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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘consorterie’

Brexit de Bertoldi (FdI): testimonia fallimento Ue delle consorterie

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 aprile 2019

“La Brexit testimonia il fallimento di questa Unione europea, che Fratelli d’Italia dal 26 maggio vuole cambiare profondamente. Mettendo da parte l’Europa degli eurocrati e dei burocrati che non appartiene ai popoli europei ma piuttosto alle consorterie. Quanto accaduto in Gran Bretagna deve portare a riflettere e a ripensare questa Unione, affinchè non si ripetano altri tentativi di abbandono unilaterale. Fratelli d’Italia lavorerà nell’ottica di rafforzare l’Europa, dandole nuova vitalità ma soprattutto recuperando lo spirito originario dei Trattati di Roma. Per questo siamo solidali con il popolo britannico che non si è piegato ad un’Unione a trazione franco-tedesca, che non ha garantito parità di trattamento tra le varie Nazioni. Il 26 maggio chi voterà Fratelli d’Italia sappia che lo farà per cambiare davvero tutto in Europa”. Lo ha detto in Aula il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi, segretario della Commissione Finanze e Tesoro sul decreto Brexit.

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I partiti e le ideologie

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

Editoriale. Ogni partito sogna una sua ideologia. Lo considera il collante necessario per aggregare correnti di pensiero considerate in “libera uscita” ma abbordabili con un progetto finalizzato a dei problemi esistenziali di una certa natura e affinabili attraverso una qualificata visione politica. Ma, a volte, i partiti sono diventati anche una sorta di longa manus delle grandi consorterie economiche, industriali, finanziarie et similia. E l’ideologia, in questi casi, è stata asservita al solo scopo di combinare l’interesse di pochi assoldando i molti dietro la bandiera dei “sogni e delle illusioni”. Sono diventati il miraggio che ha tentato di combinare l’essere e l’avere in un unico ideale riformista. Se da queste considerazioni ci caliamo nella fattispecie pratica e guardiamo gli eventi italiani di questi giorni, cercando di analizzare il supporto ideologico che i partiti in varia misura si sentono o vorrebbero sentirsi portatori di una certa ideologia, ci rendiamo conto delle forti suggestioni per le quali siamo vittime e carnefici. Ma va fatta ancora una premessa. La quasi totalità dei partiti italiani, non volendo entrare nel merito degli altri che albergano altrove, si muove entro in sistema che è definito capitalista. Cosa vuol dire? Che esso rispetta le logiche del capitale e del profitto e dalle quali la forza lavoro è subordinata. Intendiamo dire che la diversità indicata nei programmi dei singoli partiti è dentro questo sistema, non ne prospetta un altro. In questa misura tutti i partiti tendono a delle variabili formali ma prive di una proposta alternativa all’attuale andazzo. In pratica ci troviamo davanti ad una opposizione che se diventa maggioranza ben poche variabili potrà proporre se non quella di attenuare il rigore di una logica capitalistica sempre e comunque orientata verso il profitto e lo sfruttamento delle classi più deboli. In questi casi l’ideologia, che può fare la differenza, è nella ricerca di un compromesso tra le varie proposte estreme tra chi tende a rafforzare il potere del 10% della popolazione a scapito della restante parte. Da qui nasce la crisi di una democrazia che sbriciola sotto i nostri occhi la ragione di una ideologia che tutto vuole cambiare per nulla cambiare. Ma se vogliamo salvare non tanto e non solo le parole per quelle che sono nei loro valori contenutistici e culturali allora dobbiamo riscattare l’ideologia dal servaggio imposto dai poteri forti e riconoscere nella forza di chi ha i numeri la sua potenzialità a dispetto delle ideologie aberranti che appartengono alla logica delle promesse e delle illusioni. Chiediamo solo che chi ha occhi per vedere li apra bene e chi ha orecchi per sentire ne faccia tesoro perché se l’essere umano è umiliato pur rappresentando il 90% della popolazione mondiale qualcosa che non funziona ci deve pur essere. E’ tempo di ravvedersene ed esserne conseguenti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Editoriale Fidest:“Cavalli di razza” e “colonnelli”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 ottobre 2010

Furono così definiti taluni uomini politici che in tempi diversi rivestirono un certo ruolo nella storia dell’Italia repubblicana dal 1947 in poi. All’inizio, tuttavia, non avemmo che dei capi: Alcide De Gasperi, Togliatti, Nenni, Almirante. Il seguito fu avvolto dalla nebulosa delle figure di secondo piano, per quanto decise e volitive, ma capaci solo di guidare una corrente, una fazione, ma non un grande esercito. Taluni divennero dei plenipotenziari di certi poteri generati all’interno e all’esterno delle consorterie industriali e finanziarie e che potremmo definire, per la loro abilità nel tenersi in ombra, “poteri forti, ma occulti”. Non solo. Il tutto fu deformato dalla politica dei grandi equilibri geopolitici che videro affrontarsi due modi di governare il mondo: da una parte il socialismo reale di marca sovietica e l’altro il capitalismo di marca statunitense. Oggi che il comunismo sovietico si è dissolto, il capitalismo sembra aver ritrovato la sua arroganza e le sue logiche di potere per le quali tutto è dovuto e nulla è concesso. Alla fine ci rendiamo conto di essere diventati orfani di un qualcosa che possiamo aver amato o fermamente contrastato ma che ci manca maledettamente, non come ideologia ma come forza di contrasto ad una logica di potere troppo esclusivo per poter avere la pretesa di dettare regole giuste per tutti. E come sono mancati gli uomini e le donne carismatici per salire quel gradino in più che li avrebbe distinti dai “cavalli di razza” e dai “colonnelli”, così il capitalismo e il suo inevitabile “oppositore” hanno perso una guida illuminata che potesse impedire l’assolutismo e generare una convivenza più solidale e partecipata della società umana. E se a questo punto guardiamo in piccolo e ci limitiamo all’Italia dobbiamo, di là delle parole che possiamo spendere in nome di un fanatismo partigiano d’altri tempi, renderci conto nel nostro intimo che ci troviamo bloccati nel governo del paese proprio perché la nostra nave è senza un capitano e quelli disponibili possono al massimo tenere il mare con un gommone. E davanti a questo vuoto incolmabile le cosiddette “eminenze grigie” italiane non hanno trovato di meglio che servirsi di un uomo di “spettacolo”, ma tenuto a bada dai suoi scheletri nell’armadio e, sull’altro versante, sanno di poter giocare sul rituale di sempre: l’incapacità di trovare chi sappia trovare la forza e il carisma per convogliare i tanti rivoli e trasformarli in un grande fiume. Così la democrazia di un paese resta bloccata tanto da far dire al presidente emerito della repubblica Oscar Luigi Scalfaro: “il Parlamento non è una ricchezza conoscerlo oggi”.

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Inganno Padano

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

La vera storia della Lega Nord” di Fabio Bonasera e Davide Romano,  Prefazione di Furio Colombo, Edizioni La Zisa, pagg. 176, euro 14,90  http://www.lazisa.it Da oltre vent’anni la Lega Nord fa parte stabilmente del panorama politico italiano. Tutti ne conoscono i principali leader, i programmi, le parole d’ordine, la balzana simbologia. Sono pressoché ignoti, invece, taluni aspetti poco virtuosi che la pongono sullo stesso piano delle peggiori consorterie politiche della cosiddetta Prima Repubblica. Questo libro racconta alcuni retroscena volutamente sottaciuti attraverso le testimonianze di coloro che hanno creduto, all’inizio, alle idee moralizzatrici di Umberto Bossi, per staccarsene successivamente quando dalla propaganda si è passati alla gestione del potere. Diventano altresì chiare le ragioni di fondo che stanno alla base del patto d’acciaio che unisce la Lega al partito-azienda di Silvio Berlusconi.
Fabio Bonasera (Messina, 1971), giornalista professionista. Gli esordi professionali nella sua città natale, al Corriere del Mezzogiorno, dopo qualche breve esperienza in alcuni periodici locali. Successivamente, il trasferimento in Veneto, al Corriere di Rovigo, prima di approdare alla corte de Il Gazzettino, dove rimane per diverso tempo, occupandosi prevalentemente di cronaca bianca e politica. Attualmente, è direttore responsabile del mensile di Patti (Me) In Cammino.
Davide Romano (Palermo, 1971), giornalista pubblicista. Ha lavorato per molti anni nell’ambito della comunicazione politica. Ha scritto e scrive per numerose testate ed è stato anche fondatore e direttore responsabile del bimestrale di economia, politica e cultura Nuovo Mezzogiorno e del mensile della Funzione Pubblica Cgil Sicilia Forum 98. Ha pubblicato, tra l’altro: Nella città opulenta. Microstorie di vita quotidiana (2003, 2004), Piccola guida ai monasteri e ai conventi di Sicilia (2005), Il santo mendicante. Vita di Giuseppe Benedetto Labre (2005), Dicono di noi. Il Belpaese nella stampa estera (2005); La pagliuzza e la trave. Indagine sul cattolicesimo contemporaneo (2007). Ha curato il saggio inedito del dirigente comunista Girolamo Li Causi, Terra di frontiera. Una stagione politica in Sicilia 1944-60 (2009). (inganno padano)

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