 giugno-2 luglio a Bruxelles i leader europei hanno trovato un accordo sulle nomine delle massime cariche dell’UE. Nel frattempo anche l’Europarlamento riunito nella sua prima sessione plenaria che si è svolta dal 2 al 4 luglio ha previsto l’insedimento con la presentazione dei gruppi e le elezione delle massime cariche (Presidenza, vicepresidenza, questori). Per l’Italia la Presidenza dell’Europarlamento è stata affidata a David Sassoli, PD, candidato del gruppo socialista UE.
Charles Michel, ex primo ministro belga, liberale, è eletto presidente del Consiglio europeo per il periodo dal 1º dicembre 2019 al 31 maggio 2022. Il suo mandato, di due anni e mezzo, è rinnovabile una volta. Michel è nominato anche presidente del Vertice Euro per un mandato della stessa durata.Ursula von der Leyen, ministra della Difesa tedesca, vicinissima alla Merkel, è stata proposta quale candidata alla presidenza della Commissione europea. La candidata dovrà essere eletta dal Parlamento europeo a maggioranza dei membri che lo compongono nella prossima sessione plenaria prevista per metà luglio. Il Consiglio europeo ha inoltre preso atto dell’intenzione di Ursula von der Leyen di nominare Frans Timmermans e Margrethe Vestager quali vicepresidenti della Commissione di più alto grado. “Se verrà eletta, sarà la prima donna a guidare la Commissione europea” ha sottolineato il Presidente Donald Tusk in chiusura del Consiglio.
Un’altra donna, francese, Christine Lagarde, attuale direttrice del Fondo Monetario Internazionale è stata proposta per sostituire Mario Draghi alla Presidenza della Banca Centrale Europea. La nomina verrà formalizzata previa consultazione del Parlamento europeo e del consiglio direttivo della BCE.È stato inoltre nominato Josep Borell Fontelles, ministro degli esteri spagnolo ed ex presidente del Parlamento europeo, come candidato al posto di alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. La nomina formale necessita dell’accordo della neoeletta presidente della Commissione. Il Presidente Tusk si è congratulato con il Consiglio per aver concordato l’intero pacchetto prima della seduta inaugurale del Parlamento europeo (alle scorsa legislatura il processo aveva preso 3 mesi) e per l’equilibrio di genere – due donne e due uomini per le quattro cariche principali.Presidente della Commissione, alto rappresentante e gli altri membri della Commissione saranno soggetti, collettivamente, ad un voto di approvazione del Parlamento europeo, prima della nomina formale da parte del Consiglio europeo. Il loro mandato sarà di 5 anni dalla fine del mandato dell’attuale Commissione fino al 31 ottobre 2024.Europarlamento, la Presidenza a Sassoli. Nella seduta del 3 luglio l’Europarlamento ha eletto Presidente l’italiano David Sassoli, candidato ufficiale del gruppo socialista con 345 voti al secondo scrutinio. Sassoli, 63 ann, giornalista, anche televisivo (conduttore, inviato e Vicedirettore TG1), ex vicepresidente dell’Europarlamento sotto la Presidenza Tajani, è stato rieletto nelle liste del Partito Democratico (gruppo S&D) nel maggio 2019. Eletto per un mandato di due anni e mezzo (metà legislatura), rinnovabile, guiderà il Parlamento almeno fino a gennaio 2022.
Il Parlamento nella sua prima seduta plenaria che si è svolta dal 2 al 4 luglio a Strasburgo si è costituito  in 7 gruppi politici (erano 8 nella precedente legislatura) oltre ai “non iscritti” in numero di 57.
Si ricorda che un gruppo politico deve essere composto da almeno 25 deputati europei eletti in almeno in quarto degli Stati membri (ossia almeno 7). I negoziati per la costituzione dei gruppi politici sono iniziati a valle delle elezioni, il 27 maggio: la composizione doveva essere notificata entro il 1° luglio per essere riconosciuti dal 2 luglio, anche se un gruppo politico può essere creato in ogni momento nel corso della legislatura. Con la costituzione di un gruppo, i deputati accettano per definizione di avere affinità politica. I gruppi politici, tranne quello dei non iscritti, hanno un ruolo importante nel definire l’agenda del Parlamento, hanno più tempo per parlare durante i dibattiti e contano su uffici, tecnici e fondi per il loro lavoro. Dei cinque partiti italiani che hanno eletto i loro rappresentanti all’Europarlamento, il M5S non fa parte di nessun gruppo non avendo trovato alcun accordo, il Partito democratico fa parte dei Socialisti, la Lega di Identità e democrazia, Forza Italia è nel Ppe e Fratelli d’Italia nell’Ecr. La Lega, all’interno del gruppo Identità e democrazia, 73 membri ha Matteo Zanni, eurodeputato leghista come presidente. Il movimento dei 5S al momento appare fra i non iscritti (53 membri). Il M5S ha tuttavia espresso un Vicepresidente dell’Europarlamento, Fabio Massimo Castaldo che già nella precedente legislatura aveva ricoperto la stessa carica ottenendo più voti della candidata della Lega per il Gruppo politico Identità e democrazia Mara Bizzotto.

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Cos’è e come funziona la presidenza del Consiglio dell’UE?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 luglio 2019

La presidenza del Consiglio è esercitata a turno dagli Stati membri dell’UE ogni 6 mesi. Durante ciascun semestre, essa presiede le riunioni a tutti i livelli nell’ambito del Consiglio, contribuendo a garantire la continuità dei lavori. Gli Stati membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre, chiamati “trio” . Questo sistema è stato introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009. Compito del trio è fissare obiettivi a lungo termine, preparare un programma comune per stabilire i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Sulla base del programma comune, ciascuno dei tre paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato.Il trio attuale è formato dalle presidenze finlandese, rumena e croata.
La presidenza finlandese del Consiglio dell’UE: 1º luglio- 31 dicembre 2019
È la terza volta che la Finlandia prende la guida semestrale del Consiglio dei ministri Ue.Il programma della presidenza è incentrato su quattro priorità: il rafforzamento dei valori comuni e dello stato di diritto, rendere l’Ue più competitiva e socialmente inclusiva, rafforzare la posizione dell’Ue come leader globale nell’azione per il clima, proteggere la sicurezza dei cittadini. La Finlandia sarà la prima presidenza ad integrare le nuove priorità dell’agenda strategica 2019-2024 nei lavori del Consiglio.
La presidenza ha il compito di portare avanti i lavori del Consiglio, garantendo la continuità dell’agenda dell’UE, il corretto svolgimento dei processi legislativi e la cooperazione tra gli Stati membri. A tal fine, la presidenza deve agire come un mediatore leale e neutrale. La presidenza ha due compiti principali:
1. Pianificare e presiedere le sessioni del Consiglio e le riunioni dei suoi organi preparatori. La presidenza presiede le sessioni delle varie formazioni del Consiglio (ad eccezione del Consiglio “Affari esteri”) e le riunioni dei suoi organi preparatori, che comprendono comitati permanenti, come il Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), e i gruppi e comitati che si occupano di temi specifici. La presidenza assicura il regolare svolgimento dei dibattiti e la corretta applicazione del regolamento interno e dei metodi di lavoro del Consiglio. Organizza inoltre varie sessioni formali e informali a Bruxelles e nel paese che esercita la presidenza di turno.
2. Rappresentare il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE La presidenza rappresenta il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE, in particolare con la Commissione e il Parlamento europeo. Il suo ruolo è adoperarsi per raggiungere un accordo sui dossier legislativi attraverso triloghi, riunioni informali di negoziazione e riunioni del comitato di conciliazione.
La presidenza lavora in stretto coordinamento con: il presidente del Consiglio europeo
l’alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza,
supportandone le attività, e può talvolta essere invitata a svolgere determinate mansioni per conto dell’alta rappresentante, come rappresentare il Consiglio “Affari esteri” dinanzi al Parlamento europeo o presiedere il Consiglio “Affari esteri” quando quest’ultimo discute questioni di politica commerciale.

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Libertà d’espressione in Italia: Male secondo il Consiglio d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Un rapporto pubblicato il 2 maggio scorso dal Servizio della società dell’informazione del Consiglio d’Europa, individua le principali minacce alla libertà d’espressione in Europa nel 2018 e le azioni che i governi dovrebbero avviare per contrastarle in via prioritaria.
Il Consiglio d’Europa, che è organismo diverso dall’Unione Europea, con sede a Strasburgo e 47 Paesi membri, è stato fondato proprio 70 anni fa (5 maggio 1949) per promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Una organizzazione internazionale che include anche Paesi ben lungi dall’Ue, come per esempio Russia e Svizzera. Le sue osservazioni sono teoricamente e praticamente più “stemperate” e “diffuse” visto che includono Paesi che non sottostano alle pur blande norme dell’Unione in tema di diritti dell’individuo; quindi ci danno un quadro più ampio e realistico della questione sottomessa a questo rapporto.
Per quanto riguarda l’Italia, senza consolarci perché ci sono Paesi ben più messi male di noi come la Russia che in tema di violazione dell’articolo 10 della Convenzione dei diritti umani batte tutti, viene subito agli occhi il fatto che lì dove il rapporto parla di indipendenza dei media si legge:
«Pressioni finanziarie, favoritismi e altre forme di manipolazione indiretta dei media sono sempre più utilizzati da politici di ogni tipo». L’Italia è inserita come esempio (4): «il vice primo ministro e leader del Movimento cinque stelle ha chiesto alle aziende statali di interrompere la pubblicità sui giornali e ha annunciato piani per “una riduzione dei contributi pubblici indiretti” ai media nel bilancio 2019. Nel novembre 2018, ha pubblicato sui social media un post contenente frasi offensive nei confronti dei giornalisti italiani e ha richiesto nuove restrizioni di legge sugli editori».
Situazione che trova riscontro nella vicenda di Radio Radicale, a cui son stati tagliati i contributi per il servizio pubblico sui lavori parlamentari che svolge. Servizio non svolto da altri e su cui, nonostante esista il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva (Rai), ci si ostina a non provvedere in tal senso o a non fare un bando di gara per l’assegnazione (gara che Radio radicale chiede da sempre). Anche perché Radio Radicale svolge questo servizio con un contributo di 10 milioni all’anno (5 dei quali sono stati negati quest’anno col preannuncio di rottura totale della convenzione in corso), importo che che se fosse gestito dalla Rai pubblica, molto probabilmente basterebbe per un solo mese di servizio all’anno.
C’é tutto, e senza azzardo. il collegamento coi richiami del Consiglio d’Europa, per il fatto in sé quanto come esempio di un pubblico potere che vuole oscurare le informazioni dirette e senza veli dei propri lavori istituzionali.
Ora va di moda, tra i megafoni quotidiani della maggioranza al governo, dire che tutto quello che viene dall’Europa è brutto, sporco, cattivo e fatto proprio per far male al nostro Paese. E, ovviamente, anche se il Consiglio d’Europa è organismo ben diverso dall’Unione, immaginiamo che questo valga anche nel nostro caso… sembra che la parola “Europa” emani di per sé una sorta di negatività di cui l’Italia ne è principale vittima. Ma qualcosa, anche più di qualcosa, non torna in questo caso, visto che il rapporto di cui stiamo parlando è, per esempio, emanazione di un organismo di cui fa parte uno dei principali alleati della maggioranza al governo, la Russia. Oltre a tutti quegli altri Paesi dell’Unione che stanno organizzandosi (leader – sembra – l’Italia) per una sorta di internazionale sovranista che per affermarsi pare che debba non solo chiudere le frontiere a merci e persone ma anche impedire libertà d’espressione e di comunicazione
convogliando tutti i mezzi sotto l’ala protettiva dei vari governi.
A noi sembra che questo rapporto del Consiglio d’Europa abbia, proprio grazie all’esempio di Radio Radicale, ben individuato e sottolineato il problema. Lo dobbiamo lasciare sulla carta su cui è scritto o vogliamo cogliere l’occasione del prossimo rinnovo del Parlamento europeo per dare un segnale di quali siano i nostri interessi di utenti dei servizi di informazione e comunicazione. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Nuovo Consiglio Direttivo dell’Unione Buddhista italiana per il triennio 2019-2021

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Consiglio Direttivo buddistaL’Unione Buddhista italiana (U.B.I.) ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo per il triennio 2019-2021. I nuovi consiglieri sono: Filippo Scianna (della tradizione buddhista Vajrayana-tibetana), che è stato eletto anche Presidente, Stefano Bettera (Theravada), Carlo Tetsugen Serra (Soto Zen), Elena Seishin Viviani (Soto Zen), Giovanna Giorgetti (Vajrayana-tibetana), Rita Nichele (Vajrayana-tibetana) e Aldo Marzano (Vajrayana-tibetana).All’Assemblea che si è tenuta a Firenze il 13 aprile 2019 presso il Centro Terra di Unificazione Ewam hanno preso parte tutti i centri dell’U.B.I. L’Assemblea ha inoltre voluto ringraziare Giorgio Raspa per tutto il lavoro svolto in questi anni e ha ricordato con affetto Vincenzo Piga, fondatore dell’Unione Buddhista Italiana nel 1985.
Il neoeletto Consiglio Direttivo si ispirerà alle linee guida condivise da tutti i centri associati all’U.B.I. durante il Congresso di Salsomaggiore Terme che si è svolto dal 15 al 17 marzo 2019. (foto copyright consiglio direttivo buddista)

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Consiglio dei Governatori dell’IFAD

Posted by fidest press agency su domenica, 2 dicembre 2018

Roma 14 febbraio 2019. 42a sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), agenzia delle Nazioni Unite. Il Consiglio dei Governatori – la riunione annuale dell’IFAD dei suoi 176 Stati membri – offre ai leader di governo l’opportunità di affrontare alcune delle sfide più persistenti al mondo in materia di povertà e fame nelle aree rurali remote dei paesi in via di sviluppo. Il tema dell’evento di quest’anno, “Innovazione rurale e spirito imprenditoriale”, esplorerà il ruolo che gli investimenti in tecnologia, innovazione e sviluppo delle piccole imprese possono svolgere per risolvere molte di queste sfide.
Questa sarà la prima volta in cui Papa Francesco parteciperà alla cerimonia di apertura della più importante riunione annuale dell’IFAD. Lo sradicamento della povertà rurale e della fame è al centro del mandato globale del Fondo, una questione cruciale continuamente sollevata dal Pontefice. Dalla sua fondazione, nel 1977, l’IFAD ha concentrato i suoi investimenti su milioni di donne e uomini delle zone rurali per dare loro la possibilità di coltivare più cibo, migliorare l’alimentazione delle loro famiglie e aumentare i loro redditi. I progetti sostenuti dall’IFAD hanno dimostrato che con l’accesso ai finanziamenti, ai mercati, alla tecnologia e all’informazione le popolazioni rurali possono costruire la loro capacità di ripresa, espandere le loro attività e prendersi carico del proprio sviluppo. http://www.ifad.org

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Il Consiglio dell’Unione europea ha dato oggi il via libera alla nuova direttiva sul riciclaggio

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Di Ignazio Corrao, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa. Arriva finalmente al termine dell’iter legislativo comunitario, quindi, la direttiva che incorpora le nostre proposte in materia, dopo che la stessa aveva visto il via libera del Parlamento. Questo provvedimento è particolarmente importante per facilitare la cooperazione penale in Europa e contrastare le attività transfrontaliere delle organizzazioni criminali. Il riciclaggio del denaro sporco nelle economie legali dei diversi Stati membri dell’Unione Europea è un fatto che testimonia la nuova pelle delle mafie. Quindi servono regole nuove e più efficaci per combatterle.Altra regola d’oro che inserimmo nel testo che trovò l’approvazione del Parlamento europeo è quella che la detenzione non può essere la sola sanzione. Infatti, è previsto anche il divieto di candidarsi alle cariche elettive per i condannati per riciclaggio (una sorta di “Daspo” per i corrotti anche a livello europeo) e si estende la confisca ai familiari dei criminali che sono deceduti nel corso del processo per assicurare che gli eredi non possano godere dei proventi dei reati.Abbiamo applicato alla lettera gli insegnamenti di Giovanni Falcone che diceva: “segui i soldi e troverai la criminalità organizzata”. Così abbiamo fatto. Le organizzazioni criminali vanno sradicate nella loro fonte di finanziamento che è la loro risorsa più preziosa. Siamo orgogliosi doppiamente anche perché questo provvedimento così delicato è stato discusso e votato insieme ai cittadini nella piattaforma Rousseau.L’obiettivo perseguito dalla proposta di direttiva è:
1 – stabilire norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni inerenti al riciclaggio di denaro;
2 – eliminare gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello transfrontaliero introducendo disposizioni comuni al fine di migliorare l’indagine sui reati connessi al riciclaggio di denaro;
3 – allineare le norme dell’UE agli obblighi internazionali, in particolare quelli derivanti dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato e sul finanziamento del terrorismo;
4 – rafforzamento della confisca che viene permessa anche in assenza di condanna definitiva dei proventi delle attività criminali in caso di morte dell’accusato per evitare che questi passino agli eredi. Questo risultato dimostra che siamo già ampiamente considerati in Europa una forza credibile ed è un segnale di una UE che guarda al futuro e che cambia in meglio.

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Rinnovato il Consiglio della Città metropolitana di Torino

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

torino8 seggi al centrosinistra, 7 seggi al Movimento 5Stelle, 3 seggi al centrodestra. Con la proclamazione questa mattina a palazzo Cisterna, si sono concluse le operazioni di vota per rinnovare il Consiglio della Città metropolitana di Torino, presieduto da Chiara Appendino.
La percentuale di voto finale (i seggi si sono chiusi domenica sera alle ore 23) si è attestata a 64.25% di poco inferiore a quanto registrato nelle elezioni del 2015, mentre è cresciuto il peso del voto ponderato per l’affluenza ai seggi di più amministratori di città e centri medio grandi del territorio.Sono andati 8 seggi alla lista di centrosinistra Città di Città che vede eletti Alberto Avetta (il più votato in assoluto) sindaco di Cossano Canavese, Vincenzo Barrea consigliere comunale di Borgaro Torinese, i consiglieri comunali di Torino Monica Canalis, Maria Grazia Grippo, Silvio Magliano, Roberto Montà sindaco di Grugliasco, Mauro Carena sindaco di Villardora e Maurizio Piazza sindaco di Beinasco.Al Movimento 5Stelle sono andati 7 seggi: risultano eletti consiglieri metropolitani Dimitri De Vita (il più votato della sua lista) consigliere comunale a Rosta, Marco Marocco consigliere comunale a Chivasso, Barbara Azzarà consigliera comunale a Torino, Carlotta Trevisan consigliera comunale a Rivoli, Elisa Pirro consigliera comunale ad Orbassano, Anna Merlin consigliera comunale di Cumiana e Antonino Iaria consigliere comunale a Torino.Alla lista di centrodestra Civica per il territorio sono andati 3 seggi: risultano eletti consiglieri metropoltani Paolo Ruzzola sindaco di Buttigliera alta , Antonio Catello sindaco di Pianezza e Mauro Fava consigliere comunale a Cuorgnè.

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Saranno 62 i componenti del futuro Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Vince la “linea Abruzzo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

GiornalistiSaranno 62 i componenti del futuro Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e saranno così suddivisi: 40 professionisti, 20 pubblicisti nonché 1 professionista e 1 pubblicista in rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute. In pratica viene ripristinato l’orginario rapporto di 2/3 professionisti e 1/3 pubblicisti previsto dalla legge n. 69 del 1963, rapporto tuttora vigente nei Consigli regionali dell’Ordine. Ma, poiché restano 12 – come oggi – i componenti del Consiglio nazionale di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti, faranno parte del Consiglio nazionale dell’Ordine 50 colleghi (cioé 62 meno 12). Gli attuali consiglieri nazionali dell’Ordine sono, invece, ben 144 per metà pubblicisti e metà professionisti. Lo ha deciso oggi pomeriggio la Commissione Affari Costituzionali del Senato nell’ambito della riforma dell’editoria. Ora il provvedimento dovrà essere approvato dall’Aula di palazzo Madama e successivamente definitivamente ratificato dalla Camera dei Deputati. Si rende infatti necessario un nuovo voto a Montecitorio perché 5 mesi fa i deputati avevano fissato in appena 36 il numero dei componenti del futuro Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

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La decisione del Consiglio sullo scambio d’informazioni sui regimi fiscali è un'”occasione mancata”

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

tasseNel parere posto in votazione martedì, il Parlamento ha definito l’accordo tra gli Stati membri UE sulla condivisione automatica di informazioni relative ai regimi fiscali delle multinazionali come un'”occasione mancata” per compiere un importante passo in avanti nella lotta al “tax planning” e alla compensazione fiscale ingiusta.I deputati sono insoddisfatti perché l’accordo raggiunto dal Consiglio “Economia e Finanza” (ECOFIN) il 6 ottobre scorso, restringe indebitamente sia la portata del progetto di direttiva sullo “scambio automatico” sia l’accesso della Commissione a queste informazioni.
La risoluzione è stata approvata con 572 a favore, 90 contrari e 30 astensioni.
Commentando l’accordo del Consiglio, il relatore Markus Ferber (PPE, DE) ha affermato: “Se questo dovesse essere il testo finale, gli Stati membri avrebbero perso una grande occasione per raggiungere una maggiore trasparenza nella politica fiscale. I bilanci nazionali continuano a essere in sofferenza. Abbiamo bisogno di una procedura per tutta l’UE che sia obbligatoria e sistematica. Al momento, le autorità fiscali nazionali non si rendono conto che gli accordi sui regimi fiscali creati in altri Stati membri stanno minando le basi della loro politica fiscale. Le autorità fiscali dovrebbero essere obbligate a scambiare informazioni sui regimi fiscali e a renderle disponibili in un database centrale presso la Commissione europea”.

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Emergenza Ucraina

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2014

kiev”il 28 novembre 2013 l’Ucraina avrebbe dovuto sottoscrivere un Accordo di associazione con l’Unione Europea, teso ad avvicinare sensibilmente Kiev e Bruxelles;per poter firmare l’Accordo, il Governo ucraino si sarebbe dovuto impegnare nell’elaborazione di riforme concrete nell’ambito della giustizia selettiva e di riforme del sistema democratico, oltre che nella risoluzione della vicenda legata a Yulia Tymoshenko;il 21 novembre 2013 il Presidente della Repubblica Ucraina, Viktor Fëdorovyč Janukovyč, ha annunciato ufficialmente di non essere intenzionato a firmare l’Accordo di associazione con l’UE;tale scelta, probabilmente dovuta alla consapevolezza da parte di Janukovyč del ruolo dell’Ucraina di cuscinetto tra la Russia e il resto dell’Europa ed alla sua intenzione di riunire tutti i protagonisti di quell’area per portare avanti insieme un’unica trattativa di natura commerciale, ha scatenato le proteste di quell’ampia parte della popolazione che vede nell’ingresso nell’Unione Europea la strada giusta per permettere una crescita dell’intero Paese;a preoccupare la popolazione vi sono anche le tendenze filo-russe del Governo, pressato sia dalla proposta di Putin di creare un’unione doganale extra-UE sia da quanto avvenuto il 24 novembre nel villaggio di Šajkaš, in Serbia, dove sono stati avviati degli scavi per il progetto South Stream, a opera della compagnia russa Gazprom, il maggiore estrattore al mondo di gas naturale;si tratta della costruzione di un gasdotto che servirà a portare il gas naturale russo verso i Balcani ed i Paesi dell’Unione Europea senza passare in territorio ucraino, privando quindi l’Ucraina di tutti i benefici economici che sarebbero conseguiti ad un passaggio del gasdotto all’interno dei propri confini;sono quindi partite una serie di proteste a Kiev, con la nascita di un movimento spontaneo rinominato da Radio Free Europe Euromaidan, dal nome della piazza principale di Kiev, il cui nome in ucraino è Maidan (Piazza dell’Indipendenza), teatro principale delle manifestazioni di protesta;il 30 novembre 2013 più di 100.000 manifestanti ucraini favorevoli all’Unione Europea sono scesi in piazza, sfidando un divieto del Governo che aveva proibito i cortei in centro;gli attivisti si sono radunati nel parco Taras Shevchenk e poi hanno marciato verso Piazza dell’Indipendenza, dove hanno abbattuto le transenne erette attorno a un albero di Natale per scoraggiare gli assembramenti;in tale occasione è stato anche occupato simbolicamente il piano terra del Municipio di Kiev;la reazione della polizia ucraina, autorizzata dal Ministro dell’Interno Vitaly Zakharchenko, è stata estremamente violenta e spropositata, con cariche a ripetizione contro i manifestanti (tra cui molte donne e persone anziane) e l’uso di gas lacrimogeni e granate stordenti;
si è alzato in tale occasione un coro di proteste contro l’operato della polizia ucraina, ed è stato lanciato un appello allo sciopero generale;
gli scontri sono proseguiti anche all’inizio di dicembre, e la tensione è aumentata ulteriormente alla notizia, uscita il 17 dicembre, di un accordo con il quale la Russia ha concesso uno sconto sulle forniture di gas ed ha investito 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini, segnale di un ulteriore avvicinamento del Governo ucraino alla Russia ed un consequenziale allontanamento dalla possibilità di accordi con l’UE;
la notte del 24 dicembre una giornalista ucraina filo-europea dell’“Ukrainska Pravda”, Tetyana Chornovil, è stata selvaggiamente picchiata a Kiev;la cronista, che ha scritto articoli molto critici nei confronti del Presidente Viktor Janukovyč e dei suoi più stretti alleati, stava guidando quando due uomini l’hanno costretta a fermarsi alla periferia di Kiev e l’hanno picchiata;settimane di manifestazioni di protesta e scontri hanno portato all’approvazione, il 16 gennaio 2014, di un pacchetto di severissime leggi di stampo repressivo, che prevedevano una forte compressione delle libertà di protesta, con pene di detenzione carceraria fino a dieci anni, reintroducevano il reato di diffamazione per i giornalisti che accusavano i politici di corruzione, intaccavano profondamente il diritto ad un’informazione libera ed introducevano il divieto di accamparsi nei luoghi pubblici senza autorizzazione, di indossare maschere antigas o caschi e di distribuire materiale propagandistico;inoltre, le nuove leggi prevedevano che tutte le Ong che ricevevano finanziamenti esteri fossero obbligate a registrarsi come agenti stranieri e che venissero registrati anche tutti i siti che si occupano d’informazione;il 19 gennaio i cittadini di Kiev e di tutta la nazione sono scesi per manifestare in maniera forte e pacifica il loro dissenso a questi provvedimenti ed esternare la volontà di entrare a far parte dell’Unione Europea;la protesta è proseguita nei giorni successivi sfociando in violentissimi scontri, che si sono susseguiti, aumentando ogni giorno di intensità e potenza;le scelte di gestione della piazza da parte del Governo guidato da Janukovyč sono state improntate alla soppressione della protesta con la forza e si sono rivelate del tutto controproducenti, provocando un’escalation di violenza fino ad arrivare ad un drammatico spargimento di sangue;si parla di almeno sei morti tra i giovani manifestanti, di una trentina di persone di cui si sono completamente perse le tracce, di oltre 200 arresti e di centinaia di feriti, che, peraltro, non possono recarsi negli ospedali per farsi curare dato il rischio di essere catturati dalle ronde di polizia;circolano addirittura voci del fatto che il Governo avrebbe fatto ricorso ai “Titishki”, ovvero gruppi di ragazzi comprati con droga ed una manciata di euro per infiltrarsi nelle piazze e sabotare la protesta;questa grave situazione ha suscitato grande sdegno nella comunità internazionale, ed in particolar modo dell’Unione Europea, visto che parte della protesta era di stampo filoeuropeo;il Presidente della Commissione Europea Barroso ha dichiarato la possibilità di sanzioni economiche, mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel, con un messaggio diretto al Presidente della Repubblica Ucraina, ha chiesto di avviare immediatamente nuove trattative con l’opposizione;
la protesta antigovernativa si è allargata anche al resto del Paese, e cinque Consigli regionali delle regioni occidentali e centrali del Paese (ovvero quelle filo-occidentali) sono stati presi d’assalto dai manifestanti, a Leopoli, Rivne, Ternopil, Khmelnytsky e Cherkassy;
manifestanti hanno costruito barricate intorno agli edifici occupati a Lviv e Rovno, ed a Leopoli il governatore Oleg Salo, uomo vicino al Presidente, è stato costretto a dimettersi dai dimostranti, ma ha poi ritrattato;il Presidente ucraino ha dovuto, dunque, aprire uno spiraglio di dialogo, e, dopo un primo colloquio fallimentare, con la conseguente occupazione del Ministero dell’Agricoltura, ha annunciato un rimpasto di Governo, l’amnistia per i manifestanti che in questa settimana abbiano commesso reati non gravi e modifiche alle leggi anti-protesta;poche ore dopo sono ripresi gli scontri, ed allora il 25 gennaio il Presidente Janukovyč ha annunciato la disponibilità a rivedere la Costituzione in senso più pluralista ed ha proposto ad Arseny Yatsenyuk, uno dei tre leader dell’opposizione, di diventare premier ed all’ex campione del mondo di pugilato Vitali Klitschko, un altro dei capi dell’opposizione, di essere vicepremier;la proposta di un Governo guidato dai leader dell’opposizione è stata respinta e la protesta è andata avanti anche il 26 gennaio con l’occupazione di “Casa Ucraina”, una sorta di palazzo delle esposizioni presidiato all’interno dalla polizia;sempre il 26 gennaio circa 3.000 dimostranti hanno preso d’assalto l’edificio del Governo regionale di Dnipropetrovsk, terza città più popolosa dell’Ucraina e capoluogo dell’omonimo Oblast nell’est del Paese, ed altri scontri si sono verificati a Zaporizzja, anch’essa nel sud-est ucraino, dove 5.000 manifestanti si sono raccolti davanti al palazzo del Governo regionale e hanno chiesto al personale di andarsene, finché la polizia non ha respinto la folla utilizzando gas lacrimogeni e granate stordenti;ancora, il 26 gennaio il movimento denominato “Splina Sprava” (che in ucraino significa “Causa Comune”) aveva occupato il Ministero della Giustizia;la mattina seguente l’edificio era stato sgomberato dalle forze dell’ordine, sotto la minaccia del Ministro della Giustizia ucraino, Elena Lukash, sulla proclamazione dello stato d’emergenza se il suo dicastero non fosse stato liberato pacificamente;i manifestanti, nel lasciare l’edificio, avevano annunciato che avrebbero continuato a bloccare l’ingresso dell’edificio in attesa della sessione speciale del Parlamento prevista per il giorno successivo, e che se il Governo non avesse in tale sede ceduto alle richieste dell’opposizione, il Ministero sarebbe stato nuovamente occupato;
a seguito delle trattative tra Governo ed opposizioni si è giunti alle dimissioni del primo ministro Azarov ed all’abolizione da parte del Parlamento delle leggi anti-manifestazioni;il premier Azarov ha dichiarato di aver preso personalmente la decisione di dimettersi per facilitare il raggiungimento di un compromesso socio-politico e di una soluzione pacifica al conflitto;nove delle dodici leggi anti-proteste sono state revocate, tra cui quella che prevede la pena del carcere fino a 15 anni per i trasgressori dei divieti sulla partecipazione alle dimostrazioni;il Presidente ucraino ha proposto ad un esponente del partito della Tymoshenko la guida del Governo, ricevendo però un netto rifiuto;dieci sedi di Consigli regionali su 25 sono occupate o bloccate dai manifestanti, e larga parte dell’ovest del Paese è di fatto sotto il controllo dei dimostranti;il carattere spontaneo e del tutto privo di gerarchie della protesta ha permesso anche a realtà di estrema destra di insinuarsi al suo interno: in particolare si tratta della formazione “Svoboda”, nata da un partito neonazista e che inneggia a Stepan Bandera (collaborazionista di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale), che ancora nel 2004 continuava a definirsi social-nazionale, avendo come emblema una specie di svastica, ed il “Pravi Sektor”, ovvero “Settore di Destra”, altra realtà innervata da ideologie russofobiche e razziste;la presenza di forze che attraversano strumentalmente la protesta e per cui l’integrazione nell’Unione Europea è tutt’altro che una priorità rischia di rovinare un movimento spontaneo e liberal-democratico;in una conferenza stampa congiunta del Presidente del Consiglio italiano ed il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy, Enrico Letta aveva affermato che le porte dell’Europa sono aperte all’avvicinamento ed, un giorno, all’ingresso dell’Ucraina e che l’Italia chiede con forza, esattamente come farà anche Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, che il dialogo recuperi e superi questa situazione drammatica di ricorso alla violenza che vede ai confini dell’Unione un paese dividersi con spargimento di sangue; l’innalzamento nel mese di febbraio del livello di scontro fino ai drammatici avvenimenti del 18 e 19 febbraio 2014, che hanno visto, da parte delle autorità governative, l’uso di armi convenzionali nei confronti dei manifestanti, con preoccupanti segnali di degenerazione verso un’escalation che non esclude la violenza civile;
l’urgenza di una forte posizione europea di condanna, e di individuazione di strumenti efficaci per favorire una decompressione e l’avvio di una fase di negoziato e di dialogo per scongiurare una degenerazione drammatica che rischia di lasciare sul campo molte vittime e di creare una zona di tensione e di crisi in un paese ponte del partenariato orientale e dell’Europa, tra Unione Europea e Russia, tale da costituire la premessa per maggiori libertà democratiche e da scongiurare lòeggi speciali e violente repressioni che rischiano di diventare un punto di non ritorno. (foto fonte La presse)

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Diritti umani in Iran

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2013

from the official website of the Bahá'í Intern...

from the official website of the Bahá’í International Community, The History of Bahá’í Educational Efforts in Iran. (Photo credit: Wikipedia)

Dopo aver sentito il discorso pronunciato dal presidente iraniano Hassan Rouhani alle Nazioni Unite oggi, il mondo osserverà come, a parte il suo appello generale alla speranza e alla moderazione in tutto il mondo, egli affronterà la questione essenziale dei diritti umani in Iran.La Baha’i International Community è ansiosa di vedere quali provvedimenti pratici il presidente Rouhani e il suo governo prenderanno ora per porre rimedio alle violazioni dei diritti umani subite dalle minoranze etniche e religiose dell’Iran fra cui ci sono anche i baha’i, la più numerosa minoranza religiosa non musulmana del paese, nonché da altri settori della popolazione iraniana.«In particolare, speriamo che il presidente Rouhani prenda provvedimenti per accordare ai baha’i tutti i diritti che spettano loro in quanto cittadini iraniani», ha detto Bani Dugal, il principale rappresentante della Baha’i International Community.«Un primo passo potrebbe essere la revoca dei provvedimenti del memorandum segreto del 1991 emanato dal supremo Consiglio culturale rivoluzionario e firmato del Leader supremo Ayatollah Khamenei. Quel documento chiede che i baha’i siano trattati in modo tale che “il loro progresso e il loro sviluppo siano bloccati” e stabilisce politiche intese a eliminare la comunità baha’i come entità vitale in Iran.
«Per oltre 30 anni, la Repubblica Islamica dell’Iran ha sistematicamente perseguitato i baha’i, unicamente a causa delle loro convinzioni religiose, che promuovono la pace, l’obbedienza alla legge e non sono una minaccia per il governo.«Una prima importante prova delle sue reali intenzioni, dunque, è che il presidente Rouhani incominci a liberare gli oltre 115 baha’i che si trovano attualmente in prigione in Iran, tutti ingiustamente detenuti per accuse false o costruite», ha detto la signora Dugal.

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Bilancio UE 2014: nonostante le promesse, il Consiglio vuole tagliare la spesa per crescita e lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2013

I tagli proposti dal Consiglio alla spesa UE per ricerca e occupazione contraddicono le promesse fatte, secondo quanto hanno detto i deputati, commentando il progetto di bilancio per il 2014, presentato martedì dalla Presidenza lituana del Consiglio.Il Consiglio propone un bilancio di 142,5 miliardi di euro in stanziamenti d’impegno e di 136,1 miliardi di euro in stanziamenti di pagamento, vale a dire tagli per 9 miliardi di euro (-6%) in impegni e 9,5 miliardi di euro (-6,6%) in pagamenti, rispetto a quest’anno.La posizione del Consiglio sul bilancio contraddice le sue promesse per una ripresa economica. Nonostante gli impegni recentemente presi di dare priorità all’occupazione (giovanile) e ai programmi di crescita per la ricerca, l’istruzione e le piccole e medie imprese, sono proprio questi i settori in cui il Consiglio propone i tagli più ingenti, per un totale di 426 milioni di euro (-3%). “Il Consiglio ha scelto di fare ‘business as usual’, tagliando il già limitato bilancio proposto dalla Commissione. È inaccettabile che il Consiglio proponga di fare i tagli più cospicui alle politiche di crescita quali la ricerca e l’innovazione”, ha dichiarato la relatrice sul bilancio 2014, Anne Jensen (ADLE, DK).Il Consiglio propone inoltre tagli per 157 milioni di euro per la politica estera (-2,5%) e 153 milioni di euro per l’amministrazione (-1,8%). I settori di spesa meno colpiti sono i fondi strutturali e l’agricoltura.Nel frattempo, l’annosa questione della carenza di pagamenti per il 2013 non è ancora stata risolta e i deputati temono che possa influenzare i negoziati sul bilancio 2014, se non si trova rapidamente una soluzione. All’inizio di quest’anno, la Commissione aveva stimato il deficit a 11,2 miliardi di euro per pagare i conti in sospeso di quest’anno, ma finora gli Stati membri si sono accordati solo per 7,3 miliardi di euro.Il Parlamento è anche preoccupato per l’aumento dei costi degli impegni in sospeso che devono ancora essere trasformati in pagamenti (i cosiddetti “arretrati da liquidare” ADL). Gli ADL saranno pari a 235 miliardi di euro entro la fine di quest’anno, cifra che si aggiungerà ai pagamenti futuri.

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Spumanti: qualche consiglio prima del brindisi

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

“Meno tre, due, uno e poi… sarà 2011! Tante incognite per l’anno nuovo e un’unica certezza quella di aspettarlo brindando con un buon bicchiere di spumante. Scegliere la bottiglia giusta districandosi tra la varietà presente in commercio di tipi, provenienze e dimensioni non è facile”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC). “Le etichette che dovrebbero aiutare il consumatore nell’acquisto non sono sempre chiarissime -prosegue Dona- anche perché molto spesso sono scritte in francese. Termini come charmat e champenois si riferiscono ad esempio al metodo di produzione: il primo, più breve, prevede la fermentazione in tini o autoclavi, con il secondo procedimento, invece, la fermentazione molto più lunga avviene direttamente in bottiglia.  Dunque quando si legge champenois, talento o classico  riguarda l’operazione con la quale si produce lo spumante”. “Anche nei prezzi c’è un vasto assortimento -sostiene il Segretario generale- si parte da poco più di un euro fino a cinquanta, per non parlare dei più costosi  champagne, ma non sempre il prodotto più caro è quello più apprezzato dai consumatori”.  “Buona norma -conclude Massimiliano Dona- sarebbe di preferire prodotti italiani e locali per avere comunque garanzie di qualità e risparmiare sul prezzo”.

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Giancarlo Mazzuca (PdL) su libertà espressione

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

“Mi chiedo cosa c’entri la libertà d’espressione, caposaldo di una democrazia moderna, con la licenza d’offendere e di denigrare: Magari anche contro chi, in ultima analisi, è il tuo datore di lavoro.” lo afferma l’on. Giancarlo Mazzuca, componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai. “Quello che è successo nella prima puntata di “Annozero” della nuova stagione – aggiunge Mazzuca – è molto grave: abbiamo anche sentito Michele Santoro mandare a quel paese, in modo volgare, il proprio direttore generale Mauro Masi. A questo punto, è importante che il consiglio d’amministrazione della Rai, in un momento in cui la polemica politica ha raggiunto livelli allarmanti, usi tutti i mezzi per impedire, con una linea di condotta dura e rigorosa, che ci siano ulteriori cadute di stile con risse indegne per un servizio pubblico”. (On. Giancarlo Mazzuca componente della Commissione di Vigilanza Rai)

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Consiglio Provinciale del COISP di Venezia

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Particolare importanza, è stata riservata alle nuove nomine, proposte all’unanimità dalla Segreteria Provinciale e sottoposte alla valutazione di tutto il Consiglio Provinciale che le ha approvate e votate per acclamazione. Sono stati pertanto eletti:
ANZOLIN Roberto          = Componente del Consiglio Provinciale
GAGGIOLI Alessandra = Componente del Consiglio Provinciale
TESSAROLO Maurizio = Componente del Consiglio Provinciale
MARRONE Rossano     = Responsabile Gestione Logistica Provinciale
TARANTINO Antonia     = Componente del Collegio dei Sindaci
Il Consiglio Provinciale, ha poi votato all’unanimità il nuovo Segretario Generale Provinciale Aggiunto nella figura di TONELLO Daniele. Già Segretario Provinciale di Venezia, Daniele, ha saputo nel corso del tempo, dare slancio a tutta la struttura veneziana, impegnandosi ed arrivando quindi a succedere all’amico Fulvio Coslovi trasferito in altra sede.

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Ass. Dossetti: no alla tessera del tifoso

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2010

L’associazione Dossetti scende in campo per tutelare i diritti del “Tifoso vero”, di quello che ha sempre creduto nello sport e che oggi non vuole essere identificato con il violento che va allo stadio per delinquere.  Obbligare un tifoso alla tessera significa andare contro la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali così come scritto nel Protocollo 11 di Strasburgo dell’11 maggio 1994 (e siglato a Roma dall’attuale Presidente del Consiglio il 29 ottobre 2004) e nel quale sono evidenziati i concetti di uguaglianza, libertà e dignità della persona in uno stato di democrazia e di diritto. E non solo, l’obbligo alla tessera è contrario all’articolo 13 della Costituzione italiana ‘cioè il diritto alla libertà’.   L’associazione Giuseppe Dossetti rivolge un “appello” al Ministro Maroni e chiede un incontro urgente sulla ” tessera del Tifoso”, che ad oggi appare nella sua regolamentazione “anticostituzionale” e ” in contrapposizione con i diritti sulla “privacy”. Il segretario Claudio Giustozzi ha dichiarato: << la tessera del tifoso mina la libertà della persona perché nega il diritto ad andare allo stadio con la stessa libertà con cui si va al cinema o in discoteca. In un momento nel quale i cittadini sono sbigottiti per la mancanza di etica politica, per la mancanza di possibilità economiche, per una strisciante ma visibile mancanza delle libertà fondamentali ci si arroga il diritto di imporre un ulteriore balzello economico per l’acquisto di una tessera del tifoso che non servirà ad altro che a portare benefici economici a questa o a quella banca, negando il diritto del cittadino onesto di poter scegliere come passare il suo tempo libero; oggi rimane ancora possibile andare al cinema o in discoteca ma è impossibile, per chi non è un ‘tifoso’ ma è un ‘amante dello sport’, poter assistere liberamente alle competizione agonistiche. Sarebbe bastato applicare in modo esemplare, e non come già successo con il povero Gugliotta, le normative e le leggi vigenti. Sarebbe bastato, invece che far spendere soldi ai cittadini dare più fondi alle forze di polizia che sono deputate a isolare i pochissimi tifosi violenti. Di fatto si stanno creando i presupposti per una violenza di massa, non sono d’accordo con l’entusiasmo del ministro per i 500.000 che hanno acquistato la tessera del tifoso, voglio ricordargli che solo i cittadini della ‘padania’ sono milioni e sono tutti tifosi di questa o quell’altra squadra,quindi è evidente che si tratta di un flop pericolosissimo per le proteste, sicuramente civili, ma che vedranno come sempre protagonisti negativi i soliti pochi violenti>> L’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” ha dato mandato ai propri legali di valutare eventuali azioni da intraprendere presso la Corte di Strasburgo.

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Bcc: nuovo presidente del comitato esecutivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 aprile 2010

Con la nomina di Roberto Scazzosi, 42 anni, avvocato, a presidente del comitato esecutivo della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, e l’ingresso nel comitato esecutivo di Giuseppe Barni, 49 anni, imprenditore, prosegue il cammino di ringiovanimento delle cariche istituzionali dell’unica banca locale dell’Altomilanese e del Varesotto, così come era stato delineato nell’ultima assemblea di rinnovo cariche. Nel maggio del 2009, infatti, i soci della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, uniformandosi ai principi dettati in materia dall’Organo di Vigilanza, hanno approvato il nuovo statuto societario che prevede la possibilità di dividere le cariche del presidente del consiglio di amministrazione (che è l’organo che sovraintende alle politiche di indirizzo dell’Istituto) e del presidente del comitato esecutivo (ovvero l’organismo a cui è demandata gran parte dell’operatività quotidiana della banca). Ma una volta ricostituito il consiglio di amministrazione con la cooptazione di due nuovi consiglieri (Cecilia Cardani, 42 anni, e Graziano Porta, 45 anni), il processo di ringiovanimento delle cariche istituzionali è ripreso e, nelle scorse settimane, come previsto, le due cariche sono state attribuite ad altrettante persone. Lidio Clementi, pertanto, è uscito dal comitato esecutivo, per mantenere la sola carica di presidente del consiglio di amministrazione. Quindi il consiglio di amministrazione ha nominato all’unanimità presidente e vice presidente del comitato esecutivo: Roberto Scazzosi e Mauro Colombo, 42 anni, imprenditore, residente a Villa Cortese.
Questo il nuovo organigramma della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate: Consiglio di amministrazione: Lidio Clementi (presidente), Ignazio Parrinello (vice presidente vicario), Roberto Scazzosi (vice presidente), Giuseppe Barni, Danila Battaglia, Rinaldo Borsa, Cecilia Cardani, Mauro Colombo, Enzo Papa, Vittorio Pinciroli, Graziano Porta, Mario Pozzi, Andrea Rinaldi. Comitato esecutivo: Roberto Scazzosi (presidente), Mauro Colombo (vice presidente), Giuseppe Barni, Ignazio Parrinello, Mario Pozzi.

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Anniversario consiglio d’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2010

Roma 15 aprile 2010 – ore 11:00 – 13:00 Palazzo Montecitorio, Sala della Lupa In occasione del 60° anniversario della fondazione del Consiglio d’Europa, la Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare ha promosso nello scorso settembre a Venezia, in occasione della 66a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, un evento celebrativo per tale anniversario.
Nell’occasione fu lanciato Action for Women, concorso per giovani registi con l’invito a realizzare un cortometraggio della durata massima di 5 minuti sul tema della lotta contro la violenza alle donne. La competizione artistica si è inquadrata nell’ambito di una più vasta campagna di sensibilizzazione che il Consiglio d’Europa ha promosso sul tema a livello europeo.
Tale concorso, ospitato sul canale YouTube della Camera dei Deputati, è stato realizzato con la collaborazione di: Consiglio d’Europa, Google-YouTube, Mostra del Cinema di Venezia, Cinecittà LUCE, Centro Sperimentale di cinematografia e Eurimages. La partecipazione è stata riservata ai residenti negli 11 Stati membri del Consiglio d’Europa con un dominio YouTube: Italia, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Russia, Polonia, Paesi Bassi, Svezia, Irlanda e Repubblica Ceca. 11,00 Apertura dei lavori Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati Thorbjørn Jagland, Segretario Generale del Consiglio d’Europa 11,15 Introduzione
Deborah Bergamini, Presidente del Centro Nord Sud del Consiglio d’Europ 11,30 Proiezione dei 3 video vincitori del Concorso e breve intervista dei giovani registi che li hanno realizzati Corrado Ceron (1° premio) Luca Serio Bertolini (2° premio) Michele Salvezza (3° premio) Modera  Cristina Sivieri Tagliabue, Giornalista e scrittrice 12,00 Cerimonia di consegna del premio 12,15 Interventi conclusivi Luigi Vitali, Presidente deleg. italiana presso l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa Giorgia Meloni, Ministro per la Gioventù Parteciperanno inoltre: Susan Pointer, Policy Director SEEMEA Google Alessandro Antiga, Country Marketing Manager Italia Google Paolo Baratta, Presidente Biennale di Venezia Luciano Sovena, Amm.re Delegato Cinecittà Luce Marcello Foti, Presidente Centro Sperimentale di Cinematografia Roberta Torre, regista e membro della Giuria del concorso Sono stati invitati
Francesca Comencini, regista Renata Litvinova, regista Enrico Magrelli, Mostra del Cinema di Venezia Giuseppe Tornatore, regista Roberta Torre, regista Jaco Van Dormael, regista L’iniziativa è organizzata in collaborazione con: Consiglio d’Europa, Google–YouTube, Mostra del Cinema di Venezia, Cinecittà Luce, Centro Sperimentale di Cinematografia Eurimages

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Via il bollo auto nel Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Con l’apertura della campagna elettorale in vista delle regionali scatta ufficialmente l’ormai prevedibile corsa alla promessa più fantasiosa e accattivante. La candidata del centrodestra Renata Polverini sembra averci preso subito gusto, accogliendo l’idea che serpeggia nell’area di Forza Italia riguardante la cancellazione del bollo per auto e moto. Ad alcuni la proposta potrebbe sembrare un déjà vu; del resto un’operazione sulla tassa era stata proposta già da Berlusconi nella primavera del 2008, quando parlò di una diminuzione della stessa da attuare “dopo aver riavviato la crescita economica”. “Nei prossimi giorni di notizie come queste ne sentiremo molte”, ha commentato con ironia Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori. “Ha cominciato il presidente del consiglio a fine dicembre a dire che avrebbe tagliato le tasse – continua Tortosa -; tre giorni dopo Tremonti di fatto lo ha smentito per via della situazione economica del nostro Paese. Oggi in piena campagna elettorale assistiamo a questa proposta, che noi vedremmo anche di buon occhio, seppure poi non si capisca perché persone che possono permettersi auto da svariate decine di migliaia di euro debbano dover risparmiare alla pari degli altri”. Il vicesegretario laziale del partito presieduto da Antonio Di Pietro si dimostra scettico riguardo la fattibilità del progetto, e denuncia l’uso strumentale che si fa di argomenti così populistici: “E’ chiaro che proposte così emotive vengono fatte col solo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma quando ci si domanda quali saranno le risorse che coperiranno il buco lasciato dall’eliminazione del bollo nessuno dà una risposta chiara. Mi auguro che anziché parlare di questi temi esclusivamente propagandistici si affrontino problemi reali come quelli della sanità, per i quali gli ospedali sono ormai in ginocchio. Questa classe politica deve smetterla di fare proclami – conclude Tortosa – e deve aiutare la povera gente, che è quella che maggiormente vive le difficoltà dei nostri giorni”.

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Caro Silvio, appassionatamente

Posted by fidest press agency su domenica, 15 novembre 2009

Lettera al direttore. Premesso che: “Meno male che Silvio c’è”; premesso che questa canzoncina la canto sempre mentre faccio la doccia; ed alle volte, te lo confesso, anche prima di addormentarmi; premesso che voterò sempre per te; senti un po’, lo vuoi un consiglio spassionato da una fan? Perché, anziché creare tanto casino, non gli dai uno schiaffo morale a questi comunisti di m…, e non ti fai processare? Sei innocente, innocentissimo,  e quindi i magistrati rossi o neri che siano dovranno per forza assolverti. Stai tranquillo, caro Silvio. Non aver paura. Dopo uno smacco del genere questi maledetti comunisti non fiateranno più. E tu starai in pace per sempre. Amen.  (Elisa Merlo)

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