Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘consumatore’

Fatture (elettroniche) del consumatore

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

Dal 1 Novembre 2019 sarà possibile per il consumatore accedere alle proprie fatture elettroniche su un’apposita sezione del sito dell’Agenzia delle entrate collegata alla dichiarazione precompilata e denominata “Fattura elettronica”.Per poter fruire del servizio è però necessario manifestare la propria volontà di adesione entro il 31 Ottobre 2019, attraverso una procedura telematica accessibile dalla pagina Soggetti consumatori finali – Utente Persona Fisica che accede per sé stesso – Come aderire / recedere per il servizio di consultazione delle fatture ricevute (2) tramite le credenziali Entratel/Fisconline o di identità digitale SPID o CNS. Può essere utilizzata, in alternativa, l’applicazione “dichiarazione precompilata”.In mancanza di pre-adesione non sarà possibile consultare le fatture dopo il 1 Novembre e i dati, temporaneamente archiviati dall’Agenzia, saranno cancellati.Ricordiamo che la fattura elettronica NON è obbligatoria per il consumatore ma se richiesta deve essere emessa (elettronicamente) e consegnata in formato cartaceo o digitale (la cosiddetta “copia di cortesia”). L’elemento determinante, sia per il rilascio che per la consultazione, è il codice fiscale.Facciamo anche presente che per il consumatore non è nemmeno obbligatorio registrarsi e scaricare le fatture dal sito AE, perché la “copia di cortesia” è perfettamente valida e del tutto sufficiente per qualsiasi utilizzo. Si tratta comunque, a nostro avviso, di una comoda opportunità. (Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Acquisti online e discriminazione geografica del consumatore

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

 

Dal Dicembre 2018 gli acquisti online in ambito europeo sono tutelati da nuove regole che proteggono il consumatore da discriminazioni legate alla propria nazionalità o residenza. Gli operatori commerciali devono infatti trattare gli acquirenti online di un altro Paese dell’UE allo stesso modo dei clienti locali, consentendo l’accesso ai propri siti e garantendo uniformità di condizioni di vendita.Il fenomeno, denominato “blocco geografico (geoblocking)”, è più diffuso di quanto si creda. Secondo indagini condotte dalla Commissione europea solo il 37% dei siti web permette al clienti di un altro Stato membro di arrivare alla fase finale che precede la conferma dell’ordine e sono numerose le denunce di casi di discriminazione.Le nuove regole sono state sancite dal Regolamento UE 2018/302 a cui è recentemente seguita la designazione, con la legge europea 37/2019, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust – AGCM) come organo di vigilanza e segnalazione.Da evidenziare che nell’Ue una normativa antidiscriminatoria già esisteva da anni (vedi la Direttiva 2006/123/CE recepita in Italia con il D.lgs. 59/2010) ma il Parlamento europeo, valutando la sua scarsa efficacia, ha ritenuto di doverla rafforzare e rinnovare.(Rita Sabelli, responsabile Aduc aggiornamento normativo)

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Le abitudini alimentari del consumatore italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Il CREA, il principale Ente di ricerca italiano sull’agroalimentare, parteciperà alla terza edizione di AQUAFARM, l’evento internazionale leader sui temi di acquacoltura, algocoltura ed industria della pesca del Mediterraneo, in programma alla fiera di Pordenone il 13 e 14 febbraio 2019.I ricercatori del CREA Zootecnia e Acquacoltura, Domitilla Pulcini e Fabrizio Capoccioni interverranno il 14 febbraio, in una delle sessioni del programma, dedicata agli “Ingredienti per garantire un’alimentazione sana e sicura – Dalla trasformazione del pesce allevato, alle scelte di GDO e HoReCa, a quelle dei consumatori. Cosa arriva nei piatti?”, con una relazione intitolata “I prodotti di acquacoltura: consapevolezza del consumatore italiano, abitudini di acquisto e consumo”. Oltre agli ultimi dati sulle produzioni dell’acquacoltura nazionale, il CREA descriverà i risultati di una ricerca condotta in Italia in collaborazione con la GDO e le associazioni dei consumatori sulle abitudini e le tendenze di acquisto e consumo di pesci, molluschi e crostacei allevati. L’indagine, avviata nel 2017 e tutt’ora in corso, ha raggiunto le 8236 risposte. Il questionario sui consumi dei prodotti d’acquacoltura è stato distribuito attraverso i social media e con la collaborazione di Esselunga e le Associazioni dei consumatori. Sebbene le risposte siano pervenute da tutta Italia, oltre il 70% delle risposte provengono dal centro-nord Italia.
Dalle risposte si conferma il crescente interesse degli italiani per questi prodotti: oltre il 30% del campione acquista prodotti di acquacoltura meno di una volta al mese, il 74% consuma mediamente meno di 2 chili/settimana e la spesa per i prodotti di acquacoltura, per metà del campione, oscilla fra i 20 e i 50 euro al mese. I luoghi preferiti di acquisto rimangono supermercati (87%) e pescherie (42%) rispetto ai gruppi di acquisto, alla vendita diretta o a anche online (0.4%). I prodotti allevati freschi sono quelli maggiormente acquistati (84%) rispetto a quelli surgelati, decongelati o in scatola. Il pesce marino rappresenta il prodotto d’allevamento prevalentemente acquistato (77%), seguito dai molluschi (48%), crostacei (37%) e dal pesce d’acqua dolce (31%).Dall’indagine emerge una maggiore consapevolezza verso i prodotti allevati con metodi sostenibili, tra i quali i prodotti biologici, che vengono spesso (5%) o saltuariamente (23%) acquistati dal campione. Ma la tendenza del mercato verso prodotti d’allevamento sostenibili è chiara poiché il 52% del campione degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a pagare un prezzo maggiore per prodotti di acquacoltura biologica, grazie all’assenza di antibiotici durante il processo di allevamento (58%) un maggiore controllo lungo tutta la filiera (47%) e perché hanno un basso impatto ambientale (34%). Comprendere meglio le abitudini dei consumatori nei confronti dei prodotti dell’acquacoltura consentirà di definire strategie più mirate, sia dal punto di vista delle politiche a sostegno delle produzioni che del marketing, favorendo un aumento dei consumi.

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Come coniugare l’efficienza produttiva e le attese del consumatore partendo dall’agricoltura

Posted by fidest press agency su domenica, 29 luglio 2018

Non mi sono stancato di ripetere, che l’agricoltura va migliorata e adeguata agli standard di gradimento del consumatore. Lo stesso si può dire in altri campi produttivi. Questo discorso va ora, necessariamente, integrato con la necessità di impostarlo con un gioco di squadra sempre più capace di creare sinergie entro e fuori una realtà regionale come potrebbe essere la Sicilia citata nel mio libro “La terra dei padri”. Proprio per questo il mio “Progetto Mediterraneo” può offrire uno stimolo adeguata alla creazione di un disegno unitario attraverso una fattiva collaborazione tra le imprese agricole esistenti nei paesi che si affacciano su questo mare, tanto per cominciare. E’ anche un modo per dare lavoro, per favorire lo scambio di esperienze, per migliorare le produzioni, per specializzarle e integrarle, ove necessario e conveniente, per consentire un pendolarismo più in sintonia con l’ambiente piuttosto che ricorrere a forme d’immigrazioni selvagge e prive di una tutela, sia pure minima, per la salute, per la previdenza e per il rispetto, in senso lato, dei diritti fondamentali dell’individuo. Un concetto di certo non nuovo se si pensa che già tra la fine del XIX secolo e il successivo vi furono le migrazioni delle forze lavoro stagionali in agricoltura con le mondine provenienti per lo più dal Veneto e dall’Emilia Romagna per mondare il riso nell’agro vercellese. Mi si obietterà che il lavoro offerto era molto vicino allo sfruttamento ma oggi potremmo evitarlo stabilendo a priori adeguate regole d’ingaggio e conseguenti controlli in itinere.

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La Commissione europea stabilisce le basi per un’azione futura nel settore del diritto dei consumatori dell’UE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

Bruxelles. Oggi la Commissione europea presenta un’analisi delle norme dell’UE in materia di consumatori e di marketing, che servirà da base per migliorare il quadro giuridico per i consumatori e le imprese. Dai risultati dell’analisi emerge che, sebbene i consumatori europei beneficino già di diritti forti, vi sono margini di miglioramento, ad esempio per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei consumatori e il loro adattamento all’era digitale. Un aggiornamento delle norme garantirebbe inoltre maggiore chiarezza giuridica per le imprese che operano a livello transfrontaliero. european commissionVĕra Jourová, Commissaria europea per la Giustizia e i consumatori, ha dichiarato: “I consumatori europei sono tra i più protetti al mondo. Godono di diritti forti sia quando acquistano nel loro paese sia quando acquistano all’estero. Dobbiamo garantire che tali diritti possano essere debitamente fatti valere e che tengano il passo dell’era digitale. Con le prossime proposte faremo in modo che questi diritti diventino una realtà online e offline.” Le norme dell’UE in materia di consumo hanno contribuito a migliorare la fiducia dei consumatori: nel 2016 quasi 6 consumatori su 10 (58%) si sono sentiti ben protetti nei loro acquisti online da un altro Stato membro, rispetto a solo uno su dieci (10%) nel 2003. 10 persone su 7 hanno dichiarato di aver beneficiato del diritto alla garanzia gratuita minima di due anni per i beni acquistati.L’analisi della Commissione ha individuato le seguenti problematiche da affrontare: possibilità di ricorso limitate: solo pochi paesi offrono rimedi efficaci di diritto civile ai consumatori che sono vittime di pratiche commerciali sleali. In alcuni paesi le imprese e le organizzazioni dei consumatori non possono proporre provvedimenti inibitori per segnalare le irregolarità. Gli Stati membri continuano a mantenere approcci diversi in materia di ricorso collettivo;
livello di applicazione divergente tra gli Stati membri: il livello delle sanzioni per violazione del diritto dei consumatori dell’UE da parte di un’impresa varia notevolmente tra gli Stati membri, con conseguente divergenza del livello di tutela dei consumatori e assenza di condizioni eque per le imprese;
diritti non pienamente adattati al mondo digitale: quando sottoscrivono servizi online gratuiti (ad esempio servizi di cloud computing, media sociali, ecc.) i consumatori non beneficiano degli stessi diritti di informazione precontrattuale e del diritto di recesso garantiti per i servizi a pagamento. Non c’è inoltre trasparenza sugli intermediari online, il che rende difficile per i consumatori far valere i propri diritti;
poca consapevolezza sui diritti dei consumatori: solo quattro persone su dieci (41%) sanno di avere diritto alla riparazione o alla sostituzione gratuita in caso di prodotto difettoso, e solo un terzo (33%) sa di non dover pagare per prodotti non richiesti o per la loro restituzione.
In che modo intende procedere la Commissione? La Commissione esaminerà come procedere per:
concedere alle vittime di pratiche commerciali sleali il diritto a rimedi contrattuali e/o extracontrattuali (ad esempio il diritto di porre fine al contratto e ottenere il rimborso del prezzo pagato); estendere la protezione prevista dalla direttiva sui diritti dei consumatori (ad esempio l’informazione precontrattuale e il diritto di recesso) ai servizi online per i quali il consumatore paga fornendo i suoi dati;
assicurare che i consumatori che utilizzano piattaforme online (ad esempio i negozi online) sappiano se stanno acquistando da un professionista o da un altro consumatore e se beneficiano delle norme a tutela dei consumatori; rafforzare e armonizzare meglio il livello delle sanzioni per violazione del diritto dei consumatori; migliorare la procedura per l’azione inibitoria a tutela dei consumatori; analizzare i risultati della valutazione del ricorso collettivo nell’UE.
Per esaminare l’opportunità di eventuali modifiche della legislazione, nel 2017 la Commissione: pubblicherà una “valutazione d’impatto iniziale” che delineerà la portata e le opzioni per una futura azione legislativa; organizzerà una consultazione pubblica online; preparerà una valutazione d’impatto, sulla base dei cui risultati presenterà una proposta legislativa. La Commissione sta già lavorando all’aggiornamento di alcuni strumenti normativi per la tutela dei consumatori:
La Commissione ha aggiornato gli orientamenti sulla direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali, che costituisce la base giuridica per molte azioni coordinate a livello dell’UE per garantire il rispetto dei diritti dei consumatori.
La Commissione ha proposto norme moderne per i contratti del settore digitale (IP/15/6264), che, una volta adottate, stabiliranno regole chiare per proteggere meglio i consumatori che acquistano contenuti digitali. Inoltre allineerà le norme comuni in materia di rimedi. Per quanto riguarda una migliore applicazione delle norme, la Commissione ha presentato una proposta per rafforzare la cooperazione tra gli organismi di tutela dei consumatori e la Commissione.

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Droga, droga, droga, chi ha tanta droga vive come un pascià…

Posted by fidest press agency su martedì, 27 dicembre 2016

droga cannabis-vicinoDipende dai punti di vista. In questo caso stiamo parlando della malavita organizzata, quella dei grandi carichi che partono dai Paesi produttori e, attraverso una serie di hub strategicamente posizionati in Paesi “disgraziati” prima del salto verso i Paesi consumatori per eccellenza (America del Nord ed Europa), arrivano sulla “nostra tavola”. E sono questi che nella ampia e differenziata filiera che va dal produttore al consumatore, ad avere quei maggiori introiti per i quali mettono a ferro e fuoco interi Paesi e interi Continenti, e quindi a vivere come dei pascia’. E per chi non ha avuto occhi e orecchie per vedere e sentire, ci hanno anche provato sfortunati film e fiction che ci hanno raccontato la vita dei boss di questi clan, cartelli, bande, mafie, etc.; sfortunati perche’ il “film verita’” crediamo abbia fatto il suo tempo: ci siamo abituati a vivere col morto in casa o nel palazzo di fronte e, complice un’informazione a 360 gradi, quando evadiamo forse ci piace piu’ lavorare di buona fantasia che documentarci.
Siamo alla fine del 2016 e se fossimo un media di tutto rispetto dovremmo tirare le somme di questo anno e fare i buoni propositi per i prossimi, magari facendolo scrivere al “facente funzione politico” che ogni ultimo dell’anno lancia messaggi a reti piu’ o meno unificate. Bleah! Se qualcuno e’ curioso, gli possiamo inviare per filo e per segno quello che diranno i nostri Gentiloni (poveraccio, appena arrivato, che gli tocca fare…) e Mattarella e tutti gli emuli minori di questo o quell’altro partito in quella che chiamano “conferenzadifineanno”. Per semplificare vi anticipiamo -visto il contesto- che non diranno una parola sui nostri pascia’: probabilmente perche’ non e’ una priorita’ della loro agenda e, comunque, non saprebbero che dire soprattutto ora che il Paese mondiale di riferimento per le politiche in materia -gli Usa- non si sa ancora cosa abbia intenzione di fare dopo la inattesa (per loro) elezione di Donald Trump.
Noi siamo solo piccoli gazzettieri di questa folle (istituzionalmente parlando) vicenda. Forse qualcuno di noi si fa una canna ogni tanto. Ma niente di che. Quindi ne parliamo non tanto come consumatori, ma come utenti di questo Stato e dei suoi servizi, come utenti della comunita’ mondiale, come contribuenti nazionali e comunitari di imposte che vanno anche a finanziare le politiche di sicurezza e la partecipazione del nostro Stato e della nostra Unione agli accordi internazionali in materia. Che sono quanto di piu’ vecchio, inutile, spuntato e sfiatato ci possa essere per cercare di affrontare la questione nei termini in cui una societa’ del 2016 chiede, cioe’ un trinomio: informazione, liberta’, sanita’. Questo trinomio e’ solo leggermente abbozzato in qualche angolo di qualche Continente, o nelle pieghe di normative che ostentano depenalizzazione come copertina per coprire la propria vergogna ed incapacita’ e prurito ideologico ad affrontare il problema di petto. E’ per questo che siamo ancora in alto mare. Con manipoli di liberi pensatori ed azionisti che cercano di far conoscere e propongono le alternative, ma che si vedono puntualmente confinati negli angoli della burocrazia, della procedura, del “ci sono altre priorita’”, in quel cassetto di quel Palazzo dove tutto puo’ entrare ma quasi nulla puo’ uscire. Stiamo parlando del progetto di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis da alcuni mesi depositato con le relative firme perche’ possa esser tale, ma che non da’ garanzie di essere discusso con la velocita’ che sarebbe necessaria a tutto cio’ che non prude. Ma forse e’ tutto fermo perche’ i “politici” di quel Palazzo sono in affari coi cartelli di cui sopra? Non lo pensiamo neanche, sarebbe troppo nobile per chiarezza. Ribadiamo solo che continuiamo ad essere “provincia di un Impero” che non c’e’ piu’, ma non ce ne siamo ancora accorti, come invece se n’e’ accorto un Paese come l’Uruguay che, sordo a tutti i ricatti, ha legalizzato. E quindi aspettiamo…. Cosa? Semplice: che gli altri facciano e noi ci accoderemo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scioperi e lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2015

massimiliano_dona6Per il segretario della Fiom, Maurizio Landini, la proposta che ad indire uno sciopero sia il 50% più uno dei lavoratori va contro la nostra Costituzione. “Giusto! Ha ragione. Bastano due persone per avere un’astensione collettiva dal lavoro. La legge può regolare lo sciopero, non impedirlo. Il punto vero è il mancato rispetto della legge attuale, la 146/90: i mancati preavvisi ai consumatori, i finti annunci di scioperi poi revocati, gli scioperi bianchi, le finte assemblee” ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Chiediamo al Parlamento di rivedere le sanzioni pecuniarie, che ormai non rappresentano più un efficace deterrente” ha proseguito Dona. L’UNC ricorda che attualmente quella massima va da 2.500 a 50.000 euro. “Proponiamo anche nuove procedure di raffreddamento e di conciliazione nelle quali siano coinvolte anche le associazioni di consumatori e l’introduzione di forme alternative di protesta, come lo sciopero del biglietto e gli scioperi virtuali. In questi ultimi anni, infatti, per avere maggiore visibilità mediatica si è violata la legge avendo come obiettivo principale non quello di danneggiare economicamente il datore di lavoro, come dovrebbe essere, ma il consumatore. Questo è inaccettabile ed è questo che va punito più severamente” ha concluso Dona.

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Nuova Barretta Cacao Quinoa della linea Germinal Bio Senza Glutine dell’azienda MangiarsanoGerminal

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2015

barretta-cacao-To-akIl consumatore italiano, negli ultimi anni, ha profondamente mutato le proprie abitudini alimentari, focalizzandosi anche sulla scelta di prodotti senza glutine equilibrati dal punto di vista nutrizionale. Una tendenza che si rispecchia anche nel paniere Istat 2015, nel quale sono entrati a far parte per la prima volta alimenti senza glutine, come pasta e biscotti. In Italia il settore del senza glutine vale 237 milioni di euro, con una crescita del 32,1% rispetto al 2013 (Fonte: Italiaatavola.net).Una risposta a questo mercato in continua evoluzione ed espansione giunge dal Gruppo MangiarsanoGerminal che, con il claim “Nutri la tua salute”, ben visibile sul packaging dei prodotti, esplica la sua missione, prendersi cura della salute dei consumatori proponendo un ventaglio di referenze altamente innovative e su misura per stili alimentari specifici.Alla linea Germinal Bio Senza Glutine, che utilizza solo ingredienti biologici, oggi si aggiunge la nuova Barretta Cacao Quinoa, lo snack gustoso e leggero, che unisce la profondità aromatica della crema cacao alla ricchezza di nutrienti della pasta frolla a base di Quinoa.
La nuova Barretta Cacao Quinoa Germinal Bio Senza Glutine, che si aggiunge alle numerose referenze a marchio spiga barrata, ha proprietà altamente nutritive, grazie alla Quinoa, cereale coltivato sulle Ande a 4.000 m di altitudine in un ambiente puro e incontaminato. La Quinoa si differenzia dagli altri cereali più comunemente utilizzati nelle preparazioni senza glutine, per il maggiore contenuto in proteine e per l’ottimo apporto in fibre, sali minerali e vitamine del gruppo B, C ed E.Germinal Bio Senza Glutine, linea di prodotti dietetici ed equilibrati realizzati con ingredienti selezionati, risponde concretamente alle esigenze di tutte quelle persone intolleranti e sensibili al glutine, adatte anche a chi sceglie un’alimentazione più leggera e ad alta digeribilità. Prodotti altamente innovativi a base di Quinoa, Amaranto e Grano Saraceno, cereali che garantiscono un elevato contenuto in fibre, vitamine e proteine.Al primo concorso Gianni Tomassi 2014, istituito da FOSAN (Fondazione per lo studio degli alimenti e la Nutrizione) che promuove la qualità e l’innovazione dei prodotti gluten free, la linea Germinal Bio Senza Glutine ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la qualità nutrizionale e sensoriale nella categoria “prima colazione”.Il Gruppo MangiarsanoGerminal si conferma oggi realtà di riferimento in Italia e in Europa nel segmento dei prodotti biologici, salutistici e funzionali con un fatturato annuo di circa 25 milioni di euro, in preponderanza derivante dalla produzione di alimenti biologici. L’azienda è un esempio di sostenibilità che qualifica filiere rispettose dell’ambiente, migliorando ogni processo produttivo, dalla semina dei cereali alla scelta di imballi eco compatibili.

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Cosa fare se il negoziante non rispetta la garanzia?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 ottobre 2014

massimiliano_dona6“Il venditore è responsabile di tutte quelle situazioni in cui il prodotto è difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità: a lui il consumatore si deve rivolgere per far valere la garanzia”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale Unione Nazionale Consumatori (http://www.consumatori.it), rispondendo alle centinaia di segnalazioni che arrivano agli sportelli dell’associazione in materia di garanzie post-vendita. “Quando il negoziante tenta di fare il furbo -afferma Dona (segui @massidona su Twitter)- e risponde al consumatore di rivolgersi al produttore, in caso di problemi con il prodotto acquistato, è bene essere consapevoli che si tratta di una grave scorrettezza che può essere segnalata alla Polizia municipale e anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. In generale, ricordiamo, che i termini per far valere i diritti di garanzia sono: due anni dalla consegna del bene e due mesi dalla scoperta per denunciare al venditore il difetto. Il consumatore ha, quindi, complessivamente 26 mesi dalla consegna (24 mesi + 2 mesi per denunciare) per far valere i suoi diritti in giudizio. E’ opportuno, dunque -prosegue l’avvocato Dona- conservare tutti i documenti che attestino la data dell’acquisto (scontrino, fattura, ecc.) e quella di consegna del bene (in caso avvenga successivamente al perfezionamento dell’acquisto). E’ un buon consiglio quello di fotocopiare gli scontrini per evitare che la carta termica nella quale sono stampati si deteriori nel tempo”.
“Ricordiamo -aggiunge l’avvocato- che i rimedi previsti dalla garanzia legale sono la riparazione o la sostituzione del bene; quando questi ‘rimedi primari’ non danno esito favorevole per il consumatore, egli potrà richiedere, a sua scelta, la risoluzione del contratto (e cioè dovrà restituire la merce con restituzione contestuale del prezzo pagato) o la riduzione del prezzo (il consumatore potrà tenere il bene ‘difettoso’, ma con il rimborso di una parte del prezzo). Nel caso della riduzione del prezzo, l’entità della somma da restituire sarà proporzionata all’uso che sia stato fatto della cosa, valutando il singolo caso”.

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Arriva l’elettro sharing

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2012

Mentre in molti paesi industrializzati si diffonde il car sharing quale possibile alternativa alla mobilità urbana, ora un da un progetto sviluppato da un gruppo di laureati in disegno industriale, gli “Studio Superfluo” arriva una proposta ancora più innovativa: gli elettrodomestici in comune, o l’elettro sharing.
L’equipe ha appena vinto, infatti, il primo premio nella quinta edizione del Samsung Young Design Award che aveva come tema: “nuovi elettrodomestici per le nuove famiglie”. Le vere novità, non sono sembrati l’invenzione di nuovi prodotti, ma la riorganizzazione di ciò che già avevamo nelle nostre case.
L’idea nasce da due principali motivi: da una parte dal fatto che ogni famiglia ha in casa in media dai 20 ai 30 elettrodomestici, che vengono lasciati spenti per circa il 67% del loro ciclo vitale, dall’altra, è stato stabilito che solo il 5% dei rifiuti elettronici vengono smaltiti su scala globale, ma come sovente accade sono trasportati nei paesi del terzo mondo per essere eliminati utilizzando prassi spesso illegali. Inoltre, vi sono anche ragioni di spazio all’interno delle abitazioni che hanno fatto brillare l’idea di una condivisione degli elettrodomestici all’interno dei condomini. Il gruppo d’inventori ha quindi stabilito le modalità di applicazione della proposta. A seguito di una raccolta dati in un formulario vengono stabilite le richieste e le esigenze delle singole famiglie, sia per prodotto sia per fasce orarie, e in virtù di tale meccanismo viene fissato un canone mensile da pagare. Per quanto riguarda, in termini pratici, l’utilizzo dei singoli prodotti, sarà una tessera elettronica ad occuparsene mentre un’impresa esterna fornirà gli apparecchi più all’avanguardia, e a pensare alla loro manutenzione ed infine al loro smaltimento. Per Giovanni componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, la proposta appare davvero innovativa e se si diffonderà su scala globale, potrà da un lato costituire un autentico risparmio per le famiglie sempre più alle prese con i problemi della crisi e dall’altro contribuire alla riduzione degli sprechi energetici ed alla diminuzione dell’utilizzo di materie prime per la produzione dei componenti e dello smaltimento di rifiuti speciali alla fine dei cicli vitali dei singoli elettrodomestici.

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Onu: contro il crimine

Posted by fidest press agency su sabato, 3 settembre 2011

The UN headquarters in New York

Image via Wikipedia

L’Agenzia delle Nazioni Unite contro il Crimine (UNODC), in questi giorni ha lanciato sul Web un portale anticorruzione che potrà consentire agli addetti del settore ed al pubblico fondamentali strumenti di ricerca e risorse per la lotta alla corruzione. Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un importante passo avanti per consentire un approccio scientifico di natura internazionale ad una materia, quella della lotta alla corruzione, che è diventata di fondamentale importanza nel panorama più generale della lotta alla criminalità e nella quale lo scambio d’informazioni ed i successi dei vari Paesi diventano fondamentali per tentare di debellare questa piaga della società e della vita degli stati. Il portale è una sorta di biblioteca giuridica che a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione fornisce in unico gateway una banca dati elettronica della normativa in materia di convenzione e giurisprudenza di oltre 175 Stati, sistematizzato conformemente ai requisiti della convenzione. Il portale riunisce conoscenze legali ed anche non strettamente giuridiche relative alla lotta alla corruzione e una serie di asset recovery, che permettono agli Stati membri, la comunità anticorruzione ed al pubblico in generale di accedere a tali informazioni in una posizione centrale. Nel sito è inserita anche una piattaforma di apprendimento sulla materia dell’anticorruzione, fornendo uno spazio comune in cui strumenti analitici realizzati da organizzazioni partner possono essere cercati e accessibili dagli utenti in tutto il mondo. Un ulteriore obiettivo chiave del portale è quello di creare una comunità di professionisti con cui gli utenti registrati possano comunicare, scambiare informazioni e creare un calendario di eventi. L’area di lavoro comune è destinata a istituzioni partner, anticorruzione, professionisti ed esperti di comunicazione. Attualmente, tra le organizzazioni partner sono incluse: la Banca africana di sviluppo, la Banca asiatica di sviluppo, il gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione, l’associazione internazionale di lotta alla corruzione, l’Istituto di Basilea sulla Governance, l’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (OSCE), il centro di risorse anticorruzione U4, il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, l’United Nations Interregional Crime e Justice Research Institute, la Banca mondiale e la United Nations Global Compact. (Giovanni D’Agata)

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Stop alle cartelle esattoriali di Equitalia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

La trasparenza non è sempre di casa nei rapporti tra Equitalia ed i cittadini, tant’è che la Cassazione è intervenuta con l’ordinanza pubblicata oggi 4 luglio 2011 dalla terza sezione civile precisando i comportamenti che devono tenere le società di riscossione. Per quanto riguarda la necessità di chiarezza, secondo i giudici di piazza Cavour, il rapporto fornitore-utente è di tipo privatistico e le tariffe che il gestore del servizio idrico incassa dal consumatore costituiscono corrispettivi di diritto privato. La Corte, infatti, esclude sul punto che si possa configurare la possibilità di un uso da parte della società che riempie i rubinetti nelle case del Basso Lazio, società per azioni a partecipazione pubblica, a sostenere di avere facoltà di riscossione coattiva del credito da tariffa mediante il ruolo affidato al concessionario Equitalia Gerit. La fattura della bolletta dell’acqua di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo. La controversia risiede nelle modifiche introdotte dalla legge 286/06 che ha convertito il dl 262/06 (la norma ritoccata è quella di cui al D.lgs 03.04.2006, n. 152, art. 156 che riportiamo :“1. La tariffa è riscossa dal gestore del servizio idrico integrato. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal gestore del servizio di acquedotto, il quale provvede al successivo riparto tra i diversi gestori interessati entro trenta giorni dalla riscossione. 2. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione. 3. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate ). Con quell’intervento il legislatore ha voluto soltanto precisare chi sono i soggetti ai quali è possibile affidare la riscossione della tariffa, ma non ha affatto dato il via libera alla possibilità di riscossione mediante ruolo con un sistema del tutto autonomo rispetto a quello normale, adottato per entrate di diritto privato degli enti pubblici. L’interpretazione opposta porterebbe a conseguenze paradossali nei rapporti di diritto privato: mentre gli enti pubblici dovrebbero munirsi di un titolo esecutivo per iscrivere l’entrata a ruolo e riscuoterla, il gestore di servizio idrico integrato potrebbe procedere facendone tranquillamente a meno. Con l’importante decisione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta la Cassazione ha diffidato la società laziale ad emettere cartelle esattoriali senza titolo pedissequamente condannandola alle spese di giudizio.

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Giornata europea del consumatore

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2011

Roma 15 marzo 2011?dalle ore 10:00 alle ore 17:00 Galleria Alberto Sordi (via del Corso)  Adiconsum, in occasione della ricorrenza della Giornata europea del consumatore, incontra i consumatori a Roma. I consumatori riceveranno materiale e assistenza gratuiti su: alimentazione, assicurazione e auto, energia e risparmio energetico, mutui e servizi bancari, viaggi e turismo, telefonia e tv digitale, scuola e internet sicuro, sportello europeo

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Banche: una tassa sul contante

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

“E’ inconcepibile far pagare ai cittadini una tassa per prelevare il proprio denaro”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, riferendosi alla nuova tendenza di molti istituti di credito di far pagare una commissione da uno a tre euro per il servizio di prelievo allo sportello. “A rimetterci saranno gli anziani e tutti coloro che sono ancora  poco avvezzi all’uso del bancomat e dei conti on line– prosegue il Segretario generale – facendo aumentare ulteriormente la sfiducia degli italiani nei confronti delle banche”. “Siamo d’accordo con l’Abi e la Banca d’Italia sulla necessità di scoraggiare l’uso del contante, come già accade in molti altri paesi europei più propensi alla moneta elettronica – afferma l’avvocato Dona – ma piuttosto che aggiungere oneri sarebbe il caso di abbassare i costi di tenuta sulle carte e bancomat per renderli mezzi di pagamento accessibili a tutti.” “Il nostro augurio – conclude Dona – è che l’Antitrust, che sta già studiando la questione, intervenga tempestivamente per bloccare questa pratica commerciale scorretta perpetuata ai danni del consumatore”.

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Costituzione: la figura del consumatore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 febbraio 2011

“Iscrivere ‘formalmente’ nella Costituzione la protezione dei consumatori”. E’ quanto chiede Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), commentando il dibattito in atto sulla possibile modifica dell’articolo 41 della nostra Costituzione e ribadendo la proposta di riformularlo nella prospettiva di un espresso riconoscimento della figura del consumatore. “L’osservazione del mercato  -spiega Dona- dimostra che non sempre i consumatori sono tenuti nella giusta considerazione: i processi di liberalizzazione sono ancora osteggiati; le Autorità di controllo faticano ad esercitare con continuità la loro funzione di deterrenza nei confronti dei comportamenti scorretti; l’accesso alla giustizia, anche tramite l’azione di classe, è esageratamente difficoltoso per le liti di consumo”. “In questo contesto -prosegue il Segretario generale dell’UNC- il consumatore rischia di trovarsi esposto agli inganni del mercato, anche per la scarsa cultura dei propri diritti. Ecco perché, secondo la nostra Unione Consumatori, tra le priorità della futura azione di governo non potrà mancare un serio investimento nell’educazione al consumo dei nostri cittadini, a partire dalla scuola”. “Ed ecco perché -conclude Dona- iscrivere i diritti del consumatore nel 2° comma dell’art. 41 della Costituzione Repubblicana rappresenterebbe un primo importante passo per garantire libertà di impresa nel rispetto dei cittadini”.

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Tonno rosso al monossido

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2011

Tonno rosso al monossido? No, grazie. Eppure, grazie ad un servizio della trasmissione televisiva “Striscia la notizia”, si e’ scoperto che il tonno viene trattato con monossido di carbonio (un gas) che ne “ravviva” il colore. Cerchiamo di capire. Esistono sostanzialmente due tipi di tonno rosso (Thunnus thynnus), piu’ pregiato, presente nel Mar Mediterraneo e il tonno oceanico, pinna gialla (Thunnus albacares), meno pregiato,  che costa meno. Al consumatore piace il tonno rosso.  Al tonno oceanico possono essere aggiunti coloranti permessi dalla attuale normativa (E 162) o puo’ essere trattato con monossido di carbonio che ha l’effetto di “ravvivare” il colore. Il trattamento con il monossido e’ proibito perche’ puo’ mascherare una cattiva conservazione, con possibili danni alla salute. Insomma, occhio tonno. Leggere sempre le etichette che devono riportare le caratteristiche del prodotto. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Saldi: la video-inchiesta Unc

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2011

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio: anche l’attuale periodo di vendita in saldo è caratterizzato da molte irregolarità. “Rimane alta la percentuale dei negozianti che ‘sbagliano’ ad allestire le vetrine oppure continuano a fare i furbi”. E’ quanto dichiara l’Unione Nazionale Consumatori (UNC) che ha condotto una video-inchiesta nelle strade di Roma (sul sito http://www.consumatori.it  il video). In molti casi il prezzo del prodotto rimane invariato rispetto a prima dei saldi, nonostante il cartellino riporti la percentuale di sconto. C’è poi chi non indica alcun prezzo sul cartellino costringendo il consumatore a chiederlo al negoziante, che in pratica potrà fare a sua discrezione. Infine, c’è chi espone solamente il prezzo in saldo ma non quello originario o viceversa.  L’Unione Nazionale Consumatori ricorda che ogni negoziante è libero di fare o non fare i saldi, ma, se li fa e mette il relativo cartello, deve rispettare le regole.
E’ buona norma conservare lo scontrino poiché anche la merce in saldo può essere cambiata se difettosa, entro 2 mesi dalla scoperta e nel caso si rilevino scorrettezze e disservizi conviene richiedere l’intervento dei Vigili urbani.

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Mobbing in ambito penale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 dicembre 2010

Da tempo ormai Giovanni D’AGATA componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è impegnato nel Nostro Paese nella lotta contro il mobbing ritenendo comunque utile un intervento legislativo alla luce delle numerose decisioni delle corti di merito e quelle di legittimità spesso contraddittorie l’una con l’altra e quindi avvertendosi l’esigenza di porre ordine al marasma venutosi a creare in materia e soprattutto per fornire risposte concrete alle esigenze di giustizia dei lavoratori. Con l’interessante sentenza n. 44803 di oggi 21 dicembre 2010 che riportiamo in commento, la cassazione penale interviene nuovamente sulla questione della qualificazione giuridica delle vessazioni del capo nei confronti dei dipendenti (con atti moralmente violenti e psicologicamente minacciosi). Secondo la Suprema Corte la condotta vessatoria e denigratoria del datore di lavoro o del capo integra il reato di violenza privata e non di maltrattamenti in famiglia o di mobbing.  Gli ermellini, hanno modificato riqualificandole secondo il suddetto reato di violenza privata le accuse di maltrattamenti di un capo officina. In proposito, si legge in sentenza, “sembra piuttosto correttamente configurabile, proprio attraverso una motivata valutazione ed apprezzamento della richiamata prova specifica, peraltro motivatamente segnalata nell’impugnata sentenza a ribadita conferma di quanto già dedotto in primo grado, nella condotta dell’imputato il reato di violenza privata continuata aggravata ex art. 61 c.p., potendo ricondursi ai puntuali episodi,contestati nell’imputazione cui si è fatto cenno, i caratteri di una condotta moralmente violenta e psicologicamente minacciosa, idonei a costringere il lavoratore a tollerare uno stato di deprezzamento delle sue qualità lavorative nel contesto di una condotta articolata in più atti consequenziali ad un medesimo disegno criminoso, con l’intuibile aggravante della commissione del fatto con abuso di relazioni di prestazioni d’opera”.

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Collaborazione rafforzata

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

A distanza di cinque anni dal loro primo accordo, ma forti di una collaborazione rafforzata in due importanti convegni sul commercio elettronico, Aicel e Pangora rinnovano la propria intesa strategica a servizio dei merchant italiani e del mercato nel suo complesso. I soci Aicel infatti potranno, a condizioni vantaggiose, presentare i prodotti all’interno dei comparatori di prezzo gestiti da Pangora, tra i quali http://www.buycentral.it e http://www.decido.it , ed accostare ad essi il logo dell’associazione, un segno di fiducia che certamente il consumatore noterà nella sua esperienza di navigazione e comparazione delle offerte.
AICEL – Associazione Italiana del Commercio Elettronico – nasce con l’obiettivo di divenire il punto di riferimento per gli operatori del commercio elettronico e a tutt’oggi è il network che raccoglie il maggior numero di realtà del settore.
Pangora è una delle aziende leader nell’ambito dei servizi di ricerca e confronto prodotti. Le sue tecnologie sono in grado di presentare ai propri utenti italiani oltre 3,5 milioni di offerte online provenienti da più di 450 siti di commercio elettronico

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Concorso giornalistico: “La voce del consumatore”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 ottobre 2010

“Un premio a chi nel mondo dell’informazione e del giornalismo ha saputo dimostrarsi ‘voce dei consumatori’, realizzando servizi di pubblica utilità al cittadino”.  E’ quanto commenta Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), ricordando il Concorso bandito dall’Associazione e rivolto ai giornalisti che nel corso dell’anno si sono occupati di tematiche consumeristiche.  “La cerimonia di premiazione -ricorda Dona- si terrà il prossimo 25 novembre a Roma, al termine della giornata di convegno organizzata in occasione del Premio ‘Vincenzo Dona’, consueto e importante momento di riflessione quest’anno incentrato sul tema dell’etica del mercato e della responsabilità di impresa”. Il bando di concorso è disponibile sull’home page del sito http://www.consumatori.it e il termine di scadenza per la presentazione delle domande è fissato al 20 ottobre 2010.

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