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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘consultori’

Invecchiare bene si può

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 agosto 2018

«Creare la figura del geriatra di base e responsabilizzare il medico di famiglia, il primo anello della catena di spesa sanitaria». Subito dopo s’impone un altro aspetto del problema: come migliorare le condizioni dell’invecchiamento degli italiani? Dobbiamo innanzitutto capire qual è la sua entità. Diciamo che il 34,6% della popolazione italiana ha raggiunto i 65 anni, e se osserviamo il fenomeno a livello mondiale sappiamo che gli over 65 nel mondo passeranno dagli attuali 756,45 milioni a più di un miliardo e 400 milioni. Negli anni abbiamo riempito il territorio di consultori, dove si trovano tutte le professionalità mediche: psichiatri, sociologi, pediatri di base ecc. È incomprensibile come in un paese che invecchia progressivamente come l’Italia, ancora non si sia pensato di istituire la figura del geriatra di base che punti sulla prevenzione per migliorare le condizioni di vita dell’anziano. Dobbiamo inoltre tornare ad attribuire al medico di famiglia quel ruolo centrale che merita. È il medico di medicina generale che può decidere della spesa farmaceutica, diagnostica e specialistica. C’è poi scarsa sinergia tra medico di famiglia, guardia medica, servizi territoriali, pronto soccorso ecc. L’informatizzazione dei dati sanitari potrebbe aiutare a tenere sotto controllo la situazione medico-sanitaria del territorio. Lo stesso medico ospedaliero, in caso di ricovero, troppo spesso non fa che ripetere visite specialistiche e diagnostiche già prescritte al paziente dal medico di medicina generale, con il risultato di raddoppiare la spesa e i tempi di cura». Il servizio sanitario nazionale in generale funziona. Ma negli ultimi 15 anni, non siamo riusciti ancora a definire né i livelli di assistenza sanitaria né quelli socio-assistenziali di base, né a rendere uniforme la qualità del servizio su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò rende difficile contribuire al miglioramento delle condizioni degli anziani e non solo. (Redazione Fidest)

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Non toccate i consultori

Posted by fidest press agency su sabato, 27 febbraio 2016

africadi Guglielmo Micucci Direttore generale Amref Health Africa – Italia. Avevo meno di vent’anni. Era la seconda metà degli anni Novanta e vivevo a Taranto, con il suo mare e i suoi tanti problemi. Ligabue prendeva piede e Vasco era già una grande star. Si ascoltavano i Pink Floyd e si pensava di essere alternativi. The wall era un must. Le siringhe per la strada erano la norma e la paura del contagio era tanta. Alcuni grandi divi dello sport si ammalavano mentre altri incitavano all’uso del preservativo. Erano gli anni in cui noi ci affacciavamo al consultorio pubblico con timore e vergogna. I manifesti sulla prevenzione dell’AIDS erano ovunque cosi come le campagna di sensibilizzazione per l’uso dei profilattici. Si pensava che l’HIV fosse ovunque. Il consultorio era un luogo obbligato. Non sarei mai potuto andare dal mio medico di famiglia e non ne avrei mai parlato né con i miei famigliari e ne con gli amici. Troppa vergogna. Al consultorio invece sì. Non conoscevi nessuno li e nessuno ti conosceva. Era un luogo protetto. Ha funzionato. Mi rassicurarono e mi insegnarono la prevenzione. Molto di più dell’outing che fece Magic Johnson e che sconvolse il mondo (comunque utilissimo per tanti).Poi è successo qualcosa. Sono cresciuto e forse la politica ha deciso che il bene pubblico più importante (la sanità) non fosse più così importante. Si poteva andare dal ginecologo privato. Dal dermatologo privato. Dal pediatra privato. Non era importante il tipo di dottore. L’importante era l’aggettivo. Privato significava di valore, professionale e di qualità. Pubblico è stato trasformato in povero. Di bassa qualità.Sono passati 20 anni. Io sono diventato padre da poco e quasi per caso abbiamo deciso di visitare il consultorio di quartiere dove vivo con la mia compagna a Roma. Ero certo che avrei trovato dipendenti stanchi, arrabbiati e senza risorse. Che l’avrei trovato chiuso. Che se fosse stato aperto, gli operatori non sarebbero stati aggiornati. Abbiamo trovato gente grintosa in un posto semplicemente bello. Aggiornati e molto più vicini alle nostre idee rispetto a diversi privati ormai contaminati dalle aziende farmaceutiche. Abbiamo incontrato dottori in linea con gli standard internazionali e consapevoli del loro ruolo di sentinelle del territorio per tutte quelle persone che, in una grande città come Roma, non hanno un rete sociale consolidata. Sostengono il biologico e l’allattamento esclusivo al seno. Mio figlio ogni settimana incontra altri bimbi e gioca con loro solamente perché fa bene.Contemporaneamente con Amref stiamo studiando un progetto sui consultori italiani per rafforzare il sistema sanitario nazionale. E la regione Lazio sta rilanciando l’importanza di questi luoghi come luoghi di confine dove le persone posso trovare conforto, comunità e informazioni. Insomma, sono fiero. Del mio pubblico. Lo dico con orgoglio perché di questo penso ci sia veramente bisogno. Essere fieri di un servizio pubblico che ancora c’è, è vivo e combatte ogni giorno per dare risposte concrete. Il pubblico non è gratis. Il pubblico lo pago con le mie tasse. Andateci. Ne vale la pena. (foto: africa)

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I consultori familiari nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2011

I consultori familiari (CF), istituiti con L.R. n. 15/76, svolgono attività di informazione, prevenzione e assistenza rivolte agli adolescenti, alle coppie e alle donne in età post-fertile. Sono servizi a libero accesso che si basano sui concetti di accoglienza di prima istanza, di offerta attiva rivolta a particolari gruppi di popolazione e di lavoro di rete a garanzia dell’agevolazione e continuità nei percorsi assistenziali. Dall’indagine risulta che circa 11.000 donne hanno frequentato i corsi di accompagnamento alla nascita, corrispondenti al 41% dei nati vivi nel Lazio, nel periodo considerato. Altra attività importante riguarda il counselling sull’allattamento al seno. Verifichiamo l’attività di consulenza verso gli adolescenti effettuata dei CF e gli accessi ai CF delle donne straniere. Non è possibile calcolare la % di ragazzi che si sono rivolti ai CF in quanto alcune delle consulenze potrebbero essere state fornite allo stesso ragazzo.  Prendendo a riferimento l’indagine svolta nel Giugno 2008  – Luglio – Dicembre 2009 , risultano 23631 consulenze agli adolescenti e 38743 accessi di donne straniere  (volume attività 6 mesi ). A fronte di circa 6.000 IVG (interruzione volontaria di Gravidanza) di donne residenti , i CF hanno effettuato circa 6000 colloqui pre IVG e circa 4000 certificazioni. Bassa è la quota di donne che si sono rivolte ai CF per una visita post IVG. Nello specifico. Da una fonte SIO – Flusso Mod. D 12 risulta nel semestre 2009 risultano 5750 interruzioni volontarie di gravidanza di donne residenti nel Lazio. Durante il periodo dell’indagine sono stati effettuati circa 41.000 pap-test, di cui il 59% inseriti nei programmi di screening.In conclusione l’indagine effettuata mostra realtà molto diverse tra le Aziende Sanitarie Locali della regione Lazio, a partire dall’organizzazione aziendale che vede i CF strutturati a volte presso i Dipartimenti Materno-Infantili, ove esistenti, a volte presso i Distretti, a volte presso altri Dipartimenti aziendali. Le linee di indirizzo del Progetto Obiettivo Materno Infantile (POMI) sembrano trovare difficoltà nella loro attuazione,sia per quel che riguarda la interdisciplinarità, poco presente presso i CF del Lazio, che per carenza di personale. Inoltre, la legge 34/96, che prevedeva un CF ogni 20.000 abitanti, è sostanzialmente disattesa. Per quanto riguarda le prestazioni erogate si osserva una situazione non omogenea tra i CF della regione.I CF, così come previsto dalla legge istitutiva nazionale e regionale e dal POMI svolgono un insieme articolato di attività sanitarie (prevenzione, diagnosi e trattamento), di educazione sanitaria e di sostegno sociale e psicologico nell’ambito della salute femminile, dell’infanzia e dell’adolescenza. Da un punto di vista quantitativo, a fronte di circa 52.000 nati vivi residenti nella regione, circa il 40% viene seguita in CF attraverso corsi di preparazione alla nascita. Riguardo l’attività inerente la Legge 194/78, l’indagine ha stimato che in meno della metà (43%) delle donne che hanno effettuato una IVG ha avuto un contatto con il CF prima dell’intervento. Risulta una buona integrazione dei CF con diverse campagne di prevenzione sia regionali che nazionali (progetto Genitoripiù e la campagna di vaccinazione antirosolia). Questa indagine fornisce elementi conoscitivi utili per una qualificazione del ruolo di queste strutture nello svolgimento delle attività di promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva, secondo un’ottica di integrazione fra servizi territoriali e ospedalieri.

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Consultori e volontariato

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 dicembre 2010

Nei giorni scorsi sono stati notificati e annunciati alcuni ricorsi al Tar contro la delibera della Giunta regionale del Piemonte riguardo la collaborazione più stretta tra associazioni di volontariato, ospedali e consultori per tutelare e favorire la maternità. Il Movimento per la vita italiano apprezza la deliberazione e si costituirà dinanzi al Tar per difenderla.  «Pensiamo» commenta il presidente Carlo Casini «che la vicenda piemontese sia l’occasione per costruire finalmente in tutto il Paese una corretta visione del ruolo del consultorio familiare, che non è quello di accompagnare le donne verso l’aborto, ma, al contrario, quello di proteggere il diritto alla vita del figlio concepito aiutando la madre in difficoltà per una gravidanza difficile o imprevista. Per queste ragioni esprimiamo la nostra gratitudine al presidente Cota e all’assessore Ferrero E’ stato citato in giudizio anche il mpv di Torino che da oltre 30 anni insieme ai Centri di aiuto alla vita svolge gratuitamente assistenza alle donne in difficoltà per una gravidanza imprevista. L’attività di volontariato è correntemente svolta con i Consultori e (da oltre 15 anni) anche in ospedale: annualmente vengono assistite oltre 5700 mamme e con il progetto Gemma il Movimento italiano ha assicurato al Piemonte in questi anni contributi per oltre 5,3 milioni di euro. Solo una più stretta collaborazione con le associazioni di volontariato, come i Centri di aiuto alla vita, così come delineato dalla Delibera  può avviare finalmente, dopo 32 anni, l’applicazione della legge 194/78 nella sua prima parte  là ove viene prescritto agli Enti locali l’impegno a tutelare e favorire la maternità.

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I pericoli del web

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

Roma, 15 dicembre 2010, ore 9.30-14 Biblioteca Primoli, via G. Zanardelli, 1 internet e i social network sono entrati prepotentemente nella vita dei giovani italiani: sette teenager italiani su dieci hanno un profilo su facebook e il 17,2% trascorre sul web più di tre ore al giorno. Compagni virtuali che possono però, se usati a sproposito, gettare le basi per danni concreti nella vita reale. Quali sono? Incontri pericolosi ma non solo, le ripercussioni sulla sessualità dei ragazzi possono essere molto gravi. Tuttavia non se ne può prescindere, se si vogliono informare i giovani in maniera efficace: i consultori infatti, nati nel 1975, non riescono più da soli a rispondere alle esigenze di oggi, anche perché sono sempre più in sofferenza.  Per discutere le implicazioni di un utilizzo incontrollato della rete sulla vita di relazione e proporre nuovi modelli possibili la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) promuove il Convegno Nazionale “Adolescenti, sesso, internet e tv: comportamenti virtuali e rischi reali – A 35 anni dalla nascita dei consultori le esigenze dei ragazzi oggi”. Un incontro con i più autorevoli esperti del nostro Paese del mondo giovanile e della comunicazione, in cui verranno forniti i principali dati italiani ed internazionali del rapporto fra internet e sessualità giovanile.

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Riforma consultori nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 26 settembre 2010

La proposta di legge Tarzia – prima firmataria Olimpia Tarzia, consigliere Pdl, tra i fondatori del Movimento per la vita prevede l’equiparazione delle strutture private – quelle di associazioni familiari o che fanno capo a diocesi – alle strutture pubbliche, con annessa partecipazione alla distribuzione di fondi pubblici. È previsto anche un assegno di sostegno alle donne che scelgano di non interrompere la gravidanza, e abbiano un reddito inferiore o pari alla soglia di povertà.
«La 194 non si tocca – dice Anna Nieddu, vice responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti – anche se bisogna smetterla di erigere barricate ideologiche. Al centro deve esserci la tutela della libertà di scelta delle donne, il rispetto di una volontà da supportare in ogni caso. La donna deve essere sostenuta, qualunque sia la decisione che prende».
Circa 50 diverse associazioni – riunite nel coordinamento dell’«Assemblea permanente delle donne» esprimono tra le altre cose forte preoccupazione per il destino economico dei consultori pubblici, già in crisi. «È giusto sostenere sempre e comunque il settore pubblico – rincara la dose la Nieddu – è anzi il caso che il settore privato intervenga in difesa di quelle parti del pubblico effettivamente in crisi e carenti di risorse, come la Sanità, se ce né il bisogno. Non può mai essere il contrario. I consultori pubblici versano già in una situazione di grave difficoltà, mancano risorse e personale. Non si può aggravarne la situazione».

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I medici sui fatti di malasanità a Messina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2010

Gli avvenimenti che hanno turbato nelle ultime settimane la sanità italiana ed in particolare i punti nascita hanno provocato uno stato di tensione nell’opinione pubblica e nella stessa classe medica. Non è esagerato sostenere che la situazione rischia di sfociare in una psicosi collettiva, tale da far considerare i medici come i responsabili di ogni evento avverso che si possa verificare durante il parto e la gravidanza più in generale. Il recente episodio di aggressione fisica nei confronti del ginecologo di Messina, da parte del marito di una donna che aveva partorito da pochi giorni, secondo la FESMED, rappresenta la spia di una situazione che richiede degli interventi immediati, al fine di ristabilire una corretta dinamina nei rapporti fra medico e paziente. La FESMED, che annovera fra i suoi associati la maggioranza degli specialisti ostetrici ginecologi che operano nel servizio Sanitario Nazionale, ha chiesto un incontro urgente al Ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio, per manifestargli la preoccupazione della categoria e proporgli delle possibili azioni che consentano di ridurre lo stato di apprensione delle donne in gravidanza e delle loro famiglie, nonché di restituire serenità ai medici ed a tutti i professionisti che operano nei punti nascita e nei consultori.

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Contro finanziamenti ai consultori privati

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Raccolta di firme a tempo di record contro la proposta di legge presentata dalla consigliera regionale del PdL, Olimpia Tarzia, alla Commissione primaria delle Politiche sociali della Regione Lazio. Sulla volontà della consigliera di abrogare la legge regionale in vigore del 1976 e di conseguenza dare avvio di una riforma sulla disciplina dei consultori laziali, promuovendo finanziamenti a strutture private accreditate, arriva il no secco dell’opposizione e del mondo associativo. Promotore della petizione, la Casa internazionale delle donne, su cui confluisce un’assemblea di associazioni appositamente formatasi nelle scorse settimane, fra cui Cgil, Cisl, Uil, Udi, IdV, Sinistra ecologia libertà, Zeroviolenzadonne. Contrari anche il PD e il Partito Radicale.  Dello stesso avviso il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, Vittorio Marinelli: “Tutta l’opposizione è contraria al progresso – afferma con sarcasmo il rappresentante del movimento guidato da Antonello De Pierro –, e non capisce le dinamiche poste in essere dei nostri governanti; se ancora qualche fesso ci credesse, il servizio pubblico non serve a erogare prestazioni ai cittadini, al contrario, in modo più moderno, obbligo primario è quello di spartire il gruzzoletto contenuto nelle casse pubbliche ai vari comitati di amici. Fornire servizi è cosa di importanza irrilevante, quello che conta è che i concessionari di auto delle varie Mercedes, BMW e similari, possano procurare costosi macchinari ai vari amministratori delle associazioni amiche da premiare. E visto che ci siamo anche un bel ‘orologione’, una mercanzia di cui il nostro paese è il maggior acquirente al mondo. In questo allegro can can – conclude Marinelli con deliberata ironia –, mentre i pazienti crepano negli ospedali e gli studenti nelle scuole pubbliche diventano sempre più ignoranti, finalmente ci eleviamo dall’arcaico concetto di res publica, piccola e meschina che aveva reso celebre Roma duemila anni fa”.

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Una campagna per donare il sangue cordonale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

La donazione di sangue del cordone ombelicale avviene solo in un parto ogni 10, mentre il numero dovrebbe essere triplicato per raggiungere una copertura ottimale delle caratteristiche genetiche, in modo da offrire la possibilità di trovare più facilmente donatori compatibili. Sono questi i dati da cui si avvia la prima campagna di informazione nazionale per la donazione del sangue cordonale. La campagna, già avviata in Veneto ad aprile con un progetto pilota, è stata realizzata dal gruppo di lavoro Adoces (Associazioni donatori di cellule staminali) e dalla Federazione nazionale Collegi ostetriche (FNCO) con l’obiettivo di informare i genitori con brochure, manifesti e una guida agli operatori sanitari, soprattutto nei punti nascita e nei consultori. Il messaggio è semplice: la donazione volontaria è anonima, gratuita e la procedura è facile. Una volta espressa la volontà di donare, infatti, è necessario un consulto medico per valutare l’idoneità. Per aumentare il numero delle donazioni, spiegano gli esperti, è necessario informare di più le donne e migliorare l’organizzazione sanitaria. Oggi solo il 30% delle donazioni risulta valido per la conservazione e l’utilizzo, tuttavia, in Italia, è stata registrata una crescita costante dal 2004 al 2008. Ma è necessario fare di più. Le 20.000 unità di sangue cordonale disponibili oggi nelle banche non sono sufficienti: dovrebbero essere il triplo secondo i dati del ministero della Salute.

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